sabato 28 febbraio 2009

Ultimatum di mons. Fellay a Williamson: se non ritratterà sarà espulso dalla Fraternità San Pio X. Se tace per un buon periodo è meglio per tutti

Le scuse sono un passo importante nella giusta direzione, ma se il vescovo negazionista Richard Williamson tornerà a negare l'Olocausto, "verrà espulso dalla Fraternità San Pio X": è l'ultimatum lanciato dal superiore generale dei lefebvriani, mons. Bernard Fellay, in un'intervista al settimanale tedesco Der Spiegel in edicola lunedì. Fellay ha definito le scuse presentate da Williamson - diffuse alcuni giorni fa dal sito Zenit ma ritenute dal Vaticano insufficienti - un "importante passo nella giusta direzione", sebbene siano una "prima richiesta di perdono". Ciononostante si può trovare "una migliore formulazione", ha aggiunto Fellay, uno dei quattro vescovi a cui il Papa ha revocato la scomunica. Ma non si può tollerare che Williamson continui a negare la Shoah: "Se tace, se rimane in un qualsiasi angolo, forse è meglio per tutti", ha detto il prelato, invitando il vescovo britannico a sparire "per un buon periodo" dalla vita pubblica.

Il Papa in Camerun e Angola. Conferenza stampa dell'arcivescovo di Yaoundé sulla preparazione al viaggio di Benedetto XVI

Appello ai media di mons. Victor Tonye Bakot, arcivescovo di Yaoundé e presidente della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC), al rispetto delle regole deontologiche in vista del viaggio apostolico di Benedetto XVI nel Paese. Il presule, ha riferito la Radio diocesana di Yaoundé, ha invitato ieri i giornalisti, nel corso di una conferenza stampa tenuta al Centro Giovanni XXIII di Mvolyé, ad avere una certa sensibilità nell’approccio con tale avvenimento storico e a cercare di svolgere al meglio il loro compito di cronisti. L’arcivescovo di Yaoundé ha illustrato i lavori in corso nella capitale per accogliere al meglio il Papa. Il Camerun si prepara ad accogliere il seguito papale, i rappresentanti di circa 52 conferenze episcopali, più di 120 cardinali e vescovi, 800 delegati ufficiali di 25 diocesi del Camerun, corali e delegati dai Paesi vicini. Saranno necessari più di mille paramenti liturgici ed altrettante tenute civili. Il presidente della Conferenza Episcopale camerunense ha spiegato inoltre le modalità per prendere parte agli incontri con il Papa ed ha sottolineato che i biglietti per l’accesso alle apposite aree organizzate per l’occasione sono gratuiti. “Il Camerun è un Paese che si considera particolarmente benedetto – ha dichiarato mons. Eliséo Antonio Ariotti, nunzio apostolico in Camerun e Guinea Equatoriale – Paese di pace e d’unità nella diversità, Paese di libertà religiosa, il Camerun è un ‘quadro ideale per rivolgersi all’Africa’". Intanto cresce l’attesa e l’entusiasmo nel Paese per l’imminente arrivo di Benedetto XVI. Istituti religiosi, movimenti, confraternite ed associazioni laiche stanno vivendo con slancio e particolare gioia questi momenti, ed organizzano conferenze, incontri, trasmissioni radiofoniche e televisive per preparare al meglio il Camerun ad accogliere la parola del Pontefice.

Mons. Marini e la Comunione in ginocchio nelle liturgie di Benedetto XVI: mette meglio in luce la presenza di Gesù nell’Eucaristia

"Benedetto XVI, cominciando a distribuire la Comunione in bocca e in ginocchio in occasione della solennità del 'Corpus Domini' dello scorso anno, in piena consonanza con quanto previsto dalla normativa liturgica attuale, ha inteso forse sottolineare una preferenza per questa modalità. D'altra parte si può anche intuire il motivo di tale preferenza: si mette meglio in luce la verità della presenza reale nell'Eucaristia, si aiuta la devozione dei fedeli, si introduce con più facilità al senso del mistero". Lo afferma il Maestro delle Cerimonie Pontificie, mons. Guido Marini (nella foto con Benedetto XVI), in un'intervista alla rivista Radici Cristiane. Il sacerdote genovese chiamato da dal Papa a curare le liturgie papali definisce nell'intervista "un passo molto significativo nella direzione di una riconciliazione all'interno della Chiesa", il Motu Proprio che liberalizza l'uso del messale tridentino "non solo perchè esprime il desiderio che si arrivi a un reciproco arricchimento tra le due forme del rito romano, quello ordinario e quello straordinario, ma anche perchè è l'indicazione precisa, sul piano normativo e liturgico, di quella continuità teologica che il Santo Padre aveva presentato come l'unica corretta ermeneutica per la lettura e la comprensione della vita della Chiesa e, in specie, del Concilio Vaticano II".

Benedetto XVI autorizza la celebrazione di due Messe in rito tridentino nella Basilica di San Giovanni in Laterano

Benedetto XVI non ha ancora celebrato, dalla pubblicazione del Motu Proprio "Summorum Pontificum" che liberalizza ulteriormente la cosiddetta "Messa in latino" un sacrificio eucaristico seguendo il vecchio rituale. Ma secondo un sito di appassionati del rito preconciliare avrebbe autorizzato la celebrazione di due Sante Messe con il rito antico nella Basilica di San Giovanni in Laterano. Giovedì 16 aprile, alle 10, sarà padre Stefano Maria Manelli, superiore dell'ordine dei frati francescani dell'Immacolata, a celebrare la Messa Tridentina; mentre martedì 21 aprile, sempre alle 10, a celebrare con lo stesso rito sarà invece il cardinale Antonio Canizares Llovera, già arcivescovo di Toledo e neoprefetto della congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, quello che era soprannominato "il Ratzinger spagnolo", sia per una lieve somiglianza fisica, sia per il rigore teologico. La notizia viene dal sito blog.messainlatino.it , solitamente ben informato sul mondo tradizionale e sulle attività della società di San Pio X, i cosiddetti lefebvriani, e sulla nebulosa dei tradizionalisti. Il sito annuncia anche una celebrazione con il vecchio rito prevista per il 25 marzo nella chiesa di S. Francesco a Tarquinia, in provincia di Viterbo, presieduta dal Presidente del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, l'arcivescovo Raymond William Burke, un presule molto noto in Usa per le sue posizioni anti-abortiste e ostili ai cattolici 'pro choice'.

Presentato al Papa l'Annuario Pontificio 2009: cattolici in aumento soprattutto in Oceania e Africa. Vocazioni in calo in Europa

I cattolici aumentano nel mondo, in particolare in Oceania e Africa: lieve flessione invece in America. Sono i dati rilevati dall’Annuario Pontificio 2009, presentato questa mattina in Vaticano al Papa dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone e dal sostituto, mons. Fernando Filoni. La redazione del nuovo Annuario è stata curata da mons. Vittorio Formenti, incaricato dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa, dal prof. Enrico Nenna e dai loro collaboratori. Il complesso lavoro di stampa è stato invece curato da don Pietro Migliasso, dal comm. Antonio Maggiotto e dal comm. Giuseppe Canesso, rispettivamente direttore generale, direttore commerciale e direttore tecnico della Tipografia Vaticana. Il volume sarà prossimamente in vendita nelle librerie. Il Papa ha mostrato vivo interesse per i dati illustrati e ha ringraziato per l’omaggio tutti coloro che hanno collaborato alla nuova edizione dell’Annuario.
I cattolici nel mondo, secondo i dati che si riferiscono al 2007, sono aumentati a un miliardo e 147 milioni circa (nel 2006 erano un miliardo e 131 milioni) seguendo sostanzialmente il ritmo dell’incremento demografico (1,1%), stabile dunque a livello di percentuale, attorno al 17,3%. Rilevante l’incremento dei fedeli battezzati in Oceania (+4,7%) e in Africa (+3,0%). Positivi i dati dell’Asia (+1,7%) e dell’Europa (+0,8%) mentre lievemente negativo quello dell’America (–0,1%) che tuttavia conta la metà dei cattolici di tutto il Pianeta. I vescovi sono passati, dal 2006 al 2007, da 4.898 a 4.946. Il numero dei sacerdoti si mantiene sul trend di crescita moderata inaugurato nel 2000, dopo oltre un ventennio di performance piuttosto deludente. I sacerdoti, infatti, sono aumentati nel corso degli ultimi otto anni, passando dai circa 405 mila nel 2000 agli oltre 408 mila nel 2007. I sacerdoti aumentano soprattutto in Africa e Asia (nel periodo 2000-2007, +27,6% e +21,2%); stabile la situazione in America, mentre Europa e Oceania registrano (nello stesso periodo) una forte diminuzione (-6,8% e -5,5%). Il numero dei diaconi permanenti continua a mostrare una significativa dinamica evolutiva. Aumentano, al 2007, di oltre il 4,1%, rispetto al 2006, passando da 34.520 a 35.942. La consistenza dei diaconi migliora a ritmi sostenuti sia in Africa, Asia e Oceania, dove essi non raggiungono ancora il 2% del totale, sia in aree dove la loro presenza è quantitativamente più rilevante. In America ed in Europa, dove al 2007 risiede circa il 98% della popolazione complessiva, i diaconi sono aumentati, dal 2006 al 2007, del 4,0% . Infine, a livello globale, il numero dei candidati al sacerdozio è aumentato dello 0,4% raggiungendo quasi quota 116 mila. Anche in questo caso, Africa e Asia hanno mostrato una sensibile crescita, mentre l’Europa e l’America hanno registrato una contrazione, rispettivamente, del 2,1 e dell’1 per cento.


