sabato 30 giugno 2012

Il Papa a Loreto. Tonucci: faremo di tutto perchè possa sentire calore della nostra accoglienza in questa città-santuario a lui particolarmente cara

Cinque anni dopo l'Agorà dei giovani italiani che portò sulla spianata di Montorso oltre mezzo milione di ragazzi di tutta Italia, Benedetto XVI torna a Loreto il prossimo 4 ottobre. La data è stata scelta perchè ricorreranno quel giorno 50 anni esatti dallo storico pellegrinaggio di Giovanni XXIII che lasciò il Vaticano in treno per recarsi in Umbria ad Assisi e nella città mariana delle Marche. La notizia era attesa e ieri è stato l'arcivescovo prelato di Loreto, Giovanni Tonucci (nella foto con Benedetto XVI), a comunicarla ai fedeli nel corso della celebrazione vespertina nel Santuario. L'annuncio della visita con relativo programma è stato reso noto ieri nel corso della Santa Messa espressamente dedicata al Pontefice nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo e presieduta dallo stesso arcivescovo nella Basilica Lauretana. "Questa decisione di Benedetto XVI ci riempia di gioia e di orgoglio - ha detto l'arcivescovo Tonucci durante l'omelia di ieri - faremo di tutto perchè il Papa possa sentire il calore della nostra accoglienza, in questa città-santuario che è a lui particolarmente cara. Questa predilezione del Papa ci impegna a vivere questa visita come un'occasione di approfondimento e di rinnovamento spirituale, a cui fin da ora esorto tutti i carissimi fratelli e sorelle della prelatura di Loreto. Il programma dettagliato previsto per il 4 ottobre verrà reso noto tra qualche tempo, nel frattempo si sa che il Papa ha espresso l'intenzione di celebrare una Messa in Basilica". "Così come Papa Roncalli venne per affidare alla Madonna il Concilio che si sarebbe aperto da li' a poco - ha spiegato su Avvenire l'arcivescovo Tonucci - così Papa Benedetto XVI verrà per affidare all'intercessione della Vergine Maria i lavori del Sinodo dei vescovi e l'Anno della fede". Il quotidiano della CEI riporta oggi in proposito le parole di Giovanni XXIII pronunciate a Loreto: "O Maria, o Maria, Madre di Gesù e Madre nostra! Qui siamo venuti stamane per invocarvi come prima stella del Concilio, che sta per avviarsi; come luce propizia del nostro cammino, che si volge fiducioso verso la grande assise ecumenica che è universale aspettazione". Nel discorso ufficiale di apertura del Concilio Vaticano II poi il Papa ricordò così il suo pellegrinaggio lauretano: "O Maria, Auxilium Christianorum, Auxilium Episcoporum, della cui predilezione abbiamo avuto nuova prova nel tuo tempio di Loreto, ove rimeditammo il mistero dell'Incarnazione, volgi ogni cosa a esito felice e propizio".

Agi

Il Papa a Loreto. Mons. Tonucci: nei momenti importanti la Chiesa si rivolge a Maria

Il dono dell'arcivescovo di Ferrara-Comacchio al Papa per la carità dopo il sisma: il Crocifisso privato della croce nella notte del terremoto

"Con viva ed estrema gratitudine per la carità pastorale donata alle diocesi colpite dal sisma e ai loro dolenti vescovi e sacerdoti". Con queste parole mons. Paolo Rabitti, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, ha donato a Benedetto XVI l’"eloquente immagine solare" del Crocifisso privato della croce nella stessa notte del terremoto, il 20 maggio alle ore 4.05. Un segno di riconoscenza, di "piena comunione e devozione" con il Papa, il quale visitando, martedì scorso, i luoghi del sisma in Emilia Romagna, si è chinato sul dolore di un popolo ferito, ma pronto a rinascere nella speranza. Il Crocifisso senza croce è posto davanti alla chiesa di San Pietro Apostolo nella frazione di Santa Bianca del comune di Bondeno, nel Ferrarese.

L'Osservatore Romano

Il Papa: l’esperienza di autentica unità evangelica tocchi il cuore dei credenti e si riverberi nell’intera società, lasciando tracce di bene

Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza gli arcivescovi metropoliti ai quali ieri, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ha imposto il Pallio, accompagnati dai familiari e dai fedeli delle rispettive diocesi. "In questo nostro incontro vogliamo quasi prolungare il clima di profonda comunione ecclesiale, che abbiamo vissuto ieri. Infatti, la presenza degli arcivescovi Metropoliti, che provengono da diverse parti del mondo, manifesta in modo visibile l'universalità della Chiesa, chiamata a far conoscere Cristo e annunciare il Vangelo in tutti i continenti e nelle varie lingue", ha esordito il Papa. Benedetto XVI ha salutato nelle diverse lingue i nuovi arcivescovi, iniziando dagli italiani: il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto e mons. Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari. "Vi assicuro la mia costante preghiera, affinché possiate svolgere con gioia e fedeltà il vostro ministero episcopale, per edificare nella carità le vostre Comunità diocesane, sostenendole nella testimonianza della fede e aiutandole ad evidenziare sempre più il rinnovato entusiasmo dell'incontro con la persona del Cristo". Soffermandosi quindi sul significato del Pallio imposto ai nuovi metropoliti, il Papa ha ricordato, in polacco, che è “segno di particolare unità con Cristo e di comunione con il Successore di Pietro”, auspicando che questa “comunione pervada anche i cuori dei fedeli” di ogni diocesi. Quindi, ha aggiunto una riflessione sul Pallio, in lingua francese: "Ricorda ai pastori - ha detto - la loro responsabilità di essere esemplari”, ricchi di amore per tutti “al fine di guidare il popolo di Dio, affidato alla propria sollecitudine pastorale”. E in spagnolo, ha ribadito l’auspicio che si incrementi “la vicinanza spirituale e i vincoli di comunione” tra le chiese particolari e la Sede Apostolica. "Cari fratelli e sorelle, portate nelle vostre comunità l'esperienza di intensa spiritualità e di autentica unità evangelica di queste giornate, affinché essa tocchi il cuore dei credenti e si riverberi nell'intera società, lasciando tracce di bene. L'intercessione della celeste Madre di Dio e degli Apostoli Pietro e Paolo, ottengano al popolo cristiano la capacità di far risplendere nel mondo, attraverso la tenace e limpida testimonianza dei singoli, la parola di verità che il Signore Gesù ci ha lasciato in dono" ha concluso.

TMNews, Radio Vaticana

UDIENZA AGLI ARCIVESCOVI METROPOLITI CHE HANNO RICEVUTO IL PALLIO NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO - il testo integrale del discorso del Papa

Da martedì Benedetto XVI nella residenza di Castel Gandolfo, le Udienze generali riprenderanno il 1° agosto. Nei mesi estivi visite e concerti

Dal pomeriggio di martedì 3 luglio, Benedetto XVI si trasferirà nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo (foto). Nel periodo estivo, si legge in un comunicato della Prefettura della Casa Pontificia, sono sospese tutte le udienze private. Le Udienze generali del mercoledì, sospese nel mese di luglio, riprenderanno da mercoledì primo agosto a Castel Gandolfo. Nelle domeniche e nelle solennità durante il periodo estivo la preghiera mariana dell’Angelus avrà luogo nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. In calendario alcuni impegni fuori Palazzo. Lunedi 9 luglio visiterà la casa dei Verbiti a Nemi, mentre domenica 15 luglio il Papa compirà una visita pastorale a Frascati, presiedendo la Santa Messa. In programma ci sono poi altri significativi appuntamenti, come il concerto del maestro Barenboim, l’11 luglio nel Palazzo Pontificio; l’incontro con alcuni gruppi folcloristici della Baviera, venerdi 3 agosto; il concerto organizzato dalla Caritas di Regensburg, sabato 11 agosto; la consueta celebrazione dell’Assunta nella pontificia parrocchia di San Tommaso da Villanova a Castel Gandolfo, il 15 agosto; e infine il concerto della diocesi di Wurzburg mercoledi 26 settembre.

Radio Vaticana, L'Osservatore Romano

COMUNICATO DELLA PREFETTURA DELLA CASA PONTIFICIA

Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot nuovo segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Il Papa nomina due nuovi vescovi del Vietnam

Padre Miguel Ángel Ayuso Guixot, dei Missionari Comboniani del Cuore di Gesù, docente a Khartoum, poi a Il Cairo e quindi al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d'Islamistica, dove ha in seguito ricoperto fino a oggi l'ufficio di presidente, è il nuovo segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Sostituisce il nunzio apostolico Luigi Celata, già braccio destro del cardinale Agostino Casaroli, che lascia per ragioni di età. Sessantenne, padre Ayuso Guixot ha presieduto vari incontri di dialogo interreligioso in Africa (Egitto, Sudan, Kenya, Etiopia e Mozambico) e parla anche l'arabo, l'inglese, il francese e l'italiano.
Tra Vaticano e Vietnam continua il dialogo e il Papa ha potuto nominare oggi due vescovi ordinari, accettando la rinuncia per ragioni di età al governo pastorale della diocesi di Phú Cuong presentata da mons. Pierre Trân Đinh Tu e della diocesi di Quy Nhon presentata da mons. Pierre Nguyên Soan. In entrambe le sedi succede il coadiutore: a Phú Cuong mons. Joseph Nguyên Tân Tuóc e a Quy Nhon mons. Matthieu Nguyên Van Khôi.

Agi

RINUNCE E NOMINE

Sinodo dei vescovi 2012. Benedetto XVI nomina presidenti delegati i cardinali John Tong Hon, Francisco Robles Ortega e Laurent Monsengwo Pasinya

Benedetto XVI ha nominato presidenti delegati della XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei vescovi, che si terrà in vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012, sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana", i cardinali John Tong Hon, vescovo di Hong Kong (Cina), Francisco Robles Ortega, arcivescovo di Guadalajara (Messico), e Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo). Nessun cardinale di Curia nè europeo tra i tre presidenti delegati. Arriva dagli Stati Uniti però il relatore generale, il cardinale arcivescovo di Washington Donald William Wuerl. Il segretario speciale è invece mons. Pier Marie Carrè, arcivescovo di Montpellier in Francia. Entrambi sono stati nominati dal Papa nei mesi scorsi.

