lunedì 28 febbraio 2011

Il card. Canizares: la Liturgia oggi non è 'l'anima', fonte e meta della vita di molti cristiani, fedeli e sacerdoti. Quanta routine e mediocrità

"E' necessario, a mio parere, riconoscere che la Liturgia oggi non è 'l'anima', la fonte e la meta della vita di molti cristiani, fedeli e sacerdoti. Quanta routine e mediocrità, quanta banalizzazione e superficialità nella nostra vita! Quante messe celebrate senza attenzione o alle quali si partecipa senza una particolare disposizione. Da qui la nostra grande debolezza": lo ha affermato il cardinale prefetto della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, Antonio Cañizares Llovera (nella foto con Benedetto XVI), in un'intervista al settimanale spagnolo Vida Nueva ripubblicata da L'Osservatore Romano. "E' oltremodo necessario far comprendere ai fedeli che la liturgia è, prima di tutto, opera di Dio e che nulla si può anteporre ad essa".

Scaraffia: un Papa che ha il coraggio di ricordare che dentro ciascuno c'è una voce che parla chiaramente, insopprimibile anche se non la si ascolta

''Un concreto e circostanziato appello rivolto a tutti; in particolare in occidente, dove l'aborto è considerato un diritto e un segno di modernità che dovrebbe garantire la presenza e la libertà delle donne nelle società democratiche''. Così Lucetta Scaraffia, su L'Osservatore Romano, definisce il discorso tenuto sabato scorso da Papa Benedetto XVI ai membri della Pontificia Accademia per la Vita. Il Pontefice, sottolinea la storica, ''parla soprattutto alle donne, in particolare a quante hanno abortito, e parla di quel disagio tanto spesso celato, di quella sofferenza segreta che costituisce la sindrome post-abortiva''. E lo fa, aggiunge l'autrice, ''con il coraggio di nominare l'innominabile in una società secolarizzata come la nostra: la voce della coscienza. Definita secondo la tradizione cattolica non come un effetto di condizionamenti esterni o emozioni interne come molti preferiscono credere, ma proprio come voce che illumina l'essere umano sul bene e sul male, e quindi prova evidente del legame di ogni creatura con Dio''. Da una parte, c'è ''una società che vuole fondare il diritto di cittadinanza delle donne sulla cancellazione di un nuovo essere umano; dall'altra, ''un Papa che ha il coraggio semplice e chiaro di ricordare che dentro ciascuno di noi c'è una voce che parla chiaramente, e che è difficile, anzi impossibile, farla tacere'', perchè ''parla a tutti, non solo ai credenti, ed è una voce insopprimibile, anche se non la si vuole ascoltare''.

Asca

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Il card. Rouco Varela: strumento provvidenziale al servizio della missione della Chiesa per l’evangelizzazione

Un invito a “tutti i fedeli e in particolare ai giovani” a partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, a “questa festa della fede che sarà l’incontro della gioventù del mondo convocato dal Santo Padre”, nel prossimo agosto. Lo ha rivolto oggi il card. Antonio Maria Rouco Varela (nella foto con Benedetto XVI), presidente della Conferenza Episcopale spagnola e arcivescovo di Madrid, aprendo i lavori della 97ª riunione dell’Assemblea plenaria, in corso da oggi al 4 marzo a Madrid. “Resta poco tempo”, ha detto il porporato, riferendosi alla celebrazione della GMG, anche se ormai “la preparazione della Giornata è in corso da quasi due anni. Il pellegrinaggio della Croce e dell’icona della Vergine per le diocesi della Spagna si sta rivelando un vero momento di grazia. Ma i mesi prima dell’estate devono essere un tempo particolare di intensa preghiera e di disposizione spirituale per il grande incontro di Madrid 2011”. Per il cardinale, “la Giornata Mondiale della Gioventù è uno strumento provvidenziale al servizio dell’impegno missionario della Chiesa nell’evangelizzazione dei giovani”. “La lungimiranza apostolica di Giovanni Paolo II, illuminata dal suo grande amore per Cristo e i giovani – ha osservato il card. Rouco Varela -, è stato il mezzo del quale si è avvalso la Provvidenza divina per porre nelle mani della Chiesa questo nuovo sistema di evangelizzazione, tanto adatto alle giovani generazioni degli ultimi decenni del XX secolo e degli inizi del XXI”. Dopo un excursus sui giovani e i loro sogni e ideali degli ultimi decenni, come pure sul ruolo sempre più pervasivo di internet, soprattutto tra i ragazzi, il porporato ha evidenziato come bisogna “centrare la missione giovanile nell’annuncio completo di Gesù”. Tuttavia, “dopo duemila anni di evangelizzazione la Chiesa s’incontra con il fatto che Gesù Cristo continua a essere molto poco conosciuto e molto poco amato. Alcuni, nei paesi di vecchia cristianizzazione, seguendo certi movimenti di apostasia implicita o esplicita, si sono allontanati dalla fede. Molti altri, nei paesi di tradizione cristiana più nuova o addirittura appena esistente, mai hanno conosciuto Gesù Cristo neppure in modo elementare”. Di qui la necessità di una nuova evangelizzazione per far conoscere Cristo, anche se si tratta di “un’offerta controcorrente”. Eppure è la proposta che i giovani “stanno aspettando, lo sappiano o meno”. “Le Giornate Mondiali della Gioventù – ha ricordato il card. Rouco Varela – sono caratterizzate dall’essere anche una grande esperienza di Chiesa. I giovani cercano Cristo e cercano la compagnia con la quale incontrarlo, conoscerlo meglio e seguirlo con perseveranza”. Di qui “la grande responsabilità” delle diocesi, dei vescovi, dei genitori, parroci, maestri cattolici, catechisti e di tutti i battezzati, “chiamati a essere testimoni credibili del Signore per le nuove generazioni”. “Anche gli stessi giovani cattolici sanno bene che essi possono essere i migliori evangelizzatori dei loro amici e compagni”. Di fatto, “una delle virtù delle Giornate Mondiali della Gioventù è che, attraverso di loro e i numerosissimi giovani di tutto il mondo cattolico di cui sono protagonisti, la Chiesa è stata in grado di mostrarsi al mondo e ai giovani come un popolo di ampi orizzonti, pieno vitalità spirituale, culturale e artistico e dal giovane volto”. Il porporato ha ricordato anche altri due temi di “vitale importanza per la gioventù di oggi e che figurano all’ordine del giorno dell’Assemblea: “La necessaria collaborazione tra la famiglia, la parrocchia e la scuola riguardo all’educazione alla fede di bambini e giovani; e la questione della verità dell’amore umano, come elemento chiave della maturazione dei giovani come persone e, conseguentemente, del bene comune di tutta la società”.

SIR

Nomine di Benedetto XVI nella Pontificia Commissione per l'America Latina e nell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica

Papa Benedetto XVI ha effettuato nuove nomine per la Pontificia Commissione per l'America Latina, ha reso noto questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede. Il Papa ha infatti nominato Consigliere della Commissione mons. Nikola Eterović, arcivescovo titololare di Cibale, Segretario Generale del Sinodo dei vescovi. Ha anche nominato membro della stessa Commissione il card. Jaime Lucas Ortega y Alamino, arcivescovo di San Cristóbal de La Habana (Cuba). Secondo la Costituzione Apostolica "Pastor Bonus", la Pontificia Commissione per l'America Latina ha il compito di “assistere col consiglio e con i mezzi economici le Chiese particolari dell'America Latina, e di attendere, altresì, allo studio delle questioni che riguardano la vita e lo sviluppo delle medesime Chiese”. Alla Commissione spetta anche di “favorire i rapporti tra le istituzioni ecclesiastiche internazionali e nazionali che operano per le regioni dell'America Latina e i dicasteri della Curia romana”. E' stato poi nominato per un quinquennio dirigente dell'“Area Controllo di gestione e procedure” dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica il dottor Stefano Loreti, finora Capo Ufficio nella Sezione Ordinaria della stessa Amministrazione. Il Papa ha inoltre nominato Capo Ufficio nella Sezione Ordinaria dell'Amministrazione il ragioniere Francesco Anastasi, finora Officiale della Sezione Straordinaria, e Capo Ufficio nella Sezione Straordinaria il dottor Roberto Carulli e il dottor Stefano Lori, finora Officiali della stessa Sezione. Compito dell'Ufficio dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, ricorda sempre la "Pastor Bonus", è quello di “amministrare i beni di proprietà della Santa Sede, destinati a fornire fondi necessari all'adempimento delle funzioni della Curia romana”. L'Ufficio ha due sezioni: quella ordinaria “amministra i beni che le sono affidati, avvalendosi, quando sia opportuno, della collaborazione di esperti; cura la gestione del personale della Santa Sede; sovraintende alla direzione amministrativa degli enti che fanno capo ad essa; provvede a quanto è necessario per l'attività ordinaria dei dicasteri; cura la contabilità e redige il bilancio consuntivo, e preventivo”. La Sezione straordinaria, invece, “amministra i beni mobili propri e quelli ad essa affidati da altri enti della Santa Sede”.

