domenica 30 settembre 2012

I saluti nelle varie lingue. Il Papa: domani rientrerò in Vaticano, con affetto vi dico 'arrivederci' e vi prego di portare il mio saluto all’intera comunità di Castel Gandolfo

Nei saluti in varie lingue, al termine della recita dell'Angelus, in francese il Papa ha dichiarato: “In questo periodo dell’anno accademico, incoraggio gli insegnanti e gli educatori nella loro alta missione al servizio dei giovani. Donate agli studenti il desiderio di apprendere per avere un lavoro e prendere il loro posto nella società. L'università può essere un luogo dove già si vive la fraternità. Un luogo in cui Dio non può essere assente. Invito gli adulti a educare in tutte le circostanze i più giovani alla reciproca stima, all’attenzione per l’altro e alla ricerca di Dio. Che Gesù sia la nostra guida nel cammino dell’amore per il prossimo e la preghiera!”. Nei saluti ai polacchi ha evidenziato che “oggi la liturgia della Chiesa ci ricorda che tutti abbiamo ricevuto il dono dello Spirito Santo, che ci rende capaci di compiere il bene ed evitare il male, e unisce coloro che con un cuore sincero vogliono eseguire la volontà di Dio. La sua luce ci aiuti nel conoscere i disegni divini, e la sua potenza ci sostenga nella loro realizzazione”. Nei saluti in italiano, si è rivolto innanzitutto ai “membri del rinnovato Consiglio pastorale della parrocchia di Castel Gandolfo”. “Come sapete – ha affermato -, domani rientrerò in Vaticano; con affetto vi dico ‘arrivederci’ e vi prego di portare il mio saluto all’intera comunità”. Saluti anche al Gruppo Scout di Bisuschio e il Lions Club di Castellabate Cilento Antico. “Vorrei rivolgere anche il mio augurio – ha concluso alla nuova missione ‘Gesù al centro’, della diocesi di Roma, che in questa settimana si svolgerà nel territorio di Ostia. Prego per questo momento forte di testimonianza e di annuncio”.

SIR

Benedetto XVI: in Congo si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti, torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e la convivenza fraterna



"Seguo con affetto e preoccupazione le vicende della popolazione dell'Est della Repubblica Democratica del Congo, oggetto, in questi giorni, di attenzione anche da parte di una Riunione di alto livello, presso le Nazioni Unite". Lo ha detto Benedetto XVI, dopo la recita della preghiera dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. "Sono particolarmente vicino - ha aggiunto - ai profughi, alle donne e ai bambini, che a causa dei persistenti scontri armati subiscono sofferenze, violenze e profondi disagi. Invoco Dio, perché si trovino vie pacifiche di dialogo e di protezione di tanti innocenti e affinché torni al più presto la pace, fondata sulla giustizia, e sia ripristinata la convivenza fraterna in quella popolazione così provata, come pure nell'intera Regione".

TMNews

Il Papa: dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo

A mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo per recitare l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. “Il Vangelo di questa domenica – ha sottolineato il Papa - presenta uno di quegli episodi della vita di Cristo che, pur essendo colti, per così dire, en passant, contengono un profondo significato. Si tratta del fatto che un tale, che non era dei seguaci di Gesù, aveva scacciato dei demoni nel suo nome. L’apostolo Giovanni, giovane e zelante com’era, vorrebbe impedirglielo, ma Gesù non lo permette, anzi, prende spunto da quella occasione per insegnare ai suoi discepoli che Dio può operare cose buone e persino prodigiose anche al di fuori della loro cerchia, e che si può collaborare alla causa del Regno di Dio in diversi modi, anche offrendo un semplice bicchiere d’acqua ad un missionario”. Ha ricordato, quindi, quanto scrive a questo proposito Sant’Agostino: “Come nella Cattolica – cioè nella Chiesa – si può trovare ciò che non è cattolico, così fuori della Cattolica può esservi qualcosa di cattolico”. Perciò, ha osservato il Pontefice, “i membri della Chiesa non devono provare gelosia, ma rallegrarsi se qualcuno esterno alla comunità opera il bene nel nome di Cristo, purché lo faccia con intenzione retta e con rispetto”. Anche all’interno della Chiesa stessa, “può capitare, a volte, che si faccia fatica a valorizzare e ad apprezzare, in uno spirito di profonda comunione, le cose buone compiute dalle varie realtà ecclesiali”. Invece “dobbiamo essere tutti e sempre capaci di apprezzarci e stimarci a vicenda, lodando il Signore per l’infinita ‘fantasia’ con cui opera nella Chiesa e nel mondo”. Richiamando “l’invettiva dell’apostolo Giacomo contri i ricchi disonesti, che ripongono la loro sicurezza nelle ricchezze accumulate a forza di soprusi”, il Santo Padre ha ripreso le parole di Cesario di Arles “La ricchezza non può fare del male a un uomo buono, perché la dona con misericordia, così come non può aiutare un uomo cattivo, finché la conserva avidamente o la spreca nella dissipazione”. “Le parole dell’apostolo Giacomo – ha precisato -, mentre mettono in guardia dalla vana bramosia dei beni materiali, costituiscono un forte richiamo ad usarli nella prospettiva della solidarietà e del bene comune, operando sempre con equità e moralità, a tutti i livelli”. Di qui la preghiera, “per intercessione di Maria Santissima”, “affinché sappiamo gioire per ogni gesto e iniziativa di bene, senza invidie e gelosie, e usare saggiamente dei beni terreni nella continua ricerca dei beni eterni”.

SIR

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS
 

Il Papa a Loreto. Mons. Tonucci: Benedetto XVI sarà il primo Pontefice nella storia a celebrare la Messa sul sagrato della Basilica della Santa Casa

Benedetto XVI sarà “il primo Pontefice nella storia di Loreto a celebrare, giovedì 4 ottobre, una Messa sul sagrato della Basilica della Santa Casa, in piazza della Madonna”. E' mons. Giovanni Tonucci (foto), arcivescovo delegato pontificio di Loreto, ad evidenziarlo a margine della presentazione della mostra "Giovanni XXIII pellegrino a Loreto e Assisi". Un'esposizione, aperta al pubblico dal primo ottobre al 4 gennaio, quella allestita nelle Cantine del Palazzo Apostolico lauretano, progettate da Donato Bramante nel sedicesimo secolo, che spalanca “una finestra - dice Tonucci - su quello che la Chiesa era allora, e sulla dimensione profetica del gesto di Giovanni XXIII, primo papa ad uscire dal Lazio dopo l’Unità d’Italia, per venire proprio a Loreto, così come Pio IX era stato l’ultimo, nel 1857, e sempre per un pellegrinaggio nella città mariana”. Il 4 ottobre il Pontefice celebrerà Messa all'aperto, in una piazza in cui sono previsti 2.170 posti a sedere e vari maxi-schermi: “Fino in epoca recente - ha ricordato Tonucci - sarebbe stato impensabile, e a Loreto prima di oggi non si era mai presentata l’occasione”.

Il Resto del Carlino

Dopo 90 giorni di residenza nelle Ville Pontificie di Castel Gandolfo Benedetto XVI rientra domani in Vaticano. Gli impegni del periodo estivo

Benedetto XVI rientra in Vaticano domani, 1° ottobre, dopo aver passato, per riposare e lavorare, 90 giorni nelle Ville Pontefice dove arrivò il pomeriggio del 3 luglio scorso. Nel corso di queste settimane il Papa ha recitato 13 volte l'Angelus (incluso quello di oggi e senza contare ovviamente l'Angelus di Beirut il 16 settembre). E sempre a Castel Gandolfo il Papa ha presieduto 4 Udienze generali e per altre 4 si è trasferito in elicottero in Vaticano. Dalla sua residenza estiva, il Papa in queste settimane è uscito 5 volte: il 9 luglio per far visita, a Nemi, ai Verbiti del Centro "Ad gentes", il 15 luglio per una visita pastorale a Frascati, il 15 agosto per recarsi alla chiesa parrocchiale di Castel Gandolfo e presiedere la tradizionale Eucaristia il giorno della Solennità dell'Assunta,; il 2 settembre per celebrare la Santa Messa per i suoi ex allievi ( "Ratzinger Schülerkreis") presso la cappella del Centro Mariapoli della cittadina laziale, e infine, tra il 14 a 16 settembre per il suo viaggio apostolico in Libano dove firmò e pubblicò l'Esortazione Apostolica postsinodale "Ecclesia in Medio Oriente". In questi mesi inoltre Benedetto XVI ha ricevuto individualmente e collettivamente numerosi vescovi della Colombia, degli Stati Uniti e della Francia in visita "ad Limina" e ha ricevuto in udienza diversi gruppi di persone partecipanti ad eventi d'interesse ecclesiale e sociale. A Castel Gandolfo il Papa ha ricevuto anche le Lettere credenziali di nuovi ambasciatori tra cui, pochi giorni fa, quello d'Israele.

Luis Badilla, Il Sismografo

Il Papa in Libano. 'Pax vobis', documentario sul viaggio di Benedetto XVI in onda questa sera su 'Rai Storia' con interviste a Koch, Lombardi e Vian

"Pax vobis - Benedetto XVI in Libano" è il titolo del reportage sul viaggio del Papa in Libano trasmesso oggi alle 21.00 su Rai Storia e in replica mercoledì 3 ottobre alle 15.00. "Vengo come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo". Queste le prime parole del Papa all'arrivo a Beirut, il suo 24° viaggio, il quarto in Asia dopo la Turchia, la Terra Santa e Cipro, segno di una sua particolare attenzione a questa area del mondo. Benedetto XVI è stato in Libano a sostenere i cristiani e a consegnare a tutti i popoli e alle autorità dei loro Paesi il testo dell'Esortazione Apostolica "Ecclesia in Medio Oriente". Curato da Antonia Pillosio, il documentario racconta l’itinerario libanese con immagini e interviste a tre testimoni: il cardinale presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'Unità dei cristiani, Kurt Koch, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi e il direttore de L'Osservatore Romano Giovanni Maria Vian.