Radio Vaticana, Agi

NOMINA DEI PRESIDENTI DELEGATI DELLA XIII ASSEMBLEA GENERALE ORDINARIA DEL SINODO DEI VESCOVI

Il Papa a Loreto. Il programma di massima: l'arrivo in elicottero a Montorso, la Messa nel Santuario Lauretano e nel pomeriggio il rientro in Vaticano

Ieri, mons. Giovanni Tonucci, arcivescovo prelato di Loreto, ha annunciato la visita di Benedetto XVI al Santuario Lauretano (foto), giovedì 4 ottobre prossimo, per affidare alla Madonna di Loreto i lavori del Sinodo dei vescovi e l'Anno della fede. Il pellegrinaggio del Papa coincide con il 50° dello storico viaggio di Giovanni XXIII ad Assisi e al Santuario della Madonna di Loreto, il 4 ottobre 1962, alla vigilia dell'apertura del Concilio Ecumenicao Vaticano II. Il Papa arriverà in elicottero al Centro "Giovanni Paolo II", in località Montorso (dal Vaticano un ora di volo). Verso le 10.00, Benedetto XVI si trasferirà in macchina al Santuario Lauretano per presiedere la Celebrazione della Santa Messa, alle 10.30. Al termine dell'Eucaristia il Papa pranzerà e riposerà presso il Centro "Giovanni Paolo II" e verso le 16.30 rientrerà in Vaticano. Per Benedetto XVI sarà la seconda visita pastorale a Loreto, dopo quella del 1-2 settembre 2007 in occasione dell'Agorà dei giovani italiani.

Il Sismografo

venerdì 29 giugno 2012

Benedetto XVI a Loreto il 4 ottobre, a 50 anni dalla storica visita di Giovanni XXIII. Affiderà alla Vergine il Sinodo dei vescovi e l'Anno della fede

Questa sera, nel corso della Celebrazione vespertina nel Santuario di Loreto, l'arcivescovo Giovanni Tonucci ha annunciato che giovedì 4 ottobre il Santo Padre, accogliendo il suo invito, si recherà nel Santuario Lauretano per affidare alla intercessione della Vergine i lavori del Sinodo dei vescovi e l’Anno della fede. La visita avverrà in occasione del 50° anniversario dello storico pellegrinaggio in treno di Giovanni XXIII ad Assisi e Loreto alla vigilia dell’apertura del Concilio Vaticano II. Questa volta però il Papa viaggerà non in treno, ma in elicottero.

Radio Vaticana

Superiore della Fraternità San Pio X: allo stato attuale con la Santa Sede siamo a un punto morto, al punto di partenza. Non possiamo firmare

Non aveva ancora detto nulla pubblicamente, dopo l’incontro in Vaticano con il card. William Levada, avvenuto lo scorso 13 giugno. Ma oggi il vescovo Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X, ha confermato che l’accordo con la Santa Sede per il momento si allontana. Fellay ha fatto alcuni accenni alle trattative con le autorità vaticane nel corso dell’omelia per le ordinazioni sacerdotali celebrate questa mattina ad Econe. "Giustamente mi chiedete: come vanno le cose con Roma?", ha detto il superiore lefebvriano, che ha aggiunto: "Allo stato attuale le cose sono a un punto morto". C’è stato un va e vieni, degli scambi, delle lettere, delle proposte – ha aggiunto mons. Fellay – ma siamo al punto di partenza". Il vescovo ha ricordato: "Abbiamo detto di non potere accettare, di non potere firmare; è tutto". Si conferma così il significato delle parole contenute nel comunicato diffuso dai lefebvriani dopo l’incontro in Vaticano, con l’accenno alla necessità di nuovi chiarimenti e discussioni. Come pure nell’omelia Fellay ha confermato il giudizio contenuto nella lettera del segretario generale della Fraternità San Pio X inviata il 25 giugno ai superiori dei distretti in vista del prossimo capitolo generale: l’ultima versione del preambolo dottrinale, discussa dai cardinali della Congregazione per la Dottrina della Fede e approvata dal Papa veniva definita "inaccettabile".

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Card. Woelki: nella Chiesa serve autopulizia. Irritazione per la corruzione che rimane un problema ma lavoriamo il più possibile al suo superamento

La parola chiave è 'Selbstreinigung', ovvero "autopulizia" o "autopurificazione". Il che, riferito alla Chiesa, è notevole, se a dirlo è il cardinale di Berlino Rainer Maria Woelki (nella foto con Benedetto XVI): il quale chiede "un processo di autopulizia" nella Chiesa Cattolica e parla di corruzione e riciclaggio in un'intervista a Die Zeit, in parte anticipata mercoledì dal sito dello stesso settimanale e di Der Spiegel. Woelki, 55 anni, creato cardinale a febbraio da Benedetto XVI, è il più giovane porporato del mondo, uno dei 44 nuovi arcivescovi che questa mattina ha ricevuto il Pallio nella Basilica Vaticana, e potrebbe essere tra gli interlocutori del Papa nelle sue "consultazioni" per il rinnovamento della Curia. Nell' attesa Woelki considera con "irritazione", spiega, "se nello spazio della Chiesa una banca agisce male, o c' è persino del riciclaggio e accadono irregolarità finanziarie. Questo non può succedere". Del resto, "la corruzione rimane un problema" ma "nella Chiesa lavoriamo il più possibile al suo superamento".

Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera

Echevarria: gratitudine al Papa per la firma al decreto che riconosce le virtù eroiche di mons. Alvaro del Portillo, primo successore di San Escrivà

"La dichiarazione circa le virtù eroiche di mons. Alvaro del Portillo (nella foto con l'allora card. Ratzinger) è motivo di gratitudine a Dio: gratitudine per questo pastore esemplare che amò il Signore e la sua Chiesa, e coloro con cui visse o che ebbe occasione di incontrare, oltre a pregare per tutti gli uomini. Cercò in ogni istante di compiere fedelmente la volontà di Dio". Il prelato dell'Opus Dei, mons. Javier Echevarria ha commentato così la firma apposta ieri da Benedetto XVI al decreto che riconosce l'eroicità delle virtù del primo successore di San Josè Maria Escrivà de Balaguer. "Don Alvaro - ha sottolineato il secondo successore di Escrivà - viene ricordato da tanti uomini e donne come una persona, un sacerdote di pace e leale al suo impegno di amore di Dio, molto unito alla Chiesa e al Romano Pontefice. Seppe servire con gioia e completa generosità San Josemaria e i suoi fratelli, poi figli, dell'Opus Dei, i parenti, gli amici e i colleghi. Con la sua predicazione aiutò a trovare la felicità, nella fedeltà a Cristo, centinaia di migliaia di persone nei vari Paesi che visitò nei suoi viaggi pastorali". "Mi risulta inoltre - ha rivelato infine l'attuale prelato dell'Opus Dei - che tanti ricorrono al suo aiuto, in tante parti del mondo, per le proprie necessità personali, famigliari, professionali e per i propri amici ed è voce unanime che irraggiava pace, gioia, semplicità, spirito cristiano e visione apostolica". Sono già 12mila le relazioni firmate da fedeli che sostengono di aver ottenuto grazie per intercessione dell'ex ingegnere spagnolo che nel 1975 fu primo successore di San Josè Maria Escrivà de Balaguer alla guida dell'Opus Dei, nel 1982 ne divenne il prelato, e che nel 1991 fu consacrato vescovo dal Beato Giovanni Paolo II. "Queste relazioni - rivela il postilatore della Causa di Beatificazione, mons. Flavio Capucci - ci sono arrivate pesso da paesi in cui l'Opus Dei non è nemmeno presente. Il notiziario sulla sua causa di Canonizzazione ha raggiunto i 5 milioni di copie, mentre le immaginette per la devozione privata hanno raggiunto il totale di 10 milioni". Tanta popolarità e fama di santità, eppure era l'umiltà la dote principale di don Alvaro, come sa bene chi ha avuto modo di conoscerlo e apprezzare la sua affabilità e gentilezza che ricordano molto il carattere di Joseph Ratzinger. "Non cercava mai - ha osservato in proposito Capucci - di imporre sè stesso o le proprie opinioni". "Quando fu chiamato a succedere a San Josè Maria Escrivà de Balaguer nella guida dell'Opus Dei, il suo programma di governo - infatti - ebbe una sola meta: la continuità con l'esempio del fondatore". Ed oggi, per un paradosso che richiama le beatitudini del Vangelo, "la sua fama di santità è un vero fenomeno ecclesiale". "Si può senz'altro dire - ammette Capucci - che mons. del Portillo è un dono della Chiesa e per la Chiesa. Alla sua morte, Giovanni Paolo II volle ricordare 'la zelante vita sacerdotale ed episcopale del prelato, l'esempio di fortezza e di fiducia nella Provvidenza divina da lui costantemente offerto, nonchè la sua fedeltà alla Sede di Pietro'". E, concldue il postulatore, "l'allora card. Ratzinger evocò il servizio reso per tanti anni da mons. del Portillo alla Congregazione per la Dottrina della Fede mettendo in risalto 'la sua modestia e la disponibilità in ogni circostanza, arricchendo in modo singolare questa Congregazione con la sua competenza e la sua esperienza'".

Agi

Benedetto XVI dichiara Venerabile Álvaro del Portillo

Lombardi: a Napolitano i complimenti del Papa per la vittoria della Nazionale, come Vescovo di Roma si sente partecipe dell'allegria dei fedeli

Una telefonata d'auguri e un "piacevole scambio di opinioni" su temi di stretta attualità. E' il dialogo avuto, dal cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, a nome di Benedetto XVI, con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per i suoi 87 anni. "Il simpatico colloquio augurale - ha spiegato il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi - ha toccato brevemente non solo i temi dell'attualità economica europea, ma anche di quella sportiva. Il Papa infatti ha desiderato manifestare i suoi complimenti per la vittoria della squadra italiana, dato che, come Vescovo di Roma si sente partecipe dell'allegria dei suoi fedeli".