Zenit

Benedetto XVI avrebbe chiesto agli ingegneri del Vaticano una 'papamobile' elettrica per ridurre l'inquinamento negli spostamenti tra i fedeli

Le auto elettriche conquistano l’attenzione di Papa Ratzinger che ha richiesto agli ingegneri del Vaticano una nuova Papamobile elettrica. In tal maniera Benedetto XVI, che dall’inizio del suo pontificato ha prestato molta attenzione al tema dell’ambiente con ripetuti appelli alle nuove genrazioni, potrà muoversi tra i fedeli durante i viaggi apostolici e le visite pastorali senza inquinare. E così, dopo tutte le iniziative per far diventare il Vaticano il primo Stato della Terra totalmente carbon free, il Pontefice ha chiesto di potersi muovere a bordo di una Papamobile che non sia più alimentata a benzina, come la sua attuale Mercedes o come le precedenti Fiat Campagnola modificate di Giovanni Paolo II. Una richiesta che non sarà facilmente soddisfabile, dal momento che l’auto del Papa presenta grandi e pesantissimi vetri blindati e altri sofisticati sistemi di sicurezza, mentre i veicoli elettrici sono ancora contraddistinti da una scarsa ripresa e potenza. Ma quasi certamente il desiderio di Papa Ratzinger verrà esaudito dagli ingegneri dell’autorimessa vaticana, che cercheranno di accontentarlo in tutti i modi, dando così maggior visibilità mondiale alla realtà delle auto elettriche.

Tutto Motori Web

Intenzioni di preghiera del Papa per marzo: perchè l'America Latina progredisca nella giustizia sociale e per i cristiani perseguitati nel mondo

Per il mese di marzo, Papa Benedetto XVI chiede ai fedeli di pregare per i cristiani perseguitati nel mondo. La proposta fa parte delle intenzioni di preghiera per il prossimo mese, contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da quasi 50 milioni di persone nei cinque continenti. ''Perchè le Nazioni dell'America Latina possano camminare nella fedeltà al Vangelo e progredire nella giustizia sociale e nella pace'', recita l'intenzione generale mentre quella 'missionaria' chiede di pregare ''perchè lo Spirito Santo dia luce e forza alle comunità cristiane e ai fedeli perseguitati o discriminati a causa del Vangelo in tante regioni del mondo''.

Asca

Udienza del Papa al presidente del Parlamento europeo. Nel colloquio la promozione della libertà religiosa e la tutela delle minoranze cristiane

Questa mattina il presidente del Parlamento europeo, Jerzy Buzek (foto), è stato ricevuto in udienza da Papa Benedetto XVI e, successivamente, si è incontrato con il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e con mons. Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati. “I colloqui, svoltisi in un clima di cordialità – riferisce un comunicato della Sala stampa vaticana – hanno permesso un utile scambio di opinioni sulle relazioni fra la Chiesa cattolica, il Parlamento europeo e le altre istituzioni europee, nonché sul contributo che la Chiesa può offrire all’Unione. Nel corso dell’incontro ci si è soffermati anche su temi di attualità quali l’impegno per la promozione della libertà religiosa e la tutela delle minoranze cristiane nel mondo”. “Una visita molto emozionante”: così il presidente del Parlamento europeo ha commentato a caldo con i giornalisti che lo hanno atteso in piazza Sant’Uffizio. “In questi difficili tempi di crisi – afferma – è molto importante incontrare un uomo di profonda fede e grande intelligenza, anche per quello che in qualità di Papa può fare per tutta la comunità dei popoli, in Europa e anche al di fuori di essa”. Tra i temi di attualità trattati nel colloquio, riferisce il presidente dell’Europarlamento, “i recenti eventi in Nord Africa e Medio Oriente”. “Abbiamo espresso l’auspicio che essi portino alla democratizzazione, allo sviluppo della società civile e alla difesa dei diritti umani – dichiara -, ma oltre a ciò abbiamo sottolineato che è molto importante lottare per i diritti delle minoranze religiose, in particolare quelli delle minoranze cristiane in queste parti del mondo, ma anche nel resto del mondo”. Del resto, “per la costruzione di una società autenticamente democratica è ovunque essenziale la tutela della libertà religiosa”. Nel corso dell’incontro, prosegue Buzek, “si è parlato anche della prossima Beatificazione di Giovanni Paolo II, di cui ricordiamo il discorso tenuto nel 1988 al Parlamento europeo di Strasburgo, durante il quale il Pontefice aveva affermato l’importanza che l’Europa respiri con due polmoni”. “Ora – osserva Buzek - nell’Unione europea finalmente respiriamo con due polmoni, ma è importante rammentarlo una volta in più”. Ricordando l’invito già rivolto a Benedetto XVI a tenere un discorso presso l’assise di Strasburgo, il presidente dell’Europarlamento sottolinea l’importanza del Trattato di Lisbona e dell’articolo 17 sul “dialogo istituzionale tra rappresentanti delle istituzioni Ue e rappresentanti delle Chiese e delle organizzazioni religiose”. “Ritengo – osserva - che il lungo colloquio con il Papa e il successivo con il segretario di Stato potrebbero essere molto utili da molti punti di vista, anche per guardare all’Europa di oggi da diverse prospettive”. “Il movimento Solidarnosc e la Polonia – ha quindi dichiarato ai giornalisti polacchi – sono stati molto importanti per dare al cristianesimo e all’Europa di oggi il suo volto. Del resto la solidarietà è alla base del cristianesimo”. Un altro punto toccato durante l’udienza, ha concluso, è “la secolarizzazione del continente”, tema che anche Buzek ritiene “importante” e “preoccupante”.

Il Papa: riflessione urgente sulle sfide della cultura digitale a capacità di parlare e ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, convocata a Roma da oggi a giovedì 3 marzo sul tema "Linguaggio e comunicazione".
“I nuovi linguaggi che si sviluppano nella comunicazione digitale determinano, tra l’altro, una capacità più intuitiva ed emotiva che analitica, orientano verso una diversa organizzazione logica del pensiero e del rapporto con la realtà, privilegiano spesso l’immagine e i collegamenti ipertestuali. La tradizionale distinzione netta tra linguaggio scritto e orale, poi, sembra sfumarsi a favore di una comunicazione scritta che prende la forma e l’immediatezza dell’oralità”. Essere “in rete”, ha proseguito Benedetto XVI, richiede che la persona sia coinvolta in ciò che comunica. E dunque, a questo livello di interconnessione le persone non si limitano a scambiare solo delle informazioni, ma “stanno già condividendo se stesse e la loro visione del mondo”. Una dinamica che, per il Papa, non è esente da punti deboli. “I rischi che si corrono, certo, sono sotto gli occhi di tutti: la perdita dell’interiorità, la superficialità nel vivere le relazioni, la fuga nell’emotività, il prevalere dell’opinione più convincente rispetto al desiderio di verità. E tuttavia essi sono la conseguenza di un’incapacità di vivere con pienezza e in maniera autentica il senso delle innovazioni. Ecco perché la riflessione sui linguaggi sviluppati dalle nuove tecnologie è urgente”. Il Pontefice ha sottolineato l'importanza del ''lavoro che svolge il Pontificio Consiglio nell'approfondire la 'cultura digitale', stimolando e sostenendo la riflessione per una maggiore consapevolezza circa le sfide che attendono la comunità ecclesiale e civile. Non si tratta solamente di esprimere il messaggio evangelico nel linguaggio di oggi, ma occorre avere il coraggio di pensare in modo più profondo, come è avvenuto in altre epoche, il rapporto tra la fede, la vita della Chiesa e i mutamenti che l'uomo sta vivendo''. “Approfondire la cultura digitale” e quindi “aiutare quanti hanno responsabilità nella Chiesa” a “capire, interpretare e parlare il ‘nuovo linguaggio’ dei media in funzione pastorale”. Papa Ratzinger ha poi ricordato che ''la cultura digitale pone nuove sfide alla nostra capacità di parlare e di ascoltare un linguaggio simbolico che parli della trascendenza. Gesù stesso nell'annuncio del Regno ha saputo utilizzare elementi della cultura e dell'ambiente del suo tempo: il gregge, i campi, il banchetto, i semi e così via. Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all'uomo contemporaneo''. Benedetto XVI ha ribadito che la “relazione sempre più stretta e ordinaria tra l’uomo e le macchine”, siano esser computer o telefoni cellulari, può trovare nella ricchezza espressiva della fede e nei “valori spirituali” una dimensione ancor più ampia di quella già sconfinata che sembrerebbe garantire la tecnologia. Per Benedetto XVI, ''è l'appello ai valori spirituali che permetterà di promuovere una comunicazione veramente umana: al di là di ogni facile entusiasmo o scetticismo, sappiamo che essa è una risposta alla chiamata impressa nella nostra natura di esseri creati a immagine e somiglianza del Dio della comunione. Per questo - ha continuato il Papa - la comunicazione biblica secondo la volontà di Dio è sempre legata al dialogo e alla responsabilità, come testimoniano, ad esempio, le figure di Abramo, Mosè, Giobbe e i Profeti, e mai alla seduzione linguistica, come è invece il caso del serpente, o di incomunicabilità e di violenza come nel caso di Caino. Il contributo dei credenti allora potrà essere di aiuto per lo stesso mondo dei media, aprendo orizzonti di senso e di valore che la cultura digitale non è capace da sola di intravedere e rappresentare''. In conclusione il Papa ha ricordato, "insieme a molte altre figure di comunicatori", il gesuita padre Matteo Ricci, il grande apostolo della Cina, che "nella sua opera di diffusione del messaggio di Cristo ha considerato sempre la persona, il suo contesto culturale e filosofico, i suoi valori, il suo linguaggio", riuscendo a cogliere “tutto ciò che di positivo si trovava” nella tradizione di quel popolo, e di “animarlo ed elevarlo con la sapienza e la verità di Cristo”.

