venerdì 31 agosto 2012

Il Papa: partecipo al dolore per la morte del card. Martini e ricordo con affetto il caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa

''Appresa con tristezza la notizia della morte del card. Carlo Maria Martini (foto) dopo lunga infermità, vissuta con animo sereno e con fiducioso abbandono alla volontà del signore, desidero esprimere a lei ed all'intera comunità diocesana come pure ai familiari del compianto porporato la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa'': è quanto scrive Papa Benedetto XVI in un telegramma di cordoglio per la morte dell'arcivescovo emerito di Milano inviato questa sera al suo successore, card. Angelo Scola. Papa Ratzinger ricorda ''con gratitudine la sua intensa opera apostolica profusa quale zelante religioso figlio spirituale di Sant'Ignazio, esperto docente, autorevole biblista e apprezzato rettore della Pontificia Università Gregoriana e del Pontificio Istituto Biblico, e quindi come solerte e saggio arcivescovo di codesta arcidiocesi ambrosiana''. ''Penso altresì - prosegue il Pontefice - al competente e fervido servizio da lui reso alla Parola di Dio, aprendo sempre più alla comunità ecclesiale i tesori della Sacra Scrittura, specialmente attraverso la promozione della lectio divina''. In conclusione, Papa Benedetto eleva "fervide preghiere al Signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria, accolga questo suo fedele servitore e insigne pastore nella celeste Gerusalemme, e di cuore imparto a quanti ne piangono la scomparsa la confortatrice benedizione apostolica". Al telegramma del Pontefice se ne aggiunge uno inviato dal Segretario di Stato vaticano, card. Tarcisio Bertone che a nome proprio, ''della Segreteria di Stato e dell'intera Curia romana'' esprime ''profondo cordoglio'' per la more di un ''figlio fedele di Sant'Ignazio di Loyola'' che ''ha testimoniato e insegnato il primato della vita spirituale e al tempo stesso l'ascolto attento dell'uomo nelle sue diverse condizioni esistenziali e sociali''. ''Mentre lo ricordiamo quale esperto e appassionato della Sacra Scrittura, che ha saputo far conoscere e meditare a tutte le componenti del popolo di Dio e a tante persone in cerca della verità - conclude Bertone -, affidiamo a Dio la sua anima eletta, affinchè la accolga nel suo regno di luce e di pace''.

Asca

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SANTO PADRE PER LA MORTE DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO DEL SEGRETARIO DI STATO PER LA MORTE DEL CARD. CARLO MARIA MARTINI

La morte del card. Carlo Maria Martini. Gesuita e biblista, per più di 20 anni arcivescovo di Milano. Il rapporto con Benedetto XVI: un grande Papa

Si è spento oggi all’Aloisianum a Gallarate (Varese) il card. Carlo Maria Martini (nella foto con Benedetto XVI), 85 anni, biblista e per 23 anni arcivescovo di Milano. Il neurologo Gianni Pezzoli, che da anni lo ha in cura, aveva informato che il cardinale era “purtroppo entrato in fase terminale della malattia”. “Dopo un‘ultima crisi, cominciata a metà agosto - aveva detto il medico -, non è più stato in grado di deglutire né cibi solidi né liquidi. Ma è rimasto lucido fino all‘ultimo e ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico”. Il cardinale arcivescovo di Milano Angelo Scola e il Consiglio episcopale milanese hanno stabilito le modalità delle esequie. La salma di Martini sarà accolta in Duomo a Milano domani alle 12.00. Da quel momento, come spiega una nota della diocesi, sarà possibile renderle omaggio sino ai funerali che verranno celebrati lunedì 3 settembre alle 16.00. Per le celebrazioni eucaristiche di domenica 2 settembre l'Ufficio liturgico della Curia predisporrà intenzioni di preghiera particolari. Nato a Torino il 25 febbraio 1927, nel 1944 entrò nella Compagnia di Gesù e studiò filosofia all’Aloisianum, l’istituto universitario di studi filosofici dei gesuiti; proseguì poi gli studi teologici a Chieri (Torino), dove venne ordinato sacerdote il 13 luglio 1952. Laureato in teologia nel 1958 alla Pontificia università gregoriana e in Scrittura al Pontificio istituto biblico, fu in seguito rettore di entrambi. Nel 1979 Giovanni Paolo II lo elesse arcivescovo di Milano, consacrandolo personalmente il 6 gennaio 1980; nel Concistoro del 1983 venne creato cardinale. Tra le iniziative più importanti organizzate sotto il suo episcopato a Milano, l’introduzione in diocesi della “Scuola della Parola”, per accostare i laici alla Sacra Scrittura con il metodo della Lectio divina, e gli incontri sulle “domande della fede”, chiamati “Cattedra dei non credenti. Dal 1987 al 1993 fu altresì presidente del Consiglio delle Conferenze Episcopali europee. Nel 2002, al compimento dei 75 anni, il Papa accettò le sue dimissioni per sopraggiunti limiti d’età ed egli si ritirò in Terra Santa per proseguire gli studi biblici. Colpito dal morbo di Parkinson, nel 2008 ha fatto ritorno in Italia per ricevere le cure necessarie, abitando negli ultimi 4 anni all’Aloisianum. L’ultimo incontro con Benedetto XVI risale allo scorso 2 giugno, in occasione della visita a Milano del Pontefice per l’Incontro Mondiale delle Famiglie. Joseph Ratzinger e Carlo Maria Martini si erano conosciuti personalmente solo nel 1978 quando alla morte di Paolo VI l'allora arcivescovo di Monaco trascorse a Roma le settimane del preconclave. Martini non cercava la polemica con Roma, ma non era disposto a tacere se la pensava diversamente dal Papa. Da biblista, ad esempio, ha dedicato in questi anni recensioni puntute ai due volumi dell'opera "Gesù di Nazaret" firmati da Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. E il Papa in più occasioni, anche in discorsi pronunciati a braccio, ha rinnovato la sua stima e espresso considerazione e stima per Martini, come pastore e come studioso. La mattina del 19 aprile 2005, il porporato gesuita fece convergere sul suo nome i cardinali progressisti, che nelle prime votazioni avevano indicato l'arcivescovo di Buenos Aires Bergoglio (anche lui gesuita). “Siamo diversi ma sarà un grande Papa”, disse uscito dal conclave. “La passione per la verità, che Joseph Ratzinger ha testimoniato coerentemente in tutti questi anni, va intesa come risposta al ‘debolismo’ della postmodernità”, scriveva Martini in una miscellanea per i 70 anni del futuro Papa. I due cardinali professori, il teologo e il biblista, oltre che coetanei (classe 1927, Martini è nato il 15 febbraio) hanno sempre avuto rapporti cordiali. Anzi si può dire che tra loro c'è sempre stato un feeling, anche se quello divenuto Papa era allora, per il suo ufficio di prefetto dell'ex Sant'Uffizio, il custode dell'ortodossia, e l'arcivescovo di Milano amava invece i territori inesplorati della teologia e dell'etica, dove spesso camminava rasente agli strapiombi, come emerge anche dai suoi più recenti scritti sull'eutanasia.
''Un vescovo che con la sua parola, i suoi numerosi scritti, le sue innovatrici iniziative pastorali ha saputo testimoniare e annunciare efficacemente la fede agli uomini del nostro tempo, guadagnandosi la stima e il rispetto di vicini e lontani, ispirando nell'esercizio del loro ministero tanti confratelli nell'episcopato in molte parti del mondo'': il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, ricorda così il confratello gesuita. Per Lombardi, ''fu coraggiosa intuizione di Giovanni Paolo II mettere la ricchezza culturale e spirituale di colui che era stato fino allora uno studioso, Rettore del Biblico e poi della Gregoriana, al servizio del governo pastorale di una delle diocesi più grandi del mondo. Il suo fu uno stile di governo caratteristico''. Il portavoce vaticano ricorda quanto scritto da Martini nel suo ultimo piccolo libro, ''Il vescovo'': ''Non pensi il vescovo di poter guidare efficacemente la gente a lui affidata con la molteplicità delle prescrizioni e dei decreti, con le proibizioni e i giudizi negativi. Punti invece sulla formazione interiore, sul gusto e sul fascino della Sacra Scrittura, presenti le motivazioni positive del nostro agire secondo il Vangelo. Otterrà così molto di più che non con rigidi richiami all'osservanza delle norme''. Si tratta, commenta Lombardi, di una ''eredità preziosa, su cui riflettere seriamente quando cerchiamo le vie della 'nuova evangelizzazione'''.
"Mi auguro che tutti noi possiamo vivere con fede questo momento di passaggio del card. Martini, testimone di una vita offerta e donata a Diosecondo una varietà di forme: intellettuale, grande biblista, rettore di università e pastore". Così il card. Scola commenta alla Radio Vaticana la morte del card. Martini. "Personalmente - dice -, ho avuto la possibilità di un ultimo lungo colloquio con lui sabato scorso, da cui ho ricavato sostegno e aiuto per questo delicato ministero. Sono certo che ora il card. Martini accompagna dall’alto la Chiesa milanese e tutti gli abitanti di questa nostra grande arcidiocesi". "Abbiamo appreso la notizia mentre eravamo riuniti come Consiglio episcopale -spiega ancora il card. Scola -, e insieme, ci siamo raccolti in preghiera. Adesso, abbiamo invitato tutta la diocesi, le famiglie, le parrocchie, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti, ad intensificare la preghiera di gratitudine per la grande personalità del card,Martini e per il suo lungo ministero a Milano". Scola sottolinea come l’apertura di Martini alle istanze del mondo moderno sia stato "uno degli aspetti che hanno contraddistinto il suo ministero milanese e di cui tutti gli daranno atto; tutti i mondi, milanese e non solo, gliene daranno atto". In più, ne apprezza la volontà di dialogo anche con atei ed agnostici, "perchè - spiega il porporato - la proposta di Gesù Cristo è sempre, di nuovo, rivolta a tutti. Il cardinale ha ripreso una grande tradizione con una sua peculiare sensibilità".

SIR, Agi, Korazym.org, Vatican Insider

Anno della fede. 'Essere cristiano oggi', lettera pastorale dei vescovi belgi: (ri)scoprire l’originalità e la bellezza della Buona Novella di Gesù

Accogliendo l’invito lanciato da Benedetto XVI alla comunità ecclesiale mondiale di partecipare attivamente all’Anno della fede e di riscoprire la fede, i vescovi del Belgio hanno pubblicato una lettera pastorale dedicata al tema “Essere cristiano oggi”, come annuncia un comunicato diffuso il 27 agosto. Con la loro breve lettera, i vescovi invitano “tutta la comunità credente” a “meditare sul vero significato di essere cristiano oggi”. “Cercare insieme cosa significa concretamente vivere la sequela di Cristo: è l’assoluta priorità della comunità ecclesiale”, sottolineano i vescovi. Mentre oggi “la sofferenza e la disperazione sono all’ordine del giorno” in una società segnata “dalla corsa ai risultati, da stress e molta insicurezza ed ansia”, i presuli belgi vogliono offrire degli “spunti di riflessione” su “cosa significa essere cristiano oggi” e rispondere alla domanda “cosa cambia nella vita di qualcuno che è o diventa cristiano e cerca di vivere da cristiano”. “La fede non è una soluzione miracolo – scrivono i vescovi belgi - ma molte persone si sentono interpellati dalla gioia e dalla semplicità del Vangelo. Vogliono (ri)scoprire l’originalità e la bellezza della Buona Novella di Gesù”.La lettera pastorale "Christen zijn in deze tijd / Être chrétien aujourd'hui" sarà accompagnata da sei videoclip che presentano la testimonianza e la vita dei cristiani. I video saranno disponibili online dal 1° ottobre prossimo.