LaPresse News

Benedetto XVI: grazie per l'affetto, conto sulle vostre preghiere per continuare a servire la Chiesa con la mitezza e la forza dello Spirito Santo

Il Papa ha salutato le centinaia di fedeli romani presenti in Piazza San Pietro, chiamati a raccolta dal cardinale vicario Agostino Vallini per mostrare solidarietà al Papa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, a conclusione della recita dell'Angelus: "Sono qui convenuti, per rinnovare sentimenti di profonda comunione e di spirituale vicinanza al Successore di Pietro, i fedeli della diocesi di Roma con il cardinale vicario Agostino Vallini, e i giovani cattolici riunitisi spontaneamente in gruppo attraverso i social network", ha ricordato Benedetto XVI. "Cari amici, vi ringrazio cordialmente per questo gesto di affetto e per le vostre iniziative a sostegno del mio ministero apostolico e per favorire in ogni ambiente una coraggiosa e attiva testimonianza cristiana. Conto anche sulle vostre preghiere per continuare a servire la Chiesa con la mitezza e la forza dello Spirito Santo".

TMNews


Parrocchie e movimenti in Piazza San Pietro per esprimere solidarietà e vicinanza al Papa

Il Papa: Pietro e Paolo brillano nel cuore di tutti i credenti che, illuminati dal loro esempio, camminano sulla via della fede, speranza e carità

Al termine della Santa Messa della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, concelebrata nella Basilica Vaticana con i 43 arcivescovi metropoliti che hanno ricevuto il Pallio e alla quale ha partecipato una delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, il Papa si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano e guida la recita dell’Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. Pietro e Paolo “sono chiamati colonne della Chiesa nascente. Testimoni insigni della fede, hanno dilatato il Regno di Dio con i loro diversi doni e, sull’esempio del divino Maestro, hanno sigillato col sangue la loro predicazione evangelica. Il loro martirio è segno di unità della Chiesa”. "Roma porta inscritti nella sua storia i segni della vita e della morte gloriosa dell’umile Pescatore di Galilea e dell’Apostolo delle genti, che giustamente si è scelti come Protettori. Facendo memoria della loro luminosa testimonianza, noi ricordiamo gli inizi venerandi della Chiesa che in Roma crede, prega ed annuncia Cristo Redentore". I due Santi “brillano non solo nel cielo di Roma, ma nel cuore di tutti i credenti che, illuminati dal loro insegnamento e dal loro esempio, in ogni parte del mondo camminano sulla via della fede, della speranza e della carità”. "In questo cammino di salvezza, la comunità cristiana, sostenuta dalla presenza dello Spirito del Dio vivo, si sente incoraggiata a proseguire forte e serena sulla strada della fedeltà a Cristo e dell'annuncio del suo Vangelo agli uomini di ogni tempo", ha detto il Papa. "In questo fecondo itinerario spirituale e missionario si colloca anche la consegna del Pallio agli arcivescovi metropoliti, che ho compiuto stamani in Basilica. Un rito sempre eloquente, che pone in risalto l'intima comunione dei Pastori con il Successore di Pietro e il profondo vincolo che ci lega alla tradizione apostolica. Si tratta di un duplice tesoro di santità, in cui si fondono insieme l'unità e la cattolicità della Chiesa: un tesoro prezioso da riscoprire e da vivere con rinnovato entusiasmo e costante impegno. Cari pellegrini, qui giunti da ogni parte del mondo! In questo giorno di festa - ha proseguito Benedetto XVI - preghiamo con le espressioni della Liturgia orientale: 'Sia lode a Pietro e a Paolo, queste due grandi luci della Chiesa; essi brillano nel firmamento della fede'. In questo clima, desidero rivolgere un particolare pensiero alla delegazione del Patriarcato di Costantinopoli che, come ogni anno, è venuta per prender parte a queste nostre tradizionali celebrazioni. La Vergine Santa conduca tutti i credenti in Cristo al traguardo della piena unità!".

SIR, TMNews

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Il Papa: papato fondamento della Chiesa grazie a luce e forza dall'alto, solo l’apertura all’azione di Dio può trasformare la debolezza degli uomini

Questa mattina, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha imposto il sacro Pallio, preso dalla Confessione dell’Apostolo Pietro, a 43 nuovi arcivescovi metropoliti, nominati nel corso degli ultimi 12 mesi. Ad altri tre presuli il sacro Pallio verrà consegnato nelle loro sedi metropolitane. Di seguito il Papa presiede la Concelebrazione Eucaristica con i nuovi arcivescovi metropoliti. E' la prima volta che il rito di consegna di queste stole di lana che rappresentano il compito del 'pastore' avviene prima della Messa, una modifica introdotta per abbreviare la cerimonia e per sottolineare il fatto che imposizione dei palli non ha carattere sacramentale. Come da tradizione, in San Pietro è presente anche una delegazione del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Oggi inoltre la liturgia è animata, oltre che dalla Cappella Sistina, anche dal Coro della abbazia di Westminster. Tra i nuovi arcivescovi che ricevono il Pallio tre italiani, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia, l'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro e l'arcivescovo di Cagliari Arrigo Miglio.
“La tradizione cristiana da sempre considera San Pietro e San Paolo inseparabili: in effetti, insieme, essi rappresentano tutto il Vangelo di Cristo” ha detto esordito nell'omelia il Papa. A Roma, ha precisato, “il loro legame come fratelli nella fede ha acquistato un significato particolare”. Infatti, “la comunità cristiana di questa Città li considerò come una specie di contraltare dei mitici Romolo e Remo, la coppia di fratelli a cui si faceva risalire la fondazione di Roma”. Si potrebbe pensare anche “a un altro parallelismo oppositivo, sempre sul tema della fratellanza: mentre, cioè, la prima coppia biblica di fratelli ci mostra l’effetto del peccato, per cui Caino uccide Abele, Pietro e Paolo, benché assai differenti umanamente l’uno dall’altro e malgrado nel loro rapporto non siano mancati conflitti, hanno realizzato un modo nuovo di essere fratelli, vissuto secondo il Vangelo, un modo autentico reso possibile proprio dalla grazia del Vangelo di Cristo operante in loro”. In effetti, “solo la sequela di Gesù conduce alla nuova fraternità: ecco il primo fondamentale messaggio che la solennità odierna consegna a ciascuno di noi, e la cui importanza si riflette anche sulla ricerca di quella piena comunione, cui anelano il patriarca ecumenico e il vescovo di Roma, come pure tutti i cristiani”. Soffermandosi poi sul Vangelo di oggi, Benedetto XVI si è domandato: "In che modo Pietro è la roccia? Come egli deve attuare questa prerogativa, che naturalmente non ha ricevuto per se stesso?". Pietro "riconosce l'identità di Gesù", non "'dalla carne e dal sangue', cioè dalle sue capacità umane, ma da una particolare rivelazione di Dio Padre". Allo stesso tempo, "subito dopo, quando Gesù preannuncia la sua passione, morte e risurrezione, Simon Pietro reagisce proprio a partire da 'carne e sangue': egli 'si mise a rimproverare il Signore:...questo non ti accadrà mai'. E Gesù a sua volta replicò: 'Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo...'". “Appare qui evidente la tensione che esiste tra il dono che proviene dal Signore e le capacità umane; e in questa scena tra Gesù e Simon Pietro vediamo in qualche modo anticipato il dramma della storia dello stesso papato, caratterizzata proprio dalla compresenza di questi due elementi: da una parte, grazie alla luce e alla forza che vengono dall'alto, il papato costituisce il fondamento della Chiesa pellegrina nel tempo; dall'altra, lungo i secoli emerge anche la debolezza degli uomini, che solo l'apertura all'azione di Dio può trasformare". "E nel Vangelo di oggi - ha proseguito Benedetto XVI - emerge con forza la chiara promessa di Gesù: 'le porte degli inferi', cioè le forze del male, non potranno avere il sopravvento, 'non prevalebunt'". Ha così richiamato “la chiara promessa” di Gesù: “le porte degli inferi, cioè le forze del male non potranno avere il sopravvento”. Quella di Gesù, ha spiegato il Papa, è una promessa più grande di quelle fatte agli antichi profeti: “Questi, infatti, erano minacciati solo dai nemici umani, mentre Pietro” dovrà essere difeso “dal potere distruttivo del male”. “Pietro viene rassicurato riguardo al futuro della Chiesa, della nuova comunità fondata da Gesù Cristo e che si estende a tutti i tempi, al di là dell’esistenza personale di Pietro stesso”. E' venuta poi la spiegazione del "potere delle chiavi", di "legare e sciogliere": "Le due immagini - quella delle chiavi e quella del legare e sciogliere - esprimono pertanto significati simili e si rafforzano a vicenda. L'espressione 'legare e sciogliere' fa parte del linguaggio rabbinico e allude da un lato alle decisioni dottrinali, dall'altro al potere disciplinare, cioè alla facoltà di infliggere e di togliere la scomunica. Il parallelismo 'sulla terra... nei cieli' garantisce che le decisioni di Pietro nell'esercizio di questa sua funzione ecclesiale hanno valore anche davanti a Dio". "Alla luce di questi parallelismi - ha proseguito -, appare chiaramente che l'autorità di sciogliere e di legare consiste nel potere di rimettere i peccati. E questa grazia, che toglie energia alle forze del caos e del male, è nel cuore del ministero della Chiesa. La Chiesa non è una comunità di perfetti, ma di peccatori che si debbono riconoscere bisognosi dell'amore di Dio, bisognosi di essere purificati attraverso la Croce di Gesù Cristo. "I detti di Gesù sull'autorità di Pietro e degli Apostoli lasciano trasparire proprio che il potere di Dio è l'amore, l'amore che irradia la sua luce dal Calvario. Così possiamo anche comprendere perché, nel racconto evangelico, alla confessione di fede di Pietro fa seguito immediatamente il primo annuncio della passione: in effetti, Gesù con la sua morte ha vinto le potenze degli inferi, nel suo sangue ha riversato sul mondo un fiume immenso di misericordia, che irriga con le sue acque risanatrici l'umanità intera". Volgendosi poi alla figura dell'Apostolo Paolo, Benedetto XVI ha ricordato che "la tradizione iconografica raffigura san Paolo con la spada, e noi sappiamo che questa rappresenta lo strumento con cui egli fu ucciso. Leggendo, però, gli scritti dell'Apostolo delle genti, scopriamo che l'immagine della spada si riferisce a tutta la sua missione di evangelizzatore". "Sentendo avvicinarsi la morte, scrive a Timoteo: 'Ho combattuto la buona battaglia'. Non certo la battaglia di un condottiero, ma quella di un annunciatore della Parola di Dio, fedele a Cristo e alla sua Chiesa, a cui ha dato tutto se stesso. E proprio per questo il Signore gli ha donato la corona di gloria e lo ha posto, insieme con Pietro, quale colonna nell'edificio spirituale della Chiesa". Il Papa ha concluso la sua omelia con un appello alla comunione: "Cari metropoliti: il Pallio che vi ho conferito vi ricorderà sempre che siete stati costituiti nel e per il grande mistero di comunione che è la Chiesa, edificio spirituale costruito su Cristo pietra angolare e, nella sua dimensione terrena e storica, sulla roccia di Pietro. Animati da questa certezza, sentiamoci tutti insieme cooperatori della verità, la quale – sappiamo – è una e 'sinfonica' e richiede da ciascuno di noi e dalle nostre comunità l’impegno costante della conversione all’unico Signore nella grazia dell’unico Spirito”, ha concluso Benedetto XVI.