Radio Vaticana, Asca


domenica 27 febbraio 2011

Già 10mila i fedeli che hanno firmato l'appello a Benedetto XVI affinchè non siano approvate misure restrittive al Motu Proprio 'Summorum Pontificum'

Sono già 10mila i fedeli che hanno firmato l'appello indirizzato a Benedetto XVI affinchè non siano approvate "misure restrittive" della possibilità concessa nel 2007, con il Motu Proprio "Summorum Pontificum", di celebrare in latino secondo il vecchio rito se ciò viene richiesto da un gruppo stabile di fedeli. Tra i firmatari anche 15 studenti dell'Università di Verona che nei giorni scorsi hanno inviato al rettore, al vescovo di Verona e al direttore del Centro Pastorale dicoesano una petizione scritta perchè la Messa tridentina sia celebrata almeno ogni mese presso la Cappella Universitaria in Campo Marzio. Il gruppo stabile, previsto dal Motu Proprio, c'è già in Facoltà ed è formato da un numero maggiore di studenti rispetto ai firmatari mentre anche molti docenti hanno simpatizzato con questa richiesta. Il blog Messainlatino.it pubblica inoltre la lettera di una moglie il cui marito è tornato ad essere praticante grazie alla Messa tradizionale. La signora, catechista da 27 anni, si rivolge ai vescovi italiani e al Santo Padre con una richiesta accorata: "Non abbandonateci. Non abbandonate questa strada intrapresa, non uccidete la speranza. Non vogliate imporre l'ingiustizia". "A voi, amati vescovi, non si chiede - spiega la signora Caterina - l'obbligo di celebrare con quella Forma, ma lasciate davvero che Anime come queste possano ritornare a Dio attraverso la bellezza di una Tradizione che può smuovere oggi anche i cuori più induriti e difficili che non vogliono 'concelebrare una Messa' ma desiderano solo assaporarne il mistero meditativo in silenzio".

Agi

Il Papa: la fede nella Provvidenza non dispensa dalla faticosa lotta per una vita dignitosa ma libera dall’affanno per le cose e dalla paura di domani

Avere fiducia nella Provvidenza e affidarle tutte le angosce, difficoltà e preoccupazioni per il futuro. L’invito di Benedetto XVI, questa mattina alla recita dell'Angelus dalla finestra del suo studio privato, ispirato dalle parole di Isaia nella liturgia domenicale, e dal Vangelo di Matteo, dove Gesù esorta i suoi discepoli a non preoccuparsi delle cose di cui vanno in cerca i pagani, di non chiedersi dunque “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo” e a confidare nel Padre celeste, che conosce i nostri bisogni. Un discorso questo di Gesu, ha osservato il Papa, che “potrebbe apparire poco realistico, se non evasivo”, “di fronte alla situazione di tante persone, vicine e lontane, che vivono in miseria”. “In realtà, il Signore vuole far capire con chiarezza che non si può servire a due padroni: Dio e la ricchezza. Chi crede in Dio, Padre pieno d’amore per i suoi figli, mette al primo posto la ricerca del suo Regno, della sua volontà”. “E ciò – ha osservato il Santo Padre - è proprio il contrario del fatalismo o di un ingenuo irenismo”. “La fede nella Provvidenza, infatti, non dispensa dalla faticosa lotta per una vita dignitosa, ma libera dall’affanno per le cose e dalla paura del domani”. “E’ chiaro che questo insegnamento di Gesù, - ha aggiunto Benedetto XVI - pur rimanendo sempre vero e valido per tutti, viene praticato in modi diversi a seconda delle diverse vocazioni”. “Un frate francescano potrà seguirlo in maniera più radicale, mentre un padre di famiglia dovrà tener conto dei propri doveri verso la moglie e i figli. In ogni caso, però, il cristiano si distingue per l’assoluta fiducia nel Padre celeste, come è stato per Gesù.” E’ proprio infatti, “la relazione con Dio Padre - ha spiegato il Papa - che dà senso a tutta la vita di Cristo, alle sue parole, ai suoi gesti di salvezza, fino alla sua passione, morte e risurrezione. “Gesù ci ha dimostrato che cosa significa vivere con i piedi ben piantati per terra, attenti alle concrete situazioni del prossimo, e al tempo stesso tenendo sempre il cuore in Cielo, immerso nella misericordia di Dio”. "Cari amici, - ha concluso il Papa - alla luce della Parola di Dio di questa domenica, vi invito ad invocare la Vergine Maria con il titolo di Madre della divina Provvidenza. A lei affidiamo la nostra vita, il cammino della Chiesa, le vicende della storia. In particolare, invochiamo la sua intercessione perché tutti impariamo a vivere secondo uno stile più semplice e sobrio, nella quotidiana operosità e nel rispetto del creato, che Dio ha affidato alla nostra custodia". Dopo la preghiera mariana, i saluti nelle varie lingue rivolti ai fedeli e turisti raccolti in Piazza San Pietro. Un indirizzo particolare è andato alla rappresentanza giunta in occasione della Giornata internazionale per le malattie rare, cui il Papa ha assicurato una preghiera speciale, augurando passi avanti per la ricerca in questo campo. Giornata che verrà celebrata domani sotto lo slogan “Rari ma uguali”.

Radio Vaticana, TMNews


sabato 26 febbraio 2011

Vian: l'intervento del Papa ancora una volta positivo e ragionevole, profondamente umano. Prevedibile la lettura dei media con stereotipi caricaturali

"Non è difficile prevedere come molti media daranno conto del discorso di Benedetto XVI alla Pontificia Accademia per la vita, sottolineando in chiave soltanto negativa la condanna dell'aborto, per rafforzare gli stereotipi caricaturali di un Papa e di un cattolicesimo spietati, retrogradi e nemici di presunte libertà, se non addirittura di diritti", scrive il direttore de L'Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, in un editoriale di prima pagina intitolato 'La voce della coscienza'. "Naturalmente non è così, e basta leggere il testo per accorgersi che l'intervento del Pontefice è ancora una volta positivo e ragionevole: insomma, profondamente umano". Richiamando i due argomenti del discorso papale, il trauma post-aborto e le banche di cordone ombelicale, il giornale vaticano, in particolare, sottolinea come Benedetto XVI abbia richiamato "la presenza e il ruolo della coscienza. Proprio l'angoscia conseguente l'aborto rivela la voce della coscienza. E ad avvertirla in modo insopprimibile sono spesso le donne che l'hanno patito, mentre a essere offuscata è talvolta quella degli uomini, i quali - osserva il Papa - 'spesso lasciano sole le donne incinte'. Il richiamo alla coscienza è centrale nel ragionamento di Benedetto XVI, che sottolinea come 'la qualità morale dell'agire umano' non è una realtà di fronte alla quale si possa restare indifferenti e soprattutto non è prerogativa di cristiani o credenti, ma un valore che 'accomuna ogni essere umano', mentre la Chiesa guarda con favore al progresso medico e scientifico purché rispetti il bene comune".

TMNews

Il Papa: l'aborto uccide il bambino, distrugge la donna e acceca la coscienza del padre, rovinando la famiglia. Dio non abbandona chi sbaglia

Nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza i partecipanti alla XVII Assemblea Generale della Pontificia Accademia per la Vita. I membri della Pontificia Accademia, riuniti dal 24 febbraio, hanno affrontato quest’anno due temi: "Le banche di cordone ombelicale" e "Il trauma post-aborto".
Nel suo discorso Benedetto XVI si è rivolto in particolare a chi, ha detto, “vorrebbe negare la coscienza morale nell’uomo”, che fa “discernere il bene dal male” nelle diverse situazioni della vita. “La tematica della sindrome post-abortiva - vale a dire il grave disagio psichico sperimentato frequentemente dalle donne che hanno fatto ricorso all’aborto volontario - rivela la voce insopprimibile della coscienza morale, e la ferita gravissima che essa subisce ogniqualvolta l’azione umana tradisce l’innata vocazione al bene dell’essere umano, che essa testimonia. In questa riflessione sarebbe utile anche porre l’attenzione sulla coscienza, talvolta offuscata, dei padri dei bambini, che spesso lasciano sole le donne incinte”. "Nella coscienza morale - ha continuato - Dio parla a ciascuno e invita a difendere la vita umana in ogni momento. In questo legame personale con il Creatore sta la dignità profonda della coscienza morale e la ragione della sua inviolabilità". La qualità morale dell'agire umano, ha detto il Papa, non è "una prerogativa dei cristiani o dei credenti", ma di "ogni essere umano". Chiunque può rimanere profondamente segnato se il “suo agire si svolge contrariamente al dettame della propria coscienza”. I medici, ha detto il Papa, "non possono venire meno al grave compito di difendere dall'inganno la coscienza di molte donne che pensano di trovare nell'aborto la soluzione a difficoltà familiari, economiche, sociali, o a problemi di salute del loro bambino. Specialmente in quest'ultima situazione, la donna viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l'aborto rappresenta non solo una scelta moralmente lecita, ma persino un doveroso atto 'terapeutico' per evitare sofferenze al bambino e alla sua famiglia, e un 'ingiusto' peso alla società". "Su uno sfondo culturale caratterizzato dall'eclissi del senso della vita, in cui si è molto attenuata la comune percezione della gravità morale dell'aborto e di altre forme di attentati contro la vita umana - ha detto Benedetto XVI - si richiede ai medici una speciale fortezza per continuare ad affermare che l'aborto non risolve nulla, ma uccide il bambino, distrugge la donna e acceca la coscienza del padre del bambino, rovinando, spesso, la vita famigliare". Questo compito, ha detto ancora Benedetto XVI, "non riguarda solo la professione medica e gli operatori sanitari. E' necessario che la società tutta si ponga a difesa del diritto alla vita del concepito e del vero bene della donna, che mai, in nessuna circostanza, potrà trovare realizzazione nella scelta dell'aborto. Parimenti sarà necessario - come indicato dai vostri lavori - non far mancare gli aiuti necessari alle donne che, avendo purtroppo già fatto ricorso all'aborto, ne stanno ora sperimentando tutto il dramma morale ed esistenziale". "Vorrei richiamare - ha detto Benedetto XVI - l'invito rivolto dal Venerabile Giovanni Paolo II alle donne che hanno fatto ricorso all'aborto: 'La Chiesa sa quanti condizionamenti possono aver influito sulla vostra decisione, e non dubita che in molti casi s'è trattato d'una decisione sofferta, forse drammatica. Probabilmente la ferita nel vostro animo non s'è ancor rimarginata. In realtà, quanto è avvenuto è stato e rimane profondamente ingiusto. Non lasciatevi prendere, però, dallo scoraggiamento e non abbandonate la speranza. Sappiate comprendere, piuttosto, ciò che si è verificato e interpretatelo nella sua verità. Se ancora non l'avete fatto, apritevi con umiltà e fiducia al pentimento: il Padre di ogni misericordia vi aspetta per offrirvi il suo perdono e la sua pace nel sacramento della Riconciliazione. Allo stesso Padre e alla sua misericordia potete affidare con speranza il vostro bambino. Aiutate dal consiglio e dalla vicinanza di persone amiche e competenti, potrete essere con la vostra sofferta testimonianza tra i più eloquenti difensori del diritto di tutti alla vita'". ''La ricerca medico-scientifica - ha detto poi Papa Ratzinger - è un valore, e dunque un impegno, non solo per i ricercatori, ma per l'intera comunità civile. Ne scaturisce il dovere di promozione di ricerche eticamente valide da parte delle istituzioni e il valore della solidarietà dei singoli nella partecipazione a ricerche volte a promuovere il bene comune''. ''Questo valore - ha proseguito il Pontefice -, e la necessità di questa solidarietà, si evidenziano molto bene nel caso dell'impiego delle cellule staminali provenienti dal cordone ombelicale. Si tratta di applicazioni cliniche importanti e di ricerche promettenti sul piano scientifico, ma che nella loro realizzazione molto dipendono dalla generosità nella donazione del sangue cordonale al momento del parto e dall'adeguamento delle strutture, per rendere attuativa la volontà di donazione da parte delle partorienti''. ''A tale proposito - ha osservato ancora Benedetto XVI -, molti ricercatori medici guardano giustamente con perplessità al crescente fiorire di banche private per la conservazione del sangue cordonale ad esclusivo uso autologo. Tale opzione - come dimostrano i lavori della vostra Assemblea - oltre ad essere priva di una reale superiorità scientifica rispetto alla donazione cordonale, indebolisce il genuino spirito solidaristico che deve costantemente animare la ricerca di quel bene comune a cui, in ultima analisi, la scienza e la ricerca mediche tendono''.

