sabato 31 ottobre 2009

Il Papa all'ambasciatore bulgaro: nella costruzione dell'Europa, la cui anima sono i valori cristiani, i popoli non sacrifichino l'identità culturale

''Nel processo di costruzione europea, ogni popolo non deve sacrificare la propria identità culturale, ma trovare invece i modi farle portare dei frutti che arricchiscano l'insieme comunitario''. Lo ha detto Papa Benedetto XVI nel discorso rivolto questa mattina al nuovo ambasciatore bulgaro presso la Santa Sede, Nikola Kaludov (foto), ricevuto in Vaticano per la presentazione delle Lettere credenziali. Diciotto anni, dallo smantellamento della Cortina di ferro simboleggiata dal Muro di Berlino, all’ingresso nelle istituzioni dell’Europa unita. Questo è il lasso di tempo che è servito alla Bulgaria post-comunista per scrivere la sua storia più recente. Benedetto XVI ha riconosciuto e apprezzato gli sforzi compiuti dallo Stato est europeo per arrivare all’integrazione comunitaria nel 2007. Il Pontefice ha sottolineato l'antica tradizione cristiana del Paese, ''un tesoro di valori e convinzioni che deve spingere la Bulgaria come gli altri Paesi europei a creare condizioni per una riuscita globalizzazione, anche al di fuori dei confini continentali''. ''Perchè essa possa essere vissuta positivamente - ha chiesto il Papa - è necessario che essa serva 'tutto l'uomo e tutti gli uomini'''. Un principio, sottolinea, ''che ho voluto fortemente sottolineare nella mia recente Enciclica "Caritas in veritate": è essenziale che lo sviluppo legittimamente ricercato non sia solo economico, ma tenga conto di tutta la persona umana'' in quanto ''la misura dell'uomo non risiede nei suoi averi, ma nello sviluppo del suo essere secondo le potenzialità che la natura nasconde''. In questo senso, ha proseguito il Pontefice, perché lo sviluppo dell'uomo e della società risulti autentico, esso “deve necessariamente includere una dimensione spirituale” ed etica, che si traduce - ha asserito Benedetto XVI – nell’assunzione da parte di “tutti i funzionari pubblici” di un “grande impegno morale”, perché “gestiscano la parte di autorità loro affidata in modo efficace e disinteressato. La cultura cristiana che permea profondamente il vostro popolo - ha riaffermato il Papa al cospetto del diplomatico bulgaro - non è solo un tesoro del passato da preservare, ma garanzia per un futuro molto promettente in quanto protegge l’uomo dalle tentazioni che sempre minacciano di fargli dimenticare la sua propria grandezza e l'unità del genere umano e le esigenze di solidarietà che essa comporta”. Ricordando all’inizio del suo discorso le “buone relazioni” esistenti tra la Bulgaria e la Santa Sede - alle quali contribuì in maniera determinante il viaggio apostolico di Papa Wojtyla nel 2002 - Benedetto XVI ha auspicato che le basi di questo rapporto siano rafforzate ed ampliate ed ha pure assicurato che la Chiesa bulgara “intende operare per il benessere di tutta la popolazione”, attraverso tutte le sue strutture. Questo, ha soggiunto il Papa, nel segno di un dialogo tra le numerose espressioni religiose del Paese. “Tale dialogo, perché sia sincero e costruttivo, richiede - ha indicato - una conoscenza e una reciproca stima che il potere pubblico può facilitare notevolmente per il rispetto che esso reca alle stesse diverse famiglie spirituali”. Da parte sua, ha concluso Benedetto XVI, la “comunità cattolica esprime la volontà di essere aperta a tutti con generosità e di lavorare con tutti, (…) di impegnarsi con coraggio cooperando quanto più strettamente possibile con tutti i cittadini di buona volontà per testimoniare ad ogni livello la dignità che Dio ha inscritto nell'essere dell'uomo”.

Asca, Radio Vaticana


Padre Lombardi: il ritardo nella pubblicazione della Costituzione sugli anglicani è solo tecnico. Per i futuri seminaristi il celibato sarà regola

Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, chiarisce in una dichiarazione diffusa oggi dalla Sala Stampa della Santa Sede che il ritardo nella pubblicazione della Costituzione Apostolica che permetterà agli anglicani tradizionalisti di entrare 'in blocco' nella Chiesa Cattolica, annunciata in una conferenza stampa lo scorso 20 ottobre, non è dovuto a polemiche e disaccordi interni sulla questione del celibato dei preti. Il direttore dell'informazione vaticana risponde in particolare alle ''osservazioni che si presupponevano informate'' del giornalista de Il Giornale Andrea Tornielli, un cui articolo di qualche giorno fa ha suscitato ''molte speculazioni''. ''Secondo queste speculazioni - scrive padre Lombardi - ci sarebbe una seria questione di sostanza alla base del ritardo, ovvero disaccordi sul fatto se il celibato sarà o meno la norma per il futuro clero'' anglicano-cattolico previsto dalla Costituzione. Il portavoce vaticano riporta quindi la risposta a queste voci del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, incaricata di studiare e redigere la Costituzione, card. William Levada: ''Se mi fosse stato chiesto, avrei volentieri chiarito ogni dubbio sulle mie parole pronunciate durante la conferenza stampa. Non c'è alcun fondamento per queste speculazioni. Nessuno in Vaticano mi ha fatto presente questa questione. Il ritardo è puramente tecnico, per assicurare la coerenza del linguaggio canonico e dei riferimento''. Gli Ordinariati personali che accoglieranno gli anglicani tradizionalisti non potranno, di norma, ordinare uomini sposati al sacerdozio. Non sono quindi fondate le speculazioni di chi supponeva - o temeva - che, con la decisione di aprire le porte ad alcuni gruppi di anglicani in rotta con l'arcivescovo di Canterbury, la Chiesa Cattolica avesse aperto uno spiraglio all'allentamento della regola del celibato obbligatorio per i preti nella Chiesa occidentale. Nella sua nota Lombardi, riporta un'ampia dichiarazione del prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, incaricata di studiare e redigere la Costituzione, card. William Levada. La dichiarazione riporta anche il testo di quello che, alla fase attuale della stesura del testo, è l'articolo VI della futura Costituzione Apostolica. Questo articolo prevede in primo luogo che i ''diaconi, preti o vescovi'' anglicani che ''corrispondono ai requisiti previsti dal diritto canonico e non sono impediti da irregolarita' o altri impedimenti possano essere accettati dall'Ordinario come candidati'' al sacerdozio ''nella Chiesa Cattolica''. Nel caso di quei ministri che sono già sposati, bisognerà seguire quanto stabilito dall'Enciclica di Paolo VI ''Sacerdotalis coelibatus'' che prevede, al punto 42, che ''potrà essere consentito lo studio delle particolari condizioni di ministri sacri coniugati, appartenenti a Chiese o a comunità cristiane tuttora divise dalla comunione cattolica, i quali, desiderando di aderire alla pienezza di tale comunione e di esercitarvi il sacro ministero, fossero ammessi alle funzioni sacerdotali, in tali circostanze tuttavia da non portare pregiudizio alla vigente disciplina circa il sacro celibato''. Il vescovo, precisa ancora la Costituzione, ''in piena osservanza con la disciplina del clero celibatario nella Chiesa latina, come regola ammetterà solo uomini celibati all'ordine del presbiterato'', ovvero solo chi non e' sposato potra' diventare prete. ''Potra' anche chiedere - aggiunge l'articolo - al Romano Pontefice una deroga'' dall'obbligo del celibato per gli uomini sposati, ma solo ''caso per caso'' e ''secondo criteri oggettivi stabiliti dalla Santa Sede''.

Asca

Il Papa a Brescia e Concesio. Il comitato organizzatore: sarà festa di popolo, in strada e nelle piazze. Attesi 30-40mila fedeli lungo il percorso

Il comitato organizzatore della visita del Papa a Brescia, domenica 8 novembre, per bocca del segretario don Claudio Zanardini, insiste sulla "festa di popolo" che Brescia prepara in Piazza Paolo VI, per la Messa e l'Angelus domenicale, ma anche lungo il percorso fra l'aerobase militare di Ghedi, dove Papa Ratzinger atterrerà alle 9.30, e Botticino passando per Castenedolo, Virle, Rezzato; poi da Botticino a Brescia attraverso Sant'Eufemia. Festa di popolo anche in centro dove saranno collocati maxischermi in largo Formentone e piazza Loggia (qui sarà impartita anche l'eucarestia), ma pure in corso Zanardelli e piazzetta San Luca. Gli organizzatori hanno sciolto ieri uno dei dubbi residui: il Papa si fermerà alla stele che ricorda i caduti della strage, come fece Giovanni Paolo II nel 1982? La risposta è no: "La Papamobile rallenterà, il vescovo spiegherà il significato della stele". Nulla di più. "Non è mancanza di rispetto, è un problema di tempi", viene spiegato. Nel pomeriggio poi ci sarà la trasferta a Concesio. "Nel complesso sarà il tragitto più lungo mai compiuto dal Pontefice in Papamobile" dicono gli organizzatori. Le occasioni e i punti per vedere il Papa, insomma, non mancheranno. Almeno 30-40mila fedeli sono attesi lungo il percorso dove si collocheranno 2.700 volontari di Ana, Protezione civile, Agesci riconoscibile per l'inconfondibile pettorina azzurra. Difficile trovare ancora i pass per un posto in Piazza Paolo VI, davanti al palco in legno disegnato da Fausto Baresi su cui il Papa celebrerà la Messa. Richieste arrivano da altre diocesi, dalla Germania. Neppure il Comitato organizzatore ha più margini: tutti i pass per i 12mila posti in piazza sono stati distribuiti alle 473 parrocchie, e poi pro-quota a movimenti e istituzioni. Per un posto in piazza non resta che chiedere a loro.

