sabato 31 dicembre 2011

Il Papa visita il Presepe in Piazza San Pietro. Benedetto XVI prega in ginocchio con lo sguardo di un bambino, poi fa il giro intorno alla costruzione

Entra nella Grotta di Nazaret Benedetto XVI come se il tempo non fosse mai passato dal quella notte di più di 2000 anni fa. Il Papa come sempre dopo i Vespri con il canto del Te Deum è uscito in Piazza San Pietro quasi sorprendendo i turisti che si attardano davanti al Presepe. La papamobile illuminata ha attraversato la piazza, davanti al Presepe sotto l’obelisco c’era la banda delle Guardie Svizzere che ha intonato canti natalizi. Una piccola e intima festa di famiglia per il Papa che ama moltissimo i Presepi e si attarda a farsi spiegare i dettagli di questa trentesima edizione dedicata al Beato Giovanni Paolo II. A fare gli onori di casa erano il presidente del Governatorato Giuseppe Bertello e il segretario Giuseppe Sciacca. Hanno accolto il Papa con familiarità: siamo tutti e due nuovi, hanno detto, e il Papa sorride. Ha pregato in ginocchio Benedetto XVI con lo sguardo di un bambino, poi ha fatto il giro intorno alla costruzione. Mons. Sciacca gli ha spiegato ogni personaggio e ogni ambiente. Il direttore della banda degli svizzeri ha salutato il Papa e gli ha fatto gli auguri di tutto il Corpo. Poche parole in tedesco con affetto e rispetto. Davanti grandi statue il Papa sembra una figura in più tra i personaggi. Uno dei fedeli che adora il bambino e si ferma in silenzio davanti al Mistero dell’Incarnazione. Ma si vede che la sua è anche la passione di chi per anni ha costruito con passione il proprio Presepe domestico. La Piazza si svuota, tutti attendono che Benedetto XVI attraversi di nuovo lo spazio che sembra sospendere il tempo. L’anno finisce la termine, il Papa ha ringraziato per il tempo che non deve passare con angoscia, ma con la certezza che siamo amati da Dio. La notte sulla Piazza di san Pietro sarà notte di preghiera come ogni anno per molti. Il Papa li benedirà dalla sua finestra che resta accesa.

Angela Ambrogetti, Il Portone di Bronzo

Il Papa: l’uomo non più schiavo di un tempo che passa senza un perché ma figlio di un Dio che dona all’umanità come nuova prospettiva di vita l’amore

Questo pomeriggio, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, cui sono seguiti l’esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del tradizionale inno Te Deum di ringraziamento a conclusione dell’anno civile e la benedizione eucaristica. “Un altro anno si avvia a conclusione – ha detto il Papa nell'omelia - mentre ne attendiamo uno nuovo: con la trepidazione, i desideri e le attese di sempre. Se si pensa all’esperienza della vita, si rimane stupiti di quanto in fondo essa sia breve e fugace”. Per questo, “non poche volte si è raggiunti dall’interrogativo: quale senso possiamo dare ai nostri giorni?”. “Questa – ha evidenziato il Pontefice - è una domanda che attraversa la storia, anzi attraversa il cuore di ogni generazione e di ogni essere umano”. Ma a questa domanda “c’è una risposta: è scritta nel volto di un Bambino che duemila anni fa è nato a Betlemme e che oggi è il Vivente, per sempre risorto da morte”. “Nel tessuto dell’umanità lacerato da tante ingiustizie, cattiverie e violenze – ha chiarito -, irrompe in maniera sorprendente la novità gioiosa e liberatrice di Cristo Salvatore, che nel mistero della sua incarnazione e della sua nascita ci fa contemplare la bontà e la tenerezza di Dio. Dio eterno è entrato nella nostra storia e rimane presente in modo unico nella persona di Gesù”, “venuto sulla terra per rinnovare radicalmente l’umanità e liberarla dal peccato e dalla morte, per elevare l’uomo alla dignità di figlio di Dio”. Dunque, “il Natale non richiama solo il compimento storico di questa verità che ci riguarda direttamente, ma, in modo misterioso e reale, ce la dona di nuovo”. “Dal giorno del Natale del Signore – ha proseguito il Santo Padre - è venuta a noi la pienezza del tempo. Non c’è, dunque, più spazio per l’angoscia di fronte al tempo che scorre e non ritorna; c’è adesso lo spazio per una illimitata fiducia in Dio, da cui sappiamo di essere amati, per il quale viviamo e al quale la nostra vita è orientata in attesa del suo definitivo ritorno”. Da quando il Salvatore è disceso dal Cielo, “l’uomo non è più schiavo di un tempo che passa senza un perché, o che è segnato dalla fatica, dalla tristezza, dal dolore. L’uomo è figlio di un Dio che è entrato nel tempo per riscattare il tempo dal non senso o dalla negatività e che ha riscattato l’umanità intera, donandole come nuova prospettiva di vita l’amore, che è eterno". “La Chiesa – ha sottolineato il Santo Padre – vive e professa questa verità e intende proclamarla ancora oggi con rinnovato vigore spirituale”. In questa celebrazione, ha ricordato Benedetto XVI, facendo riferimento alla diocesi di Roma, “abbiamo speciali ragioni di lodare Dio per il suo mistero di salvezza, operante nel mondo mediante il ministero ecclesiale. Abbiamo tanti motivi di ringraziamento al Signore per ciò che la nostra comunità ecclesiale, nel cuore della Chiesa universale, compie al servizio del Vangelo in questa città”. Un ringraziamento al Signore, in particolare, il Papa lo ha rivolto “per il promettente cammino comunitario volto ad adeguare alle esigenze del nostro tempo la pastorale ordinaria, attraverso il progetto ‘Appartenenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale’”, che “ha l’obiettivo di porre l’evangelizzazione al primo posto, al fine di rendere più responsabile e fruttuosa la partecipazione dei fedeli ai sacramenti, così che ciascuno possa parlare di Dio all’uomo contemporaneo e annunciare con incisività il Vangelo a quanti non lo hanno mai conosciuto o lo hanno dimenticato”. La quaestio fidei è “la sfida pastorale prioritaria anche per la diocesi di Roma. I discepoli di Cristo sono chiamati a far rinascere in se stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e di testimoniarlo”. Occorre “dare il primato alla verità, accreditare l’alleanza tra fede e ragione come due ali con cui lo spirito umano si innalza alla contemplazione della Verità; rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna; far riscoprire la bellezza e l’attualità della fede non come atto a sé, isolato, che interessa qualche momento della vita, ma come orientamento costante, anche delle scelte più semplici, che conduce all’unità profonda della persona rendendola giusta, operosa, benefica, buona”. Si tratta “di ravvivare una fede che fondi un nuovo umanesimo capace di generare cultura e impegno sociale”. “Annunciare la fede nel Verbo fatto carne, infatti, è il cuore della missione della Chiesa e l’intera comunità ecclesiale deve riscoprire con rinnovato ardore missionario questo compito imprescindibile. Soprattutto le giovani generazioni che avvertono maggiormente il disorientamento accentuato anche dall’attuale crisi non solo economica ma anche di valori, hanno bisogno di riconoscere in Gesù la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana”.
Da qui la necessità di sostenere i genitori, “primi educatori alla fede dei loro figli” nella loro missione educativa attraverso opportune iniziative. Il Papa ha esortato poi a promuovere itinerari appositi per accompagnare le comunità parrocchiali e le realtà ecclesiali nella migliore comprensione dei Sacramenti “attraverso i quali l’uomo è reso partecipe della vita stessa di Dio”. “Non manchino alla Chiesa di Roma fedeli laici pronti ad offrire il proprio contributo per edificare comunità vive, che permettano alla Parola di Dio di irrompere nel cuore di quanti ancora non hanno conosciuto il Signore o si sono allontanati da Lui”. Il compito più grande è di “essere totalmente al servizio del progetto divino”, “ridonare un’anima a questa nostra società”.
“La Chiesa – ha ricordato il Pontefice - ci suggerisce di non terminare l’anno senza rivolgere al Signore il nostro ringraziamento per tutti i suoi benefici. È in Dio che deve terminare l’ultima nostra ora, l’ultima ora del tempo e della storia. Dimenticare questo fine della nostra vita significherebbe cadere nel vuoto, vivere senza senso. Per questo la Chiesa pone sulle nostre labbra l’antico inno Te Deum. È un inno pieno della sapienza di tante generazioni cristiane, che sentono il bisogno di rivolgere in alto il loro cuore, nella consapevolezza che siamo tutti nelle mani piene di misericordia del Signore”. “Con l’animo colmo di gratitudine ci disponiamo a varcare la soglia del 2012, ricordando che il Signore veglia su di noi e ci custodisce. A Lui questa sera vogliamo affidare il mondo intero. Mettiamo nelle sue mani le tragedie di questo nostro mondo e gli offriamo anche le speranze per un futuro migliore”, ha concluso.

