martedì 31 maggio 2011

Il Papa: Maria ci guidi ad una risposta sempre più generosa e incondizionata ai progetti di Dio anche quando siamo chiamati ad abbracciare la croce

Questa sera il Papa ha preso parte alla celebrazione della conclusione del mese mariano nei Giardini Vaticani. Il Pontefice si è unito ai fedeli al termine della processione aux flambeaux partita dalla chiesa di Santo Stefano degli Abissini e conclusasi alla Grotta di Lourdes e durante la quale il card. Angelo Comastri, vicario generale del Papa per lo Stato della Città del Vaticano, ha presieduto la recita del Santo Rosario.
"A conclusione del mese di Maggio, vogliamo unire la nostra voce a quella di Maria, nel suo stesso cantico di lode; con Lei vogliamo magnificare il Signore per le meraviglie che continua ad operare nella vita della Chiesa e di ciascuno di noi", ha detto Benedetto XVI nel suo saluto. Il Papa ha poi proseguito affermando che "in particolare, è stato e rimane per tutti motivo di grande gioia e gratitudine l’avere iniziato questo mese mariano con la memorabile Beatificazione di Giovanni Paolo II. Quale grande dono di grazia è stata, per la Chiesa intera, la vita di questo grande Papa! – ha sottolineato -. La sua testimonianza continua ad illuminare le nostre esistenze e ci è di sprone ad essere veri discepoli del Signore, a seguirLo con il coraggio della fede, ad amarLo con lo stesso entusiasmo con cui egli ha donato a Lui la propria vita". E sul coraggio della fede ha insistito Benedetto XVI parlando poi della figura di Maria, “che ha creduto all’annuncio dell’Angelo e ha risposto con fede, accettando con coraggio il progetto di Dio per la sua vita”, accogliendone così in sé la Parola: “Come sottolineava il mio Beato Predecessore nell’Enciclica 'Redemptoris Mater', è mediante la fede che Maria ha pronunciato il suo fiat, ‘si è abbandonata a Dio senza riserve ed ha consacrato totalmente se stessa, quale ancella del Signore, alla persona e all’opera del Figlio suo’”. "Rivolgendoci oggi alla ‘piena di grazia’ – ha affermato il Papa - le chiediamo di ottenere anche a noi, dalla Provvidenza divina, di poter pronunciare ogni giorno il nostro ‘sì’ ai disegni di Dio con la stessa fede umile e schietta con cui Lei ha pronunciato il suo".
“Ella che, accogliendo in sé la Parola di Dio, si è abbandonata a Lui senza riserve, ci guidi ad una risposta sempre più generosa e incondizionata ai suoi progetti, anche quando in essi siamo chiamati ad abbracciare la croce”. Infine, prima di soffermarsi in preghiera davanti alla Grotta di Lourdes, il Papa ha affidato “alla materna intercessione della Madonna la Chiesa e il mondo intero”.
E’ stato accolto da un clima di preghiera intenso Benedetto XVI quando ha raggiunto i fedeli che hanno gremito i viali alberati dei Giardini Vaticani meditando i misteri dolorosi del Rosario. "Guardiamo Gesù, per sentire il disgusto del peccato e per unirci in un grande desiderio di amore fino a condividere con lui la Passione che salva". "Il male si vince con il bene; l’odio si vince con l’amore; la cattiveria si vince soltanto con una sovrabbondante bontà. Impariamo lo stile di Gesù". Ad ascoltare la riflessione del Papa c’erano diversi cardinali, presuli, centinaia di persone che insieme al card. Comastri hanno pregato con queste parole: "O Maria, Madre di misericordia, talvolta come i bambini, abbiamo paura del buio: il buio della disonestà tanto diffusa, il buio della famiglia senza valori, il buio dei giovani senza ideali".

Radio Vaticana, SIR

CELEBRAZIONE MARIANA PER LA CONCLUSIONE DEL MESE DI MAGGIO IN VATICANO - il testo integrale del discorso del Papa

Il Papa in Croazia. Mons. Župan: le famiglie attendono una parola di conforto e incoraggiamento per porsi in modo saldo davanti a una società ostile

di Valter Župan
vescovo di Krk, presidente della Commissione Famiglia e Vita

Durante l’Assemblea plenaria dei vescovi croati nel gennaio del 2010 è stata avanzata la proposta di organizzare la Giornata delle famiglie cattoliche (Family Day). I vescovi hanno accolto all’unanimità questa proposta e l’organizzazione di questa manifestazione, che si sarebbe dovuta svolgere quest’anno a maggio, è stata affidata alla Commissione della Conferenza Episcopale per la famiglia e ai responsabili diocesani per la pastorale delle famiglie. Quando i preparativi erano già in fase avanzata, ci è pervenuta la lieta notizia che Benedetto XVI aveva accolto l’invito dei vescovi croati di visitare la Chiesa in Croazia nella prima metà di quest’anno. Nell’ambito della Conferenza Episcopale si è subito pensato che sarebbe stato molto opportuno che il Pontefice potesse presiedere al raduno delle famiglie. Ci siamo subito resi disponibili a confermare la data del raduno alle esigenze del Papa. Pianificando la sua visita in Croazia sabato 4 e domenica 5 giugno 2011, Benedetto XVI ha indicato l’incontro con le famiglie quale primo obiettivo del suo viaggio, che includerà la celebrazione della solenne Eucaristia in occasione della Giornata delle famiglie. Sappiamo tutti che Benedetto XVI è molto esplicito nel proclamare i diritti della persona, delle famiglie, dei nascituri. È ben nota la premura con cui promuove gli Incontri Mondiali e le Giornate nazionali delle Famiglie e le famiglie riconoscono nella persona del Pontefice la figura di Cristo che oggi limpidamente, senza stancarsi, annuncia i valori irrinunciabili di quell’istituto che si fonda sull’amore vicendevole di un marito e di una moglie. La grande maggioranza della popolazione e delle famiglie in Croazia aderisce ai principi della Chiesa, ma purtroppo la loro voce viene censurata dai mezzi di comunicazione, il cui obiettivo è dare la sensazione che le famiglie cattoliche e tutta la Chiesa in Croazia siano una parte insignificante della popolazione, una minoranza di cui non vale la pena tener conto. Nel nostro Paese è ancora in vigore la legge sull’interruzione di gravidanza introdotta ai tempi del regime totalitario comunista. Perciò le famiglie si attendono dal Papa un forte sostegno. Esse vogliono che si senta la loro voce, che si rispettino i loro diritti. I genitori hanno il pieno diritto di esprimere il loro parere e di decidere per i loro figli quale sarà l’educazione sessuale nelle scuole. Le famiglie sono portatrici di messaggi autentici di vita, di speranza e di amore. Il nostro popolo deve a loro il progresso della nazione, oltre che la sua sopravvivenza. Questo popolo ha vissuto periodi assai difficili nei tredici secoli della sua storia e ha fermato varie aggressioni ai popoli cristiani dell’Europa. Ma ha potuto farlo poiché le sue famiglie erano fondate sui valori del Vangelo. La comunione di un uomo e di una donna origina un patrimonio di valori che hanno plasmato sia l’Europa sia la Croazia, generando una cultura ispirata all’umanesimo cristiano che ha promosso il rispetto per l’uomo, per la dignità e sacralità della sua vita, per il lavoro e il progresso sociale ed economico. Siamo coscienti che soltanto su queste fondamenta si può costruire un futuro che consenta progresso e benessere. Credo che le famiglie croate attendano una forte e calorosa chiamata ad aprire le porte a Cristo. Attendono una parola di consolazione, di conforto e di incoraggiamento per porsi in modo saldo davanti ad una società ostile. Perciò siamo sin d’ora riconoscenti al Papa che ha deciso di presiedere questo nostro primo incontro delle famiglie cattoliche. L’Ufficio per la famiglia della Conferenza Episcopale, il capoufficio con tutti i suoi collaboratori, ha preparato quindici catechesi elaborate sui temi riguardanti la Carta dei Diritti della Famiglia, promulgata dalla Santa Sede. Il materiale è stato trasmesso ai parroci, i quali a loro volta hanno costituito gruppi di lavoro con famiglie che hanno dato inizio nelle varie parrocchie ad un serio cammino di formazione e di preghiera. Questa iniziativa ha avuto una larga eco. Le catechesi, preparate molto accuratamente, potranno essere un valido aiuto ai sacerdoti nella preparazione dei raduni per famiglie, sposi e giovani anche nei prossimi anni. Tutto il territorio nazionale si è unito in preghiera. Ogni giorno, dopo la Messa o durante le liturgie in chiesa, si recita una preghiera alla Sacra Famiglia appositamente formulata per questa occasione. Alcune diocesi hanno elaborato anche iniziative pastorali specifiche, raccogliendo mezzi e istituendo fondi per aiutare con borse di studio le famiglie più numerose. Parrocchie, associazioni e comunità di famiglie si sono unite e hanno dato vita a una "corona vivente di preghiera". Nella preparazione più prossima alla visita del Papa si utilizzeranno i mezzi di comunicazione sociale, per lo più quelli provinciali, diocesani e parrocchiali, con maxi-poster, articoli sul Pontefice. In questa epoca di globalizzazione la Croazia partecipa alla vita del continente europeo. Stiamo vivendo un periodo di transizione in cui è assolutamente necessario che le famiglie diventino pienamente consapevoli della propria missione. Sempre più si formano delle associazioni di famiglie che promuovono la spiritualità familiare, gruppi di preghiera, circoli di studio. Con cadenza mensile, semestrale o annuale hanno luogo incontri che promuovono la conoscenza e l’approfondimento di singoli aspetti della vita familiare. Si perfezionano sempre più i corsi di preparazione al matrimonio e si può dire che ormai la stragrande maggioranza dei nubendi li frequenta. Il calo demografico è presente e incombe come una grave minaccia sulla nazione. Tuttavia si avverte negli ultimi anni una tendenza positiva: le famiglie con più di due bambini pare vadano aumentando. Alcuni vescovi hanno deciso di battezzare personalmente ogni quarto e successivo figlio in segno di riconoscimento, per incoraggiare le famiglie ad accogliere la vita e dare loro un appoggio morale. Parecchie famiglie, specialmente quelle numerose, versano in condizioni materiali preoccupanti. Diventano purtroppo sempre più frequenti i provvedimenti normativi che non soltanto non tengono in nessun conto la famiglia, ma che talvolta le sono apertamente ostili. È evidente che si dovrebbe con più decisione provvedere con adeguate leggi, provvedimenti e disposizioni in favore delle famiglie. La nostra speranza sta nelle famiglie cristiane che sono vivamente radicate nel corpo della Chiesa, traendo vita ed energia dal Vangelo e dai Sacramenti che le rendono salde e coraggiose davanti a questa cultura di morte. La nostra speranza si fonda sull’aiuto e sull’amore indefettibile di nostro Signore.

