
"L'ondata di abbandoni è iniziata", ha detto padre Eberhard von Gemmingen. Nei giorni scorsi, peraltro, lo stesso gesuita aveva spiegato: "Il Vaticano ha fatto sicuramente degli errori, ma devo esprimere il sospetto che l'intervista di Williamson sia stata trasmessa esattamente nel momento in cui è stata revocata la scomunica per mettere in cattiva luce il Vaticano e, in definitiva, per criticare la Chiesa". Il Prefetto della Congregazione per i vescovi, card. Giovanni Battista Re, che lo scorso 21 gennaio ha materialmente firmato il decreto di revoca della scomunica, intanto, oggi è stato ricevuto dal Papa, come ogni sabato. Un appuntamento anche per analizzare quello che è diventatouno dei dossier più caldi del Pontificato di Papa Ratzinger. Tra denunce dell'antisemitismo lefebvriano (da ultimo, dopo i vescovi svizzeri, tedeschi, francesi, italiani e canadesi, anche gli statunitensi), interrogativi fondamentali ("Non sarebbe stato meglio riscomunicare subito Williamson? Il prezzo per lo sforzo di ricreare l'unità della Chiesa non è stato troppo alto?", si è domandato il Presidente dei vescovi svizzeri, Kurt Koch), raccolte di firme contro i lefebvriani si svariati circoli cattolici progressisti europei, la polemica interna alla Chiesa Cattolica sembra ancora lungi dall'essere conclusa. In controcorrente sono i vescovi polacchi, che hanno ringraziato il Papa per "l'atto di grande coraggio e magnanimità" nei confronti dei lefebvriani. I quali, nel frattempo, appaiono sempre più spaccati. Se Williamson non ritratta, la leadership della Fraternità San Pio X tenta di contenere l'incidente del vescovo britannico e accelerare le trattative con la Santa Sede per ottenere una piena comunione in Santa Romana Chiesa. "La posta in gioco è dottrinale", afferma oggi il portavoce dei lefebvriani, l'abate Alain Lorans. Per i lefebvriani, infatti, "ormai le dichiarazioni contro mons. Williamson si sono estese e trasformate in attacchi contro il Papa e la Fraternità San Pio X". Segno di un "complotto" ordito, tra l'altro, dalle femministe francesi. "Il decreto di revoca della scomunica e la campagna di stampa suscitata dalle dichiarazioni di mons. Williamson alla televisione svedese - spiega - dovranno essere analizzate più ampiamente, più serenamente". Il punto, invece, sono le trattative che ruoteranno attorno al Concilio Vaticano II. E mentre L'Osservatore Romano titola un articolo dedicato a Giovanni XXIII e Pio IX "Alla grande impresa del Vaticano II guardando al Papa del Vaticano I", Lorans cita il teologo domenicano Claude Geffré. "E' vero che i testi sono spesso ambigui. Per arrivare, effettivamente, alla più grande unanimità dei padri conciliari al momento dei voti, è successo che si siano giustapposti il punto di vista di una minoranza irriducibile e quello della schiacciante maggioranza", ha detto di recente il domenicano già sanzionato, in passato, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede guidata da Joseph Ratzinger per il suo progressismo. "Non si potrebbe dire meglio", chiosa il portavoce dei lefebvriani: "La giustapposizione tra due punti di vista, uno irriducibile e l'altro schiacciante". Per i lefebvriani è giunto il momento di non essere più schiacciati.