

"La Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo" ha detto il Papa menzionando il documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo, "Noi Ricordiamo: una riflessione sulla Shoah", del 16 marzo 1998. "Possano queste piaghe - ha auspicato - essere sanate per sempre!". "Torna alla mente - ha confidato il Pontefice con tono commosso - l'accorata preghiera al Muro del Tempio in Gerusalemme del Papa Giovanni Paolo II, il 26 marzo 2000, che risuona vera e sincera nel profondo del nostro cuore: 'Dio dei nostri padri, tu hai scelto Abramo e la sua discendenza perchè il tuo Nome sia portato ai popoli: noi siamo profondamente addolorati per il comportamento di quanti, nel corso della storia, li hanno fatti soffrire, essi che sono tuoi figli, e domandandotene perdono, vogliamo impegnarci a vivere una fraternità autentica con il popolo dell'Alleanza'". "La dottrina del Concilio Vaticano II ha rappresentato per i cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell'atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa". "L'evento conciliare - ha aggiunto Benedetto XVI - ha dato un decisivo impulso all'impegno di percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia, cammino che si è approfondito e sviluppato in questi quarant'anni con passi e gesti importanti e significativi". Papa Ratzinger ha citato, in particolare, la visita di Giovanni Paolo II alla stessa Sinagoga, il suo viaggio in Terra Santa, nonché le visite che egli stesso ha compiuto alle Sinagoghe di Colonia e New York, al lager di Auschwitz e in Israele.

Agi, Adnkronos, Apcom
VISITA DEL PONTEFICE BENEDETTO XVI ALLA COMUNITÀ EBRAICA DI ROMA - il testo integrale del discorso del Papa