martedì 31 luglio 2012

Anno della fede. Mons. Fisichella illustra il programma degli avvenimenti con il Papa e delle altre iniziative: per rispondere alla nostalgia di Dio

L’Anno della fede riguarda tutti, nessuno escluso. E scorrendo il calendario degli avvenimenti "a carattere universale" già fissati se ne ha la conferma: le iniziative abbracciano proprio tutti, vogliono "coinvolgere le diverse categorie di persone" proponendo "un percorso che la comunità cristiana offre a tanti che vivono con la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo di nuovo", come spiega a L'Osservatore Romano l’arcivescovo Rino Fisichella (nella foto con Benedetto XVI), presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. "C’è tutta una serie di eventi solidi che, non ho dubbi, riempiranno di donne e uomini Piazza San Pietro" dice l’arcivescovo, annunciando anche che il calendario sarà arricchito da altre iniziative, ancora in cantiere. "Abbiamo pensato a giornate speciali dedicate all’ecumenismo, alla vita consacrata, ai giovani, agli universitari, ai cresimati, alle confraternite, ai movimenti, ai seminaristi e alle novizie, ai catechisti" afferma. Inoltre non mancheranno "incontri di studio sulle questioni più attuali, due importanti concerti - uno in Piazza San Pietro, l’altro nell’Aula Paolo VI - e una mostra a Castel Sant’Angelo". In una parola, la segreteria per l’Anno della fede ha cercato, attraverso una fitta serie di appuntamenti, di dare a tutti l’opportunità di vivere un’esperienza di comunione con la Chiesa universale, secondo lo spirito indicato da Benedetto XVI nella Lettera Apostolica 'Porta fidei'". Mons. Fisichella tiene poi a ricordare che "l’Anno della fede avrà inizio nella felice coincidenza di due anniversari: il cinquantesimo dell’apertura del Concilio Vaticano II (1962) e il ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica (1992)". Così, aggiunge, "l’apertura avverrà in Piazza San Pietro giovedì 11 ottobre, ricorrenza del cinquantesimo dell’inizio del Vaticano II, con la celebrazione eucaristica alla quale, insieme con il Papa, prenderanno parte tutti i partecipanti al Sinodo dei vescovi sulla 'Nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana', che avrà inizio il 7 ottobre, e con i Padri conciliari ancora viventi che potranno essere presenti". Quindi, "il primo avvenimento dell’Anno della fede sarà, domenica 21 ottobre, la canonizzazione di sei martiri e confessori della fede". L’arcivescovo, al momento, preferisce non entrare troppo nei dettagli dei singoli avvenimenti, che sono ancora in fase di puntualizzazione. Ma certo "è evidente - sottolinea - il primato che si intende dare alla preghiera e all’Eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana". Così, ad esempio, giovedì 2 giugno 2013, Solennità del Corpus Domini, "ci sarà una solenne adorazione eucaristica in contemporanea in tutto il mondo". E non va dimenticata la Giornata della "Evangelium vitae", il successivo 16 giugno, "dedicata appunto alla riaffermazione della dignità della persona umana, dal concepimento alla morte naturale". Intanto mons. Fisichella sta già registrando "un crescente interesse" su tutto ciò che riguarda l’Anno della fede, "a testimonianza della bontà dell’intuizione del Papa che l’ha indetto". A confermarlo anche l’incontro giovanile sulla nuova evangelizzazione svoltosi in questi giorni a Kostrzyn, in Polonia, "con una particolarità: accanto ai millecinquecento giovani venuti per riflettere sulla loro missione di cristiani oggi - spiega - ce n’erano migliaia accorsi per il concomitante concerto rock. Ne è venuta fuori un’esperienza inedita molto forte, significativa, di testimonianza da parte dei giovani credenti nei confronti dei loro coetanei mossi da altre sollecitazioni". L’arcivescovo sta ora per partire alla volta dell’Australia dove, dal 9 all’11 agosto, "la Conferenza Episcopale nazionale ha promosso un importante confronto su come vivere la nuova evangelizzazione nel particolare contesto australiano". E proprio questo fervore di iniziative locali fa pensare, prosegue mons. Fisichella, "che il calendario degli eventi universali sarà presto ben integrato da moltissime proposte a livello locale, organizzate dalle Conferenze Episcopali e dalle singole diocesi".

L'Osservatore Romano

Il calendario dell’Anno della fede

Anno della fede. 'Kairos' per consentire alla grazia di illuminare la mente e al cuore di dare spazio per far emergere la grandezza del credere

di Rino Fisichella
arcivescovo presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

Benedetto XVI è ritornato più volte sul tema della fede. Nei suoi auguri natalizi alla Curia romana ha detto: "Il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. Se ad essa non troviamo una risposta, se la fede non riprende vitalità, diventando una profonda convinzione ed una forza reale grazie all’incontro con Gesù Cristo, tutte le altre riforme rimarranno inefficaci". Alla stessa stregua durante il suo viaggio in Germania aveva osservato: "Occorre forse cedere alla pressione della secolarizzazione, diventare moderni mediante un annacquamento della fede? Naturalmente, la fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente. Ma non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi. Non saranno le tattiche a salvarci, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo". Come si può osservare, due idee ritornano con frequenza: la fede deve essere ripensata e vissuta. L’Anno della fede potrebbe essere un’occasione propizia su questo versante. Un vero 'kairos' da cogliere per consentire alla grazia di illuminare la mente e al cuore di dare spazio per far emergere la grandezza del credere. Una mente illuminata dovrebbe essere capace, anzitutto, di evidenziare le ragioni per cui si crede. In questi ultimi decenni, il tema non è stato proposto in teologia né, di conseguenza, nella catechesi. La cosa non è indolore. Senza una solida riflessione teologica che sia in grado di produrre le ragioni del credere, la scelta del credente non è tale. Essa si ferma a una stanca ripetizione di formule o di celebrazioni, ma non porta con sé la forza della convinzione. Non è solo questione di conoscenza di contenuti, ma di libertà. Si può parlare di fede come se si trattasse di formule chimiche conosciute a memoria. Se, tuttavia, manca la forza della scelta sostenuta da un confronto con la verità sulla propria vita, tutto si sgretola. La forza della fede è gioia di un incontro con la persona viva di Gesù Cristo che cambia e trasforma la vita. Saper dare ragione di questo permette ai credenti di essere nuovi evangelizzatori in un mondo che cambia. Il secondo termine usato da Benedetto XVI è una fede vissuta. Essa è tanto più necessaria, quanto più si coglie il valore della testimonianza. D’altronde, proprio in riferimento all’evangelizzazione, Paolo VI affermava senza indugi che "il mondo di oggi non ascolta più volentieri i maestri, ma ascolta i testimoni. E se ascolta i maestri è perché sono testimoni" ("Evangelii nuntiandi", 41). Sono passati decenni, eppure questa verità permane con una carica di inalterata attualità. Il mondo di oggi ha fame di testimoni. Ne sente un bisogno vitale, perché ricerca coerenza e lealtà. Siamo dinanzi al tema del cor ad cor loquitur, che ha avuto in Newman un vero maestro. Una fede che porta con sé le ragioni del cuore è più convincente, perché ha la forza della credibilità. La sfida, pertanto, è poter coniugare la fede vissuta con la sua intelligenza e viceversa.

