giovedì 31 marzo 2011

Ordinato in Cina con l'approvazione del Papa e il riconoscimento del governo di Pechino il vescovo di Jiangmen. La diocesi era vacante dal 2007

Circa 1.500 fedeli hanno partecipato ieri a Jiangmen alla prima ordinazione episcopale in Cina dall'ordinazione illecita di padre Joseph Guo Jincai come vescovo di Chengde nel novembre scorso. Padre Paul Liang Jiansen, 46 anni, è stato ordinato vescovo di Jiangmen con l'approvazione del Papa e il riconoscimento del governo, riferisce la Union of Catholic Asian News. L'ordinazione episcopale si è svolta nella Cattedrale del Cuore Immacolato di Maria a Jiangmen, nella zona meridionale della provincia di Guangdong. Più di 40 Vescovi e sacerdoti hanno concelebrato la Messa di ordinazione del vescovo Liang, e la Cattedrale e il cortile erano gremiti, ha riferito UCANews. Centinaia di fedeli hanno seguito l'ordinazione su maxischermi allestiti fuori la chiesa. Il presule ha detto ad AsiaNews di sentirsi “sollevato” e “sostenuto” per il fatto che la Liturgia si sia svolta senza incidenti. Tutto il clero che ha partecipato alla cerimonia è in buone relazioni con la Santa Sede. “La mia croce è pesante”, ha riconosciuto, “ma ho fiducia nel Signore perché mi progetta e mi aiuti nel ministero episcopale”. Il vescovo ha affermato che le sue priorità includono la formazione spirituale di sacerdoti e suore, così come dei laici. “A Pasqua vi saranno cinque o sei nuovi battesimi”, ha aggiunto. La diocesi di Jiangmen era vacante dal 2007, quando il vescovo Pietro Paolo Li Panshi è morto all'età di 95 anni. La diocesi ha circa 20.000 cattolici, soprattutto nelle città di Foshan, Jiangmen e Zhongshan, e in 20 zone rurali. I suoi 7 sacerdoti e le circa 20 suore devono parlare tre lingue, cantonese, hacca e mandarino, per svolgere la propria opera pastorale. La diocesi ospita il Santuario di Shangchuan, che commemora la morte di San Francesco Saverio nel 1552. Il vescovo Liang ha rivelato che il suo stemma reca l'immagine di questo Santo e quella di padre Matteo Ricci. Liang Jiansen è nato nel 1964 ed è stato battezzato nel 1985. E' stato ordinato sacerdote nel 1991 e ha servito nella diocesi di Jiangmen dal 1995. E' stato nominato vicario generale della diocesi dal suo predecessore, il vescovo Li, ed eletto vescovo di Jiangmen nel novembre 2009.

Zenit

Mons. Schevchuk: siamo una Chiesa orientale, sinodale e cattolica. Dal Papa per confermare la nostra piena, visibile e reale comunione con lui

“Siamo una Chiesa orientale, sinodale e cattolica”, e “oggi siamo venuti dal Santo Padre per manifestare questa nostra natura ecclesiale” e “confermare la nostra piena, visibile e reale comunione con il Successore di Pietro”. Esordisce così mons. Sviatoslav Schevchuk, neoeletto arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč (nella foto con Benedetto XVI) della Chiesa greco-cattolica ucraina, incontrando i giornalisti nella Sala stampa della Santa Sede dopo essere stato ricevuto questa mattina da Benedetto XVI in udienza privata, insieme con il Sinodo permanente Ugcc. Mons. Schevchuk, 40 anni, dichiara che il Papa “sarà il benvenuto quando verrà in Ucraina” ma che “oggi non si è parlato di una sua visita imminente”, ed esprime gratitudine al Pontefice per la “conferma dell’elezione di un arcivescovo così giovane: è una manifestazione della sua fiducia nella mia persona”, ma precisa che nella sua Chiesa l’età media dei sacerdoti è intorno ai 35 anni. Richiamando la presenza dei rappresentanti delle tre Chiese Ortodosse in Ucraina alla cerimonia della sua intronizzazione, lo scorso 27 marzo nella cattedrale della Resurrezione di Kyiv, l’arcivescovo parla di “un segno di speranza” per il futuro delle relazioni e per “il progresso del dialogo ecumenico”. In tale ambito mons. Schevchuk auspica tra la Chiesa greco-cattolica e le Chiese ucraine ortodosse del patriarcato di Mosca, del patriarcato di Kyiv e autocefala, “dialogo costruttivo, cooperazione e convivenza” per “una alleanza strategica a difesa dei valori cristiani, in Ucraina e in Europa”. Tre in particolare, spiega all'agenzia SIR, le priorità pastorali dell’Ugcc: “La nuova evangelizzazione, l’inculturazione e la presenza sociale nella società”. “Anche in Ucraina – afferma – dobbiamo contrastare l’ondata di secolarizzazione che viene dall’Europa. Il nostro tesoro di fede, consolidato dal sangue dei martiri, non deve andare perduto, ma deve essere trasmesso alle nuove generazioni”. Quanto all’inculturazione, “dobbiamo tradurre in ucraino i testi liturgici perché tradurli significa incarnare i valori cristiani nell’odierna cultura e avvicinarli alla gente”. Per mons. Schevchuk l’impegno della Chiesa deve esprimersi anche in termini di “presenza e servizio nella società ucraina postcomunista ispirati ai principi del magistero sociale della Chiesa”, ossia di contributo alla “ricostruzione del tessuto morale della società”. Molti tuttavia i segni di speranza per il futuro della Chiesa e del Paese: l’alto numero delle vocazioni sacerdotali e religiose e “la nuova generazione di politici giovani e capaci”, con i quali, annuncia, “senza entrare nello specifico delle loro convinzioni politiche, ho intenzione di entrare in contatto”. Monsignor Schevchuk non ha nascosto qualche perplessità nei confronti delle autorità politiche ucraine. "Come cittadino ucraino rispetto il mio presidente, spero che anche lui rispetti me", ha detto. Quanto al progetto di chiedere al Papa di innalzare la sede cattolico-ucraina da arcivescovado a patriarcato, preannunciato dallo stesso Schevchuk prima del viaggio a Roma, "la nostra Chiesa sta crescendo e si sta strutturando. Ma naturalmente aspettiamo che sia il Papa a decidere e ci fidiamo della sua saggezza".

SIR, TMNews

L'intenzione di preghiera del Papa di aprile: la Chiesa offra alle nuove generazioni attraverso il Vangelo ragioni sempre nuove di vita e speranza

Per il mese di aprile che sta per iniziare, Papa Benedetto XVI chiede ai fedeli di tutto il mondo di pregare affinché la Chiesa dia ai giovani motivi di speranza. E' la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera per il quarto mese dell'anno, contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera, un'iniziativa seguita da quasi 50 milioni di persone nei cinque continenti. “Perché la Chiesa sappia offrire alle nuove generazioni, attraverso l'annuncio credibile del Vangelo, ragioni sempre nuove di vita e di speranza”, dice infatti l'intenzione generale. Ogni mese, il Papa propone anche un'intenzione missionaria. Quella di aprile recita: “Perché i missionari, con la proclamazione del Vangelo e la testimonianza di vita, sappiano portare Cristo a quanti ancora non lo conoscono”.

Zenit

I vescovi del Belgio prenderanno in esame la relazione della Commissione speciale del Parlamento per i casi di abuso sessuale da personale religioso

I vescovi e i superiori maggiori delle Congregazioni religiose del Belgio prenderanno in esame “nel più breve tempo possibile la relazione” della Commissione speciale istituita dal Parlamento per affrontare i casi di abuso sessuale commessi da personale religioso. In un comunicato diffuso dalla Conferenza Episcopale belga, vescovi e superiori religiosi esprimono la “loro stima” per l’iniziativa promossa dal Parlamento che ha svolto in questi ultimi mesi “un lavoro intenso” che ha richiesto anche “un’ampia consultazione di testimoni ed esperti” per il trattamento dei casi di abuso sessuali e fatti di pedofilia commessi in una relazione di autorità, in particolare in seno alla Chiesa. La Commissione ha quindi reso una noto una serie di raccomandazioni al Parlamento. “Le vittime di questi abusi – dicono i vescovi – si sono visti conferire giustamente tutta l’attenzione necessaria; e ciò è quello che sta a cuore anche ai vescovi e ai superiori maggiori”. Le raccomandazioni declinate dalla Commissione parlamentare, tra cui anche quella relativa agli indennizzi, saranno quindi valutate dall’episcopato belga “nel più breve tempo possibile”. “Affiancati da esperti”, vescovi e superiori promettono quindi che “studieranno attentamente” il rapporto. “Si tratta – concludono – di una problematica specifica e delicata che deve essere approcciata con massima competenza”.

SIR

Il Papa solleva il vescovo di Pointe-Noire in Congo-Brazzaville dalla cura pastorale della diocesi per problemi di gestione e tensioni interne

Il Papa ha sollevato dalla cura pastorale della diocesi di Pointe-Noire (Congo-Brazzaville) il vescovo mons. Jean-Claude Makaya Loemba. Lo rende noto un comunicato della Sala stampa vaticana. La decisione di Benedetto XVI, spiegano dalla Sala tampa vaticana, è legata alle modalità di gestione della diocesi da parte del prelato, giudicate negativamente e che avevano sollevato molte critiche anche tra il clero. Il fatto che il Pontefice abbia "sollevato" dall'incarico il vescovo, come specificato nel comunicato vaticano, indica che mons. Loemba aveva opposto resistenze alle sue dimissioni. La Sala stampa vaticana ha specificato che non ci sono motivazioni relative a una sfera morale, dietro la decisione di Benedetto XVI, ma esclusivamente cause legate alla gestione, anche economica, della diocesi e a tensioni interne alla stessa diocesi che si erano determinate.