SIR, Radio Vaticana

CELEBRAZIONE DEI PRIMI VESPRI DELLA SOLENNITÀ DI MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO E TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER L’ANNO TRASCORSO - il testo integrale dell'omelia del Papa

IL 2011 DI BENEDETTO XVI. L''ABC' DEL MAGISTERO E LE PIU' BELLE IMMAGINI



L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte XIII

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte XII

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte XI

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte X

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte IX

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte VIII

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte VII

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte VI

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte V

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte IV

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte III

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte II

L'"ABC" del Magistero nel 2011 - Parte I

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Un anno con Benedetto XVI - Fotogallery

Il 2011 di Benedetto XVI. La grande luce, che riporta direttamente a quella di Cristo, si contrappone alle ombre che ruotano intorno alla sua persona

di Raffaella

Come ogni anno il blog si trova a fare un bilancio degli ultimi dodici mesi trascorsi insieme. Come è stato il 2011? E' difficile dare una risposta "secca". Ad una prima analisi superficiale, questi ultimi mesi sembrano meno duri ed impegnativi di quelli che abbiamo vissuto negli anni scorsi, in particolare nel 2010. In un certo senso è così, anche perchè credo che difficilmente gli attacchi a Papa Benedetto avrebbero potuto scendere più in basso rispetto allo scorso anno. Tuttavia non ho potuto fare a meno di notare che sono diminuite le falsità, le offese e le accuse inverosimili nei confronti di Benedetto XVI, ma si è fatto strada un pessimo atteggiamento, strisciante quanto subdolo, consistente nella mancanza di rispetto verso il Santo Padre. Dopo una prima metà dell'anno trascorsa abbastanza serenamente (diciamo fino alla Beatificazione di Giovanni Paolo II), è venuto allo luce un astio che mi ha lasciata davvero basita e che influisce su questo bilancio di fine anno. Dividerei l'analisi del 2011 in due parti. La prima parte riguarda Benedetto XVI. Anche negli ultimi mesi il nostro Papa ha saputo regalarci momenti straordinari che sarebbe riduttivo riassumere in poche righe. Tanti sono stati i viaggi, i discorsi, le omelie, le visite pastorali. Mi rifiuto di fare una classifica dei discorsi e delle omelie perchè sono l'una più bella degli altrri. Scorrendo velocemente all'indietro le immagini del 2011 mi vengono in mente quattro momenti: la veglia alla GMG di Madrid, quando il Papa si è rifiutato di abbandonare i giovani sotto il nubifragio; il discorso del Papa al Parlamento tedesco ed il colloquio con i detenuti di Rebibbia; l'incontro di Benedetto con i bimbi nel Benin. Sono queste le prime istantanee che mi vengono in mente fra la miriade di avvenimenti che hanno visto il Papa protagonista. E' impossibile elencare tutte le emozioni in un unico commento e quindi lascio a voi la possibilità di aggiungere fatti e parole a questo post. Anche nel 2011, quindi, abbiamo imparato dal Papa la pazienza, il coraggio e potuto "afferrare" un po' della sua grande cultura che egli vuole generosamente regalarci. Non dimentichiamo a questo proposito di citare il secondo volume su Gesù. Certo! Ci sono state alcune decisioni che ho fatto un po' fatica a comprendere, ma che ho accettato fidandomi della sapienza e della intuizione del Papa. La seconda parte del bilancio del 2011 riguarda invece l'atteggiamento interno ed esterno alla Chiesa Cattolica nei riguardi del Santo Padre. Dopo un periodo di relativa tranquillità, durato circa cinque mesi, ecco che si è fatto strada un certo risentimento espresso in mille occasioni. Non voglio fare di tutta l'erba un fascio e quindi premetto che ci sono tantissimi professionisti che hanno fatto e fanno in modo eccellente il proprio lavoro e che meritano tutto il nostro rispetto e la nostra stima. Non li cito per nome per paura di dimenticare qualcuno, ma voi sicuramente sapete a chi mi riferisco. Accanto a questi bravi professionisti, che hanno messo l'obiettività al primo posto, sui giornali, alla televisione, sulle agenzie di stampa e su internet, purtroppo, altri non possono godere della stessa stima. Ci sono stati episodi che mi hanno lasciata davvero di stucco (e non è un barbatrucco!). Nel 2011 sono usciti alcuni libri di "analisi" sul Pontificato di Papa Benedetto che non solo non gli rendono giustizia, ma sono per molti versi offensivi. C'è poi tutta la schiera di commentatori che riferisce di una Chiesa in crisi (citando in primis lo scandalo dei preti pedofili) dimenticando di scrivere quando si sono verificati gli abusi e chi (Ratzinger) si è sempre battuto per combatterli. Nell'ultimo anno il Papa ha avuto qualche sofferenza fisica. Perchè dobbiamo negarlo? E' da Pasqua di quest'anno che in questo blog si notano queste piccole difficoltà del Santo Padre che comunque non gli impediscono di tenere fede a TUTTI i suoi impegni con una lucidità mentale da fare invidia ad un trentenne. Per questo hanno fatto ancora più male certe "battute" sulla pedana mobile che evidentemente il Papa è costretto ad usare. C'è stato poi un episodio che mi ha fatto comprendere come sia scarso l'affetto di molti vaticanisti nei confronti di Benedetto XVI. Si tratta della denuncia all'Aja. Ricordate? Non è il ricorso in sè che ha turbato, ma l'atteggiamento di quei giornalisti che meglio degli altri devono conoscere il lavoro del Santo Padre. Il giorno in cui uscì questa notizia in pochissimi fra i vaticanisti si sentirono in dovere di precisare che Benedetto XVI è il Papa che più di ogni altro ha fatto per combattere la piaga della pedofilia nella Chiesa. Quella giornata fu pessima perchè sembrava di essere tornati al 2010. Ci pensò, udite udite, la stampa laica e laicista a spiegare ai lettori perchè quella denuncia era assurda. Dal giorno dopo nessuno tornò più su quella panzana. Che strano! Sono molto addolorata per certi atteggiamenti. C'è una sottile mancanza di rispetto verso il Santo Padre che salta fuori ogni volta che si crea l'occasione. Ma che cosa ha fatto il Vaticano per combattere il circo di offese contro il Papa? Nulla! Ha risposto solo alla campagna di Benetton (e ci mancherebbe!). Per il resto ciascuno può dire tutto ed il contrario di tutto senza che da Oltretevere si alzi un sopracciglio! C'è una sorta di libertà di offesa e di dileggio nei confronti del Pontefice (parliamo di Benedetto XVI, ovviamente) proprio in virtù della sicurezza dell'assoluta impunità. Pensiamo al famoso discorso del premier irlandese che, nella foga di attaccare la Chiesa, se la prese anche con il Papa citando una sua frase completamente fuori contesto. La Santa Sede ha forse reagito? Ma figuriamoci! Nella risposta data al Governo irlandese, dopo settimane di vana attesa, non si è fatto alcun cenno all'offesa recata al Papa nè, ovviamente, si sono pretese delle scuse. Ci voleva così tanto per contestare il discorso irlandese? Se però qualcuno attacca un vescovo o un cardinale scatta la difesa d'ufficio. E La CEI? Idem! Da dove deriva la certezza dell'immunità? Proprio dalla miriade di episodi accaduti nel 2010 ed ai quali la Santa Sede non ha saputo o voluto reagire. E' chiaro che nel momento in cui si permette a chiunque di sparare accuse false contro il Vicario di Cristo, senza sentire il bisogno di fare precisazioni e/o, se necessario, denunciare gli episodi nelle sedi opportune, non ci si deve sorprendere se poi ciascuno si sente autorizzato a offendere o mettere in ridicolo il Papa e la Chiesa. Non è troppo tardi per mettere fine all'andazzo. Basta volerlo. Nel 2011 si è festeggiato il sessantesimo anniversario di Ordinazione di Papa Benedetto. Sarebbe stata un'eccellente occasione non per fare celebrazioni, ma per indicare ai cristiani l'esempio di vita di un grande sacerdote che ha sacrificato se stesso per la Chiesa e che in questi anni si è caricato delle colpe di tutti e per tutti. Se pensiamo che fu celebrato in pompa magna ed in Vaticano il sessantesimo anniversario di ordinazione di Maciel...Nutrite qualche speranza per l'85° compleanno del Papa? Io no! Luci ed ombre, quindi, nel 2011. La grande luce del Papa, che riporta direttamente alla Grande Luce di Cristo, si contrappone alle ombre che ruotano intorno alla persona ed al lavoro di Benedetto. Non è detto però che sia un male: senza ombra non si percepisce la straordinarietà della luce. Pensiamo ai dipinti del mio amato Caravaggio: siamo davanti ad un gioco di luci ed ombre, ma è proprio grazie a queste ultime che l'osservatore può riconoscere lo splendore delle figure illuminate dalla luce! Ecco! Per me è questa l'immagine del 2011 di Papa Benedetto: un quadro di Caravaggio! La speranza per il 2012? Preghiamo affinchè il Signore conservi la splendida lucidità mentale del Papa e gli dia la forza fisica per affrontare i tanti impegni che lo attendono. Preghiamo anche che ci si renda finalmente conto che reagire alle offese recate al Papa (a Benedetto ovviamente) è interesse primario della Chiesa e che è tempo di "crescere" e di non nascondersi sempre e comunque dietro il "farafulmine" Ratzinger. Un sogno per il 2012? Potere cancellare qualche punto del decalogo. Vabbè....i sogni son desideri!

