Amici lettori de La Vigna del Signore, l'aggiornamento del blog riprenderà quasi sicuramente martedì 10 novembre. Mi dispiace non aver potuto avvisare prima: domenica è iniziata una nuova fase della mia vita, a Roma, nella città del Papa e centro della cristianità. Il mancato aggiornamento con notizie e approfondimenti al quale siete abituati da quasi un anno è dovuto alle difficoltà di connessione internet, che dovrebbero essere risolte appunto martedì. Vi chiedo di portare pazienza e di sostenermi con l'affetto e la preghiera sia per la mia nuova vita a Roma, sia per il proseguo di questa bella avventura, quale quella di gestire un blog sull'amato Benedetto XVI, che quando potrò andrò a salutare.
Potrete seguire la visita del Papa a Brescia di domenica nei links che potete trovare nella colonna a lato.
A presto, un saluto affettuoso!
Scenron
mercoledì 4 novembre 2009
sabato 31 ottobre 2009
Il Papa all'ambasciatore bulgaro: nella costruzione dell'Europa, la cui anima sono i valori cristiani, i popoli non sacrifichino l'identità culturale
''Nel processo di costruzione europea, ogni popolo non deve sacrificare la propria identità culturale, ma trovare invece i modi farle portare dei frutti che arricchiscano l'insieme comunitario''. Lo ha detto Papa Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina al nuovo ambasciatore bulgaro presso la Santa Sede, Nikola Kaludov (foto), ricevuto in Vaticano per la presentazione delle Lettere credenziali. Diciotto anni, dallo smantellamento della Cortina di ferro simboleggiata dal Muro di Berlino, all’ingresso nelle istituzioni dell’Europa unita. Questo è il lasso di tempo che è servito alla Bulgaria post-comunista per scrivere la sua storia più recente. Benedetto XVI ha riconosciuto e apprezzato gli sforzi compiuti dallo Stato est europeo per arrivare all’integrazione comunitaria nel 2007. Il Pontefice ha sottolineato l'antica tradizione cristiana del Paese, ''un tesoro di valori e convinzioni che deve spingere la Bulgaria come gli altri Paesi europei a creare condizioni per una riuscita globalizzazione, anche al di fuori dei confini continentali''. ''Perchè essa possa essere vissuta positivamente - ha chiesto il Papa - è necessario che essa serva 'tutto l'uomo e tutti gli uomini'''. Un principio, sottolinea, ''che ho voluto fortemente sottolineare nella mia recente Enciclica "Caritas in veritate": è essenziale che lo sviluppo legittimamente ricercato non sia solo economico, ma tenga conto di tutta la persona umana'' in quanto ''la misura dell'uomo non risiede nei suoi averi, ma nello sviluppo del suo essere secondo le potenzialità che la natura nasconde''. In questo senso, ha proseguito il Pontefice, perché lo sviluppo dell'uomo e della società risulti autentico, esso “deve necessariamente includere una dimensione spirituale” ed etica, che si traduce - ha asserito Benedetto XVI – nell’assunzione da parte di “tutti i funzionari pubblici” di un “grande impegno morale”, perché “gestiscano la parte di autorità loro affidata in modo efficace e disinteressato. La cultura cristiana che permea profondamente il vostro popolo - ha riaffermato il Papa al cospetto del diplomatico bulgaro - non è solo un tesoro del passato da preservare, ma garanzia per un futuro molto promettente in quanto protegge l’uomo dalle tentazioni che sempre minacciano di fargli dimenticare la sua propria grandezza e l'unità del genere umano e le esigenze di solidarietà che essa comporta”. Ricordando all’inizio del suo discorso le “buone relazioni” esistenti tra la Bulgaria e la Santa Sede - alle quali contribuì in maniera determinante il viaggio apostolico di Papa Wojtyla nel 2002 - Benedetto XVI ha auspicato che le basi di questo rapporto siano rafforzate ed ampliate ed ha pure assicurato che la Chiesa bulgara “intende operare per il benessere di tutta la popolazione”, attraverso tutte le sue strutture. Questo, ha soggiunto il Papa, nel segno di un dialogo tra le numerose espressioni religiose del Paese. “Tale dialogo, perché sia sincero e costruttivo, richiede - ha indicato - una conoscenza e una reciproca stima che il potere pubblico può facilitare notevolmente per il rispetto che esso reca alle stesse diverse famiglie spirituali”. Da parte sua, ha concluso Benedetto XVI, la “comunità cattolica esprime la volontà di essere aperta a tutti con generosità e di lavorare con tutti, (…) di impegnarsi con coraggio cooperando quanto più strettamente possibile con tutti i cittadini di buona volontà per testimoniare ad ogni livello la dignità che Dio ha inscritto nell'essere dell'uomo”. Padre Lombardi: il ritardo nella pubblicazione della Costituzione sugli anglicani è solo tecnico. Per i futuri seminaristi il celibato sarà regola
Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, chiarisce in una dichiarazione diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede che il ritardo nella pubblicazione della Costituzione Apostolica che permetterà agli anglicani tradizionalisti di entrare 'in blocco' nella Chiesa Cattolica, annunciata in una conferenza stampa lo scorso 20 ottobre, non è dovuto a polemiche e disaccordi interni sulla questione del celibato dei preti. Il direttore dell'informazione vaticana risponde in particolare alle ''osservazioni che si presupponevano informate'' del giornalista de Il Giornale Andrea Tornielli, un cui articolo di qualche giorno fa ha suscitato ''molte speculazioni''. ''Secondo queste speculazioni - scrive padre Lombardi - ci sarebbe una seria questione di sostanza alla base del ritardo, ovvero disaccordi sul fatto se il celibato sarà o meno la norma per il futuro clero'' anglicano-cattolico previsto dalla Costituzione. Il portavoce vaticano riporta quindi la risposta a queste voci del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata di studiare e redigere la Costituzione, card. William Levada: ''Se mi fosse stato chiesto, avrei volentieri chiarito ogni dubbio sulle mie parole pronunciate durante la conferenza stampa. Non c'è alcun fondamento per queste speculazioni. Nessuno in Vaticano mi ha fatto presente questa questione. Il ritardo è puramente tecnico, per assicurare la coerenza del linguaggio canonico e dei riferimento''. Gli Ordinariati personali che accoglieranno gli anglicani tradizionalisti non potranno, di norma, ordinare uomini sposati al sacerdozio. Non sono quindi fondate le speculazioni di chi supponeva - o temeva - che, con la decisione di aprire le porte ad alcuni gruppi di anglicani in rotta con l'arcivescovo di Canterbury, la Chiesa Cattolica avesse aperto uno spiraglio all'allentamento della regola del celibato obbligatorio per i preti nella Chiesa occidentale. Nella sua nota Lombardi, riporta un'ampia dichiarazione del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, incaricata di studiare e redigere la Costituzione, card. William Levada. La dichiarazione riporta anche il testo di quello che, alla fase attuale della stesura del testo, è l'articolo VI della futura Costituzione Apostolica. Questo articolo prevede in primo luogo che i ''diaconi, preti o vescovi'' anglicani che ''corrispondono ai requisiti previsti dal diritto canonico e non sono impediti da irregolarita' o altri impedimenti possano essere accettati dall'Ordinario come candidati'' al sacerdozio ''nella Chiesa Cattolica''. Nel caso di quei ministri che sono già sposati, bisognerà seguire quanto stabilito dall'Enciclica di Paolo VI ''Sacerdotalis coelibatus'' che prevede, al punto 42, che ''potrà essere consentito lo studio delle particolari condizioni di ministri sacri coniugati, appartenenti a Chiese o a comunità cristiane tuttora divise dalla comunione cattolica, i quali, desiderando di aderire alla pienezza di tale comunione e di esercitarvi il sacro ministero, fossero ammessi alle funzioni sacerdotali, in tali circostanze tuttavia da non portare pregiudizio alla vigente disciplina circa il sacro celibato''. Il vescovo, precisa ancora la Costituzione, ''in piena osservanza con la disciplina del clero celibatario nella Chiesa latina, come regola ammetterà solo uomini celibati all'ordine del presbiterato'', ovvero solo chi non e' sposato potra' diventare prete. ''Potra' anche chiedere - aggiunge l'articolo - al Romano Pontefice una deroga'' dall'obbligo del celibato per gli uomini sposati, ma solo ''caso per caso'' e ''secondo criteri oggettivi stabiliti dalla Santa Sede''.Asca
Il Papa a Brescia e Concesio. Il comitato organizzatore: sarà festa di popolo, in strada e nelle piazze. Attesi 30-40mila fedeli lungo il percorso
Il comitato organizzatore della visita del Papa a Brescia, domenica 8 novembre, per bocca del segretario don Claudio Zanardini, insiste sulla "festa di popolo" che Brescia prepara in Piazza Paolo VI, per la Messa e l'Angelus domenicale, ma anche lungo il percorso fra l'aerobase militare di Ghedi, dove Papa Ratzinger atterrerà alle 9.30, e Botticino passando per Castenedolo, Virle, Rezzato; poi da Botticino a Brescia attraverso Sant'Eufemia. Festa di popolo anche in centro dove saranno collocati maxischermi in largo Formentone e piazza Loggia (qui sarà impartita anche l'eucarestia), ma pure in corso Zanardelli e piazzetta San Luca. Gli organizzatori hanno sciolto ieri uno dei dubbi residui: il Papa si fermerà alla stele che ricorda i caduti della strage, come fece Giovanni Paolo II nel 1982? La risposta è no: "La Papamobile rallenterà, il vescovo spiegherà il significato della stele". Nulla di più. "Non è mancanza di rispetto, è un problema di tempi", viene spiegato. Nel pomeriggio poi ci sarà la trasferta a Concesio. "Nel complesso sarà il tragitto più lungo mai compiuto dal Pontefice in Papamobile" dicono gli organizzatori. Le occasioni e i punti per vedere il Papa, insomma, non mancheranno. Almeno 30-40mila fedeli sono attesi lungo il percorso dove si collocheranno 2.700 volontari di Ana, Protezione civile, Agesci riconoscibile per l'inconfondibile pettorina azzurra. Difficile trovare ancora i pass per un posto in Piazza Paolo VI, davanti al palco in legno disegnato da Fausto Baresi su cui il Papa celebrerà la Messa. Richieste arrivano da altre diocesi, dalla Germania. Neppure il Comitato organizzatore ha più margini: tutti i pass per i 12mila posti in piazza sono stati distribuiti alle 473 parrocchie, e poi pro-quota a movimenti e istituzioni. Per un posto in piazza non resta che chiedere a loro. Massimo Tedeschi, Bresciaoggi.it
