domenica 31 gennaio 2010

Padre Lombardi: addentriamoci con entusiasmo e creatività, coraggio e prudenza, nel continente digitale, per scoprire e indicare la presenza di Dio

"E' possibile incontrare Dio, la sua Parola, ai crocevia del fitto intreccio delle autostrade che solcano il cyberspazio?". A questa domanda il portavoce vaticano risponde così: "Certamente sì, ma dipende anche da noi". Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha analizzato nell'ultimo editoriale di "Octava Dies", settimanale del Centro Televisivo Vaticano, le condizioni di possibilità dell'evangelizzazione nelle nuove reti digitali, presentano la "comunicazione come missione". La sua analisi si basa sul Messaggio che Benedetto XVI ha inviato in occasione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2010, in cui constata: "Anche nel mondo digitale deve emergere che l'attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato, ma una realtà del tutto concreta e attuale". Per padre Lombardi, il Messaggio del Papa "è netto e incoraggiante. Il credente che si avventura con entusiasmo e con coraggio nel mondo delle comunicazioni sociali, ribollente ogni giorno di novità tecnologiche strabilianti, dall'i-pod all'i-phone all'i-pad, deve sapere bene qual è il fine che lo guida, per non rimanere catturato dal fascino dei mezzi e perdere così la sua strada". "E il fine è l'incontro con Dio - chiarisce -, il senso ultimo dei rapporti di dialogo, amicizia e scambio che la rete rende oggi possibili. Perché le trappole che costellano le strade del cyberspazio sono innumerevoli, dalla superficialità alla falsità alla perversione, ma vi sono anche moltissimi viandanti alla ricerca dell'amicizia, del vero e del bene". Il portavoce vaticano ricorre all'immagine usata da Benedetto XVI del "cortile dei gentili" del tempio di Gerusalemme, aperto anche a coloro per i quali Dio è ancora sconosciuto, ma che coltivano il desiderio di assoluto e di verità non caduche. "Addentriamoci dunque con entusiasmo e creatività, coraggio e prudenza, nel continente digitale, per scoprire e saper indicare anche qui i segni della presenza di Dio, del suo amore per tutti", esorta padre Lombardi.

Zenit

'Tutti pazzi per Ratzy': cinquemila bambini e ragazzi dell'Azione Cattolica alla 'Carovana della Pace'

Una manifestazione colorata, con cori, striscioni e trucchi non solo per i ragazzi ma anche per gli ecclesiastici che hanno partecipato. La marcia della pace, con cinquemila tra bambini e ragazzi dell'Azione Cattolica, è partita da Piazza Navona e si è conclusa a Piazza San Pietro. Dove il gruppo è arrivato con uno striscione: "Tutti pazzi per Ratzy", a dimostrare l'amore per Papa Benedetto XVI. Il Papa li ha accolti durante l'Angelus: una bambina e un bambino gli sono stati vicini durante tutta la preghiera e ha lanciato con loro due colombe della pace. "Siamo in onda: la pace ci circonda" è la frase scelta dall'Acr per la giornata che rappresenta il culmine di un "percorso svolto nei gruppi parrocchiali - spiegano gli organizzatori - incentrato sul tema della comunicazione e sull'imparare a capire quanto l'armonia e la sintonia con gli altri contribuisca a costruire una pace duratura". Oggi è anche la Giornata di Preghiera per la Pace in Terra Santa, promossa da varie associazioni giovanili cattoliche, i cui festeggiamenti si svolgono in centinaia di città del mondo.

Corriere della Sera.it

L'invito di Benedetto XVI a unirsi alla preghiera per la pace in Terra Santa. Un pensiero a quanti per la crisi economica stanno perdendo il lavoro

Tanti, dopo la recita della preghiera mariana, i temi toccati da Benedetto XVI nei saluti rivolti ai presenti. La Terra Santa, i malati di lebbra. “L’ultima domenica di gennaio - ha ricordato - è la Giornata mondiale dei malati di lebbra. Il pensiero va spontaneamente a padre Damiano de Veuster, che diede la vita per questi fratelli e sorelle, e che nello scorso ottobre ho proclamato santo. Alla sua celeste protezione affido tutte le persone che purtroppo ancora oggi soffrono per questa malattia, come pure gli operatori sanitari e i volontari che si prodigano perché possa esistere un mondo senza lebbra. Saluto in particolare l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau”.
“Oggi – ha detto poi - si celebra anche la seconda Giornata di Intercessione per la Pace in Terra Santa. In comunione con il Patriarca Latino di Gerusalemme e il Custode di Terrasanta, mi unisco spiritualmente alla preghiera di tanti cristiani di ogni parte del mondo, mentre saluto di cuore quanti sono qui convenuti per tale circostanza. “Un messaggio di pace - ha aggiunto il Papa - ci portano anche i ragazzi e le ragazze dell’Azione Cattolica di Roma”. Per tradizione essi concludono con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio e al termine dell’incontro due di loro, invitati nell’appartamento pontificio, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace.
Infine l'appello sul problema occupazione: ricordando concretamente i casi Fiat e Alcoa, il Pontefice ha chiesto di garantire lavoro ai dipendenti degli stabilimenti in via di chiusura. Il Papa ha sottolineato che "la crisi economica sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti. Penso ad alcune realtà difficili in Italia, come, ad esempio, Termini Imerese e Portovesme; mi associo pertanto - ha detto Benedetto XVI - all'appello della Conferenza Episcopale Italiana, che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l'occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie".

AsiaNews, Apcom

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Il Papa: la carità è il distintivo del cristiano, la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e fa. Simpatico fuori programma con le colombe

Papa Benedetto XVI incentra il messaggio per l'Angelus sulla Carità, la virtù che secondo il Pontefice è "è il distintivo del cristiano. E' la sintesi di tutta la sua vita: di cià che crede e di ciò che fa". Per questo, ha detto il Papa, affacciatosi dal suo appartamento con due ragazzi dell'Azione Cattolica partecipanti alla 'Carovana della Pace', "all'inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la mia prima Enciclica proprio al tema dell'amore: "Deus caritas est".
L'amore - ha detto Benedetto XVI - è l'essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all'esistenza di ogni uomo". "Al tempo stesso - ha proseguito Benedetto XVI - l'amore è, per così dire, lo 'stile' di Dio e dell'uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all'amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sè a Dio e al prossimo. In Gesù Cristo questi due aspetti formano una perfetta unità: Egli è l'Amore incarnato". Prendendo spunto dal passo di Paolo della liturgia di questa domenica, il cosiddetto “inno alla carità”, alle ventimila persone presenti in Piazza San Pietro, malgrado la giornata piovigginosa, il Papa ha sottolineato come “Paolo mostra la ‘via’ della perfezione. Questa – dice – non consiste nel possedere qualità eccezionali: parlare lingue nuove, conoscere tutti i misteri, avere una fede prodigiosa o compiere gesti eroici. Consiste invece nella carità – agape – cioè nell’amore autentico, quello che Dio ci ha rivelato in Gesù Cristo. La carità è il dono ‘più grande’, che dà valore a tutti gli altri, eppure ‘non si vanta, non si gonfia d’orgoglio’, anzi, ‘si rallegra della verità’ e del bene altrui. Chi ama veramente ‘non cerca il proprio interesse’, ‘non tiene conto del male ricevuto’, ‘tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta’ (cfr 1 Cor 13,4-7). Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l’unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui”.

Al termine della preghiera mariana, fuori programma simpatico per Benedetto XVI e per i due ragazzi dell'Azione Cattolica romana che lo hanno accompagnato per tutto il tempo. Al momento di liberare le tradizionali colombe della pace, queste non hanno subito preso il volo. Una si è fermata sul davanzale della finestra, mentre un'altra, complice probabilmente il freddo romano, ha preferito var vela verso i caldi appartamenti vaticani. Non pochi gli sforzi per convincere il volatile a prendere la via del cielo, sotto gli occhi divertiti del Pontefice. Dal microfono di Piazza San Pietro si è inoltre sentito anche un "e te pareva" detto da voce femminile con chiaro accento romano. Probabilmente si è trattato della ragazza di azione cattolica che è rimasta per tutto il tempo alla sinistra del Santo Padre e che, vista in tv, aveva un'espressione divertita e felice.

Apcom, AsiaNews


venerdì 29 gennaio 2010

Il Papa alla Sacra Rota: la giustizia è inseparabile dalla carità. L'accondiscendenza non sia il criterio per le cause di annullamenti del matrimonio

