
Nella lettera inviata al card. Giacomo Biffi, suo rappresentante ad Aosta nell'ambito delle celebrazioni dell'Anno Anselmiano, e letta oggi durante la solenne Eucaristia celebrata nella Cattedrale di Aosta, il Papa afferma che la ricorrenza del IX centenario della morte di Sant'Anselmo costituisce "un'opportunità da non perdere per rinnovare la memoria di una tra le figure più luminose nella tradizione della Chiesa e nella stessa storia del pensiero occidentale europeo". "L'esemplare esperienza monastica di Anselmo - scrive il Papa, ripercorrendo le tappe salienti della vita del grande vescovo e dottore della Chiesa, nato ad Aosta nel 1033 -, il suo metodo originale nel ripensare il mistero cristiano, la sua sottile dottrina teologica e filosofica, il suo insegnamento sul valore inviolabile della coscienza e sulla libertà come responsabile adesione alla verità e al bene, la sua appassionata opera di pastore d'anime, dedito con tutte le forze alla promozione della libertà della Chiesa, non hanno mai cessato di suscitare nel passato il più vivo interesse, che il ricordo della morte sta felicemente riaccendendo e favorendo in diversi modi e in vari luoghi". Benedetto XVI evidenzia anche come "Anselmo conservi tuttora una grande attualità e un forte fascino, e quanto possa essere proficuo rivisitare e ripubblicare i suoi scritti, e insieme rimeditare sulla sua vita". Il Papa sottolinea il "vivissimo dolore" che Anselmo visse quando, da monaco, fu costretto a diventare vescovo. "La nostalgia del monastero lo accompagnerà per il resto della sua vita", afferma Benedetto XVI. "Lo confessò egli stesso quando fu costretto, con vivissimo dolore suo e dei suoi monaci, a lasciare il monastero per assumere il ministero episcopale al quale non si sentiva adatto: 'È noto a molti - scrisse al Papa Urbano II - quale violenza mi sia stata fatta, e quanto fossi restio e contrario, quando venni trattenuto come vescovo in Inghilterra e come abbia esposto le ragioni di natura, età, debolezza e ignoranza, che si opponevano a questo ufficio e che rifuggono e detestano assolutamente gli impegni secolari, che non posso affatto svolgere senza mettere in pericolo la salvezza dell'anima mia".