Zenit

L'ex vicario generale della diocesi australiana di Newcastle arrestato per omissione di denuncia di abusi sessuali su due ragazzi di un sacerdote

L’ex vicario generale di una diocesi è il primo sacerdote cattolico in Australia arrestato e incriminato per aver tenuto nascoste le denunce di reati dip edofilia di un altro prete. Padre Tom Brennan, 74 anni, è imputato di omissione di denuncia di gravi reati, relativi ad abusi sessuali su due ragazzi da parte dell’ex sacerdote John Denham. I reati sarebbero stati commessi verso la fine degli anni Settanta in una scuola di Newcastle, a nord di Sydney, in cui padre Denham era insegnante e padre Brennan il preside. Il sergente Kristi Faber, detective di una task force dedicata agli abusi di pedofilia in istituzioni religiose, ha accusato Brennan anche di otto episodi di abuso su un ragazzo di 8 anni in una chiesa, nel 1984 e 1985, e di due reati diaggressione fisica per aver infierito contro i due ragazzi dopo che avevano denunciato di aver subito abusi da Denham. Il dott. Bernard Barrett, del gruppo di supporto delle vittime di religiosi pedofili, ha descritto le incriminazioni come "una pietra miliare in Australia". "È la prima volta che un leader religioso di tale livello è incriminato per aver nascosto reati di pedofilia di un altro presunto trasgressore", ha detto. Il vescovo di Newcastle, Bill Wright, in un comunicato esprime "profonda tristezza". "Dobbiamo trovare la forza dentro di noi per sostenere coloro che guardano alla Chiesa perchè spieghi l’inspiegabile", dichiara fra l’altro.

Vatican Insider

Il Papa a Loreto. Prima riunione del Comitato operativo. Momento centrale la Messa sul sagrato della Basilica. Con Benedetto anche il card. Bertone

Prima riunione del Comitato operativo per la visita pastorale di Benedetto XVI a Loreto il prossimo 4 ottobre, alla presenza, tra gli altri, di mons. Giovanni Tonucci, Delegato pontificio. Momento centrale della visita sarà la Santa Messa che il Papa celebrerà alle 11.00 sul sagrato della Basilica della Santa Casa, trasmetta in diretta e in eurovisione su Rai Uno. Mons.Tonucci ha annunciato che sarà a Loreto anche il segretario di Stato di Sua Santità, card. Tarcisio Bertone.

Ansa

Aggravate le condizioni di salute del card. Martini. La vicinanza di Benedetto XVI nella preghiera. A giugno a Milano il loro ultimo incontro

Benedetto XVI è stato informato ieri sera sull'aggravamento delle condizioni di salute del card. Carlo Maria Martini (foto) e ''segue la situazione'' da vicino, nella preghiera. Lo riferisce il vicedirettore della Sala Stampa vaticana, padre Ciro Benedettini. L'arcivescovo di Milano, card. Angelo Scola, ha invitato “tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l'hanno caro speciali preghiere, espressione di affetto e di vicinanza in questo delicato momento”. Il card. Martini, 85 anni, è da tempo malato di Parkinson e dopo un lungo periodo in Terra Santa è rientrato in Italia nel 2008 per le cure. Lo scorso giugno era tornato nel Duomo di Milano per incontrare il Papa. Erano bastati sette minuti per dirsi tutto. Raccontarsi con gli occhi due esistenze consegnate a una missione. Niente flash dei fotografi a testimoniare quell'incontro dentro una saletta sobria dell'arcivescovado. Intorno pochi testimoni. Carlo Maria Martini si era alzato faticosamente in piedi. Benedetto XVI aveva allargato le braccia e provato a sorridere: "Eminenza, vengo anch'io, con il bastone". Il cardinale aveva risposto con la sua voce flebile, attaccata a un'amplificatore. Aveva trovato la forza per incoraggiare il Papa "a sorreggere la croce pesante di questo difficile periodo". "Si trattò di un incontro privato", raccontò Antonella Palermo della Radio Vaticana che ebbe l'occasione di parlare alcuni minuti con il porporato dopo l'incontro. "Il porporato - scrisse la giornalista - ci riferisce di aver commentato con il Papa la vicenda dei documenti trafugati dal Vaticano". "Ho voluto dire al Papa - spiegò Martini - che accettare queste cose dolorose come dono è purificatorio. Lui soffre, e noi soffriamo con lui. Ma la verità si compirà". "Il Papa - aggiunse - nel colloquio è stato molto umile e semplice, come è di solito". In relazione al momento difficile che attraversa la Chiesa il card. Martini ha sottolineato che "le occasioni si trovano nei momenti difficili". "Non penso più alla Chiesa di oggi - ha concluso - prego soltanto per questa Chiesa".

Radio Vaticana, Corriere della Sera.it, Il Sismografo

Benedetto vuol far crescere la conoscenza del latino nella Chiesa e nella società, con un Motu Proprio istituirà la 'Pontificia Academia Latinitatis'

"Foveatur lingua latina". Papa Ratzinger vuole far crescere la conoscenza della lingua di Cicerone, di Agostino e di Erasmo da Rotterdam, nell’ambito della Chiesa ma anche della società civile e della scuola e sta per pubblicare un Motu Proprio che istituisce la nuova "Pontificia Academia Latinitatis". Fino ad oggi Oltretevere ad occuparsi di mantenere in vita l’antico idioma era stata una fondazione, "Latinitas", rimasta sotto l’egida della Segreteria di Stato e ora destinata a scomparire: oltre a pubblicare l’omonima rivista e a organizzare il concorso internazionale "Certamen Vaticanum" di poesia e prosa latina negli anni si è occupata di tradurre in latino parole moderne. L’imminente istituzione della nuova accademia pontificia che si affianca alle undici già esistenti, tra le quali ci sono le più note dedicate alle scienze e alla vita, è confermata in una lettera che il card. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha inviato a don Romano Nicolini, un sacerdote riminese grande propugnatore del ritorno dell’ora di latino nella scuola media inferiore. Ravasi ha ricordato che l’iniziativa dell’Accademia è "voluta dal Santo Padre" ed è promossa dal dicastero vaticano della cultura: vi faranno parte "eminenti studiosi di varie nazionalità, con finalità di promuovere l’uso e la conoscenza della lingua latina sia in ambito ecclesiale sia in ambito civile e quindi scolastico". Un modo per rispondere, conclude il cardinale nella lettera, "a numerose sollecitazioni che ci giungono da diverse parti del mondo". Sono passati cinquant’anni da quando Giovanni XXIII, ormai alla vigilia del Concilio, promulgò la Costituzione Apostolica "Veterum sapientia" per definire il latino come lingua immutabile della Chiesa e ribadirne l’importanza, chiedendo alle scuole e università cattoliche di ripristinarlo nel caso fosse stato abbandonato o ridotto. Il Vaticano II stabilirà di mantenere il latino in alcune parti della Messa, ma la riforma liturgica post-conciliare ne avrebbe abolito ogni traccia nell’uso comune. Così, mentre mezzo secolo fa prelati di ogni parte del mondo riuscivano a capirsi parlando l’idioma di Cesare e i fedeli mantenevano un contatto settimanale con esso, oggi nella Chiesa il latino non gode di buona salute. E sono altri ambiti, laici, interessati a promuoverla. Oltretevere continuano comunque a lavorare studiosi che propongono neologismi per tradurre le Encicliche papali e i documenti ufficiali. Un lavoro non facile è stato quello di tradurre in latino l’ultima Enciclica di Benedetto XVI, "Caritas in veritate" (luglio 2009), dedicata alle emergenze sociali e alla crisi economico finanziaria. Alcune scelte dei latinisti della Santa Sede sono state criticate da La Civiltà Cattolica, l’autorevole rivista dei gesuiti, che ha ritenuto discutibile la scelta dei termini "delocalizatio", "anticonceptio" e "sterilizatio", approvando invece le scelte di "plenior libertas" per liberalizzazione, e di "fanaticus furor" per fanatismo. Tra le curiosità, l’espressione "fontes alterius generis" per tradurre le fonti alternative e "fontes energiae qui non renovantur" per le risorse energetiche non rinnovabili. L’iniziativa del Papa di istituire una nuova Pontificia Accademia è un segnale significativo, di rinnovata attenzione. "Il latino educa ad avere stima delle cose belle – spiega don Nicolini, che ha diffuso nelle scuole medie diecimila copie di un opuscolo gratuito introduttivo alla lingua latina e sta diffondendo l’appello per farla tornare tra le materie curricolari – e ci educa anche a dare importanza alle nostre radici". Tra coloro che si occupano di rinnovare il lessico latino per poter comunicare ancora oggi nella lingua ciceroniana c’è don Roberto Spataro, 47 anni, è docente di Letteratura cristiana antica e segretario del Pontificium Institutum Altioris latinitatis, voluto da Paolo VI presso l’attuale Università Pontificia Salesiana di Roma. "Come tradurrei 'corvo'? Mi aspettavo questa domanda… Ecco, direi: 'Domesticus delator' o 'Intestinus proditor'", risponde il sacerdote. E spiega come nascono i neologismi latini: "Esistono due scuole di pensiero. La prima, che potremmo definire anglosassone, ritiene che prima di creare un neologismo per tradurre parole moderne bisogna passare al setaccio tutto ciò che è stato scritto in latino lungo i secoli, non soltanto il latino classico. L’altra scuola, che per comodità definirei latina, ritiene che si possa essere più liberi nel creare una circonlocuzione che renda bene l’idea e il significato della parola moderna, mantenendo però il sapore del latino classico, ciceroniano". Spataro appartiene alla seconda scuola e invita "a sfogliare l’ultima edizione del 'Lexicon recentis latinitatis', curato da don Cleto Pavanetto, eccellente latinista salesiano, e pubblicato nel 2003, con ben 15.000 vocaboli moderni resi in lingua latina". Ad esempio, fotocopia si traduce 'exemplar luce expressum', banconota diventa 'charta nummária', basket-ball 'follis canistrīque ludus', best seller è 'liber máxime divénditus', i blue-jeans sono 'bracae línteae caerúleae', mentre goal è 'retis violátio'. Gli hot pants diventano 'brevíssimae bracae femíneae', l’IVA si traduce 'fiscāle prétii additamentum', mountain bike è 'bírota montāna', paracadute diventa 'umbrella descensória'. Nel Lexicon mancano però i riferimenti al web. "In effetti non ci sono – spiega don Spataro – ma negli ultimi nove anni tra chi scrive e parla in latino si sono coniate nuove espressioni. Così internet è 'inter rete', e l’indirizzo email 'inscriptio cursus electronici'".

