domenica 31 ottobre 2010

'Il blog degli amici di Papa Ratzinger': vittime, perchè non avete manifestato prima? Media, come mai non avete aiutato prima gli abusati?


La manifestazione di stasera ci consente di fare una riflessione più ampia sull'atteggiamento delle vittime dei preti pedofili, dei media e sulle coperture (ecclesiastiche e mediatiche) che per decenni non hanno permesso alla piaga della pedofilia di emergere. Una domanda sorge spontanea: perchè le vittime dei preti pedofili non hanno manifestato prima nei pressi di San Pietro? Che cosa glielo impediva? E, più in generale, perchè non hanno denunciato i colpevoli molti anni fa, quando i reati potevano ancora essere perseguiti dalla giustizia ordinaria? Che cosa li ha frenati e perchè? Parliamo di abusi avvenuti non ieri, non l'anno scorso e nemmeno cinque anni fa, ma dieci, venti, trenta, quaranta e persino cinquanta anni fa. Come mai è Benedetto XVI a venire bersagliato? Come mai su quei cartelli pieni di insulti non ci sono anche i nomi dei suoi predecessori? Come mai ci sono solo caricature di Joseph Ratzinger? Per quale motivo alcune vittime se la prendono proprio con l'unico uomo che abbia davvero impresso una svolta alla lotta della pedofilia nella Chiesa? Mi piacerebbe avere una risposta onesta. I media dovrebbero porgere questa domanda ma non lo faranno perchè non è utile alla "causa". E veniamo all'argomento scottante, i media...appunto! C'è qualcuno che sostiene che i media hanno aiutato le vittime a venire allo scoperto. Falso! E' stato Joseph Ratzinger, con le sue parole fortissime ed inequivocabili, a dare coraggio agli abusati. Ma, supponiamo che anche i media abbiano dei meriti, la domanda è: perchè si sono decisi a sollevare il velo degli abusi solo in questi ultimi anni? Perchè non hanno aiutato prima le vittime? Non mi si dica che non erano a conoscenza delle denunce! Balle! Per stessa ammissione di alcuni vaticanisti tutti sapevano degli abusi di Maciel e di molti altri preti pedofili. Come mai non hanno dato voce e microfono a chi aveva disperatamente bisogno di una mano? Per quale motivo si è taciuto rendendosi complici dell'omertà? C'è chi osa dire (e ci vuole un bel coraggio!) che i media hanno scoperchiato la pentola solo adesso perchè il carisma di Giovanni Paolo II garantiva una sorta di alleanza fra la Chiesa e la stampa. Bravi! I miei più sinceri e sentiti complimenti, cari media! E' questo che insegniamo ai giovani? E' questo che conta? L'immagine? Quindi, se capiamo bene, un Pontefice definito "carismatico" (dai media ovviamente, magari non dalla realtà) gode di una certa immunità mediatica? Che bello...congratulazioni! Basta ipocrisia! Si dica una volta per tutte che si getta addosso a Papa Benedetto colpe non sue essendo pienamente consapevoli dell'ingiustizia e della falsità di certe accuse. Il gioco è bello quando è corto e ormai dura da troppo tempo per non fare acqua da tutte le parti. Ultima domanda: come mai si parla così poco di Maciel, delle sue malefatte e delle sue vittime? Non mi pare che i media si diano da fare per scovare le vittime di quella persona, non mi sembra che gli abusati abbiano visibilità. Ho invece la sensazione che anche i media facciano di tutto per dimenticare il nome di Maciel. Come mai? Argomento scottante? Capisco! La solita politica: due pesi e due misure...per le vittime, per i Papi e persino per i pedofili.

Manifestazione a Roma di vittime di preti pedofili. Il portavoce vaticano si avvicina per salutare gli organizzatori, i media parlano di contestazione

"Non c'è stato nessun problema e nessun incidente con i partecipanti alla manifestazione delle vittime della pedofilia davanti a Castel Sant'Angelo": con queste parole il portavoce vaticano padre Federico Lombardi (foto), ha cercato di chiarire la notizia rilanciata con molta enfasi da alcuni media circa delle contestazioni da parte di alcuni manifestanti. "Semplicemente - ha tentato di spiegare il religioso - volevo salutare gli organizzatori, così mi sono avvicinato. C'erano i giornalisti e le televisioni ma i promotori dell'iniziativa non li ho visti, così sono tornato in ufficio alla Radio Vaticana, perché avevo degli impegni. Tutto qui: non è successo proprio nulla mentre ero lì". Se anche ci sono state proteste "non è stato quello il motivo per cui mi sono allontanato e non l’ho vissuta come una contestazione", ha spiegato ancora il portavoce della Santa sede, che ha fatto dire agli organizzatori che eventualmente lo si poteva trovare nel suo ufficio alla Radio Vaticana. E’ lì, infatti, che poco dopo uno dei due promotori del raduno, l’americano Gary Bergeron, è andato a salutarlo. Chiedere alla Chiesa di fare di più contro gli abusi sessuali sui minori da parte dei suoi esponenti e lanciare una petizione alle Nazioni Unite perchè considerino la pedofilia un crimine contro l’umanità. Sono stati questi gli obiettivi della manifestazione delle vittime di abusi sessuali, promossa dagli americani Bernie McDaid, 54 anni, e Gary Bergeron, 47, fondatori dell'associazione Survivor's Voice. Al loro appello hanno risposto persone da una dozzina di Paesi. Hanno manifestato non "contro la Chiesa", ma contro il suo silenzio, per evitare che altri bambini, in futuro, possano a loro volta subire abusi da altri preti pedofili. E’ la prima volta che le vittime di abusi provenienti da tutto il mondo si danno appuntamento per chiedere maggiori responsabilità da parte del Vaticano. I manifestanti prima si sono riuniti vicino a Piazza San Pietro, poi si sono spostati davanti a Castel Sant’Angelo. "Sono qui per chiedere al mondo di aiutare le vittime degli abusi sessuali, in tutto il mondo, non solo nella Chiesa", ha detto Bernie McDaid, fondatore dell’associazione e vittima di abusi da parte di un prete di Boston quando era bambino. Anche l’altro organizzatore della manifestazione, Gary Bergeron, è stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete nella stessa diocesi di Boston. Lui e McDais sono le due vittime più note dello scandalo sessuale scoppiato a Boston nel 2002. McDaid ha anche incontrato Papa Benedetto XVI durante il suo viaggio negli Stati Uniti.

L'Unità.it, Quotidiano.net

Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. Lombardi: una prospettiva più alta, uno sguardo animato da quel realismo della speranza che nasce dalla fede

Il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente è stato caratterizzato dal “realismo della speranza”. Lo ha detto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, nel suo editoriale per “Octava Dies”, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano. “Che cosa chiede nel suo Messaggio il Sinodo ai governanti dei popoli del Medio Oriente? Che i cristiani – ha risposto il portavoce vaticano – 'possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione' perché 'sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali'”. “Che cosa dice rivolgendosi alla comunità internazionale? Che 'noi condanniamo la violenza e il terrorismo, di qualunque origine, e qualsiasi estremismo religioso. Condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, l’anticristianesimo e l’islamofobia, e chiamiamo le religioni ad assumere le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero'”. “Gli interventi del rappresentante ebreo, di quello sunnita e di quello sciita sono stati accolti con attenzione e disponibilità ed applauditi – ha continuato il sacerdote gesuita –. I membri del Sinodo si sono espressi con grande libertà, presentando con lealtà e serenità il quadro complessivo della situazione delle loro comunità ecclesiali”. “Certo – ha aggiunto –, si è trattato di un’assemblea con radici profonde in una terra percorsa da tensioni e problemi drammatici, ma la natura ecclesiale di quest’assemblea, la sua motivazione religiosa, spirituale, la ha resa capace di elevarsi ad una prospettiva più alta, ad uno sguardo animato da quel realismo della speranza che nasce dalla fede vissuta in questa nostra storia”. “Ci auguriamo – ha poi concluso – che tutti se ne rendano conto e lo riconoscano affinché il Sinodo possa dare i suoi frutti, anzitutto per la Chiesa, ma anche per tutti i popoli del Medio Oriente, proprio tutti!”.

Il Papa: Dio non si lascia condizionare dai pregiudizi umani ma vede in ognuno un’anima da salvare, specialmente quelle che sono giudicate perdute

Questa mattina, alla recita dell'Angelus dalla finestra del suo studio privato, Benedetto XVI ha sottolineato che l’amore misericordioso del Signore scioglie la durezza del cuore. Dio, ha affermato il Papa, non esclude nessuno, né poveri né ricchi. Gesù, ha aggiunto, ha dimostrato questa immensa misericordia che “mira sempre a salvare il peccatore”, ad offrirgli la possibilità di convertirsi. Ricordando l’odierno passo del Vangelo sulla conversione del pubblicano Zaccheo, ricco e disonesto esattore delle tasse che dopo l’incontro con Gesù decide di cambiare vita, il Papa ha sottolineato l’immensa misericordia del Signore: “Dio non esclude nessuno, né poveri né ricchi. Dio non si lascia condizionare dai nostri pregiudizi umani, ma vede in ognuno un’anima da salvare ed è attratto specialmente da quelle che sono giudicate perdute e che si considerano esse stesse tali”. L’amore misericordioso di Dio si riflette in Cristo, “venuto a chiamare non i giusti ma i peccatori”. “Gesù Cristo, incarnazione di Dio, ha dimostrato questa immensa misericordia, che non toglie nulla alla gravità del peccato, ma mira sempre a salvare il peccatore, ad offrirgli la possibilità di riscattarsi, di ricominciare da capo, di convertirsi”. Zaccheo ci ricorda oggi la strada di questo riscatto attraverso la conversione. Era molto ricco e disprezzato dai suoi concittadini. Quando Gesù, ha detto il Papa, si fermò proprio a casa sua, suscitò uno scandalo generale. Ma il Signore sapeva molto bene quello che faceva: “Egli, per così dire, ha voluto rischiare, e ha vinto la scommessa. Zaccheo, profondamente colpito dalla visita di Gesù, decide di cambiare vita, e promette di restituire il quadruplo di ciò che ha rubato: Oggi per questa casa è venuta la salvezza, dice Gesù e conclude: Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto”. Nel Vangelo, ha ricordato poi il Pontefice, Gesù afferma che è “è molto difficile per un ricco entrare nel Regno dei cieli”. Ma nel caso di Zaccheo, ha aggiunto il Santo Padre, vediamo che quanto sembra impossibile si realizza: “Egli – commenta San Girolamo – ha dato via la sua ricchezza e immediatamente l’ha sostituita con la ricchezza del regno dei cieli. E San Massimo di Torino aggiunge: Le ricchezze, per gli stolti sono un alimento per la disonestà, per i saggi invece sono un aiuto per la virtù; a questi si offre un’opportunità per la salvezza, a quelli si procura un inciampo che li perde”. Il Papa si è rivolto quindi ai fedeli presenti in Piazza San Pietro auspicando che ognuno possa sperimentare la gioia dell’incontro con il Singore: “Cari amici, Zaccheo ha accolto Gesù e si è convertito, perché Gesù per primo aveva accolto lui! Non lo aveva condannato, ma era andato incontro al suo desiderio di salvezza. Preghiamo la Vergine Maria, modello perfetto di comunione con Gesù, affinché anche noi possiamo sperimentare la gioia di essere visitati dal Figlio di Dio, di essere rinnovati dal suo amore, e trasmettere agli altri la sua misericordia”. Dopo la preghiera mariana il Santo Padre ha ricordato che ieri nella cattedrale di Oradea, in Romania, è stato proclamato beato Szilárd Bogdánffy, vescovo e martire. Nel 1949, quando aveva 38 anni, fu consacrato vescovo in clandestinità e quindi arrestato dal regime comunista del suo Paese, la Romania, con l’accusa di cospirazione. Dopo quattro anni di sofferenze e umiliazioni, morì in carcere. “Rendiamo grazie a Dio per questo eroico Pastore della Chiesa che ha seguito l’Agnello fino alla fine! La sua testimonianza conforti quanti anche oggi sono perseguitati a causa del Vangelo”.