Massimo Tedeschi, Bresciaoggi.it

Il Papa a Brescia e Concesio. La presentazione della giornata di Benedetto XVI: una visita che parla a tutti. Il legame speciale con Paolo VI

La visita di Benedetto XVI a Brescia interpella tutti: la Chiesa bresciana e la comunità civile, i fedeli e i non credenti. Interpella in fondo lo stesso Papa sul suo rapporto con Paolo VI e con il Concilio. Lo ha spiegato - in un intervento dotto e appassionato - il vescovo di Brescia, mons. Luciano Monari, presentando ieri la visita del Papa a Brescia l'8 novembre. L'ha fatto nella sala dei vescovi, in curia, presenti sindaco e presidente della Provincia, il presidente del comitato di accoglienza mons. Mascher, il prefetto Brassesco Pace, tante autorità. Il vescovo ha ricordato la genesi e il significato profondo dell'evento che la città si appresta a vivere. La diocesi "ha invitato il Papa a visitare Brescia per il 30° anniversario della morte del suo predecessore" che cadeva nel 2008, L'agenda del Papa gli ha consentito di accogliere l'invito per l'8 novembre. "Il motivo fondamentale della visita - spiega Monari - è la memoria di Paolo VI che per Ratzinger ha un significato enorme: lui è stato fatto vescovo, poi cardinale da Paolo VI". La scelta di Paolo VI era strategica: "Ratzinger era uno dei teologi del Concilio e Paolo VI ha sempre cercato teologi che rappresentassero il messaggio del Concilio in un modo pieno ed equilibrato, e ne favorissero un'applicazione integrale e precisa". Il pontificato di Paolo VI è stato vissuto "per celebrare e applicare il Concilio e Ratzinger era un teologo molto aperto e al tempo stesso con radici molto forti nella tradizione". Insomma: "Ratzinger viene per ricordare a se e a noi il suo legame con il Concilio e con il Papa del Concilio: un legame affettivo, pastorale, personale". Un legame più che mai attuale: basti ricordare che l'annuncio della visita a Brescia è maturato nei giorni delle polemiche roventi sull'"apertura" ai lefebvriani dopo lo strappo post-conciliare. Ma Monari ricorda che c'è un ulteriore, duplice significato della visita per la comunità bresciana. Il primo è squisitamente religioso: "Noi viviamo la nostra cattolicità nella sua pienezza in quanto siamo in comunione con la Chiesa di Roma, con il vescovo che è in Roma". Ed è proprio questa comunione a garantire il legame della Chiesa di Brescia con tutte le altre chiese che vivono la stessa comunione. Accanto a questa rilevanza "ecclesiale" della visita di Benedetto XVI, ce n'è però anche una "laica": "Benedetto XVI - ricorda il vescovo - ha sempre avuto un'attenzione enorme al mondo contemporaneo, alla direzione che sta percorrendo". Perciò la visita "può diventare di stimolo a tutti coloro che hanno a cuore i problemi dell'umanità, e desiderano confrontarsi con un pensiero degno, significativo come quello di Ratzinger. Ratzinger è convinto che il mondo può trovare un orientamento solo se è aperto al trascendente, mentre se Dio viene cancellato, l'equilibrio si altera". Insomma, "per chiunque vale la pena confrontarsi, misurarsi con questo pensiero". Monari ricorda infine la valenza delle due tappe in provincia: quella a Botticino "per un atto di devozione personale a San Tadini nell'Anno Sacerdotale"; quella a Concesio per l'Istituto che lavora a "ricostruire la grande ricchezza spirituale e di fede di Paolo VI". Anche per questi motivi, conclude Monari, "è un onore, una gioia avere il Papa fra noi per una giornata di brescianità". Il sindaco Adriano Paroli, ad esempio, assegna all'arrivo di Benedetto XVI a Brescia un significato "per i credenti, ma anche per chiunque guarda al senso di sè e delle cose che fa". E aggiunge che "la venuta del teologo Ratzinger a Brescia porta con sè tutte le domande legate al rapporto fede-ragione, e al tempo stesso indica la strada per trovare risposte alle nostre domande". Daniele Molgora, presidente leghista della Provincia, colloca la visita di Papa Ratzinger nel nostro tempo: "Brescia - dice - non è più un'isola felice, oggi si misura con questioni pesanti: crisi economica, disoccupazione, disagio sociale, un'immigrazione molto forte che ora che il lavoro viene meno può portare tensioni sociali". Per Molgora "non c'è dubbio che Papa Ratzinger su questo è un punto di riferimento per il richiamo alle radici cristiane e a una forte identità fatta di valori. La nostra gente ha grandi valori, ma chiede rispetto delle leggi, delle regole".

Massimo Tedeschi, Bresciaoggi.it

Per novembre il Papa chiede preghiere affinché i leader mondiali salvaguardino il creato e i credenti delle varie religioni testimonino che Dio è pace

In questo mese di novembre, Benedetto XVI chiede preghiere perché i leader politici ed economici si impegnino a salvaguardare il creato. E' la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera per il mese che inizia domani, contenute nella lettera pontificia che il Papa ha affidato all'Apostolato della Preghiera, iniziativa seguita da circa 50 milioni di persone nei cinque continenti. Il vescovo di Roma presenta due intenzioni, una generale e l'altra missionaria. L'intenzione generale per il mese di novembre è "Perché tutti gli uomini e le donne del mondo, specialmente quanti hanno responsabilità in campo politico ed economico, non vengano mai meno al loro impegno nella salvaguardia del creato". L'intenzione missionaria recita invece: "Perché i credenti delle diverse religioni, con la testimonianza di vita e mediante un dialogo fraterno, diano una chiara dimostrazione che il nome di Dio è portatore di pace".

Zenit

venerdì 30 ottobre 2009

Il 21 novembre incontro di Benedetto XVI con Rowan Williams, il primo dopo l'annuncio della Costituzione per il rientro degli anglicani nella Chiesa

L'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams (nella foto con Benedetto XVI), suprema autorità della Chiesa anglicana nel mondo, incontrerà il Papa a Roma il prossimo 21 novembre. Lo anticipa il settimanale cattolico britannico The Tablet. Sarà il primo incontro tra i due leader cristiani dopo l'annuncio da parte del Vaticano della prossima pubblicazione di una Costituzione Apostolica che permetterà a gruppi di anglicani tradizionalisti di rientrare 'in blocco' nella Chiesa Cattolica, una scelta controversa e accolta polemicamente da alcuni settori anglicani. Lo stesso Williams ha confessato di non essere stato informato della decisione papale se non a pochi giorni dal suo annuncio. A quanto si apprende, è probabile che Williams terrà una conferenza stampa dopo l'incontro con Papa Ratzinger. L'arrivo di Williams a Roma era previsto in occasione delle celebrazioni all'Università Gregoriana per il centesimo anniversario della nascita del card. Johannes Willebrands, pioniere dell'ecumenismo cattolico e secondo presidente del Pontificio consiglio per l'Unità dei Cristiani, morto nel 2006.

Asca

Il Papa a Brescia e Concesio. Mons. Molinari: conferma che il nostro cammino di Chiesa è autentico, vissuto in comunione con il vescovo di Roma

La Chiesa bresciana si appresta ad accogliere Benedetto XVI, atteso per domenica 8 novembre. “Quello che ci aspettiamo dal Papa – dichiara il vescovo mons. Luciano Monari in un’intervista sul magazine allegato all’ultimo numero del settimanale diocesano La Voce del Popolo – è che compia anche a Brescia quella che è la sua missione, ossia l’annuncio del Vangelo”. Tuttavia, secondo mons. Monari, “la visita del Papa” deve essere vista anche “come una conferma che il cammino che la nostra Chiesa ha fatto e ancora sta facendo è corretto, vissuto in comunione, riconosciuto come autentico dal vescovo di Roma”. La visita papale a Brescia si svolge nel solco della tradizione di Sant'Arcangelo Tadini e di Paolo VI (nella foto con l'allora card. Ratzinger). Quanto al primo, che molto fece per dare dignità al lavoro e ai lavoratori, il vescovo Monari rammenta che la Chiesa deve "custodire il senso vero del lavoro" richiamando costantemente "ad un'economia rispettosa della dignità umana, a reale servizio dell'uomo", ma ricorda anche "la creatività sorprendente" del sacerdote, "che nasceva da una totale adesione a Cristo e alla Chiesa" e che fa del Santo un modello particolarmente significativo nell'Anno Sacerdotale voluto da Benedetto XVI. Sul legame tra l'attuale Pontefice e Papa Montini, mons. Monari nota che "l'elezione di Ratzinger al soglio pontificio porta in qualche modo a compimento il sogno di Paolo VI di un annuncio del Vangelo ad una società in continua trasformazione, con la fedeltà alla tradizione, ma anche con la capacità di confrontarsi con i temi e le sfide culturali di oggi". Del resto "la Chiesa bresciana è fiera di poter vantare Papa Montini tra i suoi figli"; ne custodisce la memoria e "si impegna a divulgarla". "Spero - conclude il vescovo - che la presenza del Papa a Brescia possa aiutare" il cammino di beatificazione di Paolo VI e soprattutto la diffusione del suo "tesoro di spiritualità". Oggi sono in programma due conferenze stampa: la prima, questa mattina a Brescia (ore 11 in Curia) per la presentazione della visita del Papa, con interventi del vescovo Monari, del sindaco Adriano Paroli e del presidente della Provincia Daniele Molgora. All’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Paolo VI è invece dedicato il secondo incontro con la stampa (ore 15, nella nuova sede a Concesio).

SIR

Il Papa: oggi più che mai essenziali pazienza e disciplina nella scienza, che deve aprire l’orizzonte della ragione verso la ricerca della verità

La ''responsabilità per il futuro dell'umanità e il rispetto per la natura e il mondo attorno a noi'' richiedono, ''oggi più che mai'', la ''attenta osservazione, il giudizio critico, la pazienza e la disciplina che sono essenziali per il moderno metodo scientifico''. Lo ha detto questa mattina Papa Benedetto XVI, incontrando gli astronomi che stanno partecipando al Colloquio patrocinato dalla Specola Vaticana in occasione dell'Anno Internazionale dell'Astronomia. Nel suo discorso, Papa Ratzinger ha lodato i recenti studi che hanno portato a ''chiarire il preciso contesto storico della condanna di Galileo''. Oggi, rispetto all'epoca in cui visse l'astronomo italiano, siamo ''alla vigilia di scoperte scientifiche ancora più grandi e cariche di conseguenze'', ha osservato il Papa, auspicando un ritorno di quel senso di ''stupore riverente e del desiderio di raggiungere una sintesi veramente umanistica del sapere'' che caratterizzò l'epoca delle scoperte scientifiche nel XVII secolo. Il Pontefice ha sottolineato che ''la vera conoscenza è sempre rivolta alla sapienza, e invece di limitare gli occhi della mente, essa ci invita a sollevare lo sguardo verso la sfera superiore dello spirito. Conoscenza, in una parola, deve essere intesa e perseguita in tutta la sua ampiezza liberatrice''. Il Papa ha quindi aggiunto che se la conoscenza può essere ridotta a ''calcolo ed esperimento'', essa, se aspira a diventare ''sapienza'', deve rivolgere lo sguardo alla ''ricerca di quella verità ultima che, sebbene sia al di là nostra comprensione completa, è tuttavia la chiave della nostra autentica felicità e la libertà, la misura della nostra umanità vera, e il criterio per un giusto rapporto con il mondo fisico e con i nostri fratelli e sorelle nella grande della famiglia umana''. Da qui l'augurio che l'anno internazionale dell'astronomia ''conduca oltre che alla contemplazione delle meraviglie della creazione alla contemplazione del Creatore e di quell'Amore che è il motivo ispiratore della sua creazione, l'Amore che, nelle parole di Dante Alighieri, 'muove il sole e l'altre stelle''.