Non si usino gli annullamenti matrimoniali come scorciatoie per la riammissione ai sacramenti, quali la Comunione. Ad affermarlo è Papa Benedetto XVI che ha chiesto di non contrapporre ''giustizia e carità'', nelle sentenze dei Tribunali ecclesiastici. Ricevendo stamane in udienza i componenti, a vario titolo, del Tribunale della Sacra Rota Romana in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario, il Papa ha detto che occorre ''rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità, al fine di poter superare, tra l'altro, gli ostacoli alla ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia''. Il Papa ha poi ricordato che ''il bene altissimo della riammissione alla Comunione eucaristica dopo la riconciliazione sacramentale, esige invece di considerare l'autentico bene delle persone, inscindibile dalla verità della loro situazione canonica. Sarebbe un bene fittizio, e una grave mancanza di giustizia e di amore, - ha quindi sottolineato Papa Ratzinger - spianare loro comunque la strada verso la ricezione dei sacramenti, con il pericolo di farli vivere in contrasto oggettivo con la verità della propria condizione personale''. Bendedetto XVI ha ammonito che casi di annullamento matrimoniali di fronte alla Rota Romana debbono seguire la strada ''oggettiva della giustizia'', senza indulgere ad una ''accondiscendenza'' per i diversi casi che corrisponderebbe ''ad una grave responsabilità davanti a Dio e agli uomini'' di giudici ed avvocati. Il Papa si è rivolto direttamente a giudici ed avvocati chiedendo loro di esercitare ''l'alto esercizio delle virtù umane e cristiane, in particolare della prudenza e della giustizia, ma anche della fermezza. Quest'ultima diventa più rilevante - ha poi aggiunto Papa Ratzinger - quando l'ingiustizia appare la via più facile da seguire, in quanto implica accondiscendenza ai desideri e alle aspettative delle parti, oppure ai condizionamenti dell'ambiente sociale''. Il Papa ha poi notato un altro aspetto problematico: “Il Diritto Canonico, a volte, è sottovalutato, come se esso fosse un mero strumento tecnico al servizio di qualsiasi interesse soggettivo, anche non fondato sulla verità”. Invece, ha poi notato, “nella Chiesa l’attività giuridica ha come fine la salvezza delle anime”.Benedetto XVI ha poi notato alcuni aspetti dei processi canonici sulla nullità matrimoniale. “Il processo e la sentenza – ha affermato - hanno una grande rilevanza sia per le parti, sia per l’intera compagine ecclesiale e ciò acquista un valore del tutto singolare quando si tratta di pronunciarsi sulla nullità di un matrimonio, il quale riguarda direttamente il bene umano e soprannaturale dei coniugi, nonché il bene pubblico della Chiesa”. Dopo aver invocato “la dovuta tempestività in ogni fase del processo”, il Papa ha chiesto ancora ''non solo di porre ogni attenzione al rispetto della verità delle prove, ma anche di evitare con cura di assumere, come legali di fiducia, il patrocinio di cause che, secondo la loro coscienza, non siano oggettivamente sostenibili'', invitando anche a “non dimenticare che si è sempre davanti a persone segnate da problemi e sofferenze”. “In pari tempo – ha poi aggiunto – è importante adoperarsi fattivamente ogni qualvolta si intraveda una speranza di buon esito, per indurre i coniugi a convalidare eventualmente il matrimonio e a ristabilire la convivenza coniugale”. Circa l’attività dei giudici, ha detto che “il giudice...deve sempre guardarsi dal rischio di una malintesa compassione che scadrebbe in sentimentalismo, solo apparentemente pastorale”. Ha quindi messo in guardia dal rischio di “soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità”, invitando a “considerare l’autentico bene delle persone”.Nella parte conclusiva del discorso, Benedetto XVI ha messo in luce “la possibilità di raggiungere la verità sull’essenza del matrimonio”, notando che “senza verità la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità. Esso è preda delle emozioni e delle opinioni contingenti dei soggetti, una parola abusata e distorta, fino a significare il contrario”. Ha quindi messo in rilievo che “la considerazione esistenziale, personalistica e relazionale dell'unione coniugale non può mai essere fatta a scapito dell’indissolubilità, essenziale proprietà che nel matrimonio cristiano consegue, con l’unità, una peculiare stabilità in ragione del sacramento”. Il Papa ha quindi affermato che il matrimonio “si deve intendere valido fino a che non sia stato provato il contrario”.

giovedì 28 gennaio 2010

Padre Lombardi: accogliamo con grande gioia la proposta del Patriarca serbo di un incontro con Benedetto XVI per i 1700 anni dell'Editto di Milano

Il Vaticano ritiene “molto incoraggiante” la proposta del nuovo Patriarca della Chiesa ortodossa serba, Sua Beatitudine Irinej, di invitare il Papa nel suo Paese nel 2013 per un grande incontro ecumenico in occasione dei 1700 anni dell'editto di Milano. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, in alcune dichiarazioni al quotidiano di Belgrado Blic ha riconosciuto che si tratta di un annuncio “che accogliamo con grande gioia”. Riferendosi al predecessore di Irinej alla guida della Chiesa ortodossa serba, padre Lombardi ha spiegato che è “un segno del fatto che il dialogo iniziato al tempo del Patriarca Pavle continuerà con il nuovo Patriarca”. Allo stesso modo, ha auspicato “un passo ulteriore perché possiamo incontrarci e considerare le possibilità di cooperazione”. Il portavoce vaticano ha spiegato che è prematuro parlare di programmi o incontri, ma ha anche assicurato che la Santa Sede segue con grande interesse questo avvenimento così importante per la Chiesa in Serbia.

Zenit

Il Papa: umanesimo cristiano che dia forti ragioni di vita e speranza soprattutto ai giovani. Confronto con le culture per armonizzare ragione e fede

Di fronte al relativismo che domina la cultura contemporanea, serve una formazione che promuova l’uomo nella sua integralità: è l’esortazione di Benedetto XVI rivolta ai membri delle Pontificie Accademie, ricevuti stamani in occasione della loro XIV Seduta Pubblica, incentrata sul tema “La formazione teologica del presbitero”. Nell’ambito dell’evento, è stato consegnato il Premio delle Pontificie Accademie, a nome del Papa, al dr. John R. Mortensen, dell’Università americana di Cheyenne. “L’odierna cultura – ha osservato Benedetto XVI - risente fortemente di una visione dominata dal relativismo e dal soggettivismo”. Ed ha denunciato quei “metodi e atteggiamenti talora superficiali e perfino banali, che danneggiano la serietà della ricerca e della riflessione”. Per questo, è stato il suo richiamo, si fa “urgente e necessario” ricreare le condizioni essenziali “di una reale capacità di approfondimento nello studio e nella ricerca”. In tale contesto, le Pontificie Accademie devono favorire una formazione “che promuova l’uomo nella sua integralità e completezza”. “Alla carenza di punti di riferimento ideali e morali, che penalizza particolarmente la convivenza civile e soprattutto la formazione delle giovani generazioni, deve corrispondere un’offerta ideale e pratica di valori e di verità, di ragioni forti di vita e di speranza, che possa e debba interessare tutti, soprattutto i giovani”. “Tale impegno – ha sottolineato – deve essere particolarmente cogente nell’ambito della formazione dei candidati al ministero ordinato, come esige l’Anno Sacerdotale e come conferma la felice scelta di dedicargli la vostra annuale Seduta Pubblica”. Il Papa ha così constatato che “la cultura contemporanea e, ancor più gli stessi credenti” sollecitano continuamente “la riflessione e l’azione della Chiesa nei vari ambiti in cui emergono nuove problematiche”, specie nella ricerca filosofica e teologica propria delle Pontificie Accademie: “In questi delicati spazi di ricerca e di impegno, siete chiamati a offrire un contributo qualificato, competente e appassionato, affinché tutta la Chiesa, e in particolare la Santa Sede, possa disporre di occasioni, di linguaggi e di mezzi adeguati per dialogare con le culture contemporanee e rispondere efficacemente alle domande e alle sfide che l’interpellano nei vari ambiti del sapere e dell’esperienza umana”. Ricordando l'incontro con gli artisti in Cappella Sistina, lo scorso 21 novembre, il Papa ha definito "delicato e importante" il "dialogo tra la fede cristiana e la creatività artistica". Nel loro compito, ha poi affermato, le Pontificie Accademie possono ispirarsi al modello, “sempre attuale”, di San Tommaso d’Aquino di cui ricorre oggi la memoria liturgica: “Egli, infatti, riuscì ad instaurare un confronto fruttuoso sia con il pensiero arabo, sia con quello ebraico del suo tempo, e, facendo tesoro della tradizione filosofica greca, produsse una straordinaria sintesi teologica, armonizzando pienamente la ragione e la fede”. Il “Doctor Angelicus”, ha soggiunto il Papa, “lasciò già nei suoi contemporanei un ricordo profondo e indelebile, proprio per la straordinaria finezza e acutezza della sua intelligenza e la grandezza e originalità del suo genio, oltre che per la luminosa santità della vita”. Fiduciosi nella possibilità della “ragione umana” e nella piena fedeltà all’immutabile deposito della fede, è stata la sua esortazione, occorre come fece San Tommaso d’Aquino, “attingere sempre alle ricchezze della Tradizione, nella costante ricerca della “verità delle cose”. “Per questo, è necessario che le Pontificie Accademie siano oggi più che mai Istituzioni vitali e vivaci, capaci di percepire acutamente sia le domande della società e delle culture, sia i bisogni e le attese della Chiesa, per offrire un adeguato e valido contributo e così promuovere, con tutte le energie ed i mezzi a disposizione, un autentico umanesimo cristiano”.
All'inizio dell'udienza, l'arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Consiglio di Coordinamento tra Accademie Pontificie, ha rivolto un breve saluto a Benedetto XVI, nel quale ha evidenziato come l'incontro avvenga nella memoria di san Tommaso d'Aquino. Era stato proprio il grande domenicano nella Summa Theologiae a definire lo studio teologico come "un'impronta in noi della scienza divina". "Le Accademie Pontificie - ha detto il presule - già attraverso il loro numero settenario, simbolo biblico di perfezione, desiderano esprimere il loro anelito alla ricerca di una pienezza spirituale e intellettuale. L'immagine con cui potrebbero essere raffigurate - ha aggiunto - è quella dell'arcobaleno multicolore così come lo descriveva un sapiente biblico, il Siracide". "In esso - ha spiegato - le iridescenze sono molteplici e variegate, ma insieme creano armonia. Tre, però, sono le principali fasce di colore che spiccano nell'arco simbolico di queste sette istituzioni pontificie". Ecco allora che monsignor Ravasi ha presentato al Papa le sette realtà da lui coordinate: "C'è innanzitutto la teologia, che anima ben quattro Accademie: da quelle di San Tommaso d'Aquino e di Teologia - quest'ultima sta celebrando proprio in questi giorni il suo quinto Forum Internazionale sul tema della luce, Lumen Christi - alle due che si collegano più specificamente alla mariologia. C'è, poi, l'orizzonte delle Accademie che risalgono alle nostre radici storiche e spirituali attraverso l'archeologia e la memoria dei martiri cristiani delle origini. Infine, ecco l'arte in tutta la ricchezza delle sue forme espressive, esaltata dalla più antica Accademia presente, quella dei Virtuosi al Pantheon". Riferendosi nuovamente al Dottore Angelico, l'arcivescovo ha ricordato come "egli confessava che "tra gli impegni a cui si possa dedicare un uomo, nessuno è più perfetto, più sublime, più fruttuoso e più dolce della ricerca della Sapienza". Ed esortando al rigore dell'analisi, ammoniva che "il sapiente onora l'intelletto perché, tra le realtà umane, è quella a cui Dio riserva l'amore più intenso". Per questo invocava Dio di "penetrare le tenebre del mio intelletto con un raggio della tua luce, allontanando da me le doppie tenebre in mezzo alle quali sono nato, quelle del peccato e dell'ignoranza"". Da qui la conclusione di monsignor Ravasi che "per rendere più viva, creativa e feconda questa ricerca della Sapienza, che è frutto di intelligenza, di fede e di amore", le Accademie attendono la parola del Papa per "ispirare" un nuovo "inizio, guidarne il progresso e coronare la fine".

