domenica 31 maggio 2009

Agorà dei giovani 2009. Il Papa: siate testimoni del Signore risorto. Lo Spirito di consolazione e speranza scenda sui giovani dell'Abruzzo

"In questi giorni, i giovani dell'Abruzzo si stanno raccogliendo numerosi intorno alla Croce delle Giornate Mondiali della Gioventù, portata in pellegrinaggio nella loro regione da un gruppo di volontari inviati dal Centro internazionale giovanile San Lorenzo di Roma. In comunione con i giovani di quella terra duramente colpita dal terremoto, chiediamo a Cristo morto e risorto di effondere su di loro il suo Spirito di consolazione e di speranza". Ad affermarlo è stato il Papa, dopo il Regina Caeli, dalla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, davanti ai fedeli e i pellegrini convenuti in piazza San Pietro. "Estendo il mio saluto - ha aggiunto Benedetto XVI - a tutti i giovani italiani che oggi, nelle rispettive diocesi, si ritrovano per concludere con i loro Vescovi il triennio dell'Agora'. Ricordo con gioia gli indimenticabili eventi che hanno segnato questo triennio: l'incontro a Loreto, nel settembre 2007, e la Giornata Mondiale a Sydney, nel luglio scorso. Cari giovani italiani, con la forza dello Spirito Santo, siate testimoni del Signore risorto".

Adnkronos

Il Papa al Regina Caeli: Maria icona stupenda della Chiesa, corpo vivo incessantemente plasmato e guidato dallo Spirito del suo Signore

La Chiesa non è "un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale" o "una sorta di agenzia umanitaria" ma è "un corpo vivo". Lo ha affermato il Papa, al termine della Santa Messa di Pentecoste nella Basilica Vaticana, prima della recita del Regina Caeli, affacciandosi dal Palazzo Apostolico in Piazza San Pietro. Benedetto XVI ha sottolineato come lo Spirito Santo, “disceso sulla Chiesa nascente”, l'ha resa missionaria, inviandola ad annunciare a tutti i popoli la vittoria dell'amore divino sul peccato”. "Lo Spirito Santo - dice - è l'anima della Chiesa. Senza di Lui a che cosa essa si ridurrebbe? Sarebbe certamente un grande movimento storico, una complessa e solida istituzione sociale, forse una sorta di agenzia umanitaria. Ed in verità è così che la ritengono quanti la considerano al di fuori di un'ottica di fede. In realtà, però - ha proseguito Benedetto XVI - nella sua vera natura e anche nella sua più autentica presenza storica, la Chiesa è incessantemente plasmata e guidata dallo Spirito del suo Signore. E' un corpo vivo, la cui vitalità è appunto frutto dell'invisibile Spirito divino". Ricordando che quest'anno la solennità di Pentecoste cade nell'ultimo giorno del mese di maggio, in cui abitualmente si celebra la festa mariana della Visitazione, il Pontefice ha fatto notare che la giovane Maria è “icona stupenda della Chiesa nella perenne giovinezza dello Spirito, della Chiesa missionaria del Verbo incarnato”.

Apcom, Radio Vaticana


Domenica di Pentecoste. Il Papa: lo Spirito di Dio dove entra scaccia la paura, qualunque cosa accada il suo amore non ci abbandona

La Chiesa è oggi in festa per la solennità di Pentecoste. Benedetto XVI ha presieduto stamani la Santa Messa nella Basilica Vaticana per celebrare la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli Apostoli nel Cenacolo. Cinquanta giorni dopo la Pasqua si realizza quanto Gesù aveva promesso ai discepoli: il battesimo nello Spirito Santo e l’effusione di una potenza dall’alto per avere la forza di annunciare il Vangelo a tutte le nazioni. Con la Pentecoste si compie il progetto di Dio di dar vita ad un popolo nuovo e nasce la Chiesa.
Come non ci si deve assuefare ''ai veleni dell'aria, e per questo l'impegno ecologico rappresenta oggi una priorità, altrettanto si dovrebbe fare per ciò che corrompe lo spirito''. Benedetto XVI lo ha voluto ricordarlo nell'omelia, denunciando l'assuefazione della nostra società ''a tanti prodotti inquinanti la mente e il cuore che circolano nelle nostre società, ad esempio immagini che spettacolarizzano il piacere, la violenza o il disprezzo per l'uomo e la donna''. ''A questo - ha detto il Papa - sembra che ci si abitui senza difficoltà''. ''Si dice - ha osservato - che anche questo è libertà, senza riconoscere che tutto ciò inquina, intossica l'animo soprattutto delle nuove generazioni, e finisce poi per condizionarne la stessa libertà''. ''La metafora del vento impetuoso di Pentecoste fa pensare a quanto invece sia prezioso respirare aria pulita, sia con i polmoni, quella fisica, sia con il cuore, quella spirituale, l'aria salubre dello spirito che è l'amore''. Benedetto XVI ha poi formulato l'auspicio che "la Chiesa sia meno 'affannata' per le attività e più dedita alla preghiera". L'attivismo, infatti, potrebbe renderla sorda alla voce dello Spirito.
"Cari fratelli e sorelle - ha spiegato il Papa - lo Spirito di Dio, dove entra, scaccia la paura; ci fa conoscere e sentire che siamo nelle mani di una Onnipotenza d'amore: qualunque cosa accada, il suo amore infinito non ci abbandona". E la presenza dello Spirito nella Chiesa, lungo la storia, per Papa Ratzinger è stata evidente come dimostra "la testimonianza dei martiri, il coraggio dei confessori della fede, l'intrepido slancio dei missionari, la franchezza dei predicatori, l'esempio di tutti i santi, alcuni persino adolescenti e bambini. Lo dimostra l'esistenza stessa della Chiesa che, malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continua ad attraversare l'oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore". I cristiani di oggi - ha invocato il Papa - non siano da meno. Ad ascoltare la voce dello Spirito "ce lo insegna la Madre della Chiesa, Maria Santissima, Sposa dello Spirito Santo". "Quest'anno - ha concluso - la Pentecoste ricorre proprio nell'ultimo giorno di maggio, in cui si celebra solitamente la festa della Visitazione. Anche quella fu una sorta di piccola 'pentecoste', che fece sgorgare la gioia e la lode dai cuori di Elisabetta e di Maria, una sterile e l'altra vergine, divenute entrambe madri per straordinario intervento divino". "Le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l'energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite" debbono rappresentare un "perenne monito" per l'umanità. Benedetto XVI ha rilevato che però come accadde nel decidere quei bombardamenti anche oggi troppo spesso "l'essere umano sembra affermare se stesso come dio e voler trasformare il mondo escludendo, mettendo da parte o addirittura rifiutando il Creatore dell'universo".
"L'uomo - ha denunciato il Papa - non vuole più essere immagine di Dio, ma di se stesso; si dichiara autonomo, libero, adulto". Per Papa Ratzinger, "evidentemente tale atteggiamento rivela un rapporto non autentico con Dio, conseguenza di una falsa immagine che di Lui si è costruita, come il figlio prodigo della parabola evangelica che crede di realizzare se stesso allontanandosi dalla casa del padre". "Nelle mani di un uomo così - ha affermato il Pontefice - il 'fuoco' e le sue enormi potenzialita' diventano pericolosi: possono ritorcersi contro la vita e l'umanità stessa, come dimostra purtroppo la storia". Questo è accaduto con i bombardamenti atomici sul Giappone ma, per il Papa, "si potrebbero in verità trovare molti esempi, meno gravi eppure altrettanto sintomatici, nella realta' di ogni giorno". "Il vero fuoco, lo Spirito Santo, - ha detto il Papa - è stato portato sulla terra da Cristo. Egli non lo ha strappato agli dèi, come fece Prometeo, secondo il mito greco, ma si è fatto mediatore del ‘dono di Dio’ ottenendolo per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce”. Ricevere il dono dello Spirito significa comprendere il significato del vivere in comunità alla luce della Scrittura. Nel racconto che descrive la Pentecoste si sottolinea che i discepoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. Questo luogo – ha spiegato il Santo Padre – è il Cenacolo dove “Gesù aveva fatto coi i suoi apostoli l’Ultima Cena, dove era apparso loro risorto”. “Gli Atti degli Apostoli tuttavia, più che insistere sul luogo fisico, intendono rimarcare l’atteggiamento interiore dei discepoli: ‘Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera’ (At 1,14). Dunque, la concordia dei discepoli è la condizione perché venga lo Spirito Santo; e presupposto della concordia è la preghiera”.