L'Unico

Pasqua 2011. La prima donna di Benedetto XVI per la Via Crucis del Venerdì Santo. Ma i testi più 'esplosivi' restano quelli del card. Ratzinger

Si chiama Maria Rita Piccione, è una suora agostiniana a capo del monastero dei Santi Quattro Coronati vicino al Colosseo. E’ lei la prima donna alla quale, sotto il cielo del pontificato di Benedetto XVI, è stato affidato un incarico delicato: scrivere i testi delle meditazioni della Via Crucis che il Papa presiederà il prossimo Venerdì Santo al Colosseo. Quelle stesse meditazioni che nel 2005 proiettarono il card. Joseph Ratzinger al papato: "Quanta sporcizia c’è nella Chiesa", scrisse. Parole che poi il Collegio cardinalizio interpretò come un programma di governo che era assolutamente necessario mettere in campo. Prima di Maria Rita Piccione, altre donne. Perché le cosidette quote rosa in Vaticano non sono a esclusivo appannaggio del Papa tedesco come da più parti c’è chi ripete. Fu Giovanni Paolo II nel 1993 a incaricare del medesimo incarico Anna Maria Canopi, abbadessa dell’abbazia benedettina Mater Ecclesiae e nel 1995 Minke de Vries, monaca della comunità protestante di Grandchamp (Svizzera). Anna Maria Canopi fu la prima donna in assoluto a scrivere le meditazioni per il Papa. Minke de Vries, invece, fu la prima esponente non cattolica a cimentarsi. Era il 1998 quando Papa Wojtyla chiese a un esponente ortodosso, il teologo Olivier Clement, che dedicò la sua Via Crucis a “tutte le donne del mondo”, specialmente quelle vittime di violenze, sopraffazioni e sfruttamento. Clement ricordò il “coraggio” mostrato da quel piccolo gruppo di pie donne che duemila anni fa restò vicino alla Madonna e a Giovanni sul Golgota, ai piedi della croce di Cristo. Era il 2000, l’anno del Giubileo. Wojtyla affidò i testi per la Via Crucis a un gruppo di 14 giornalisti internazionali, tra cui c’erano alcune donne, che si occuparono ognuna di una singola meditazione: la vaticanista del Tg5 Marina Ricci, la vaticanista messicana Valentina Alazraki, quella francese Sophie De Ravinel, la tedesca Marie Czernin e la portoghese Aura Miguel Vistas. Quest’anno un’ulteriore novità: la scelta iconografica del libretto su cui saranno pubblicate le meditazioni sono state disegnate per la prima volta da una suora, Elena Manganelli, anch’essa monaca agostiniana. Non sempre i testi della Via Crucis papale sono stati composti da figure non ecclesiastiche. Nel 1999, Giovanni Paolo II incaricò il poeta Mario Luzi. Nelle ultime edizioni, sono saliti alla ribalta della Passione al Colosseo alcuni tra i più importanti cardinali, Angelo Comastri, arciprete della Basilica di San Pietro, e Camillo Ruini, per circa 17 anni presidente della CEI. Ma i testi più esplosivi restano quelli dell’attuale Papa. Disse: “Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza! Quanto poco rispettiamo il sacramento della riconciliazione, nel quale egli ci aspetta, per rialzarci dalle nostre cadute! Tutto ciò è presente nella sua passione. Il tradimento dei discepoli, la ricezione indegna del suo Corpo e del suo Sangue è certamente il più grande dolore del Redentore, quello che gli trafigge il cuore. Non ci rimane altro che rivolgergli, dal più profondo dell’animo, il grido: Kyrie, eleison – Signore, salvaci".

Paolo Rodari, Il Foglio

mercoledì 30 marzo 2011

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Dvd della pastorale giovanile della CEI su Madrid. Mons. Crociata: la bellezza e la vitalità di essere credenti

“La bellezza e la vitalità di essere credenti”: è questa la GMG nelle parole del segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata, nel suo intervento che apre il dvd, ideato dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile della CEI, tutto dedicato all’appuntamento di Madrid (16-21 agosto). “La Giornata Mondiale della Gioventù – afferma il segretario generale della CEI - è anche un punto di riferimento per l’attività educativa della Chiesa italiana”, impegnata pastoralmente per il prossimo decennio proprio sul tema dell’educazione. “La GMG dà un’impronta di capacità di mobilitazione, di vitalità e di far sentire quanto sia significativo essere credenti” sottolinea mons. Crociata, anche in un momento come l’attuale caratterizzato dalla “crisi economica e dalle difficoltà di trasformazione di questa società”. L’evento GMG “rappresenta tutta l’attenzione e la preoccupazione della Chiesa verso il mondo giovanile e credo che avere un percorso da seguire per arrivare a questo incontro così significativo sia un punto di convergenza e di unità per tutti. La GMG esalta quello che ordinariamente dovrebbe avvenire nella vita, l’esperienza dell’incontro con Gesù nella comunità. Invito tutti i giovani – conclude il segretario della CEI – a sperimentare la bellezza di essere Chiesa che avvolge tutti ed è capace di mobilitare tutte le sue energie migliori per proiettarsi verso un futuro in cui Cristo è l’anima”. Nel cofanetto dvd sono contenute, inoltre, interviste, immagini, testimonianze e storie utili alla preparazione al prossimo incontro con Benedetto XVI. Per richiederlo: giovani@chiesacattolica.it.

SIR

Benedetto XVI: l'attività sportiva favorisca sempre l'amicizia, il rispetto e la solidarietà. Dalla Lega Pro al Papa la maglia della Nazionale

"L'attività sportiva favorisca sempre i valori dell'amicizia, del rispetto e della solidarietà". Con questa frase il Papa ha salutato i rappresentanti della Lega Pro all'Udienza generale. Oltre centoventi bambini che giocano a calcio in Piazza San Pietro sono la cartolina più bella di una giornata indimenticabile che ha vissuto oggi la delegazione della Lega Pro. E poi Benedetto XVI che stringe tra le mani la maglia azzurra della Nazionale, un’emozione che resterà a lungo impressa nella memoria dei presenti. La giornata particolare vissuta da dirigenti e dipendenti della Lega Pro è cominciata fin dalle prime ore della mattina quando, intorno alle 7.00, sono cominciati i lavori di allestimento di 10 campetti di calcio su Piazza San Pietro, nel pieno rispetto della sacralità del luogo. Uno scenario unico, con alle spalle il “Cupolone” e i palloni che rimbalzavano nel luogo simbolo della Città Eterna tra le risate e lo stupore dei fedeli accorsi come sempre numerosi. I bambini, sorridenti ed emozionati più che mai, si sono sfidati a suon di colpi di tacco e dribbling per circa un’ora, prima di spostarsi insieme alla delegazione ai lati del Sagrato dove si è svolta la consueta Udienza del mercoledì. La delegazione, con a capo il presidente Mario Macalli, era composta, tra gli altri, dai vicepresidenti Salvatore Lombardo e Archimede Pitrolo, dal direttore generale Francesco Ghirelli, dal segretario generale Sergio Capograssi, da Giorgio Veneri, selezionatore dell’Italia Lega Pro, oltre che da dirigenti e dipendenti. Presente anche Antonio Di Sebastiano, segretario Figc.“E’ stata un’emozione unica vedere i bambini giocare a pallone su Piazza San Pietro – ha dichiarato Macalli – un messaggio importante e positivo per tutto il nostro movimento. Incontrare Sua Santità Benedetto XVI ci ha regalato suggestioni difficili da dimenticare. Come presidente della Lega Pro sono orgoglioso di aver vissuto questa giornata e ringrazio tutti coloro che l’hanno resa possibile e tutte le società che con grande entusiasmo hanno aderito”. Presente, a rafforzare la valenza etica e morale dell’evento, anche il Questore di Roma Francesco Tagliente: “Vedere i bambini giocare in un luogo sacro come questo – ha detto Tagliente – è il miglior spot per il calcio. Un modo per trasmettere valori positivi come l’amicizia, il rispetto delle regole e dell’avversario, la solidarietà. Tutti elementi fondamentali per portare le famiglie negli stadi. Questi esempi positivi come lì’iniziativa della Lega Pro, non possono che fare bene”.

TMNews, Tutto Mercato Web

Il Papa al nuovo arcivescovo maggiore di Kiev: la Santissima Trinità conceda abbondanza di doni, confermando nella pace e nella concordia l'Ucraina

Nei saluti plurilingue durante l’Udienza generale, Benedetto XVI si è rivolto in polacco agli aderenti della Associazione polacca dei ciechi che festeggia il 60° anniversario di fondazione e ai giornalisti che si preparano a divulgare gli eventi riguardanti la beatificazione di Giovanni Paolo II. In ucraino ha salutato mons. Sviatoslav Schevchuk, nuovo arcivescovo maggiore di Kiev, i vescovi e i fedeli della Chiesa greco-cattolica ucraina presenti all’udienza del Santo Padre: “Assicuro la mia costante preghiera perché la Santissima Trinità conceda abbondanza di doni, confermando nella pace e nella concordia l’amata nazione Ucraina”. “Beatitudine – ha aggiunto il Papa rivolgendosi a mons. Schevchuk -, il Signore l’ha chiamata al servizio e guida di questa nobile Chiesa, parte di quel popolo che oltre mille anni fa ha ricevuto il battesimo a Kiev. Sono certo che illuminato dall’azione dello Spirito Santo presiederà la sua Chiesa, guidandola nella fede in Cristo Gesù secondo la propria tradizione e spiritualità in comunione con la sede di Pietro che è vincolo visibile di quell’unità per la quale tanti figli non hanno esitato ad offrire persino la propria vita”. “In questo momento – ha concluso - il mio grato ricordo va anche al venerato fratello Sua Beatitudine card. Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore emerito”.

SIR

Benedetto XVI: appello a intraprendere al più presto in Costa d'Avorio un processo di dialogo costruttivo per il bene comune. Invio il card. Turkson

All'Udienza generale Papa Benedetto XVI ha lanciato questa mattina un appello per la pace in Costa d'Avorio, nei saluti ai pellegrini francesi. ''Da molto tempo il mio pensiero va spesso alla popolazione della Costa d'Avorio - ha detto il Pontefice -, traumatizzata da dolorose lotte interne e gravi tensioni sociali e politiche. Mentre esprimo la mia vicinanza a tutti coloro che hanno perso una persona cara e subiscono la violenza, lancio un pressante appello da intraprendere al più presto un processo di dialogo costruttivo per il bene comune''. ''La drammatica opposizione - ha sottolineato - rende più urgente il ripristino del rispetto e della convivenza pacifica. Non va risparmiato nessuno sforzo in questo senso''. Papa Ratzinger ha quindi annunciato la decisione di inviare in Costa d'Avorio il card. Peter Turkson Kodwo, presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, per ''esprimere la mia solidarietà e quella della Chiesa universale alle vittime del conflitto, e promuovere la riconciliazione e la pace''.

Asca

Il Papa: atteggiamento caritatevole, comprensivo, dolce perché i penitenti si sentano accompagnati, sostenuti, incoraggiati nel loro cammino di fede

Udienza generale questa mattina in Piazza San Pietro, dove Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e di fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa, continuando il ciclo sui Dottori della Chiesa, ha incentrato la sua meditazione sulla figura di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787). “Un Santo Dottore della Chiesa”, “un insigne teologo moralista e un maestro di vita spirituale per tutti, soprattutto per la gente semplice”, “autore delle parole e della musica di uno dei canti natalizi più popolari in Italia e non solo: Tu scendi dalle stelle”. Il Santo, “appartenente a una nobile e ricca famiglia napoletana, nacque nel 1696” e, dopo una brillante carriera di avvocato, “nel 1723, indignato per la corruzione e l’ingiustizia che viziavano l’ambiente forense, abbandonò la sua professione - e con essa la ricchezza e il successo - e decise di diventare sacerdote, nonostante l’opposizione del padre”. Ordinato sacerdote nel 1726, si legò alla Congregazione diocesana delle missioni apostoliche. “Alfonso – ha ricordato il Papa - iniziò un’azione di evangelizzazione e di catechesi tra gli strati più umili della società napoletana, a cui amava predicare, e che istruiva sulle verità basilari della fede”. Alfonso “ottenne ottimi risultati: nei quartieri più miseri della città si moltiplicavano gruppi di persone che, alla sera, si riunivano nelle case private e nelle botteghe, per pregare e per meditare la Parola di Dio, sotto la guida di alcuni catechisti formati da Alfonso e da altri sacerdoti”. “Quando, per desiderio dell’arcivescovo di Napoli, queste riunioni vennero tenute nelle cappelle della città – ha aggiunto Benedetto XVI -, presero il nome di ‘cappelle serotine’. Esse furono una vera e propria fonte di educazione morale, di risanamento sociale, di aiuto reciproco tra i poveri: furti, duelli, prostituzione finirono quasi per scomparire”. Secondo il Papa, “anche se il contesto sociale e religioso dell’epoca di Sant’Alfonso era ben diverso dal nostro, le ‘cappelle serotine’ appaiono un modello di azione missionaria a cui possiamo ispirarci anche oggi per una ‘nuova evangelizzazione’, particolarmente dei più poveri, e per costruire una convivenza umana più giusta, fraterna e solidale”. Entrato in contatto con i contadini e i pastori delle regioni interne del Regno di Napoli, Alfonso “decise di lasciare la capitale e di dedicarsi a queste persone”. Nel 1732 “fondò la Congregazione religiosa del Santissimo Redentore”. Questi religiosi, guidati da Alfonso, “furono degli autentici missionari itineranti, che raggiungevano anche i villaggi più remoti esortando alla conversione e alla perseveranza nella vita cristiana soprattutto per mezzo della preghiera. Ancor oggi i Redentoristi – ha precisato il Papa -, sparsi in tanti Paesi del mondo, con nuove forme di apostolato, continuano questa missione di evangelizzazione”. Alfonso “fu canonizzato nel 1839, e nel 1871 venne dichiarato Dottore della Chiesa”, titolo che gli si addice per molteplici ragioni, ha spiegato Benedetto XVI: “Anzitutto, perché ha proposto un ricco insegnamento di teologia morale, che esprime adeguatamente la dottrina cattolica, al punto che fu proclamato dal Papa Pio XII ‘Patrono di tutti i confessori e i moralisti’”. Infatti, Sant’Alfonso “propone una sintesi equilibrata e convincente tra le esigenze della legge di Dio, scolpita nei nostri cuori, rivelata pienamente da Cristo e interpretata autorevolmente dalla Chiesa, e i dinamismi della coscienza e della libertà dell’uomo, che proprio nell’adesione alla verità e al bene permettono la maturazione e la realizzazione della persona”. Il Santo si oppose ad una visione arcigna e severa di Dio, che sia andava affermando in quel periodo a motivo della mentalità giansenista. Il Papa ha così messo l’accento sul ricco insegnamento di teologia morale di Sant’Alfonso: “Ai pastori d’anime e ai confessori, Alfonso raccomandava di essere fedeli alla dottrina morale cattolica, assumendo, nel contempo, un atteggiamento caritatevole, comprensivo, dolce perché i penitenti potessero sentirsi accompagnati, sostenuti, incoraggiati nel loro cammino di fede e di vita cristiana”. Sant’Alfonso “non si stancava mai di ripetere che i sacerdoti sono un segno visibile dell’infinita misericordia di Dio – ha aggiunto il Papa -, che perdona e illumina la mente e il cuore del peccatore affinché si converta e cambi vita”. “Nella nostra epoca, in cui vi sono chiari segni di smarrimento della coscienza morale e – occorre riconoscerlo con preoccupazione – di una certa mancanza di stima verso il Sacramento della Confessione, l’insegnamento di sant’Alfonso è ancora di grande attualità”, ha osservato il Papa. Sant’Alfonso compose anche moltissimi scritti, “destinati alla formazione religiosa del popolo”. Alfonso “insiste molto sulla necessità della preghiera, che consente di aprirsi alla Grazia divina per compiere quotidianamente la volontà di Dio e conseguire la propria santificazione”. Tra le forme di preghiera consigliate “la visita al Santissimo Sacramento”. “La spiritualità alfonsiana – ha spiegato il Pontefice - è infatti eminentemente cristologica, centrata su Cristo e il Suo Vangelo”. E proprio perché cristologica, “la pietà alfonsiana è anche squisitamente mariana”. Il Santo, ha aggiunto, “è un esempio di pastore zelante, che ha conquistato le anime predicando il Vangelo e amministrando i Sacramenti, unito ad un modo di agire improntato a una soave e mite bontà, che nasceva dall’intenso rapporto con Dio”. Ha avuto “una visione realisticamente ottimista delle risorse di bene che il Signore dona ad ogni uomo e ha dato importanza agli affetti e ai sentimenti del cuore, oltre che alla mente, per poter amare Dio e il prossimo”. Infine, questo Santo, come San Francesco di Sales, “insiste nel dire che la santità è accessibile ad ogni cristiano”. “Ringraziamo il Signore che, con la sua Provvidenza, suscita Santi e dottori in luoghi e tempi diversi - ha concluso il Papa -, che parlano lo stesso linguaggio per invitarci a crescere nella fede e a vivere con amore e con gioia il nostro essere cristiani nelle semplici azioni di ogni giorno, per camminare sulla strada della santità”.

SIR, Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

Nuova legge vaticana sui diritti d'autore: proteggere integrità e autenticità dei contenuti del Magistero. Il web favorisce l'opera evangelizzatrice

Nell'era di internet anche il Vaticano corre ai ripari e adotta una nuova legge sui diritti d'autore per tutelare maggiormente l'immagine, la voce e i contenuti dell'insegnamento del Papa. Ne dà notizia L'Osservatore Romano in un articolo nel quale Carlo Carrieri e Sergio Aumenta espongono i contenuti di una normativa sul diritto d'autore che aggiorna quella del 1960 per "tutelare l'autenticità del Magistero". "Nel contesto dell'evoluzione tecnologica in atto - si legge sul giornale vaticano - la tutela del diritto di autore e dei diritti connessi (di esecuzione, di riproduzione e via dicendo) è stata messa significativamente alla prova". In particolare, "la maggiore facilità di diffusione dei dati, se da un lato rende sempre più accessibile il patrimonio delle informazioni in ogni parte del mondo, favorendo la stessa opera evangelizzatrice, dall'altro richiede una maggiore attenzione per garantire l'integrità dei contenuti, soprattutto quando questi facciano riferimento all'insegnamento evangelico o al magistero ecclesiastico". Aggiornando la legge promulgata da Giovanni XXIII nel 1960, la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha deciso che, in futuro, la normativa vaticana integrerà automaticamente la normativa italiana che eventualmente si modificasse nel corso del tempo, "salvo la possibilità di intervenire per disapplicare eventuali norme non utili o per introdurne di nuove più specifiche per rispondere alle particolari esigenze della realtà vaticana". In particolare, "si tiene in grande conto l'esigenza della diffusione dei testi originali del Magistero, che ogni privato ha la possibilità di scaricare liberamente dal sito internet della Santa Sede e di diffondere, purché non ne tragga profitto economico". Il Vaticano intende "tutelare non solo i diritti di diffusione e riproduzione, ma soprattutto l'originalità e integrità dei testi del Magistero che, pertanto, è giuridicamente illecito (oltre che eticamente riprovevole) modificare". Quanto alle immagini e alla voce del Pontefice, il Vaticano ha "una viva esigenza di protezione da abusi ed utilizzi non appropriati". Insomma, "scopo della legge non è quindi di sottrarre alla libera fruibilità personale i testi del Magistero, che continueranno a essere disponibili per attività non lucrative, ma di proteggerne l'integrità e in definitiva l'autenticità dei contenuti".

TMNews

martedì 29 marzo 2011

Le scuole calcio dei club di Lega Pro domani all'Udienza generale del Papa. Oltre 100 bambini giocheranno a pallone in Piazza San Pietro

Oltre 100 bambini festanti giocheranno a pallone in Piazza San Pietro. Così domani comincerà la giornata di emozioni che vedrà una folta delegazione della Lega Pro di calcio partecipare all'Udienza generale di Papa Benedetto XVI. A partire dalle 8.30, i bambini provenienti dalle scuole calcio dei club di Lega Pro coloreranno la storica piazza, come consuetudine gremita di fedeli. Per l'occasione, verranno appositamente montati 10 campetti con tanto di porte, nel pieno rispetto della sacralità del luogo, dove i ragazzi potranno cimentarsi con tutto il loro entusiasmo a caccia di un gol che ricorderanno a lungo. All'incontro parteciperanno il presidente della Lega Pro Mario Macalli, i vicepresidenti Salvatore Lombardo e Archimede Pitrolo, il direttore generale Francesco Ghirelli, il segretario generale Sergio Capograssi, Giorgio Veneri, selezionatore dell'Italia Lega Pro, oltre a dirigenti e dipendenti. Al termine verrà consegnata al Papa una maglia celebrativa e una targa ricordo.

Calciomercato.com

Chrysostomos II: Benedetto XVI conosce le difficoltà che vivono i cristiani a Cipro, se potesse alzerebbe la voce. A Ratisbona fu molto chiaro

Sua Beatitudine Chrysostomos II (nella foto con Benedetto XVI), primate della Chiesa Ortodossa di Cipro, fondata dall’apostolo Barnaba, la più antica comunità cristiana dopo Gerusalemme, è appena uscito col suo lungo abito nero dall’appartamento del Papa. Dice: “Il motivo della visita è soltanto uno, chiedere ancora una volta aiuto. Al Papa e tramite il Papa alla comunità europea affinché faccia qualcosa per i cristiani costretti come noi, e come tutti in medio oriente, a vivere sotto lo scacco di regimi militari che dietro una parvenza di democrazia intendono esclusivamente islamizzare ogni cosa”. Cipro nel 1974 ha subìto l’invasione turca. Metà isola andò in mano ad Ankara che attraverso coloni illegali ha ripopolato un territorio un tempo in mano ai ciprioti. Dice Chrysostomos: “In Europa c’è chi crede che la Turchia sia un Paese democratico e pronto all’entrata nella comunità. Io dico a questa gente: aprite gli occhi. Venite a Cipro a vedere le nostre chiese distrutte e ridotte a porcili. Nessuno può dire Messa. Nessuno è libero di tornare nelle proprie case. E’ questa democrazia?”. Spiega Chrysostomos che Benedetto XVI è informatissimo delle difficoltà che i cristiani vivono a Cipro e che “se potesse alzerebbe la voce”. Cioè? “Ha capito che le dichiarazioni di fuoco purtroppo non servono a nulla. Ha capito che non sempre si può dire fino in fondo ciò che si pensa. E così ci aiuta per come può. A Ratisbona nel 2006 fu molto chiaro: l’islam deve rinunciare alla violenza, deve rinunciare a usare il nome di Dio per giustificare il proprio odio religioso. Beninteso, conosco tutti i leader mediorientali delle diverse comunità islamiche e la maggior parte è gente di buon senso. Ma, mi domando: sono capaci di emarginare i violenti? Sono capaci di calmierare i predicatori dell’odio che, piaccia o no, fanno parte delle loro stesse comunità?”. Probabilmente non è un caso che Chrysostomos sia arrivato a Roma mentre, sotto l’egida dell’Onu e con il coinvolgimento della Nato, diversi paesi intervengono militarmente in Libia. Dice: “Spesso i paesi occidentali svolgono azioni militari in nome della difesa dei diritti umani. E’ avvenuto in Iraq, in Afghanistan. Ora, senza arrivare alla guerra, perché questi stessi paesi così solerti nell’esportazione della democrazia non provano a spingere la Turchia a cambiare? Perché non la costringono ad adeguarsi a uno stile di vita veramente moderno ed europeo? In Italia giustamente siete preoccupati per l’arrivo di migliaia di profughi dalla Libia. Ma voi potete decidere quale strategia adottare. Potete accogliere i profughi oppure rimandarli indietro se la situazione divenisse insostenibile. Noi no. Noi non possiamo fare nulla. Hanno occupato le nostre case, sventrato i nostri orti, la terra dove i nostri nonni sono cresciuti. I coloni occupano tutto, anche le case dei turco ciprioti ai quali venne concesso nel 1974 di restare nelle proprie abitazioni. Anche loro sono vittime del regime islamico turco. E’ una grave ingiustizia sulla quale la religione islamica dovrebbe fare un grosso esame di coscienza. L’islam avanza e prende sempre più terreno. A Cipro siamo più esposti di voi ma è un problema che riguarda tutta l’Europa”.

Paolo Rodari, Il Foglio

Il Papa: lavorare con attenzione ed entusiasmo per accompagnare le famiglie nella scoperta del progetto di amore che Dio ha sulla persona umana

Messaggio di Papa Benedetto XVI in occasione dell’incontro a Bogotà, in Colombia, dal 28 marzo al 1° aprile, dei vescovi responsabili delle Commissioni episcopali della Famiglia e della Vita in America Latina e nei Caraibi. “La famiglia è il valore più caro per i popoli di queste nobili terre. Perciò, la pastorale familiare ha un posto importante nell’azione evangelizzatrice di ognuna delle Chiese particolari, promuovendo la cultura della vita e lavorando affinché i diritti delle famiglie siano riconosciuti e rispettati”. Ma molte famiglie, sottolinea il Santo Padre, soffrono a causa di molteplici "situazioni avverse provocate da rapidi mutamenti culturali, dall’instabilità sociale, dai flussi migratori, dalla povertà, da programmi di educazione che banalizzano la sessualità e da false ideologie". Di fronte ad un simile scenario, "non possiamo rimanere indifferenti". "Nel Vangelo – aggiunge il Papa nel messaggio letto dal card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia - troviamo la luce per rispondere a queste sfide senza scoraggiarci. Cristo con la sua grazia ci spinge a lavorare con attenzione ed entusiasmo per accompagnare ciascun membro delle famiglie nella scoperta del progetto di amore che Dio ha sulla persona umana". Sarà importante, quindi, qualsiasi impegno volto a sostenere la "famiglia, fondata sull’unione indissolubile tra un uomo e una donna", in modo che "svolga la sua missione di cellula viva della società, sorgente di virtù, scuola di convivenza costruttiva e pacifica, strumento di concordia e ambito privilegiato in cui, con gioia e responsabilità, sia accolta e protetta la vita umana dal suo inizio fino alla sua fine naturale”. Si deve anche continuare ad incoraggiare i genitori “nel loro diritto e responsabilità fondamentale di educare le nuove generazioni alla fede e ai valori che nobilitano l’esistenza umana”. Il Pontefice non dubita che “la missione continentale promossa ad Aparecida, e che tante esperienze sta suscitando dovunque, serva per ravvivare negli amati Paesi latinoamericani e dei Caraibi la pastorale matrimoniale e familiare. La Chiesa fa affidamento sulle famiglie cristiane, chiamandole a essere un vero soggetto di evangelizzazione e apostolato e invitandole a prendere coscienza della loro missione preziosa nel mondo”. “Incoraggio, allora, tutti i partecipanti a questa significativa riunione a sviluppare nelle loro riflessioni le grandi linee pastorali individuate dagli episcopati riuniti ad Aparecida – prosegue Benedetto XVI -, favorendo in questo modo che la famiglia possa vivere un profondo incontro con Cristo attraverso la scuola della sua Parola, la preghiera, la vita sacramentale e l’esercizio della carità”. In questo modo, “la si aiuterà a mettere in pratica una solida spiritualità che favorisce in tutti i suoi membri una decisa aspirazione alla santità, senza paura di mostrare la bellezza degli alti ideali e delle esigenze etiche e morali della vita in Cristo”. Per promuovere questo, spiega il Papa, “è necessario incrementare la formazione di tutti quelli che, in un modo o nell’altro, si dedicano all’evangelizzazione della famiglia”. Allo stesso modo, “è importante tracciare cammini di collaborazione tra tutti gli uomini e le donne di buona volontà per continuare a tutelare intensamente la vita umana, il matrimonio e la famiglia in tutta l’area”. Il Pontefice conclude il messaggio manifestando il suo affetto e la sua solidarietà “a tutte le famiglie dell’America latina e dei Caraibi, in particolare a quelle che si trovano in situazioni di difficoltà”.

Il card. De Paolis: sono i Legionari di Cristo che si devono salvare con la nostra presenza, se loro non cambiano, noi non possiamo far nulla

Occorre fare attenzione a che la ricerca della verità su eventuali complicità delle quali può aver goduto il fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel tra i religiosi dell'istituto non diventi "una caccia alle streghe" o "motivo di conflitti interni" e soprattutto che "non si corra il rischio di sacrificare la buona fama di persone innocenti". Lo afferma il card. Velasio De Paolis (nella foto con Benedetto XVI), delegato del Papa per "accompagnare" i Legionari verso il necessario rinnovamento dopo la scoperta dei crimini e delle infedeltà del loro fondatore, spiegando perchè non ha ancora deciso se creare o meno una commissione d'indagine che lo aiuti nella ricerca della verità, alla quale intende comunque arrivare. "Si dice spesso che i superiori della Legione - spiega il porporato in un intervista alla tv messicana Televisa - non potevano non sapere: in qualche modo l'affermazione ha una sua validità ma non si può dire che tutti sapessero. Alcuni certamente hanno saputo, ma questi erano un'esigua minoranza, ed è difficile anche individuarli". E in ogni caso i complici "certamente non erano solo i superiori". De Paolis ammette però che a sei mesi dall'inizio del suo mandato, sembra che nelle Legione non sia cambiato molto perchè i superiori sono rimasti al loro posto. Ma, aggiunge, "non sotto un certo profilo di governo, ma sull'altro profilo è cambiato tutto perchè chi governa non sono più i superiore da soli, ma sono i superiori con cinque consiglieri e questo, penso, sia una garanzia". Personalmente, chiarisce, "non mi sento messo dal Santo Padre per tagliare teste, teoricamente i superiori dovrebbero arrivare al capitolo generale fra due anni e mezzo o tre ma la Santa Sede potrebbe rimuoverli anche domani, non hanno nessun posto acquisito". Ad eleggere i nuovi superiori saranno poi i religiosi, perchè rileva De Paolis a nome dei membri delle commissioni che lo affiancano per volontà del Papa, "noi non ci sostituiamo a loro, non siamo così ingenui da credere che la Legione la salviamo noi, sono i Legionari che si devono salvare con la nostra presenza, se loro non cambiano, noi non possiamo far nulla". Quanto agli organismi già costituiti, spiega, "la Commissione di avvicinamento non è un tribunale, non intende giudicare eventuali misfatti, delitti, questo appartiene ai tribunali, ai tribunali civili, se è di competenza del tribunale Civile o del tribunale Ecclesiastico, se è di sua competenza". "Questa commissione di avvicinamento alle vittime ha - cioè - solo compiti di verifica delle pretese che alcuni avanzano nei confronti della Legione, in rapporto specialmente al comportamento del padre Marcial. Si seguiranno i criteri di giustizia e carità", prevedendo cioè una indennizzazione in base al danno ricevuto dalla persona e anche dalla sua sitiazione economica e da quella della Legione. "Per ciò che riguarda - infine - la commissione economica, per il momento non sono emersi grandissimi problemi, ma solo problemi di una certa rilevanza". Inoltre "con l'esplosione dello scandalo sono venute meno anche certe entrate, sia perchè magari le scuole non hanno potuto più andare in avanti per mancanza di alunni e sia anche perchè la carità, in qualche modo, da parte di qualcuno, è venuta meno".

Agi

Asia Bibi: incontrare il Papa il mio sogno più grande, sapere che segue il mio caso mi ha dato speranza, mi fa sentire amata, consolata e sostenuta

Dal carcere di Sheikupura, dove è rinchiusa in cella di isolamento, Asia Bibi, la donna cristiana condannata a morte per blasfemia, lancia al mondo un appello per realizzare un sogno: quello di incontrare il Papa. Asia, come confida all’agenzia Fides il marito Ashiq, che l’ha visitata di recente, si trova in condizioni di estrema prostrazione fisica e psicologica. Ashiq e gli avvocati della “Masihi Foundation”, che si occupano del caso, temono per la sua salute, aggravata dal digiuno quaresimale che, per ragioni spirituali, la donna sta portando avanti “con coscienza e convinzione”. “Un incontro con il Papa sarebbe per lei come una Risurrezione, dopo la dolorosa esperienza della croce”, spiegano alla “Masihi Foundation”. “Sono frustrata e penso che la mia vita sia ad un punto morto. Sto disperatamente aspettando di uscire da questa prigione e voglio chiedere aiuto a tutti perché facciano qualcosa per liberarmi” ha detto Asia, che è molto preoccupata per la sua famiglia: “Ho paura per la mia vita, per quella dei miei figli e di mio marito, che stanno soffrendo con me: mi sento come se la mia intera famiglia fosse stata condannata. Questo mi rende triste e mi fa sentire come se fossi responsabile, come se avessi fallito in qualcosa. Le donne in questo mondo sono chiamate a costruire una casa, un futuro, insieme alle loro famiglie. Ma io che futuro posso promettere alla mia famiglia? Vorrei offrire loro una vita più sicura in un posto qualunque che non sia il Pakistan. Ma so che forse non vivrò abbastanza per vedere quel giorno. Anche se io uscissi di prigione, se pure l’Alta Corte mi giudicasse innocente, qui non sopravviverei. Gli estremisti non ci lasceranno mai in pace: sono una donna segnata. Ma la mia fede è forte e credo che Dio misericordioso risponderà alle mie preghiere”. Dopo la morte di Salman Taseer e di Shahbaz Bhatti, la donna dice di essere sotto choc e di passare molte notti insonni, temendo che lei stessa o altre persone, come i suoi familiari o i suoi legali, possano diventare bersaglio degli estremisti. Asia ricorda che “la legge sulla blasfemia dovrebbe essere abolita, perché nuoce a tutti, cristiani e musulmani. Nessuno sarà al sicuro in Pakistan finchè questa legge sarà in vigore. Io sono una vittima innocente di questa legge: soffro senza aver commesso nessun crimine”. Un barlume di speranza nei suoi occhi si accende quando parla di Papa Benedetto XVI: “Il mio sogno più grande è quello di incontrare Papa Benedetto XVI. La ‘Masihi Foundation’ mi ha detto che il Santo Padre ha parlato di me: questo mi ha dato una grande speranza, mi ha spinto a continuare a vivere, mi ha fatto sentire amata, consolata e sostenuta dal mondo intero. E’ un privilegio sapere che il Papa ha parlato per me e che segue il mio caso personalmente. Vorrei vivere abbastanza per vedere il giorno in cui potrò incontrarlo e ringraziarlo di persona”.

Fides

lunedì 28 marzo 2011

Programma di formazione di 14 settimane per gli ex pastori anglicani dell'Ordinariato che saranno consacrati sacerdoti cattolici a Pentecoste

Gli ex pastori anglicani che saranno riordinati nell’ambito dell’Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham previsto dalla Costituzione apostolica “Anglicanorum Coetibus” hanno cominciato un programma di formazione di 14 settimane. Per un giorno alla settimana studieranno nel seminario di Allen Hall, a Chelsea, a Londra, in vista della loro ordinazione a Pentecoste, domenica 12 giugno. Il periodo di formazione dei sacerdoti anglicani viene finanziato dall’Ordinariato e comprenderà una ampia gamma di materie compresa la teologia sacramentale, il sacerdozio, la Liturgia, l’interpretazione cattolica della Bibbia, il diritto canonico e il catechismo. Continuerà anche dopo che i pastori anglicani sono stati riordinati al sacerdozio cattolico per altri due anni. In questi giorni i tre ex vescovi anglicani che sono stati i primi sacerdoti dell’Ordinariato, Keith Newton, John Broadhurst e Andrew Burnham, hanno ricevuto il titolo di monsignori.

SIR

Vian: il Papa alle Fosse Ardeatine un altro passo nella ricomposizione della memoria del conflitto che fece sprofondare il '900 nell'abisso del male

“Il pellegrinaggio di Benedetto XVI alle Fosse Ardeatine . così l’ha voluto definire lo stesso Papa - per rendere omaggio alle vittime dello spaventoso eccidio, che resta indelebile tra i numerosissimi orrori della seconda guerra mondiale, non ha trovato molto spazio nei media. Forse anche per il succedersi incalzante e drammatico di notizie nel panorama internazionale”: si apre con queste parole l’editoriale a firma del direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, sul numero in edicola stasera del giornale vaticano, col titolo “Dall’abisso del male”. Vian ricorda le due precedenti visite di Paolo VI e Giovanni Paolo II al memoriale “caro a tutti gli italiani”, e sottolinea che “il loro successore ha infatti compiuto un altro passo nella ricomposizione della memoria di quel conflitto che contribuì a sprofondare il Novecento nell’abisso del male. Come aveva affermato lo stesso Benedetto XVI un mese esatto dopo la sua elezione riflettendo sulle ultime successioni papali". Il direttore scrive poi che “alla presenza del rabbino capo della più antica comunità della diaspora occidentale, ferocemente colpita dalla persecuzione razziale anche alle Fosse Ardeatine, il vescovo di Roma, ‘città consacrata dal sangue dei martiri’, ha voluto incontrare a lungo i familiari delle vittime - cattolici ed ebrei insieme”. In quel luogo denso di memoria, ha poi aggiunto, “si è levata la preghiera dei Salmi, con le parole che da molti secoli ebrei e cristiani innalzano all’unico Dio. Quel Dio al quale, nell'ora delle tenebre, si rivolsero due caduti, come altri in quei giorni, per affermare la fede 'in Dio e nell'Italia' e invocare la protezione degli ebrei 'dalle barbare persecuzioni'. Benedetto XVI ha citato le loro parole, ricordando il centocinquantesimo anniversario dell'unita' del Paese e ripetendo che nel Padre di tutti è possibile un futuro diverso. Che non offenda il Nome santo di Dio e l'essere umano, creato a sua immagine".

SIR

Il Papa a Lamezia Terme e Serra San Bruno. Un evento su pace, solidarietà, legalità, carità per i giovani calabresi che incontreranno Benedetto XVI

Procedono intensi i preparativi per la Visita Pastorale di Papa Benedetto XVI domenica 9 ottobre a Lamezia Terme e Serra San Bruno, per quello che, per la Calabria, si preannuncia come uno storico appuntamento dai significati non soltanto religiosi. Dopo il parere favorevole del vescovo della diocesi, mons. Luigi Cantafora, è partita anche la progettazione e la preparazione di un evento per i giovani che, nelle intenzioni, dovrà seguire la Santa Messa delle ore 10.00 e l’Angelus delle ore 12.00. L’immensa distesa di contrada Rotoli, in base alle prime indiscrezioni, dovrebbe ospitare due palcoscenici: il primo per la parte strettamente liturgica, l’altro per l’evento pomeridiano con artisti italiani e internazionali. L’intera domenica si trasformerebbe in un vero happening per i giovani di tutto il Sud dedicato ai temi della pace, della solidarietà, della tolleranza, della legalità, della carità, con momenti di vario genere, da quelli strettamente religiosi a quelli artistici. A tal scopo si è riunito un gruppo di lavoro promosso dal vicesindaco di Lamezia Terme Francesco Cicione, con i sacerdoti Giancarlo Leone e Fabio Stanizzo e il promoter Ruggero Pegna che, nei giorni scorsi, ha ufficializzato la richiesta di sostegno al progetto “Calabria per Pace e per la Vita - I Giovani incontrano Papa Benedetto XVI”, con una lettera inviata al presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti e all’assessore regionale alla Cultura Mario Caligiuri. “Tale evento – è scritto nella lettera - oltre ad assumere un significato storico, può rivestire connotati di pacifica e festosa aggregazione per i giovani di tutta la Calabria, nonché di forte rilevanza sociale e culturale. Inoltre, attraverso tale iniziativa, si può contribuire a trasmettere una forte immagine positiva della regione, con evidenti connotati di promozione turistica e culturale e il sicuro contributo all’incremento di flussi turistici e religiosi nelle varie località di culto della regione. 'Calabria per la Pace e la Vita, i Giovani incontrano Papa Benedetto XVI' – continua la lettera – che si dovrebbe svolgere nella stessa spianata che ospiterà la Santa Messa e l’Angelus di Sua Santità, vedrebbe la partecipazione di testimoni di fede e big dello spettacolo e della cultura, italiani e internazionali, trasformando tale giornata in una grandiosa opportunità di incontro per migliaia di giovani nel segno della pace, capace di veicolare, anche attraverso il sicuro interesse dei media di tutte le parti del mondo, un’immagine unica e nuova della Calabria”. Il vice sindaco Francesco Cicione non ha dubbi: “E’ un’occasione imperdibile e straordinaria per avviare concretamente la costruzione di una nuova Calabria, in cui a emergere debbano essere le sue molteplici positività, l’innata operosità della sua gente e la faccia pulita dei suoi giovani”. Dello stesso parere il promoter lametino Ruggero Pegna, esperto in grandi eventi. “L’area prescelta dal Comune – dice Pegna, che ha effettuato un sopralluogo con Cicione – è ideale, con caratteristiche uniche al Sud per poter ospitare un evento di tale portata in condizioni di sicurezza, comfort e facilità di afflusso e deflusso, essendo posta all’uscita autostradale di Lamezia Terme, nel punto di confluenza di tutto il principale nodo della comunicazione regionale”.

Strill.it

Benedetto XVI incontra il primate ortodosso di Cipro Chrysostomos II. Al centro la situazione dei cristiani in Medio Oriente e la libertà religiosa

Papa Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza Sua Beatitudine Chrysostomos II (foto), arcivescovo di Nuova Giustiniana e Primate della Chiesa Ortodossa di Cipro. Il Pontefice ha anche pranzato con l'arcivescovo, che è in visita in questi giorni a Roma e in Vaticano. ''Nel corso del colloquio - informa la Sala Stampa vaticana - si sono esaminati, tra l'altro, la situazione dei cristiani in Medio Oriente e il tema della libertà religiosa nell'isola di Cipro. Successivamente, Sua Beatitudine si è incontrato anche con il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato''. Chrysostomos sarà questa sera sarà ospite della Comunità di Sant'Egidio. Benedetto XVI e l’arcivescovo Chrysostomos II si sono già incontrati in occasione della visita del primate ortodosso a Roma dal 12 al 19 giugno del 2007 e del viaggio apostolico del Santo Padre a Cipro dal 4 al 6 giugno del 2010. La dimensione ecumenica si è rivelata uno degli aspetti principali del viaggio apostolico. In quell’occasione, il Pontefice aveva ribadito “la necessità di consolidare la reciproca fiducia e l’amicizia durevole con tutti quelli che adorano l’unico Dio”. L’arcivescovo Chrysostomos II, prima del viaggio a Cipro di Benedetto XVI, aveva sottolineato che “la volontà di Dio è che tutte le fedi e tutte le Chiese siano unite e siano una cosa sola”.

Asca, Radio Vaticana

Martinelli: l'appello del Papa per la Libia ci conforta molto. Mennini: la Conferenza internazionale ascolti le sue parole e agisca nel loro spirito

“L’appello del Santo Padre è una notizia bellissima, che ci conforta molto. Il Papa ha pronunciato parole che affermano la necessità della riconciliazione, della pace e del dialogo”: è quanto ha detto all’agenzia Fides mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, vicario apostolico di Tripoli. Ieri all’Angelus Papa Benedetto XVI ha lanciato “un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l'immediato avvio di un dialogo, che sospenda l'uso delle armi”. “Abbiamo tradotto in arabo l’appello del Santo Padre ed oggi la trasmetteremo in una nota verbale al Ministero degli Esteri libico, per conoscenza” afferma mons. Martinelli. “Sarà molto importante se le parti coinvolte daranno ascolto o agiranno almeno nello spirito in cui il Pontefice ha parlato ieri, per ‘sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le Parti coinvolte, nella ricerca di soluzioni pacifiche, durature’ e giuste”. A parlare all'agenzia SIR, alla vigilia della Conferenza internazionale sulla Libia che si terrà domani a Londra, è il nunzio apostolico in Gran Bretagna, mons. Antonio Mennini. Come reso noto oggi dal portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, la Santa Sede parteciperà, in qualità di Osservatore, alla Conferenza e sarà rappresentata da mons. Mennini. “Sarà importante – dichiara il rappresentante vaticano - ritrovare le condizioni di sicurezza e benessere per la popolazione provata e che le parti coinvolte raccolgano anche il più ‘debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le Parti coinvolte’ come auspicato dal Papa”. Sulla possibilità di una soluzione politica in Libia, il Nunzio spera che “anche il cosiddetto progetto italo-tedesco di cui si parla e di cui sono venuto a conoscenza tramite radio e tv, sia sostenuto dagli altri per una ricerca consensuale, per uscire da questo conflitto, non solo perché si rischierebbero, per la sua durata, degli effetti imprevedibili ma soprattutto per donare un poco di sicurezza e di pace in quella regione così tormentata”. “Le parole accorate di ieri all’Angelus – conclude mons. Mennini – mostrano tutta la preoccupazione per la popolazione civile e confermano la vocazione specifica della Santa Sede, e in primis del Papa, di essere l’interprete delle aspirazioni più profonde della famiglia umana che vanno anche nel senso della ricerca di un’unità fondata sulla pace, sulla giustizia e su rapporti di amicizia e fraternità”.

Fides, SIR


domenica 27 marzo 2011

Padre Lombardi: il Papa ci ha detto fin dal primo giorno che la questione di Dio è la prima di tutte, ci riguarda tutti, senza distinzioni e limiti

Con la promozione del Cortile dei gentili, che ha celebrato la sua prima sessione a Parigi dal 24 al 25 marzo sul tema Illuminismo, religione, ragione comune, Benedetto XVI ha creato un nuovo punto di partenza nel dialogo tra credenti e no. E quanto ha detto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana nel suo editoriale per "Octava Dies", il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano, dedicato a questa iniziativa organizzata dal Pontificio Consiglio della Cultura. In particolare, il portavoce vaticano ha analizzato il videomessaggio che il Pontefice ha indirizzato in particolare ai giovani il 25 marzo e che è stato proiettato durante la manifestazione conclusiva della due giorni del Cortile dei gentili tenutasi sul sagrato della Cattedrale di Notre-Dame de Paris. Quello del Papa, ha commentato padre Lombardi, è “un appello appassionato alla ricerca comune della via verso l’Assoluto, senza paure e diffidenze reciproche”. “Un messaggio tutto e solo positivo, incoraggiante, per distruggere le barriere – ha aggiunto il gesuita –. Il Dio conosciuto nella fede è pur sempre un Dio misterioso, e i suoi adoratori non si sentono affatto lontani da chi cerca veramente un Dio sconosciuto. Perciò il Papa invita tutti a non avere paura e a percorrere insieme 'il cammino verso un mondo nuovo'”. “Cammino faticoso e 'senza scorciatoie', ma cammino entusiasmante 'di libertà, uguaglianza e fraternità'”. “Parole di grande speranza – ha sottolineato –. Papa Benedetto ci ha detto fin dal primo giorno del suo pontificato che la questione di Dio è la prima di tutte. E che ci riguarda tutti, senza distinzioni e limiti”. “Riusciremo ad approfondirla di nuovo, insieme? Il 'Cortile dei gentili' è un ottimo luogo di partenza per questo cammino”, ha quindi concluso.

Benedetto XVI: trepidazione e apprensione per la situazione in Libia, appello a un immediato avvio di un dialogo che sospenda l’uso delle armi



Dopo la recita della preghiera mariana dell'Angelus, il Papa ha lanciato un appello per la Libia. "Di fronte alle notizie, sempre più drammatiche, che provengono dalla Libia - ha ricordato Benedetto XVI - cresce la mia trepidazione per l'incolumità e la sicurezza della popolazione civile e la mia apprensione per gli sviluppi della situazione, attualmente segnata dall'uso delle armi. Nei momenti di maggiore tensione si fa più urgente l'esigenza di ricorrere ad ogni mezzo di cui dispone l'azione diplomatica e di sostenere anche il più debole segnale di apertura e di volontà di riconciliazione fra tutte le Parti coinvolte, nella ricerca di soluzioni pacifiche e durature". "In questa prospettiva - ha aggiunto il Pontefice - mentre elevo al Signore la mia preghiera per un ritorno alla concordia in Libia e nell'intera Regione nordafricana, rivolgo un accorato appello agli organismi internazionali e a quanti hanno responsabilità politiche e militari, per l'immediato avvio di un dialogo, che sospenda l'uso delle armi. Il mio pensiero si indirizza, infine, alle Autorità ed ai cittadini del Medio Oriente, dove nei giorni scorsi si sono verificati diversi episodi di violenza, perché anche là sia privilegiata la via del dialogo e della riconciliazione nella ricerca di una convivenza giusta e fraterna".

TMNews

Il Papa: l’onnipotenza dell’Amore rispetta sempre la libertà dell’uomo, bussa al suo cuore e attende con pazienza la risposta. Fermiamoci in silenzio

Di ritorno dalla visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine, a mezzogiorno Papa Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale. Nella sua riflessione, il Papa ha spiegato il Vangelo di questa III Domenica di Quaresima, in cui si racconta dell'incontro di Gesù con la Samaritana. Nel testo "emerge il tema della 'sete' di Cristo, che culmina nel grido sulla croce: 'Ho sete'. Certamente questa sete, come la stanchezza, ha una base fisica. Ma Gesù, come dice ancora Agostino, 'aveva sete della fede di quella donna', come della fede di tutti noi. Dio Padre lo ha mandato a saziare la nostra sete di vita eterna, donandoci il suo amore, ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra fede. L'onnipotenza dell'Amore rispetta sempre la libertà dell'uomo; bussa al suo cuore e attende con pazienza la sua risposta", ha sottolineato il Pontefice. Il Papa ha spiegato che Dio Padre ha mandato Cristo a saziare la nostra sete di vita eterna “ma per farci questo dono Gesù chiede la nostra fede”. Dell’incontro con la Samaritana, il Papa inoltre ha sottolineato alcuni valori simbolici: “Risalta in primo piano il simbolo dell’acqua, che allude chiaramente al sacramento del Battesimo, sorgente di vita nuova per la fede nella Grazia di Dio. Questo Vangelo, infatti, - come ho ricordato nella Catechesi del Mercoledì delle Ceneri - fa parte dell’antico itinerario di preparazione dei catecumeni all’iniziazione cristiana, che avveniva nella grande Veglia della notte di Pasqua...Quest’acqua rappresenta lo Spirito Santo, il “dono” per eccellenza che Gesù è venuto a portare da parte di Dio Padre. Chi rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, cioè nel Battesimo, entra in una relazione reale con Dio, una relazione filiale, e può adorarLo “in spirito e verità”, come rivela ancora Gesù alla donna Samaritana. Grazie all’incontro con Gesù Cristo e al dono dello Spirito Santo, la fede dell’uomo giunge al suo compimento, come risposta alla pienezza della rivelazione di Dio”. "Ognuno di noi può immedesimarsi con la donna Samaritana: Gesù ci aspetta, specialmente in questo tempo di Quaresima, per parlare al nostro cuore. Fermiamoci un momento in silenzio, nella nostra stanza, o in una chiesa, o in un luogo appartato. Ascoltiamo la sua voce che ci dice: 'Se tu conoscessi il dono di Dio...'. Ci aiuti la Vergine Maria a non mancare a questo appuntamento, da cui dipende la nostra vera felicità", ha concluso Benedetto XVI.

TMNews, Radio Vaticana


La visita alla Fosse Ardeatine. Benedetto XVI depone una cesta di fiori davanti alla lapide, si inginocchia davanti alle tombe e recita il Salmo 23

Accogliendo l’invito dell’Associazione Nazionale tra le Famiglie Italiane dei Martiri caduti per la libertà della Patria, Benedetto XVI si è recato in visita privata al Sacrario delle Fosse Ardeatine, nel 67° anniversario dell’eccidio. Ad accogliere il Papa erano il card. Agostino Vallini, Vicario Generale per la diocesi di Roma, il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, figlio del Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo, caduto nella strage nazista del 24 marzo 1944 che fece 335 vittime, il gen. Vittorio Barbato, Commissario Generale per le Onoranze ai Caduti in guerra, il cap. Francesco Sardone, direttore del Mausoleo, Rosina Stame, presidente nazionale dell’A.N.F.I.M. e il rabbino capo della Comunità Ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. Anche una folla composta, radunata nel piazzale antistante al Sacrario delle Fosse Ardeatine, ha salutato il Papa, che si è soffermato a lungo con queste persone, per un saluto, una parola, una stretta di mano ad una donna anziana, una carezza sul capo di un bambino. Deposto un cesto di fiori davanti alla lapide che ricorda l’eccidio, il Santo Padre ha attraversato le grotte e raggiunto l’interno del Sacrario, inginocchiandosi davanti alle tombe. Il Rabbino Capo di Roma, Riccardo Di Segni ha poi recitato in ebraico il salmo 129, il “De Profundis”, e Benedetto XVI ha recitato in italiano il Salmo 23, “Il Signore è il mio Pastore, non manco di nulla”. Il Papa si è poi soffermato davanti a tre tombe: quella del padre del card. Cordero Lanza di Montezemolo, quella di don Pietro Pappagallo, che collaborò intensamente alla lotta clandestina e si prodigò in soccorso di ebrei, antifascisti e perseguitati, e quella di Alberto Funaro, appartenente ad una famiglia ebrea che ha sofferto la perdita di due parenti alle Fosse Ardeatine e di altri venti ad Auschwitz. Uscendo dal Sacrario, lasciando la sua firma nel Libro dei visitatori illustri, il Papa ha aggiunto un verso del Salmo 23: “Non timebo, quia Tu mecum es” (Non temerò, perché Tu sei con me). Prima di congedarsi, sul piazzale antistante il Sacrario ha rivolto un saluto ai familiari delle vittime e a tutti i presenti.

Radio Vaticana

ll Papa: solo Dio, vita, pace, comunione, può colmare le voragini aperte dagli uomini quando rinnegano la dignità di figli di Dio e fratelli tra loro

"'Credo in Dio e nell'Italia, credo nella risurrezione dei martiri e degli eroi, credo nella rinascita della patria e nella libertà del popolo'. Queste parole sono state incise sulla parete di una cella di tortura, in Via Tasso, a Roma, durante l'occupazione nazista. Sono il testamento di una persona ignota, che in quella cella fu imprigionata e dimostrano che lo spirito umano rimane libero anche nelle condizioni più dure". Lo ha detto questa mattina Papa Benedetto XVI, al termine della visita al Sacrario delle Fosse Ardeatine, rivolgendosi nel piazzale antistante ai familiari delle vittime e ai presenti. Il Papa ha spiegato di aver compiuto il pellegrinaggio a un "sacrario caro a tutti gli italiani, particolarmente al popolo romano". "'Credo in Dio e nell'Italia': questa espressione mi ha colpito anche perché quest'anno ricorre il 150° anniversario dell'unità d'Italia, ma soprattutto perché afferma il primato della fede, dalla quale attingere la fiducia e la speranza per l'Italia e per il suo futuro. Ciò che qui è avvenuto il 24 marzo 1944 è offesa gravissima a Dio, perché è la violenza deliberata dell'uomo sull'uomo. E' l'effetto più esecrabile della guerra, di ogni guerra, mentre Dio è vita, pace, comunione.
"Come i miei predecessori, sono venuto qui a pregare e a rinnovare la memoria. Sono venuto ad invocare la divina Misericordia, che sola può colmare i vuoti, le voragini aperte dagli uomini quando, spinti dalla cieca violenza, rinnegano la propria dignità di figli di Dio e fratelli tra loro", ha sottolineato Benedetto XVI. "Anch'io, come vescovo di Roma, città consacrata dal sangue dei martiri del Vangelo dell'Amore, vengo a rendere omaggio a questi fratelli, uccisi a poca distanza dalle antiche catacombe. 'Credo in Dio e nell'Italia'. In quel testamento inciso in un luogo di violenza e di morte, il legame tra la fede e l'amore della patria appare in tutta la sua purezza, senza alcuna retorica. Chi ha scritto quelle parole l'ha fatto solo per intima convinzione, come estrema testimonianza alla verità creduta, che rende regale l'animo umano anche nell'estremo abbassamento. Ogni uomo è chiamato a realizzare in questo modo la propria dignità: testimoniando quella verità che riconosce con la propria coscienza", ha detto Benedetto XVI. "Un'altra testimonianza mi ha colpito, e questa fu ritrovata proprio nelle Fosse Ardeatine. Un foglio di carta su cui un caduto aveva scritto: 'Dio mio grande Padre, noi ti preghiamo affinché tu possa proteggere gli ebrei dalle barbare persecuzioni. 1 Pater noster, 10 Ave Maria, 1 Gloria Patri'".
"In quel momento così tragico, così disumano, nel cuore di quella persona c'era l'invocazione più alta: 'Dio mio grande Padre'. Padre di tutti! Come sulle labbra di Gesù, morente sulla croce: 'Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito'. In quel nome, 'Padre' - ha sostenuto il Papa - c'è la garanzia sicura della speranza; la possibilità di un futuro diverso, libero dall'odio e dalla vendetta, un futuro di libertà e di fraternità, per Roma, l'Italia, l'Europa, il mondo. Sì, dovunque sia, in ogni continente, a qualunque popolo appartenga, l'uomo è figlio di quel Padre che è nei cieli, è fratello di tutti in umanità. Ma questo essere figlio e fratello non è scontato. Lo dimostrano purtroppo anche le Fosse Ardeatine. Bisogna volerlo, bisogna dire sì al bene e no al male". "Bisogna credere nel Dio dell'amore e della vita, e rigettare ogni altra falsa immagine divina, che tradisce il suo santo Nome e tradisce di conseguenza l'uomo, fatto a sua immagine. Perciò, in questo luogo, doloroso memoriale del male più orrendo, la risposta più vera è quella di prendersi per mano, come fratelli, e dire: Padre nostro, noi crediamo in Te, e con la forza del tuo amore vogliamo camminare insieme, in pace, a Roma, in Italia, in Europa, nel mondo intero", ha concluso.

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VISITA DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI AL SACRARIO DELLE FOSSE ARDEATINE - il testo integrale del discorso del Papa

sabato 26 marzo 2011

Domani la visita del Papa alle Fosse Ardeatine. Il card. Montezemolo: non può che commuovermi. Pagina di storia che ci ha lasciato un insegnamento

Domani mattina, alle ore 10.00, il Papa si recherà in visita alle Fosse Ardeatine per rendere omaggio alle vittime dell’eccidio del 24 marzo 1944. Un luogo, ricorda la Radio Vaticana, di "uno degli episodi più crudeli della seconda guerra mondiale". " E’ la prima volta che mi capita di andare alle Fosse Ardeatine al seguito di un Papa, dunque questa visita non può che commuovermi. Mi ricorderà il dolore, ma anche una pagina della storia che oramai è una pagina per tutti, non solo per noi familiari di quanti sono stati trucidati il 24 marzo del 1944. E’ una pagina della storia che ha un suo significato, è un ricordo, ma che ci ha lasciato anche un insegnamento", commenta il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, figlio del comandante della Resistenza militare di Roma vittima con altri 334 prigionieri della Rappresaglia seguita all'attentato di via Rasella che costò la vita a 33 SS del “Polizeiregiment Bozen”. Tra gli uccisi, che erano tutti maschi, circa 75 ebrei detenuti in base all’ordine generale di rastrellamento e in attesa di essere avviati a un campo di concentramento, altri erano prigionieri politici presi dalle celle di Regina Coeli, altri da via Tasso, altri ancora rastrellati per strada e numerosi infine i detenuti per reati comuni, oltre a due ragazzi di 15 anni. "Ogni anno, ricordare questo giorno non è altro che ricordare il sacrificio di mio padre, sacrificio di cui mio padre era cosciente. Sapeva bene a cosa andava incontro quando aderì alla resistenza. Ha voluto farlo per il sentimento di fede che nutriva nei confronti della patria, per i valori in cui credeva e che con quel gesto ha ancora di più trasmesso a noi e a tutti", confida il cardinale. Insieme pregheranno in silenzio davanti a quella pietra tombale priva di retorica celebrativa ma ugualmente solenne ed espressiva del dramma dei 335 sarcofagi "compressi" dal peso dell'immensa lapide che "galleggia" metafisicamente a un metro da terra e copre con la sua ombra lo spazio scavato nella tortuosità delle cave tufacee collegate ad esso da un unico percorso che porta il visitatore dal luogo di sepoltura al luogo dell'eccidio: la cava principale che fu fatta saltare dai nazisti con la dinamite per cancellare per sempre il ricordo di quell'atto vergognoso. Benedetto XVI vi si reca invece per ricordarlo, accogliendo l'invito dell’Associazione nazionale delle Famiglie italiane dei Martiri caduti per la libertà della Patria che gli è stato rivolto in occasione del 67° anniversario dell'eccidio. “Io sono felicissima che venga il Santo Padre. Anche se lui ha una nazionalità universale, però sono felicissima della sua nazionalità tedesca, perché per me questo rappresenta un valore”, assicura la presidente dell'Anfim Rosina Stame. "Non è semplicemente un discorso rituale, perchè - ricorda la presidente dell'Anfim - abbiamo ricevuto la visita di altri due Papi. Ma è proprio un desiderio, una necessità direi, dei familiari dell'Associazione. Non possiamo permetterci lo sconforto, perchè dobbiamo passare il testimone, nel modo migliore. Anche perchè le Ardeatine hanno precorso i tempi, perchè racchiudono tutte le varie forme di diversità che, però, si sono intersecate e, addirittura, hanno costituito un denominatore comune, dal punto di vista civile, sociale, militare e religioso".

'L'Osservatore Romano': il Papa non ha timore di assumere le parole degli ideali rivoluzionari, spesso usate contro la Chiesa, nati dal cristianesimo

Nel discorso rivolto ieri a credenti e non credenti riuniti sul sagrato della cattedrale di Notre Dame di Parigi, divenuta nell'occasione un nuovo "Cortile dei gentili" come quello del Tempio di Gerusalemme che fu luogo di dialogo per eccellenza, Benedetto XVI, "un Papa tanto mite quanto coraggioso, uomo di fede e teologo profondo, abituato sin da giovane al confronto, soprattutto nel mondo universitario, con chi è al di fuori dei confini visibili della Chiesa", non ha avuto timore di "assumere le parole - libertà, uguaglianza, fraternità - che hanno riassunto gli ideali rivoluzionari, tante volte poi brandite con asprezza contro la Chiesa e il cristianesimo, e che pure dal cristianesimo sono nate". Lo sottolinea oggi L'Osservatore Romano in un editoriale a firma del direttore Giovanni Maria Vian. A cambiare la prospettiva per l'umanità più radicalmente di qualunque rivoluzione è stata, ricorda l'articolo, "la venuta di Cristo, quella luce vista da Giovanni che illumina ogni essere umano e ha abbattuto il muro di separazione tra ebrei e gentili, e dunque ogni divisione: anche quella tra credenti e non credenti. E perchè non fosse reso difficile l'accesso dei pagani allo spazio loro riservato nel santuario di Gerusalemme Gesù aveva cacciato chi di questo luogo si approfittava per lucro. Per questo - rileva il prof. Vian - Benedetto XVI in molti modi si fa capire. Come hanno dimostrato, diversamente ma con straordinaria efficacia, i suoi ultimi due libri. Ed efficaci per credenti e non credenti sono risuonate a Parigi le sue parole, rivolte ai giovani, ma più in generale alle donne e agli uomini di oggi". "Il Papa ha così rinnovato l'invito che nel succedersi dei secoli e sino alla fine dei tempi la Chiesa - conclude l'editoriale del giornale vaticano - non si è stancata e non si stancherà di rivolgere: di non aver paura di aprire a Dio i cuori e le società".

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Benedetto XVI a mons. Papa per i 50 anni di sacerdozio: ammiriamo il connubio di dottrina e pietà, erudizione e virtù, verità e carità

“Felicitazioni” e “voti augurali” a mons. Benigno Luigi Papa, arcivescovo di Taranto, nel 50° di sacerdozio. Li esprime Benedetto XVI, in una lettera gratulatoria fatta pervenire al presule e letta ieri sera nella Chiesa concattedrale di Taranto, dove l’arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica. “Nell’esercizio del tuo ministero episcopale – scrive il Pontefice – abbiamo ammirato il connubio di dottrina e pietà, di erudizione e virtù, di verità e carità. Profondamente riempito dalla sapienza della Sacra Scrittura, sei stato soprattutto dottore buono, vigile e avveduto nella spiegazione della dottrina dei Sacri Testi e sei rimasto del tutto alieno da ogni spirito di contesa. All’interno della Conferenza Episcopale italiana, il tuo parere su tali questioni è stato sempre richiesto e nelle funzioni del Consiglio permanente della medesima Conferenza hai offerto il tuo contributo con abbondanza di lavoro, di opere e di autorità”. “Ciò considerato – prosegue il testo – ci rallegriamo vivamente con te che hai portato siffatte incombenze per uno spazio di tempo così duraturo e hai rivestito illustri incarichi. Nell’assolvimento di tali compiti si è luminosamente manifestata la tua ampia conoscenza delle scienze divine e umane, è emersa con evidenza la tua esperienza e sono apparse massimamente la tua magnanimità e forza d’animo”.

SIR

Il Papa: la Chiesa sostiene, conforta, incoraggia ogni sforzo a garantire un lavoro sicuro, dignitoso, stabile. Spezzare la catena delle morti bianche

Un appassionato discorso sulla prospettiva cristiana del lavoro: è quello pronunciato questa mattina da Benedetto XVI in un’Aula Paolo VI gremita, che ha accolto gli 8 mila partecipanti al Pellegrinaggio della diocesi di Terni-Narni-Amelia, nel 30° anniversario della visita di Giovanni Paolo II alle Acciaierie della città.
All'inizio del discorso, Papa Benedetto ha voluto ricordare Papa Wojtyla "in maniera speciale per l'amore che mostrò per il mondo del lavoro". "Quasi lo sentiamo - ha detto - ripetere le prime parole che pronunciò appena giunto a Terni" per affermare che lo "scopo precipuo di questa visita, che si svolge nel giorno di San Giuseppe è di portare una parola di incoraggiamento a tutti lavoratori ed esprimere loro la mia solidarietà, la mia amicizia e il mio affetto". "Faccio miei - ha assicurato Papa Ratzinger - questi sentimenti, e di cuore abbraccio tutti voi e le vostre famiglie". "Nel giorno della mia elezione - ha ricordato ancora il Pontefice - mi sono presentato anch'io come un 'umile lavoratore nella vigna del Signore', ed oggi, assieme a voi, vorrei ricordare tutti i lavoratori e affidarli alla protezione di San Giuseppe". "Terni - ha proseguito - è segnata dalla presenza di una delle più grandi fabbriche dell'acciaio, che ha contribuito alla crescita di una significativa realtà operaia. Un cammino segnato da luci, ma anche da momenti difficili, come quello che stiamo vivendo oggi. La crisi dell'assetto industriale sta mettendo a dura prova la vita della città, che deve ripensare il suo futuro. In tutto questo viene coinvolta anche la vostra vita di lavoratori e quella delle vostre famiglie. Nelle parole del vostro vescovo ho sentito l'eco delle preoccupazioni che portate nel cuore''.
Il Papa ha, quindi, rivolto il pensiero all’Eucaristia, fulcro dell’azione pastorale della diocesi ternana. Ha così invitato i fedeli a vivere in maniera eucaristica, come un “unico Corpo, un’unica famiglia”. L’Eucaristia, ha ribadito, è “forza per edificare una società più giusta e più degna dell’uomo”: "Dall’Eucaristia, infatti, in cui Cristo si rende presente nel suo atto supremo di amore per tutti noi, impariamo ad abitare da cristiani la società, per renderla più accogliente, più solidale, più attenta ai bisogni di tutti, particolarmente dei più deboli, più ricca di amore”. "E' importante tenere sempre presente che il lavoro è uno degli elementi fondamentali sia della persona umana, che della società. Le difficili o precarie condizioni del lavoro rendono difficili e precarie le condizioni della società stessa, le condizioni di un vivere ordinato secondo le esigenze del bene comune". Il Papa ha espresso la sua vicinanza alle famiglie che vivono con ansia e preoccupazione questo momento di crisi alle prese con disoccupazione e precarietà. Né ha mancato di riferirsi al grave problema della sicurezza sul lavoro: “So che più volte avete dovuto affrontare anche questa tragica realtà. Occorre mettere in campo ogni sforzo perché la catena delle morti e degli incidenti venga spezzata. E che dire poi della precarietà del lavoro, soprattutto quando riguarda il mondo giovanile? E’ un aspetto che non manca di creare angoscia in tante famiglie!”. "Vi sono particolarmente vicino, mettendo nelle mani di Dio tutte le vostre ansie e preoccupazioni, e auspico che, nella logica della gratuità e della solidarietà - ha concluso il Pontefice -, si possano superare questi momenti, affinché sia assicurato un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Il lavoro, cari amici, aiuta ad essere più vicini a Dio e agli altri".
"L'evangelista Matteo - ha poi concluso Papa Ratzinger - ricorda che la gente parlava di Gesù come del 'figlio del falegname' e Giovanni Paolo II a Terni parlò del 'Vangelo del lavoro', affermando che era 'scritto soprattutto dal fatto che il Figlio di Dio, diventando uomo, ha lavorato con le proprie mani. Anzi, il suo lavoro, che è stato un vero lavoro fisico, ha occupato la maggior parte della sua vita su questa terra, ed è così entrato nell'opera della redenzione dell'uomo e del mondo'". Il lavoro, ha detto Papa Ratzinger, "è importante comprenderlo in questa prospettiva cristiana. Spesso, invece, viene visto solo come strumento di guadagno, se non addirittura, in varie situazioni nel mondo, come mezzo di sfruttamento e quindi di offesa alla stessa dignità della persona". "Vorrei accennare pure al problema del lavoro nella Domenica - ha sottolineato il Papa -. Purtroppo nelle nostre società il ritmo del consumo rischia di rubarci anche il senso della festa e della Domenica come giorno del Signore e della comunità". "La Chiesa - ha proseguito Benedetto XVI - sostiene, conforta, incoraggia ogni sforzo diretto a garantire a tutti un lavoro sicuro, dignitoso e stabile. Il Papa vi è vicino, è accanto alle vostre famiglie, ai vostri bambini, ai vostri giovani, ai vostri anziani e vi porta tutti nel cuore davanti a Dio".

Radio Vaticana, TMNews, Agi