L'Osservatore Romano

Benedetto XVI prosegue da domani il ciclo delle catechesi sulla preghiera: nell'uomo nostalgia di eternità, desiderio di amore, desiderio di Dio

Riprendono domani, a Castel Gandolfo, le tradizionali Udienze generali del mercoledì, sospese dopo il 27 giugno. Benedetto XVI continua il ciclo di catechesi sulla preghiera, iniziato il 4 maggio dell’anno scorso. Giacobbe l’uomo che ha sottratto la primogenitura al fratello Esaù e strappato con l’inganno la benedizione al padre, si trova al guado del fiume Yabboq e lotta nella notte con uno sconosciuto che lo renderà zoppo e gli darà un nuovo nome: Israele. Solo quando quel “qualcuno” sarà sparito, Giacobbe potrà dire di aver lottato con Dio. In quest’episodio, spiega Benedetto XVI, la Chiesa ha sempre letto il “simbolo della preghiera come combattimento della fede e vittoria della perseveranza”: “Il testo biblico ci parla della lunga notte della ricerca di Dio, della lotta per conoscerne il nome e vederne il volto; è la notte della preghiera che con tenacia e perseveranza chiede a Dio la benedizione e un nome nuovo, una nuova realtà frutto di conversione e di perdono” (25 maggio 2011).
Nel suo excursus sulla preghiera, il Papa riflette sul bisogno di pregare che ha sempre caratterizzato l’uomo e nota che nelle antiche culture praticamente sempre ci si sia rivolti a Dio. Nell’antica Grecia, rileva, si assiste ad un’evoluzione: “Le preghiere, pur continuando a invocare l’aiuto divino per ottenere il favore celeste in tutte le circostanze della vita quotidiana …si orientano progressivamente verso le richieste più disinteressate, che consentono all’uomo credente di approfondire il suo rapporto con Dio”.
“L’uomo di tutti i tempi prega perché non può fare a meno di chiedersi quale sia il senso della sua esistenza, che rimane oscuro e sconfortante, se non viene messo in rapporto con il mistero di Dio e del suo disegno sul mondo. La vita umana è un intreccio di bene e male, di sofferenza immeritata e di gioia e bellezza, che spontaneamente e irresistibilmente ci spinge a chiedere a Dio quella luce e quella forza interiori che ci soccorrano sulla terra e dischiudano una speranza che vada oltre i confini della morte” (4 maggio 2011).
L’uomo, infatti, porta nel suo cuore “una nostalgia di eternità”, “un desiderio di amore”, “porta in sé il desiderio di Dio”, sottolinea Benedetto XVI. Per un cristiano la preghiera, aveva ricordato già all’Angelus del 4 marzo 2007, non è evasione dalla realtà ma assunzione delle responsabilità confidando nell’amore fedele di Dio. La preghiera non è “un optional, ma è questione di vita o di morte” perché solo “chi si affida a Dio con amore filiale, può entrare nella vita eterna, che è Dio stesso”. Centrale nella preghiera è, poi, l’esperienza di Dio non solo come Creatore ma anche come Padre. Ed è “lo Spirito di Cristo” che ci apre alla dimensione della paternità di Dio, una realtà fondamentale che ci viene dischiusa quando ci apriamo allo Spirito Santo “ed Egli ci fa rivolgere a Dio dicendogli Abba!, Padre”. La preghiera, dunque, ci permette di entrare
nelle sofferenze con una forza diversa:
“La risposta di Dio Padre al Figlio e alle sue forti grida e lacrime non è stata la liberazione immediata dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma era un esaudimento molto più grande, una risposta molto più profonda. Attraverso la croce e la morte, Dio ha risposto con la Risurrezione del Figlio, con la nuova vita. La preghiera animata dallo Spirito Santo porta anche noi a vivere ogni giorno il cammino della vita con le sue prove e sofferenze, nella piena speranza e fiducia in Dio che risponde come ha risposto al Figlio” (16 maggio 2012).
La preghiera è, dunque, possibilità di conversione, di seguire la volontà di Dio e di entrare in comunione non solo con il Padre ma con tutti i figli di Dio. E ancora di più la preghiera dischiude i confini del mondo: “Maria ci insegna la necessità della preghiera e ci indica come solo con un legame costante, intimo, pieno di amore con suo Figlio, possiamo uscire dalla ‘nostra casa’ con coraggio, per raggiungere i confini del mondo e annunciare ovunque il Signore Gesù, Salvatore del mondo” (
14 marzo 2012).

Radio Vaticana

Domani mercoledì 1° agosto il Papa riprende le sue catechesi nel corso delle Udienze generali. Sarà la numero 24 del 2012, in gran parte dedicate alla preghiera cristiana

Il Papa in Libano. Mons. Matara: lo aspettiamo e attendiamo cosa ci dirà sul futuro, sull’amicizia con i fratelli musulmani e la pace in Medio Oriente

"Cristiani e musulmani, tutto il popolo libanese, sono felici di poter ricevere il Papa". Lo ha detto a Radio Vaticana l’arcivescovo maronita di Beirut, mons. Paul Boulos Matara. "Il governo, insieme a tutti i libanesi, - racconta il vescovo - sta cercando di mantenere calma la situazione nel Paese e sta cercando di preparare un’atmosfera di riconciliazione fraterna così da poter ricevere il Papa come un popolo unito. Stiamo poi preparando la visita del Papa - aggiunge il vescovo maronita - anche attraverso una campagna televisiva, che partirà probabilmente a fine agosto, così da preparare tutti ai diversi eventi che si terranno. Siamo sulla buona strada". I libanesi, afferma mons. Matara, "amano il Papa e ricordano ancora l’ultima visita di Giovanni Paolo II che fu un successo! Sono ora felici di ricevere il Papa, perchè hanno bisogno di essere confermati nella speranza della pace e non soltanto per il Libano, ma per tutta la regione. Tutti qui - spiega - sono in ansia per quanto sta succedendo in Medio Oriente e vorrebbero avere la speranza che possano essere trovate delle soluzioni. Il Santo Padre è l’uomo-chiave che può dare questa speranza e non soltanto al popolo libanese, ma a tutte le persone del Medio Oriente". A giudizio di mons. Matar il viaggio di Benedetto XVI è importante per tutto il Medio oriente, come segno di dialogo e di pace: "Aspettiamo il Papa e attendiamo cosa ci dirà al riguardo al futuro, riguardo all’amicizia con i fratelli musulmani, riguardo alla pace in Medio Oriente. Aspettiamo di ricevere il messaggio del Papa". "Siamo sicuri - conclude - di essere pronti a ricevere il suo messaggio. La maggior parte della nostra gente non è fondamentalista: la gente vuole vivere in pace e in amicizia. Credo che il messaggio del Papa confermerà proprio questo".