Andrea Tornielli, Vatican Insider

L'intenzione di preghiera di Benedetto XVI per il mese di settembre: i politici agiscano sempre con onestà, integrità e amore alla verità

“Perché i politici agiscano sempre con onestà, integrità e amore alla verità”: è l’intenzione generale di preghiera di Benedetto XVI per il mese di settembre. Sul trinomio a cui si richiama il Papa per una buona politica, la Radio Vaticana ha intervistato mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano e presidente della Commissione CEI per i problemi sociali e il lavoro. "E' interessante questo trinomio: onestà, integrità e verità. Penso - ha sottolineato Bregantini- che ognuno di questi elementi dia accentuazioni specifiche che messe insieme sottolineano un colore e insieme, alla fine, formano un arcobaleno. L'onestà è la capacità di avere un cuore trasparente. L'integrità è la coerenza dall'inizio alla fine, dalla mattina alla sera, in tutti i giorni della settimana. La verità è l'aspetto di valore...".

TMNews

Il Papa: i politici agiscano con onestà, integrità e amore alla verità

Il Papa in Libano. Patriarcato armeno cattolico: viaggio sia portatore di pace, conciliazione e di dialogo per tutte le popolazioni del Medio Oriente

Presso il Patriarcato armeno cattolico di Jetawi, il Consiglio Supremo del Patriarcato armeno cattolico, presieduto da Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmuni, si è riunito per fare il punto della situazione sul viaggio che il Papa compirà in Libano dal 14 al 16 settembre. “I partecipanti - si legge in un comunicato - hanno accennato alla portata storica della visita e all'influenza che la stessa potrà avere da una parte sul consolidamento della concordia nazionale e dell'altra sulla presenza dei cristiani nel Medio Oriente a partire dalla convivenza islamo- cristiana in Libano”. Il Consiglio ha anche “espresso la speranza che la visita sia, in questi giorni difficili, portatrice di pace, conciliazione e di dialogo per tutte le popolazioni del Medio Oriente esortando i credenti a pregare per il Santo Padre e per il suo viaggio apostolico”.

Radio Vaticana

Comunicato del Consiglio Supremo del Patriarcato armeno cattolico. L'Esortazione Apostolica sarà un "faro che accompagnerà i libanesi"

Benedetto XVI, il card. Kasper, l''ecumenismo spirituale' e l'incontro del 'Ratzinger Schülerkreis'. Nascerà qualche sorpresa sul tema dell'unità?

“L’aspirazione all’unità dei cristiani è prima è in primo luogo una realtà spirituale e per questo il suo cuore è l’ecumenismo spirituale”. Era il 2009, e Walter Kasper era ancora il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. L’“ecumenismo spirituale” era ormai diventato la sua parola d’ordine. Più che guardare ai documenti, ai grandi incontri ecumenici, aveva preso a guardare a quello che succedeva nel basso, alle reti ecumeniche che si creavano grazie a comunità e movimenti, qualcosa che assomigliava un po’ come un ritorno alle origini dell’ecumenismo, che consisteva soprattutto in piccoli gruppi di dialogo, di preghiera, di studio biblico. “Emergono così, accanto ai dialoghi ufficiali diventati sempre più difficili, nuove forme di dialogo promettenti”. Si parla anche di questo, al "Ratzinger Schülerkreis" di quest’anno. L’incontro degli ex allievi di Joseph Ratzinger (il trentaseiesimo), che inizia oggi e termina domenica, sarà proprio dedicato ai “Risultati e domande ecumenici nel dialogo con il luteranesimo e l’anglicanismo”. E la base di discussione sarà il libro “Raccogliere i frutti”, curato dal card. Kasper prima di andare in pensione da presidente del dicastero dell’ecumenismo. Che anche Benedetto XVI pensi che l’ecumenismo debba partire dal basso e dalla Parola, fu subito noto a Colonia, quando vi andò nel 2005 per la Giornata Mondiale della Gioventù. Nell’incontro del 19 agosto con i rappresentanti delle Chiese protestanti e ortodosse, il Papa espresse il suo pensiero integrando il testo scritto con lunghi passaggi a braccio. E in uno di questi, affermò che “si dice che ora, dopo il chiarimento relativo alla dottrina della giustificazione, l'elaborazione delle questioni ecclesiologiche e delle questioni relative al ministero sia l'ostacolo principale che rimane da superare. Ciò in definitiva è vero, ma devo anche dire che non amo questa terminologia e da un certo punto di vista questa delimitazione del problema, poiché sembra che ora dovremmo dibattere delle istituzioni invece che della Parola di Dio, come se dovessimo porre al centro le nostre istituzioni e fare per esse una guerra. Penso che in questo modo il problema ecclesiologico così come quello del ‘ministerium’ non vengano affrontati correttamente. La questione vera è la presenza della Parola nel mondo”. Concetti che Benedetto XVI ha poi ripreso nell’ultimo viaggio in Germania. Ad Erfurt, dove Martin Lutero studiò da cattolico e dove decise di diventare monaco agostiniano, di fronte a quanti si aspettavano un “dono” come la revoca della scomunica a Lutero, il Papa rispose con un discorso in cui spiegava che fa parte proprio di un idea errata di Chiesa l’idea dei “doni ecumenici”. “Questo – disse il Papa - costituisce un fraintendimento politico della fede e dell’ecumenismo". Perché "la fede dei cristiani non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svantaggi. La fede non è una cosa che noi escogitiamo o concordiamo. È il fondamento su cui viviamo”. Alla fine, il dono che il Papa portò ad Erfurt stava nel partire proprio dalla domanda più intensa del monaco agostiniano che ha creato lo scisma: "Come posso avere un Dio misericordioso?". E ricorda che le cose che ci uniscono sono più di quelle che dividono, che il periodo “confessionale” è finito, che i cristiani devono saper essere missionari, che non bisogna mai dimenticare che il male c’è, esiste e minimizzarlo “non è un’inezia”: porta l’uomo inevitabilmente alla perdita di se stesso e della sua vita. E forse è proprio se si parte da questi concetti che cristiani e luterani appaiono più vicini di quanto non sembrino, vicini quanto gli 80 scalini che dividono la Cattedrale dalla Chiesa di San Severo ad Erfurt. In Germania il problema dell’ecumenismo è particolarmente sentito, e dunque non deve sorprendere se, tra i relatori scelti per lo "Schülerkreis", solo uno non viene direttamente dalla Germania, anche se vi ha particolarmente a che fare. Il relatore “occulto” di questo incontro è ovviamente il card. Walter Kasper. All’inizio del 2007 il porportato discusse con gli officiali del dicastero che presiedeva il progetto di raccogliere e presentare i risultati dei dialoghi ufficiali tra la Chiesa Cattolica e le Chiese storiche protestanti: luterani e riformati, anglicani e metodisti, con l’intento di far conoscere a una nuova generazione i frutti di 40 anni di dialogo, mostrando in forma comparata quanto era stato sin qui realizzato. Ne è nato il volume "Raccogliere i frutti. Aspetti fondamentali della fede cristiana nel dialogo ecumenico". Consensi, convergenze e differenze, testo di riferimento per questo "Schülerkreis". Un testo che proponeva uno sguardo al passato, perché vengano riconosciuti i grandi risultati e obiettivi che sono stati raggiunti con il dialogo ecumenico e perché la nuova generazione di ecumenisti non debba partire da zero; e uno sguardo al futuro, perché se è vero che oggi si è diffusa “stanchezza e delusione” dopo gli entusiasmi del dopo Concilio, è anche vero che molte cose non sono cambiate. Scriveva Kasper: “Talvolta i nostri partner non sono più gli stessi, sono molto diversi da quelli incontrati durante e dopo il Concilio. Ci sono frammentazioni interne, nuovi problemi nel campo dell’etica, problemi sconosciuti nel passato. Anche nella Chiesa Cattolica sono avvenuti cambiamenti; talvolta i nostri documenti sono difficili da digerire per i nostri partner”. Del punto di vista dei partner, sicuramente parlerà Theodor Dieter, dal 1997 dell’Istituto di Ricerca Ecumenica di Strasburgo. “Sono diventato in senso stretto un ecumenista – racconta – quando sono stato chiamato ad insegnare all’Istituto di Ricerca Ecumenica”. Ma il suo è un percorso che parte da lontano: educato come un solido luterano, ha subito cercato un nuovo modo di raccontare la teologia, e lo ha trovato partendo dalle fonti, andando a leggere i padri della Chiesa e i teologi medievali. Un percorso, in fondo, simile a quello di Joseph Ratzinger dalla prospettiva cattolica. Un percorso che gli ha permesso di sviluppare una metodologia dialogica.Ma ci sono anche da considerare gli studi sul Nuovo Testamento. Nel suo libro "Gesù di Nazaret. Dall’ingresso a Gerusalemme alla Resurrezione" (Libreria Editrice Vaticana), Benedetto XVI ha spesso citato il vescovo protestante Ulrich Wilckens e segnalato la sua Teologia del Nuovo Testamento come “opera di riferimento”. Presenterà allo "Schulerkreis" i suoi studi sul Nuovo Testamento, importantissimi per il dialogo ecumenico. Un dialogo di cui si è occupato a lungo Charles Morerod, vescovo di Losanna, Ginevra e Friburgo, che è stato anche parte di diversi tavoli ecumenico In una intervista a 30Giorni spiegava che il problema dell’infallibilità del Papa, messo in luce specialmente nel mondo ortodosso, viene dal fatto che “la fede non è mai l’esito di un sondaggio d’opinioni per far prevalere la maggioranza” e che “espressioni molto chiare e comprensibili su questo punto sono state scritte nel documento sul dono dell’autorità, elaborato dalla Commissione di dialogo fra cattolici e anglicani nel 1998. In quel documento c’è scritto che 'ogni definizione solenne pronunciata dalla cattedra di Pietro nella Chiesa di Pietro e Paolo può esprimere solo la fede della Chiesa'. Si riconosce che 'il vescovo di Roma in determinate circostanze ha il dovere di discernere e di rendere esplicita la fede di tutti i battezzati in comunione, e questa soltanto', e che questo suo specifico ministero di primate universale è un 'dono' che andrebbe 'recepito da tutte le Chiese'”. Si discuterà anche dell’“ecumenismo pratico” di cui è considerato uno dei maggiori fautori il Patriarca ortodosso Kirill, ovvero una alleanza delle religioni di fronte alle nuove sfide di fronte ai cambiamenti sociali e politici di questo secolo, permeato dall’indifferenza religiosa e dalla progressiva secolarizzazione, senza necessariamente passare in prima istanza dalle diatribe dottrinali. È uno dei motivi per cui il Patriarca, appena eletto, ha chiesto al Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace una copia del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. Ed è stato anche uno dei temi della recente storica visita di Kyrill in Polonia, dove ha firmato un documento di riconciliazione con la Chiesa Cattolica polacca. Sono questi i temi sul tavolo di questi quattro giorni di incontro con gli ex studenti cui Benedetto XVI non ha mai voluto rinunciare. È dal 1977 che il Papa dà luogo a questi incontri. Quando fu eletto Papa, gli fu fatto notare che, dal momento che era Pontefice, gli incontri sarebbero giocoforza terminati. Papa Ratzinger rispose che invece avrebbe avuto piacere di continuarli. E così è stato. Arriva appositamente dalla Tanzania l'unico italiano dello "Schulerkreis", padre Cornelio del Zotto. Ha studiato con il futuro Benedetto XVI in Germania, con il quale ha scritto una tesi sulla teologia dell'immagine in San Bonaventura, oggetto di studio anche da parte del Ratzinger studente. Pubblicato nel 1977, il libro di del Zotto meritato la prestigiosa prefazione del card. Ratzinger. Tra gli ex allievi del Papa, prende posto anche Cristoph Schoenborn, cardinale arcivescovo di Vienna. Definito sempre tra gli ex allievi del prof. Ratzinger, proprio in ragione della sua partecipazione alla "Schulerkreis", in realtà Schoenborn viene invitato agli incontri di ex allievi da quando ha fatto parte per la commissione della stesura del Catechismo. E sono presenti anche il vescovo ausiliare di Amburgo, Hans-Jochen Jaschke, il segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, mons. Barthélémy Adoukonou, insieme con docenti, parroci, religiosi, religiose e laici. E poi, fanno parte del circolo di allievi monsignori passati per la Curia romana, come Helmut Moll (curatore del martirologio tedesco del XX secolo) e ecumenisti come Vinzenz Pfnür; parroci tedeschi come Martin Trimpe e religiosi come il passionista Martin Bialas. E poi, scorrendo nella lista di oltre cinquanta nomi, troviamo anche il redentorista Rèal Tremblay, docente di teologia morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana, il teologo moralista Vincent Twomey, che fece la proposta di azzerare i settori di episcopato irlandese generazionalmente coinvolti negli scandali di abusi sessuali del clero, e la coreana Jung-Hi Victoria Kim, che negli anni di studio a Regensburg realizzò sotto la guida di Ratzinger una tesi più che originale sul confronto tra la caritas in Tommaso d’Aquino e lo jen, concetto centrale del confucianesimo. Ed è ovviamente presente anche il card. Kurt Koch, oggi presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Fu lui, due anni fa, il relatore principale dello "Schulerkreis" dedicato all’“ermeneutica del Concilio Vaticano II”. E così Concilio Vaticano II e unità dei cristiani sono temi che si intrecciano ancora una volta. Chissà che dopo questo incontro, l’Anno della fede e del cinquantenario dell'apertura del Concilio non ci riservi qualche sorpresa ecumenica.

