
La domanda fa tutti attenti. Oggi, constata subito dopo Benedetto XVI, i giovani hanno ben più che le strade di un piccolo quartiere per le loro serate di “movida”, dove il divertimento è vero se non manca un certo numero di drink e magari qualche sostanza un po’ più “forte”: “Come negare che sono molti i ragazzi, e non ragazzi, tentati di seguire da vicino la vita del giovane Francesco, prima della sua conversione? Sotto quel modo di vivere c’era il desiderio di felicità che abita ogni cuore umano. Ma poteva quella vita dare la gioia vera? Francesco certo non la trovò. Voi stessi, cari giovani, potete fare questa verifica a partire dalla vostra esperienza. La verità è che le cose finite possono dare barlumi di gioia, ma solo l’Infinito può riempire il cuore”.
È la dicotomia di sempre: scegliere qualcosa che riempie il cuore e poi scade, o scegliere Chi riempie il cuore per sempre. Francesco, dopo la conversione, comprende che la felicità vera passa per l’amore a Dio e agli altri, specie quelli che non hanno niente di estetico e di accattivante. Come, per esempio, i lebbrosi: “Gli ultimi, gli emarginati, nei confronti dei quali Francesco provava un irresistibile senso di ribrezzo. Toccato dalla grazia, egli aprì loro il suo cuore. E lo fece non solo attraverso un pietoso gesto di elemosina, sarebbe troppo poco, ma baciandoli e servendoli. Egli stesso confessa che quanto prima gli risultava amaro, divenne per lui ‘dolcezza di anima e di corpo’".
Infinito, come il Vangelo da cui deriva in modo genuino, è ciò che si potrebbe dire della spiritualità francescana. Su tutti, certamente, spicca il tema della pace: “Francesco può aiutarci a dialogare autenticamente, senza cadere in un atteggiamento di indifferenza nei confronti della verità o nell’attenuazione del nostro annuncio cristiano. Il suo essere uomo di pace, di tolleranza, di dialogo, nasce sempre dall’esperienza di Dio-Amore. Il suo saluto di pace è, non a caso, una preghiera: ‘Il Signore ti dia la pace’".
Non poteva il Papa teologo e letterato non dedicare in quella domenica di quattro anni fa un pensiero al Cantico delle Creature. Perché quei versi, che contengono il germe della prima lingua italiana, sono il distillato di un cuore capace di amore universale: “Come a cerchi concentrici, l’amore di Francesco per Gesù si dilata non solo sulla Chiesa ma su tutte le cose, viste in Cristo e per Cristo. Nasce di qui il Cantico delle Creature, in cui l’occhio riposa nello splendore del Creato: da fratello sole a sorella luna, da sorella acqua a frate fuoco. Il suo sguardo interiore è diventato così puro e penetrante da scorgere la bellezza del Creatore nella bellezza delle creature. Il Cantico di frate sole, prima di essere un’altissima pagina di poesia e un implicito invito al rispetto del creato, è una preghiera, una lode rivolta al Signore, al Creatore di tutto”.
Radio Vaticana
Incontro con i giovani nel piazzale antistante la Basilica di Santa Maria degli Angeli (17 giugno 2007)
Visita Pastorale ad Assisi