Radio Vaticana, L'Osservatore Romano


Il Papa a Torino. Scelto il progetto della cattedra per la Messa di Benedetto XVI. Sarà costruita con materiali eco-compatibili

Sarà interamente di legno, foderata di velluto rosso la cattedra (foto) che Benedetto XVI utilizzerà il prossimo 2 maggio quando presiederà la Santa Messa in piazza San Carlo, in occasione della sua visita pastorale a Torino per l'Ostensione della Sindone. Sulle sponde dei braccioli saranno scolpite a bassorilievo due immagini della Resurrezione mentre sullo schienale di velluto sarà impressa un'immagine del Sacro Volto. A progettare la cattedra è stato un archietto udinese, Ivan Vergendo, che ha vinto la selezione indetta da Asdi Sedia, il distretto della sedia di Manzano (Udine). Il progetto è stato scelto tra 27 disegni presentati da archietti e designer friulani che hanno partecipato alla selezione. La cattedra sarà realizzata in due esemplari, uno resterà dopo la visita papale all'arcidiocesi di Torino, l'altro a disposizione di Asdi Sedia. "Il progetto è stato scelto per simbologia, creatività, comfort e capacità di adattamento al contesto" ha spiegato la Giuria. La cattedra sarà realizzata con materiale eco-compatibili, "per distinguersi dl resto del mondo", hanno spiegato gli organizzatori.

Adnkronos, La Stampa

mercoledì 27 gennaio 2010

Il Patriarca ortodosso della Serbia: è giunto il momento di un incontro con il Papa. L'ipotesi di un viaggio per i 1700 anni dell'Editto di Milano

Irinej, il nuovo Patriarca della Chiesa ortodossa serba, ha ribadito il desiderio di incontrare il Papa Benedetto XVI, sostenendo che ''è giunto il momento per un tale incontro'' che potrebbe avvenire in Serbia. ''Anche prima si parlava di una possibile visita del vescovo di Roma. La nostra posizione era allora che non era ancora arrivato il tempo e che bisognava aspettare una occasione migliore. Ora invece ritengo che bisogna salutare tali colloqui'', ha detto Irinej citato oggi dalla stampa di Belgrado. ''Forse è arrivato il momento che gli uni e gli altri ci diciamo quello che abbiamo da dire, e che poi gli uni e gli altri riflettiamo su tutto'', ha aggiunto il Patriarca serbo secondo il quale ''le divisioni non sono cose positive''. E ''la divisione tra Oriente e Occidente dura da secoli''. Un incontro è quindi indispensabile per cominciare ad esaminare i problemi sul tappeto. Per affrontare e esaminare i problemi, ha sottolineato Irinej, è necessario incontrarsi e parlare. ''Come ci si può avvicinare senza parlarsi e entrare in contatto?''. Nei giorni scorsi, alla vigilia della sua elezione alla carica di Patriarca della Chiesa serba al posto di Pavle, il Patriarca morto il 15 novembre scorso all'età di 95 anni, Irinej, esprimendo il desiderio di incontrare il Pontefice, aveva detto che un suo possibile viaggio in Serbia potrebbe avvenire nel 2013 in occasione delle celebrazioni per i 1700 anni dall'Editto di Milano (313) col quale l'imperatore romano Costantino accolse il Cristianesimo. Tali festeggiamenti sono in programma a Nis, città del sud della Serbia, dove nacque Costantino e della quale Irinej e' stato vescovo fino alla sua elezione a Patriarca.

Ansa

Benedetto XVI: dalla memoria del dramma della Shoah un più convinto rispetto della dignità di ogni persona perché gli uomini siano una sola famiglia

“Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinché non si ripetano più tali tragedie!”. Con questo appello, pronunciato al termine dell’Udienza generale di questa mattina prima dei saluti in lingua italiana, il Papa ha ricordato il “dramma della Shoah”, nella Giornata della Memoria, che si celebra oggi. “Sessantacinque anni fa, il 27 gennaio 1945, venivano aperti i cancelli del campo di concentramento nazista della città polacca di Oświecim, nota con il nome tedesco di Auschwitz, e vennero liberati i pochi superstiti”, ha esordito Benedetto XVI. “Tale evento e le testimonianze dei sopravvissuti – ha proseguito - rivelarono al mondo l'orrore di crimini di inaudita efferatezza, commessi nei campi di sterminio creati dalla Germania nazista”. Il Papa poi ha ricordato che il “Giorno della Memoria” si celebra “in ricordo di tutte le vittime di quei crimini, specialmente dell’annientamento pianificato degli Ebrei, e in onore di quanti, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati, opponendosi alla follia omicida”. “Con animo commosso – le parole del Pontefice - pensiamo alle innumerevoli vittime di un cieco odio razziale e religioso, che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte in quei luoghi aberranti e disumani”. “La memoria di tali fatti, in particolare del dramma della Shoah che ha colpito il popolo ebraico – l’auspicio del Papa - susciti un sempre più convinto rispetto della dignità di ogni persona, perché tutti gli uomini si percepiscano una sola grande famiglia”. Poi l’augurio finale, sotto forma di preghiera: “Dio onnipotente illumini i cuori e le menti, affinché non si ripetano più simili tragedie!”.

SIR

Il Papa: Francesco gigante della santità e uomo del dialogo che insegna l'amore per Dio e il creato. Rinnova la Chiesa solo in comunione con il Papa

“Un gigante della santità”: è una delle tante, ammirate, definizioni che Benedetto XVI ha dedicato a San Francesco. La vita e la straordinaria testimonianza di carità del Poverello di Assisi sono state al centro della catechesi dell’Udienza generale di questa mattina in Aula Paolo VI. San Francesco, ha affermato il Papa, resta un affascinante modello di santità, di gioia cristiana, di dialogo interreligioso, di amore per la Chiesa e per il Creato. “Nacque al mondo un sole”. Le migliaia di persone presenti in Aula Paolo VI hanno sentito il Papa fare suo lo stupore di Dante Alighieri, che settecento anni fa, in una terzina della Divina Commedia, usò questa espressione per parlare della nascita di San Francesco. Un Santo di caratura universale, per il quale ci si è sforzati lungo i secoli di coniare appellativi che provassero a restituirne la grandezza. “Alter Christus”, “fratello di Gesù”. Benedetto XVI li ha ricordati e ripetuti, spesso alternando al testo scritto riflessioni spontanee permeate di genuino entusiasmo verso il Santo di Assisi, del quale ha sintetizzato così l’ideale più intimo dell’anima: “Essere come Gesù; contemplare il Cristo del Vangelo, amarlo intensamente, imitarne le virtù. In particolare, egli ha voluto dare un valore fondamentale alla povertà interiore ed esteriore, insegnandola anche ai suoi figli spirituali". "La testimonianza di Francesco, che ha amato la povertà per seguire Cristo con dedizione e libertà totali, continua ad essere anche per noi un invito a coltivare la povertà interiore per crescere nella fiducia in Dio, unendo anche uno stile di vita sobrio e un distacco dai beni materiali”. Ripercorrendo le fasi più importanti della sua vita, la conversione, la rinuncia ai beni materiali per il bene di Dio, il viaggio a Roma da Innocenzo III, il Papa si è soffermato con una digressione a braccio sul “forte simbolismo” che avvolge l’episodio avvenuto nella chiesa diroccata di San Damiano, quando per tre volte il Crocifisso chiede a Francesco di riparare la sua “Chiesa in rovina”. “Lo stato rovinoso di questo edificio è simbolo della situazione drammatica e inquietante della Chiesa stessa in quel tempo, con una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, con un clero poco zelante". "Tuttavia, in questa Chiesa in rovina sta nel centro il Crocifisso e parla: chiama al rinnovamento, chiama Francesco ad un lavoro manuale per riparare concretamente la chiesetta di san Damiano, simbolo della chiamata più profonda a rinnovare la Chiesa stessa di Cristo, con la sua radicalità di fede e con il suo entusiasmo di amore per Cristo”. Connessa a ciò, ha proseguito Benedetto XVI, va considerata anche “la grande deferenza” che il Santo di Assisi nutrì verso i sacerdoti, anche quelli “poco degni”, per via del loro potere di rendere presente Cristo nell’Eucaristia, così come il rispetto nei riguardi del Pontefice di Roma. Francesco, ha osservato Benedetto XVI, non rinnovò la Chiesa “contro il Papa” ma assieme a lui poiché “il Poverello di Assisi aveva compreso che ogni carisma donato dallo Spirito Santo va posto a servizio del Corpo Mistico, che è la Chiesa; pertanto agì sempre in piena comunione con l’autorità ecclesiastica. Nella vita dei Santi non c’è contrasto tra carisma profetico e carisma di governo e, se qualche tensione viene a crearsi, essi sanno attendere con pazienza i tempi dello Spirito Santo”. Con l’approvazione pontificia, consolidata dai successori di Innocenzo III, l’Ordine francescano cresce e si ramifica arrivando a testimoniare il proprio carisma ben più in là dei villaggi dell’Italia centrale dov’era sorto. Ed emblematica diventa la missione che Francesco compie in Egitto per predicare il Vangelo al cospetto di un sultano musulmano: “In un’epoca in cui era in atto uno scontro tra il cristianesimo e l’islam, Francesco, armato solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia la via del dialogo". "È un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione”. Francesco muore alla Porziuncola, “sulla nuda terra” ha ricordato il Papa, la sera del 3 ottobre 1226. Nemmeno per un istante muore invece la sua eredità spirituale. Il suo essere un “uomo gioioso” semplice e umile, innamorato di Cristo, diventa uno stile che suscita un numero infinito di seguaci. E non muore quel “senso della fraternità universale” che si traduce per Francesco nel “Cantico delle creature” e per l’umanità di oggi, ha affermato Benedetto XVI, in un “messaggio molto attuale”. “Come ho ricordato nella mia recente Enciclica "Caritas in veritate", è sostenibile solo uno sviluppo che rispetti la creazione e che non danneggi l’ambiente, e nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho sottolineato che anche la costruzione di una pace solida è legata al rispetto dell’ambiente”. Resta, dunque, di San Francesco il tratto della “perfetta letizia”, che lo rese un uomo “lieto in ogni situazione”. Da questo, ha concluso il Papa, comprendiamo "il segreto della vera felicità: diventare santi, vicini a Dio”.

Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

martedì 26 gennaio 2010

Le linee guida di Benedetto XVI per frenare l’esodo dei cristiani sotto attacco in Medio Oriente e in altri 60 Paesi nel mondo

Un piano Marshall cattolico per salvare i cristiani dall’estinzione in Medio Oriente e nei paesi a maggioranza musulmana: è quello che si appresta a lanciare Papa Benedetto XVI per far fronte alla nuova, terribile escalation di violenza. Due commercianti cristiani uccisi a Mosul, in Iraq, dove si è appena insediato il nuovo vescovo Emil Shimoun Nona. Un agguato ai cristiani copti in Egitto, il 6 dicembre all’uscita della Messa, con sette morti e nove feriti. Undici chiese cristiane danneggiate in Malaysia. Una chiesa evangelica data alle fiamme nella Cabilia, in Algeria. E ancora Somalia, India, Pakistan, Cina, Myanmar, Corea del Nord, Maldive e Zanzibar: in 60 paesi del mondo, concentrati in Asia e Africa, i cristiani rischiano il martirio. Certo, in alcuni paesi anche i cristiani si macchiano di fanatismo: a Jos, in Nigeria, gli scontri con i musulmani hanno lasciato sul campo centinaia di morti da entrambe le parti. Ma nella gran parte dei casi le vittime sono i cristiani. Sette le linee guida del piano tracciato dal Papa con i suoi collaboratori: tenere alta l’attenzione della comunità internazionale sulle violazioni alla libertà religiosa e sulle persecuzioni dei cristiani; rafforzare la collaborazione delle Chiese cristiane mettendo da parte antichi conflitti e rivalità; costruire case per i cristiani in Terra Santa; favorire i pellegrinaggi; promuovere l’occupazione dei cristiani nei territori palestinesi e l’edificazione di scuole; intensificare l’impegno caritativo delle associazioni cattoliche per far fronte al proselitismo delle organizzazioni umanitarie islamiche; arginare la diffusione delle sette di ispirazione evangelica e pentecostale che, complici la povertà e le persecuzioni, sottraggono fedeli alla Chiesa Cattolica offrendo anche aiuti materiali. Non c’è tempo da perdere. Anche i missionari pagano un prezzo altissimo: nel corso dell’ultimo anno ne sono stati uccisi 37 (sono stati 20 nel 2008). Due erano italiani: Giuseppe Bertaina a Nairobi, in Kenya, e Ruggero Ruvoletto a Manaus in Brasile. "I missionari uccisi sono martiri della fede ma anche della giustizia" spiega a Panorama Giulio Albanese, missionario comboniano e direttore delle riviste missionarie delle Pontificie opere missionarie. "Vengono uccisi perché difendono la vita e i diritti dei più deboli e spesso, come accade oggi in alcune aree della Repubblica del Congo e del Sudan meridionale, sono le uniche forze di interposizione fra gli eserciti e la gente comune". Lo stesso accade in alcuni paesi dell’America Latina (Colombia, Guatemala, Brasile, Bolivia), dove sacerdoti e religiosi vengono uccisi o intimiditi perché si oppongono alle violenze dei clan della droga o degli squadroni della morte. In ogni caso la Chiesa non si lascia intimidire, ha detto il Papa il giorno di Natale, e continua ad annunciare "ovunque il Vangelo di Cristo nonostante le persecuzioni, le discriminazioni, gli attacchi e l’indifferenza, talvolta ostile". Però chiede aiuto alla comunità internazionale affinché si metta fine a questo martirio. "Gli stati fondamentalisti, come il Pakistan e l’Arabia Saudita, e i regimi atei, come quelli della Cina e della Corea del Nord, sono i principali nemici dei cristiani" spiega Bernardo Cervellera, missionario del Pime e direttore dell’agenzia AsiaNews. Ma, prosegue Cervellera, "è l’indifferenza della comunità internazionale, e dell’Europa in particolare, il più grande alleato dei paesi che ostacolano la libertà religiosa". La fuga diventa così l’unica via d’uscita per i cristiani perseguitati, in particolare in Medio Oriente. I cristiani arabi sono ridotti a 11 milioni in sette paesi: Egitto, Iraq, Giordania, Siria, Libano, Israele e Territori palestinesi, ma il loro numero continua a diminuire. Dalla Guerra dei sei giorni (1967) a oggi è emigrato il 35 per cento dei cristiani palestinesi con destinazione America Latina e Canada. In Libano i cristiani sono scesi dal 51 al 40 per cento della popolazione. Più clamoroso di tutti è il caso dell’Iraq dove, prima della guerra, vivevano 1,5 milioni di cattolici e oggi sono meno di 400 mila. "I cristiani si trovano in particolare difficoltà soprattutto in Medio Oriente perché ai ben noti problemi dell’area si aggiungono le pressioni socioreligiose dovute al fatto di essere ormai piccola minoranza (le stime parlano del 4 per cento) in un contesto sempre più islamico. È perciò inevitabile la spinta all’emigrazione", osserva Massimo Ilardo, direttore per l’Italia di Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), che cura un rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo. Per mobilitare la Chiesa e l’opinione pubblica mondiale il Papa ha convocato un Sinodo speciale dei vescovi per il Medio Oriente, che si terrà a Roma dal 10 al 24 ottobre prossimo. La speranza è favorire il dialogo con l’Islam e gli ebrei, ma anzitutto superare le divisioni interne agli stessi cristiani che in Medio Oriente fanno capo a 22 diverse denominazioni tra ortodossi, cattolici ed evangelici, spesso in attrito fra loro, come in occasione dei clamorosi scontri alla Basilica del Santo sepolcro di Gerusalemme. Intanto il piano Marshall del Papa è già in atto. "Sono tre le direttrici principali di intervento per fermare l’esodo dei cristiani" spiega Giuseppe Caffulli, direttore della rivista Terrasanta e del portale www.terrasanta.net della custodia francescana. "Costruire scuole, dove cristiani e musulmani crescano insieme, imparando a conoscersi e a rispettarsi. Costruire case per fare fronte alla drammatica mancanza di alloggi nei Territori. A questo scopo la custodia francescana di Terra Santa e il patriarcato di Gerusalemme hanno già edificato cinque o sei palazzi a Betlemme, in Galilea e a Haifa, con l’aiuto anche della CEI e di altre Conferenze Episcopali. Infine impegnarsi nella pastorale: far comprendere ai cristiani che vivono in Terra Santa che hanno una vocazione speciale". Anche il turismo religioso è importante per fermare la fuga dei cristiani, spiega padre Cesare Atuire, amministratore delegato dell’Opera romana pellegrinaggi che ogni anno porta oltre 15 mila pellegrini in Israele. "Il pellegrinaggio è un modo per far sentire la vicinanza della Chiesa ai cristiani che soffrono ma anche per sostenere l’artigianato locale e favorire l’occupazione". Non c’è solo il Medio Oriente tra le priorità del Papa. C’è anche l’Africa, cui è stato dedicato invece il sinodo dell’ottobre scorso. In particolare l’emergenza Somalia, dove nel 2006 venne uccisa suor Leonella Sgorbati. Ci sono poi il proselitismo e l’islamizzazione forzata portati avanti da alcune organizzazioni umanitarie islamiche in Sudan. E c’è la "concorrenza" sempre più aggressiva delle sette di ispirazione cristiana. "Solo in Africa si contano ormai circa 15 mila chiese indipendenti" afferma padre Albanese. Per contrastarle "è necessario puntare sulla formazione soprattutto delle giovani generazioni". Insomma i cristiani sono attaccati su più fronti. Ma la Chiesa cattolica si prepara a reagire.