L'Osservatore Romano, Famiglia Cristiana.it

sabato 29 settembre 2012

Processo a Paolo Gabriele: Tribunale vaticano decide di 'stralciare' la posizione di Sciarpelletti. Respinte alcune prove. Fra i testimoni mons. Gänswein. Il 2 ottobre nuova udienza

E' durata due ore e quindici minuti nel tribunale del Vaticano la prima udienza del processo a Paolo Gabriele, ex maggiordomo del Papa imputato per furto aggravato e Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della segreria di stato, imputato per favoreggiamento. La seduta odierna, iniziata alle 9.30, si è conclusa alle 11.50 ed è stata interrotta per un'ora e venti, dalle 10.20 alle 11.40, perché il collegio giudicante (Giuseppe Dalla Torre, Paolo Papanti-Pelletier e Venerando Marano) si è riunito in camera di consiglio per valutare le eccezioni sollevate dagli avvocati dei due imputati Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti (rispettivamente Cristiana Arru e Gianluca Benedetti) e dal 'promotore di giustizia' (pm) Nicola Picardi. Il Tribunale vaticano, su richiesta dell'avvocato Gianluca Benedetti, difensore di Sciarpelletti, ha deciso che i processi a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento per la vicenda della fuga di documenti del Papa, procederanno separatamente. Il tribunale vaticano ha deciso di stralciare la posizione di Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della Segreteria di Stato processato con il maggiordomo del Papa per favoreggiamento. Sciarpelletti, assente alla seduta odierna, si è dichiarato non colpevole. Negli appartamenti di Paolo Gabriele, in Vaticano e a Castel Gandolfo, è stata trovata un'ingente quantità di materiale. La legale di Gabriele ha iniziato la seduta d'avvio del processo ha contestato innanzitutto l'incompetenza del Collegio cardinalizio, sostenendo che ad occuparsi della violazione del segreto pontificio dovrebbe essere la Santa Sede (in base al diritto canonico) e non lo Stato della Città del Vaticano (in base ai codici di procedura penale in vigore all'interno delle Mura leonine). Il Tribunale vaticano ha però rigettato la richiesta sottolineando che il processo è relativo al solo capo di imputazione del furto aggravato di documenti riservati della Santa Sede, e non riguarda, pertanto, il diritto canonico ma quello vaticano. Cristiana Arru ha poi chiesto la nullità della sentenza di rinvio a giudizio per la genericità delle accuse contenute in merito a corpo del reato e materiale sequestrato. Eccezione anch'essa respinta. Rigettata anche, perché considerata inutile, la richiesta di una perizia dattiloscopica tesa a rilevare le impronte digitali sulla pepita d'oro (o presunta tale) rinvenuta a casa di Paolo Gabriele. Bocciata, in quanto infondata, la contestazione che l'avvocata ha avanzato nei confronti di una telecamera installata sul pianerottolo di casa di Paolo Gabriele. Il dispositivo, ha argomentato il tribunale, era stato autorizzato dalle competenti autorità l'otto giugno (Paolo Gabriele era stato arrestato il 23 maggio). In una memoria scritta consegnata prima dell'avvio del processo, infine, la legale del maggiordomo chiedeva anche una planimetria dello studio del segretario personale del Papa e l'acquisizione nel dibattimento delle testimonianze rese sul caso Vatileaks ad una commissione cardinalizia creata 'ad hoc' dal Papa. La planimetria è stata negata per motivi di sicurezza, mentre la commissione, ha ricordato il presidente del tribunale, è stata istituita secondo l'ordinamento canonico con l'incarico di riferire esclusivamente al Pontefice, per cui non ha rilevanza per l'ordinamento vaticano. "Me lo aspettavo", ha ammesso l'avvocata ai cronisti che le hanno potuto rivolgere una domanda. Secondo quanto ha riferito questa mattina il capo della Gendarmeria Domenico Giani, sono 82 le scatole di materiali raccolte. Si tratta di documentazione di vario genere, solo in parte di carte riservate e materiali ritenuti interessanti dagli inquirenti. Un articolo apparso sul quotidiano tedesco Die Welt a firma di Paul Badde, che indicava nel caso Vatileaks il coinvolgimento di tre ex collaboratori di Benedetto XVI, e considerato "non pertinente", e gli interrogatori svolti dal comandante della gendarmeria vaticana Domenico Giani al maggiordomo del Papa in assenza dei suoi avvocati sono prove che vengono espunte dal dibattimento del processo a carico di Gabriele: è quanto ha stabilito il tribunale accogliendo così alcune delle richieste avanzate dalla legale Arru (e contestate dal 'promotore di giustizia' Picardi). Espunto dalle prove processuali anche il colloquio avuto tra lo stesso Giani e mons. Georg Gänswein, segretario particolare del Papa, a proposito della riscossione dell'assegno di centomila euro intestato al Papa e rinvenuto a casa di Paolo Gabriele (obolo, è emerso oggi, dell'università cattolica di Sant'Antonio di Mursia, in Spagna, consegnato al Papa durante il suo recente viaggio a Cuba). Il tribunale vaticano ha invece sospeso il giudizio su altre due richieste dell'avvocato Cristiana Arru. Sarà deciso all'esito del dibattimento, infatti, se utilizzare o meno come materiale probatorio le carte trovate nella casa usata da Paolo Gabriele a Castel Gandolfo (il comandante Giani ha chiesto al proposito a mons. Angelo Becciu, sostituto della segreteria di Stato, se fosse materiale probatorio pur essendo stato trovato in zona extra-territoriale e il prelato ha risposto affermativamente) e gli altri oggetti rinvenuti a casa di Paolo Gabriele: l'assegno, una pepita presunta d'oro e una traduzione antica della traduzione dell'Eneide di Annibal Caro. Materiale, quest'ultimo, definito "dolo non eccessivo" anche dal pm Picardi. Martedì 2 ottobre, alle 9.00, ci sarà la seconda udienza che, ha detto il presidente Dalla Torre, sarà dedicata all'interrogatorio dello stesso Gabriele e ad altre deposizioni. Fra i testimoni che verranno sentiti nel processo a carico di Paolo Gabriele c'é anche il segretario personale di Benedetto XVI, mons. Georg Gänswein. La lista dei testimoni finora citati comprende, oltre a Gaenswein, la 'memores' Cristina Cernetti, e i gendarmi Pesce, Alessandrini, Cintia, De Santis, Carli e Bassetti. "E' possibile che quattro sedute siano sufficienti a concludere" entro "la prossima settimana", ha concluso il presidente del tribunale vaticano Giuseppe Dalla Torre, a quanto riferito dai giornalisti del 'pool' ammesso al processo.

Ansa, TMNews, Asca
 

Il Papa nomina vescovo di Reggio Emilia-Guastalla don Massimo Camisasca, superiore generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo

Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla (Italia), presentata da mons. Adriano Caprioli, e ha chiamato a succedergli don Massimo Camisasca (foto), superiore Generale della Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo. Figura di spicco del movimento di Comunione e Liberazione, è autore di numerosi saggi teologici. Nato a Milano nel novembre 1946, Camisasca da studente al liceo Berchet aveva incontrato don Luigi Giussani. Divenuto uno dei responsabili di Gioventù Studentesca prima e di CL poi, viene ordinato sacerdote nel 1975 a Bergamo, a motivo delle difficoltà incontrate nel seminario milanese dai ciellini. Dieci anni dopo, don Camisasca dà vita alla Fraternità san Carlo, che forma preti per la missione. "La consuetudine di vita con don Giussani fece sorgere in me il desiderio ha raccontato Camisasca – di imitare la sua paternità. Così, dopo alcune peripezie, entrai in seminario e nel 1975 diventai prete. Quando nel 1985 il vescovo di Bergamo diede a me e ad alcuni sacerdoti la possibilità di scegliere il futuro della propria missione, la cosa più naturale fu costituire una comunità missionaria di preti. La fondazione della Fraternità san Carlo raccoglie le esperienze fondamentali che avevano segnato fino a quel momento la mia persona: la sequela della paternità di don Giussani vissuta nel sacerdozio, il desiderio della vita comune e della missione". La Fraternità sacerdotale è stata riconosciuta come Società di vita apostolica di diritto pontificio nel 1999 da Giovanni Paolo II. Una delle caratteristiche dei missionari della san Carlo è quella di vivere insieme, costituendo delle piccole comunità. Camisasca, autore di trasmissioni radiofoniche, è stato insegnante di filosofia nei licei, all’Università Cattolica di Milano e alla Pontificia Università Lateranense a Roma. Dal 1993 al 1996 è stato vicepresidente del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul Matrimonio e la Famiglia. È autore di una storia di CL in tre volumi, edita dalla San Paolo, ma anche di molti libri dedicati sia alla figura del sacerdote sia alla famiglia. Risale agli anni Ottanta la conoscenza personale con l’allora card. Joseph Ratzinger, che ha celebrato delle ordinazioni sacerdotali di preti della Fraternità. L’iter per arrivare alla nomina del nuovo vescovo di Reggio Emilia, in sostituzione del dimissionario Adriano Caprioli, è stato lungo. È la diocesi d’origine del card. Camillo Ruini (che ne fu vescovo ausiliare, prima di divenire segretario generale della CEI), e anche se il porporato di Sassuolo, avendo già compiuto ottant’anni, non è più membro della Congregazione per i vescovi, non è difficile immaginare che anche il suo parere abbia avuto un peso significativo. Con la nomina di Camisasca diventano sette i vescovi diocesani in Italia direttamente provenienti dalle fila di CL: oltre al nuovo pastore di Reggio ci sono il cardinale Angelo Scola, già patriarca di Venezia e ora arcivescovo di Milano, l’arcivescovo di Taranto Filippo Santoro, il vescovo di Piazza Armerina Michele Pennisi, il vescovo di San Marino Montefeltro Luigi Negri, il vescovo di Fabriano Matelica Giancarlo Vecerrica e il vescovo di Tricarico Vincenzo Orofino.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

