lunedì 31 gennaio 2011

Il nunzio uscente mons. Mennini saluta la comunità russa: non rassegnatevi mai alla divisione come se fosse un fatto normale o addirittura auspicabile

Con un appello all’unità, contro la “rassegnazione alla divisione” tra cattolici e ortodossi, il nunzio apostolico mons. Antonio Mennini, ha salutato la comunità russa prima della sua partenza per la Gran Bretagna, dove Papa Benedetto XVI lo ha nominato suo rappresentante lo scorso 18 dicembre. Ieri, per la Messa di saluto a mons. Mennini, la Cattedrale cattolica della Madre di Dio a Mosca era gremita di fedeli. Alla funzione, oltre il nunzio uscente, era presente l’arcivescovo nella capitale russa, mons. Paolo Pezzi. Nella sua omelia il presule ha ringraziato Mennini per il lavoro svolto e ha rivolto un pensiero alle vittime dell’attentato terroristico all’aeroporto Domodedovo, dove il 24 gennaio sono morte 35 persone. Nominato nunzio in Russia da Giovanni Paolo II nel 2002, mons. Mennini, 63 anni, si dedicherà ora ai rapporti con la Chiesa anglicana, dopo aver vissuto in prima persona un rinnovato clima di collaborazione con il Patriarcato di Mosca. Nel suo messaggio di commiato ai fedeli russi, il nunzio stesso ha ricordato i passi avanti compiuti dalla Chiesa in Russia. “La Chiesa Cattolica, così come la Chiesa Ortodossa – ha spiegato - con la perestroika è uscita da un lungo periodo di persecuzioni e di prove. Ora, pian piano, questi problemi stanno risolvendosi e i cattolici si sentono sempre più parte integrante della comunità sociale del Paese. Questo comporta un’apertura graduale alla collaborazione e al dialogo sia a livello sociale, sia anche ecclesiale”. Mons. Mennini ha poi voluto sottolineare come, seppur in una condizione di minoranza, i cattolici siano riusciti a ritagliarsi un ruolo importante nella collaborazione con i fratelli ortodossi: “Campi privilegiati sono la cultura, l’educazione e il servizio sociale, anche perché cresce la consapevolezza che i cristiani debbano rispondere insieme alle crescenti sfide lanciate dalla società secolarista”. Ha poi ribadito il concetto, ipotizzando che “oggi il contributo della Chiesa Cattolica potrebbe forse essere quello di offrire alla Chiesa e alla società russe la propria testimonianza ed esperienza di presenza cristiana, soprattutto nei campi della cultura e del sociale, che per circostanze storiche in Russia sono rimasti lungamente monopolio del regime ateo”. “Mi sembra che i cattolici russi – ha esortato il nunzio - potranno trovare il proprio posto e scoprire la propria missione all’interno della società nella misura in cui approfondiranno sempre più la conoscenza e l’esperienza della propria tradizione, della propria ‘cattolicità’”. Si è poi congedato dalla comunità con un augurio per la “vostra testimonianza quotidiana”: “Non rassegnatevi mai alla divisione come se fosse un fatto normale o addirittura auspicabile, non distinguete mai tra ‘noi’ e ‘loro’, non misurate mai la risposta che ricevete alle vostre iniziative. Partecipate dello stesso amore che consumava Gesù…fatevi 'tutto a tutti per guadagnare almeno alcuni'”. L’appello all’unità, ha poi sottolineato Mennini, si riferisce non solo ai rapporti con i “fratelli di altre fedi e confessioni cristiane”, ma anche “all’interno della stessa comunità cattolica, delle associazioni, delle parrocchie, delle famiglie”. “Che tutti siano uno, perché il mondo creda”, diventi dunque oggetto della vostra preghiera quotidiana e della vita”, ha concluso il nunzio. Mennini chiude così otto anni di ministero all’insegna dell’ecumenismo, come lui stesso ha raccontato definendosi promotore di quell’“ecumenismo dell’amore” cui ha esortato Benedetto XVI. “L’amore accompagnato da gesti coerenti crea fiducia, fa aprire i cuori e gli occhi”, ha aggiunto. Al termine del rito, il saluto della comunità al nunzio si è concluso con un ricevimento a cui, tra gli altri, hanno partecipato l’arcivescovo Pezzi, il direttore della Biblioteca dello Spirito di Mosca, Jean-François Thiry e il direttore dell’Istituto italiano di cultura, Adriano Dell’Asta. Visto da Mosca, il mandato di mons. Mennini, ispirato al “reciproco rispetto delle tradizioni”, è stato un successo. Durante gli anni come diplomatico in Russia, è stato artefice e testimone di alcuni importanti passi di avvicinamento tra Vaticano e Patriarcato di Mosca. Nel 2004 ha assistito a un importante avvenimento nella storia delle relazioni tra le due Chiese: la restituzione dell’icona della Madre di Dio di Kazan. Mennini è stato il primo nunzio nel Paese dal 15 luglio 2010, quando è culminato lo scambio di ambasciatori tra Vaticano e Federazione russa. Pochi mesi prima, a fine 2009, il presidente russo Medvedev, ricevuto in Vaticano, aveva deciso di perfezionare le relazioni diplomatiche bilaterali innalzando a livello di ambasciata la sede diplomatica presso la Santa Sede. Ora la comunità cattolica russa attende la nomina del successore di mons. Mennini. Formalmente potrà avvenire solo dopo la partenza ufficiale del nunzio uscente. La rosa di candidati sarebbe composta da quattro nomi, di cui il più accreditato pare lo sloveno Ivan Jurkovic, oggi nunzio apostolico in Ucraina, ma per il momento nessuno azzarda previsioni. L’arcivescovo di Mosca si limita ad auspicare che la nomina “avvenga nel più breve tempo possibile, magari anche prima di fine di febbraio”.

AsiaNews

L'intenzione di preghiera del Papa per febbraio: la famiglia sia rispettata nella sua identità e riconosciuto l'insostituibile contributo alla società

Nel mese di febbraio che sta per iniziare, Papa Benedetto XVI chiede ai fedeli di pregare per il rispetto della famiglia e il riconoscimento del suo ruolo nella società. E' questa, infatti, la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera per il secondo mese dell'anno, contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti. “Perché la famiglia sia da tutti rispettata nella sua identità e sia riconosciuto il suo insostituibile contributo in favore dell'intera società”, dice l'intenzione generale. Ogni mese il Pontefice propone anche un'intenzione missionaria.Quella per il mese di febbraio recita: “Perché in quei territori di missione dove più urgente è la lotta contro le malattie, le comunità cristiane sappiano testimoniare la presenza di Cristo accanto ai sofferenti”.

Zenit

Mons. Luigi Mistò, l'economo della diocesi di Milano, sulla via di Roma. Uomo di fiducia del card. Nicora, potrebbe essere nominato prelato dello Ior

A breve l’Istituto per le opere di religione potrebbe avere un nuovo prelato. Secondo indiscrezioni, è in arrivo all’istituto bancario presieduto da Ettore Gotti Tedeschi un uomo di fiducia del card. Attilio Nicora, da poche settimane presidente dell’Autorità d’informazione finanziaria, la nuova authority incaricata di controllare l’attività finanziaria di tutti gli enti della Santa Sede. E si tratterebbe anche in questo caso di un nome legato al mondo della cosiddetta finanza bianca milanese, la “buona” finanza cattolica lombarda con salde radici bresciane: mons. Luigi Mistò, 58 anni, già responsabile nella diocesi di Milano del card. Dionigi Tettamanzi del servizio per il Sostegno economico della Chiesa. La notizia è confermata da Sandro Magister sul suo blog: “Per questa carica”, scrive, “che in passato ha sempre dato pessima prova di sé, è in arrivo la nomina di Mistò”. L’incarico di prelato dello Ior evoca spettri del passato difficili da cancellare. Prelato fu, ai tempi di Marcinkus, il vescovo Donato De Bonis. Talmente spericolate e discutibili furono le sue operazioni finanziarie che il posto rimase vacante dal 1993 fino al 2006, l’anno in cui il card. Angelo Sodano, prima di lasciare la guida della Segreteria di stato vaticana, nominò prelato il suo segretario particolare, mons. Piero Pioppo. La nomina di Pioppo non fece dormire sonni tranquilli al successore di Sodano, il card. Tarcisio Bertone. Tanto che, si dice, più volte Bertone ha provato a rimuovere Pioppo, seppure senza successo. Ma Pioppo è riuscito a lavorare bene, e col passare dei mesi si è guadagnato la stima dell’attuale dirigenza dello Ior e anche del numero uno della Segreteria di stato. Certo, la sua presenza all’interno della banca vaticana è sempre stata vista come un’eccezione voluta da Sodano. Però se la nomina di Mistò verrà confermata significa che l’eccezione è tornata a essere regola: anche con Bertone lo Ior ha il suo prelato, in questo caso un uomo della Curia milanese, amico di Tettamanzi e di Nicora, chiamato in soccorso di Roma. L’impressione è che all’interno delle finanze vaticane si sia deciso di giocare di sponda tra più mondi. Alla buona conduzione di Gotti Tedeschi si vogliono oggi affiancare le competenze milanesi delle quali garante resta Nicora, oggi l’unico porporato del Vaticano che può vantare una grande conoscenza delle problematiche finanziarie della Chiesa. A Nicora ha deciso di appoggiarsi Bertone. A Nicora ha deciso di dare totale fiducia il Papa che spera in questo modo di raggiungere l’obiettivo, non facile, dell’iscrizione della Santa Sede nella “White List”, cioè la lista degli stati più impegnati nel prevenire e contrastare i citati crimini finanziari.