Radio Vaticana, Agi, Apcom

CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DI PENTECOSTE - il testo integrale dell'omelia del Papa

Il Papa: alla scuola di Maria impariamo a sentire lo Spirito nella nostra vita e nella storia. Ci insegni a credere, sperare e amare con lei

"Insegnaci Maria a credere, a sperare, ad amare con te". Sono le parole con cui Benedetto XVI ha concluso ieri sera, prima della benedizione finale, la preghiera del Rosario per la chiusura del mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Vergine. A partire dalle 20, una processione si è snodata dalla Chiesa di Santo Stefano degli Abissini fino alla Grotta di Lourdes, sulla sommità dei Giardini vaticani. Quest’anno la Pentecoste coincide col 31 maggio, memoria della Visitazione di Maria e dunque ieri sera, in anticipo di un giorno, si è svolta la conclusione del mese mariano. Il percorso delle diverse centinaia di fedeli, tra cui molti giovani, è stato accompagnato dal card. Angelo Comastri, vicario generale per la Città del Vaticano, che ha guidato una breve liturgia della Parola, centrata sull’annuncio di Elisabetta a Maria: beata colei che ha creduto. Erano presenti, inoltre, numerosi cardinali, arcivescovi e vescovi della Curia romana, a partire dal card. Tarcisio Bertone, segretario di stato. Alle 21, dopo la recita del Padre Nostro, Benedetto XVI ha raggiunto i fedeli ed ha sostato in preghiera davanti alla statua della Madonna, inginocchiato al piccolo altare collocato all’ingresso della grotta che riproduce quella di Lourdes, mentre i fedeli cantavano le litanie dei santi. ''Ai piedi della Croce, Maria sapeva da dove veniva quel sangue e che la stessa potenza creatrice che lo aveva concepito in lei lo avrebbe risuscitato''. Nel suo breve discorso, Papa Ratzinger ha sottolineato questa consapevolezza della Vergine, sulla quale spesso si sorvola. ''Maria - ha continuato il Pontefice - confortò la fede degli Apostoli fino alla Risurrezione e anche dopo''. Per questo, ha detto il Pontefice, ''la Vergine è immagine e modello della Chiesa che insieme alle generazioni cammina nel tempo''. L'intera meditazione di Benedetto XVI ha insistito questa sera sul rapporto tra Maria e lo Spirito, rilevando che la conclusione del mese di maggio ha un valore speciale perchè cade quest'anno alla vigilia di Pentecoste. ''Anche noi - ha scandito - invochiamo l'effusione dello Spirito Paraclito''. Il Papa ha definito quello tra Maria e lo Spirito un ''rapporto indissolubile: la fede di Maria - ha ricordato - attira il dono dello Spirito che scende su di lei e la potenza dello Spirito la copre con la sua ombra''. In proposito ha poi evocato l'incontro con Elisabetta e la preghiera del Magnificat che ne scaturi'. ''L'intera vicenda della nascita e dell'infanzia di Gesù è guidata - ha rilevato ancora Papa Ratzinger - in maniera impalpabile dallo Spirito. E nella sua vita nascosta a Nazareth, Gesù ha trovato nel cuore della Madre un focolare acceso dello Spirito''. ''Alla scuola di Maria - ha concluso - impariamo a cogliere la presenza dello Spirito nella nostra vita e nella storia e a camminare sempre con Maria secondo lo Spirito''.

Fabrizio Mastrofini, Avvenire - Salvatore Izzo, Agi


sabato 30 maggio 2009

Agorà dei giovani 2009. Don Anselmi: è stato annunciato il Vangelo con modalità nuove. Il Papa ha incoraggiato molto il cammino

Chiusura, oggi e domani, del triennio dell’Agorà dei giovani italiani promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana. L’iniziativa avviata Loreto nel 2007 con l'incontro nazionale dei giovani con il Papa, è stata pensata per rilanciare la pastorale giovanile in Italia. Nel corso di questo fine settimana sono vari gli eventi in programma nelle singole diocesi: concerti, momenti di festa e spettacolo, preghiera, liturgie penitenziali e adorazioni eucaristiche. Don Nicolò Anselmi, responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della Conferenza Episcopale Italiana, traccia bilancio sull’Agorà alla Radio Vaticana. "Sono stati tre anni molto belli, molto vivaci. Effettivamente, i gruppi giovanili delle associazioni in varie forme sono scesi un po’ nell’Agorà, si sono resi visibili, hanno collaborato tra loro e hanno annunciato il Vangelo con modalità nuove, grazie alla presenza del Santo Padre, che a Loreto nel 2007 e poi a Sydney, ha incoraggiato molto questo cammino". Benedetto XVI chiedeva ai giovani di andare controcorrente, di essere critici verso modelli di vita improntati all’arroganza, preferire le vie alternative improntate all’amore vero... "Mi ha colpito molto che abbia chiesto ai giovani non tanto di essere semplicemente un po’ più bravi, ma di essere i costruttori di una nuova era, di un nuovo modo di vivere. Questo desiderio di una nuova età più evangelica, mi sembra che abiti nel cuore dei giovani, ma non solo, anche di tanti adulti". Un invito a un nuovo modo di vivere, basato sulle relazioni con il prossimo, sul rapporto con il Vangelo, un nuovo stile di vita, ma anche un nuovo rapporto con il Creato... "Certo, è vero. Aveva parlato proprio appunto così di un nuovo rapporto con il Creato, con la natura, che è un dono che Dio ha fatto a tutti: non essere egoisti, nell’utilizzare i beni naturali e la natura solo per pochi, ma essere rispettosi del bene di tutti". Si tirano le somme di questi tre anni. Da lunedì cosa succede per i giovani italiani? "La speranza è che si continui con questo stile estroverso, aperto, semplice, soprattutto nelle comunità parrocchiali, dove la vita ordinaria si svolge. In particolare, qui in Italia, come ci ha detto l’assemblea dei vescovi italiani che si è appena conclusa, siamo tutti in attesa di progettare insieme, giovani e adulti, un decennio legato alle grandi tematiche dell’educazione". Ed è importante che i giovani, ma non solo, anche gli educatori, percepiscano questo senso dell’emergenza educativa? "L’emergenza dell’educazione mi sembra sia sentita un po’ da tutti, non soltanto nel mondo cattolico. C’è molta sensibilità. Speriamo di riuscire davvero a lavorare insieme, perchè l’educazione ha bisogno – come ha detto il Santo Padre – di grandi alleanze educative. Tutti siamo responsabili, non soltanto alcuni tecnici, alcuni specialisti".

Nomine di Benedetto XVI nella Curia romana. Un africano al dicastero Giustizia e Pace, un portoghese numero due della Congregazione per i vescovi

Sarà un vescovo africano a sostituire il card. Renato Raffaele Martino alla guida del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Salvo improbabili sorprese dell'ultima ora il Papa ha infatti deciso di designare mons. Robert Sarah, arcivescovo emerito di Conakry e attuale Segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli. Il prelato, che sta per compiere 64 anni, è in Vaticano dal 2001. L'annuncio della nomina dovrebbe avvenire subito dopo la pubblicazione dell'Enciclica sociale di Benedetto XVI, che porterà la firma del 29 giugno e sarà presentata nei giorni successivi dal card. Martino. Con questo avvicendamento un vescovo del continente africano torna alla guida di un importante ufficio curiale romano, dopo le dimissioni per raggiunti limiti d'età del nigeriano Francis Arinze dalla Congregazione del Culto. Si attende un cambio anche alla Congregazione per i vescovi: il segretario, l'arcivescovo Francesco Monterisi, ha compiuto 75 anni due giorni fa e al termine dell'Anno Paolino, che si conclude il 29 giugno, sarà designato arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, al posto del card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo. Come numero due della ''fabbrica dei vescovi'' guidata dal card. Giovanni Battista Re potrebbe arrivare l'attuale nunzio apostolico a Madrid, il portoghese Manuel Monteiro de Castro, 71 anni, anche se una decisione definitiva in proposito non è stata ancora presa. L'eventuale designazione di un non italiano quale segretario della Congregazione per i vescovi farebbe pensare che il successore di Re, quando saranno accettate le sue dimissioni per raggiunti limiti d'età, presentate lo scorso 30 gennaio, sarà un prelato del Belpaese. Imminente sarebbe anche la nomina del successore del card. americano Francis Stafford, Penitenziere maggiore: l'incarico è stato offerto nei giorni scorsi al settantatreenne nunzio apostolico a Parigi, l'italiano Fortunato Baldelli. Da molto tempo si parla poi della sostituzione dell'arcivescovo Paolo Sardi, incaricato di coordinare i collaboratori del Papa per la scrittura dei discorsi. Sardi compirà 75 anni in settembre, e dovrebbe diventare il nuovo cardinale patrono del Sovrano Ordine militare di Malta. Mentre ancora non si sa nulla di preciso sulle destinazione dell'assessore Gabriele Caccia e del sottosegretario ai rapporti con gli Stati Pietro Parolin, ormai da più di un anno in predicato di lasciare la Segreteria di Stato per diventare nunzi apostolici (per il primo si è parlato del Libano), ma la cui partenza è stata rallentata dal Sostituto della Segreteria di Stato, Fernando Filoni, la cui influenza su tutta la Curia romana si è andata sempre più accrescendo e consolidando. La lentezza con cui si procede alle nomine lascia trasparire come a quattro mesi di distanza dal caso Williamson, non manchino i problemi e gli intoppi nel governo della Curia romana.

Adnkronos

Il Papa ai bambini missionari: non ho capito come il Signore mi abbia scelto ma lo accetto. Litigare è umano, ma occorre perdonarsi e accettarsi