La carica dei vescovi che non vogliono andare in pensione. L'ultimo l’arcivescovo di Chicago: spero che il Papa non accetti le mie dimissioni

L’ultimo a "ribellarsi" alle dimissioni obbligatorie a 75 anni è ora il card. Francis George (foto), arcivescovo di Chicago e fino allo scorso anno presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti d'America. Dall’inizio del Pontificato, Benedetto XVI ha ricevuto parecchie pressioni per sopprimere la norma di Paolo VI sull’età pensionabile per gli ecclesiastici. E così mentre la maggior parte dei governi occidentali è alle prese con le proteste dei cittadini obbligati dalle esigenze dei conti pubblici a restare al lavoro più a lungo, alla Curia romana arrivano sollecitazioni di segno opposto dal Sacro Collegio. Malgrado le autorevoli istanze piovute sulla Santa Sede, Benedetto XVI ha continuato come i suoi due immediati predecessori a mettere a riposo vescovi e cardinali a 75 anni, come vuole la norma stabilita da Paolo VI, senza prorogare l’età pensionabile fino a 80 anni, come richiesto da più parti. In base al Codice di Diritto Canonico, vale a dire il testo approvato nel 1983 e firmato da Giovanni Paolo II al suo quinto anno di Pontificato, i vescovi sono tenuti a presentare le dimissioni dal governo pastorale delle loro diocesi nelle mani del Pontefice al compimento dei 75 anni d’età in applicazione del primo paragrafo del canone numero 401. Stando alle norme contemplate dall’attuale "carta" che regola la vita interna della Chiesa Cattolica, la questione delle dimissioni e delle rinunce è blindata. In linea di massima, poi, Benedetto XVI ha quasi sempre accettato nominando un nuovo vescovo, salvo qualche imprevedibile proroga per motivi di forza maggiore. Joseph Ratzinger non ha ritenuto opportuno mettere da parte la norma che impone agli ecclesiastici di presentare le dimissioni al compimento del 75° anno di età. Favorevole all’innalzamento dell’età pensionabile per gli ecclesiastici è l’ex leader dei vescovi statunitensi. Il card. Francis George, infatti, ha dichiarato di sperare che Benedetto XVI "non accetti la lettera di dimissioni" che egli dovrà, secondo il Codice di Diritto Canonico, presentare il prossimo mese. Il 16 gennaio il porporato, che è il primo ecclesiastico nato a Chicago ad occupare la carica di arcivescovo della città, festeggerà il suo 75° compleanno, l’età, appunto, allo scoccare della quale il Vaticano chiede ai vescovi di inviare la lettera di dimissioni. A quel punto il Papa può decidere di collocare subito a riposo l’"over 75" oppure di tenerlo ancora in servizio per qualche tempo in attesa di nominare il suo successore sulla cattedra episcopale. Parlando all’emittente televisiva WLS-Channel 7, il card. George ha detto che spera di restare a lavoro e si definisce "felice" che la sua salute sia migliorata. Il card. George ha anche scherzato sulla sua situazione: "Sono il primissimo arcivescovo di Chicago che abbia vissuto abbastanza per trovarsi in questa condizione. Sono piuttosto soddisfatto di ciò e mi aspetto di poter continuare". Sono molti i presuli titolari delle diocesi ad attendersi la facoltà di restare al governo delle loro Chiese locali oltre la soglia prevista dal codice di diritto canonico. Più volte sono filtrate notizie, mai confermate dai fatti, relativamente all’intenzione del Pontefice di cancellare l’obbligo delle dimissioni vescovili appena oltrepassata la soglia dei 75 anni, per poi fissare il nuovo limite pensionabile a 78 anni. In sostanza, si è spesso ipotizzato che per decreto Benedetto XVI volesse concedere altri tre anni di ulteriore governo pastorale per i circa 4mila vescovi che attualmente sovrintendono, su delega papale, al governo di tutte le diocesi del mondo. Sarebbero stati esclusi da questo beneficio solo i vescovi che ricoprono uffici amministrativi, ad esempio quei presuli impegnati nella Curia romana, nelle Conferenze Episcopali, nelle nunziature. Nella prospettiva, in un secondo momento, di spostare il limite pensionabile in un futuro più o meno prossimo anche ai presuli privi di incarichi pastorali. La competenza di un eventuale dossier al riguardo spetterebbe alla Congregazione dei vescovi. Numerose le richieste in tal senso fatte pervenire alla Curia romana dai presuli distribuiti nei 5 continenti.

Giacomo Galeazzi, Vatican Insider

Giornata Mondiale della Pace. Il Magistero del Papa: un dono da invocare con la preghiera, un compito da realizzare con coraggio senza mai stancarsi

Domani si celebra la 45° Giornata Mondiale della Pace sul tema “Educare i giovani alla giustizia e alla pace”. Il Papa, in questa occasione e nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, presiederà la Santa Messa alle 9.30 nella Basilica Vaticana. In un mondo che conclude il 2011 con un “senso di frustrazione” per la crisi “che sta assillando la società il mondo del lavoro e l’economia”, scrive Benedetto XVI nel suo Messaggio per la Giornata, l’attenzione di tutti deve essere posta ai giovani, “nella convinzione che essi con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale possono offrire una nuova speranza al mondo”. Queste parole sono le ultime in ordine di tempo di un itinerario di riflessioni spirituali e appelli concreti, costruito in questi anni da Benedetto XVI. Verità, persona, famiglia, creato, libertà. I pilastri solidi sui quali incardinare quel valore assoluto e precario che è la pace. La road map tracciata finora dal Papa non per salvaguardare la stabilità in una singola nazione, né per disinnescare un conflitto in un’area del mondo, ma per il bene di tutta l’umanità. Un percorso a tappe rintracciabile nelle parole dedicate da Benedetto XVI alla pace ad ogni primo gennaio, a partire dal 2006, dalla prima Messa presieduta nelle vesti di Pontefice. “Nella verità, la pace” è il titolo del Messaggio di quell’anno e il Papa pianta con esso la pietra miliare di quello che sarà il suo viaggio. “Per accogliere il dono della pace”, afferma, dobbiamo guardare a Cristo, “il quale ci ha insegnato il ‘contenuto’ e insieme il ‘metodo’ della pace, cioè l’amore”. Ma pace e amore hanno bisogno di braccia e gambe. Hanno bisogno della “persona umana” che, recita il titolo del Messaggio, è il “cuore della pace”.
“Di fronte alle minacce alla pace, purtroppo sempre presenti, dinanzi alle situazioni di ingiustizia e di violenza, che continuano a persistere in diverse regioni della terra, davanti al permanere di conflitti armati, spesso dimenticati dalla vasta opinione pubblica, e al pericolo del terrorismo che turba la serenità dei popoli, diventa più che mai necessario operare insieme per la pace. Questa, ho ricordato nel Messaggio, è ‘insieme un dono e un compito’: dono da invocare con la preghiera, compito da realizzare con coraggio senza mai stancarsi” (1° gennaio 2007).
Dunque, la pace non può essere il nobile intento di qualche eroe solitario, ma un obiettivo da costruire insieme, come corpo, come famiglia. E “famiglia umana, comunità di pace” è il titolo del Messaggio 2008 e all’omelia del primo gennaio Benedetto XVI ribadisce: “Chi anche inconsapevolmente osteggia l’istituto familiare...rende fragile la pace nell’intera comunità, nazionale e internazionale, perché indebolisce quella che, di fatto, è la principale ‘agenzia’ di pace” (1° gennaio 2008).
Individuati i protagonisti, e l’ideale che li anima, bisogna rimboccarsi le maniche. “Combattere la povertà, costruire la pace”, intitola il Papa il Messaggio per il 2009. C’è, osserva, una povertà scelta da Dio, che per un misterioso disegno fa nascere suo Figlio in una stalla, è c’è “un’indigenza che Dio non vuole e che va combattuta”. Quella delle mille miserie sparse sul pianeta, che aspetta l’avvento di una “umanità nuova, capace, sempre e solo con la grazia di Dio, di operare una ‘rivoluzione pacifica”: “Una rivoluzione non ideologica ma spirituale, non utopistica ma reale, e per questo bisognosa di infinita pazienza, di tempi talora lunghissimi, evitando qualunque scorciatoia e percorrendo la via più difficile: la via della maturazione della responsabilità nelle coscienze” (1° gennaio 2009).
Ma voler estirpare la povertà dalla terra, senza preoccuparsi di proteggere la terra stessa è un controsenso. “Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato”, scrive Benedetto XVI nel 2010. E per rendere incisivo il suo discorso chiede a chi lo ascolta di guardare a chi la terra la gestirà dopo di noi, ricevendola in condizioni spesso drammatiche, i bambini: “Di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell’uomo” (1° gennaio 2010).
E un mondo più degno dell’uomo lo è se a quell’uomo è permesso di esprimere senza costrizioni la propria fede. La “libertà religiosa” è “via per la pace”, ribadisce il Papa nel Messaggio di quest’anno. E all’omelia del primo gennaio spiega: “Là dove si riconosce effettivamente la libertà religiosa, la dignità della persona umana è rispettata nella sua radice e, attraverso una sincera ricerca del vero e del bene, si consolida la coscienza morale e si rafforzano le stesse istituzioni e la convivenza civile. Per questo la libertà religiosa è via privilegiata per costruire la pace” (1° gennaio 2011).

Radio Vaticana

Il Papa: lasciatevi guidare dalla Chiesa senza cedere alle forze mondane che minacciano il grande tesoro della famiglia, da custodire ogni giorno

La famiglia è un tesoro da custodire e valorizzare: è il cuore del messaggio di Benedetto XVI inviato alle famiglie spagnole che, ieri pomeriggio, si sono riunite a Plaza de Colon a Madrid, in occasione della Festa della Santa Famiglia di Nazaret. Momento forte dell’evento è stata la Messa presieduta dal cardinale arcivescovo di Madrid, Antonio Maria Rouco Varela, concelebrata con decine di vescovi provenienti dalla Spagna e anche da diversi Paesi europei. Una grande festa della fede, un momento di gioia e gratitudine al Signore per il dono della vita e della famiglia. Decine di migliaia di persone, genitori con bambini, tantissimi giovani si sono riuniti ieri a Madrid per la quinta edizione della festa della Famiglia incentrata quest’anno sul tema “Grazie alla famiglia cristiana siamo nati”. Il Messaggio di Benedetto XVI è stato letto dal card. Rouco Varela. “Lasciatevi guidare dalla Chiesa”, sottolinea il Papa, “senza cedere alle tante forze mondane che minacciano il grande tesoro della famiglia”. Un tesoro “che deve essere custodito ogni giorno”. Il Papa afferma che la Santa Famiglia è segno di gioia e speranza per l’umanità intera. E sottolinea poi che il Bambino Gesù ha appreso nell’intimità della Casa di Nazareth il “modo umano di vivere”. “Questo – scrive il Papa – ci porta a pensare alla imprescindibile dimensione educativa della famiglia” in cui si impara a convivere, si trasmette la fede e i figli prendono coscienza della propria vocazione e dignità. L’esempio della famiglia, sottolinea ancora il Messaggio, è “capace di insegnare molte più cose di quanto possano fare le parole”. “Questa dimensione educativa della famiglia – ne è convinto Benedetto XVI – può ricevere un afflato speciale nell’Anno della fede”, che prenderà il via il prossimo 11 ottobre. Di qui l’invito alle famiglie affinché “rivitalizzino la fede nelle proprie case”. Il Papa non manca infine di salutare in modo speciale i giovani che proprio a Madrid hanno vissuto con lui l’emozionante Giornata Mondiale della Gioventù. E li esorta a difendere “l’autentica dignità della famiglia”, istituzione primaria della società e vitale per la Chiesa. Prima della Messa, si è svolto un momento ricco di canti e testimonianze a cui hanno preso parte anche giovani provenienti da Paesi europei. Si è così rivissuto il clima festoso della GMG, anche grazie al Coro della Giornata Mondiale della Gioventù che ha riproposto l’inno del raduno di Madrid.