Asca

Il Papa all'ambasciatore di Panama: il progresso di una società non è solo sviluppo economico e tecnologico ma anche morale e spirituale

La collaborazione tra Stato e Chiesa nella promozione del bene comune e il concetto di progresso autentico della società sono stati i temi al centro del discorso del Papa, stamani, al nuovo ambasciatore di Panama presso la Santa Sede, la signora Delia Cárdenas Christie (foto), ricevuta per la presentazione delle Lettere credenziali. Benedetto XVI, sottolineando le buone relazioni che intercorrono tra Santa Sede e Panama, ha ribadito il concetto di una sana laicità: il ruolo della Chiesa – ha detto – in ragione della sua missione, non si confonde con quello dello Stato, né può identificarsi con alcun programma politico, ma si muove in un ambito di natura religiosa e spirituale che tende alla promozione della dignità dell’essere umano e alla tutela dei diritti fondamentali. Tuttavia – ha precisato – questa distinzione non implica indifferenza o reciproca ignoranza, giacché, anche se a titolo diverso, Chiesa e Stato operano entrambi per il bene comune dei cittadini. In questo contesto il Papa invita a lavorare per una maggiore uguaglianza sociale, economica e culturale, superando gli interessi egoistici, rafforzando le istituzioni democratiche. A questo proposito – ha aggiunto – non si devono risparmiare sforzi per promuovere un sistema giudiziario indipendente ed efficiente: ciò favorirà lo sviluppo di una società giusta e fraterna, in cui nessuno sia dimenticato o condannato alla violenza e alla emarginazione. Benedetto XVI ricorda quindi l’impegno della Chiesa al fianco dei poveri, dei carcerati, degli immigrati e poi contro la corruzione, e ancora in difesa della vita dal concepimento fino alla morte naturale e della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Il progresso di una società – ha concluso il Papa – non dipende solo dallo sviluppo economico e tecnologico – ma dalla compresenza di una dimensione etica e spirituale evidenziata dalla diffusione di persone interiormente rette, dalla condotta irreprensibile e dalla ferma volontà di impegnarsi per il bene comune.

Radio Vaticana

L’associazione di telespettatori cattolici: pienamente d’accordo con il Papa, rispetto e dignità della persona due aspetti fondamentali per i media

“Il rispetto e la dignità della persona sono due aspetti fondamentali per i media. Siamo, quindi, pienamente d’accordo con il Papa. E questo è un discorso che vale sia per l’informazione sia per l’intrattenimento. Purtroppo il sensazionalismo a volte fa scempio di questi valori”. Lo afferma Luca Borgomeo, presidente dell’associazione di telespettatori cattolici Aiart, a proposito delle parole pronunciate oggi da Benedetto XVI, durante l’udienza concessa ai partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali. I nuovi media – prosegue il presidente dell’Aiart – sono un’enorme opportunità, ma devono essere uno strumento per veicolare contenuti, e anche radio, tv e stampa hanno l’obbligo di veicolar la dignità della persona. Purtroppo, soprattutto la televisione – conclude Borgomeo – si è adagiata sul sensazionalismo, come dimostrano i reality e le continue trasmissioni-rissa”.

SIR

giovedì 29 ottobre 2009

Il Papa all’ambasciatore iraniano: favorire la nuova fase di cooperazione internazionale. La libertà religiosa fonte degli altri diritti universali

La libertà religiosa e la libertà di coscienza hanno un ''posto fondamentale'' tra i ''diritti universali'' perchè sono la ''fonte degli altri diritti''. Lo ha ricordato questa mattina Papa Benedetto XVI, nel discorso rivolto al neo-ambasciatore iraniano presso la Santa Sede, Ali Akbar Naseri (foto), che ha presentato oggi le sue lettere credenziali. ''La fede nell'unico Dio deve avvicinare tutti i credenti e spingerli a lavorare insieme per la difesa e la promozione dei valori umani fondamentali'', ha detto il Pontefice, che ha poi sottolineato l'importanza di una ''reale collaborazione'' tra Santa Sede e Repubblica Islamica per la ''difesa degli altri diritti che nascono dalla dignità delle persone e dei popoli, in particolare la promozione della protezione della vita, della giustizia e e della solidarietà''. Nel nostro tempo, c'è un bisogno ''urgente'' di stabilire ''relazioni cordiali tra i credenti delle diverse religioni'' per ''costruire un mondo più umano e più conforme al progetto di Dio sulla creazione''. Il Papa non ha poi mancato di volgere il pensiero alla comunità cattolica iraniana, che, ha sottolineato, è presente nel Paese fin dai primi secoli del Cristianesimo. La Santa Sede, ha detto, “confida che le autorità iraniane sapranno rafforzare e garantire ai cristiani la libertà di professare la loro fede” assicurando alla comunità cattolica “le condizioni essenziali per la sua esistenza”, in particolare la possibilità di avere personale religioso sufficiente alle esigenze dei fedeli. Ancora, si è augurato che migliori la situazione della comunità cristiana nel contesto della società civile. E ha confermato l’impegno della Santa Sede al fianco delle Chiese locali così da aiutare la comunità cattolica iraniana a mantenere vivi i segni della presenza cristiana in uno spirito di armonia con tutti. Il Pontefice ha ringraziato il neo-ambasciatore, che in passato è stato predicatore e formatore del clero musulmano, per le ''amabili parole'' che gli ha trasmesso da parte del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad. ''L'Iran - ha detto il Papa - è una grande nazione che ha importanti tradizioni spirituali e il suo popolo ha una profonda sensibilità religiosa. Questo può essere motivo di speranza per una apertura crescente e una collaborazione fiduciosa con la comunità internazionale''. Papa Ratzigner ha sottolineato l'impegno della Santa Sede per ''difendere e promuovere la dignità dell'uomo'' e il suo ''essere al servizio del bene della famiglia umana, con un interesse particolare agli aspetti etici, morali e umanitari delle relazioni tra i popoli''. La Santa Sede, ha detto ancora il Pontefice all'ambasciatore della Repubblica islamica, è ''sempre pronta a lavorare in armonia con coloro che servono la causa della pace e che promuovono la dignità di cui il Creatore ha dotato ogni essere umano''. Nessuna menzione, invece, della questione nucleare, malgrado l'esplicito e più volte ripetuto sostegno del Vaticano all'iniziativa del governo statunitense per un mondo senza armi nucleari.

Il Papa: nel 'continente digitale' dei media, la Chiesa annunci il Vangelo e i valori cristiani e promuova una cultura di rispetto della dignità umana

Papa Benedetto XVI chiede ai media ''il rispetto per la dignità e il valore della persona umana'', tanto più importante in un'epoca come la nostra in cui la cultura nasce, ''ancor prima che dai contenuti, dal dato stesso dell'esistenza di nuovi modi di comunicare che utilizzano linguaggi nuovi, si servono di nuove tecniche e creano nuovi atteggiamenti psicologici''. Il Pontefice ha parlato ricevendo questa mattina in Vaticano i partecipanti alla plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Una “comunicazione veloce e pervasiva”, servita da tecnologie in costante evoluzione, capace di creare e diffondere idee e notizie in modi che sono al tempo stesso capillari e globali, interattivi e interconnessi. Non lesina aggettivi, Benedetto XVI, per descrivere l’evoluzione e la “rivoluzione” prodotta dai media contemporanei. E riconosce l’“ampia sensibilizzazione” e la "responsabile conspevolezza" che, almeno dal Vaticano II a oggi, la Chiesa “ha favorito e promosso su queste tematiche”, con vari documenti di magistero. Tuttavia non è semplice comprendere appieno e codificare un sistema, quello delle comunicazioni sociali, che non smette di ramificarsi in nuovi strumenti e dunque, in questo senso, complesso diventa anche per la Chiesa collocarsi all’interno del “continente digitale” per essere fedele al suo mandato di evangelizzare. Nel corso dell'udienza, Papa Ratzinger ha ricordato che il nuovo mondo dei media ''costituisce una sfida per la Chiesa chiamata ad annunciare il Vangelo agli uomini del terzo millennio mantenendone inalterato il contenuto, ma rendendolo comprensibile grazie anche a strumenti e modalità consoni alla mentalità e alle culture di oggi''. A vent'anni dalla ''Redemptoris missio'' di Giovanni Paolo II, che sosteneva che ''non basta'' usare i media per diffondere il messaggio cristiano ma ''occorre integrare il messaggio stesso in questa 'nuova cultura' creata dalla comunicazione moderna'', Benedetto XVI ha osservato che ''il carattere multimediale e la interattività strutturale dei singoli nuovi media'' ha, in un certo modo, ''diminuito la specificità di ognuno di essi, generando gradualmente una sorta di sistema globale di comunicazione, per cui, pur mantenendo ciascun mezzo il proprio peculiare carattere, l'evoluzione attuale del mondo della comunicazione obbliga sempre più a parlare di un'unica forma comunicativa, che fa sintesi delle diverse voci o le pone in stretta reciproca connessione''. ''Per i credenti - ha proseguito - la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l'efficacia dell'annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall'azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell'umanità''. E qui, il Pontefice si è appellato a quanti nella Chiesa, e in particolare modo nel dicastero delle Comunicazioni Sociali, hanno la professionalità per analizzare, ha detto, “le dimensioni di questo fenomeno”. Chi ha responsabilità pastorali, è stato l’invito di Benedetto XVI, deve “saper raccogliere le sfide che pongono all’evangelizzazione queste nuove tecnologie”, sfruttandone le caratteristiche che permettono una rapida azione di consultazione e di coordinamento, così da “promuovere una cultura del rispetto per la dignità e il valore della persona umana”. La Chiesa, ha insistito il Papa, deve svolgere in tale contesto un ruolo di servizio: “In tal modo la Chiesa esercita quella che potremmo definire una 'diaconia della cultura' nell’odierno 'continente digitale', percorrendone le strade per annunciare il Vangelo, la sola Parola che può salvare l’uomo". "Per i credenti la necessaria valorizzazione delle nuove tecnologie mediatiche va sempre però sostenuta da una costante visione di fede, sapendo che, al di là dei mezzi che si utilizzano, l’efficacia dell’annuncio del Vangelo dipende in primo luogo dall’azione dello Spirito Santo, che guida la Chiesa e il cammino dell’umanità”. Ricordando, infine il 50° anniversario della fondazione della Filmoteca Vaticana, voluta da Giovanni XXIII, che conserva - catalogato - materiale filmato dal 1896 a oggi sulla storia della Chiesa, Benedetto XVI ha augurato che questo “ricco patrimonio culturale, che appartiene all’intera umanità” sia ulteriormente ampliato e che tali “beni siano custoditi e conosciuti”.