Vatican Insider

Viaggio in Libano. L’arcivescovo di Beirut: il Medio Oriente aspetta il Papa messaggero di pace

Avvocato di Paolo Gabriele: voleva essere d'aiuto al Papa, ha sbagliato in buona fede. Tra il 6 e il 7 agosto dovrebbe esserci la sentenza

L'avvocato dell'ex aiutante da camera del Papa rivela: "Gabriele non sopporta che lo chiamino 'corvo'". "Tra il 6 e il 7 agosto dovrebbe esserci la sentenza. Se, come ipotizzo, sarà di rinvio a giudizio il processo potrebbe svolgersi in autunno", anticipa al settimanale Oggi, in edicola da oggi, Carlo Fusco, avvocato e amico di Paolo Gabriele (foto), l'ex maggiordomo del Papa che dal 21 luglio è agli arresti domiciliari nella sua casa di Città del Vaticano, dove vivono la moglie, Manuela Citti, e i tre figli, una ragazza di 13 anni e due maschi, di sei e 14. La casa si trova a pochi metri dalla cella dove il maggiordomo è stato rinchiuso con l'accusa di aver sottratto e divulgato documenti riservati, reato per cui il Corvo del Papa rischia 6 anni di carcere. "La definizione è orribile. Non la sopporta. Anche alla moglie, la parola 'Corvo' dà fastidio", riferisce l'avvocato Fusco. E racconta così i 60 giorni di carcere del maggiordomo: "In cella non ha avuto nessun comportamento ossessivo o compulsivo. Ha pregato, ha partecipato alla Messa ogni domenica con la moglie, i figli, e una volta anche con i suoi genitori. In prigione è pure ingrassato. Si mangiava bene lì". E sulla moglie e i figli di Paolo Gabriele, rivela: "La moglie ha cercato di farsi forza e tutti in Vaticano le sono stati vicini. E per i ragazzi non sarà stato un periodo sereno: ma hanno reagito bene. Sono intelligenti e vivaci". Afferma l'avvocato Fusco: "Paolo voleva essere d'aiuto al Papa. Ha sbagliato in buona fede. Ma ha fatto tutto da solo. Per questo ha scritto una lettera confidenziale a Benedetto XVI. Non so se il Papa gli ha risposto. Ma so che è stata una sua idea scrivergli".

TMNews

Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa: non chiamatemi Corvo

Il Papa in Libano. Karam: grande speranza per il Paese, messaggio di pace per la Siria ed invito alla libertà religiosa in tutto il Medio Oriente

“La visita di Papa Benedetto XVI in Libano rappresenta un agrande speranza per il Libano, un messaggio di pace per la Siria ed è un invito alla libertà religiosa in tutto il Medio Oriente”: lo afferma in un colloquio con l’agenzia Fides padre Paul Karam, direttore nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (POM) in Libano. Il direttore riferendo della grande attesa nella popolazione libanese, ritiene che “il viaggio riporterà attenzione sul tema della libertà religiosa, mentre vediamo chiaramente l’ascesa del fondamentalismo islamico”. “Il Papa – dice padre Paul – come fece oltre dieci anni fa Giovanni Paolo II, porta un messaggio profetico di rifiuto della guerra e della violenza, di proposta di valori basilari come la libertà religiosa e i diritti umani”. Il direttore delle POM nota: “La visita del Papa anticipa l’Anno della fede, che inizia a ottobre. È un segno di provvidenza per rilanciare l’impegno cristiano nei paesi del Medio Oriente”. L’area è scossa dal conflitto siriano: “Per la Siria, il Papa porterà il messaggio che Cristo ci insegna: pace, dialogo, tolleranza, accettazione dell’altro. I fedeli cristiani della Siria – racconta – sono preoccupati perché sono esposti alla violenza e vulnerabili. Aspettano con grande ansia e speranza l’arrivo del Papa. L’appello per la pace in Siria deve essere più forte anche per la comunità internazionale, perché si promuova il dialogo fra le parti in lotta. “La violenza non ha mai risolto i problemi”, prosegue . “L’unica via è incontrarsi per un negoziato, nel rispetto reciproco, per il benessere di tutti i cittadini. Occorre riallacciare i fili del dialogo, secondo credibilità, trasparenza e verità”. “Spero che la visita del Papa – conclude – possa rinnovare fra i cristiani della Siria la responsabilità di una autentica testimonianza cristiana, verso il dialogo e la solidarietà, sempre alla luce della verità che è Cristo”.

Fides

I progressisti francesi promuovono Benedetto XVI 'il rivoluzionario': le ultime decisioni del Papa sono i simboli di un rinnovamento epocale