Radio Vaticana, TMNews, Asca


Rinuncia del card. Sfeir all'ufficio di Patriarca di Antiochia dei Maroniti. Il Papa: servizio svolto con entusiasmo e docilità, desiderando la pace

Il Papa ha accettato a norma del can. 126 § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (CCEO), la rinuncia all’ufficio di Patriarca di Antiochia dei Maroniti presentata dal cardinale libanese Nasrallah Pierre Sfeir che il prossimo 15 maggio compirà 91 anni. In una lettera al porporato, Benedetto XVI ricorda i suoi 60 anni di sacerdozio, “prova di fedeltà e di amore” per Gesù, e i quasi 50 anni di episcopato, di cui 25 alla guida della Chiesa maronita in un servizio, ha sottolineato, svolto con entusiasmo e docilità, sull’esempio di Maria, “per la maggior gloria di Dio e per il bene dei fedeli”. “Voi – scrive il Papa nella sua lettera – avete cominciato questo nobile ministero di Patriarca di Antiochia dei Maroniti nel tumulto della guerra che ha insanguinato il Libano per troppi anni. Con l’ardente desiderio di pace per il vostro Paese avete guidato questa Chiesa e girato il mondo per confortare il vostro popolo costretto a emigrare. Alla fine – conclude il messaggio del Papa - la pace è tornata, sempre fragile, ma ancora presente”.

Radio Vaticana

venerdì 25 febbraio 2011

'L'Osservatore Romano': uno studio di un ricercatore dell'Università di Havard dà ragione a Benedetto XVI sul preservativo e la lotta all'Aids

Uno studio di un ricercatore dell'università di Harvard dà ragione a Papa Benedetto XVI sul rapporto tra condom e lotta all'Aids. Lo scrive oggi L'Osservatore Romano in un articolo firmato da Emanuele Rizzardi. ''Un comportamento sessuale responsabile e la fedeltà al proprio coniuge - scrive il quotidiano vaticano - sono stati i fattori che hanno determinato il fortissimo calo dell'incidenza dell'Aids nello Zimbabwe. E' ciò che sostiene nella sua ultima ricerca Daniel Halperin, ricercatore del dipartimento per la Salute globale e la Popolazione dell'università di Harvard, dal 1998 impegnato a studiare le dinamiche sociali che stanno alla base della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili nei Paesi in via di sviluppo, quelli cioè maggiormente colpiti dal flagello dell'Aids''. L'Osservatore Romano riferisce anche che lo studio, pubblicato questo mese su PLoSMedicine.org, è stato finanziato dall'agenzia statunitense per lo Sviluppo internazionale, di cui Halperin è stato consigliere, e dal fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione e lo Sviluppo. ''Con esso - si legge - Halperin alimenta una seria e onesta riflessione sulle politiche finora adottate dalle principali agenzie di lotta contro l'Aids nei Paesi in via di sviluppo''. ''Il pensiero - chiosa il giornale vaticano - non può dunque non andare alle polemiche aspre, pretestuose e non scientifiche - ora è possibile ribadirlo anche con il supporto di questo studio - che seguirono il commento di Benedetto XVI sulla 'non soluzione' del preservativo nella lotta contro l'Aids, durante il suo viaggio pastorale in Africa del 2009... Sempre di più, quindi, la ricerca scientifica, onesta e distaccata da logiche di vantaggio economico, riconosce che le azioni più efficaci nella lotta contro l'Aids sono quelle come il metodo a, b, c (astinenza, fedeltà e, solo in ultima analisi, utilizzo dei profilattici), adottata con successo in Uganda''.

Asca

Mons. Tomasi: la Santa Sede esprime sgomento e dolore per le tantissime vittime della crisi in Libia. Porre fine alla violenza e tornare a dialogare

“Sgomento e dolore” sono i sentimenti che la Santa Sede esprime di fronte alla cruenta repressione delle proteste che in questi giorni agitano la Libia. Lo ha confessato mons. Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l'ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra (Svizzera), riferendo della riunione del Consiglio dei Diritti Umani dell'ONU svoltasi in queste ore per valutare le misure da prendere nei confronti del Paese africano. Sulla scia di quanto accaduto in altre Nazioni come l'Egitto, la Tunisia e l'Algeria, anche in Libia si sono scatenate le proteste contro il regime, che ha però risposto facendo sparare sui manifestanti le forze dell'ordine, sostenute da mercenari assoldati a questo scopo. “La Santa Sede afferma che bisogna anzitutto porre fine a questa violenza e fare in modo che si ritorni ad un dialogo per vedere se si può trovare una soluzione”, ha affermato mons. Tomasi ai microfoni della Radio Vaticana. “Queste manifestazioni esprimono la volontà popolare di una partecipazione attiva e democratica nella gestione del Paese”, ha aggiunto. “La Santa Sede esprime sgomento e dolore per le tantissime vittime causate da questa crisi libica. Si cerca inoltre di capire come queste decisioni della Comunità internazionale possano avere efficacia per il beneficio dei cittadini della Libia”, anche per prevenire gli “esodi massicci” che “potrebbero essere inevitabili se non si trova una soluzione serena e concordata per questa crisi”. Il Consiglio dei Diritti Umani, ha indicato l'osservatore permanente vaticano, “si è trovato molto concorde nel prendere la decisione di organizzare una sessione speciale per trattare la crisi libica”, nella quale hanno preso la parola l’Alto Commissario dei Diritti Umani e il rappresentante degli esperti indipendenti sui vari settori dei diritti umani. Gli Stati che si sono espressi, ha affermato, hanno condannato in modo “totale” l'“uso della violenza da parte delle autorità contro i civili, l’uso dei militari, di bombe, di mercenari”. “Tutto questo è chiaramente una violazione dei diritti più elementari, tra cui il diritto di riunirsi e di libertà d’espressione”, ha segnalato, sottolineando che le manifestazioni sono una conseguenza della “volontà popolare che cerca una partecipazione diversa nella gestione dello Stato”. Nel corso della riunione, ha proseguito mons. Tomasi, “sono state fatte delle raccomandazioni importanti”. “La prima è che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite – che ha l’autorità di farlo – sospenda dal Consiglio dei Diritti Umani la Libia - che è un membro di questo Consiglio - perché le autorità libiche si sono comportate in maniera del tutto contraria ai principi del Consiglio dei Diritti Umani”. La seconda raccomandazione, ha concluso, è quella di “creare una missione internazionale di inchiesta, che vada in Libia ad esaminare come stanno veramente le cose e a vedere come aiutare a rimediare e bloccare questa enorme violenza contro la popolazione civile”. E' impossibile accertare il numero delle vittime della repressione fino a questo momento. La televisione al-Arabiya ha parlato di 10.000 morti, altri parlano di 2.000. Molte fonti riferiscono di fosse comuni sulla spiaggia di Tripoli per seppellire le vittime.