Radio Vaticana

Il 2011 di Benedetto XVI. 250 interventi tra discorsi, omelie e messaggi. I sei discorsi più 'cliccati' sul web: al primo posto quello al Bundestag

L'interesse suscitato a livello mediatico da molti degli interventi del 2011 di Benedetto XVI dimostra che la stampa internazionale segue con curiosità, attenzione e spesso profondità l'attività papale. Nell'arco del 2011 Benedetto XVI ha superato i 250 interventi, tra discorsi, omelie e testi. Tra questi ce ne sono 6 che hanno avuto un particolare impatto mediatico soprattutto sul web. Al primo posto c'è il discorso pronunciato dal Papa al Bundestag, durante il suo viaggio in Germania. Poi c'è l'omelia per la Beatificazione di Giovanni Paolo II, seguita da quella per la chiusura della GMG di Madrid. Al quarto posto c'è il discorso del Papa d'inizio anno al Corpo Diplomatico, dedicato alla libertà religiosa, e al quinto l'omelia per la chiusura del Congresso Eucaristico italiano ad Ancona. Infine c'è la Lettera di Benedetto XVI al presidente Napolitano per i 150 anni dell'Unità italiana.

Luis Badilla Morales, Radio Vaticana

venerdì 30 dicembre 2011

Nel 2012 la missione è uscire dall’emergenza pedofilia e passare alla fase della prevenzione voluta dal Papa. A febbraio il Simposio alla Gregoriana

Missione per il 2012: uscire dall’emergenza abusi sessuali e passare alla fase della prevenzione. Questo l’incarico che il Papa ha affidato agli esperti della Congregazione per la Dottrina della Fede e questo l’obiettivo al quale si sta lavorando nel palazzo dell’ex Sant’Uffizio. Un passo importante in questa direzione sarà il Simposio internazionale previsto all’Università Gregoriana dal 6 al 9 febbraio, con la partecipazione di numerosi esperti di varie discipline: dal diritto canonico alla psicologia, dalla pastorale alla psichiatria. Il punto di partenza è la circolare della Congregazione per la Dottrina della Fede diffusa nel maggio 2011, con la quale veniva chiesto alla diocesi di tutto il mondo di mettere a punto procedure adeguate per fornire assistenza alle vittime degli abusi, come pure per educare la comunità ecclesiastica sul tema della protezione dei minori. "Occorre confrontare le esperienze e condividerele conoscenze", spiega il rettore della Gregoriana, il padre gesuita François-Xavier Dumortier. "Solo così si potrà dare una risposta coerente e globale da parte della Chiesa". Stati Uniti e Irlanda sono due degli epicentri del terremoto che ha sconvolto la Chiesa Cattolica e proprio dagli Usa e dall’Irlanda arriveranno due degli esperti convocati alla Gregoriana, ovvero mons. Stephen Rossetti, psicologo della Catholic University of America specializzato nella prevenzione dei casi di abusi sessuali, e Sheila Hollins, psichiatra della St. George University di Londra che ha incontrato numerose vittime irlandesi di abusi ed ha assistito il card. Cormac Murphy O’Connor come visitatore apostolico durante la sua permanenza nella diocesi di Armagh. L’impresa è immane, anche perché occorre lavorare su più fronti e le diocesi si sentono spessoinadeguate e abbandonate a se stesse. Occorre prendersi cura delle vittime, con percorsi di accompagnamento, ma anche assistere i colpevoli, e soprattutto occorre dotarsi di norme e strutture in grado di assicurare la prevenzione. Sono quindi coinvolti i seminari, i centri pastorali, le scuole. E i vescovi devono sentirsi in grado di gestire le varie situazioni senza cedere alla tentazione dell’insabbiamento o del trasferimento dei responsabili da una parrocchia all’altra, meccanismo che in passato ha portato a effetti devastanti. "Troppo spesso – dice un’autorevole fonte vaticana – ci ritroviamo a rispondere alle accuse e a gestire i casi dopo che sono esplosi. Ora vorremmo finalmente dare efficacia alla politica di prevenzione voluta dal Papa. Per far questo occorre per prima cosa mettere in comune esperienze e conoscenze. Nessuna diocesi può pensare di fare da sola". "Noi vediamo – spiega mons. Charles Scicluna, promotore di giustizia della Congregazione per la Dottrina della Fede – che molti episcopati sentono il bisogno di approfondire il problema dai vari punti di vista condividendo le esperienze di altre diocesi. I vescovi vanno accompagnati e non devono sentirsi soli. Pensiamo solo alle questioni legate alla cooperazione con le autorità civili. Si tratta di acquisire competenze che non possono essere improvvisate". Dal Simposio che si terrà alla Gregoriana dovrebbe scaturire un centro di formazione a disposizione degli Episcopati, anche attraverso un database scientifico che l’università dei gesuiti terrà aggiornato a seconda dell’evoluzione delle conoscenze. "Dobbiamo discutere di tutto – dice monsignorScicluna – anche della sessualità nel processo di formazione del clero". Missione impossibile? Il Papa ha chiesto di trasformarla al più presto in realtà.

Aldo Maria Valli, Europa

Presentata a Benedetto XVI la restaurata copia settecentesca della Trasfigurazione di Raffaello collocata nell'Aula delle Benedizioni

Con i suoi quattro metri e venti per sette di dimensione e un peso che si aggira intorno ai 7 quintali e mezzo è forse uno dei più grandi oli su tela del mondo: si tratta della riproduzione, risalente agli inizi del Settecento, della celeberrima Trasfigurazione (1518-1520) di Raffaello, presentata al Papa nel giorno di Natale dopo un accurato restauro. Collocato attualmente nel fondo dell’Aula delle Benedizioni, dov’è stato mostrato al Pontefice domenica 25 dicembre, in occasione della tradizionale Benedizione Urbi et Orbi, l’enorme quadro settecentesco è stato restituito all’originario splendore grazie a una serie di operazioni consistenti in una spolveratura, un ritensionamento della tela con parziale foratura, pulitura, stuccatura delle lacune e reintegrazione pittorica. Realizzata dall’artista romano Stefano Pozzi (1699-1768), l’allievo di Agostino Masucci (1691-1758) che abbozzò inizialmente la copia senza riuscire a portarla a termine, la tela presentava abrasioni della pellicola pittorica e ingiallimenti della vernice e del colore. L’opera di restauro è stata diretta dalla Prefettura della Casa Pontificia e realizzata dai laboratori dei Musei Vaticani, grazie al contributo dei Patrons of the Arts, in particolare della statunitense Connie Frankino, dell’Ohio. Con Benedetto XVI erano presenti il card. Bertone, Segretario di Stato, gli arcivescovi Harvey e del Blanco Prieto, il vescovo De Nicolò, i monsignori Gänswein, Xuereb e Marini con alcuni cerimonieri pontifici, e il medico personale Polisca. Erano presenti il vescovo Sciacca, segretario generale del Governatorato, e padre Haydu, dei Legionari di Cristo, capo ufficio per i rapporti con i Patrons of the Arts dei Musei Vaticani.

L'Osservatore Romano

Festa della Santa Famiglia di Nazaret. Il Papa: la famiglia cristiana riflette nel mondo lo splendore di Cristo e la bellezza della Trinità divina

La Chiesa festeggia oggi la Santa Famiglia di Nazaret, modello per tutte le coppie cristiane. “La famiglia – ha detto il Papa nell’ultima Udienza generale di quest’anno – è Chiesa domestica e deve essere la prima scuola di preghiera”. Alla bellezza della famiglia e alla centralità della sua testimonianza per una rinnovata evangelizzazione, il Papa ha dedicato numerose riflessioni in questo anno che si va chiudendo. La famiglia è “via della Chiesa”: è la bella e forte immagine che Benedetto XVI ha utilizzato nel discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, tenutosi lo scorso primo dicembre. Come fin dai primi passi del suo Pontificato, anche quest’anno il Papa ha dedicato una particolare attenzione all’istituto familiare, piccola Chiesa domestica chiamata ad impegnarsi nella nuova evangelizzazione: “Nel nostro tempo, come già in epoche passate, l’eclissi di Dio, la diffusione di ideologie contrarie alla famiglia e il degrado dell’etica sessuale appaiono collegati tra loro. E come sono in relazione l’eclissi di Dio e la crisi della famiglia, così la nuova evangelizzazione è inseparabile dalla famiglia cristiana” (Alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, 1° dicembre 2011).
Nell’anno in cui si è celebrato il 30° anniversario della Familiaris Consortio del Beato Karol Wojtyla, il Papa ha dunque ribadito che la famiglia è chiamata ad un nuovo protagonismo nella vita della Chiesa e della famiglia: “La famiglia cristiana, nella misura in cui, attraverso un cammino di conversione permanente sostenuto dalla grazia di Dio, riesce a vivere l’amore come comunione e servizio, come dono reciproco e apertura verso tutti, riflette nel mondo lo splendore di Cristo e la bellezza della Trinità divina” (Alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, 1° dicembre 2011).
La Chiesa, ha ricordato il Papa, si prepara al grande Incontro Mondiale delle Famiglie, in programma il prossimo anno a Milano. E, intanto, il Pontefice ha vissuto quasi un anticipo di questo grande evento ecclesiale, con il viaggio in Croazia per la Giornata mondiale delle famiglie cattoliche croate, nel giugno scorso. In tale occasione, il Papa ha esortato le famiglie a difendere la vita e a mostrare la bellezza dell’amore coniugale: “Care famiglie, gioite per la paternità e la maternità! L’apertura alla vita è segno di apertura al futuro, di fiducia nel futuro, così come il rispetto della morale naturale libera la persona, anziché mortificarla! Il bene della famiglia è anche il bene della Chiesa” (5 giugno 2011, Santa Messa in occasione della Giornata Nazionale delle famiglie cattoliche croate).
E il Papa si è soffermato, quest'anno, anche sulla teologia del corpo nella vita della coppia cristiana. Ricevendo i membri del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, il Pontefice ha sottolineato che il vero fascino della sessualità nasce dalla grandezza degli orizzonti schiusi dall’amore di Dio: “E’ nella famiglia che l’uomo scopre la sua relazionalità, non come individuo autonomo che si autorealizza, ma come figlio, sposo, genitore, la cui identità si fonda nell’essere chiamato all’amore, a riceversi da altri e a donarsi ad altri” (Al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, 13 maggio 2011).

