

“In un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte – al commercio, ai viaggi, alla mobilità della gente, agli scambi culturali – è tragico vedere che vengono tuttora eretti dei muri. Quanto aspiriamo a vedere i frutti del ben più difficile compito di edificare la pace! Quanto ardentemente preghiamo perché finiscano le ostilità che hanno causato l’erezione di questo muro!” ha ribadito Benedetto XVI, esortando entrambe le parti ad avere “grande coraggio per superare la paura e la sfiducia, se si vuole contrastare il bisogno di vendetta per perdite o ferimenti. Occorre magnanimità per ricercare la riconciliazione dopo anni di scontri armati”. Tuttavia, ha precisato, “la storia ci insegna che la pace viene soltanto quando le parti in conflitto sono disposte ad andare oltre le recriminazioni e a lavorare insieme a fini comuni, prendendo sul serio gli interessi e le preoccupazioni degli altri e cercando decisamente di costruire un’atmosfera di fiducia. Deve esserci una determinazione ad intraprendere iniziative forti e creative per la riconciliazione: se ciascuno insiste su concessioni preliminari da parte dell’altro, il risultato sarà soltanto lo stallo delle trattative”. Secondo il Papa “la soluzione a lungo termine ad un conflitto come questo non può essere che politica”. “Possa la pace fiorire ancora una volta in queste terre! Dio benedica il suo popolo con la pace”, ha concluso.


Al campo dei rifugiati di Aida, a Betlemme, il Papa ha incontrato due famiglie - una cristiana e una musulmana - che hanno un parente nelle prigioni israeliane. Benedetto XVI era accompagnato dal presidente palestinese Mahmoud Abbas. il Papa ha donato al presidente del campo 50 mila euro per la costruzione di tre sale di una scuola che saranno intitolate al suo nome. Il presidente palestinese Mahmoud Abbas nel suo saluto al Papa ha lanciato ''un messaggio di pace'' agli israeliani. ''Davanti a Sua Santità, mando un messaggio di pace ai nostri vicini israeliani e chiedo loro di rinunciare all'occupazione, alla colonizzazione, agli arresti e alle umiliazioni'' inflitte ai palestinesi, ha dichiarato Abbas nel campo profughi di Aida, vicino Betlemme. ''La loro sicurezza e la loro accettazione nella regione - ha aggiunto - possono essere raggiunte solamente attraverso la pace, che porterà prosperità e coesistenza a tutti i popoli della regione''. ''Questo campo, come decine di altri in Palestina e altrove, simbolizza la Nakba, l'esodo e lo sradicamento che hanno colpito il nostro popolo nel 1948'', in occasione della creazione dello Stato d'Israele, ha sottolineato. Circa 760.000 palestinesi sono stati costretti all'esodo dopo la creazione dello Stato d'Israele. Oggi, con i loro discendenti, sono quasi cinque milioni, ripartiti tra Giordania, Libano, Siria, Striscia di Gaza e Cisgiordania. Abbas ha inoltre denunciato la barriera di separazione eretta da Israele in Cisgiordania, parlando di un ''muro dell'apartheid che soffoca non solamente questo campo, ma anche delle città palestinesi, in particolare Betlemme e Gerusalemme''.
Visita all’Aida Refugee Camp di Betlemme (13 maggio 2009) - il testo integrale del discorso del Papa