Paolo Rodari, Il Foglio

domenica 30 gennaio 2011

XXV Congresso Eucaristico Nazionale. Ad Ancona per ritrovare l'anima del Paese. La preparazione e gli eventi, che coinvolgeranno l'intera metropolia

La Chiesa italiana si prepara al XXV Congresso Eucaristico Nazionale che avrà luogo ad Ancona (foto) dal 3 all’11 settembre 2011 sul tema “Signore da chi andremo?” e che culminerà con la celebrazione presieduta da Benedetto XVI. Il Messaggio, dal titolo “Eucaristia per la vita quotidiana” e che illustrerà le radici teologiche e le prospettive pastorali che scaturiscono dal Mistero eucaristico in preparazione dell'appuntamento di Ancona, è stato approvato dal recente Consiglio Episcopale permanente e sarà pubblicato nelle prossime settimane. Intanto, per preparare questo appuntamento, si sono riuniti sempre nel capoluogo delle Marche dal 26 al 28 gennaio i 220 delegati diocesani per il Congresso Eucaristico Nazionale, invitati dal Comitato organizzatore e dall’arcidiocesi di Ancona. Durante l'incontro mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona-Osimo e Presidente del Comitato organizzatore del Congresso, ha sottolineato “il collegamento stretto con il cammino del prossimo decennio, orientato a pensare e vivere una pastorale per l’uomo e con l’uomo dentro la trama delle relazioni quotidiane e capace di far crescere l’identità della persona e la sua dimensione vocazionale”. Per l'occasione il segretario generale della Conferenza Episcopale italiana, mons. Mariano Crociata, ha fatto una prima presentazione del Messaggio indirizzato dal Consiglio episcopale permanente alla Chiesa italiana. A questo proposito mons. Crociata ha detto che “il Congresso eucaristico fa risaltare il carattere interiore e pubblico del mistero che sta al centro della Chiesa”, ed ha spiegato che per pubblico si intende che “nessuno deve sentirsi escluso perché tutti sono invitati alla salvezza della Chiesa. L’intimità spirituale non comporta segretezza o nascondimento. Il Congresso Eucaristico vuol essere una pubblica attestazione del conto con cui la Chiesa italiana tiene il suo tesoro più prezioso”. Come spiegato in una nota da mons. Domenico Pompili, sottosegretario e portavoce della CEI, l'intento del Congresso Eucaristico Nazionale è quello di declinare “il tema eucaristico a partire dall’unità delle esperienze della vita nel quotidiano, in vista di ricostruire l’identità della persona”. Quindi, rileggere e interpretare i diversi ambiti della vita come la famiglia, il lavoro, la malattia, l'immigrazione come luoghi di testimonianza cristiana. “L’auspicio – ha affermato mons. Pompili – è che il Congresso Eucaristico Nazionale rappresenti per il nostro Paese un’occasione per ritrovare la sua ‘anima’ profonda e venga alla luce una nuova spiritualità della vita quotidiana”. Fitto di appuntamenti il calendario dell'evento che prevede celebrazioni eucaristiche, incontri, spettacoli e sport. Cinque le giornate dedicate alle altrettante tematiche già affrontare nel corso del Convegno Ecclesiale di Verona del 2006: affettività, lavoro e festa, tradizione, cittadinanza, fragilità. Spazio anche a due grandi appuntamenti per celebrare i 120 anni dei Congressi Eucaristici e inaugurare il Villaggio Giovani, dove verrà collocata la croce della GMG di ritorno dalla Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà nell'agosto prossimo a Madrid e nel quale saranno presenti ragazzi provenienti da tutta l'Italia. Grande attesa, poi, per la rappresentazionie animata della Via Crucis. Rispetto alle edizioni precedenti il Congresso Eucaristico Nazionale prevederà eventi che toccheranno anche le vicine diocesi di Fabriano, Jesi, Loreto e Senigallia in modo da coinvolgere l’intero territorio della metropolia. L'auspicio è anche quello di riuscire a mobilitare le 26.000 parrocchie sparse in tutta Italia. Secondo un'indagine condotta su un campione di 62 diocesi italiane equamente distribuite tra Nord, Centro e Sud finora circa l’80% delle diocesi ha risposto di aver previsto delle iniziative come adorazioni eucaristiche, incontri formativi, Congressi Eucaristici diocesani e sussidi in vista dell'appuntamento di Ancona.

Mirko Testa, Zenit

La riflessione sulla Lettera di Benedetto XVI ai cattolici d'Irlanda al centro della Settimana nazionale delle scuole cattoliche aperta oggi nel Paese

Si apre oggi in Irlanda la Settimana nazionale delle scuole cattoliche sul tema “Scuole cattoliche. Radicate in Gesù Cristo”, ispirato alla Lettera pastorale di Benedetto XVI ai cattolici d’Irlanda. Nel documento, pubblicato il 20 marzo 2010, il Santo Padre incoraggia i bambini e i giovani irlandesi a "cercare una relazione personale” con Gesù “perché non tradirà mai” la loro fiducia. In vista dell’evento – riferisce l'agenzia SIR – che si concluderà il 5 febbraio, sono stati distribuiti sussidi liturgici e riflessioni sull’educazione cattolica e proposte iniziative variegate: tutte le scuole primarie irlandesi sono state invitate a dar spazio ad un momento di incontro fra gli alunni e i loro nonni, nella giornata del 2 febbraio, mentre gli studenti delle scuole superiori dovranno preparare una presentazione sulla storia del loro istituto, sul Santo Patrono e sui risultati raggiunti dal personale docente e dagli alunni. Nelle scuole sarà inoltre proposta una riflessione guidata sulla Lettera pastorale del Papa.

Radio Vaticana

Lombardi: l'unità dei cristiani molto più di tolleranza e pluralismo, è una vera conversione. Dal Papa l'invito a proseguire con passione il cammino

L'unità dei cristiani richiede molto più di semplice tolleranza e pluralismo: serve una vera “conversione”, sostiene padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana. Nell'editoriale di “Octava Dies”, settimanale del Centro Televisivo Vaticano, di cui è direttore, il portavoce vaticano ricorda innanzitutto il “monito forte” lanciato da Papa Benedetto XVI durante i Vespri del 25 gennaio nella Basilica di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani. “La ricerca del ristabilimento dell’unità fra i cristiani divisi non può ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze e al conseguimento di una pacifica convivenza” ha detto il Papa nell'omelia. Padre Lombardi sottolinea che spesso, “di fronte alle difficoltà del confronto o del dialogo, ci ritiriamo sulle nostre posizioni e ci accontentiamo di evitare le tensioni, riconoscendo cortesemente le distanze reciproche, ma rinunciando a esporci a passi più impegnativi, sentiti forse come rischiosi per le abitudini o le sicurezze acquisite”. “Una cultura della tolleranza e del pluralismo rende naturale questo atteggiamento, che molte volte si presenta come il più realistico e saggio. Ma è proprio così?”, chiede.“L’unità è un’altra cosa”, osserva. Come ha affermato il Pontefice, “ciò a cui aneliamo è quell’unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero”. Di fronte alla “tentazione della rassegnazione e del pessimismo”, Benedetto XVI “ci invita a ravvivare 'la fiducia nella potenza dello Spirito Santo' e a 'proseguire con passione il cammino'”. “San Paolo cade da cavallo quando incontra Gesù, e la sua vita cambia. Conversione”. “Che cosa vuole Cristo da noi? - chiede il direttore della Sala Stampa vaticana -. Non certo che restiamo al punto in cui siamo”. In caso contrario, “i nostri incontri ecumenici resteranno belle scenografie, e saranno specchio di un passato di divisioni più che germe di futuro e di più credibile testimonianza della presenza dello Spirito di Dio”. “Uno Spirito a cui dobbiamo fare più spazio nel nostro mondo attraversato dall’odio – conclude –. Con il realismo dell’amore”.

Le nomine di Benedetto XVI nella sezione della Segreteria di Stato che si occupa dei rapporti internazionali e nel Pontificio Consiglio per i migranti

Giornata di nuovi incarichi cu­riali ieri in Vaticano. Bene­detto XVI ha nominato quat­tro nuovi membri del Consiglio di cardinali e vescovi che assistono la seconda Sezione della Segreteria di Stato, quella che si occupa dei rap­porti con gli Stati. Si tratta dei cardi­nali Peter Erdo, arcivescovo di Bu­dapest e presidente del Consiglio del­le Conferenze Episcopali d’Europa, Marc Ouellet, prefetto della Congre­gazione per i vescovi, Fortunato Bal­delli, penitenziere maggiore, Raymond Leo Burke, pre­fetto del Tribunale della Segnatura a­postolica. Questi porporati si ag­giungono ai cinque che fanno già parte del Consiglio e cioè il segreta­rio di Stato Tarcisio Bertone, Giovan­ni Battista Re, Godfried Danneels, Jean-Louis Tauran e Attilio Nicora. Benedetto XVI ha inoltre nominato nuovi membri e consultori del Pon­tificio Consiglio della pastorale per i migranti. Tra i membri scelti ci sono il card. Ennio Antonelli, presi­dente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e altri quattro presuli, tra cui gli italiani Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro e Guerino Di To­ra, ausiliare di Roma. E tra i consul­tori ci sono due ecclesiastici, uno dei quali è lo scalabriniano padre Mau­rizio Pettenà, direttore dell’Ufficio migranti della Conferenza Episcopa­le australiana e tre laici, tra cui i do­centi universitari italiani Paolo Mo­rozzo della Rocca di Urbino e Laura Zanfrini, della Cattolica di Milano.

Gianni Cardinale, Avvenire

Il Papa e due ragazzi dell'Azione cattolica liberano le colombe bianche. Il messaggio: la pace strumento migliore per costruire il nostro futuro

Affiancato da due giovanissimi dell'Azione Cattolica di Roma, un ragazzo e una ragazza affacciati con lui dalla finestra dello studio pontificio, Benedetto XVI ha salutato i giovani romani giunti in Piazza San Pietro con la tradizionale ''Carovana della Pace''. ''Sono lieto di rivolgere un caloroso saluto ai ragazzi e alle ragazze dell'Azione Cattolica della Diocesi di Roma, guidati dal cardinale Vicario Agostino Vallini'', ha detto il Papa. ''Cari ragazzi, anche quest'anno siete venuti numerosi, al termine della vostra 'Carovana della Pace'', il cui motto era: 'Contiamo sulla Pace!'''. Il Pontefice ha dato quindi la parola alla bambina che ha letto un messaggio di pace. ''Caro Papa, anche quest'anno ti siamo venuti a trovare insieme ai nostri educatori, ai nostri genitori e a tutta l'Azione Cattolica della diocesi di Roma, svegliandoci presto per gridare a tutta la città che noi 'Contiamo sulla pace''': così iniziava il messaggio letto dalla ragazzina romana. ''Ci contiamo - ha proseguito - perchè sappiamo che la Pace è lo strumento migliore per costruire il nostro futuro''. ''Ultimamente - ha letto ancora la ragazza -, abbiamo ascoltato tante brutte notizie. Troppe persone decidono di usare la violenza per imporre le proprie idee politiche e religiose''. ''Tutte le volte che litighiamo con i compagni - è ancora il testo del messaggio -, i grandi ci dicono sempre che dobbiamo fare la pace, che dobbiamo parlare tra di noi e andare d'accordo. E noi oggi vorremmo dire la stessa cosa a tutti: dobbiamo volerci bene come fratelli, a qualsiasi religione o cultura apparteniamo". Il messaggio dei giovani dell'Acr ha ricordato poi l'appena conclusa Settimana di preghiera per l'Unità dei cristiani, con iniziative di solidarietà attuate anche dai ragazzi, e l'avvicinarsi della cerimonia di beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1° maggio. ''Ti promettiamo che saremo tutti qui insieme a te, a fare festa'', è stato l'impegno annunciato dai ragazzi, concludendo con ''Ti vogliamo tanto bene!''. Poi con il Papa e l'altro bambino hanno liberato due colombe bianche, simbolo di pace. E queste, come era accaduto anche gli altri anni, non hanno voluto allontanarsi subito: una volta liberate dal Pontefice infatti sono rientrate nello studio dell'appartamento privato, per essere poi di nuovo fatte librare in volo dai ragazzi, mentre Papa Ratzinger osservava divertito.