L'Osservatore Romano

Verso il 60° anniversario di Ordinazione sacerdortale di Benedetto XVI. Giovanni Paolo II: ha sempre mirato a servire e a far conoscere la Verità

"La coincidenza del Suo giorno giubilare con la solennità liturgica dei Santi Apostoli Pietro e Paolo evoca nel mio spirito la visione di ampi orizzonti spirituali ed ecclesiali: la santità personale spinta fino al sacrificio supremo, la proiezione missionaria non disgiunta dalla preoccupazione costante per l'unità, la necessaria integrazione tra carisma spirituale e ministero istituzionale (...) In Pietro risalta il principio di unità, fondato sulla fede salda come roccia del Principe degli Apostoli; in Paolo l'esigenza intrinseca al Vangelo di chiamare ogni uomo ed ogni popolo all'obbedienza della fede (...) Come non scorgere in queste due componenti anche le coordinate fondamentali del cammino che la Provvidenza ha disposto per Lei, Signor Cardinale, chiamandoLa al sacerdozio? E' in quest'ottica di fede che si devono vedere i brillanti studi filosofici e soprattutto teologici da Lei compiuti e la precoce chiamata a ruoli di docenza nelle più importanti Università tedesche. L'intento che sempre L'ha guidata nel Suo impegno di studio e di insegnamento è stato da Lei espresso nel motto scelto in occasione della nomina episcopale: Cooperatores veritatis. Lo scopo al quale, fin dai primi anni del Suo sacerdozio, ha sempre mirato è stato quello di servire la Verità, cercando di conoscerla sempre più a fondo e di farla conoscere sempre più ampiamente".

Lettera di Giovanni Paolo II al card. Joseph Ratzinger, in occasione del 50° di sacerdozio (28 giugno 2001)

Visitazione di Maria. Il Magistero del Papa: il Magnificat ringraziamento di chi conosce i drammi della vita ma confida nell’opera redentrice di Dio

Il mese di maggio, dedicato a Maria, si concluderà questa sera, alla presenza del Papa, con la processione e la recita del Santo Rosario nei Giardini Vaticani. Benedetto XVI raggiungerà la Grotta di Nostra Signora di Lourdes al termine della liturgia della Parola, presieduta dal card. Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano, e impartirà la benedizione apostolica. Il sigillo di questo mese mariano è rappresentato dall’odierna Festa della Visitazione della Beata Vergine Maria che, portando in grembo Gesù appena concepito, si reca dall’anziana cugina Elisabetta, giunta al sesto mese di gravidanza. Nel suo magistero, Benedetto XVI si è soffermato più volte su questo episodio, narrato nel Vangelo di Luca. L’incontro di una donna sterile e di una giovane Vergine, divenute madri per straordinario intervento divino, è pervaso dalla gioia dello Spirito Santo e trova la sua espressione nel ‘Magnificat’, il cantico della Vergine che “esalta le meraviglie di Dio nella storia della salvezza”: “Il Magnificat non è il cantico di coloro ai quali arride la fortuna, che hanno sempre 'il vento in poppa'; è piuttosto il ringraziamento di chi conosce i drammi della vita, ma confida nell’opera redentrice di Dio. È un canto che esprime la fede provata di generazioni di uomini e donne che hanno posto in Dio la loro speranza e si sono impegnati in prima persona, come Maria, per essere di aiuto ai fratelli nel bisogno” (11 febbraio 2010, Memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes).
Elisabetta è il simbolo di tante persone anziane e malate. Maria, partita per andare ad aiutare l’anziana cugina, è icona della Chiesa missionaria, chiamata a portare e a testimoniare nel mondo la luce del Verbo incarnato: “Nel sostegno offerto da Maria a questa parente che vive, in età avanzata, una situazione delicata come la gravidanza, vediamo prefigurata tutta l’azione della Chiesa a sostegno della vita bisognosa di cura” (11 febbraio 2010, Memoria della Beata Maria Vergine di Lourdes).
Maria, che porta in grembo Gesù appena concepito, è anche il Tabernacolo vivente del Dio fatto carne. La Vergine “vede” con gli occhi della fede l’opera di Dio nella storia: "Per questo è Beata, perché ha creduto: per la fede, infatti, ha accolto la Parola del Signore e ha concepito il Verbo incarnato. La sua fede Le ha fatto vedere che i troni dei potenti di questo mondo sono tutti provvisori, mentre il trono di Dio è l’unica roccia che non muta e non cade” (Celebrazione a conclusione del mese mariano, 31 maggio 2008).
Dove giunge Maria è presente Gesù: “Chi apre il suo cuore alla Madre incontra ed accoglie il Figlio ed è invaso dalla sua gioia”.

Radio Vaticana

Il Papa in Croazia. Lombardi: viaggio intenso nel segno della famiglia, ricco di momenti spirituali e di dialogo con le realtà sociali e culturali

In Croazia, fervono i preparativi per il viaggio del Papa, in programma per sabato 4 e domenica 5 giugno. Il 19° viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI avverrà in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate e avrà per motto “Insieme in Cristo”. Sul significato e i momenti salienti, il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha tenuto questa mattina un briefing con i giornalisti. Un viaggio di due giorni, intensa e ricca di momenti spirituali ma anche di dialogo con le diverse realtà sociali e culturali della Croazia. Padre Lombardi ha innanzitutto ricordato che, se Benedetto XVI si reca in terra croata per la prima volta, Joseph Ratzinger era già stato in questo Paese due volte da cardinale. Quindi, si è soffermato sul contesto sociopolitico in cui avviene il viaggio: ricorre quest’anno il 20° anniversario dell’indipendenza della Croazia, che ora attende con fiducia l’integrazione nell’Unione Europea: “Ci saranno certamente dei riferimenti alla cultura, alla tradizione, all’identità del popolo croato e le sue attese nella prospettiva dell’inserimento nell’Unione europea”.Il direttore della Sala Stampa ha dunque illustrato i momenti salienti del viaggio. Il 4 giugno, dopo la tradizionale cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Zagabria, il Pontefice si recherà al Palazzo presidenziale dove avrà un colloquio con il presidente della Repubblica, Ivo Josipovic, legato al Pontefice da un grande amore per la musica classica. Nel pomeriggio, due gli eventi di grande rilievo: al Teatro nazionale croato, l'incontro con gli esponenti della società civile, della cultura e i leader religiosi; la sera, nella Piazza centrale di Zagabria, la Veglia di preghiera con i giovani. All’evento sono attese circa 50mila persone. La domenica mattina, il momento culminante del viaggio con la grande Messa che il Papa celebrerà nell’ippodromo di Zagabria in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate. Attese 300 milapersone. Nel pomeriggio, poi, il Papa si recherà nella Cattedrale cittadina per recitare i Vespri e raccogliersi in preghiera dinnanzi alla tomba del Beato Stepinac, difensore della libertà religiosa contro la dittatura comunista: “Grande pastore della Chiesa croata, vescovo e martire, è morto in conseguenza delle malattie contratte durante la prigionia, quindi è considerato martire. Certamente, è un po’ la figura dominante nel clima di questo incontro”. Dopo una visita al cardinale arcivescovo di Zagabria, Bozanic, il Papa si recherà in aeroporto per far ritorno a Roma. Tutti i discorsi del Papa, ha spiegato padre Lombardi, saranno pronunciati in italiano, intercalati dalla lettura di una traduzione in lingua croata. Non mancheranno tuttavia alcuni passaggi letti direttamente in croato dal Santo Padre. Al seguito del Papa, ha osservato padre Lombardi, ci saranno anche il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia e mons. Nicola Eterovic, segretario generale del Sinodo dei vescovi, di nazionalità croata.

Radio Vaticana

Il Papa: la Liturgia è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, come la musica sacra vive di un corretto rapporto tra tradizione e progresso

Lettera di Papa Benedetto XVI al Gran Cancelliere del Pontificio Istituto di Musica Sacra, card. Zenon Grocholewski, in occasione delle celebrazioni del centenario di fondazione dell’Istituto e di cui il cardinale ha dato lettura il 26 maggio scorso all’apertura del Congresso internazionale di musica sacra (26 maggio - 1° giugno), promosso nell’ambito delle manifestazioni celebrative.
Per cogliere identità e missione del Pontificio Istituto di musica sacra, “occorre ricordare che il Papa san Pio X lo fondò otto anni dopo aver emanato il Motu proprio Tra le sollecitudini, del 22 novembre 1903, col quale operò una profonda riforma nel campo della musica sacra, rifacendosi alla grande tradizione della Chiesa contro gli influssi esercitati dalla musica profana, specie operistica”. “Tale intervento magisteriale – ha spiegato il Santo Padre - aveva bisogno, per la sua attuazione nella Chiesa universale, di un centro di studio e di insegnamento che potesse trasmettere in modo fedele e qualificato le linee indicate dal Sommo Pontefice, secondo l’autentica e gloriosa tradizione risalente a San Gregorio Magno”. Il Papa ha sottolineato come “da San Pio X fino ad oggi si riscontri, pur nella naturale evoluzione, la sostanziale continuità del Magistero sulla musica sacra nella Liturgia”. In particolare, “Paolo VI e Giovanni Paolo II, alla luce della Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium, hanno voluto ribadire il fine della musica sacra, cioè ‘la gloria di Dio e la santificazione dei fedeli’, e i criteri fondamentali della tradizione”. Tra di essi, “il senso della preghiera, della dignità e della bellezza; la piena aderenza ai testi e ai gesti liturgici; il coinvolgimento dell’assemblea e, quindi, il legittimo adattamento alla cultura locale, conservando, al tempo stesso, l’universalità del linguaggio; il primato del canto gregoriano, quale supremo modello di musica sacra, e la sapiente valorizzazione delle altre forme espressive, che fanno parte del patrimonio storico-liturgico della Chiesa, specialmente, ma non solo, la polifonia; l’importanza della schola cantorum”. Per il Papa, “sono criteri importanti, da considerare attentamente anche oggi”. A volte tali elementi, quali “il valore del grande patrimonio ecclesiale della musica sacra o l’universalità che è caratteristica del canto gregoriano”, sono stati ritenuti “espressione di una concezione rispondente ad un passato da superare e da trascurare, perché limitativo della libertà e della creatività del singolo e delle comunità”. Ma, ha domandato Benedetto XVI, “chi è l’autentico soggetto della Liturgia? La risposta è semplice: la Chiesa. Non è il singolo o il gruppo che celebra la Liturgia, ma essa è primariamente azione di Dio attraverso la Chiesa, che ha la sua storia, la sua ricca tradizione e la sua creatività”. La Liturgia, e la musica sacra, “vive di un corretto e costante rapporto tra sana traditio e legitima progressio”. Tenendo sempre ben presente, ha concluso, “che questi due concetti - che i Padri conciliari chiaramente sottolineavano - si integrano a vicenda perché la tradizione è una realtà viva, include perciò in se stessa il principio dello sviluppo, del progresso”.

