
“Perdonare non é ignorare ma trasformare: cioè Dio deve entrare in questo mondo e opporre all’oceano dell’ingiustizia un oceano più grande del bene e dell’amore” (24 luglio 2009, Celebrazione dei Vespri nella Cattedrale di Aosta).
“Non c’è giustizia senza perdono”, ricorda il Papa, ma nello stesso tempo “il perdono non sostituisce la giustizia” e non significa “negazione del male” né deve far venire meno la “denuncia della verità del peccato”. Il concetto di perdono nel cristianesimo fa nascere “una nuova idea di giustizia” che non si limita a punire ma riconcilia e guarisce di fronte ai contrasti nelle relazioni umane, spesso anche familiari, dove “siamo portati a non perseverare nell’amore gratuito, che costa impegno e sacrificio”.
“Invece, Dio non si stanca con noi, non si stanca mai di avere pazienza con noi e con la sua immensa misericordia ci precede sempre, ci viene incontro per primo” (Udienza generale, 30 maggio 2012).
Perdonare settanta volte sette, dice Gesù, perché anche noi abbiamo bisogno di essere perdonati sempre, anche se non lo percepiamo.
“Gesù...ci invita al difficile gesto di pregare anche per coloro che ci fanno torto, ci hanno danneggiato, sapendo perdonare sempre, affinché la luce di Dio possa illuminare il loro cuore; e ci invita a vivere, nella nostra preghiera, lo stesso atteggiamento di misericordia e di amore che Dio ha nei nostri confronti: 'rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori', diciamo quotidianamente nel 'Padre nostro'” (Udienza generale, 15 febbraio 2012).
Radio Vaticana