Benedetto XVI invita a pregare affinché il ruolo delle donne sia sempre più valorizzato in ogni parte del mondo

“Perché il ruolo delle donne sia più apprezzato e valorizzato in ogni nazione del mondo”: è l’intenzione per il mese di marzo che Benedetto XVI ha affidato all’Apostolato della preghiera. Il Papa rinnova dunque l’invito ai fedeli a pregare per il rispetto della dignità della donna, tema al quale ha dedicato catechesi e riflessioni.
L’uomo e la donna “uguali in dignità sono chiamati ad arricchirsi vicendevolmente in comunione e collaborazione” in famiglia come nelle altre dimensioni della società: Benedetto XVI lo sottolinea con forza il 15 novembre dell’anno scorso, parlando alla plenaria del Pontificio Consiglio dei Laici. Il Papa mette l’accento sul contributo delle donne nella diffusione del Vangelo. “Alle donne cristiane si richiedono consapevolezza e coraggio per affrontare compiti esigenti, per i quali tuttavia non manca loro il sostegno di una spiccata propensione alla santità, di una speciale acutezza nel discernimento delle correnti culturali del nostro tempo, e della particolare passione nella cura dell’umano che le caratterizza. Mai si dirà abbastanza di quanto la Chiesa riconosca, apprezzi e valorizzi la partecipazione delle donne alla sua missione di servizio alla diffusione del Vangelo”.
Al ruolo delle donne “effettivo e prezioso” per lo sviluppo del cristianesimo, Benedetto XVI dedica una catechesi, nell’udienza generale del 14 febbraio 2007. E sottolinea che tale testimonianza “non può essere dimenticata”. “La storia del Cristianesimo avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne. (...) La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni”.
Già, un anno prima, nella visita alla parrocchia di Sant’Anna in Vaticano, il 5 febbraio 2006, Benedetto XVI aveva ringraziato le donne che si impegnano nella Chiesa: “… sono anima della famiglia, anima della parrocchia… un grazie sentito a tutte le donne che animano questa parrocchia, alle donne che servono in tutte le dimensioni, che ci aiutano sempre di nuovo a conoscere la Parola di Dio non solo con l’intelletto, ma col cuore”.
La dignità della donna è stata poi al centro del discorso per il 20° della Lettera Apostolica di Papa Wojtyla “Mulieris Dignitatem”, il 9 febbraio scorso. Un intervento tutto incentrato sull’uguaglianza in dignità dell’uomo e della donna, sulla loro vocazione alla reciprocità e alla complementarietà. In quest’occasione, Benedetto XVI ha criticato con vigore la persistenza di “una mentalità maschilista” che ignora la novità del cristianesimo che “riconosce e proclama l’uguale dignità e responsabilità della donna rispetto all’uomo”. “Ci sono luoghi e culture dove la donna viene discriminata o sottovalutata per il solo fatto di essere donna, dove si fa ricorso persino ad argomenti religiosi e a pressioni familiari, sociali e culturali per sostenere la disparità dei sessi, dove si consumano atti di violenza nei confronti della donna rendendola oggetto di maltrattamenti e di sfruttamento nella pubblicità e nell'industria del consumo e del divertimento”. Dinanzi a “fenomeni così gravi e persistenti”, è stato il monito del Papa, è “ancor più urgente” l’impegno dei cristiani “perché diventino dovunque promotori di una cultura che riconosca alla donna, nel diritto e nella realtà dei fatti, la dignità che le compete”.
Benedetto XVI, nel suo prossimo viaggio apostolico in Camerun e Angola, incontrerà a Luanda i Movimenti cattolici per la promozione della donna.

Il Papa nomina mons. Vegliò presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti scisso dal dicastero Giustizia e Pace guidato dal card. Martino

Il Papa scinde il Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e quello dei Migranti. Benedetto XVI, infatti, ha annunciato questa mattina che a guidare il Pontificio Consiglio per i Migranti sarà mons. Antonio Maria Vegliò, finora segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, al posto del card. Renato Raffaele Martino (foto), che lascia per raggiunti limiti di età. Il card. Martino rimane invece alla guida del dicastero Giustizia e Pace, almeno fino alla pubblicazione dell'Enciclica sociale, prevista entro l'estate. Mons. Agostino Marchetto rimane invece segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti. L'arcivescovo, protagonista recentemente di dure prese di posizioni sul tema della sicurezza e dell'immigrazione, resta il numero due del dicastero che si occupa di itineranti e migranti. Il card. Martino era stato nominato presidente del dicastero dei Migranti nel 2006, quando Papa Benedetto XVI accolse la rinuncia del card. Stephen Fumio Hamao, che lasciò per raggiunti limiti di età. In questo senso, dunque, anche se i due dicasteri vivevano di vita proprio, facevano capo allo stesso presidente, Martino appunto. Ora il porporato rimane alla guida di 'Giustizia e Pace', incarico che gli affidò Giovanni Paolo II e per per il quale circola già una rosa di nomi come successori, tra i quali l'attuale arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin e l'arcivescovo di Accra, mons. Charles Palmer-Buckle.

venerdì 27 febbraio 2009

Revoca della scomunica ai lefebvriani. Mons. Fellay: non siamo pronti a riconoscere il Concilio Vaticano II

Il Vaticano esige il riconoscimento del Concilio Vaticano II per reintegrare i lefebvriani. Ma questo "è mettere il carro davanti ai buoi": l'osservazione arriva da mons. Bernard Fellay, superiore della Fraternità San Pio X; e successore di mons. Lefebvre. "Il Vaticano - dice Fellay in una intervista a Le Courrier - ha riconosciuto la necessità di colloqui preliminari per trattare questioni di fondo che provengono giustamente dal Concilio Vaticano II. Fare del riconoscimento del Concilio una condizione preliminare, è mettere il carro davanti ai buoi". La revoca della scomunica dei quattro vescovi della Fraternità di San Pio X non significa una "integrazione" nella Chiesa, ma una porta aperta per il dialogo, ha precisato il 4 febbraio scorso una nota della Segreteria di Stato vaticana, in risposta alle dichiarazioni del vescovo negazionista Richard Williamson. Mons. Fellay ritiene che le acquisizioni del Concilio Vaticano II "sono delle pure perdite": "I frutti del Concilio - dice nell'intervista - sono stati di svuotare i seminari, i noviziati e le chiese. Migliaia di preti hanno abbandonato il sacerdozio e milioni di fedeli hanno smesso di frequentare la messa o si sono rivolti alle sette. La fede è stata snaturata. Si tratta di acquisizioni strane". In tal senso, la Fraternità San Pio X è ostile alla libertà di coscienza in materia di religione, all'ecumenismo e al dialogo interreligioso? "E' ben evidente - risponde il superiore - che l'adesione a una religione necessita un atto libero. E dunque molto spesso mentre si dice che la Fraternità è contro la libertà di coscienza in materia religiosa, si attribuisce alla Fraternità una teoria che non ha. La coscienza è l'ultimo giudizio sulla bontà della nostra azione e in questo senso nessuno può agire contro la propria coscienza senza peccare. Resta il fatto che la coscienza non è un assoluto che dipende dal bene e dalla verità oggettivi, e che ogni uomo, di conseguenza, ha il dovere di formare, di educare rettamente la propria coscienza. È così - prosegue mons. Fellay - che la chiesa deve essere una madre responsabile che chiarisce e guida le nostre intelligenze limitate e spesso nell'ombra. Per quanto riguarda l'ecumenismo o il dialogo interreligioso, tutto dipende da come si intendono questi termini. C'è grande confusione nei nostri spiriti su questo tema. Evidentemente come ogni essere umano e per il bene della società noi desideriamo vivere in pace con tutti gli uomini, nostri simili". Sul piano religioso "desideriamo rispondere ardentemente al desiderio di Nostro Signore: 'Che tutti siano uno, affinchè non ci sia che un solo gregge e un solo pastore'. Se con il termine ecumenismo si intende il perseguimentodi questo obiettivo così nobile, siamo evidentemente a favore. Se invece vi si vede un cammino che non cerca questa unità fondamentale, unità che passa per forze di cose da uno sguardo di verità - quello di cui la chiesa cattolica dice di essere ancora oggi la sola a possederla integralmente - allora protestiamo". Infatti, "vediamo che al giorno di oggi l'ecumenismo resta a un livello molto superficiale di intesa e di vita nella società, senza andare al fondo delle cose". Di quale statuto in seno alla chiesa, la fraternità potrà beneficiare? "Vedremo se le discussioni dottrinali sfociano su qualche cosa di positiva - conclude Fellay -. Sia quel che Dio vuole".

Credo sia veramente ora che mons. Fellay la smetta di andare qua e là a rilasciare interviste su cosa va o non va bene a lui e alla sua Fraternità, e si impegni nel dialogo schietto e sincero con la Santa Sede, se non vuole continuare insieme agli altri seguaci di Lefebvre a rimanere ai margini della Chiesa, anzi, fuori dalla comunione ecclesiale.
Nessuno abusi della misericordia e della magnanimità di Papa Benedetto!
Scenron

Un vescovo che blogga: da oggi il card. Poletto interviene sul blog del seminario di Torino

Don Luca Peyron ci segnala che il card. Severino Poletto (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Torino, da oggi interviene sul blog del seminario di Torino www.iltesoro.org

Un Vescovo che blogga

Carissimi,
mi affaccio a questo mondo affascinante, anche se non privo di rischi sopratutto per i più giovani, per aprire il mio cuore di vescovo e condividere con voi il tesoro del campo alla cui ricerca sono anche io. Per ragioni di età potrei essere il nonno, il padre, lo zio della maggior parte di voi, dunque poco abituato ad usare Internet. Spero sarete comprensivi, sopratutto per gli eventuali tempi di risposta ai vostri commenti. Vorrei che leggeste i miei interventi come l'offerta da parte di un vescovo, che è soprattutto un prete, di motivi di riflessione e condivisione di speranze e nuove sfide per il nostro presente e per il futuro che soprattutto a voi, cari giovani che mi leggete, è affidato.
Nell'anno paolino, indetto dal santo Padre Benedetto XVI e nell'anno della Parola che celebriamo qui nella diocesi di Torino, da cui vi scrivo, faccio mio l'invito di San Paolo: ad essere "lieti nella speranza, forti nella tribolazione, perseveranti nella preghiera" (Rm 12,12).
Con una grande ed affettuosa benedizione.