Asca, Radio Vaticana


I chierici anglicani sposati che entrano nella Chiesa ancora oggetto di dibattito ritardano la pubblicazione della Costituzione del Papa

Una settimana dopo la presentazione sommaria dei suoi contenuti da parte del card. William Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, la Costituzione Apostolica di Papa Ratzinger che stabilisce le condizioni per il passaggio degli anglicani alla Chiesa Cattolica non è ancora pronta. E non si tratta di problemi di traduzione ma di qualcosa di più serio. Sembra che sia ancora oggetto di dibattito proprio il punto più sensibile per l’opinione pubblica, cioè l’ordinazione di preti sposati. La questione non era stata ben chiarita nei dettagli durante la conferenza stampa del 20 ottobre, quando Levada si era limitato a dire che la situazione dei seminaristi "sarà valutata caso per caso". La Santa Sede accoglie il clero attualmente ammogliato, ma non prevede per i futuri seminaristi la possibilità di sposarsi. Il documento era però su questo punto abbastanza generico e rimandava a successive istruzioni. In questi giorni il testo è stato rivisto dal Pontificio Consiglio per i testi legislativi e tutto fa pensare che questo punto venga definito più chiaramente, specificando che i futuri seminaristi delle comunità anglo-cattoliche dovranno essere celibi come tutti i loro colleghi della Chiesa Cattolica latina. A far discutere Oltretevere è stata anche la decisione di presentare il documento quando questo ancora non c’era. L’annuncio anticipato è stato determinato dal fatto che il card. Levada aveva già preso appuntamenti a Londra per presentare la decisione papale ai vescovi cattolici e al primate anglicano. Sarebbe stato impossibile tenere nascosta la notizia dopo averla raccontata a un intero episcopato, peraltro mai consultato fino a quel momento. Lo stesso Benedetto XVI, preoccupato che non si ripetessero i fraintendimenti sorti dopo la revoca della scomunica ai lefebvriani, avrebbe però preferito che presentazione e divulgazione del testo fossero simultanee e non in differita com’è avvenuto.

Andrea Tornielli, Il Giornale

Il Papa a Torino. L'uomo della Sindone e il mistero della sofferenza: la diocesi piemontese prepara l'Ostensione e la visita di Benedetto XVI

La riflessione sul mistero della sofferenza sarà il "filo rosso" che caratterizzerà la prossima Ostensione della Sindone, alla quale - il 2 maggio 2010 - parteciperà Benedetto XVI. La data è stata fissata lunedì scorso nell'udienza concessa dal Papa al card. Severino Poletto, arcivescovo di Torino e custode pontificio del sacro telo. Il Papa aveva annunciato già la sua intenzione il 2 giugno 2008, durante l'udienza straordinaria ai settemila pellegrini della diocesi di Torino scesi a Roma per concludere il ciclo delle Missioni diocesane. In quell'occasione Benedetto XVI si espresse così: "Sarà un'occasione quanto mai propizia - ne sono certo - per contemplare quel misterioso Volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio, il quale "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Giovanni, 3, 16)". Per Joseph Ratzinger non sarà comunque la prima visita alla Sindone: come cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede venne a Torino guidando il pellegrinaggio del personale dei suoi uffici, il 13 giugno 1998, e in quell'occasione tenne al Teatro Regio un'importante conferenza sul tema "Fede tra ragione e sentimento". Il motto scelto dal custode - Passio Christi, passio hominis - intende sottolineare proprio il collegamento tra la passione del Signore così com'è descritta nei Vangeli e testimoniata dalla Sindone e le molteplici sofferenze degli uomini e delle donne di oggi, in una città e in un territorio, come quelli torinesi, particolarmente segnati dagli effetti della crisi economica globale. Qui le piccole e medie aziende metalmeccaniche continuano a essere in forte disagio, e l'intero tessuto economico ne risente. In questi mesi, oltre alle iniziative di livello nazionale decise dalla Chiesa italiana, la Caritas subalpina ha attivato, nelle parrocchie, una vasta rete di supporto per le famiglie, in difficoltà soprattutto per pagare mutui e affitti, spese mediche e scolastiche. La preparazione all'ostensione coinvolge tutte le comunità parrocchiali in momenti di preghiera e riflessione intorno ai temi del disagio, della speranza, della solidarietà e della fraternità. L'Ostensione della Sindone, per altro, rimane un grande richiamo di fede e di speranza. Come si è visto nelle due ultime esposizioni - che complessivamente hanno portato a Torino oltre 3,5 milioni di fedeli - il mistero di quel Volto diventa, per i pellegrini, un richiamo forte a interrogarsi sul senso della propria esistenza di fronte alla morte e alla passione del Signore. Un richiamo esistenziale e religioso, che va ben oltre le pur importanti questioni scientifiche sulla formazione dell'immagine. La Sindone che il Papa e i pellegrini vedranno nel 2010 è stata sottoposta a un intervento accurato di conservazione, eseguito nel 2002 da Mechthild Flury-Lemberg, una delle maggiori autorità mondiali in materia di tessuti, che ha eseguito le indicazioni emerse dalla commissione internazionale di scienziati incaricati dal cardinale Saldarini di studiare le condizioni di conservazione del telo. La Sindone è poi stata ricucita su un nuovo supporto, che ha sostituito il telo d'Olanda usato dalle clarisse di Chambéry dopo l'incendio del 1532. Sono state eliminate anche le "toppe" che le monache avevano applicato al telo proprio per coprire le tracce lasciate dalla colata di argento fuso. Il sito www.sindone.org sarà il "motore" della preparazione all'ostensione, che viene organizzata dalla diocesi in collaborazione con enti locali e sponsor privati. Dal sito, a partire dal 1° dicembre, sarà possibile prenotare giorno e ora della visita. Ma dal gennaio del prossimo anno sarà operativo anche un centro per raccogliere le prenotazioni via telefono.

Marco Bonatti, L'Osservatore Romano

'Avvenire': contro un Papa che gli aprì mente e cuore Küng stravolge in modo 'tragico' al servizio dell'obiettivo lo straordinario evento ecclesiale

Dopo L'Osservatore Romano, anche Avvenire critica oggi il teologo Hans Küng, rispondendo alle dure critiche mosse da questi a Papa Benedetto XVI per la sua decisione di accogliere in gruppo nella Chiesa Cattolica gli anglicani tradizionalisti. In un editoriale siglato ''Av'', a nome della direzione, Avvenire scrive che Küng, ''in modo ostentatamente 'tragico' stravolge e travolge il senso dello straordinario evento ecclesiale ed ecumenico maturato, dopo lunga e non facile gestazione, lo scorso 20 ottobre tra Roma, Westminster e Canterbury''. ''Una manciata di aggettivi a effetto - si legge ancora nell'editoriale - (torbido, medievale, scaltro) e due-tre sostantivi usati con disinvolta ferocia semantica (pirateria, impero, indignazione) sono messi, con già sperimentata veemenza propagandistica, al servizio dell'obiettivo. Ma forse l'espressione più rivelatrice di tutte è 'teologia kungiana'''. ''Sì, a legger bene - argomenta infatti Avvenire - Küng parla soprattutto di se stesso. Lo fa per evocazione e apertis verbis. Si cita e si compiace, tanto quanto si dispiace del magistero e del ministero di colui che oggi è Papa, che, in un altro tempo, gli fu collega e amico e che, appena eletto al soglio di Pietro, gli aprì mente e cuore''. ''Questo è il teologo - conclude l'articolo - questo e l'uomo, che si fa giudice del gesto ecumenico di Benedetto XVI e critico del primate anglicano Rowan Williams. Questo è il polemista che s'ingegna a disseminare concetti aspri e duri come pietre su di un passaggio cruciale nella millenaria vicenda della Chiesa di Cristo''.

Asca

mercoledì 28 ottobre 2009

Mons. Eterović: tutta la Chiesa coinvolta nel Sinodo per l'Africa. A novembre l'approvazione dei Lineamenta dell'Assemblea per il Medio Oriente

“Anche se l’assise sinodale ha riguardato principalmente l’Africa, tutta la Chiesa ne è stata coinvolta a vari livelli”. Lo afferma mons. Nikola Eterović, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ripercorrendo, in un’intervista all'agenzia SIR, le tre settimane di lavori del secondo Sinodo per l’Africa. Ora “tutto il continente africano – dichiara mons. Eterović – è chiamato a rialzarsi dalla sua prostrazione e unire gli sforzi di tutti gli uomini di buona volontà nella costruzione di un futuro migliore, privo delle grandi schiavitù della violenza, della povertà e della malattia”. “Ritornando nelle proprie diocesi – prosegue – i Padri Sinodali trasmetteranno alle Chiese particolari lo spirito dell’assise sinodale, come pure i temi principali”. Essi si ritrovano nel “messaggio al Popolo di Dio”, “testo che riguarda l’attuale situazione della Chiesa e della società africana”. Nei prossimi mesi, precisa il segretario del Sinodo, compito degli “agenti pastorali nel continente africano” sarà conoscerlo e “presentarlo alle rispettive comunità perché diventi operativo a tutti i livelli. A tale finalità, anche le Proposizioni potranno essere assai utili. Esse sono primariamente indirizzate al Santo Padre affinché, con l’aiuto del Consiglio speciale per l’Africa, elabori un documento, raccogliendo tutta la ricchezza dei lavori sinodali, e lo indirizzi alla Chiesa cattolica in Africa”. Mentre si cominciano, fin dal “messaggio” finale, a vedere i frutti del Sinodo per l’Africa, il prossimo, nel 2010, sarà dedicato al Medio Oriente. “Il Consiglio speciale per l’Africa – spiega mons. Eterović – ha avuto una prima riunione a margine della seconda Assemblea speciale. I membri hanno concordato il calendario dei lavori che saranno ripresi nei prossimi mesi. Per l’Assemblea speciale per il Medio Oriente si seguirà la prassi abituale. Nel mese di novembre si riunirà il Consiglio speciale per il Medio Oriente per approvare il testo dei Lineamenta. Seguirà, dunque, la riflessione su tale documento nelle Chiese particolari. Dalle risposte che esse invieranno alla Segreteria generale del Sinodo dei vescovi nascerà l’Instrumentum laboris, documento di lavoro dell’assise sinodale”. “Alla Segreteria generale – conclude – non mancherà il lavoro nei prossimi mesi, lavoro che è al servizio della comunione episcopale sotto la guida di Benedetto XVI, presidente del Sinodo, che da vicino ne segue l’attività”.