Zenit

Lunedì udienza di Benedetto XVI al presidente del Parlamento europeo: al centro lo scenario internazionale e il rapporto tra Ue, Chiese e confessioni

L’incontro con Papa Benedetto XVI rappresenta il fulcro della giornata che Jerzy Buzek, presidente del Parlamento europeo, trascorrerà a Roma il 28 febbraio. L’udienza privata è fissata in Vaticano alle 11.00. Mezz’ora di colloqui durante i quali saranno affrontati i temi dell’attualità politica internazionale e il ruolo che svolge l’Ue sullo scenario continentale, mediterraneo e mediorientale. È probabile che si parli anche del rapporto tra Ue, Chiese e confessioni religiose, alla luce del nuovo Trattato di Lisbona. Il presidente incontrerà quindi il segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone e, dopo un briefing con la stampa, vedrà i rappresentanti dell’ordine di Malta, l’ambasciatore della Santa Sede presso l’Ue e infine, nel pomeriggio, avrà una confronto con Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, il cui nome è più volte circolato quale possibile successore di Jean-Claude Trichet alla guida della Banca centrale europea.

SIR

Sinodo dei vescovi 2012. Il 4 marzo la presentazione dei 'Lineamenta' della XIII Assemblea generale ordinaria sulla nuova evangelizzazione

Venerdì prossimo 4 marzo, alle ore 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede si terrà la conferenza stampa di presentazione dei "Lineamenta" per la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, in programma in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema "Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam - La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Interverranno mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi, e mons. Fortunato Frezza, sotto-segretario del Sinodo dei vescovi.

Benedetto XVI ha ricevuto ieri in udienza il presidente del Kurdistan. Nel colloquio la situazione dei cristiani nel Paese e in Iraq

Benedetto XVI ha ricevuto ieri in udienza il presidente del Governo Regionale Kurdo, Masoud Barzani, con il quale ha discusso della situazione dei cristiani in Iraq e nel Kurdistan. A riferire la notizia è lo stesso governo. Barzani, nel corso dell’incontro, ha presentato al Pontefice le sfide che i cristiani devono affrontare ed ha ribadito tutto il suo impegno, e quello del suo governo, per sostenerli davanti alla violenza in Iraq. Il presidente Barzani ha, inoltre, presentato un documento con schede e cifre sui cristiani che da sempre abitano in Kurdistan così come su quelli che vi si sono trasferiti alla ricerca di sicurezza e protezione. Da parte sua Benedetto XVI ha espresso a Barzani la sua gratitudine per il sostegno offerto alla comunità cristiana elogiandone l’impegno nel promuovere la pacifica coesistenza e la tolleranza religiosa in Iraq. Dal 2003 sono più di 10 mila le famiglie cristiane che si sono stabilite in Kurdistan in fuga dalla violenza e dagli attacchi mirati alla minoranza cristiana.

SIR

La Chiesa Cattolica Anglo-Luterana degli Stati Uniti entrerà a far parte dell'Ordinariato per gli ex anglicani americani di futura creazione

La famiglia dei convertiti dall’anglicanesimo al cattolicesimo si allarga ogni giorno di più. Merito di quell’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham che si sta rivelando efficace strumento di apostolato concreto. Anzi, una vera e propria “casa comune” per quell’esercito di “cristiani separati” che di fatto lo attendeva da tempo. Dopo numerosi anglo-cattolici (cosa non automatica, ma in un certo senso facile), ora è la volta (in tesi più ardua) della Chiesa Cattolica Anglo-Luterana (ALCC), come annuncia ufficialmente la sua massima autorità, l’arcivescovo metropolita Irl Allen Gladfelter di Kansas City, nel Missouri. Tutto è iniziato il 13 maggio 2009 quando l’ALCC scrisse al card. Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei cristiani, affermando di voler "cancellare gli errori del padre Martin Lutero per tornare all’Unica, Santa e Vera Chiesa Cattolica, fondata da Nostro Signore Gesù Cristo attraverso il beato San Pietro". Giratale la lettera per competenza, la Congregazione per la Dottrina della Fede rispose in giugno assicurando piena attenzione. Poi venne la grazia, come dicono i membri della Comunione Anglicana che oggi si convertono, della Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus", promulgata il 4 novembre dello stesso anno proprio per favorire l’istituzione di quegli Ordinariati personali che, sul modello di quello intitolato alla Vergine di Walsingham per il Regno Unito, stanno ora facendo con successo il giro del mondo. L’ALCC salutò l’evento con enorme favore e ne benedì gli effetti positivi esercitati su quei suoi fratelli e su quelle sue sorelle anglicani che per tramite di esso scelsero la comunione piena con Roma, ma quanto a sé se ne astenne elegantemente in nome della propria ascendenza luterana. E in attesa di una risposta diretta alla famosa lettera. Fu così che in ottobre l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, ebbe a informare l’ALCC che negli Stati Uniti era stato nominato un delegato episcopale, il card. Donald William Wuerl, con l’incarico preciso di assistere la stessa Congregazione nell’attuazione dell’"Anglicanorum coetibus" e che quindi i cattolici anglo-luterani statunitensi prendessero direttamente contatto con lui. "Sì!" è stata la risposta immediata del metropolita Gladfelter a nome del suo clero e del suo gregge. Ebbene, il 21 febbraio il metropolita Gladfelter ha reso ora pubblico l’invito rivoltogli dalla Chiesa Cattolica ad entrare nell’Ordinariato nordamericano, con tanto di risposta affermativa. Lo ha fatto con una e-mail inviata al suo amico don Christopher G. Phillips, che ne ha dato notizia sul blog The Anglo-Catholic. Don Phillips è parroco della chiesa cattolica di Our Lady of the Atonement di San Antonio, Texas; già ministro di culto anglicano in Inghilterra, poi episcopaliano negli Stati Uniti, si è convertito al cattolicesimo nel 1981 e due anni dopo, nonostante moglie e cinque figli, è stato ordinato sacerdote cattolico. E il blog The Anglo-Catholic è moderato da Christian Clay Columba Campbell, cattolico, direttore esecutivo della Three Fish Consulting che si occupa d’informatica a Orlando, la nota città della Florida dove pure sorge quella cattedrale dell’Incarnazione presso cui Campbell è attivissimo avendo tra l’altro organizzato il pellegrinaggio di conversione con cui la parrocchia, già episcopaliana, è diventata cattolica. Nel nome dell’"Anglicanorum Coetibus". Perché, come ama ricordare il metropolita Gladfelter, l’ex anglicano e oggi Beato della Chiesa Cattolica John Henry Newman disse un tempo: "Approfondire la storia significa smettere di essere protestanti".

Marco Respinti, La Bussola Quotidiana

La Chiesa Cattolica Anglo-Luterana

Il Papa in Croazia. Presentato il logo: una famiglia tenuta tra le mani di Dio. Alla Messa fedeli dalla Bosnia-Erzegovina e da altri Paesi

Una famiglia tenuta tra le mani di Dio: questo il logo (foto) del viaggio apostolico di Benedetto XVI in Croazia, previsto per sabato 4 e domenica 5 giugno a Zagabria. Il logo, secondo quanto riferito ieri dall’agenzia di stampa cattolica croata Ika, è correlato alla Giornata nazionale della famiglia, che verrà festeggiata in coincidenza con il viaggio del Pontefice. L’immagine, realizzata dal giornale della Conferenza Episcopale croata Glas Koncila, riproduce infatti una madre in attesa, insieme col padre e tre bambini; sullo sfondo una croce simboleggia la fede cristiana della famiglia, che è posta nelle mani di Dio, cui si affida. I principali colori del logo, giallo, bianco e blu, richiamano quelli dello Stato della Città del Vaticano e della città di Zagabria. Lo slogan scelto per il viaggio del Papa è “Insieme in Cristo”. Momento saliente sarà la Messa solenne che verrà celebrata insieme con decine di migliaia di fedeli provenienti, oltre che dalla Croazia, dalla Bosnia-Erzegovina e da altri Paesi.

SIR

'Ubi est, maneat': la risposta di Benedetto XVI alla candidatura del card. Ravasi ad arcivescovo di Milano. Non lascierà l'incarico nella Curia romana

Ubi est, maneat: con questa frase latina Benedetto XVI avrebbe risposto al suo segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone, che in una conversazione faceva emergere il nome del card. Gianfranco Ravasi (foto) come successore del card. Tettamanzi alla guida della diocesi di Milano. Il presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura, che ha ricevuto la berretta cardinalizia nell’ultimo Concistoro, continuerà nel suo lavoro in Curia, che svolge dal settembre 2007. Il Papa avrebbe infatti escluso anche un trasferimento a Venezia, nel caso che si rendesse libero il seggio patriarcale. Che potrebbe, eventualmente, rendersi disponibile se il Pontefice decidesse di chiedere al Patriarca, il card. Angelo Scola, di assumere il non facile compito di gestire la diocesi ambrosiana. L’esclusione di Ravasi, che sembrava un candidato “naturale” sotto la Madonnina, e che godeva appunto della simpatia del braccio destro di Benedetto XVI, rende più complicato il puzzle della sostituzione.