"Per dire la verità non avrei mai pensato di diventare Papa: sono stato un ragazzo abbastanza ingenuo in una piccola provincia dimenticata". Benedetto XVI ha risposto così ai 7mila bambini della Pontificia Opera per l’Infanzia Missionaria incontrati questa mattina nell'Aula Paolo VI in Vaticano. "Il Papa - ha ricordato - allora era Pio XI: lo conoscevamo e lo vedevamo come nostro padre, ma in una realtà molto lontana e superiore a noi. E ancora ho difficoltà di capire come il Signore poteva pensare a me, destinare me proprio a questo ministero, ma lo accetto dalle sue mani, anche se era una cosa sorprendente e che andava molto oltre le mie forze. Ma il Signore mi aiuta".
"Qualche volta sembra inevitabile nella vita umana litigare ma è importante l'arte di riconciliarsi, il perdono e non lasciare amarezza nell'anima": il Papa ha risposto così ai bambini che gli domandano come fare di fronte alle differenze culturali e religiose. "Ho vissuto gli anni della scuola elementare in un piccolo paese di 400 abitanti - ha raccontato il Papa - eravamo un po' ingenui; in questo paese eravamo da una parte agricoltori molto ricchi e anche poveri impiegati, artigiani e la nostra famiglia poco prima della scuola elementare era arrivata in questo paese da un altro paese. Quindi eravamo un po' stranieri, e in questa classe che frequentavo si riflettevano culture diverse. Ma gli altri bambini - ha proseguito il Pontefice - mi hanno insegnato il loro dialetto, abbiamo collaborato, anche litigato ma poi ci siamo anche riconciliati. E con gratitudine mi ricordo come ci siamo aiutati l'uno e l'altro; abbiamo imparato insieme a pregare, ci siamo preparati insieme alla comunione. Dobbiamo essere amici, fratelli".
"Non eravamo santi - ha sottolineato Benedetto XVI - abbiamo avuto i nostri litigi, ma era una bella comunione. La distinzione tra ricchi e poveri, tra intelligenti e meno intelligenti, non contavano nella comunione con Gesù. Abbiamo trovato la capacità di vivere insieme, abbiamo imparato ad accettare l'uno e l'altro, a portare il peso a vicenda. Nonostante le nostre debolezze ci accettiamo e insieme troviamo la strada della pace e impariamo a vivere insieme". Nel 1937, la sua famiglia si trasferì ancora e da allora non è più tornato in quel paesino. "Ma siamo ancora amici", ha concluso. Papa Ratzinger ha ricordato come a 8-9 anni diventò chierichetto. "Le ragazze - ha osservato - leggevano meglio di noi e a loro era affidato il compito di leggere le sacre scritture".
Ma come un bambino può aiutare il Papa ad annunciare il Vangelo? A questo interrogativo, Benedetto XVI ha risposto incoraggiando i ragazzi innanzitutto a pregare, perché con la preghiera, ha detto, apriamo il nostro cuore all’azione di Gesù. Pregare, ha ribadito, è una cosa molto importante che può cambiare il mondo perché rende presente la forza di Dio. Quindi, ha offerto dei consigli pratici su come corredare i momenti importanti della giornata con la preghiera: “E’ importante cominciare il giorno con una preghiera e finire il giorno con una piccola preghiera, ricordare i genitori con la preghiera prima del pranzo, della cena e alla comune celebrazione della domenica. Una domenica senza la Messa, la grande preghiera comune della Chiesa, non è una vera domenica, manca proprio il cuore della domenica, e così anche la luce per la settimana”. Pregare ma anche ascoltare e condividere. Il Papa ha evidenziato quanto sia importante fin da piccoli vivere la solidarietà nei confronti dei più bisognosi, come pure di chi non ci risulta particolarmente simpatico: “Se vediamo un altro che forse ha bisogno, è meno dotato, bisogna aiutarlo e così rendere presente l’amore di Dio senza grandi parole (…) e così divenire insieme una famiglia dove uno ha rispetto dell’altro, sopportare l’altro nella sua alterità, accettare anche gli antipatici, non lasciare che uno sia marginalizzato, ma aiutarlo a integrarsi nella comunità”.

Apcom, Radio Vaticana

UDIENZA AI BAMBINI DELL’OPERA PER L’INFANZIA MISSIONARIA - il testo integrale delle risposte del Papa ai bambini

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Il Papa nella Repubblica Ceca. Il comunicato ufficiale: dal 26 al 28 settembre a Praga, Brno e Stara Bioleslav. L'udienza al presidente Klaus

Il Papa si recherà nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre. Lo ha reso noto un comunicato della sala stampa della Santa Sede, sottolineando che "il Papa compirà un viaggio apostolico nella Repubblica Ceca dal 26 al 28 settembre 2009, recandosi a Praga, Brno e Stara Bioleslav".
La situazione nella Repubblica Ceca, in particolare "alcune questioni legate alle relazioni con la Chiesa cattolica, come pure sul futuro dell'Europa, tenendo presente l'importanza del suo patrimonio culturale, spirituale e cristiano". È stato questo il tema centrale dei "cordiali colloqui" tra Papa Benedetto XVI e il presidente ceco Vaclav Klaus (foto). Lo rendo noto un comunicato della sala stampa della Santa Sede. "Il presidente Klaus - prosegue la nota - ha espresso vivo compiacimento per la visita che Sua Santità compirà nel prossimo mese di settembre nella Repubblica Ceca". Il colloquio privato in tedesco tra il Papa e il presidente Klaus è durato circa venti minuti. Il capo di Stato ceco, accompagnato dalla moglie, è partito questa mattina da Praga per farvi rientro questa sera. Una trasferta lampo per visitare il Papa, e invitarlo nel Paese. Klaus ha regalato al Papa un leggio antico e prezioso di legno scuro lavorato, mentre Benedetto XVI ha ricambiato con la consueta medaglia del pontificato. Al termine dell'udienza, il presidente ceco ha incontrato il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone.

Apcom



Domenica di Pentecoste 2009. Il Magistero di Benedetto XVI sullo Spirito Santo

Domani alle ore 9.30 il Papa celebrerà nella Basilica Vaticana la Santa Messa della Domenica di Pentecoste. Alcune riflessioni di Benedetto XVI sullo Spirito Santo e la Pentecoste.
Con l’evento della Pentecoste, lo Spirito Santo supera la rottura iniziata a Babele, la confusione dei cuori, ed apre le frontiere, conducendo gli uni verso gli altri: nel suo Magistero, Benedetto XVI sottolinea che la Pentecoste è segno di comunione e di un amore più forte delle divisioni provocate dall’uomo. Il 15 maggio 2005, il Papa celebra la Pentecoste per la prima volta dopo l’elezione alla Cattedra di Pietro e avverte: senza lo Spirito Santo, la Chiesa “si ridurrebbe a un’organizzazione meramente umana, appesantita dalle sue stesse strutture”. Per questo, deve sempre guardare alla sua nascita, all’irruzione sorprendente del vento e del fuoco nel Cenacolo.
“La Chiesa deve sempre nuovamente divenire ciò che essa già è: deve aprire le frontiere fra i popoli e infrangere le barriere fra le classi e le razze. In essa non vi possono essere né dimenticati né disprezzati (...) Vento e fuoco dello Spirito Santo devono senza sosta aprire quelle frontiere che noi uomini continuiamo ad innalzare fra di noi; dobbiamo sempre di nuovo passare da Babele, dalla chiusura in noi stessi, a Pentecoste” (15 maggio 2005: Solennità di Pentecoste).
L’anno successivo, il Papa si sofferma sul significato delle lingue di fuoco che scendono su Maria e gli Apostoli, mentre sono raccolti in preghiera: questo evento - afferma il 4 giugno 2006 - sancisce l’estensione dell’antico Patto di Dio con Israele a tutti i popoli della terra.
“Lo Spirito, con il dono delle lingue, mostra che la sua presenza unisce e trasforma la confusione in comunione. L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre divisioni, innalzano muri d’indifferenza, di odio e di violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori capaci di comprendere le lingue di tutti, perché ristabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra la Terra e il Cielo. Lo Spirito Santo è l’Amore” (4 giugno 2006: Solennità di Pentecoste).
“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”: questo versetto degli Atti degli Apostoli è scelto dal Papa come tema della GMG di Sydney dello scorso anno. Ai giovani, riuniti a Roma il 13 marzo 2008, in prossimità della Domenica delle Palme, il Papa parla della gioia che deriva dall’aprire i cuori alla misericordia di Dio, al Suo Spirito.
“Di questa gioia che viene dall’accogliere i doni dello Spirito Santo fatevi portatori, dando nella vostra vita testimonianza dei frutti dello Spirito: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé”. Ricordate sempre che siete “tempio dello Spirito”; lasciate che Egli abiti in voi e obbedite docilmente alle sue indicazioni, per portare il vostro contributo all’edificazione della Chiesa e discernere a quale tipo di vocazione il Signore vi chiama” (13 marzo 2008: Celebrazione della Penitenza con i giovani della Diocesi di Roma in preparazione alla XXIII Giornata Mondiale della Gioventù).
Due mesi dopo, l’11 maggio 2008, il Papa ribadisce: a Pentecoste “si rende chiaro che la Chiesa appartengono molteplici lingue e culture diverse”. Ma la Chiesa cattolica, avverte, non è una federazione di Chiese, è un’unica realtà.
“A Pentecoste la Chiesa viene costituita non da una volontà umana, ma dalla forza dello Spirito di Dio. E subito appare come questo Spirito dia vita ad una comunità che è al tempo stesso una e universale, superando così la maledizione di Babele. Solo infatti lo Spirito Santo, che crea unità nell’amore e nella reciproca accettazione delle diversità, può liberare l’umanità dalla costante tentazione di una volontà di potenza terrena che vuole tutto dominare e uniformare” (11 maggio 2008: Cappella Papale nella Solennità di Pentecoste).

Radio Vaticana

Il Papa al nuovo ambasciatore indiano: preoccupazione per le sofferenza dei cristiani e apprezzamento per gli sforzi del Paese verso gli afflitti

Ricevendo ieri mattina le lettere credenziali della nuova ambasciatrice dell'India presso la Santa Sede, Papa Benedetto XVI ha deplorato gli attacchi contro i cristiani che da un anno a questa parte si sono ripetuti in divesi Stati indiani. ''Mi unisco - ha detto il Pontefice nel discorso consegnato all'ambasciatrice Chitra Narayanan - ai responsabili religiosi e governativi del mondo che condividono il desiderio comune che tutti i membri della famiglia umana godano della libertà di praticare la religione e di impegnarsi nella vita civile senza timore di ripercussioni negative a causa del loro credo''. ''Non posso non esprimere - ha aggiunto - la mia profonda preoccupazione per i cristiani che hanno sofferto per lo scoppio di violenza in alcune aree dell'India''. ''Oggi - ha affermato ancora Benedetto XVI -, ho l'opportunità di esprimere il mio apprezzamento per gli sforzi che il suo Paese ha compiuto per gli afflitti, offrendo loro riparo e assistenza, conforto e riabilitazione, così come per le misure prese per condurre indagini e celebrare processi equi al fine di risolvere questi problemi''. In conclusione, Papa Ratzinger ha esortato ''a mostrare rispetto per la dignità umana rifiutando l'odio e rinunciando alla violenza in tutte le sue forme''. Nel suo discorso, l'ambasciatrice di New Delhi ha ribadito che ''l'India è un Paese laico e democratico in cui i seguaci delle diverse fedi religiose hanno pari diritti'' e che ''il diritto alla libertà di religione è un diritto fondamentale previsto dalla costituzione dell'India all'articolo 25''. Per questo, ha continuato, ''i casi di violenza contro i cittadini, specialmente contro le minoranze, vengono condannati dal Governo dell'India e le azioni correttive rimangono la sua più grande priorità'', così come rimane ''costante l'impegno nel promuovere il rispetto reciproco e la coesistenza pacifica non solo tra i popoli, ma anche tra le nazioni''. ''La Chiesa Cattolica nel suo Paese - ha quindi assicurato - continuerà a svolgere un ruolo di promozione della pace, dell'armonia e della riconciliazione fra seguaci di tutte le religioni, in particolare attraverso l'educazione e la formazione nelle virtù della giustizia, della tolleranza e della carità''.