Ansa, Agi

Benedetto XVI: convergere menti e cuori a concreti progetti di pace per la Terra Santa. La preghiera per i malati di lebbra e quanti li assistono

Dopo la recita della preghiera dell'Angelus, Papa Benedetto XVI ha invocato la pace per la Terra Santa. "Oggi - ha ricordato - ricorre anche la 'Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa'. Mi associo al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell'invitare tutti a pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace".
Poco prima, il Papa si era soffermato sull'odierna Giornata mondiale dei malati di lebbra, "promossa negli anni '50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall'Onu", salutando l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau, che proprio nel 2011 compie 50 anni di attività, e ha aggiunto una preghiera per chi ancora oggi è vittima della malattia: “La lebbra, pur essendo in regresso, purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.
Benedetto XVI ha augurato “serenità e prosperità” ai Paesi dell’Estremo Oriente che nei prossimi giorni celebreranno il capodanno lunare, quindi, in lingua francese, ha invitato i giovani a partecipare numerosi alla prossima Giornata Mondiale dellà Gioventù di Madrid.

TMNews, Radio Vaticana

Il Papa: le Beatitudini non un'ideologia, ma un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, che Gesù ha voluto assumere per salvarla

Il giorno in cui Gesù trasformò la montagna in una “cattedra” non lo fece per lanciare una nuova ideologia, ma per insegnare all’umanità che i beni del cielo saziano davvero la fame e asciugano per intero le lacrime di chi soffre, molto più delle ricchezze e delle consolazioni terrene: è l’insegnamento di Papa Benedetto XVI che, alla recita dell'Angelus dalla finestra del suo studio privato, si è soffermato sul “grande discorso” delle Beatitudini, quasi un Vangelo nel Vangelo. Il messaggio che Cristo lancia dalla montagna, proclamando “Beati” i reietti, “è diretto a tutto il mondo nel presente e nel futuro – ha affermato il Papa – e può essere compreso e vissuto solo nella sequela di Gesù”. “Non si tratta di una nuova ideologia, ma di un insegnamento che viene dall’alto e tocca la condizione umana, proprio quella che il Signore, incarnandosi, ha voluto assumere, per salvarla...Le Beatitudini sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli”. Prendendo spunto dal suo libro "Gesù di Nazareth", Benedetto XVI ha osservato che “le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli”. Esse, ha soggiunto, “rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”. Un atteggiamento che ha profondamente inciso sui duemila anni di storia della Chiesa: “Il Vangelo delle Beatitudini si commenta con la storia stessa della Chiesa, la storia della santità cristiana, perché – come scrive San Paolo – ‘quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono’. Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.

Radio Vaticana

sabato 29 gennaio 2011

Joseph Ratzinger firmò nel 1970 con nove teologi un documento in cui si chiedeva una verifica e una riflessione sul vincolo del celibato sacerdotale

Il giovane Joseph Ratzinger firmò nel 1970 un documento nel quale venivano sollevati dubbi sul celibato sacerdotale. Il memorandum, datato 9 febbraio 1970 e firmato dal futuro Papa assieme ad altri nove teologi, venne inviato a tutti i vescovi tedeschi: "Le nostre riflessioni riguardano la necessità di una verifica urgente e di una diversa riflessione sul vincolo del celibato della Chiesa latina per la Germania e della Chiesa universale per il mondo intero". Il contenuto del documento è stato pubblicato dalla Sueddeutsche Zeitung sotto il titolo: "I dubbi del giovane Ratzinger". A voler aprire il dibattito sul celibato vi erano illustri teologi, da Karl Rahner a Otto Semmelroth, fino a Karl Lehmen e Walter Kasper. I teologi motivavano la loro perplessità in particolare con la mancanza di vocazioni di giovani preti: se queste sono troppo poche, "la Chiesa ha l'obbligo di procedere consapevolmente a qualche modifica" della regola. Nel testo, comunque, i firmatari ripetono più volte che con la loro petizione non vogliono in alcun modo condizionare alcuna decisione che porti all'abolizione del vincolo del sacerdozio senza matrimonio.

TMNews

Cinquemila bambini della 'Carovana della Pace' domani in Piazza San Pietro per l'Angelus. Insieme a due di loro Benedetto XVI libererà due colombe

Ci saranno anche i circa cinquemila bambini e ragazzi romani della tradizionale Carovana della Pace tra i fedeli che domani ascolteranno le parole di Benedetto XVI all'Angelus in Piazza San Pietro. Al termine della preghiera mariana il Papa libererà due colombe, consegnategli da due ragazzi dell'Azione cattolica ragazzi, che prima leggeranno un messaggio di pace. I bambini e ragazzi dell'Acr di Roma, insieme ai loro educatori, genitori e coetanei delle scuole e delle parrocchie della città, si ritroveranno alle 8.30 a Piazza Navona. Da lì, dopo varie attività di animazione, tra cui lo scambio di messaggi di pace, partiranno in corteo attraversando le vie del centro, accompagnati dallo slogan 'Contiamo sulla pace', per raggiungere Piazza San Pietro. Qui il cardinale vicario Agostino Vallini rivolgerà un saluto ai ragazzi e alle loro famiglie e ai rappresentanti dell'associazione diocesana. Alle 12.00, poi, la preghiera dell'Angelus guidata dal Pontefice. Durante la mattinata i piccoli dell'associazione romana consegneranno le offerte raccolte nelle parrocchie di appartenenza durante il mese di gennaio. Quanto raccolto sarà destinato in parte a favore di un orfanotrofio gestito delle suore Ancelle dell'Immacolata Concezione nella Diocesi Cattolica di San Giuseppe in Siberia, in parte al 'Centro di crisi per bambini di strada' di San Pietroburgo, nel quale sacerdoti cattolici e ortodossi lavorano insieme prendendosi cura di bambini che, per diversi motivi, vivono situazioni di abbandono, solitudine e disagio sociale.

IMGPress

Videomessaggio del Papa alla Pontificia Università 'Santo Tomas' di Manila: fede e ragione parte di un approccio realmente integrato all'istruzione

La gratitudine del Papa per quei sacerdoti, religiosi e laici che “hanno tramandato a generazioni di filippini” la “fede, la conoscenza e la saggezza” che possono essere rintracciate nelle “scienze religiose e secolari”. Si esprime così Benedetto XVI nel videomessaggio inviato ai docenti, studenti ed ex alunni della Pontificia Università “Santo Tomas” di Manila, nelle Filippine, che ieri hanno solennemente celebrato i 400 anni di fondazione dell’ateneo, alla presenza dell’inviato pontificio, il card. Zenon Grocholewski. Come sapete, ricorda Benedetto XVI, “l'Università di Santo Tomas è il più antico istituto di istruzione superiore cattolica in Estremo Oriente e continua a svolgere un ruolo molto importante nella Chiesa in tutta la regione". Tenendo presente, prosegue il Papa, che "la fede e la ragione sono sempre parte di un approccio realmente integrato” per ciò che concerne l'istruzione, “confido che la vostra Università – conclude – continuerà a contribuire alla formazione intellettuale, spirituale e di arricchimento culturale delle Filippine e non solo”.

Conclusa la visita apostolica nell’arcidiocesi di Armagh. Murphy-O’Connor: ho ascoltato anche voci di integrità di buoni sacerdoti, di fede e speranza

Il card. Cormac Murphy-O’Connor (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo emerito di Westminster, martedì ha terminato la visita apostolica, iniziata il 10 gennaio, nell’arcidiocesi irlandese di Armagh. Il porporato era stato nominato dalla Santa Sede per "supervisionare – riferisce L’Osservatore Romano – la visitazione apostolica" dopo i casi di abusi sui minori commessi da esponenti del clero. "Mi trovo qui – ha affermato Murphy-O’Connor durante il rito di penitenza e guarigione nella Cattedrale di Saint Patrick – su invito del Papa". "Il Santo Padre – ha proseguito – ha espresso la sua profonda tristezza in merito alla dolorosa ferita dell’abuso di minori e adulti vulnerabili nella Chiesa in Irlanda". Il porporato ha invitato a pregare per l’effusione dei doni dello Spirito Santo e ha sottolineato "il senso di tradimento e di dolore di quanti hanno subito abusi". "Ho ascoltato anche voci di onestà e di integrità di varie persone e di buoni sacerdoti" e, ha aggiunto, "voci di fede e la determinazione a perseverare nell’edificazione della Chiesa in questa diocesi". Soprattutto "ho ascoltato le voci di speranza". Dopo il rito di penitenza e guarigione, il card. Séan Baptist Brady, arcivescovo di Armagh, ha guidato il gesto umile e solenne della lavanda dei piedi ai fedeli presenti.