Il Papa a Brescia e Concesio. La presentazione della giornata di Benedetto XVI: una visita che parla a tutti. Il legame speciale con Paolo VI
La visita di Benedetto XVI a Brescia interpella tutti: la Chiesa bresciana e la comunità civile, i fedeli e i non credenti. Interpella in fondo lo stesso Papa sul suo rapporto con Paolo VI e con il Concilio. Lo ha spiegato - in un intervento dotto e appassionato - il vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, presentando ieri la visita del Papa a Brescia l'8 novembre. L'ha fatto nella sala dei vescovi, in curia, presenti sindaco e presidente della Provincia, il presidente del comitato di accoglienza mons. Mascher, il prefetto Brassesco Pace, tante autorità. Il vescovo ha ricordato la genesi e il significato profondo dell'evento che la città si appresta a vivere. La diocesi "ha invitato il Papa a visitare Brescia per il 30° anniversario della morte del suo predecessore" che cadeva nel 2008, L'agenda del Papa gli ha consentito di accogliere l'invito per l'8 novembre. "Il motivo fondamentale della visita - spiega Monari - è la memoria di Paolo VI che per Ratzinger ha un significato enorme: lui è stato fatto vescovo, poi cardinale da Paolo VI". La scelta di Paolo VI era strategica: "Ratzinger era uno dei teologi del Concilio e Paolo VI ha sempre cercato teologi che rappresentassero il messaggio del Concilio in un modo pieno ed equilibrato, e ne favorissero un'applicazione integrale e precisa". Il pontificato di Paolo VI è stato vissuto "per celebrare e applicare il Concilio e Ratzinger era un teologo molto aperto e al tempo stesso con radici molto forti nella tradizione". Insomma: "Ratzinger viene per ricordare a se e a noi il suo legame con il Concilio e con il Papa del Concilio: un legame affettivo, pastorale, personale". Un legame più che mai attuale: basti ricordare che l'annuncio della visita a Brescia è maturato nei giorni delle polemiche roventi sull'"apertura" ai lefebvriani dopo lo strappo post-conciliare. Ma Monari ricorda che c'è un ulteriore, duplice significato della visita per la comunità bresciana. Il primo è squisitamente religioso: "Noi viviamo la nostra cattolicità nella sua pienezza in quanto siamo in comunione con la Chiesa di Roma, con il vescovo che è in Roma". Ed è proprio questa comunione a garantire il legame della Chiesa di Brescia con tutte le altre chiese che vivono la stessa comunione. Accanto a questa rilevanza "ecclesiale" della visita di Benedetto XVI, ce n'è però anche una "laica": "Benedetto XVI - ricorda il vescovo - ha sempre avuto un'attenzione enorme al mondo contemporaneo, alla direzione che sta percorrendo". Perciò la visita "può diventare di stimolo a tutti coloro che hanno a cuore i problemi dell'umanità, e desiderano confrontarsi con un pensiero degno, significativo come quello di Ratzinger. Ratzinger è convinto che il mondo può trovare un orientamento solo se è aperto al trascendente, mentre se Dio viene cancellato, l'equilibrio si altera". Insomma, "per chiunque vale la pena confrontarsi, misurarsi con questo pensiero". Monari ricorda infine la valenza delle due tappe in provincia: quella a Botticino "per un atto di devozione personale a San Tadini nell'Anno Sacerdotale"; quella a Concesio per l'Istituto che lavora a "ricostruire la grande ricchezza spirituale e di fede di Paolo VI". Anche per questi motivi, conclude Monari, "è un onore, una gioia avere il Papa fra noi per una giornata di brescianità". Il sindaco Adriano Paroli, ad esempio, assegna all'arrivo di Benedetto XVI a Brescia un significato "per i credenti, ma anche per chiunque guarda al senso di sè e delle cose che fa". E aggiunge che "la venuta del teologo Ratzinger a Brescia porta con sè tutte le domande legate al rapporto fede-ragione, e al tempo stesso indica la strada per trovare risposte alle nostre domande". Daniele Molgora, presidente leghista della Provincia, colloca la visita di Papa Ratzinger nel nostro tempo: "Brescia - dice - non è più un'isola felice, oggi si misura con questioni pesanti: crisi economica, disoccupazione, disagio sociale, un'immigrazione molto forte che ora che il lavoro viene meno può portare tensioni sociali". Per Molgora "non c'è dubbio che Papa Ratzinger su questo è un punto di riferimento per il richiamo alle radici cristiane e a una forte identità fatta di valori. La nostra gente ha grandi valori, ma chiede rispetto delle leggi, delle regole".Massimo Tedeschi, Bresciaoggi.it