Asca

Terremoto in Abruzzo. Il Papa benedirà la prima pietra della scuola ricostruita dai volontari della protezione civile di Lucca

Sarà Papa Benedetto XVI a benedire il 24 giugno la prima pietra della scuola elementare di Santa Elia, adottata dall'Associazione Volontari di protezione civile 'Prociv Lucca'. Il tutto quando il Santo Padre riceverà in udienza in Vaticano gli stessi volontari, che stanno operando a favore delle popolazioni terremotate dell'Abruzzo e che porteranno in dono a Papa Ratzinger un'immagine del Volto Santo di Lucca con una targa ricordo dell'incontro. Per l'adozione e ricostruzione della scuola elementare di Santa Elia, a L'Aquila, la Prociv Lucca ha lanciato la campagna "Un mattone per l'Abruzzo", che ha riscosso adesioni in varie città italiane. Anche la Lucchese Libertas ha aderito al progetto. "Portare al Santo Padre la 'prima pietra' di quella che sarà la nuova scuola elementare di Santa Elia - hanno detto i volontari -, ci spinge ad un nuovo e forte appello a tutta la cittadinanza Lucchese affinchè aderisca con un piccolo contributo a questa importante iniziativa che vede Lucca protagonista nella ricostruzione".

Lo Schermo

venerdì 29 maggio 2009

Agorà dei giovani 2009. 'Fino ai confini della terra', la festa della diocesi di Macerata a conclusione del Triennio

Sono stati tre anni intensi, costellati da numerose iniziative e vissuti con entusiasmo e partecipazione anche nella diocesi di Macerata–Tolentino–Recanati–Cingoli-Treia. E ora che si è giunti al termine all’Agorà dei Giovani Italiani, il triennio che la Chiesa Italiana ha dedicato alla trasmissione della fede alle nuove generazioni, non poteva mancare un evento conclusivo che racchiudesse degnamente le tappe percorse dal 2006 ad oggi. L’appuntamento è per domani , con il ritrovo e l’accoglienza dei gruppi provenienti da ciascuna Vicaria a Macerata in piazza della Libertà, alle ore 17.00. "Fino ai confini della terra" il titolo scelto per l’iniziativa che, simultaneamente in ogni diocesi italiana, intende racchiudere l’itinerario sperimentato. Nel corso della serata sono previsti inoltre diversi laboratori che coinvolgeranno i ragazzi impegnati nell’approfondimento della dimensione culturale e sociale dell’evangelizzazione: dopo l’ascolto, vissuto dai giovani nell’indimenticabile incontro con il Santo Padre Benedetto XVI a Loreto nel 2007, e l’annuncio, testimoniato con la GMG di Sydney nel luglio 2008, questo è infatti l’anno della missione. Ad animare l’evento, intervallato da momenti di musica e testimonianza e dalla cena da condividere insieme, ci sarà poi lo spettacolo serale previsto per le ore 21.00, con la partecipazione di Tv Marche: verranno presentati i report relativi alle attività realizzate nel pomeriggio dai ragazzi e trasmessi i video più significativi del triennio appena trascorso. Alle ore 23.00 i giovani confluiranno infine nella Cattedrale di San Giuliano (foto), per la Veglia di Pentecoste presieduta dal Vescovo mons. Claudio Giuliodori. Se l’obiettivo dell’Agorà era quello di promuovere, attraverso un percorso nazionale, "un nuovo slancio della Pastorale giovanile ed un crescente coinvolgimento dei giovani nel cammino della Chiesa italiana" è altrettanto vero che la Diocesi maceratese ha cercato di interpretare al meglio le attese con diverse proposte – a partire dall’indagine "Identità cercasi" svolta negli istituti superiori – mirando, nel futuro, ad un percorso strutturato con i catechisti e gli educatori che valorizzi i grandi eventi e sia al tempo stesso innestato nell’esperienza di fede ordinaria dei giovani, al fine di trasmettere loro la bellezza e la fatica della vita cristiana.

Vivere Italia


Sono molto legato a questa città e in particolare alla famiglia che mi ha accolto nella loro casa nei giorni precedenti l'Incontro nazionale dei giovani con Papa Benedetto a Loreto. Conservo nel cuore momenti straordinari vissuti a Macerata in quei giorni: la preghiera, la riflessione, la gioia di stare assieme, il divertimento. Insieme alla GMG di Colonia è stata una delle esperienze più belle della mia vita. A distanza di quasi due anni, desidero ringraziare ancora una volta tutti quelli che hanno reso possibile questo: grazie di vero cuore!
Scenron

L' ambasciatore del Burkina Faso al Papa: le rendiamo omaggio per le parole coraggiose sull'Aids. Il suo pensiero compreso dai fedeli e dalle autorità

Lo stato africano del Burkina Faso difende il Papa per le sue dichiarazioni sulla lotta all'Aids, rilasciate lo scorso 17 marzo durante il volo che lo portava in Camerun, e che gli hanno attirato critiche da alcuni parlamenti e politici europei, tra cui la Camera del Belgio a la cancelliera tedesca Angela Merkel. "Alcuni criticano la posizione della Chiesa" sulla lotta all'Aids "pretendendo di difendere gli africani", ma il Burkina Faso "rende omaggio" all'insegnamento del Papa sulla lotta a questa pandemia. Lo ha detto il nuovo ambasciatore del Burkina Faso, Beyon Luc Adolphe Tiao, nel suo discorso al Papa in occasione della presentazione delle lettere credenziali. "Qui da noi, - ha spiegato il diplomatico - l'imam, il sacerdote e il capo consuetudinario lavorano di concerto: tutti hanno l'obiettivo di combattere lo stesso male. Focalizzarsi sul preservativo, significa non occuparsi del problema dell'Aids". L'ambasciatore ha detto di aver "constatato di persona", nel corso del viaggio papale in Camerun e Angola, "l'intolleranza religiosa che ha effetti tanto devastanti nel mondo". "La scena internazionale è stata dominata qualche tempo fa da interpretazioni, riteniamo improprie - ha detto l'ambasciatore a Benedetto XVI - di alcune sue decisioni e dichiarazioni; la polarizzazione e l'attenzione sulla questione del preservativo ha completamente occultato l'essenza del suo pensiero su quella terribile pandemia del secolo che è l'Aids". "Sono lieto di assicurarla - ha aggiunto l'ambasciatore del Burkina Faso - che in Africa, dove questo male colpisce di più, l'essenza del suo pensiero è stata ben compresa da milioni di fedeli e anche dalle autorità politiche". "Al di là di ogni polemica - ha sottolineato il diplomatico africano rivolto al Papa - rendiamo omaggio al coraggio con il quale lei interpella ogni uomo e ogni donna dinanzi a un male il cui sradicamento fa appello prima di tutto a una concezione responsabile e morale della sessualità".

Il Sussidiario.net

Domani il pellegrinaggio a Roma dei ragazzi missionari europei per l'Anno Paolino e l'incontro con Benedetto XVI con il quale dialogheranno

Sarà una giornata tutta dedicata a San Paolo e alla Missione quella che vivranno domani circa 5000 tra ragazzi e accompagnatori provenienti dall’Italia e da alcuni Paesi Europei quali Croazia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Irlanda, Polonia, Spagna e Ungheria. Nell’anno bimillenario della nascita dell’Apostolo delle Genti, il Segretariato internazionale della Pontificia Opera della Santa Infanzia (POSI) e la Segreteria nazionale per l’Italia della Pontificia Opera dell’Infanzia Missionaria (POIM) hanno infatti organizzato questo Pellegrinaggio Paolino a Roma dei ragazzi Missionari. La giornata si articolerà in due momenti. La mattinata nell’Aula Paolo VI in Vaticano dove, dopo la festa sul tema “Ragazzi, missionari come Paolo” ci sarà l’udienza con il Santo Padre Benedetto XVI. “Siamo molto contenti di questa opportunità offerta ai Ragazzi di incontrare il Santo Padre – ha detto all’agenzia Fides il Segretariato Nazionale della POIM, padre Pietro Pierobon - e di dialogare con Lui, infatti ci saranno 3 ragazzi che rivolgeranno alcune domande al Papa. E poi della possibilità che i Ragazzi hanno di riscoprire la figura missionaria di San Paolo, per trovare nella sua esperienza, tra i suoi ‘successi’ e le sue difficoltà, l'esempio a cui guardare: una persona tutta donata a Cristo e alla missione dell'annuncio del Vangelo. E infine, l'esempio di una persona che ha saputo andare oltre i suoi confini per mettersi in dialogo e in ascolto delle altre culture per annunciare Gesù Cristo”. Il pomeriggio, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, la Celebrazione Eucaristica presieduta dal Card. Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, durante la quale i ragazzi rinnoveranno le promesse del battesimo e il loro impegno missionario nei confronti dei loro coetanei.