Radio Vaticana


sabato 30 ottobre 2010

Centomila giovanissimi dell’Azione Cattolica incontrano e dialogano con Benedetto XVI in Piazza San Pietro. ll saluto alla folla del card. Bagnasco

I 100mila ragazzi e giovanissimi di Azione cattolica erano accompagnati dal card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale italiana, da altri 25 vescovi e da migliaia di educatori. In una Piazza San Pietro traboccante di giovani e lungo la via Conciliazione, i ragazzi hanno esposto striscioni, bandiere, sciarpe e berretti multicolori. La parola del Papa, ha detto il presidente dell’associazione, Franco Miano, “ci aiuta ad avere fiducia e a credere anche nei momenti più difficili che la speranza continua ad essere l’orizzonte più degno dell’uomo”. Dal canto suo, l’assistente spirituale dell’Azione Cattolica, mons. Domenico Sigalini, ha osservato che “non è vero che le Chiese sono abbandonate dai giovani” e che i ragazzi di oggi “non vogliono mediocrità o adattamenti, ma sogni e voli alti”. Anche il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dell’episcopato italiano, ha messo l’accento sulle grandi speranze che la Chiesa ripone nei giovani ai quali, ha detto, gli adulti sono chiamati a dare il buon esempio. Il ''mondo degli adulti'' ha ''il dovere di esservi di esempio, di dirvi parole vere e alte''. ''Gli Orientamenti pastorali per il nuovo decennio - ha detto il presidente dei vescovi con riferimento al documento della CEI pubblicato nei giorni scorsi - affrontano la sfida educativa, quel bisogno diffuso di educazione completa della persona, a qualunque età. Nel nostro cuore di pastori ci siete innanzitutto voi, carissimi ragazzi e giovani''. ''Voi - ha aggiunto - aiutateci ad essere educatori credibili ed efficaci, incalzateci con le vostre domande, siate pronti e generosi nel giocare voi stessi: si tratta della vostra vita''. A proposito dell'incontro con il Pontefice, Bagnasco ha detto che ''la sua voce porta l'eco di Cristo, le sue parole sono le parole del Vangelo per il quale tanti credenti, tanti ragazzi e giovani, hanno dato la vita e versato il sangue del martirio. Guarderemo la sua figura bianca che ci rimanda al cielo, a Dio, e questa piazza diventerà come un grande cenacolo che abbraccerà tutti noi e, attraverso di voi, tuti i ragazzi del mondo''. "Il Santo Padre ci parla di Gesù, ci indica il suo vero volto, ci garantisce di essere sulla strada giusta: stretti al Papa, sentiamo il calore e la gioia della Chiesa, la famiglia dei figli di Dio. Cari ragazzi e giovani dell’Azione Cattolica, siate amici di Gesù, amate la Chiesa, dite al Santo Padre il vostro affetto". E quando il Pontefice è giunto sul sagrato della Basilica Vaticana, dopo aver percorso in Papamobile tutta la piazza tra gli applausi dei presenti, i centomila lo hanno accolto con un'ovazione da stadio.

Radio Vaticana, Asca

Il Papa: non adattatevi a un amore ridotto a merce di scambio. Essere grandi è avere un cuore grande, amici di Gesù che dà la sua grandezza a noi

Una festa della fede, un momento di gioia ed entusiasmo: è quanto si è vissuto stamani in Piazza San Pietro invasa da centomila giovani dell’Azione Cattolica convenuti, da tutta l’Italia, a Roma per incontrare Benedetto XVI. Un evento incentrato sul tema “C’è di più. Diventiamo grandi insieme” che ha visto il momento culminante nel dialogo tra il Papa e i ragazzi su temi forti come l’amore, l’educazione e la testimonianza evangelica nella vita quotidiana. Abbiate il coraggio, “l’audacia di non lasciare nessun ambiente privo di Gesù”: è la sfida impegnativa che il Papa ha lanciato loro. Il Papa ha risposto a tre domande di giovani ed educatori dell’Azione Cattolica, partendo dal tema dell’incontro “C’è di più”. "Cosa fa un bambino per vedere se diventa grande? Confronta la sua altezza con quella dei coetanei", ha affermato il Papa. Benedetto XVI ha rilevato che crescere in altezza non significa diventare davvero grandi. Ed ha confidato un ricordo personale: “Io quando sono stato ragazzo, alla vostra età, nella mia classe ero uno dei più piccoli e tanto più ho avuto il desiderio di essere un giorno molto grande e non solo grande di misura, ma volevo fare qualcosa di grande, di più della mia vita, anche se non conoscevo questa parola ‘C’è di più’”. Quindi, ha sottolineato cosa vuol dire davvero essere grandi, ovvero crescere nell’amicizia di Gesù. Essere grandi davvero - ha aggiunto - non è questione di statura, significa essere persone con un cuore grande, amiche di un amico grande, Gesù, che dà la sua grandezza anche a noi". Un insegnamento che anche gli adulti non devono dimenticare: “Così Gesù ha insegnato agli adulti che anche voi siete 'grandi' e che gli adulti devono custodire questa grandezza, che è quella di avere un cuore che vuole bene a Gesù”. Essere “grandi” allora, ha soggiunto, “vuol dire amare tanto Gesù, ascoltarlo e parlare con Lui nella preghiera, incontrarlo nei Sacramenti, nella Santa Messa”.
Ed ha ribadito che “amore di Dio” è sempre “amore degli amici”, specie di quelli in difficoltà. Secondo il Papa, inoltre, solo se si è capaci di autentico amore si diventa grandi: “Nell’adolescenza ci si ferma davanti allo specchio e ci si accorge che si sta cambiando. Ma fino a quando si continua a guardare se stessi, non si diventa mai grandi! Diventate grandi quando non permettete più allo specchio di essere la verità di voi stessi, ma quando la lasciate dire a quelli che vi sono amici. Diventate grandi se siete capaci di fare della vostra vita un dono agli altri, se siete capaci di amare”. "Nella mia giovinezza volevo qualcosa di più di quello che mi presentava la mia società e la mentalità del tempo. Volevo respirare un'aria pura e desideravo un mondo bello e buono come lo aveva voluto per tutti Dio. E sempre di più ho capito che il mondo diventa bello e buono se si conosce questa volontà di Dio e se il mondo è in corrispondenza con la volontà di Dio". E il significato autentico della parola amore è stato anche il tema forte della seconda domanda, alla quale il Papa ha risposto mettendo in guardia dai messaggi sbagliati che spesso la società propone ai giovani: “E’ proprio vero: voi non potete e non dovete adattarvi ad un amore ridotto a merce di scambio, da consumare senza rispetto per sé e per gli altri, incapace di castità e di purezza. Questa non è libertà. Molto 'amore' proposto dai media, in internet, non è amore, ma è egoismo, chiusura, vi dà l’illusione di un momento, ma non vi rende felici, non vi fa grandi, ma vi lega come una catena che soffoca i pensieri e i sentimenti più belli, gli slanci veri del cuore, quella forza insopprimibile che è l’amore e che trova in Gesù la sua massima espressione e nello Spirito Santo la forza e il fuoco che incendia le vostre vite, i vostri pensieri, i vostri affetti”. “Certo – ha riconosciuto il Santo Padre – costa anche sacrificio vivere in modo vero l’amore”, ma si è detto sicuro che i giovani dell’Azione Cattolica non hanno “paura della fatica di un amore impegnativo e autentico” giacché è “l’unico che dà in fin dei conti la vera gioia!”. Anzi, ha proseguito il Papa, “c’è una prova che vi dice se il vostro amore sta crescendo bene: se non escludete dalla vostra vita gli altri, soprattutto i vostri amici che soffrono e sono soli, le persone in difficoltà, e se aprite il vostro cuore al grande Amico che è Gesù”. “Giovanissimi di Azione Cattolica – ha esortato ancora il Pontefice - aspirate a mete grandi, perché Dio ve ne dà la forza”. Il Papa ha infine risposto ad un’educatrice dell’Azione Cattolica, soffermandosi su cosa vuol dire essere educatori: “Direi che essere educatori significa avere una gioia nel cuore e comunicarla a tutti per rendere bella e buona la vita; significa offrire ragioni e traguardi per il cammino della vita, offrire la bellezza della persona di Gesù e far innamorare di Lui, del suo stile di vita, della sua libertà, del suo grande amore pieno di fiducia in Dio Padre”. "Sapete bene che non siete padroni dei ragazzi, ma servitori della loro gioia a nome di Gesù, guide verso di Lui", ha detto Benedetto XVI rispondendo alla domanda di un'educatrice. "Avete ricevuto un mandato dalla Chiesa per questo compito". "Voi siete dei buoni educatori che sapete coinvolgere tutti per il bene dei più giovani. Non potete essere autosufficienti, ma dovete far sentire l’urgenza dell’educazione delle giovani generazioni a tutti i livelli”. Ma "senza la presenza della famiglia rischiate di costruire sulla sabbia. Senza la collaborazione con la scuola non si forma l'intelligenza profonda della fede. Senza il coinvolgimento dei vari operatori del tempo libero e della comunicazione, la vostra opera paziente rischia di non essere efficace e di non incidere sulla vita quotidana". L'Azione Cattolica è "ben radicata nel territorio", e ha "il coraggio di essere sale e luce", ha detto il Papa. "La vostra presenza qui stamattina - ha detto Benedetto XVI - dice non solo a me, ma a tutti, che è possibile educare. Che è faticoso ma bello dare entusiasmo ai ragazzi e ai giovanissimi. Abbiate il coraggio, vorrei dire l'audacia, di non lasciare nessun ambiente privo di Gesù nella società, della sua tenerezza che fate sperimentare a tutti, anche ai più bisognosi e abbandonati, con la vostra missione di educatori". Al momento dei saluti, il Papa ha risposto con affetto al grande entusiasmo dei ragazzi: “Anche io sono pieno di gioia! Mi sento ringiovanito. Grazie a tutti voi di cuore!”