SIR

Gian Maria Vian: sugli anglicani nella Chiesa da Küng contro Benedetto XVI critiche aspre e infondate con toni che rasentano la comicità

L'Osservatore Romano scende in campo per difendere Papa Benedetto XVI dalle accuse del teologo Hans Küng, che in un articolo pubblicato su vari quotidiani mondiali critica la decisione di accogliere nella Chiesa Cattolica i tradizionalisti anglicani. ''Ancora una volta una decisione di Benedetto XVI torna a essere dipinta con tinte forti, precostituite e soprattutto lontanissime dalla realtà'', scrive il direttore Gian Maria Vian in un editoriale di prima pagina intitolato 'Lontano dalla realtà'. ''A farlo è purtroppo, di nuovo, Hans Küng, il teologo svizzero suo antico collega e amico, che lo stesso Papa nel 2005, solo cinque mesi dopo la sua elezione, volle incontrare, in amicizia, per discutere delle comuni basi etiche delle religioni e del rapporto tra ragione e fede''. ''E questo - sottolinea Vian - benchè nel 1979, agli inizi del pontificato di Giovanni Paolo II, Küng fosse stato sanzionato per alcune sue posizioni dalla Congregazione per la Dottrina della Fede (allora guidata dal cardinale croato Franjo Šeper) che, al termine d'un procedimento iniziato negli ultimi anni di Paolo VI, dichiarò di non poterlo considerare un teologo cattolico''. ''Da allora - prosegue il direttore del quotidiano pontificio - più volte, Küng, infallibilmente ripreso da influenti media, è tornato a criticare, con asprezza e senza fondamento, Benedetto XVI''. ''Come fa adesso - rilanciato con clamore in Inghilterra da The Guardian e in Italia da La Repubblica, che certo non resteranno le uniche testate nel mondo a pubblicare il suo articolo - a proposito dell'annuncio, davvero storico, da parte della Santa Sede della prossima costituzione di strutture canoniche che permetteranno l'entrata nella comunione con la Chiesa Cattolica di molti anglicani. Un gesto che è volto a ricostituire l'unità voluta da Cristo e riconosce il lungo e faticoso cammino ecumenico compiuto in questo senso, ma che viene distorto e rappresentato enfaticamente come se si trattasse di un'astuta operazione di potere da leggersi in chiave politica, naturalmente di estrema destra''. ''Non vale proprio la pena - prosegue Vian - sottolineare le falsità e le inesattezze di questo ultimo scritto di Küng, i cui toni ancora una volta non fanno onore alla sua storia personale e in alcuni tratti rasentano la comicità, ignorando volutamente i fatti e arrivando persino a dileggiare il primate anglicano, che ha firmato una dichiarazione congiunta con l'arcivescovo di Westminster. Purtroppo però l'articolo del teologo svizzero circolerà molto e contribuirà a una rappresentazione tanto fosca quanto infondata della Chiesa cattolica e di Benedetto XVI. Per riassumere l'attuale situazione a cui sarebbe giunta con l'attuale Papa la Chiesa Cattolica Küng scrive che si tratta di una tragedia. Non occorre scomodare termini tanto iperbolici per definire il suo articolo - conclude L'Osservatore Romano - anche se resta molta amarezza di fronte a questo ennesimo gratuito attacco alla Chiesa di Roma e al suo indiscutibile impegno ecumenico''.

Asca

Il cordoglio del Papa per la morte di Camillo Cibin: esempio di testimonianza cristiana, fedele servitore della Santa Sede e vigile custode dei Papi

Si sono svolti ieri pomeriggio nella Basilica di San Pietro, all’Altare della Cattedra, i funerali di Camillo Cibin (nella foto con Benedetto XVI), ispettore generale della Gendarmeria Vaticana dal 1971 al 2006, spentosi domenica scorsa all’età di 83 anni. Ha presieduto la Messa il card. Giovanni Lajolo, presidente della Pontificia Commissione e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Durante il rito è stato letto un telegramma - a firma del cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone - in cui il Papa esprime il suo cordoglio per la scomparsa di Cibin “per tanti anni fedele servitore della Santa Sede e discreto quanto vigile custode della persona dei Papi”. Benedetto XVI ne ricorda la “probità di vita, l’esemplare testimonianza cristiana come pure la generosa e scrupolosa opera prestata in Vaticano”.

Radio Vaticana

Mostra in Vaticano sul primo missionario in Cina Matteo Ricci a 400 anni dalla morte. Mons. Giuliodori: procede il processo di beatificazione

Riprende il processo di beatificazione di Matteo Ricci (foto), gesuita maceratese, primo missionario in Cina (1552-1610). E' quanto emerso nel corso della conferenza stampa di presentazione di una mostra a lui dedicata in Vaticano, con un occhio ai rapporti odierni - e non sempre facili - tra la Santa Sede e il governo cinese. "Possa procedere in modo spedito e positivo anche il riconoscimento del suo cammino di santità", ha detto il vescovo di Macerata Claudio Giuliodori. Era stato il suo predecessore ad introdurre la causa di beatificazione di Ricci, che, nella sua fase diocesana, si concluse nel 1985. Gli atti poi sono stati trasmessi alla Congregazione per le Cause dei Santi, che ora dovrebbe riprendere il lavoro. "Questo ci incoraggia ad andare avanti", ha detto mons. Giuliodori. "Dopo essere andato in Cina passò lì il resto della sua vita con grandi opere religiose e culturali", ha detto da parte sua il portavoce vaticano, Federico Lombardi, "una testimonianza spirituale straordinaria". Lombardi ha espresso l'auspicio che anche il primo convertito al cristianesimo, Xu Guangqui, possa ascendere all'onore degli altari. La mostra presentata oggi in Vaticano si aprirà nel Braccio di Carlo Magno, lungo il colonnato berniniano di Piazza San Pietro. E' stata organizzata dal Comitato per le Celebrazioni del IV Centenario di padre Matteo Ricci in collaborazione con i Musei Vaticani, la Curia Generalizia della Compagnia di Gesù e la Pontificia Università Gregoriana. "La figura di padre Matteo Ricci, restata per tre secoli un po' nell'ombra a causa delle note vicende dei cosiddetti riti cinesi, a lui per altro sostanzialmente estranee perché successive - ha detto mons. Giuliadori in conferenza stampa - possa trovare il riconoscimento e l'apprezzamento che merita per il suo genio missionario, per la sua statura spirituale e morale, per la sua apertura e lungimiranza culturale. Alla luce di una tale testimonianza - ha aggiunto - possa crescere l'amicizia con il popolo cinese e possano rafforzarsi i vincoli di comunione con i cattolici di questo grande Paese come auspicato dal Santo Padre nella lettera a loro indirizzata nel maggio del 2007 dove viene citato ripetutamente Matteo Ricci ricordando il suo stile e il suo metodo". In quella data Benedetto XVI ha inviato una lettera a tutti i cattolici cinesi, minoranza spesso oggetto di restrizioni e persecuzioni dal governo comunista di Pechino. E' dal 1951 che tra Santa Sede e Cina sono stati interrotti i rapporti diplomatici. Solo ultimamente sono ripresi dei contatti informali in un quadro di disgelo. Hanno presentato la mostra, oltre a mons. Giuliodori e padre Lombardi, il direttore dei Musei vaticani Antonio Paolucci, il presidente della Fondazione per i Beni e le Attività Artistiche della Chiesa Giovanni Morello e il presidente del Comitato promotore per le Celebrazioni del IV Centenario della morte di Padre Matteo Ricci Adriano Ciaffi.

Apcom

Il Papa: nutrire la nostra esistenza della Parola di Dio. Tra fede e ragione esiste una naturale amicizia, fondata nell’ordine stesso della creazione