Avvenire

Il Papa: i Santi non un ornamento che riveste la Chiesa dall’esterno, ma come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa

"I Santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall'esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre". Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo in udienza la Comunità del Pontificio Collegio Etiopico in Vaticano. Il Papa, ricordando, con le parole del Concilio Vaticano II, che "la santità si colloca nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed è la vocazione a cui tutti siamo chiamati", ha poi sottolineato: "E' bello contemplare così la Chiesa, in modo ascensionale verso la pienezza del 'vir perfectus', in continua, faticosa, progressiva maturazione; dinamicamente sospinta verso il pieno compimento in Cristo". “Nonostante il carattere proprio della vocazione di ciascuno”, ha poi osservato, “non siamo separati tra di noi; siamo invece solidali in comunione all’interno di un unico organismo spirituale”. Cristo, ha detto ancora, ha “conquistato” la nostra vita. E tuttavia “non sopprime le qualità caratteristiche della persona”. Al contrario, ha concluso il Pontefice, “le eleva, le nobilita e, facendole sue, le chiama a servire il suo mistero e la sua opera”. Ai sacerdoti e seminaristi di Etiopia e Eritrea, il Papa ha indicato il modello del fondatore dell'istituto che li ospita in Vaticano, San Giustino De Jacobis, del quale ricorre il 150° anniversario della morte. "Missionario in Etiopia, nel Tigrai, prima ad Adua e poi a Guala, dove pensò subito a formare preti etiopi, dando vita ad un seminario chiamato 'Collegio dell'Immacolata', con il suo zelante ministero operò instancabilmente perchè quella porzione di popolo di Dio ritrovasse il fervore originario della fede, seminata dal primo evangelizzatore, San Frumenzio". "Giustino intuì con lungimiranza che l’attenzione al contesto culturale doveva essere una via privilegiata sulla quale la grazia del Signore avrebbe formato nuove generazioni di cristiani. Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica”. Si è così soffermato sull’attività del Pontificio Collegio che sostiene i seminaristi “nel loro impegno di preparazione teologica, spirituale e pastorale”. Ha esortato i sacerdoti formati a Roma a “suscitare in ciascuno l’amore a Dio e alla Chiesa”, una volta rientrati nella comunità d’origine o quando accompagnano i connazionali emigrati all’estero. Seguendo l’esempio di San Giustino, ha soggiunto, sappiate che per voi sacerdoti e seminaristi “è tracciata la via della santità”. “Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine. Sono certo che l'esperienza di comunione vissuta qui a Roma - ha detto Papa Ratzinger - vi aiuterà anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate Nazioni".

Agi, Radio Vaticana


La cattedra di Ambrogio. Martiniani, ciellini e outsider: Benedetto XVI sceglie la guida per la diocesi di Milano, una delle più importanti al mondo

Il nunzio vaticano in Italia, Giuseppe Bertello, ha pronte le lettere da spedire a tutti i vescovi della Lombardia e a quei cardinali che in Italia sono a capo delle Conferenze Episcopali regionali. Saranno inviate a ore. Lo scopo è chiedere a tutti i destinatari tre nomi per la successione di quella che è una tra le diocesi più importanti del mondo, Milano (foto). Dicono in città: “Qui il sindaco è un Re e il vescovo è come un Papa”. Forse oggi non è più così, ma il convincimento popolare non è senza senso: all’apertura di ogni conclave, qualsiasi sia il Pontefice il cui regno si è appena concluso, e chiunque sieda sulla cattedra di Ambrogio e Carlo, c’è un nome che tutti gli osservatori sono obbligati a inserire nella lista dei papabili: il nome dell’arcivescovo di Milano.I tempi sono ormai stretti. Il prossimo 14 marzo il card. Dionigi Tettamanzi compirà 77 anni e dopo i due anni di proroga che Papa Ratzinger gli ha concesso, su sua esplicita richiesta, alla guida della chiesa ambrosiana, sarà chiamato a lasciare. In diocesi da Roma ancora ufficialmente non è stato comunicato nulla, ma l’impressione è che tutto potrebbe essere deciso addirittura entro e non oltre marzo stesso. Di qui la domanda che tanto agita le notti di gran parte di coloro che compongono il collegio cardinalizio: chi dopo Tettamanzi? Una domanda non da poco perché, secondo il pensiero di molti, è anche intorno a questa scelta che si gioca una parte importante del futuro della chiesa. Beninteso: non che il successore di Benedetto XVI, quando sarà, sarà per forza il prossimo arcivescovo di Milano. Anzi, in pochissimi oggi scommetterebbero su un esponente italiano. Ma è innegabile che se la scelta del Papa per Milano sarà di quelle considerate di primo piano (e non, dunque, un nome di ripiego o di “transizione”), il designato assumerà un ruolo e un’autorevolezza decisivi all’interno del collegio cardinalizio prima e durante il futuro conclave. Più prima che durante, ovviamente. Infatti, il regno di Papa Ratzinger sembra destinato a durare ancora parecchio. Il tempo, dunque, è propizio per lavorare bene, per riportare la diocesi che fu di San Carlo Borromeo e poi di cardinali come Ferrari, Schuster e Montini ai fasti di un tempo. E, insieme, tessere le migliori strategie in vista dell’elezione del prossimo successore di Pietro. Una volta che i vescovi e i cardinali avranno risposto, mons. Bertello sottoporrà le loro preferenze al Papa, il quale le valuterà con attenzione. Anche se poi farà di testa sua. Agirà autonomamente. Qui più che altre volte. Si dice infatti nella Curia romana che Joseph Ratzinger, soprattutto per la nomina di Milano, non intende restare invischiato nei rivoli delle diverse correnti ecclesiali le quali, come è logico che sia, lavorano per candidati differenti. Tarcisio Bertone è il primo collaboratore del Papa. Quando l’11 ottobre scorso Papa Ratzinger scelse Cesare Nosiglia quale successore di Severino Poletto a Torino, in molti dissero, non senza sbagliare, che il Papa, per la prima volta, disattese il volere di Bertone che a Torino voleva Giuseppe Versaldi, vescovo di Alessandria. Nosiglia, dissero in molti, era invece nei desiderata del cardinale Camillo Ruini. Vi fu chi lesse in quella nomina un segnale che qualcosa dentro il pontificato stava cambiando: Joseph Ratzinger prendeva maggiore autonomia dal suo primo collaboratore. La verità, è banale dirlo, sta nel mezzo: il Papa decide sempre in autonomia e i consigli del suo segretario di stato li ascolta, spesso assecondandoli, ma altre volte discostandosene. Nella nomina di Torino si è discostato. Ma non così ha fatto qualche mese dopo, quando ha dovuto scegliere il vescovo di un’altra grande e importante diocesi: Santiago del Cile. Incurante delle voci che descrivono le recenti nomine molto, forse troppo, di stampo salesiano, il Papa ha affidato proprio a un salesiano, Ricardo Ezzati Andrello, la popolosa diocesi sudamericana. Anche per Milano il card. Bertone ha i suoi preferiti. In cima alla lista c’è l’attuale capo del “ministero” della cultura del Vaticano. Nato e cresciuto nell’establishment milanese, amato dalla curia, divulgatore della fede capace di valorizzare l’eredità che fu di Carlo Maria Martini che al progetto della “nuova evangelizzazione” wojtyliana contropropose l’idea della “cattedra dei non credenti”, il neo cardinale Gianfranco Ravasi è la prima prestigiosa opzione di Bertone per Milano. Dietro di lui la seconda scelta, ovvero Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza ma di origini piemontesi come il segretario di stato. Ravasi e Ambrosio sono i candidati ideali per soddisfare quella parte di Milano che spera in una scelta di continuità con la linea martiniana, che a suo modo anche il “centrista” Tettamanzi ha garantito? La risposta non è facile. Ravasi non è un martiniano in senso stretto. E’ cresciuto a Milano, ma dalla città e dalla curia ha saputo emanciparsi. Come Martini ha tra le sue priorità il dialogo con chi non crede – per questo ha ideato l’iniziativa del “Cortile dei gentili” –, scrive su Il Sole 24 Ore ed è amato nei salotti che contano. Ma nello stesso tempo, da raffinato divulgatore, sa stare dove sta il popolo: la sua rubrica settimanale su Radio Maria lo porta vicino a un tipo di devozione aliena, e anche invisa, a una certa chiesa milanese. Tra Ravasi e Ambrosio è quest’ultimo il più martiniano. Formatosi alla facoltà teologica di Milano, cuore pulsante di quella teologia “debole” che a partire dagli anni Settanta ha in parte ceduto acriticamente agli orientamenti e agli influssi più o meno direttamente di radice kantiana provenienti soprattutto d’oltralpe, Ambrosio rappresenterebbe una scelta dal marchio facilmente riconoscibile. Perché, ecclesialmente parlando questa è Milano: la diocesi dove dal post Concilio, e poi nell’epoca di Wojtyla, si è alimentato ed è cresciuto un magistero alternativo a quello romano. Al Cristo al quale spalancare le porte di wojtyliana memoria, si è preferita la proposta di una fede non esente da dubbi, zone grigie e ombre dell’ante-Papa Carlo Maria Martini. Una domanda ancora non ha risposta: su chi davvero puntano i martiniani, dall’emerito Martini al quasi emerito Tettamanzi? Nelle scorse settimane il Corriere della Sera si è speso parecchio per Ravasi. Forse si è speso troppo. Tanto che in Vaticano c’è chi assicura: l’hanno fatto per confondere le acque, il vero candidato di via Solferino è un altro. Tanto che un’altra battuta popolare in riva ai Navigli torna alla mente: “L’arcivescovo di Milano lo decidono al Corriere”. Nei giorni scorsi un blog di La Repubblica ha scritto che Ravasi avrebbe rifiutato la possibilità di andare a Milano. Ha rifiutato, o ha capito che l’ipotesi non è percorribile? La risposta, probabilmente, la conoscono soltanto lui e il Papa. Anche se l’outsider proposto sul Corriere della Sera da Marco Garzonio, biografo ufficiale di Martini, fa capire tante cose. Garzonio ha buttato lì il nome del francescano Pierbattista Pizzaballa, giovane custode di Terra Santa. Scrive addirittura Garzonio: “Per Tettamanzi tale scelta potrebbe comportare una prorogatio di fatto per un anno, in modo da arrivare all’Incontro delle Famiglie”. Come dire: lanciamo Ravasi ma portiamo avanti un candidato diverso, Pizzaballa appunto, uno che ci sia fedele senza necessariamente essere già un nome affermato. Il nome di Pizzaballa lascia intuire che è soprattutto qui che si gioca la vera battaglia: un candidato low profile ma di impostazione martiniana contro un candidato di scuola opposta. Comunione e liberazione è forte a Milano e in tutta la Lombardia. E’ forte politicamente, ha suoi uomini nelle istituzioni locali, ma è molto stimata anche nella curia romana. Nata con uno strappo non indolore dalla Chiesa-istituzione ambrosiana che pure cercava in tutti i modi di resistere, arrancando, ai venti post conciliari, ha mantenuto negli anni il suo forte carattere anti curiale. La curia, e più ancora la struttura territoriale della diocesi e delle parrocchie, da una parte, Cl dall’altra. Giussani è sempre stato nel cuore del Vaticano, di Wojtyla e di Ratzinger, eppure proprio nell’era del grande pontificato del Papa polacco, a Milano sono stati designati due vescovi che al movimento ciellino hanno fatto da contraltare, da argine e da diga. Perché la Chiesa è fatta di pesi e contrappesi. E ogni territorio ecclesiale deve avere al suo interno i giusti equilibri. Per il dopo Tettamanzi i martiniani temono un candidato ciellino. Temono anzitutto quell’Angelo Scola, patriarca di Venezia, indicato da molti sulla rampa di lancio. Pronto, dunque, al decollo. Scola, tra l’altro, è riuscito in questi anni a crearsi un profilo che va oltre Cl. E’ uomo di caratura internazionale, uomo del dialogo seppure d’impostazione balthasariana: l’idea di Communio contrapposta a quella di Concilium. Eppure, quando si chiede di Scola a Milano, la risposta in Vaticano è sempre una: “E’ inverosimile che il patriarca di Venezia, la diocesi che ha portato al papato Angelo Roncalli e Albino Luciani, lasci per Milano. Sarebbe una diminutio”. Se la candidatura di Scola è controversa, quale allora potrebbe essere quella realistica? La domanda si rincorre da settimane nelle felpate stanze d’oltre il Tevere. In molti ricordano che proprio la sede ambrosiana, nel secolo scorso, ha avuto tre pastori che vi sono arrivati senza precedenti esperienze episcopali: Alfredo Ildefonso Schuster, Giovanni Battista Montini e lo stesso Carlo Maria Martini. Ecco allora che il profilo dell’outsider s’avanza con sempre maggiore forza. Un profilo di basso impatto mediatico. Un uomo di Chiesa magari completamente “esterno” rispetto alla Chiesa ambrosiana. Una terza scelta. Una personalità che oggi può esistere soltanto nella mente del Papa. Il suo nome potrebbe non essere indicato in nessuna delle terne che i vescovi e i cardinali invieranno al Papa tramite mons. Bertello. Ma questo non è un problema. Su Milano, Benedetto XVI ha intenzione di fidarsi soltanto di se stesso.