RINUNCIA DEL VESCOVO DI REGGIO EMILIA-GUASTALLA (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE 

'Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione' è il tema che Benedetto XVI ha scelto per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2013

E' stato reso pubblico oggi, festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il tema che il Santo Padre Benedetto XVI ha scelto per la 47° Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, domenica 12 maggio 2013: "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione". “Una tra le sfide più significative dell’evangelizzazione oggi è quella che emerge dall’ambiente digitale. È su questa sfida che intende richiamare l’attenzione il tema che quest’anno Papa Benedetto XVI ha scelto, nel contesto dell’Anno della fede". Il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali apre con questa considerazione il comunicato con il quale rende noto oggi il tema della prossima Giornata delle Comunicazioni sociali. “Gli elementi di riflessione - prosegue il Pontificio Consiglio - sono numerosi e importanti: in un tempo in cui la tecnologia tende a diventare il tessuto connettivo di molte esperienze umane quali le relazioni e la conoscenza, è necessario chiedersi: può essa aiutare gli uomini a incontrare Cristo nella fede? Non basta più il superficiale adeguamento di un linguaggio, ma è necessario poter presentare il Vangelo come risposta a una perenne domanda umana di senso e di fede, che anche dalla rete emerge e nella rete si fa strada. Sarà anche questo il modo per umanizzare e rendere vivo e vitale un mondo digitale che impone oggi un atteggiamento più definito: non si tratta più di utilizzare internet come un ‘mezzo’ di evangelizzazione ma di evangelizzare considerando che la vita dell’uomo di oggi si esprime anche nell’ambiente digitale. È necessario tener conto, in particolare, dello sviluppo e della grande popolarità dei social network, che hanno consentito l’accentuazione di uno stile dialogico ed interattivo nella comunicazione e nella relazione”. La Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, l’unica giornata mondiale stabilita dal Concilio Vaticano II (‘Inter Mirifica’, 1963), viene celebrata in molti Paesi, su raccomandazione dei vescovi del mondo, la domenica che precede la Pentecoste (nel 2013, il 12 maggio). Il messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali viene tradizionalmente pubblicato in occasione della ricorrenza di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti (24 gennaio).

SIR

TEMA DELLA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI 2013

Il Papa: Castel Gandolfo si conferma come una 'seconda sede' del Vescovo di Roma. Il modo migliore per ricordarsi è quello della preghiera

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza le delegazioni del Comune di Castel Gandolfo, le autorità civili e militari, le comunità religiose e i dipendenti delle Ville Pontificie che hanno assicurato il servizio durante il periodo estivo. “Nel periodo estivo Castel Gandolfo si conferma come una ‘seconda sede’ del Vescovo di Roma, che gareggia con la ‘prima’ nella capacità di accogliere i visitatori e pellegrini venuti a pregare per l’Angelus domenicale o per le udienze generali del mercoledì”. Ci sono tutti, dal vescovo di Albano Marcello Semeraro al parroco di San Tommaso di Villanova, la parrocchia pontificia di Castel Gandolfo che il Papa raggiunge a piedi il giorno di Ferragosto per celebrarvi messa. E ci sono le molte comunità religiose e laicali presenti nel territorio. “Vi invito tutti – dice loro il Papa - a continuare a farmi sentire la vostra vicinanza spirituale anche dopo la mia partenza, così come è accaduto in questo periodo della mia permanenza. Di questo vi sono grato, mentre vi incoraggio a proseguire con fiducia e con gioia il vostro servizio a Cristo e al suo Vangelo”. C’è anche il sindaco, e poi i servizi del governatorato e della Guardia Svizzera, le forze dell’ordine italiane. Ospitare un Papa significa anche attivare una “macchina” complessa. Benedetto XVI lo sa, ringrazia i rappresentanti del Comune “per la disponibilità e la sollecitudine dimostrate, assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutta la vostra comunità, in particolare per le famiglie in difficoltà e per gli ammalati” e poi si rivolge a quanti hanno cooperato nello svolgimento di tutti gli appuntamenti: “Il Signore vi ricompensi tutti con abbondanti doni celesti, e custodisca voi e le vostre famiglie”. “Il modo migliore per ricordarsi è quello della preghiera. Io non mancherò di pregare per voi e per le vostre intenzioni, e confido che voi facciate altrettanto”. In conclusione, il Papa ha affidato tutti “alla Vergine Maria, che veneriamo nel mese di ottobre come Regina del santo Rosario. Sia sempre lei, con il suo sguardo amorevole, ad accompagnare e sostenere i nostri passi sulla strada della giustizia e della verità. Con tali sentimenti imparto di cuore a ciascuno di voi qui presenti ed a tutti i vostri cari la Benedizione Apostolica”.

Korazym.org

UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL COMUNE DI CASTEL GANDOLFO, ALLE AUTORITÀ CIVILI E MILITARI, ALLE COMUNITÀ RELIGIOSE E AI DIPENDENTI CHE HANNO ASSICURATO IL SERVIZIO DURANTE IL PERIODO ESTIVO - il testo integrale del discorso del Papa
 

Il Papa a Loreto. Lombardi: luogo spiritualmente e simbolicamente quanto mai adatto per prepararsi a vivere un tempo forte di rinnovamento nella missione di annunciare il Vangelo al mondo di oggi

Benedetto XVI va a Loreto il prossimo 4 ottobre, nel 50° anniversario dello storico pellegrinaggio di Giovanni XXIII una settimana prima della solenne apertura del Concilio Vaticano II. "Non è la prima volta che Papa Benedetto va pellegrino a Loreto. Da cardinale vi è stato almeno sette volte, e già una da Papa", afferma il direttore della Sala Stampa vaticana padre Federico Lombardi, nell'editoriale per "Octava Dies", settimanale del Centro Televisivo Vaticano. "Quella che nella devozione del popolo cristiano è l'umile casa di Maria e della Sacra Famiglia, fonte di memoria viva dell'Annunciazione e del mistero dell'Incarnazione, è luogo spiritualmente e simbolicamente quanto mai adatto per prepararsi a vivere un tempo forte di rinnovamento nella missione di annunciare il Vangelo al mondo di oggi". "Il Concilio Vaticano II, aperto e chiuso nelle due festività mariane della Maternità divina e dell'Immacolata Concezione, dedica il capitolo conclusivo del grande documento sulla Chiesa - la 'Lumen Gentium' - proprio a Maria 'segno di certa speranza e di consolazione per il popolo di Dio in cammino'. La Chiesa, il popolo di Dio in cammino, è mariana. Mettendoci dunque in cammino, come Giovanni XXIII, con Papa Benedetto, per rivivere in umiltà il mistero e la gioia dell'Annunciazione e dell'Incarnazione del Figlio di Dio, potremo vivere un mese sinodale e un Anno di grazia, accompagnati e incoraggiati dalla Madre di Gesù e nostra".
 
TMNews
 

Nel Tribunale della Stato del Vaticano la prima udienza del processo per il furto aggravato di documenti e favoreggiamento. Paolo Gabriele presente in aula, assente Sciarpelletti

Questa mattina, alle ore 9.30, presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, ha avuto inizio la prima udienza del processo penale a carico del maggiordomo del Papa Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti, imputati rispettivamente di furto aggravato e di favoreggiamento. Lo rende noto un comunicato della Santa Sede. Il collegio giudicante è composto da Giuseppe Dalla Torre (presidente), Paolo Papanti-Pelletier (giudice) e Venerando Marano (giudice). Promotore di Giustizia (pm) è Nicola Picardi. Gli avvocati difensori sono rispettivamente, per Paolo Gabriele l'avvocato Cristiana Arru, per Claudio Sciarpelletti l'avvocato Gianluca Benedetti. L'imputato Gabriele, precisa il comunicato, è presente in aula, mentre l'imputato Sciarpelletti è rappresentato dal suo avvocato.  
Stamani ci sarà la relazione del giudice relatore. Quindi, le parti avranno la possibilità di svolgere tutte le loro attività difensive. Esaurita questa fase, si passerà alla requisitoria del pubblico ministero e alle arringhe difensive. Infine, il Tribunale si ritirerà in Camera di consiglio ed emetterà la sentenza. Una sentenza impugnabile sia dagli imputati sia dal pubblico ministero. Durante un briefing svoltosi nei giorni scorsi, è stato spiegato che l’ammissione di colpevolezza di Paolo Gabriele non costituisce la cosiddetta “prova regina” poiché la confessione potrebbe anche aver coperto altre persone. Ed è stato precisato che coloro che hanno testimoniato nel corso dell’attività istruttoria potrebbero essere richiamati, così come potrebbero essere invitati a deporre nuovi testimoni. Non è escluso, ma per ora non previsto, che i magistrati possano ricevere le valutazioni della Commissione cardinalizia nominata dal Papa. E se durante le udienze dovessero emergere nuovi fatti di reato, il tutto sarà rimesso al promotore di Giustizia che valuterà se iniziare un’azione penale. Il Papa può concedere la grazia. Il processo è pubblico. Un ristretto pool di giornalisti seguirà il processo: saranno presenti un giornalista de L’Osservatore Romano e uno della Radio Vaticana più altri otto giornalisti di testate nazionali ed estere che parteciperanno alle udienze a turno.