Un invito a “nutrire la nostra esistenza della Parola di Dio”, ad esempio “mediante un ascolto più attento delle letture e del Vangelo specialmente nella Messa domenicale”. A rivolgerlo è stato il Papa, nella catechesi dell’udienza generale di oggi, dedicata alla “fioritura” della teologia latina nel secolo XII, e in particolare ai “due differenti modelli di teologia” nati da quel “vasto rinnovamento spirituale”: la teologia monastica, nata dei monasteri, e la teologia scolastica, nata all’interno delle “Scholae”, alcune delle quali “ben presto avrebbero dato vita alle università, che costituiscono una delle tipiche invenzioni del Medioevo cristiano”. Secondo Benedetto XVI, “è importante riservare un certo tempo ogni giorno alla meditazione della Bibbia, perché la Parola di Dio sia lampada che illumina il nostro cammino quotidiano sulla terra”. Il Sinodo dei vescovi del 2008, sulla “Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”, ha ricordato il Papa, “ha richiamato l’importanza dell’approccio spirituale alle Sacre Scritture”: di qui l’importanza di “far tesoro della teologia monastica, un’ininterrotta esegesi biblica”, partendo dalla consapevolezza – ha aggiunto il Santo Padre a braccio – che “la lettura puramente teorica non basta per entrare nelle Sacre Scritture, si deve leggere la Bibbia nello spirito nella quale è stata creata”. Nei monasteri del XII secolo, ha spiegato il Papa, “si praticava specialmente la teologia biblica”. I monaci, cioè, “erano tutti devoti ascoltatori e lettori delle Sacre Scritture, e una delle principali loro occupazioni consisteva nella lectio divina, cioè nella lettura pregata della Bibbia. Per loro la semplice lettura del Testo sacro non bastava per percepirne il senso profondo, l’unità interiore e il messaggio trascendente. Occorreva praticare una lettura spirituale”. Alla scuola dei Padri, la Bibbia veniva “interpretata allegoricamente, per scoprire in ogni pagina, dell’Antico come del Nuovo Testamento, quanto dice di Cristo e della sua opera di salvezza”. Alla “preparazione letteraria” la teologia monastica univa, dunque, quella spirituale, partendo dalla convinzione che “il desiderio di conoscere e di amare Dio, che ci viene incontro attraverso la sua Parola da accogliere, meditare e praticare, conduce a cercare di approfondire i testi biblici in tutte le dimensioni”. C’è poi “un’altra attitudine” della teologia monastica: “un intimo atteggiamento orante, che deve precedere, accompagnare e completare lo studio della Sacra Scrittura”. “Poiché la teologia monastica – ha spiegato Benedetto XVI - è ascolto della Parola di Dio, non si può non purificare il cuore per accoglierla”. Così la teologia “diventa meditazione, preghiera, canto di lode e spinge a una sincera conversione”. “La fede è aperta allo sforzo di comprensione da parte della ragione; la ragione, a sua volta, riconosce che la fede non la mortifica, anzi la sospinge verso orizzonti più ampi ed elevati”. E’ questa, per il Papa, la “perenne lezione” della teologia scolastica. “Facendo eco all’invito della Prima Lettera di Pietro – le parole di Benedetto XVI - la teologia scolastica ci stimola ad essere sempre pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in noi. Ci ricorda che tra fede e ragione esiste una naturale amicizia, fondata nell’ordine stesso della creazione”. “La fede e la ragione sono come le due ali, con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità”, ha detto il Papa citando l’incipit della “Fides et Ratio” di Giovanni Paolo II. “Fede e ragione, in reciproco dialogo – ha spiegato - vibrano di gioia quando sono entrambe animate dalla ricerca dell’intima unione con Dio. Quando l’amore vivifica la dimensione orante della teologia, la conoscenza, acquisita dalla ragione, si allarga. La verità è ricercata con umiltà, accolta con stupore e gratitudine: in una parola, la conoscenza cresce solo se ama la verità”. “Formare dei professionisti della cultura, in un’epoca in cui il sapere era sempre più apprezzato”: questo, ha ricordato il Papa, l’obiettivo della teologia scolastica, nel cui “metodo” era ”centrale” la “questio”. Nelle “questiones” nate dal dibattito fra maestri e studenti – ha aggiunto il Papa a braccio – “si voleva trovare una sintesi tra autorità e ragione, per arrivare ad una comprensione più profonda della Parola di Dio”. “La teologia – ha proseguito il Pontefice sempre fuori testo – aggiunge la dimensione della ragione alla Parola di Dio, e così crea una fede più profonda, più personale, quindi più concreta per ala vita dell’uomo”. I rappresentanti della teologia scolastica “erano uomini colti, appassionati della ricerca, desiderosi di mostrare la ragionevolezza e la fondatezza dei misteri di Dio e dell’uomo, creduti con la fede ma compresi pure dalla ragione”. Il “metodo scolastico”, in sintesi, “mirava a presentare l’unità e l’armonia della rivelazione cristiana” concedendo “fiducia alla ragione umana”. “La grammatica e la filologia – ha concluso Benedetto XVI - sono al servizio del sapere teologico, ma lo è ancora di più la logica, cioè quella disciplina che studia il funzionamento del ragionamento umano, in modo che appaia evidente la verità di una proposizione”, attraverso “un reciproco movimento di chiarificazione” tra il credere e il comprendere.
Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha partecipato questa mattina all'Udienza generale in Piazza San Pietro accompagnando i due turisti olandesi aggrediti da una coppia di pastori romeni alla periferia della capitale nell'agosto del 2008. Il Pontefice ha conversato brevemente con la coppia e con il sindaco.

SIR, Asca

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

Il portavoce italiano dell'Opus Dei: evitare confusione sul possibile status dei lefebvriani, la Prelatura personale non è come l'Ordinariato militare

Il portavoce italiano dell'Opus Dei, Pippo Corigliano, mette in dubbio la notizia che i lefebvriani possano essere inquadrati nella Chiesa Cattolica in una struttura giuridica analoga alla Prelatura personale dei seguaci di Josemaria Escrivà de Balaguer. "A titolo personale - scrive Corigliano in una nota - vorrei chiarire un punto su cui c'è un po' di confusione. Leggo da varie parti che la prelatura personale dell'Opus Dei può servire da precedente o da modello per i Lefebvriani. Anche per il caso degli anglicani cattolici (non so esattamente come si chiameranno) si è parlato della prelatura personale come modello. In questi casi il modello già esistente è l'ordinariato militare. Cioé una diocesi a tutti gli effetti che provvede alla cura pastorale dei propri fedeli che vi aderiscono a titolo personale, come i militari in questo caso. Questa è una diocesi personale, non una prelatura personale. La diocesi territoriale, come quella di Bari o Napoli, invece conta i suoi fedeli in base al territorio". "Le prelature personali - prosegue Corigliano - sono state pensate dal Concilio come strutture che si creano per peculiari attività pastorali. Nel caso dell'Opus Dei questo scopo pastorale è l'aiuto spirituale per santificare il lavoro ordinario e la vita quotidiana. Esse sono compatibili con le diocesi territoriali e collaborano con esse. Ad esempio se marito e moglie sono dell'Opus Dei si sono sposati dal loro parroco che battezzerà i loro bambini. Vanno a Messa in parrocchia e così via...Mentre i militari hanno un loro vescovo e un loro clero che provvede a tutte le loro necessità pastorali. Probabilmente dico cose già note ma ultimamente circolano inesattezze in crescendo".

Apcom

martedì 27 ottobre 2009

Il Papa a Brescia e Concesio. Pubblicato il programma ufficiale della visita

Pubblicato stamani dalla Sala Stampa vaticana il programma della visita pastorale di Benedetto XVI a Brescia e Concesio, domenica 8 novembre. L’arrivo del Papa all’aeroporto bresciano di Ghedi è previsto alle 9.30. Di qui, il Papa si recherà in visita privata alla chiesa di Botticino Sera per la venerazione delle spoglie di Sant’Arcangelo Tadini. Quindi, alle 10.30, celebrerà la Santa Messa e reciterà l’Angelus sul sagrato del Duomo di Brescia, in piazza Paolo VI. Nel pomeriggio, dopo la visita nel centro pastorale Paolo VI sempre a Brescia, visiterà la casa natale di Papa Montini e il nuovo Istituto Paolo VI a Concesio. La sede verrà inaugurata proprio dal Pontefice e, in tale occasione, verrà anche assegnato il VI Premio internazionale Paolo VI. Ultimo momento della giornata bresciana del Papa, sarà la visita, intorno alle ore 18, alla parrocchia Sant’Antonino a Concesio, in cui fu battezzato Giovanni Battista Montini.

Radio Vaticana

Messaggio del Papa al Patriarca degli Armeni: ringrazio Dio per le benedizioni attraverso il suo ministero. Le nostre Chiese siano sempre più unite

“Rendo grazie a Dio per le benedizioni che ha concesso alla Chiesa Apostolica Armena attraverso il ministero di Vostra Santità”. Comincia così il messaggio che Papa Benedetto XVI ha inviato oggi a sua Santità Karekin II, per il decimo anniversario della sua elezione e intronizzazione come Patriarca supremo e Catholicos di tutti gli Armeni avvenuta il 27 ottobre 1999. “Conosco – scrive il Papa – il vostro impegno personale per il dialogo, la cooperazione e l’amicizia tra la Chiesa apostolica armena e la Chiesa cattolica, chiaramente espressa in diversi incontri che hanno avuto luogo di recente tra Sua Santità e il Successore di Pietro. Prego che le buone relazioni che sono si sono stabilite tra noi possano continuare a crescere negli anni a venire”. Risale al 9 maggio dello scorso anno, la data dell’incontro in Vaticano tra Sua Santità Karekin II e Papa Benedetto XVI (foto). In quei giorni il Catholicos armeno aveva avuto occasione anche di prendere la parola in Piazza San Pietro prima che cominciasse l’Udienza generale del mercoledì. E sempre in quei giorni, a Roma la Pontificia Università Salesiana gli ha conferito il titolo di dottore honoris causa in teologia pastorale giovanile “per la solerzia con cui ha promosso la formazione cristiana del popolo di Dio”. “Il recupero della libertà per la Chiesa in Armenia, verso la fine del secolo scorso – scrive oggi il Papa nel suo messaggio - ha portato gioia ai cristiani in tutto il mondo. Il compito immane di ricostruire la comunità ecclesiale ricadde sulle spalle di Vostra Santità”. Il Papa ripercorre quanto “è stato raggiunto, in così breve tempo” e commenta: “è davvero notevole”: dalle iniziative per l'educazione cristiana dei giovani, alla formazione del clero, la creazione di nuove parrocchie, nonché “la promozione dei valori cristiani nella vita sociale e culturale della nazione”. Il messaggio si conclude con una preghiera per la piena comunione tra le due Chiese perché “possiamo essere sempre più strettamente uniti in un vincolo sacro della fede cristiana, della speranza e dell'amore”.

Anno Sacerdotale. Lettera del card. Bagnasco: il sacerdote deve essere il primo a farsi 'conquistare' da Cristo, ad essere 'posseduto' da Lui

Il sacerdote non è nè ''un funzionario a ore'' nè un ''conquistatore' di anime'': lo scrive il presidente della CEI, card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, nella sua ultima lettera pastorale, intitolata ''Io sono il Buon Pastore'' e scritta in occasione dell'Anno Sacerdotale indetto da Papa Benedetto XVI. ''Il pastore non è un funzionario a ore - scrive il porporato - ma un uomo segnato dal fuoco dello Spirito'' è ''un uomo libero''. ''Per lui - prosegue - non è questione di essere un 'conquistatore' di anime: prima di tutto deve lui essere 'conquistato' da Cristo. Non deve 'possedere' gli altri, ma essere lui 'posseduto' da Dio''. Il card. Bagnasco mette anche in evidenza che il sacerdote, ''prima che essere servitore della carità, è ministro dei sacramenti, strumenti della vita divina''. In questo modo, il presidente della CEI torna su un punto che ha gia' sottolineato piu' volte negli ultimi mesi: ''Oggi, - scrive - a volte si vorrebbe che la Chiesa si concentrasse sul terreno della carita', dove s'incontrano facili consensi, piuttosto che in quello assai più contrastato della bioetica. Ancora una volta viene posto l'antico dilemma tra lo smalto dell'amore tradotto in opere e l'opacità che deriverebbe dall'affermazione di certi principi dottrinali''. Ma Cristo, spiega il cardinale, ''ha insegnato che la verità e l'amore non si oppongono ma sono fatti per operare insieme nel cuore dei singoli e della società''. Nella lettera, l'arcivescovo di Genova invita anche i sacerdoti ad avere ''la cura della propria salute'': ''Senza fissazioni particolari - ricorda - è giusto per quanto possibile prevenire i malanni con gli strumenti che oggi sono a disposizione di tutti, e curarli con metodo''. ''E' necessario - prosegue - non essere trascurati nella vita fisica: dall'abitazione decorosa all'alimentazione sana e regolare, dalla pulizia e dall'ordine del nostro abbigliamento - secondo le norme della Chiesa - al giusto tempo di riposo per staccare dalle incombenze ordinarie e vivere, da soli o se possibile con i Confratelli, momenti di svago e di ristoro''.

