
“Non più servi, ma amici”. Nel giorno anniversario della sua ordinazione sacerdotale, solennità dei Santi Pietro e Paolo, l’omelia che il Papa ha pronunciato è stata un’intensa testimonianza della sua spiritualità sacerdotale. Ciò che più colpisce è l’insistenza sul rapporto personale con Gesù, che nel momento dell’ordinazione si è rivolto a lui e lo ha accolto nella cerchia di coloro a cui si era rivolto nel Cenacolo. Il rapporto diventa così intimo che il sacerdote può dire “io” con verità a nome stesso di Gesù, ripetendo con efficacia le sue stesse parole, come avviene quando amministra il Sacramento del perdono e consacra l’Eucaristia.Da quel giorno il Papa ha compiuto un lungo cammino, attraversando e svolgendo le diverse forme del ministero ecclesiale fino a quella più alta. Un cammino paziente, che egli descrive “sotto il sole e la pioggia, nella serenità e nella difficoltà, nelle diverse fasi della purificazione e della prova, come anche nella gioia evangelica”. 60 anni di fedeltà, celebrati in semplicità e senza trionfalismo, perché sono un dono piuttosto che una conquista. Un dono per tutta la Chiesa e in particolare per tutti i sacerdoti, a cui giustamente Benedetto XVI non si stanca di ricordare, con la sua parola e soprattutto il suo esempio, che il rapporto personale con Gesù - l’amico - è la sorgente permanente della vitalità e della fecondità della loro chiamata e del loro servizio.
Radio Vaticana