Per novembre il Papa chiede preghiere affinché i leader mondiali salvaguardino il creato e i credenti delle varie religioni testimonino che Dio è pace
In questo mese di novembre, Benedetto XVI chiede preghiere perché i leader politici ed economici si impegnino a salvaguardare il creato. E' la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera per il mese che inizia domani, contenute nella lettera pontificia che il Papa ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti. Il vescovo di Roma presenta due intenzioni, una generale e l'altra missionaria. L'intenzione generale per il mese di novembre è "Perché tutti gli uomini e le donne del mondo, specialmente quanti hanno responsabilità in campo politico ed economico, non vengano mai meno al loro impegno nella salvaguardia del creato". L'intenzione missionaria recita invece: "Perché i credenti delle diverse religioni, con la testimonianza di vita e mediante un dialogo fraterno, diano una chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace".Zenit
venerdì 30 ottobre 2009
Il 21 novembre incontro di Benedetto XVI con Rowan Williams, il primo dopo l'annuncio della Costituzione per il rientro degli anglicani nella Chiesa
L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams (nella foto con Benedetto XVI), suprema autorità della Chiesa anglicana nel mondo, incontrerà il Papa a Roma il prossimo 21 novembre. Lo anticipa il settimanale cattolico britannico The Tablet. Sarà il primo incontro tra i due leader cristiani dopo l'annuncio da parte del Vaticano della prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica che permetterà a gruppi di anglicani tradizionalisti di rientrare 'in blocco' nella Chiesa Cattolica, una scelta controversa e accolta polemicamente da alcuni settori anglicani. Lo stesso Williams ha confessato di non essere stato informato della decisione papale se non a pochi giorni dal suo annuncio. A quanto si apprende, è probabile che Williams terrà una conferenza stampa dopo l'incontro con Papa Ratzinger. L'arrivo di Williams a Roma era previsto in occasione delle celebrazioni all'Università Gregoriana per il centesimo anniversario della nascita del card. Johannes Willebrands, pioniere dell'ecumenismo cattolico e secondo presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei Cristiani, morto nel 2006.Asca
Il Papa a Brescia e Concesio. Mons. Molinari: conferma che il nostro cammino di Chiesa è autentico, vissuto in comunione con il vescovo di Roma
La Chiesa bresciana si appresta ad accogliere Benedetto XVI, atteso per domenica 8 novembre. “Quello che ci aspettiamo dal Papa – dichiara il vescovo mons. Luciano Monari in un’intervista sul magazine allegato all’ultimo numero del settimanale diocesano La Voce del Popolo – è che compia anche a Brescia quella che è la sua missione, ossia l’annuncio del Vangelo”. Tuttavia, secondo mons. Monari, “la visita del Papa” deve essere vista anche “come una conferma che il cammino che la nostra Chiesa ha fatto e ancora sta facendo è corretto, vissuto in comunione, riconosciuto come autentico dal vescovo di Roma”. La visita papale a Brescia si svolge nel solco della tradizione di Sant'Arcangelo Tadini e di Paolo VI (nella foto con l'allora card. Ratzinger). Quanto al primo, che molto fece per dare dignità al lavoro e ai lavoratori, il vescovo Monari rammenta che la Chiesa deve "custodire il senso vero del lavoro" richiamando costantemente "ad un'economia rispettosa della dignità umana, a reale servizio dell'uomo", ma ricorda anche "la creatività sorprendente" del sacerdote, "che nasceva da una totale adesione a Cristo e alla Chiesa" e che fa del Santo un modello particolarmente significativo nell'Anno Sacerdotale voluto da Benedetto XVI. Sul legame tra l'attuale Pontefice e Papa Montini, mons. Monari nota che "l'elezione di Ratzinger al soglio pontificio porta in qualche modo a compimento il sogno di Paolo VI di un annuncio del Vangelo ad una società in continua trasformazione, con la fedeltà alla tradizione, ma anche con la capacità di confrontarsi con i temi e le sfide culturali di oggi". Del resto "la Chiesa bresciana è fiera di poter vantare Papa Montini tra i suoi figli"; ne custodisce la memoria e "si impegna a divulgarla". "Spero - conclude il vescovo - che la presenza del Papa a Brescia possa aiutare" il cammino di beatificazione di Paolo VI e soprattutto la diffusione del suo "tesoro di spiritualità". Oggi sono in programma due conferenze stampa: la prima, questa mattina a Brescia (ore 11 in Curia) per la presentazione della visita del Papa, con interventi del vescovo Monari, del sindaco Adriano Paroli e del presidente della Provincia Daniele Molgora. All’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Paolo VI è invece dedicato il secondo incontro con la stampa (ore 15, nella nuova sede a Concesio). SIR
