
La Chiesa ortodossa russa celebra il Natale 13 giorni dopo la Chiesa cattolica e le chiese protestanti. E, contestualmente, slitta di 13 giorni anche l’Epifania che sarà celebrata il 19. Dietro questa differenza però non si nascondono controversie teologiche, ma un semplice problema «di calcolo». In realtà, infatti, la Chiesa russa ricorda il Natale il 25 dicembre, ma non, come noi, secondo il calendario gregoriano, bensì secondo quello, più antico, giuliano. Tutta la questione risale al XVI secolo, quando gli astronomi si resero conto che il computo del tempo, basato sul calendario risalente a Giulio Cesare, era in ritardo rispetto alla realtà astronomica. Il 24 febbraio 1582 Papa Gregorio XIII con la bolla « Inter gravissimas » diede il via alla riforma del calendario, che però venne attuata il 4 ottobre dello stesso anno, al quale succedette non il 5, ma il 15 ottobre. 10 giorni andarono per così dire perduti. Essi divennero successivamente 11, poi 12, e dal 1 marzo 1900 salirono a 13. Mentre il calendario gregoriano fu accolto dalla maggioranza dei Paesi europei, la Russia rifiutò di farlo. In campo civile il nuovo calendario, detto novyj stil (nuovo stile) fu introdotto solo nel 1918, dopo la rivoluzione bolscevica, ma la Chiesa ortodossa mantenne fede al calendario giuliano, conosciuto come staryj stil (vecchio stile). Non tutte le Chiese ortodosse però seguono il calendario giuliano, anzi quelle che lo fanno sono la minoranza: i patriarcati di Russia, Georgia, Serbia e Gerusalemme, più la 'repubblica monastica' del Monte Athos, in Grecia. La maggioranza delle altre Chiese ortodosse, a cominciare dal Patriarcato di Costantinopoli e dalla Chiesa di Grecia, sono ormai passate al computo gregoriano. In realtà anche il Patriarcato di Mosca si è più volte interrogato sull’opportunità di passare al «nuovo stile», festeggiando il Natale il 25 dicembre. L’orientamento della gerarchia, ribadito anche dal defunto patriarca Alessio II è però tradizionalmente contrario. La Chiesa – ha spiegato in proposito il metropolita Kirill, «custode del soglio patriarcale» in attesa dell’elezione del nuovo capo del Patriarcato russo -«vive secondo una tradizione che ha la sua dinamica e la sua inerzia. Molte generazioni – ha aggiunto - sono state educate nella tradizione di celebrare il Natale il 7 gennaio. Ma se la Chiesa adottasse il 'nuovo stile', la maggioranza dei fedeli continuerebbe ciononostante a venire in chiesa il 7 gennaio e chiamerebbe eretici coloro che hanno festeggiato il 25 dicembre. Sorgerebbe di nuovo uno scisma».