
Il libro del Papa, continua il rettore dell’ateneo marchigiano, è un’occasione di "allargamento della ragione", per riecheggiare i termini della lectio magistralis pronunciata dal Papa nel settembre 2006 a Ratisbona. "L’occasione è fornita dalla riflessione attorno a 'Gesù di Nazaret. Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione'. Sappiamo del grande successo editoriale del volume ma siamo consapevoli dell’alto valore del suo contenuto, altamente stimolante per chi, come nell’ambiente universitario, ha a cuore la crescita del sapere". Avere a cuore la crescita del sapere significa non rassegnarsi alla sistematica sparizione del contesto, tipica della frammentarietà di una comunicazione tarata su tempi televisivi, che rende facile estrapolare un dettaglio e trasformarlo in un’arma dialetticamente contundente; un caso da manuale è stato proprio il malinteso alla base del "caso Sapienza" che ha impedito tre anni fa a Benedetto XVI di pronunciare la sua lectio magistralis nell’ateneo romano. Un discorso in cui, oltre alle grandi figure della tradizione cristiana, venivano citati pensatori come John Rawls e Jürgen Habermas. Ma anche la cronaca, nei suoi aspetti più sconcertanti, può diventare magistra vitae: dal gennaio 2008 in poi non è più superfluo ribadire che citare un filosofo non significa automaticamente condividerne integralmente il pensiero, e che un distratto "copia-incolla" può portare a conseguenze dalla gravità imprevedibile. Come è noto, infatti, un errore contenuto nella pagina dell’enciclopedia in Rete rese evidente il fatto che i firmatari dell’appello contro la visita del Papa avevano usato Wikipedia come unica fonte, non leggendo il discorso citato su Feyerabend e Galilei; dal testo originale sarebbe risultato evidente che l’allora card. Ratzinger non sposava la visione "dadaista" della scienza di Feyerabend, né intendeva usarla retrospettivamente per giustificare la condanna di Galileo, ma voleva affermare che la razionalità scientifica ha dei limiti, posti in rilievo dalla critica più spregiudicata, e quindi va ricompresa in una ragionevolezza più grande di carattere filosofico e aperta alla trascendenza. E costantemente aperta al confronto con chi è su posizioni lontane, talvolta molto lontane, dalle nostre. L’outsider Paul Karl Feyerabend, considerato un eretico e uno spirito bizzarro da tanti colleghi, fu stupito e lusingato di avere Joseph Ratzinger tra i suoi lettori, come testimonia Alessandro Tessari in un articolo uscito su Avvenire il 19 gennaio di tre anni fa. "Pensa che bello - amava dire ai suoi amici - che un cardinale sia così anarchico da citare proprio me".
Silvia Guidi, L'Osservatore Romano