Il Papa: oggi più che mai essenziali pazienza e disciplina nella scienza, che deve aprire l’orizzonte della ragione verso la ricerca della verità
La ''responsabilità per il futuro dell'umanità e il rispetto per la natura e il mondo attorno a noi'' richiedono, ''oggi più che mai'', la ''attenta osservazione, il giudizio critico, la pazienza e la disciplina che sono essenziali per il moderno metodo scientifico''. Lo ha detto questa mattina Papa Benedetto XVI, incontrando gli astronomi che stanno partecipando al Colloquio patrocinato dalla Specola Vaticana in occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia. Nel suo discorso, Papa Ratzinger ha lodato i recenti studi che hanno portato a ''chiarire il preciso contesto storico della condanna di Galileo''. Oggi, rispetto all'epoca in cui visse l'astronomo italiano, siamo ''alla vigilia di scoperte scientifiche ancora più grandi e cariche di conseguenze'', ha osservato il Papa, auspicando un ritorno di quel senso di ''stupore riverente e del desiderio di raggiungere una sintesi veramente umanistica del sapere'' che caratterizzò l'epoca delle scoperte scientifiche nel XVII secolo. Il Pontefice ha sottolineato che ''la vera conoscenza è sempre rivolta alla sapienza, e invece di limitare gli occhi della mente, essa ci invita a sollevare lo sguardo verso la sfera superiore dello spirito. Conoscenza, in una parola, deve essere intesa e perseguita in tutta la sua ampiezza liberatrice''. Il Papa ha quindi aggiunto che se la conoscenza può essere ridotta a ''calcolo ed esperimento'', essa, se aspira a diventare ''sapienza'', deve rivolgere lo sguardo alla ''ricerca di quella verità ultima che, sebbene sia al di là nostra comprensione completa, è tuttavia la chiave della nostra autentica felicità e la libertà, la misura della nostra umanità vera, e il criterio per un giusto rapporto con il mondo fisico e con i nostri fratelli e sorelle nella grande della famiglia umana''. Da qui l'augurio che l'anno internazionale dell'astronomia ''conduca oltre che alla contemplazione delle meraviglie della creazione alla contemplazione del Creatore e di quell'Amore che è il motivo ispiratore della sua creazione, l'Amore che, nelle parole di Dante Alighieri, 'muove il sole e l'altre stelle''.Asca
Il Papa all'ambasciatore di Panama: il progresso di una società non è solo sviluppo economico e tecnologico ma anche morale e spirituale
La collaborazione tra Stato e Chiesa nella promozione del bene comune e il concetto di progresso autentico della società sono stati i temi al centro del discorso del Papa, stamani, al nuovo ambasciatore di Panama presso la Santa Sede, la signora Delia Cárdenas Christie (foto), ricevuta per la presentazione delle Lettere credenziali. Benedetto XVI, sottolineando le buone relazioni che intercorrono tra Santa Sede e Panama, ha ribadito il concetto di una sana laicità: il ruolo della Chiesa – ha detto – in ragione della sua missione, non si confonde con quello dello Stato, né può identificarsi con alcun programma politico, ma si muove in un ambito di natura religiosa e spirituale che tende alla promozione della dignità dell’essere umano e alla tutela dei diritti fondamentali. Tuttavia – ha precisato – questa distinzione non implica indifferenza o reciproca ignoranza, giacché, anche se a titolo diverso, Chiesa e Stato operano entrambi per il bene comune dei cittadini. In questo contesto il Papa invita a lavorare per una maggiore uguaglianza sociale, economica e culturale, superando gli interessi egoistici, rafforzando le istituzioni democratiche. A questo proposito – ha aggiunto – non si devono risparmiare sforzi per promuovere un sistema giudiziario indipendente ed efficiente: ciò favorirà lo sviluppo di una società giusta e fraterna, in cui nessuno sia dimenticato o condannato alla violenza e alla emarginazione. Benedetto XVI ricorda quindi l’impegno della Chiesa al fianco dei poveri, dei carcerati, degli immigrati e poi contro la corruzione, e ancora in difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale e della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il progresso di una società – ha concluso il Papa – non dipende solo dallo sviluppo economico e tecnologico – ma dalla compresenza di una dimensione etica e spirituale evidenziata dalla diffusione di persone interiormente rette, dalla condotta irreprensibile e dalla ferma volontà di impegnarsi per il bene comune.L’associazione di telespettatori cattolici: pienamente d’accordo con il Papa, rispetto e dignità della persona due aspetti fondamentali per i media