SIR, Radio Vaticana

LETTERA DEL SANTO PADRE AL GRAN CANCELLIERE DEL PONTIFICIO ISTITUTO DI MUSICA SACRA IN OCCASIONE DEL 100° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DELL’ISTITUTO

La preghiera del Papa per giugno: i sacerdoti, uniti al Cuore di Cristo, siano sempre veri testimoni dell'amore premuroso e misericordioso di Dio

Nel mese di giugno che sta per iniziare, Benedetto XVI chiede in particolare preghiere per i sacerdoti, perché siano testimoni autentici dell'amore di Dio. E' la proposta che fa nelle intenzioni di preghiera contenute nella lettera pontificia che ha affidato all'Apostolato della Preghiera. L'intenzione generale per il mese di giugno recita: “Perché i sacerdoti, uniti al Cuore di Cristo, siano sempre veri testimoni dell'amore premuroso e misericordioso di Dio”. Questa richiesta del Papa ha luogo a un anno dalla chiusura dell'Anno Sacerdotale, periodo in cui la Chiesa si è unita in modo particolare in preghiera per i suoi sacerdoti nel mezzo di scandali che hanno visto protagonisti pochissimi di loro ma hanno provocato un grave danno nella percezione della loro vocazione da parte dell'opinione pubblica. Lo stesso Benedetto XVI, il prossimo 29 giugno, celebrerà il 60° anniversario di Ordinazione sacerdotale. Il mese di giugno è anche quello che la Chiesa dedica tradizionalmente al Sacro Cuore di Gesù. Oltre all'intenzione generale, il Papa propone ogni mese anche un'intenzione missionaria, che a giugno recita: “Perché lo Spirito Santo faccia sorgere dalle nostre comunità numerose vocazioni missionarie, disposte a consacrarsi pienamente alla diffusione del Regno di Dio”.

Zenit

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. I Principi delle Asturie incontrano il Comitato organizzatore: appoggio per un evento di trascendenza sociale

Ieri mattina i Principi delle Asturie (nella foto con Benedetto XVI) hanno ricevuto i rappresentanti della Fondazione Madrid Vivo e i membri del Comitato Organizzatore della Giornata Mondiale della Gioventù. La Fondazione Madrid Vivo é una delle istituzioni che stanno collaborando per far sì che la GMG diventi realtà. I Principi delle Asturie hanno mostrato il loro appoggio e la loro impressione prima di questo grande evento di importante proiezione internazionale e di trascendenza sociale. Inoltre hanno manifestato essere molto favorevoli a tutti i preparativi della Giornata Mondiale, che continuano con l'impressione di star vivendo l'anteprima di una occasione unica per la Spagna. Subito dopo il cardinale di Madrid e Presidente del Comitato Organizzatore, Antonio María Rouco Varela, ha parlato della ‘Generazione della speranza’, riferendosi ai tanti giovani che verranno alla GMG provenienti da tutto il mondo, e che vi scopriranno una visione della vita piena di speranza e di allegria, dove la ‘civilizzazione dell'amore’ non é un'utopia. Come gesto di ringraziamento, gli organizzatori hanno fatto dono ai Principi delle Asturie di magliette della GMG per le loro figlie, e un orologio della Giornata per ciascuno. Non è la prima volta che il Principe mostra il suo favore per la Giornata Mondiale della Gioventù. In occasione del viaggio di Benedetto XVI a Santiago de Compostela il novembre scorso, il Principe delle Asturie mise in risalto davanti al Papa l'onore di celebrare a Madrid la Giornata Mondiale della Gioventù. Allo stesso modo il giorno della Beatificazione di Giovanni Paolo II, il Principe delle Asturie si congedò dal Pontífice con un "Santo Padre: La aspettiamo a Madrid!".

GMG 2011 - Sito ufficiale

Martinelli: il Papa è stato molto paterno ed ha capito la sofferenza che la Chiesa in Libia e il popolo libico stanno vivendo. Ci ha dato coraggio

“Il Santo Padre ci ha tenuto a dirmi: ‘non sentitevi soli, la Chiesa vi sostiene soprattutto con la preghiera’. Il Papa è stato molto paterno ed ha capito la sofferenza che sia la Chiesa in Libia sia il popolo libico stanno vivendo. Il Santo Padre ci ha dato coraggio. Avevamo bisogno di una parola di conforto”: così all’agenzia Fides mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vicario Apostolico di Tripoli, che sabato 28 maggio è stato ricevuto in udienza da Papa Benedetto XVI. Mons. Martinelli che a Roma ha incontrato anche il card. Peter Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, sottolinea che da parte di tutti “è stata assicurata la preghiera, perché l’unità e la comunione ecclesiale si esprime attraverso di essa”. Mons. Martinelli è da poco rientrato a Tripoli, dopo “un viaggio abbastanza tranquillo, anche se lungo. Ai check point non vi sono stati particolari problemi” racconta a Fides. Ieri, 30 maggio, il presidente sudafricano e inviato dell’Unione Africana, Jacob Zuma, si è incontrato con il leader libico Muhammar Gheddafi. “Speriamo che vi sia qualche sbocco, anche se non sappiamo cosa si siano detti” commenta Mons. Martinelli. “C’è la buona volontà, ma le soluzioni non sono facili. Speriamo comunque che avvenga qualcosa di nuovo” conclude il Vicario Apostolico di Tripoli.

Fides

Giornata Mondiale della Gioventù 2011. Nel Parco del Retiro la Fiera vocazionale: 80 postazioni con movimenti, organizzazioni e istituzioni ecclesiali

Nel parco madrileno del Retiro, quest'estate, durante la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, si svolgerà la tradizionale fiera vocazionale in cui i movimenti, le organizzazioni e le istituzioni della Chiesa universale proporranno chiamate, missioni e carismi. Verranno installate circa 80 postazioni, nelle quali saranno rappresentate le più varie offerte vocazionali della Chiesa. L'Esposizione Vocazionale 2011 ha l'obiettivo di permettere ai giovani che assisteranno alla GMG di conoscere in prima persona molti dei cammini vocazionali aperti nella Chiesa, e di incoraggiare nei giovani la ricerca di ciò che Dio si aspetta da ciascuno di loro. Sarà anche un'opportunità perché famiglie religiose, movimenti, associazioni di fedeli e altre istituzioni ecclesiali di tutto il mondo possano presentarsi, attraverso persone che vivono questa vocazione, alle centinaia di migliaia di partecipanti alla GMG presenti a Madrid. Nell'Esposizione Vocazionale ci saranno rappresentanze di vari Paesi, come Francia, Norvegia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Guatemala, Cile e Perù. In occasione della recente Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, Papa Benedetto XVI ha sottolineato che “anche in questo tempo, nel quale la voce del Signore rischia di essere sommersa in mezzo a tante altre voci, ogni comunità ecclesiale è chiamata a promuovere e curare le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata”. “Gli uomini infatti hanno sempre bisogno di Dio, anche nel nostro mondo tecnologico, e ci sarà sempre bisogno di Pastori che annunciano la sua Parola e fanno incontrare il Signore nei Sacramenti”, ha aggiunto.

Zenit

lunedì 30 maggio 2011

Convegno internazionale in Vaticano su 'La centralità della persona nella prevenzione e nel trattamento dell’Hiv/Aids: esplorando nuove frontiere'