Card. Severino Poletto

La stampa inglese: il card. Murphy-O'Connor potrebbe diventare Lord. Gode della stima del premier Brown ma avrà bisogno della dispensa del Papa

Per la prima volta dai tempi dello 'scisma' di Enrico VIII e della conversione della Gran Bretagna al protestantesimo, un cardinale cattolico potrebbe essere nominato Pari del regno di Gran Bretagna e potrà sedere nella Camera dei Lord britannica. Il 'papista' prescelt, come per secoli sono stati sprezzantemente chiamati i cattolici Oltremanica, è il card. Cormac Murphy-O'Connor (nella foto con Benedetto XVI), che dovrebbe lasciare entro l'anno per raggiunti limiti di eta' la carica di arcivescovo di Westminster. L'anticipazione arriva dal Times ed era stata adombrata direttamente dal premier Gordon Brown in un'intervista al settimanale cattolico The Tablet. Per i servizi resi al paese da O'Connor, aveva spiegato Brown, la possibilità di un suo ingresso tra i Lord sarà oggetto di ''future discussioni''. Brown è stato recentemente ricevuto con grandi onori in Vaticano da Papa Benedetto XVI e il confeirmento dell'onorificenza al cardianle potrebbe essere stato uno degli argomenti discussi. Murphy O'Connor non è molto amato dai circoli cattolici tradizionalisti, che gli rimproverano di essere troppo 'liberal' ma, forse per questo, gode di grandissima stima in Inghilterra, anche tra i non cattolici. L'arcivescovo di Westminster, secondo Brown, ''ha mostrato non solo grande modestia, ma anche grande sensibilità nel rappresentare i diversi sentimenti delle persone all'interno della Chiesa. E' rispettato in tutto il mondo per il suo interesse nello sviluppo internazionale. Ha mostrato grande leadership su problemi come la povertà, per la quale la gente guarda alla Chiesa per cercare una guida. Ha mostrato grande integrità nella sua carriera da cardinale, e ciò gli è valso il rispetto della gente, al di là della Chiesa Cattolica, e in tutto il Paese''. Nella Camera dei Lord siedono di diritti 26 prelati anglicani, i Lord 'spirituali'. Il card. Murphy-O'Connor, se veramente gli sarà offerto un posto nella Camera alta della monarchia britannica, avrà però bisogno di una speciale dispensa da Papa Benedetto XVI per accettare l'incarico. Per il Times, il suo eventuale ingresso nell Camera dei Lord rafforzerà il ruolo crescente della Chiesa Cattolica nel dibattito politico britannico, specialmente su temi come eutanasia, adozione da parte delle coppie gay, scuole cristiane ed aborto.

Padre Lombardi: le parole del vescovo Williamson non rispettano le condizioni richieste dalla Santa Sede. Il rabbino Rosen: scuse non sufficienti

Le parole del vescovo lefebvriano Richard Williamson, che ieri ha chiesto scusa per le dichiarazioni negazioniste sulla Shoah, non bastano. Per il Vaticano, la dichiarazione diffusa ieri da Williamson "non sembra rispettare le condizioni stabilite nella nota della segreteria di Stato del 4 febbraio 2009, dove si diceva che egli dovrà anche prendere in modo assolutamente inequivocabile e pubblico le distanze dalle sue posizioni riguardanti la Shoah", ha dichiarato il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi. "Non si tratta di una lettera indirizzata al Papa - ha poi precisato il portavoce del Vaticano - nè alla commissione Ecclesia Dei".
Anche il rabbino David Rosen ha commentato al SIR la notizia delle scuse del vescovo negazionista: “per noi non sono sufficienti. Non sono vere scuse. Non ha detto ho sbagliato, le mie opinioni erano false, me ne pento non lo farò più. Sono scuse ingenue”.

Il Papa in Terra Santa. David Rosen: visita molto positiva, sarò felice di incontrarlo con gli altri rabbini

Quella di Benedetto XVI in Terra Santa sarà “una visita molto positiva, anche perché giunge dopo una crisi non di sostanza ma di percezioni. Una crisi che si poteva evitare e che si può definire di ‘bad management’, con molti equivoci”. A dichiararlo al SIR è David Rosen (nella foto con Benedetto XVI), rabbino, presidente di Ijcic, International Jewish Committee on Interreligious Consultations. Secondo il rabbino “andava spiegato il fatto che quando la chiesa toglie la scomunica ciò non significa che la Chiesa accoglie qualcuno al suo interno. Così la percezione nel mondo è che il Vaticano ha usato accenti che sono stati offensivi per gli ebrei e che poi si è scusato per questo”. “Per quelli che sono, come noi, profondamente e attivamente coinvolti nel dialogo - spiega Rosen - questa è stata una crisi artificiale ma per la maggioranza delle persone nel mondo, che leggono solo i titoli a sensazione dei giornali, si è trattata di una vera crisi”. Per questo, aggiunge il rabbino, “l’incontro del Papa con i leader ebrei di due settimane fa è stato molto importante e la prossima visita in Terra Santa sarà la dimostrazione del volto buono e genuino del comune impegno per il dialogo tra il popolo ebraico e cattolico”. “Sarò felice di incontrare Benedetto XVI in Terra Santa nei meeting con i rabbini e con quelli degli esponenti delle altre religioni, ma prima di allora, - rivela – lo incontrerò anche a Roma, fra due settimane, il 12 marzo, con una delegazione dal gran Rabbinato di Israele per riprendere il dialogo che fu posticipato in seguito alla crisi fino a quando non avessimo ricevuto chiarimenti. Si tratta di una ripresa di un dialogo che non si è mai fermato”.

Il Papa nomina arcivescovo di Rio de Janeiro un monaco cistercense

Papa Benedetto XVI ha nominato padre Orani Joao Tempesta, monaco cistercense di 58 anni, nuovo arcivescovo di Rio de Janeiro. Tempesta sostituisce il card. Eusebio Oscar Scheid, che aveva raggiunto già da un anno l'età canonica per la pensione di 75 anni. Il nuovo arcivescovo, già abate del monastero di San Bernardo di San Josè do Rio Pardo, sua città di nascita, era stato nominato nel 1997 vescovo di Sao Josè do Rio Preto e nel 2004 arcivescovo di Belem do Parà. Nell'ambito della Conferenza Episcopale del Brasile è Presidente della commissione per la cultura, l'educazione e le comunicazioni sociali.

Benedetto XVI: i battezzati non possono restare indifferenti quando manchi il pane. La lottà alla povertà rende possibile la pace

“Combattendo la povertà, noi diamo alla pace l’opportunità di realizzarsi e di radicarsi nei cuori”. Lo ha detto questa mattina Papa Benedetto XVI incontrando i membri dell’Associazione “Pro Petri Sede” e dell’Associazione “Étrennes pontificales”, in occasione di un pellegrinaggio a Roma che le associazioni svolgono per consuetudine ogni due anni, entrambe impegnate a sostenere le iniziative caritative del Santo Padre. “Affidando il frutto dei vostri risparmi al successore di Pietro – ha detto il Papa – voi gli permettete di esercitare una carità concreta e attiva che è segno della sua sollecitudine per tutte le chiese, per ciascun battezzato e per ogni uomo”. Il Pontefice ha sottolineato come l'Anno Paolino offra l'occasione di "riprendere una coscienza più viva del fatto che la Chiesa è un corpo, attraverso la quale circola una stessa vita che è quella di Gesù". Così - ha aggiunto - "ogni membro del corpo ecclesiale è legato in modo profondo a tutti gli altri e non potrebbe ignorarne i bisogni. Nutriti dello stesso pane eucaristico, i battezzati non possono restare indifferenti quando manchi il pane sulla tavola degli uomini". Il Papa ha quindi espresso la sua gratitudine per la “generosità” con la quale le due associazioni si impegnano a lottare “contro i mali che attentano alla dignità” delle persone.

XXIV Giornata Mondiale della Gioventù. Il programma degli eventi con il Papa a Roma

Locandina

giovedì 26 febbraio 2009

'Zenit': l'appello del Papa alla conversione durante la Messa del Mercoledì delle Ceneri fa breccia tra i fedeli

di Carmen Elena Villa

L'appello alla conversione lanciato da Benedetto XVI questo mercoledì durante la Messa del Mercoledì delle Ceneri è penetrato tra le migliaia di fedeli riuniti nella Basilica di Santa Sabina per dare inizio al tempo di Quaresima.
Altre centinaia di pellegrini che non hanno potuto entrare nella Basilica sono rimaste all'esterno partecipando alla cerimonia, trasmessa mediante maxischermi. Nonostante il freddo, il pomeriggio era assolato.
Un'antica tradizione. Anno dopo anno, il Papa celebra a Santa Sabina, sul colle dell'Aventino, la Messa con cui si dà inizio alla Quaresima. Fin dal V secolo, quando è stata costruita la Basilica, i cristiani si riunivano 40 giorni prima della Settimana Santa nella chiesa di Sant'Anastasia e andavano a piedi fino a Santa Sabina, facendo penitenza a piedi scalzi, chiedendo misericordia e proponendosi di praticare il digiuno e l'astinenza.
“Così è nata la tradizione che il Papa celebri ogni anno il Mercoledì delle Ceneri in questa chiesa, con Papa Sisto V, nel 1587. Nel 1700 Papa Clemente VI ha interrotto questa tradizione, ripresa poi da Giovanni XXIII nel 1962”, ha spiegato a Zenit il sacerdote domenicano fr. Francesco Ricci, rettore di Santa Sabina.
Secondo padre Henry O'Shea OSB, segretario della Conferenza Benedettina, Giovanni XXIII decise che la processione iniziasse dalla chiesa di Sant'Anselmo, ubicata a pochi metri da Santa Sabina. “Ciò è dovuto alla devozione che aveva per questo santo e al fatto che stimava molto l'ordine benedettino”, ha riferito il sacerdote.
Da allora, è tradizione che la cerimonia si svolga all'Aventino, partendo sempre da Sant'Anselmo. La Messa a Santa Sabina presieduta dal Papa è stata interrotta solo nel 2005, a causa dello stato di salute di Giovanni Paolo II, morto un mese e mezzo dopo.
Pellegrini in tempo di Quaresima. Fedeli di questa chiesa che vengono anno dopo anno, così come pellegrini giunti da altri luoghi, si sono riuniti questo mercoledì per iniziare la Quaresima con l'Eucaristia presieduta da Benedetto XVI.
Tra i concelebranti c'erano 40 Vescovi nigeriani in visita a Roma per la conferenza sull'inculturazione del Vangelo in Africa in svolgimento presso l'Università Urbaniana.
La giovane Sandra Manzo, proveniente da Miami, è giunta per la prima volta a Roma per festeggiare qui il suo compleanno e ha espresso la sua gioia per aver partecipato a questa liturgia con il Papa: “E' un'opportunità unica che si verifica una sola volta nella vita. E' stato bello essere stata in una chiesa relativamente piccola e aver visto il Papa così da vicino”.
Sandra ha condiviso con Zenit anche ciò che significa per lei questo tempo liturgico: “La Quaresima è un periodo di riflessione. Oggi ho chiesto a Dio molte cose personali, e spero che quest'anno sia per tutti tranquillo, pieno di pace e cambiamenti positivi non solo per il mio Paese, ma per molti altri che come il mio vivono questo tempo di transizione”.
Da parte sua Alessandra, di Roma, che ogni anno il Mercoledì delle Ceneri va nella sua parrocchia, ha detto a Zenit di essersi recata stavolta a Santa Sabina per ascoltare le parole del Santo Padre: “Questo Papa è una persona molto colta e molto attenta a quelli che sono i problemi della società di oggi. Parla dei veri valori che dovrebbero essere rispettati e seguiti. La Quaresima significa riconciliarci con il Signore”, ha affermato.
Durante questo tempo liturgico, sostiene, i cattolici devono “riscoprire un modo di comportarsi migliore di quello che magari abbiamo messo in pratica durante la nostra vita”.
Per David, che arriva da Valencia (Spagna) con la moglie e quattro figli (il più piccolo ancora in gestazione), aver partecipato alla Messa con il Pontefice è stato il modo migliore di iniziare la Quaresima: “Abbiamo letto il Messaggio per la Quaresima diffuso dal Papa in questi giorni e abbiamo detto: 'Perché non proviamo ad andare? Sappiamo che è difficile ma dobbiamo provarci'”.
Questo padre di famiglia era commosso perché uscendo dalla chiesa il Papa ha benedetto i suoi figli e ha dato un bacio in fronte al suo secondo bambino, Simón. “E' stata una cosa che non ci aspettavamo. Sento che Dio ha voluto che vivessimo questo, ci ha condotti dal Papa e ci ha mostrato la via”.
David si è sentito toccato dal Messaggio del Santo Padre per la Quaresima e dall'omelia pronunciata durante la Messa, in cui ha invitato in modo particolare i cattolici a convertirsi giorno per giorno e a lottare contro l'uomo vecchio.
“Il messaggio del Papa è splendido – ha commentato –. Le sue parole sono state molto belle: convertire il proprio cuore. E' questo che chiedo a Dio”.