Marco Tosatti, San Pietro e dintorni

giovedì 24 febbraio 2011

Udienza del Papa al presidente del Libano: il Paese un messaggio di libertà e di rispettosa convivenza. Urgente risolvere i conflitti nei Paesi arabi

Papa Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Vaticano il presidente del Libano Michel Suleiman (foto) accompagnato dalla moglie e da uno dei tre figli. L'udienza privata tra i due leader, in francese e senza interprete, è durata trenta minuti. Durante l'incontro è stato sottolineato che ''il Libano, a motivo della presenza di diverse comunità cristiane e musulmane, rappresenta un messaggio di libertà e di rispettosa convivenza non solo per la Regione ma anche per il mondo intero''. Lo rende noto un comunicato della Sala Stampa vaticana. ''In tale contesto - prosegue la nota - la promozione della collaborazione e del dialogo fra le confessioni religiose si rivela sempre più necessaria. Si è quindi rilevata l'importanza dell'impegno delle Autorità civili e religiose per educare le coscienze alla pace e alla riconciliazione e si è auspicato che la formazione del nuovo Governo favorisca la desiderata stabilità della Nazione, chiamata ad affrontare importanti sfide interne e internazionali''. Durante i loro colloqui Suleiman e il Papa si sono anche ''soffermati sulla situazione del Medio Oriente, con particolare riferimento ai recenti avvenimenti in alcuni Paesi arabi, ed è stata espressa la comune convinzione che è urgente risolvere i conflitti ancora aperti nella Regione. Infine, particolare attenzione è stata dedicata alla situazione dei cristiani in tutta la regione ed al contributo che essi possono offrire per il bene dell'intera società''. Suleiman ha portato in dono al Pontefice un incensiere in oro e avorio del XVII secolo, proveniente da un monastero maronita della valle di Qannoubine. Dopo l'incontro con Benedetto XVI, il presidente libanese ha avuto un colloquio con il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e con il 'ministro degli esteri' vaticano, mons. Dominique Mamberti.

Benedetto XVI accetta le dimissioni dell'arcivescovo di Berlino Sterzinsky. Mons. Overbeck nominato ordinario militare per la Germania

Da tempo ammalato, il card. Georg Maximilian Sterzinsky aveva chiesto al Papa di lasciare la guida dell'arcidiocesi di Berlino al compimento dei 75 anni. E oggi il suo desiderio è stato accolto, le dimissioni sono state accettate, pur senza la nomina di un successore, che avverrà quanto prima. Benedetto XVI ha invece nominato il vescovo di Essen, mons. Franz-Josep Overbeck, ordinario militare per la Repubblica Federale di Germania, al posto del dimissionario mons. Walter Mixa.

Agi

La visita del Papa alle Fosse Ardeatine. La ragione dell'amore per fare i conti con la storia, su cui Benedetto XVI si è calato con coraggiosa umiltà

Ci si potrebbe chiedere, retoricamente: "Ma, dopo Auschwitz, che altro potrà dire, e si potrà dire?". Risposta: "Nulla". E forse, se si resta sul piano logico della parola, è anche vero, specie se ci si ricorda, o lo si va a rileggere, quel formidabile discorso. Ma l’annuncio della visita che Benedetto XVI compirà il prossimo 27 marzo alle Fosse Ardeatine (foto) non è di quelli da liquidare in fretta. Perché il Papa è il Papa. Ed è tedesco. L’immenso blocco di granito che sovrasta il Mausoleo dove nel 1944 i nazisti uccisero per rappresaglia trecentotrentacinque italiani, è uno di quei monumenti che parlano. Quando ci stai sotto, ti restituisce tutta l’oppressione dell’orrore che vogliono rappresentare. Te lo senti addosso, appiccicato alla pelle come un gelido, pesante sudore di pietra. Potresti visitarlo cento volte all’anno senza mai assuefarti. Le file di tombe. I nomi che ancora mancano. Joseph Ratzinger, il Papa, l’uomo che è Papa, verrà qui. A sentire quel sudore sulla sua pelle. Pregherà. Parlerà. Ma farà anche quacos’altro. Molto s’è detto su quello che Karol Wojtyla-Giovanni Paolo II ha fatto per la sua Polonia, e per tutti i polacchi. Su quanto abbia influito sul corso della storia della sua patria. Ma poco, o quasi nulla, s’è detto su quello che Benedetto XVI sta facendo per la sua, di patria. Che ancora non ha fatto tutti i conti col suo terribile passato, tabù esorcizzato in un complesso di leggi che, se puniscono ogni negazionismo, non possono assolvere da quella sorta di complesso di colpa collettivo che ancora attraversa in mille forme la società tedesca. E dove, per odioso contrasto, il revanscismo nazionalsocialista è più insidioso e scoperto. Dalla visita ad Auschwitz a quella al cimitero polacco di Montecassino, passando dall’omelia della Messa per la Beatificazione di John Henry Newman fino alle Fosse Ardeatine, Papa Ratzinger s’è calato in questa storia in punta di piedi. Con un’enorme, coraggiosa umiltà, consapevole del peso che la sua germanicità avrebbe avuto su ogni suo gesto, su ogni sua parola. Ponendosi le domande irrisolte di tutti, "Dove era Dio in quei giorni? Perché Egli ha taciuto? Come poté tollerare questo eccesso di distruzione, questo trionfo del male?", e invitando a gridare verso Dio non la nostra rabbia, ma che "spinga gli uomini a ravvedersi, così che riconoscano che la violenza non crea la pace, ma solo suscita altra violenza". È stato, è, il suo, un mettersi faccia a faccia con la più difficile delle storie, nella prospettiva di un tedesco che ha "vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista". E che nella fede nel "Dio della ragione" attinge la forza per proclamare la "ragione dell’amore". Quel 28 maggio del 2006, il giorno della visita ad Auschwitz, c’era un tempo da lupi. Freddo, e pioggia battente dalle nuvole pesanti che rendevano ancora più spettrale lo sconvolgente scenario del campo di sterminio. Quando Benedetto XVI iniziò il suo discorso, dal palchetto eretto là dove un tempo si fermava la locomotiva dei treni dai cui vagoni piombati scendevano gli sventurati destinati alla morte, la pioggia si fermò. In pochi minuti il cielo si aprì, e un gigantesco arcobaleno si disegnò nel cielo, levandosi dal Krematorium 2 ad attraversare in diagonale tutto il campo. Fosse stato un film, si sarebbe pensato a una pessima sceneggiatura. Troppo voluta. Troppo kitsch. Troppo troppo. Ma non era un film. Per questo tanta gente piangeva.

Salvatore Mazza, Avvenire

Il 28 febbraio il presidente del Parlamento europeo incontra il Papa: i politici ascoltino quello che un uomo di fede e cultura come lui ha da dire

“Noi politici in Europa dovremmo ascoltare quello che un uomo di fede e di cultura come Joseph Ratzinger ha da dire. Non è soltanto un capo di Stato, ma è prima di tutto il supremo Pontefice della Chiesa Cattolica: una comunità di credenti che ha dato forma all’Europa”. Jerzy Buzek, polacco, prima militante in Solidarnosc contro il regime e poi premier a Varsavia dal 1997 al 2001, ora presidente del Parlamento europeo, lunedì 28 febbraio sarà in Vaticano per una visita a Papa Benedetto. L'agenzia SIR Europa lo ha intervistato a Bruxelles alla vigilia del suo viaggio. “In un periodo di grandi cambiamenti in Europa e nel mondo – afferma -, tutti noi abbiamo bisogno di qualche orientamento. L’est e l’ovest finalmente crescono di pari passo. Noi, in Europa, stiamo cominciando a respirare nuovamente con tutti e due i polmoni, come aveva chiesto il grande Giovanni Paolo II”. Il presidente dell’Assemblea Ue dichiara: “So che forse una delle più grandi preoccupazioni della Chiesa Cattolica in questi giorni è la persecuzione dei cristiani in Medio Oriente. Si tratta di una preoccupazione che qui, al Parlamento europeo, condividiamo profondamente, e stiamo incoraggiando Catherine Ashton, Alto rappresentante per gli affari esteri dell’Ue, ad aprire la strada con misure concrete in difesa della libertà religiosa”. “L’integrazione europea ha sempre due dimensioni: riunire le nazioni in un’unica Unione e supportare ogni cittadino nella ricerca del proprio posto in una società globalizzata”. Il presidente del Parlamento Ue specifica: “Si prendano ad esempio la sfida globale della migrazione, la sfida europea dell’invecchiamento delle società e la sfida locale della disintegrazione delle comunità. Sono tutte sfide interconnesse tra di loro”. E, prendendo spunto dai problemi dell’attualità, aggiunge: “L’immigrazione verso l’Europa è un dato di fatto e aumenterà negli anni a venire. Dovremo trovare una risposta europea a questo problema”. Quindi aggiunge: “Gli eventi che si verificano in Libia, Tunisia, Egitto e in tutto il mondo arabo ispirano speranza. Dal primo momento, ho sostenuto in pieno le legittime aspirazioni dei popoli. Come vicini, amici e partner, dobbiamo proteggere i fiori della libertà”. Delle famiglie Buzek dice: “Sono il cuore stesso di tutta la società umana. Dobbiamo proteggerle e accudirle”. Infine un messaggio ai giovani: “Non perdete fiducia nel bene che possiamo fare. Non perdete la speranza che questo possa essere realizzato. Voi siete l’Europa e noi abbiamo bisogno che voi sosteniate l’Europa”.