Radio Vaticana, Apcom


Il Papa a Santiago de Compostela e Barcellona. Tutte le dirette televisive

Questo è il calendario completo delle dirette televisive del Viaggio Apostolico di Papa Benedetto XVI a Santiago de Compostela e Barcelona. Tv2000 (SKY canale 801) e Telepace (SKY canale 802) trasmetteranno tutti gli atti e gli eventi, grazie al Centro Televisivo Vaticano. Rai Uno trasmetterà la Messa della domenica.

Sabato 6 novembre
ore 11.30 CERIMONIA DI BENVENUTO

ore 13.00 VISITA ALLA CATTEDRALE DI SANTIAGO DE COMPOSTELA

ore 16.30 SANTA MESSA IN OCCASIONE DELL’ANNO SANTO COMPOSTELANO

Domenica 7 novembre
ore 10.00 SANTA MESSA CON DEDICAZIONE DELLA CHIESA DELLA SAGRADA FAMILIA E DELL’ALTARE E RECITA DELL’ANGELUS DOMINI
Diretta su Rai Uno dalle 9.55

ore 17.15 VISITA ALL’”OBRA BENEFICO-SOCIAL NEN DÉU”

ore 18.30 CERIMONIA DI CONGEDO

venerdì 29 ottobre 2010

Gli induisti ringraziano per il messaggio del card. Tauran e invitano Benedetto XVI in un tempio induista per promuovere comprensione e rispetto

Soddisfazione dei fedeli induisti per il messaggio di augurio che il card. Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha inviato loro per la festa di Deepavali. In una nota diffusa oggi, il presidente della Società universale dell’Induismo, Rajan Zed, ha messo in evidenza come “la ricerca della verità” sia uno scopo condiviso tra induisti e cristiani e come questa “possa aiutarci a superare stereotipi, pregiudizi e caricature”. Nella nota Zed, lodando Benedetto XVI per aver inserito un verso del libro sacro induista Upanishads nelle meditazioni del Venerdì Santo durante la Via Crucis al Colosseo del 2009, lo invita a visitare in un prossimo futuro un tempio induista “per promuovere la comprensione reciproca e il mutuo rispetto. Tutte le religioni dovrebbero lavorare insieme per un mondo più giusto e pacifico”. Nel suo messaggio, reso noto ieri, il card. Tauran ricorda che “il rispetto è la considerazione dovuta per la dignità che appartiene per natura ad ogni persona indipendentemente da qualunque riconoscimento esteriore. La dignità implica il diritto inalienabile di ogni individuo ad essere protetto da qualsiasi forma di violenza, negligenza o indifferenza. Il rispetto reciproco è uno dei fondamenti della coesistenza pacifica ed armoniosa ed anche del progresso nella società”.

SIR

Il Papa: Romano Guardini teologo del dialogo interiore e dello scambio culturale con gli uomini. Voleva conoscere la verità di Dio e quella sull'uomo

La visione cristiana sul mondo, come strumento per avvicinarsi alla verità di Dio. Lungo questo percorso interiore, intessuto di dialogo con l’altro, spese la sua vita di sacerdote e teologo Romano Guardini. Benedetto XVI, che di Guardini fu giovane allievo, ha parlato dei punti fondamentali della riflessione del teologo nell’udienza concessa questa mattina in Vaticano ai partecipanti al Congresso promosso dalla Fondazione “Romano Guardini”, dedicato all’analisi dell’“eredità spirituale ed intellettuale” dello studioso italo-tedesco, scomparso 40 anni fa. “Un uomo del dialogo interiore” e dello scambio culturale con gli uomini, innamorato “della verità di Dio e della verità sull’uomo”: non come mero esercizio di astrazione, ma come ricerca che porta alla scelta del bene nei riguardi del prossimo. È uno sguardo competente, di chi ebbe modo di ascoltarlo e studiarlo sin da giovane, e ammirato quello che Benedetto XVI dedica a Romano Guardini, celebrato in questi giorni da un Congresso della Fondazione berlinese che porta il nome del teologo, nato a Verona nel 1885 e spentosi il primo ottobre del 1968 a Monaco di Baviera. Al teologo, ha ricordato il Papa, non interessava “conoscere una cosa qualunque o molte cose; egli voleva conoscere la verità di Dio e la verità sull’Uomo”, scoprire cosa significasse la “weltanschauung cristiana”, la visione cristiana del mondo: “Ed era questo orientamento del suo insegnamento che aveva colpito noi giovani: noi, infatti, non volevamo conoscere un’esplosione di tutte le opinioni che esistevano all’interno o al di fuori della cristianità, perché noi volevamo conoscere ciò che è. E lì c’era uno che, senza paure e allo stesso tempo con tutta la serietà del pensiero critico, si poneva di fronte a questa domanda e ci aiutava a seguire il pensiero". Tuttavia, ha proseguito Benedetto XVI, anche se la verità di Dio “non è astratta o trascendente, ma si trova nel vivo-concreto, nella figura di Gesù Cristo”, talvolta anche l’uomo più disponibile “non sempre” comprende “quello che dice Dio”. Serve, allora, “un correttivo, e questo consiste nello scambio con l’altro”: “Guardini era un uomo del dialogo. Le sue opere sono nate quasi senza eccezione da un dialogo, se non altro interiore...Dall’apertura dell’Uomo per la verità per Guardini ne consegue un ethos, un fondamento per il nostro comportamento morale nei riguardi del nostro prossimo, come esigenza della nostra esistenza. Proprio perché l’uomo può incontrare Dio può agire per il bene”. Guardini, ha detto il Papa, fu anche un sensibile pedagogo per i giovani. I loro ideali di autodeterminazione, responsabilità, sincerità interiore “li purificava e li approfondiva”, ha affermato, insegnando che la “libertà è verità” e che l’uomo è vero se lo è “secondo la sua natura” che porta a Dio. Inoltre, ha soggiunto il Pontefice, accompagnando i giovani, Guardini cercò anche un nuovo approccio alla liturgia: “La riscoperta della liturgia per lui era riscoperta dell’unità tra spirito e corpo nella completezza dell’uomo intero. Infatti, l’atteggiamento liturgico è sempre atteggiamento fisico e spirituale. La preghiera è allargata dall’agire fisico e comunitario e così l’unità si apre a tutta la realtà”. Auspicando che lo studio attento delle opere di Romano Guardini “approfondisca la consapevolezza dei fondamenti cristiani della nostra cultura e della nostra società”, Benedetto XVI ha terminato con una riflessione sulla “perenne attualità” del “rapporto tra fede e mondo”, che fu al centro del pensiero del teologo: “Guardini vedeva nell’università il luogo della ricerca della verità. Questo, però, può essere solamente se essa è libera da qualsiasi strumentalizzazione e da qualsiasi coinvolgimento politico o di altro genere. Oggi più che mai, in un mondo fatto di globalizzazione e frammentazione, è necessario che questa esigenza venga portata avanti”.

Benedetto XVI si recherà in Croazia nella prima metà del 2011. L'annuncio congiunto Chiesa-governo e la conferma del portavoce della Santa Sede

Papa Benedetto XVI ha accettato l'invito del governo e della Chiesa in Croazia e si recherà nel Paese ex-jugoslavo "molto probabilmente entro la prima metà del 2011". Lo ha annunciato in una conferenza l'arcivescovo di Zagabria, card. Josip Bozanic, congiuntamente al governo. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha confermato il viaggio. Da parte sua, il presidente della Repubblica Ivo Josipovic (nella foto con Benedetto XVI), ha osservato che il primo viaggio di Benedetto XVI nel Paese ne sosterrà il cammino verso l'Ue, che Zagabria punta ad agganciare entro il 2012. In base a quanto annunciato, il Papa si tratterà un fine settimana nel Paese baluardo del cattolicesimo nei Balcani: si recherà a Zagabria e visiterà la tomba del Beato Alojzije Stepinac. In occasione si terrà anche un Family Day croato. “Benedetto XVI ha annunciato con una lettera che accetta l’invito di visitare il nostro Paese – hanno spiegato i responsabili dopo l’incontro - e il presidente Josipović ha annunciato che sarà formata una Commissione dello Stato composta dai rappresentanti dell’Ufficio del presidente, del Governo croato e della Chiesa Cattolica in Croazia per la preparazione della visita”. Nonostante otto croati su 10 sono di confessione cattolica, e la Chiesa di Roma eserciti grande influenza sulle dinamiche socio-politiche nazionali, recenti sondaggi attestano un calo dei cattolici praticanti.