Il vescovo Williamson chiede perdono alle vittime dell'Olocausto e alla Chiesa per le dichiarazioni negazioniste

Mons. Richard Williamson, uno dei quattro vescovi della Fraternità San Pio X a cui il Papa ha rimesso la scomunica, ha chiesto perdono questo giovedì alle vittime dell'Olocausto e alla Chiesa per le dichiarazioni in cui aveva negato l'ampiezza di questo crimine contro l'umanità. Il vescovo lefebvriano ha inviato una dichiarazione alla Pontificia commissione Ecclesia Dei, l'organo vaticano competente per i rapporti con i tradizionalisti, dopo essere tornato a Londra in seguito alla sua espulsione da parte del Governo argentino, in cui spiega: “Il Santo Padre e il mio Superiore, il vescovo Bernard Fellay, mi hanno chiesto di riconsiderare le dichiarazioni da me rilasciate alla televisione svedese quattro mesi fa, per il fatto che le loro conseguenze sono state così gravi”. “Tenendo conto di queste conseguenze, posso affermare in tutta sincerità che mi rammarico di aver espresso quelle dichiarazioni, e che se avessi saputo in anticipo il danno e il dolore che avrebbero arrecato, soprattutto alla Chiesa, ma anche ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime che hanno subito ingiustizie sotto il Terzo Reich, non le avrei rilasciate”, osserva. Il presule constata di aver espresso alla televisione svedese solo un'“opinione” “di un non-storico, un'opinione formatasi 20 anni fa sulla base delle prove allora disponibili, e da allora raramente espressa in pubblico”. “Gli eventi delle ultime settimane e il consiglio dei superiori della Fraternità San Pio X mi hanno convinto di essere responsabile della pena che ne è derivata”, confessa. “Chiedo perdono davanti a Dio a tutte le anime che si sono onestamente scandalizzate per ciò che ho detto. Come ha affermato il Santo Padre, ogni atto di violenza ingiusta contro un uomo ferisce tutta l'umanità”.
Richard Williamson è tornato ieri in Gran Bretagna, il suo Paese d'origine, dopo essere stato allontanato dall'Argentina per i suoi commenti negazionisti sull'Olocausto, giudicati ''profondamente offensivi''. Il prelato lefebvriano è stato trasferito da membri della Fraternità di San Pio X e dalla polizia londinese in un luogo sconosciuto. Il prelato è giunto a Heathrow attorno alle 7 del mattino di mercoledì: gli esponenti della Fraternità lo hanno fatto salire su un fuoristrada con i vetri oscurati, partendo alla volta di una località segreta. Williamson non ha fatto dichiarazioni al suo arrivo. Non è chiaro se egli potrà riprendere la sua attività pastorale in Gran Bretagna. La Chiesa Cattolica d'Inghilterra aveva già bollato come ''totalmente inaccettabili'' le sue posizione sull'Olocausto. Un portavoce della Conferenza dei vescovi di Inghilterra e Galles ha detto di non avere idea di dove il vescovo risiederà, anche perchè, ha sottolineato, ''dal punto di vista della gerarchia cattolica, egli non ha nulla a che fare con i vescovi di questo Paese''.

Profondo dolore e disappunto dal card. Poletto e dai vescovi piemontesi per le critiche di Hans Kung al Papa riprese dal quotidiano 'La Stampa'

L'arcivescovo di Torino, card. Severino Poletto (nella foto con Benedetto XVI), esprime "profondo dolore e disappunto per l'intervista del professor Hans Kueng, apparsa recentemente su La Stampa, nella quale si esprimono critiche, a mio parere ingiustificate, nei confronti di Benedetto XVI". All'indomani di una forte dichiarazione del card. Angelo Sodano, come risposta a un'intervista della Radio Vaticana, anche l'arcivescovo torinese scende in campo per difendere il Papa e per rispondere alle critiche del 'teologo ribelle' Kung. "Come arcivescovo di Torino - afferma Poletto in una dichiarazione pubblicata da L'Osservatore Romano - sono sicuro di interpretare la sensibilità dell'intera comunità diocesana nell'esprimere il mio profondo dolore e disappunto per l'intervista del professor Hans Kung, apparsa recentemente su La Stampa, nella quale si esprimono critiche, a mio parere ingiustificate, nei confronti di Benedetto XVI". "Non posso nascondere l'amarezza e il dolore che ho provato di fronte a questa pagina di un giornale ancora letto da molti nella mia città. Desidero perciò invitare, specialmente in questo tempo di Quaresima, tutti i fedeli torinesi - prosegue il porporato - ad intensificare la loro preghiera affinché il Signore doni al Santo Padre il suo conforto e gli faccia sentire tutta la nostra vicinanza di affetto e comunione sincera in totale sintonia col suo Magistero. La Chiesa di Torino, in piena collaborazione con le istituzioni della città, della provincia e della regione, sta impegnandosi generosamente per realizzare nel 2010 una nuova Ostensione della Sindone e in quella circostanza si prepara ad accogliere con entusiasmo il Santo Padre. Anche per questo - ribadisce Poletto - l'intervista pubblicata da La Stampa non è certo di aiuto nel predisporre gli animi al tanto desiderato incontro col Papa nella nostra città. Auspico perciò che proprio il giornale più diffuso a Torino assuma un atteggiamento maggiormente attento nei confronti della Chiesa cattolica e in particolare della persona del Santo Padre". Per Poletto, inoltre, "è da respingere la provocazione di chi, come il professor Kung, con la pretesa di essere lui a indicare al Papa le scelte che dovrebbe compiere per il bene della Chiesa, misconosce in modo pregiudiziale la generosa dedizione con cui Benedetto XVI svolge il suo servizio petrino in fedeltà alle Sacre Scritture e al Concilio, e con la volontà di riunire nell'unica Chiesa di Cristo tutti i credenti, anche i più lontani. Mi auguro che questi miei sentimenti raggiungano la persona di Benedetto XVI affinché senta che Torino ama il Papa e lo attende con affetto, desiderosa di ricevere una volta di più il dono del suo alto Magistero come incoraggiamento e spinta - conclude - nella propria fedeltà a Cristo e alla ininterrotta tradizione della nostra Chiesa torinese così ricca di Santi, tutti appassionatamente affezionati alla figura del Papa".
Dura condanna anche dei vescovi piemontesi alle critiche del professor Hans Kung rilasciate nell'intervista a Le Monde ripresa dal quotidiao La Stampa. I vescovi piemontesi "uniscono la propria voce a quella del card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino, nell'esprimere amarezza e sconcerto per le ingiuste critiche rivolte al Santo Padre Benedetto XVI dal professor Hans Kung e ospitate con grande rilievo sul quotidiano La Stampa, diffuso in tutta Italia e specialmente nella nostra Regione. Si tratta di un attacco infondato che alimenta la disinformazione". E' quanto si legge in una nota diffusa dalla diocesi torinese. "Disinformazione - prosegue la nota - perché ignora la linea del Papa e della Santa Sede, ribadita più volte anche di recente, fermamente contraria ad ogni rigurgito di antisemitismo. Disinformazione perché dimentica quanto è stato autorevolmente chiarito da interventi ufficiali, che cioè l'abrogazione della scomunica ai quattro vescovi ordinati da monsignor Lefebvre non significa ancora la piena riabilitazione della Fraternità S. Pio X ma è stato un gesto di riconciliazione che attende anzitutto l'accettazione del Concilio Vaticano II". "Decisamente infondata - aggiungono i vescovi piemontesi - poi la descrizione che viene fatta della persona del Santo Padre e della sua preparazione teologica e culturale, universalmente riconosciute, non solo in ambito cattolico. Forse è proprio il professor Kung a vivere in un suo 'Kremlino' e ci meraviglia che un giornale di grande tradizione come La Stampa non sappia valutare per quello che sono certe posizioni, che vorrebbero presentarsi come aperte e innovatrici e che risultano invece sempre più ripetitive, provinciali e scontate. Esprimiamo ancora una volta il nostro sentimento di vicinanza e di comunione, anzitutto con la preghiera, alla persona del Santo Padre, sentendoci in profonda sintonia con il suo qualificato Magistero".