La durata media di un Pontificato è di 7,19 anni. Papa Benedetto XVI ha appena superato questa soglia. Il countdown, invece, perché diventi il sesto Pontefice più longevo della storia è appena iniziato: mancano 162 giorni, scrive infatti Popes-and-papacy.com. Numeri importanti, sulla cui realizzabilità i cardinali che lo elessero il 19 aprile del 2005 non avrebbero probabilmente scommesso nulla. E invece Joseph Ratzinger dimostra longevità, e rimane saldamente al timone della Chiesa. La crisi di Vatileaks sembra non abbatterlo per nulla. E mentre incede coi suoi ritmi tenendosi stretto al proprio fianco il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ecco che un po’ a sorpresa è la rivista principe del progressismo francese a elogiarlo. “Benedetto XVI il rivoluzionario”, scrive significativamente il prestigioso settimanale Témoignage Chrétien. Talmente “rivoluzionario” che “i vecchi conservatori liberali e gli spregiatori progressisti del Panzerkardinal sono posti di fronte alla loro malafede. E la Chiesa militante milita”. L’elogio è figlio delle ultime decisioni papali. Non solo “l’ultima pietra preziosa del suo scrigno”, ovvero “la nomina di mons. Gerhard Müller, discepolo del grande teologo della liberazione Gustavo Gutiérrez, a capo della più potente Congregazione romana, quella della Dottrina della Fede”. Ma anche la decisione di nominare due Santi dottori della chiesa, che Témoignage Chrétien descrive così: “Una suora che descrisse dettagliatamente la natura fisiologica dell’orgasmo femminile e un predicatore che criticava i ricchi cattolici antisemiti spagnoli”. Ovvero, Sant’Ildegarda di Bingen e San Giovanni d’Avila. “Questo vecchio Papa tedesco, teologo autore di 250 libri, continua a stupirci e a prendere di sorpresa”, sentenzia la rivista, che continua: Papa Ratzinger, “mentre con una mano cerca di ottenere, anche dolorosamente, il consenso della banda dei lefebvriani e d’imporre un’interpretazione del grande Concilio, quello del Vaticano II, con l’altra traccia delle prospettive rivoluzionarie incredibilmente ampie. Una rivoluzione nascosta, è vero. Ma di cui bisogna spiare i simboli poco appariscenti”. San Giovanni d’Avila e Sant’Ildegarda di Bingen sono “due Santi oggi universalmente riconosciuti, ma che alla loro epoca furono sottoposti ad angherie e perseguitati più di quanto si possa pensare. Della badessa benedettina tedesca del XII secolo conosciamo ora la scienza quasi universale, quella che le permise di produrre sia trattati medici che compendi musicali. Si dimentica a volte che fu di gran lunga la prima a scoprire la circolazione sanguigna e che non disdegnò di descrivere nei minimi particolari la natura fisiologica dell’orgasmo femminile, lei, la suora, la mistica sposa di Dio. Si dimentica anche talvolta che, contro il furore del suo vescovo, contrariato da una tale libertà di parola, in particolare da parte di una donna, fu un Papa a prenderla sotto la sua protezione e a permetterle di proseguire le sue eccezionali ricerche”. Anche San Giovanni d’Avila, seppure tre secoli dopo, nell’epoca della grandeur spagnola, diede la testimonianza della possibilità di quaerere Deum secondo la ragione. Scrive Témoignage Chrétien: “L’oratore immenso, che convertiva con il solo suono della sua voce sia le folle che i grandi, sia gli umili che gli intellettuali vanitosi, il San Giovanni Boccadoro occidentale che sognava di convertire le Indie di Colombo e che fu trattenuto sul suolo della penisola Iberica dalle sue ascendenze in parte ebraiche all’epoca sinistra della moda della limpieza de sangre, fu anch’egli preda dei gelosi, dei funzionari della chiesa locale, che gli intentarono dei processi per eresia. Ne uscì vittorioso e più grande, sia al suo tempo che davanti alla storia".

Paolo Rodari, Il Foglio

Giornata Mondiale della Gioventù 2013. Il Papa: tra un anno occasione per sperimentare gioia e bellezza di appartenere alla Chiesa e di vivere la fede

"Tra un anno, proprio in questo periodo, si terrà la 28° Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro, in Brasile. Si tratta di una preziosa occasione per tanti giovani di sperimentare la gioia e la bellezza di appartenere alla Chiesa e di vivere la fede". Lo ha detto il Papa domenica dopo la recita dell'Angelus nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo. "Guardo con speranza a questo evento e desidero incoraggiare e ringraziare gli organizzatori, specialmente l'arcidiocesi di Rio de Janeiro, impegnati a preparare con solerzia l'accoglienza ai giovani che da tutto il mondo prenderanno parte a questo importante incontro ecclesiale", ha aggiunto Benedetto XVI. Un assaggio di GMG: è stato l'obiettivo di "Preparare la strada", iniziativa di tre giorni, in corso lo scorso fine settimana a Rio de Janeiro (foto), nell'arena sportiva del Maracanazinho. A un anno esatto dall'inizio della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù, la Chiesa brasiliana ha fatto le prove generali con questo incontro, apertosi venerdì 27, con la Messa celebrata dall'arcivescovo Giovanni D'Aniello, nunzio apostolico nel Paese latinoamericano. Il raduno si è concluso domenica 29 e ha avuto in scaletta momenti di preghiera e celebrazioni, concerti dei più noti cantanti di musica cattolica e popolare brasiliana, conferenze. Preceduta, il 22 luglio, da una marcia svoltasi contemporaneamente sulle strade di 120 diocesi del Paese, per iniziare simbolicamente il conto alla rovescia verso l'appuntamento del prossimo anno. Vi hanno partecipato oltre cinquantamila persone: un buon banco di prova per il raduno del prossimo anno, quando giungeranno milioni di giovani da tutto il mondo. Secondo stime locali, del resto, sarà molta più gente di quanta ne arriverà in Brasile per assistere alla Coppa del mondo di calcio del 2014 e alle Olimpiadi del 2016. "Preparando insieme il cammino, pastori della Chiesa e popolo di Dio condividono l'aspettativa per l'arrivo del Papa a Rio de Janeiro", ha detto il nunzio D'Aniello. "La preparazione - ha aggiunto - ha un significato di scoperta. Conoscendo il Brasile, so che quanto succederà il prossimo anno sarà molto più grande di quello che succede ora". Il presule ha inoltre rivelato di essere un debuttante sul palcoscenico delle GMG: "Ho sempre seguito da lontano questi incontri. Se Dio vorrà, quella del 2013 sarà la mia prima Giornata". E, riferendosi alle recenti parole pronunciate da Benedetto XVI in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie a Milano, l'arcivescovo ha commentato: "Il Papa afferma che le famiglie sono il volto sorridente e dolce della Chiesa. Penso che anche i giovani lo sono". Al termine della Messa, a cui era presente anche il card. Raymundo Damasceno Assis, arcivescovo di Aparecida e presidente della Conferenza Episcopale brasiliana, l'arcivescovo di Rio e presidente del comitato organizzatore locale, Orani João Tempesta, ha avviato ufficialmente la campagna di raccolta fondi per la GMG 2013, che ha come slogan "Condividi la tua fede". Tra i protagonisti della GMG, i volontari svolgono un ruolo di primo piano nell'accoglienza dei coetanei in aeroporti, stazioni e punti d'informazione, e nell'assistenza dei pellegrini con particolari bisogni. Per questo gli organizzatori brasiliani possono gioire, visto il continuo aumento di richieste da parte di ragazzi e ragazze che desiderano fare l'esperienza del volontariato durante la prossima GMG brasiliana. Sul sito ufficiale è possibile inviare la propria disponibilità. Tra i requisiti richiesti: la maggiore età e l'impegno a raggiungere il grande Paese latinoamericano almeno due settimane prima dell'inizio del grande raduno mondiale. Tra gli altri compiti dei volontari: la preparazione dei kit del pellegrino, il servizio d'ordine nelle celebrazioni liturgiche e negli altri appuntamenti di massa, il lavoro nelle comunicazioni e l'aggiornamento attraverso i social network. L'organizzazione della Giornata ha anche aperto le iscrizioni, che si chiuderanno a fine agosto, per la fiera delle vocazioni. Già sperimentata alla Gmg di Madrid, la fiera nella città fluminense si svolgerà nella piazza General Tibúrcio, luogo di transito per chi si reca al celebre monte Pan di Zucchero. Essa costituisce un'occasione per tutte le congregazioni, i movimenti e le comunità religiose di far conoscere la propria realtà, spiritualità e carisma. Durante i giorni della GMG saranno disponibili anche spazi per l'adorazione del Santissimo Sacramento, altri per accostarsi alla riconciliazione, e un palco per concerti, riflessioni e momenti di preghiera. Intanto la Conferenza Episcopale brasiliana ha pubblicato il sussidio intitolato "Camminando verso la GMG di Rio". Preparato dalla Commissione pastorale per la gioventù, si rivolge alle nuove generazioni esortandole a vivere secondo il Vangelo ed è al contempo uno strumento per aiutare a evangelizzare altri coetanei. Il documento, realizzato anche in vista della Settimana missionaria che anticiperà il programma ufficiale della Giornata, ruota intorno ad argomenti come l'incontro personale con Cristo, la cultura e la fede del Brasile, l'attenzione ai poveri, i sacramenti della riconciliazione e dell'Eucaristia.