Asca, SIR, AsiaNews

CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO - il testo integrale dell'omelia del Papa

61° ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE DI BENEDETTO XVI. 'SIGNORE, AIUTAMI A DIVENTARE SEMPRE DI PIU' TUO AMICO!'

"'Non più servi ma amici': in questa parola è racchiuso l’intero programma di una vita sacerdotale. Che cosa è veramente l’amicizia? Idem velle, idem nolle – volere le stesse cose e non volere le stesse cose, dicevano gli antichi. L’amicizia è una comunione del pensare e del volere. Il Signore ci dice la stessa cosa con grande insistenza: 'Conosco i miei e i miei conoscono me' (cfr Gv 10,14). Il Pastore chiama i suoi per nome (cfr Gv 10,3). Egli mi conosce per nome. Non sono un qualsiasi essere anonimo nell’infinità dell’universo. Mi conosce in modo del tutto personale. Ed io, conosco Lui? L’amicizia che Egli mi dona può solo significare che anch’io cerchi di conoscere sempre meglio Lui; che io, nella Scrittura, nei Sacramenti, nell’incontro della preghiera, nella comunione dei Santi, nelle persone che si avvicinano a me e che Egli mi manda, cerchi di conoscere sempre di più Lui stesso. L’amicizia non è soltanto conoscenza, è soprattutto comunione del volere. Significa che la mia volontà cresce verso il 'sì' dell’adesione alla sua. La sua volontà, infatti, non è per me una volontà esterna ed estranea, alla quale mi piego più o meno volentieri oppure non mi piego. No, nell’amicizia la mia volontà crescendo si unisce alla sua, la sua volontà diventa la mia, e proprio così divento veramente me stesso. Oltre alla comunione di pensiero e di volontà, il Signore menziona un terzo, nuovo elemento: Egli dà la sua vita per noi (cfr Gv 15,13; 10,15). Signore, aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico!".
(Benedetto XVI, 29 giugno 2011)
 
 

giovedì 28 giugno 2012

Uno spettatore d'eccezione per la semifinale degli Europei Italia-Germania: anche il Papa davanti alla tv, attento osservatore e appassionato

Ci sarà uno spettatore d'eccezione questa sera davanti la televisione per la semifinale dei campionati europei di calcio: alle 20.45 anche Benedetto XVI in una stanza del Palazzo Apostolico guarderà Italia-Germania. Papa Ratzinger è un grande appassionato di sport e di calcio: recentemente, a fine maggio, ha seguito la finale di Champions League fra Chelsea e Bayern Monaco. E non è un evento raro perchè il Santo Padre, quando gli impegni glielo consentono, è solito guardare le partite importanti dei vari campionati europei. Attento osservatore e appassionato ma non tifoso: anche perchè per la sua funzione ecumenica, non può esprimere un giudizio. Tuttavia Papa Ratzinger, segue con interesse la "sua" nazionale tedesca, ma anche l'Italia e alcuni giocatori in particolare. Nei giorni scorsi, quando si è disputato il quarto di finale Italia-Inghilterra, ha visto buona parte della partita ed è rimasto molto contento per la vittoria degli azzurri. Benedetto XVI guarda la tv con il suo segretario particolare, mons. Georg Gaenswein, grande sportivo che pratica sci e tennis. I due seguono gli eventi nel Palazzo Apostolico, dove Papa Ratzinger alle 20 di ogni sera è solito seguire il telegiornale. Padre Georg si posiziona su una sedia un passo indietro al Papa. Intorno a loro, le Memores Domini, le suore laiche che hanno fatto voto di fedeltà al Santo Padre, che servono aranciata, la bevanda da lui preferita.

Marco Ansaldo, La Repubblica.it

Presentazione dell'attività dello Ior ai media: né conti cifrati né operazioni off-shore, solo voglia di trasparenza per togliere velo di mistero

Dare un’informazione adeguata sulla natura, le finalità, l’organizzazione, i servizi, la situazione attuale, le nuove procedure di controllo per una gestione corretta: questo lo scopo dell’incontro organizzato stamani nella Sala delle Conferenze dello Ior, Istituto per le Opere di Religione, a cui sono stati invitati una cinquantina di giornalisti. A tenere la relazione principale il direttore generale dell’Istituto, commendatore Paolo Cipriani. All’incontro è seguita la visita ai locali dove si svolge l’attività dell’Istituto. Maggiore trasparenza non solo nella gestione, ma anche nel modo di fare comunicazione: questo il senso dell’invito, il primo in assoluto, rivolto a un folto gruppo di giornalisti a conoscere più da vicino e nei dettagli come funziona lo Ior, tra gli argomenti legati al Vaticano che più spesso attirano l’attenzione degli organi di informazione e suscettibile spesso di notizie inesatte. Lo spiega bene il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, che precisa come questo vuol essere più un punto di partenza che d’arrivo per fornire una conoscenza di base comune agli operatori di mass-media. Nella Sala delle Conferenze è poi il direttore generale Cipriani a prendere la parola presentando un’ampia relazione sulla vita dell’Istituto e rispondendo successivamente alle domande. Cipriani illustra prima di tutto la missione dello Ior, quella di custodire e amministrare i beni mobili e immobili affidati dagli utenti, beni destinati alle opere di religione e di carità, e curare gli interessi della Chiesa Cattolica e principalmente del Papa. E precisa: non è esatto parlare dello Ior come di una banca, si tratta invece di un Istituto finanziario. Non ha infatti fini di lucro, gli investimenti non sono a carattere speculativo, ma di mantenimento, i rapporti con le controparti non sono conti di corrispondenza cioè le altre banche non possono aprire conti nell’Istituto.Qualche cifra: 112 sono i dipendenti, di cui 6 i dirigenti. Ci si avvale anche di alcuni consulenti legali esterni. 33 mila i conti aperti, 6 miliardi di Euro l’asset generale, cioè il patrimonio. Lo Ior fornisce servizi di supporto a enti di oltre 150 Paesi e non ha filiali all’estero. Per il 77% l’utenza ha un riferimento geografico europeo e il 60% del denaro gestito è in Euro. Gli utenti sono ammessi in base a criteri rigorosi: sono ad esempio i dicasteri vaticani, le nunziature, le congregazioni religiose, le parrocchie e le diocesi, le ambasciate presso la Santa Sede, ma anche sacerdoti e dipendenti laici vaticani. Altro elemento di chiarificazione: nello Ior non esistono conti cifrati, né anonimi e recentemente non ci sono state uscite di capitali. L’Istituto non ha rapporti con banche o Paesi off Shore. Esiste una piccola riserva aurea alla Federal Reserve di New Jork, dice Cipriani, rispondendo ad una domanda, mentre gli investimenti non superano il 5% dell'asset e sono di basso rendimento in quanto hanno lo scopo di proteggere il capitale e non di creare utili. Gran parte della relazione di Cipriani riguarda l’adeguamento dello Ior alle nuove regole internazionali di controllo anti riciclaggio. Per questo sono state predisposte nuove normative che impongono precise attività di controllo come la legge 127 del dicembre 2010 e la legge 166 dell’aprile 2012. Dal 2009 la Santa Sede ha aderito alla normativa europea in materia di AML/CFT cioè di antiriciclaggio. Lo Ior è stato visitato due volte da valutatori del gruppo regionale di controllo antiriciclaggio "Moneyvall", nel novembre 2011 e nel marzo 2012. Tutti i trasferimenti di capitale in entrata e uscita, dice Cipriani, vengono sottoposti alle procedure standard di adeguata verifica comunemente applicate dagli altri enti finanziari internazionali utilizzando il sistema SWIFT che impone regole precise per ogni singola transazione. I bonifici devono indicare i dati completi dell’ordinante e del beneficiario e la causale permettendone così la tracciabilità. Controlli interni ed esterni verificano tutte le operazioni. La Governance interna prevede la Commissione cardinalizia, il Consiglio di Sovrintendenza che elabora le strategie a lungo e medio termine, un prelato, in questo momento vacante, anello di congiunzione tra Commissione e Consiglio, la direzione generale responsabile dell’attività operativa. Tra i controlli interni, il collegio dei Revisori. E all’esterno dal primo aprile 2011 è operativa l’AIF, l’Autorità di informazione finanziaria della Santa Sede. E a questo proposito Cipriani spiega: all’AIF possono fare riferimento soggetti esterni per avere chiarimenti su operazioni anche precedenti all'aprile 2011, e quindi anche a prima che entrasse in vigore la normativa antiriciclaggio della Santa Sede, smentendo voci che sostengono il contrario. Il direttore generale dello Ior conclude ribadendo come l’Istituto sia tenuto più di qualsiasi banca commerciale ad obblighi etici per la sua missione e anche per la necessità di custodire l’immagine stessa della Chiesa Cattolica.