Il Papa incontra il clero romano: siamo in famiglia, non sono un oracolo. Colloquio sulla crisi economica, la missionarietà e la pastorale giovanile

"Siamo in famiglia. È un momento di riposo spirituale. Non parla un oracolo, ma siamo in un momento di scambio familiare": è iniziato così il 'question time' del Papa con i sacerdoti e il clero romano, ricevuti questa mattina in udienza nella Sala delle Benedizioni, in Vaticano. Questo incontro "è per me molto importante anche per conoscere la vita delle parrocchie, le vostre esperienze - ha detto Papa Ratzinger parlando a braccio - e vorrei anche io imparare ad avvicinarmi alla realtà, perchè nel Palazzo Apostolico sono anche un po' distante. Voi vivete giorno per giorno la realtà delle vostre parrocchie". E' durato un'ora e mezzo l'incontro di Benedetto XVI con il clero romano. Otto le domande che hanno spaziato dal senso della missionarietà alla liturgia, dalla pastorale giovanile fino alla crisi economica.
La crisi economica e il ruolo della Chiesa nelle tematiche sociali
''Il crollo delle grandi banche americane mostra quello che è l'errore di fondo: l'avarizia e l'idolatria che oscurano il vero Dio, ed è sempre la falsificazione di Dio in Mammona che ritorna''. Papa Benedetto XVI, ha risposto così alla domanda di un parroco della periferia romana sulla crisi economica mondiale. ''La Chiesa - ha continuato a spiegare Papa Ratzinger - ha sempre questo compito di essere vigilante, di cercare essa stessa, comprendendo le ragioni del mondo economico, di illuminare questo ragionamento con la fede che ci libera dal peccato. Per questo deve farsi sentire ai diversi livelli per aiutare a correggere tanti interessi personali e di gruppi, nazionali e sovranzionali, che si oppongono alle correzioni alla radice dei problemi''. Papa Benedetto XVI ha invitato a offrire ''argomenti seri e competenti'' sui motivi e le soluzioni delle difficoltà economiche, ma allo stesso tempo ha ricordato anche che i ''modelli economici buoni'' si realizzano ''solo se ci sono i giusti''. "Da molto tempo preparo un'enciclica su questi temi": Papa Benedetto XVI annuncia così la volontà di denunciare le problematiche sociali, che vengono definite "difficili". ''Sul tema - ha detto Papa Ratzinger - bisogna fornire argomenti seri e competenti'' e non dare risposte dettate solo dal ''moralismo''; il tutto, però, senza dimenticare la realtà del ''peccato originale'' e dell'''avarizia'', dell'''idolatria'' e dell'''egoismo'', che agiscono ad un livello profondo. In sostanza, per il Pontefice bisogna lavorare sia al livello della ''macro-giustizia'' denunciando le storture del sistema economica, sia al livello della ''micro-giustizia'', ovvero della conversione dei singoli. Senza i ''giusti'', ha ricordato Papa Ratzinger, non si può realizzare nulla, e ''i giusti non ci sono se non si fa il lavoro umile e quotidiano di convertire gli uomini''. Di qui, ha aggiunto, l'importanza del lavoro dei parroci: ''Il nostro lavoro è fondamentale per arrivare ai grandi scopi dell'umanità''.
Le indulgenze e la pietà popolare nella comunione della Chiesa

Nessuno deve "disprezzare" le indulgenze e le manifestazioni di devozione popolare. Papa Ratzinger ha ricordato come i protestanti contestino le indulgenze e ritengano che la pietà di Cristo sia unica e sufficiente. "Per me - ha osservato Benedetto XVI - Cristo ha voluto aggiungere anche noi a farci soggetti e partecipi della sua misericordia e del suo amore". Attraverso le indulgenze e le forme di devozione popolare si partecipa - ha concluso - alla "comunione della Chiesa".
Testimonianza e parola nell'annuncio e la liturgia, cuore dell'essere cristiani
Benedetto XVI ha poi messo l’accento sul ruolo del parroco che, ha affermato, come nessun altro conosce l’uomo nella sua profondità, al di là dei ruoli che ricopre nella società: "Per l’annuncio abbiamo bisogno dei due elementi: testimonianza e parola. E’ necessaria la parola, che fa apparire la verità di Dio, la presenza di Dio in Cristo e quindi l’annuncio è una cosa assolutamente indispensabile, fondamentale, ma è necessaria anche la testimonianza che dà credibilità a questa parola, perché non appaia solo come una bella filosofia, una utopia. E in questo senso mi sembra che la testimonianza della comunità credente sia di grandissima importanza. Dobbiamo aprire, in quanto possiamo, luoghi di esperienza della fede". Il Pontefice ha quindi offerto la sua riflessione su un tema a lui particolarmente caro quale è quello dell’emergenza educativa. Compito dei sacerdoti, ha rilevato, fin dall’oratorio è offrire ai giovani una formazione umana integrale. Ed ha ribadito che oggi viviamo in un mondo dove molte persone hanno tante conoscenze ma senza orientamento interiore etico. Per questo, la Chiesa ha il dovere di proporre una formazione umana illuminata dalla fede. Aprirsi dunque alla cultura del nostro tempo, ma indicando criteri di discernimento.
"Non è sufficiente predicare o fare pastorale con il bagaglio prezioso della teologia - ha proseguito il Papa - ma deve essere personalizzato da una conoscenza accademica in visione personale della mia vita per arrivare alle altre persone". "Non perdiamo la semplicità della verità. Dio c'è e non è un essere ipotetico e lontano, ma è vicino - ha aggiunto - parla con me. Non proponiamo riflessioni o una filosofia, ma proponiamo l'annuncio semplice di Dio che ha agito anche con me". Per Papa Joseph Ratzinger, dunque, "il primo aiuto è la nostra esperienza personale". "Noi inviamo uomini sulla luna, siamo uomini di questo tempo, viviamo con i mass media di oggi. Se io stesso prendo sul serio la mia esperienza e cerco di personalizzare in me la mia realtà - ha spiegato - siamo in cammino nel farci capire anche agli altri. Chi conosce meglio gli uomini di oggi se non il parroco? Vengono da noi gli uomini spesso senza maschera, non con alti pretesti, nella situazione della sofferenza, della malattia, della morte, nel confessionale senza maschera, con il loro essere".
Nel colloquio con il clero romano, durato quasi due ore, il Papa ha anche parlato della liturgia ribadendo che imparare a celebrare significa conoscere Gesù Cristo, entrare in contatto con Lui. La Liturgia, è stata la sua riflessione, deve sempre più essere il cuore del nostro essere cristiani.
Il primato del Papa contro nazionalismi e particolarismi
Il Pontefice ha indicato la peculiarità della Chiesa di Roma, chiamata a presiedere nella Carità. Un dono, ha affermato, che riguarda tutti i fedeli di Roma.
Il ''primato petrino', ovvero il primato che la Chiesa Cattolica ha per il Papa, successore di Pietro, su tutti gli altri vescovi cristiani, ''garantisce l'universalità della Chiesa e la trascendenza dai nazionalismi e da altre frontiere'', e ''si realizza nella carità''. Il primato, ha spiegato Papa Ratzinger, offre alla Chiesa un ''punto unificante'', necessario ''per non cadere nel nazionalismo'', per ''evitare l'identificazione con una determinata cultura'' e per ''essere sempre costretti ad aprirsi a tutti gli altri''; anche le altre Chiese cristiane, ha aggiunto il Pontefice, cominciano a sentire l'esigenza di un simile ministero. Scopo del primato è di ''garantire la cattolicità nella ricchezza delle culture e nello stesso tempo escludere ogni tipo di assolutizzazione''. ''Una garanzia - ha concluso il Papa - contro le mode, i particolarismi, le eresie sempre assunte in funzione di un aspetto, mentre la fede guarda all'integralità''.
La formazione del giovane sacerdote e dei giovani

Nel suo dialogo con i parroci, il Papa ha offerto anche indicazioni concrete in tema di pastorale giovanile. Benedetto XVI ha ricordato che "è necessaria la permanenza del giovane sacerdote in una parrocchia per dare orientamento ai giovani" in quanto, "senza dubbio, la relazione personale con l'educatore è importante, e serve un certo periodo per orientare insieme". "Dunque non si può cambiare parrocchia ogni giorno, se no si perde questo orientamento. Ma è anche vero - ha aggiunto - che il giovane sacerdote deve fare esperienze diverse in ambienti culturali diversi, per arrivare alla maturità come parroco e dedicarsi stabilmente a una comunità". Questo periodo, secondo il Pontefice, potrebbe essere di tre anni: "dai 16 ai 19 anni di età, infatti, i giovani - ha spiegato - maturano una crescita e dei cambiamenti che sono paragonabili a quelli di un decennio, ad esempio a come si cambia tra i 40 e i 50, si forma loro personalità e si avvia un cammino interiore di grande estensione esistenziale. Ecco - ha detto il Papa - penso che tre anni per il vice parroco siano un tempo sufficiente per formare una generazione e dunque possono essere il tempo giusto per riconciliare i due bisogni: da una parte la crescita del sacerdote giovane per arricchire la sua esperienza unmana, dall'altra parte la crescita dei giovani". Poi sorridendo Joseph Ratzinger si e' rivolto al cardinale vicario Agostino Vallini che in concreto deve poi decidere le destinazioni del clero: "non so cosa ne direbbe?", ha chiesto mentre i sacerdoti ridevano e applaudivano.
Il saluto del cardinal vicario Vallini
''Viviamo un tempo non facile e molte sfide si pongono alla Chiesa; Roma è profondamente mutata e anche i programmi pastorali e la prassi ordinaria del ministero hanno bisogno di essere meglio adeguati alle nuove esigenze''. Il card. Agostino Vallini, vicario del Papa per la diocesi di Roma, ha saluto così questa mattina Papa Benedetto XVI. ''Le nostre parrocchie - ha aggiunto Vallini - sono comunità vive e punti di riferimento dei quartieri e per l'intero territorio. Molte opere e iniziative di carità e di solidarietà danno sollievo e aiuto concreto a tante famiglie in difficoltà e a tante persone. Si fa tanto in favore dei poveri - ha concluso il porporato - anche se vorremmo fare molto di più".
Al termine dell'incontro, un parroco romano ha donato al Pontefice una poesia in romanesco in vista della visita di Benedetto XVI al Campidoglio, il 9 marzo. Una poesia che il Santo Padre ha particolarmente gradito: "Grazie! Abbiamo sentito parlare il cuore romano, che è un cuore di poesia. E’ molto bello sentire un po’ di romanesco e sentire che la poesia è profondamente radicata nel cuore romano. Questo forse è un privilegio naturale che il Signore ha dato ai romani, è un carisma naturale che precede i privilegi ecclesiali …".