Andrea Gagliarducci, Korazym.org

giovedì 30 agosto 2012

Giornata Mondiale della Gioventù 2013. Aperte ufficialmente le iscrizioni per i pellegrini. Benedetto XVI è il primo 'giovane' ad essersi registrato

I tedeschi sono famosi per essere puntuali, quindi forse non dovrebbe essere una sorpresa che Papa Benedetto XVI è stato il primo a iscriversi per la Giornata Mondiale della Gioventù 2013. Le iscrizioni si sono aperte ufficialmente il 28 agosto e, secondo gli organizzatori, il Papa è stato il primo pellegrino ad essersi registrato per l'evento, che si terrà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio. Gli organizzatori hanno riferito che più di 220 gruppi di giovani provenienti dai cinque continenti si sono registrati nelle prime 24 ore dopo l'apertura, dei quali 112 sono brasiliani. Pellegrini provenienti da Stati Uniti, Canada, Australia, Cina, Arabia e gli Emirati Arabi Uniti. Gruppi fino a 50 persone sono incoraggiati a prenotare per tempo, hanno detto gli organizzatori. La registrazione deve essere effettuata on-line sul sito ufficiale della GMG 2013, www.rio2013.com. “Per la nostra gioia, si stanno iscrivendo i giovani dei cinque continenti”,
ha sottolineato suor Shaiane Machado, direttrice del settore delle iscrizioni alla GMG. L’arcivescovo di Rio, mons. Orani João Tempesta ha assicurato: “Già viviamo il clima della GMG”. Secondo il presule, l’apertura delle iscrizioni rappresenta un “passo importante” nella realizzazione dell’evento.“La Giornata Mondiale è un investimento sulla gioventù, per la costruzione di valori più umani e più solidali per fare la differenza nella società - ha aggiunto l’arcivescovo -. E la Chiesa è chiamata a rimanere unita in questa costruzione”.


The Compass, Zenit

Schönborn: il Papa è più giovane di noi suoi ex allievi. L'aspetto umano, paterno, fraterno, è molto presente. Ecumenismo tema di primaria importanza

Tra gli ex allievi di Papa Ratzinger, l'arcivescovo di Vienna Christoph Schönborn (nella foto con Benedetto XVI) è forse il più conosciuto e coraggioso, nel difendere la riforma ratzingeriana e la sua azione purificatrice. Ed è anche fedelissimo agli appuntamenti del "Ratzinger Schulerkreis", il circolo degli ex allievi di Joseph Ratzinger professore che si incontrano una volta all'anno con il loro insegnante divenuto prima cardinale e poi Papa, continuando così la tradizione iniziata all'epoca della sua docenza presso l'Università di Ratisbona. Il seminario, a porte chiuse, "è un circolo accademico, e questo vuol dire - spiega Schönborn ai microfoni della Radio Vaticana - che quello che conta sono gli argomenti. Certo, c'è l'amicizia dopo tanti anni: ci incontriamo da oltre 30 anni, ogni anno e adesso siamo quasi tutti nell'età della pensione". E proprio l'antico professore, assicura il cardinale domenicano nell'intervista, "è il più giovane di noi". "Sempre - ricorda - è stato così in tutti questi anni: il Papa è prima di tutto un uomo di riflessione; ciò che conta è l'argomento e la ricerca della verità. E dunque, se non si potesse discutere apertamente, non sarebbe un circolo di allievi con il loro professore". Ma, conclude Schönborn, "in questo clima di ricerca della verità sia storica, sia filosofica, sia teologica, sempre rimasto invariato, c'è anche un accenno all'amicizia. Ciò che ci colpisce sempre è come il Santo Padre conosca i suoi allievi: chiede come vanno la famiglia, i figli; quando c'è un dolore nella famiglia lo sa, si interessa. Si vede che questo aspetto umano, paterno, fraterno, è molto presente. Penso che anche questo sia in parte uno dei motivi per cui questo 'circolo' si è mantenuto dal 1977 fino ad oggi...". Il seminario si svolge quest'anno sul tema dell'ecumenismo e affronterà in modo particolare le relazioni che coinvolgono cattolici, luterani e anglicani, cosi' come sono presentate nel libro intitolato "Raccogliere i frutti", pubblicato nel 2009 dal cardinale tedesco Walter Kasper, presidente emerito del Pontificio Consiglio per l'Unità dei cristiani. Nell'intervista, Schönborn ha espresso apprezzamento per l'invito rivolto dal Papa al vescovo luterano emerito Ulrich Wilkens, famoso esegeta, che parlerà alla riunione del "Ratzinger Schulerkreis" sullo sviluppo dell'ecumenismo tra cattolici e luterani. "Poi - ha anticipato il cardinale domenicano - ci sarà la tematica degli anglicani sulla quale parlerà mons. Charles Morereau, nuovo vescovo di Ginevra, Losanna e Friburgo, che è specialista in questa tematica". Secondo Schönborn, "il fatto che il Santo Padre abbia scelto questa tematica per l'incontro è un segno che considera la questione ecumenica di primaria importanza". "Penso - confida - che questo sia già un primo contenuto essenziale: nell'ambito dei 50 anni del Concilio Vaticano II è un segno forte che il Santo Padre insista sull'importanza di questi incontri tra i cristiani separati". "Con il Santo Padre - conclude Schönborn - ci aspettiamo un dialogo nella verità e nella carità: nella verità che non nasconde il dramma della divisione tra i cristiani in Europa e, in conseguenza, in tutto il mondo; ma anche quella grande tematica di cosa è la riforma della Chiesa, una tematica che per il Santo Padre è molto importante: pensiamo a tutto ciò che ha detto ed insegnato sulla riforma nella continuità, come modello di riforma cattolica. Certamente, nell'ambito del giubileo della Riforma si parlerà molto anche di ciò che è una vera riforma, della quale abbiamo bisogno, oggi".

Agi

L’ecumenismo al centro del "Ratzinger Schülerkreis". Il card. Schönborn: tema di primaria importanza per il Papa

Santa Sede ritira la domanda di ingiunzione contro la rivista satirica 'Titanic': ma non smetteremo di contrastare gli attacchi alla dignità del Papa

Il Vaticano fa marcia indietro: dopo aver ottenuto, lo scorso luglio, un'ordinanza temporanea che disponeva il ritiro di un numero della rivista satirica tedesca Titanic, accusata di aver pubblicato una copertina ingiuriosa nei confronti del Papa, la Santa Sede ha annunciato oggi di aver ritirato la sua richiesta di ingiunzione. ''Dopo un'ampia consultazione, la Santa Sede è giunta alla decisione di avviare il ritiro della domanda di ingiunzione contro la rivista Titanic'', informa la sezione tedesca della Segreteria di Stato vaticano, secondo quanto rende noto la Conferenza Episcopale tedesca. ''Allo stesso tempo, ulteriori azioni legali saranno esaminate al fine di contrastare gli attacchi alla dignità del Papa e della Chiesa Cattolica in modo efficace'', sottolinea il Vaticano.

Asca


Vaticano: ritiro della richiesta di un provvedimento contro la casa editrice "Titanic"

Anno della fede. Il rinnovamento in Irlanda chiesto da Benedetto XVI: conferenza pastorale nazionale su comunione e corresponsabilità nella Chiesa

Contrastare con decisione il vento della secolarizzazione, guardando con rinnovata fiducia al futuro e rafforzare il senso di appartenenza e corresponsabilità ecclesiale. Nell’isola di san Patrizio, storico baluardo della fede cattolica, e oggi in cima alle classifiche dei Paesi a più alta concentrazione di persone atee, secondo una recentissima ricerca soltanto il 47% della popolazione irlandese si definisce religiosa, la Chiesa continua a prepararsi all’ormai imminente Anno della fede (11 ottobre 2012 - 24 novembre 2013) indetto da Benedetto XVI. Lo ha fatto nei mesi scorsi ospitando, come noto, la celebrazione del Congresso Eucaristico internazionale, che ha puntato sull’Irlanda i riflettori dell’intero orbe cattolico, ma non solo. E lo farà nelle prossime settimane, dal 13 al 15 settembre, dando vita a una conferenza pastorale nazionale, in programma ad Athlone (foto). L’evento è organizzato dal consiglio episcopale per il Rinnovamento pastorale e lo sviluppo della fede adulta, guidato da mons. Séamus Freeman, vescovo di Ossory, in collaborazione con il consiglio episcopale Giustizia e pace, diretto da mons. Raymond W. Field, ausiliare di Dublino. Tema del convegno, "Comunione e corresponsabilità nella Chiesa". Un modo ulteriore per rispondere positivamente al pressante invito alla riforma e al rinnovamento nella fede che il Pontefice ha rivolto alla Chiesa irlandese nell’ormai famosa Lettera del marzo 2010, che ha fatto seguito al noto scandalo degli abusi sessuali su minori compiuti da preti e religiosi. Diversi, secondo un comunicato degli organizzatori, saranno gli obiettivi più rilevanti dell’appuntamento ecclesiale. La promozione del "lavoro di rinnovamento e di riforma della Chiesa Cattolica in Irlanda". Il rilancio della "capacità dei partecipanti di lavorare per il rinnovamento e la riforma nei loro ambiti personali". E, infine, "la celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’apertura del concilio Vaticano II, guardando all’imminente Anno della fede". Un laico e una suora saranno i principali relatori: Richard Gaillardetz, padre di quattro figli e docente di teologia cattolica sistematica al Boston College, e madre Colette Stevenson, terapista del matrimonio e della famiglia ed attiva, per conto della Chiesa irlandese, nel campo della tutela dei minori. Una scelta, viene sottolineato, in linea con le indicazioni rivolte da Benedetto XVI all’episcopato irlandese nella citata Lettera del 19 marzo 2010: "Vi esorto dunque a rinnovare il vostro senso di responsabilità davanti a Dio, a crescere in solidarietà con la vostra gente e ad approfondire la vostra sollecitudine pastorale per tutti i membri del vostro gregge". Nelle scorse settimane le parole del vice presidente della Conferenza Episcopale d’Irlanda, l’arcivescovo di Dublino e primate d’Irlanda, Diarmuid Martin, a commento della ricerca demoscopica che ha posto il Paese ai vertici nel processo di secolarizzazione. Per il presule, proprio l’Anno della fede può e deve essere "un’altra occasione per contribuire a una rinnovata conversione a Cristo e alla riscoperta della fede". Infatti, la Chiesa "non può presumere che la fede passi automaticamente da una generazione all’altra".