TMNews, Radio Vaticana

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Anno della fede. Lettera pastorale dell'arcivescovo di Udine: desiderio di mettermi in cammino con voi, per primo devo rinnovare la mia fede

“Ho creduto, perciò ho parlato. Nell’Anno della fede un forte impegno per l'educazione cristiana”: è questo il titolo della lettera pastorale che mons. Andrea Mazzocato (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Udine, ha indirizzato a tutte le parrocchie della sua diocesi. Nella lettera si invitano i fedeli a considerare questo come un “anno di grazia per ravvivare la fede”, lasciandosi guidare “dai testimoni della nostra Chiesa”. Inoltre, nel testo vengono fornite indicazioni pastorali in materia di proclamazione della Parola di Dio, di attenzione alle famiglie e di educazione. “Spero che nelle mie parole scorgiate il desiderio di mettermi in cammino con voi e in mezzo a voi, riconoscendo di avere, per primo, bisogno di rinnovare la mia fede” scrive mons. Mazzocato, sottolineando come l’Anno della fede “interpelli direttamente i credenti, ma anche coloro che credono di non esserlo”. 

SIR

La lettera pastorale sull' Anno della fede

Le Poste Italiane celebrano il 50° anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II con l'emissione di un francobollo, raffigurante Giovanni XXIII, Paolo VI e Benedetto XVI

Le Poste Italiane hanno reso nota l’immagine del francobollo (foto) che celebrerà i 50 anni dall’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II. Il francobollo (autoadesivo e con un valore di 60 centesimi) sarà emesso l’11 ottobre prossimo, in esatta coincidenza con il cinquantenario dell’apertura solenne del Concilio, avvenuta l’11 ottobre 1962. La vignetta raffigura la cerimonia di apertura nella Basilica di San Pietro, sulla quale spiccano in primo piano i ritratti di tre Papi: Giovanni XXIII e Paolo VI, sotto il cui Pontificato si svolsero i lavori conciliari, e l’attuale Pontefice Benedetto XVI. Il bollettino illustrativo dell’emissione recherà un articolo del sottosegretario alla presidenza del consiglio Antonio Catricalà.

Vatican Insider

Anno della fede. 'Settimana della piccola via', proposta dei vescovi di Inghilterra e Galles per coinvolgere le scuole, traendo ispirazione dalla testimonianza di fede di Santa Teresa di Lisieux

Piccole azioni e gesti per rendere l'Anno della fede non solo un momento celebrativo ma occasione per improntare la condotta di ogni persona a un vero spirito di rinnovamento spirituale. In vista dell'avvio, l'11 ottobre, dell'iniziativa voluta da Benedetto XVI, i vescovi d'Inghilterra e Galles lanciano una nuova proposta che prevede il coinvolgimento delle scuole. A little way week" è il titolo che fa da sfondo e che trae ispirazione dalla testimonianza di fede di Santa Teresa di Lisieux, morta all'età di ventiquattro anni. "«Santa Teresa di Lisieux - è spiegato in una nota - insegna che un buon metodo per crescere nella santità e per testimoniare l'amore di Dio è fare ogni giorno dei piccoli gesti per Lui e per gli altri". Con l'intento di rafforzare anche i legami all'interno della comunità, in particolare tra le famiglie, le scuole e le parrocchie, la proposta vuole "incoraggiare e invitare ciascuno ad avvicinarsi agli altri con l'amore di Gesù e attraverso la preghiera". La "settimana della piccola via" è promossa congiuntamente, dal 6 al 12 ottobre, da due dipartimenti della Conferenza episcopale, quello per l'educazione e la formazione e per l'evangelizzazione e la catechesi, guidati rispettivamente dal vescovo di Nottingham, Malcolm Patrick McMahon e dal vescovo di Arundel and Brighton, Kieran Thomas Conry. Per mons. McMahon si tratta "di un'opportunità per seguire l'esempio della Santa e intraprendere semplici atti di testimonianza di amore". Teresa di Lisieux, aggiunge, "ci insegna nel seguire la sua 'piccola via' a fare le cose ordinarie della vita con amore straordinario, avendo al centro di essa la fede in Gesù". La "settimana" conclude "contribuisce a fornire l'inizio migliore per la nostra celebrazione dell'Anno della fede nelle nostre scuole e nelle comunità". Gli alunni e tutti gli altri membri delle scuole, ha aggiunto mons. Conry, "potranno quindi partecipare nella testimonianza dell'amore a Dio, imitando Santa Teresa di Lisieux come colei che ha trovato una gioia profonda e duratura e la felicità nel fare piccole cose per Gesù e le persone che la circondavano». Nelle scorse settimane, con un'altra proposta, i vescovi avevano esortato i fedeli a compiere una piccola pausa per riflettere durante la preghiera, allontanandosi per un momento dal seguire i frenetici ritmi della quotidianità. Sempre in vista dell'avvio dell'Anno della fede, l'invito è quello a fare una pausa alle ore 15 di ogni primo venerdì del mese, meditando sul sacrificio di Gesù sulla croce per amore di ciascuno. A presentarla è stato lo stesso vescovo di Arundel and Brighton, mons. Conry. Il presule ha sottolineato come "fermandosi anche solo per alcuni momenti, chiudendo gli occhi e chinando la testa" i fedeli potranno approfondire il loro sentimento di partecipazione all'Anno della fede, un evento che, ha ricordato, "invita i cattolici a riscoprire e a essere più sicuri della fede del proprio battesimo". Una riscoperta che inoltre, puntualizzano i vescovi, deve essere accompagnata da un rinnovato entusiasmo al servizio dell'evangelizzazione. Fra gli atti di testimonianza per un concreto rinnovamento spirituale i presuli indicano da tempo anche il rispetto della regola dell'astinenza dalla carne il venerdì, reintrodotta nel 2011. A tale riguardo, il presidente della Conferenza episcopale d'Inghilterra e Galles, l'arcivescovo di Westminster, Vincent Gerard Nichols, aveva osservato che "la decisione dell'episcopato di reintrodurre questa pratica penitenziale è stata presa proprio in conseguenza del rinnovato spirito di entusiasmo suscitato tra i fedeli dalla visita apostolica del Papa", compiuta nel Regno Unito dal 16 al 19 settembre 2010.

L'Osservatore Romano

venerdì 28 settembre 2012

Congedo dai dipendenti delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo. Il Papa: grazie per il generoso servizio, ho potuto respirare un clima di famiglia e di viva cordialità

Il Papa ha salutato ieri pomeriggio a Castel Gandolfo i dipendenti delle Ville Pontificie della cittadina laziale, dove si avvia a conclusione la sua permanenza estiva. Farà rientro, infatti, in Vaticano lunedì prossimo primo ottobre. “Tutto passa in questo mondo! Ogni cosa che inizia, anche la più positiva e più bella, porta poi con sé, inevitabilmente, la propria conclusione”. Il Papa li ha ringraziati per il “generoso servizio” svolto durante la sua permanenza a Castel Gandolfo e “per il tempo sereno e tranquillo” che ha potuto trascorrere durante questa estate, respirando “un clima di famiglia e di viva cordialità”. “Il mese di settembre, che ormai sta alle nostre spalle – ha aggiunto - è sempre il tempo di un positivo rilancio, dopo le ferie estive”: per i ragazzi è ricominciata la scuola; per tutti è ripreso il lavoro più intenso ed assiduo. “Anche nella Chiesa, per molte comunità cristiane sparse nel mondo, questo che Dio Padre ci dona è il tempo di un nuovo anno pastorale che inizia: sono “ormai vicini, poi, alcuni eventi molto significativi”: “Penso alla mia imminente visita a Loreto, con la quale desidero ricordare il 50° anniversario del pellegrinaggio del Beato Giovanni XXIII, compiuto a quel Santuario mariano per affidare a Maria il Concilio Ecumenico Vaticano II; penso al Sinodo dei Vescovi, che rifletterà sulla nuova evangelizzazione nell’oggi della Chiesa e del mondo; e infine - nel 50° dell’inizio del Concilio - all’apertura dell’Anno della fede, da me indetto per aiutare ogni uomo a spalancare il proprio cuore e la propria vita a Gesù Signore e alla Parola di salvezza”. Quindi, ha concluso: “Affido perciò alla vostra preghiera, cari amici, questi importanti momenti ecclesiali che siamo chiamati a vivere. Il Signore ci assista, perché essi aiutino ciascuno di noi a crescere nella fede, a riscoprire Gesù come la perla preziosa e vero il tesoro della nostra vita. La Vergine Maria, Madre della Chiesa e Madre nostra, che invocheremo fiduciosi nel prossimo mese di ottobre con la recita quotidiana del santo Rosario, vi protegga sempre e vi sostenga nel realizzare tutti i propositi di bene che portate nel cuore”.
Radio Vaticana

CONGEDO DAI DIPENDENTI DELLE VILLE PONTIFICIE - il testo integrale del saluto del Papa

Anno della fede. Vescovi del Triveneto: l'amore di Cristo, che colma i nostri cuori, ci spinge ad evangelizzare, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra

Un’occasione eccezionale per riscoprire “la gioia del credere” e ritrovare “l’entusiasmo nel comunicare la fede”: così i Vescovi delle Chiese del Triveneto presentano e propongono, con una lettera destinata a tutti i fedeli e alle comunità del Nordest e resa pubblica in questi giorni, l’Anno della fede indetto dal Santo Padre Benedetto XVI e che inizierà ufficialmente l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e vent’anni dopo la promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. “L’Anno della fede - scrivono - ci invita a riscoprire il fondamento della nostra fede, Gesù Cristo, e a convertirci a Lui, unico Salvatore del mondo. Egli dà alla nostra vita un nuovo orizzonte e la direzione decisiva. Ma l’Anno della fede ci chiede anche di annunciare l’amore di Dio agli uomini del nostro tempo. L’amore di Cristo, che colma i nostri cuori, ci spinge ad evangelizzare. Egli ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra”. I vescovi rilanciano, quindi, l’invito del Papa a vivere “con gioia questo Anno della fede, mettendoci in ascolto della parola di Dio e meditando insieme i contenuti fondamentali della fede cristiana. Facciamoci testimoni dell’amore di Dio e rendiamo ragione della speranza che c’è in noi. Mostriamo ai nostri fratelli come la fede in lui rende più vera, più giusta e più bella la nostra vita personale, familiare e sociale, rinnova i rapporti di amicizia, dà senso alla fatica del lavoro, all'impegno educativo e all'azione sociale, sostiene nelle prove e nella malattia, ci aiuta a dare un senso pieno alla nostra vita”. E, infine, così concludono: “A tutti voi, carissimi fratelli e sorelle, auguriamo di vivere nel modo migliore possibile questo straordinario Anno della fede, per ravvivare, purificare, confermare e confessare con gioia la vostra fede a tutte le persone che incontrate, in tutti i giorni della vostra vita”.

Zenit

Udienza del Papa al nuovo ambasciatore d'Israele per la presentazione delle Lettere credenziali: grande onore e privilegio incontrarlo. Relazioni buone basate sulla fiducia reciproca

L’ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, Zion Evrony, ha presentato oggi le sue Lettere Credenziali a Sua Santità Papa Benedetto XVI presso il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. Durante l’incontro l’ambasciatore ha espresso il suo apprezzamento al Papa per l’amicizia dimostrata ad Israele e al Popolo Ebraico. L’ambasciatore ha espresso anche la sua soddisfazione nel presentare le credenziali in un momento di significativi progressi sull’Accordo Finanziario tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede. Commentando l’incontro, l’ambasciatore Evrony ha detto: “È stato un grande onore ed un privilegio incontrare Sua Santità il Papa. Sono grato per l’opportunità che mi è stata data. Ho sollevato questioni che interessano Israele e le future relazioni tra Israele e la Santa Sede. Le relazioni sono buone e si basano sulla fiducia reciproca. Speriamo in una rapida conclusione e firma dell’Accordo Finanziario che spianerà la strada al miglioramento e al rafforzamento delle relazioni in molte aree, tra le quali quella accademica, culturale e nella lotta all’antisemitismo. Sul suo ruolo in qualità di sesto Ambasciatore d’Israele presso la Santa Sede, il Dottor Evrony ha affermato: “Sono consapevole che questo incarico è molto più di una consueta missione diplomatica. È una grande sfida, ma è una sfida che accetto con entusiasmo”.

Zenit

LE LETTERE CREDENZIALI DELL’AMBASCIATORE DI ISRAELE PRESSO LA SANTA SEDE

Intenzioni di preghiera del Papa per ottobre: per lo sviluppo e il progresso della Nuova Evangelizzazione, la Giornata Missionaria Mondiale sia occasione di un rinnovato impegno

Le intenzioni di preghiera proposte ogni mese dal Santo Padre sono sempre due: una generale ed una missionaria. Quelle affidate all’Apostolato della Preghiera per il prossimo mese di ottobre, che inizia lunedì, sono le seguenti. “Per lo sviluppo e il progresso della Nuova Evangelizzazione nei Paesi di antica cristianità”, dice quella generale. L'intenzione di preghiera missionaria invece afferma: “Perché la celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale sia l'occasione di un rinnovato impegno di evangelizzazione”.

Zenit

Potrebbero essere accolte a breve le dimissioni di mons. Félix del Blanco Prieto, elemosiniere del Papa. Al suo posto Benedetto XVI dovrebbe nominare mons. Guido Pozzo, segretario di 'Ecclesia Dei'

Cambio in vista all’interno della Famiglia pontificia: nei prossimi giorni potrebbero essere accolte le dimissioni presentate dall’arcivescovo spagnolo Félix del Blanco Prieto, elemosiniere del Papa. Al suo posto, Benedetto XVI avrebbe deciso di nominare l’attuale segretario della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei", mons. Guido Pozzo, che negli ultimi tre anni ha lavorato nel non facile dialogo con la Fraternità San Pio X fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre. Pozzo, classe 1951, originario di Trieste, ordinato sacerdote diocesano nel 1977, dieci anni dopo ha preso servizio nella Congregazione per la Dottrina della Fede guidata dall’allora card. Joseph Ratzinger. Ha insegnato alla Lateranense ed è stato segretario aggiunto della Commissione teologica internazionale. Benedetto XVI l’aveva nominato segretario di Ecclesia Dei l’8 luglio 2009, nel giorno in cui, con il Motu Proprio "Ecclesiae unitatem", trasferiva sotto l’egida dell’ex Sant’Uffizio la commissione incaricata del dialogo con lefebvriani e dei rapporti con le comunità tradizionaliste rimaste legate alla messa antica. L’elemosiniere pontificio è un arcivescovo che fa parte del personale ecclesiastico della famiglia del Papa, sempre presente nelle cerimonie e alle udienze accanto al Prefetto della Casa pontificia. Il suo ruolo risale ai primi secoli della Chiesa, quando prima i diaconi e poi uno o più familiari del Pontefice si occupavano di distribuire le elemosina. In una bolla di Innocenzo III (1198-1216) si cita l’elemosiniere come carica già esistente, mentre l’Elemosineria Apostolica venne istituita da Gregorio X nel XIII secolo. L’elemosiniere ha dignità arcivescovile, e dai tempi di Leone XIII (1878-1903) si occupa anche di concedere le benedizioni apostoliche su carta pergamena, autenticandole con la sua firma. Tutte le entrate che arrivano per il rilascio dei "diplomi" di benedizione vengono devolute per la carità del Papa. L’attuale elemosiniere, del Blanco Prieto, giunto in Vaticano dopo aver servito come nunzio apostolico in vari Paesi, qualche anno fa ha raccontato a L’Osservatore Romano come si svolge il lavoro dell’Elemosineria: "Le richieste arrivano in maggioranza da parte dei singoli, delle famiglie. Per essere prese in considerazione, richiediamo un visto del parroco. Dopodiché vagliamo le domande, controlliamo se la persona o la famiglia ha già ricevuto un sussidio, poi decidiamo l'importo della carità, che oscilla dai 100 ai 500 euro. La maggioranza, come già detto, sono singole persone che si rivolgono a noi. Preferiamo aiutare i singoli, le famiglie, piuttosto che i grandi progetti. Giungono a noi anche richieste da parte di istituzioni, ognuna con il suo lodevole fine, ma noi siamo qui per elargire un piccolo aiuto concreto, non per finanziare grandi opere. Per quello ci sono altri modi".

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Presentazione del Premio Ratzinger 2012: il 20 ottobre la consegna del Papa. Premio a coloro che hanno ridato o tentano di ridare speranza, capaci di mettere Dio al centro come primo e più grande investimento per l’uomo

Il Premio Ratzinger 2012, giunto alla seconda edizione, sarà consegnato il prossimo 20 ottobre dal Papa al filosofo e storico francese Rémi Brague e al teologo statunitense Brian Daley. Il Premio è stato presentato stamani nella Sala Stampa della Santa Sede dal card. Camillo Ruini, presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger–Benedetto XVI e da mons. Giuseppe Scotti, presidente della Fondazione. Le parole pronunciate da Benedetto XVI nell’omelia della Pasqua di quest’anno delineano lo scopo della Fondazione vaticana: porre al centro della riflessione la questione di Dio. “Il buio veramente minaccioso per l’uomo – aveva detto il Papa – è il fatto che egli, in verità, è capace di vedere ed indagare le cose tangibili, materiali, ma non vede dove vada il mondo e da dove venga”. Porre agli occhi dell’opinione pubblica la “questione di Dio”, ha detto mons. Giuseppe Scotti, significa smorzare il buio su Dio che minaccia il mondo: “Assegnare il Premio Ratzinger vuol dire assegnare un premio a degli uomini e a delle donne che, con il loro studio e che con il loro lavoro scientifico, hanno ridato o tentano di ridare speranza all’uomo, proprio perché capaci di mettere Dio al centro come il primo e il più grande investimento per l’uomo stesso”. A ricevere il Premio dal Papa, che consiste in una pergamena e in un assegno di 50 mila euro, saranno il prossimo 20 ottobre nella Sala Clementina, in Vaticano, il filosofo e storico francese Rémi Brague e il padre gesuita statunitense Brian E. Daley, teologo e patrologo. Presentando i profili dei due premiati, il card. Ruini ha indicato nella ricerca alimentata dalla Parola l’impegno che anima entrambi: “Rémi Brague è a mio parere un filosofo vero e al contempo un grande storico del pensiero e della cultura, che unisce alla forza speculativa e alla visione storica una fede cristiana e cattolica profonda ed esplicita, senza complessi. Brian E. Daley è un grande storico della teologia patristica, ma anche un uomo impegnato con tutto se stesso nella vita e nella missione della Chiesa, che unisce esemplarmente il rigore scientifico alla passione per il Vangelo”. Nella scelta dei premiati, ha richiamato Ruini, “quest’anno abbiamo coperto aree linguistiche - quella inglese e quella francese - che precedentemente non avevano ricevuto il riconoscimento”, andato lo scorso anno a un italiano (Manlio Simonetti), un tedesco (padre Maximilian Heim) e uno spagnolo (Olegario González de Cardedal). E, per il futuro, “saremo lieti - ha aggiunto il cardinale - se riusciremo a trovare qualche giovane davvero di spicco, una ‘promessa’ da incoraggiare”. La Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger–Benedetto XVI mette a disposizione borse di studio per dottorandi in Teologia e ha come finalità, oltre alla premiazione di studiosi che si sono contraddistinti nella ricerca, la promozione della conoscenza e dello studio della teologia. La Fondazione è anche impegnata nell’organizzazione di convegni di alto valore scientifico. Il prossimo, che si terrà dall’8 al 9 novembre a Rio de Janeiro, è incentrato sul tema “Cosa fa sì che l’uomo sia uomo”.