Più solidarietà da parte dei Paesi ricchi nei confronti dei più poveri che non hanno accesso ai farmaci, assunzione di responsabilità di ciascuno nei rapporti di natura sessuale e maggiore vicinanza ai malati di Aids che vivono l'onta della stigmatizzazione. A chiederlo durante il Convegno internazionale promosso dalla Fondazione "Il Buon Samaritano", istituita da Giovanni Paolo II, sul tema “La centralità della persona nella prevenzione e nel trattamento dell’Hiv/Aids: esplorando le nuove frontiere”, il 27 e 28 maggio presso il Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, esperti, medici e rappresentanti ecclesiastici che hanno discusso di Hiv, della sua diffusione nel mondo e delle ipotesi di lotta adottate nei cinque continenti. Sessanta milioni i contagiati dal virus negli ultimi trent'anni, oltre 30 milioni di morti riferibili alla malattia nello stesso periodo, 2 milioni e 600 mila gli infettati nel 2009 e un milione e 800 mila i deceduti. Sono le cifre sulla diffusione dell'infezione, segno di un'emergenza davanti alla quale la Chiesa ha fatto e continua a fare molto cercando di rispondere attraverso una rete capillare di 117 mila strutture sanitarie che vanno da uno scarno dispensario nella giungla al policlinico d’avanguardia nelle grandi città. "Sarebbe tuttavia riduttivo limitarci a considerare gli aspetti "numerici", pur rilevantissimi, di tale opera di assistenza", ha spiegato nel corso del convegno il card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano. "Una parte essenziale del contributo offerto dalle strutture della Chiesa in questa lotta, infatti, si colloca sul piano della costruzione di quel "capitale invisibile", senza il quale rimarrebbe priva di durevole efficacia anche la migliore rete di assistenza sanitaria". Il riferimento è all’importanza che riveste l’educazione, impartita proprio dalla Chiesa cattolica, nel superamento dei pregiudizi perché ci si possa relazionare ai contagiati dal virus "come a persone dotate di una dignità inalienabile". "L'infezione Hiv/Aids – gli ha fatto eco mons. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari - non può essere infatti ridotta solo ad una patologia somatica immunitaria, da trattare con antiretrovirali. È una malattia sociale e morale che richiede una cura a tutti i livelli". "L'Aids rivela un disordine profondo, antropologico e morale, che riguarda non solo l'atteggiamento sessuale della persona che trasmette il virus – ha chiarito Zimowski -, ma anche il tipo di relazioni interpersonali coinvolte nella diffusione dell’epidemia". Un atteggiamento, quello tenuto dalle persone che trasmettono l’infezione, caratterizzata cioè da "irresponsabilità". "Finché questo disordine non riceve attenzione da parte dei responsabili delle lotte contro l'epidemia di Aids", sostenendo la tesi che si è dinanzi ad una scelta privata e, in quanto tale non soggetta a giudizi altrui, "l'epidemia – ha ricordato il presidente del dicastero vaticano - rimarrà nella popolazione". Al contrario, la prevenzione della trasmissione sessuale del virus "va effettuata nell’ottica e nel contesto di una lotta totale ed olistica – ha concluso -, non limitata dunque al pur importante aspetto medico-sanitario". Dello stesso avviso è Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco all’Istituto Superiore di Sanità: "Il futuro è nell’integrazione delle cure - ha spiegato -. Occorre pensare alla salute in termini globali, alla cui base deve esserci la volontà di combattere le diseguaglianze nei trattamenti". Perché se è vero, come ricorda anche il responsabile europeo per la Sanità e la Politica dei Consumatori John Dalli, che oggi più di 6 milioni di persone ricevono il trattamento con antiretrovirali per l’infezione da Hiv è altrettanto vero che la lotta non è finita. "Ci sono 10 milioni di persone in attesa del trattamento – ha chiarito Michael Sidibè, Segretario generale aggiunto dell'Onu e Direttore esecutivo di UnAids - e la loro vita è appesa ad un filo". Certo, un declino di contagi c'è stato ma "non è il momento, dell'autocompiacimento, e se stiamo spezzando la traiettoria dell'epidemia lo si deve ad un cambiamento nell’approccio alla diffusione della malattia", puntando adesso "alla valorizzazione delle prassi sociali e al ruolo dei valori e della famiglia". Attori di questo cambiamento sono soprattutto i giovani, in grado di "negoziare la loro sessualità in maniera responsabile", come pure la ricerca scientifica oltre ad un maggiore investimento finanziario. "Meno di 10 anni fa – ha spiegato Sidibè - potevamo contare su 400 milioni di dollari, oggi parliamo di 70 miliardi di dollari". Ecco allora sollecitare, dal tavolo del convegno, i Paesi industrializzati ad un rinnovato slancio di solidarietà verso quegli Stati nei quali popolazione non riesce ad eccedere nemmeno alle cure primarie, necessarie ad avere salva la vita e non morire invece, per quei pochi dollari mancanti, di malaria o di tubercolosi. Su questa dolente nota il card. Bertone ha ricordato un passaggio del telegramma che il Beato Giovanni Paolo II rivolse ai partecipanti al Convegno "La Chiesa Cattolica e la sfida dell'Hiv/Aids" del 1999, là dove Wojtyla parlando della solitudine delle vittime dell'infezione fece appello "alla fraterna generosità di tanti uomini e donne di buona volontà mossi dall'esempio del buon Samaritano a soccorrere, con mezzi adeguati, questi malati facendosene carico" nel modo migliore e più umano possibile.

Mariaelena Finessi, Zenit

I vescovi del Belgio: coscienti della responsabilità morale sulla pedofilia ci impegnamo ad adottare misure riparatrici delle sofferenze delle vittime

La Chiesa Cattolica belga riconosce la sua ''responsabilità morale'' nello scandalo dei preti pedofili e si impegna a risarcire le vittime. ''Coscienti della loro responsabilità morale e dell'attenzione della società nei loro confronti, i vescovi e le autorità religiose si impegnano ad assicurare un riconoscimento delle vittime e ad adottare delle misure riparatrici delle loro sofferenze'', si legge in un comunicato dei vescovi del Belgio. ''Si impegnano inoltre a restituire alle vittime la loro dignità e a conceder loro degli indennizzi finanziari a seconda dei loro bisogni''. La nota dei vescovi arriva dopo l'annuncio di circa 80 vittime dei preti pedofili che intendono querelare il Vaticano davanti alla giustizia belga per ''negligenza colposa''.

Asca

Il Papa: la Parola di Dio non è solo parola che consola ma sfida i credenti a promuovere la giustizia, la pace tra loro stessi e in tutta la società

Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha incontrato il terzo gruppo di presuli della Conferenza Episcopale dell’India, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita "ad Limina Apostolorum".
Benedetto XVI ha invitato i cattolici indiani a “continuare ad assistere le persone bisognose nelle comunità in cui vivono, senza distinzioni di razza, etnia, religione o stato sociale”, perché “tutti sono stati creati ad immagine di Dio e a tutti è dovuto pari rispetto”. Il Papa è andato al cuore dell’insegnamento di Cristo: “Dopo tutto l’amore è il dono di Dio per l’umanità, la sua promessa e la nostra speranza”. E dunque ha ricordato che “i cristiani di tutti i tempi e di tutti i luoghi sono chiamati a servire il prossimo e ad amarlo”. Benedetto XVI ha sottolineato che tra tutte le importanti responsabilità del vescovo c’è quella preminente della proclamazione della Parola di Dio che porta in ogni comunità frutti spirituali. "I fedeli si ritrovano insieme per la preghiera, la riflessione sulle Sacre Scritture e per il sostegno dei fratelli". Il Papa ha chiesto “che ci si impegni in ogni modo a incoraggiare i singoli così come i gruppi alla preghiera” che porta alla grazia dei Sacramenti e della vita liturgica. “Attraverso la testimonianza di carità cristiana – ha aggiunto il Papa -, le scuole cattoliche preparano giovani di tutte le fedi a costruire una società più giusta e pacifica. Le agenzie della Chiesa hanno anche contribuito alla promozione del microcredito, aiutando i poveri ad aiutare se stessi. Inoltre, promuovono la missione caritativa e di cura della Chiesa attraverso cliniche, orfanotrofi, ospedali e innumerevoli altri progetti, allo scopo di promuovere la dignità e il benessere, assistendo i poveri e i deboli, le persone sole e gli anziani, gli abbandonati e i sofferenti”. "La Parola di Dio - ha spiegato il Papa – non è solo parola che consola ma sfida i credenti a promuovere la giustizia, la riconciliazione, la pace tra loro stessi e in tutta la società in cui vivono”. Benedetto XVI ha poi esortato le famiglie cattoliche indiane ad “essere esempio di amore reciproco, rispetto e sostegno”, a porre attenzione “alla preghiera, alla meditazione delle Scritture”, partecipando “pienamente alla vita sacramentale della Chiesa”. “Molti di voi – ha proseguito il Papa – mi hanno parlato delle gravi sfide che minacciano l’unità, l’armonia e la santità della famiglia, e del lavoro necessario per costruire una cultura di rispetto nei confronti del matrimonio e della vita familiare”. “Una sana catechesi – ha sottolineato –, rivolta specialmente alle coppie che si preparano al matrimonio, nutrirà molto la fede delle famiglie cristiane e le assisterà, offrendo una testimonianza vita e vitale della saggezza antica della Chiesa a proposito del matrimonio, della famiglia e dell’uso responsabile della sessualità in quanto dono di Dio”.

SIR, Radio Vaticana

Ai vescovi della Conferenza Episcopale dell'India in Visita "ad Limina Apostolorum" (30 maggio 2011) - il testo integrale del discorso del Papa

Il Papa: l’essere cristiano non è un abito da vestire in particolari occasioni ma qualcosa di vivo e totalizzante che assume il buono della modernità

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
In apertura del suo discorso Benedetto XVI ha affermato che “quando lo scorso 28 giugno...annunciai di voler istituire un dicastero per la promozione della nuova evangelizzazione, davo uno sbocco operativo alla riflessione che avevo condotto da lungo tempo sulla necessità di offrire una risposta particolare al momento di crisi della vita cristiana, che si sta verificando in tanti Paesi, soprattutto di antica tradizione cristiana. Oggi, con questo incontro, posso costatare con piacere che il nuovo Pontificio Consiglio è diventato una realtà”. Nel ringraziare il presidente del nuovo organismo, l’arcivescovo mons. Salvatore Fisichella, il Papa ha ricordato che la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in programma nell’ottobre 2012, affronterà proprio il tema “Nuova evangelizzazione e trasmissione della fede cristiana”. “Il termine ‘nuova evangelizzazione’ richiama l’esigenza di una rinnovata modalità di annuncio, soprattutto per coloro che vivono in un contesto, come quello attuale, in cui gli sviluppi della secolarizzazione hanno lasciato pesanti tracce anche in Paesi di tradizione cristiana”. “Il Vangelo - ha continuato il Pontefice - è il sempre nuovo annuncio della salvezza operata da Cristo per rendere l’umanità partecipe del mistero di Dio e della sua vita di amore e aprirla ad un futuro di speranza affidabile e forte. Sottolineare che in questo momento della storia la Chiesa è chiamata a compiere una nuova evangelizzazione, vuol dire intensificare l’azione missionaria per corrispondere pienamente al mandato del Signore”. “Il Concilio Vaticano II - ha proseguito - ricordava che ‘i gruppi in mezzo ai quali la Chiesa si trova, spesso, per varie ragioni, cambiano radicalmente, così che possono scaturire situazioni del tutto nuove’. Con sguardo lungimirante, i Padri conciliari videro all’orizzonte il cambiamento culturale che oggi è facilmente verificabile”. Il Papa ha poi notato che “proprio questa mutata situazione, che ha creato una condizione inaspettata per i credenti, richiede una particolare attenzione per l’annuncio del Vangelo”, in quanto “la crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica”. Mentre nei decenni passati era ancora possibile “ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni”, oggi si assiste al dramma della frammentarietà, che non consente di avere più un riferimento unificante: “Inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede”. “Annunciare Gesù Cristo unico Salvatore del mondo, oggi appare più complesso che nel passato”. Ma il nostro compito, ha sottolineato il Santo Padre, è lo stesso degli albori della nostra storia: “La missione non è mutata, così come non devono mutare l’entusiasmo e il coraggio che mossero gli Apostoli e i primi discepoli. Lo Spirito Santo che li spinse ad aprire le porte del cenacolo, costituendoli evangelizzatori, è lo stesso Spirito che muove oggi la Chiesa per un rinnovato annuncio di speranza agli uomini del nostro tempo”. Per convincere l’uomo contemporaneo, spesso “distratto e insensibile”, ha aggiunto il Papa, c’è bisogno di “nuovi evangelizzatori” e di un “rinnovato vigore” per rendere maggiormente efficace l’annuncio della salvezza: “Anche in chi resta legato alle radici cristiane, ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono vi è nella modernità”. L’urgenza per un rinnovato annuncio non può prescindere dalla formazione per le nuove generazioni. Lo stile di vita dei credenti ha anche bisogno di “una genuina credibilità, tanto più convincente quanto più drammatica è la condizione di coloro a cui si rivolgono”. E’ mediante la sua condotta, ha concluso il Pontefice ricordando le parole di Papa Paolo VI, che la Chiesa evangelizzerà il mondo, vale a dire mediante “la sua testimonianza vissuta di fedeltà al Signore Gesù, di povertà e di distacco, di libertà di fronte ai poteri di questo mondo, in una parola, di santità”.