SIR

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Il Papa con i volontari della GMG: la sera del 21 agosto Benedetto XVI ripeterà a Madrid l’incontro di Sidney

I volontari della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid 2011 avranno il privilegio di godersi un incontro tutto per loro con il Papa. Al momento ci sono 14.500 volontari iscritti dal Brasile, dall'Italia e dagli USA, ma anche da Taiwan, Giappone, Arabia Saudita e Georgia. Alcuni di quelli che saranno volontari o lo sono già stati dicono che: “La testimonianza più bella che possiamo offrire al mondo è la gioia della nostra fede”. “Benedetto XVI è un gran padre”. “Noi cristiani dobbiamo essere sempre allegri e gioiosi di professare la nostra fede”. Domenica 21 agosto alle 17.30 nell'area della fiera di IFEMA si terrà un incontro con i volontari partecipanti alla GMG di Madrid 2011. La “Institución Ferial de Madrid” è uno spazio di esposizione internazionale di 200.000 m2 distribuito tra 12 padiglioni, anche se per la GMG si trasformerà in un importante centro logistico. Sarà lì che i volontari riceveranno una delle grandi ricompense per le loro dure giornate di lavoro. Questo incontro ha avuto il suo precedente durante la GMG di Sidney 2008, quando Benedetto XVI ha voluto ringraziare “per il generoso impegno di tempo e di energia che avete speso, per permettere uno svolgimento senza intoppi di ciascuno degli eventi che abbiamo celebrato insieme”. Questo incontro definito dai volontari “molto diretto” è stato il primo in tutta la storia della GMG. Quest'estate a Madrid i suoi volontari godranno di nuovo di questo immenso privilegio. Come ci racconta Julia Martínez, volontaria a Colonia 2005, Sidney 2008 e ora a Madrid, il lavoro è realmente arduo e richiede sforzo e sacrificio, è “un’esperienza incredibile, ti apre la mente e il cuore”. Vale la pena essere volontario: “tutta la stanchezza dei duri giorni di lavoro è sfumata dopo le parole affettuose del Papa nei nostri confronti”. Anche Cristina Fumagalli, volontaria a Sidney 2008, ci racconta le sue impressioni sulla GMG del 2008 e quello che ha significato per lei quell’incontro con Benedetto XVI. “C’erano giovani di tutte le nazionalità. I volontari erano felici di essere lì con il Santo Padre”. L’incontro di Sidney, che tornerà a ripetersi a Madrid, è stato “impressionante”. Julia ce lo descrive come “un avvenimento in cui il Papa è passato vicino ai volontari. C’era molta gente ma si preoccupava di ognuno di noi”. L’incontro è iniziato con delle testimonianze di alcuni giovani ed è terminato con le parole amorevoli di Benedetto XVI: “Leggiamo negli Atti degli Apostoli che ‘vi è più gioia nel dare che nel ricevere’, ma io ho fiducia che voi abbiate anche ricevuto molto da quanti avete servito così generosamente nel corso delle nostre celebrazioni. A voi tutti dico un sincero e sentito grazie”. I volontari rappresentano, senza alcun dubbio, un fattore fondamentale della riuscita delle Giornate Mondiali della Gioventù. Anzi, senza di loro sembrerebbe impossibile l’organizzazione e la buona riuscita di un evento così importante. A Madrid arriveranno 2 milioni di persone da tutte le parti del globo e come ospite d’eccezione ci sarà Benedetto XVI. La stima dei volontari per Madrid 2011 è di 25.000 persone che avranno ogni tipo di compito, dalle questioni puramente logistiche fino ai lavori più tecnici come tutto ciò che ha a che fare con la padronanza delle lingue. Che sia prestando servizio ai diversamente abili, o facendo da traduttore o lavorando come operatore in un call center, essere volontario è un’esperienza sia umana che spirituale che non lascia indifferente nessuno. Al momento le iscrizioni ruotano intorno alle 14.500 persone che verranno da tutto il mondo. La Polonia con 1.200 volontari è il Paese che in questo momento fornisce l’apporto maggiore dopo la Spagna, dato che i volontari polacchi sono più specializzati in quanto alla formazione e padronanza delle lingue. Alcuni di loro arrivano a parlare fino a 4 lingue. Tra i più numerosi abbiamo i gruppi di volontari del Brasile, dell’Italia e degli USA. Parteciperanno volontari di Taiwan, Giappone, Arabia Saudita e Georgia. Ci sarà anche un'alta percentuale di volontari di Madrid, e si invitano tutti i giovani madrileni ad iscriversi come volontari, per essere autentici anfitrioni di questo grande avvenimento che si celebrerà nella loro città. Per quel che riguarda la classificazione per sesso, per il momento sono le ragazze le più impegnate, dato che costituiscono il 62% del gruppo mentre i ragazzi il 38%. Divisi per età, il gruppo più numeroso è formato da giovani tra i 20 e i 23 anni, 2.938 volontari, seguiti dal gruppo di quelli tra i 25 e i 28 con 1.881 collaboratori, e quelli tra i 23 e i 25 anni con 1.720 persone. Continua in queste giorni la formazione del gruppo dei volontari. È molto importante la padronanza delle lingue, dato che verranno persone da ogni angolo del pianeta. Senza dubbio vivere così da vicino un evento di tale grandezza è un’opportunità unica, fondamentalmente per la presenza del Santo Padre, ma anche per tutto quello che Madrid 2011 può regalare per la propria vita e per l’occasione di conoscere nuove persone e culture. Julia ci racconta che “ti rendi conto che Dio mette nelle tue mani delle persone perché tu le possa aiutare, tu puoi cambiare loro la vita”. Dal canto suo Cristina ci dice che a Sidney ha vissuto in prima persona “l’universalità della Chiesa”. Senza dubbio l’incontro che Benedetto XVI terrà con tutti i volontari è un motivo in più per prestare il proprio servizio e aiuto disinteressati alla GMG.

GMG 2011 - Sito ufficiale

La Fondazione Joseph Ratzinger-Benedetto XVI cerca tre teologi da premiare, con l’aiuto del Papa e del suo nuovo libro su Gesù

Per l’uscita nelle librerie, il prossimo 11 marzo, del secondo volume del libro del Papa dedicato a Gesù di Nazaret e al suo ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione, che secondo quanto apprende Il Foglio si tratta di 380 pagine in tutto, 66 in meno del primo tomo, non c’è soltanto l’attesa del grande pubblico (il 10 marzo una presentazione avverrà in Vaticano alla presenza del prefetto dei vescovi, il card. Marc Ouellet, e dello scrittore Claudio Magris); c’è anche quella della Fondazione vaticana Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Per volere dello stesso Papa la neonata Fondazione persegue lo scopo che il libro soddisfa col sol fatto d’essere pubblicato: promuovere la conoscenza e lo studio della teologia. La Fondazione è nata grazie ai soldi che la Libreria Editrice Vaticana ha guadagnato dalla vendita dei libri di Papa Ratzinger da quando questi è stato eletto al soglio di Pietro. Si tratta in tutto di quasi due milioni e mezzo di euro lasciati dal Pontefice quale patrimonio di base di una fondazione che fa della ricerca di Dio il suo proprio e principale senso d’esistenza. Studiare Dio. Promuovere incontri su di lui. E, infine, premiare studiosi che si sono contraddistinti per particolari meriti nell’attività di pubblicazione e nella ricerca scientifica. E’ il senso di questa Fondazione unica all’interno delle sacre mura. Una istituzione che rispecchia nel profondo uno dei centri del pontificato ratzingeriano: la primizia di Dio dentro la vita della Chiesa. L’evento clou dei prossimi mesi sarà quando, prima della fine del 2011, Papa Ratzinger premierà tre studiosi (in molti in Vaticano attendono con curiosità di conoscere i loro nomi) che si sono contraddistinti negli studi biblici, patristici e nel campo della teologia fondamentale. Se un tempo il Papa premiava i teologi migliori concedendo loro la porpora cardinalizia, per questo furono designati cardinali Hans Urs Von Balthasar, morto sulla strada che lo portava a Roma per il concistoro, Henri-Marie de Lubac e Yves-Marie-Joseph Congar, oggi per poter premiare anche teologi di sesso femminile insieme a laici appartenenti al mondo delle accademie teologiche si è scelta questa nuova strada che ha in mons. Giuseppe Scotti, presidente della LEV e segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, il braccio operativo. E in Georg Gänswein, Camillo Ruini, Tarcisio Bertone, Angelo Amato, Jean-Louis Bruguès e Luis Francisco Ladaria, coloro che sono incaricati di offrire un adeguato supporto scientifico. Era il 10 giugno dello scorso anno quando il Papa rispondeva in Piazza San Pietro alle domande di alcuni preti. Parlò di una teologia cattiva, “che viene dall’arroganza della ragione, che vuole dominare tutto e fa passare Dio da soggetto a oggetto”. E c’è una teologia buona, attaccata alla fede della Chiesa senza “sottomettersi a tutte le ipotesi del momento”. E’ a questa teologia che il Papa guarderà per premiare i più meritevoli.

Paolo Rodari, Il Foglio

mercoledì 23 febbraio 2011

Costituita dal card. De Paolis una commissione di cinque esperti per lo studio e la revisione della situazione economica dei Legionari di Cristo

Il delegato pontificio per i Legionari di Cristo, card. Velasio De Paolis, ha costituito una commissione per lo studio e la revisione della situazione economica della Congregazione, come aveva già annunciato nella sua lettera del 19 ottobre 2010. I Legionari sarebbero in difficoltà economiche per il calo delle donazioni dovuta agli scandali del fondatore. La commissione, informa una nota della congregazione, sarà composta da mons. Domenico Calcagno, segretario dell'Amministrazione della Sede Apostolica, che la presiederà, mons. Mario Marchesi, uno dei quattro consiglieri del delegato Pontificio, Rosino Antonio Morelli, collaboratore della Prefettura degli Affari economici della Santa Sede, il legionario padre Eduardo Vigneaux, amministratore generale della Legione di Cristo e padre Alberto Simàn, che collabora con la segreteria generale della Legione di Cristo. La commissione sarà dedicata a studiare quel che riguarda il campo amministrativo nella Congregazione al fine di chiarire definitivamente le questioni e rispondere alle preoccupazioni che alcuni hanno presentato e di revisionare quali migliorie possono mancare in questo campo. Lo scorso 4 gennaio, il card. De Paolis insieme ai suoi consiglieri e a mons. Calcagno hanno già ricevuto una presentazione dettagliata sulle informazioni finanziarie delle opere e dei territori della Congregazione, la situazione patrimoniale e amministrativa, l'uso dei fondi disponibili secondo le finalità della congregazione al servizio della Chiesa e degli uomini, l'organizzazione corporativa e societaria, i debiti contratti principalmente da alcuni centri educativi per finanziare la loro fondazione, il loro sviluppo e la struttura di gestione operativa e di servizi che sono cresciuti nel tempo sotto il nome di 'Integer'. La commissione ha una funzione consultiva e informerà il delegato pontificio, il direttore generale e i loro rispettivi consigli.