Radio Vaticana, SIR

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL PREMIO RATZINGER 2012, PROMOSSO DALLA FONDAZIONE VATICANA JOSEPH RATZINGER – BENEDETTO XVI

Mons. Crociata: totale disponibilità ad accogliere modifiche che eventualmente Dottrina della Fede potrebbe chiedere per le linee-guida CEI contro la pedofilia del clero

La Conferenza Episcopale italiana ha espresso "totale disponibilità" ad accogliere modifiche che "eventualmente" la Congregazione per la Dottrina della Fede potrebbe chiedere alle linee-guida adottate a maggio dai vescovi italiani per il contrasto e la prevenzione della pedofilia del clero. "Le linee guida - ha spiegato oggi mons. Mariano Crociata, segretario generale della CEI, in una conferenza stampa conclusiva del Consiglio Episcopale permanente - sono state approvate dalla CEI secondo il mandato ricevuto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e in perfetta aderenza con i documenti della Santa Sede. La Congregazione si riserva di valutare tutti i documenti e anche il nostro. Alla sintonia con la Santa Sede già scritta e praticata si unisce la totale disponibilità ad successivi e ulteriori suggerimenti che eventualmente verranno per servire ancora meglio l'impegno del Papa e della Congregazione per la Dottrina della Fede e della CEI" a contrastare la pedofilia. Interpellato dai giornalisti, mons. Crociata ha peraltro assicurato "condivisione" per la solidarietà espressa dal vescovo di Fano alla vittima dodicenne di don Giacomo Ruggeri, ex dipendente CEI e ora sacerdote della diocesi agli arresti domiciliari.

TMNews

Sinodo dei vescovi 2012. Cervellera: la nuova evangelizzazione interessa la missione 'ad gentes', come pure i nuovi scenari politici, economici, scientifici, religiosi

Dal 7 al 28 ottobre si tiene in Vaticano l'Assemblea generale del Sinodo dei vescovi dal tema "La Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana". "Dalla celebrazione del Sinodo - come afferma l'"Instrumentum Laboris" - ci si attende... che la Chiesa moltiplichi il coraggio e le energie a favore di una nuova evangelizzazione che porti a riscoprire la gioia di credere, e aiuti a ritrovare l'entusiasmo nel comunicare la fede". Invece dell'entusiasmo si incontra qua e là un po' di scetticismo e disinteresse: poche riflessioni, pochi dibattiti, pochi contributi. Anche nel mondo missionario vi è un certo scetticismo. Alcuni ritengono che la nuova evangelizzazione riguardi solo il mondo occidentale. Un missionario 'ad gentes', sperduto nelle foreste, o fra popoli molto religiosi dell'Africa o dell'Asia non sente il dramma dell'insensibilità alla fede e il velo di indifferenza del secolarismo. Questa visione un po' rousseauiana, degli indigeni ingenui lontani dai mali e dai veleni dell'occidente, è però falsa. Anzitutto perché la forza della globalizzazione è riuscita a penetrare gli antri più nascosti delle foreste e dei deserti, dove si possono trovare radio, cellulari, coca-cola e denaro, istillando nuove mentalità; in secondo luogo perché la secolarizzazione, nel senso di un vivere come se Dio non esistesse abbraccia molto mondo che la tradizione attribuisce alla missione 'ad gentes'. Basta pensare alla secolarizzazione che si vive in molte città delle Filippine, o all'ateismo scientifico propagato nelle megalopoli indiane, spesso in contrapposizione all'invadenza dell'induismo o di altre religioni, per non parlare dei colossi dell'ateismo statalistico come la Cina, il Vietnam, la Corea del Nord e diversi Paesi dell'Asia centrale, insieme alla Russia. Non sono esenti nemmeno i Paesi del Medio oriente, o quelli dell'Africa. In realtà, il fenomeno del fare a meno di Dio e di un riferimento religioso ha carattere globale, universale e perciò interessa i cristiani di tutte le latitudini. Non per nulla, fra i membri del Sinodo, gli esperti e gli uditori vi sono decine di personalità di spicco nelle culture dell'Africa, dell'Asia e dell'America latina, a conferma che le tematiche del Sinodo interessano il pianeta perché colpiscono tutte le culture del pianeta. Lo stesso si può dire per gli altri orizzonti che l'Assemblea vuole affrontare: le migrazioni, lo scenario economico, politico, la ricerca scientifica e tecnologica, la comunicazione, i fondamentalismi. In realtà è venuto il tempo in cui un missionario deve ritenersi parte di una Chiesa che evangelizza il mondo: non ci può essere missionario all'estero che non abbia a cuore anche il risveglio della fede nel suo Paese di origine; e non ci può essere cristiano italiano o di altra Chiesa antica che non abbia cura dell'evangelizzazione del mondo. Lì dove pulsa un cuore cattolico, in Italia, in India, in Cina, vi è lo slancio alla missione universale. Per questo l'Instrumentum Laboris parla di convergenza e complementarietà fra la missione ad gentes e la nuova evangelizzazione (nn. 76-89). Questo Sinodo ha un'importanza capitale non solo per la missione 'ad gentes', ma soprattutto per i missionari 'ad gentes'. Esso infatti vuole rilanciare la missione intesa come comunicazione personale della fede in Gesù Cristo. Troppo spesso la missione è stata ridotta a un oggetto, a qualcosa da fare. E si è data per scontata l'origine di tutto questo, si è dimenticato che missione è anzitutto fede che si comunica con gioia ed entusiasmo. Il Sinodo vuole mettere al centro della missione la fede. Essa "non è soltanto una dottrina, una sapienza, un insieme di regole morali, una tradizione. La fede cristiana è un incontro reale, una relazione con Gesù Cristo" (n.18). Per comunicare la fede occorre avere ben compreso le ragioni per cui si crede, i motivi per cui si è cristiani, e non buddisti, o musulmani, o atei, offrendo agli altri il "di più" che si è incontrato nel dono fattoci da Gesù Cristo. Perché questo avvenga è fondamentale riscoprire la tradizione viva della Chiesa, il Catechismo e il Concilio Vaticano II, troppo spesso bistrattati e non capiti. E occorre anche trovare nuove forme dell'annuncio anche nei nuovi areopaghi, come i media, divenuti forse il primo ambito della missione universale, anche quella ad gentes (nn. 61-62). Noi di AsiaNews vogliamo servire il Vangelo e il Papa in questo rinnovamento della missione.

Bernardo Cervellera, AsiaNews

giovedì 27 settembre 2012

Il 'Premio Ratzinger 2012', promosso dalla Fondazione Vaticana intitolata al Papa, assegnato al francese Remì Brague e al gesuita statunitense Brian E. Daley. Domani la presentazione

Il Premio Ratzinger, dell'omonima fondazione intitolata a Benedetto XVI, il cosiddetto 'nobel della teologia', quest'anno verrà assegnato al professore francese Remì Brague e del gesuita statunitense Brian E. Daley. La notizia verrà data in via ufficiale domani alle 11.30, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, dove si terrà una conferenza stampa di presentazione, in cui interverranno il card. Camillo Ruini, presidente del comitato scientifico della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger – Benedetto XVI, e mons. Giuseppe A. Scotti, presidente della fondazione. Il comitato scientifico, oltre al cardinale presidente Ruini, è composto dai consiglieri card. Tarcisio Bertone, card. Angelo Amato, mons. Jean-Louis Brugués e mons. Luis Francisco Ladaria.

Adnkronos

Sinodo dei vescovi 2012. Santoro: nuova evangelizzazione desiderio di comunicare la bellezza del dono di Dio ricevuto nella fede. Perini: all'origine deve esserci l'Eucarestia adorata

