
Non è facile il ministero di Schönborn in Austria. Da tempo il cammino della Chiesa deve confrontarsi con spinte rinnovatrici non sempre in linea con la sua dottrina. Motore propulsivo di tanta vitalità è il movimento “Noi siamo Chiesa”, un movimento importante per numeri e influenza nel paese. Il movimento, che a “Iniziativa parroci” è legato a stretto giro, è nato dalle ceneri del caso di Hans Hermann Groër, il predecessore di Schönborn a Vienna. Fu a seguito delle accuse di pedofilia contro Groër che a Innsbruck e a Vienna alcuni cattolici vollero reagire e stilare il celebre “Appello dal popolo di Dio”, un’agenda per le gerarchie della Chiesa fatta di punti precisi. Dal 1995 a oggi l’Appello è stato firmato da oltre due milioni e mezzo di persone. Inizialmente ci fu l’appoggio anche di molti vescovi austriaci. Poi i presuli vennero richiamati all’ordine dal Vaticano, e ritirarono l’adesione. Da quel giorno, con le gerarchie, almeno in forma ufficiale, nessun contatto. Ed è probabile che ancora oggi Roma tema in qualche modo tutto ciò che ricorda questo appello, in ogni sua forma oggi si manifesti e si palesi. Due anni fa furono i vescovi austriaci a essere convocati in Vaticano da Benedetto XVI. La convocazione fu provocata da avvenimenti che misero in grande subbuglio la chiesa d’Austria, a cominciare dalla vicenda del vescovo ausiliare di Linz, Gerhard Wagner, nominato dal Papa. Wagner, d’impostazione tradizionalista, doveva affiancare il vescovo titolare della diocesi che aveva notevoli problemi di governo. Una campagna di stampa, e soprattutto la reazione di alcuni confratelli dell’episcopato, portò Wagner alle dimissioni prima della consacrazione. Oggi la sfida è ancora la stessa. Richiamare i cattolici anche più liberal all’unità, nel tentativo di non disunire una chiesa complessa e multiforme. La lettera di Schönborn è un segnale chiaro che il cardinale allievo prediletto del Papa dà all’Austria e anche a Roma.
Paolo Rodari, Il Foglio