sabato 18 dicembre 2010

La riduzione allo stato laicale di un prete pedofilo della diocesi di Dublino, impedita dalla Rota romana, avvenne grazie al card. Ratzinger

Il tribunale vaticano della Rota romana impedì alla diocesi di Dublino di ridurre allo stato laicale un prete pedofilo seriale, Tony Walsh, e solo con l'intervento di Giovanni Paolo II e dell'allora card. Joseph Ratzinger il Vaticano lo accettò. Nel frattempo il sacerdote arrivò a violentare un ragazzo nel bagno di un pub alla fine di un funerale. E' quanto emerge dall'ultimo capitolo di un'indagine sulla pedofilia nel clero irlandese, il cosiddetto 'rapporto Murphy'. Il capitolo relativo a padre Walsh è stato pubblicato solo ora perché il sacerdote era ancora sotto processo. Walsh, che ora ha 56 anni, è stato condannato a 12 anni di prigione. La procura ha scoperto che, quando era prete nella diocesi di Dublino, dal 1978 al 1996, ha molestato centinaia di ragazzi e ragazze, adescandoli anche col pretesto di spettacoli musicali parrocchiali nei quali imitava Elvis Presley. Nel corso degli anni, fu anche spostato da una parrocchia all'altra per evitare lo scandalo. Nel 1993, finalmente, l'allora arcivescovo di Dublino Desmond Connel organizzò un processo ecclesiastico che si concluse con la riduzione alla dimissione dallo stato clericale di Walsh, il quale, però, fece appello al tribunale romano della Rota e vinse. Desmond chiese, a quel punto, l'intervento di Papa Giovanni Paolo II e ricevette infine una lettera dell'allora card. Ratzinger che, nel gennaio 1996, informava che Walsh era stato definitivamente ridotto allo stato laicale. L'attuale arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, ha accolto i risultati dell'indagine, affermando che Welsh non avrebbe mai dovuto essere ordinato prete e che la Chiesa irlandese ha peccato nel corso degli anni di arroganza.

Apcom