sabato 30 luglio 2011

Il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein, compie 55 anni. Dal clamore dei giornali a un ruolo pubblico rilevante ma discreto

Mons. Georg Gänswein (foto), il segretario personale di Benedetto XVI, compie oggi 55 anni. Nei primi anni del Pontificato di Papa Ratzinger la figura di mons. Gänswein è rimasta piuttosto dietro le quinte, soprattutto rispetto all’attivismo del suo predecessore, quel don Stanislaw Dziwisz che, negli ultimi anni del regno di Wojtyla aveva assunto un ruolo rilevante nei rapporti fra Giovanni Paolo II e il mondo esterno. Georg, che aveva alle spalle rigorosi studi teologici, è balzato più che altro agli onori delle cronache mondane, per qualche immagine che lo ritraeva mentre giocava a tennis in pantaloncini o partecipava a qualche ricevimento nei salotti romani. Eppure, come ricorda una nota dell’Adnkronos, la sua carriera all’interno della Curia romana andava avanti da tempo: dal 1995 era stato fra i collaboratori della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, per trasferirsi l’anno dopo all’ex Sant’Uffizio su indicazione di Joseph Ratzinger, insegnando nel frattempo diritto canonico alla Pontificia Università della Santa Croce, l’ateneo romano dell’Opus Dei. Fin dall’inizio, come egli stesso spiegò in un’intervista concessa qualche anno fa alla Radio Vaticana per farsi conoscere, uno dei suoi compiti principali è stato quello di “proteggere” il Papa dall’enorme quantità di documenti, lettere, richieste che gli arrivano. In questo senso deve svolgere un lavoro di filtro, cercando di sottoporre a Benedetto XVI solo le questioni realmente importanti o che richiedono la sua diretta approvazione. È un lavoro non solo di responsabilità ma che, evidentemente, dimostra la piena fiducia di cui gode da parte del Pontefice. Nel tempo la sua immagine è divenuta familiare in tutte le grandi celebrazioni presiedute dal Papa: quando discretamente, sistema una falda dell’abito sollevata dal vento, sostiene il Pontefice se è affaticato e così via. Tuttavia il tema del rapporto con i media, è stato decisivo nell’”apprendistato” di personalità pubblica di mons. Gänswein. Dopo il primo anno di pontificato, infatti, don Georg spiegava quanto facesse fatica ad abituarsi alle luci della ribalta, alle curiosità dei giornali dovute anche al suo aspetto fisico prestante, un’invadenza che gli provocava imbarazzo e qualche fastidio. Quindi raccontava che ciò che gli mancava era fare un po’ di sport. Quanto al resto, la sua era stata una vita normale, almeno fino all’elezione di Papa Ratzinger: il forte legame con la famiglia, l’interesse per qualche ragazza quando era giovane e poi gli studi teologici. Ma dopo oltre sei anni di Pontificato, spesso passando attraverso tempeste e critiche, il segretario del Pontefice ha assunto un ruolo pubblico più forte e anche il rapporto con la stampa è assai più dinamico. Recentemente ci sono state almeno due sue uscite significative: l’ultima al fianco del ministro dell’Economia Giulio Tremonti in un incontro organizzato, a giugno, all’Università cattolica di Roma; e poi a Perugia, nel febbraio scorso, l’intervento pubblico forse più significativo svolto dal segretario del Pontefice. Don Georg, che in quell’occasione riceveva la laurea honoris causa dall’Università per stranieri di Perugia, tenne un lungo intervento sui rapporti fra Stato e Santa Sede in Italia arrivando a proporre uno statuto speciale per Roma che comprendesse la sua natura di capitale del cattolicesimo.

Vatican Insider

GMG 2011-Il Papa a Madrid. Tutto l'evento della capitale spagnola nel palmo della mano: presentata la nuova applicazione per IPhone e IPad

Si chiama I-GPII la nuova applicazione per IPhone, IPad e dispositivi Ios che consentirà di seguire in diretta, tra agosto e settembre, la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid e il Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona. L’iniziativa è stata "fortemente voluta" dalla Fondazione Giovanni Paolo II per la gioventù, l’organismo del Pontificio Consiglio per i Laici che, nell’ambito della sezione giovani del dicastero, si occupa anche di promuovere e sostenere le GMG. I-GPII, presentato ieri mattina nella Sala Stampa della Santa Sede, sarà l’unico "motore" ufficiale in questo campo della comunicazione, disponibile in cinque lingue: italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese. Si tratta di un sistema semplice e innovativo che consentirà davvero di "avere tutte le informazioni a portata di mano". Così per consentire a tutti di scaricare gli aggiornamenti, costantemente e facilmente, numerosi punti wireless verranno istituiti nei luoghi degli incontri, nella capitale spagnola e ad Ancona. Realizzata dalla Futurtech & Adv production, l’applicazione è già prenotabile su Apple store e sarà scaricabile da lunedì 1°agosto. Il costo è di 3,99 euro. A presentare l’operazione ai giornalisti sono stati il presidente della Fondazione Marcello Bedeschi, Rosi Fontana che ne ha curato i contenuti e, da parte dell’azienda che l’ha realizzata, Iacopo Barberini, responsabile della parte tecnica, e l’amministratore delegato Giovanni Leone. I contenuti di I-GPII sono divisi in tre sezioni. La prima riguarda Papa Wojtyła, con alcune sue frasi e una galleria di foto e di video. Particolarmente dettagliato "il capitolo" su Madrid: si va dalla storia delle Giornate Mondiali della Gioventù alle informazioni più specifiche sul calendario e l’agenda degli appuntamenti madrileni, con tanto di news e aggiornamenti in tempo reale. E ancora catechesi, preghiere accanto a indicazioni pratiche sull’accoglienza. Non manca una mappa della città, persino con funzione gps per orientarsi e mantenere il collegamento con il proprio gruppo, e suggerimenti pratici per una visita completa. Contenuti analoghi per la parte che riguarda il Congresso Eucaristico di Ancona. Bedeschi ha spiegato che il servizio va ad aggiungersi agli strumenti di comunicazione della Fondazione: la rivista semestrale WYD magazine e i sussidi dvd. "È un nuovo strumento di consultazione largamente utilizzato dalle nuove generazioni, per condividere e approfondire momenti salienti della vita della Chiesa. Potrà essere anche un canale informativo per quanti non potranno partecipare agli eventi". E, infatti, l’applicazione è pensata "per durare nel tempo". Questa primissima versione, "realizzata in tempi record, si arricchirà ulteriormente" sempre seguendo il criterio dell’utilità e della praticità. In sintesi, due sono gli obiettivi di I-GPII: "Ooffrire un dettagliato supporto informativo; essere guida utile per vivere meglio gli incontri, fornendo anche le informazioni dell’ultimo minuto". C’è poi anche un importante aspetto di solidarietà, con una raccolta di risorse che la Fondazione Giovanni Paolo II per la gioventù, "da sempre e nel limite delle proprie possibilità, destina al sostegno delle iniziative di pastorale giovanile nei Paesi più poveri e per favorire la partecipazione alle GMG dei ragazzi che non hanno disponibilità economiche".

L'Osservatore Romano

Il Papa ad Ancona. Le Frecce Tricolori sorvoleranno l'area portuale della Fincantieri per la Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale

Dopo 20 anni sono nuovamente atterrate all'aeroporto "Sanzio" di Falconara (AN) le Frecce Tricolori (foto) che si esibiranno domani all'AirShow di Fano (PU). La Pan, Pattuglia Acrobatica Nazionale, accolta ieri mattina dai presidenti dell'Aero Club di Fano e di quello di Ancona, domani partirà per Fano per effettuare le prove in vista dell'esibizione ufficiale. Nel frattempo si è appreso che le Frecce Tricolori sorvoleranno la zona del porto di Ancona nella giornata di domenica 11 settembre quando Papa Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa nell'area della Fincantieri in occasione della giornata conclusiva del XXV Congresso Eucaristico Nazionale.

Agi

venerdì 29 luglio 2011

Benedetto XVI: la Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid incoraggi tutti i giovani del mondo a radicare e fondare la loro vita in Cristo

Papa Benedetto XVI ha chiesto le preghiere dei credenti nel mese di agosto per la Giornata Mondiale della Gioventù. E' la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da quasi 50 milioni di persone nei cinque continenti. Ogni mese il Pontefice condivide un'intenzione di preghiera. Per il mese di agosto, l'intenzione generale è: “Perché la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolge a Madrid incoraggi tutti i giovani del mondo a radicare e fondare la loro vita in Cristo”. Il Papa presenta anche un'intenzione di preghiera missionaria. Ad agosto si pregherà “Perché i cristiani dell'Occidente, docili all'azione dello Spirito Santo, ritrovino la freschezza e l'entusiasmo della loro fede”.

Zenit

Memoria di Santa Marta. Il Papa: senza amore anche le attività più importanti perdono valore. La Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire

La Chiesa ricorda oggi la memoria di Santa Marta. Sorella di Lazzaro e Maria, è descritta dal martirologio romano come colei che accolse nella sua casa Gesù di passaggio a Betania, un villaggio nei pressi di Gerusalemme. Nei Vangeli la sua figura emerge anche per la sua forte professione di fede alla morte del fratello, ma l’icona alla quale la si associa più frequentemente è quella di una donna indaffarata, contrapposta a chi sceglie di fermarsi ad ascoltare e meditare la Parola di Dio. L’esempio che Santa Marta ha lasciato alla Chiesa è quello del servizio solerte, di una dedizione accurata per tutto ciò che serve per accogliere Gesù. La sua encomiabile laboriosità rischia però di farle trascurare la sua vita interiore. Per questo, quando, intenta ad offrire al Maestro un confortevole ristoro nella sua casa, Marta chiede a Gesù di esortare la sorella Maria ad aiutarla, riceve invece un amorevole richiamo, come ha ricordato Benedetto XVI all’Angelus del 18 luglio 2010: "'Marta, Marta – e questo nome ripetuto esprime l’affetto –, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta'. La parola di Cristo è chiarissima: nessun disprezzo per la vita attiva, né tanto meno per la generosa ospitalità; ma un richiamo netto al fatto che l’unica cosa veramente necessaria è un’altra: ascoltare la Parola del Signore; e il Signore in quel momento è lì, presente nella Persona di Gesù! Tutto il resto passerà e ci sarà tolto, ma la Parola di Dio è eterna e dà senso al nostro agire quotidiano".
La riflessione del Papa ha inoltre specificato cosa deve caratterizzare l’operato del cristiano, che deve essere animato dall'amore: “La persona umana deve sì lavorare, impegnarsi nelle occupazioni domestiche e professionali, ma ha bisogno prima di tutto di Dio, che è luce interiore di Amore e di Verità. Senza amore, anche le attività più importanti perdono di valore, e non danno gioia. Senza un significato profondo, tutto il nostro fare si riduce ad attivismo sterile e disordinato. E chi ci dà l’Amore e la Verità, se non Gesù Cristo? Impariamo dunque, fratelli, ad aiutarci gli uni gli altri, a collaborare, ma prima ancora a scegliere insieme la parte migliore, che è e sarà sempre il nostro bene più grande”.
Ma se dalla solerzia di Marta apprendiamo a non disperderci in miriadi di faccende che ci fanno trascurare l’amore, dalla sua professione di fede alla morte del fratello Lazzaro, impariamo che, solo abbandonando le nostre umane certezze, la vita in Dio fa sperimentare prodigi che non credevamo possibili.