Ignazio Ingrao, Panorama

Giovedì udienza del Papa alle Pontificie Accademe per rilanciare l'umanesimo cristiano. Domani seduta pubblica sulla formazione teologica del prete

Sarà la prima udienza di Benedetto XVI alle Pontificie Accademie, giovedì prossimo 28 gennaio, all’indomani della seduta pubblica, la quattordicesima, ospitata domani pomeriggio nell’Aula magna del Palazzo di Via della Conciliazione, sede del Consiglio di coordinamento delle Pontificie Accademie, sul tema “La formazione teologica del presbitero”. Stamani nella Sala Stampa Vaticana è stato presentato l’evento che prevede la consegna del Premio delle Pontificie Accademie, attribuito ogni anno dal Santo Padre a giovani studiosi, artisti o istituzioni che si siano distinti nella promozione dell’umanesimo cristiano. Trecentocinquanta accademici e membri delle Pontificie Accademie a colloquio per la prima volta con Benedetto XVI per rilanciare il progetto comune di un umanesimo cristiano nel terzo millennio. Un impegno che vede in prima fila il Pontificio Consiglio della Cultura, ha sottolineato ai giornalisti l’arcivescovo Gianfranco Ravasi, presidente del dicastero, che presiede il Consiglio di coordinamento tra Accademie Pontificie, creato nel 1995 da Giovanni Paolo II per valorizzare l’attività di queste antiche istituzioni, ponendole in rete fra di loro e con l’esterno, perché siano stimolo al pensiero corrente e riferimento per la società odierna. “Il Pontificio Consiglio della Cultura di sua natura vorrebbe sempre di più far sì che la sua attività si possa appoggiare a tante istituzioni, che sono parallele, che alcune volte sono come dei corollari, o anche a tante istituzioni laiche. Stiamo, infatti, avendo rapporti con molte fondazioni di alto livello nel campo della ricerca scientifica, un po’ in tutto il mondo, in modo tale da poter avere un respiro che sia il più possibile universale e che sia il più possibile variegato nella ricchezza e nella complessità che ormai il termine cultura raccoglie in sé, non più esauribile nell’interno di quella dimensione quasi da 'turris eburnea', da torre d’avorio, asettica, in cui ci sono soltanto gli intellettuali alti. Ormai, la cultura, come ben sappiamo, ha una serie di iridescenze, di sfumature, di volti, che passano attraverso tante dimensioni in passato neppure sospettabili. Pensiamo soltanto a quando abbiamo fatto l’incontro con gli artisti e abbiamo cominciato ad introdurre i fotografi, la fotografia, la scenografia e, anzi, una famosa casa di moda si è lamentata con me perché non abbiamo introdotto anche la moda...Speriamo che anche l’Accademia della moda in futuro possa avere un dialogo con noi”. Ogni anno, le Accademie si alternano nell’organizzare la seduta pubblica su un tema di attualità. In questo 2010, visto per il tema collegato all’Anno Sacerdotale, sono sette le Accademie coinvolte: quella di San Tommaso D’Acquino, quella di Teologia, quella dell’Immacolata, quella Mariana internazionale, quella delle Belle Arti e Lettere dei Virtuosi del Pantheon, quella Romana di Archeologia e quella “Cultorum Martyrum”: “Noi pensiamo che l’esistenza e anche l’attività di queste Accademie per buona parte sia ignota. Lo dobbiamo fare, quindi, per una conoscenza ad extra. Far conoscere questi piccoli mondi di ricerca, qualche volta anche di ricerca molto qualificata, altre volte di ricerca che ha qualche ridondanza di tipo più divulgativo. Ma io ho voluto, anche e soprattutto, attraverso questa conferenza stampa, stimolare le stesse Accademie, non solo ad avere una reviviscenza, ad avere una nuova vigoria, ma anche a far sì che la loro produzione, la loro ricerca, abbia anche ad essere comunicata, non rimanga soltanto nell’interno del cenacolo. E sarà anche l’occasione per mostrare come la teologia, e quindi anche queste Accademie, debbano aprirsi al mondo della ricerca teologica che è condotta anche da laici”. Ad aprire i lavori, domani, sarà lo stesso mons. Ravasi e, a seguire, vi saranno le relazioni dei teologi Charles Morerod e Manlio Sodi, quindi la consegna del Premio dotato di 20 mila euro al giovane teologo, laico americano, John Mortensen, sposato con quattro figli, autore di una tesi di dottorato alla Pontificia Università della Santa Croce a Roma, incentrata sull’analogia di San Tommaso.

Radio Vaticana

La Santa Sede: il testo sul Papa primo tra i Patriarchi pubblicato sul web una bozza da studiare e approfondire che non ha autorità nè ufficialità

Il Papa primo tra i Patriarchi? Il tema divide da circa un millennio la Chiesa Cattolica e le Chiese Ortodosse ed è oggetto di discussioni approfondite dalla commissione mista internazionale per il dialogo teologico cattolico-ortodosso. Il sito internet chiesa.espressonline.it, curato dal vaticanista Sandro Magister, ha anticipato il documento che rappresenta la "base della discussione", ma il Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani si è affrettato a precisare che si tratta di un "testo previo" discusso "solo in minima parte". La commissione teologica bilaterale discute, da mesi, del ruolo del Papa nel primo millennio, prima, cioè, dello scisma che divise Chiesa latina e Chiesa d'Oriente. Un tema dal carattere storico, con evidenti ricadute sul dialogo ecumenico attuale. L'ultimo incontro si è svolto a Cipro ad ottobre, il prossimo è previsto a Vienna il prossimo settembre. Nel documento anticipato si afferma che "a livello universale il vescovo di Roma agiva da 'protos' tra i capi delle sedi maggiori". Il dicastero vaticano "ha constatato con rammarico - in una nota diffusa oggi dalla Sala stampa vaticana - che è stato pubblicato, da un mezzo di comunicazione, un testo che è all'esame della 'Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa Ortodossa nel suo insieme'. Il documento pubblicato è un testo previo, che consiste in un elenco di temi da studiare e da approfondire, finora discusso solo in minima parte dalla suddetta Commissione. Nell'ultima riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, tenutasi a Paphos nell'ottobre scorso, si era stabilito esplicitamente che il testo non sarebbe stato pubblicato finché non fosse stato esaminato nella sua totalità dalla Commissione. Ad oggi non esiste nessun documento concordato e pertanto il testo pubblicato non ha nessuna autorità, né ufficialità".

lunedì 25 gennaio 2010

Il Papa: nuova evangelizzazione anche nei Paesi di tradizione cristiana. Come possono gli increduli accogliere il Vangelo se i cristiani sono divisi?

I cristiani delle diverse confessioni devono unirsi per evangelizzare non solo i Paesi lontani ma anche quelli di tradizione cristiana ormai caratterizzati da "secolarizzazione e indifferenza" nei confronti del Vangelo: lo ha detto il Papa, che ha concluso con la celebrazione dei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le mura la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, nella Festa della Conversione dell'Apostolo delle Genti. Alla cerimonia hanno preso parte rappresentanti delle chiese ortodosse e protestanti presenti a Roma. "In un mondo segnato dall'indifferenza religiosa, e persino da una crescente avversione nei confronti della fede cristiana, è necessaria una nuova, intensa, attività di evangelizzazione, non solo tra i popoli che non hanno mai conosciuto il Vangelo, ma anche in quelli in cui il Cristianesimo si è diffuso e fa parte della loro storia", ha detto Benedetto XVI. "Non mancano, purtroppo, questioni che ci separano gli uni dagli altri e che speriamo possano essere superate attraverso la preghiera e il dialogo, ma c'è un contenuto centrale del messaggio di Cristo che possiamo annunciare assieme", ha detto Papa Ratzinger, che ha menzionato, in tra le "sfide" da affrontare insieme, "la secolarizzazione e l'indifferenza, il relativismo e l'edonismo, i delicati temi etici riguardanti il principio e la fine della vita, i limiti della scienza e della tecnologia, il dialogo con le altre tradizioni religiose", nonché "la salvaguardia del Creato, la promozione del bene comune e della pace, la difesa della centralità della persona umana, l'impegno per sconfiggere le miserie del nostro tempo, quali la fame, l'indigenza, l'analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni".
"E' proprio il desiderio di annunciare agli altri il Cristo e di portare al mondo il suo messaggio di riconciliazione che fa sperimentare la contraddizione della divisione dei cristiani", ha detto il Papa. "Come potranno, infatti, gli increduli accogliere l'annuncio del Vangelo se i cristiani, sebbene si richiamino tutti al medesimo Cristo, sono in disaccordo tra loro?". Al termine dell'omelia il Papa ha detto: “L’impegno per l’unità dei cristiani non è compito solo di alcuni, né attività accessoria per la vita della Chiesa. Ciascuno è chiamato a dare il suo apporto per compiere quei passi che portino verso la comunione piena tra tutti i discepoli di Cristo, senza mai dimenticare che essa è innanzitutto dono di Dio da invocare costantemente”. Nel suo indirizzo di saluto al Papa, all’inizio della celebrazione, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani si era chiesto: “Come possiamo assolvere in maniera credibile il compito lasciatoci dal nostro Signore, che è quello di annunciare l’unità, la riconciliazione e la pace, se noi stessi cristiani non siamo uniti e riconciliati tra noi? Pertanto, missione ed ecumenismo sono gli impegni più importanti che il mondo odierno e la cristianità devono riuscire a portare avanti”. Se questi impegni necessitano di un “rapporto costante” con il Risorto e devono essere animati da un “amore profondo verso di Lui”, ha affermato Benedetto XVI, c’è da proseguire anche l’esperienza iniziata cento anni fa dalla Conferenza missionaria di Edimburgo, che ha scelto il tema di quest’anno della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Nel 1910 protestanti, anglicani ed un ortodosso diedero impulso all’ecumenismo: oggi, il Papa esorta i cristiani a proseguire la strada da loro tracciata, sull’esempio dell’instancabile attività missionaria di San Paolo.

Apcom, SIR. Radio Vaticana


ll 14 marzo la visita di Benedetto XVI alla Chiesa luterana di Roma. Il pastore Kruse: una grande gioia e un segno che l'ecumenismo è vivo

Domenica 14 marzo Papa Benedetto si recherà in visita alla Chiesa luterana di Roma, denominata “Chiesa di Cristo”, che si trova in via Sicilia, nel rione Ludovisi. Lo confermano a Il Velino il pastore Jens-Martin Kruse e il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. L’appuntamento, secondo quanto riferito da Kruse, è fissato per le 16.30. Si tratterà di una visita breve, poco più di un’ora, che prevede la celebrazione del culto, la liturgia luterana, nel corso del quale verranno pronunciate due omelie, una del pastore e una del Papa. L’invito a Benedetto è stato formulato lo scorso anno, a 25 anni dalla visita di Giovanni Paolo II, l’11 dicembre 1983. La visita del Papa “è una grande gioia per noi, e segno che l’ecumenismo è vivo a Roma” dice il pastore luterano. La comunità è composta di circa 350 membri, per la maggior parte tedeschi, anche se una volta al mese c’è un servizio in lingua italiana. I rapporti “sono buoni” con le altre comunità protestanti e anche con le comunità cattoliche, spiega il pastore. Del resto tutti i luterani presenti a Roma “sono sposati con italiani” racconta Kruse, motivo in più per incrementare i rapporti tra le varie confessioni cristiane. Ci sono rapporti intensi con alcune parrocchie a Roma, movimenti come Sant’Egidio, Focolari, Schonstatt, la comunità dei Benedettini di san Paolo fuori le mura. In questa Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, il pastore luterano è stato impegnato in alcune conferenze nelle chiese cattoliche, ma anche la Chiesa di via Sicilia ospita momenti di dialogo.