SIR, Radio Vaticana

UDIENZA AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE - il testo integrale del discorso del Papa

Il Papa in Croazia. Tutte le dirette televisive

Questo è il calendario completo delle dirette televisive del Viaggio Apostolico di Papa Benedetto XVI in Croazia in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate. Tv2000 (SKY canale 801) e Telepace (SKY canale 802) trasmetteranno tutti gli atti e gli eventi, grazie al Centro Televisivo Vaticano. Rai Uno trasmetterà la Messa della domenica. I siti www.vatican.va e www.radiovaticana.org trasmetteranno in streaming.

Sabato 4 giugno
ore 11.00 CERIMONIA DI BENVENUTO

ore 18.15 INCONTRO CON ESPONENTI DELLA SOCIETA’ CIVILE , DEL MONDO POLITICO, ACCADEMICO, CULTURALE E IMPRENDITORIALE, CON IL CORPO DIPLOMATICO E I CON LEADERS RELIGIOSI

ore 19.30 VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI

Domenica 5 giugno
ore 9.30 SANTA MESSA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA NAZIONALE DELLE FAMIGLIE CATTOLICHE CROATE E RECITA DEL REGINA CAELI
Diretta su Rai Uno dalle 9.55

ore 17.00 CELEBRAZIONE DEI VESPRI CON VESCOVI, SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E SEMINARISTI, PREGHIERA PRESSO LA TOMBA DEL BEATO ALOJZIJE VIKTOR STEPINAC

ore 19.15 CERIMONIA DI CONGEDO

domenica 29 maggio 2011

Concluso il primo incontro della terza fase di dialogo della Commissione internazionale anglicana-cattolica. I temi affrontati e le prospettive future

La Chiesa nel mistero pasquale di Cristo e la persona e la società umana alla luce della nuova vita di grazia in Cristo: sono queste due delle piste di riflessione che guideranno la nuova fase di dialogo (Arcic III) della Commissione internazionale anglicana-cattolica istituita nel 1970. A renderlo noto è il comunicato finale del primo incontro di Arcic III tenutosi presso il Monastero di Bose dal 17 al 27 maggio scorsi. Per dieci giorni, i diciotto teologi cattolici e anglicani che formano la Commissione, copresieduta dall'arcivescovo anglicano David Moxon, della diocesi della Nuova Zelanda, e da mons. Bernard Longley, arcivescovo cattolico di Birmingham, hanno lavorato sul programma stabilito da Papa Benedetto XVI e dall'arcivescovo Rowan Williams (foto) nel 2006. “Le discussioni – si legge nel comunicato – si sono concentrate su: la Chiesa come comunione locale e universale e come, nella comunione, la Chiesa locale e universale giunge a discernere il giusto insegnamento etico. Sempre conformemente al programma, la Commissione ha riesaminato il modo in cui l'impegno a favore dell'obiettivo comune della ricomposizione della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale deve essere oggi inteso e portato avanti e ha riflettuto su come presentare il lavoro di Arcic III nella sua totalità con commenti adeguati, al fine di favorire la sua recezione”. “Nei prossimi anni – continua la nota –, la Commissione esaminerà il modo in cui l'obiettivo dei dialoghi viene attualmente percepito e compreso e come tale obiettivo informerà l'intero processo di dialogo. Nel considerare il metodo che verrà usato da Arcic III la Commissione è stata aiutata dall'approccio dell'ecumenismo di recezione, che tenta di far progredire l'ecumenismo imparando dai nostri partner piuttosto che chiedendo loro di imparare da noi”. “L'ecumenismo di recezione – si spiega poi – si basa sull'esame di sé e sulla conversione interiore, piuttosto che sul tentativo di convincere gli altri. Anglicani e cattolici possono aiutarsi vicendevolmente a crescere nella fede, nella vita e nella testimonianza cristiana se sono aperti e disposti a lasciarsi trasformare dalla grazia divina mediata dagli uni e dagli altri”. “Arcic si impegna a far proprio l'ecumenismo di recezione che propugna. Intende trovare il modo di consultarsi con i membri delle sue Chiese a molti livelli, pian piano che maturerà il suo lavoro”. Inoltre, “Arcic III presenterà tutti i documenti di Arcic ii, insieme ai relativi chiarimenti basati sulle risposte già pervenute, affinché vengano recepiti dalle autorità di entrambe le comunioni e vengano studiati a tutti i livelli della vita ecclesiale”. “Arcic III ha deciso di trattare i due temi principali in un unico documento. Ha elaborato un programma di lavoro che vede la Chiesa soprattutto alla luce del suo essere radicata in Cristo nel mistero pasquale. Questo accento posto su Gesù Cristo, umano e divino, permette alla Commissione di gettare in maniera creativa uno sguardo alla relazione tra la Chiesa locale e universale nella comunione”. “La Commissione tenterà di sviluppare un'interpretazione teologica della persona, della società umana e della nuova vita di grazia in Cristo. Ciò sarà la base su cui procedere con lo studio di come il giusto insegnamento etico viene determinato a livello universale e locale”. “Arcic III – continua il comunicato finale – baserà fermamente tale analisi sulla scrittura, sulla tradizione e sulla ragione e attingerà al lavoro precedente della Commissione. Esaminerà alcune questioni particolari per chiarire come le nostre due comunioni si comportano nel prendere decisioni di natura morale e come aree di tensione tra anglicani e cattolici possono essere risolte imparando gli uni dagli altri. Arcic III si accinge a portare avanti il suo compito nella consapevolezza che ciò che ci unisce è maggiore di ciò che ci divide”. La prossima riunione della Commissione, il cui lavoro è stato supportato dai cosegretari, mons. Mark Langham, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, dal canonico Alyson Barnett-Cowan (Anglican Communion Office) e dal canonico Jonathan Goodall, segretario per l'ecumenismo dell'arcivescovo di Canterbury, è prevista per il 2012.

Zenit

COMMUNIQUÉ OF THE PONTIFICAL COUNCIL FOR PROMOTING CHRISTIAN UNITY: DIALOGUE BETWEEN THE CATHOLIC CHURCH AND THE ANGLICAN COMMUNION (ARCIC III)

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Lo splendore della verità, la bellezza della carità: l'omaggio degli artisti al Papa

Il prossimo 29 giugno Sua Santità Benedetto XVI celebrerà il 60° anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. Per tale ricorrenza, su invito del card, Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, e in continuità con il memorabile incontro del Papa con gli artisti (foto), tenutosi nella Cappella Sistina il 21 novembre 2009, il Pontificio Consiglio della Cultura intende promuovere un evento artistico quale gesto di omaggio al Santo Padre. Il progetto prevede la partecipazione di 60 artisti, una rappresentanza internazionale del variegato mondo delle arti e delle lettere, che presenteranno le loro creazioni, possibilmente inedite, che avranno come tema conduttore “Lo splendore della verità, la bellezza della carità. Omaggio degli artisti a Benedetto XVI”, riferendosi ai temi fondamentali proposti da Sua Santità Benedetto XVI. L'inaugurazione avverrà lunedì 4 luglio nell'Atrio dell'Aula Paolo VI in Vaticano.

Giuliano Giuliani.it, FMF

Il Papa in Croazia. Lombardi: 'Insieme in Cristo' per sostenere l’unione e la missione della famiglia e alimentare la speranza di avvenire dei giovani

Benedetto XVI sarà in Croazia il 4 e 5 giugno per il suo primo viaggio apostolico internazionale del 2011, in occasione della Giornata nazionale delle famiglie cattoliche croate. A questo viaggio del Papa, padre Federico Lombardi, ha dedicato l'editoriale per “Octava Dies”, il settimanale informativo del Centro Televisivo Vaticano. “E’ un ritorno – ha commentato il portavoce vaticano –, perché lui stesso vi è stato diverse volte da cardinale; è un ritorno perché il Papa vi è già stato ben tre volte negli ultimi due decenni. In certo senso quindi, il Papa è di casa in Croazia. Paese dalle profonde radici cristiane e cattoliche, custodite con fedeltà nei tempi difficili che non sono mancati in particolare nel secolo passato, fedeltà ripagata dalla sincera vicinanza e solidarietà della Santa Sede”. “La Croazia – ha continuato il padre gesuita – vive ora la sfida della secolarizzazione: la famiglia, la gioventù sono campi cruciali per affrontarla. Per questo, momenti centrali del viaggio sono appunto la partecipazione del Papa al primo incontro delle famiglie cattoliche croate e all’incontro dei giovani che si celebra ogni due anni”. “'Insieme in Cristo' dice il motto della visita. In un mondo in cui le forme di comunicazione si moltiplicano e invadono la vita, in realtà l’incontro e la comunione fra le persone sembrano diventare più difficili”. “La Chiesa – ha spiegato padre Lombardi – si appoggia su Cristo per sostenere l’unione e la missione della famiglia e alimentare la speranza di avvenire della gioventù. Così la Chiesa serve la comunità umana, la comunità nazionale, che ora, superata la fase agitata della dissoluzione dell’ex Jugoslavia, si prepara a inserirsi più profondamente nella comunità dei popoli europei entrando nell’Unione Europea”. Ecco quindi che “l’augurio e l’incoraggiamento del Papa è che ciò possa avvenire portando la ricchezza della cultura e dei valori della grande tradizione del popolo croato. Grandi figure continuano a ispirare il suo cammino, come lo scienziato gesuita Ruggero Boscovich, il giovane Beato Ivan Merz, soprattutto il grande pastore e martire, il Beato cardinale Stepinac”. “Insieme in Cristo, con il Papa, si deve guardare con fiducia e coraggio verso il futuro”, ha concluso Lombardi.