Radio Vaticana

Angelus, 18 luglio 2010

GMG 2011-Il Papa a Madrid. 88mila i giovani italiani iscritti, il gruppo più numeroso. A Milano prima tappa del tour mondiale di presentazione

Sono 88mila i giovani italiani che si sono iscritti alla XXVI Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Madrid dal 16 al 21 agosto con la presenza di Benedetto XVI. Il numero è stato reso noto oggi, nel corso della presentazione dell'evento che si è tenuta a Milano, prima tappa di un "tour" che servirà a presentarlo nelle pià importanti città del mondo: le prossime saranno Parigi, Londra, Rio de Janeiro. "Ho deciso di iniziare da Milano perchè la partecipazione degli italiani è la più numerosa", ha raccontato Yago de la Cierva, direttore esecutivo della GMG di Madrid. "La città è desiderosa di iniziare questo grande evento: non tutto è pronto, mancano i dettagli, ma sarà tutto pronto in una settimana". La grossa macchina organizzativa per vivere la GMG a Madrid è avviata ormai dal settembre scorso perché, "come ci ha chiesto il Santo Padre", ha detto il responsabile spagnolo, "dovrà essere l’occasione di un incontro personale con Gesù per ogni ragazzo che vi parteciperà". Certo gli aspetti da curare sono tanti: trasporti, alloggi, location… Ma quello che il comitato ha stabilito fin dall’inizio è stato "di coinvolgere non solo la Chiesa, ma tutta la società civile, perché per la Spagna è un grande dono organizzare questo evento".

Agi, Chiesa di Milano.it

Dossier informativo

Italiani alla GMG

GMG 2011, la “fiesta” della fede

Il Papa: crescita dei giovani venga alimentata non solo da nozioni culturali e tecniche ma soprattutto dall’amore, che vince individualismo e egoismo

“Le prove, a livello sia personale sia istituzionale, servono per accrescere la fede”, “Dio ha i suoi piani, anche quando non riusciamo a comprendere le sue disposizioni”: è quanto scrive Benedetto XVI nel messaggio indirizzato al preposito generale dei chierici regolari Somaschi, padre Franco Moscone, in occasione dell’anno giubilare indetto dall’Ordine nel 500° anniversario della prodigiosa liberazione dal carcere del fondatore, San Girolamo Emiliani, patrono degli orfani e della gioventù abbandonata. Le celebrazioni si apriranno a Venezia il prossimo 25 settembre, con la Messa nella Basilica di San Marco, e si protrarranno fino al 30 settembre del 2012 con una serie di convegni storici ed eventi dedicati alla figura di San Girolamo. Nel messaggio, Benedetto XVI ricorda l’evento prodigioso che modificò il “corso di una vicenda umana e diede inizio ad un’esperienza di vita consacrata assai significativa per la storia della Chiesa”. E’ la notte del 27 settembre del 1511 e durante la guerra tra la Repubblica Veneta e gli Stati della Lega di Cambrai il giovane soldato della Repubblica di Venezia, Girolamo Emiliani, viene fatto prigioniero e rinchiuso nei sotterranei nella fortezza di Castelnuovo con catene ai piedi e alle mani. Si rivolge alla Madonna, facendo voto di cambiare condotta di vita, e per intercessione della Madre di Dio viene liberato dai ceppi della prigionia. Per intervento divino fu liberato, scrive il Papa nel messaggio, “dai lacci dell’egoismo, dell’orgoglio, della ricerca dell’affermazione personale, cosicché la sua esistenza, prima rivolta prevalentemente alle cose temporali, si orientò unicamente a Dio, amato e servito in modo particolare nella gioventù orfana, malata e abbandonata”. Girolamo, aggiunge il Santo Padre, “maturò l’idea che la gioventù, soprattutto quella disagiata, non può essere lasciata sola, ma per crescere sana ha bisogno di un requisito essenziale: l’amore”. E l’attenzione alla gioventù e alla sua educazione umana e cristiana, che contraddistingue il carisma dei Somaschi, continua ad essere un impegno della Chiesa. È necessario, sottolinea Benedetto XVI, che “la crescita delle nuove generazioni venga alimentata non solo da nozioni culturali e tecniche, ma soprattutto dall’amore, che vince individualismo ed egoismo” e rende attenti alle necessità di ogni persona, “anche quando non ci può essere contraccambio, anzi, specialmente allora”. L’esempio luminoso di San Girolamo Emiliani, conclude il Papa, aiuta a prendere a cuore “ogni povertà della nostra gioventù, morale, fisica, esistenziale, e innanzitutto la povertà di amore, radice di ogni serio problema umano”.

Radio Vaticana

Messaggio all'Ordine dei Chierici Regolari Somaschi, nel quinto centenario della prodigiosa liberazione dal carcere del fondatore San Girolamo Emiliani (20 luglio 2011)

Il 4 novembre Benedetto XVI presiederà la celebrazione dei Vespri nel 70 ° anniversario della Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali

Vocazioni e Atenei Pontifici saranno unite il prossimo 4 novembre nella celebrazione dei Vespri presieduti dal Papa nella Basilica Vaticana, alle 16.30. La Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali è stata istituita da Pio XII col Motu Proprio "Cum Nobis" del 4 novembre 1941 presso quella che un tempo si chiamava Congregazione dei Seminari e delle Università degli studi e che oggi è la Congregazione per l'Educazione cattolica. Per i suoi 70 anni, dal 3 al 5 novembre 2011 si svolge a Roma un Convegno sul tema "L'identità del presbitero nella Chiesa, oggi". Un appuntamento che Benedetto XVI vuole sottolineare con la celebrazione nella Basilica di San Pietro che riunisce così anche docenti e studenti degli Atenei Pontifici che in quel periodo iniziano l’anno accademico. L’appuntamento consueto con la Messa celebrata dal cardinale prefetto Zenon Grocholewski cui seguiva un saluto del Papa, è stato sostituito dalla celebrazione dei Vespri che sarà presieduto da Benedetto XVI. A precedere la celebrazione una veglia di preghiera per i giovani.
La Pontificia Opera per le Vocazioni Sacerdotali promuove il Messaggio per la Giornata Mondiale di preghiera per le Vocazioni che il Santo Padre rivolge ogni anno a tutta la Chiesa, offre il servizio di diffondere i documenti del Magistero ecclesiale riguardo alla promozione della vocazione al sacerdozio ministeriale, le informazioni e le esperienze significative provenienti da diverse parti del mondo, perché ogni comunità locale possa svolgere i suoi programmi per la promozione della vocazione al ministero sacerdotale e alla vita consacrata mediante esperienze valide e riuscite. l’Opera collabora con le Chiese locali attraverso l'organizzazione di convegni internazionali continentali perché si viva il più possibile in sinergia tra quanti operano nel campo vocazionale.

Angela Ambrogetti, Il Portone di Bronzo

giovedì 28 luglio 2011

GMG 2011-Il Papa a Madrid. Il sindaco: offriamo a Benedetto XVI e alla gioventù di tutto il mondo una città giovane, vicina e amica, dando il meglio

Il sindaco di Madrid (foto), Alberto Ruiz Gallardón, ha rivolto, per la terza volta nei suoi otto anni di permanenza nel municipio di Madrid, un editto a tutti i madrileni in occasione della prossima celebrazione della Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà nella capitale spagnola dal 16 al 21 agosto. In questa comunicazione ha invitato tutti i cittadini di Madrid a offrire al Papa e ai giovani di tutto il mondo “una città giovane, vicina e amica”. Ruíz Gallardón ha spiegato che “Madrid vuole assumersi la propria responsabilità di officiare come ospite di questo evento dando il meglio di se stessa come segno di riconoscenza per la fiducia riposta nelle nostre capacità di essere un luogo genuino di incontro”. Il sindaco ha anche espresso la speranza che “la presenza dei nostri ospiti costituisca un'esperienza piacevole e arricchente, per loro e per noi, cosicché, dopo questi giorni di festa, quando ritorneranno alle loro case, possano diffondere il nome di questa città come sinonimo di calore e ospitalità”. Dei partecipanti alla GMG il sindaco ha detto: “La gioventù rappresenta sempre la garanzia di un nuovo inizio, che è ciò che porta ogni generazione ad affrontare le proprie sfide”. Perciò, ha invitato ad aprire “le nostre porte al Papa e ai giovani che si sono dati appuntamento qui”. Dopo la lettura dell’editto, il sindaco e parte della corporazione municipale hanno presieduto, insieme con il cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, alla consegna degli attestati ai volontari che hanno partecipato ai corsi di sicurezza e di emergenza, realizzati dalla Samur-Protezione civile nell’ultimo anno. Il sindaco ha manifestato il desiderio che Madrid sia “il migliore scenario per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù grazie alla professionalità e alla generosità dei volontari”. Dal canto suo, Ana Botella, vice sindaco e assessore all’Ambiente, ha ricordato che “Madrid è una città che accoglie più di 4.600 eventi pubblici all’anno, ma la GMG supera di molto gli eventi che si celebrano nella nostra città”. “Niente – ha aggiunto – può sostituire la collaborazione dei cittadini, che è fondamentale affinché questo evento sia un successo”. La formazione dei volontari è iniziata a settembre 2010 e dei suoi corsi si sono avvalsi oltre 10.000 persone.

SIR

'Irish Times': il nunzio apostolico in Irlanda, mons. Giuseppe Leanza, assumerà presto l'incarico di nunzio apostolico nella Repubblica Ceca

Il nunzio apostolico in Irlanda mons. Giuseppe Leanza (foto) assumerà presto l'incarico di nunzio apostolico nella Repubblica Ceca. Lo scrive oggi il sito internet del quotidiano irlandese Irish Times, riportando la conferma dell'Ambasciata ceca a Dublino. Da parte del governo di Praga, secondo quanto ha detto la sede diplomatica ceca all'Irish Times, è stato già espresso il placet per il diplomatico vaticano che s'è trovato a gestire la delicata fase dopo la pubblicazione in Irlanda del cosiddetto "Cloyne Report", il rapporto sui presunti casi di pedofilia e abusi avvenuti nella diocesi di Cloyne. Mons. Leanza tre giorni fa è stato richiamato a Roma per consultazioni.