L'Osservatore Romano

Card. Kasper: non c'è motivo di essere scoraggiati o frustrati o di parlare di 'inverno ecumenico', raccolti ricchi frutti nei nostri dialoghi

''Considerando ciò che abbiamo realizzato in oltre quarant'anni, possiamo ben ringraziare il Signore per i ricchi frutti che abbiamo raccolto nei nostri dialoghi. Non c'è motivo di essere scoraggiati o frustrati o di parlare di 'inverno ecumenico''': lo scrive il cardinale tedesco Walter Kasper (nella foto con Benedetto XVI), presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei cristiani, nell'introduzione al suo libro ''Raccogliere i frutti. Aspetti fondamentali della fede cristiana nel dialogo ecumenico. Consensi, convergenze e differenze''. Il libro è stato scelto dal Papa come 'traccia' della discussione dell'incontro annuale con i suoi ex-studenti, il cosiddetto "Ratzinger Schuerlerkreis", che comincia domani Castel Gandolfo. Il volume è uscito nel 2009 (la traduzione italiana è stata pubblicata su Il Regno Documenti, n. 19/2009), al termine dei dieci anni in cui Kasper è stato presidente del dicastero vaticano, con l'obiettivo di tracciare un bilancio dei risultati raggiunti nei quarant'anni di dialogo con le Chiese protestanti, un dialogo iniziato, per la Chiesa Cattolica, con il Concilio Vaticano II. Da allora, scrive Kasper, sono passati quattro decenni in cui ''molti pregiudizi e malintesi del passato sono stati superati e sono stati gettati ponti per una nuova intesa reciproca e per una cooperazione pratica''. Kasper sottolinea come il dialogo ecumenico non abbia ''nulla a che vedere con il relativismo e l'indifferenza nei riguardi della dottrina della fede'', perchè ''il suo obiettivo non è il sincretismo o l'unità al minimo comun denominatore'' ma una comunione che non vuol dire ''uniformità'' ma accoglie la ''diversità culturale'' i ''diversi riti'', le ''diverse forme di pietà'', le ''diverse ma complementari accentuazioni e prospettive''. Se a molti il dialogo sembra essere arrivato a un punto morto, e anzi le distanze sui temi della bioetica e del ruolo della donna nella Chiesa sembrano essere aumentate, Kasper ricorda che ''abbiamo realizzato più di quanto potevamo immaginare o sognare quarant'anni fa''. ''Dobbiamo riconoscere, realisticamente, che non abbiamo ancora raggiunto l'obiettivo del nostro pellegrinaggio ecumenico - ammette -, ma ci troviamo in uno stadio intermedio. Restano da risolvere problemi fondamentali e da superare differenze che qui noi crediamo di aver individuato più chiaramente''.

Asca

L'avvocato Carlo Fusco lascia l'incarico di difensore di Paolo Gabriele: divergenze sulla linea difensiva. L'altro avvocato valuta se rimanere

L'avvocato Carlo Fusco ha lasciato la difesa di Paolo Gabriele (foto), il maggiordomo papale arrestato e poi rinviato a giudizio per il furto di documento riservati di Benedetto XVI. "Lascio l'incarico per divergenze sulla linea difensiva - ha detto il legale all'Ansa -. Rimane però il rapporto di amicizia". L'avvocato Fusco difendeva Paolo Gabriele. arrestato il 23 maggio scorso e tuttora agli arresti domiciliari in attesa del processo, dall'inizio dell'istruttoria formale sulla vicenda della fuga di documenti. L'altro difensore del maggiordomo, avvocato Cristiana Arru, al momento mantiene ancora l'incarico, ma secondo quanto apprende l'Ansa, "sta valutando" il da farsi.

Rainews24.it

mercoledì 29 agosto 2012

Anno della fede. Lettera pastorale di mons. Lucas Li per aiutare i fedeli in modo molto dettagliato a vivere bene la preparazione e la celebrazione

“Riflessione sulla fede nell’Anno della fede”: è il titolo della lunga Lettera pastorale di mons. Lucas Li Jing Feng, vescovo novantenne della diocesi di Feng Xiang, nella provincia dello Shaan Xi della Cina continentale, per l’Anno della fede, che è stata firmata il 15 agosto, Solennità dell’Assunzione di Maria. La Lettera, di cui è pervenuta copia all’agenzia Fides, è articolata in 22 punti per aiutare i fedeli in modo molto dettagliato a vivere bene la preparazione e la celebrazione dell’Anno della fede voluto da Papa Benedetto XVI, che avrà inizio l’11 ottobre prossimo. Tra i temi affrontati da mons. Li: la crisi della fede del mondo odierno, il rapporto tra fede e ragione, fede e superstizione, la rivelazione di Dio, la trasmissione della rivelazione, la sacra scrittura, tradizione e magistero della Chiesa, la testimonianza viva della fede (prendendo come esempio i Santi, soprattutto i Santi martiri), le lettere degli “apostoli di oggi” (secondo il vescovo sono tutti i documenti del magistero della Chiesa e del Papa). Mons. Li indica i modi concreti per vivere l’Anno della fede: anzitutto i sacerdoti devono dare l’esempio della vita di fede; i parroci devono organizzare lo studio dei documenti del Concilio, del Catechismo della Chiesa Cattolica, della Sacra Scrittura e di altri testi; i religiosi/e e i membri delle Associazioni Cattoliche devono impegnari a vivere il loro carisma; ogni parrocchia deve programmare lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica (due punti a settimana) e la recita comunitaria del Rosario ogni giorno; senza approvazione scritta del vescovo, nessun sacerdote o religioso/a ha diritto di introdurre delle modalitùà di preghiera non approvate dalla Chiesa; l’incontro dei decanati deve approfondire i documenti della Chiesa; nelle celebrazioni è vietato introdurre canti popolari profani mescolandoli con i canti sacri. Infine Mons. Li cita il Papa, invocando l’intercessione di Nostra Signora della Cina, Aiuto dei cristiani, perché i fedeli possano vivere bene questo Anno della fede.

Fides

Nota del Ministero degli Esteri di Israele smentisce con forza qualunque imbarazzo per la nomina di mons. Lazzarotto a nunzio apostolico nel Paese

Il ministero degli Esteri israeliano ha diffuso una netta smentita dell’editoriale pubblicato nei giorni scorsi dal popolare giornale israeliano Yediot Aharonot scritto dal corrispondente romano Menachem Gantz nel quale la nomina dell’arcivescovo Giuseppe Lazzarotto (foto) a nunzio apostolico in Israele veniva definita come “imbarazzante e umiliante per Israele”, uno “schiaffo in faccia a Tel Aviv” che metterebbe in evidenza “i rapporti tesi tra lo stato ebraico e la Santa Sede”. “Lazzorotto – ha scritto Gantz – era legato allo scandalo di preti pedofili che scosse la Chiesa Cattolica in Irlanda nel 2005”. Il portavoce del ministro degli estri Paul Hirschson ha dichiarato a Vatican Insider: “Lo Stato di Israele e la Santa Sede hanno buoni rapporti fondati sulla fiducia reciproca. Israele ha approvato la nomina di Lazzarotto. Desideriamo fare i nostri migliori auguri al nuovo nunzio. Le relazioni fra i due stati non destano alcuna preoccupazione". Il rabbino David Rosen, direttore internazionale a Gerusalemme dell’American Jewish Commitee (AJC) ha affermato: “L’arcivescovo Lazzarotto è molto rispettato nella Segreteria di Stato vaticana e la sua nomina non è certamente un arretramento, e comunque non ha alcun senso parlare di schiaffo in faccia ad Israele. In ogni caso – conclude – le relazioni diplomatiche sono eccellenti”. Per quanto riguarda le accuse nei confronti di Lazzarotto per la scandalo pedofilia in Irlanda, Rosen ha osservato che “su di lui non ci sono accuse che lo riguardino personalmente”

Lisa Palmieri-Billig, Vatican Insider

Benedettini: notizia secondo cui sarebbero una ventina gli indagati o indiziati nel processo sulla fuga di documenti riservati non ha fondamento

In relazione ad alcuni articoli e servizi pubblicati in questi giorni su diversi organi d'informazione e riguardanti la vicenda dei documenti trafugati dal Vaticano, il vicedirettore della Sala Stampa Vaticana, padre Ciro Benedettini, ha dichiarato questa mattina che la notizia circolata “in merito al fatto che vi siano venti, o una ventina, gli indagati o indiziati nel processo che riguarda la fuga di documenti riservati dal Vaticano, non ha fondamento”.

Radio Vaticana

Benedetto XVI: chierichetti francesi, non abbiate paura di trasmettere attorno a voi con entusiasmo la gioia che ricevete dalla presenza del Signore

Nel cortile del Palazzo Apostolico, al termine dell'Udienza generale, Papa Benedetto XVI ha accolto i 2.600 ragazzi francesi che prestano nelle parrocchie di Francia il loro servizio di chierichetti e che stanno svolgendo in questi giorni a Roma il pellegrinaggio nazionale accompagnati da mons. Philippe Breton, della Commissione episcopale per la liturgia. “Cari giovani - ha detto il Papa - il servizio che svolgete fedelmente, vi permette di essere particolarmente vicini a Cristo Gesù nell’Eucarestia. Voi avete l’enorme privilegio di essere vicino all’altare, vicino al Signore. Abbiate coscienza dell’importanza di questo servizio per la Chiesa e per voi stessi. Che sia per voi l’occasione di far crescere un’amicizia, una relazione personale con Gesù. Non abbiate paura di trasmettere attorno a voi con entusiasmo la gioia che ricevete dalla sua presenza”. ”E se un giorno ascolterete la sua chiamata a seguirlo nel cammino del sacerdozio o della vita religiosa, rispondetegli con generosità”. Il pellegrinaggio nazionale a Roma che si concluderà il 31 agosto, ha per tema "Servire il Signore, gioia dell‘uomo, gioia di Dio". Il Pellegrinaggio, inizialmente previsto per 600 giovani, ha fatto registrare uno straordinario successo di iscrizioni: il programma alterna visite ai principali luoghi di Roma, celebrazioni, serate di testimonianza e momenti di convivialità.