TMNews, L'Osservatore Romano

La gioia dei giovani brasiliani per il saluto del Papa all'Angelus. Intervista con l'arcivescovo di Rio

Domani Benedetto XVI riprende le Udienze generali. Venerdì spettacolo folk da Monaco di Baviera, sabato concerto offerto dalla Caritas di Regensburg

Il Papa riprende domani, dopo una pausa durata il mese di luglio, le Udienze generali del mercoledì. Benedetto XVI, che sta trascorrendo il periodo estivo a Castel Gandolfo, non tornerà in Vaticano per l'occasione e pronuncerà la catechesi del mercoledì, ancorché in forma più breve del consueto, ai pellegrini che si raduneranno nel cortile del Palazzo Apostolico che sorge sulle pendici del lago albano. Venerdì 3 agosto, poi, sempre a Castel Gandolfo, il Papa assisterà ad una manifestazione folkloristica di musica e danza offerta dall'arcidiocesi di Monaco di Baviera, alla presenza di mille pellegrini provenienti dalla sua Baviera guidati dall'arcivescovo di Monaco Reinhard Marx. Sabato verrà poi offerto al Papa un concerto organizzato dalla Caritas di Regensburg, città bavarese nella quale vive il fratello del Papa e da dove proviene il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, mons. Gerhard Ludwig Mueller. Domenica, come al solito, la recita dell'Angelus a mezzogiorno.

TMNews

Mons. Jeanbart: felici e grati al Papa per l’appello alla pace in Siria. Ha avuto ampia eco nei media del Paese, qualificato come un fattore positivo

“Siamo felici e ringraziamo il Santo Padre per l’appello alla pace in Siria lanciato all’Angelus” do domenica dice all’agenzia Fides mons. Jean-Clément Jeanbart, arcivescovo metropolita di Aleppo per i greco-cattolici. “L’appello del Papa ha avuto ampia eco sui media siriani che lo hanno qualificato come un fattore positivo. Le parole di Benedetto XVI erano tra le due più importanti notizie riferite dai media locali” aggiunge Mons. Jeanbart. Dopo la preghiera dell’Angelus di domenica Papa Benedetto XVI ha ricordato la situazione in Siria: “Continuo a seguire con apprensione i tragici e crescenti episodi di violenza in Siria con la triste sequenza di morti e feriti, anche tra i civili, e un ingente numero di sfollati interni e di rifugiati nei Paesi limitrofi. Per questi chiedo che sia garantita la necessaria assistenza umanitaria e l’aiuto solidale. Nel rinnovare la mia vicinanza alla popolazione sofferente ed il ricordo nella preghiera, rinnovo un pressante appello, perché si ponga fine ad ogni violenza e spargimento di sangue. Chiedo a Dio la sapienza del cuore, in particolare per quanti hanno maggiori responsabilità, perché non venga risparmiato alcuno sforzo nella ricerca della pace, anche da parte della comunità internazionale, attraverso il dialogo e la riconciliazione, in vista di un’adeguata soluzione politica del conflitto”. “Anche la riunione dell’opposizione a Roma che ha lanciato appello alla pacificazione e al rifiuto della violenza è stata giudicata positivamente qui” afferma mons. Jeanbart. L’incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio di 16 rappresentanti dei partiti dell’opposizione siriana, ha diffuso un appello che invita tutte le parti coinvolte a trovare “una soluzione pacifica al conflitto siriano” tramite un “patto nazionale comune”. Per quanto riguarda la situazione di Aleppo, mons. Jeanbart dice: “siamo molto preoccupati per quello che sta accedendo. Chiediamo a tutti di pregare per una soluzione di dialogo. Le diverse comunità cristiane di Aleppo (ortodossi, cattolici e protestanti) hanno deciso di unire le loro forze per venire incontro alle necessità dei profughi e di tutti coloro che si trovano in difficoltà”.