TMNews

Verso la Giornata di Assisi. Il rabbino Di Segni: la lingua del dialogo deve essere comune. Il card. Koch: la croce non può essere un ostacolo

“Il credente cristiano può certamente pensare che la Croce rimpiazzi in modo permanente e universale il giorno del Kippur, ma se desidera dialogare sinceramente e rispettosamente con l’ebreo, per il quale il Kippur rimane parimenti nella sua valenza permanente e universale, non deve proporre all’ebreo le sue credenze e interpretazioni cristiane come indici del ‘cammino decisivo’. Perché allora veramente si rischia di rientrare nella teologia della sostituzione e la Croce diventa ostacolo”. E’ la parte centrale di un articolo firmato da Riccardo Di Segni (nella foto con Benedetto XVI), rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, su L’Osservatore Romano, in risposta ad una risposta ad un articolo firmato il 7 luglio, sullo stesso quotidiano, dal card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione delll’Unità dei Cristiani, sul significato della Giornata di preghiera in programma il 27 ottobre ad Assisi. La croce di Gesù, aveva scritto il cardinale, “si erge sopra di noi come il permanente e universale Yom Kippur”, e “pertanto non è di ostacolo al dialogo interreligioso”, ma “indica il cammino decisivo che soprattutto ebrei e cristiani dovrebbero accogliere in una profonda riconciliazione interiore diventando così fermento di pace e di giustizia nel mondo”. “La propria differenza non può essere proposta all’altro come il modello da seguire”, obietta Di Segni, perché “la lingua del dialogo deve essere comune”. “Il mio articolo si rivolgeva ai lettori cristiani, a cui volevo far presente il loro compito di riconciliarsi anche e precisamente con l’ebraismo”, precisa il card. Koch, nella replica pubblicata sempre su L’Osservatore Romano in edicola oggi. “Volevo mostrare che, partendo precisamente dall’evento della croce, i cristiani hanno il dovere di riconciliarsi con gli ebrei”, prosegue il cardinale, facendo notare che “per i cristiani la croce non può essere ‘un ostacolo al dialogo interreligioso’”. “Se i rappresentanti di altre religioni e soprattutto gli ebrei, la vedono in tal modo – puntualizza il porporato - non sta a me giudicare; ciò si iscrive piuttosto nella libertà della convinzione religiosa di ognuno”. “Non ritengo assolutamente che gli ebrei debbano vedere la croce come noi cristiani per poter intraprendere insieme il cammino verso Assisi”, precisa ancora il card. Koch: “Non si intende pertanto sostituire lo Yom Kippur ebraico con la croce di Cristo, anche se i cristiani vedono nella croce ‘il permanente e universale Yom Kippur’”. Il “punto fondamentale, molto delicato, del dialogo ebraico -cattolico”, per il cardinale è infatti “la questione di come si possano conciliare la convinzione, vincolante anche per i cristiani, che l’alleanza di Dio con il popolo d’Israele ha una validità permanente e la fede cristiana nella redenzione universale in Gesù Cristo”.

SIR

Ebrei e cattolici verso il prossimo incontro di Assisi: sicuramente la Croce non è un ostacolo


La lingua del dialogo deve essere comune

La Santa Sede e il vento della disobbedienza. Sul tavolo dei principali collaboratori del Papa i dossier sull’Irlanda, l’Austria e l'America

In Vaticano il vento della disobbedienza è monitorato costantemente. Sul tavolo dei principali collaboratori del Papa sono aperti i dossier relativi all’Irlanda, all’Austria e all’America dove i preti chiamano alla disobbedienza se Roma non mette in campo quelle riforme che non ha mai voluto attuare: la fine del celibato sacerdotale, l’apertura al sacerdozio femminile, la comunione concessa a tutti, a cominciare dai divorziati risposati. Il ricatto, nemmeno troppo sottinteso, è uno: o Roma approva ciò che chiediamo o sarà scisma. In Irlanda sta facendo scalpore la lettera firmata da padre Vincent Twomey, ex allievo di Papa Benedetto XVI e docente al seminario irlandese di Maynooth, in cui scrive: “Tutti i vescovi nominati prima del 2003 diano le dimissioni. E’ l’unica strada per garantire la trasparenza nello scandalo pedofilia”. In sostanza l’idea è una: per restituire credibilità alla Chiesa occorre azzerare la classe dirigente esistente, rea di aver coperto, insabbiato, nascosto i peccati carnali del clero. Dietro la lettera di Twomey c’è una Chiesa che non sa come uscire dall’impasse. Anche l’arcivescovo di Dublino, Diarmuid Martin, sente su di sé la pressione del Paese e, infatti, sono settimane che attacca i vescovi irlandesi “che hanno insabbiato”, coloro che nella Chiesa non si sono accodati “alla linea della trasparenza di Joseph Ratzinger”. Per lui, come per molti cattolici irlandesi, la strada è una: scaricare il passato e ricominciare da zero. Altrimenti l’emorraggia dei fedeli sarà inarrestabile. Altrimenti altro non si potrà verificare che uno scisma.
Negli Stati Uniti tengono banco le proteste di Roy Bourgeois, 70 anni, brillante promessa dell’imprenditoria statunitense in America latina che un giorno di ritorno dal Vietnam si fece prete. Conobbe Janice Sevre, una donna che aspirava a diventare sacerdote nella chiesa cattolica. La battaglia di Sevre divenne la sua tanto che pochi giorni fa è stato Bourgeois a benedire l’ordinazione illecita di Sevre fatta dal gruppo Roman Catholic Womenpriests. Bourgeois è stato convocato a New York, quartiere generale della congregazione di Maryknoll, dal superiore generale John Sivalon che ha detto che una relazione su quanto avvenuto sarà inviata alla Dottrina della fede. Dunque, oggi, la palla è in mano a Roma, che sa bene che padre Bourgeois e i 157 preti che lo sostengono sono pronti a tutto pur di non rinunciare alle proprie idee, anche a uno scisma. C’è un decreto del 30 maggio scorso e firmato dall’ex Sant’Uffizio, Decreto generale circa il delitto di attentata ordinazione sacra di una donna, nel quale si stabilisce formalmente la scomunica automatica per le donne che vengono ordinate e per chi celebra il rito, una scomunica che non prevede possibilità di ricorso: “L’unico ricorso è il pentimento”, ha detto il sottosegretario della Dottrina della fede Joseph Augustine Di Noia. “Sarei molto triste”, ha detto Bourgeois. “Sono stato prete di Maryknoll per 36 anni, ma se Roma mi licenziasse, dovrei accettarlo”.
In Austria il vento non è diverso. Nella lettera tramite la quale il primate d’Austria Christoph Schönborn richiama i circa 300 preti austriaci appartenenti a “Iniziativa parroci” all’obbedienza e all’unità con Roma c’è molta cautela. Schönborn non vuole rompere coi preti ribelli, perché all’orizzonte vede il rischio di un passo estremo, la rinuncia dei preti all’appartenenza alla Chiesa. Dietro “Iniziativa parroci”, infatti, c’è il movimento “Noi siamo Chiesa”, che continuamente minaccia la rottura definitiva.


Paolo Rodari, Il Foglio

Il Giudizio finale. Il Papa: il criterio decisivo è l’amore, la carità concreta nei confronti del prossimo, dei ‘piccoli’, delle persone in difficoltà

“Il regno dei Cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano via”, “raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo”. E’ questo un passo del Vangelo odierno, tratto da Matteo, che invita i fedeli a soffermarsi sulla realtà del Giudizio finale. Una riflessione che si fa ancor più pressante, di fronte a realtà sconvolgenti quali la carestia nel Corno d’Africa che sta uccidendo migliaia di innocenti nell’indifferenza dell’opinione pubblica. Sulla realtà ultima del Giudizio e in particolare sul suo criterio, l’amore, Benedetto XVI ha svolto diverse riflessioni a partire dalla sua Enciclica “Spe Salvi”. “Nel momento del Giudizio sperimentiamo ed accogliamo” il prevalere dell’amore di Dio “su tutto il male nel mondo ed in noi. Il dolore dell'amore diventa la nostra salvezza e la nostra gioia”: è uno dei passaggi forti del testo, in cui Benedetto XVI sottolinea come il Giudizio finale vada atteso non con paura, ma con speranza. “Io – scrive il Papa nell’Enciclica - sono convinto che la questione della giustizia costituisce l'argomento essenziale, in ogni caso l'argomento più forte, in favore della fede nella vita eterna”. Il Papa ci porta dunque a riflettere su una pagina evangelica tra le più conosciute, per comprendere meglio la realtà del Giudizio: “Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto… e così via. Chi non conosce questa pagina? Fa parte della nostra civiltà. Ha segnato la storia dei popoli di cultura cristiana: la gerarchia di valori, le istituzioni, le molteplici opere benefiche e sociali” (Angelus, 23 novembre 2008).
Dobbiamo avere, esorta il Papa, un “cuore che vede”. Non possiamo restare indifferenti di fronte alle sofferenze dell’umanità. Cristo, avverte, è Pastore buono e misericordioso, ma anche Giudice giusto che nel Giudizio finale separerà i buoni dai malvagi. Benedetto XVI ci indica il “criterio decisivo” di questo giudizio: “Questo criterio è l’amore, la carità concreta nei confronti del prossimo, in particolare dei ‘piccoli’, delle persone in maggiore difficoltà: affamati, assetati, stranieri, nudi, malati, carcerati. Il re dichiara solennemente a tutti che ciò che hanno fatto, o non hanno fatto nei loro confronti, l’hanno fatto o non fatto a Lui stesso. Cioè Cristo si identifica con i suoi ‘fratelli più piccoli’, e il giudizio finale sarà il rendiconto di quanto è già avvenuto nella vita terrena” (Al pellegrinaggio dell'arcidiocesi di Amalfi-Cava de' Tirreni, 22 novembre 2008).
Questo amore su cui saremo giudicati, soggiunge il Papa, non è mera filantropia. La sua fonte è Cristo stesso: “Lo spettacolo dell'uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l'impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente” (Al Pontificio Consiglio "Cor Unum", 23 gennaio 2006).
E dunque, prosegue, “quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono”, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la speranza. Ecco perché, ribadisce il Papa, la fede non è una teoria che “si può far propria o anche accantonare”: “È una cosa molto concreta: è il criterio che decide del nostro stile di vita. In un'epoca nella quale l'ostilità e l'avidità sono diventate superpotenze, un'epoca nella quale assistiamo all'abuso della religione fino all'apoteosi dell'odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte” (Al Pontificio Consiglio "Cor Unum", 23 gennaio 2006).