Zenit

Ritorno in Croazia: l’editoriale di padre Federico Lombardi

Benedetto XVI: ci rallegriamo per la Beata Maria Serafina. Impariamo dal primate Stefan Wyszyñski il totale abbandono alla Madre di Dio

Benedetto XVI dopo la recita del Regina Caeli ha citato una nuova Beata, suor Maria Serafina del Sacro Cuore di Gesù, al secolo Clotilde Micheli, elevata all'onore degli altari ieri, a Cerreto Sannita. "Originaria del Trentino - ha concluso - fondò in Campania l'Istituto delle Suore della Carità degli Angeli. Mentre ricordiamo il centenario della sua nascita al Cielo, ci rallegriamo con le sue figlie spirituali e con tutti i suoi devoti". "Ieri ricorreva il 30° anniversario della morte del cardinale Stefan Wyszyñski", primate di Polonia negli anni del regime comunista, ha ricordato il Papa nel corso dei saluti ai pellegrini polacchi. "Invocando il dono della sua Beatificazione, impariamo da lui il totale abbandono alla Madre di Dio". "La sua fiducia espressa con le parole: 'Tutto ho posto su Maria' sia per noi un particolare modello. Ricordiamo questo al termine del mese di maggio dedicato in modo particolare alla Madonna", ha concluso. Infine, ha ricordato l’odierna Giornata Nazionale del Sollievo, dedicata alla solidarietà con i malati.

Agi, TMNews

Il Papa: dove arriva il Vangelo fiorisce la vita, come terreno arido che irrigato dalla pioggia rinverdisce. L'evangelizzazione vocazione della Chiesa

A mezzogiorno, Papa Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. “Là dove arriva il Vangelo fiorisce la vita”, ha sottolineato il Pontefice, soffermandosi sul passo degli Atti degli Apostoli che descrive le opere prodigiose del diacono Filippo in Samaria: “Filippo e gli altri discepoli, con la forza dello Spirito Santo, fecero nei villaggi della Palestina ciò che aveva fatto Gesù: predicarono la Buona Notizia e operarono segni prodigiosi. Era il Signore che agiva per mezzo loro”. E così, ha osservato, accadeva ciò che succede "a un terreno arido che, irrigato dalla pioggia, subito rinverdisce”. L’annuncio del Vangelo, dunque, porta la vita: “Leggendo questo brano, viene spontaneo pensare alla forza risanatrice del Vangelo, che nel corso dei secoli ha 'irrigato', come fiume benefico, tante popolazioni. Alcuni grandi Santi e Sante hanno portato speranza e pace ad intere città, pensiamo a San Carlo Borromeo a Milano, al tempo della peste; alla Beata Madre Teresa a Calcutta; e a tanti missionari, il cui nome è noto a Dio, che hanno dato la vita per portare l'annuncio di Cristo e far fiorire tra gli uomini la gioia profonda". "Mentre i potenti di questo mondo cercavano di conquistare nuovi territori per interessi politici ed economici, i messaggeri di Cristo andavano dappertutto con lo scopo di portare Cristo agli uomini e gli uomini a Cristo, sapendo che solo Lui può dare la vera libertà e la vita eterna. Anche oggi la vocazione della Chiesa è l'evangelizzazione: sia verso le popolazioni che non sono state ancora 'irrigate' dall'acqua viva del Vangelo; sia verso quelle che, pur avendo antiche radici cristiane, hanno bisogno di nuova linfa per portare nuovi frutti, e riscoprire la bellezza e la gioia della fede", ha concluso il Papa. Il Beato Giovanni Paolo II "è stato un grande missionario, come documenta anche una mostra allestita in questo periodo a Roma". "Egli - ha aggiunto il Pontefice - ha rilanciato la missione ad gentes e, al tempo stesso, ha promosso la nuova evangelizzazione. Affidiamo l'una e l'altra all'intercessione di Maria Santissima. La Madre di Cristo accompagni sempre e dovunque l'annuncio del Vangelo, affinché si moltiplichino e si allarghino nel mondo gli spazi in cui gli uomini ritrovano la gioia di vivere come figli di Dio".

Radio Vaticana, TMNews

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI

sabato 28 maggio 2011

Il Papa in Croazia. Accreditati 1200 giornalisti e 25 televisioni. Benedetto XVI saluterà in sloveno, italiano, tedesco, ungherese, serbo e albanese

Ancora una settimana ci divide dal primo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Croazia, e i preparativi sono giunti alla fase conclusiva, ha affermato il presidente della Conferenza Episcopale croata, mons, Marin Srakić, in occasione della conferenza stampa tenutasi venerdì nel nuovo edificio della Conferenza Episcopale croata a Zagabria. Alla conferenza stampa hanno preso parte, oltre a mons. Srakića, anche il card. Josip Bozanić, arcivescovo di Zagabria e vice-presidente della CEC, nonché Gordan Jandroković, vice-primo ministro e ministro degli esteri e dell'integrazione europea della Repubblica di Croazia, e presidente del Comitato statale per la preparazione e il controllo del viaggio del Santo Padre in Croazia. Mons. Marin Srakić ha detto che dopo l'incontro tra il Comitato ecclesiale e statale per la preparazione del viaggio di Benedetto XVI in Croazia, si può concludere che la preparazione si svolge nel modo migliore e che si trova ormai nella sua fase conclusiva. Inoltre, mons. Srakić ha ringraziato per lo sforzo profuso da tutte le persone che partecipano alla preparazione del viaggio papale, partendo dai animatori dei giovani e delle famiglie fino a tutte le persone che parteciperanno al programma. Ha invitato tutti i fedeli, in modo particolari i croati emigrati all'estero, di venire in Croazia alla Santa Messa che sarà celebrata domenica all'Ippodromo di Zagabria in occasione del Primo incontro delle famiglie cattoliche croate. “Ci sono biglietti per tutti” , ha affermato mons. Srakić. Il card. Josip Bozanić ha detto che vi è un grande interesse dei fedeli a partecipare agli incontri con il Santo Padre a Zagabria. Ha dichiarato inoltre che vi è anche un grande interesse dei media che seguiranno il viaggio. Sono stati accreditati 1200 giornalisti e 25 stazioni televisive, e si attendono alcune centinaia di giornalisti dall'estero. Come è stato spiegato ai giornalisti, domenica, dopo la Santa Messa e la preghiera del Regina Caeli, Benedetto XVI saluterà i pellegrini, oltre che in croato, anche in sloveno, italiano, tedesco, ungherese, serbo e albanese. Il ministro croato degli esteri e dell'integrazione europea Gordan Jandroković ha sottolineato che questo viaggio del Santo Padre è il quarto della serie e che ciò rappresenta un indicatore dei rapporti di amicizia esistenti tra la Croazia e il Vaticano. Egli ha inoltre affermato che dal punto di vista sociale e politico, il viaggio di Benedetto XVI rappresenta un appoggio alla Croazia mentre è in corso la fase conclusiva delle trattative con l'Unione Europea. Parlando delle spese, il ministro Jandroković ha affermato che esse saranno molto inferiori a quelle sostenute in occasione di viaggio del Papa in altri Paesi. Si prevede che le spese saranno tra i 12 e i 14 milioni di kune. Il ministro Jandroković si attende che il viaggio abbia successo sia dal punto di vista pastorale sia da quello dei rapporti tra gli Stati, poiché essa “conferma i buoni e amichevoli rapporti esistenti tra la Croazia e la Santa Sede”. Egli ha sottolineato che i biglietti potranno essere ritirati non solo attraverso le parrocchie, ma anche all'Ippodromo prima della celebrazione della Santa Messa. Alla conferenza stampa è stato inoltre comunicato che i dettagli tecnici relativi alle corse dei mezzi di trasporto pubblici cittadini e delle Ferrovie croate saranno resi noti la prossima settimana.

Papa.hr

Benedetto XVI nomina mons. Diego Causero nunzio in Svizzera e Liechtenstein e mons. Antonio Neri sottosegretario della Congregazione per il clero

Il Papa ha nominato Nunzio Apostolico in Svizzera e nel Principato di Liechtenstein mons. Diego Causero, arcivescovo titolare di Grado, finora Nunzio Apostolico nella Repubblica Ceca. Lo comunica la Sala Stampa della Santa Sede. Benedetto XVI ha anche nominato sotto-segretario della Congregazione per il clero mons. Antonio Neri, finora aiutante di studio nel medesimo dicastero.