INCONTRO DEL SANTO PADRE CON I PARROCI E I SACERDOTI DELLA DIOCESI DI ROMA (GIOVEDÌ, 26 FEBBRAIO 2009) - il testo integrale delle domande e delle risposte del Papa

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Facciamo nostra la proposta di 'AsiaNews': in Quaresima preghiamo per il Papa

di Bernardo Cervellera

Questa Quaresima vorremmo invitare i nostri lettori a dedicare una preghiera speciale per il Papa Benedetto XVI. Il suggerimento ci viene da parte di un gruppo di musulmani convertiti al cristianesimo che hanno scritto ad AsiaNews lanciando una novena per il Pontefice. Essi vedono Benedetto XVI come “un segno dell’amore di Gesù e un difensore dei deboli”, mentre il mondo cerca di attaccarlo in ogni modo. Fra i deboli vi sono loro stessi, questi neo-convertiti, costretti a tenere nascosta la loro conversione perfino in famiglia. Del resto, la preghiera per il Papa è stata richiesta da lui stesso pochi giorni fa.
Nel giorno in cui la Chiesa festeggia la Cattedra di San Pietro (22 febbraio), Benedetto XVI si è rivolto ai pellegrini radunati in piazza san Pietro per l’Angelus, chiedendo loro di accompagnarlo “con le vostre preghiere, perché possa compiere fedelmente l’alto compito che la Provvidenza divina mi ha affidato quale Successore dell’apostolo Pietro” e vescovo di Roma, la Chiesa chiamata “a svolgere un peculiare servizio nei confronti dell’intero Popolo di Dio".
Tutti conosciamo le difficoltà in cui versa l’ecumenismo, cioè lo slancio verso l’unità dei cristiani. E sembra che ogni passo e apertura di questo Papa sia accolto con freddezza, indifferenza, tergiversazione dalle altre Chiese. Un solo esempio: dopo tante preghiere e attenzioni da parte di Benedetto XVI, il nuovo patriarca ortodosso di Mosca, all’indomani della sua elezione, ha subito detto che un viaggio a Mosca del Pontefice non è per ora prevedibile. Il ministero dell’unità del Papa soffre anche nel tentare di tenere insieme la varietà delle esperienze cattoliche, ancora troppo divise (e forse confuse) fra “progressisti” e “tradizionalisti”, “del Nord” e “ del Sud”, dei “ricchi” e dei “poveri”, perdendo l’occasione di stimarsi e unirsi nel testimoniare la fede davanti a un mondo che diviene sempre più ateo.
La levata della scomunica al vescovo lefebvriano Williamson è stata l’occasione per tanti politici, giganti e nani, di accusare il Papa di antisemitismo, senza nemmeno conoscere i fatti e senza nemmeno voler ricordare che Benedetto XVI è colui che ha costruito da anni un solido rapporto con il mondo ebraico. Sembra quasi che tutti si siano dati appuntamento per lanciare pietre al capro espiatorio di turno. Il punto è che Benedetto XVI è una delle poche voci che ricordano che l’uomo non può essere comprato dalla politica e che lo Stato deve servire il bene comune. E mentre in Europa si trama per introdurre eutanasia e eugenetica, egli sottolinea che “l'uomo sarà sempre più grande di tutto ciò che forma il suo corpo”, condannando una mentalità che considera la vita e la dignità personale solo “fondata sul proprio desiderio e sul diritto individuale”, privilegiando “le capacità operative, l'efficienza, la perfezione e la bellezza fisica”.
In tutti questi “incidenti” si può anche vedere errori o goffaggini della Curia romana, ma nella “guerra” contro Benedetto XVI c’è soprattutto il tentativo di soffocare chi ricorda a tutti il valore assoluto della persona. Nella crisi delle ideologie e delle economie che sta inghiottendo il mondo, questo è l’ultimo tentativo di togliere di mezzo Dio come un ultimo impiccio.

mercoledì 25 febbraio 2009

Il Papa in Terra Santa. Gerusalemme si prepara ad accogliere Benedetto XVI

Gli abitanti di Gerusalemme dovranno sopportare certamente alcuni disagi in occasione della visita di Benedetto XVI il prossimo maggio, come avviene anche durante le visite dei leader internazionali, ma questo evento avrà delle ricadute positive per la Città Santa. Come riferisce Ynet, l'edizione online dello Yedioth Ahronoth, l'amministrazione municipale di Gerusalemme intende infatti cogliere l'occasione per dare una bella ripulita alla città ed eseguire dei lavori di ristrutturazione. In particolare saranno rifatte le strade intorno alla residenza del nunzio apostolico, che si trova sul Monte degli Ulivi, e sarà rimessa a posto la Chiesa del Getsemani dove il Papa celebrerà la Santa Messa. Saranno rifatte anche le strade che portano al Muro Occidentale, nella Città Vecchia, e sarà ripulita la piazza antistante al Muro. Sono poi previsti interventi nel quartiere Talbya, dove si trova la residenza del presidente Shimon Peres, e nell'area dove sorge lo Yad Vashem, il museo dell'Olocausto. Per il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat la visita di Benedetto XVI darà un grande impulso al turismo e la sua amministrazione intende investire molto in questo evento.

Il card. Sodano risponde a Hans Kung: critiche che non contribuiscono all'unità della Chiesa per la quale Benedetto XVI sta lavorando

"Una critica fraterna è sempre possibile nella Chiesa, fin dai tempi di San Pietro e di San Paolo. Una critica amara, invece, tanto più se generica, non contribuisce all'unità della Chiesa, per la quale tanto sta lavorando il Papa Benedetto XVI, che lo Spirito Santo ha collocato a reggere la Santa Chiesa di Dio, in quest'ora importante della sua storia". Lo afferma il decano del Collegio Cardinalizio, card. Angelo Sodano (nella foto con Benedetto XVI), che ha commenatato ai microfoni della Radio Vaticana le parole del teologo Hans Kung, con il quale il porporato ha condiviso in gioventù la formazione teologica. "Stamani - confida Sodano - sono stato interiormente ferito, nel leggere l'intervista che sarebbe stata rilasciata dal reverendo prof. Hans Kung al quotidiano francese Le Monde". "Se il testo è esatto - aggiunge l'ex segretario di Stato - sento il dovere di dire che si tratta di affermazioni generiche e non provate: personalmente, sono testimone dell'impegno del Santo Padre per fare della Chiesa una famiglia, la famiglia dei figli di Dio". Il card. Sodano si dice inoltre stupito dal fatto che "un noto quotidiano italiano, ben al corrente dell'opera del Papa, abbia voluto offrire tanta pubblicità a tale intervista, dandole inoltre un titolo, fra virgolette, che è diverso da quello originale francese e cadendo poi nell'errore di parlare del Concilio Ecumenico di Nicea, nell'odierna Turchia, tenutosi nel lontano 325, come del Concilio di Nizza".

Il Papa inizia la Quaresima: seguendo San Paolo sia un tempo di ascolto della Parola, di una vita austera, di conversione e carità

Seguendo l’esempio di San Paolo "la Quaresima, contrassegnata da un più frequente ascolto della Parola di Dio, da più intensa preghiera, da uno stile di vita austero e penitenziale, sia stimolo alla conversione e all'amore sincero verso i fratelli, specialmente quelli più poveri e bisognosi". Nell’Anno Paolino, la vita del’Apostolo delle genti è stata portata da Benedetto XVI a modello di come il cristiano deve vivere la Quaresima, celebrando, oggi pomeriggio, il rito delle Ceneri nell’antica Basilica romana di Santa Sabina. Il rito è stato preceduto, secondo tradizione, da un momento di preghiera nella vicina chiesa di Sant’Anselmo all’Aventino, da dove il Papa, insieme a cardinali, vescovi, sacerdoti e fedeli si è recato in processione penitenziale a Santa Sabina. Durante la Santa Messa, Benedetto XVI ha imposto le ceneri ad alcuni dei presenti. A lui sono state date dal card. Jozef Tomko, titolare dalla Basilica. Durante la Quaresima, ha detto nell’omelia Papa Ratzinger, "la Chiesa si preoccupa di mostrarci quale debba essere l'orientamento del nostro spirto, e ci fornisce i sussidi divini per percorrere con decisione e coraggio" il "singolare itinerario spirituale che stiamo iniziando". "L'appello alla conversione - ha proseguito - affiora come tema dominante in tutte le componenti dell'odierna liturgia". Il tempo di Quaresima sia un "cammino di vera conversione". "La promessa di Dio è chiara: se il popolo ascolterà l'invito a convertirsi - ha spiegato ancora il Pontefice - Dio farà trionfare la sua misericordia e i suoi amici saranno colmati di innumerevoli favori". Infine, ha ricordato il Papa, "Gesù, mettendoci in guardia dal tarlo della vanità che porta all'ostentazione e all'iprocrisia, alla superficialità e all'autocompiacimento, ribadisce la necessità di nutrire la rettitudine del cuore". Il Papa ha infine indicato la via della preghiera, dell'elemosina e del digiuno per vincere "nella lotta tra il bene e il male, lotta che segna la nostra esistenza". Il Papa ha preso spunto in particolare da una frase della seconda Lettera ai Corinti: "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio" (5,20). ” Paolo – ha commentao - ha sperimentato in maniera straordinaria la potenza della grazia di Dio, la grazia del Mistero pasquale di cui la stessa Quaresima vive. Egli si presenta a noi come ‘ambasciatore’ del Signore. Chi allora meglio di lui può aiutarci a percorrere in maniera fruttuosa questo itinerario di interiore conversione?”. “San Paolo - ha detto poi - riconosce che tutto in lui è opera della grazia divina, ma non dimentica che occorre aderire liberamente al dono della vita nuova ricevuta nel Battesimo. Nel testo del capitolo 6 della Lettera ai Romani, che sarà proclamato durante la Veglia pasquale, scrive: ‘Il peccato dunque non regni più nel vostro corpo mortale, così da sottomettervi ai suoi desideri. Non offrite al peccato le vostre membra come strumenti di ingiustizia, ma offrite voi stessi a Dio come viventi, ritornati dai morti, e le vostre membra a Dio come strumenti di giustizia’ (6,12-13). In queste parole troviamo contenuto il programma della Quaresima secondo la sua intrinseca prospettiva battesimale. Da una parte, si afferma la vittoria di Cristo sul peccato, avvenuta una volta per tutte con la sua morte e risurrezione; dall’altra, siamo esortati a non offrire al peccato le nostre membra, cioè a non concedere, per così dire, spazio di rivincita al peccato”. “Ma come portare a compimento la vocazione battesimale, come essere vittoriosi nella lotta tra la carne e lo spirito, tra il bene e il male, lotta che segna la nostra esistenza?” “Il Signore ci indica oggi tre utili mezzi: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. Nell’esperienza e negli scritti di San Paolo troviamo anche al riguardo utili riferimenti. Circa la preghiera, egli esorta a ‘perseverare’ e a ‘vegliare in essa, rendendo grazie’ (Rm 12,12; Col 4,2), a ‘pregare ininterrottamente’ (1 Ts 5,17). Per quanto concerne l’elemosina, sono certamente importanti le pagine dedicate alla grande colletta in favore dei fratelli poveri (cfr 2 Cor 8-9), ma va sottolineato che per lui è la carità il vertice della vita del credente, il ‘vincolo della perfezione’: ‘sopra tutte queste cose – scrive ai Colossesi - rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto’ (Col 3,14). Del digiuno non parla espressamente, esorta però spesso alla sobrietà, come caratteristica di chi è chiamato a vivere in vigilante attesa del Signore (cfr 1 Ts 5,6-8; Tt 2,12)” “Per vivere questa ‘nuova’ esistenza in Dio è indispensabile nutrirsi della Parola di Dio”. Anche in questo, “l’Apostolo è innanzitutto testimone: le sue Lettere sono la prova eloquente del fatto che egli viveva della Parola di Dio: pensiero, azione, preghiera, teologia, predicazione, esortazione, tutto in lui era frutto della Parola, ricevuta fin dalla giovinezza nella fede ebraica, pienamente svelata ai suoi occhi dall’incontro con Cristo morto e risorto, predicata per il resto della vita durante la sua ‘corsa’ missionaria”.

Mons. Sako: bisogna attendere per il Sinodo dei cristiani in Medio Oriente. Lingue locali per diffondere il messaggio cristiano

''La proposta di un Sinodo per i cristiani in Medio Oriente è stata inoltrata al Sinodo dei vescovi. Ora bisognera' attendere. Da quello che so è stata ben accolta anche da molti presuli della regione''. Lo ha dichiarato all'agenzia SIR mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk, autore della proposta presentata a Papa Benedetto XVI nella recente visita "ad limina" dei vescovi caldei. ''Il Sinodo - ha detto il presule - potrebbe essere uno strumento utile per avviare una pastorale araba comune a tutte le chiese del Medio Oriente. Questa richiede, innanzitutto, un cambiamento nel vocabolario, rendendolo piu' aperto, semplice e comprensibile sia ai nostri fedeli che ai musulmani con i quali siamo chiamati a dialogare. E' urgente far comprendere loro che non siamo politeisti o infedeli, ci vogliono nuovi strumenti per parlare col mondo musulmano e per dare continuita' alla presenza cristiana. C'è una testimonianza da dare ancora oggi, non possiamo restare confinati in un ghetto''. Per veicolare questo messaggio, per mons. Sako, ''è utile tornare alla lingua araba, come fecero tanti teologi cristiani nel Medio Evo per spiegare la dottrina cristiana. Questo può rappresentare un aiuto per le nostre Chiese che utilizzano il caldeo, il siriaco, l'aramaico''. ''Le sette protestanti che si stanno diffondendo, non da adesso ma già dal tempo dell'embargo, in Iraq - conclude - usano un linguaggio comprensibile ed anche per questo la gente le segue''.

Messaggio del Papa per la Campagna della Fraternità in Brasile: all'inizio della Quaresima lavorate per una società riconciliata che condivide i beni

Una benedizione di pace e prosperità per tutto il Brasile, perché riscopra all’inizio della Quaresima che non è tanto una maggiore condivisione dei beni, pur necessaria, a dare senso alla vita, ma la lotta contro ogni forma di male, il desiderio di fraternità e condivisione e la pratica dei valori cristiani. Con questi pensieri, Benedetto XVI si rivolge oggi in un Messaggio ai fedeli brasiliani, in occasione dell’inizio dell’annuale Campagna della Fraternità, intitolata nel 2009 “La pace è frutto della giustizia”. Quaresima uguale giustizia, perché da una società più giusta scaturisca una società pacificata. E’ una simmetria basata su valori alti quella che il Papa propone ai brasiliani, che come ogni anno sono sollecitati dalla Chiesa locale a mostrare, in tempo quaresimale, sensibilità e solidarietà nei confronti di uno o più specifici temi sociali. Quest’anno lo sguardo è rivolto alla situazione delle carceri e al reinserimento degli ex detenuti, sotto lo slogan “Fraternità e Sicurezza Pubblica. La pace è frutto della giustizia”. Ai fedeli riuniti quest’anno per l’apertura della Campagna - è una novità - al Santuario di Aparecida, con la Messa delle Ceneri presieduta dall’arcivescovo della città, Raymundo Damasceno Assis, Benedetto XVI ha fatto giungere il suo tradizionale Messaggio. Per la Giornata mondiale della Pace 2002, “il mio venerato predecessore, Giovanni Palo II”, nel “sottolineare che la vera pace è frutto della giustizia, osservava - ha citato il Papa - che ‘la giustizia umana è sempre fragile e imperfetta’ e dovrebbe essere “esercitata e in certo senso completata con il perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati”. Il perdono, caposaldo della vita cristiana, è stato messo in rilievo da Benedetto XVI insieme con altri aspetti che caratterizzano l’impegno quaresimale e, in senso ampio, la dottrina sociale della Chiesa: l’evangelizzazione dei poveri, l’accesso di tutti ai beni del Creato, il rispetto per la ricchezza della diversità e la lotta contro la tentazione, per non essere, chiede il Papa, “schiavi del male”. “La Quaresima - scrive ancora - ci invita a lottare senza sosta per fare il bene, proprio perché sappiamo quanto sia difficile”, osserva con realismo il Pontefice, che gli uomini decidano “di perseguire seriamente la giustizia - e molto manca perché la convivenza sia ispirata alla pace e all’amore, e non all'odio o all'indifferenza”. E siamo anche ben consapevoli del fatto che - aggiunge - sebbene sia possibile raggiungere una ragionevole distribuzione dei beni e un buon funzionamento della società, mai scompariranno il dolore per la malattia, l’incomprensione o la solitudine, la morte delle persone che amiamo, l'esperienza dei nostri limiti. Dunque, prosegue Benedetto XVI, a Cristo che si è fatto carico, insieme con la sua Croce, delle nostre sofferenze e della nostra fame e sete di giustizia, chiediamo “di saper testimoniare quei sentimenti di pace e di riconciliazione che hanno ispirato il Discorso della montagna”. E la benedizione di Dio, conclude, “si estenda su tutto il Brasile” e “in ogni ambito, familiare, sociale e culturale, riversando i doni della pace e della prosperità e risvegliando in ogni cuore sentimenti di fraternità e di viva cooperazione”.

Quaresima 2009. Riscoprire il valore del digiuno: il Magistero quaresimale di Benedetto XVI

Nel Messaggio per la Quaresima di quest’anno il Papa invita i fedeli a riscoprire il valore del digiuno. Possiamo rileggere questo documento alla luce delle parole pronunciate da Benedetto XVI sul tempo liturgico quaresimale degli anni precedenti. Nel suo Messaggio il Papa esorta a meditare sul digiuno compiuto da Gesù nel deserto per quaranta giorni e quaranta notti. “Il vero digiuno – sottolinea – è finalizzato a mangiare il ‘vero cibo’, che è fare la volontà del Padre”.
"Il digiuno al quale la Chiesa ci invita in questo tempo forte, non nasce certo da motivazioni di ordine fisico, estetico, ma scaturisce dall’esigenza che l’uomo ha di una purificazione interiore che lo disintossichi dall’inquinamento del peccato e del male, lo educhi a quelle salutari rinunce che affrancano il credente dalla schiavitù del proprio io, lo renda più attento e disponibile all’ascolto di Dio e al servizio dei fratelli" (Omelia per la Messa del Mercoledì delle Ceneri nella Basilica di Santa Sabina del 21 febbraio 2007).
Il digiuno, mosso dall’amore per Dio, è scegliere “liberamente di privarci di qualcosa per aiutare gli altri”.
“Chi incomincia a vedere Dio (…) vede con altri occhi anche il fratello. Scopre il fratello, le sue necessità. Per questo la Quaresima, come ascolto della Verità, è nello stesso momento un tempo favorevole per convertirsi all’amore (...) Convertiamoci necessariamente all’amore!” (Udienza generale del primo marzo 2006, Mercoledì delle Ceneri).
Gesù è stato tentato nel deserto: così, chi vuole seguire veramente il Signore deve prepararsi alla tentazione. E “il digiuno – spiega il Papa – è di grande aiuto per evitare il peccato”. Ecco cosa significa allora entrare nella Quaresima.
“Significa iniziare un tempo di particolare impegno nel combattimento spirituale che ci oppone al male presente nel mondo, in ognuno di noi e intorno a noi. Vuol dire guardare il male in faccia e disporsi a lottare contro i suoi effetti, soprattutto contro le sue cause, fino alla causa ultima, che è satana” (Angelus del 10 febbraio 2008).
Il Papa invita ad affrontare questo combattimento con “un maggiore impegno nella preghiera” ricordando che “il digiuno è l’anima della preghiera” come diceva San Pietro Crisologo: “chi prega digiuni”.
“Senza la dimensione della preghiera, l’io umano finisce per chiudersi in se stesso, e la coscienza, che dovrebbe essere eco della voce di Dio, rischia di ridursi a specchio dell’io, così che il colloquio interiore diventa un monologo dando adito a mille autogiustificazioni” (Omelia per la Messa del Mercoledì delle Ceneri nella Basilica di Santa Sabina del 6 febbraio 2008). L’io rischia così di diventare “dio”. Invece “con il digiuno – scrive il Papa nel suo Messaggio – il credente intende sottomettersi umilmente a Dio, confidando nella sua bontà e misericordia”.
“Conversione consiste nell’accettare liberamente e con amore di dipendere in tutto da Dio, il vero nostro Creatore, di dipendere dall’amore. Questa non è dipendenza ma libertà. Convertirsi significa allora non inseguire il proprio successo personale - che è una cosa che passa - ma, abbandonando ogni umana sicurezza, porsi con semplicità e fiducia alla sequela del Signore perché per ciascuno Gesù diventi, come amava ripetere la beata Teresa di Calcutta, il mio tutto in tutto" (Udienza generale del 21 febbraio 2007, Mercoledì delle Ceneri).