"Nel mio ministero non considero la nuova evangelizzazione un progetto di conquista, ma il desiderio di comunicare la bellezza del dono di Dio che abbiamo ricevuto nella fede. Quella fede che ci dà la possibilità di realizzare le attese che abbiamo nel cuore. Evangelizzare significa voler dilatare la grazia che abbiamo ricevuto". A pochi giorni dall'apertura della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicato alla Nuova Evangelizzazione, mons. Filippo Santoro, arcivescovo di Taranto, tra i Padri sinodali scelti dal Papa, riflette sulla sua esperienza pastorale. "Arrivando a Taranto ho visitato malati, detenuti, i nuovi poveri creati dalla crisi, ma anche gli studenti e gli operai. Da tutti nasce la domanda di essere illuminati sul valore della vita, di essere abbracciati e amati nelle proprie ferite. Anche la grande ferita che viviamo in città con il falso contrasto tra difesa del lavoro e difesa dell'ambiente e della salute. Speriamo che il Sinodo possa presentare Gesù come amico della vita e offrire a tutti una testimonianza di carità". "La fede deve trasformare profondamente il nostro modo di pensare, giudicare, agire" aggiunge mons. Santoro. "Per questo la sfida del prossimo Sinodo è importantissima. Luoghi che sono diventati deserti della fede devono tornare a essere fecondati dalla linfa della resurrezione, attraverso la testimonianza credibile della santità e della carità della Chiesa". "Serve un nuova iniezione di coraggio e di iniziative per lasciare libero di agire lo Spirito Santo" aggiunge don Piergiorgio Perini, detto don Pigi, parroco milanese che partecipa al Sinodo come 'uditore'. "Bisogna partire dall'Adorazione perpetua - spiega il sacerdote - perché all'origine della nuova evangelizzazione deve esserci l'Eucarestia adorata". Don Pigi è Presidente dell'Organismo Internazionale di Servizio per le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione e porterà la sua decennale esperienza all'incontro in Vaticano. "Le cellule parrocchiali di evengelizzazione che ho sperimentato da venticinque anni funzionano partendo dalla conversione. I sacerdoti dovrebbero pensare sempre a quelli che non ci sono, a coloro che non conoscono il Vangelo, perché noi siamo preti soprattutto per loro. Com'è scritto nell''Instrumentum laboris' le parrocchie devono diventare centri di irradiazione e testimonianza e non essere più ripegate su se stesse. I parroci devono essere sempre insoddisfatti e incaricare i laici di arrivare dove loro non possono arrivare. I laici da fruitori di servizi devono diventare corresponsabili, avere autorevolezza ed essere responsabili di altri fratelli. Spero che questo Sinodo faccia capire alle parrocchie che hanno un compito di evangelizzazione diretta e non delegata attarverso altre attività".

Fabio Colagrande, Radio Vaticana

Il Papa: riflettere sul perenne compito dell’evangelizzazione e sulla sua attuale rinnovata urgenza. Il Messaggio cristiano viene seminato e si radica efficacemente là dove è vissuto in modo autentico ed eloquente da una comunità

“La memoria di San Gallo e della sua opera, alla vigilia dell’assemblea sinodale sulla Nuova evangelizzazione, sarà di stimolo” per guardare “con fede e speranza” alla “grande ‘messe’ che sono i popoli dell’Europa, nella scia del Concilio Ecumenico Vaticano II e degli insegnamenti dei Sommi Pontefici che lo hanno attuato”. Lo scrive Benedetto XVI, in un messaggio inviato al presidente del Consiglio delle Conferenze  Episcopali europee, card. Péter Erdő, attraverso il Segretario di Stato, card. Tarcisio Bertone, in occasione dell’annuale Assemblea plenaria del CCEE che si è aperta oggi a St. Gallen (Svizzera). Nel messaggio, letto in apertura dei lavori nella sala del governo del Cantone svizzero, il Papa esorta a “riprendere la magistrale lezione del servo di Dio, Paolo VI, nella ‘Evangelii nuntiandi’ e la consegna del Beato Giovanni Paolo II nella ‘Novo millennio ineunte’” alla luce del Magistero e “nella prospettiva del prossimo Anno della fede”. Benedetto XVI invita inoltre la Chiesa in Europa “a riflettere sul perenne compito dell’evangelizzazione e sulla sua attuale rinnovata urgenza” e a seguire l’esperienza di San Gallo, che insegna che “il Messaggio cristiano viene seminato e si radica efficacemente là dove è vissuto in modo autentico ed eloquente da una comunità”.

SIR

MESSAGGIO AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D’EUROPA (CCEE) (27-30 SETTEMBRE 2012, ST. GALLEN - SVIZZERA)

Le procedure giuridiche vaticane in vista del processo sui documenti trafugati: Gabriele rischia da 6 mesi a 4 anni. Il Papa può concedere la grazia quando vuole ma non può influenzare il tribunale

I giudici dello Stato città del Vaticano godono di totale indipendenza. Così il prof. avv. Giovanni Giacobbe, promotore di Giustizia presso la Corte d’Appello ha aperto oggi, in Sala Stampa vaticana, l’incontro con i giornalisti sul diritto processuale in vigore nello Stato della Città del Vaticano. Sabato prossimo, 29 settembre, ci sarà la fase conclusiva del dibattimento a carico di Paolo Gabriele (nella foto con Benedetto XVI), l’ex assistente di camera del Papa, e del tecnico informatico Claudio Sciarpelletti. Presente al briefing anche il direttore della Sala Stampa, padre Federico Lombardi. Un briefing tecnico-giuridico per mostrare, anche attraverso un video, procedure e i luoghi del processo, in Vaticano, a carico di Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti. Accusato l’uno di furto aggravato di documenti riservati e l’altro di favoreggiamento. Il prof. Giacobbe ha subito evidenziato che il processo di sabato vede attivi giudici, laici, dello “Stato della Città del Vaticano, che non hanno nessun rapporto diretto con la Chiesa Cattolica, che ha proprie strutture, tribunali, che giudicano secondo il diritto canonico e regole proprie”. “Il processo del quale ci stiamo occupando, ha come fonti normative il Codice di procedura penale adottato in Italia nel 1913, il cosiddetto Codice Zanardelli, e il Codice penale promulgato da Umberto I, il 30 giugno 1889. Poi abbiamo, nell’ambito della legislazione vaticana, la recente legge del primo ottobre 2008 che disciplina le fonti del diritto nello Stato della Città del Vaticano. Quindi, è stata data anche una sorta di Costituzione allo Stato della Città del Vaticano per quanto riguarda, appunto, l’iter legislativo che deve disciplinare i rapporti all’interno di questo Stato. Sulla base di tale normativa, la legislazione - anche penale - è stata ampiamente rielaborata da parte degli organi vaticani. In modo particolare, va ricordata, nel 2012, la legge sull’antiriciclaggio, che è una legge estremamente ampia e complessa e che ha avuto anche l’apprezzamento delle autorità dell’Unione Europea. In questo contesto si inserisce il processo che avrà inizio, nella fase dibattimentale, dopodomani”. Centrale la differenza nella ricerca della prova che in Italia avviene attraverso l’attività in contraddittorio delle parti, invece in Vaticano le fonti, che risalgono all’inizio del ‘900, fanno si che s’istauri un’istruttoria formale guidata dal giudice: “Il tribunale avvierà il dibattimento che si svolgerà con la relazione del giudice relatore. Quindi, le parti avranno la possibilità di svolgere tutte le loro attività difensive. Esaurita questa fase, si passerà poi alla requisitoria del pubblico ministero e quindi alle arringhe difensive dell’imputato, perché l’imputato ha sempre la parola per ultimo. Dopodiché, il Tribunale si ritirerà in Camera di consiglio ed emetterà la sentenza”. Una sentenza impugnabile sia dagli imputati sia dal pubblico ministero. Paolo Gabriele e Claudio Sciarpelletti non giureranno e potranno essere assenti. Dai 3 ai 4 anni di carcere la pena massima prevista per il furto, un minimo di sei mesi, fino a un anno di reclusione quella per il favoreggiamento. Il prof. Giacobbe ha anche evidenziato la massima autonomia dei giudici e l’incisività che può avere Benedetto XVI sul procedimento: “Devo dire - anche per esperienza personale nella veste di promotore di Giustizia, sia nella veste che ho ricoperto precedentemente di Giudice della Corte d’Appello Vaticana - i giudizi sono improntanti alla massima indipendenza. Non mi è mai accaduto di ricevere pressioni per decidere in un modo o nell’altro. Il Santo Padre non può influenzare direttamente il tribunale. Non può dire: 'Dovete decidere in un modo o nell’altro'. Ha i poteri che hanno tutti i capi di Stato: per esempio può concedere la grazia e ha un maggiore potere che potrebbe essere preventivo, nel senso che può intervenire se ritiene che un processo non debba essere svolto e debba essere archiviato". E' stato spiegato che l’ammissione di colpevolezza, di Paolo Gabriele, non costituisce la cosiddetta “prova regina” poiché la confessione potrebbe, ad esempio, anche aver coperto altre persone. Nonché precisato che coloro che hanno testimoniato nel corso dell’attività istruttoria potrebbero essere richiamati, così come potrebbero essere invitati a deporre nuovi testimoni. Ampi i poteri del tribunale. Non è escluso, ma per ora non previsto, che i magistrati possano ricevere le valutazioni della Commissione cardinalizia nominata dal Papa. E se durante le udienze dovessero emergere nuovi fatti di reato, il tutto sarà rimesso al promotore di Giustizia che valuterà se iniziare un’azione penale. Padre Lombardi ha confermato che solo un ristretto pool di giornalisti seguirà il processo, mentre il prof. Giacobbe ha evidenziato il carattere pubblico del procedimento: “Il processo è pubblico. La pubblicità dell’udienza significa che il pubblico può accedere all’udienza, naturalmente con le modalità compatibili con lo svolgimento dell’udienza stessa. La ripresa televisiva o cinematografia è una cosa diversa, perché qui si solleva anche il problema della tutela della privacy”. E’ nei poteri del tribunale stabilire come trattare l’uso delle immagini ha proseguito, come “rientra nelle valutazioni discrezionali del presidente – ha concluso Giacobbe – anche quella di tenere l’udienza a porte chiuse”.