Il Velino

Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. Il Papa: l'amore vero non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità

Questo pomeriggio alle 17.30, il Papa presiederà la celebrazione dei secondi Vespri nella festa della Conversione di San Paolo Apostolo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura a conclusione della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani; vi prenderanno parte rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma. Quest’anno il tradizionale appuntamento ecumenico si è svolto sul tema della testimonianza comune dei cristiani: una dimensione costantemente ripresa dagli insegnamenti di Benedetto XVI.
Sulla via dell’unità, afferma Benedetto XVI, il primato spetta senz’altro alla preghiera comune dei cristiani. Ma prioritario è anche ascoltare insieme la Parola di Dio: “Non siamo infatti noi a fare o ad organizzare l’unità della Chiesa. La Chiesa non fa se stessa e non vive di se stessa, ma della parola creatrice che viene dalla bocca di Dio. Ascoltare insieme la parola di Dio…costituisce un cammino da percorrere per raggiungere l’unità nella fede...Chi si pone all’ascolto della parola di Dio può e deve poi parlare e trasmetterla agli altri...Dobbiamo chiederci: noi cristiani, non siamo diventati forse troppo muti? Non ci manca forse il coraggio di parlare e di testimoniare…Il nostro mondo ha bisogno di questa testimonianza; attende soprattutto la testimonianza comune dei cristiani” (25 gennaio 2007).
La conversione di San Paolo, spiega il Papa, ci indica la via verso l’unità, che è dono di Cristo risorto: “La conversione esige il nostro sì…ma non è ultimamente un’attività mia, ma dono, un lasciarsi formare da Cristo; è morte e risurrezione. Perciò san Paolo non dice: ‘Mi sono convertito’, ma dice ‘sono morto’, sono una nuova creatura. In realtà, la conversione di san Paolo non fu un passaggio dall’immoralità alla moralità – la sua moralità era alta -, da una fede sbagliata ad una fede corretta – la sua fede era vera, benché incompleta -, ma fu l’essere conquistato dall’amore di Cristo: la rinuncia alla propria perfezione, fu l’umiltà di chi si mette senza riserva al servizio di Cristo per i fratelli. E solo in questa rinuncia a noi stessi, in questa conformità con Cristo possiamo essere uniti anche tra di noi, possiamo diventare ‘uno’ in Cristo. E’ la comunione col Cristo risorto che ci dona l’unità” (25 gennaio 2009).
Non c’è testimonianza comune senza l’amore, perché Dio è Amore: in Lui, sottolinea il Pontefice, la diversità non è più ostacolo che ci separa, ma “ricchezza nella molteplicità delle espressioni della fede comune”: “L'amore vero non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall'esterno, ma che dall'interno dà forma, per così dire, all'insieme. È il mistero della comunione, che come unisce l'uomo e la donna in quella comunità d'amore e di vita che è il matrimonio, così forma la Chiesa quale comunità d'amore, componendo in unità una multiforme ricchezza di doni, di tradizioni. Al servizio di tale unità d'amore è posta la Chiesa di Roma che, secondo l'espressione di sant'Ignazio di Antiochia, presiede alla carità" (25 gennaio 2006).
La testimonianza comune, afferma Benedetto XVI, “è la condizione perché la luce di Cristo si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati”.
“Quanta strada sta dinanzi a noi! Eppure non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua indefettibile presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono dell'unità e della pace” (25 gennaio 2006).

Radio Vaticana

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domenica 24 gennaio 2010

Padre Lombardi: il Papa alla Sinagoga di Roma un passo ulteriore nel dialogo irrevocabile tra ebrei e cristiani. Nel Decalogo un punto di riferimento

La visita di Benedetto XVI alla grande Sinagoga di Roma, domenica scorsa, ha gettato le fondamenta per un ulteriore sviluppo delle relazioni tra ebrei e cristiani, sostiene il portavoce vaticano. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha infatti definito “memorabile” questo incontro che è servito a rilanciare il dialogo sulla base del rispetto del creato e dei dieci Comandamenti. Nel suo editoriale per l'ultimo numero di “Octava Dies”, il rotocalco informativo del Centro Televisivo Vaticano, il sacerdote gesuita ha detto che la presenza del Vescovo di Roma nel Tempio Maggiore di Roma è stato “un passo ulteriore in quel cammino 'irrevocabile' di dialogo, fraternità e amicizia, fra gli ebrei e la Chiesa avviato dal Concilio Vaticano II”. In particolare, ha evidenziato i punti toccati dal Papa nel suo discorso in riferimento “al futuro più che al passato”. Il Santo Padre, ha ricordato il portavoce vaticano, ha spiegato che “il mondo è creato da Dio ed affidato alla cura dell’uomo; le Dieci Parole – il Decalogo – sono luce per distinguere il bene dal male, il varo dal falso, il giusto dall’ingiusto, coerentemente con i dettami della coscienza retta di ogni persona umana”. “Parole antichissime, ma attualissime insieme”, ha sottolineato padre Lombardi. “Un uomo creato da Dio è un uomo che deve essere responsabile davanti a Dio della sua creazione; un uomo che è aiutato a riconoscere la differenza fra il bene e il male può trovare la strada anche nella confusione di un pluralismo che tende a perdere ogni punto di riferimento”. “I saggi dell’ebraismo lo sanno molto bene ed hanno certamente gioito sentendo un richiamo così limpido a una base comune solidissima”, ha assicurato il gesuita. “Continueremo a parlare anche del passato e ad affrontare le difficoltà sulla via di una comprensione reciproca sempre migliore; ma ciò che abbiamo in comune all’origine è immenso e stabile come i cieli, e il compito comune per il servizio della creazione e della famiglia umana ci deve perciò vedere concordi”, ha infine concluso.

Zenit

Messaggio del Papa al nuovo Patriarca della Chiesa Ortodossa serba: il Signore le conceda la forza interiore per consolidare l'unità

Questo sabato Benedetto XVI ha inviato un telegramma di felicitazioni al nuovo Patriarca della Chiesa ortodossa serba, l’80enne Irinej, eletto questo venerdì a Belgrado, come successore del Patriarca Pavle, che si è spento il 15 novembre scorso, all’età di 95 anni. Il Patriarca serbo, arcivescovo di Pec e metropolita di Belgrado-Karlovac, guiderà una Chiesa che conta circa 11 milioni di serbi ortodossi residenti in Serbia, nei paesi dell'ex Yugoslavia, negli Stati Uniti, in Australia e nell'Europa occidentale. Nel telegramma il Pontefice eleva la sua preghiera a Dio affinché conceda al nuovo Patriarca “la forza interiore per consolidare l'unità e la crescita spirituale della Chiesa ortodossa serba, nonché per costruire legami fraterni con le altre Chiese e comunità ecclesiali”. Assicura quindi “la vicinanza della Chiesa cattolica e il suo impegno per la promozione delle relazioni fraterne e del dialogo teologico, in modo che gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione” tra le due Chiese “possano essere superate”. Il Papa dedica poi un ricordo al Patriarca Pavle, definendolo un “pastore zelante e stimato”, che ha lasciato “un’eredità spirituale ricca e profonda” ed “ha efficacemente guidato la Chiesa e ha mantenuto la sua unità di fronte a molte sfide”. Infine, Benedetto XVI esprime il proprio “apprezzamento per il suo esempio di fedeltà al Signore e per i suoi tanti gesti di apertura verso la Chiesa cattolica”, invocando la benedizione di Dio sull’impegno comune delle due Chiese “così che i discepoli di Cristo possano essere nuovamente uniti nel testimoniare davanti a tutto il mondo il suo amore salvifico”.

Sinodo dei vescovi per l'Africa. Seconda riunione del consiglio speciale: la riconciliazione rimane una sfida per la Chiesa nel continente nero

La situazione di molti paesi africani fa sì che uno dei principali compiti delle Chiese locali resta quello della ''necessità di difendere il popolo contro le ingiustizie. La mancanza di pace porta poi la Chiesa ad un forte impegno nella mediazione e nell'accoglienza di coloro che soffrono le conseguenze delle guerre interne''. E' quanto si legge nel comunicato della seconda riunione del Consiglio speciale per l'Africa della Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi, diffuso ieri dalla Sala stampa vaticana. Nel documento si sottolinea, inoltre, che ''la riconciliazione continua ad essere una sfida per la Chiesa in Africa'', mentre per quel che riguarda il dialogo interreligioso, si sottolinea come per il 'continente nero' si sta cercando di stabilire ''vincoli di intesa e collaborazione, soprattutto con l'islam, che è la religione più diffusa nel Continente. Si auspica - si aggiunge - che i gruppi fondamentalisti siano sempre più sconfessati ed emarginati dai rappresentanti ufficiali dell'islam''. L'auspicio emerso è che “i gruppi fondamentalisti siano sempre più sconfessati ed emarginati dai rappresentanti ufficiali dell’islam”. Il Consiglio si è quindi impegnato nello studio delle Proposizioni della II Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, in vista di uno “schema ragionato” che possa servire da base per la composizione dell’Esortazione Apostolica Postsinodale che spetterà al Santo Padre. “In ogni caso – sostiene la nota – il testo finale dovrà mantenere un giusto equilibrio tra una prospettiva teologico-spirituale e un adeguamento alla realtà pastorale e sociale”. La prossima riunione del Consiglio si terrà il 27 e 28 aprile prossimi.