Mercoledì delle Ceneri. Il Papa da inizio alla Quaresima con la 'statio' e la Celebrazione Eucaristica all'Aventino

Sarà la celebrazione con Benedetto XVI ad aprire oggi a Roma, mercoledì delle Ceneri, la Quaresima. Per l'occasione, infatti, si terrà un'assemblea di preghiera nella forma delle «Stazioni» romane, presieduta dal Papa. Alle 16.30 nella chiesa di Sant'Anselmo all'Aventino, avrà luogo un momento di preghiera, cui farà seguito la processione penitenziale verso la basilica di Santa Sabina. Alla processione prenderanno parte anche i monaci benedettini di Sant'Anselmo e i padri domenicani di Santa Sabina, dove in seguito avrà luogo la celebrazione dell'Eucaristia con il rito di benedizione e di imposizione delle ceneri. Dal 1 al 7 marzo invece si terranno gli esercizi spirituali di Quaresima per il Papa e la Curia romana. Le meditazioni saranno tenute dal card. Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. La riflessione quaresimale in tutte le diocesi del mondo sarà guidata dal consueto messaggio di Benedetto XVI dedicato quest'anno al tema «Gesù, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame».

martedì 24 febbraio 2009

Revoca della scomunica ai lefebvrani. Benedetto XVI ringrazia i vescovi spagnoli per la loro vicinanza spirituale

Con una lettera inviata dal card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, Benedetto XVI ha ringraziato per la vicinanza spirituale che gli hanno manifestato i vescovi spagnoli in seguito alla remissione della scomunica ai quattro vescovi ordinati senza mandato pontificio dall'arcivescovo Marcel Lefebvre. Il Santo Padre, segnala il card. Bertone nella lettera - indirizzata al card. Antonio María Rouco, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola -, “ringraziando vivamente per le preghiere offerte per la sua persona e il suo ministero di 'custode dell'unità', invoca su Sua Eminenza e su tutti i vescovi spagnoli abbondanti grazie divine che li esortino e li sostengano nel loro servizio pastorale al popolo di Dio”. Una nota stampa emessa dalla Commissione Permanente della Conferenza Episcopale Spagnola ha reso noto l'arrivo della lettera giovedì. Era la risposta del Pontefice al messaggio di vicinanza che gli avevano fatto giungere i presuli della Spagna.

Il Papa promuove il card. Martins all'ordine dei vescovi e il card. Vallini all'ordine dei presbiteri

Benedetto XVI ha “promosso” oggi due cardinali, il Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, card. Josè Saraiva Martins, e il vicario di Roma, card. Agostino Vallini (nella foto con Benedetto XVI), rispettivamente all'ordine dei vescovi e a quello dei presbiteri. Si tratta di una attestazione di stima da parte del Papa per due porporati considerati a lui vicini, ma che non cambierà nella sostanza il loro ruolo. I cardinali sono suddivisi in tre ordini, diaconi, presbiteri e vescovi. Questi ultimi rappresentano il grado più alto della gerarchia ecclesiastica e anche il gruppo meno numeroso. Sua Eminenza card. Saraiva Martins, promosso all'Ordine dei vescovi con l'assegnazione del titolo della Chiesa suburbicaria di Palestrina, ha 77 anni, è di origine portoghese e ha guidato per oltre 10 anni la Congregazione delle Cause dei Santi, di cui è attualmente Prefetto emerito. Sua Eminenza card. Agostino Vallini, 69 anni, originario di Poli (Roma) è dal giugno scorso Vicario generale del Papa per la diocesi di Roma. Promosso dall'ordine dei Diaconi a quello dei Presbiteri, conserva la Diaconia di San Pier Damiani ai Monti di San Paolo, elevata pro hac vice a titolo presbiterale.

lunedì 23 febbraio 2009

Il Papa in Terra Santa. In Giordania incontrerà i vescovi iracheni. Un gruppo di cristiani palestinesi gli chiede di cancellare il viaggio

Il Papa incontrerà i vescovi iracheni in Giordania, nel corso della suo viaggio in Terra Santa a maggio. "Come vescovi abbiamo ricevuto un invito ad andare in Giordania dalla Chiesa locale", ha riferito il vescovo latino di Baghdad, mons. Jean-Benjamin Sleiman, a margine di un incontro organizzato a Roma dalla comunità di Sant'Egidio. "Penso che ci sarà un incontro".
Un gruppo di cristiani palestinesi ha scritto a Benedetto XVI, chiedendogl di cancellare il viaggio in Terra Santa programmato per maggio, e che dovrebbe includere oltre a Israele, la Giordania e la West Bank. I rappresentanti di 40 comunità cristiane hanno scritto al Papa che il suo viaggio "aiuterebbe a migliorare l'immagine di Israele e involontariamente minimizzerebbe la sofferenza palestinese sotto l'occupazione israeliana". Il gruppo ha comunque chiesto al Papa, se dovesse confermare il viaggio, di collegare la tappa in Israele a una serie di misure fra cui il miglioramento delle condizioni di accesso ai luoghi di culto, e il blocco della tassazione alle proprietà della Chiesa. I cristiani della West Bank, come i musulmani, hanno bisogno di permessi speciali per raggiungere Gerusalemme e i luoghi santi. Benedetto XVI però è estremamente deciso. Tanto che ha superato tutte le obiezioni - numerose - presentate dai diplomatici in talare relative al viaggio; una lunga lista, che aveva però sull'altro piatto praticamente solo il desiderio di Benedetto XVI di compiere il viaggio.

Dove comincia il sentirsi 'superiore' e dove lo 'spaccare la Chiesa' nella 'lectio divinis' del Papa ai seminaristi romani

di LDCaterina63

Dei tanti commenti che ho letto alle parole del Papa, magistralmente pronunciate a braccio e che ho seguito in diretta internet, mi duole constatare che ognuno ha cercato di tirare l'acqua al proprio mulino, ossia, le varie riflessioni hanno cercato di tendere allo spirito di chi le ha fatte sue traendone spunti che seppur encomiabili, sono praticamente tutti mancanti di un finale al discorso del Pontefice.
Tutti i vari commenti che ho letto restano fermi alla frase del Papa: “non pensare di essere superiori all'altro, ma trovarci nell'umiltà di Cristo, trovarci nell'umiltà della Madonna, entrare nell'obbedienza della fede. Proprio così si apre realmente anche a noi il grande spazio della verità e della libertà nell'amore”.
C'è chi ha usato queste parole per giudicare il comportamento di certi vescovi, e chi gli ha attribuito una sorte di rimprovero ai laici che in rete sono impegnati nella diffusione della Verità a riguardo del Magistero Pontificio, accusando questi di quel "sentirsi superiori". Ma nessun ha fatto un "mea culpa" per chiedersi: dove comincia questo sentirsi "superiore" e dove inizia quel "spaccare la Chiesa" nel suo Magistero Pontificio?
In verità il discorso del Papa non va dissociato da nessun rigo del testo pronunciato a braccio e dunque ispirato, egli inizia il discorso della libertà guarda caso citando il comportamento di Lutero, il quale era antigerarchico.
Dice il Papa: "la libertà in tutti i tempi è stata il grande sogno dell’umanità, sin dagli inizi, ma particolarmente nell’epoca moderna. Sappiamo che Lutero si è ispirato a questo testo della Lettera ai Galati e la conclusione è stata che la Regola monastica, la gerarchia, il magistero gli apparvero come un giogo di schiavitù da cui bisognava liberarsi".
Nel momento dunque, in cui il Papa sottolinea che “non pensare di essere superiori all'altro, ma trovarci nell'umiltà di Cristo, trovarci nell'umiltà della Madonna, entrare nell'obbedienza della fede. Proprio così si apre realmente anche a noi il grande spazio della verità e della libertà nell'amore”, esso non va dissociato da quella disobbedienza e dalla disaffezione alla gerarchia, alla disobbedienza al Magistero Pontificio-Ecclesiale.
Liberarsi da quel "giogo" che è l'obbedienza, fa scaturire in noi l'atteggiamento di un Lutero che infatti condusse alla divisione. Da qui il discorso del Papa sul senso vero del termine libertà, che cosa essa non è, e cosa vuol dire sentirsi creature, bisognose pertanto del Creatore e dei Superiori stessi quando, in Comunione con la Chiesa, ci aiutano a fare ciò che dobbiamo fare.

Benedetto XVI: il Medio Oriente diventi terra di dialogo tra i credenti di ogni religione. Dialogo più fraterno dove i cristiani sono minoritari

Benedetto XVI auspica che il Medio Oriente diventi "una terra di dialogo e di fraterna collaborazione, di rispetto reciproco e di pace, grazie all'apporto responsabile di tutti i credenti che vi abitano". La speranza del Papa è stata espressa dal card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in una lettera inviata ai partecipanti al colloquio di studio e riflessione sul tema "Il valore delle Chiese in Medio Oriente. Cristiani e musulmani ne discutono insieme" promosso dalla Comunità di Sant'Egidio e svoltosi oggi a Roma. Si tratta di un tema - scrive il porporato - "di chiara rilevanza sociale e religiosa". L'incontro - aggiunge - "costituisce un ulteriore passo nel paziente e proficuo itinerario del dialogo tra cristiani e musulmani su argomenti di reciproco interesse". Esso infatti "tende ad affrontare il nodo cruciale della presenza di comunità cristiane in regioni a marcata prevalenza islamica". Obiettivo del convegno, a detta del cardinale, è "quello di porre in luce, grazie anche al coinvolgimento di autorevoli rappresentanti del mondo islamico, come la presenza dei cristiani in Medio Oriente rappresenti una vera ricchezza per l'intera società e una significativa garanzia di sviluppo sociale, culturale e religioso". Nella lettera il segretario di Stato vaticano esprime agli organizzatori e ai partecipanti i sentimenti di stima e di amicizia del Papa, il quale - assicura - "invoca sull'importante riunione la benedizione divina, ed auspica vivamente che in essa emergano elementi utili a rendere sempre più fraterno il dialogo fra cristiani e musulmani, specialmente nelle regioni dove le comunità cristiane sono minoritarie".

Il cordoglio del Papa per la morte del card. Pham Dình Tung: pastore coraggioso e fedele

Un pastore eminente che ha servito con grande coraggio e fedele generosità la Chiesa e la Sede di Pietro in circostanze difficili, impegnandosi senza risparmiarsi per l’annuncio del Vangelo: Benedetto XVI ricorda così la figura del cardinale Paul Joseph Pham Dình Tung (foto), arcivescovo emerito di Ha Nôi in Vietnam spentosi ieri mattina all’età di 90 anni. In un telegramma indirizzato all’arcivescovo di Ha Nôi, Joseph Ngô Quang Kiêt, il Santo Padre esprime il suo cordoglio per la morte del porporato e si unisce a tutta la comunità cattolica vietnamita in questo momento di dolore. Quindi, assicura le sue preghiere ai famigliari del cardinale Pham Dình Tung e vicinanza a tutti i fedeli dell’arcidiocesi vietnamita di Ha Nôi. Con la morte di Pham Dinh Tung il collegio cardinalizio scende a 187 porpore, 115 elettori in Conclave e 72 ultraottantenni.