Fides

Il 1° agosto udienza speciale del Papa a una delegazione dei partecipanti ai mondiali di nuoto di Roma

In occasione della 13° edizione del torneo mondiale iridato di nuoto, pallanuoto, tuffi, nuoto sincronizzato e nuoto in acque libere - in programma al Complesso del Foro Italico e al Lido di Ostia dal 17 luglio al 2 agosto prossimi - il Santo Padre Benedetto XVI incontrerà nel corso di un'Udienza speciale, fissata per il 1° agosto alle ore 11.00 nel Cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, una rappresentanza selezionata tra 2.500 atleti, 1.500 tecnici e dirigenti di oltre 190 Paesi, 2.500 volontari e 1.500 operatori della comunicazione. E’ stato il Prefetto della Casa Pontificia, mons. James M. Harvey, a comunicare ufficialmente, con una lettera inviata al Presidente della Federazione Italiana Nuoto, Paolo Barelli, la disponibilità del Santo Padre a ricevere la delegazione. "Sono onorato e commosso per l'attenzione che Sua Santità ha ritenuto di riservare alla famiglia del nuoto italiano e mondiale in occasione dei campionati iridati", sottolinea il Presidente della Federazione Italiana Nuoto, Paolo Barelli. "Dopo l'attesa di alcuni mesi, durante i quali abbiamo approfondito con gli organi preposti del Vaticano le peculiarità dell'evento Roma 09, che coinvolgerà persone di tutte le culture, razze ed appartenenze sociali in rappresentanza dell'universo acquatico, all’insegna dei valori dello sport, della fede e della solidarietà tra religioni e costumanze, è arrivato l'auspicato messaggio del Pontefice Papa Benedetto XVI". "Sarà un momento di aggregazione, commozione, speranza e riflessione - evidenzia il Presidente Barelli - elevato dalla benedizione del Santo Padre che suggellerà il clima di pace e generosità col quale renderemo unici i Campionati del Mondo di Roma”.

Federazione Italiana Nuoto

Benedetto XVI al nuovo ambasciatore del Sudafrica: la Chiesa partecipa alla lotta contro l'Aids sostenendo la fedeltà e l'astensione

Il Papa torna a ribadire con forza che la via per la lotta all'Aids è "la fedeltà dentro il matrimonio e l'astinenza all'esterno". Benedetto XVI - nel discorso consegnato al nuovo ambasciatore del Sudafrica George Johannes - affronta la questione della lotta alla pandemia. "La Chiesa Cattolica - dice - confida nel settore dell'educazione, dei programmi sociali e dell'assistenza medica", che "hanno un positivo impatto nella vita del Paese. La Chiesa - aggiunge il Pontefice - contribuisce al tessuto morale della società attraverso la promozione dell'integrità, della giustizia e della pace, insegnando il rispetto per la vita dal concepimento fino alla morte naturale. In particolare - ribadisce il Papa - la Chiesa partecipa seriamente alla campagna contro la diffusione dell'Hiv/Aids sostenendo la fedeltà all'interno del matrimonio e l'astinenza dai rapporti esterni". Allo stesso tempo, le strutture cattoliche - conclude Benedetto XVI - non smettono di destinare risorse per "l'assistenza concreta" ai sieropositivi "nel continente e in tutto il mondo".

Apcom

Il Papa ai nuovi ambasciatori: superare la crisi economica per una pace autentica e un mondo più giusto e prospero per tutti

Per superare la crisi economica servono misure comuni improntate allo spirito di solidarietà: è quanto sottolineato da Benedetto XVI nel discorso di stamani agli ambasciatori di Mongolia, India, Benin, Nuova Zelanda, Sud Africa, Burkina Faso, Namibia e Norvegia, ricevuti per la presentazione delle Lettere credenziali. Nel suo intervento, il Papa si è lungamente soffermato sull’attuale crisi economica e sulle vie da intraprendere per superarla. La povertà rappresenta una grave minaccia alla pace, per questo serve un supplemento di impegno comune per superare la crisi economica. Benedetto XVI ha subito affermato che l’attuale crisi economica richiede una presa di coscienza “per edificare una pace autentica in vista della realizzazione di un mondo più giusto e prospero per tutti”. In effetti, ha osservato, le ingiustizie suscitano divisioni tra i popoli e li marginalizzano attentando così alla pace. “La pace – è stata la sua esortazione – non può che costruirsi impegnandosi con coraggio a eliminare le disparità create da sistemi ingiusti, così da assicurare a tutti un livello di vita che permetta un’esistenza degna”. Queste disparità, ha proseguito, sono divenute ancora più dannose a causa della crisi finanziaria ed economica. Ed ha indicato alcuni dei fenomeni più preoccupanti legati alla crisi: la riduzione degli investimenti stranieri, il crollo della domanda di materie prime, la diminuzione degli aiuti internazionali e delle rimesse degli immigrati per i loro famigliari. "Questa crisi – è la preoccupazione del Papa – può trasformarsi in una catastrofe umana per gli abitanti di numerosi Paesi fragili”. I primi ad essere colpiti sono i più vulnerabili e tuttavia, ha constatato, questa crisi ha ridotto in povertà anche persone che vivevano in modo dignitoso. La recessione, ha detto con rammarico, può generare delle conseguenze irreversibili e minacciare l’esistenza stessa di molte persone. Primi fra tutti i bambini che devono perciò essere protetti in modo prioritario. D’altro canto, ha rilevato, la disperazione causata dalla crisi economica porta alcune persone alla ricerca di soluzioni violente per sopravvivere. Di qui, il rischio di conflitti interni che possono destabilizzare le società già deboli. Ha così lodato quei Paesi che nonostante le difficoltà hanno deciso comunque di non diminuire il loro aiuto alle popolazioni più colpite dalla crisi. Un esempio, ha avvertito, che va seguito anche dagli altri Paesi sviluppati per permettere a quelli poveri di sostenere le loro economie a difesa dei più bisognosi. “Invoco un supplemento di fraternità e di solidarietà – è stato il suo appello – e una generosità globale realmente vissuta”. Questa condivisione, ha aggiunto, “chiede ai Paesi sviluppati di ritrovare il senso della misura e della sobrietà nell’economia e nello stile di vita”. Il Papa non ha poi mancato di parlare del ruolo delle religioni in favore della pace, specie in un periodo in cui vengono “attaccate e discreditate”. I leader religiosi, è stato il suo monito, devono aiutare i credenti a progredire nella santità e ad interpretare le parole divine nella verità. “E’ opportuno – ha affermato – favorire l’emergere di un mondo in cui le religioni e le società possano aprirsi le une alle altre”. Il Papa ha auspicato la creazione di uno spazio che renda il dialogo positivo e necessario. Infine, ha assicurato, che la Chiesa Cattolica desidera, attraverso il suo contributo, dare una visione positiva dell’avvenire dell’umanità.

Radio Vaticana

giovedì 28 maggio 2009

Il Papa: il martirio di San Quirino ci mostra che nelle tribolazioni e persecuzioni non veniamo abbandonati

In una lettera al card. Josip Bozanic, nel ricordare il martirio del vescovo di Siscia San Quirinio, risalente al IV secolo, Il Papa esorta i fedeli alla devozione verso il loro patrono invitandoli a pregare per la loro terra e per tutti i continenti. A nome del Papa il card. Josip Bozanic presiederà il 4 giugno a Krk, in Croazia, le celebrazioni per ricordare il XVII centenario del martirio di San Quirino, rivolgendo anche un saluto ai fedeli. Benedetto XVI ha delegato il porporato che è stato vescovo della diocesi di Krk per manifestare la propria vicinanza a quanti, con devozione, ricorderanno il martirio subito sotto l’imperatore Galerio da Quirino, per avere manifestato la propria fede in Cristo. Si narra che il vescovo, avendo rifiutato di sacrificare agli dei, venne flagellato ed imprigionato e che, fallito il tentativo di farlo abiurare, venne gettato nel fiume Sava con una pietra al collo. Il suo esempio, spiega il Papa, ricorda quanto scritto da San Paolo nella Seconda Lettera ai Corinzi, quando si sottolinea che nelle tribolazioni non siamo schiacciati e nella persecuzione non veniamo abbandonati, perché, seppur colpiti non veniamo uccisi “portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo”. Nella sua lettera, Benedetto XVI fa riferimento anche alla recente partecipazione ad una Udienza generale a Roma, qualche mese fa, di un gruppo di pellegrini croati che hanno manifestato la loro devozione a San Quirino. E per questo il Pontefice, inviando la propria benedizione apostolica, chiede al card. Bozanic di esortare i fedeli di Krk a pregare il loro patrono “affinché implori dal Divino Pastore abbondanti grazie”, a beneficio della diocesi, di tutta la Croazia e del mondo intero. Le reliquie di San Quirino si troverebbero a Roma, pare deposte nel mausoleo “Platonia”, dietro l’abside della Basilica di San Sebastiano, sulla via Appia, dove, come attestano fonti del VII secolo, si recavano numerosi pellegrini.

Radio Vaticana

Possibile incontro tra il Papa e Barack Obama a luglio

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama potrebbe essere ricevuto da Papa Benedetto XVI durante la visita che farà in Italia in occasione del G8 a L'Aquila dall'8 al 10 luglio. E' quanto apprende l'agenzia Adnkronos da fonti informate, all'indomani della nomina annunciata dalla Casa Bianca del nuovo ambasciatore americano presso la Santa Sede, Miguel H. Diaz. Secondo le fonti, si starebbe in queste ore ancora lavorando alla data dell'udienza in Vaticano, che potrebbe avvenire prima del vertice o subito dopo la sua conclusione.