Radio Vaticana

GMG 2011-Il Papa a Madrid. Benedetto XVI accolto da guardie del corpo speciali: 60 bambini vestiti con la tradizionale uniforme delle Guardie Svizzere

In occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, il Santo Padre Benedetto XVI a Madrid sarà accolto da un gruppo di guardie del corpo speciali: 60 bambini, vestiti con la tradizionale uniforme delle Guardie Svizzere. Il gruppo è soprannominato “Giovani Guardie Svizzere”. In un’intervista del direttore di questo giovane gruppo ha raccontato che il gruppo delle piccole Guardie Svizzere è nato per affetto verso il Papa, in particolare per Giovanni Paolo II, in occasione del suo primo viaggio in Spagna nel 1982. Il Beato Giovanni Paolo II ha visitato il Paese di nuovo nel 1993 e 2003, sempre accompagnato dalle Giovani Guardie Svizzere. Il corpo delle Guardie Svizzere si occupa della sicurezza del Papa. Centodieci di loro custodiscono la sua residenza e lo assistono durante le cerimonie più importanti che si celebrano in Vaticano. Sarà diverso per la GMG, quando Benedetto XVI arriverà in Spagna, il servizio di sicurezza aumenterà e si varrà anche dello speciale corpo di guardia di queste Giovani Guardie Svizzere. Per realizzare le uniformi sono stati impegnati oltre 450 metri di tessuto e 4200 metri di nastro, il tutto per circa 5 mila ore di lavoro. Il gruppo darà il benvenuto al Papa all’aereoporto di Barajas, e si ritroverà lì a salutarlo anche al termine della GMG.

Fides

E' morto mons. Pietro Sambi, nunzio apostolico negli Stati Uniti d'America. Nell’aprile 2008 aveva accolto Benedetto XVI a Washington e a New York

Lutto nella Chiesa. Si è spento ieri sera all’ospedale Johns Hopkins di Baltimora, negli Stati Uniti, l’arcivescovo Pietro Sambi (nella foto con Benedetto XVI), nunzio apostolico a Washington. Le sue condizioni di salute si erano aggravate negli ultimi giorni dopo un intervento chirurgico al polmone. Aveva 73 anni. I funerali si terranno nella Basilica dell'Immacolata Concezione a Washington, il prossimo 6 agosto, Festa della Trasfigurazione del Signore. Mons. Sambi era nato 73 anni fa a Sogliano al Rubicone, diocesi di Rimini, ed era stato ordinato sacerdote nel 1964. Entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede nel 1969, ha prestato servizio prima in Camerun e a Gerusalemme (1971) Cuba (1974), Algeria (1978), Nicaragua (1979), Belgio (1981) e India (1984). Il 10 ottobre 1985 viene nominato arcivescovo titolare di Belcastro e pro-nunzio apostolico in Burundi; il card. Jozef Tomko lo consacra vescovo il 9 novembre dello stesso anno. Nel 1991 viene nominato nunzio in Indonesia e successivamente, nel 1998, assume l'incarico di rappresentante pontificio a Cipro e in Israele, nonché quello di delegato apostolico per Gerusalemme e la Palestina, svolgendo un’intensa opera per i cristiani di Terra Santa e contribuendo a risolvere l'assedio alla Basilica della Natività. Il 17 dicembre 2005 il Papa lo ha nominato nunzio apostolico per gli Stati Uniti d'America e osservatore permanente presso l'Organizzazione degli Stati Americani. Nell’aprile 2008 aveva accolto Benedetto XVI in occasione del viaggio a Washington e a New York.

Radio Vaticana

mercoledì 27 luglio 2011

Il Papa a Lamezia Terme e Serra San Bruno. Alla Messa previsti fino a 150mila fedeli. La celebrazione sarà nella più spaziosa area industriale ex Sir

Sono già arrivate a circa 60 mila le prenotazioni per partecipare alla solenne Celebrazione eucaristica che Papa Benedetto XVI presiederà a Lamezia Terme domenica 9 ottobre. La Curia lametina e l’Amministrazione comunale hanno accolto con grande gioia la notizia che saranno veramente in tantissimi i fedeli, provenienti da tutte le diocesi calabresi, che vorranno assistere alla Santa Messa del Santo Padre. Il gran numero di prenotazioni che sicuramente lieviterà nelle prossime settimane (si pensa che molto probabilmente si arriverà a 150 mila fedeli prenotati), ha indotto la Curia ed il Comune a pensare ad unalocation idonea per accogliere al meglio un numero così imponente di persone. In seguito ad una riunione congiunta tra i sacerdoti del comitato organizzatore e gli amministratori cittadini, è stato sceltal’area ex Sir come sito adatto alla celebrazione del rito religioso. L’ampia zona consentirà, sul piano della sicurezza, il tranquillo svolgimento della funzione ed anche il regolare deflusso dei fedeli che, a fine cerimonia, dovranno riprendere agevolmente i mezzi per ritornare nelle varie città di provenienza. La decisione della Curia e del Comune è stata accolta positivamente dalla Prefettura e dalla Gendarmeria della Città del Vaticano. Viene quindi definitivamente scartata l’ipotesi iniziale di far svolgere il rito in contrada Rotoli, una possibilità vagliata ma mai decisa in via definitiva. Infatti, né nei mesi scorsi, né di recente, nessuna comunicazione ufficiale è mai stata diramata in tal senso dagli uffici della Curia vescovile lametina. Il Comitato della Curia vescovile che si occupa dell’organizzazione della visita del Papa a Lamezia fa anche sapere di provare “molta compassione per quelle persone che a tal proposito hanno diffuso notizie false etendenziose cercando di sminuire anche un evento di tali proporzioni come la visita del Papa in terra di Calabria. Ci dispiace molto – sottolinea ancora il Comitato organizzatore – siamo davanti a persone che mirano ad intaccare la serenità del Popolo di Dio. Finora abbiamo lavorato in piena sinergia con la Santa Sede ed il Comune di Lamezia. La scelta ricaduta sull’area ex Sir è stata valutata anche con la consulenza dei tecnici del Vaticano che hanno vagliato ogni aspetto (logistico, tecnico, relativo alla sicurezza) del sito da noi proposto. Ci auguriamo – conclude il Comitato – che simili episodi spiacevoli non si ripetano e che sia sempre la Verità a diradare le ombre gettate dalle mistificazioni e dall’inattendibilità di notizie, non dettate dalla buona fede e, soprattutto, dalla volontà di rendere un buon servizio di informazione all’intera comunità”.

CN24

Joseph Ratzinger e il fantasma del 'fondamentalismo cristiano': la religione deve lasciarsi purificare e regolamentare dalla luce divina della ragione

Il Papa ha detto poco, domenica, dei due attentati norvegesi ma credo che abbia molto pensato e temuto: e non tanto per la surreale critica che gli è rivolta nel manifesto dell’attentatore, ma per il fantasma del "fondamentalismo cristiano" che con quegli attentati per la prima volta prende forma sulla scena mondiale. Più volte, da teologo e da Papa, egli ha parlato del “fanatismo religioso” che può produrre “intolleranza e terrorismo”, un fanatismo che la fede non può “sanare” senza l’aiuto della ragione. I morti di venerdì devono essere stati per lui come una drammatica riprova della giustezza di quella teoria. Da cardinale aveva esposto quell’idea in dialogo con Juergen Habermas (foto), in un incontro del gennaio del 2004 a Monaco di Baviera (i testi sono pubblicati in italiano da Marsilio con il titolo "Ragione e fede in dialogo"). I due discutono delle legittimazioni morali e religiose del fanatismo e del terrorismo e segnalano il fatto che i terroristi presentano a volte la loro azione come, dice il card. Ratzinger, "difesa di una tradizione religiosa contro l’empietà della società occidentale". Il cardinale conclude segnalando l’esigenza che ragione e fede si "riconoscano reciprocamente" e stabiliscano tra loro una "correlazione polifonica" per aiutarsi a guarire dalle rispettive “patologie”. Queste le sue parole più impegnative: "Ci sono patologie della religione che sono assai pericolose e che rendono necessario considerare la luce divina della ragione come un organo di controllo, dal quale la religione deve costantemente lasciarsi purificare e regolamentare". In altra occasione, in dialogo con Ernesto Galli Della Loggia, nell’ottobre dello stesso anno, il card. Ratzinger aveva posto in relazione positiva cristianesimo e illuminismo, sempre al fine di una reciproca “purificazione”: "L’Europa deve difendere la razionalità e su questo punto anche noi credenti dobbiamo essere grati al contributo dei laici, dell’illuminismo, che deve rimanere una spina nella nostra carne. Ma anche i laici devono accettare la spina nella loro carne, cioè la forza fondante della religione cristiana per l’Europa". Sentendo che l’attentatore di Oslo e di Utoya, Anders Behring Breivik, veniva qualificato come un “fondamentalista cristiano” Joseph Ratzinger non può non aver ricordato quel monito che aveva formulato poco prima dell’elezione al Pontificato e che da Papa aveva più volte riproposto, in particolare con la lectio di Regensburg con primario riferimento all’islam. Ma ora la matrice era cristiana e invocata da un fanatico che si qualificava come cristiano “al cento per cento cristiano”: così è scritto nel suo manifesto. Le prudentissime parole pronunciate domenica dal Papa nel saluto di mezzogiorno vanno lette sullo sfondo di quei convincimenti ratzingeriani: di “fondamentalismo cristiano” non si parla volentieri negli ambienti cristiani internazionali, dove questa mina crescente è tenuta d’occhio con preoccupazione. Ricordo un solo testo vaticano che lo menziona in tempi recenti: l’Instrumentum laboris del Sinodo dei vescovi del Medio Oriente, cioè il documento preparatorio che fu “consegnato” ai destinatari dal Papa durante il viaggio a Cipro, il 6 giugno 2010: esso richiama, riprovandola, l’ideologia di "alcuni gruppi fondamentalisti cristiani" che "giustificano, basandosi sulle Sacre Scritture, l’ingiustizia politica imposta ai palestinesi". In più di un’occasione Papa Ratzinger ha accennato al pericolo, storico e attuale, cristiano e planetario, che l’impegno per la verità possa condurre all’intolleranza e alla violenza. Parlando al corpo diplomatico nel gennaio del 2006 si è chiesto, per esempio, se "le convinzioni diverse sulla verità" non siano destinate a "dare luogo a tensioni, ad incomprensioni, a dispute, tanto più forti quanto più profonde sono le convinzioni stesse", fino a produrre “guerre di religione”. Ammise che ciò si era verificato anche nella Chiesa Cattolica e precisò che si era trattato di “gravi errori”per i quali essa "non ha esitato a chiedere perdono". Con maggiore efficace ha poi svolto la stessa considerazione durante il viaggio in Austria nel settembre del 2007, evocando, al Santuario di Mariazell, il fatto che noi cristiani "abbiamo paura, a motivo della nostra storia, che la fede nella verità comporti intolleranza". Riflettendo sulla preghiera del Papa per le vittime di quell’assurdo cristiano che è Anders Behring Breivik, conviene dire, a correzione delle semplificazioni proposte dai titoli dei media, che egli non propriamente “minaccia” il Papa, ma lo critica e auspica l’avvento di un futuro Pontefice capace di "promuovere una nuova crociata contro l’islam". Egli fonda questa critica sulla constatazione che Papa Benedetto "ha abbandonato la difesa dei cristiani europei e dev’essere considerato codardo, incompetente, corrotto e illegittimo, alla stregua dei più recenti predecessori, Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II". Si direbbe che il folle Breivik abbia compreso il Papa teologo come questi aveva da tempo intuito la pericolosità di ogni fondamentalismo, compreso quello cristiano.

