
Benedetto XVI, poi, può compiacersi anche del passo in avanti compiuto sul piano diplomatico grazie all'iniziativa del concerto offerto in Vaticano dalla figlia di Deng, che ha rilanciato il dialogo con Pechino dopo le difficoltà che appena un anno prima aveva evidenziato il gelo con il quale era stata accolta la lettera ai cattolici cinesi. Accanto a questi innegabili successi non sono mancate tuttavia incomprensioni, e qualche volta vere e proprie contestazioni, attirate sulla Santa Sede da una serie altrettanto lunga di equivoci se non errori di comunicazione.
L'episodio più clamoroso è stata la gaffe compiuta dall'osservatore permanente all'ONU Celestino Migliore che ha affidato a una scarna risposta ad un'agenzia cattolica francese la complessa posizione della Santa Sede in tema di discriminazione dei gay, che è stata così interpretata come una condanna senza appello a una condizione verso la quale la Chiesa - e per primo il Papa - fedelmente all'insegnamento evangelico sull'adultera manifesta invece comprensione. In proposito si può certamente affermare, come autorevolemente è stato fatto, che alcuni media hanno ''forzato'' le parole di mons. Migliore ma resta il fatto che la posizione della Santa Sede è stata affidata alle poche e evidentemente poco chiare righe dell'agenzia. L'episodio ha avuto del resto dimensioni che ricordano la ''crisi'' innescata dalla citazione di Ratisbona, e se conferma la necessità di una mediazione giornalistica più attenta e corretta ripropone anche il tema di una gestione più accorta della comunicazione. Un'occasione mancata, in questo senso, è stata l'istruzione della Congregazione della Dottrina della Fede "Dignitatis personae" sulla procreazione assistita che per la prima volta affermava la liceità morale dei tentativi, purcheè rispettosi della morale, di dare un figlio a coppie che soffrono di non poterlo avere, è stata di fatto presentata come una serie di ''no'' senza appello. E certo non giovano all'immagine del Papa, ad esempio, gli estemporanei commenti di capi dicastero che ''gridano'' sulle leggi laiciste in Spagna o sul caso Eluana, per di più mentre i giudici sono ancora in camera di consiglio, utilizzando in entrambi i casi un linguaggio così forte da suonare provocatorio, essendo scontato che le semplificazioni dei media restituiranno all'opinione pubblica una rissosita' che ha poco a che vedere con la Chiesa reale. Prudenza oltre che nel linguaggio sarebbe raccomandabile anche nella politica degli annunci ai quali poi non seguono i fatti: così la terza Enciclica, quella sui temi sociali, annunciata ufficiosamente almeno cinque volte, sembra impigliata in chissà quali meandri mentre è del tutto normale evitare che i documenti pontifici si sovrappongano, e si attenda almeno un anno tra un'Enciclica e l'altra. Anche i dati relativi alle presenze dei fedeli alle udienze e agli angelus del Papa nel 2008 sono stati diffusi in modo incompleto, cioè senza fornire la possibilità di un raffronto con quelli degli anni precedenti che avrebbe messo in evidenza che essi si riferivano a un numero inferiore di incontri: due udienze generali e ben quattro angelus in meno, con il risultato di mostrare un calo che di certo non è così rilevante. Ma soprattutto si è rivelata un vero e proprio boomerang l'anticipazione fatta dal patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal circa il viaggio che Benedetto XVI dovrebbe compiere in Terra Santa a maggio. Invece dell'atteso annuncio, infatti, il Papa è stato costretto a una ferma condanna dei raid israeliani e delle provocazioni di Hamas.