Adnkronos

Il card. Bagnasco a Benedetto XVI: profondo legame spirituale del nostro Paese con la Sede di Pietro. Grazie per la vicinanza all'Abruzzo

“Il dono della sua presenza in mezzo a noi costituisce un’occasione privilegiata per affermare – anche visibilmente – il profondo legame spirituale e storico che lega il nostro amato Paese alla Sede di Pietro”. Con queste parole il card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, ha salutato oggi il Papa, che ha incontrato i vescovi riuniti in Vaticano per la loro 59° Assemblea generale. “Incontrarla di persona – ha proseguito il presidente della CEI - ci offre anche la possibilità di rinnovare profonda gratitudine per la chiarezza e la profondità del suo quotidiano magistero, che illumina le coscienze e spinge incessantemente alla sola ricerca veramente necessaria: quaerere Deum”. Il cardinale ha ringraziato il Papa anche per la sua “calda vicinanza” alle popolazioni d’Abruzzo, colpite dal terremoto, e ha sottolineato che la “vicinanza” del Papa “è sempre più avvertita e ricercata dal popolo cristiano ed ha avuto innumerevoli occasioni per manifestarsi”. La ''sfida che ci attende nei prossimi anni'', ormai divenuta in Italia una ''questione evidente, che non cessa di interpellare anche ampi strati della cultura e della società'', resta quella educativa, nella consapevolezza che ''a differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell'ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione''. Ha citato la lettera di Benedetto XVI alla diocesi di Roma ''sul compito urgente di educare'', il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco nel suo breve discorso di saluto al Papa nell'Aula del Sinodo in Vaticano, in occasione dell'incontro con l'Assemblea generale dell'episcopato italiano . Il porporato ha voluto proprio ricordare il richiamo, più volte venuto, dal Pontefice per affrontare l'emergenza educativa e formativa nel nostro Paese. Sempre citando le parole di Benedetto XVI, il card. Bagnasco ha poi aggiunto che ''educare non è mai stato facile, e oggi sembra diventare sempre più difficile'', ma insieme che ''tutte queste difficoltà ...non sono insormontabili. Sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l'accompagna''. Il card. Bagnasco ha poi ringraziato il Papa per la vicinanza mostrata alle popolazioni d’Abruzzo, confermando l’impegno della Chiesa italiana in favore dei terremotati: “Siamo tutti impegnati perché le popolazioni colpite dal terremoto, che hanno mostrato una singolare dignità e manifestato al mondo un radicamento agli autentici valori umani ed evangelici, possano presto tornare alla vita normale e riacquistare i ritmi e le certezze di prima”.

SIR, Asca

Il Papa alla CEI: riscoprire il compito educativo alla scuola di Cristo e promuovere la mentalità della vita. La solidarietà ai terremotati d'Abruzzo

Il problema dell'educazione, in Italia, si affronta se ci sono "educatori autorevoli" ed esemplari: lo ha sottolineato il Papa che, ricevendo nell'Aula del Sinodo in Vaticano i vescovi italiani riuniti in questi giorni nell'Assemblea generale, è tornato a parlare "dell'urgenza e, perfino, dell'emergenza" educativa nel Paese, tema centrale della riunione della Conferenza Episcopale Italiana. "Insieme ad un adeguato progetto che indichi il fine dell'educazione alla luce del modello compiuto da perseguire - ha detto Benedetto XVI - c'è bisogno di educatori autorevoli a cui le nuove generazioni possano guardare con fiducia". Un "vero educatore", ha detto ancora il Papa, "mette in gioco in primo luogo la sua persona e sa unire autorità ed esemplarità nel compito di educare coloro che gli sono affidati. Ne siamo consapevoli noi stessi, posti come guide in mezzo al popolo di Dio, ai quali l'apostolo Pietro rivolge, a sua volta, l'invito a pascere il gregge di Dio facendoci 'modelli del gregge'". Quella dell’educazione, ha detto il Papa, è “un’esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa” che oggi tende ad “assumere i tratti dell’urgenza e, perfino, dell’emergenza”. E’ allora necessario, ha avvertito, riflettere su un progetto educativo “che nasca da una coerente e completa visione dell’uomo” che può “scaturire unicamente” da Gesù Cristo. E’ Lui, ha proseguito, il Maestro “alla cui scuola riscoprire il compito educativo come un’altissima vocazione” a cui ogni fedele è chiamato: “In un tempo in cui è forte il fascino di concezioni relativistiche e nichilistiche della vita, e la legittimità stessa dell’educazione è posta in discussione, il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella «speranza affidabile» (Spe salvi, 1) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo”. Il Papa ha auspicato la realizzazione di un’alleanza educativa tra coloro che hanno responsabilità in questo ambito. Quindi, ricordando che domenica prossima si conclude il triennio dell’Agorà dei giovani italiani, ha invitato i presuli a verificare il cammino educativo in atto e a intraprendere nuovi progetti per i ragazzi. Ma, ha aggiunto, l’educazione non può riguardare solo le nuove generazioni: “L’opera formativa, infine, si allarga anche all’età adulta, che non è esclusa da una vera e propria responsabilità di educazione permanente. Nessuno è escluso dal compito di prendersi a cura la crescita propria e altrui verso la «misura della pienezza di Cristo»”. Benedetto XVI ha ringraziato i vescovi italiani per "la commovente solidarieta'" ricevuta nelle scorse settimane. "La vostra assemblea - ha rilevato - esprime visibilmente e promuove quella comunione di cui la Chiesa vive,e che si attua anche nella concordia delle iniziative edell'azione pastorale". "Con la mia presenza - aggiunge - vengo a confermare quella comunione ecclesiale che ho visto costantemente accrescersi e rinsaldarsi". Per il Papa "la fraterna adesione e la cordiale comunione" della Chiesa Italiana "con il magistero e il servizio pastorale del Successore di Pietro", riafferma nei fatti "la singolare unità che lega la Chiesa in Italia alla Sede Apostolica". Benedetto XVI ha quindi rivolto il pensiero alla tragedia che ha colpito le popolazioni abruzzesi. Una drammatica circostanza, ha detto, in cui si è rinnovato “quel senso di solidarietà che è profondamente radicato nel cuore di ogni italiano”. “Ho avuto modo, nella mia visita a quella terra tragicamente ferita, di rendermi conto di persona dei lutti, del dolore e dei disastri prodotti dal terribile sisma, ma anche della fortezza d’animo di quelle popolazioni insieme al movimento di solidarietà che si è prontamente avviato da tutte le parti d’Italia…Desidero rinnovare ai Vescovi abruzzesi e, attraverso di loro, alle comunità locali l’assicurazione della mia costante preghiera e della perdurante affettuosa vicinanza”. Gli "effetti sociali" della crisi economica "non mancano di farsi tuttora sentire, e anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle famiglie". "Da mesi - ha detto Benedetto XVI rivolto all'assemblea generale della Cei - stiamo constatando gli effetti di una crisi finanziaria ed economica che ha colpito duramente lo scenario globale e raggiunto in varia misura tutti i Paesi. Nonostante le misure intraprese a vari livelli - ha sottolineato Papa Ratzinger - gli effetti sociali della crisi non mancano di farsi tuttora sentire, e anche duramente, in modo particolare sulle fasce più deboli della società e sulle famiglie. Desidero pertanto esprimere il mio apprezzamento e incoraggiamento per l'iniziativa del fondo di solidarietà denominato 'Prestito della speranza', che avrà proprio domenica prossima un momento di partecipazione corale nella colletta nazionale, che costituisce la base del fondo stesso". "Questa rinnovata richiesta di generosità, che si aggiunge alle tante iniziative indette da numerose diocesi, evocando il gesto della colletta promossa dall'apostolo Paolo a favore della Chiesa di Gerusalemme - ha detto il Papa - è una eloquente testimonianza della condivisione dei pesi gli uni degli altri. In un momento di difficoltà, che colpisce in modo particolare quanti hanno perduto il lavoro, ciò diventa - per Benedetto XVI - un vero atto di culto che nasce dalla carità suscitata dallo Spirito del Risorto nel cuore dei credenti". E' necessario promuovere una "diffusa mentalità a favore della vita", per il Papa, soprattutto "quella segnata da condizioni di grande fragilità e precarietà". Il Papa ha caldeggiato "l'impegno per la promozione di una diffusa mentalità a favore della vita in ogni suo aspetto e momento, con un'attenzione particolare a quella segnata da condizioni di grande fragilità e precarietà". Tale impegno - ha sottolineato Benedetto XVI - è "ben testimoniato" dal manifesto 'Liberi per vivere. Amare la vita fino alla fine' delle associazioni cattoliche Scienza e vita, Forum delle famiglie e Retiinopera, impegnate "nell'operare affinché non manchi nel Paese la coscienza della piena verità sull'uomo e la promozione dell'autentico bene delle persone e della società. I 'sì' e i 'no' che vi si trovano espressi disegnano i contorni di una vera azione educativa e sono espressione di un amore forte e concreto per ogni persona".

Apcom, Radio Vaticana


mercoledì 27 maggio 2009

Un pellegrinaggio per i sacerdoti sulle orme dell'Apostolo delle Genti in occasione della chiusura dell'Anno Paolino

Un “Itinerario sulle orme di San Paolo”: è il “pellegrinaggio paolino per sacerdoti” che l’Istituto Sacerdos dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum (Upra) organizza a Roma dal 22 al 30 giugno, in occasione della chiusura dell’Anno Paolino indetto da Benedetto XVI. L’Istituto Sacerdos ha come finalità la formazione sacerdotale integrale e permanente. Per questo il pellegrinaggio comprende la partecipazione agli eventi pontifici: la celebrazione di chiusura dell’Anno Paolino, l'Udienza generale e l'Angelus domenicale del Santo Padre, ma anche conferenze spirituali sulle lettere di San Paolo con il card. Albert Vanhoye, segretario emerito della Pontificia Commissione Biblica, e mons. Brian Farrell, segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Previsto anche un itinerario di visite ai luoghi legati alla vita dell’Apostolo delle Genti, la Basilica papale di San Paolo fuori le Mura (foto), l'Abbazia delle Tre Fontane, la Basilica di San Pietro e la Basilica di San Giovanni in Laterano, e ad altri luoghi di grande interesse, tra cui le Chiese di San Paolo alla Regola e di Santa Maria in Via Lata, sorte sui luoghi delle residenze di Paolo a Roma, e il Carcere Mamertino. Il programma prevede anche una concelebrazione nella Basilica di San Paolo fuori le Mura e nell’Abbazia delle Tre Fontane.