SIR

Il Papa: nessun compromesso con l’amore a Cristo, alla sua Parola, alla Verità. Vita cristiana esige il 'martirio' della fedeltà quotidiana al Vangelo

Questa mattina, nella Piazza della Libertà antistante il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i fedeli ed i pellegrini convenuti per l’Udienza generale del mercoledì. Nella catechesi, il Papa ha presentato la figura di San Giovanni Battista, profeta e martire, del quale ricorre oggi la memoria liturgica del martirio. Una vita, quella di San Giovanni Battista, “retta, coerente, spesa in modo così totale per Dio e per preparare la strada a Gesù” e che, ha detto il Papa, nasce “dal rapporto con Dio” e “dalla preghiera, filo conduttore di tutta la sua esistenza”. Una venerazione, quella per il Battista, “antica e profonda: nei Vangeli risalta molto bene il suo ruolo in riferimento a Gesù”. Il Santo Padre ha ripercorso le tappe della vita di San Giovanni ricordando come “inizia la sua predicazione sotto l’imperatore Tiberio, e il chiaro invito che rivolge alla gente per ascoltarlo, è quello da preparare la va per accogliere il Signore, a raddrizzare le strade della propria vita attraverso una radicale conversione del cuore”. Il Battista, specifica Benedetto XVI, “non si limita a predicare la penitenza”, ma “riconosce Gesù come ‘l’Agnello di Dio’ venuto a togliere il peccato del mondo”, e ha “la profonda umiltà di mostrare in Lui l’inviato di Dio, facendosi da parte perché Egli possa crescere, essere ascoltato e seguito”. L’ultimo atto del Battista, ha detto il Papa, è la testimonianza “con il sangue” della sua fedeltà “ai comandamenti di Dio, senza cedere o indietreggiare, compiendo fino in fondo la sua missione”. "Noi vediamo questa grande figura, questa forza nella passione, nella resistenza contro i potenti. Domandiamo: da dove nasce questa vita, questa interiorità così forte, così retta, così coerente, spesa in modo così totale per Dio e preparare la strada a Gesù? La risposta è semplice: dal rapporto con Dio, dalla preghiera, che è il filo conduttore di tutta la sua esistenza", ha osservato Benedetto XVI, "in particolare nel periodo trascorso nella regioni desertiche, che sono luogo della tentazione ma anche luogo dove l'uomo sente la propria povertà perchè è privo di appoggi sicurezze materiali e comprende come l'unico punto di riferimento solido rimane Dio". Giovanni Battista non è “solo uomo di preghiera, del contatto permanente con Dio, ma anche “una guida a questo rapporto”. Per il Papa "celebrare il martirio di San Giovanni Battista ricorda anche a noi, cristiani di questo nostro tempo, che non si può scendere a compromessi con l'amore a Cristo, alla sua parola, alla Verità: la Verità è Verità, non ci sono compromessi. La vita cristiana esige, per così dire, il ‘martirio’ della fedeltà quotidiana al Vangelo, il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi e sia lui ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni”. Allo stesso modo, “questo può avvenire nella nostra vita”, ma “solo se è solido il rapporto con Dio”. "La preghiera non è tempo perso - ha concluso -, non è rubare spazio alle attività, anche a quelle apostoliche, ma è esattamente il contrario: solo se siamo capaci di avere una vita di preghiera fedele, costante, fiduciosa, sarà Dio a darci la capacità e la forza per vivere in modo felice e sereno, superare le difficoltà e testimoniarlo con coraggio".
Dopo la catechesi, il Papa ha rivolto gli indirizzi di saluto ai giovani, “perché manifestino apertamente in tutti i contesti della loro vita l’appartenenza a Cristo”, ai malati, affinché “attingano forza dalla preghiera”, e agli sposi novelli “perché pongano Gesù al centro della loro vita famigliare”.

SIR, TMNews

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

Il Papa: anno liturgico luogo e strumento permanente della presenza di Cristo tra i suoi fratelli, educazione alla fede, per la nuova evangelizzazione

La nuova evangelizzazione passa anche per la riscoperta e la valorizzazione dell’anno liturgico. Un itinerario educativo, una vera scuola della fede, assolutamente necessaria soprattutto in tempi di secolarizzazione, in cui anche il significato delle grandi feste cristiane viene appannato, sfigurato e, peggio, commercializzato. Lungo questa direttrice si svolge a Marsala, nella diocesi di Mazara del Vallo, la 63° Settimana liturgica nazionale. Tradizionale appuntamento di fine agosto, promosso dal Centro di azione liturgica, a cui Benedetto XVI, tramite il cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, ha fatto giungere un messaggio in cui si augura che l’iniziativa possa offrire un "valido contributo al cammino della Chiesa in Italia". In particolare, nel documento si pone il convegno alla luce "dell’Anno della fede, che la Chiesa universale si appresta a vivere nel 50° anniversario dell’apertura del Concilio ecumenico Vaticano II", auspicando che esso "porrà al centro il valore del nostro credere, nella prospettiva della nuova evangelizzazione". Il tema dell’incontro. “L’anno liturgico: pellegrini nel tempo. Itinerario educativo alla sequela di Cristo”, viene sottolineato inoltre nel messaggio, si colloca efficacemente nell’orizzonte tematico decennale indicato dalla Conferenza Episcopale italiana, "ponendo l’attenzione sull’Anno Liturgico, colto nella sua valenza educativa, e sull’incidenza che esso ha sempre avuto nell’ambito della formazione cristiana". Infatti, "il precipuo e nativo compito pastorale che la tradizione vivente della Chiesa riconosce all’Anno Liturgico deriva dal fatto che esso è, secondo una felice affermazione del venerabile Pio XII, 'Cristo stesso, che vive sempre nella sua Chiesa e che prosegue il cammino di immensa misericordia da Lui iniziato'". In questo senso, "diventa luogo e strumento permanente della presenza di Cristo tra i suoi fratelli, di educazione alla fede, nonché struttura celebrativa che consente una esposizione continua e progressiva del piano salvifico di Dio attraverso i 'mysteria carnis Christi'". Insomma, "tale percorso costituisce la sede primaria di un processo di educazione alla fede e di conversione".

L'Osservatore Romano

Rispunta la motivazione politica del tradimento di Giuda: l'apostolo avrebbe agito perchè 'deluso' da Gesù. Ma il Papa l'ha avanzata solo come ipotesi

Rischia di scoppiare un "caso Giuda" del tutto inesistente. Forse dovuto solo alla confusione della Curia. In breve, ecco i fatti. Molto spesso Papa Benedetto XVI scrive lui i suoi discorsi, considerando la catechesi al popolo di Dio la sua principale missione. E le cose uscite dalla sua penna sono abbastanza riconoscibili per la bellezza, la sapienza, la profondità e la finezza. Ma ovviamente non sempre può farlo in prima persona, visti i suoi impegni e la quantità di discorsi che deve pronunciare. È il caso dei brevi messaggi che legge ogni domenica all’Angelus. Probabilmente lui dà una scaletta di due o tre punti e poi ci sono dei monsignori della Segreteria di Stato che stendono materialmente il testo. Deve essere successo così pure domenica scorsa. Ed essendo tempo di ferie agostane, la mano che concretamente ha scritto forse è stata di quelle frettolose, che tagliano con l’accetta questioni complesse e delicate invece di distinguere e riflettere con attenzione critica. Così il caso di Giuda, l’apostolo che tradì Gesù, è stato affrontato in maniera sorprendentemente perentoria. Il discorsetto dell’Angelus di domenica lo presenta infatti, senza mistero e senza problematicità, come uno che "avrebbe dovuto andarsene" e che invece "rimase non per fede, non per amore, ma con il segreto proposito di vendicarsi del Maestro (…) perché Giuda si sentiva tradito da Gesù, e decise che a sua volta lo avrebbe tradito. Giuda era uno zelota, e voleva un Messia vincente, che guidasse una rivolta contro i Romani. Gesù aveva deluso queste attese". Ora, che Giuda fosse uno Zelota, cioè un partigiano della resistenza armata nazionalista all’invasione romana (tipo l’Ira irlandese), è affermato con assoluta certezza storica dal discorsetto dell’Angelus, ma in realtà è del tutto ipotetico. E soprattutto è altamente improbabile, non avendo aggancio nei Vangeli, che sia stata proprio la passione politica a motivare il tradimento. Infatti Papa Benedetto XVI, in alcuni testi sicuramente suoi, come i volumi su "Gesù di Nazaret" o il ritratto degli apostoli fatto nel corso di alcune udienze generali, non ha mai dato al tradimento di Giuda questa motivazione politica (oltretutto in modo così certo e univoco). Peraltro la motivazione nazionalistica, pur restando ignobile il tradimento dell’amico e Maestro, avrebbe in fondo una sua connotazione idealistica (o almeno ideologica). Dai Vangeli però questo idealismo di Giuda non traspare mai. Dunque Papa Ratzinger cosa scrive nei suoi due volumi su "Gesù di Nazaret"? Nel primo enuncia sì la possibilità che Giuda, insieme a un altro apostolo, Simone zelota, venisse appunto dal partito zelota. Ma la nota resta nel novero delle possibilità. Nel secondo volume, quando approfondisce il suo tradimento, Joseph Ratzinger non fa menzione di ideali politici. Anzi, cita l’evangelista Giovanni per il quale, quel tradimento, "non è psicologicamente spiegabile". Giovanni infatti fornisce due flash che vanno in direzione tutta diversa da quella politica. Nel primo dice che "Giuda, come tesoriere del gruppo dei discepoli, avrebbe sottratto il loro denaro (cfr. 12, 6)". Dettaglio che rimanda a un uomo moralmente misero, non certo a un idealista. Gli stessi trenta denari avuti dalle autorità del tempio per il tradimento vanno in questa direzione, non portano verso il fanatismo zelota. Nel secondo flash Giovanni dice che dopo lo scambio di battute con Gesù, da parte di Giuda, "satana entrò in lui (13,27)". Significa, commenta Papa Ratzinger, che Giuda "è finito sotto il dominio di qualcun altro: chi rompe l’amicizia con Gesù (…) non giunge alla libertà, non diventa libero, ma diventa invece schiavo di altre potenze – o piuttosto: il fatto che egli tradisce questa amicizia deriva ormai dall’intervento di un altro potere. Al quale si è aperto". Poi Benedetto XVI accenna a quell’attimo di pentimento di Giuda nel quale torna a restituire il denaro ai suoi mandanti, ma anche alla "seconda sua tragedia", la disperazione di non credere possibile il perdono di Gesù (motivo per cui si suicidò). Il Papa è stato ancora più esplicito nel 2006 quando dedicò alcune udienze del mercoledì a tracciare un ritratto di ognuno degli apostoli e nell’udienza del 18 ottobre 2006 toccò a Giuda (questo ciclo di discorsi è poi stato raccolto in volume). Ebbene, in quell’occasione, nella quale approfondì molto il mistero dell’apostolo traditore, scarta apertamente l’ipotesi zelota: "Perché egli tradì Gesù? La questione - disse il Papa - è oggetto di varie ipotesi. Alcuni ricorrono al fattore della sua cupidigia di danaro; altri sostengono una spiegazione di ordine messianico: Giuda sarebbe stato deluso nel vedere che Gesù non inseriva nel suo programma la liberazione politico-militare del proprio Paese. In realtà - riprese il Pontefice - i testi evangelici insistono su un altro aspetto: Giovanni dice espressamente che 'il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo' (Gv 13,2); analogamente scrive Luca: 'Allora satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era nel numero dei Dodici' (Lc 22,3). In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico (cfr Mt 26,50), però, nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana. In effetti - concluse il Santo Padre - le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L’unico modo di ovviare ad esse consiste nel non coltivare una visione delle cose soltanto individualistica, autonoma, ma al contrario nel mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù, assumendo il suo punto di vista". Come si vede questi insegnamenti di Benedetto XVI sono molto più profondi, suggestivi e complessi rispetto alla spiegazione politica di domenica scorsa. Il cui semplicismo non sembra davvero appartenere a Benedetto XVI. Piuttosto l’insieme delle osservazioni del Papa che ho riferito troverebbe piena e perfetta conferma in quella grandiosa e misteriosa opera mistica che è "L’Evangelo come mi è stato rivelato" di Maria Valtorta, che ebbe in dono da Gesù di rivivere tutta la sua vita pubblica. In quelle meravigliose pagine viene descritta dettagliatamente, giorno per giorno, la tragica vicenda di Giuda, il suo equivoco iniziale e poi il progressivo scivolamento, come pure l’instancabile misericordia di Gesù che, pur conoscendo cosa sarebbe accaduto, tentò fino all’ultimo di salvarlo. L’Opera valtortiana presenta Giuda non come zelota, ma come proveniente dal potente "partito" del Tempio (che è più coerente poi con l’esito finale). Soprattutto Giuda appare fin dall’inizio mosso da ambizione smodata, da cieca sete di potere e di affermazione personale (è qui la radice della sua delusione e del suo tradimento). Questa tentazione è decisamente universale, appartiene a tutti, ecclesiastici inclusi (in fin dei conti Giuda era un “cardinale”).