Il Papa a San Marino e Pennabilli. Pubblicato dalla Sala stampa vaticana il programma ufficiale. Confermati tutti i momenti anticipati da mons. Negri

La Sala Stampa vaticana ha reso noto oggi il programma ufficiale della visita pastorale di Benedetto XVI alla diocesi di San Marino-Montefeltro in programma domenica 19 giugno, presentato ieri dal vescovo Luigi Negri. Il Papa giungerà alle 9.15 all’Eliporto di Torraccia, nella Repubblica di San Marino. Presiederà la celebrazione eucaristica alle 10.00 nello Stadio di Serravalle. Alle 12.30 il pranzo nella Casa San Giuseppe a Valdragone, con il saluto degli organizzatori diocesani della visita e dei membri della Fondazione Internazionale “Giovanni Paolo II”. La visita ufficiale alla Repubblica di San Marino inizierà alle 16.30 con l’accoglienza dei Capitani reggenti, gli onori militari e l’esecuzione degli inni in Piazza della Libertà. Seguiranno la presentazione dei ministri del Governo, la firma del Libro degli ospiti illustri, il colloquio privato con i Capitani reggenti, con lo scambio di doni nella Sala del Consiglio dei XII del Palazzo Pubblico. Alle 17.30 si svolgerà l’incontro ufficiale con i membri del Governo, del Congresso e del Corpo Diplomatico nella Sala del Consiglio Grande e Generale del Palazzo Pubblico, seguito dal saluto degli organizzatori della visita e del cerimoniale di Stato. Il Papa si recherà poi in visita alla Basilica di San Marino con venerazione delle Reliquie di San Marino. Subito dopo, il trasferimento a Pennabilli, in provincia di Rimini, con la visita alla Cattedrale. Alle 19.15, l’incontro con i giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro in Piazza Vittorio Emanuele. Alle 20.00, la partenza in elicottero dal Campo sportivo di Pennabilli per il rientro in Vaticano.

Radio Vaticana

Domenica 27 marzo Benedetto XVI visiterà il Sacrario delle Fosse Ardeatine nel 67° anniversario dell'eccidio in cui morirono 335 italiani

Benedetto XVI visiterà domenica 27 marzo il Sacrario delle Fosse Ardeatine. ''Accogliendo l'invito dell'Associazione Nazionale tra le Famiglie italiane dei Martiri caduti per la libertà della Patria (Anfim) - si legge in un comunicato della Prefettura della Casa Pontificia -, il Santo Padre si recherà in visita privata al Sacrario delle Fosse Ardeatine, nel 67° anniversario dell'eccidio, domenica 27 marzo 2011, alle ore 10''. Benedetto XVI sarà il terzo Papa a recarsi in visita al monumento inaugurato nel 1949 a ricordo della strage nazista. Il Sacrario delle Fosse Ardeatine venne creato per ricordare il massacro perpetrato dai nazisti a Roma, il 24 marzo 1944, nelle cave di pozzolana della via Ardeatina come rappresaglia per l'attentato partigiano avvenuto il giorno prima in via Rasella a Roma, in cui morirono 33 soldati tedeschi. In quell'eccidio, organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943, furono assassinati 335 tra civili e militari italiani (75 di questi erano ebrei). Prima di lui hanno visitato le Fosse Ardeatine Paolo VI il 12 settembre 1965 e Giovanni Paolo II il 21 marzo 1982.

Benedetto XVI: Dio allevi le sofferenze delle persone provate dal sisma in Nuova Zelanda. La Fiaccola Benedettina ravvivi la luce della fede in Europa

“Un nuovo terremoto ancora più devastante di quello dello scorso settembre ha colpito la città di Christchurch in Nuova Zelanda, causando notevoli perdite di vite e la scomparsa di molte persone, per non parlare dei danni agli edifici”. Lo ha ricordato questa mattina Benedetto XVI nei saluti in inglese, al termine dell’Udienza generale. “In questo momento il mio pensiero – ha affermato il Papa - va soprattutto alle persone che vengono messe a dura prova da questa tragedia. Chiediamo a Dio di alleviare le loro sofferenze e di sostenere tutti coloro che sono coinvolti nelle operazioni di soccorso. Chiedo anche a voi – ha aggiunto il Santo Padre – di unirvi a me nella preghiera per chi ha perso la vita”.
Al momento dei saluti in lingua italiana, il Papa ha rivolto un cordiale benvenuto alle delegazioni giunte da Norcia e Cassino, che hanno portato la Fiaccola Benedettina della Pace. La Fiaccola, benedetta dal Papa, partirà il prossimo 1° marzo alla volta di Londra per una celebrazione ecumenica: “Cari amici, mentre vi ringrazio per l’odierna visita, faccio voti che la tradizionale iniziativa contribuisca a ravvivare la luce della fede, specialmente in Europa e sia portatrice di concordia e di riconciliazione”.

SIR, Radio Vaticana

Il Papa: non c’è vera riforma della Chiesa senza una riforma personale e la conversione del cuore. Illuminare con la fede e la preghiera ogni azione

Udienza Generale questa mattina nell’Aula Paolo VI, dove Benedetto XVI ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi, il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla figura di San Roberto Bellarmino, della Compagnia di Gesù, cardinale, vescovo e dottore della Chiesa (1542-1621).
''San Roberto Bellarmino, del quale desidero parlarvi oggi, ci porta con la memoria al tempo della dolorosa scissione della cristianità occidentale, quando una grave crisi politica e religiosa provocò il distacco di intere Nazioni dalla Sede apostolica'', ha esordito il Papa. Attraverso i suoi scritti di teologia e spiritualità svolse un ruolo importante nella Chiesa del dopo Concilio di Trento per rispondere alla Riforma protestante, nata da “una grave crisi politica e religiosa”. "Le sue 'Controversiae' costituirono un punto di riferimento, ancora valido, per l’ecclesiologia cattolica sulle questioni circa la rivelazione, la natura della Chiesa, i sacramenti e l’antropologia teologica. In esse appare accentuato l’aspetto istituzionale della Chiesa, a motivo degli errori che allora circolavano su tali questioni. Tuttavia Bellarmino chiarì gli aspetti invisibili della Chiesa come Corpo mistico”. “Egli evita ogni taglio polemico e aggressivo nei confronti delle idee della Riforma, ma utilizzando gli argomenti della ragione e della Tradizione della Chiesa, illustra in modo chiaro ed efficace la dottrina cattolica”. Membro di numerose Congregazioni, il porporato gesuita ebbe anche incarichi diplomatici, e tuttavia, ha detto il Pontefice, i gravosi uffici di governo “non gli impedirono di tendere quotidianamente verso la santità”. Ha così messo l’accento sul suo impegno nella predicazione: “La sua predicazione e le sue catechesi presentano quel medesimo carattere di essenzialità che aveva appreso dall’educazione ignaziana, tutta rivolta a concentrare le forze dell’anima sul Signore Gesù intensamente conosciuto, amato e imitato”. Nei suoi scritti, ha poi osservato il Papa, si avverte in modo chiaro “il primato che egli assegna agli insegnamenti del Signore”. San Bellarmino fu dunque modello di preghiera, “una preghiera che ascolta la Parola del Signore”, che “non si ripiega su stessa, ma è lieta di abbandonarsi a Dio”. “Un segno distintivo della spiritualità del Bellarmino è la percezione viva e personale dell’immensa bontà di Dio, per cui il nostro Santo si sentiva veramente figlio amato da Lui ed era fonte di grande gioia il raccogliersi, con serenità e semplicità, in preghiera, in contemplazione di Dio”. Egli, ha aggiunto, visse ''nella fastosa e spesso malsana società dell'ultimo Cinquecento e del primo Seicento'' e ''da questa contemplazione ricava applicazioni pratiche e vi proietta la situazione della Chiesa del suo tempo con vivace afflato pastorale''. Formato alla spiritualità ignaziana, ha poi aggiunto, il Bellarmino indica come norma sicura del buon vivere e del buon morire “il meditare spesso e seriamente che si dovrà rendere conto a Dio delle proprie azioni” e cercare “di non accumulare ricchezze in questa terra, ma di vivere semplicemente e con carità in modo da accumulare beni in Cielo”. Richiamò inoltre con forza il clero e i fedeli ad una riforma personale della propria vita: ''Il Bellarmino insegna con grande chiarezza e con l'esempio della propria vita che non puoò esserci vera riforma della Chiesa se prima non c'è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore''. “Avvenimenti prosperi o avversi, ricchezze e povertà”, ha detto il Papa riecheggiando uno scritto del Santo gesuita, “il sapiente non deve né cercarli, né fuggirli per se stesso. Ma sono buoni e desiderabili solo se contribuiscono alla gloria di Dio”. “Non sono parole passate di moda, ma da meditare a lungo per orientare il nostro cammino su questa terra. Ci ricordano che il fine della nostra vita è il Signore, il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo, nel quale Egli continua a chiamarci e a prometterci la comunione con Lui”. Queste parole, ha soggiunto, ci ricordano “l’importanza di confidare nel Signore, di spenderci in una vita fedele al Vangelo, di accettare e illuminare con la fede e con la preghiera ogni circostanza e ogni azione della nostra vita, sempre protesi all’unione con Lui”.

Asca, Radio Vaticana, AsiaNews

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa