venerdì 31 dicembre 2010

Il Papa: il tempo umano è carico di mali, sofferenze, ma racchiude in maniera definitiva e incancellabile la novità gioiosa e liberatrice di Cristo

Questa sera, nella Basilica Vaticana, Papa Benedetto XVI ha presieduto i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, a cui è seguita l’esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del tradizionale inno Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile, e la benedizione eucaristica.
Al crepuscolo di un anno denso di eventi, Benedetto XVI ha invitato i fedeli innanzitutto a rendere grazie al signore per ogni cosa ricevuta e prima ancora per la Grazia in persona che è Cristo Gesù. Nessun bilancio, nessun proposito, semplicemente l’essere grati a Dio per ciò che Egli ci ha donato, consapevoli che questa gratitudine possa aiutarci a riscoprire un grande valore iscritto nel tempo: “Scandito nei suoi ritmi annuali, mensili, settimanali e quotidiani, esso è abitato dall’amore di Dio, dai suoi doni di grazia; è tempo di salvezza. Sì, il Dio eterno è entrato e rimane nel tempo dell’uomo. Vi è entrato e vi rimane con la persona di Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, il Salvatore del mondo”. “L’Eterno entra nel tempo fin dalla creazione e lo rinnova alla radice, liberando l’uomo dal peccato”, ha affermato il Pontefice, ma è solo con la venuta di Cristo e con la sua redenzione che si arriva alla pienezza dei tempi, come scrive l’Apostolo Paolo al capitolo 4 della lettera ai Galati: con Gesù il tempo si fa pieno, giunge al suo compimento, acquista quel significato di grazia e salvezza rinnovatrice che diviene manifesto con il Natale.
L'anno che sta per chiudersi non può non ricordarci che ''il momento presente genera ancora preoccupazione per la precarietà in cui versano tante famiglie'' e chiede ''di essere vicini a coloro che vivono in condizioni di povertà e disagio''. Il Papa ha quindi voluto rivolgere un ''ricordo speciale'' a quanti, ha detto, ''sono in difficoltà e trascorrono fra disagi e sofferenze questi giorni di festa. A tutti e a ciascuno assicuro il mio affettuoso pensiero, che accompagno con la preghiera''. ''Il nostro tempo umano è sì carico di mali, di sofferenze, di drammi di ogni genere, da quelli provocati dalla cattiveria degli uomini a quelli derivanti dagli infausti eventi natural, ma - ha aggiunto Papa Ratzinger - racchiude ormai e in maniera definitiva e incancellabile la novità gioiosa e liberatrice di Cristo salvatore. Proprio nel Bambino di Betlemme possiamo contemplare in modo particolarmente luminoso ed eloquente l'incontro dell'eternità con il tempo, come ama esprimersi la liturgia della Chiesa''. Infine un pensiero alla 'sua' diocesi, quella di Roma. ''Cari fratelli e sorelle, la nostra Chiesa di Roma - ha ricordato il Papa - è impegnata ad aiutare tutti i battezzati a vivere fedelmente la vocazione che hanno ricevuto e a testimoniare la bellezza della fede. Per poter essere autentici discepoli di Cristo, un aiuto essenziale ci viene dalla meditazione quotidiana della Parola di Dio che sta alla base di ogni autentica spiritualità cristiana''. Da qui l'incoraggiamento ad uno sforzo di tipo spirituale, ''in particolare - ha detto il éontefice - attraverso la 'lectio divina', per avere quella luce necessaria a discernere i segni di Dio nel tempo presente e a proclamare efficacemente il Vangelo''.
''Anche a Roma, infatti, - ha concluso Benedetto XVI - c'è sempre più bisogno di un rinnovato annuncio del Vangelo affinchè i cuori degli abitanti della nostra città si aprano all'incontro con quel Bambino, che è nato per noi, con Cristo, Redentore dell'uomo''. Il Papa si è rallegrato per come sta procedendo il programma diocesano, per la “capillare azione apostolica” in cui la Chiesa di Roma è impegnata, sostenendo tutti i battezzati a testimoniare la bellezza della fede. Ha incoraggiato i “Centri di ascolto del Vangelo”, salutato con favore le tante iniziative di evangelizzazione e missione, ribadito la centralità dell’Eucarestia che è luogo privilegiato dell’ascolto della Parola di Dio. Infine, il pensiero del Papa è andato a chi attraverso il servizio e il volontariato, spinto dalla carità, dona la sua vita per aiutare gli altri: "Ricordo in particolare la visita che ho compiuto all’Ostello della Caritas alla Stazione Termini dove, attraverso il servizio e la generosa dedizione di numerosi volontari, tanti uomini e donne possono toccare con mano l’amore di Dio. Il momento presente genera ancora preoccupazione per la precarietà in cui versano tante famiglie e chiede all’intera comunità diocesana di essere vicina a coloro che vivono in condizioni di povertà e disagio. Dio, infinito amore, infiammi il cuore di ciascuno di noi con quella carità che lo spinse a donarci il suo Figlio unigenito”. Ancora, il Santo Padre ha invitato a guardare al futuro e a farlo con quella speranza che è la parola finale del Te Deum, certi di essere sostenuti e accolti dalle braccia di Maria. Come da tradizione, al termine della celebrazione Benedetto XVI si è recato in Piazza San Pietro per visitare il presepe allestito ai piedi dell'obelisco. Accompagnato dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, il Papa è stato accolto dal card. Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, dall'arcivescovo Carlo Maria Viganò, segretario generale, dal vescovo Giorgio Corbellini, vice segretario generale, e dalle maestranze, tra le quali tecnici ed elettricisti che hanno curato allestimento e illuminazione del presepio e dell'albero.

Radio Vaticana, Asca, L'Osservatore Romano


Il 2010 di Benedetto XVI. 'Il blog degli amici di Papa Ratzinger': annus horribilis? No! Anno di riforma e purificazione

di Raffaella

Siamo al 31 dicembre ed è tempo di bilanci. Tanti autorevolissimi opinionisti e vaticanisti hanno tracciato interessanti ed articolati commenti sul 2010 di Papa Benedetto. Da parte mia vorrei tracciare un bilancio personale su questo difficile ed intenso anno trascorso con Papa Benedetto. Non sono stati mesi facili, anzi... La prima metà del 2010 è stata particolarmente problematica ed anche, lasciatemelo dire, angosciante. Alcune mattine avevo persino paura di accendere il pc o di sfogliare il televideo, quasi terrorizzata dalla prospettiva di nuovi e sempre più improponibili scoop giornalistici. Eppure, con l'aiuto del Papa, abbiamo superato le difficoltà, siamo qui, più forti di quanto non lo fossimo l'ultimo giorno del 2009. Perchè dobbiamo ringraziare il Papa? Soprattutto per il suo esempio, per la sua freschezza e per la sua profonda coerenza. Diciamoci la verità: i mass media ce l'hanno messa tutta per renderci la vita difficile. Essi non hanno detto il falso. I preti pedofili, le truffe, il riciclaggio, l'allegra vita privata di alcuni prelati non sono un'invenzione dei media. Sono una realtà, triste ma assolutamente incontestabile. Indubbio il contributo dei media nel portare alla luce gli scandali, ma essi hanno perso credibilità quando hanno tentato, a tutti i costi, di coinvolgere Papa Benedetto. In quel momento in tutti noi è nato il sospetto che a certa carta stampata ed a certa tv non importasse nulla delle vittime, non importasse nulla nemmeno dei preti pedofili. Ad un certo punto sembrava che tutto ruotasse intorno ad un unico scopo: tentare di abbattere Papa Benedetto. Troppo spesso i media hanno fatto i furbi fingendo di non sapere o di non ricordare che Ratzinger è l'uomo che più si è battuto per estirpare la piaga della pedofilia. Nessuno aveva interesse a ricordare che gli abusi si sono verificati decenni fa e questo atteggiamento ci ha irrigiditi ancora di più. Quante volte ci siamo arrabbiati per questo? Io centinaia di volte. In me è innato un senso di giustizia che mi porta a non accettare che una persona faccia il capro espiatorio di tutti e per tutti. Sono del parere che la responsabilità è personale e che nessuno dovrebbe caricarsi di colpe non sue. Ecco quindi la ragione di tanti sfoghi e di tante delusioni. In tutto questo l'unico a mantenere la calma è stato proprio Benedetto XVI. Sarebbe stato per lui facilissimo dimostrare, carte alla mano, di avere combattuto il peccato nella Chiesa da decenni. Chi più di lui conosceva l'esistenza delle lettere del 1988 (da lui stesso scritte) che provano in modo assoluto la sua infinita coerenza?Eppure il Papa non si è difeso, non ha recriminato, non si è lamentato. Ha sopportato, ha pregato, ha chiesto penitenza ed ha agito emanando altre norme. Chi di noi l'avrebbe fatto? Probabilmente io no. Piaccia o non piaccia, io ho tirato un sospiro di sollievo quando l'arcivescovo di Vienna ha parlato. E' stata la prima spallata data al muro di gomma dei media e anche, spiace dirlo, di alcuni curiali e vescovi diocesani. Anche in questa occasione, come nel caso della revoca della scomunica ai lefebvriani, nessuno che abbia fatto un passo avanti per assumersi un briciolo di responsabilità personale. Si è lasciato il Papa solo e forse è stato meglio così! Certo... non vi nascondo che mi sarei aspettata un sussulto di coerenza e di buon senso da parte di qualcuno, ma nulla si è mosso e sono tutti ancora lì. Pazienza. Per me è stato molto difficile comprendere come mai il Papa non si difendesse. Molte volte mi sono arrabbiata. Ora però, guardandomi indietro, capisco che forse davvero non c'era bisogno di interventi diretti. La Verità, alla fine, si è imposta da sola e in tutta la sua potenza. Perfetto coronamento del 2010 sono gli articoli, i commenti e gli editoriali di oggi: tutti positivi! E ancora una volta sembra che i giornalisti (non tutti ovviamente) siano precipitati dal pero ed abbiano scoperto un Papa riformatore, aperto e dinamico. Bastava chiedere a noi. L'esempio che ci ha dato Benedetto XVI in questo anno è difficile da commentare in poche parole. La sua umiltà ed il suo coraggio non possono non toccare il cuore di ciascuno di noi. Anche stasera lo osservavo davanti al Santissimo Sacramento. Da lui tutti dobbiamo imparare l'abbandono totale e senza riserve a Dio. Penso che la parte finale, "a braccio", della catechesi su Santa Caterina da Bologna sia una sorta di autobiografia del Santo Padre: abbandono totale alla Volontà del Padre (anche quando va contro i nostri progetti) ed umiltà! Un altro grande insegnamento del Papa è la compassione: per i malati, per le vittime degli abusi, per i poveri ed i sofferenti. La gioia che abbiamo letto negli occhi di tante persone che domenica hanno condiviso la tavola con il Pontefice non ha bisogno di alcun commento. Quali sono i miei propositi per il 2011? Continuare a volere tanto bene al Santo Padre ed a tutti gli amici del blog. Ma soprattutto: imparare dal Papa ad avere più fede.

Il Papa: la luce di Santiago de Compostela un invito a rinvigorire le radici cristiane dell'Europa, la solidarietà e la difesa della dignità dell'uomo

I pellegrini che si recano a Santiago de Compostela riportino nei loro luoghi la luce della presenza di Cristo, così da rafforzare le radici cristiane dell’Europa. E’ questo, in sintesi, l’auspicio che Benedetto XVI esprime in un Messaggio all’arcivescovo del Santuario galiziano, mons. Julian Barrio Barrio. Il Papa scrive in occasione della conclusione del 119° Anno Santo Compostelano, che avverrà oggi pomeriggio quando, alle 16.30, mons. Barrio Barrio celebrerà il rito di chiusura. La luce di Santiago de Compostela “venga percepita in Europa come un costante invito a rinvigorire le proprie radici cristiane, e quindi ad aumentare l’impegno per la solidarietà e per una forte difesa della dignità dell'uomo”. L’augurio di Benedetto XVI si fonda su una base concreta: a diffondere questa luce attorno a sé devono essere i pellegrini che ogni anno, 270 mila solo nel 2010, intraprendono il cammino verso la tomba dell’Apostolo. Questo percorso, è stata l’analogia del Papa, sia per loro come avvenne per i discepoli che incontrarono Cristo sulla via di Emmaus. E’ un incontro che “non può lasciare indifferenti. I pellegrini devono tornare alle loro case, come fecero ritorno a Gerusalemme, i discepoli di Emmaus”, “con gioia e gratitudine”, per comunicare a tutti che Cristo era risuscitato ed era apparso loro vivo. Ciò, osserva il Pontefice, li ha resi “messaggeri gioiosi e fiduciosi del Cristo vivente, che è un balsamo per le nostre pene e il fondamento della nostra speranza”. Da questa rinnovata professione di fede, prosegue il Papa, deve scaturire “il proposito di rafforzare la nostra fede ogni giorno, partecipando regolarmente ai misteri della grazia, affidati alla Chiesa, e dando un esempio efficace e concreto di carità”. Altrimenti, scrive ancora Benedetto XVI, “non saremo credibili testimoni di Dio, se non siamo fedeli collaboratori e servitori degli uomini”. E questo servizio teso a “una profonda comprensione e a una strenua difesa dell'uomo è una esigenza del Vangelo e un contributo essenziale alla società della nostra condizione di cristiani”. Definendo “indimenticabili” i momenti vissuti al Santuario il 6 novembre scorso, Benedetto XVI dedica una parte del Messaggio ai giovani, molti dei quali, ricorda, incontrerà durante la Giornata Mondiale della Gioventù del prossimo agosto a Madrid. “Li invito a lasciarsi interpellare da Cristo, impegnandosi con Lui in un dialogo franco e calmo e a chiedersi: conterà su di me il Signore per essere suo apostolo nel mondo, per essere un messaggero del suo amore?”. Non manchi “generosità nella risposta”, auspica il Papa, che conclude con un’intensa raccomandazione ai seminaristi. Siate, è il suo invito, “trasparenza” di Gesù, rendetelo presente ripetendo “ogni giorno con umiltà le sue parole e i suoi gesti”, perché “la vocazione al sacerdozio è un dono meraviglioso che deve farvi sentire orgogliosi”.

Il 2010 di Benedetto XVI. Circa 2 milioni e 300mila persone lo hanno incontrato in Vaticano, dati con un ovvio margine di approssimazione

Le persone che hanno preso parte, nel corso del 2010, ai diversi tipi di udienze e incontri con Benedetto XVI in Vaticano o a Castel Gandolfo sono stati circa 2 milioni e 300mila, in aumento di circa 30 mila presenze rispetto al 2009. Il dato presenta un ovvio margine di approssimazione, in quanto se per alcuni appuntamenti, come le Udienze generali del mercoledì in Aula Paolo VI o le udienze particolari nel Palazzo Apostolico, la stima può basarsi su una cifra abbastanza precisa di partecipanti, che diventa sempre per difetto quando le udienze si svolgono in Piazza San Pietro, per altri momenti, come l’Angelus o il Regina Caeli domenicale, oppure cerimonie di ampio respiro come quelle legate a canonizzazioni o, ad esempio la chiusura dell’Anno Sacerdotale, il dato è necessariamente più sommario. Nel dettaglio, le presenze alle Udienze generali del 2010 si possono quantificare attorno alle 493 mila, in poco più di 178 mila quelle alle udienze particolari, in 381 mila quelle alle celebrazioni liturgiche e in oltre un milione e 200mila quelle all’Angelus/Regina Caeli. Queste cifre non tengono in conto le folle che abitualmente si raccolgono attorno al Pontefice in occasione dei suoi viaggi apostolici all’estero, come accaduto nel corso di quest’anno a Malta, in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito e a Santiago de Compostela e Barcellona. In modo analogo, non vengono conteggiate le presenze, quasi sempre superiori alle aspettative, che hanno fatto da cornice alle visite pastorali del Papa a Torino, Sulmona, Carpineto Romano e Palermo, né le presenze durante le visite del Pontefice nelle parrocchie romane.

Radio Vaticana

Il 2010 di Benedetto XVI. Pastore mite e fermo che annuncia Cristo, luce del mondo, tra persecuzioni, penitenza e rinnovamento

Stasera alle ore 18.00, nella Basilica Vaticana, Benedetto XVI presiederà i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, con il tradizionale Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno. Quindi, il Papa visiterà il Presepe in Piazza San Pietro. Saranno questi gli ultimi atti del 2010 di Benedetto XVI, un anno intenso. Il mare è stato spesso agitato ma Benedetto XVI, Pastore mite e fermo, ha tenuto saldamente il timone della Barca di Pietro. Fin dall’inizio dell’anno, con l’udienza di metà febbraio ai vescovi dell’Irlanda, il Papa traccia la via della penitenza e del rinnovamento per affrontare lo scandalo degli abusi sui minori da parte di membri del clero. Un “crimine abominevole”, lo definisce, e “un grave peccato che offende Dio e ferisce la dignità della persona umana creata a Sua immagine”. Il 20 marzo viene pubblicata la Lettera ai cattolici irlandesi, documento in cui il Papa scrive che tali abusi “hanno oscurato la luce del Vangelo a un punto tale cui non erano giunti neppure secoli di persecuzione”. Toccanti le parole di Benedetto XVI a conclusione dell’Anno Sacerdotale, celebrato l’11 giugno in Piazza San Pietro, davanti a 15mila sacerdoti concelebranti provenienti da 97 nazioni: “Era da aspettarsi che al ‘nemico’ questo nuovo brillare del sacerdozio non sarebbe piaciuto; egli avrebbe preferito vederlo scomparire, perché in fin dei conti Dio fosse spinto fuori dal mondo (applausi). E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti – soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario” (11 giugno 2010: Santa Messa a conclusione dell'Anno Sacerdotale).
Il Papa assicura l’impegno della Chiesa a intraprendere la strada della purificazione ed esprime la sua profonda solidarietà alle vittime: “Anche noi chiediamo insistentemente perdono a Dio ed alle persone coinvolte, mentre intendiamo promettere di voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più” (11 giugno 2010).
Nel corso dell’anno, come già accaduto precedentemente in Australia e Stati Uniti, il Papa incontra un gruppo di vittime degli abusi a Malta e poi a Londra. Vengono, inoltre, rese più efficaci le norme per affrontare “i delitti più gravi” compiuti dai sacerdoti e, nel segno della trasparenza, viene pubblicata sul sito web del Vaticano una pagina sulla risposta della Chiesa agli abusi sui minori. In questo sforzo di purificazione, va annoverata anche la visita apostolica alla Congregazione dei Legionari di Cristo che condanna la vita “priva di scrupoli” del fondatore padre Maciel Degollado. Nel discorso per gli auguri natalizi alla Curia Romana, il Papa torna a parlare dello scandalo degli abusi e a ribadire l’impegno della Chiesa: “Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio” (Alla Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi, 20 dicembre 2010).
Se lo scandalo della pedofilia segna profondamente la vita interna della Chiesa, il 2010 è anche contraddistinto da violenti attacchi esterni, con la recrudescenza delle persecuzioni anticristiane. Il Papa dedica proprio al tema della libertà religiosa il Messaggio della Giornata Mondiale della Pace dove definisce i cristiani il gruppo religioso più perseguitato al mondo. Nel discorso alla Curia Romana, inoltre, usa per la prima volta il termine “cristianofobia”. Accorato l’appello a fermare le violenze anticristiane dopo la terribile strage alla cattedrale siro-cattolica di Baghdad, del 31 ottobre: “Prego per le vittime di questa assurda violenza, tanto più feroce in quanto ha colpito persone inermi, raccolte nella casa di Dio, che è casa di amore e di riconciliazione. Esprimo inoltre la mia affettuosa vicinanza alla comunità cristiana, nuovamente colpita, e incoraggio pastori e fedeli tutti ad essere forti e saldi nella speranza” (Angelus, 1° novembre 2010).
Ai cristiani discriminati, il Pontefice si rivolge con parole di incoraggiamento nel Messaggio “Urbi et Orbi” di Natale, con un pensiero speciale ai cristiani in Cina: “Non si perdano d’animo per le limitazioni alla loro libertà di religione e di coscienza e, perseverando nella fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano viva la fiamma della speranza. L’amore del ‘Dio con noi’ doni perseveranza a tutte le comunità cristiane che soffrono discriminazione e persecuzione, ed ispiri i leader politici e religiosi ad impegnarsi per il pieno rispetto della libertà religiosa di tutti” ("Urbi et Orbi" - Natale 2010).
Del resto, in più occasioni, il Papa mette in guardia dal tentativo che si va rafforzando nelle società secolarizzate dell’Occidente di escludere la fede dalla dimensione pubblica, in particolare cancellando i segni visibili del Cristianesimo. C’è bisogno di una “Nuova evangelizzazione”, ne è convinto Benedetto XVI, che per questa impegnativa e inedita missione istituisce un nuovo dicastero: “Ho deciso di creare un nuovo Organismo, nella forma di 'Pontificio Consiglio', con il compito precipuo di promuovere una rinnovata evangelizzazione nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede e sono presenti Chiese di antica fondazione, ma che stanno vivendo una progressiva secolarizzazione della società e una sorta di 'eclissi del senso di Dio', che costituiscono una sfida a trovare mezzi adeguati per riproporre la perenne verità del Vangelo di Cristo” (28 giugno 2010: Primi Vespri dei Santi Apostoli Pietro e Paolo).
Proprio l’accento sul ruolo e il contributo che la fede può dare ad una società moderna è la chiave di lettura dello storico viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito, culminato nella Beatificazione del card. Newman, testimone convincente del dialogo possibile tra fede e ragione. Memorabile resta il discorso del Pontefice a Westminster Hall: “In quel luogo così prestigioso ho sottolineato che la religione, per i legislatori, non deve rappresentare un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al cammino storico e al dibattito pubblico della nazione, in particolare nel richiamare l’importanza essenziale del fondamento etico per le scelte nei vari settori della vita sociale” (Udienza generale, 22 settembre 2010).
Quello nel Regno Unito è uno dei cinque viaggi apostolici internazionali di Benedetto XVI, che nel 2010 si recherà anche a Malta sulle orme di San Paolo, in Portogallo dove si farà pellegrino ai piedi della Vergine di Fatima, Santiago de Compostela, nell’Anno Santo giacobeo, e Barcellona nel segno di Gaudì. Storico il viaggio di giugno a Cipro, la prima volta di un Pontefice nell’isola divisa del Mediterraneo e che avviene all’indomani della barbara uccisione in Turchia del vescovo Luigi Padovese. A Nicosia, il Papa consegna l’Instrumentum Laboris del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, che si tiene in ottobre in Vaticano. Un evento, è l’auspicio del Papa, che possa aiutare a costruire ponti di pace in Terra Santa: “La pace è la condizione indispensabile per una vita degna della persona umana e della società. La pace è anche il miglior rimedio per evitare l’emigrazione dal Medio Oriente...Preghiamo per la pace in Terra Santa. Preghiamo per la pace nel Medio Oriente, impegnandoci affinché tale dono di Dio offerto agli uomini di buona volontà si diffonda nel mondo intero” (24 ottobre 2010: Conclusione del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente).
Nel 2010, il Papa compie anche quattro visite pastorali in Italia: a Carpineto Romano, Sulmona e Palermo, dove invita i giovani a “non cedere alle suggestioni della mafia”. Intensa la visita del Papa a Torino dove si raccoglie in preghiera dinnanzi alla Santa Sindone, che definisce “icona del Sabato Santo”. Quel telo sepolcrale, è la meditazione del Papa, ci fa comprendere che Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso il nostro rimanere nella morte: “Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con Lui” (Venerazione della Santa Sindone, 2 maggio 2010).
Numerose anche le visite nella sua diocesi di Roma: dalle parrocchie al Seminario Romano Maggiore, dalla Madonna di Montemario all’Ostello Caritas. Di valore ecumenico, la visita alla chiesa evangelica luterana; storica quella d’inizio anno alla sinagoga di Roma. Il Papa auspica che cristiani ed ebrei possano testimoniare assieme la fede nell’unico Dio. E non manca di rievocare il dramma sconvolgente della Shoah: “La Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo. Possano queste piaghe essere sanate per sempre!” (Visita alla Comunità Ebraica di Roma, 17 gennaio 2010).
Due i documenti di Benedetto XVI che hanno destato particolare attenzione quest’anno: il libro intervista “Luce del Mondo” e l’Esortazione apostolica post-sinodale “Verbum Domini”. Il Papa ribadisce, con questo documento, la necessità di rimettere la Parola di Dio al centro della vita dei cristiani: “Tanti cristiani hanno bisogno che sia loro riannunciata in modo persuasivo la Parola di Dio, così da poter sperimentare concretamente la forza del Vangelo. I problemi sembrano talora aumentare quando la Chiesa si rivolge agli uomini e alle donne lontani o indifferenti ad una esperienza di fede, ai quali il messaggio evangelico giunge in maniera poco efficace e coinvolgente” (Ai partecipanti all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura,13 novembre 2010).
Il 2010 di Benedetto XVI è fatto anche di appuntamenti tradizionali come gli Angelus domenicali e le udienze generali. In particolare, le 45 catechesi del mercoledì rappresentano uno scrigno di meditazioni su figure universalmente note come San Francesco e San Domenico ma anche su mistiche meno conosciute che, grazie al Papa, tornano a parlare ai fedeli di oggi. Da settembre, in particolare, il Papa ha intrapreso un ciclo di catechesi sulle figure femminili nella Chiesa. Quest’anno, Benedetto XVI ha inoltre ricevuto in visita ad Limina i presuli di oltre 15 Stati, tra cui spicca il Brasile che annovera la più grande Conferenza Episcopale del mondo. Ed ha celebrato il suo terzo Concistoro, nel quale ha creato 24 cardinali. Sei i nuovi Santi, canonizzati il 17 ottobre in Piazza San Pietro, tra cui Mary MacKillop, prima australiana elevata all’onore degli altari. Tra le decisioni importanti del Papa anche l’istituzione di una Commissione d’inchiesta sulle apparizioni mariane di Medjugorje, e la pubblicazione di un Motu Proprio sulla prevenzione e il contrasto delle attività illegali in campo finanziario nello Stato vaticano. “La Chiesa è giovane”, aveva affermato Benedetto XVI nella Messa d’inizio Pontificato. Una convinzione colma di speranza che il Papa ha ripetuto anche in quest’anno vissuto intensamente: “Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Proiezione del film "Cinque anni Papa Benedetto XVI" della Bayerischer Rundfunk, 29 luglio 2010).

Radio Vaticana

giovedì 30 dicembre 2010

Prof. Condemi: la normativa approvata dal Papa dà al Vaticano un ordinamento avanzato e dà inizio al percorso per l'inserimento nella 'White List'

La normativa approvata oggi da Benedetto XVI appare tanto "ampia ed articolata" che si può ritenere "consenta sicuramente alla Città del Vaticano di avere un apparato normativo di livello pari a quello che è presente in altri ordinamenti avanzati, molto avanzati e quindi di poter iniziare il percorso per l'inserimento nella cosiddetta 'White List'". Lo afferma ai microfoni della Radio Vaticana il giurista Marcello Condemi, professore associato di Diritto dell'Economia nell'Universita' G. Marconi di Roma, già esperto in materia di riciclaggio presso la Banca d'Italia e componente della delegazione italiana al 'Gafi'. Per il prof. Condemi, le nuove norme sono dunque in grado di "consentire alla Città del Vaticano di poter colloquiare ed intrattenere rapporti con altri organismi esistenti presso altre giurisdizioni, adempiendo agli obblighi soltanto di adeguata verifica e agli obblighi semplificati di adeguata verifica e non invece ad obblighi rafforzati di adeguata verifica, come sta invece accadendo adesso non facendo parte e non essendo inserita la Città del Vaticano nell'elenco dei Paesi equivalenti", quelli cioè che, come stabilisce un decreto del ministro dell'Economia e delle Finanze del 2008, "rispondano a requisiti o la cui legislazione risponda a requisiti in materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, previsti e disciplinati dalla legislazione europea e dai principi dettati dalla Comunità internazionale"."A questo punto - sottolinea Condemi - si è nelle condizioni di poter iniziare il percorso per essere inseriti nella lista e, quindi, percorrere questa ulteriore tappa verso l'inserimento nell'elenco dei Paesi appunto equivalenti, essendo in possesso di un apparato normativo ed ordinamentale che collochi la Città del Vaticano e la Santa Sede tra i Paesi in possesso appunto di una legislazione avanzata. Ora - chiarisce il giurista - il passo successivo è quello di iniziare (come si sta già facendo con il 'Gafi') ad intrattenersi con gli Organismi internazionali che si occupano di contrasto e riciclaggio del finanziamento del terrorismo e continuare lungo questa strada al fine anche di partecipare a pieno titolo in queste Organizzazioni internazionale, al fine di partecipare anche - possibilmente - ai lavori cosi' da potersi coordinare con questi Organismi per affinare la propria legislazione e quindi al fine di percorrere quel tratto di strada che manca ancora per l'ingresso nella cosiddetta 'White List'. Passo questo - conclude - che sulla base della legislazione esistente dovrebbe essere abbastanza agevole".

Agi

Solennità di Maria Madre di Dio. L'immagine della Madonna del Sacro Monte di Viggiano esposta nella Basilica Vaticana durante le celebrazioni del Papa

"In via del tutto eccezionale, derogando alla consuetudine di questi ultimi decenni, mons. Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, ha acconsentito che la venerata immagine della Madonna del Sacro Monte di Viggiano (foto), Regina e Patrona della Lucania, sia solennemente esposta nella Basilica Vaticana, all'Altare della Confessione, sotto il possente baldacchino del Bernini, per le celebrazioni che il Santo Padre Benedetto XVI presiederà in onore della Maternità Divina e per la Giornata Mondiale della Pace, il 31 dicembre 2010 e il 1° gennaio 2011. Un privilegio altissimo, che rallegra ed onora non solo il nostro Santuario, ma anche l’intera comunità cristiana di Basilicata, che da sempre guarda alla Vergine Maria come alla custode della sua fede e della sua speranza, e tutto il Meridione d'Italia, che proprio in Viggiano ha uno dei centri più vivi della sua religiosità mariana": lo comunica l'Ufficio Stampa del Santuario di Viggiano aggiungendo che "grazie ai mezzi di comunicazione sociale gli occhi del mondo saranno rivolti a quelli della "nostra" Madonna, ai quali tutti insieme affideremo la causa della pace, dalla quale dipende, in ultima analisi, gran parte del progresso della nostra umanità. La Madonna della piccola Lucania, che della sua terra ha condiviso fino in fondo la sua dolorosa e secolare storia di persecuzioni e di marginalità, e che vuole accompagnarla ora nelle sue speranze di riscatto e di sviluppo, diverrà in tal modo la testimone privilegiata davanti al mondo intero del messaggio di pace che, ieri come oggi, scaturisce dal Vangelo, e proprio attraverso i suoi occhi materni e regali, dinanzi ai quali infinite generazioni di uomini e donne del povero Sud Italia hanno implorato e pianto, la preghiera di tutta la Chiesa, unita a quella del Successore di Pietro, salirà fino al cospetto di Dio". "Le celebrazioni vaticane - aggiungono dal Santuario - inaugureranno, infine, uno speciale anno "giubilare" per il nostro Santuario, ricorrendo il ventesimo anniversario della visita in Basilicata di Giovanni Paolo II (28 aprile 1991-2011) ed il centoventesimo anniversario (4 settembre 1892-2012) della prima incoronazione della Madonna, voluta da Papa Leone XIII. In cantiere anche il progetto di una nuova "Peregrinatio Mariae", dopo l'enorme entusiasmo suscitato da quella degli anni 1998-1999 in preparazione al Grande Giubileo del 2000". Il trasferimento in Vaticano della sacra immagine è avvenuto martedì 28 dicembre 2010 in forma strettamente privata. Il suo rientro a Viggiano, invece, sarà solennemente festeggiato Domenica 2 Gennaio 2011 alle ore 17.00. Alla cerimonia di accoglienza e di saluto, seguirà, alle ore 18.30 in Basilica, la Santa Messa Solenne di Ringraziamento presieduta da mons. Agostino Superbo, arcivescovo di Potenza e metropolita della Basilicata, e alla quale sarà presente, in rappresentanza di tutta la comunità regionale, il Governatore della Basilicata Vito De Filippo.

Basilicatanet

La Segreteria di Stato: la nuova legge si iscrive nell’impegno della Sede Apostolica per l’edificazione di una convivenza civile e giusta ed onesta

Una nota della Segreteria di Stato precisa alcuni aspetti delle normative approvate dal Papa in materia di antiriciclaggio. Con il Motu Proprio sulla trasparenza finanziaria, si spiega, si stabilisce che la nuova legge relativa alla prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, abbia vigenza per tutti i dicasteri vaticani e "per gli enti e gli organismi dipendenti dalla Santa Sede". Tra questi "l'Istituto per le opere religiose (Ior), riconfermando l'impegno del medesimo a operare secondo i principi e i criteri internazionalmente riconosciuti". Quindi si spiega che la nuova Autorità d'Informazione Finanziaria è "un organismo autonomo e indipendente con incisivi compiti di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, nei confronti di ogni soggetto, persona fisica o giuridica, ente e organismo di qualsivoglia natura dello Stato della Città del Vaticano, dei dicasteri della curia romana e di tutti gli organismi ed enti dipendenti dalla Santa Sede". Quindi "si delegano i competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano a esercitare, per i reati in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, la giurisdizione penale nei confronti dei soggetti appena richiamati". Il presidente e i membri del consiglio direttivo dell'Aif saranno nominati dal Papa. L'entrata in vigore della legge è il 1° aprile 2011. Infine, si legge nella nota della Segreteria di Stato, "l'esperienza segnalerà le eventuali esigenze di affinamento e integrazione dell'assetto normativo in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo ai principi e agli standard vigenti nella comunità internazionale; tali esigenze potrebbero prospettarsi in ragione della disponibilità già manifestata da parte della Santa Sede e della Città del Vaticano a confrontarsi con i competenti organismi internazionali attivi sul fronte del contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo". “Il processo di elaborazione” di queste leggi, riferisce ancora il comunicato, “è stato condotto con l’assistenza del Comitato misto...composto da rappresentanti dello Stato della Città del Vaticano e dell’Unione Europea”. La nuova normativa, conclude il comunicato della Segreteria di Stato, "si iscrive nell’impegno della Sede Apostolica per l’edificazione di una convivenza civile e giusta ed onesta. In nessun modo si possono perciò trascurare o attenuare i grandi ‘principi dell’etica sociale, quali la trasparenza, l’onestà e la responsabilità’”.

Corriere della Sera.it, Radio Vaticana

La legge promulgate dal Papa contro il riciclaggio. Costituita l'Autorità d'Informazione Finanziaria. Padre Lombardi: trasparenza e credibilità

Reclusione fino a 12 anni per riciclaggio, 15 anni per reati legati al terrorismo e all'eversione. Carcere anche per malversazione ai danni dello Stato (da sei mesi a quattro anni), truffa (da uno a sei anni), abuso di informazioni privilegiate (da uno a sei anni). È quanto prevede la legge 127 dello Stato della Città del Vaticano, che è stata promulgata oggi da Papa Benedetto XVI, che prevede pene specifiche anche per manipolazione del mercato, per la tratta di persone, vendita di prodotti con segni mendaci, contrabbando, tutela ambiente, traffico illecito di rifiuti. La legge istituisce anche l'Autorità di informazione finanziaria (Aif) vaticana, che opera “in piena autonomia ed indipendenza”. L’Aif, spiega l’articolo 33, ha accesso “anche indirettamente, alle informazioni finanziarie, amministrative, investigative e giudiziarie necessarie” per contrastare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Dopo aver indagato sulle segnalazioni ricevute, le archivia “mantenendone evidenza per dieci anni”. Oltre a sovrintendere al rispetto degli obblighi su riciclaggio e terrorismo e a valutare l’efficacia dei sistemi adottati a riguardo, compila statistiche e compie studi in materia, cura i rapporti con gli organismi internazionali e comunitari, entro il 30 settembre di ogni anno trasmette al segretario di Stato un rapporto sull’attività svolta. Le notizie rese da chi opera nella raccolta e nella gestione di fondi finanziari e dai loro dipendenti o consulenti sono coperte da segreto d’ufficio “ad eccezione dell’Autorità di Informazione Finanziaria e dall’Autorità giudiziaria, inquirente e giudicante, quando le informazioni richieste siano necessarie per le indagini o per i procedimenti relativi a violazioni sanzionate penalmente”. Il Papa è totalmente in questa direzione di legalità, in una linea di trasparenza, di inserimento senza riserve di tutte le norme, ha detto il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, che ha però spiegato che non si tratta di una novità di questo pontificato, ma di un'attenzione che c'è sempre stata. "Questo tipo di normative sono anche la conseguenza della modificazione della situazione mondiale, dopo l'11 settembre in particolare, sia anche del diffondersi di rischi di terrorismo e di riciclaggio che ci saranno stati anche in precedenza, ma anche ora spazi più grandi", ha aggiunto. "Direttamente non c'è rapporto" tra il sequestro dei 23 milioni di euro allo Ior da parte della procura di Roma e la nuova legge, ha quindi sottolineato il portavoce vaticano. "La legislazione è di prospettiva completamente diversa" è stata fatta "che ci fosse o no il sequestro". Ma certo "una volta che tutto questo sarà messo nella pratica quotidiana diventa impensabile che si verifichino inconvenienti come quello, perché l'informazione reciproca e le procedure saranno più precise". Sono stati inseriti nella legge anche delitti non codificati nel diritto penale vaticano: per questo c'è stata un'integrazione, come per i reati che riguardano la droga o la tratta, elementi legati al riciclaggio. Per quanto riguarda l'iscrizione nella white list, per padre Lombardi questo è il primo passo: "La legge entrerà in vigore tra tre mesi, poi ci saranno gli altri passi da verificare, ritengo che ci sia un periodo di una certa ampiezza, ma la strada è stata intrapresa e ritengo che sarà ritenuta una normativa ageguata". "Ogni soggetto, persona fisica o giuridica, ente ed organismo di qualsivoglia natura, incluse lefiliali e le succursali di soggetti esteri", che svolge professionalmente un'attività di tipo economico o finanziaria legata al Vaticano o alla Santa Sede è tenuto al "rispetto degli obblighi di prevenzione in materia di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo", prevede la legge. La nuova legge è "molto importante ed è bene che si applichi agli altri enti e attività della Santa Sede che comportano attività economiche e finanziarie come lo Ior, Apsa o Propaganda Fide", ha detto ancora il portavoce della Sala stampa della Santa Sede, spiegando che "il valore del Motu Proprio del Papa è stato di allargare la normativa pensata come legge dello Stato della Città del Vaticano anche a tutti gli altri enti connessi con la Santa Sede per una copertura completa dei rischi di questo tipo di attività". La pubblicazioni delle nuove leggi del Vaticano è "un evento di rilevante importanza normativa, ma anche di significato morale e pastorale di ampia portata", ha aggiunto il portavoce vaticano, spiegando che "si eviteranno in futuro quegli errori che così facilmente diventano motivo di "scandalo" per l'opinione pubblica e per i fedeli. Insomma, la Chiesa sarà più credibile davanti alla comunità internazionale e ai suoi membri". Non ci saranno banconote in euro emesse dal Vaticano, mentre per quanto riguarda la monetazione in euro quella è già circolante dal 2010, ha poi precisato Padre Lombardi, spiegando che oltre alle normative antiriciclaggio e antiterrosismo, il Vaticano ha varato oggi altre tre leggi riguardanti le monete, le banconote e le frodi relative alla monetazione.

Il Messaggero.it, Il Velino



Motu Proprio del Papa: Santa Sede fa propri principi e strumenti giuridici per prevenire e contrastare uso improprio dell'economia, minaccia alla pace

E' stata pubblicata questa mattina la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio di Papa Benedetto XVI per la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario. "La Sede apostolica - scrive il Papa - ha sempre levato la sua voce per esortare tutti gli uomini di buona volontà, e soprattutto i responsabili delle nazioni, all'impegno nell'edificazione, anche attraverso una pace giusta e duratura in ogni parte del mondo, della universale città di Dio verso cui avanza la storia della comunità dei popoli e delle Nazioni". La pace ''in una società sempre più globalizzata, è minacciata da diverse cause, fra le quali quella di un uso improprio del mercato e dell'economia e quella, terribile e distruttrice, della violenza che il terrorismo perpetra, causando morte, sofferenze, odio e instabilità sociale''. Il Pontefice osserva quindi che "molto opportunamente la comunità internazionale si sta sempre più dotando di principi e strumenti giuridici che permettano di prevenire e contrastare il fenomeno del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo". In questo senso Benedetto XVI sottolinea che "la Santa Sede approva questo impegno e intende far proprie queste regole nell'utilizzo delle risorse materiali che servono allo svolgimento della propria missione e dei compiti dello Stato della Città del Vaticano". Data questa situazione e “in esecuzione della Convenzione Monetaria fra lo Stato della Città del Vaticano e l’Unione Europea del 17 dicembre 2009” il Papa emana la “Legge concernente la prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo del 30 dicembre 2010, che viene oggi promulgata” e che da oggi ha “stabile valore” ma che entra in vigore il 1 aprile 2011. Nello specifico la Lettera Apostolica di Bendetto XVI stabilisce che questa “legge dello Stato della Città del Vaticano e le sue future modificazioni abbiano vigenza anche per i Dicasteri della Curia Romana e per tutti gli Organismi ed Enti dipendenti dalla Santa Sede” che svolgano le attività di raccolta e gestione dei fondi finanziari. Si costituisce, come dicevamo, l’AIF, una “Istituzione collegata alla Santa Sede conferendo ad essa la personalità giuridica canonica pubblica e la personalità civile vaticana” e se ne approva lo Statuto. L’Autorità eserciterà “i suoi compiti nei confronti dei Dicasteri della Curia Romana e di tutti gli Organismi ed Enti” che operano nella raccolta e nella gestione di fondi finanziari.

Apcom, Il Velino

ll Papa ai 'Pueri Cantores': la bella musica è in grado di esprimere qualcosa del mistero dell'amore di Dio per noi e del nostro per Lui

Il canto che esprime l’amore di Dio per l’uomo e dell’uomo per Dio è un “servizio” che contribuisce ad aumentare la fede di tutta la Chiesa. Sono le parole con le quali Benedetto XVI ha accompagnato la propria gratitudine nei riguardi dei Pueri Cantores. Il Papa ha ricevuto questa mattina nell'Aula Paolo VI le migliaia di ragazzi e ragazze appartenenti a numerosi cori di varia provenienza mondiale, che hanno partecipato in questi giorni, a Roma e in Vaticano, al 36° Congresso della Federazione internazionale dei Pueri Cantores, un centinaio di cori di 14 Paesi di quattro continenti, con tremila voci di ragazzi e ragazze dai 7 ai 17 anni. Un grazie in otto lingue, dall’inglese al russo, per comunicare a tutti un medesimo pensiero: cercare le parole e le note giuste per cantare a Dio vuol dire portare l’anima di chi ascolta il canto a far suo in qualche modo un pezzetto di cielo, a toccare con le corde del cuore l’amore di Dio. In un’Aula Paolo VI echeggiante di musica e di vitalità come quella che solo un raduno di giovani sa infondere attorno a sé, Benedetto XVI si è rivolto ai circa 4500 presenti. Il primo grazie, in inglese, il Papa lo ha dedicato all’impegno profuso dai giovani, ha detto, per “l’apostolato del canto corale nella liturgia”. “Così come dite le lodi di Dio, voi date voce al desiderio naturale di ogni essere umano di glorificarlo, con canti d'amore. E' difficile trovare le parole per esprimere la gioia dell'incontro amoroso dell'anima con Dio. Eppure la bella musica è in grado di esprimere qualcosa del mistero dell'amore di Dio per noi e del nostro per Lui".
“Ricordate sempre – ha proseguito Benedetto XVI – che il vostro canto è un servizio”. Un servizio a Dio, anzitutto, ai propri compagni di fede, perché questo tipo di canto rafforza nel cuore e nella mente la preghiera a Cristi. Ed è, ha chiarito il Papa, “un servizio a tutta la Chiesa, che offre un anticipo della liturgia celeste che è l’obiettivo di tutto il culto vero, quando i cori di angeli e santi si uniscono in una canzone senza fine di amore e di lode”. Quindi, in lingua italiana, ha soggiunto: “Cari giovani amici, ringrazio voi e coloro che vi istruiscono nel canto sacro, per il prezioso servizio che svolgete nella Liturgia. Vi incoraggio tutti a perseverare e vi invito a sentirvi sempre partecipi della vita delle comunità cristiane a cui appartenete. Custodite la gioia che la venuta di Gesù porta con sé e scoprite sempre più quanto Egli vi voglia bene”. Stati Uniti, Svezia, Irlanda, Lettonia, Sud Corea, Ucraina, nazioni di lingua spagnola e portoghese. Il mondo del canto sacro giovanile si è schierato di fronte al Papa, che ha ripartito in più lingue indicazioni, benedizioni e sostegno. In particolare, ha osservato salutando i Pueri Cantores di lingua tedesca: “Il Vangelo della Notte Santa racconta delle Lodi degli angeli, che i Pastori hanno sentito nei campi di Betlemme. Da sempre i cristiani hanno compreso queste parole come un canto e ne hanno preso spunto a loro volta per rendere onore a Dio attraverso la musica. Anche voi, con il vostro canto, partecipate a questo compito, perché Dio sia magnificato e gli uomini abbiano grande gioia”.

mercoledì 29 dicembre 2010

Un testo breve il Motu Proprio sulla trasparenza finanziaria del Vaticano. Il card. Nicora potrebbe guidare l'Autorità di informazione finanziaria

A quanto apprende l'agenzia Adnkronos il Motu Proprio del Papa ''concernente la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario'' sarà un testo breve, due cartelle in tutto. Mentre la legge sulla "prevenzione ed il contrasto del riciclaggio dei proventi di attività criminose e del finanziamento del terrorismo'' sarà il testo più consistente, circa una decina di pagine. Infine il documento relativo allo Statuto ''dell'Autorità di Informazione Finanziaria'' non conterrà nomine relative alla gestione dell'organismo. Tuttavia fra i candidati più accreditati per la guida dell'Autorità c'è il card. Attilio Nicora, attualmente presidente dell'Apsa, cioè l'Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica; Nicora ricopre anche l'incarico di membro della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior. Le nuove norme verranno nei prossimi mesi pubblicati sulla gazzetta ufficiale del Vaticano, gli Acta apostolicae Sedis. La pubblicazione della normativa relativa alla trasparenza finanziaria conferma lo sforzo portato avanti da Benedetto XVI e dalla Segreteria di Stato, di concerto con il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi, in favore dell'adeguamento, in campo finanziario, della normativa vaticana agli standard internazionali.

Adnkronos

Domani un Motu Proprio del Papa per l'applicazione delle norme antifrode e antiriciclaggio. Sarà istituita una speciale autorità di controllo

Anche lo Stato del Papa avrà la sua Banca centrale con compiti di controllo. La normativa antiriciclaggio dell’Unione Europea, per volontà di Joseph Ratzinger, diventa ufficialmente legge anche Oltretevere, nella Città del Vaticano come pure in tutti gli enti della Santa Sede. E dunque anche allo Ior, l’Istituto per le opere di religione presieduto da Ettore Gotti Tedeschi. Sarà pubblicato domani un Motu Proprio di Benedetto XVI concernente la prevenzione ed il contrasto delle attività illegali in campo finanziario e monetario, che ordina l’applicazione delle norme stabilite dalla "Convenzione monetaria" firmata il 17 dicembre dell’anno scorso a Bruxelles dall’Unione Europea e dallo Stato vaticano. Le norme antifrode e antiriciclaggio entreranno immediatamente in vigore e saranno applicate a tutte le istituzioni della Santa Sede. Ma il Motu Proprio papale conterrà un’altra significativa novità: l’istituzione di una speciale autorità di controllo, chiamata a vigilare sull’applicazione delle normative. Una vittoria significativa per la linea della trasparenza voluta dal Pontefice, dal segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal presidente dello Ior. Già da qualche mese, in vista di questo traguardo che viene ora istituzionalizzato, era stata istituita una sorta di commissione guidata dal cardi. Attilio Nicora, presidente dell’Amministrazione del patrimonio della Santa Sede, chiamata a coordinare tutti gli interventi necessari perché ogni ente d’Oltretevere si adegui. La nuova disciplina ruota attorno a tre punti: innanzitutto la libera circolazione di una certa quantità di euro con il conio d’Oltretevere. Il Vaticano ha sempre avuto la sua moneta, ma questa è fino ad oggi rimasta un’esclusiva dei collezionisti. Ora si potrà arrivare a coniare 2.300.000 euro fissi all’anno, più una quota variabile legata al numero di abitanti, e dunque piuttosto piccola. Ma almeno il 51% di questa moneta, al contrario di quanto accadeva in passato, dovrà essere destinata alla circolazione. E dunque sarà possibile imbattersi negli euro che riproducono l’effigie del Papa. Gli altri due punti cruciali della normativa riguardano una maggiore vigilanza e controllo sulle frodi e regole più certe e severe nella lotta contro il riciclaggio di denaro. Nello specifico, il Vaticano recepirà e applicherà le direttive emanate dal Parlamento europeo su queste materie. Così facendo, sarà possibile per l’Ocse iniziare a valutare la possibilità di iscrivere il Vaticano nella "white list", la lista bianca dei Paesi che si adeguano agli standard internazionali contro il riciclaggio. Proprio lo Ior e il suo presidente Gotti Tedeschi, sono stati al centro e continuano a essere al centro di un’inchiesta della Procura di Roma, che ha comportato il sequestro di 23 milioni di euro, per mancato rispetto delle normative antiriciclaggio. L’operazione contestata da una segnalazione della Banca d’Italia, prevedeva il trasferimento di fondi Ior da un istituto di credito italiano a una banca tedesca per l’acquisto di bond. La Santa Sede si era detta sorpresa per il fatto che la contestazione e l’inchiesta erano scattate proprio nel momento in cui lo Ior si stava dotando di tutti gli strumenti necessari per garantire la trasparenza. In un passato anche recente, infatti, l’Istituto per le opere di religione e alcuni conti in esso custoditi sono stati oggetto di inchieste che hanno dimostrato per lo meno poca trasparenza e la difficoltà di risalire all’effettiva titolarità degli stessi. La decisione della nuova dirigenza, che ha congelato quei conti, è di chiudere un’epoca per aprirne una completamente nuova, impedendo che casi come quello oggetto delle indagini possano ripetersi. L’immediato recepimento delle direttive europee antiriclaggio e l’istituzione dell’autorità centrale di controllo vaticana dovrebbe facilitare i rapporti tra lo Ior e gli istituti di credito italiani.

Andrea Tornielli, Il Giornale

Il Papa: anche nelle tentazioni, nella notte della fede e in tanti dubbi, non lasciare la mano del Signore. L'autorità è servire gli altri

La tentazione di compiere il male si vince facendo il bene e vivendo l’autorità come occasione di servizio e non come strumento di potere. Questi universali insegnamenti del cristianesimo furono al centro della vita di Santa Caterina da Bologna, mistica clarissa del 1400, “donna di vasta cultura, ma molto umile; dedita alla preghiera, ma sempre pronta a servire; generosa nel sacrificio, ma colma di gioia nell’accogliere con Cristo la croce”, presentata questa mattina da Benedetto XVI ai circa ottomila presenti in Aula Paolo VI, durante la catechesi della 45° e ultima Udienza generale dell'anno. “Sette armi” per battere Satana. Armi dello spirito da affilare con cura e dedizione. A usarle, nel cuore della Chiesa del Quattrocento, è una giovane donna di Bologna, prima dama di corte del marchese di Ferrara poi religiosa consacrata, di nome Caterina. Di questa omonima della più celebre Santa senese, e solo di qualche decennio più giovane, non si sa molto e Benedetto XVI ha voluto colmare questa lacuna offrendone un ritratto particolareggiato. La parabola che la porterà a diventare una fervida nemica del male nasce sin dai primi anni di vita monastica quando, ha raccontato il Papa, accanto ai “progressi spirituali”, Caterina da Bologna sperimenta anche prove “grandi e terribili”, “sofferenze interiori” con le quali la tenta il demonio: “Attraversa una profonda crisi spirituale fino alle soglie della disperazione. Vive nella notte dello spirito, percossa pure dalla tentazione dell’incredulità verso l’Eucaristia. Dopo tanto patire, il Signore la consola: in una visione le dona la chiara conoscenza della presenza reale eucaristica, una conoscenza così luminosa che Caterina non riesce ad esprimere con le parole”. Nel 1429, dopo una confessione da uno dei Frati Minori di cui ha stima, Caterina, che nel frattempo ha aderito alla regola di Santa Chiara d’Assisi, riceve una visione nella quale, ha affermato Benedetto XVI, “Dio le rivela di averle perdonato tutto”. E’ l’inizio di un’ascesi spirituale e di una maturazione umana impetuose. E’ questo, ha detto il Papa, il periodo in cui la futura Santa “individua sette armi nella lotta contro il male”: “1. avere cura e sollecitudine nell'operare sempre il bene; 2. credere che da soli non potremo mai fare qualcosa di veramente buono; 3. confidare in Dio e, per amore suo, non temere mai la battaglia contro il male, sia nel mondo, sia in noi stessi; 4. meditare spesso gli eventi e le parole della vita di Gesù, soprattutto la sua passione e morte; 5. ricordarsi che dobbiamo morire; 6. avere fissa nella mente la memoria dei beni del Paradiso; 7. avere familiarità con la Santa Scrittura, portandola sempre nel cuore perché orienti tutti i pensieri e tutte le azioni. Un bel programma di vita spirituale, anche oggi per ognuno di noi”. Caterina, che già ai tempi delle sue frequentazioni mondane aveva rivelato una “singolare modestia”, unita a “grazia e gentilezza nel comportamento”, è ora, ha notato il Pontefice, una donna e una religiosa trasformata dall’amore per Cristo, capace di “profonda umiltà”, “semplicità di cuore, e “ardore missionario”, che dimostra concretamente ogni giorno. “In convento, Caterina, nonostante fosse abituata alla corte ferrarese, svolge mansioni di lavandaia, cucitrice, fornaia, ed è addetta alla cura degli animali. Compie tutto, anche i servizi più umili, con amore e con pronta obbedienza, offrendo alle consorelle una testimonianza luminosa. Ella vede, infatti, nella disobbedienza quell’orgoglio spirituale che distrugge ogni altra virtù”. La Santa bolognese, divenuta badessa nel tratto finale della sua vita, "come noi soffre la tentazione, soffre le tentazioni dell'incredulità, della sensualità, di un combattimento difficile, spirituale. Si sente abbandonata da Dio, si trova nel buio della fede. Ma in tutte queste situazioni tiene sempre la mano del Signore, non Lo lascia, non Lo abbandona. E camminando con la mano nella mano del Signore, va sulla via giusta e trova la via della luce". Dalla sua figura, ha concluso il Papa, arrivo un forte invito a considerare l’esercizio di una autorità uno strumento per porsi al servizio di chi si governa: “Così, dice anche a noi: coraggio, anche nella notte della fede, anche in tanti dubbi che ci possono essere, non lasciare la mano del Signore, cammina con la tua mano nella sua mano, credi nella bontà di Dio; così è andare sulla via giusta! E vorrei sottolineare un altro aspetto, quello della sua grande umiltà: è una persona che non vuole essere qualcuno o qualcosa; non vuole apparire; non vuole governare. Vuole servire, fare la volontà di Dio, essere al servizio degli altri. E proprio per questo Caterina era credibile nell’autorità, perché si poteva vedere che per lei l'autorità era esattamente servire gli altri”.
Dopo le catechesi in sintesi, pronunciate in altre sette lingue, il Papa ha rivolto un particolare e “cordiale” saluto alla comunità dei Legionari di Cristo e ai membri di varia provenienza internazionale appartenenti del suo ramo laicale, il movimento “Regnum Christi”, presenti in Aula Paolo VI sotto la guida del loro delegato pontificio, il card. Velasio De Paolis. E un saluto del Pontefice è stato indirizzato, fra gli altri, alle Missionarie Secolari Scalabriniane, nel 50° del loro Istituto nato, ha ricordato Benedetto XVI, “dal carisma del Beato vescovo Giovanni Battista Scalabrini per seminare il Vangelo tra i migranti”.

Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

Nominati da Benedetto XVI i segretari delle Congregazioni per le cause dei Santi e per il clero e il sottosegretario del dicastero per i vescovi

Il Papa ha nominato segretario della Congregazione delle Cause dei Santi mons. Marcello Bartolucci, finora sotto-segretario, elevandolo in pari tempo alla sede titolare di Bevagna, con dignità di arcivescovo, e ha nominato sotto-segretario del medesimo dicastero padre Bogusław Turek, della Congregazione di San Michele Arcangelo, finora capo ufficio. Benedetto XVI ha inoltre nominato segretario della Congregazione per il Clero mons. Celso Morga Iruzubieta, del clero della diocesi di Calahorra y La Calzada Logroño (Spagna), finora sotto-segretario del medesimo dicastero, elevandolo in pari tempo alla Sede titolare di Alba marittima, con dignità di arcivescovo. Il Pontefice ha quindi nominato sotto-segretario aggiunto della Congregazione per i vescovi mons. Serge Poitras, del clero della diocesi di Chicoutimi (Canada), officiale del medesimo dicastero.

Radio Vaticana

martedì 28 dicembre 2010

Il regime di Pechino censura il messaggio di Natale di Benedetto XVI e lo accusa paradossalmente di voler soffocare la libertà dei cattolici in Cina

Con il coraggio che lo contraddi­stingue, Benedetto XVI ha di nuo­vo preso di petto la situazione dei cattolici in Cina e le violenze che esse su­biscono. Pechino ha risposto oscurando il messaggio papale trasmesso dalla Bbc e riversando nei suoi giornali calunnie sul Papa. Al Messaggio natalizio Urbi et Orbi, senz’al­tro fra gli eventi più ascoltati al mondo, il Pontefice ha pregato per i "fedeli della Chiesa nella Cina continentale, affinché non si perdano d’animo per le limitazio­ni alla loro libertà di religione e di co­scienza e, perse­verando nella fe­deltà a Cristo e alla sua Chiesa, mantengano vi­va la fiamma della speranza". Smascherando un atteggiamen­to attendista, ri­nunciatario quando non complice verso Pechino che è diventato assai dif­fuso in Occiden­te, atteggiamen­to che predica un migliora­mento nei diritti umani e religiosi nei confini della seconda potenza economica mondiale, egli ha manifestato invece tutte le diffi­coltà a cui i fedeli sono soggetti, dopo tut­te le aperture e le modernizzazioni an­nunciate dal regime. Per salvarsi dalla vergogna davanti agli oc­chi di tutto il mondo, il Dipartimento del­la propaganda ha cercato di bloccare la trasmissione tv del messaggio. Grazie al fatto che le trasmissioni via satellite ven­gono diffuse nel Paese con alcuni minuti di differita, ai censori cinesi è stato pos­sibile oscurare la denuncia sulle violazioni alla libertà religiosa dei cattolici in Ci­na. Il Papa non ha specificato le "limitazioni". Le parole di Benedetto XVI si riferiscono alla Chiesa ufficiale, quella riconosciuta (e vigilata) dal governo, ma anche a quel­la sotterranea, che ha decine di sacerdo­ti in prigione o nei lager e due vescovi scomparsi da anni nelle mani della poli­zia. A tutti loro il Santo Padre chiede di non perdere la speranza e di rafforzare il coraggio. Le Messe celebrate a Natale han­no mostrato tale coraggio: migliaia di gio­vani, anche non cristiani, si sono assie­pati nelle chiese ufficiali per poter assi­stere alle cerimonie; molti sacerdoti sot­terranei, correndo il rischio di farsi arre­stare, non hanno desistito dal celebrare nei luoghi più impensati. Anche il rapporto fra i due rami della Chiesa, seppure con difficoltà, resiste al­la violenza del regime. L’ottava assemblea di Pechino aveva come scopo proprio quello di dividere Chiesa ufficiale e sotterranea, diffondendo l’immagine di ve­scovi ufficiali usati come burattini. Inve­ce le diverse comunità hanno usato del­le feste di Natale per riconciliarsi. La co­sa non è piaciuta al governo che ha sfer­rato una nuova campagna sui media. Ie­ri, il Global Times , un giornale del Partito comunista, ha accusato Benedetto XVI di voler "dominare sui cattolici di tutto il mondo" e di voler soffocare la libertà dei cattolici cinesi, accusandolo di "fare po­litica". Il ministero degli Esteri cinese ha chiesto a Benedetto XVI di "riconoscere la libertà religiosa in Cina e lo sviluppo del cattolicesimo" e di "creare le condizioni favorevoli per migliorare le nostre relazioni mediante azioni concrete". Proprio come ai tempi di Mao, il perseguitato viene accusato di essere il persecutore.

Avvenire, Agi

Padre Lombardi: l'intenso 2010 del Papa tra l'invito al rinnovamento della Chiesa dopo lo scandalo abusi e il suo caratteristico modo di comunicare

Cinque viaggi internazionali, quattro visite pastorali in Italia, un’Esortazione apostolica, un Concistoro e un sinodo, 45 udienze generali con quella di domani, un libro intervista. Sono alcuni dei numeri che hanno caratterizzato il 2010 di Benedetto XVI. Un anno, ha riconosciuto il Papa nel discorso alla Curia Romana, segnato dallo scandalo degli abusi da parte di membri del clero. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi (nella foto con Benedetto XVI), ai microfoni della Radio Vaticana, ha traccianto il bilancio dell'anno che si va per concludere. ''Il problema di quest'anno - ha detto il gesuita - non è del tutto nuovo. In Paesi come gli Stati Uniti si era posto giaà una decina di anni fa con grande intensità. Anche in Irlanda il problema risale agli anni passati e, nel corso del 2009, era già stato affrontato dal Papa, insieme ad alcuni vescovi irlandesi: il Papa aveva annunciato la sua lettera ai cattolici d'Irlanda su questo tema''. E tuttavia ''è vero che nel corso di quest'anno il problema si è posto con forza anche in altri Paesi europei e questo ha suscitato notevole reazione e sconcerto''. ''Il Pontefice - ha proseguito Lombardi - ha fatto molti atti e molti interventi, che sono stati esemplari, su come affrontare, e con quale spirito, questo problema. Ha dimostrato con l'ascolto delle vittime in varie occasioni un atteggiamento di prontezza ad ascoltare, a capire, a partecipare alla sofferenza. Ha invitato in molti casi la Chiesa a un rinnovamento profondo: ricordiamo il discorso finale dell'Anno Sacerdotale che ci ha toccato tutti molto profondamente''. Per il portavoce vaticano, Benedetto XVI ''ha anche incoraggiato concretamente tutti quelli che si impegnano nel campo della prevenzione, del risanamento di queste ferite. Siamo quindi nella giusta direzione per superare il dramma di questo scandalo, che ha ferito profondamente tante persone, ma che deve essere preso come occasione per un rinnovamento, per una capacità di ascolto, per una riflessione in profondità su tutti i temi''. ''Non solo, dunque - ha concluso il direttore della Sala stampa vaticana - sul tema della santità sacerdotale, ma anche sui temi della sessualità e del rispetto della persona nel mondo di oggi, dove tante volte questo rispetto manca proprio per quanto riguarda la dimensione della sessualità e dell'affettività. Da questo grande dramma io spero possa venire per la Chiesa un impulso di rinnovamento e anche di impegno su frontiere più approfondite per un servizio alla dignità della persona umana, alla santità della vita''.
''Noi continuiamo a scoprire le caratteristiche specifiche di Papa Benedetto XVI nella direzione della comunicazione - ha spiegato il gesuita -. Vi era l'idea che fosse un Papa non comunicativo, rispetto al suo grande predecessore. In realtà, sta trovando delle formule che sono sue, caratteristiche, ma nuove - anche da parte di un Papa - per comunicare il messaggio''. ''Pensiamo - ha proseguito padre Lombardi - allo stesso libro 'Gesù di Nazareth' di cui stiamo attendendo il secondo volume e di cui poi speriamo di avere il completamento con un terzo volume: un libro di carattere teologico-spirituale, scritto personalmente da un Papa teologo è anch'esso una grande novità di questo Pontificato, come lo è anche il libro-intervista. Questo mostra certamente la riflessione e la ricerca da parte del Papa di trovare le vie adatte e consone, anche, alla sua personalità comunicativa. Vorrei aggiungere anche le altre forme classiche della sua comunicazione, che sono le omelie, le catechesi o i grandi discorsi. Le omelie, in particolare, qualificano il servizio di questo Papa come un grande contributo alla sintesi fra teologia e spiritualità per la Chiesa di oggi: è un maestro di omiletica per la Chiesa intera''. Tra le novità di quest’anno, Lombardi mette in rilievo in particolare la costituzione del Pontificio Consiflio per la promozione della Nuova evangelizzazione, che se "è stata forse una sorpresa", è un messaggio "molto chiaro: il messaggio della priorità dell’annuncio, dell’annuncio del Vangelo, nella missione della Chiesa anche in situazioni difficili". Quanto alle persecuzioni, "di solito, pensando alle difficoltà dei cristiani, guardiamo principalmente al Medio Oriente – ha osservato Lombardi – però è vero, purtroppo, che anche in tante altre regioni del mondo ci sono problemi". A tale proposito, ricordando che "il termine 'cristianofobia' è stato usato per la prima volta dal Papa nel discorso alla Curia romana", il portavoce ha rilevato che "è qualcosa che riguarda anche i nostri Paesi e le nostre culture: questo tentativo di emarginare dalla vita pubblica, in particolare, i segni cristiani e le espressioni della vita cristiana". Insistere sul tema della libertà religiosa "è stato uno dei messaggi più significativi del Santo Padre durante il viaggio nel Regno Unito...in particolare nel discorso a Westminster Hall". Riguardo al Medio Oriente, padre Lombardi ha sottolineato come "purtroppo ci sono stati, anche dopo il Sinodo dello scorso ottobre, segni di violenza e di difficoltà per i cristiani come l’attentato alla chiesa di Baghdad". Ultimamente, poi, nuove violazioni si sono registrate "in India, nelle Filippine e in altre parti dell’Asia", ma, conclude padre Lombardi, "ciò che ci ha molto addolorato" specie "in questi ultimi mesi, sono i problemi posti alla libertà di religione, di coscienza dei cristiani in Cina".

Radio Vaticana, Asca, Avvenire

Festa dei Santi Martiri Innocenti. Il Papa: i volti dei bambini un riflesso della visione di Dio sul mondo. Perché spegnere i loro sorrisi?

“Le vittime immolate dalla ferocia di Erode”, che rendono testimonianza a Cristo “non con le Parole, ma con il sangue”, ci ricordano che “il martirio è dono gratuito del Signore” e ricordano anche “l'eminente dignità dei bambini nella Chiesa”. Sono queste alcune parole del Messale Romano con le quali la liturgia di oggi celebra la memoria degli Innocenti Martiri, fatti uccidere dal re Erode che intendeva colpire Gesù Bambino. Il frastuono dei cavalli lanciati al galoppo o la cadenza militare di un reparto di soldati che avanza, echeggianti tra le case della Betlemme dell’anno zero, non sono poi così lontani dai suoni della violenza che oggi troppo spesso imperversa su bambini e bambine che non saranno mai adulti, di età o di mente: perché trasformati in ridotte e stordite macchine da guerra in guerre che capiscono solo i grandi, o schiavizzati da soprusi abominevoli dentro case che sono sporchi “paradisi” solo per i grandi, o venduti perché sfortunatamente sono una bocca di troppo da sfamare o soppressi perché del sesso sbagliato o non adeguatamente sani e selezionati, o considerati un mero assemblaggio di pezzi di ricambio e quindi deturpati da un bisturi o nemmeno mai dati alla luce, perché ciò che ai grandi interessa non è il loro sorriso sul viso paffuto, ma solo qualche filamento del loro Dna. L’Erode il grande sanguinario, che roso dal sospetto manda a sterminare gli Innocenti celebrati e pianti oggi dalla Chiesa, rivive nei tanti “Erode” che fanno altrettanto venti secoli dopo, solo con armi diverse e talvolta nemmeno con quelle. La follia omicida del re biblico, e di tanti violenti di oggi, è una furia che si abbatte, aveva osservato un anno fa Benedetto XVI, sui più inermi, coloro nei cui occhi si riflettono intatti i colori del vero Paradiso.
“I volti dei bambini sono come un riflesso della visione di Dio sul mondo. Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare i loro cuori? Purtroppo, l’icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti forzati” (Omelia del 1° gennaio 2010).
I “volti dei piccoli innocenti”, “scavati dalla fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla disperazione”, aveva scandito il Papa, “sono un appello silenzioso alla nostra responsabilità”: “Di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo” (Omelia del 1° gennaio 2010).
I Martiri Innocenti di Betlemme sono dunque l’icona dell’infanzia violata, da cui parte un grido muto che attraversa tutta la storia e tutte le coscienze. Un grido al quale un paio d’anni fa, con grande partecipazione personale, Benedetto XVI ha prestato queste parole: “Vorrei cogliere l'occasione per lanciare un grido a favore dell'infanzia: prendiamoci cura dei piccoli! Bisogna amarli e aiutarli a crescere. Lo dico ai genitori, ma anche alle istituzioni. Nel lanciare questo appello, il mio pensiero va all’infanzia di ogni parte del mondo, particolarmente a quella più indifesa, sfruttata e abusata. Affido ogni bambino al cuore di Cristo, che ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me!” (Angelus, 2 marzo 2008).

Radio Vaticana

lunedì 27 dicembre 2010

Il Pontificio Consiglio per i Laici ha approvato 'ad experimentum' lo statuto della Comunità 'Nuovi Orizzonti' fondata da Chiara Amirante

L'8 dicembre scorso, il Pontificio Consiglio per i Laici ha firmato il decreto di approvazione dello Statuto della comunità “Nuovi Orizzonti”. In un lettera, la fondatrice della comunità Chiara Amirante ricorda “con il cuore ricolmo di gioia e di gratitudine” che il dicastero vaticano “ha deliberato di poter procedere al riconoscimento di Nuovi Orizzonti come associazione privata internazionale di fedeli, approvandone lo Statuto per un periodo ad experimentum di cinque anni”. La data del decreto di riconoscimento e di approvazione dello Statuto, la festa dell’Immacolata, fa sì che si tratti di “un regalo grande della nostra dolcissima Mamma del Cielo e della Santa Madre Chiesa”, afferma. Con il decreto di erezione canonica di un'associazione internazionale di fedeli e di approvazione del suo statuto, spiega la Amirante, “la Sede Apostolica certifica l'autenticità ecclesiale di un'aggregazione di fedeli che ha come scopo la santificazione dei propri membri e l'edificazione della Chiesa”. La notizia è stata accolta dalla comunità “con grande commozione e stupore perché è un nuovo importante ‘sigillo’ della Chiesa che ci assicura che questo carisma è un dono grande dello Spirito Santo, una meravigliosa via che il Signore ha tracciato perché possiamo impegnarci nel S. Viaggio, con fervore sempre crescente, per fare di ogni istante della nostra vita un grazie di amore al Suo infinito Amore”. “Mai avremmo potuto immaginare questo tipo di riconoscimento da parte del Pontificio Consiglio in tempi così brevi e accogliamo questa grazia con grande trepidazione ma soprattutto con grande senso di responsabilità nel vivere questo carisma con sempre maggiore radicalità perché possa portare frutti abbondanti nella vita di ciascuno di noi e in tutta la Chiesa”, confessa la fondatrice. “Intensifichiamo allora il nostro impegno a portare l’Amore a chi non ha conosciuto l’amore, la luce a chi si sente attanagliato dalle tenebre; testimoniamo sempre ed in ogni modo, con la nostra vita, la pienezza della gioia di Cristo Risorto proprio a chi si sente imprigionato negli inferi della disperazione e della morte dell’anima!”, esorta. Allo stesso modo, invita a vivere questo tempo “immersi nella preghiera contemplativa per accogliere con tutto il nostro Amore il Signore che viene per prendere dimora nel nostro cuore”. “Accogliamolo e amiamolo in ogni Sua Parola, in ogni fratello che ci passa accanto, nel SS. Sacramento, in ogni piccola o grande sofferenza. Restiamo uniti nel Suo nome perché l’Emanuele possa sempre dimorare in mezzo a noi ed illuminare con la Sua mirabile Luce le notti di molti!”. La consegna del decreto avverrà il 4 febbraio 2011. Domenica 6 febbraio ci sarà una festa con tutta la comunità, in diretta streaming dal Teatro Orione, con la partecipazione dei cantanti Andrea Bocelli e Nek.

Zenit

San Giovanni Apostolo. Il Magistero di Benedetto XVI: la Chiesa subisce persecuzioni in tutti i tempi, ma è sempre protetta dalla consolazione di Dio

La Chiesa subisce persecuzioni in tutti i tempi, ma è sempre protetta dalla consolazione di Dio: è quanto afferma Benedetto XVI nelle sue catechesi su San Giovanni Apostolo (foto) ed evangelista, la cui festa ricorre oggi. Teologo dell’amore di Dio, Giovanni era il discepolo prediletto di Gesù, che ha seguìto, unico tra gli apostoli, fin sotto la Croce. Il Papa gli ha dedicato tre catechesi di Udienze generali durante l’estate del 2006. La Chiesa “appare indifesa, debole”, “è sempre minacciata, perseguitata”. Ma Giovanni, nelle sue visioni sull’Isola di Patmos, nell’Egeo, dove è stato deportato a causa della fede, vuole ridare fiducia ai cristiani, sbigottiti davanti a una storia che appare “indecifrabile, incomprensibile” e per “il silenzio di Dio di fronte alle persecuzioni”. Così nell’Apocalisse racconta la sua grande visione dell’Agnello che è sgozzato ma sta ritto in piedi: “Gesù, il Figlio di Dio, in questa terra è un Agnello indifeso, ferito, morto. E tuttavia sta dritto, sta in piedi, sta davanti al trono di Dio ed è partecipe del potere divino. Egli ha nelle sue mani la storia del mondo. E così il Veggente vuol dirci: abbiate fiducia in Gesù, non abbiate paura dei poteri contrastanti, della persecuzione! L'Agnello ferito e morto vince! Seguite l'Agnello Gesù, affidatevi a Gesù, prendete la sua strada! Anche se in questo mondo è solo un Agnello che appare debole, è Lui il vincitore” (23 agosto 2006).
L’annuncio della verità porta con sé le persecuzioni. Giovanni, davanti al Sinedrio che lo sta processando con Pietro, non può tacere quello che ha visto e ascoltato: “Proprio questa franchezza nel confessare la propria fede resta un esempio e un monito per tutti noi ad essere sempre pronti a dichiarare con decisione la nostra incrollabile adesione a Cristo, anteponendo la fede a ogni calcolo o umano interesse” (5 luglio 2006).
In Giovanni tutto parte dalla sua amicizia con Gesù, dal poggiare il capo sul suo petto, dal capire che Dio è amore: e non ha amato a parole, ma con i fatti perché ha pagato di persona per noi: "Si noti bene: non viene affermato semplicemente che ‘Dio ama’ e tanto meno che ‘l'amore è Dio!’. In altre parole: Giovanni non si limita a descrivere l'agire divino, ma procede fino alle sue radici...Con ciò Giovanni vuol dire che il costitutivo essenziale di Dio è l’amore e quindi tutta l'attività di Dio nasce dall’amore ed è improntata all'amore: tutto ciò che Dio fa, lo fa per amore e con amore. Anche se non sempre possiamo subito capire che questo è l’amore, ma è l’amore vero” (9 agosto 2006).
L’uomo è chiamato a rispondere all'amore senza misura di Dio, come dice Gesù nel comandamento nuovo riportato nel Vangelo di San Giovanni: “Come io vi ho amati, così amatevi anche voi gli uni gli altri”:“Quelle parole di Gesù, ‘come io vi ho amati’, ci invitano e insieme ci inquietano; sono una meta cristologica che può apparire irraggiungibile, ma al tempo stesso sono uno stimolo che non ci permette di adagiarci su quanto abbiamo potuto realizzare. Non ci consente di essere contenti di come siamo, ma ci spinge a rimanere in cammino verso questa meta” (9 agosto 2006).
“Dio è amore”: questa rivelazione, afferma il Papa, illumina “la faccia oscura della storia”. Per questo la sofferenza non è “l’ultima parola”, ma è un “punto di passaggio verso la felicità”. Per questo possiamo dire: “Vieni, Signore Gesù”.

Radio Vaticana