Radio Vaticana

Dal Concistoro al viaggio in Messico e a Cuba, dall'Incontro Mondiale delle Famiglie all'Anno della fede: 2012 ricco di eventi per il Papa e la Chiesa

La XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana", in programma dal 7 al 28 ottobre. L’apertura, l’11 ottobre, dell’Anno della fede, indetto a 50 anni dal Concilio Vaticano II. L’uscita, probabilmente sempre in autunno, del terzo volume del "Gesù di Nazaret", dedicato ai Vangeli dell’infanzia. Viaggi impegnativi, come quello in Messico e a Cuba, che dovrebbe svolgersi dal 23 al 28 marzo. E' questo, sinora, l'unico viaggio annunciato ufficialmente. E' ipotizzabile, poi, un viaggio in Libano, dove Benedetto XVI potrebbe consegnare l'Esortazione Apostolica sul Sinodo dell'ottobre 2010 per il Medio Oriente. Voci mai confermate indicano poi nell'Ucraina un'altra ipotetica meta, al netto, però, della complessa situazione politica interna e delle implicazioni che un simile viaggio avrebbe sui rapporti con gli ortodossi russi. Improbabile, ma non del tutto escluso, un viaggio in Irlanda, paese-epicentro dello scandalo dei preti pedofili, in occasione del Congresso Eucaristico Internazionale del prossimo giugno.
Il Papa parteciperà poi agli eventi finali del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, a Milano dal 30 maggio al 3 giugno. Il 2012 si presenta denso di significativi appuntamenti nell’agenda di Benedetto XVI: eventi importanti, come anche un nuovo Concistoro per la nomina di cardinali, il quarto del Pontificato di Joseph Ratzinger, che dovrebbe aver luogo il 18 e 19 febbraio prossimi. L’annuncio, come d’uso un mese prima, potrebbe essere dato nell’udienza generale di mercoledì 18 gennaio, con la lista delle nuove porpore. Fonti vaticane, interpellate dall’agenzia francofona I.Media, hanno confermato per il terzo weekend di febbraio il quarto Concistoro di Papa Ratzinger. L'anno di Papa Ratzinger sarà poi caratterizzato dagli impegni abituali, a partire dalle visite 'ad limina apostolorum' degli episcopati nazionali. Nel 2012 riceverà, tra gli altri, i vescovi francesi e statunitensi, provenienti da due paesi che proprio nel 2012 affrontano entrambi le elezioni politiche. Ipotizzabile anche un'Enciclica che, dopo la "Deus caritas est" sulla carità, e la "Spe salvi" sulla speranza, affronti la terza virtù teologale, la fede. Benedetto XVI dovrà poi nominare, tra gli altri, il Patriarca di Venezia e il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, se il card. William Joseph Levada andasse in pensione al compimento dei 75 anni il prossimo 15 giugno.

Vatican Insider, TMNews

giovedì 29 dicembre 2011

Concistoro vicino: il Vaticano ordina nuovi anelli cardinalizi. Saranno preparati dai fratelli Savi, gli orafi di fiducia della Santa Sede

Quello che si terrà in febbraio, con ogni probabilità il 18 e il 19 febbraio, è il quarto Concistoro per la creazione di nuovi cardinali del Pontificato di Benedetto XVI. Vatican Insider ha scritto più volte delle liste di possibili nuovi porporati: una conferma dell’ormai imminente decisione è determinata dalla decisione di acquistare nuovi anelli cardinalizi. È tradizione infatti che il Pontefice regnante doni ai nuovi "senatori della Chiesa" un anello. Fino ad oggi Papa Ratzinger ha usato regalare ai cardinali da lui creati gli anelli forgiati sul modello usato durante il Pontificato di Giovanni Paolo II: un rettangolo d’oro lavorato, dove si staglia un crocifisso. Ora però è stato approvato il disegno di un nuovo anello cardinalizio, fatto a forma di croce, che sarà usato per la prima volta il prossimo febbraio: è stato preparato dall’oreficeria ecclesiastica dei fratelli Savi, che si trova in Borgo Pio e il costo si aggira sui 1.500 euro. I Savi collaborano già da tempo con l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice: sono loro ad aver realizzato la "ferula" papale, la croce che il Papa usa come bastone pastorale durante le celebrazioni.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Sabato i Primi Vespri e il Te Deum in ringraziamento per l'anno trascorso presieduti dal Papa. Card. Vallini: abbiamo tanti motivi per ringraziare Dio

Sabato 31 dicembre alle 17.00 nella Basilica di San Pietro Benedetto XVI guida la preghiera dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e il Te Deum. Una tradizione iniziata dal Beato Giovanni Paolo II, ricorda il card. Agostino Vallini in una lettera alla diocesi di Roma. Papa Wojtyla, scrive, volle "guidare la preghiera che la Chiesa di Roma eleva al Signore per ringraziarlo dei benefici ricevuti durante l’anno". Il testo del cardinale continua poi elencando i motivi per ringraziare Dio di "avere accompagnato la nostra comunità diocesana": dai nuovi diaconi e sacerdoti ai tanti bambini che hanno ricevuto il battesimo; dalle coppie che hanno consacrato il loro amore nel matrimonio al cammino pastorale sull’Eucaristia e la testimonianza, fino a questo anno di riflessione sull’iniziazione cristiana. "Sono tutti segni della bontà di Dio nei nostri confronti. A questi motivi si aggiungono poi le tante grazie che ciascuno di noi ha ricevuto dalla Provvidenza". Di qui l’invito a "partecipare numerosi alla celebrazione in San Pietro per vivere con il nostro vescovo, il Papa Benedetto XVI, questo significativo momento della vita della nostra diocesi". La preghiera continuerà domenica 1° gennaio, 45° Giornata Mondiale della Pace, con la Messa presieduta dal Papa alle 9.30 nella Basilica Vaticana.

RomaSette

Il Papa nomina mons. Wacław Depo nuovo arcivescovo di Częstochowa. Nomine di membri e consultori del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali

Papa Benedetto XVI ha oggi nominato mons. Wacław Depo arcivescovo di Częstochowa, in Polonia. Finora vescovo di Zamość-Lubaczów (Polonia), succede a mons. Stanisław Nowak, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età. Sempre in Polonia, Benedetto XVI ha nominato mons. Jan Kopiec vescovo di Gliwice, finora vescovo ausiliare di Opole (Polonia). Il Papa ha inoltre fatto una serie di nomine nel Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Ha nominato membri del dicastero i cardinali Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria (Croazia), Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay (India), John Njue, arcivescovo di Nairobi (Kenya), Laurent Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), gli arcivescovi Timothy Michael Dolan, di New York (Stati Uniti d'America), Mark Benedict Coleridge, di Canberra and Goulburn (Australia), Salvatore Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, Manuel José Macário do Nascimento Clemente, di Porto (Portogallo), Joseph Befe Ateba, di Kribi (Camerun) e Barthélemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura. Ha quindi nominato vari consultori del medesimo Pontificio Consiglio, tra cui padre Antonino Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, Antonio Preziosi, direttore del Giornale Radio Rai e di Rai Radio Uno, Erminio Fragassa, presidente e amministratore delegato di MicroMegas Comunicazione S.p.A. (Italia), Marco Tarquinio, direttore responsabile di Avvenire e Giovanni Maria Vian, direttore responsabile de L'Osservatore Romano.