Radio Vaticana

Rispondendo all'invito del card. Vallini gli universitari romani parteciperanno domani in Piazza San Pietro all'Angelus recitato da Benedetto XVI

Domani mattina gli universitari di Roma, guidati da mons. Lorenzo Leuzzi, vescovo ausiliare e responsabile dell'Ufficio diocesano per la Pastorale universitaria, parteciperanno all'Angelus della Solennità dei Santi Patroni Pietro e Paolo. Gli studenti della Capitale rispondono così all'invito fatto alla diocesi dal cardinale vicario Agostino Vallini, partecipando personalmente alla preghiera mariana, in piazza San Pietro, in modo da esprimere la loro profonda e filiale gratitudine a Papa Benedetto XVI. L'appuntamento per i ragazzi è alle ore 11.30 davanti alla Chiesa di S. Maria alla Traspontina in via della Conciliazione, per poi raggiungere tutti insieme la piazza e ascoltare le parole del Pontefice.

Zenit

L’11 luglio a Castel Gandolfo concerto della 'West-Eastern Divan Orchestra' in onore di Benedetto XVI diretto dal maestro Daniel Barenboim

L’11 luglio, festa di San Benedetto, si terrà al Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo un concerto in onore di Benedetto XVI, che sarà presente all’evento musicale. Il concerto, che avrà un programma beethoviano, sarà eseguito dalla “West-Eastern Divan Orchestra” diretta da Daniel Barenboim. L’orchestra è stata fondata nel 1999 dal maestro Barenboim e da Edward Said riunendo assieme musicisti provenienti da molte nazioni del Medio Oriente, tra cui israeliani e palestinesi. In un comunicato per l'evento, viene ricordato il grande impegno del Papa “per il dialogo tra ebrei, cristiani e musulmani”. Il 1° giugno scorso, Daniel Barenboim aveva diretto il concerto alla Scala di Milano (foto) alla presenza del Papa, in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie.

Radio Vaticana

Il Papa autorizza la promulgazione del decreto sul martirio di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia 'in odio alla fede': sarà proclamato Beato

Sarà Beato don Pino Puglisi (foto), il sacerdote palermitano ucciso dalla mafia il 15 settembre 1993. Benedetto XVI ha infatti autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto relativo al martirio di Puglisi perché ucciso "in odio alla fede". Questo esonera ora dalla necessita' di provare un miracolo compiuto con l'intercessione del Servo di Dio. Il riconoscimento del martirio decretato oggi dal Papa, indica che la causa di Beatificazione, aperta il 15 settembre 1999 dal cardinale emerito di Palermo Salvatore De Giorgi, si è conclusa positivamente e che presto don Puglisi sarà elevato all'onore degli altari. Padre Giuseppe Puglisi meglio conosciuto come Pino, nacque a Palermo, nel quartiere di Brancaccio, fortemente controllato dalla criminalità organizzata, il 15 settembre 1937. Negli stessi luoghi, nei quali prestò il suo infaticabile impegno evangelico e sociale, venne assassinato dalla mafia esattamente 56 anni dopo, davanti al portone di casa, in piazza Anita Garibaldi. Dopo le indagini, mandanti dell'omicidio furono riconosciuti i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano. Quest'ultimo fu condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999, mentre il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, fu condannato in appello all'ergastolo il 19 febbraio 2001. Condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete. La storia di don Puglisi è stata portata sul grande schermo da Luca Zingaretti in un commovente film di Roberto Faenza, "Alla luce del Sole", nel 2005. "Quel modello di prete che la mafia voleva cacciare in Sagrestia, oggi viene riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo", ha commentato don Luigi Ciotti. "Morì per strada, dove viveva, dove incontrava i 'piccoli', gli adulti, gli anziani, quanti avevano bisogno di aiuto e quanti, con la propria condotta, si rendevano responsabili di illegalità, soprusi e violenze. Probabilmente per questo lo hanno ucciso: perchè un modo così radicale di abitare la strada e di esercitare il ministero del parroco è scomodo. Lo hanno ucciso nell'illusione di spegnere una presenza fatta di ascolto, di denuncia, di condivisione. Quel modello di prete, che la mafia voleva cacciare in sagrestia, viene oggi ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa come massima fedeltà al Vangelo". "Il prete palermitano - ha proseguito don Ciotti - ha incarnato pienamente la povertà, la fatica, la libertà e la gioia del vivere, come preti, in parrocchia. Con la sua testimonianza don Pino ci sprona a sostenere quanti vivono questa stessa realtà con impegno e silenzio". L'arcivescovo di Palermo, il card. Paolo Romeo, "con cuore ricolmo di commozione" ha espresso gratitudine per "poter contemplare un suo figlio, che con il suo sangue ha dato testimonianza della fede, tra le schiere dei Beati e dei Santi". Per il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, la Beatificazione di don Puglisi è "una bellissima notizia che rende felice tutta la città e tutta l'Italia. Don Pino Puglisi è un martire che ha dato la sua vita in difesa degli ultimi e della legalità e che ha testimoniato con la sua intera esistenza il valore della solidarietà e dell'accoglienza. Le nuove generazioni dovrebbero prenderlo ad esempio perché è un faro nella lotta alla mafia", ha concluso.

Corriere del Mezzogiorno.it, TMNews

Benedetto XVI approva i decreti per dieci futuri Beati e il riconoscimento delle virtù eroiche per nove venerabili Servi di Dio, 4 donne e 5 uomini

Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’udienza il Papa ha autorizzato la Congregazione a promulgare i decreti riguardanti un gruppo di prossimi candidati agli onori degli altari. Sono tanti i martiri le cui storie tornano alla memoria dalle brevi righe dei decreti. Memoria che in realtà conserva il sapore della cronaca, quando il ricordo fa affiorare il sorriso di don Pino, Giuseppe Puglisi. Più lontana di un sessantennio, ma certo non sfocata, specie per la Chiesa spagnola, è invece la memoria del nuovo gruppo di martiri della guerra civile del secolo scorso ai quali il Papa riconosce l’onore degli altari. Ai tanti sacerdoti, religiosi e laici già beatificati in questi anni, si aggiungono ora i nomi del vescovo ausiliare di Terragona, Emanuele Borrás Ferré, e Agapito Modesto, dell'Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, e dei loro 145 compagni. Di Ermenegildo dell'Assunzione e dei suoi cinque compagni dell'Ordine della Ss.ma Trinità. Della religiosa Vittoria di Gesù, dell’Istituto Calasanziano della Divina Pastora, tutti uccisi tra il ‘36 il’39. E ancora, del sacerdote diocesano 23.enne, Giovanni Huguet y Cardona, anch’egli ucciso in odio alla fede nel ‘36. E di prossima Beatificazione si parla nei Decreti anche per Devasahayam (Lazaro) Pillai, un laico nato nell’India dei primi del Settecento e morto martire nel 1752. Oltre a loro, l’elenco approvato da Benedetto XVI contiene il riconoscimento delle virtù eroiche per nove Venerabili Servi e Serve di Dio, quattro donne e cinque uomini. Si tratta del cardinale arcivescovo di Napoli dell’800, Sisto Riario Sforza, dell’arcivescovo statunitense Fulton Sheen, scomparso 32 anni fa, del vescovo spagnolo dell’Opus Dei, Álvaro Del Portillo y Diez de Sollano, morto a Roma nel 1994, del sacerdote diocesano olandese, Ludovico Tijssen, spentosi nel 1929, e del sacerdote spagnolo Cristoforo di Santa Caterina, vissuto nel Seicento e fondatore della Congregazione e dell'Ospedale di Gesù Nazareno di Córdoba. E ancora, della Serva di Dio canadese dell’Ottocento, Maria del Sacro Cuore Vedova, fondatrice delle Ancelle del Cuore Immacolato di Maria, conosciute come Suore del Buon Pastore di Québec. Della religiosa nordirlandese, Maria Angelina Teresa, fondatrice della Congregazione delle Suore Carmelitane per gli anziani e gli infermi, spentasi negli Stati Uniti nel 1984. Della monaca professa ungherese dell'Ordine della Visitazione, Maria Margherita, morta a soli 28 anni il 13 maggio 1933, e della suora professa italiana dell'Istituto delle Figlie della Carità morta a Mumbai, India, nel 1956 a 36 anni.

Radio Vaticana

PROMULGAZIONE DI DECRETI DELLA CONGREGAZIONE DELLE CAUSE DEI SANTI

Il Papa: nella fedeltà al deposito della fede trasmesso da Pietro e Paolo le radici della comunione che già sperimentiamo tra cattolici e ortodossi

Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza la delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, giunta come da tradizione a Roma in occasione della Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. La delegazione inviata da Sua Santità Bartolomeo I è composta da Emmanuel Adamakis, Metropolita di Francia, direttore dell’Ufficio della Chiesa ortodossa presso l’Unione Europea, Ilias Katre, vescovo di Philomelion (U.S.A.) e Paisios Kokkinakis, codicografo del Santo Sinodo del Patriarcato Ecumenico. "La vostra presenza qui a Roma", ha esordito il Papa, "ci offre una speciale opportunità di elevare il nostro canto di lode per le meraviglie che la grazia divina, da cui proviene ogni bene, ha compiuto nella vita dei due Apostoli, rendendoli degni di entrare trionfanti nella gloria celeste dopo essere passati per il lavacro rigenerante del martirio. La festa dei Santi Pietro e Paolo, inoltre, ci dà la possibilità di ringraziare insieme il Signore per le opere straordinarie che Egli ha compiuto e continua a compiere attraverso gli Apostoli nella vita della Chiesa". È la loro predicazione, “sigillata dalla testimonianza del martirio, il fondamento solido e perenne sul quale si edifica la Chiesa, e nella fedeltà al deposito della fede da loro trasmessa troviamo le radici della comunione che abbiamo già sperimentato tra noi”. “Mentre affidiamo all’intercessione dei gloriosi apostoli e martiri Pietro e Paolo la nostra supplica affinché il Signore” ci conceda di “pervenire presto al giorno benedetto nel quale potremo condividere la mensa eucaristica - ha detto il Papa -, leviamo le nostre voci nell‘inno a Dio per il cammino di pace e riconciliazione che ci consente di percorrere insieme”. Ricordano che "quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, che sarà celebrata solennemente il prossimo 11 ottobre", Benedetto XVI ha ricordato che con la presenza all’assise di “alcuni rappresentanti del Patriarcato ecumenico” ha avuto inizio “una nuova importante fase delle relazioni tra le nostre Chiese”. Dal Pontefice la lode al Signore “per la riscoperta della profonda fraternità che ci lega” e “per il cammino percorso in questi anni dalla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa Cattolica e la Chiesa ortodossa”, e “che anche nella fase attuale si possano fare dei progressi”. “Richiamando l'anniversario del Concilio Vaticano II”, il Papa ha quindi ricordato “la figura e l'attività dell'indimenticabile Patriarca ecumenico Athenagoras”, di cui tra qualche giorno ricorrerà il 40° anniversario della morte. Il Patriarca Athenagoras, insieme al Beato Papa Giovanni XXIII e al Servo di Dio Papa Paolo VI, ha detto, “animati da quella passione per l'unità della Chiesa che sgorga dalla fede in Cristo Signore, si fecero promotori di coraggiose iniziative che aprirono la strada a rinnovate relazioni tra il Patriarcato ecumenico e la Chiesa Cattolica”. “È per me motivo di particolare gioia - ancora parole del Papa - constatare come Sua Santità Bartolomeo I segua, con rinnovata fedeltà e feconda creatività, la pista tracciata dai suoi predecessori i patriarchi Athenagoras e Dimitrios, distinguendosi a livello internazionale per la sua apertura al dialogo tra i cristiani e per l‘impegno al servizio dell’annuncio del Vangelo nel mondo contemporaneo”. Ringraziando i membri della delegazione per la loro presenza, Benedetto XVI ha chiesto loro di portare a Bartolomeo I i suoi “sentimenti di affetto fraterno e viva gratitudine”, assicurando la propria preghiera “affinché il Signore” gli conceda “salute e forza”, e “doni prosperità e pace al Patriarcato ecumenico”. “Dio onnipotente – ha concluso il Papa – ci faccia il dono di una comunione sempre più piena secondo la Sua volontà, perché ‘con un cuore solo ed un'anima sola’ possiamo sempre esaltare il Suo nome”.

SIR, Radio Vaticana

UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI IN OCCASIONE DELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO - il testo integrale del discorso del Papa

'Noi per Benedetto': stanchi di vedere il nostro Papa continuamente vilipeso, vogliamo reagire al pregiudizio anticattolico 'socialmente accettabile'



Ci siamo! Domani, in occasione dell'Angelus recitato da Benedetto XVI nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Piazza San Pietro accoglierà i partecipanti a "Noi per Benedetto", iniziativa nata spontaneamente su internet e promossa da un gruppo di giovani cattolici per stringersi intorno al Santo Padre dopo mesi, anni, di attacchi contro la sua persona. Domani in Piazza San Pietro ci sarà anche la diocesi di Roma, convocata dal cardinale vicario Agostino Vallini sempre per esprimere a Benedetto XVI affetto e gratitudine per il suo ministero. La Vigna del Signore da subito ha fatto propria e diffusa questa straordinaria iniziativa di affettuosa solidarietà al Papa. Alla vigilia dell'evento, abbiamo intervistato Domenico, uno dei giovani promotori e portavoce del comitato "Noi Per Benedetto".
Chi c’è dietro "Noi per Benedetto" e in cosa consiste? Cosa vi ha spinto a mettere in piedi un’iniziativa del genere?
All'origine di "Noi Per Benedetto" vi è un gruppo di giovani cattolici che vivono a Roma, di diverse realtà associative, universitarie e lavorative, che hanno deciso di alzare la voce e di scrivere a chiare lettere sul sito www.noixbenedetto.it "Siamo stanchi"! Come abbiamo scritto nel sito siamo stanchi di vedere il Santo Padre Benedetto XVI continuamente vilipeso sull’onda di attacchi demagogici; stanchi di sentire le solite fesserie sull’ICI e le tasse, sull’anello del Papa che risolverebbe da solo la fame nel mondo, e sui preti che sono tutti pedofili già per il fatto stesso di esser preti. Stanchi di vedere puntualmente dimenticate tutte le opere di bene che, giustamente, sono fatte nel silenzio. Il tutto in un periodo di certo non sereno per la Chiesa Cattolica. Oggi leggiamo ed ascoltare le notizie che sembrano tratte dall'ultimo libro di Dan Brown, incupendo una realtà che, sebbene abbia i suoi problemi (come tutte le realtà umane del resto), è certamente colma di "bello" e "buono". Ma sicuramente, quello che ha spinto più di ogni altra cosa, sono i continui attacchi che i cattolici ricevono sui social e sul web. Sembra quasi che professarsi credenti sia diventato un peccato, mentre il bestemmiare ed offendere il credo altrui sembra quasi una libertà inviolabile. In sintesi, "Noi Per Benedetto" nasce per reagire davanti a quel pregiudizio, come lo ha definito lo storico americano Jenkin, ritenuto oggi, ingiustamente, l’ultimo pregiudizio "socialmente accettabile", ossia quello anticattolico. Tanti i messaggi di sostegno che abbiamo ricevuto attraverso i social e tramite mail, e quasi tutti terminano o iniziano con "era ora!", quasi come se questa iniziativa rispondesse ad un'esigenza sociale inespressa. Adesso è necessario passare da una fase celebrativa ad una fase attiva dell'impegno cattolico. E' bene alzare la testa e difendere i nostri valori, uscendo fuori da quelle "nuove catacombe" dove al momento sembra che siamo rintanati. E tutto ciò iniziando da un lato difendere il Sommo Pontefice, Vicario di Cristo, e la Chiesa Cattolica, e dall'altro divenire elemento di nuova evangelizzazione e di sensibilizzazione efficace, in difesa dei valori cristiani e cattolici, specialmente nella realtà giovanile.
Che cosa rappresenta per voi Papa Benedetto XVI?
Per noi il Papa Benedetto è innanzitutto un Padre nella fede, è colui che ci guida attraverso la sua parola ed i suoi insegnamenti nella crescita verso una fede autentica ed una piena consapevolezza di ciò che significa essere cristiani oggi nel 2012. Il Papa è anche il simbolo dell'unità e della comunione tra tutti i cristiani del mondo, ci sentiamo sostenuti dalla sua preghiera e dal suo affetto che ci ha sempre dimostrato in tutti gli incontri avuti con noi giovani. Il Santo Padre Benedetto XVI è per noi un Maestro di verità per la limpidezza del suo magistero alla luce della fede e della ragione; un Maestro di carità per il suo straordinario esempio di mansuetudine e di bontà che ha sempre dimostrato anche nei momenti più difficili del suo pontificato; un Maestro di autentica libertà perché ci ha insegnato che la vera libertà si attua nell'adesione al bene e nella ricerca della Verità, quella che non tramonta mai e che per noi ha un nome ed un volto preciso Gesù Cristo, il crocifisso risorto. Per questi motivi siamo grati al Signore per averci fatto dono del Papa Benedetto XVI ed è per questo che vogliamo esprimere a lui la nostra vicinanza ed il nostro profondo affetto come figli nei confronti del proprio padre.
Sarà la prima di una serie di iniziative a sostegno del Papa?
Abbiamo una grande idea, un sogno che vogliamo presentare al Santo Padre. L’esperienza continuerà durante l’Anno della fede, attraverso un progetto ambizioso che vuole superare i confini italiani per raggiungere i giovani in ogni angolo del mondo cattolico. Il leit motiv che ci guiderà sarà “giovani di fede per una nuova profezia”. Ma ci sarà tempo per affrontare questo argomento, al momento manteniamo il riserbo ed impegniamo le nostre forze per il 29 giugno, affinché si possa realizzare quel vero "bagno di amore" per il Santo Padre, che tanto desideriamo per lui.

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Due tradizioni in una sola voce: il coro di Westminster Abbey e la Cappella Musicale Pontificia insieme per la Messa dei Santi Pietro e Paolo