Asca, Zenit

Il Papa: la Chiesa è come il corpo, Cristo è il capo e forma con Lui un tutt’uno. L’unità rende più credibile ed efficace l'annuncio del Vangelo

“La comunione dei cristiani…rende più credibile ed efficace l’annuncio del Vangelo, come affermò lo stesso Gesù pregando il Padre alla vigilia della sua morte: "Che siano una sola cosa…perché il mondo creda" (Gv 17,21)”: Benedetto XVI ha espresso così, prima della recita dell'Angelus, il valore della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si celebra in questi giorni. Parlando ai pellegrini radunati in Piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che la Settimana si conclude domani con la Festa della Conversione di San Paolo e come tradizione egli presiederà i Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura con la partecipazione dei rappresentanti delle Chiese cristiane di Roma. “Invocheremo da Dio – ha detto - il dono della piena unità di tutti i discepoli di Cristo e, in particolare, secondo il tema di quest’anno, rinnoveremo l’impegno di essere insieme testimoni del Signore crocifisso e risorto (cfr Lc 24,48)”. Sempre sul tema dell’unità, in precedenza, Benedetto XVI si era soffermato a commentare la lettura di San Paolo ai Corinzi della Messa di oggi, in cui Paolo paragona la Chiesa al corpo umano. “La Chiesa – ha spiegato il Pontefice - è concepita come il corpo, di cui Cristo è il capo, e forma con Lui un tutt’uno. Tuttavia ciò che all’Apostolo preme comunicare è l’idea dell’unità nella molteplicità dei carismi, che sono i doni dello Spirito Santo. Grazie ad essi, la Chiesa si presenta come un organismo ricco e vitale, non uniforme, frutto dell’unico Spirito che conduce tutti ad unità profonda, assumendo le diversità senza abolirle e realizzando un insieme armonioso. Essa prolunga nella storia la presenza del Signore risorto, in particolare mediante i Sacramenti, la Parola di Dio, i carismi e i ministeri distribuiti nella comunità. Perciò, è proprio in Cristo e nello Spirito che la Chiesa è una e santa, cioè un’intima comunione che trascende le capacità umane e le sostiene”. Nella sua riflessione, Benedetto XVI ha ricordato anche la festa di San Francesco di Sales, che cade ogg. “Nato in Savoia nel 1567 - ha concluso il Papa - egli studiò il diritto a Padova e a Parigi e, chiamato dal Signore, divenne sacerdote. Si dedicò con grande frutto alla predicazione e alla formazione spirituale dei fedeli, insegnando che la chiamata alla santità è per tutti e che ciascuno – come dice San Paolo con il paragone del corpo – ha il suo posto nella Chiesa. San Francesco di Sales è patrono dei giornalisti e della stampa cattolica. Alla sua spirituale assistenza affido il Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che firmo ogni anno in questa occasione e che ieri è stato presentato in Vaticano. La Vergine Maria, Madre della Chiesa, ci ottenga di progredire sempre nella comunione, per trasmettere la bellezza di essere una cosa sola nell’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha ricordato la figura del catalano José Samso i Elias, ucciso dai comunisti nel corso della guerra civile spagnola e proclamato beato ieri a Barcellona da mons. Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi. "Da vero testimone di Cristo, morì perdonando i suoi persecutori", ha detto Benedetto XVI all'Angelus. "Per i sacerdoti, specialmente per i parroci, egli costituisce un modello di dedizione alla catechesi e alla carità verso i poveri". Il Papa ha infine evocato "soluzioni giuste e pacifiche dei problemi dell'immigrazione". "Rivolgo uno speciale saluto alle famiglie del Movimento dell'Amore Familiare e a quanti questa notte hanno vegliato nella chiesa di San Gregorio VII pregando per soluzioni giuste e pacifiche dei problemi dell'immigrazione", ha detto il Papa nei saluti finali.

AsiaNews, Apcom


sabato 23 gennaio 2010

La conferenza stampa di presentazione del Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: il Papa invita a dialogare ogni uomo

Alla conferenza nella Sala Stampa vaticana per la presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la 44° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, sul tema “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola”, sono intervenuti mons. Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e mons. Paul Tighe, segretario del medesimo dicastero. La conferenza è stata moderata da padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Nella nuova agorà del web, il sacerdote, ma anche i laici, sono chiamati a testimoniare che Dio è vicino all’uomo smarrito di oggi. E’ quanto sottolineato dall’arcivescovo Claudio Maria Celli, che ha richiamato l’auspicio del Papa in favore di una “diaconia della cultura digitale”. Il Pontefice, ha ribadito il presule, dà una “valutazione positiva”, “consapevole” e “non ingenua” delle nuove tecnologie. Ed ha quindi offerto la sua riflessione su Internet, che il Papa ha indicato come nuovo “cortile dei gentili” dove è possibile incontrare i non credenti. “Penso ai nostri media: dovremmo veramente essere aperti vicini a quanti non credono, sfiduciati, ma nel cuore hanno desideri di assoluto e di verità non caduchi. Un contatto con credenti di ogni religione, con non credenti, con persone di ogni cultura, anche coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto. Comprendiamo tramite questo messaggio ciò che il Papa pensa nel servizio dei media che fanno riferimento a una dimensione cattolica: ci accorgiamo che gli spazi sono aperti. Il Papa invita a dialogare con ogni uomo”. Anche nel contesto del web, ha proseguito mons. Celli, i sacerdoti devono essere appassionati annunciatori del Vangelo. La “pastorale digitale”, ha avvertito, non deve dunque togliere tempo ai compiti primari che il sacerdote, piuttosto che il seminarista, è chiamato ad assolvere. “Una parrocchia virtuale non potrà mai sostituirsi a un incontro dell’uomo con quella che è la comunità degli uomini che camminano insieme a lui e ritrovano il senso profondo di un incontro con la Parola nell’ascolto e nel servizio, poi, concreto della vita”. D’altro canto, il capo dicastero si è augurato che venga superata quella “mentalità parrocchiale”, che a volte caratterizza l’atteggiamento dei sacerdoti di fronte ad Internet e ai nuovi media. “La mia parrocchia: il mondo”, ha detto il presule riprendendo il titolo di una celebre opera di Yves Congar. Quindi, rispondendo alle domande dei giornalisti, si è soffermato sulla situazione in quei Paesi dove la libertà di accesso a Internet è a volte ostacolata. Ed ha espresso un auspicio: “Direi che è verissimo come il desiderio nostro è che si possa sempre più godere di una libertà per annunciare. Quante volte anche a me è toccato durante la mia attività come sottosegretario della Sezione per i rapporti con gli Stati chiarire ogni volta che non volevamo privilegi ma volevamo solamente che alla comunità cattolica fosse concessa la libertà di essere ciò che è”. Al riguardo, mons. Celli ha dichiarato con soddisfazione che, nonostante tutto, in Cina si stanno diffondendo diversi siti web cattolici. L’arcivescovo Celli non ha poi disconosciuto che esiste oggi nella Chiesa un divario digitale tra le vecchie e nuove generazioni di sacerdoti: “Nella formazione sacerdotale bisogna dare uno spazio alla comprensione, quindi all’uso opportuno e competente dei media; il che vuol dire quindi che ci deve essere un tempo dedicato perché questo possa avvenire e quindi nella conoscenza delle nuove tecnologie ma soprattutto nella consapevolezza di cosa significa oggi comunicazione oggi nella Chiesa”. Al tempo stesso, ha affermato che un altro tema molto presente nelle riflessioni del Pontificio Consiglio è quello del linguaggio da utilizzare per raggiungere i fedeli attraverso i nuovi media. Mons. Celli ha inoltre annunciato che quest’anno si terrà un Congresso sulla stampa cattolica, promosso dal suo dicastero. In conferenza stampa è stato infine rivelato che il sito web “Pope2you”, lanciato nel maggio dell’anno scorso, ha raggiunto i due milioni di contatti.

Radio Vaticana

Il Papa: i sacerdoti siano presenti nel mondo digitale, grande opportunità per i credenti, dandogli un'anima e nella fedeltà al messaggio evangelico