“Il rispetto e la dignità della persona sono due aspetti fondamentali per i media. Siamo, quindi, pienamente d’accordo con il Papa. E questo è un discorso che vale sia per l’informazione sia per l’intrattenimento. Purtroppo il sensazionalismo a volte fa scempio di questi valori”. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, a proposito delle parole pronunciate oggi da Benedetto XVI, durante l’udienza concessa ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali. I nuovi media – prosegue il presidente dell’Aiart – sono un’enorme opportunità, ma devono essere uno strumento per veicolare contenuti, e anche radio, tv e stampa hanno l’obbligo di veicolar la dignità della persona. Purtroppo, soprattutto la televisione – conclude Borgomeo – si è adagiata sul sensazionalismo, come dimostrano i reality e le continue trasmissioni-rissa”. SIR
giovedì 29 ottobre 2009
Il Papa all’ambasciatore iraniano: favorire la nuova fase di cooperazione internazionale. La libertà religiosa fonte degli altri diritti universali
La libertà religiosa e la libertà di coscienza hanno un ''posto fondamentale'' tra i ''diritti universali'' perchè sono la ''fonte degli altri diritti''. Lo ha ricordato questa mattina Papa Benedetto XVI, nel discorso rivolto al neo-ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Ali Akbar Naseri (foto), che ha presentato oggi le sue lettere credenziali. ''La fede nell'unico Dio deve avvicinare tutti i credenti e spingerli a lavorare insieme per la difesa e la promozione dei valori umani fondamentali'', ha detto il Pontefice, che ha poi sottolineato l'importanza di una ''reale collaborazione'' tra Santa Sede e Repubblica Islamica per la ''difesa degli altri diritti che nascono dalla dignità delle persone e dei popoli, in particolare la promozione della protezione della vita, della giustizia e e della solidarietà''. Nel nostro tempo, c'è un bisogno ''urgente'' di stabilire ''relazioni cordiali tra i credenti delle diverse religioni'' per ''costruire un mondo più umano e più conforme al progetto di Dio sulla creazione''. Il Papa non ha poi mancato di volgere il pensiero alla comunità cattolica iraniana, che, ha sottolineato, è presente nel Paese fin dai primi secoli del Cristianesimo. La Santa Sede, ha detto, “confida che le autorità iraniane sapranno rafforzare e garantire ai cristiani la libertà di professare la loro fede” assicurando alla comunità cattolica “le condizioni essenziali per la sua esistenza”, in particolare la possibilità di avere personale religioso sufficiente alle esigenze dei fedeli. Ancora, si è augurato che migliori la situazione della comunità cristiana nel contesto della società civile. E ha confermato l’impegno della Santa Sede al fianco delle Chiese locali così da aiutare la comunità cattolica iraniana a mantenere vivi i segni della presenza cristiana in uno spirito di armonia con tutti. Il Pontefice ha ringraziato il neo-ambasciatore, che in passato è stato predicatore e formatore del clero musulmano, per le ''amabili parole'' che gli ha trasmesso da parte del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. ''L'Iran - ha detto il Papa - è una grande nazione che ha importanti tradizioni spirituali e il suo popolo ha una profonda sensibilità religiosa. Questo può essere motivo di speranza per una apertura crescente e una collaborazione fiduciosa con la comunità internazionale''. Papa Ratzigner ha sottolineato l'impegno della Santa Sede per ''difendere e promuovere la dignità dell'uomo'' e il suo ''essere al servizio del bene della famiglia umana, con un interesse particolare agli aspetti etici, morali e umanitari delle relazioni tra i popoli''. La Santa Sede, ha detto ancora il Pontefice all'ambasciatore della Repubblica islamica, è ''sempre pronta a lavorare in armonia con coloro che servono la causa della pace e che promuovono la dignità di cui il Creatore ha dotato ogni essere umano''. Nessuna menzione, invece, della questione nucleare, malgrado l'esplicito e più volte ripetuto sostegno del Vaticano all'iniziativa del governo statunitense per un mondo senza armi nucleari.Asca, Radio Vaticana
All'Ambasciatore della Repubblica Islamica dell'Iran presso la Santa Sede (29 ottobre 2009) - il testo integrale del discorso del Papa
Il Papa: nel 'continente digitale' dei media, la Chiesa annunci il Vangelo e i valori cristiani e promuova una cultura di rispetto della dignità umana