di John Hall
Decano di Westminster

Su invito di Benedetto XVI, una delegazione anglicana parteciperà alla Messa papale che si terrà nella Basilica di San Pietro nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo. La delegazione della Westminster Abbey di Londra sarà costituita da diversi membri del clero, assieme al coro e all’organista e maestro dei coristi. Su espresso desiderio del Papa, per questa messa il coro della Westminster Abbey formerà un solo coro con quello pontificio, la Cappella Musicale Sistina, diretto da Massimo Palombella. In aggiunta, diretto dall’organista dell’abbazia e maestro dei coristi, James O’Donnell, il coro di Westminster Abbey eseguirà canti della tradizione della Chiesa d’Inghilterra. Parte di questi canti saranno accompagnati dal sostituto organista dell’abbazia, Robert Quinney. L’invito, senza precedenti, che il Papa ha rivolto al coro, di cantare con la Cappella Sistina durante la liturgia da lui presieduta, è uno dei frutti del viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito nel settembre 2010, e in particolare della sua visita alla Westminster Abbey per la funzione ecumenica della preghiera serale. Durante la funzione, il Papa ha avuto un saggio della ricca tradizione di musica liturgica, che costituisce una parte importante della vita cultuale dell’Abbazia. Ha ascoltato il coro, e in seguito siamo stati lieti di inviargli, su sua richiesta, una selezione di cd incisi dagli organisti e dal coro dell’Abbazia. Nei cinque giorni in cui soggiornerà in Italia, il coro ha tenuto un concerto pubblico nella serata di ieri, nella Basilica di Santa Maria Maggiore e poi, questa sera, nella Cappella Sistina, un recital privato in Vaticano, al quale prenderà parte anche il segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone. Nella serata della Solennità del 29 giugno, il clero e il coro di Westminster Abbey animeranno la preghiera serale a Santa Maria sopra Minerva, chiesa titolare del card. Cormac Murphy-O’Connor, arcivescovo emerito di Westminster. La funzione si svolgerà in associazione con la chiesa di All Saints e con il centro anglicano di Roma, a Palazzo Doria Pamphili. Sabato 30 giugno la delegazione di Westminster Abbey si recherà all’abbazia di Montecassino, su invito dell’arciabate dom Pietro Vittorelli, per cantare i Primi Vespri e la Messa domenicale assieme ai monaci. Come decano, sono lieto di essere stato invitato a celebrare un’Eucaristia secondo l’ordine della Chiesa d’Inghilterra nel Santuario di San Benedetto. Questo felice scambio ecumenico riflette l’evento dello scorso ottobre, quando l’arciabate ha celebrato la Messa nel santuario di Sant’Eduardo, re e confessore, nell’Abbazia di Westminster. La visita della Westminster Abbey a Roma è densa di significati. L’abbazia non solo è nota in tutto il mondo, ma è anche un luogo particolarmente importante al centro della vita del Regno Unito e del Commonwealth. Per tutta la sua storia, a partire dal 1066, è stato il luogo in cui sono stati incoronati i re e le regine d’Inghilterra e del Regno Unito. La regina Elisabetta ii è stata unta e incoronata il 2 giugno 1953, quasi nella stessa identica maniera dei suoi predecessori prima e dopo lo scisma da Roma. Qui sono stati celebrati i matrimoni reali nel medioevo, e poi di nuovo nel XX e nel XXI secolo. Il matrimonio della regina Elisabetta, all’epoca ancora principessa, con il duca di Edimburgo è stato celebrato qui nel 1947. E qui, il 29 aprile 2011, la regina Elisabetta ha partecipato al matrimonio del nipote, il principe William di Galles, figlio del principe di Galles, con Catherine Middleton. I coniugi sono ora duca e duchessa di Cambridge. Si ritiene che la funzione sia stata vista da quasi tre miliardi di persone, l’audience televisiva più grande di sempre. Il decano e il capitolo di Westminster hanno un particolare rapporto con la monarchia e con le istituzioni in Inghilterra, essendo direttamente responsabili verso la regina, governatore supremo della Chiesa d’Inghilterra. Durante il regno di Enrico VIII nel XVI secolo, Westminster Abbey, che per almeno seicento anni era stata una comunità benedettina, partecipò al movimento per distaccare la Chiesa d’Inghilterra dalla giurisdizione del Papa e dalla Chiesa cattolica romana. Nel 1540 l’Abbazia venne sciolta dal re, i monaci furono dispersi o servirono nel nuovo ordinamento, e la chiesa divenne cattedrale. Quando la regina Maria ripristinò il cattolicesimo in Inghilterra durante il suo breve regno, fu restaurata anche l’Abbazia benedettina. Infine, nel 1560, dopo che Elisabetta i reintrodusse l’anglicanesimo, l’Abbazia, ancora una volta sciolta, fu di nuovo eretta come chiesa collegiale di St. Peter Westminster.Negli ultimi 450 anni, la Chiesa collegiale di St. Peter Westminster, ancora universalmente nota come Westminster Abbey, ha mantenuto la tradizione della musica corale come parte della sua proposta liturgica quotidiana. A Westminster Abbey il coro canta otto funzioni a settimana: il mattutino, l’Eucaristia e la preghiera serale la domenica, e la preghiera serale quotidiana (fatta eccezione per un giorno, nel quale viene recitata in pubblico). Quando il coro è in vacanza, questo schema viene mantenuto o dai Lay Vicars (i cantori adulti) del coro dell’Abbazia o da cori in visita. La musica liturgica che viene eseguita a Westminster Abbey attinge a tutta la tradizione europea di musica sacra e comprende canto fermo e musica delle tradizioni latina e inglese dal XVI secolo.È mio auspicio che questa visita di Westminster Abbey a Roma sia benedetta dalla grazia di Dio e ci faccia progredire nel lungo e tortuoso cammino verso la piena e visibile unità, obiettivo che sia il Papa sia l’arcivescovo di Canterbury continuano a perseguire.

L'Osservatore Romano

Con le nuove nomine il Papa rimescola le carte in senso meno conservatore. Nei prossimi giorni la nomina di Müller a prefetto di Dottrina della Fede

Con le nomine annunciate martedì, alle quali si aggiungerà quella ormai imminente del nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Benedetto XVI ha impresso una direzione nuova alla Curia romana. Va innanzitutto notato che su tre italiani che lasciano l’incarico (i cardinali Raffaele Farina ed Ennio Antonelli, il vescovo Gianfranco Girotti), soltanto un italiano subentra (Vincenzo Paglia). E non si può non sottolineare come il segno di questi cambiamenti non sia certo classificabile come conservatore o tradizionalista. Paglia, nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, vanta una lunga esperienza nel dialogo ecumenico e nelle iniziative in favore dei poveri. L’arcivescovo francese Jean-Louis Brugues, nominato archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, è considerato aperto e uomo di mediazione nelle controversie che hanno riguardato le università cattoliche in questi anni. L’inglese Arthur Roche, nominato segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, è un vescovo moderno (non modernista) fedele al Concilio, esperto di liturgia, per dieci anni ha presieduto l’International commission on english in liturgy, che non ha certo un’agenda tradizionalista. Già candidato per questo incarico nel 2009, è stato ausiliare del card. Murphy O’Connor. L’infornata di nomine, nel suo complesso, segna una battuta d’arresto per l’ala curiale più conservatrice e mostra la volontà del Papa di tenere aperta la linea del dialogo a tutto campo. La svolta aperturista di Benedetto verrà confermata nei prossimi giorni con la designazione del vescovo di Ratisbona Gerhard Ludwig Müller a nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. La candidatura di Müller, teologo tedesco ben conosciuto da Joseph Ratzinger, era stata oggetto nei mesi scorsi di tentativi di affossamento da parte di ambienti ecclesiastici che consideravano il vescovo di Ratisbona troppo aperto. Le promozioni e i trasferimenti di martedì, infine, non sembrano indicare che il Segretario di Stato Tarcisio Bertone sia sul punto di lasciare l’incarico. L’ipotesi di un cambio viene presa in considerazione, ma non nell’immediato, sotto la pressione dei vatileaks che vedevano proprio nel "primo ministro" del Papa uno dei principali bersagli.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Mons. Tonucci invita Benedetto XVI a Loreto in occasione del 50° anniversario della storica visita di Giovanni XXIII, il 4 ottobre 1962

A cinquant'anni dalla storica visita che il 4 ottobre 1962 portò Papa Giovanni XXIII a Loreto per affidare alla Vergine il Concilio Vaticano II che si sarebbe aperto di lì a poco, l’arcivescovo delegato pontificio di Loreto, mons. Giovanni Tonucci, ha invitato Benedetto XVI a ripercorrere le orme del suo predecessore. La speranza di mons. Tonucci è che Papa Ratzinger torni a Loreto il 4 ottobre prossimo, per "affidare l’intera Chiesa alla Madonna alla vigila di due eventi così significativi come la celebrazione dell’Anno della fede e il XIII Sinodo dei vescovi, che sarà aperto il 7 ottobre prossimo". "Pur nutrendo una speranza molto grande che il Papa possa rispondere affermativamente non sono ancora in grado di confermare la sua venuta" ha detto oggi il presule presentando le iniziative del 50° anniversario della visita di Papa Roncalli, che segnò anche la prima uscita di un Pontefice dal Vaticano dopo l’unità d’Italia. Per l’occasione, l’8 settembre verrà inaugurata nel Museo Antico-Tesoro la mostra "Giovanni XXIII a Loreto". Attraverso oggetti liturgici, fotografie, filmati e un’intervista esclusiva a mons. Loris Capovilla, segretario di Papa Roncalli, la mostra ricostruirà il viaggio in treno che portò Giovanni XXIII nella città mariana, festeggiato in ogni stazione ferroviaria da migliaia di fedeli. Fra gli invitati all’inaugurazione anche il ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi.

Vatican Insider

Gary Krupp: la 'leggenda nera' su Pio XII è alla fine, numerosi documenti d’archivio dimostrano che personalmente aiutò nel salvataggio degli ebrei