Paolo Rodari, Il Foglio

venerdì 28 gennaio 2011

Tauran: per progredire nel dialogo con l'islam parlarsi da persona a persona, non attraverso i giornali. Nelle parole del Papa mai il minimo disprezzo

Dopo che l'università islamica egiziana al Azhar ha sospeso il dialogo con il Vaticano per protesta con le dichiarazioni del Papa in merito agli attentati contro i copti di Alessandria, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, card. Jean-Louis Tauran, caldeggia che questo dialogo prosegua, "non attraverso i giornali". "Se vogliamo progredire nel dialogo - afferma il porporato francese in un'intervista a L'Osservatore Romano - si deve prima di tutto trovare il tempo di sedersi e parlarsi da persona a persona, non attraverso i giornali". Spiega Tauran: "Desideriamo capire bene quali siano i motivi che hanno potuto spingere il Consiglio dell'Accademia delle Ricerche Islamiche di Al Azhar, il 20 gennaio scorso, a 'congelare' il dialogo con noi. Penso che una lettura attenta delle parole di Benedetto XVI nel messaggio per la Giornata della Pace 2011, nonché del suo discorso al Corpo Diplomatico del 10 gennaio, possa aiutare a dissipare i malintesi. Da questi due testi, si capisce bene che il Papa si rifà ai valori universali e perciò, nel parlare del rispetto effettivo dei diritti e delle libertà della persona umana, egli non commette alcuna ingerenza in questioni che non sono di sua competenza". Per Tauran, più in generale, non c'è "niente di più falso" che sostenere che il Papa non ami l'islam. "Non ho mai trovato nelle parole di Benedetto XVI il minimo disprezzo per l'islam. Ricordiamoci che a dialogare non sono le religioni, ma i credenti, che sono un misto di bene e di male. Non sono le religioni a essere violente, ma semmai i loro seguaci". "Il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso comunque continuerà ad accogliere con amicizia chi vuole entrare in conversazione con la Chiesa Cattolica e diciamo ai nostri amici che apprezziamo quanto hanno fatto e fanno con coraggio e costanza per mantenere le antiche usanze di buon vicinato con i seguaci delle altre religioni. Quindi, per il momento, tutti i nostri appuntamenti restano validi, compreso quello di febbraio con i nostri partner del Cairo".

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Un'appassionante mini GMG la riunione dei delegati. 'YouCat', catechesimo per i giovani con prefazione del Papa

El Escorial, nei dintorni di Madrid, è stato lo scenario eletto per celebrare la riunione dei delegati della GMG provenienti da più di 80 paesi e da 57 realtà della Chiesa. Costoro hanno potuto esporre le loro idee, familiarizzarsi con Madrid ed avere risposte a tutti i loro dubbi in riferimento all'organizzazione del grande evento della prossima estate. Per l’ambiente internazionale che si respirava e il clima di collaborazione, potremmo dire che si è trattato di una appassionante mini-GMG. L’incontro è stato denso di sessioni di lavoro. È stato talmente intenso che alcuni hanno sentito la mancanza di pause per il caffè, anche perché un'alta percentuale di partecipanti era appena sbarcata da voli transoceanici di oltre otto ore. Le tematiche che hanno suscitato il maggior numero di domande sono state quelle relative agli alloggi, al programma culturale, alle iscrizioni, alle persone disabili e al trasporto. Pure la questione dei visti ha preoccupato coloro che, come Joyce Zako dell’Uganda, non hanno ambasciata spagnola nel loro Paese. È stata accolta di buon grado l’idea del catering. Gli iscritti con vitto riceveranno buoni pasto che si potranno usare negli oltre mille ristoranti della regione di Madrid iscritti alla GMG. Inoltre è stata data conoscenza in questi giorni del contenuto dello zaino della GMG: un Vangelo, il Libro del Pellegrino per seguire le cerimonie, la Guida della GMG con il programma, la agenda culturale, il catechismo YouCat, la maglietta, un cappello, un ventaglio e un rosario. Il YouCat, l'abbreviazione di Youth Catechism, è stato pensato per gli adolescenti e i giovani adulti. Si tratta di una presentazione della fede cattolica preparata in Germania e con una prefazione di Benedetto XVI. Questo catechismo contiene domande e risposte, commenti, illustrazioni e immagini, elenchi di termini chiave, citazioni bibliche di Santi e di grandi maestri della fede cattolica. Inoltre, durante questi giorni ci sono stati momenti di preparazione spirituale con Eucaristie presiedute dal presidente del ‘ministero’ vaticano responsabile delle GMG, il card. Stanislaw Rylko, oppure dall'arcivescovo di Madrid, Antonio María Rouco Varela, nonché momenti di adorazione eucaristica e lodi.

GMG 2011 - Sito ufficiale

Il Papa: tutti i cristiani lavorino insieme in un clima di fiducia e reciproca accoglienza per servire la causa della pace e della giustizia

Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in udienza i partecipanti alla riunione della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse. “Tutti i cristiani hanno bisogno di lavorare insieme in un clima di fiducia e reciproca accoglienza per servire la causa della pace e della giustizia”. Il Papa ha ricordato l’importanza del dialogo intrapreso dall’organismo su “Natura, costituzione e missione della Chiesa”. Il documento che ne è scaturito, ha osservato, ha messo in luce aspetti fondamentali dell’ecclesiologia che condividiamo e al tempo stesso ha identificato quei temi che richiedono un maggiore approfondimento nelle successive fasi del dialogo. “Possiamo solo essere grati – ha detto il Pontefice – che dopo quasi 15 secoli di separazione ancora troviamo un accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica” e sulla stringente necessità “di testimoniare il Vangelo di Gesù Cristo” nel mondo. Ha così ricordato gli argomenti al centro della seconda fase dei lavori della Commissione e in particolare dell'incontro di questa settimana: la comunione tra le Chiese nei primi secoli e il ruolo del monachesimo all’inizio della vita della Chiesa. “Dobbiamo essere fiduciosi – ha soggiunto – che la vostra riflessione teologica porterà le nostre Chiese non solo ad una comprensione reciproca più profonda, ma a continuare in modo convinto il nostro cammino verso la comunione” a cui siamo chiamati da Gesù Cristo. Per questa intenzione, ha rammentato, abbiamo elevato la nostra invocazione durante la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, appena conclusa. “Molti di voi – ha sottolineato il Papa - provengono da regioni in cui i singoli fedeli e le comunità cristiane si trovano a fronteggiare sfide e difficoltà che sono per tutti noi motivo di profonda preoccupazione”. “L’intercessione e l’esempio dei tanti martiri che hanno dato una coraggiosa testimonianza a Cristo in tutte le nostre Chiese – ha concluso il Papa – possano sostenere e rafforzare voi e le vostre comunità cristiane”.

Radio Vaticana

I grandi discorsi di Benedetto XVI. Collège des Bernardins 2008: la ricerca di Dio immersione profonda nella realtà che non si arresta alla superficie

Secondo dei tre incontri di Letture teologiche sui grandi discorsi di Benedetto XVI ieri sera al Vicariato di Roma, dove nella Sala della Conciliazione si è riflettuto sul discorso tenuto dal Pontefice il 12 settembre 2008 al Collège des Bernardins di Parigi (foto). “La riflessione del Papa è tutta concentrata su un tema dominante – un solo e unico tema, si potrebbe dire – quaerere Deum – fuoco polare dell’esperienza monastica, nucleo generatore di civiltà” ha affermato mons. Sergio Lanza, assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nel suo intervento di apertura alla serata promossa da mons. Lorenzo Leuzzi, direttore dell’Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma. “La ricerca di Dio non è evasione dal reale, ma immersione profonda nella realtà, investigazione – ha continuato Lanza – che non si arresta alla superficie, non è alla superficie che abita la verità, l’essenziale è invisibile”. “L’umanesimo ateo, questa forma di assolutismo culturale ha subito una doppia smentita. Stretta tra pragmatismo e fondamentalismo la cultura postsecolare se non ritrova il vigore del significato, se non apre l’orizzonte del quaerere Deum è pura vanità” ha proseguito il relatore, aggiungendo che “Papa Ratzinger rintraccia l’amore per la parola come luogo euristico in cui il desiderio di Dio implica l’amore delle lettere”. Per Giuseppe Dalla Torre, rettore dell’Università Lumsa, “nel discorso ‘aux Bernardins’ vi è una forte provocazione a noi europei”: quella diretta a far crescere “il monaco che è in noi”. Il riferimento non è ovviamente allo “stato di vita ma ad uno spirito” che “si rivolge non solo ai credenti ma a tutti noi europei – che crocianamente non possiamo non dirci cristiani”. “Quando il ‘quaerere Deum’ si dispiega entro comunità di fede che si raccolgono attorno alla Parola di Dio la vita degli esseri umani si arricchisce e splende di luce – ha spiegato Alessandro Ferrara, docente ordinario di filosofia politica dell’Università Tor Vergata – quando invece la Parola interpretata aspirò a tramutarsi in legge la vita umana si è imbarbarita ed è stata funestata”. La chiusura dell’incontro è stata affidata al card. Agostino Vallini, vicario generale del Santo Padre per la diocesi di Roma, che ha sottolineato quanto con i propri discorsi “il Papa fa riflettere, fa pensare e stimola proprio al pensiero”. “Queste serate – ha concluso il card. Vallini – invitano a pensare per ritrovare il senso della propria vita, questi discorsi aprono prospettive enormi”.

