
"Io, ma non più io – sottolinea il Papa - è questa la formula dell'esistenza cristiana”. Se Gesù vive in noi, allora “trasformiamo il mondo”. E Benedetto si lascia cambiare da Dio attraverso la preghiera, contatto vivo con Cristo, non sterile intimismo consolatorio: “La preghiera è in primo luogo un atto di ascolto, che deve poi tradursi nell’azione concreta. ‘Il Signore attende che noi rispondiamo ogni giorno coi fatti ai suoi santi insegnamenti’, egli afferma”.
La preghiera produce opere: “Ora et labora”. Così i monasteri benedettini forgiano la nuova civiltà europea, rilanciano l’agricoltura, l’artigianato e il commercio, all’insegna della solidarietà, conservano e tramandano la cultura sia pagana che cristiana. Un solo uomo, che ha messo Cristo al centro della propria vita come via per la “vera autorealizzazione”, cambiando se stesso ha cambiato gli altri, un intero mondo. Oggi l’Europa, spiega il Papa, ha certo bisogno di soluzioni politiche ed economiche per superare la sua crisi, che è prima di tutto crisi d’identità e crisi di valori, ma per “creare un’unità nuova e duratura” ha bisogno soprattutto di “un rinnovamento etico e spirituale che attinga alle radici cristiane del Continente, altrimenti non si può ricostruire l’Europa”: “Senza questa linfa vitale, l’uomo resta esposto al pericolo di soccombere all’antica tentazione di volersi redimere da sé – utopia che, in modi diversi, nell’Europa del Novecento ha causato, come ha rilevato il Papa Giovanni Paolo II, ‘un regresso senza precedenti nella tormentata storia dell’umanità’”.
Radio Vaticana
Udienza generale, 9 aprile 2008