
Negli Stati Uniti tengono banco le proteste di Roy Bourgeois, 70 anni, brillante promessa dell’imprenditoria statunitense in America latina che un giorno di ritorno dal Vietnam si fece prete. Conobbe Janice Sevre, una donna che aspirava a diventare sacerdote nella chiesa cattolica. La battaglia di Sevre divenne la sua tanto che pochi giorni fa è stato Bourgeois a benedire l’ordinazione illecita di Sevre fatta dal gruppo Roman Catholic Womenpriests. Bourgeois è stato convocato a New York, quartiere generale della congregazione di Maryknoll, dal superiore generale John Sivalon che ha detto che una relazione su quanto avvenuto sarà inviata alla Dottrina della fede. Dunque, oggi, la palla è in mano a Roma, che sa bene che padre Bourgeois e i 157 preti che lo sostengono sono pronti a tutto pur di non rinunciare alle proprie idee, anche a uno scisma. C’è un decreto del 30 maggio scorso e firmato dall’ex Sant’Uffizio, Decreto generale circa il delitto di attentata ordinazione sacra di una donna, nel quale si stabilisce formalmente la scomunica automatica per le donne che vengono ordinate e per chi celebra il rito, una scomunica che non prevede possibilità di ricorso: “L’unico ricorso è il pentimento”, ha detto il sottosegretario della Dottrina della fede Joseph Augustine Di Noia. “Sarei molto triste”, ha detto Bourgeois. “Sono stato prete di Maryknoll per 36 anni, ma se Roma mi licenziasse, dovrei accettarlo”.
In Austria il vento non è diverso. Nella lettera tramite la quale il primate d’Austria Christoph Schönborn richiama i circa 300 preti austriaci appartenenti a “Iniziativa parroci” all’obbedienza e all’unità con Roma c’è molta cautela. Schönborn non vuole rompere coi preti ribelli, perché all’orizzonte vede il rischio di un passo estremo, la rinuncia dei preti all’appartenenza alla Chiesa. Dietro “Iniziativa parroci”, infatti, c’è il movimento “Noi siamo Chiesa”, che continuamente minaccia la rottura definitiva.
Paolo Rodari, Il Foglio