Papa Benedetto XVI chiede ai media ''il rispetto per la dignità e il valore della persona umana'', tanto più importante in un'epoca come la nostra in cui la cultura nasce, ''ancor prima che dai contenuti, dal dato stesso dell'esistenza di nuovi modi di comunicare che utilizzano linguaggi nuovi, si servono di nuove tecniche e creano nuovi atteggiamenti psicologici''. Il Pontefice ha parlato ricevendo questa mattina in Vaticano i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Una “comunicazione veloce e pervasiva”, servita da tecnologie in costante evoluzione, capace di creare e diffondere idee e notizie in modi che sono al tempo stesso capillari e globali, interattivi e interconnessi. Non lesina aggettivi, Benedetto XVI, per descrivere l’evoluzione e la “rivoluzione” prodotta dai media contemporanei. E riconosce l’“ampia sensibilizzazione” e la "responsabile conspevolezza" che, almeno dal Vaticano II a oggi, la Chiesa “ha favorito e promosso su queste tematiche”, con vari documenti di magistero. Tuttavia non è semplice comprendere appieno e codificare un sistema, quello delle comunicazioni sociali, che non smette di ramificarsi in nuovi strumenti e dunque, in questo senso, complesso diventa anche per la Chiesa collocarsi all’interno del “continente digitale” per essere fedele al suo mandato di evangelizzare. Nel corso dell'udienza, Papa Ratzinger ha ricordato che il nuovo mondo dei media ''costituisce una sfida per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo agli uomini del terzo millennio mantenendone inalterato il contenuto, ma rendendolo comprensibile grazie anche a strumenti e modalità consoni alla mentalità e alle culture di oggi''. A vent'anni dalla ''Redemptoris missio'' di Giovanni Paolo II, che sosteneva che ''non basta'' usare i media per diffondere il messaggio cristiano ma ''occorre integrare il messaggio stesso in questa 'nuova cultura' creata dalla comunicazione moderna'', Benedetto XVI ha osservato che ''il carattere multimediale e la interattività strutturale dei singoli nuovi media'' ha, in un certo modo, ''diminuito la specificità di ognuno di essi, generando gradualmente una sorta di sistema globale di comunicazione, per cui, pur mantenendo ciascun mezzo il proprio peculiare carattere, l'evoluzione attuale del mondo della comunicazione obbliga sempre più a parlare di un'unica forma comunicativa, che fa sintesi delle diverse voci o le pone in stretta reciproca connessione''. ''Per i credenti - ha proseguito - la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l'efficacia dell'annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall'azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell'umanità''. E qui, il Pontefice si è appellato a quanti nella Chiesa, e in particolare modo nel dicastero delle Comunicazioni Sociali, hanno la professionalità per analizzare, ha detto, “le dimensioni di questo fenomeno”. Chi ha responsabilità pastorali, è stato l’invito di Benedetto XVI, deve “saper raccogliere le sfide che pongono all’evangelizzazione queste nuove tecnologie”, sfruttandone le caratteristiche che permettono una rapida azione di consultazione e di coordinamento, così da “promuovere una cultura del rispetto per la dignità e il valore della persona umana”. La Chiesa, ha insistito il Papa, deve svolgere in tale contesto un ruolo di servizio: “In tal modo la Chiesa esercita quella che potremmo definire una 'diaconia della cultura' nell’odierno 'continente digitale', percorrendone le strade per annunciare il Vangelo, la sola Parola che può salvare l’uomo". "Per i credenti la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l’efficacia dell’annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall’azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell’umanità”. Ricordando, infine il 50° anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta da Giovanni XXIII, che conserva - catalogato - materiale filmato dal 1896 a oggi sulla storia della Chiesa, Benedetto XVI ha augurato che questo “ricco patrimonio culturale, che appartiene all’intera umanità” sia ulteriormente ampliato e che tali “beni siano custoditi e conosciuti”.Asca, Radio Vaticana
UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI - il testo integrale del discorso del Papa
I chierici anglicani sposati che entrano nella Chiesa ancora oggetto di dibattito ritardano la pubblicazione della Costituzione del Papa
Una settimana dopo la presentazione sommaria dei suoi contenuti da parte del card. William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Costituzione Apostolica di Papa Ratzinger che stabilisce le condizioni per il passaggio degli anglicani alla Chiesa Cattolica non è ancora pronta. E non si tratta di problemi di traduzione ma di qualcosa di più serio. Sembra che sia ancora oggetto di dibattito proprio il punto più sensibile per l’opinione pubblica, cioè l’ordinazione di preti sposati. La questione non era stata ben chiarita nei dettagli durante la conferenza stampa del 20 ottobre, quando Levada si era limitato a dire che la situazione dei seminaristi "sarà valutata caso per caso". La Santa Sede accoglie il clero attualmente ammogliato, ma non prevede per i futuri seminaristi la possibilità di sposarsi. Il documento era però su questo punto abbastanza generico e rimandava a successive istruzioni. In questi giorni il testo è stato