Apcom, Asca

Il Papa a Santiago de Compostela e Barcellona. Lombardi: mete di grande significato simbolico e spirituale. Fede, arte, famiglia e Europa i temi forti

Il santuario di Santiago de Compostela e la “Sagrada Familia” di Barcellona saranno le due tappe del viaggio di Papa Benedetto XVI, sabato 6 e domenica 7 novembre. Ne ha parlato questa mattina in Sala stampa vaticano il direttore padre Federico Lombardi, illustrando i vari momenti di questo che sarà il 18° viaggio all’estero del Papa, il 12° in Europa e il secondo in Spagna, dopo quello a Valencia per il VI Incontro Mondiale delle Famiglie. Fede, arte, famiglia, Europa: sono i temi forti che contraddistingueranno il viaggio di Benedetto XVI. Il Papa si farà pellegrino tra i pellegrini per pregare sulla Tomba dell’Apostolo Giacomo. Un viaggio a lungo atteso, ha spiegato il direttore della Sala Stampa vaticana, poiché per Joseph Ratzinger si tratta della prima volta sia a Santiago che a Barcellona: “E quindi è molto contento di andarci, perché lo aveva anche molto desiderato. Avevano anche parlato una volta con suo fratello di andare insieme, ma la cosa non si era potuta realizzare”. “Entrambe le mete del viaggio – ha detto – sono di grande significato simbolico e spirituale. Il cammino di Santiago è percorso da secoli da parte di pellegrini provenienti da tutta Europa, mentre la ‘Sagrada Familia’ dell’architetto e artista Gaudì costituisce uno straordinario esempio di arte ispirata da una profonda visione di fede”. Lombardi ha illustrato, in particolare, alcune “delle innumerevoli simbologie che possiamo riscontrare visitando la ‘Sagrada Familia’, dal numero delle torri, 18, riconducibili agli apostoli, a Gesù e Maria e ai quattro evangelisti, a quello delle colonne, 52, che richiamano le 52 settimane di un anno, alla pianta stessa che richiama un palmeto con evidenti rimandi alla visione di Ezechiele”. “Tutto ha un significato molto profondo, perché Gaudì aveva assimilato profondamente la Liturgia, la Sacra Scrittura. Quindi, questa costruzione è un po’ nella linea delle grandi cattedrali del Medio Evo, che esprime l’intero cosmo raccolto ed espresso attorno all’altare, attorno al mistero della Chiesa e della presenza di Dio”. “Il Papa ha accettato il doppio e concomitante invito – ha poi spiegato padre Lombardi - per il Giubileo Compostelano, che ricorre in genere ogni 5-6 anni, e per la consacrazione della Chiesa che verrà per l’occasione elevata canonicamente a Basilica”. “Mentre Giovanni Paolo II si recò due volte a Santiago, nell’82 e nell’89, e una volta a Barcellona nella prima visita in Spagna, Benedetto XVI non è mai stato nelle due località”. “Essendo un viaggio prevalentemente pastorale – ha spiegato – non sono previsti gli incontri protocollari tipici di viaggi più ufficiali. Comunque il Papa incontrerà i reali di Spagna e anche il premier Zapatero”. Padre Lombardi ha poi affermato che, visitando nel suo viaggio le comunità autonome di Galizia e Catalogna, il Papa pronuncerà nei suoi discorsi anche parole in gallego e catalano. Le due regioni sono entrambe autonome, e nella seconda sono previste elezioni il 28 novembre, ritenute “molto importanti” dalla stampa spagnola. “Sono da escludere implicazioni politiche – ha sottolineato Lombardi, rispondendo a una domanda – anche se il Papa presumibilmente toccherà nei suoi discorsi temi quali arte, fede, tradizione, pellegrinaggi, famiglia”. E’ previsto, tra gli altri, un incontro con il leader del Partito Popolare galiziano Mariano Racoi. “La ‘Sagrada Familia’ è in costruzione da più di 100 anni e si prevede che possa essere terminata in non meno di altri 15-20 anni - ha spiegato - e del resto è in corso la causa di beatificazione del suo ideatore, Gaudì. Questo viaggio però non sarà una sua canonizzazione anzitempo”, ha poi precisato. A proposito di alcune critiche sui costi della visita, padre Lombardi ha risposto che non si tratta di una novità, aggiungendo che questo viaggio è stato organizzato in modo molto semplice e senza particolari impegni di spesa.

SIR, Radio Vaticana

Messaggio del Papa al presidente argentino per la morte del marito Néstor Kirchner: fervide preghiere a Dio per il suo eterno riposo

Papa Benedetto XVI ha trasmesso il proprio cordoglio per la morte dell'ex presidente argentino Néstor Kirchner e ha affermato di pregare per il suo riposo eterno. Lo ha fatto attraverso un messaggio datato questo mercoledì e indirizzato alla moglie del defunto Cristina (nella foto con Benedetto XVI), attuale Presidente del Paese, diffuso ieri dalla Nunziatura in Argentina attraverso l'agenzia Aica. “In occasione della morte di suo marito, l'Eccellentissimo signor Néstor Kirchner, ex presidente della Repubblica Argentina, elevo fervide preghiere a Dio per il suo eterno riposo”, ha scritto il Papa. Rivolgendosi a Cristina Kirchner, il Papa esprime anche “sentite condoglianze a Sua Eccellenza, ai suoi figli e agli altri familiari del dignitario defunto, così come al Governo e al popolo dell'amata Nazione argentina”. Il messaggio è stato inviato al Nunzio Apostolico nel Paese, mons. Adriano Bernardini, perché “lo trasmetta alla destinataria”. Néstor Kirchner è morto questo mercoledì per un infarto.

Zenit

giovedì 28 ottobre 2010

L'incontro del Papa con i ragazzi dell'Azione cattolica. Miano: capaci di portare secondo le loro possibilità un contributo alla Chiesa e alla società

Oltre 80mila ragazzi dell’Azione cattolica italiana, 30mila giovanissimi tra i 14 e i 18 anni e 50mila bambini tra i 4 e i 14 anni, 10mila educatori, 50 vescovi e 500 sacerdoti assistenti da tutta Italia per un totale di 200 diocesi. Sono i numeri dei partecipanti all’incontro con il Papa, nella mattinata di sabato 30 in Piazza San Pietro, al quale sarà presente anche il card. Angelo Bagnasco. A renderli noti è stato questa mattina in conferenza stampa a Roma il presidente nazionale Franco Miano, che ha definito l’incontro “C’è di più. Diventiamo grandi insieme” il segno di “un’associazione che normalmente lavora nel silenzio delle città e delle parrocchie, ma ora intende ritrovarsi tutta insieme partendo dai più piccoli per dire coralmente di fronte al Santo Padre, nel segno vivo della cristianità, la propria fede e la propria passione”. L’appuntamento, prosegue Miano, “è anche una risposta immediata e concreta all’impegno educativo che i nostri vescovi ci chiedono per il prossimo decennio; un impegno che è soprattutto di speranza. Noi infatti crediamo nelle potenzialità e nel protagonismo dei bambini e dei ragazzi capaci di portare secondo le loro possibilità un contributo significativo alla Chiesa e alla società intera, ma mai da soli perché si diventa grandi insieme”. Questo, precisa, è “un messaggio anche di ordine sociale e culturale contro l’odierna deriva individualistica”. L’incontro con Benedetto XVI si svolgerà in forma di dialogo, spiega Chiara Finocchietti, vicepresidente nazionale Giovani: “Un ragazzo di Acr, una giovanissima e un educatore rivolgeranno delle domande al Pontefice e tutti insieme ascolteremo la sua risposta”. Nell’attesa del Papa alcuni ragazzi porteranno la propria testimonianza sul “diventare santi nella quotidianità”. Nel pomeriggio sono in programma due eventi paralleli: a Villa Borghese per l’Acr e in Piazza del Popolo per i giovanissimi. Spiega don Dino Pirri, assistente centrale Acr: “”I bambini sono chiamati a vivere la santità a loro misura e secondo le loro capacità”. Per questo, dopo la proposta della figura di Nennolina verranno lanciati due progetti di solidarietà: a favore di bambini orfani in Siberia e del “Centro per bambini di strada” di San Pietroburgo dove cattolici e ortodossi collaborano insieme. Da quest’ultimo è in programma un collegamento con il padre ortodosso Alexei Krilov. Ai giovanissimi verranno invece proposte le figure di Frassati, Armida Barelli, Bachelet “connotate da profonda umanità e gioia di vivere” osserva l’altro vicepresidente Giovani Marco Iasevoli. Essi incontreranno, tra gli altri, Luca Zingaretti che attraverso la lettura di testi di Rosario Livatino e don Pino Puglisi introdurrà l’incontro finale con don Luigi Ciotti. Domenica 31, quasi 5mila ragazzi parteciperanno alla Messa conclusiva nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

SIR

Il Papa a Lamezia Terme e Serra San Bruno. Conferenza stampa sulla visita: ripercussioni positive per la Calabria anche dal punto di vista sociale

''Il Consiglio regionale che ho l'onore di presiedere e la Regione nel suo insieme, saranno al fianco della Chiesa calabrese per recepire adeguatamente il messaggio di Benedetto XVI e far vedere al Pontefice, quando il 9 ottobre del prossimo anno sarà in Calabria, un popolo onesto che ha voglia di voltar pagina, isolando tutti quei fenomeni che danno della nostra terra un'immagine negativa e impediscono ogni forma di sviluppo autoctono''. Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Talarico, che, a Lamezia Terme, ha partecipato, insieme al vescovo di Lamezia mons. Luigi Antonio Cantafora, al sindaco della città Gianni Speranza e alla presidente della Provincia di Catanzaro Wanda Ferro, alla conferenza stampa di presentazione della visita che Benedetto XVI compirà a Lamezia Terme e Serra San Bruno. ''Rispetto ad un evento così importante per la Calabria che per una giornata sarà al centro del Paese e di tutto il mondo cattolico, ognuno di noi - ha sostenuto Talarico - deve sentirsi coinvolto in prima persona. La visita di Benedetto XVI potrà avere ripercussioni positive per la Calabria non soltanto dal punto di vista ecclesiale, ma anche sociale. La Chiesa, che costituisce un'istituzione centrale per la formazione dei nostri giovani, e' da sempre impegnata per arginare la criminalità e tutti quei fenomeni tipici del sottosviluppo economico, ma sono sicuro che anche la politica, soprattutto in coincidenza con questo nuovo corso che da marzo in poi abbiamo dato alla Regione, saprà fare altrettanto''. ''La visita del Papa in Calabria - ha spiegato il Presidente del Consiglio regionale - oltre che rappresentare per i calabresi motivo di grande gioia e soddisfazione è anche una forte esortazione alla speranza e l'occasione per porre al centro dell'azione pubblica la persona umana con le sue attese e i suoi bisogni non solo materiali. E' ancora vivido nei miei pensieri il ricordo della visita, 26 anni fa, di Giovanni Paolo II, il 5 ottobre del 1984. Tuttavia, non nascondo che il pensiero dell'arrivo di Sua Santità Benedetto XVI, che ripercorrerà nel suo viaggio le tappe di Lamezia, città emblematica dei problemi, ma anche delle enormi potenzialità della nostra regione, e Serra San Bruno, uno dei luoghi dello spirito più significativi al mondo, suscita in me emozioni ancora forti''. “Un evento di grande portata – ha esordito il vescovo – che interessa il popolo e che la città di Lamezia e Chiesa lametina stanno già preparando. E’ già in moto infatti – ha detto Cantafora – la macchina organizzativa e si lavora anche per la costituzione di un Comitato misto clero-laici per l’accoglienza”. Quindi la gioia della città, esternata dal sindaco Speranza che ha rimarcato l’impegno dell’Amministrazione comune e per la buona riuscita. Identico impegno e parole commosse sono arrivate da Wanda Ferro. Sul programma che caratterizzerà la visita, si è detto poco, anche per questioni ovvie legate alla sicurezza. Di certo, Papa Ratzinger celebrerà la Santa Messa in un luogo ampio e vicino alla città per dare possibilità a chi giunge da fuori Lamezia di poter partecipare all’evento.