VIS notizie

RINUNCE E NOMINE

Un laico consultore

VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Da gennaio s'intensifica la preparazione dell'evento con Benedetto XVI: il punto sulla macchina organizzativa

Il tema della famiglia torna con evidenza nel tempo di Natale. Ieri è stato richiamato da Benedetto XVI nella catechesi del mercoledì. Il Papa ha riproposto l’esemplarità di quella di Nazaret. Motivi in più per fare il punto sulla macchina organizzativa del grande evento che nel 2012 attende le famiglie di tutto il mondo: l'Incontro Mondiale delle Famiglie, che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno. L’evento ha una cadenza triennale ed è stato promosso per la prima volta da Giovanni Paolo II nel 1994 a Roma. Da lì l’appuntamento si è spostato nel 1997 a Rio de Janeiro (Brasile), nel 2000 di nuovo a Roma, nel 2003 a Manila (Filippine), nel 2006 a Valencia (Spagna) e nel 2009 a Città del Messico. Quella di Milano sarà dunque la settima edizione. Il tema scelto, in stretta continuità con il Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona del 2006, è “La famiglia: il lavoro e la festa”. La stessa traccia ha dato il titolo alle catechesi preparatorie dell’incontro, realizzate dallo staff del Pontificio Consiglio per la famiglia in collaborazione con gli uffici preposti dell’arcidiocesi di Milano. Il cammino indicato alle comunità cristiane si sta sviluppando lungo due direttrici: da un lato ci si prepara alla partecipazione, dall’altro, soprattutto da parte delle famiglie della zona di Milano, all’accoglienza. In entrambe le direzioni, il motore dell’incontro sono proprio le catechesi, tradotte nelle lingue più diffuse e disponibili nelle librerie oltre che online sul sito istituzionale dell’evento www.family2012.com. In questi giorni il sito è stato trasformato per augurare ai visitatori un sereno Natale e un felice 2012. Il logo del VII Incontro mondiale pone al centro il disegno stilizzato della cattedrale ambrosiana, davanti alla quale si staglia una famiglia composta dalle figure di quattro persone. Nella versione natalizia on-line in questi giorni, invece, le persone sono sostituite dalla Santa Famiglia sotto la stella cometa. La macchina organizzativa si è messa in moto da tempo, le prime iniziative sono partite lo scorso settembre e da gennaio 2012 si entrerà nel vivo della fase preparatoria dell’incontro. Sulla base dei numeri registrati in occasione dei precedenti appuntamenti, gli organizzatori attendono fino a un milione di persone per la Messa di domenica 3 giugno alla presenza del Santo Padre. Circa la metà sono invece i partecipanti attesi alla festa di sabato 2 giugno, anch’essa alla presenza del Papa. Annunciando la sua partecipazione all’incontro con una lettera al card. Dionigi Tettamanzi, Benedetto XVI scriveva: “Occorre promuovere una riflessione e un impegno rivolti a conciliare le esigenze e i tempi del lavoro con quelli della famiglia e a recuperare il senso vero della festa, specialmente della domenica, pasqua settimanale, giorno del Signore e giorno dell’uomo, giorno della famiglia, della comunità e della solidarietà”. Proprio la quotidianità della vita familiare è al centro dell’attenzione, della riflessione e della preghiera, come occasione di cammino nella società e nel mondo. Il lavoro e la festa sono modalità privilegiate attraverso le quali la famiglia, luogo di relazioni, abita lo spazio sociale di vita e di lavoro e riesce a umanizzare il tempo in occasione della festa. Su questi binari scorre la strada per riscoprire la famiglia come “patrimonio di umanità” e riportarla al centro delle attenzioni non soltanto della Chiesa ma dell’intera società e, magari, della politica. Martedì 29 maggio vi sarà l’accoglienza dei partecipanti. Mercoledì 30, giovedì 31 maggio e venerdì 1 giugno 2012 il Congresso internazionale teologico-pastorale con relazioni e seminari sul tema “La Famiglia: il lavoro e la festa”, riflessioni sulle politiche per le famiglie, incontri con esperienze significative del territorio, Eucaristie nelle parrocchie o per gruppi linguistici, festa nelle città e nelle parrocchie di riferimento. Venerdì 1° giugno è poi in programma una serata al Teatro alla Scala per le delegazioni provenienti dalle varie nazioni e un’adorazione eucaristica in Duomo. Sabato 2 giugno, la Festa delle Testimonianze con la presenza di Benedetto XVI. Domenica 3 giugno, infine, la Santa Messa presieduta dal Papa. Le famiglie sono chiamate nel capoluogo lombardo aprendosi all’accoglienza. Le possibilità di adesione sono diverse, adeguate sia per chi intende essere presente a tutti gli appuntamenti in calendario, sia per chi preferisce partecipare soltanto agli eventi con Benedetto XVI. L’iscrizione, indispensabile, per motivi organizzativi, per poter accedere alle aree dell’evento, può essere effettuata da singoli o in gruppo, entro il 31 marzo 2012. Informazioni e moduli di adesione si trovano in 5 lingue nella sezione “iscrizioni” del sito e, per i dettagli, si può inviare una richiesta via e-mail a iscrizioni@family2012.com. La riuscita dell’iniziativa dipende non soltanto da quante famiglie vi prenderanno parte, ma anche dallo spirito e dal modo in cui si avvicineranno all’evento sia coloro che parteciperanno direttamente, sia quanti lo seguiranno a distanza ma non per questo con minore attenzione. Un contributo fondamentale è atteso dai molti volontari che verranno coinvolti nei vari settori dell’organizzazione, attraverso un reclutamento fra le parrocchie che è già partito.

SIR

Il 2011 di Benedetto XVI. Oltre 2 milioni e mezzo di fedeli lo hanno incontrato in Vaticano. Casa Pontificia: dati approssimativi, c'è stata crescita

Sono oltre 2,5 milioni (2.553.800) i fedeli che nel 2011 hanno partecipato ai vari incontri con Benedetto XVI, ovvero Udienze generali (400.000) e particolari (101.800), Celebrazioni liturgiche (846.000), Angelus e Regina Coeli (1.206.000). I dati sono stati pubblicati questa mattina dalla Prefettura della Casa Pontificia. Un comunicato ricorda che si tratta di dati approssimativi, che vengono calcolati sulla base delle domande di partecipazione agli eventi pervenute alla Prefettura, e dei biglietti distribuiti dalla stessa, come pure su una stima sommaria delle presenze a momenti come l’Angelus o il Regina Coeli e le grandi Celebrazioni in Piazza San Pietro: su tutte, quest’anno, la solenne cerimonia di Beatificazione di Giovanni Paolo II. I dati mostrano una crescita di partecipazione rispetto agli ultimi tre anni. Il quadro presentato, spiega ancora la nota, si riferisce solo agli incontri in Vaticano e a Castel Gandolfo e non comprende altri momenti, vissuti dal Pontefice con una grande partecipazione di fedeli come i viaggi apostolici in Italia e all’estero.

Radio Vaticana

La diocesi di Lanciano-Ortona aspetta il sì del Papa per una visita. Mons. Cipollone lo ha nuovamente invitato in occasione dell'Anno della fede

La diocesi di Lanciano-Ortona aspetta con ansia che il Santo Padre accolga l’invito che gli è stato rivolto per una visita pastorale. L’arcivescovo Emidio Cipollone, nel corso del tradizionale faccia a faccia con gli operatori dell’informazione che si è svolto nei giorni scorsi, ha ribadito di aver recapitato un nuovo invito a Papa Benedetto XVI, dopo quello dello scorso ottobre, sempre per il tramite della Segreteria di Stato vaticana. "Quale occasione migliore - ha affermato il presule - è l’arrivo del Papa nella diocesi della fede, che ospita il primo Miracolo Eucaristico della storia e le spoglie di San Tommaso Apostolo, in occasione dell’Anno della fede indetta dall’11 ottobre 2012 al 24 novembre 2013. Data la vicinanza con Roma, il Papa potrà venire da noi anche un solo giorno con Messa a Lanciano (foto) al mattino e preghiera sulla tomba di San Tommaso ad Ortona nel pomeriggio". È intuibile l’attesa dei fedeli del luogo, i quali contano di poter ascoltare dal vivo le parole del Successore di Pietro del quale apprezzano, come, del resto, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, la chiarezza, la lucidità e il rigore morale. L’auspicio di tutti è che, nonostante i tanti impegni, il Santo Padre trovi il tempo per poter far visita ad una terra ricca di storia e di tradizioni e la cui religiosità è ben nota a tutto il mondo cattolico. Il Miracolo Eucaristico di Lanciano avvenne nell’anno settecento. Un monaco mentre celebrava la Santa Messa fu assalito dal dubbio circa la presenza reale di Gesù nella Eucaristia. Pronunziate le parole della consacrazione sul pane e sul vino, all’improvviso, dinanzi ai suoi occhi vide il pane trasformarsi in carne, il vino in sangue. La tradizione non ci ha consegnato i dati anagrafici del monaco-sacerdote tra le cui mani si è verificato lo straordinario e inatteso mutamento. Si sa solo era un monaco di rito orientale, greco, appartenente alla grande famiglia spirituale dei basiliani. A Ortona, invece, è molto forte la devozione verso San Tommaso al quale è dedicata concattedrale dell’arcidiocesi dove si custodiscono le reliquie dell’apostolo dal XIII secolo. Il Santo è protagonista di un brano del Vangelo di Giovanni (20,24-29) in cui prima dubitò della risurrezione di Gesù e poi lo riconobbe. Secondo la tradizione, si spinse a predicare il Vangelo fuori dei confini dell’Impero romano, in Persia ed India, dove fondò la prima comunità cristiana. Mons. Emidio Cipollone, ben conscio di questa grande tradizione storica e di fede, chiamato a reggere le sorti dell’arcidiocesi l’11 ottobre 2010, a poco più di un anno dalla sua presa di possesso canonico della cattedra, ha pensato bene di far leva di questi due punti di forza per far sì che Papa Ratzinger accetti l’invito che gli è stato ufficialmente rivolto.