Asca

Il Papa a Torino. Il 2 maggio la visita. Il card. Poletto: infonderà speranza e fiducia soprattutto nei sofferenti e in quanti trepidano per il lavoro

Il Papa sarà domenica 2 maggio 2010 in visita a Torino in occasione dell'Ostensione della Sindone, prevista dal 10 aprile al 23 maggio. Lo ha reso noto oggi l'arcivescovo del capoluogo piemontese, card. Severino Poletto (nella foto con Benedetto XVI), con una lettera. Il Pontefice visiterà prima la Sindone, per poi celebrare la Santa Messa in piazza San Giovanni e recitare l'Angelus. Nel pomeriggio il Papa incontrerà i giovani al Santo Volto e durante il tragitto farà una breve sosta al Cottolengo per incontrare e benedire gli ospiti della Piccola Casa della Divina Provvidenza, prima del rientro a Roma in serata. Per il card. Poletto, l'avvenimento ''sarà per la nostra città e per la diocesi un'occasione unica, un dono straordinario. L'evento - ha aggiunto - darà nuovo slancio al cammino spirituale e pastorale delle nostre comunità cristiane e infonderà speranza e fiducia a tutti, a cominciare dalle tante persone provate dalla povertà e da ogni tipo di sofferenza fisica e morale''. ''Il Pontefice - ha spiegato ancora l'arcivescovo di Torino nel messaggio che ha inviato all'intera Diocesi - vorrà soprattutto donare una parola di conforto ai tanti sofferenti in sintonia con il tema dell'Ostensione della Sindone 'Passio Christi, passio hominis'''. ''Inoltre - ha concluso il cardinale - nello spirito della sua ultima Enciclica "Caritas in Veritate" esprimerà incoraggiamento e speranza a quanti stanno trepidando per un posto di lavoro in questa città, da sempre considerata 'città del lavoro e dell'industria' che però in questo momento sente più che altrove le conseguenze di una crisi vasta e prolungata oltre ogni aspettativa''.

Sinodo dei vescovi per l'Africa. 236 Padri Sinodali, 191 interventi in Aula più 15 testi scritti: i numeri dell'Assemblea

La II Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l’Africa che si è conclusa domenica scorsa con l’Eucaristia presieduta da Benedetto XVI era iniziata il 4 ottobre. Dei 244 Padri Sinodali invitati ai lavori – ha riferito il segretario generale dell’assise, l’arcivescovo Nikola Eterovic’ – sono stati presenti a Roma in 236. Agli otto assenti a causa di malattia inoltre se ne sono aggiunti 5 che hanno accusato disturbi durante l’assise. Hanno partecipato effettivamente a tutti i lavori dunque, riporta L’Osservatore Romano, 231 Padri Sinodali, 111 dei quali partecipavano per la prima volta a un Sinodo. Delle 20 Congregazioni generali, quella più partecipata ha visto la presenza di 227 vescovi, in quella dalla frequentazione meno cospicua si contavano 209 padri. L’arcivescovo Eterovic’ ha inoltre sottolineato che in aula sono stati pronunciati 191 interventi, cui vanno aggiunti 15 contributi scritti. Durante il dibattito libero hanno parlato 103 Padri Sinodali. Sono inoltre intervenuti 5 delegati fraterni e 47 tra uditori e uditrici.

Avvenire

Le nomine del Papa. Mons. Bertello protrebbe sostituire il card. Re alla Congregazione per i vescovi. In partenza anche il card. Kasper

Entro Pasqua del prossimo anno, secondo voci ricorrenti di Curia, il card. Giovanni Battista Re dovrebbe lasciare la carica di Prefetto della Congregazione per i vescovi, uno dei punti chiave in quanto a responsabilità e delicatezza del governo centrale della Chiesa. Il 30 gennaio prossimo infatti il porporato lombardo compirà 76 anni,e giungerà a scadenza anche l’anno di “proroga”, rispetto alla scadenza naturale dei 75 anni, che volentieri Benedetto XVI concede ai collaboratori. Il suo posto, secondo fonti bene informate, potrebbe essere preso dall’attuale Nunzio in Italia, mons. Giuseppe Bertello, un brillante diplomatico che dal 19 dicembre del 2006 ricopre il suo ruolo. Bertello è nato il 1° ottobre del 1942 a Foglizzo, in provincia di Torino, ed è stato ordinato ad Ivrea. La decisione di metterlo a capo della Congregazione per i Vescovi è – a quanto si dice – del Segretario di Stato, il card. Tarcisio Bertone. Mons. Bertello gode della piena fiducia del Segretario di Stato (si conoscono da molti anni, e fra l’altro, sono entrambi piemontesi: Bertone è di Romano Canavese) e la sua candidatura è giudicata assolutamente vincente. E questa stima farebbe sì che fosse superato un ostacolo legato alla tradizione del dicastero. Infatti sia Bertello che l’attuale segretario, mons. Montero De Castro, provengono dalle file della diplomazia. In genere almeno una delle due cariche massime è affidata a un prelato che abbia un’esperienza pastorale in diocesi. Ci si attende la partenza del card. Walter Kasper, che ha compiuto diciotto mesi di “proroga”, e che dovrebbe essere sostituito da un vescovo tedesco molto stimato da Benedetto XVI. Sembra che il card. Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, non abbia visto di buon occhio i tempi e i modi dell’ingresso dei dissidenti anglicani, gestita in maniera totalmente autonoma (o quasi…) dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Marco Tosatti, San Pietro e dintorni

Sinodo dei vescovi per l'Africa. Mons. Bressan: bella esperienza di fraternità. Non è un continente senza speranza, la Pentecoste è ancora possibile

Un’esperienza “altamente positiva per il senso di responsabilità dei vescovi africani, il senso di un cammino che è nella Chiesa, una passione testimoniata e vissuta per il bene della gente africana. È stata una bella esperienza di fraternità”. A tracciare un bilancio del secondo Sinodo dei vescovi per l’Africa è mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento e presidente della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese della CEI, il quale ha partecipato all’Assemblea come “membro di nomina pontificia”. Durante i lavori sinodali, afferma mons. Bressan parlando delle priorità maggiormente sottolineate, è emersa “la coscienza che la situazione è diventata insostenibile per vari motivi: miseria diffusa, corruzione diventata metodo ordinario di gestione amministrativa, sfruttamento da parte di potenze estere, depauperamento delle risorse ambientali, imposizione di ideologie contrarie alla famiglia e alla vita”. Ma, nello stesso tempo – nota l’arcivescovo di Trento, che ha lavorato in Africa dal 1974 al 1976, come segretario della Nunziatura apostolica di Abidjan (Costa d’Avorio) – è emersa “anche una forte speranza basata sulla fede in Cristo e voglia di continuare, ed anzi crescere, nella promozione integrale delle nazioni africane, promozione della formazione nella dottrina sociale della Chiesa”. Nel suo intervento in assemblea mons. Bressan ha ricordato che l’Italia si sente “per più motivi particolarmente legata al continente africano”. Attualmente, spiega, “i missionari italiani in Africa sono oltre 3.600 in ben 48 dei 53 Stati di quel continente. E dietro a ogni missionario ci sono famiglie, parrocchie, diocesi, comunità che solidarizzano, ecc.”. Purtroppo, afferma l’arcivescovo, “la stampa italiana ha piuttosto ignorato questo Sinodo, e non ha dato attenzione nemmeno alla forte denuncia della corruzione locale. Nel G8 del maggio scorso, grazie anche a qualche pressione di cattolici italiani, a dir il vero, i "potenti" promisero un contributo di 20 miliardi all’Africa: in sé una bella attenzione! Ma i Padri Sinodali hanno anche avvertito con chiarezza che spesso tali aiuti non arrivano alla gente”. Da qui la proposta di mons. Bressan: “L’Italia potrebbe vigilare perché anzitutto le promesse si traducano in realtà e poi perché si arrivi al popolo e non solo alle istituzioni bancarie; le Chiese locali potrebbero essere partners”. Per l’arcivescovo, “l’Africa non è un continente senza prospettive e senza speranza. Nei vari incontri si è imparato a riconoscere molte qualità e risorse che vi sono in Africa” tra cui i giovani e le donne. “Sì – conclude – la Pentecoste è ancora possibile”.

SIR

Benedetto XVI a Palermo nel maggio 2010. Probabile tappa a Monreale e al Santuario di Santa Rosalia. Si aspetta la conferma ufficiale

Il Papa a Palermo: due giorni, a maggio. La notizia della visita di Benedetto XVI - la prima in Sicilia dalla sua elezione - non è ancora ufficiale. Ma la grande macchina organizzativa è già partita. E le curie siciliane sono in fibrillazione. Anche se è presto per parlare del programma che verrà stilato per l'occasione. Certo Papa Ratzinger pernotterà presso l'arcivescovado di Palermo, a due passi dalla Cattedrale (foto) dove presiederà la Celebrazione Eucaristica. Andrà anche a Monreale, per ammirare le meraviglie normanne del Duomo. Pare che quest'ultimo sia un espresso desiderio del Pontefice; proprio l'Editrice Vaticana ha pubblicato un mese fa un volume sul duomo di Monreale, con fotografie di Giovanni Chiaramonte e testi di David Abulafia e Massimo Naro. Del resto, spiegano gli addetti ai lavori, la visita nella basilica costruita sotto re Guglielmo II rappresenta una forte suggestione per uno studioso come JosephRatzinger: anche perché nel 1929 essa fu meta di viaggio di un grande teologo italo-tedesco, Romano Guardini, uno dei preferiti del Pontefice. Non è esclusa una capatina al santuario di Santa Rosalia. Per il resto, sarà la curia palermitana, d'accordo col Vaticano, a rendere noto il giorno e l'orario dell'arrivo del Pontefice, gli spostamenti in "papamobile", i saluti delle autorità, gli incontri con le varie realtà ecclesiali e sociali. Inoltre bisogna mettere in conto che verrà effettuato, come da copione, il sopralluogo della delegazione vaticana capeggiata dal responsabile dei viaggi papali Leonardo Sapienza.