Asca, Lameziattiva.it

Il Papa ad Aquileia e Venezia. Il card. Scola: Benedetto XVI inaugurerà la restaurata Biblioteca dello Studium Generale Marcianum

Sarà Papa Benedetto XVI ad inaugurare la restaurata biblioteca patriarcale di Venezia. Lo ha annunciato il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, all'inaugurazione del nuovo anno accademico dello Studium generale Marcianum, alla presenza, fra gli altri, del card. Raffaele Farina, archivista dell'Archivio Segreto Vaticano e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa. ''La biblioteca - ha spiegato Scola - è il luogo in cui la dimensione multidisciplinare e unitaria del sapere si rendono immediatamente visibili, stimolando in chi lo frequenta uno sguardo appassionato verso tutta la realtà. I libri, infatti, non sono solo oggetti utili ad acquisire una certa conoscenza ma, come diceva Guardini, possono diventare esseri singolarmente viventi''.

Asca

Il Papa: la scienza sia luogo di dialogo e incontro tra l'uomo e il suo Creatore. Stima e gratitudine dalla Chiesa per i progressi che incoraggia

La scienza sia sempre indirizzata alla ricerca della verità: è l’esortazione di Benedetto XVI, rivolta questa mattina ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, ricevuti in udienza in Vaticano. Il Papa ha messo in luce i punti di contatto tra fede e ricerca scientifica ed ha ribadito l’incoraggiamento della Chiesa per un progresso scientifico che sia davvero di beneficio per l’umanità. Il Pontefice ha ricordato con affetto e gratitudine il fisico Nicola Cabibbo, presidente dell’Accademia, scomparso recentemente. Non bisogna guardare alla scienza come fosse una panacea né con sentimenti di paura, ha sottolineato Benedetto XVI, che ha messo in guardia da queste due visioni estremistiche della ricerca scientifica. Il Papa si è dunque soffermato sul reale obiettivo della scienza, anche alla luce degli straordinari sviluppi dell’ultimo secolo: “Il suo compito – ha osservato – era e resta una ricerca paziente e al tempo stesso appassionata della verità, riguardante il cosmo, la natura” e l’essere umano. Una ricerca, ha aggiunto, che può conoscere “successi e fallimenti”. Ed il cui sviluppo può vivere momenti esaltanti, quando si scoprono aspetti complessi della natura, ma anche di umiltà quando teorie che si pensava avessero scoperto alcuni fenomeni si rivelano invece solo parziali. Il Papa ha così ribadito la stima della Chiesa verso i ricercatori scientifici e la gratitudine per i loro sforzi che continua ad incoraggiare. Del resto, ha soggiunto, anche gli scienziati “apprezzano sempre più il bisogno di aprirsi alla filosofia” per scoprire la "fondazione logica ed epistemologica” della loro metodologia: “Da parte sua – ha affermato – la Chiesa è convinta che in definitiva l’attività scientifica riceva dei benefici dal riconoscimento della dimensione spirituale dell’uomo e la sua ricerca” di risposte ultime. Parole corredate da un auspicio per la collaborazione tra fede e scienza. “Gli scienziati – ha detto – non creano il mondo”: piuttosto, cercano di imitare le leggi che la natura ci manifesta. L’esperienza degli scienziati come esseri umani, ha proseguito, è perciò quella della percezione di una legge, di un logos. Ciò, ha osservato, ci porta “ad ammettere l’esistenza di una Ragione onnipotente che è altro dall’uomo e che sostiene il mondo”. Questo, ha rilevato, è “il punto di incontro tra la scienza naturale e la religione”. Come risultato, dunque, la scienza “diventa un luogo di dialogo, di incontro tra l’uomo e la natura e, potenzialmente, perfino tra l’uomo e il suo Creatore”. Guardando poi all’esperienza scientifica del XX secolo, tema della Plenaria dell’Accademia, il Papa ha offerto un’ulteriore riflessione sui risultati che la scienza dovrebbe perseguire: ““Innanzitutto – ha constatato – poiché il moltiplicarsi degli sviluppi scientifici accrescono la nostra meraviglia sulla complessità della natura, è sempre più percepito il bisogno di un approccio interdisciplinare legato ad una riflessione filosofica che conduca ad una sintesi”. Inoltre, ha detto ancora, il progresso scientifico deve sempre essere realizzato in vista della fraternità e della pace, “per aiutare a risolvere i grandi problemi dell’umanità e per dirigere gli sforzi di ognuno verso il vero bene dell’uomo e lo sviluppo integrale dei popoli del mondo”. Nel XXI secolo, ha concluso il Papa, il progresso si potrà dunque davvero definire positivo se gli scienziati riusciranno ad applicare le loro scoperte tenendo conto di ciò che è giusto e buono.

Il Papa: falsa e illusoria ogni difesa dei diritti umani che non comprenda l'energica difesa del diritto alla vita. Non temete ostilità e impopolarità

Un sistema sociale e politico che non tuteli la vita e la dignità umana è basato su un diritto “falso e illusorio”, dunque i cristiani hanno il diritto di usare il loro voto elettorale in difesa del bene comune. Lo ha affermato Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina al gruppo di presuli brasiliani della Regione Nord-Est 5, ricevuti in udienza per la visita ad Limina. E’ il Cristo Redentore a braccia spalancate che domina la Baia di Guanabara di Rio de Janeiro il simbolo dell’anima più vera del Brasile, secondo Benedetto XVI, per il quale se la fede dei brasiliani è “un segno di speranza” per il presente e il futuro del Paese, vi sono tuttavia delle “ombre” proiettate da forze che diffondono valori moralmente inaccettabili, lesivi della natura sacra dell’essere umano. “Oggi voglio parlarvi di come la Chiesa nella sua missione di fecondare e fermentare la società umana con il Vangelo, insegna all’uomo la sua dignità di figlio di Dio e la sua vocazione alla comunione con tutti gli uomini, da cui risulta l'esigenza della giustizia e della pace sociale, secondo la sapienza divina”. “Tuttavia – ha aggiunto -, il dovere di operare per un giusto ordine sociale è proprio dei fedeli laici, che, come cittadini liberi e responsabili, si sforzano di contribuire a una giusta configurazione della vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e l’ordine morale naturale”. Ai vescovi tocca “contribuire alla purificazione della ragione e risvegliare le forze morali necessarie alla costruzione di una società giusta e fraterna”. E quando tali diritti sono violati, oppure lo richiede “la salvezza delle anime”, i pastori, ha detto il Pontefice, “hanno il serio dovere di pronunciare un giudizio morale” sulle questioni politiche. Anche perché, ha affermato, “sarebbe del tutto illusorio e falso qualsiasi diritto umano, politico, economico e sociale che non comprendesse l’energica difesa del diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale. Sempre nell’ambito degli sforzi in favore dei più deboli e indifesi, chi è più indifeso di un bambino non ancora nato o un malato in stato vegetativo o terminale?”. Ecco perché, ha insistito con calore il Papa, Dio deve “trovare un posto nella sfera pubblica, in particolare in ambito culturale, sociale, economico e soprattutto politico”. “Cari fratelli nell’episcopato – ha chiarito il Santo Padre – nella difesa della vita, non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo”. Per “aiutare meglio i laici a vivere il loro impegno cristiano e socio-politico in modo unitario e coerente, è necessaria una catechesi sociale e un’adeguata formazione alla Dottrina sociale della Chiesa”. E quando si rendesse necessario, ha soggiunto con decisione il Papa, “i pastori dovrebbero ricordare a tutti i cittadini il diritto, che è anche un dovere, di usare liberamente il loro voto per promuovere il bene comune”. Benedetto XVI ha poi levato un appello in favore dell'istruzione religiosa, e più specificamente, ha indicato, per “l'insegnamento pluralistico e confessionale della religione nelle scuole pubbliche dello Stato”, ribadendo che “solo il rispetto, la promozione e l’insegnamento senza sosta” della “natura trascendente della persona umana rende possibile la costruzione di una società”, a differenza di altre tendenze: “Quando i progetti politici includono, apertamente o in velatamente, la depenalizzazione dell'aborto o dell'eutanasia, l'ideale democratico - che è davvero tale quando riconosce e tutela la dignità di ogni persona umana - è tradito alla sua base. Perciò, cari fratelli vescovi, per difendere la vita ‘non dobbiamo temere l'ostilità e l'impopolarità, rifiutando ogni compromesso ed ambiguità, che ci conformerebbero alla mentalità di questo mondo’”. Benedetto XVI ha poi difeso la presenza di simboli religiosi nella vita pubblica che, ha asserito, sono allo stesso tempo “ricordo della trascendenza dell’uomo e garanzia del suo rispetto”. Tali segni, ha detto il Papa, assumono “un particolare valore” in Brasile, “dove la religione cattolica è parte integrante della sua storia”.

Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. Eterović: esperienza di Pentecoste caratterizzata dalla speranza cristiana fondata sulla divina Provvidenza

“È stata un’esperienza di Pentecoste”. Così mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi, giudica, in un’intervista all'agenzia SIR, i lavori dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. “Siamo grati alla Divina provvidenza – afferma il vescovo, ripercorrendo alcuni momenti dell’assemblea – per la felice conclusione dell’assise sinodale sul tema della comunione e della testimonianza della Chiesa cattolica nel Medio Oriente. Sotto l’ispirazione dello Spirito Santo e sotto l’illuminata guida del Santo Padre Benedetto XVI, i 185 Padri sinodali hanno approfondito il tema della comunione ecclesiale strettamente legato alla testimonianza”. In effetti, aggiunge mons. Eterović, “si può affermare che senza la comunione non esiste la testimonianza cristiana. Si tratta di comunione a vari livelli”. In primo luogo, “essa riguarda la comunione all’interno di ognuna delle 6 Chiese orientali cattoliche sui iuris”. In secondo luogo, “la comunione si riferisce ai rapporti tra le Chiese di diversa tradizione in Medio Oriente. Una maggiore comunione tra la Chiesa di tradizione latina e le 6 Chiese orientali cattoliche è la migliore condizione per intensificare il dialogo ecumenico e approfondire l’unione con le Chiese e comunità cristiane che non sono ancora in piena unità con la Chiesa cattolica”. "I pastori, rappresentanti della Chiesa di tradizione latina come pure di 6 Chiese orientali cattoliche sui iuris (copta, siriaca, melchita, maronita, caldea, armena) – ricorda mons. Eterović, facendo il punto sui lavori sinodali – hanno riferito sulle gioie e sulle speranze, sulle difficoltà e sulle sfide dei fedeli affidati alle loro cure pastorali nei rispettivi Paesi”. Tra le difficoltà, afferma mons. Eterović, “i Padri sinodali hanno lamentato la mancanza della libertà religiosa, l’attività di gruppi fondamentalisti, l’instabilità, la violenza e la guerra in alcuni Paesi della regione, che sono la causa principale dell’emigrazione dei loro fedeli”. Inoltre, “i Padri hanno riflettuto sul modo di assicurare per loro un’adeguata cura pastorale nei Paesi dove si trovano attualmente. È stato assai presente il tema dell’immigrazione di numerosi cristiani in alcuni Paesi del Medio Oriente dove, in genere, non sono riconosciuti sufficientemente i loro diritti”. I lavori sinodali, conclude mons. Eterović, sono stati caratterizzati dalla “speranza cristiana” che “non si fonda su progetti e sforzi umani bensì sulla divina Provvidenza che guida la storia e gli uomini, in particolare nel Medio Oriente, regione dove hanno avuto luogo i grandi eventi della storia della salvezza. I cristiani ne sono testimoni vivi, pietre vive di una Chiesa viva” e “vogliono essere sempre più lievito di una società pacifica”.

mercoledì 27 ottobre 2010

Scaraffia: da Benedetto un linguaggio moderno che arriva immediatamente al cuore delle cose. Vuole restituire ai cattolici la dignità intellettuale

Prima da teologo, poi da cardinale e ora da Papa, Joseph Ratzinger ha sempre scelto “un linguaggio moderno, molto netto, che arriva immediatamente al cuore delle cose. Un linguaggio che - afferma Lucetta Scaraffia, docente di storia contemporanea a La Sapienza e editorialista de L’Osservatore Romano - non è mai difficile, ma cerca di comunicare nel modo più facile possibile quello che vuole dire. Un linguaggio che non è mai autoreferenziale, non indulge mai a quel gergo che invece è purtroppo così diffuso nella cultura cattolica contemporanea, separandola completamente da quella laica, e che soprattutto non suscita riflessione e quindi vero coinvolgimento personale”. “Nelle parole di Ratzinger e di Benedetto XVI - osserva la professoressa Scaraffia, relatrice questo pomeriggio con il card. Bertone e Gianni Letta alla presentazione del primo volume dell’Opera Omnia del teologo e Papa all’ambasciata d’Italia presso al Santa Sede - non ci sono mai cadute in questo senso, non ci sono banalità, concetti scontati e privi ormai di valore per essere stati ripetuti troppe volte. E la questione del linguaggio è un problema fondamentale per toccare il cuore dei credenti e soprattutto per farsi ascoltare dal resto del mondo, un problema che la Chiesa di oggi può risolvere seguendo l’esempio del Papa”. Per la Scaraffia, “Ratzinger non si limita solo alla ricerca della comunicazione piu’ comprensibile, ma, continuando il lavoro di Guardini, vuole restituire ai cattolici quella dignità intellettuale che sembrano avere perso, tanto che molti cattolici colti si vergognano addirittura un po' di essere cattolici, fino ad arrivare a pensare che la loro vita intellettuale è una cosa e il loro essere credenti un’altra. Romano Guardini ha rovesciato completamente questo punto di vista scrivendo che, al contrario, essere cattolico permette di avere un punto di vista più ricco nei confronti della realtà, della storia, del pensiero, perchè “ogni vero e reale credente è un vivo giudizio sul mondo” in quanto possiede, in parte, anche un punto di vista fuori del mondo: la ‘Weltanschauung’ cattolica è così ‘lo sguardo che la Chiesa volge sul mondo, nella fede, dal punto di vista del Cristo vivente e nella pienezza della sua totalità trascendente ogni tipo’”. Di ciò, sottolinea la storica, “abbiamo una prova anche dal modo in cui Ratzinger affronta i problemi che le biotecnologie pongono al mondo attuale, e di cui egli coglie il senso profondo, quello di rimediare alla debolezza umana, di riscattare l’essere umano dalla sua finitezza”.

Agi

Il card. Bertone: il Magistero del Papa è un continuo appello all'uomo perché accolga la vocazione alla pienezza di vita nella verità e nella carità

E' stata presentata questo pomeriggio all'ambasciata d'Italia presso la Santa Sede la traduzione in italiano del primo volume dell’ “Opera omnia” di Joseph Ratzinger, "La teologia della Liturgia", e del libro curato da Pierluca Azzaro “Joseph Ratzinger. Opera omnia. Invito alla lettura”. Alla presenza dell'Ambasciatore Antonio Zanardi Landi, sono intervenuti il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Christian Schaller, direttore vicario dell'Istituto Benedetto XVI di Ratisbona, e Lucetta Scaraffia, dell'Università di Roma La Sapienza. Il tratto caratteristico del Magistero di Benedetto XVI è “un continuo appello all'uomo perché riconosca e accolga” la “sua vocazione alla pienezza di vita nella verità e nella carità. Libertà e amore hanno il loro fondamento nella capacità stessa dell'uomo di usare bene la ragione”, ha detto nel suo intervento il card. Bertone. Nel primo discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana nel 2005 in occasione della presentazione degli auguri natalizi, ha rammentato il card. Bertone, “il Papa ha rilevato che” in vaste parti della Chiesa la recezione del Concilio Vaticano II “si è svolta in modo piuttosto difficile” perché “due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto” e su di esso “è ancora in atto un 'confronto'”. Se tuttavia il Concilio viene recepito secondo “una giusta ermeneutica”, per Papa Ratzinger esso “può essere e diventare sempre di più una grande forza” per il “necessario rinnovamento della Chiesa”. “Ecco spiegata - ad avviso del card. Bertone - la prospettiva di questo primo e fondamentale volume dell'Opera omnia: l’intento di aiutare la Chiesa in un grande rinnovamento che si rende possibile solo se si 'ama l'Amato', come insegna la liturgia, un amore che porta frutto nella vita di tutti i giorni”. Questo “aiuto alla Chiesa” il card. Ratzinger, ora Benedetto XVI, “lo ha dato in tutta una vita di ricerca” che ha prodotto oltre un centinaio di volumi e più di 600 articoli di cui, avverte il segretario di Stato, “l'Opera omnia deve dar conto nell'insieme dei sedici volumi previsti. In questo sulla liturgia troviamo raccolti scritti che vanno dal 1964 al 2004”. Particolare il “metodo di ricerca” sviluppato da Joseph Ratzinger: “Mentre scava in profondità nel passato – osserva Bertone -, sa dire una parola significativa e originale all'uomo contemporaneo. Un pensiero, dunque, che si raccorda sempre con la vita e i suoi problemi”. Un “metodo teologico” che “parte sempre da una seria e acuta analisi biblica, per passare poi ai Padri della Chiesa - dei quali possiede una conoscenza molto profonda - per giungere alla riflessione teologica sistematica”. Questo “modo di procedere rigoroso – conclude il segretario di Stato - non diventa mai una 'gabbia' per il pensiero, ma una garanzia per offrire una parola originale e illuminante sul presente”. ''Questa mole di testi - afferma il segretario di Stato vaticano - attesta non solo il lavoro dello studioso, ma getta luce anche sulla encomiabile generosità con la quale il professor Joseph Ratzinger ha voluto condividere il frutto delle sue ricerche con un pubblico veramente vasto ed eterogeneo''. Bertone racconta poi come sia stato lo stesso Pontefice, dopo aver accettato il progetto di un'edizione di tutte le sue opere, ad aver deciso ''l'ordine delle priorità'' dei libri, lo stesso seguito dal Concilio, ''e che quindi all'inizio doveva esserci il volume con i miei scritti sulla liturgia''.

Asca, SIR

Il portavoce vaticano: non venga eseguita la sentenza di condanna a morte di Tarek Aziz. L'intervento umanitario vaticano non pubblico ma diplomatico

La Santa Sede fa un appello perchè non sia eseguita la pena di morte comminata in Iraq a Tarek Aziz, ministro degli Esteri cristiano di Saddam Hussein, facendo trapelare la possibilità di una mediazione diplomatica di tipo umanitaria per salvargli la vita. "La posizione della Chiesa Cattolica sulla pena di morte è nota. Ci si augura quindi davvero - scrive in una nota il portavoce vaticano padre Federico Lombardi (nella foto con Benedetto XVI) - che la sentenza contro Tarek Aziz non venga eseguita, proprio per favorire la riconciliazione e la ricostruzione della pace e della giustizia in Iraq dopo le grandi sofferenze attraversate. Per quanto riguarda poi un possibile intervento umanitario, la Santa Sede è solita adoperarsi non in forma pubblica, ma per le vie diplomatiche a sua disposizione".