Luigi Accattoli, Liberal

Il ripiegamento dei Legionari di Cristo, obbligati negli ultimi mesi a chiudere seminari e università, fusionare comunità religiose, trasferire scuole

Si presenta come il più imponente ripiegamento istituzionale degli ultimi anni. La più grande ristrutturazione all’interno dagli scandali del suo fondatore, Marcial Maciel Degollado. Fino a poco tempo fa, la Legione era considerata l’istituto religioso di maggiore crescita, tanto economica quanto di numero di membri, dopo il Concilio Vaticano II. Sono bastati un lustro ed un fondatore colpevole di ogni genere di atti immorali, abusi sessuali contro minori compresi, per far si che la macchina frenasse drasticamente la sua marcia. Il portavoce ufficiale della Congregazione a Roma, Andreas Schoggl, ha confermato che le misure rispondono alla mancanza di vocazioni, al impatto della crisi economica internazionale, a la necessità di massimizzare le risorse e agli scandali pubblici. "E vero, si percepisce un certo ripiegamento, anche se si può anche vedere un cambiamento nella strategia. In passato abbiamo fatto dei passi troppo lunghi e adesso è arrivato il tempo di aggiustare le nostre mansioni, ma non abbiamo dei problemi con tutto questo", ha affermato. Il 15 luglio scorso, Sylvester Heereman, direttore territoriale per l’Europa, ha annunciato in una lettera la chiusura di un noviziato a Dublino, in Irlanda. "Le motivazioni che ci hanno portato a questa dolorosa decisione sono la mancanza di vocazioni irlandese negli ultimi due decenni, e anche la difficoltà odierna di mantenere il noviziato con delle vocazioni provenenti da altri paesi", ha scritto. La chiusura di questo noviziato si è aggiunta alla sospensione di altri due seminari minori: uno a Sacramento, California, e l’altro a Palo Verde, Brasile. Nel 2010, il direttore territoriale in Spagna aveva annunciato la chiusura delle attività presso il seminario minore di Valencia. A queste misure si devono aggiungere la fusione di diverse comunità nel mondo, visto che, negli ultimi anni, la politica generale è stata quella di unire le case per arrivare ad un numero maggiore e stabile dei Legionari per ogni nucleo. Ed e che negli ultimi due anni, 42 preti e 151 seminaristi, tra religiosi e novizi, abbandonarono le file della Legione mentre il proselitismo vocazionale si è visto sensibilmente affettato. Per lo più a causa dello scandalo Maciel e del processo di riforma che ha cominciato il card. Velasio De Paolis. Secondo le cifre ufficiali, mentre nel 2009 il numero totale dei membri della Congregazione era di 3.389, il 31 dicembre 2010 la cifra era di 3.265, cioè di 124 unità in meno. I Legionari hanno attualmente 3 vescovi, 889 sacerdoti, 1.244 religiosi e novizi, e 1.129 candidati, precandidati e apostolici. Questi numeri continueranno a scendere ancora di più, perché negli ultimi messi, che non sono stati considerati nelle statistiche, diversi sacerdoti e seminaristi hanno deciso di allontanarsi dalla Congregazione, mentre altri preti si trovano fuori delle loro comunità per un discernimento. Dalla crisi per il caso di Maciel, l’ordine ha perso il 5% dei suoi sacerdoti, dato significativo se si pensa che, nei suoi 70 anni di storia, 100 sacerdoti lasciarono la Congregazione, ai quali si devono aggiungere i 42 citati. Ma le difficoltà non si esprimono solo in materia di vocazioni e case religiose, ma anche in quanto istituzioni educative. Il 13 luglio scorso, il sacerdote Robert Presutti ha dovuto informare in una lettera ai donatori e benefattori la chiusura dell’Università di Sacramento, fondata nel 2005, per problemi finanziari e amministrativi. "I Legionari di Cristo devono affrontare altre priorità e sfide, semplicemente non si può continuare come avevamo pensato", ha spiegato il rettore della casa di studi. Inoltre, la Legione ha cessato le attività dei suoi due collegi statunitensi, l’uno a Saint Louis e l’altro a Baltimora. Mentre in Spagna, il futuro del collegio “Everest-El Bosque” di Madrid e incerto, perché presenta un importante debito economico ed era già pronto per la sua vendita. L’istituto è ancora dei Legionari, perché "il compratore non era pronto". "In questi momenti dovremmo vedere quali sono le nostre priorità e per farlo bisogna dire di no ad altri progetti che non siano sostentabili. Se prendono le misure che siano necessarie. Non siamo fatti per mantenere delle case, la Congregazione deve essere dinamica. Il tempo per amministrare le risorse e il personale nel modo migliore è arrivato, e bisogna farlo con molta serietà", ha stabilito Schoggl.

Andrés Beltramo Alvarez, Vatican Insider

Marcial Maciel? "Non lo conosco"

GMG 2011. Il card. Bagnasco: nelle parole profonde e semplici del Papa troveremo l'orientamento necessario per comprendere la nostra vita

“Un'esperienza fondamentale nella ricerca del volto di Dio e un momento irripetibile di Chiesa”: è la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù nelle parole del card. Angelo Bagnasco che si possono leggere nel saluto che il presidente della CEI indirizza ai giovani in partenza per Madrid e contenuto nel “Vademecum” in dotazione ai pellegrini italiani. “Stare con i giovani è sempre un dono perché è una iniezione di vitalità e di autenticità – scrive il cardinale - per la convinzione che il dialogo tra le generazioni è il segreto della vera educazione”. Sarà un “dialogo a più voci” quello che i giovani vivranno a Madrid: “Il primo dialogo che si attiverà è quello con la propria anima che si risveglia sempre di nuovo quando esce dalla solita vita e si dispone a vivere una situazione inedita, lontano dalle solite cose, in un contesto essenziale e orientato a ciò che conta”. La GMG è un'occasione “per riscoprire i tempi del silenzio e dell'ascolto e dunque per decidersi non prima di aver scelto veramente. Attraverso le catechesi, la preghiera personale, l'Eucaristia, l'adorazione silenziosa e la confessione sacramentale – sottolinea il presidente della CEI - sarete invitati a far spazio all'azione di Dio senza frapporre ostacoli, creando le condizioni che vi aiuteranno anche nel discernimento sulla scelta di vita”. “Guida insuperabile nell'ascolto e nella meditazione della Parola di Dio” sarà Benedetto XVI: “Nelle sue parole profonde e semplici – afferma il card. Bagnasco – troveremo l'orientamento necessario per comprendere la nostra vita e per orientarci in questo difficile passaggio storico: a volte siamo tentati di abbandonarci al peggio mentre occorre conservare la speranza di costruire insieme un mondo a dimensione dell'uomo, cioè sulla misura di Cristo”. Altra esperienza sarà il dialogo che “si svilupperà tra tutti voi, giovani provenienti da ogni parte del nostro Paese e del pianeta. Sarà un momento di confronto culturale e di arricchimento reciproco. In un mondo che è ancora diviso profondamente e che vive lancinanti conflitti economici e politici e spesso guerre dimenticate, mostrare che è possibile stare insieme in nome della comune fede cristiana è un segno di speranza e una prova della forza umanizzante del Vangelo. Mi auguro – conclude il cardinale - che tornando a casa sappiate conservare questa apertura universale che è una delle note distintive della nostra identità credente che è appunto 'cattolica' perché radicata su Dio”.

SIR

Il card. Zen: Pechino ha usato violenza per limitare libertà personali, ha disprezzato autorità e magnanimità del Papa e parla di volontà di dialogo

La più sfacciata bugia del secolo. Così il card. Joseph Zen Ze kiun (nella foto con Benedetto XVI) qualifica la nota diffusa dall’Ufficio Affari Religiosi del Governo di Pechino in risposta alle proteste della Santa Sede per le recenti ordinazioni episcopali illecite. Le autorità, lamenta il porporato salesiano in un intervento pubblicato dall'agenzia AsiaNews, "hanno usato violenza per limitare le libertà personali, hanno offeso la dignità delle coscienze, hanno disprezzato l’autorità e la magnanimità del Papa ed ora vengono a parlare della sincera volontà di dialogo". Il vescovo emerito di Hong Kong rileva in questi atteggiamenti "interessi egoistici e vigliaccheria" e constata "l’assenza assoluta una doverosa parola di disapprovazione". Sottolineando la fondatezza della posizione del Vaticano che ha prima negato l’autorizzazione alle ordinazioni e poi dichiarato la scomunica dei candidati che hanno ricevuto illecitamente la consacrazione episcopale, il cardinale salesiano ha ricordato che nonostante le sue "capacita amministrative" il reverendo Lei Shiyin "non è idoneo ad essere fatto vescovo" così come non lo è il reverendo Huang Bingzhang. "La moltitudine dei fedeli in tutta la Cina - osserva Zen - rigetta questi opportunistì e starà sempre dalla parte del Santo Padre". "Non si sa - conclude – quanto durerà l’inverno rigido. Ma i nostri fedeli non hanno paura, equelli che hanno paura troveranno nella fede e nella preghiera la forza per imitare i Santi Martiri".

Vatican Insider

Card. Zen: l’assurdità di un governo ateo che vuole guidare la Chiesa Cattolica

Mercoledì 3 agosto riprendono le Udienze generali. Benedetto XVI continuerà il ciclo di catechesi sulla preghiera, iniziato lo scorso 4 maggio