Dopo sei anni di ricerche, che hanno portato a scoprire circa 76mila pagine di materiale originale, oltre alle testimonianze oculari e ai contribuiti di studiosi internazionali di rilievo, Gary Krupp è fiducioso che l’opera di diffamazione della reputazione di Pio XII (foto) stia avviandosi a termine. “Stiamo decisamente vincendo, assolutamente non c’è dubbio su questo”, a Roma in questi giorni Gay Krupp in un’intervista di Eduard Pentin all’agenzia Zenit ha dichiarato: “Ogni volta che approfondiamo la ricerca, troviamo un diamante, E’ incredibile, ma non c’è nulla dall’altra parte, perché non c’è una base documentata per nessuna delle loro accuse”. Krupp è il fondatore di Pave the Way Foundation, un’organizzazione non profit dedicata a gettare ponti fra le religioni del mondo. E’ noto per essere uno dei difensori più appassionati di Pio XII in relazione al suo comportamento verso gli ebrei. Krupp è ebreo, e vuole restarlo: “Sento che ho fratelli e sorelle nella Chiesa, ma non prenderei mai in considerazione l’idea di convertirmi. Sono molto fiero di essere ebreo, e credo che questa sia la via che Dio ha voluto che prendessi”. Ebreo di New York, è cresciuto, come molti altri della sua generazione, con l’odio per un Pio XII dipinto come antisemita e indifferente alla sorte degli ebrei durante la guerra. Ora Krupp stesso, e la sua squadra, affermano l’opposto: pensano che tutti i documenti che hanno portato alla luce dovrebbero agire per ogni studioso serio come una prova incontrovertibile del fatto che Pio XII durante e dopo la seconda guerra mondiale fece tutto quello che era in suo potere per proteggere e difendere gli ebrei. Alcuni di quei documenti dimostrano che Pio XII era a favore della creazione di uno stato ebraico sind al 1917. In una scoperta recente, Pave the Way ha incrociato una lettere scritta nel 1939 dal card. Pacelli in cui si tentava di ottenere i visti per 200mila ebrei che retsavano in Germania dopo la Notte dei Cristalli. “Non è riuscito a ottenere i visti, ma ci ha provato. E il punto è che non l’ha fatto dalla tranquillità di Washington, D.C. o di Londra. L’ha fatto mentre era circondato da forze ostili, e infiltrato da spie. E tuttavia è riuscito a salvare più ebrei di tutti gli altri leader mondiali messi insieme”. Altre lettere rivelano la sua opera a favore degli ebrei di Roma, molti dei quali si salvarono in monasteri, conventi e case di cattolici. “Tutti questi documenti d’archivio dimostrano che personalmente aiutò nel salvataggio degli ebrei. Gli antisemiti non si comportano così!”, aggiunge Krupp con la sua cadenza newyorkese. Secondo Krupp la “leggenda nera” su Pio XII è frutto della propaganda sovietica e degli effetti dell’opera teatrale “Il vicario”, scritta da un autore tedesco alla fine degli anni ’50. Una “leggenda nera” che ancora continua a essere diffusa, a dispetto della documentazione storica contraria, anche nelle università americane, con grande indignazione di Krupp, sotto l’egida della “libertà accademica”. Krupp è molto indignato con la comunità ebraica romana, e con coloro che continuano a sostenere la “leggenda nera”, a dispetto dell’evidenza contraria. “La maggior parte degli ebrei romani disprezza Pio XII, quando pochi anni fa hanno eretto un monumento in suo onore perché aveva salvato le loro vite. Oggi respirate perché ha salvato le vostre vite, e lo disprezzate? Questo è un peccato. Un peccato per gli ebrei”.

Marco Tosatti, Vatican Insider


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mercoledì 27 giugno 2012

'L'Osservatore Romano': tra suore statunitensi e Dottrina della Fede colloquio sereno e collaborativo fra soggetti che si ascoltano e si rispettano

L'Osservatore Romano affida a Lucetta Scaraffia, storica e editorialista, un corsivo di prima pagina dedicato al confronto tra suore statunitensi e Congregazione per la Dottrina della Fede nel giorno in cui il quotidiano vaticano pubblica il secondo numero del suo inserto femminile, "Donne, Chiesa, mondo", dedicato, questa volta, al tema della "cura". "Con il titolo provocatorio Bullying the Nuns ('Fare i bulli con le suore') sulla New York Review of Books del 7 giugno è stato pubblicato l'articolo di uno scrittore cattolico, Garry Wills, dedicato alla questione che è sembrata contrapporre la Congregazione per la Dottrina della Fede e la Leadership Conference of Women Religious, l'organizzazione che raccoglie la maggior parte delle suore statunitensi. In sintesi, secondo Wills, le suore sono accusate di occuparsi troppo dell'impegno sociale (di cui si parlerebbe nel Vangelo) e di interessarsi troppo poco di aborto e contraccezione (di cui invece non si parlerebbe nel Vangelo)", scrive Scaraffia, secondo la quale l'articolo "non convince" relativamente al controverso tema della salute riproduttiva, ma è apprezzabile per "le parole di elogio che Wills rivolge alle suore che ha conosciuto da vicino, alla loro missione svolta quasi sempre in modo silenzioso e umile, ma non per questo priva di acuto discernimento storico e spirituale". Scaraffia conclude il suo articolo, intitolato "Elogio delle suore", scrivendo che "ciò che viene rappresentato come uno scontro fra uomini potenti e donne umili, oggi, non viene tollerato dall'opinione pubblica. Ma il recente colloquio del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il card. William Joseph Levada (nella foto con Benedetto XVI), con le rappresentanti della Leadership Conference of Women Religious sembra avere rimesso le cose a posto, trasformando quello che sembrava un atto di autoritarismo maschile in un colloquio sereno e collaborativo fra soggetti che si ascoltano e si rispettano".

TMNews

Elogio delle suore

Benedetto XVI, un agnello tra i lupi vestiti da corvi. Chi, nella Curia romana, ieri come oggi, vuole ostacolare il Papa e indebolirne la figura

L'ultima da Vatileaks è che in autunno, forse ad ottobre, il card. Tarcisio Bertone lascerà il suo incarico di Segretario di Stato vaticano ad un esponente dell'ala diplomatica della Santa Sede che da sempre, per tradizione, esprime questa figura scegliendola tra i porporati di maggiore esperienza. Se è vero che Bertone, dal 2006 ad oggi, ha dimostrato incertezza nella gestione di alcune vicende, dal discorso di Benedetto XVI a Ratisbona alle proteste dei vescovi per la revoca della scomunica ai lefebvriani, dalle frizioni con la CEI alle relazioni complicate con la politica italiana, è altrettanto vero che l'ex arcivescovo di Genova rischia di diventare il (comodo) parafulmini di un Pontificato che a fatica, tra intrighi e sospetti, sta cercando di fare pulizia all'interno della Chiesa. L'obiettivo di questa guerra di corvi, è stato detto più volte, è proprio il Pontefice che, con grande onestà intellettuale, già nel 1977 spiegò che "la Chiesa sta divenendo per molti l’ostacolo principale alla fede. Non riescono a vedere in essa altro che l’ambizione umana del potere, il piccolo teatro di uomini che, con la loro pretesa di amministrare il cristianesimo ufficiale, sembrano per lo più ostacolare il vero spirito del cristianesimo". E nella Via Crucis del 2005 al Colosseo, con Giovanni Paolo II ormai morente, pronunciò queste parole altrettanto drammatiche: "Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!". Parole che spiegano benissimo la linea della “tolleranza zero” nei confronti dei casi di pedofilia nel clero che il Papa sta portando avanti con tenacia e molti ostacoli da quando è stato eletto. Prendiamo un documento, tra i tanti pubblicati da Gianluigi Nuzzi nel libro "Sua Santità", che curiosamente è passato quasi inosservato sui media e tra gli analisti. Eppure, è molto importante per capire il grado di ostilità che una parte della Curia romana nutre nei confronti di Joseph Ratzinger al quale, mentre guidava la Congregazione per la Dottrina della Fede, gli fu a lungo impedito di procedere nei confronti di Maciel, il potentissimo e ricchissimo sacerdote messicano a capo dei Legionari di Cristo che aveva una doppia vita, era coinvolto in numerosi casi di pedofilia e assolse in confessionale anche alcuni stupratori. Molto chiaro, su di lui, il giudizio del Pontefice che nel libro-intervista "Luce del mondo" definì Maciel "un falso profeta" con una vita condotta "al di là di ciò che è morale: un'esistenza avventurosa, sprecata, distorta". Il documento in questione è l'appunto choc del segretario personale del Papa, don Georg Gänswein, dopo il colloquio con il legionario stuprato da Maciel, il quale nella Curia romana ha potuto godere, per anni, di ampie coperture perché erano in molti a non credere al suo reale coinvolgimento in casi di pedofilia. Molti, tranne il card. Ratzinger che, impossibilitato a procedere nei suoi confronti, chiese addirittura a Papa Wojtyla di poter lasciare il suo incarico. L'altro tassello importante di quest'ostilità nei confronti del Pontefice riguarda l'ex presule di Vienna Hans Hermann Groer. Nel maggio 2010, l’attuale arcivescovo della capitale austriaca, il card. Christoph Schönborn, grande amico di Benedetto XVI, ha attaccato senza molti giri di parole l’ex Segretario di Stato vaticano Angelo Sodano accusandolo di aver insabbiato l’inchiesta sugli abusi compiuti da Groer. In quell'occasione, Schönborn ha affermato esplicitamente che Sodano impedì la creazione di una commissione di inchiesta sul caso a differenza di Joseph Ratzinger, che propendeva per l’indagine, e restò “accerchiato” da quei settori vaticani che invece tendevano ad insabbiare. Groer nel 1995 venne accusato di molestie sessuali da un suo ex studente. Di lì a poco diversi altri ex studenti denunciarono di aver subito simili violenze e il presule fu costretto a dimettersi da arcivescovo di Vienna e venne trasferito al monastero di Roggendorf, dove restò fino al 1998 sostanzialmente impunito. A dimostrazione che l'obiettivo dello svolazzare dei corvi sia il Pontefice e la sua azione di purificazione della Chiesa va ricordato che alcuni cardinali di Curia si sono rifiutati di testimoniare al processo di Beatificazione di Giovanni Paolo II. Sarebbero gli stessi che fermarono le indagini della Congregazione per la Dottrina della Fede sui casi Maciel e Groer. Qualcosa di molto ingombrante che, se fosse venuta fuori nel processo, sarebbe stato un boomerang. Non solo, ma l'unico cardinale che ha restituito al mittente le generose offerte in denaro arrivate dai Legionari è stato proprio Joseph Ratzinger mentre un nunzio apostolico, oggi cardinale, fece lo stesso rimandando al mittente il dono di una vettura nuova già immatricolata a suo nome. Molti, infine, che hanno ostacolato le indagini su Maciel e Groer hanno anche ingannato Giovanni Paolo II fino a convincerlo della loro innocenza. Il Papa polacco si fidava dei Legionari al punto che indirizzò alla loro Congregazione il figlio di un suo collaboratore che voleva diventare prete. E, se avesse conosciuto tutta la verità, probabilmente non avrebbe consentito alla sospensione “a divinis” di una vittima di Groer che dopo anni trovò il coraggio di denunciare gli abusi. È evidente, quindi, che Joseph Ratzinger, già da cardinale, su questi due casi ha pestato i piedi a molti in Vaticano proseguendo con la sua opera anche quando è diventato Papa. Sta qui la spiegazione di quello svolazzare di corvi che, tra scandali e documenti trafugati, vuole, ieri come oggi, ostacolare Benedetto XVI e indebolirne la figura.

Antonio Sanfrancesco, Linkiesta