rivisto dal Pontificio Consiglio per i testi legislativi e tutto fa pensare che questo punto venga definito più chiaramente, specificando che i futuri seminaristi delle comunità anglo-cattoliche dovranno essere celibi come tutti i loro colleghi della Chiesa Cattolica latina. A far discutere Oltretevere è stata anche la decisione di presentare il documento quando questo ancora non c’era. L’annuncio anticipato è stato determinato dal fatto che il card. Levada aveva già preso appuntamenti a Londra per presentare la decisione papale ai vescovi cattolici e al primate anglicano. Sarebbe stato impossibile tenere nascosta la notizia dopo averla raccontata a un intero episcopato, peraltro mai consultato fino a quel momento. Lo stesso Benedetto XVI, preoccupato che non si ripetessero i fraintendimenti sorti dopo la revoca della scomunica ai lefebvriani, avrebbe però preferito che presentazione e divulgazione del testo fossero simultanee e non in differita com’è avvenuto. Andrea Tornielli, Il Giornale
Il Papa a Torino. L'uomo della Sindone e il mistero della sofferenza: la diocesi piemontese prepara l'Ostensione e la visita di Benedetto XVI
La riflessione sul mistero della sofferenza sarà il "filo rosso" che caratterizzerà la prossima Ostensione della Sindone, alla quale - il 2 maggio 2010 - parteciperà Benedetto XVI. La data è stata fissata lunedì scorso nell'udienza concessa dal Papa al card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino e custode pontificio del sacro telo. Il Papa aveva annunciato già la sua intenzione il 2 giugno 2008, durante l'udienza straordinaria ai settemila pellegrini della diocesi di Torino scesi a Roma per concludere il ciclo delle Missioni diocesane. In quell'occasione Benedetto XVI si espresse così: "Sarà un'occasione quanto mai propizia - ne sono certo - per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Giovanni, 3, 16)". Per Joseph Ratzinger non sarà comunque la prima visita alla Sindone: come cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede venne a Torino guidando il pellegrinaggio del personale dei suoi uffici, il 13 giugno 1998, e in quell'occasione tenne al Teatro Regio un'importante conferenza sul tema "Fede tra ragione e sentimento". Il motto scelto dal custode - Passio Christi, passio hominis - intende sottolineare proprio il collegamento tra la passione del Signore così com'è descritta nei Vangeli e testimoniata dalla Sindone e le molteplici sofferenze degli uomini e delle donne di oggi, in una città e in un territorio, come quelli torinesi, particolarmente segnati dagli effetti della crisi economica globale. Qui le piccole e medie aziende metalmeccaniche continuano a essere in forte disagio, e l'intero tessuto economico ne risente. In questi mesi, oltre alle iniziative di livello nazionale decise dalla Chiesa italiana, la Caritas subalpina ha attivato, nelle parrocchie, una vasta rete di supporto per le famiglie, in difficoltà soprattutto per pagare mutui e affitti, spese mediche e scolastiche. La preparazione all'ostensione coinvolge tutte le comunità parrocchiali in momenti di preghiera e riflessione intorno ai temi del disagio, della speranza, della solidarietà e della fraternità. L'Ostensione della Sindone, per altro, rimane un grande richiamo di fede e di speranza. Come si è visto nelle due ultime esposizioni - che complessivamente hanno portato a Torino oltre 3,5 milioni di fedeli - il mistero di quel Volto diventa, per i pellegrini, un richiamo forte a interrogarsi sul senso della propria esistenza di fronte alla morte e alla passione del Signore. Un richiamo esistenziale e religioso, che va ben oltre le pur importanti questioni scientifiche sulla formazione dell'immagine. La Sindone che il Papa e i pellegrini vedranno nel 2010 è stata sottoposta a un intervento accurato di conservazione, eseguito nel 2002 da Mechthild Flury-Lemberg, una delle maggiori autorità mondiali in materia di tessuti, che ha eseguito le indicazioni emerse dalla commissione internazionale di scienziati incaricati dal cardinale Saldarini di studiare le condizioni di conservazione del telo. La Sindone è poi stata ricucita su un nuovo supporto, che ha sostituito il telo d'Olanda usato dalle clarisse di Chambéry dopo l'incendio del 1532. Sono state eliminate anche le "toppe" che le monache avevano applicato al telo proprio per coprire le tracce lasciate dalla colata di argento fuso. Il sito www.sindone.org sarà il "motore" della preparazione all'ostensione, che viene organizzata dalla diocesi in collaborazione con enti locali e sponsor privati. Dal sito, a partire dal 1° dicembre, sarà possibile prenotare giorno e ora della visita. Ma dal gennaio del prossimo anno sarà operativo anche un centro per raccogliere le prenotazioni via telefono.
Marco Bonatti, L'Osservatore Romano
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