GMG 2011-Il Papa a Madrid. Nella festa di accoglienza Benedetto XVI attraverserà la Puerta de Alcalá con i giovani rappresentanti dei 5 continenti

Papa Benedetto XVI attraverserà a piedi la Puerta de Alcalá (foto) insieme a giovani provenienti dai cinque continenti al suo arrivo a Madrid, giovedì 18 agosto, per celebrare la Giornata Mondiale della Gioventù, mentre i piloti della squadra acrobatica "Aquila" dell'Aeronautica Militare disegnaranno nel cielo la bandiera vaticana spagnola. In questo senso, il direttore degli eventi principali della Giornata Javier Cremades, ha sottolineato che mentre il Papa è arrivato a Colonia attraversando il Reno e a Sydney per la baia, quest'anno si è dovuto pensare a un'altro arrivo per il Papa, poichè sarebbe stato "difficile" farlo passare dal fiume Manzanares. Il Santo Padre atterrerà all'aeroporto di Barajas nella mattina di giovedi 18 e sarà ricevuto dai membri del Governo, la Famiglia Reale e dalla comunità e la città di Madrid. L'evento si comporrà del ricevimento ai piedi dell'aereo, l'interpretazione degli inni nazionali, la ldttura del discorso di benvenuto dalla più alta autorità civile presente e il discorso del Papa. Dall'aeroporto, il Pontefice si recherà con il suo seguito presso la Nunziatura, da dove nel pomeriggio si sposterà in auto panoramica a Plaza de Cibeles per partecipare alla Festa di accoglienza da parte dei giovani. Prima del Papa, un gruppo di motociclisti, ciclisti e podisti farà una marcia popolare per dargli il benvenuto, insieme a persone che si esibiranno nella danza tradizionale del Sud America. Dopo aver attraversato la Puerta de Alcalá, il veicolo percorrerà l'ultimo tratto scortato dalla Guardia Reale. La sera di venerdì 19 agosto si svolgerà la Via Crucis che sarà composta di 14 passaggi da tutta la Spagna disposti lungo il Paseo de Recoletos, a Plaza de Colon, dove Benedetto XVI camminerà in compagnia dei rappresentanti di 15 nazioni che sono attualmente in situazioni difficili e che porteranno la croce dei giovani. Nel celebrare questo evento, alcuni punti di riferimento della capitale, come il Museo del Prado, Nettuno, il Palacio de Correos, la Biblioteca Nazionale e la Casa de America, tra gli altri, si illumineranno con colori tenui come invito alla preghiera. Sabato 20 agosto si celebrerà la Veglia di preghiera con l'esposizione e l'adorazione del Santissimo all'aeroporto Cuatro Vientos e sarà caratterizzato dalla presenza dell'Ostensorio di Arfe di Toledo, attualmente conservato nella cattedrale di Toledo. I giovani potranno trascorrere la notte in preghiera nelle cappelle distribuite nella grande superficie di 60 ettari. Domenica mattina, a Cuatro Vientos ci sarà la Santa Messa conclusiva della Giornata Mondiale della Gioventù. Il Papa saluterà i giovani e annuncerà la sede della prossima GMG. Una volta in aeroporto, si terrà la cerimonia ufficiale di congedo con i rappresentanti del governo, il Re di Spagna, la Comunità e il Comune di Madrid, dove il Papa terrà l'ultimo discorso. Durante la Giornata Mondiale della Gioventù 2011, le chiese saranno aperte a tutti i pellegrini che desiderano andare a confessarsi nell'ambito di quella che è stata chiamata 'Festa del perdono', a disposizione della quale ci sarà anche il Parque del Retiro, che avrà sedi confessionali così come un luogo di preghiera nel Crystal Palace.

ACI Prensa

giovedì 27 gennaio 2011

Giornata della Memoria. Il Papa: ricordare la Shoah affinchè simili orrori non si ripetano mai più, mai più la violenza umili la dignità dell’uomo

Ricorre oggi la Giornata internazionale in memoria delle vittime della Shoah, adottata nel 2005 dalle Nazioni Unite. “La Shoah induca l’umanità a riflettere sulla imprevedibile potenza del male quando conquista il cuore dell’uomo”: è uno dei tanti pensieri che Benedetto XVI ha dedicato allo sterminio degli ebrei per mano dei nazisti, una tragedia che ha segnato la storia del XX secolo. Intensa e memorabile la visita del Papa ad Auschwitz (foto), al culmine del suo viaggio apostolico in Polonia: “Prendere la parola in questo luogo di orrore, di accumulo di crimini contro Dio e contro l'uomo che non ha confronti nella storia, è quasi impossibile – ed è particolarmente difficile e opprimente per un cristiano, per un Papa che proviene dalla Germania. In un luogo come questo vengono meno le parole, in fondo può restare soltanto uno sbigottito silenzio: un silenzio che è un interiore grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto?” (Preghiera in memoria delle vittime al Campo di concentramento di Birkenau, 28 maggio 2006).
“Non potevo non venire qui”, afferma il Papa commosso. “Era – soggiunge – ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco”. Il Pontefice sottolinea quindi che con la distruzione degli ebrei, i nazisti volevano edificare un mondo senza Dio: “I potentati del Terzo Reich volevano schiacciare il popolo ebraico nella sua totalità; eliminarlo dall'elenco dei popoli della terra. Allora le parole del Salmo: ‘Siamo messi a morte, stimati come pecore da macello’ si verificarono in modo terribile. In fondo, quei criminali violenti, con l'annientamento di questo popolo, intendevano uccidere quel Dio che chiamò Abramo, che parlando sul Sinai stabilì i criteri orientativi dell'umanità che restano validi in eterno” (Preghiera in memoria delle vittime al Campo di concentramento di Birkenau, 28 maggio 2006).
Della Giornata della Memoria, Benedetto XVI parla specificamente all’Udienza generale del 28 gennaio 2009. Il Papa ribadisce che la Shoah è “un monito contro l’oblio, contra la negazione o il riduzionismo, perché la violenza fatta contro un solo essere umano è violenza contro tutti”: "La Shoah insegna specialmente, sia alle vecchie sia alle nuove generazioni, che solo il faticoso cammino dell’ascolto e del dialogo, dell’amore e del perdono conduce i popoli, le culture e le religioni del mondo all’auspicato traguardo della fraternità e della pace nella verità. Mai più la violenza umili la dignità dell’uomo!” (Udienza generale, 28 gennaio 2009).
Una violenza che Joseph Ratzinger ha visto con i suoi occhi. Il Papa ricorda l’inizio della furia nazista contro gli ebrei nella cosiddetta “Notte dei Cristalli” tra il 9 e il 10 novembre 1938: “Ancora oggi provo dolore per quanto accadde in quella tragica circostanza, la cui memoria deve servire a far sì che simili orrori non si ripetano mai più e che ci si impegni, a tutti i livelli, contro ogni forma di antisemitismo e di discriminazione, educando soprattutto le giovani generazioni al rispetto e all’accoglienza reciproca” (Angelus, 9 novembre 2008).
Negli ultimi due anni, Benedetto XVI compie due visite storiche in cui commemora i sei milioni di ebrei uccisi nella Shoah e ancora una volta rivolge un accorato appello a non dimenticare la tragedia dell’Olocausto. L'11 maggio 2009, durante il pellegrinaggio in Terra Santa, il Papa si reca allo Yad Vashem di Gerusalemme. I nomi di coloro che persero la vita nella Shoah, afferma al Memoriale dell’Olocausto, “sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l’umanità”.
Quindi, il 17 gennaio dell’anno scorso, Benedetto XVI visita la Sinagoga di Roma e riconosce con rammarico che molti cattolici rimasero indifferenti al dramma della Shoah. Il Pontefice ribadisce l’irrevocabilità del cammino di amicizia tra ebrei e cattolici intrapreso col Concilio Vaticano II e chiede perdono per le sofferenze inflitte dai cristiani al popolo ebraico: “La Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell’antisemitismo e dell’antigiudaismo. Possano queste piaghe essere sanate per sempre!” (Visita alla Comunità Ebraica nella Sinagoga di Roma, 17 gennaio 2010).

Radio Vaticana

Bagnasco: dal Papa l’umiltà del tratto, chiarezza della verità, sapienza del dialogo, libertà davanti al mondo, coraggio dal sapersi nelle mani di Dio

Di fronte a “una cultura nichilista ridente e triste”, i sacerdoti non devono “aver paura delle possibili incomprensioni, delle critiche”, seguendo l’esempio del Papa, che “ci insegna l’umiltà del tratto, la chiarezza disarmata della verità, la sapienza lucida del dialogo, la prudenza ardita dei gesti, la libertà di fronte al mondo, il coraggio che deriva dal sapersi nelle mani di Dio”. Lo ha detto il card. Angelo Bagnasco (nella foto con Benedetto XVI), nell’omelia della Messa di chiusura del Consiglio permanente della CEI, che si conclude oggi ad Ancona. Ai preti, ha spiegato il cardinale, spetta il compito di “mantenere la professione della nostra speranza senza vacillare”, in modo da “rispondere all’attesa non solo della comunità cattolica, ma anche dell’intera società che esige da noi – nonostante limiti e debolezze – le parole che echeggiano quelle del Signore, che sono testimoniate da duemila anni di storia cristiana, che sono bagnate dal sangue dei martiri di ieri e di oggi”. Citando San Tommaso, il presidente della CEI ha affermato che “siamo richiamati e sospinti perché la luce del nostro sacerdozio sia a servizio del mondo, si ponga in relazione con i molti ambiti della vita, e illumini circa le perenni questioni: il mistero del dolore e della morte, il senso del nostro esistere, il destino di ciascuno, la meta di questo straordinario e drammatico universo, il bene morale”. “Tutto ciò - ha proseguito il cardinale – fa parte dell’enigma di fondo” per cui “ogni uomo è per se stesso, enigma che può anche essere rimosso dalla coscienza collettiva” – come ad esempio la “cultura nichilista ridente e triste”, che lo “vorrebbe esorcizzare” - ma che “prima o poi ritorna incomprimibile con tutta la sua implacabile forza”. “Intensificare la nostra vita spirituale”: questo l’invito del card. Bagnasco, per il quale il compito dei pastori consiste nel “restare fedeli alla verità tutta intera, con i suoi richiami inderogabili, ma senza mai scoraggiare o, peggio, condannare l’uomo, rinchiudendolo nelle sue prigioni interiori, privandolo del futuro”. “Come sacerdoti che hanno la grazia di essere ministri della riconciliazione – ha affermato il cardinale – sappiamo che le anime desiderano avere indicate le mete sublimi e senza sconti della vita cristiana, riconoscere i propri peccati, rinnovare il cammino della conversione; ma nel contempo sono, come tutti, mendicanti di misericordia e di fiducia”. Altra “tentazione” da rifuggire, secondo il card. Bagnasco, è “la tentazione di trascurare”, che non appartiene ad una Chiesa esortata dal Papa “ad un’opera di rinnovamento del cuore e della vita, come il fondamento e la condizione di ogni vera riforma”. “Siamo chiamati ad essere davanti alle nostre comunità per dare l’esempio”, ha concluso il presidente della CEI.