Il Papa prosegue il suo periodo di riposo a Castel Gandolfo: le Udienze generali del mercoledì, sospese per tutto il mese di luglio, riprenderanno la prossima settimana, il 3 agosto. Nelle ultime Udienze, a partire dal 4 maggio, Benedetto XVI ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sulla preghiera, invitando a non cessare mai di imparare a pregare, perché, ha detto, “la preghiera non va data per scontata”, anche per chi è avanti nella vita spirituale. L’uomo di tutti i tempi ha nel profondo del suo cuore la preghiera: è attratto verso Dio perché da Lui è stato creato. Per questo, sottolinea il Papa, sono fallite tutte le previsioni di chi, “dall’epoca dell’illuminismo, preannunciava la scomparsa delle religioni”. Non è possibile sopprimere il desiderio di Dio e per quanto s’illuda di essere “autosufficiente”, l’uomo “fa esperienza di non bastare a se stesso”, ha bisogno di aprirsi a “qualcuno che possa donargli ciò che gli manca”: “L’uomo porta in sé una sete di infinito, una nostalgia di eternità, una ricerca di bellezza, un desiderio di amore, un bisogno di luce e di verità, che lo spingono verso l’Assoluto; l’uomo porta in sé il desiderio di Dio. E l’uomo sa, in qualche modo, di potersi rivolgere a Dio, sa di poterlo pregare” (11 maggio 2011).
Pregare è semplice: significa “parlare con Dio” o semplicemente stare con Lui. Tutti possono farlo. Ma nello stesso tempo, rileva il Papa, è difficile. La preghiera, infatti, “può essere soggetta a fraintendimenti e mistificazioni”. Può chiudersi in una dimensione consolatoria e individualista, mentre la vera preghiera permette “di uscire dallo spazio angusto del proprio egoismo” per aprirsi all’amore. Può cercare di piegare Dio ai propri schemi e ai propri progetti mentre la vera preghiera porta a seguire non la nostra volontà ma quella di Dio. Può essere evasione in un intimismo spiritualista mentre deve portare a un impegno ancora maggiore nel mondo: “Per un cristiano, pertanto, pregare non è evadere dalla realtà e dalle responsabilità che essa comporta, ma assumerle fino in fondo, confidando nell’amore fedele e inesauribile del Signore” (Angelus, 4 marzo 2007).
La preghiera è difficile perché è una lotta che richiede “tenacia e perseveranza”. Il Papa ricorda la lotta di Giacobbe con Dio: una lotta che vinciamo solo quando ci arrendiamo al suo amore. La preghiera è difficile anche perché significa far tacere le nostre parole per ascoltare Dio: “Impariamo a riconoscere nel silenzio, nell’intimo di noi stessi, la sua voce che ci chiama e ci riconduce alla profondità della nostra esistenza, alla fonte della vita, alla sorgente della salvezza, per farci andare oltre il limite della nostra vita e aprirci alla misura di Dio, al rapporto con Lui, che è Infinito Amore” (11 maggio 2011).
“Lo scopo primario della preghiera – afferma il Papa – è la conversione” che ci rende capaci di aprirci a Dio e dunque agli altri, trovando la vera vita, perché “Dio è amore”: “Cari fratelli e sorelle, la preghiera non è un accessorio, un optional, ma è questione di vita o di morte. Solo chi prega, infatti, cioè chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso” (Angelus, 4 marzo 2007).

Radio Vaticana

GMG 2011. Dal Libano per costruire ponti di dialogo e pace, dalla Turchia per abbracciare Benedetto XVI, dalla Siria per pregare per il Paese

“Un’occasione unica per pregare, conoscere un nuovo Paese e culture diverse, fare nuove amicizie e, cosa più importante, proclamare l’amore di Dio in tutte le lingue”: è con queste motivazioni che Ribel Elias, giovane maronita del Libano di 27 anni, di professione ingegnere geotecnico, impegnato nel movimento dei laici vincenziani, parteciperà alla XXVI Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid insieme a circa 1000 suoi giovani connazionali, “un numero - racconta all'agenzia SIR – che non tiene conto di molti altri che partiranno da varie parti del mondo. Dalla sola Australia ne arriveranno 300”. Tutti posti sotto l’egida della locale Commissione episcopale per l’apostolato dei laici, i pellegrini rappresentano diocesi, parrocchie e gruppi di tutto il Paese dei Cedri. La condivisione di fede e l’annuncio del Vangelo restano gli obiettivi centrali della partecipazione libanese a Madrid, tuttavia, aggiunge Ribas, “abbiamo il desiderio di condividere anche la nostra vita e la nostra tradizione”. “C’è una frase – afferma - che nessun libanese deve mai dimenticare - sono parole di Giovanni Paolo II pronunciate nel maggio del 1997 nel corso della sua visita nel nostro Paese - ‘il Libano è più di una nazione, è un messaggio’. Parole che sono incise nei nostri cuori e che ci dicono che la missione dei giovani libanesi è quella di costruire ponti di pace e di dialogo tra persone, famiglie e comunità diverse. Ed è ciò che vogliamo fare con i giovani che incontreremo e con i quali parleremo e pregheremo”. A chi parla di “Primavera araba” a Madrid, riferendosi alla presenza dei giovani mediorientali in Spagna, il giovane maronita dice: “Parlare di ‘Primavera araba’ potrebbe essere fuori luogo anche perché tutto quello che si scrive e si legge a riguardo potrebbe non essere accurato e riflettere completamente la realtà. Personalmente credo che una primavera araba, sia essa musulmana o cristiana oppure ebraica, non avrà mai luogo fintanto che gli uomini sceglieranno di affidarsi ai leader politici ed ai regimi piuttosto che a Dio, fonte ultima dell’amore e della pace”.
In poco più di 50, dalla Turchia in Spagna, con un desiderio, quello di incontrare e abbracciare il Papa. Partiranno da Mersin, da Iskenderun e da Istanbul i giovani turchi che parteciperanno alla GMG di Madrid. A raccontarlo a SIR Europa è il vice parroco di Mersin, il polacco padre Macek Sokolowski. “Il morale del gruppo è alle stelle, hanno grande voglia di partire e di conoscere i loro coetanei e questo nonostante i tanti ostacoli soprattutto organizzativi che si frappongono. Le cose da fare sono tante – dichiara il religioso - e lo stesso Governo non nutre molta fiducia e concede i permessi con difficoltà in quanto teme che i giovani possano, con la scusa della GMG, uscire dal paese e non farvi ritorno. Da questo punto di vista abbiamo scelto i più impegnati nelle nostre chiese, coloro che prestano servizio pastorale a favore dei bambini, del coro, della Caritas”. Sono giovani che “vivono in un contesto a larghissima maggioranza musulmana e che desiderano essere confermati nella fede. In Turchia, poi, a differenza dei Paesi europei, i media non danno molto spazio al Pontefice e alle sue attività”. Infine, “dobbiamo pensare che questi giovani, soprattutto quelli che vengono da Mersin portano nel cuore il vuoto lasciato dalla morte inaspettata, violenta, di mons. Padovese. Costoro sperano possa essere colmato dall’arrivo di un nuovo pastore”.
Democrazia, riforme e diritti: saranno presenti anche queste istanze nei cuori e nelle menti degli oltre 600 giovani che dalla Siria andranno a Madrid. A raccontarlo all'agenzia SIR è il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. “La nostra presenza a Madrid vuole essere anche un modo per contribuire alla trasformazione del nostro Paese” dice il presule che non manca di lanciare una stoccata ai media occidentali, rei a suo dire, di avere “esagerato quanto stava avvenendo in Siria nei mesi scorsi”. Tuttavia, riconosce, “ora qualcosa sta cambiando, notiamo meno attacchi e maggiore volontà di capire la realtà. Nessuno – ammette - nega che il Paese abbia bisogno di riforme. Da 50 anni viviamo sotto un regime di tipo militare di un partito unico, di ispirazione sovietica. Davanti c’è un cambiamento e cambiare si deve per giungere al pluralismo, alla democrazia, al rispetto dei diritti”. Due le sfide per Bashar Assad: “Lavorare per le riforme politiche e per il pluralismo dei partiti e mantenere l’unità nazionale contro gli attacchi che provengono dall’esterno che sfruttano la leva del confessionalismo. Sono certo che i siriani sono capaci di fare da soli questo cammino di riforme. E noi pregheremo a Madrid per il nostro Paese e per la sua unità”.

SIR

La Santa Sede e la Malaysia hanno deciso di stabilire relazioni diplomatiche, a livello di Nunziatura Apostolica e Ambasciata. E' il 179° Paese

La Santa Sede e la Malaysia, desiderose di promuovere legami di mutua amicizia, hanno deciso di comune accordo di stabilire relazioni diplomatiche a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Malaysia. La Malaysia è il 179° Paese che stabilisce le relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Nel Sud-Est asiatico, essa segue il Timor Orientale, che le intrattiene dal 2002.La Malaysia, con una superficie di 329.750 km2, ha una popolazione multi-razziale e multi-culturale di circa 28.306.700 abitanti. L’Islam è professato dal 60,4% degli abitanti ed è religione di Stato: seguono i Buddisti (19,2%), i Cristiani (9,1%), gli Induisti (6,3%), le Religioni popolari cinesi (2,6%) e gli Animisti (2,4%). Indipendente dal 1957, il Paese ha attraversato un lungo periodo di rapido sviluppo in vari settori, che l’ha collocato tra i maggiori produttori di componenti elettronici nel mondo e al primo posto nel Sud-Est asiatico per l’assemblaggio e l’esportazione di autoveicoli. La Malaysia si pone sempre più come importante interlocutore su tematiche di interesse globale, come il dialogo interetnico, interculturale e interreligioso. Ha acquisito un crescente profilo internazionale, fornendo un significativo contributo ad operazioni di pace ed impegnandosi nel contenimento di alcune crisi nella regione. Inoltre, come co-fondatore dell’A.S.E.A.N., ha assunto un ruolo rilevante tra i Paesi membri. La Chiesa Cattolica è presente nel Paese dal 1511, con l’arrivo dei primi missionari portoghesi nella città di Malacca, dove si recò anche San Francesco Saverio nel 1545. Oggi, la Chiesa conta 9 circoscrizioni ecclesiastiche, raggruppate intorno alle arcidiocesi di Kuala Lumpur (nella penisola) e di Kuching e di Kota Kinabalu (nell’isola di Borneo). Il personale ecclesiastico è composto da 11 vescovi, 274 sacerdoti diocesani, 119 sacerdoti e 123 fratelli religiosi, 759 suore e 270 seminaristi maggiori. I cattolici sono 850.720, intorno al 3% della popolazione. La Chiesa Cattolica è molto attiva nell’evangelizzazione e nella pastorale per la famiglia e per la gioventù: essa è presente nei campi educativo, caritativo e sociale, con molte scuole primarie e secondarie e con istituzioni a favore dei più bisognosi e dei lavoratori migranti, nel rispetto dell’identità religiosa e culturale di ognuno. Numerosi laici partecipano alla liturgia domenicale e ai vari gruppi di preghiera, vengono formati attraverso l’animazione curata dai catechisti e offrono la propria collaborazione ai livelli diocesano e parrocchiale. Non mancano iniziative per promuovere l’armonia sociale e la riconciliazione fra le diverse comunità religiose, nel dialogo, nell’uguaglianza di diritti e di doveri e nel reciproco rispetto. La Delegazione Apostolica in Laos, Malaysia e Singapore, eretta nel 1969, il 4 giugno 1981 divenne Delegazione Apostolica in Laos e Malaysia, la quale fu a sua volta suddivisa il 7 dicembre 1983 in due Delegazioni Apostoliche, rispettivamente in Malaysia e Brunei e in Laos. Il 2 febbraio 1998 fu eretta la Delegazione Apostolica in Malaysia, che è durata fino ad oggi. I contatti tra la Malaysia e la Santa Sede sono stati contrassegnati da alcuni avvenimenti di particolare rilievo. Il 7 giugno 2002, l’allora primo ministro Mahathir bin Mohamad fu ricevuto in udienza dal Santo Padre Giovanni Paolo II e successivamente si intrattenne con il card. Angelo Sodano, allora Segretario di Stato, e mons. Jean-Louis Tauran, allora segretario per i Rapporti con gli Stati. Fu, questa, la prima volta che un primo ministro della Malaysia incontrava il Romano Pontefice e i suoi più diretti collaboratori. Nel 2005, il governo inviò un messaggio di cordoglio per la morte di Papa Giovanni Paolo II e una Missione Straordinaria per i suoi funerali e per l’insediamento del nuovo Pontefice, Benedetto XVI. Dal 14 al 16 giugno 2005, in occasione del 50° anniversario di erezione dell’arcidiocesi di Kuala Lumpur, mons. Giovanni Lajolo, allora segretario per i Rapporti con gli Stati, compì una visita nel Paese, la prima a questo livello. Infine, il 18 luglio corrente, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza a Castel Gandolfo il Primo Ministro, Najib Bin Abdul Razak (foto), il quale ha successivamente incontrato il Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone, accompagnato da mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati. In tale occasione si è concordato di stabilire le relazioni diplomatiche tra la Malaysia e la Santa Sede.

