Il Papa: riscoprire la bellezza di pregare assiame come famiglia alla scuola di quella di Nazaret, divenendo realmente un cuor solo e un'anima sola

Udienza generale questa mattina nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre ha incontrato gruppi di fedeli e pellegrini provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa ha incentrato la sua riflessione sull’importanza della preghiera nella vita della Santa Famiglia di Nazaret. La nascita del Salvatore è “un mistero di luce che gli uomini di ogni epoca possono rivivere nella fede e nella preghiera”. Benedetto XVI ha quindi invitato a riflettere su come la preghiera “faccia parte della vita della Santa Famiglia di Nazaret. La casa di Nazaret, infatti, è una scuola di preghiera, dove si impara ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato profondo della manifestazione del Figlio di Dio, traendo esempio da Maria, Giuseppe e Gesù”. "Rimane memorabile - ha proseguito - il discorso del Servo di Dio Paolo VI nella sua visita a Nazaret": "Alla scuola della Santa Famiglia noi 'comprendiamo perché dobbiamo tenere una disciplina spirituale, se vogliamo seguire la dottrina del Vangelo e diventare discepoli del Cristo...in primo luogo essa ci insegna il silenzio. Oh! se rinascesse in noi la stima del silenzio, atmosfera ammirabile ed indispensabile dello spirito: mentre siamo storditi da tanti frastuoni, rumori e voci clamorose nella esagitata e tumultuosa vita del nostro tempo. Oh! silenzio di Nazaret, insegnaci ad essere fermi nei buoni pensieri, intenti alla vita interiore, pronti a ben sentire le segrete ispirazioni di Dio e le esortazioni dei veri maestri'". “Possiamo ricavare alcuni spunti sulla preghiera, sul rapporto con Dio, della Santa Famiglia – ha spiegato il Pontefice - dai racconti evangelici dell’infanzia di Gesù”. Il primo episodio citato è quello della presentazione di Gesù al tempio. “Come ogni famiglia ebrea osservante della legge – ha ricordato -, i genitori di Gesù si recano al tempio per consacrare a Dio il primogenito e per offrire il sacrificio”. Quello della Santa Famiglia, in realtà, “è il pellegrinaggio della fede, dell’offerta dei doni, simbolo della preghiera, e dell’incontro con il Signore, che Maria e Giuseppe già vedono nel figlio Gesù”. La contemplazione di Cristo ha in Maria, poi, “il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale, poiché è nel suo grembo che si è formato, prendendo da lei anche un’umana somiglianza. Alla contemplazione di Gesù nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria”. Infatti, “i ricordi di Gesù, fissati nella sua mente e nel suo cuore, hanno segnato ogni istante dell’esistenza di Maria. Ella vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola”. Maria è “il modello di ogni credente che conserva e confronta le parole e le azioni di Gesù, un confronto che è sempre un progredire nella conoscenza di Gesù. Sulla scia del beato Giovanni Paolo II – ha osservato il Santo Padre - possiamo dire che la preghiera del Rosario trae il suo modello proprio da Maria, poiché consiste nel contemplare i misteri di Cristo in unione spirituale con la Madre del Signore”. La capacità di Maria di vivere dello sguardo di Dio è, secondo Benedetto XVI, “contagiosa. Il primo a farne l’esperienza è stato san Giuseppe”. Nel Vangelo “la sua è una presenza silenziosa ma fedele, costante, operosa. Possiamo immaginare che anche lui, come la sua sposa e in intima consonanza con lei, abbia vissuto gli anni dell’infanzia e dell’adolescenza di Gesù gustando, per così dire, la sua presenza nella loro famiglia. Giuseppe ha compiuto pienamente il suo ruolo paterno, sotto ogni aspetto. Sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria”. Così, “nel ritmo delle giornate trascorse a Nazaret, tra la semplice casa e il laboratorio di Giuseppe, Gesù ha imparato ad alternare preghiera e lavoro, e ad offrire a Dio anche la fatica per guadagnare il pane necessario alla famiglia”. Vi è un altro episodio che vede la Santa Famiglia di Nazaret raccolta insieme in un evento di preghiera, quando Gesù a dodici anni “si reca con i suoi al tempio di Gerusalemme”. Nell’episodio di Gesù dodicenne, sono registrate anche le sue prime parole: in particolare usa la parola “Padre”, che è “la chiave al mistero di Cristo e apre la chiave al mistero nostro di cristiani, che siamo figli nel Figlio”. Nello stesso tempo Gesù “ci insegna come essere figli con il Padre. Nella preghiera il mistero cristologico e dell’esistenza cristiana è intimamente fondato sulla preghiera. Un giorno Gesù insegnerà a pregare” dicendo “Padre”, non solo con le parole “ma con l’esistenza”: così si “è veri figli e veri cristiani”. Occorre “notare la risonanza che può aver avuto nei cuori di Maria e Giuseppe sentire dalla bocca di Gesù quella parola ‘Padre’”. Da allora, ha precisato il Pontefice, “la vita nella Santa Famiglia fu ancora più ricolma di preghiera”, perché dal cuore di Gesù “non cesserà più di diffondersi e di riflettersi nei cuori di Maria e di Giuseppe questo senso profondo della relazione con Dio Padre”. La Famiglia di Nazaret è “il primo modello della Chiesa in cui, intorno alla presenza di Gesù e grazie alla sua mediazione, si vive tutti la relazione filiale con Dio Padre, che trasforma anche le relazioni interpersonali e umane”. Perciò, “la Santa Famiglia è icona della Chiesa domestica, chiamata a pregare insieme”. La famiglia è “la prima scuola di preghiera”. In essa “i bambini, fin dalla più tenera età, possono imparare a percepire il senso di Dio, grazie all’insegnamento e all’esempio dei genitori”. “Un’educazione autenticamente cristiana – ha chiarito - non può prescindere dall’esperienza della preghiera. Se non si impara a pregare in famiglia, sarà poi difficile riuscire a colmare questo vuoto. Vorrei pertanto rivolgere l’invito a riscoprire la bellezza di pregare assieme come famiglia alla scuola della Santa Famiglia di Nazaret e così divenir realmente un cuor solo e un’anima sola, una vera famiglia”.

SIR, Radio Vaticana

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

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