SIR

Agorà dei giovani 2009. La diocesi di Padova conclude il triennio con un pellegrinaggio lungo il Cammino di Sant'Antonio

Un concerto e un pellegrinaggio notturno: così tra sabato 30 e domenica 31 si concluderà a Padova “Jpj”, la fase diocesana dell’Agorà dei giovani italiani, progetto triennale 2006-2009 proposto dalla Chiesa Cattolica italiana. Jpj, acronimo di Juvenes al passo con Jesus - Giovani al passo con Gesù, prenderà il via il 30 maggio a Camposampiero (Pd). Dieci laboratori di animazione precederanno il concerto del Gen Rosso in Piazza Castello alle ore 20.30, e il pellegrinaggio notturno a piedi lungo il Cammino di Sant'Antonio, che si avvierà alle 23.30 dopo la benedizione del vescovo Antonio Mattiazzo e si concluderà a Padova, nella Basilica del Santo (foto), domenica 31 maggio con la Messa presieduta alle 10 da padre Gianni Cappelletto, superiore provinciale dei Frati minori conventuali. “La conclusione a livello diocesano dell'Agorà dei giovani – spiega don Raffaele Gobbi, responsabile della Pastorale giovanile patavina – è un segno di fiducia e di investimento nei giovani e rappresenta lo sforzo di mettere in dialogo e in rete varie realtà che operano nella pastorale con e per i giovani”. Conclusa la Jpj, una delegazione diocesana di giovani, sempre domenica 31 maggio, si ritroverà alle 16 ad Aquileia, per la grande conclusione dell'Agorà dei giovani italiani dove, insieme alle altre delegazioni diocesane, incontrerà il patriarca e i vescovi del Triveneto.

SIR


Il Papa incontra gli arbitri della finale di Champions League. In Piazza San Pietro tifosi inglesi e spagnoli. Il saluto a Margaret Thatcher

Piazza San Pietro e via della Conciliazione pullulavano questa mattina di tifosi di Manchester United e Barcellona accorsi a Roma per la finale di Champions League che si disputerà stasera allo stadio Olimpico. Anche l'arcivescovo di Barcellona, il card. Lluis Martinez Sistach era presente questa mattina all'Udienza generale insieme a un gruppo di fedeli. A loro il Papa ha rivolto un saluto in spagnolo. Alla fine dell'Udienza inoltre Benedetto XVI ha salutato la terna arbitrale della gara, l'arbitro svizzero Massimo Busacca e i suoi collaboratori.
Il Papa hai poi salutato l'ex premier britannico Margaret Thatcher (foto). La "Lady di ferro" era in Piazza San Pietro per l'Udienza generale del Papa, e questi le ha stretto la mano quando è sceso a salutare alcuni fedeli. La signora, vestita di nero, con veletta nera e una grande spilla sul petto, era accompagnata da un anziano signore. Entrambi hanno conversato per qualche minuto con Benedetto XVI.

Adnkronos, Ansa

Anno Sacerdotale. Lettera del card. Hummes: la Chiesa ama e ammira i suoi sacerdoti nonostante una minoranza coinvolta in atti gravi e delittuosi

Lettera del prefetto della Congregazione per il clero in occasione dell'Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI, che si apirà il prossimo 19 giugno. Il card. Claudio Hummes sottolinea che "dovrà essere un anno positivo e propositivo, in cui la Chiesa vuol dire innanzitutto ai sacerdoti, ma anche a tutti i cristiani, alla società mondiale, attraverso i mass media globali, che è fiera dei suoi sacerdoti, li ama, li venera, li ammira e riconosce con gratitudine il loro lavoro pastorale e la loro testimonianza di vita. Davvero, i sacerdoti sono importanti non solo per ciò che fanno, ma anche per ciò che sono. Al contempo - ammette il porporato - è vero che alcuni sacerdoti sono talora apparsi coinvolti in problemi gravi e situazioni delittuose. Ovviamente, bisogna continuare ad investigarli, giudicarli debitamente e punirli. Questi casi, però, riguardano una percentuale molto piccola del clero. Nella stragrande maggioranza i sacerdoti sono persone molto degne, dedicate al ministero, uomini di preghiera e di carità pastorale, che investono l'intera esistenza nell'attuazione della propria vocazione e missione, spesso con grandi sacrifici personali, ma sempre con amore autentico verso Gesù Cristo, la Chiesa e il popolo, solidali con i poveri e i sofferenti. Perciò, la Chiesa è fiera dei suoi sacerdoti in tutto il mondo". L'anno sacerdotale, scrive ancora Hummes, deve essere anche "un anno in cui si prendono in esame le condizioni concrete ed il sostentamento materiale in cui vivono i nostri sacerdoti, alle volte obbligati a situazioni di dura povertà".

Apcom

Sobrietà di vita per una società solidale, il lavoro umanizzato, difesa dell'unita del corpo di Cristo. L'Udienza generale di Benedetto XVI

Solo la "sobrietà di vita" permette di "superare il grande problema della povertà di questo mondo" e di costruire una "società solidale". Lo ha detto il Papa nell'Udienza generale in Piazza San Pietro, davanti a circa quindicimila fedeli. Benedetto XVI ha dedicato la sua riflessione nel tradizionale appuntamento settimanale con i fedeli a San Teodoro lo Studita, "uno dei grandi riformatori della vita monastica", morto nel 826, difensore del valore spirituale delle icone e organizzatore di monasteri bizantini con un alto numero di monaci. Teodoro, ha ricordato Papa Ratzinger, "parla in modo concreto della povertà", "ma la povertà è dall'inizio una rinuncia alla proprietà privata, per imparare la libertà dalle cose materiali; la sobrietà - ha sottolineato - vale in questa forma radicale per i monaci, ma lo spirito di questo insegnamento è per tutti: imparare la rinuncia, la semplicità, l'austerità, la sobrietà, solo così - ha commentato il Papa - può crescere una società solidale e può essere superato il grande problema della povertà di questo mondo". I monaci e Teodoro, ha detto Benedetto XVI, "indicano in un modo più radicale una strada che deve essere la strada di tutti". “Il mondo del lavoro va umanizzato, e così l’uomo nel lavoro diventa più se stesso, più vicino a Dio”. Il Papa ha ripreso l’appello già lanciato durante la visita pastorale a Cassino e Montecassino domenica scorsa. Per Teodoro Studita “una virtù importante al pari dell’obbedienza e dell’umiltà è la philergia, cioè l’amore al lavoro, in cui egli vede un criterio per saggiare la qualità della devozione personale: colui che è fervente negli impegni materiali, egli argomenta, lo è anche in quelli spirituali. Non ammette perciò che, sotto il pretesto della preghiera e della contemplazione, il monaco si dispensi dal lavoro, che in realtà è il mezzo per trovare Dio”. “E’ necessario che il frutto del lavoro sia un bene per tutti”, ha detto Benedetto XVI a braccio, ricordando che per San Teodoro Studita “le ricchezze ricavate dal lavoro comune non devono servire alla comodità dei monaci, ma essere destinate all’aiuto dei poveri. Un insegnamento, questo, che per il Pontefice resta attuale anche per noi”. “Un tessuto sociale non può funzionare se ognuno segue solo se stesso”. Papa Benedetto ha attualizzando a braccio gli insegnamenti di San Teodoro Studita, il cui “apporto caratteristico consiste nell’insistenza sulla necessità dell’ordine e della sottomissione da parte dei monaci”. Le “rinunce principali” sono quelle “richieste dall’obbedienza”, che San Teodoro qualifica come il “martirio della sottomissione”, poiché è dalla “volontà propria” che nascono “tutte le mancanze morali”. “L’obbedienza alle regole può sanare una società”, ha affermato Benedetto XVI sempre fuori testo, “e anche io stesso posso essere salvato da questa superbia di essere al centro del mondo”. In questa prospettiva, l’eredità di San Teodoro Studita “ci aiuta a capire come imparare la vera vita, come resistere alla tentazione di porre la propria volontà come suprema regola di vita, e conservare così la propria identità personale, che è sempre identità insieme con gli altri, e la pace del cuore”. Al termine della catechesi il Papa ha affermato che di fronte a "numerose correnti che insidiano l'unità della fede comune e spingono verso una sorta di pericoloso individualismo spirituale", è necessario "impegnarsi nel difendere e far crescere la perfetta unità del corpo di Cristo, nella quale possono comporsi in armonia la pace dell'ordine e le sincere relazioni personali nello Spirito". Tra i tratti della spiritualità di San Teodoro, Benedetto XVI – riassumendoli a braccio - ha citato “l’amore per il Signore incarnato e la sua visibilità nella liturgia e nelle icone”, la n”fedeltà al battesimo, da vivere nella comunione del corpo di Cristo, lo “spirito di povertà, sobrietà, rinuncia, castità,dominio di se stesso”, e “l’umiltà e obbedienza contro il primato della propria volontà, che distrugge l’armonia sociale”. Riferendosi poi alle caratteristiche salienti della personalità del monaco, il Santo Padre ha citato di San Teodoro “l’amicizia spirituale nata dalla purificazione permanente della propria coscienza, della propria anima e della propria vita”.