Carmine Alboretti, La Discussione

Cori accanto all’albero, il Natale dei fratelli Ratzinger. Georg ha portato al Papa il tradizionale regalo: un’agendina-calendario tascabile

Da martedì Benedetto XVI è insieme al fratello Georg (foto) negli appartamenti vaticani. Il fratello del Papa, già direttore del coro di Ratisbona, vive nella città tedesca in una casa nei pressi della Cattedrale, ma si reca spesso a visitare il Papa. Georg Ratzinger ha rivelato al Bayerischer Rundfunk un piccolo dettaglio: ogni anno, quando arriva a Roma per le feste natalizie, è solito portare al fratello un piccolo dono, un’agenda-calendario tascabile. La sera, dopo la cena delle 19.30, "trascorreremo un po’ di tempo accanto all’albero di Natale", ha raccontato mons. Ratzinger. Nell’appartamento pontificio viene addobbato ogni anno un abete proveniente dalle foreste bavaresi, spedito da Thaddäus Kühnel, che è stato autista, "corriere" e amico personale del futuro Papa. La musica che viene ascoltata più spesso dai fratelli Ratzinger in questo periodo è un CD di canzoni natalizie registrato dal coro della Cattedrale di Ratisbona. Joseph e Georg, informa il giornalista tedesco Paul Badde, assaggiano i loro biscotti preferiti. "Non c’è davvero nulla di speciale – commenta Georg Ratzinger – soltanto cose da vecchi…". Della comune passione per la musica, il fratello del Papa aveva detto: "Nella nostra casa tutti amavano la musica. Nostro padre aveva una cetra che suonava spesso la sera. Cantavamo insieme. Per noi era sempre un evento. A Marktl sull’Inn, poi, c’era una banda musicale che mi affascinava molto. Ho sempre pensato che la musica sia una delle cose più belle che Dio abbia creato. Anche mio fratello ha sempre amato la musica: forse l’ho contagiato io". Quando viene a Roma, in Vaticano, Georg Ratzinger, che ha problemi di vista, è assistito da suor Christine, della comunità Das Verk (L’Opera) e abita nella zona superiore dell’appartamento papale, dove risiedono anche i due segretari del Pontefice. Benedetto XVI, di pomeriggio, va a trovare il fratello nella sua camera. Mons. Ratzinger partecipa alla Messa mattutina e siede a tavola con il Papa per colazione, pranzo e cena. Nell’agosto 2008, Benedetto XVI ha detto del fratello: «Dall’inizio della mia vita mio fratello è stato sempre per me non solo compagno, ma anche guida affidabile. È stato per me un punto di orientamento e di riferimento con la chiarezza, la determinazione delle sue decisioni. Mi ha mostrato sempre la strada da prendere, anche in situazioni difficili».

Andrea Tornielli, Vatican Insider

mercoledì 28 dicembre 2011

Nel 2012 il raduno europeo dei giovani di Taizé a Roma. Bertone: il Papa vi dice la gioia che proverà nell’accogliervi, come la città calorosamente

Un incoraggiamento "ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia": è quanto contenuto nel messaggio, a firma del card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che Benedetto XVI rivolge in occasione della 34° edizione del raduno europeo dei giovani della comunità ecumenica di Taizé, che si svolge da oggi 28 dicembre fino al 1° gennaio, per la prima volta a Berlino, in Germania. "Mentre siete riuniti a Berlino - si legge nel testo - con migliaia di giovani provenienti da tutt’Europa e anche dagli altri continenti, per cercare con i fratelli della comunità di Taizé di approfondire le sorgenti della fiducia, Papa Benedetto XVI si unisce a voi con la preghiera e vi incoraggia ad aprire ovunque nel mondo cammini di fiducia. L’accoglienza che ricevete, gli scambi con i giovani di numerosi Paesi, i tempi di preghiera che vi uniscono e che vi fanno superare tante barriere umane, sono per ognuno di voi una bella esperienza di fiducia!". La fiducia "non è ingenuità cieca". Questa fiducia, si puntualizza, "attinta dalla vostra fede in Cristo e dalla vita del suo Spirito Santo nei vostri cuori, vi rende più perspicaci e più disponibili per rispondere alle numerose sfide e difficoltà che gli uomini e le donne di oggi devono affrontare". Nel testo si fa poi, in conclusione, riferimento alla prossima edizione del raduno europeo dei giovani di Taizé, la trentacinquesima, annunciata per il 2012 a Roma. "Il Santo Padre vi dice la gioia che proverà nell’accogliervi il prossimo anno per il 35° incontro europeo del vostro 'pellegrinaggio di fiducia sulla terra'. Roma vi accoglierà calorosamente!". All’annuncio segue "la benedizione apostolica ai fratelli di Taizé, ai giovani partecipanti all’incontro di Berlino, come pure ai pastori e ai fedeli che li ospitano".

L'Osservatore Romano

Il 2011 di Benedetto XVI. Vian: più che di riformare le istituzioni si preoccupa di tener viva la fiamma della fede che rischia di spegnersi

Beatificazione di Wojtyla, GMG di Madrid, incontro interreligioso di Assisi, visita al carcere di Rebibbia. Quattro momenti destinati alla storia. A sfogliare con Vatican Insider l’album 2011 dei ricordi vaticani è Giovanni Maria Vian, storico del cristianesimo e direttore de L’Osservatore Romano. "Era dall’11° secolo che un Papa non elevava agli onori degli altari il suo immediato predecessore: l’esemplarità di Karol Wojtyla esce dai confini del cristianesimo - commenta Vian -. E’ stato poi lo stesso Benedetto XVI nello scambio degli auguri di Natale con la Curia romana a mettere la Giornata Mondiale della Gioventù al centro della propria attività nel 2011. A questi due eventi-simbolo dell’anno si aggiungono l’incontro di Assisi esteso ai non credenti e il franco colloquio a Rebibbia. E’stata la prima volta che un Papa rispondeva alle domande dei detenuti". Come nel Pontificato di Karol Wojtyla la grande visione della storia era la profezia del primate di Polonia Stephan Wishinsky, cioè condurre la Chiesa nel terzo millennio, così la prospettiva di Joseph Ratzinger nel 2012, evidenzia Vian, è quella di celebrare il 50° anniversario del più grande avvenimento religioso del XX secolo: il Conclio Vaticano II. "Tanto è vero che Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede, come nel ‘67 fece Paolo VI a ricordo del martirio di Pietro e Paolo fino alla proclamazione nel 1968 del credo del popolo di Dio", sottolinea Vian. "Più che di riformare le istituzioni ecclesiastiche Papa Ratzinger si preoccupa di tener viva la fiamma della fede che rischia di spegnersi in Paesi di antica tradizione cristiana: la gioia della fede vista a Madrid e nel viaggio in Benin è la medicina contro la stanchezza e il tedio", evidenzia il direttore del quotidiano della Santa Sede. "Non è caso il primo libro di Joseph Ratzinger era proprio sulla fraternità cristiana: il Papa vuole parlare a tutti, non solo da teologo ma anche da pastore, non usa gergo ecclesiale, ha alle spalle l’insegnamento in università laiche, di Stato e il confronto con gli studenti". Intanto, però, in quasi sette anni di pontificato, "il governo gentile e discreto di Benedetto XVI ha sostituito il 95% dei vertici della Curia e procede con collegialità, per larghe consultazioni come ha dimostrato il documento firmato in Benin dal Pontefice circondato da vescovi e cardinali". Ed è "esemplare il mondo in cui il Papa ha reagito allo scandalo degli abusi sessuali del clero: si è capito fuori e dentro la Chiesa che faceva sul serio", sottolinea Vian. Rispetto alla pesantezza delle strutture di alcune Chiesa nazionali come quella tedesca, Benedetto XVI indica la strada in un cristianesimo che in quanto minoritario sa essere creativo, agile, in grado di parlare a tutti: "Viaggiare leggeri aiuta nella lunga traversata del deserto", precisa Vian. "Joseph Ratzinger come vescovo di Roma è il teologo più importante dai tempi di Leone Magno, sa che la Chiesa è governata da Cristo, punta sul silenzio, sul rientrare in se stessi". Ma quest’anno il Vaticano ha dovuto gestire, oltre i momenti pubblici cui ha preso parte Benedetto XVI, diversi dossier importanti: sono andate avanti le trattative con la Fraternità di San Pio X per il rientro del gruppo tradizionalista all’interno della Chiesa, i negoziati sono ancora in corso. Problemi invece sono venuti in Irlanda a causa della pubblicazione di un nuovo rapporto governativo sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti nella diocesi di Cloye; più volte Benedetto XVI ha ribadito, nel corso dei mesi, la sua ferma condanna di questi fatti e ha invitato la Chiesa stessa ad un’opera di purificazione e rinnovamento. Tuttavia forti sono state le frizioni diplomatiche fra Santa Sede e Dublino. Ancora vasta eco, a livello internazionale, ha avuto la pubblicazione di una nota dedicata alla crisi economica da parte del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nella quale si chiedeva l’istituzione di un’autorità mondiale che regolasse le transazioni finanziarie e le politiche commerciali. Proprio in questo mese di dicembre si è verificato uno dei fatti più significativi del Pontificato: l’incontro del Papa con i detenuti di Rebibbia, segno profetico e vivente di una Chiesa aperta al mondo. Fra i temi al centro della preoccupazione della Santa Sede c’è stato quello delle persecuzioni di cui sono vittime i cristiani in varie parti del mondo, quindi il Pontefice, in diverse occasioni, sia in Italia che all’estero, ha sottolineato la gravità della crisi economica che ha colpito l’Europa e il resto del pianeta e ha richiamato governanti e popoli a un impegno comune contrassegnato dalla solidarietà per uscire dal difficile momento che si sta attraversando. Fra le decisioni prese dal Papa, da ultimo, ha colpito quella di non consegnare più un discorso specifico ad ogni nuovo ambasciatore che presenta le proprie credenziali al Pontefice, in tal modo è stata adeguata la prassi diplomatica vaticana a quella degli altri Stati. Infine nel corso del 2011 è stato pubblicato il secondo volume del Papa dedicato alla vita di Gesù di Nazaret.

Giacomo Galeazzi, Vatican Insider

A Benedetto XVI gli auguri di buon anno. Il sorriso più grande, un 'ti voglio bene' e un bacio sulla guancia al Papa da Valentina, bambina talassemica

Quattrocentomila persone hanno partecipato alle quarantacinque Udienze generali che Benedetto XVI ha tenuto nei mercoledì del 2011 in Piazza San Pietro, nella Basilica Vaticana, nell’Aula Paolo VI e nel cortile del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. Lo ha reso noto la Prefettura della Casa Pontificia. E questa mattina Aula delle udienze piena per fare gli auguri a Benedetto XVI nell’ultimo mercoledì dell’anno. Valentina, cinque anni, ha sfoderato "proprio per il Papa" il suo sorriso "più grande" e un tenerissimo "ti voglio bene" accompagnato da un bacio sulla guancia. La bambina, talassemica, è voluta venire "da Milano con mamma e papà" per abbracciare Benedetto XVI nei giorni delle festività natalizie. Di progetti concreti di integrazione hanno parlato "con speranza" al Pontefice i rappresentanti della comunità dei cattolici africani francofoni che vivono in Italia. Sono venuti in duecento da Modena, Perugia, Napoli, Tivoli, Civita Castellana e Roma, accompagnati dal loro coordinatore nazionale, don Denis Kibangu Malonda, a ringraziare il Papa per il viaggio in Benin e per l’Esortazione Apostolica "Africae munus", ma anche per esprimere la loro vicinanza ai cattolici nigeriani colpiti dagli atti di violenza proprio a Natale.