Salvatore Falzone, La Repubblica

lunedì 26 ottobre 2009

La precisazione del portavoce vaticano: il prossimo incontro tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X non avverrà prima di gennaio

Il prossimo incontro tra le delegazioni del Vaticano e dei lefebvriani avverrà tra due mesi e non - come comunicato precedentemente - tra due settimane: lo precisa il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, correggendo così - da "bimensile" a "bimestrale" - una nota mattutina della Pontificia Commissione Ecclesia Dei circa la scadenza dei colloqui dottrinali iniziati stamane con la Fraternità Sacerdotale San Pio X. "Nel comunicato della Commissione Ecclesia Dei di oggi - precisa Lombardi - si diceva che 'i colloqui proseguiranno a scadenza probabilmente a scadenza bimensile'. Invece bisogna leggere 'probabilmente a scadenza bimestrale', cioè circa ogni due mesi. In particolare - conclude Lombardi - la prossima riunione è prevedibile nel mese di gennaio, dopo l'avvento e il periodo natalizio".

Apcom

Sinodo dei vescovi per l'Africa. Vian: riconciliazione, giustizia e pace impossibili senza l'incontro con Dio. I media hanno perso un'altra occasione

“I lavori sinodali hanno corso il rischio, come il Papa ha lucidamente sottolineato, di due opposti pericoli: da una parte, una politicizzazione che rischiava di trasformare i vescovi in politici, anche se questa dimensione, quella politica, "è molto reale"; dall'altra, una spiritualizzazione astratta e disincarnata”. E’ il bilancio del Sinodo per l’Africa, che si è appena concluso, tracciato dal direttore de L’Osservatore Romano, Gian Maria Vian. “Questo duplice rischio – prosegue Vian nell’editoriale - è stato però evitato. Nella consapevolezza che la riconciliazione, la giustizia e la pace non sono possibili senza quella "novità che deve risultare proprio dall'incontro con Dio" e senza la purificazione del cuore”. "Dopo tre settimane di 'buon lavoro' comune, di preghiera e di ascolto reciproco, si è conclusa la seconda assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per l'Africa", scrive il direttore del quotidiano vaticano, Giovanni Maria Vian, in un editoriale di prima pagina. "A sottolinearlo con semplicità è stato il suo presidente, Benedetto XVI, spesso presente e molto attento ai dibattiti di questi giorni. Che hanno portato un contributo importante non soltanto per la Chiesa, ma per il continente e l'intero scenario mondiale. Anche se i media internazionali - a parte qualche eccezione - hanno ancora una volta perso un'occasione, dimostrando poco interesse per questo esercizio di responsabilità collettiva e collegiale che - conclude Vian - da oltre un quarantennio è entrato a far parte dell'esercizio del primato del successore di Pietro".La Chiesa di Roma, commenta il direttore del quotidiano vaticano, “è l'unica importante realtà planetaria che si pone di fronte alla globalizzazione senza fatalismi o rassegnazione, nonostante difficoltà e rischi innumerevoli. I cattolici sanno bene infatti che questo fenomeno mondiale può essere orientato, e cercano di farlo nel senso della fraternità e della condivisione. Contribuendo a rinnovare il modello di sviluppo per includervi tutti i popoli, come ha sottolineato con realismo l'Enciclica "Caritas in veritate". E come ha indicato chiaramente il viaggio del Papa in Camerun e in Angola”.

SIR, Apcom

Il Papa a Brescia e Concesio. Benedetto XVI conferirà il 'Premio internazionale Paolo VI' alla collana francese Sources Chrétiennes

La collana francese Sources Chrétiennes fondata a Lione, nel 1942, vince il “Premio Internazionale Paolo VI 2009”, giunto alla sua sesta edizione. Tale riconoscimento verrà conferito personalmente da Benedetto XVI, in occasione dell’inaugurazione della nuova sede dell’Istituto Paolo VI a Concesio nel pomeriggio di domenica 8 novembre, durante la visita pastoriale a Brescia. Secondo quanto riferisce l'agenzia Zenit, il Premio è stato indetto per la prima volta nel 1984 nell'ambito degli studi teologici, e attribuito ogni cinque anni ad una persona o a un'istituzione che abbia contribuito in modo rilevante alla cultura di ispirazione religiosa. Con questo riconoscimento si intende valorizzare l’impegno profuso dalla storica collana Sources Chrétiennes nella riscoperta delle fonti cristiane antiche e medievali. La collana, recita la motivazione, costituisce “un importante significato culturale ed educativo, oltre che teologico ed ecclesiale”, perché favorisce la “ricerca storica documentando momenti essenziali dello sviluppo del pensiero e contribuisce a illuminare l’incontro fecondo realizzato tra il messaggio cristiano e la cultura antica”.

Radio Vaticana

Il vescovo anglicano Broadhurst: il Papa ha ascoltato le nostre preoccupazioni, proposta interessante e incredibilmente generosa

“Interessante”, così il vescovo John Broadhurst, presidente dell’organizzazione “Forward in faith UK”, che rappresenta l’anima tradizionalista della Chiesa anglicana di Inghilterra, definisce all'agenzia SIR la proposta del Vaticano di consentire con una nuova Costituzione Apostolica a pastori e vescovi anglicani di entrare in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Sabato scorso, si è conclusa l’assemblea generale che ha riunito per due giorni a Londra oltre 500 delegati di “Forward in faith” eletti in rappresentanza di parrocchie e organismi di Inghilterra, Scozia e Galles. Erano presenti rappresentanti anche da Stati Uniti e Australia e ospiti tra i quali l’arcivescovo australiano John Hepworth, primate della Traditional Anglican Communion. Nel discorso di chiusura, il vescovo Broadhurst ha detto che la proposta del Papa “è incredibilmente generosa, clamorosamente diversa da qualsiasi altra proposta simile del passato. Non è senza problemi, non senza difficoltà o questioni sospese ma dice a me e a te che Roma pensa in modo diverso da quello che ha pensato negli ultimi quarant’anni”. “In un momento in cui speravamo che la Chiesa di Inghilterra ascoltasse le nostre preoccupazioni e non l’ha fatto, il vescovo di Roma l’ha fatto e questo deve farvi fermare e riflettere”, ha detto ancora il vescovo Broadhurst. John Broadhurst è vescovo di Fulham nella diocesi anglicana di Londra ed ha la responsabilità pastorale delle parrocchie contrarie all’ordinazione delle donne. “Negli anni passati - ha detto ancora il vescovo John Broadhurst - molti anglicani sono stati a Roma a parlare del dilemma dell’anglicanesimo, di come possiamo entrare in comunione con la Santa Sede” e “la cosa interessante era che Roma non era in grado di rispondere a quella domanda”. Sempre nel suo discorso, Broadhurst ha ricordato che l’ordinazione delle donne pastore ha reso la posizione del suo movimento all’interno della chiesa di Inghilterra molto difficile. Poi un appello per l’unità: “Dobbiamo cercare di rispondere a questo tutti insieme, soprattutto con la preghiera. Leggere la proposta, digerirla, vedere come evolve”. “Dobbiamo capire – conclude - chi siamo e che cosa ci riserva il futuro”.

SIR

Primo incontro in un clima cordiale e costruttivo della Commissione di studio sulle difficoltà dottrinali tra la Fraternità San Pio X e la Santa Sede

Si è svolto in un clima "fiducioso" il primo incontro tra il Vaticano e i lefebvriani in vista del pieno rientro della comunità tradizionalista nella Chiesa Cattolica: lo rende noto il portavoce vaticano, padre Federico Lmobardi. Il prossimo incontro dovrebbe svolgersi tra due settimane, poiché - si legge in una nota della Santa Sede - i colloqui dottrinali "proseguiranno nei prossimi mesi probabilmente a scadenza bimensile". "Lunedì 26 ottobre 2009 si è tenuto nel Palazzo del Sant'Uffizio, sede della Congregazione per la Dottrina della Fede e della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, il primo incontro della Commissione di studio, formata da esperti della medesima Commissione e della Fraternità Sacerdotale San Pio X, allo scopo di esaminare le difficoltà dottrinali che ancora sussistono tra la Fraternità e la Sede Apostolica", afferma la nota della Pontificia Commissione Ecclesia Dei. "In un clima cordiale, rispettoso e costruttivo - sottolinea il comunicato - si sono evidenziate le maggiori questioni di carattere dottrinale che saranno trattate e discusse nel corso dei colloqui che proseguiranno nei prossimi mesi probabilmente a scadenza bimensile". "In particolare - mette in chiaro la nota del dicastero vaticano responsabile dei rapporti con i tradizionalisti - si esamineranno le questioni relative al concetto di Tradizione, al Messale di Paolo VI, all'interpretazione del Concilio Vaticano II in continuità con la Tradizione dottrinale cattolica, ai temi dell'unità della Chiesa e dei principi cattolici dell'ecumenismo, del rapporto tra il Cristianesimo e le religioni non cristiane e della libertà religiosa. Nel corso dell'incontro si è anche precisato il metodo e l'organizzazione del lavoro". Il portavoce della sala stampa vaticana non ha voluto commentare le recenti previsioni del superiore dei lefebvriani, mons. Bernard Fellay, secondo il quale i colloqui dottrinali durerebbero "un anno". "Il comunicato è questo, non ho nulla da aggiungere, non credo che sarebbe appropriato aggiungere adesso altre previsioni. Il clima - ha detto il gesuita - è fiducioso". I membri della delegazione lefebvriana - Alfonso de Galarreta, Benoit de Jorna, don Jean-Michel Gleize e don Patrick de La Rocque - sono arrivati ieri sera in Vaticano e ripartiranno nel pomeriggio, dopo aver pranzato insieme ai membri della delegazione vaticana. I lefebvriani hanno pernottato nella Domus Santa Marta, all'interno delle Mura leonine della Città del Vaticano.