Radio Vaticana

RELAZIONI DIPLOMATICHE TRA LA SANTA SEDE E LA MALAYSIA

Il Papa nomina Ivo Muser vescovo della diocesi di Bolzano-Bressanone. Per diverse volte ha ospitato nel seminario il card. Ratzinger per le vacanze

Ha un nuovo vescovo la diocesi di Bolzano-Bressanone. Si tratta di Ivo Muser (nella foto con Benedetto XVI). La nomina è stata ufficializzata questa mattina a Bolzano. Ivo Muser, pusterese, 50 anni a febbraio, decano del Duomo di Bressanone, professore di Dogmatica allo Studio Teologico Accademico di Bressanone, a lungo rettore del Seminario Teologico di Bressanone. E’ stato membro della commissione teologica che ha esaminato la procedura di beatificazione del martire del nazismo Mayr-Nusser. Ha una lunga conoscenza con Papa Benedetto XVI, che risale a quando Joseph Ratzinger, ancora cardinale, trascorreva le vacanze estive nella città veascovile, proprio al Seminario Maggiore. Muser, inoltre, ha organizzato le vacanze estive del Pontefice in Alto Adige nel 2008, ospitandolo sempre al Seminario. A favore di Muser, sacerdote dal 1987, decano del Duomo di Bressanone e già segretario particolare di Egger, hanno giocato diversi elementi. Tra questi, come detto, spicca proprio l’amicizia personale con Papa Ratzinger, che ha conosciuto nel 1998 e che da allora ha ospitato una decina di volte, prima da cardinale e ora da Pontefice. Conosce molto bene i meccanismi interni della diocesi. Da tempo il vescovo Karl Golser, che soffre di una malattia molto invalidante, aveva espresso il desiderio di abbandonare l'incarico.

Alto Adige

RINUNCIA DEL VESCOVO DI BOLZANO-BRESSANONE (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE

martedì 26 luglio 2011

GMG 2011-Il Papa a Madrid. Presentati gli scenari di Piazza Cibeles e Cuatro Vientos. L'accoglienza per i giovani disabili, che Benedetto incontrerà

A tre settimane dall'inizio della Giornata Mondiale della Gioventù, Ignacio Vicens, architetto e designer degli scenari di Cibeles e dell’aerodromo di Cuatro Vientos, ha presentato, stamattina, in una conferenza stampa a Madrid, alcune simulazioni di tali creazioni. “Gli scenari per la Giornata Mondiale saranno giovani, vivaci e moderni; e perseguiranno un obiettivo fondamentale: evidenziare la presenza del Papa tra più di un milione di giovani attesi a Madrid”, ha detto Vicens. “Sarà una architettura effimera. Cioè, da montare e smontare in modo rapido, allo stesso tempo economica”, ha sottolineato Vicens. Le superfici saranno bianche per offrire la possibilità di effettuare proiezioni e giochi di luce. “Nel caso di Cibeles abbiamo cercato di rispettare la cornice di Piazza Cibeles, con il Palacio de Correos sullo sfondo; e nel caso dell’aerodromo di Cuatro Vientos abbiamo creato un unico spazio: una sorta di area di 200 metri con una grande montagna dove il Santo Padre sarà posto sotto l'ombra di un albero metallico; e con altri rilievi dove si posizioneranno i giovani o il Coro e l'Orchestra della Giornata mondiale”, ha anticipato Vicens, che ha anche progettato i 200 confessionali al Parque del Retiro. Qui i giovani potranno ricevere il sacramento della confessione in oltre 30 lingue. Lo stesso Santo Padre andrà a confessare alcuni giovani.
La GMG è un evento per tutti i giovani, anche per coloro che sono malati o hanno disabilità (uditiva, visiva, intellettuale o fisica). Nella GMG di Madrid è stato messo tutto lo sforzo logistico necessario affinché 4.000 giovani con disabilità possano partecipare alla Giornata Mondiale e sentirsi a casa. Più di 1.500 saranno ospitati in strutture completamente adattate e accessibili; e 600 volontari della GMG si dedicheranno a rispondere alle loro esigenze. María José González, responsabile del settore Disabilità della GMG, ha spiegato, stamattina, in conferenza stampa: “Questi giovani avranno luoghi dedicati e adattati nei principali eventi della GMG. Anche il Papa ha voluto incontrare una loro rappresentazione presso la Fondazione Istituto San José sabato 20 agosto, e un giovane con disabilità fisica sarà presente nella cena che il Santo Padre terrà con 12 giovani del mondo”. Tra le iniziative, González ha ricordato il tendone della disabilità con il motto “Capaci di amare”, che sarà situato nel Parque del Retiro e che vuole avvicinare tutti i giovani alla realtà della disabilità e al volontariato con disabili. Nel tendone ci saranno stand di diverse realtà ecclesiali impegnate a favore dei disabili e le 25 foto vincitrici del concorso “Con altro sguardo” nelle quali i giovani hanno rappresentato il tema della disabilità nella vita della Chiesa.

SIR

GMG 2011-Il Papa a Madrid. La bella gioventù in cammino verso la capitale spagnola. Le ultime novità e i dettagli degli eventi con Benedetto XVI

Tra poco meno di un mese, il 21 agosto 2011, Benedetto XVI chiuderà la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, un evento che dovrebbe convogliare a Madrid circa un milione di giovani provenienti da tutto il mondo. Staff, volontari e autorità sono impegnati nella preparazione ad hoc delle varie aree che vedranno svolgersi questo nuovo incontro del Papa con i giovani. Nella capitale spagnola, il quartier generale della GMG 2011! sarà la moderna parrocchia di San Juan de la Cruz. Ad accogliere i visitatori, il grande logo rosso, arancione e giallo di questo raduno di giovani che è presente, inoltre, in ogni ufficio in cui collaborano fianco a fianco decine di giovani volontari e staff: finanzieri, specialisti della comunicazione, informatici o tecnici. Un operare continuo per fare in modo che il numero di partecipanti alla GMG aumenti ogni giorno. Si presume che parteciperanno 420.500 iscritti provenienti da 193 paesi, di cui 86.000 italiani, 82.000 spagnoli, circa 50.000 francesi, più di 26.000 americani, 15.600 tedeschi… oltre a 2100 russi e circa 300 cinesi. Diverse centinaia di volontari sono invece attivi in un’altra area, esterna alla città, in un immenso edificio di vetro. Dietro a una scrivania, sommerso da un piacevole frastuono, il giovane Raphaël è giunto dalla Francia da alcune settimane per occuparsi dell’allestimento dei concerti proposti agli affezionati della GMG. In totale, saranno 295 gli eventi culturali organizzati per l'occasione tra concerti, opere teatrali, mostre, film... A meno di un mese dalla GMG, il direttore esecutivo dell'evento è ottimista. “I piccoli problemi non mancano di certo“, dichiara Yago de la Cierva prima di citare, per esempio, le 7 tonnellate di rosari provenienti dall'Ecuador e bloccate dalle dogane spagnole nel porto di Valencia, o ancora la delicata questione delle bucce di 11.00 chili di banane che saranno distribuite ai giovani. “Lavoriamo 25 ore al giorno“, sostiene ancora Yago de la Cierva. Intorno a lui, lo staff si occupa soprattutto degli alloggi per i giovani. Questi saranno ospitati in 5000 ambienti diversi: scuole, parrocchie o famiglie di Madrid. La sezione responsabile della comunicazione prevede l'arrivo di 4.500 giornalisti mentre quella delle catechesi prepara le informazioni proposte ai giovani in 250 aree della capitale spagnola, in una moltitudine di lingue, compresa la lingua dei segni. Un altra squadra si occupa della "sacca del pellegrino". Fornita a ogni partecipante alla GMG registrato, contiene il "pass" per partecipare ai vari eventi, numerose guide pratiche, il libretto liturgico Magnificat pubblicato appositamente per l'occasione, una copia del catechismo per i giovani YouCat. E, in modo del tutto originale, ogni sacca ha al suo interno una scatola di medicinali che racchiude un piccolo crocifisso, per "guarire le anime", oltre a una bottiglia di birra senza alcool. Se il direttore della prossima GMG può dirsi ottimista, l'arcivescovo di Madrid non è certo da meno. Arcivescovo di Santiago de Compostela nel 1989, all'epoca della seconda GMG celebrata fuori Roma da Giovanni Paolo II, il card. Antonio Rouco Varela (nella foto con Benedetto XVI) si definisce più che soddisfatto dell'ampiezza che ha assunto questo incontro di portata mondiale in una ventina d'anni. Arcivescovo di Madrid e presidente della Conferenza episcopale del Paese, ritiene che questa nuova GMG dimostrerà al popolo spagnolo che "la religione cattolica è un elemento ancora di valore che non può essere abbandonato", perché possiede "delle soluzioni per superare tutte le crisi del nostro tempo". Il 16 agosto, nel tardo pomeriggio, il card. Rouco Varela in persona presiederà la Messa d'apertura della GMG nella Plaza de Cibeles, nel cuore della capitale spagnola. Davanti all'enorme Palazzo delle comunicazioni, dovrebbero essere presenti più di 20.000 giovani per inaugurare questo nuovo incontro tra ragazzi e ragazze di tutto il mondo e il Papa, atteso due giorni più tardi. Al suo arrivo a Madrid, il pomeriggio del 18 agosto, Benedetto XVI sarà accolto dalla coppia reale spagnola e una cinquantina di bambini abbigliati da guardie svizzere. Durante la serata, il Papa incontrerà i giovani nelle vie del centro città, dove passerà, con cinque ragazzi provenienti dai cinque continenti, la grande Porta d'Alcala. Il suo ingresso simbolico a Madrid sarà salutato dal passaggio di una pattuglia aerea che traccerà in cielo i colori della Spagna e del Vaticano. In seguito, Benedetto XVI assisterà a uno spettacolo che proporrà una coreografia con 6 cavalli e cavalieri andalusi in costume folcloristico. Il giorno seguente, il Papa incontrerà il sovrano e la sua sposa al Palazzo della Zarzuela, l'attuale residenza del re di Spagna. Si allontanerà da Madrid di una cinquantina di chilometri per raggiungere il monastero reale dell'Escorial, pantheon dei re di Spagna. Primo Papa a recarsi all'Escorial, Benedetto XVI incontrerà qui circa 2000 giovani religiosi spagnoli e in seguito un migliaio di giovani professori universitari. Di ritorno a Madrid, il papa pranzerà alla Nunziatura apostolica, dove incontrerà, alcune ore dopo, il presidente socialista del governo spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero. In serata, ancora nelle vie di Madrid, il Papa presiederà la Via Crucis in cui ognuna delle 14 stazioni sarà contrassegnata da alcune statue della processione, opere di devozione tradizionale nella penisola iberica, alcune appartenenti al XVII e al XVIII secolo. La croce della GMG sarà portata da giovani provenienti da una quindicina di paesi, rappresentanti della loro sofferenza nel mondo. Il testo preparato per l'occasione, citerà, fra i vari argomenti, gli abusi sessuali subiti da alcuni di essi. Per la prima volta nell'ambito di questa Giornata Mondiale, il 20 agosto il Papa confesserà i giovani. In seguito celebrerà la Messa per quasi 4000 seminaristi di tutto il mondo nella Cattedrale dell'Almudena, a due passi dal Palazzo reale. Nella sacrestia della Cattedrale, al termine della funzione, Benedetto XVI s'intratterrà con il capo dell'opposizione spagnola, Mariano Rajoy che, con le prossime elezioni, potrebbe afferrare le redini del Paese. La Cattedrale inaugurata da Giovanni Paolo II nel 1993 ferve di preparativi. All'esterno, proprio in questi giorni, alcune gru stanno collocando sulle altezze dell'edificio due gigantesche statue di marmo bianco rappresentanti gli angeli Michele e Gabriele. La sera, dopo aver visitato un centro di assistenza per disabili gestito dall'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, Benedetto XVI ritroverà i giovani presso la base aerea dei "Cuatro Vientos", a sud ovest della capitale spagnola. Nel corso della serata, il Papa interverrà davanti a centinaia di migliaia di giovani presenti, rispondendo in particolare alle domande poste da cinque di essi. Prima di concludersi con uno spettacolo pirotecnico, l'incontro proseguirà con un periodo di adorazione del Santo Sacramento. Un ostensorio in oro e argento di tre metri di altezza, un'opera del XVI secolo proveniente da Toledo, farà la sua entrata in scena grazie a un ingegnoso sistema di ascensori, al centro del podio che accoglierà il Papa. Poco meno di un mese prima di questo incontro, l'immensa struttura metallica prende forma poco a poco. Il podio, lungo 200 metri e alto 20, sarò sormontato infine da un enorme albero metallico, che dovrebbe accogliere il Papa. Attualmente, gli aerei militari occupano ancora il suolo dell'aerodromo di "Cuatro Vientos", sul cui lato saranno allineate circa 4.000 toilette. Infine, le aree predestinate potranno accogliere fino a 1,2 milioni di persone per la Messa di chiusura celebrata da Benedetto XVI la mattina del 21 agosto. In occasione della funzione, gli organizzatori prevedono la presenza di 14.000 sacerdoti, 800 vescovi e più di 50 cardinali di tutto il mondo. Anche la coppia reale spagnola è attesa a questa celebrazione al termine della quale il Papa annuncerà la sede della prossima GMG.