Radio Vaticana

Sinodo dei vescovi 2012. Padre Hanna: Gerusalemme continuerà ad inviare un messaggio di speranza ai cristiani di Terra Santa e di tutto il mondo, nonostante le difficoltà che abbiamo di fronte

C’è anche un sacerdote del Patriarcato Latino di Gerusalemme tra i 45 “esperti” della prossima Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sulla nuova evangelizzazione, nominati da mons. Nikola Eterovic, segretario generale del Sinodo, con l’approvazione di Benedetto XVI. Si tratta di padre Rafiq Khoury Hanna, professore di liturgia al seminario patriarcale di Beit Jala. In un’intervista apparsa oggi sul sito del Patriarcato, il sacerdote afferma di attendersi dal Sinodo la consapevolezza “della necessità di una nuova evangelizzazione in tutte le parti del mondo. Come sacerdote di Terra Santa, vorrei che il tema fosse una priorità nel nostro impegno pastorale, in base alle esigenze e alla situazione dei cristiani in Terra Santa e Medio Oriente”. “Da formatore - aggiunge padre Hanna - vorrei che tale riflessione riguardasse in particolare coloro che si preparano al sacerdozio. Dobbiamo”. Non è un caso che lo scorso anno nel seminario di Bejt Jala il corso di teologia pastorale sia stato incentrato sulla nuova evangelizzazione. Sul contributo della Terra Santa alla nuova evangelizzazione il sacerdote non ha dubbi: “Gerusalemme continuerà ad inviare un messaggio di speranza ai cristiani di Terra Santa e di tutto il mondo, nonostante le difficoltà che abbiamo di fronte”.
 
SIR

Il Papa: ogni sportivo e sportiva sono più che un mero concorrente, possiedono una capacità morale e spirituale che dovrebbe essere arricchita e approfondita dallo sport e dalla medicina dello sport

Questa mattina, nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti al XXXII Congresso Mondiale di Medicina dello Sport, in corso fino a domenica a Roma su “Sports medicine, the challenge for global health: Quo vadis?”. Nel suo discorso il Papa ha ricordato che per la prima volta il Congresso si svolge nella capitale italiana e che vede rappresentati 117 Paesi di cinque continenti, per poi sottolineare la capacità positiva dello sport di “unire persone e popoli”, emersa chiaramente in occasione delle recenti Olimpiadi e Para Olimpiadi a Londra. E il Papa ha sottolineato “la comune ricerca dei popoli di una competizione al massimo livello che sia in nome della pace”. Proprio perché “lo sport non è solo competizione”, ha osservato il Papa, “ogni sportivo e sportiva sono più che un mero concorrente: essi possiedono una capacità morale e spirituale che dovrebbe essere arricchita e approfondita dallo sport e dalla medicina dello sport”. A volte, tuttavia, “il successo, la fama, le medaglie e il perseguimento del guadagno diventano il motivo primario, se non addirittura l’unico, per chi vi è coinvolto”. “Si è anche verificato di tanto in tanto - ha ammonito il Pontefice - che la vittoria a tutti i costi abbia sostituito il vero spirito dello sport e abbia condotto all‘abuso e al cattivo uso dei mezzi a disposizione della medicina moderna”. Nel richiamare lo stretto legame già individuato da San Paolo tra “eccellenza spirituale ed atletica”, Benedetto XVI ha ribadito: “Coloro di cui vi prendete cura sono individui unici”, a prescindere dalle “capacità atletiche”, e “sono chiamati alla perfezione morale e spirituale prima ancora che ai risultati fisici”. "Vi esorto ad avere sempre presente, anzitutto, la dignità di coloro che assistete con la vostra attività medica”. “In questo modo, sarete agenti non solo di guarigione fisica e di eccellenza atletica, ma anche di rigenerazione morale, spirituale e culturale”. Per il Papa, “ogni persona umana è chiamata a riflettere perfettamente l‘immagine e la somiglianza di Dio”. Di qui l’auspicio che l’impegno dei medici dello sport conduca ad apprezzare “in modo sempre più profondo la bellezza, il mistero e il potenziale di ogni persona umana, atletica o meno”.

Radio Vaticana, SIR

Ai partecipanti al Congresso Mondiale promosso dalla Federazione Internazionale di Medicina dello Sport - il testo integrale del discorso del Papa
 

La Santa Sede aderisce alla Convenzione Onu sulla prevenzione e la repressione dei reati contro le persone che godono di protezione internazionale, compresi i diplomatici

Nel pomeriggio di ieri, 26 settembre, la Santa Sede ha aderito alla Convenzione Onu sulla prevenzione e la repressione dei reati contro le persone che godono di protezione internazionale, compresi i diplomatici. Mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, ne ha depositato presso il segretario generale delle Nazioni Unite lo strumento di adesione. “Aderendo alla Convenzione - si legge nelle tre Declarations allegate con una Reservation allo strumento di adesione -, la Santa Sede intende contribuire e offrire il proprio sostegno morale all’impegno globale per la prevenzione, repressione e contrasto” di questi reati. “La protezione e il rafforzamento” dei valori di “fratellanza, giustizia e pace tra le persone e i popoli”, si legge nel documento, “richiedono il primato dello stato di diritto e il rispetto dei diritti umani”. Con l’adesione alla Convenzione, la Santa Sede riafferma che “gli strumenti internazionali di cooperazione penale e giudiziaria costituiscono un’effettiva garanzia di fronte alle attività criminali che minacciano la pace e la dignità dell’uomo”. L’iniziativa, conclude una nota vaticana, è “in linea e nel solco del processo, che, come è noto, è stato da tempo avviato per adeguare l’ordinamento giuridico vaticano ai più alti standard internazionali intesi a contrastare” il terrorismo.

SIR

ADESIONE DELLA SANTA SEDE ALLA CONVENZIONE DELL’O.N.U. SULLA PREVENZIONE E LA REPRESSIONE DEI REATI CONTRO I DIPLOMATICI

Padre Lombardi: la Santa Sede non ha nulla a che fare con un sacerdote ruandese accusato di responsabilità nel genocidio del 1994

In risposta ad alcune domande dei giornalisti a proposito di notizie di stampa recenti, su un sacerdote ruandese, J.B. Rutihunza, accusato di responsabilità nel genocidio del 1994, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi (nella foto con Benedetto XVI), ha chiarito che la Santa Sede non ha avuto mai nulla a che fare con questa persona, non ha mai preso alcuna iniziativa in suo favore, ed è quindi totalmente falso affermare che sia “protetto dal Vaticano”.

Radio Vaticana

Ruanda, il sacerdote accusato di genocidio che vive a Roma protetto dal Vaticano (La Repubblica)

Lettera del Papa a mons. Fellay: per essere veramente reintegrati nella Chiesa accettare il Concilio Vaticano II e il Magistero post-conciliare. Mons. Tissier da per impossibile l'accordo con la Santa Sede

Il 30 giugno scorso, a pochi giorni dall’inizio del capitolo generale della Fraternità San Pio X, Benedetto XVI ha scritto una lettera al superiore lefebvriano, il vescovo Bernard Fellay. L’esistenza della missiva è stata rivelata da mons. Bernard Tissier de Mallerais, uno dei quattro vescovi della Fraternità, notoriamente su posizioni contrarie all’accordo con Roma, nel corso di una conferenza tenuta il 16 settembre in Francia, al Priorato St. Louis-Marie Grignon de Monfort. Ecco quanto ha detto il prelato: "Il 30 giugno 2012 – è un segreto che vi rivelo, ma che sarà reso pubblico – il Papa ha scritto di suo pugno una lettera al nostro superiore generale, mons. Fellay: 'Le confermo effettivamente che per essere veramente reintegrati nella Chiesa occorre veramente accettare il Concilio Vaticano II e il Magistero post-conciliare'". "Si tratta propriamente – ha commentato Tissier de Mallerais – di un punto d’arresto, poiché per noi non è accettabile, e non possiamo firmare una cosa così. Si possono fare delle precisazioni, perché il Concilio è così ampio che vi si possono trovare delle cose buone, ma non è questo l’essenziale del Concilio". Il vescovo lefebvriano nel corso della conferenza ha pronunciato parole molto dure: "Non si possono cedere le armi in piena battaglia, non cercheremo l’armistizio mentre la guerra infuria: con Assisi 3 o 4 l’anno scorso; con la Beatificazione di un falso Beato, il Papa Giovanni Paolo II. Una cosa falsa, una falsa Beatificazione. E con l’esigenza, ricordata continuamente da Benedetto XVI, di accettare il Concilio e le riforme del magistero post-conciliare". Tissier de Mallerais ha anche detto che "la collegialità, che distrugge il potere del Papa, che non osa più resistere alle Conferenze Episcopali"; distrugge "il potere dei vescovi, che non osano più resistere ai consigli episcopali". Ha aggiunto che l’ecumenismo "fa rispettare i valori di salvezza delle false religioni e del protestantesimo, delle cose false", mentre la libertà religiosa "lascia volentieri costruire liberamente delle moschee nei nostri paesi". "Evidentemente – ha aggiunto il vescovo lefebvriano – noi questo non possiamo firmarlo. Su questo punto non c’è accordo e non ci sarà accordo". E nonostante le insistenze della "Roma modernista" Tissier assicura: "Personalmente, non firmerò mai delle cose così, è chiaro. Mai accetterò di dire che la nuova Messa è legittima o lecita, io dirò che essa è spesso invalida, come diceva monsignor Lefebvre. Mai accetterò di dire: 'Il Concilio, se lo si interpreta bene, forse lo si potrebbe far corrispondere con la Tradizione, si potrebbe trovare un significato accettabile'". Dopo aver definito "menzognero" il testo del preambolo dottrinale sottoposto il 12 giugno dal cardinale William Levada a Fellay, il vescovo lefebvriano ha detto che il capitolo generale della Fraternità riunitosi lo scorso luglio ha preso delle "decisioni molto dolci, morbide", in modo da "presentare a Roma degli ostacoli tali che Roma non osi più importunarci", ponendo "delle condizioni praticamente irrealizzabili per impedire che ci facciano delle nuove proposte. Ma il demonio è maligno, e io penso che essi ritorneranno all’attacco e io mi preparo delicatamente anche a difenderci e la Fraternità si difenderà".

Andrea Tornielli, Vatican Insider