
La consacrazione a Dio, per i sacerdoti, "è un uscire dai contesti della vita mondana - un 'essere messi da parte' per Dio. Ma proprio per questo non è una segregazione. Essere consegnati a Dio significa piuttosto essere posti a rappresentare gli altri". "Consacrare qualcosa o qualcuno - ha detto Papa Ratzinger nell'omelia - significa dare la cosa o la persona in proprietà a Dio. Consacrazione è un togliere dal mondo e un consegnare al Dio vivente. La cosa o la persona non appartiene più a noi, e neppure più a se stessa, ma viene immersa in Dio. Un tale privarsi di una cosa per consegnarla a Dio". Il sacerdote inoltre deve essere "immerso nella verità e così anche nella santità di Dio. Ciò significa per noi anche accettare il carattere esigente della verità - ha spiegato Benedetto XVI - contrapporsi nelle cose grandi come in quelle piccole alla menzogna, che in modo così svariato è presente nel mondo; accettare la fatica della verità, perchè la sua gioia più profonda è presente in noi". "Il sacerdote - ha aggiunto il Pontefice - viene sottratto alle connessioni mondane e donato a Dio, e proprio così, a partire da Dio, è disponibile per gli altri, per tutti". Ma "come stanno le cose nella nostra vita?", si domanda il Papa. "Siamo veramente pervasi dalla parola di Dio? È vero che essa è il nutrimento in cui viviamo, più di quanto non lo siano il pane e le cose di questo mondo? La conosciamo davvero? La amiamo? Ci occupiamo interiormente di questa parola al punto che essa realmente dà un'impronta alla nostra vita e forma il nostro pensiero? O non è piuttosto che il nostro pensiero - ha ribadito il Papa - sempre di nuovo si modella con tutto ciò che si dice eche si fa?".

"L'unirsi a Cristo - ha ribadito Benedetto XVI - suppone la rinuncia. Comporta che non vogliamo imporre la nostra strada e la nostra volontà; che non desideriamo diventare questo o quest'altro, ma ci abbandoniamo a Lui, ovunque e in qualunque modo Egli voglia servirsi di noi". Il Papa dunque, ha invitato ad "adempiere questo grande 'sì' nei piccoli 'sì' e nelle piccole rinunce". "Questo 'sì' dei piccoli passi, che insieme costituiscono il grande 'sì', potrà realizzarsi senza amarezza e senza autocommiserazione soltanto se Cristo è veramente il centro della nostra vita". Solo allora "sperimentiamo in mezzo alle rinunce, che in un primo tempo possono causare dolore, la gioia crescente dell'amicizia con Lui, tutti i piccoli e a volte anche grandi segni del suo amore, che ci dona continuamente".
Il Papa ha citato Friedrich Nietzsche. La visione del filosofo tedesco "ha dileggiato l'umiltà e l'obbedienza, come virtù servili, mediante le quali gli uomini sarebbero stati repressi. Ha messo al loro posto la fierezza e la libertà assoluta dell'uomo. Orbene - ha aggiunto il Papa - esistono caricature di un'umiltà sbagliata e di una sottomissione sbagliata che non vogliamo imitare".

C'è anche un ricordo personale nell'omelia del Papa. "Alla vigilia della mia Ordinazione sacerdotale, 58 anni fa - ha raccontato Benedetto XVI - ho aperto la Sacra Scrittura, perchè volevo ricevere ancora una parola del Signore per quel giorno e per il mio futuro cammino da sacerdote. Il mio sguardo cadde su questo brano: 'Consacrali nella verita', la tua parola è verita'". "Allora - ha aggiunto il Pontefice - seppi: 'Il Signore sta parlando di me, e sta parlando a me. Precisamente la stessa cosa avverrà domani in me". "In ultima analisi - ha proseguito - non veniamo consacrati mediante riti, anche se c'è bisogno di riti. Il lavacro, in cui il Signore ci immerge, è Lui stesso: la Verità in persona. Ordinazione sacerdotale significa: essere immersi in Lui, nella Verità. Appartengo in un modo nuovo a Lui e così agli altri, 'affinchè venga il suo Regno'".
SANTA MESSA DEL CRISMA NELLA BASILICA VATICANA - il testo integrale dell'omelia del Papa