SIR

Una mostra nei Musei Vaticani e un libro per gli 80 anni della 'Radio Vaticana'. La Ebu terrà a Roma l'assemblea annuale e inconterà il Papa

La Radio Vaticana sta per compiere ottanta anni. Tanti ne sono passati da quel 12 febbraio 1931 in cui la stazione radio richiesta dal Vaticano a Guglielmo Marconi trasmise per la prima volta in tutto il mondo un discorso in latino di Pio XI (foto). L'emittente pontificia si appresta a festeggiare la ricorrenza con una mostra che dai primi di febbraio verrà allestita nei Musei Vaticani mentre per il prossimo 29 settembre, in occasione della festa di San Gabriele, patrono della Radio Vaticana, dovrebbe essere pronto un libro sulla storia dell'emittente negli ultimi trenta anni (esiste infatti una pubblicazione che racconta i primi cinquanta anni). Gli ultimi trenta anni della radio coincidono con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Per commemorare il suo ottantesimo compleanno inoltre la Radio Vaticana ha invitato la sezione radiofonica della Ebu, associazione di diffusione europea, a tenere la propria assemblea annuale dopo Pasqua a Roma, e al termine dei lavori a una udienza con il Papa.

Giacomo Galeazzi, Oltretevere

mercoledì 26 gennaio 2011

XXV Congresso Eucaristico Nazionale. Menichelli: grande occasione di grazia. Caprioli: mettere la Chiesa di fronte al Mistero che la genera

L’arcivescovo di Ancona-Osimo, mons. Edoardo Menichelli, ha aperto questo pomeriggio nel capoluogo marchigiano il secondo convegno nazionale dei delegati diocesani in preparazione al XXV Congresso Eucaristico Nazionale sul tema “Signore da chi andremo?”, che si svolgerà ad Ancona dal 3 all'11 settembre 2011, e si concluderà con la Santa Messa presieduta da Papa Benedetto XVI. Davanti ai 220 delegati il presule ha dato il “benvenuto a chi partecipa per la prima volta e a chi ha fatto già la prima esperienza nel giugno scorso”. “Idealmente – ha detto - il Congresso Eucaristico Nazionale viene consegnato oggi ad ognuno di noi e di questo dobbiamo esserne consapevoli e responsabili”. Il suo risultato “dipenderà da noi, da come sapremo coinvolgerci e da come sapremo aiutarci”. Perché il Congresso e perché Ancona? “Tutto ciò che Dio ci dà – ha proseguito l’arcivescovo - dobbiamo viverlo come grande occasione di grazia. Certo la Chiesa non ha bisogno di visibilità perché è conosciuta nel suo agire”. In chiusura mons. Menichelli ha indicato l’importanza di riscoprire l’Eucaristia “come sorgente di grazia, di santità e di pastorale”. “L’Eucaristia è fabbricata dentro le pieghe misteriose del quotidiano e ci anticipa la ferialità, cioè l’impegno della settimana”. L’auspicio, infine, che il Congresso Eucaristico “ridia a noi più forte e responsabilizzato il senso della comunione come obbligo di testimonianza ad una società oggi sempre più frantumata e che ci impone di essere una cane sola”. “I viaggi non si cominciano nemmeno se non ci sono già in partenza degli amici a cui raccontare il viaggio di ritorno”, ha detto da parte sua mons. Adriano Caprioli, presidente del Comitato per i Congressi Eucaristici Nazionali. “Credo che sia il nostro caso – ha proseguito mons. Caprioli –. Un viaggio, o meglio un pellegrinaggio verso il Congresso Eucaristico è già in partenza” e occorre “avere mente e cuore proiettati al ritorno”. Poi il presidente del Comitato ha tracciato alcune tappe del cammino di preparazione. “Il Congresso – ha aggiunto - è come una sosta per mettere la Chiesa di fronte al Mistero che la genera e in tal modo riprendere slancio per la sua missione”. “L’obiettivo non sarà tanto l’avvio di una nuova pastorale, ma la crescita e la condivisione di una nuova spiritualità presso le figure dei cristiani di oggi nella loro vita quotidiana. Questa è la sfida che abbiamo di fronte: lo stile di vita nuovo di noi credenti deve trasparire in tutta la sua bellezza e piena umanità”.

SIR

I 'successori' di don Camillo e Peppone incontrano Benedetto XVI. In regalo il cofanetto con i dvd dei cinque film apprezzati dal Papa

I "successori" di don Camillo e Peppone (foto) hanno incontrato il Papa questa mattina. Nell'Aula Paolo VI, infatti, hanno assistito all'Udienza generale don Giovanni Davoli e Giuseppe Vezzani, rispettivamente parroco e sindaco di Brescello, il paese in provincia di Reggio Emilia nel quale sono stati girati tutti i cinque film tratti dai romanzi di Giovannino Guareschi. "Naturalmente - sottolinea L'Osservatore Romano che dà la notizia - all'Udienza sindaco e parroco sono arrivati con due pullman diversi: anche se non litigano più, preferiscono comunque mantenere fede alle antiche tradizioni". Sindaco e sacerdote hanno regalato al Papa un cofanetto con i dvd dei cinque film, in italiano e in tedesco. Benedetto XVI ha raccontato, nel recente libro-intervista "Luce del mondo", di apprezzare le storie di don Camillo e Peppone.

TMNews

I gendarmi vaticani fermano due uomini che cercano di consegnare al Papa una busta con messaggi devozionali. Nel comportamento nessuna aggressività

I gendarmi vaticani hanno fermato due uomini che, nel corso dell’Udienza generale di questa mattina in Vaticano, hanno tentato di consegnare al Papa una busta. I due uomini, a quanto riferito dai presenti, si sono sbracciati ed hanno richiamato con urla l’attenzione di Benedetto XVI. Nonostante non abbiano tentato di scavalcare le transenne che separano il pubblico dalla zona di passaggio del Papa, nell’Aula Paolo VI, i gendarmi vaticani si sono avvicinati ai due uomini e li hanno accompagnati all’uscita. A quanto riferito dalla Sala stampa vaticana in seguito, i due uomini sono di nazionalità maltese e nella busta c’era una lettera di contenuti “devozionistici”. La busta è stata presa in consegna dalla Gendarmeria vaticana e verrà consegnata al Pontefice. Per le autorità vaticane, nel comportamento dei due uomini non c'era alcuna forma di aggressività.

TMNews, Asca

Il Papa: piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, vivere la carità senza favoritismi e limiti, attingendo nell'Amore di Gesù quello per la Chiesa