TMNews

RINUNCE E NOMINE

Il Papa: la cattolicità non può esistere senza un atteggiamento mariano, nella Madre e per la Madre, che ci indica la via della fede, troviamo Dio

Questa mattina, nella Sala dei Papi del Palazzo Apostolico Vaticano, Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i membri di una delegazione della "Marianische Männer-Congregation ‘Mariä Verkündung’" (Sodalizio Mariano) di Regensburg. Un’udienza che ha offerto al Papa l’occasione di soffermarsi sul suo profondo legame con Maria. Nel discorso, Benedetto XVI ha rammentato innanzitutto in quale contesto, 70 anni fa, fu accolto dalla Congregazione mariana di Traunstein. Erano “tempi bui”, ha rammentato, “c’era la guerra”. Hitler, ha detto il Papa, “aveva sottomesso uno dopo l’altro la Polonia, la Danimarca, gli Stati del Benelux, la Francia” e proprio in questo periodo, 70 anni fa, aveva occupato la Jugoslavia e la Grecia. “Sembrava – ha osservato il Pontefice – che il continente fosse nelle mani di questo potere che poneva in forse il futuro del cristianesimo”. Ha così confidato che, poco dopo essere stato accolto in seminario, era iniziata la guerra contro la Russia e dunque la Congregazione era stata “dispersa ai quattro venti”. Essa, ha affermato, è però scomparsa solo esteriormente, ma è rimasta “come data interiore della vita”. E ciò, ha ribadito Benedetto XVI, “perché da sempre è stato chiaro che la cattolicità non può esistere senza un atteggiamento mariano, che essere cattolici significa essere mariani, che l’amore per la Madre significa che nella Madre e per la Madre troviamo il Signore”. Proseguendo sul filo dei ricordi, il Papa ha quindi rivelato che dopo la guerra, “la mariologia che si insegnava nelle università tedesche era un po’ aspra e sobria”. Una situazione, ha aggiunto, che credo “non sia cambiata molto”. Ma ha poi indicato quale è l’essenziale quando ci riferiamo a Maria: la sua fede. “Beata te che hai creduto!”: con le parole di Elisabetta il Papa ha sottolineato che Maria “è la grande credente”, “ha concretizzato la fede di Abramo nella fede in Gesù Cristo, indicando così a noi tutti la via della fede”. Maria, ha soggiunto, “ci ha indicato il coraggio di affidarci a quel Dio che si dà nelle nostre mani, la gioia di essere suoi testimoni”. Né ha mancato di riferirsi alla “determinazione” della Madre “a rimanere salda quando tutti sono fuggiti”, il suo “coraggio di stare dalla parte del Signore quando egli sembrava perduto e proprio così rendere quella testimonianza che ha portato alla Pasqua”. Il Papa ha affermato che, specie durante le visite “ad limina” dei vescovi, ha potuto sperimentare come le persone si affidino a Maria, la amino e attraverso di Lei “imparano a conoscere, a comprendere e ad amare Cristo”. Imparano, ha detto ancora, a capire che Maria continua “ a mettere al mondo il Signore”, a portare Cristo nel mondo. Il Papa si è infine compiaciuto di sentire che ancora oggi, nella sua Baviera, ci sono 40 mila persone che fanno parte di Congregazioni mariane che “rendono testimonianza al Signore nelle ore difficili e in quelle felici”. Con questa testimonianza, ha concluso il Papa, dimostrate che “la fede non appartiene al passato, ma che sempre apre ad un oggi” e “soprattutto ad un domani”.

Radio Vaticana

UDIENZA A UNA DELEGAZIONE DELLA "MARIANISCHE MÄNNER-CONGREGATION "MARIÄ VERKÜNDIGUNG" DI REGENSBURG - il testo integrale del discorso del Papa

Il Papa riceve il vicario apostolico di Tripoli mons. Martinelli. Due settimane fa il pressente appello per la Libia: prevalga la via del dialogo

Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza questa mattina mons. Giovanni Innocenzo Martinelli, Vescovo di Tabuda, Vicario Apostolico di Tripoli. Lo comunica la Sala stampa della Santa sede. Il presule, unica e ascoltata voce cattolica in Libia, in questi mesi ha spesso criticato, da Tripoli, l'intervento internazionale per proteggere la popolazione libica dal regime di Muammar Gheddafi. Due settimane fa, il Papa ha rinnovato il suo "pressante appello" per la Libia, affinché "la via del negoziato e del dialogo prevalga su quella della violenza con l'aiuto degli Organismi internazionali che si stanno adoperando nella ricerca di una soluzione alla crisi". Nelle sue parole, il Pontefice ha denunciato, inoltre, la perdita di un gran numero di civili sulla scorta delle dichiarazioni che avevafatto nei giorni precedenti il vicario apostolico di Tripoli. Parlando dopo la preghiera del Regina Caeli, quello stesso 15 maggio, Benedetto XVI ha anche voluto testimoniare pubblicamente la sua solidarietà alla Chiesa Cattolica presente in Libia e molto impegnata, attraverso proprio il vescovo francescano Martinelli, a favore della pace. "Assicuro - ha scandito - la mia orante e commossa partecipazione all'impegno con cui la Chiesa locale assiste la popolazione, in particolare tramite le persone consacrate presenti negli ospedali".

TMNews, Asca, Avvenire.it

ll Papa in Croazia. La tambura, strumento tradizionale della regione Slavonia, e le pianete dei quattro colori liturgici tra i doni a Benedetto XVI

Andrija Franić attende con ansia il momento di suonare "Krist na žalu "("Cristo un giorno al mare") con la tambura in occasione della veglia di preghiera dei giovani con Papa Benedetto XVI. Dopo avere suonato sabato 4 giugno questa canzone in Piazza ban Josip Jelačić, la tambura realizzata da Franić sarà regalata al Santo Padre. Con gioia Andrija Franić ha condiviso con il portale Papa.hr i dettagli sulla lavorazione della tambura e sull’aspetto finale della tambura. In quattro decenni Franić si è costruito la fama di autentico maestro della lavorazione di questo strumento tradizionale della Slavonia, lavoro del quale ha cominciato a occuparsi quando aveva quindici anni. “Quando il comitato organizzatore mi ha chiesto di realizzare una tambura per la visita del Papa in Croazia, non ho potuto dormire dall’emozione“, dice Franić, e aggiunge che molte persone hanno deciso di aiutarlo quando hanno saputo che proprio lui avrebbe realizzato questo prezioso strumento. “Alcune persone hanno regalato i materiali per la lavorazione dello strumento, mentre una ditta di Vinkovci ha voluto produrre la scatola di legno di noce nero per la tambura”, afferma Franić. Descrivendo l’aspetto dello strumento, ha rilevato che per questa occasione la tambura non sarà abbellita con decorazioni né verrà inciso su di essa alcun che di particolare. “Da una parte abbiamo voluto che lo strumento avesse l’aspetto più naturale possibile, mentre dal punto di vista tecnico nostro scopo è stato quello di realizzare uno strumento il cui suono potesse fare concorrenza con i migliori e più costosi strumenti a corde”, spiega Franić, rivelando che “la tambura sarà di colore giallo naturale, quale riferimento a uno dei colori della bandiera vaticana, e sarà abbellito da un ritaglio di pelle sulla quale verrà scritto che essa è stata prodotta a Županja”. “Per me questa occasione rappresenta il coronamento della mia carriera e un riconoscimento per una vita trascorsa a realizzare lavori di livello mondiale”, sottolinea Franić. Per permettere allo strumento di durare fino a cent’anni, la lavorazione della tambura avviene con materiali invecchiati da dieci a venti anni. “Si tratta di una tecnica manuale tradizionale, trasmessa dai vecchi maestri della regione della Slavonia fin dal 1840”, rivela Franić.
Uno dei numerosi doni che verranno fatti al Papa in occasione del viaggio apostolico in Croazia saranno le pianete, realizzate in tutti e quattro i colori liturgici. Il dono gli verrà fatto dall’Unione dei Superiori Maggiori e dalla Conferenza delle Superiori Maggiori. Una delle suore che ha realizzato questo dono ha rivelato a Papa.hr che i motivi che decorano le pianete, lavorate da quattro suore della congregazione delle “Figlie della Divina Carità”, rappresentano due croci intrecciate nel ‘pleter’ croato, due chiavi incrociate quale simbolo dello Stato Vaticano, e la sigla IHS, “L’arrivo del Papa è un grande avvenimento, e il lavoro fatto per questo dono ha per me un grande significato, poiché lavoro per la gloria di Dio” ha affermato una delle suore. Esse hanno lavorato queste pianete per circa due mesi avvalendosi di una tecnica manuale con l’ausilio di vecchie macchine. Le suore si sono suddivise i compiti come fanno sempre quando lavorano una pianeta, e cioè una di loro lavorava ai bozzetti dei simboli, mentre le altre tagliavano e ricamavano. Le suore della Congregazione ‘Figlie della Divina Carità’ hanno realizzato le pianete anche per i due viaggi di Papa Giovanni Paolo II in Croazia nel 1994 e 1998, e oggi come allora, hanno lavorato alla realizzazione di ogni pianeta con dedizione totale, coscienti che sarebbero state indossate per le Sante Messe.


Papa.hr

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Una serie di quattro francobolli dell'Ufficio filatelico e numismatico vaticano

Dal Vaticano arrivano i dettagli sul prossimo gruppo di emissioni, che arriverà il 21 giugno. Cinque le voci previste, di fatto confermando ciò che già si sapeva. La più significativa è probabilmente la serie dedicata ai sessant'anni trascorsi dall'Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI (foto), avvenuta il 29 giugno 1951, Solennità dei Santi Pietro e Paolo. Quattro i francobolli, in fogli da dieci pezzi uguali e tiratura pari a 150mila serie, non a caso caratterizzati da un costo pari a 75 centesimi, porto valido anche per la sua Germania. Da notare, almeno stando ai bozzetti, l'inconsueto impiego del punto in luogo della virgola nel separare, per il valore nominale, le unità dai decimali; l'Italia cadde nell'errore con il 41 centesimi del 4 aprile 2003 dedicato ai Campionati del mondo di scherma cadetti e juniores.
Nelle vignette, per tornare alla proposta d'oltre Tevere, accanto ai simboli presenti sullo stemma pontificio e all'emblema complessivo, sono riprodotti i momenti più importanti della vita ecclesiastica di Joseph Ratzinger. L'Ordinazione sacerdotale con accanto la conchiglia ha un significato teologico, spiega l'Ufficio filatelico e numismatico, riferendosi al primo esemplare. “Vuole ricordare la leggenda attribuita a sant'Agostino, il quale incontrando un giovinetto sulla spiaggia, che con una conchiglia cercava di mettere tutta l'acqua del mare in una buca di sabbia, gli chiese cosa facesse. Quello gli spiegò il suo vano tentativo, ed Agostino capì il riferimento al suo inutile sforzo di tentare di far entrare l'infinità di Dio nella limitata mente umana; essa è anche simbolo del pellegrino”. Nel secondo è ricordata la consacrazione a vescovo, risalente al 28 maggio 1977; quanto all'allegoria, un'antica tradizione racconta “come il primo vescovo di Frisinga, san Corbiniano (680-730), messosi in viaggio per recarsi a Roma a cavallo, mentre attraversava una foresta fu assalito da un orso che gli sbranò il cavallo”. Non solo riuscì ad ammansire l'animale, ma a caricarlo dei suoi bagagli facendosi accompagnare fino alla Città Eterna. L'orso addomesticato dalla grazia di Dio è lo stesso vescovo, mentre il carico ricorda il peso del suo episcopato. Nel terzo dentello viene citata la nomina a cardinale, celebrata poco dopo, il 27 giugno 1977; accanto vi è la testa di moro, antica rappresentazione della Diocesi di Monaco e Frisinga. L'ultima carta valore è per l'elezione papale del 19 aprile 2005, dove i tre richiami sono ricomposti nell'emblema.