Antonie-Marie Izoard, Vatican Insider

Pave the Way Foundation: documenti recentemente portati alla luce dimostrano che l'azione diretta di Pio XII ha salvato più di 11mila ebrei di Roma

In base alla documentazione scoperta di recente dagli storici, l'azione diretta di Papa Pio XII (foto) salvò la vita di più di 11.000 ebrei a Roma durante la II Guerra Mondiale. Il rappresentante per la Germania della Pave the Way Foundation, lo storico e ricercatore Michael Hesemann, ha scoperto molti documenti originali di grande importanza nella sua ricerca negli archivi della chiesa di Santa Maria dell'Anima, la chiesa nazionale della Germania a Roma. La Fondazione Pave the Way, con base negli Stati Uniti, fondata dall'ebreo Gary Krupp, ha annunciato il ritrovamento dei documenti in una dichiarazione inviata all'agenzia Zenit. “Molti hanno criticato Pio XII per essere rimasto in silenzio durante gli arresti e quando i treni lasciarono Roma con 1.007 ebrei che vennero mandati al campo di concentramento di Auschwitz”, ha dichiarato Krupp. “I critici non riconoscono neanche l'intervento diretto di Pio XII per porre fine agli arresti del 16 ottobre 1943”. “Nuove scoperte provano che Pio XII agì direttamente dietro le quinte per far terminare gli arresti alle 14.00 dello stesso giorno in cui erano iniziati, ma che non riuscì a fermare il treno dal destino tanto crudele”, ha aggiunto. Secondo uno studio recente del ricercatore Dominiek Oversteyns, il 16 ottobre 1943 a Roma c'erano 12.428 ebrei. “L'azione diretta di Papa Pio XII salvò la vita di più di 11.400 ebrei”, ha spiegato Krupp. “La mattina del 16 ottobre 1943, quando il Papa seppe dell'arresto degli ebrei, ordinò immediatamente una protesta ufficiale vaticana all'ambasciatore tedesco, che sapeva avrebbe avuto senz'altro esito”. “Il Pontefice inviò allora suo nipote, il principe Carlo Pacelli, dal vescovo austriaco Alois Hudal, guida della Chiesa nazionale tedesca a Roma, che era secondo alcuni cordiale con i nazisti e aveva buone relazioni con loro. Il principe Pacelli disse a Hudal che era stato inviato dal Papa, e che Hudal doveva scrivere una lettera al governatore tedesco di Roma, il generale Stahel, per chiedere di fermare gli arresti”. Nella lettera del vescovo Hudal al Generale Stahel si leggeva: “Proprio ora, un'alta fonte vaticana...mi ha riferito che questa mattina è iniziato l'arresto degli ebrei di nazionalità italiana. Nell'interesse di un dialogo pacifico tra il Vaticano e il comando militare tedesco, le chiedo urgentemente di dare ordine di fermare immediatamente questi arresti a Roma e nella zona circostante. La reputazione della Germania nei Paesi stranieri richiede una misura di questo tipo, e anche il pericolo che il Papa protesti apertamente”. La lettera venne poi consegnata a mano al generale Stahel da un confidente di Papa Pio XII, il sacerdote tedesco Pancratius Pfeiffer, superiore generale della Società del Divin Salvatore, che conosceva personalmente Stahel.
La mattina dopo, il generale rispose al telefono: “Ho girato subito la questione alla Gestapo locale e a Himmler personalmente. Himmler ha ordinato che, considerato lo status speciale di Roma, gli arresti siano fermati immediatamente”. Questi eventi vengono confermati anche dalla testimonianza ottenuta durante l'indagine del relatore (alto Giudice) della causa di Beatificazione di Pio XII, il sacerdote gesuita Peter Gumpel. Padre Gumpel ha dichiarato di aver parlato personalmente con il generale Dietrich Beelitz, che era l'ufficiale di collegamento tra l'ufficio di Kesselring e il comando di Hitler. Il generale Beelitz ascoltò la conversazione telefonica tra Stahel e Himmler e confermò che il generale Stahel aveva usato con Himmler la minaccia di un fallimento militare se gli arresti fossero continuati.
Un altro documento, intitolato “Le azioni dirette per salvare innumerevoli persone della nazione ebraica”, afferma che il vescovo Hudal riuscì, attraverso i suoi contatti con Stahel e con il colonello Barone von Veltheim, a ottenere che “550 istituzioni e collegi religiosi fossero esentati da ispezioni e visite della polizia militare tedesca”. Solo in una di queste strutture, l'Istituto di San Giuseppe, venivano nascosti 80 ebrei. La nota menziona anche il coinvolgimento “per una parte notevole” del principe Carlo Pacelli, nipote di Pio XII. “I soldati tedeschi erano molto disciplinati e rispettavano la firma di un alto ufficiale tedesco...Migliaia di ebrei locali a Roma, Assisi, Loreto, Padova ecc. vennero salvati grazie a questa dichiarazione”. Michael Hesemann ha affermato che è ovvio che qualsiasi protesta pubblica da parte del Papa quando il treno partì avrebbe provocato la ripresa degli arresti. Oltre a ciò, spiega che la Fondazione Pave the Way ha sul suo sito web l'ordine originale delle SS di arrestare 8.000 ebrei romani, che dovevano essere inviati al campo di lavoro di Mauthausen, per esservi tenuti come ostaggi, e non al campo di concentramento di Auschwitz. Si può pensare che il Vaticano credesse di poter negoziare il loro rilascio. Si è anche appreso che il Vaticano ha riconosciuto che il vescovo Hudal partecipò attivamente nell'aiutare alcuni criminali di guerra nazisti a sfuggire all'arresto dopo la fine del conflitto. A causa della sua posizione politica, il vescovo era persona-non-grata in Vaticano, e infatti venne rimproverato per iscritto dal Segretario di Stato vaticano, il card. Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI, per aver suggerito che il Vaticano aiutasse i nazisti a sfuggire all'arresto. Gary Krupp, direttore generale di Pave the Way, ha commentato che la Fondazione “ha dedicato ampie risorse per ottenere e diffondere pubblicamente tutte queste informazioni per storici e studiosi. Curiosamente, nessuno dei maggiori critici di Papa Pio XII si è disturbato a venire negli Archivi Vaticani aperti (aperti completamente dal 2006 fino al 1939) per studi originali, o ha voluto accedere al nostro sito web gratuito, in base ai registri a Roma e ai nostri”. Krupp ha aggiunto di nutrire la sincera speranza che i rappresentanti degli studiosi della comunità ebraica romana compiano ricerche sul materiale originale che si trova solo a pochi passi da casa loro. “Credo che scopriranno che la stessa esistenza oggi di quella che Papa Pio XII chiamava 'questa vibrante comunità' è dovuta agli sforzi segreti di questo Papa per salvare ogni vita”, ha detto. “Pio XII ha fatto ciò che ha potuto, mentre era sotto la minaccia di invasione, di morte, circondato da forze ostili e con spie infiltrate”. Elliot Hershberg, presidente della Pave the Way Foundation, ha aggiunto: “Nel servizio della nostra missione, ci impegniamo a cercare di offrire una soluzione a questa controversia, che interessa più di un miliardo di persone”. “Abbiamo usato i nostri collegamenti internazionali per ottenere e inserire sul nostro sito web 46.000 pagine di documenti originali, articoli originali, testimonianze oculari e interviste a studiosi per fornire questa documentazione pronta a storici ed esperti”. “La pubblicità internazionale di questo progetto ha portato quasi ogni settimana a nuova documentazione, che mostra come ci stiamo muovendo per eliminare l'ingorgo accademico che esiste dal 1963”.

Jesús Colina, Zenit