L'Osservatore Romano

Il 2011 di Benedetto XVI. Lombardi: anno di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti, ci ha guidati con una intensità di azione e con serenità

"Forse rispetto ad altri anni precedenti, che sono stati anche un po' più travagliati da fenomeni di crisi o di tensione, quest'anno è stato un anno molto bello, positivo, di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti". Lo afferma il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, in un bilancio sul 2011 di Benedetto XVI stilato per la Radio Vaticana. "Direi che il Papa veramente ci ha accompagnati e ci ha guidati, in quest’anno, con grandissimi messaggi, con una intensità di azione e anche con serenità", rileva il religioso, per il quale se, tra i diversi avvenimenti che hanno visto Joseph Ratzinger protagonista, il dialogo con gli astronauti della stazione spaziale rappresenta un fatto davvero inedito, il discorso del Papa al Parlamento tedesco, a Berlino, rimarrà come "uno dei grandi discorsi del Pontificato" perchè ribadisce "il riferimento a Dio come saldo fondamento e punto di riferimento della convivenza umana dei valori fondamentali della convivenza e della tutela della dignità dell'uomo". "Mentre in Spagna, nella Giornata Mondiale della Gioventù, c'è stata la grande esperienza della vitalità della fede", il viaggio in Germania, dice padre Lombardi, "mi è sembrato un ammonimento a conservare i valori fondamentali di riferimento in un tempo, in un mondo che è in fase di secolarizzazione". Ma per il portavoce di Benedetto XVI, anche il viaggio dello scorso novembre in Benin "è stato uno degli appuntamenti fondamentali di quest'anno", sia perchè coincideva con la presentazione al Continente africano del "bellissimo, chiaro e semplice" documento finale del Sinodo per l'Africa, sia per "il clima in cui si è svolto il viaggio". "Il Papa - assicura - è stato molto colpito dalla gioia, dalla vitalità di questo popolo che lo ha accolto. Un popolo che vive in difficoltà, che è povero, che ha certamente delle sofferenze e dei grandi problemi ma che manifesta una capacità di guardare in avanti e di gustare la gioia del vivere". Per padre Lombardi, pure la visita del 18 dicembre al carcere romano di Rebibbia "è stata estremamente importante ed emozionante e anche estremamente spontanea, con il dialogo tra il Papa e i carcerati, che ha toccato molto profondamente". "Qui si vede - commenta - come la Chiesa, anche lasciando alla società civile tutte le responsabilità di carattere legislativo, organizzativo di problemi drammatici come quello della giustizia e del carcere, pero' puo' dare un messaggio molto forte, molto vivo e profondo nel senso della riconciliazione, nel senso della speranza di un reinserimento anche di chi ha mancato nella società".

Agi

Il 2011 di Benedetto XVI. Il bilancio di padre Lombardi: anno intenso e sereno, di grandi messaggi che ci fanno guardare in avanti

Il Papa: riscoprire la bellezza di pregare assiame come famiglia alla scuola di quella di Nazaret, divenendo realmente un cuor solo e un'anima sola

Udienza generale questa mattina nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa ha incentrato la sua riflessione sull’importanza della preghiera nella vita della Santa Famiglia di Nazaret. La nascita del Salvatore è “un mistero di luce che gli uomini di ogni epoca possono rivivere nella fede e nella preghiera”. Benedetto XVI ha quindi invitato a riflettere su come la preghiera “faccia parte della vita della Santa Famiglia di Nazaret. La casa di Nazaret, infatti, è una scuola di preghiera, dove si impara ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato profondo della manifestazione del Figlio di Dio, traendo esempio da Maria, Giuseppe e Gesù”. "Rimane memorabile - ha proseguito - il discorso del Servo di Dio Paolo VI nella sua visita a Nazaret": "Alla scuola della Santa Famiglia noi 'comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo...in primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri'". “Possiamo ricavare alcuni spunti sulla preghiera, sul rapporto con Dio, della Santa Famiglia – ha spiegato il Pontefice - dai racconti evangelici dell’infanzia di Gesù”. Il primo episodio citato è quello della presentazione di Gesù al tempio. “Come ogni famiglia ebrea osservante della legge – ha ricordato -, i genitori di Gesù si recano al tempio per consacrare a Dio il primogenito e per offrire il sacrificio”. Quello della Santa Famiglia, in realtà, “è il pellegrinaggio della fede, dell’offerta dei doni, simbolo della preghiera, e dell’incontro con il Signore, che Maria e Giuseppe già vedono nel figlio Gesù”. La contemplazione di Cristo ha in Maria, poi, “il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale, poiché è nel suo grembo che si è formato, prendendo da lei anche un’umana somiglianza. Alla contemplazione di Gesù nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria”. Infatti, “i ricordi di Gesù, fissati nella sua mente e nel suo cuore, hanno segnato ogni istante dell’esistenza di Maria. Ella vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola”. Maria è “il modello di ogni credente che conserva e confronta le parole e le azioni di Gesù, un confronto che è sempre un progredire nella conoscenza di Gesù. Sulla scia del beato Giovanni Paolo II – ha osservato il Santo Padre - possiamo dire che la preghiera del Rosario trae il suo modello proprio da Maria, poiché consiste nel contemplare i misteri di Cristo in unione spirituale con la Madre del Signore”. La capacità di Maria di vivere dello sguardo di Dio è, secondo Benedetto XVI, “contagiosa. Il primo a farne l’esperienza è stato san Giuseppe”. Nel Vangelo “la sua è una presenza silenziosa ma fedele, costante, operosa. Possiamo immaginare che anche lui, come la sua sposa e in intima consonanza con lei, abbia vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù gustando, per così dire, la sua presenza nella loro famiglia. Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria”. Così, “nel ritmo delle giornate trascorse a Nazaret, tra la semplice casa e il laboratorio di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare il pane necessario alla famiglia”. Vi è un altro episodio che vede la Santa Famiglia di Nazaret raccolta insieme in un evento di preghiera, quando Gesù a dodici anni “si reca con i suoi al tempio di Gerusalemme”. Nell’episodio di Gesù dodicenne, sono registrate anche le sue prime parole: in particolare usa la parola “Padre”, che è “la chiave al mistero di Cristo e apre la chiave al mistero nostro di cristiani, che siamo figli nel Figlio”. Nello stesso tempo Gesù “ci insegna come essere figli con il Padre. Nella preghiera il mistero cristologico e dell’esistenza cristiana è intimamente fondato sulla preghiera. Un giorno Gesù insegnerà a pregare” dicendo “Padre”, non solo con le parole “ma con l’esistenza”: così si “è veri figli e veri cristiani”. Occorre “notare la risonanza che può aver avuto nei cuori di Maria e Giuseppe sentire dalla bocca di Gesù quella parola ‘Padre’”. Da allora, ha precisato il Pontefice, “la vita nella Santa Famiglia fu ancora più ricolma di preghiera”, perché dal cuore di Gesù “non cesserà più di diffondersi e di riflettersi nei cuori di Maria e di Giuseppe questo senso profondo della relazione con Dio Padre”. La Famiglia di Nazaret è “il primo modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio Padre, che trasforma anche le relazioni interpersonali e umane”. Perciò, “la Santa Famiglia è icona della Chiesa domestica, chiamata a pregare insieme”. La famiglia è “la prima scuola di preghiera”. In essa “i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori”. “Un’educazione autenticamente cristiana – ha chiarito - non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. Vorrei pertanto rivolgere l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret e così divenir realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia”.

SIR, Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

'La Meglio Gioventù di Benedetto XVI', domani su 'Rai Uno' lo speciale sulla 'generazione Ratzinger' e la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid

“Questa è la gioventù del Papa”, gridano tutti in coro mentre seguono ovunque Benedetto XVI. Ma chi sono veramente? Che cosa pensano e che cosa rappresentano questi ragazzi che il Papa teologo è riuscito ad attrarre intorno a sé e alla sua Chiesa? “La Meglio Gioventù di Benedetto XVI” è il loro “ritratto dal vivo”; è un bilancio, un commento e una riflessione sui protagonisti della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid celebrata lo scorso agosto, su coloro che hanno saputo animare passo dopo passo il cammino del Pontefice. Un percorso, fatto di immagini e parole, che conduce tutti noi a riconoscere nei giovani della “generazione Ratzinger” uno tra i più efficaci strumenti della nuova evangelizzazione, il volto gioioso del cristianesimo del terzo millennio. Il programma è stato realizzato dalla struttura Rai Vaticano, attraverso la collaborazione dei giornalisti delle testate Rai. Aldo Maria Valli, vaticanista del Tg1, traccia un quadro delle contraddizioni che investono la Spagna moderna, non più così profondamente cattolica come un tempo; Lucio Brunelli, del Tg2, offre una vasta panoramica sui volti, le voci e i personaggi incontrati lungo le strade delle giornate spagnole; Sergio Criscuoli, del Tg3, racconta in diretta la cronaca degli indimenticabili momenti di questa Giornata Mondiale della Gioventù madrilena. Il tutto con il coordinamento editoriale di Filippo Di Giacomo. “La Meglio Gioventù di Benedetto XVI”, venerdì 30 dicembre, ore 23.40, Rai Uno.

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