Vaccari

venerdì 27 maggio 2011

Il Papa: Dio mai tradisce, mai si dimentica, mai lascia soli l’uomo e l’umanità che gridano sentendo il peso del male che c’è nel mondo

Si è svolto questa sera nell'aula Paolo VI, in Vaticano il concerto offerto a Benedetto XVI dal presidente della Repubblica di Ungheria, Pal Schmitt, in occasione della presidenza ungherese del Consiglio dell'Unione Europea e a 200 anni dalla nascita di Ferenc Liszt. Presenti vari esponenti del governo ungherese, tra i quali il premier Viktor Orban. L'Orchestra Filarmonica Nazionale Ungherese, il Gruppo Corale Nazionale e il tenore Istvan Horvath hanno eseguito tre composizioni di Listz e Zoltan Kocsis e il Salmo 13 di Liszt.
"Liszt, uno dei maggiori pianisti di tutti i tempi, è stato un compositore geniale non solo di musiche per pianoforte, ma anche di musica sinfonica e sacra", ha detto Benedetto XVI nel suo discorso, al termine dell'esecuzione. Il Papa ha proposto un pensiero sui primi tre brani: il Festmarsch zur Goethejubiläumsfeier, la Vallée d’Obermann e l’Ave Maria-Die Glocken von Rom. "In queste tre composizioni – ha sottolineato - sono messi in evidenza tutti i colori dell’orchestra; perciò, abbiamo potuto sentire con chiarezza la voce particolare delle varie sezioni che formano una compagine orchestrale", eppure "non abbiamo sentito un ammasso di suoni slegati tra loro: tutti questi colori orchestrali hanno espresso armoniosamente un unico progetto musicale. E per questo ci hanno donato la bellezza e la gioia dell’ascolto, hanno suscitato in noi una vasta gamma di sentimenti: dalla gioia e festosità della marcia, alla pensosità del secondo pezzo con una ricorrente e struggente melodia, fino all’atteggiamento orante a cui ci ha invitato l’accorata Ave Maria".

Una parola anche sul Salmo 13, risalente agli anni in cui Liszt soggiornò a Tivoli e a Roma. "È il periodo in cui il compositore – ha ricordato il Pontefice - vive in modo intenso la sua fede tanto da produrre quasi esclusivamente musica sacra; ricordiamo che ricevette gli ordini minori. Il brano che abbiamo ascoltato ci ha dato l’idea della qualità e della profondità di questa fede. È un Salmo in cui l’orante si trova in difficoltà, il nemico lo circonda, lo assedia, e Dio sembra assente". E "la preghiera si fa angosciosa davanti a questa situazione di abbandono: ‘Fino a quando, Signore?’, ripete per quattro volte il Salmista. ‘Herr, wie lange?’, ripetono in modo quasi martellante il tenore e il coro nel brano ascoltato: è il grido dell’uomo e dell’umanità, che sente il peso del male che c’è nel mondo; e la musica di Liszt ci ha trasmesso questo senso di peso, di angoscia". Ma, ha affermato Benedetto XVI, "Dio non abbandona. Il Salmista lo sa e anche Liszt, da uomo di fede, lo sa". Dall’angoscia "nasce una supplica piena di fiducia che sfocia nella gioia: ‘Esulterà il mio cuore nella tua salvezza...canterò al Signore, che mi ha beneficato’. E qui la musica di Liszt si trasforma: tenore, coro e orchestra innalzano un inno di pieno affidamento a Dio, che mai tradisce, mai si dimentica, mai ci lascia soli". Per questo Salmo si può dire, ha concluso il Papa, che "il grande musicista ungherese l’ha più pregato che composto, o meglio l’ha pregato prima di comporlo".

TMNews, Radio Vaticana

CONCERTO OFFERTO DAL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DI UNGHERIA - il testo integrale del discorso del Papa

Vian: ha ragione il Papa quando ripete che l'Italia politicamente unita da 150 anni può essere orgogliosa della presenza e dell'azione della Chiesa

La preghiera del Papa con i vescovi italiani nella Basilica romana di Santa Maria Maggiore ha sottolineato “la reale partecipazione della Santa Sede al 150° anniversario dell’unità politica di quella Nazione la cui storia è legata a quella della Chiesa di Roma in modo specialissimo”. Il direttore de L’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian, scrive nel numero in uscita oggi pomeriggio di “una partecipazione che è innanzitutto vicinanza profonda”, “testimonianza della presenza della Chiesa quale elemento costitutivo dell’unità profonda del Paese, un’unità ben anteriore a quella politica”. “Si pensi soltanto, in anni recenti – riflette il quotidiano vaticano –, al legame annesso da Giovanni Paolo II al Santuario, anch’esso mariano e così profondamente italiano, di Loreto. Ma si pensi anche alla drammatica partecipazione di Paolo VI alla tragedia che portò all’uccisione, vile e devastante anche nelle sue conseguenze politiche, di Aldo Moro. Si pensi infine al fondamentale apporto all’Italia dei cattolici: dagli esponenti politici più autorevoli ai laici impegnati nelle più diverse realtà, dalle suore educatrici ai tantissimi sacerdoti, non di rado figure eroiche e sante che hanno fatto il Paese”. “Ha ragione il Papa – rimarca Vian – quando ripete che l’Italia, politicamente unita da un secolo e mezzo, ‘può essere orgogliosa della presenza e dell’azione della Chiesa’”. ''Con il suo appello alle forze politiche a 'rinsaldare il vincolo nazionale e superare ogni pregiudiziale contrapposizione''', scrive ancora L'Osservatore Romano, il Papa ha voluto rivolgere anche ''uno sguardo fiducioso al futuro: perchè i laici cattolici partecipino alla vita pubblica, perchè il Paese respiri unito da nord a sud, perche' la Chiesa collabori con lo Stato''. Tutto questo ''nel rispetto della 'legittima laicità dello Stato', e al tempo stesso attenta a sostenere i diritti dell'uomo: soprattutto a tutela della persona umana, in tutte le fasi della vita, e della famiglia, il nucleo così trascurato, e pure così fondamentale, della società''.

SIR, Asca

In Libano il primo grande raduno tra leader cristiani e musulmani dell’area mediorientale e nordafricana. Svolta nei rapporti sostenuta dal Papa

Un vento nuovo soffierà presto sulla bonaccia dei rapporti tra Vaticano e islam. Se fino a oggi la diplomazia della Santa Sede ha faticato, a causa principalmente dell’inafferrabilità dell’interlocutore islamico – il cardinale francese Jean-Louis Tauran, diplomatico di razza, molto preparato soprattutto circa i risvolti sociali, politici e culturali del medio oriente, ha canali aperti al Cairo con l’antica Università Al-Azhar ma ne ha pochi altrove – da domani potrebbe iniziare un percorso diverso, grazie all’iniziativa di mons. Béchara Boutros Raï (nella foto con Benedetto XVI), nuovo Patriarca di Antiochia dei maroniti e cioè dell’unica Chiesa orientale sempre rimasta fedele a Roma. Béchara Raï, infatti, insieme al gran Mufti del Libano, Mohammad Rashid Qabbani, ha annunciato il 14 aprile scorso a Benedetto XVI l’idea del primo grande raduno tra leader cristiani e musulmani dell’area mediorientale e nordafricana. Un raduno che, se trovasse, come sembra sia possibile, una vasta partecipazione, rappresenterebbe un novum importante, un primo risultato concreto degli auspici di Papa Ratzinger che vuole un dialogo “sulle modalità tramite le quali convivere” e non sulle teologie, che non possono che restare diverse. Béchara Raï, uomo concreto, fondatore della redazione in lingua araba della Radio Vaticana, incarna questa visione e non a caso a lui è stata affidata la pesante eredità del card. Nasrallah Pierre Sfeir. Quando due mesi fa il piccolo conclave maronita di 38 vescovi è arrivato a eleggerlo dopo dodici scrutini, per le strade del Libano non c’erano solo i cristiani a festeggiare, ma tanti musulmani, sunniti e sciiti. Ha detto recentemente Béchara Raï a Consulente Re, rivista mensile on line emanazione del Gruppo Re, specializzato in servizi finanziari per uomini e istituzioni di Chiesa: “Vogliamo che l’incontro avvenga presto. C’è un gran brutto clima. C’è un rifiuto dei cristiani condito di continue minacce in Iraq, in Egitto e anche in altri paesi. Se dovessimo riuscire a concretizzare l’incontro per un patto di amicizia tra cristiani e musulmani nell’intera regione, ciò avrebbe sicuramente ricadute positive in tutti i paesi coinvolti, in cui non mancano oggi tensioni e insicurezza che preoccupano molto”.
Béchara Raï ha una visione molto concreta della galassia islamica. Ed è da questa visione che intende partire per impostare il dialogo nel grande raduno presto in agenda. A suo dire non si può dialogare fattivamente dimenticando che l’islam non distingue tra stato e religione. Dice: “Dove la religione di stato è l’islam, la fonte della legislazione civile è il Corano, e i poteri politico, giudiziario e militare sono in mano ai musulmani. Nel mondo musulmano mediorientale solo il Libano fa eccezione”. E ancora: “Oggi c’è molta preoccupazione per il fondamentalismo islamico che legalizza violenza e terrorismo. Ogni volta che dall’occidente esce una dichiarazione antimusulmana, ne soffrirà qualche gruppo di cristiani d’oriente. Infatti i musulmani pensano che l’occidente sia cristiano e ciò che fa o dice sia espressione del cristianesimo”. Quando Benedetto XVI tenne la lectio magistralis di Ratisbona dove richiamò le religioni affinché agiscano secondo ragione e non si pieghino all’odio e alla violenza nel nome di Dio, Béchara Raï era vescovo di Jbeil-Byblos. Subito si schierò in difesa del Papa dicendo che finché l’islam non abbandona l’idea degli stati teocratici che mescolano politica e religione il dialogo con il mondo cristiano non sarebbe potuto avvenire. Per queste sue idee Béchara Raï guida oggi la Chiesa maronita. Per queste idee il Papa lo segue e lo appoggia, e con lui la diplomazia vaticana che vede nel raduno presto in agenda finalmente una svolta decisiva.


Paolo Rodari, Il Foglio