Lo sviluppo delle nuove tecnologie, in particolare il mondo del web, così come, ''nella sua dimensione complessiva, tutto il mondo digitale'' rappresentano ''una grande risorsa per l'umanità nel suo insieme e per l'uomo nella singolarità del suo essere e uno stimolo per il confronto e il dialogo''. E' quanto afferma Papa Benedetto XVI nel suo messaggio in occasione della 44° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebrerà in tutte le Chiese domenica 16 maggio sul tema ''Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola''. Il contenuto del messaggio papale è stato reso noto oggi in Vaticano. Benedetto XVI nota, quindi, che le potenzialità del web, e dei ''crocevia creati dal fitto intreccio delle autostrade che solcano il cyberspazio'', si pongono anche come ''una grande opportunità per i credenti. Nessuna strada, infatti, - aggiunge - può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo''. Rivolgendosi poi direttamente ai sacerdoti ed invitandoli a svolgere con coraggio questa nuova forma di evangelizzazione e diffusione del Vangelo, il Papa aggiunge che ''i nuovi media offrono innanzitutto ai Presbiteri prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate, che li sollecitano a valorizzare la dimensione universale della Chiesa, per una comunione vasta e concreta; ad essere testimoni, nel mondo d'oggi, della vita sempre nuova, generata dall'ascolto del Vangelo di Gesù, il Figlio eterno venuto fra noi per salvarci''. ''Per esercitare il proprio ruolo di animatori di comunità'', scrive ancora il Papa, il presbitero deve prendere coscienza che gli stessi credenti in Cristo ''si esprimono ormai, sempre più spesso, attraverso le tante voci scaturite dal mondo digitale''. Da qui la necessità di ''annunciare il Vangelo avvalendosi, accanto agli strumenti tradizionali - sottolinea Papa Ratzinger - dell'apporto di quella nuova generazione di audiovisivi (foto, video, animazioni, blog, siti web), che rappresentano inedite occasioni di dialogo e utili mezzi anche per l'evangelizzazione e la catechesi. Attraverso i moderni mezzi di comunicazione, il Sacerdote - aggiunge il Papa - potrà far conoscere la vita della Chiesa e aiutare gli uomini di oggi a scoprire il volto di Cristo''. Il web è “ormai uno strumento indispensabile” per l’annuncio del Vangelo: Benedetto XVI esorta con forza i sacerdoti ad essere testimoni di Gesù fino agli estremi confini della terra esplorando anche il mondo digitale. Per il sacerdote – scrive il Papa – si tratta di comprendere di essere all’inizio di una “storia nuova” in cui “la responsabilità dell'annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace”: è così necessario occuparsi pastoralmente delle moderne tecnologie della comunicazione “moltiplicando il proprio impegno, per porre i media al servizio della Parola”. “Nessuna strada, infatti – sottolinea il Messaggio - può e deve essere preclusa a chi, nel nome del Cristo risorto, si impegna a farsi sempre più prossimo all'uomo”. Non si tratta semplicemente di occupare il web – è un rischio da evitare afferma il Papa – ma di “dare un’anima” al mondo digitale “nella costante fedeltà al messaggio evangelico” che chiede al sacerdote di attuare il suo compito primario: “quello di annunciare Cristo”. Benedetto XVI pensa ai giovani che vivono all'interno di “grandi cambiamenti culturali” e chiede ai sacerdoti “un'attenzione particolare a chi si trova nella condizione di ricerca”, a “quanti non credono” o “sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche”. Ipotizza quindi che il web possa diventare “una casa di preghiera per tutti i popoli”, una sorta di “cortile dei gentili” del Tempio di Gerusalemme, dove entrare in contatto con “coloro per i quali Dio è ancora uno sconosciuto”. “Anche nel mondo digitale – scrive il Pontefice - deve emergere che l'attenzione amorevole di Dio in Cristo per noi non è una cosa del passato e neppure una teoria erudita, ma una realtà del tutto concreta e attuale”: occorre mostrare “all'umanità smarrita di oggi, che Dio è vicino; che in Cristo tutti ci apparteniamo a vicenda”. Certo – sottolinea il Papa riferendosi ai rischi del mondo virtuale – “non bisogna dimenticare che la fecondità del ministero sacerdotale deriva innanzitutto dal Cristo incontrato e ascoltato nella preghiera; annunciato con la predicazione e la testimonianza della vita; conosciuto, amato e celebrato nei Sacramenti, soprattutto della Santissima Eucaristia e della Riconciliazione”. Ma il web – conclude - resta “una grande opportunità per i credenti” offrendo “prospettive sempre nuove e pastoralmente sconfinate” per diventare “testimoni, nel mondo d'oggi, della vita sempre nuova, generata dall'ascolto del Vangelo di Gesù, il Figlio eterno venuto fra noi per salvarci”.

Asca, Radio Vaticana


Benedetto XVI: la Chiesa accanto alle persone provate dal terremoto di Haiti per un futuro aperto. Apprezzamento per il lavoro delle Nazioni Unite

Benedetto XVI ha scritto di suo pugno al presidente di Haiti, René Préval, e al presidente della Conferenza Episcopale del Paese, l’arcivescovo di Cap-Haïtien, Louis Kérebreau, per manifestare ancora una volta il proprio “profondo cordoglio” per le vittime del terremoto del 12 gennaio, confortare i superstiti e apprezzare il lavoro dei soccorritori. Analogo apprezzamento emerge anche dalla lettera, a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, mentre in una seconda lettera, sempre a firma del card. Bertone, il Papa offre le proprie preghiere in particolare per la scomparsa dell’arcivescovo di Port-au-Prince, Serge Miot, del quale sono state celebrate ieri le esequie. Quattro lettere e un unico comune denominatore: la tragedia di Haiti e la solidarietà verso chi ha vissuto e vive le conseguenze del violentissimo terremoto di undici giorni fa. Dalle righe firmate da Benedetto XVI lo scorso 16 gennaio emerge con chiarezza che il cuore del Papa è nel cuore stesso del dramma. Appare evidente quando, nella missiva al presidente haitiano Préval, si appella allo “spirito di solidarietà” perché sia mantenuta, scrive, “la calma nelle strade” in modo da favorire la distribuzione degli aiuti. O quando fa suo il dolore di quelle famiglie che spesso “non possono dare degna sepoltura ai loro cari”. L’“intera comunità internazionale”, scrive ancora, sta “avendo cura” di Haiti e l’apprezzamento del Papa è per tutti coloro che, siano del posto o stranieri, “a volte rischiando la vita, compiono ogni sforzo per trovare e salvare i superstiti”. Un merito che Benedetto XVI riconosce pienamente anche all’Onu quando esprime al segretario Ban Ki-moon “gratitudine per l'opera di prevenzione dei conflitti, di peace-keeping e di peace-building, che le Nazioni Unite curano in così tanti Paesi” e in particolare in questa che definisce “l’immensa tragedia” del terremoto nella Repubblica caraibica. Dolore e conforto, commozione e speranza si intrecciano tra le righe delle quattro lettere, per un avvenimento che mai come questa volta ha privato la nazione e la Chiesa locale di molti dei suoi responsabili. Se l’Onu, e il Papa lo ricorda, piange la “tragica morte” del suo rappresentante speciale ad Haiti, Hédi Annabi, del suo vice Luiz Carlos da Costa, e di numerosi civili, operatori e caschi blu della Minustah, la Missione di stabilizzazione dislocata sull’isola, la comunità cattolica haitiana si è raccolta in preghiera, tra le rovine della cattedrale di Port-au-Prince, attorno alle spoglie del suo pastore, mons. Serge Miot. Il Papa, spiritualmente presente alle esequie, esprime le sue “condoglianze più sentite ai sacerdoti che hanno collaborato” con mons. Miot “e all’intera comunità diocesana”, chiedendo “al Signore - scrive - di accogliere il pastore che ha servito con generosità e la sua diocesi e che, attraverso il suo lavoro con la Pontificia Commissione per l'America Latina, ha esteso la sua sollecitudine per l'intero continente”. “In quelle ore di buio – si legge ancora nella lettera indirizzata al presidente dei vescovi di Haiti, mons. Louis Kérebreau - invoco la Madonna del Perpetuo Soccorso perché si faccia Madre di amore” e diriga i cuori di tutti affinché “la solidarietà prevalga sull’isolamento e sull’egoismo”. Le ultime parole, così come nella lettera al presidente, sono un’assicurazione: “Tutta la Chiesa, attraverso le sue istituzioni – afferma Benedetto XVI - non mancherà di assistere nell’emergenza e nella paziente ricostruzione delle zone devastate” perché il suo desiderio ultimo, conclude il Papa, è di contribuire a ridare a chi oggi vede ridotta in macerie anche la speranza la “possibilità di un futuro aperto”.

A conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani sarà presentato al Papa il 'Codex Pauli', l'opera in ricordo dell'Anno Paolino

Lunedì 25 gennaio l'abate benedettino Edmund Power presenterà a Benedetto XVI l'opera monumentale “Codex Pauli”, finalizzata a commemorare l’Anno dedicato al bimillenario della nascita di San Paolo. L'occasione è offerta dai Vespri di chiusura della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani (18-25 gennaio) che il Papa celebrerà nella Basilica di San Paolo. Concepita a imitazione degli antichi incunabili, l'opera si segnala per l'eccezionale valore artistico, culturale ed ecumenico ed è edita dall'Abbazia di San Paolo fuori le Mura in collaborazione con il magazine Paulus. Il Codex Pauli ospita i contributi inediti, appositamente preparati, del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, del Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie, Kirill, di Gregorios III Laham; del dr. Rowan Williams, Primate della Comunione Anglicana, del dr. Eduard Lohse, vescovo emerito della Chiesa Evangelica di Hannover, e di molti altri. Nel suo contributo, il Patriarca Bartolomeo I scrive che “per San Paolo, l'unicità da una parte e l'ecumenicità dall'altra sono, nello stesso tempo, sia virtù a cui dovremmo aspirare sia doni che vengono dall'alto. Inoltre, i concetti di unità e di ecumenicità non son semplicemente metaforici, ma ontologici, nel contenuto”. Per il Patriarca Kirill, “facendosi imitatore dell'Apostolo delle genti, il cristiano è chiamato a essere una viva immagine del Signore e aiutare così il mondo moderno ad accogliere con fede e speranza la Parola di Dio”. In questo senso, aggiunge, l'edizione del Codex Pauli “sarà un degno contributo al giubileo del Protoapostolo e aiuterà i lettori a mettere in pratica nella propria vita il messaggio divino trasmessoci da San Paolo”. “Possano tutti gli uomini nel mondo – auspica il Patriarca melkita Gregorios III Laham – camminare sulla via di Damasco, affinché il mondo cambi e gli uomini possano passare dalle tenebre alla luce, dal peccato alla giustizia, dalla persecuzione all'amore, dalla violenza alla bontà, dal terrorismo alla solidarietà, dal fondamentalismo all'apertura e dallo spirito di vendetta ai sentimenti che san Paolo esprime quando esorta i fedeli ad avere in sé i pensieri e gli atteggiamenti che sono in Gesù Cristo”. “La missione dell'apostolo – scrive l'arcivescovo Rowan Williams –, così come Paolo la comprende, è di indicare oltre la propria impresa individuale, di dare spazio alla maturazione dei suoi 'figli', così che anch'essi possono imparare a indicare oltre se stessi, nell'amore a caro prezzo, e a esprimere così la pienezza di Cristo, il cui rifiuto e la cui crocifissione, come dice il Vangelo, ne fanno non solo il fondamento ma la pietra angolare del nuovo tempio, il suo Corpo, la sua Chiesa”. Per il vescovo Eduard Lohse, “il messaggio della giustificazione per fede, così come l'annuncia Paolo, è secondo la sua salda convinzione la sola interpretazione valida del Vangelo, che va testimoniato a Giudei e Greci, a tutto il mondo. 'Poiché nel Vangelo viene rivelata la giustizia di Dio di fede in fede, come è detto nella Scrittura: colui che è giusto per fede vivrà' (Rm 1,17)”.

Zenit