Il Sussidiario.net, SIR, Apcom

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

martedì 26 maggio 2009

Il Papa: dal Concilio un rinnovamento nella continuità. I laici corresponsabili dell’agire della Chiesa. Il futuro dipende dalla nostra testimonianza

"Il futuro del cristianesimo e della Chiesa a Roma dipende anche dall'impegno e della testimonianza di ciascuno di noi". E' quanto ha detto il Papa che questa sera ha aperto il Convegno ecclesiale della diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Benedetto XVI ha ribadito l'importanza del ruolo dei laici nell'operato delle parrocchie, ma anche dei movimenti e delle nuove comunità sorte dopo il Concilio Vaticano II, che - ha detto - "ha portato buoni frutti", anche se c'è stata una "corrente interpretativa che appellandosi a un presunto spirito del Concilio ha inteso stabilire una discontinuità con la Tradizione della Chiesa". "Il Concilio - ha aggiunto il Papa - non è stata una rottura che ha dato vita a un'altra Chiesa ma un vero e profondo rinnovamento e crescita di un unico soggetto che si sviluppa" rimanendo però sempre fedele al “popolo di Dio in pellegrinaggio”. “La Chiesa non è una realtà soltanto spirituale, ma vive nella storia”. La Chiesa, ha aggiunto il Papa citando il Concilio Vaticano II, è “comunione di persone che per l’azione dello Spirito Santo formano il Popolo di Dio, che al tempo stesso è il Corpo di Cristo”. Due concetti che mostrano, rispettivamente, la “continuità” e l’“universalità” dell’esperienza ecclesiale, così come ribadito anche dal Vaticano II. Il Santo Padre ha precisato come la “recezione” e l’“assimilazione” della dottrina conciliare non siano avvenute “sempre e ovunque senza difficoltà e con una corretta interpretazione” ed ha riconosciuto che “a un periodo di fervore” ne ha fatto seguito uno “di affievolimento dell’impegno, stanchezza e stallo”. "Ci deve essere una rinnovata presa di coscienza del nostro essere chiesa e della nostra responsabilità pastorale a cui tutti siamo chiamati", ha proseguito il Pontefice, soffermandosi sul rapporto tra "la Chiesa come comunione di persone che formano il popolo di Dio e al tempo stesso il corpo di Cristo". Benedetto XVI ha invocato l'"universalità" ovvero la capacità di "arrivare a tutti" perchè "tutti sono una cosa sola e non c'è più distinzione, Cristo è in tutti". "E la nostra diocesi a che punto sta? In che misura viene riconosciuta e favorita la corresponsabilità di tutti e dei laici?". "Il mandato di evangelizzare - ha risposto Papa Ratzinger - spetta a tutti, anche se molta strada resta da percorrere perchè troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa. Pochi sono ancora i laici in proporzione al numero degli abitanti di ciascuna parrocchia". Per questo, "occorre rinnovare lo sforzo per una formazione più attenta e puntuale" dei laici. "Tocca a voi parroci - ha esortato Benedetto XVI - promuovere la crescita spirituale apostolica di quanti sono già attivi in parrocchia". "Siate buoni samaritani - ha concluso il Papa - pronti a curare le ferite dei vostri fratelli". Passare “da collaboratori del clero a corresponsabili dell’agire della Chiesa, favorendo il consolidarsi di un laicato maturo e impegnato”. È il “cambiamento di mentalità” che Benedetto XVI ha chiesto ai laici. Una “corresponsabilità”, ha precisato, che chiede di “migliorare l’impostazione pastorale”, “nel rispetto delle vocazioni e dei ruoli dei consacrati e dei laici”. Il Santo Padre ha ricordato la “generosa testimonianza di tanti battezzati” che nei secoli passati “hanno speso la vita per educare alla fede le giovani generazioni, curare i malati e soccorrere i poveri”, come pure, in epoca più recente, il Sinodo diocesano, che ha impegnato la Chiesa ad essere sempre più “viva e operosa” all’interno della città. Ancora, la missione cittadina in preparazione al Giubileo del 2000, che ha portato “la comunità ecclesiale a prendere coscienza che il mandato di evangelizzare non spetta solo ad alcuni, ma a tutti i battezzati”. Eppure “molta strada resta ancora da percorrere: troppi battezzati non si sentono parte della comunità ecclesiale e vivono ai margini di essa”, come pure vi sono uomini e donne che “non conoscono la bellezza della nostra fede”. Per questo “non possiamo rassegnarci alla conservazione dell’esistente”, ha concluso il Papa, esortando a “riprendere con rinnovata lena il cammino”. A proposito di annuncio del Vangelo, in una città dove - ha affermato il Santo Padre - "non pochi battezzati hanno smarrito la via della Chiesa e quelli che non sono cristiani non conoscono la bellezza della nostra fede", è urgente una "convinta azione missionaria". L’indicazione precisa è di ridar vita, in ogni parrocchia, ai centri d’ascolto lanciati al tempo della Missione cittadina, "luoghi dove sia possibile sperimentare la fede, esercitare la carità, organizzare la speranza". Affiancando l’impegno delle parrocchie, inteso con un "respiro missionario più largo", ad una "pastorale d’ambiente ben pensata". Nel promuovere la crescita spirituale e apostolica delle comunità, il Papa indica la necessità che "siano educate all’ascolto orante della Parola di Dio, attraverso la pratica della 'lectio divina'". Un’opportunità anche per far "sperimentare la bellezza e la gioia di essere e di sentirsi Chiesa" anche ai giovani, "maggiormente esposti al crescente individualismo della cultura contemporanea". Ancora, è essenziale che "l’adorazione e la celebrazione dell’Eucaristia siano molto curate". Uno spazio importante ha la testimonianza della carità, che a Roma ha esempi di alto valore. "Continui ad estendersi sempre di più - ha esortato Benedetto XVI - perché chi vive nella sofferenza senta vicina la Chiesa e sperimenti l’amore del Padre, ricco di misericordia". Nel vivere tutti questi impegni il Papa raccomanda il valore della comunione. "La comunione e l’unità della Chiesa, che nascono dall’Eucaristia, sono una realtà di cui dobbiamo avere sempre maggiore consapevolezza" e che "dobbiamo sempre nuovamente imparare a custodire e difendere da rivalità, da contese e da gelosie che possono nascere nelle e tra le comunità ecclesiali". In questo senso, ai movimenti e alle comunità sorti dopo il Concilio Vaticano II, "dono prezioso" anche per Roma, ha chiestp di "curare sempre che i loro itinerari formativi conducano i membri a maturare un vero senso di appartenenza alla comunità parrocchiale".

Apcom, SIR, RomaSette.it

Il card. Vallini al Papa: sappiamo quanto ha sofferto. Le confermiamo piena comunione, sincero affetto e riconoscenza per il luminoso magistero

“Piena comunione, affetto sincero e crescente” e “riconoscenza per il suo luminoso magistero” è stata espressa stasera al Papa dal card. Agostino Vallini (nella foto con Benedetto XVI), Vicario di Roma, nel suo intervento in apertura del Convegno pastorale della diocesi di Roma nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Benedetto XVI era oggi presente alla serata inaugurale. La presenza del Papa, ha detto il card. Vallini, “offre a tutti noi l’opportunità di dirle, in forma pubblica e corale, che sappiamo quanto ha sofferto nei mesi passati nel vedere maliziosamente e in modo distorto interpretati alcuni suoi pronunciamenti e decisioni pastorali, e desidera confermarle piena comunione, affetto sincero e crescente alla sua cara persona ed esprimerle viva riconoscenza per il suo luminoso magistero, che tanto nutrimento spirituale porta alle nostre persone''. Il convegno diocesano, ha spiegato, vuole interrogarsi sul “presupposto di fede che la Chiesa è il popolo di Dio” e “su quanto questa verità di fede sia sentita e praticata dai fedeli, particolarmente dai laici, e quanto la loro appartenenza ecclesiale sia aperta alla corresponsabilità pastorale”. La diocesi di Roma, dopo il Giubileo del 2000, ha spiegato, si è impegnata in particolare nella pastorale familiare e giovanile. “Confidiamo – ha concluso – che dalla verifica possa scaturire un rinnovato slancio della pastorale ordinaria” capace di “coinvolgere un numero crescente di collaboratori laici, di cui si sente urgente bisogno”.

SIR

Il Papa in Terra Santa. Il card. Kasper: nel discorso a Yad Vashem ha mostrato una nuova dimensione della riflessione sulla Shoah

Nel suo discorso allo Yad Vashem a Gerusalemme, Papa Benedetto XVI non ha usato ''parole che potrebbero apparire provocatorie'', nè si è preoccupato di ''rendere giustizia al politicamente corretto'', perchè ''doveva trasmettere un messaggio molto più importante, che nessun altro rappresentante così eminente aveva saputo dare prima''. Lo scrive il card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l'unità dei cristiani, in un articolo su L'Osservatore Romano. Kasper sottolinea come il Pontefice abbia visitato il memoriale dell'Olocausto ''non come Papa tedesco, con il ben noto peso della storia tedesca'', bensì, ''cosa che dal punto di vista meramente politico è molto più importante, come capo della Chiesa Cattolica universale per esprimere nuovamente al popolo ebraico il suo affetto personale, come quello della Chiesa Cattolica''. Quanto all'assenza, in quel discorso, di una condanna del nazismo, Kasper ricorda come Joseph Ratzinger l'avesse già espressa in più di un'occasione. Per il cardinale, il Papa, nel suo discorso a Yad Vashem , ''ha preso spunto dal nome del memoriale di Yad Vashem, ossia un memoriale, un nome. Seguendo il senso e le orme della cultura della memoria biblica ed ebraica, egli ha spiegato che corrisponde alla dignità dell'uomo possedere un nome e che questo nome è scritto in modo indelebile dalla mano di Dio. Quindi, - spiega il porporato ripercorrendo le parole del Pontefice - anche se i carnefici nazisti hanno privato le vittime del loro nome riducendole a meri numeri, pensando in tal modo di poterne cancellare per sempre il ricordo, secondo la fede sia ebraica sia cristiana la loro memoria si conserva in eterno e anche noi dobbiamo serbarne il ricordo. Che cosa si potrebbe dire di più profondo sulla dignità indistruttibile delle vittime e gli abissi del crimine della Shoah?''. Quello di Papa Ratzinger, conclude Kasper, è stato quindi un ''grande discorso'', perchè aveva da ''dire qualcosa di nuovo, di fondamentale e di profondo'' e ''il Pontefice ha così dato un nuovo spunto e ha mostrato una nuova dimensione della riflessione sulla Shoah''.

Asca