
In poco più di 50, dalla Turchia in Spagna, con un desiderio, quello di incontrare e abbracciare il Papa. Partiranno da Mersin, da Iskenderun e da Istanbul i giovani turchi che parteciperanno alla GMG di Madrid. A raccontarlo a SIR Europa è il vice parroco di Mersin, il polacco padre Macek Sokolowski. “Il morale del gruppo è alle stelle, hanno grande voglia di partire e di conoscere i loro coetanei e questo nonostante i tanti ostacoli soprattutto organizzativi che si frappongono. Le cose da fare sono tante – dichiara il religioso - e lo stesso Governo non nutre molta fiducia e concede i permessi con difficoltà in quanto teme che i giovani possano, con la scusa della GMG, uscire dal paese e non farvi ritorno. Da questo punto di vista abbiamo scelto i più impegnati nelle nostre chiese, coloro che prestano servizio pastorale a favore dei bambini, del coro, della Caritas”. Sono giovani che “vivono in un contesto a larghissima maggioranza musulmana e che desiderano essere confermati nella fede. In Turchia, poi, a differenza dei Paesi europei, i media non danno molto spazio al Pontefice e alle sue attività”. Infine, “dobbiamo pensare che questi giovani, soprattutto quelli che vengono da Mersin portano nel cuore il vuoto lasciato dalla morte inaspettata, violenta, di mons. Padovese. Costoro sperano possa essere colmato dall’arrivo di un nuovo pastore”.
Democrazia, riforme e diritti: saranno presenti anche queste istanze nei cuori e nelle menti degli oltre 600 giovani che dalla Siria andranno a Madrid. A raccontarlo all'agenzia SIR è il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. “La nostra presenza a Madrid vuole essere anche un modo per contribuire alla trasformazione del nostro Paese” dice il presule che non manca di lanciare una stoccata ai media occidentali, rei a suo dire, di avere “esagerato quanto stava avvenendo in Siria nei mesi scorsi”. Tuttavia, riconosce, “ora qualcosa sta cambiando, notiamo meno attacchi e maggiore volontà di capire la realtà. Nessuno – ammette - nega che il Paese abbia bisogno di riforme. Da 50 anni viviamo sotto un regime di tipo militare di un partito unico, di ispirazione sovietica. Davanti c’è un cambiamento e cambiare si deve per giungere al pluralismo, alla democrazia, al rispetto dei diritti”. Due le sfide per Bashar Assad: “Lavorare per le riforme politiche e per il pluralismo dei partiti e mantenere l’unità nazionale contro gli attacchi che provengono dall’esterno che sfruttano la leva del confessionalismo. Sono certo che i siriani sono capaci di fare da soli questo cammino di riforme. E noi pregheremo a Madrid per il nostro Paese e per la sua unità”.
SIR