Antonio Socci, Libero Quotidiano.it

Pagine vaticane su 'Rai Storia': l'Incontro Mondiale delle Famiglie, il 30° del Pontificio Consiglio della Cultura e il 150° de 'L'Osservatore Romano'

Milano, 2 giugno 2012: il Papa arriva a Milano e dal grande palco dell'aeroporto di Bresso risponde a braccio alle domande delle famiglie provenienti da diversi Paesi del mondo. Mercoledì 29 agosto, alle 21.00, andrà in onda su Rai Storia, per la serie "Dixit Fatti", ideata e voluta da Giovanni Minoli, un video sul VI Incontro Mondiale delle Famiglie, accompagnato da altri due documentari, dedicati al trentesimo anniversario del Pontificio Consiglio della Cultura e ai 150 anni de L'Osservatore Romano. Tre capitoli di storia narrati per immagini da Antonia Pillosio. "La sintesi tra fede e cultura non è solo un'esigenza della cultura ma anche della fede - scriveva Giovanni Paolo II il 20 maggio del 1982 in occasione della fondazione dell'organismo - una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta". Una fede che non diventa intelligenza della realtà viene meno al suo compito, come dimostra anche la secolare storia del nostro giornale. "Grazie a testimoni particolari - si legge nel comunicato che presenta il programma - come mons. Loris Capovilla, segretario di Giovanni XXIII e agli storici Carlo Cardia, Anna Foa, Andrea Riccardi e Lucetta Scaraffia, si mettono a fuoco alcuni momenti significativi della lunga storia del quotidiano della Santa Sede" che ha la stessa età dello Stato unitario italiano.

L'Osservatore Romano

Il Papa in Libano. Il presidente della Repubblica in persona ultima i preparativi del viaggio. Cristiani e musulmani insieme nell'attesa di Benedetto

L’Orient - Le Jour informa su diversi incontri ufficiali con cui, in questi giorni, le autorità libanesi e gli organizzatori del viaggio di Benedetto XVI stanno ultimando i preparativi. Michel Suleiman (foto), presidente della Repubblica, ha presieduto due giorni fa una riunione di alto livello nel corso della quale si è fatto garante della sicurezza del Papa aggiornando i presenti sulla materia. All'incontro hanno preso parte il Nunzio Apostolico mons. Gabriele Giordano Caccia, tutti i membri del Comitato preparatorio, l'arcivescovo maronita di Beirut, mons. Boulos Matar e il Ministro dell'Ambiente, Nazem Al-Khoury, coordinatore da parte dello Stato per le questioni della sicurezza. Il presidente Suleiman, tra l'altro, ha voluto raccogliere, secondo il quotidiano libanese, i suggerimenti e proposte dei presenti da attuare in questa fase finale per garantire un pieno successo del viaggio apostolico di Benedetto XVI. E' stato confermato inoltre che all'aeroporto "Rafiq Hariri" di Beirut all'accoglienza del Pontefice oltre al presidente libanese ci saranno sia il primo ministro, Nagib Mikati, che il presidente del Parlamento, Nabih Berri. Ci saranno anche le più alte autorità delle diverse comunità cattoliche e esponenti protestanti e musulmani. Un aspetto molto importante riguarda la preparazione dell'Incontro con le comunità musulmane del Paese a cui prenderà parte il Papa, sabato 15 settembre, nel "Salone degli Ambasciatori" del Palazzo presidenziale di Baabda. In Libano la stampa dà un’importante rilievo a questo momento del viaggio di Benedetto XVI e le autorità, così come gli organizzatori, hanno incoraggiato e sostenuto un evento civile che dovrebbe aiutare a sottolineare questo incontro. Due importanti associazioni della società civile, "Offre-Joie" et "Ensemble autour de Marie", il 12 settembre presso la Piazza del Museo di Beirut daranno vita ad una "veglia" islamo-cristiana per sensibilizzare i cittadini della capitale e spiegare il significato dell'evento.

Luis Badilla, Il Sismografo

Giornata Mondiale della Gioventù 2013. Mons. Dal Covolo: porterà frutti copiosi, non solo all’America Latina, ma a tutta la Chiesa e al mondo

Ha una profonda tradizione cristiana, ma è anche il Paese della samba e della bossa nova. Ha dato i natali al grande Pelé: è il Brasile, il paese più grande del Sud America sul quale, durante i prossimi quattro anni, si accenderanno i riflettori di tutto il pianeta. Non solo, infatti, ospiterà le prossime Olimpiadi (2016) e i prossimi mondiali di calcio (2014), ma nel 2013 centinaia di migliaia di giovani da tutto il mondo raggiungeranno Rio de Janeiro per incontrarsi, e incontrare Benedetto XVI, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù (23-28 luglio 2013). Dopo Madrid 2011, infatti, il Paese verde-oro ospiterà un evento che si preannuncia colorato e carico di significato religioso, ma anche, come testimoniano le passate Giornate, un’opportunità straordinaria di evangelizzazione. "Andate e fate discepoli tutti i popoli!". Il gran finale del Vangelo di Matteo non poteva meglio rappresentare un evento atteso non solo dai giovani, ma da tutti coloro che riconoscono in Gesù Cristo il senso della vita e della storia. Il rettore della Pontificia Università Lateranense, il vescovo Enrico dal Covolo (nella foto con Benedetto XVI), ha voluto preparare a questo evento la comunità accademica lateranense, recandosi in terra brasiliana. Dal 29 luglio al 21 agosto, infatti, egli ha visitato seminari, università, istituti teologici, comunità cristiane, da Brasilia a Porto Alegre; e ha incontrato numerosi vescovi, per condividere con loro la missione accademica e pastorale di quella che, a titolo tutto speciale, è l’Università del Papa. "Il gran finale di Matteo 28,19 – spiega il presule – si attaglia in modo peculiare alla missione dell’Università del Papa. Ovviamente, nello specifico della missione accademica, che è missione di insegnamento e di ricerca scientifica. Ma proprio questa missione, nel contesto socio-culturale di oggi, – aggiunge – non può realizzarsi se non 'in rete': cioè nella collaborazione intensa, condivisa, e il più possibile estesa, con altre istituzioni accademiche, a raggio mondiale. A dire il vero, non basta neppure questa rete accademica internazionale. Bisogna allargarla, nelle forme più opportune, alle varie 'agenzie educative', che operano sul territorio". Tra le immagini rimaste più impresse nel cuore del vescovo c’è anzitutto la vivacità straordinaria della Chiesa brasiliana: "Le nuove comunità, ma anche le presenze ormai collaudate da lunghi anni di evangelizzazione, – chiarisce il pastore – trasmettono una grande speranza". Quella speranza che anima anche l’organizzazione della Giornata Mondiale della Gioventù. "Nella Chiesa brasiliana – racconta – 'fervet opus', in maniera impressionante. Una cosa che mi ha molto impressionato è stata la visita che ho fatto nell’Arcivescovado di Rio dove sono stato ospitato in quello che, dopo le opportune ristrutturazioni, dovrà essere l’appartamento del Papa a Rio. Significativa è stata la visita del settimo piano dell’episcopio: lo spazio sarà interamente allestito, con le più sofisticate attrezzature informatiche e con una sapiente lottizzazione degli ambienti, per le esigenze organizzative e logistiche della Giornata. Nel complesso, è un’attività generosa, che porterà frutti copiosi, non solo all’America Latina, ma a tutta la Chiesa e al mondo, grazie alla promessa di Gesù: 'Andate dunque… Ecco, io sono con voi fino alla fine del mondo' (Mt 28,19-20)".

Massimiliano Padula, Zenit

Il Papa in Libano. Le comunità musulmane, sunniti, sciiti e druzi, in attesa di Benedetto XVI: sarà un grande contributo alla convivenza pacifica

Secondo l'agenzia di notizie ufficiale del Libano ANI, l'ambasciatore Maroun Haimari, Consigliere del Presidente della Repubblica per i rapporti pubblici, ha consegnato personalmente allo sceicco Abdel Amir Kabalan, vice presidente del Consiglio islamico superiore dei sciiti, l'invito a prendere parte all'incontro con Benedetto XVI nel Palazzo presidenziale in programma alle 10.50 di sabato 15 settembre. Tra l'altro il 10 agosto scorso, la massima autorità sciita Abdel Amir Kabalan si era incontrato con il segretario generale del Comitato per il dialogo islamo-cristiano, l'emiro Hareth Chéhab e con lo sceicco Akl druze, Naïm Hassan, per discutere e scambiare idee sul viaggio di Benedetto XVI. In quest'occasione, come ha riferito la stampa libanese, i leaders religiosi musulmani hanno voluto sottolineare l'importanza del viaggio papale nell'ambito del consolidamento della convivenza nel Libano fra tutte le sue comunità religiose. Dall'altra parte, M. Chéhab, lo scorso mercoledì 8 agosto aveva già incontrato il Mufti sunnita, lo sceicco Mohammad Rachid Kabbani, e insieme si erano dichiarati consapevoli della grande rilevanza della presenza del Papa e del bene che può portare alla convivenza pacifica tra cristiani e musulmani e alla collaborazione reciproca. Il Patriarca Maronita di Antiochia e tutto l’Oriente Béchara Boutros Raï (Mar Bechara, Presidente de l'Assemblea di Patriarchi e Vescovi Cattolici del Libano, nel luglio scorso aveva dichiarato alla stampa italiana: "Sunniti o sciiti hanno una grande venerazione per la persona del Santo Padre e sono entusiasti di accoglierlo».