Apcom

Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente. Padre Pizzaballa: un assise cristiana ma araba. Non c’è antisemitismo e la Chiesa non è in ostaggio

Sulle feroci polemiche che hanno accompagnato la chiusura del Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente, “un’assise presa in ostaggio da una maggioranza anti israeliana”, hanno accusato da Israele, dice la sua padre Pierbattista Pizzaballa (nella foto con Benedetto XVI), 45 anni, francescano, dal 2004 Custode di Terrasanta e, dunque, l’uomo incaricato della potestà su tutti i maggiori luoghi sacri cristiani della regione. Dice: “Non credo che i Padri sinodali siano stati presi in ostaggio da nessuno. Il Sinodo ha espresso la voce di personalità della Chiesa che vivono in Medio Oriente. La maggior parte di queste personalità, direi il 90 per cento, è araba. Che il mondo arabo abbia poca simpatia per Israele è evidente. E, dunque, che questa poca simpatia sia stata in qualche modo presente nel Sinodo è cosa normale. Ma insieme si deve ricordare che il Messaggio finale del Sinodo condanna l’antisemitismo e l’antigiudaismo. E ricorda l’importanza di studiare i due testamenti, il Nuovo ma anche l’Antico. Non è scontato che i Padri sinodali del mondo mediorientale abbiano scritto queste parole”. Tante parole sono uscite dal Sinodo. Due giorni fa il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha detto che solo il messaggio finale fa testo. Dice Pizzaballa: “Il Messaggio finale è quello ufficiale. Ma non è la voce del Vaticano e nemmeno della Chiesa. E’ semplicemente la voce dei Padri sinodali”. Se il Messaggio fa testo ma non è la voce ufficiale del Vaticano, gli interventi dei singoli vescovi durante il Sinodo cosa sono? “Sono interventi personali. Vanno presi come punti di vista di singole persone e assolutamente non come la voce comune”. Quali novità porta il Messaggio finale rispetto a Israele? “Poche, direi. Si condanna l’occupazione dei Territori e si dice che non si può usare il nome di Dio per compiere violenze. E’ una posizione già espressa in passato”. Già, però sotto sembra esserci una condanna teologica: il ritorno di Israele nella terra promessa e, dunque, la sua legittimità a esistere. Tutto sembra evidenziare un forte antisionismo. Risponde padre Pizzaballa: “Anzitutto vorrei dire una cosa sull’antisionismo. E’ una categoria occidentale. E’ un modo con cui l’occidente prova a descrivere una situazione”. Una situazione reale? “Che un certo antisionismo sia presente anche tra i cristiani del Medio Oriente è evidente. Ma questo antisionismo, se c’è, non ha fondamenti teologici. E’ più che altro un sentimento motivato dal conflitto israelo-palestinese. E’ una reazione a una situazione drammatica e nella quale non si vedono soluzioni immediate”. Tuttavia esiste una teologia che vuole negare agli ebrei la terra promessa… “Su questo devo ammettere che occorre maggiore dialogo tra cattolici ed ebrei. Abbiamo due modi diversi di leggere le scritture e questi due modi ci dividono. Non parlerei di teologie diverse ma di diversi modi di interpretare la scrittura. Noi siamo abituati a fare una lettura spirituale e allegorica delle scritture e non sempre questa nostra lettura combacia con quella degli ebrei”. Benedetto XVI a Ratisbona nel 2006 parlò dell’islam e condannò l’uso del nome di Dio per giustificare la violenza. Oggi il Sinodo dice le stesse cose a Israele. La Chiesa ha cambiato obiettivo? “Ripeto: non è la Chiesa a parlare ma sono i vescovi mediorientali. C’è differenza. In secondo luogo devo dire che il Sinodo ha espresso anche diverse critiche a un certo modo di vivere l’islam. I vescovi dei paesi a maggioranza musulmana non sono stati teneri con chi usa l’islam con la spada. Le critiche, insomma, non sono state unilaterali. Anche se il Sinodo non aveva principalmente questi temi in agenda”. Di che cosa si è parlato principalmente? “E’ stato un evento di Chiesa. Erano riunite a Roma tutte le realtà ecclesiali del mondo mediorientale. Tutte hanno presentato le proprie realtà. Si è parlato di laicità positiva nel mondo islamico e di piena cittadinanza. Per i giornali sono stati importanti alcuni accenti di alcuni interventi. E sono stati ignorati gli interventi per noi più significativi, quelli di carattere pastorale. E poi abbiamo parlato molto dei tanti cristiani occidentali che oggi vivono nel mondo arabo: una risorsa che servirà in futuro e della quale non si parla mai. Sono occidentali e sono di rito latino”. Come si fa a custodire i luoghi cari alla cristianità in una regione così contesa? “Vivo in solitudine. Una certa solitudine è necessaria qui. Certo, ho vicino i frati francescani che mi aiutano. E poi ci sentiamo molto anche con Roma, col nunzio e col Vaticano. Ci aiutiamo a decifrare questa terra così complessa”.

Paolo Rodari, Il Foglio

Il Papa a Santiago de Compostela e Barcellona. Benedetto XVI pellegrino di speranza. Un omaggio a secoli di tradizione che hanno forgiato l'Europa

Santiago de Compostela è bellissima, anche sotto una fitta pioggia. "Qui ci siamo abituati" dicono i galiziani, sfoderando la loro proverbiale tranquillità. Ogni tanto, però, le nubi si aprono. Il sole illumina la grande Cattedrale e fa brillare come oro i licheni aggrappati da secoli alle statue, alle colonne, alle mura. La città del Cammino aspetta il Papa, che arriverà, "pellegrino della fede e testimone di Cristo Risorto", sabato 6 novembre. La Galizia non nasconde l’emozione dell’attesa. Dopo Giovanni Paolo II, a Santiago de Compostela nel 1982 e poi nel 1989 per la Giornata Mondiale della Gioventù, questo affascinante angolo nord-occidentale della penisola iberica accoglierà ora anche Benedetto XVI. Sarà una tappa di poche ore, spiegano gli organizzatori, ma intensissime. Un’iniezione di speranza ed energia, secondo la comunità locale. Nell’attuale situazione di "relativismo" e "laicismo" che impregna la società spagnola, spiega mons. Julian Barrio, arcivescovo di Santiago, "il pellegrinaggio del Papa servirà a una rivitalizzazione religiosa e sociale": "Aumenta l’opportunità – e anche la necessità – di parlare della nostra fede". Del resto il fenomeno dell’impoverimento spirituale non è esclusivo del paese iberico. Ma non c’è spazio per il pessimismo. "Se c’è un luogo per la speranza, quella è la casa dell’Apostolo", sottolinea l’arcivescovo. Con l’arrivo del Papa a Santiago, città europea per eccellenza, che con il suo Cammino ha contribuito a formare l’unità e l’identità del Continente, come intuì Goethe, "deve risuonare la speranza cristiana". E se è vero che "tutta la storia della Chiesa è come il diario di un pellegrinaggio infinito" verso Dio, la partenza di Benedetto XVI per Santiago assume un valore profondamente simbolico, universale: "Il fratello di Roma viene ad abbracciare il fratello di Compostela", dice mons. Barrio. Il Pontefice non toccherà la terra gallega in un momento qualsiasi: l’Anno Santo Compostelano in corso, infatti, "è una chiamata per recuperare l’antropologia cristiana", per riscoprire "la bontà della creazione e della creatura", per riconoscere "la minaccia e le conseguenze del peccato" e la "possibilità dell’uomo di essere curato e perdonato" e infine per ricordare "la presenza della Grazia" che è in tutto il creato. Il Cammino è una via, ma anche una luce, un faro che può illuminare molti: "L’Europa oggi mostra segnali di inquietante debolezza e preoccupa il ripudio della sua identità ed eredità", ammette l’arcivescovo. Nel cuore di Santiago, nella piazza dell’Obradoiro dove Benedetto XVI celebrerà la Messa il 6 novembre di fronte a circa settemila fedeli, ogni giorno, in ogni momento, arrivano pellegrini: anziani e giovani, spagnoli e stranieri di tutto il mondo, quest’anno in molti anche dall’Australia e Nuova Zelanda, in gruppo o completamente soli. Esausti, ma felici. In tanti hanno deciso di rimandare il giorno in cui arriveranno a Santiago, per aspettare il Papa. Lungo l’itinerario dall’aeroporto al centro della città, "ci saranno circa 200mila persone", conferma Alfonso Rueda, numero due del governo della Galizia. Migliaia di bambini si preparano per il passaggio della papamobile. Un eventuale temporale costringerà i galiziani a restare in casa? Qui è un’ipotesi che non viene neppure presa in considerazione. "La gente è abituata alla pioggia", ci ricorda sorridente mons. Salvador Domato, coordinatore del viaggio papale. Autorità civili ed ecclesiastiche snocciolano le cifre dell’evento: centinaia di migliaia di galiziani in attesa, duemila giornalisti, mille volontari. "La visita del Papa è quella del Pellegrino che viene a rendere omaggio a secoli di tradizione, che hanno contribuito a forgiare l’Unione europea", afferma Alberto Núñez Feijoo, presidente della regione Galizia. Soddisfatto dalle cifre, il 2010 si concluderà con oltre otto milioni di turisti, Feijoo non può evitare una nota di delusione: da parte del governo centrale "è mancato qualsiasi tipo di appoggio a quest’Anno Santo Compostelano", sia dal punto di vista finanziario che culturale. Il viaggio del Papa proseguirà il 7 novembre a Barcellona.