Fides

Il Papa e la Siria

lunedì 23 luglio 2012

Il Papa: gli Istituti secolari alimentino sguardi capaci di futuro e radici salde in Cristo abbracciando con carità le ferite del mondo e della Chiesa

Gli Istituti secolari alimentino “sguardi capaci di futuro e radici salde in Cristo” abbracciando “con carità le ferite del mondo e della Chiesa”: è questo il cuore del messaggio inviato da Benedetto XVI ai membri degli Istituti secolari, riuniti ad Assisi fino al 26 luglio per il loro Congresso, dedicato al tema “In ascolto di Dio ‘nei solchi della storia’: la secolarità parla alla consacrazione”. “Uomini e donne capaci di uno sguardo profondo e di buona testimonianza dentro la storia”: così Benedetto XVI definisce i consacrati, nel messaggio inviato loro tramite il segretario di Stato, Tarcisio Bertone. In un tempo come quello attuale, che “pone alla vita e alla fede interrogativi profondi”, scrive il Papa, guardando allo Spirito Santo i consacrati possono seguire la propria vocazione, ovvero “stare nel mondo assumendone tutti i pesi e gli aneliti, con uno sguardo umano che coincida sempre più con quello divino”. In questo senso, infatti, sottolinea il Santo Padre, l’identità dei consacrati rivela la loro importante missione nella Chiesa, ovvero “aiutarla a realizzare il suo essere nel mondo”, perché attraverso la “teologia della storia, parte essenziale della nuova evangelizzazione”, gli uomini di oggi possono ritrovare quello sguardo “veramente libero e pacifico sul mondo” di cui hanno bisogno. Di qui, il richiamo centrale che il Papa fa al fatto che “la relazione tra Chiesa e mondo” va vissuta “nel segno della reciprocità”, così che “non è solo la Chiesa a dare al mondo, contribuendo a rendere più umani” gli uomini e la loro storia, ma “è anche il mondo a dare alla Chiesa”, in modo che essa possa “comprendere meglio se stessa” e “vivere meglio la sua missione”. Poi, Benedetto XVI indica tre ambiti specifici in cui gli Istituti secolari devono puntare la loro attenzione: la “donazione totale” all’incontro personale con “l’amore di Dio”; la “vita spirituale”, definita “un punto fermo e irrinunciabile” che implica il “riportare a Cristo ogni cosa”, e che si alimenta nella preghiera e nell’ascolto della Parola di Dio, “per costruire speranza e fiducia”. Infine, il Papa richiama l’importanza della formazione, intesa come l’educazione a “quella saggezza che è sempre consapevole della centralità umana e della grandezza del Creatore”. Questo tipo di cultura, evidenzia Benedetto XVI, rende laici e presbiteri “capaci di lasciarsi interrogare dalle complessità del mondo” di oggi e di “impegnarsi in un discernimento della storia alla luce della Parola di Vita”. Di qui, le esortazioni che il Pontefice lancia agli Istituti secolari, ovvero: essere “disponibili a costruire percorsi di bene comune, senza soluzioni preconfezionate, sempre pronti a mettere in gioco la propria vita”; essere creativi secondo lo Spirito Santo; alimentare “sguardi capaci di futuro e radici salde in Cristo”; “abbracciare con carità le ferite del mondo e della Chiesa”. L’obiettivo, in fondo, è quello di “vivere una vita gioiosa e piena, accogliente e capace di perdono, perché fondata su Gesù Cristo”.

Radio Vaticana

Le tre condizioni irrinunciabili della Fraternità San Pio X per il riconoscimento canonico, tra cui la libertà di criticare e correggere il Concilio

Il capitolo generale dei lefebvriani si è concluso da alcuni giorni, la Santa Sede aveva sollecitato una risposta da parte del gruppo tradizionalista, chiamato a sottoscrivere il preambolo dottrinale che avrebbe portato al riconoscimento canonico della Fraternità San Pio X e alla piena comunione con Roma. Ma il percorso appare ancora in alto mare. Con una lettera datata 18 luglio, il segretario generale della Fraternità, don Christian Thouvenot, ha inviato a tutti i superiori dei distretti un riassunto della situazione dei rapporti con il Vaticano, mettendo nero su bianco quelle che sono considerate le condizioni irrinunciabili ("sine qua non") che la Fraternità ha stabilito e che richiede alle autorità romane prima del riconoscimento canonico. La prima condizione: "Libertà di custodire, trasmettere e insegnare la sana dottrina del Magistero costante della Chiesa e la verità immutabile della Tradizione divina; la libertà di difendere, correggere, riprendere, anche pubblicamente, i fautori di errori o delle novità del modernismo, del liberalismo, del Concilio Vaticano II e delle loro conseguenze". La seconda condizione: "L’uso esclusivo della liturgia del 1962. Custodire la pratica sacramentale che noi abbiamo attualmente (e incluso: ordinazioni, cresime, matrimoni). La terza condizione, "la garanzia di almeno un vescovo". Nella lettera sono citate anche altre tre condizioni, considerate però non vincolanti: la possibilità di avere tribunali ecclesiastici propri di prima istanza; l’esenzione delle case della Fraternità dal rapporto con i vescovi diocesani, una commissione pontificia per la Tradizione dipendente dal Papa, con la maggioranza dei membri e il presidente favorevoli alla Tradizione. Per quanto riguarda le tre condizioni considerate irrinunciabili, si comprende immediatamente come tutti i problemi siano rappresentati dalla prima. Dopo il Motu Proprio "Summorum Pontificum" è chiaro che i lefebvriani potrebbero continuare a celebrare con il vecchio rito, ed è anche evidente che, nel caso di regolarizzazione, non farebbe difficoltà la nomina di un nuovo vescovo. Sia in questa lettera che è stata divulgata ma non era destinata alla pubblicazione, sia nel comunicato conclusivo del capitolo generale, si parla di errori del modernismo e dello stesso Concilio Ecumenico Vaticano II. Nella risposta alle autorità romane, i lefebvriani non intendono chiudere la porta al dialogo, ma chiederanno altro tempo, nuovi contatti, ulteriori chiarimenti per arrivare a modificare il testo della dichiarazione dottrinale. Nel comunicato diffuso dalla Sala Stampa vaticana la scorsa settimana si parlava dell’attesa per la risposta in vista della continuazione del dialogo. Ma non è facile immaginare che un testo discusso dai cardinali della Congregazione per la dottrina della fede, attentamente esaminato e poi approvato da Benedetto XVI, possa essere oggetto di nuove discussioni e di cambiamenti. "Il Concilio vaticano II è vincolante", ha affermato in un’intervista il nuovo prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Gerhard Müller. "Si può discutere della dichiarazione sul rapporto con i media, ma le affermazioni sugli ebrei, sulla libertà di religione, sui diritti umani hanno delle implicazioni dogmatiche. Quelle non si possono rifiutare senza pregiudicare la fede cattolica". Nella lettera inviata ai vescovi dopo il caso Williamson, nel 2009, Papa Ratzinger aveva scritto: "Non si può congelare l’autorità magisteriale della Chiesa all’anno 1962 – ciò deve essere ben chiaro alla Fraternità. Ma ad alcuni di coloro che si segnalano come grandi difensori del Concilio deve essere pure richiamato alla memoria che il Vaticano II porta in sé l’intera storia dottrinale della Chiesa. Chi vuole essere obbediente al Concilio, deve accettare la fede professata nel corso dei secoli e non può tagliare le radici di cui l’albero vive". È l’ermeneutica della riforma nella continuità nella lettura del Vaticano II, che Benedetto XVI ha cercato di proporre subito dopo l’elezione. Rimanendo, al momento, inascoltato.

Andrea Tornielli, Vatican Insider

Segreteria di Stato: riprovazione per pubblicazioni non fondate sulla fuga di documenti riservati. Lombardi: nessun complice, solo persone ascoltate

Il quotidiano La Repubblica copia quasi letteralmente un servizio apparso più di una settimana fa sul giornale tedesco Die Welt e non ripreso da altre testate per l’evidente infondatezza delle interpretazioni che insinuano gravi sospetti di complicità da parte di alcune persone vicine al Santo Padre. In una nota, la Segreteria di Stato esprime “ferma e totale riprovazione per tali pubblicazioni, non fondate su argomenti oggettivi e gravemente lesive dell’onorabilità delle persone interessate, da molti anni al fedele servizio del Santo Padre. Il fatto che non siano stati ancora resi noti i risultati delle indagini da parte delle autorità a ciò deputate – afferma la Segreteria di Stato - non legittima in alcun modo la diffusione di interpretazioni e tesi non fondate e false. Non è questa l’informazione a cui il pubblico ha diritto”. Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, a sua volta, è molto duro sull’ennesima uscita del quotidiano italiano. L’articolo indica tre persone come corresponsabili della vicenda: il card. Paolo Sardi, mons. Josef Clemens e la signora Ingrid Stampa. Se queste persone sono state ascoltate durante le indagini, sottolinea il portavoce vaticano, “non significa in alcun modo” che siano sospettate. Ed è un “fatto di estrema gravità” “gettare simili sospetti, con “il rimando in prima pagina del giornale”, su persone degne di rispetto, che hanno svolto con impegno molti anni di servizio totalmente dedicato alla persona del Santo Padre”. “La mia prudenza nel parlare delle indagini e delle persone – prosegue il direttore della Sala Stampa vaticana - è sempre stata motivata dalla stessa ragione: il rispetto del segreto sulle indagini e della comunicazione dei risultati da parte delle legittime istanze nel tempo e nel modo debito, opponendomi ad indiscrezioni parziali e incontrollate i cui risultati deleteri sono sempre evidenti. Certamente non ha alcun senso mettere in collegamento la mia prudenza con quanto affermato oggi in questo articolo”.Padre Lombardi definisce poi “ipocrita” la seguente affermazione, “fatta per dovere”, che si legge nell’articolo: “Com’è ovvio, per tutti vale la presunzione di innocenza”. “Quanto a un loro ‘allontanamento’ dai loro incarichi – si precisa - il card. Sardi ha terminato il suo compito in Segreteria di Stato quando aveva ormai compiuto i 75 anni, la signora Stampa continua a lavorare in Segreteria di Stato, e Sua Ecc. Clemens è segretario del Pontificio Consiglio dei Laici da diversi anni ed è falso che abbia ricevuto dal Papa una lettera come quella descritta nell’articolo di Die Welt (lettera a cui La Repubblica fa riferimento solo indirettamente)”. “A questo punto – sottolinea il portavoce vaticano - è giusto far notare come l’informazione data in articoli di La Repubblica su tutta questa vicenda sia stata particolarmente – e direi inspiegabilmente – caratterizzata da interventi che ho dovuto ripetutamente e pubblicamente smentire”. Si ricordano alcune occasioni più evidenti: “La presunta intervista (mai esistita) con la moglie di Paolo Gabriele poco dopo l’arresto (27 maggio); l’intervista con un monsignore non identificato in cui si affermava l’esistenza di una (assolutamente inesistente) équipe di ‘relatori’ coordinata da una donna, che doveva riferire direttamente al Papa (28 maggio); l’articolo su un presunto ‘hacker’ (assolutamente inesistente) consulente informatico del Vaticano improvvisamente scomparso (14 giugno); l’indicazione di tre nomi di cardinali che sarebbero stati interrogati dalla Commissione cardinalizia (falso in tutti e tre i casi) (19 giugno). Ora – afferma padre Lombardi - questo articolo copiato in modo praticamente letterale dal tedesco una settimana dopo, che addita intenzionalmente come ‘complici’ tre persone degne di stima e rispetto sembra colmare la misura. In un tema complesso e delicato come questo – conclude il direttore della Sala Stampa vaticana - mi sembra che i lettori di uno dei più diffusi quotidiani italiani meritassero ben altro rispetto della correttezza e della deontologia dell’informazione”.

Radio Vaticana

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

Padre Lombardi smentisce categoricamente un articolo de La Repubblica pubblicato oggi

Il Papa in Libano. Illustrato a Beirut il viaggio: speriamo che porti la pace insieme alla forza di resistere, come cristiani, in Medio Oriente

A pochi giorni dalla sua presentazione, in Vaticano, oggi, presso la sede del Centro cattolico per l’informazione di Beirut, è stato illustrato alla stampa il viaggio apostolico di Benedetto XVI in Libano (14-16 settembre). Insieme al Nunzio apostolico mons. Gabriele Caccia, e all’arcivescovo di Beirut, mons. Paul Matar, secondo quanto riporta il Franciscan Media center, erano presenti i rappresentanti del Comitato di preparazione della visita papale. "Il Libano è quasi pronto per accogliere Benedetto XVI - ha detto padre Marwan Tabet, del Comitato di preparazione - la preparazione è iniziata a marzo, con numerosi incontri tra autorità vaticane e i rappresentanti del palazzo presidenziale in Libano”. Padre Tabet ha poi dichiarato che “la visita sarà finanziata in parte dal governo libanese e in parte dalla Chiesa locale e da diversi donatori”. Una particolare cura è stata riservata ai media libanesi e alla loro preparazione per l’evento, grazie anche al sito www.lbpapalvisit.org. Padre Abdo Abu Kassem, direttore Centro cattolico per l’informazione ha affermato che è in allestimento una sala stampa per i giornalisti, per i 66 che arriveranno con il Pontefice e per gli altri del Libano e di altri paesi. E’ una grande occasione per noi accogliere il Papa - ha ribadito padre Kassem - un segno di pace. Speriamo che porti la pace per il Libano e per tutto il Medio Oriente, insieme alla la forza di resistere, come cristiani, in Libano e in Medio Oriente”. Anche l’arcivescovo di Beirut, mons. Matar, si è detto convinto che questo viaggio sarà “un messaggio rivolto, tramite il Libano, all’intero Medio Oriente. Aspettiamo il Papa e la sua parola per tutta la regione del Medio Oriente”.