Si è svolta questa mattina nell’Aula Paolo VI l’Udienza generale, dove Benedetto XVI ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla figura di Santa Giovanna d’Arco (1412-1431).
Soffermandosi sulla vita della giovane Santa francese della fine del Medioevo, e “citata più volte nel Catechismo della Chiesa cattolica”, il Papa l’ha definita “particolarmente vicina a santa Caterina da Siena, patrona d’Italia e d’Europa”, al centro di un’altra recente catechesi papale. Giovanna e Caterina, per il Santo Padre, sono infatti “due giovani donne del popolo, laiche e consacrate nella verginità; due mistiche impegnate, non nel chiostro, ma in mezzo alle realtà più drammatiche della Chiesa e del mondo del loro tempo. Sono forse le figure più caratteristiche di quelle ‘donne forti’ che, alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia”. Il Papa le ha anche accostate “alle sante donne che rimasero sul Calvario, vicino a Gesù crocifisso e a Maria sua Madre, mentre gli apostoli erano fuggiti e lo stesso Pietro lo aveva rinnegato tre volte”. La Chiesa, in quel periodo, “viveva la profonda crisi del grande scisma d'Occidente, durato quasi 40 anni”, ha ricordato il Papa: “Quando Caterina da Siena muore, nel 1380, ci sono un Papa e un Antipapa; quando Giovanna nasce, nel 1412, ci sono un Papa e due Antipapa”. Oltre a questa “lacerazione all'interno della Chiesa”, c’erano “continue guerre fratricide tra i popoli cristiani d'Europa”, la più drammatica delle quali fu l'interminabile “Guerra dei cent’anni” tra Francia e Inghilterra. La giovane “riceve una buona educazione cristiana”, ma non sapeva né leggere né scrivere, sue fonti sono le testimonianze ai due processi, il primo, di condanna, contiene lunghe trascrizioni degli interrogatori durante glu ultimi due mesi di vita, il secondo, voluto da Papa Callisto III, che dichiarò nulla la condanna, contiene le deposizioni di circa 120 testimoni oculari di tutti i periodi della sua vita. Giovanna, “fin dall'infanzia, dimostra una grande carità e compassione verso i più poveri, gli ammalati e tutti i sofferenti”, e a partire dai 13 anni Giovanna “si sente chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo”. “La compassione e l’impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio”, ha affermato il Papa, secondo il quale “uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica”. Dopo “gli anni di vita nascosta e di maturazione interiore segue il biennio breve, ma intenso, della sua vita pubblica: un anno di azione e un anno di passione”, ha sottolineato il Papa. "La passione” inizia il 23 maggio 1430. Fatta prigioniera, il 23 dicembre viene condotta a Rouen, dove si svolge “il lungo e drammatico processo di condanna, che inizia nel febbraio 1431 e finisce il 30 maggio con il rogo. E' un grande e solenne processo, presieduto da due giudici ecclesiastici”, ma in realtà “interamente guidato da un folto gruppo di teologi della celebre università di Parigi, che partecipano al processo come assessori. Sono ecclesiastici francesi, che avendo fatto la scelta politica opposta a quella di Giovanna, hanno a priori un giudizio negativo sulla sua persona e sulla sua missione. Questo processo è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che, secondo le parole del Concilio Vaticano II, è allo stesso tempo santa e sempre bisognosa di purificazione. E’ l'incontro drammatico tra questa Santa e i suoi giudici, che sono ecclesiastici. Da costoro Giovanna viene accusata e giudicata, fino ad essere condannata come eretica e mandata alla morte terribile del rogo”. “Teologi ai quali mancano la carità e l’umiltà di vedere in questa giovane l’azione di Dio”. “I giudici di Giovanna – ha sottolineato Benedetto XVI – sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima: non sapevano di condannare una Santa”. L'appello di Giovanna al giudizio del Papa, il 24 maggio, è respinto dal tribunale. La mattina del 30 maggio, riceve per l'ultima volta la Comunione, e viene condotta al supplizio. “Chiede a uno dei sacerdoti di tenere davanti al rogo una croce. Così muore guardando Gesù crocifisso e pronunciando più volte e ad alta voce il nome di Gesù”. Per la Santa, “la verginità dell’anima è lo stato di grazia, valore supremo, per lei più prezioso della vita: è un dono di Dio che va ricevuto e custodito e con umiltà e fiducia”. “Nostro Signore che tiene il mondo”: questa, ha ricordato il Papa, l’immagine che Giovanna fece dipingere sul suo stendardo, e che è una sorta di “icona della sua missione politica”. “Gesù è contemplato da Giovanna come il re del cielo e della terra”, le parole del Pontefice, che ha spiegato che “la liberazione del suo popolo è un’opera di giustizia umana che Giovanna compie nella carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell’esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili”. “La fede è la luce che guida ogni scelta – ha proseguito Benedetto XVI – come testimonierà, un secolo più tardi, un altro grande Santo, l’inglese Thomas More”. “Giovanna contempla anche tutta la realtà della Chiesa – ha proseguito Benedetto XVI – la Chiesa trionfante del cielo, come la Chiesa militante della terra”. “E’ un tutt’uno nostro Signore e la Chiesa”: quest’affermazione, contenuta nel Catechismo della Chiesa Cattolica, per il Papa “ha un carattere veramente eroico nel contesto del processo di condanna, di fronte ai suoi giudici, uomini di Chiesa, che la perseguitarono e la condannarono. Nell’Amore di Gesù, Giovanna trova la forza di amare la Chiesa fino alla fine”. Tra gli influssi esercitati da Giovanna d’Arco nella storia della santità, Benedetto XVI ha citato quello su Teresa di Lisieux, “giovane Santa dell’epoca moderna”, con lei copatrona della Francia. “In una vita completamente diversa, trascorsa nella clausura – ha fatto notare il Papa – si sentiva molto vicina a Giovanna, vivendo nel cuore della Chiesa e partecipando alle sofferenze di Cristo per la salvezza del mondo”. Giovanna d’Arco, ha concluso il Papa attualizzandone la figura, “ci invita a una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, da Gesù un profondo amore alla sua Chiesa”.

SIR, AsiaNews

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

Francesco Ventorino: la verità ragionevole del matrimonio cristiano. La sfida notevole che Benedetto XVI ha lanciato nel discorso alla Rota romana

"È una sfida notevole quella che il Papa ha lanciato nel discorso ai prelati uditori del tribunale della Rota romana, tenuto lo scorso 22 gennaio. Partendo dalla premessa che 'il matrimonio celebrato dagli sposi, quello di cui si occupa la pastorale e quello messo a fuoco dalla dottrina canonica, sono una sola realtà naturale e salvificà, Benedetto XVI ha tratto la logica conseguenza che l'obiettivo immediato della preparazione al matrimonio, ritenuta sempre più essenziale alla validità stessa del gesto sacramentale, non è rivolgere alla coppia 'un messaggio ideologico', nè tanto meno imporre un 'modello culturale', quanto piuttosto 'promuovere la libera celebrazione di un vero matrimonio, la costituzione cioè di un vincolo di giustizia ed amore tra i coniugi, con le caratteristiche dell'unità ed indissolubilità, ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole'". È quanto scrive Francesco Ventorino in un intervento pubblicato su L'Osservatore Romano. "È questo vincolo, infatti, che 'tra battezzati costituisce uno dei sacramenti della Nuova Alleanza'. Perchè questo si realizzi è necessario che i fidanzati vengano posti in grado di scoprire 'la verità di un'inclinazione naturale e di una capacità di impegnarsi che essi portano inscritte nel loro essere relazionale uomo-donna', dalla quale scaturisce la capacità e il diritto di quella donazione consensuale che si attualizza nel sacramento del matrimonio. La sfida - continua - è tutta qui: saper mostrare, all'interno di un itinerario pastorale, quanto nella concezione sacramentale e giuridica del matrimonio cristiano vengano comprese e portate a piena realizzazione le esigenze naturali dell'uomo e della donna, nonchè della relazione stessa che intendono stabilire tra di loro nella specificità dell'unione coniugale". "Con questo suggerimento metodologico - conclude Ventorino - Benedetto XVI si inserisce nella più nobile tradizione del pensiero cristiano. È noto, infatti, che Tommaso d'Aquino, per confermare la visione biblica dell'unione coniugale, adduce delle ragioni eminentemente 'laichè: 'Era giusto che nella prima costituzione delle cose la donna fosse formata dall'uomo, a differenza di quanto fu fatto per gli altri animali (...) affinchè l'uomo, sapendo che la donna è uscita da lui, l'amasse di più e le fosse unito indissolubilmente".

L'Unico

Padre Newton: i primi passi dell'Ordinariato. Cattolici e anglicani non sono imprese in concorrenza, ecumenico cercare di lavorare insieme

Ad appena 10 giorni di vita, l'Ordinariato personale di Nostra Signora di Walsingham per ex anglicani in Inghilterra sta compiendo i primi passi nel contesto di una grande attenzione internazionale. Padre Keith Newton, ex vescovo anglicano e ora sacerdote cattolico, nonché primo ordinario, ha parlato con la BBC domenica di alcune delle questioni che i membri dell'Ordinariato stanno affrontando. La domanda che si pongono molti è: quante persone abbandoneranno la Chiesa d'Inghilterra e passeranno all'Ordinariato? Per padre Newton, non si possono fare pronostici. “Ogni persona deve compiere una professione di fede individuale”, ha detto alla televisione britannica. Per questo, è impossibile proporre dei numeri. Il sacerdote ha suggerito che circa due dozzine di gruppi effettuerebbero il cambiamento, e le dimensioni di ogni gruppo potrebbero spaziare dai 10 ai 70 membri. “Ma non avremo numeri certi finché la gente non prenderà davvero questo impegno”, ha dichiarato. L'impegno non implica un passo significativo, e alcuni membri della Chiesa d'Inghilterra sperano ancora che gli anglicani delusi dai cambiamenti nella Comunione trovino una via per rimanere nel gregge piuttosto che diventare cattolici all'interno dell'Ordinariato. Una dozzina di vescovi della Chiesa d'Inghilterra ha diffuso questo lunedì una lettera pastorale spiegando le proprie speranze al riguardo e sostenendo di essere “alla ricerca di un modo che ci permetta con integrità di restare membri della Chiesa d'Inghilterra”. Pur ammettendo di “non voler dare false speranze” e che tentativi precedenti di “persuadere la Chiesa d'Inghilterra a prendere quei provvedimenti che ci permetterebbero in buona coscienza di rimanere al suo interno sono stati contrastati”, i vescovi hanno detto di avere “il dovere” di continuare a cercare “una via d'uscita dall'impasse”. “Riconosciamo il grande cambiamento di cuore che dovrebbe avvenire per riuscire in questo”, hanno scritto. Nel frattempo, The Telegraph ha riferito questo lunedì che altri sette sacerdoti anglicani e 300 parrocchiani hanno annunciato la propria intenzione di unirsi all'Ordinariato. Il gruppo fa riferimento a tre parrocchie dell'Essex e tre nella zona orientale di Londra. Per queste persone e altre come loro, in Quaresima inizierà un periodo di catechesi. Subito prima di Pasqua verranno accolte nella Chiesa Cattolica, potendo partecipare alle liturgie del Triduo da cattoliche. Le catechesi continueranno poi nel periodo pasquale. Quanto al clero, l'ordinazione al sacerdozio cattolico, per quanti verranno accettati, è attesa per la Pentecoste, seguita da altri due anni di formazione. Una volta inseriti nell'Ordinariato, clero e fedeli affrontano le questioni che ci si potrebbero aspettare da una comunità alle prime armi, tra cui il luogo in cui praticare il culto e come si pagheranno i conti. Circa la possibilità di una collaborazione continuata con la Chiesa d'Inghilterra, padre Newton ha chiarito alla BBC: “Non stiamo chiedendo un tetto sulla testa. Penso che la gente descriva la questione come se fossimo imprese in concorrenza; in realtà siamo tutti nella missione della Chiesa, in una varietà di modi, e penso che sarebbe una cosa piuttosto ecumenica per noi cercare di lavorare insieme”. Ciò non vuol dire che non si tratti di un grande cambiamento, che richiede denaro. Padre Newton ha affermato che la Chiesa Cattolica di Inghilterra e Galles ha fatto una donazione di 250.000 sterline e altre hanno promesso contributi. “Nel lungo periodo l'Ordinariato dovrà autofinanziarsi, ma ci vorrà un po' di tempo per arrivare a questo”, ha dichiarato. I suoi sacerdoti affrontano poi una realtà per cui “i presbiteri cattolici sono pagati in modo molto diverso da quelli anglicani, quindi c'è tutto un nuovo sistema in cui dobbiamo entrare”. Padre Newton ha anche espresso la speranza che “possiamo trovare qualche forma di lavoro part-time, soprattutto cappellanie nelle scuole, negli ospedali o nelle prigioni – qualcosa che sia legato alla vita sacerdotale e che i sacerdoti possano fare”. “Dobbiamo capire come ogni singolo sacerdote possa avere risorse sufficienti per vivere in modo dignitoso”, ha dichiarato l'ordinario, “e ciò vale soprattutto se è un uomo sposato con una famiglia”.

Zenit