Michela Coricelli, Avvenire

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Nei giorni precedenti ogni angolo della Spagna sarà una piccola Babele accogliendo giovani di cinque continenti

Madrid non è l’unico luogo in Spagna che sarà destinato ad accogliere giovani di tutto il mondo, ma anche altre zone della Spagna si stanno preparando: nei giorni precedenti la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, dall’11 al 15 agosto, molte località spagnole offriranno ai giovani di altri Paesi la possibilità di trascorrere un tempo di convivenza con altri coetanei, in preparazione della GMG. È scritto in un comunicato diffuso oggi dall’Ufficio stampa della GMG di Madrid 2011. “Si può dire – si legge nella nota – che la Giornata Mondiale trasformerà ogni angolo della Spagna in una piccola Babele, accogliendo giovani di tutti i Paesi dei cinque continenti: Francia, Bielorussia, Malawi, Nigeria, Stati Uniti, Argentina, Qatar, Nuova Zelanda… Ci sono oltre 65 diocesi di accoglienza - incluse la britannica Gibilterra e la francese Bayonne – che già si stanno facendo in quattro nei preparativi”. Il programma di questi giorni varia da una zona all’altra, ma tutti contemplano attività culturali, visite storiche, momenti di festa, tempo di preghiera e celebrazioni nei santuari e luoghi di pellegrinaggi, che fanno parte dell’identità religiosa locale. Inoltre, sarà offerto alloggio gratuito in scuole, centri parrocchiali, polisportivi e case. Con l’iscrizione alla GMG si può scegliere di partecipare ai “Giorni nelle diocesi”, cui sono iscritti già 130.000 giovani. “Valencia – ricorda il comunicato accoglierà 30.000 giovani; Toledo, Santiago e Barcellona 10.000; Cádiz, San Sebastián e Córdoba 6.000. Si calcola che parteciperanno circa 300.000 giovani (il 50% dei partecipanti alla GMG che vengono dall’estero)”. Intanto, da aprile 2010, la Croce della Giornata Mondiale della Gioventù sta andando pellegrina per tutta la Spagna “offrendo un’occasione d’oro per conoscere la GMG. In questo mese la Croce ha visitato Avila, provincia che accoglierà nella settimana previa alla GMG oltre 6.000 giovani, di 16 Paesi. Già è stato profilato il programma per quei giorni: itinerari sulla figura di Santa Teresa di Gesù e San Giovanni della Croce (entrambi patroni della GMG e con i natali in città) e altre manifestazioni delle sue tradizioni più popolari”. Sono state create anche équipe di volontari che gireranno ogni fine settimana per le località della provincia per far conoscere ai giovani la GMG con varie iniziative. Di recente la Croce è stata anche a Pamplona con la partecipazione di oltre mille giovani.

SIR

Benedetto XVI: chiedo alla comunità internazionale di prodigarsi per fornire il necessario aiuto per lo tsunami in Indonesia e l'alluvione nel Benin

Appello di Papa Benedetto XVI per le popolazioni dell’Indonesia e del Benin. Lo ha lanciato al termine dell’Udienza generale del mercoledì, prima dei saluti in lingua italiana. Il Papa ha chiesto “alla comunità internazionale di prodigarsi” per far giungere alle popolazioni colpite dalle due catastrofi “il necessario aiuto”, e “alleviare le pene di quanti soffrono”. Il Santo Padre ha esordito ricordando il “nuovo terribile” tsunami che ha colpito le popolazioni dell’Indonesia, causando anche “numerosi morti”. Il Santo Padre ha voluto esprimere “ai familiari il più vivo cordoglio per le perdite dei loro cari”, assicurando la sua personale “vicinanza e preghiere”. Nel suo appello, il Papa ha anche ricordato il Benin, paese colpito da una fortissima alluvione che ha lasciato tantissime persone “senza tetto e in precarie situazioni sanitarie”. Anche al Benin, il Papa ha lanciato la sua “benedizione”.

SIR

Il Papa: riconoscenza alle tante donne che illuminano le famiglie con la testimonianza di vita cristiana. L’Europa si alimenti sempre dalle sue radici

Udienza generale di Benedetto XVI, tenuta questa mattina in una Piazza San Pietro inondata da un luminoso sole autunnale, davanti a 30mila persone. Il Papa ha dedicato la catechesi a Santa Brigida di Svezia, vissuta nel XIV secolo, la grande mistica compatrona d’Europa ed esempio di santità coniugale. Moglie e poi vedova, mistica e poi Santa, Patrona d’Europa: Benedetto XVI ha considerato una ad una queste varie fasi, non tanto per evidenziare una salita dal basso verso l’alto, quanto per dimostrare come una vita cristiana coerente, qualsiasi sia la vocazione di una persona, è sempre apportatrice di santità. Nata nel 1303 in un Paese, quello scandinavo, divenuto cristiano da 300 anni, Brigida, ha affermato il Papa, fu dapprima moglie e madre di otto figli. Un matrimonio lungo e sereno, durato 28 anni, e impostato saldamente su valori mutuati dal Vangelo: “Brigida, spiritualmente guidata da un dotto religioso che la iniziò allo studio delle Scritture, esercitò un influsso molto positivo sulla propria famiglia che, grazie alla sua presenza, divenne una vera ‘chiesa domestica’...Questo primo periodo della vita di Brigida ci aiuta ad apprezzare quella che oggi potremmo definire un’autentica 'spiritualità coniugale': insieme, gli sposi cristiani possono percorrere un cammino di santità, sostenuti dalla grazia del Sacramento del Matrimonio”. Come “non poche volte” accade anche oggi in una vita coniugale, ha constatato il Pontefice, fu il marito di Brigida, Ulf, ad essere aiutato con sensibilità e delicatezza dalla moglie a compiere un percorso di fede. E’ spesso la donna, ha detto Benedetto XVI, che “con la sua sensibilità religiosa, con la delicatezza e la dolcezza riesce a far percorrere al marito un cammino di fede”. Ed ha aggiunto: “Penso con riconoscenza a tante donne che, giorno dopo giorno, ancor oggi illuminano le proprie famiglie con la loro testimonianza di vita cristiana. Possa lo Spirito del Signore suscitare anche oggi la santità degli sposi cristiani, per mostrare al mondo la bellezza del matrimonio vissuto secondo i valori del Vangelo: l’amore, la tenerezza, l’aiuto reciproco, la fecondità nella generazione e nell’educazione dei figli, l’apertura e la solidarietà verso il mondo, la partecipazione alla vita della Chiesa”. La vedovanza, che sopraggiunse dopo il 1341, porta con sé un radicale cambio di vita per la futura Santa. Brigida rinuncia alle nozze e approfondisce il suo rapporto interiore con Dio. Scaturisce da qui, ha descritto Benedetto XVI, quella lunga e variegata esperienza di rivelazioni divine, che ebbero nella contemplazione della Passione di Cristo uno dei fulcri spirituali. Ma Brigida era consapevole, ha detto il Papa, che questo suo carisma era a servizio della Chiesa: “Proprio per questo motivo, non poche delle sue rivelazioni erano rivolte, in forma di ammonimenti anche severi, ai credenti del suo tempo, comprese le Autorità religiose e politiche, perché vivessero coerentemente la loro vita cristiana; ma faceva questo sempre con un atteggiamento di rispetto e di fedeltà piena al Magistero della Chiesa, in particolare al Successore dell’Apostolo Pietro”. Brigida, spesso in pellegrinaggio, nel 1371 arriva anche in Terra Santa, fonda un Ordine religioso con i due rami, maschile e femminile, sotto l’autorità di una “abbadessa”. Un fatto questo, ha soggiunto il Pontefice, che non deve stupire: “Di fatto, nella grande tradizione cristiana, alla donna è riconosciuta una dignità propria, e – sempre sull’esempio di Maria, Regina degli Apostoli – un proprio posto nella Chiesa, che, senza coincidere con il sacerdozio ordinato, è altrettanto importante per la crescita spirituale della comunità. Inoltre, la collaborazione di consacrati e consacrate, sempre nel rispetto della loro specifica vocazione, riveste una grande importanza nel mondo d’oggi”. Per questi motivi, ha concluso Benedetto XVI, Brigida diviene fin da subito “una una figura eminente nella storia dell’Europa”. “Dichiarandola compatrona d’Europa, il Papa Giovanni Paolo II ha auspicato che Santa Brigida – vissuta nel XIV secolo, quando la cristianità occidentale non era ancora ferita dalla divisione – possa intercedere efficacemente presso Dio, per ottenere la grazia tanto attesa della piena unità di tutti i cristiani. Per questa medesima intenzione, che ci sta tanto a cuore, e perché l’Europa sappia sempre alimentarsi dalle proprie radici cristiane, vogliamo pregare, cari fratelli e sorelle, invocando la potente intercessione di Santa Brigida di Svezia, fedele discepola di Dio e compatrona d’Europa”.
I saluti particolari del Papa, al termine delle catechesi, sono andati ai pellegrini provenienti da Sulmona, che hanno ricambiato la visita pastorale di Benedetto XVI dello scorso luglio, e alle Suore del Preziosissimo Sangue, presenti a Roma per la Beatificazione di Alfonsa Clerici, e alle religiose Brigidine, riunite per il loro Capitolo generale, alle quali il Pontefice ha augurato che dall’assemblea in corso “scaturiscano generosi propositi di vita evangelica per l’intero Istituto”.

Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

martedì 26 ottobre 2010

Nel 2012 il Sinodo dedicato alla nuova evangelizzazione. Mons. Fisichella: rinnovare la capacità della Chiesa di riportare il Vangelo all'uomo di oggi

Domenica Benedetto XVI ha annunciato di voler dedicare la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, nel 2012, al tema "Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam - La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". Lo ha fatto durante la Messa presieduta nella Basilica Vaticana a conclusione dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi. “Durante i lavori dell’Assemblea – ha detto il Santo Padre – è stata spesso sottolineata la necessità di riproporre il Vangelo alle persone che lo conoscono poco, o che addirittura si sono allontanate dalla Chiesa”. “Spesso – ha continuato – è stato evocato l’urgente bisogno di una nuova evangelizzazione anche per il Medio Oriente. Si tratta di un tema assai diffuso, soprattutto nei Paesi di antica cristianizzazione”. Ed ha aggiunto: “Anche la recente creazione del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione risponde a questa profonda esigenza”. È con un sentimento di "grande meraviglia", "stupore», "gioia profonda" ma anche con un senso di "profonda responsabilità" che l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del neo istituito Pontificio Consiglio, ha accolto la notizia. Ora si tratta di preparare il Sinodo, ha detto Fisichella a Radio Vaticana, nella linea dettata dal Papa nella Lettera Apostolica che ha istituito il dicastero, il Motu Proprio "Ubicumque et semper": "L’esigenza di rinnovare tutto quello che è la capacità della Chiesa di dover essere in grado di riportare ancora il Vangelo di Gesù Cristo all’uomo di oggi".

Zenit, Avvenire