Luis Badilla, Il Sismografo

Secondo un quotidiano sloveno il card. Franc Rode avrebbe un figlio di 42 anni. Il porporato smentisce. A luglio il caso dell'ex vescovo di Lubiana

Il cardinale sloveno Franc Rode (nella foto con Benedetto XVI), ex arcivescovo di Lubiana e dal 2004 al 2011 prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata, avrebbe un figlio di 42 anni concepito in una relazione intima con una ragazza slovena quando era un giovane sacerdote e professore alla Facoltà teologica di Lubiana. Lo riferisce il principale quotidiano sloveno Delo. Questo è il secondo scandalo sulla presunta paternità di alti prelati sloveni in poco più di un mese dopo che a luglio mons. Alojz Uran, anch'egli ex arcivescovo di Lubiana, sarebbe stato punito dal Vaticano per aver nascosto di avere dei figli. Secondo il giornale, nel 1969 il card. Rode ebbe una storia con la giovane slovena Tanja Breda, che in una dichiarazione ha confermato di aver avuto una relazione con lui quando era diciottenne, ma di non sapere chi sia il padre di suo figlio, nato nel 1970 in Germania, dove la donna si è poi trasferita e dove vive tutt'ora. Lì si è sposata con un tedesco che ha adottato il bambino. ''Il cardinale non è il padre di mio figlio Peter, non mi ricordo, non so bene chi sia suo padre, sebbene abbiano lo stesso naso e gli stessi occhi'', ha spiegato in questo modo ambiguo la donna al Delo. Il presunto figlio di Rode invece, Peter S., che vive in un Paese mediorientale, ha detto di voler scoprire chi sia suo padre e di aver scritto in tal senso più volte al cardinale, e anche al Vaticano, chiedendo un test del Dna per accertare la paternità, ma di non aver mai ricevuto una risposta. Avrebbe poi ingaggiato un avvocato in Slovenia per avviare una procedura formale. La storia è stata confermata da una terza fonte, che però ha chiesto l'anonimato, ma che sarebbe disposta a testimoniare in tribunale. Tramite una dichiarazione pubblicata oggi sul sito internet della Conferenza Episcopale slovena, il card. Rode ha categoricamente smentito queste affermazioni. ''L'articolo è fondato su voci e citazioni di fonti anonime e rappresenta un grave attacco al mio nome e alla mia reputazione'', ha scritto Rode definendo la storia completamente inventata. ''Smentisco le insinuazioni secondo cui avrei violato il celibato sacerdotale e avrei un figlio'', ha aggiunto, annunciando una denuncia per calunnia contro il giornale. Rode sostiene di non aver ricevuto nessuna richiesta di accertamento della paternità, conferma di aver conosciuto in passato la donna, Tanja Breda, ma di non aver avuto una relazione sessuale con lei. Un mese fa, sempre secondo la stampa che citava fonti ben informate della Chiesa slovena, all'ex arcivescovo Alojz Uran il Vaticano avrebbe imposto di lasciare la Slovenia e di trasferirsi altrove, a Trieste, perchè da giovane avrebbe infranto il celibato e avrebbe almeno un figlio adulto. Rode fu arcivescovo di Lubiana dal 1997 al 2004, quando fu chiamato al Vaticano dove ricoprì alti incarichi curiali e nel 2006 divenne cardinale. Alla guida della arcidiocesi di Lubiana fu sostituito proprio da Uran, incarico dal quale si ritirò già nel 2009, ufficialmente per ragioni di salute.

Ansamed

martedì 28 agosto 2012

Il Papa in Libano. Patriarca maronita di Antiochia: Siria crea tensioni ma gli avvenimenti non comprometteranno in alcun modo il viaggio di Benedetto

Dopo i 150mila euro in favore dei sacerdoti e delle famiglie rifugiate ad Homs, Damasco e nella Valle dei cristiani, Aiuto alla Chiesa che Soffre ha donato 50mila euro a Caritas Libano. Un’offerta che assicurerà medicine e viveri di prima necessità ad un villaggio cristiano siriano, a due kilometri dal confine libanese, che non può essere nominato per ragioni di sicurezza, schiacciato tra l’esercito di Assad e l’opposizione. Una settimana fa una delegazione internazionale di ACS si trovava a Beirut, a colloquio con mons. Béchara Boutros Rai, quando il Patriarca è stato informato della sorte dei 12mila fedeli. L’incontro è stato immediatamente interrotto ma prima il responsabile internazionale di ACS per la sezione Africa-Asia, padre Andrzej Halemba, ha garantito al capo della Chiesa maronita il pieno sostegno della Fondazione pontificia a Caritas Libano che sta cercando in ogni modo di intervenire. "Le persone sono intrappolate nel villaggio – scrive un rappresentante della Caritas a padre Halemba – perché i ponti sono stati distrutti. Il cibo sta finendo e i bambini non hanno più latte". In un paio di occasioni è stato possibile entrare in contatto con gli abitanti sebbene alcuni cecchini abbiano provato a colpire i volontari. Intanto anche in Libano crescono le tensioni, in particolare dopo che l’ex ministro dell’informazione Michel Samaha, ora noto per la sua vicinanza al regime di Assad, è stato arrestato con l’accusa di aver collaborato all’organizzazione di un attentato, sventato dalle forze di sicurezza libanesi. Secondo fonti locali l’attacco sarebbe dovuto avvenire nell’abitazione di un membro sunnita del Parlamento, Khaled Daher, il fine settimana successivo al termine del Ramadan, esattamente quando Béchara Rai aveva previsto di far visita al politico libanese. "Questi avvenimenti non comprometteranno in alcun modo la visita del Santo Padre" assicura ad ACS il Patriarca. "Tuttavia - continua l’alto prelato - la guerra civile in atto ha già avuto impatto sui rapporti tra sunniti e alauiti in città settentrionali come Tripoli ed Akkar, e favorito l’inasprirsi degli scontri politici tra i sunniti dell’alleanza del 14 marzo e gli sciiti dell’alleanza dell’8 marzo, le due principali coalizioni libanesi". "Cancellare il viaggio del Papa farebbe il gioco dei regimi di Teheran e Damasco e aumenterebbe le tensioni anziché diminuirle", dichiara ad ACS padre Paul Naaman, ex superiore generale dei baladiti, l’ordine libanese maronita. Il Paese dei Cedri accoglierà quindi Benedetto XVI, malgrado le leadership Siria e Iran "continuino a cercare di estendere il conflitto in Libano mettendo i diversi gruppi religiosi l’uno contro l’altro. La vicenda di Samaha e l’attentato fallito, però, ci rassicurano: sappiamo che Dio è già al lavoro".

Zenit

Il 'lettore' tedesco al lavoro sul terzo volume del Papa su Gesù, obiettivo uscire per Natale. Offerta di Rizzoli al Vaticano per acquistarne diritti

Quest’anno ha dovuto rimandare le vacanze e rimanere a Friburgo per leggere e rileggere le 150 cartelle del manoscritto di Benedetto XVI dedicato ai Vangeli dell’infanzia ("Die Kindheitsgeschichten"), che potrebbe essere pubblicato da Rizzoli. Il terzo volume, inizialmente pensato dal Papa solo come un "capitolo" o un fascicolo, prima di essere tradotto, viene esaminato in questi giorni da Burkhard Menke, 51 anni, un laico con laurea in teologia. Menke è un "lettore" della casa editrice tedesca Verlag Herder, con la quale Joseph Ratzinger ha rapporti da cinquant’anni, e si è già più volte occupato dell’editing dei libri ratzingeriani. L’accurato lavoro del "lettore" riguarda innanzitutto l’esposizione del contenuto stesso del libro. Un impegno molto apprezzato dal Papa: Menke sottopone all’autore, tramite la Segreteria di Stato o la segreteria particolare, ogni eventuale dubbio emerso durante la lettura e Papa Ratzinger, che ha scritto questi libri pensando a un pubblico più vasto di quello legato al mondo accademico e scientifico, tiene molto in considerazione ogni sua osservazione. Lo scorso 2 agosto, dopo che la notizia era stata anticipata dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone, la Sala Stampa vaticana ha confermato che il Papa aveva concluso la stesura del volume e aggiungeva: "Si sta procedendo ora alle traduzioni nelle varie lingue, che saranno condotte direttamente sull’originale tedesco. Si auspica che la pubblicazione del libro avvenga in modo contemporaneo nelle lingue di maggiore diffusione; essa richiederà un congruo spazio di tempo per una traduzione accurata di un testo importante e atteso". Senza dare alcuna indicazione sui tempi di pubblicazione né sull’editore. Prima della traduzione viene svolto un accurato lavoro di editing. Il Papa, che scrive a mano, con una calligrafia minuta e usa diverse abbreviazioni, spesso cita a memoria i testi evangelici e i Padri della Chiesa: ogni versetto va verificato nelle varie traduzioni della Bibbia, perché ogni singola espressione e ogni virgola sia al suo posto. Un lavoro di routine per ogni pubblicazione scientifica, quanto mai indispensabile nel caso di libri che portano la doppia firma Joseph Ratzinger-Benedetto XVI. Anche se il Papa ha spiegato, nell’introduzione al primo volume ("Gesù di Nazaret", Rizzoli 2007) che questi suoi libri non sono "in alcun modo un atto magisteriale» e dunque «ognuno è libero di contraddirmi", è evidente quanta attenzione sia richiesta. I prossimi giorni saranno decisivi anche per definire chi sarà l’editore del terzo volume su Gesù. Come si ricorderà, il primo venne affidato dalla Libreria Editrice Vaticana alla casa editrice Rizzoli, che ottenne la cessione dei diritti di traduzione, diffusione e commercializzazione in tutto il mondo: in Germania il libro venne pubblicato da Herder, negli Stati Uniti da Doubleday di Random House. La scelta di prediligere grandi editori laici aveva suscitato qualche polemica da parte degli editori cattolici. L’anno scorso, per il secondo volume, il Vaticano aveva preferito fare le cose in proprio e la LEV aveva mantenuto i diritti di pubblicazione e commercializzazione, scegliendo ad esempio, per gli Stati Uniti, l’editore cattolico Ignatius Press. Per l’atteso testo dedicato ai Vangeli dell’infanzia nessuna decisione è stata ancora presa, ma la Segreteria di Stato e la LEV stanno valutando un’offerta arrivata da Rizzoli che chiede di aggiudicarsi la diffusione e la commercializzazione del nuovo libro papale. Il volume, 150 cartelle di manoscritto, dovrebbe sviluppare a stampa circa la metà della lunghezza dei precedenti (nelle edizioni in italiano, 446 pagine il primo, 348 il secondo) e si potrebbe attestare sulle duecento pagine. Un problema considerevole riguarda i tempi d’uscita: un libro del Papa su Gesù Bambino, pur essendo di grande interesse in ogni momento dell’anno, rappresenterebbe un’ottima strenna natalizia. Come già il secondo volume, incentrato sulla Passione, Morte e Risurrezione di Gesù, uscì nel 2011 durante la Quaresima, la nuova opera sarebbe perfettamente inserita nella fase finale del tempo di Avvento. Anche se si tratta di un testo più breve dei precedenti, la traduzione nelle diverse lingue, a cui sovrintende la Segreteria di Stato, richiede tempo e l’autunno del Vaticano si presenta molto denso di appuntamenti che impegneranno gli uffici: dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione al cinquantesimo dell’inizio del Concilio Vaticano II. In ogni caso, l’obiettivo è uscire per Natale.

Andrea Tornielli, Vatican Insider