SIR

Benedetto XVI nomina mons. Pier Luigi Celata vice camerlengo di Santa Romana Chiesa, finora segretario del dicastero per il dialogo interreligioso

Mons. Pier Luigi Celata (foto), arcivescovo titolare di Doclea e finora segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, è stato nominato oggi dal Papa vice camerlengo di Santa Romana Chiesa. Succede al card. Santos Abril y Castellò, diventato arciprete della basilica romana di Santa Maria Maggiore. Il nuovo vice camerlengo è nato a Pitigliano nel 1937 ed è stato consacrato vescovo nel 1986. Tra i vari ruoli ricoperti presso la Santa Sede, quello di segretario della Commissione per i rapporti religiosi con i musulmani e di presidente della Fondazione “Nostra Aetate” (che eroga aiuti e borse di studio a studiosi credenti di altre religioni per la conoscenza del cristianesimo). La figura del vice camerlengo si affianca a quella del cardinale camerlengo, in questo momento ricoperta dal card. Tarcisio Bertone, il cui scopo principale è di presiedere la cosiddetta “Sede Vacante” dopo la morte del Pontefice e fino alla fine del conclave. Come incarico più “ordinario”, il cardinale camerlengo amministra i beni temporali della Chiesa quando il Pontefice è in viaggio o assente.

SIR

Il Papa in Libano. Il sito ufficiale e il logo del viaggio apostolico di Benedetto XVI. Dai social network a You Tube, la mobilitazione sul web

Poco meno di due mesi separano il Libano, e tutto il Medio Oriente, dal viaggio apostolico di Benedetto XVI: il Santo Padre sarà infatti nel “Paese dei cedri” dal 14 al 16 settembre, per consegnare ai vescovi locali l’Esortazione Apostolica post-sinodale sul Medio Oriente. In vista dell’arrivo del Papa, dunque, fervono i preparativi anche sul mondo del web: è stato, infatti, attivato il sito Internet ufficiale del viaggio apostolico. Il sito è consultabile in arabo, inglese, francese ed italiano. A dominare l’homepage, è il logo scelto per l’evento (foto) che, come si legge sul sito, rappresenta “una colomba della pace che regge un ramoscello di ulivo”. E naturalmente il richiamo è al Papa, che tiene “saldamente in mano la Sede di San Pietro attraverso il messaggio veicolato a milioni di persone”. In particolare, la colomba “è diretta verso il Libano, il quale ‘più che un Paese, è un messaggio’, come ebbe a dire il Beato Papa Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Libano nel 1997”. Il Paese dei cedri, inoltre, è ritratto attraverso i colori della bandiera nazionale, il rosso e il verde, che campeggiano su uno sfondo bianco “simbolo della pace interiore e della purezza”. Infine, sul lato destro del logo, di fronte alla colomba, c’è la Croce, “ultima stazione, che simboleggia la salvezza e la redenzione”. Articolato in numerose sezioni, il sito Internet presenta il programma dei tre giorni di Benedetto XVI nel Paese; un’ampia biografia del Papa; una ricca pagina dedicata alle Chiese in Medio Oriente e una vasta scelta di fotografie che ritraggono il Santo Padre durante le celebrazioni eucaristiche. Ancora da riempire, naturalmente, è invece la sezione dedicata ai discorsi che il Papa pronuncerà durante il viaggio, mentre nell’area riservata alla stampa sono disponibili numerosi comunicati e diversi contatti per ulteriori informazioni. Ma il mondo del web non si ferma qui: lo stesso sito rimanda, infatti, ad apposite pagine create sui social network come Facebook e Twitter, che già hanno numerosi iscritti, mentre prossimamente verrà attivato anche uno speciale canale su You Tube. Insomma: il conto alla rovescia per accogliere Benedetto XVI in Libano è già iniziato e la data del 14 settembre è da “tenere a mente”, proprio come recita il banner scorrevole del sito ufficiale.

Radio Vaticana

www.lbpapalvisit.com/test2/public/italian/index.php

Il Papa: gli sposi cristiani siano il volto sorridente della Chiesa, i migliori messaggeri dell’amore nutrito dalla fede, riflesso dell'amore di Dio

Gli sposi cristiani siano “il volto sorridente della Chiesa, i migliori messaggeri dell’amore nutrito dalla fede”: questo il messaggio indirizzato da Benedetto XVI ai partecipanti all’11° Incontro internazionale del movimento di spiritualità coniugale “Equipes Notre Dame”, nato nel 1939 su iniziativa del sacerdote francese padre Henri Caffarel. L’evento, che si è aperto sabato a Brasilia, è incentrato sul tema “Osare il Vangelo”. È un messaggio di speranza quello che il Papa ha inviato, a firma del cardinale segretario di Stato Bertone, e letto durante la cerimonia inaugurale dell’Incontro: il Pontefice non nasconde “i problemi e le difficoltà che il matrimonio e la famiglia sperimentano oggi, circondati da un clima di crescente secolarizzazione”. Di fronte a tale realtà, dunque, sono proprio gli sposi cristiani a proclamare “le verità fondamentali sull’amore umano ed il suo significato più profondo”, ovvero, come diceva Paolo VI, “un uomo e una donna che si amano, il sorriso di un bambino, la pace di un focolare”, perché in tutto questo si intravede “il riflesso di un altro amore”, quello infinito di Dio. Certo, scrive il Papa, “questo ideale può sembrare troppo alto” ed è qui che le Equipes Notre Dame danno il loro contributo non solo incoraggiando la vicinanza ai sacramenti, ma anche proponendo “suggerimenti semplici e concreti per vivere nel quotidiano la spiritualità di sposi cristiani”. Un suggerimento in particolare sottolinea Benedetto XVI: “il dovere di sedersi”, ossia “l’impegno a mantenere periodicamente un tempo di dialogo personale tra i coniugi”, in cui gli sposi presentano ed ascoltano “con totale sincerità” i problemi “più importanti nella vita di coppia”. Tanto più, continua il Papa, che il mondo attuale, segnato da “individualismo, attivismo, fretta e distrazione” rende “essenziale” il dialogo “sincero e costante tra gli sposi”, così da evitare “incomprensioni che spesso finiscono in rotture insanabili”. Ricordando, poi, gli insegnamenti del Concilio Vaticano II che “ha offerto alla Chiesa un volto rinnovato del valore dell’amore umano e della vita coniugale e familiare”, il Santo Padre invita i coniugi cristiani ad “essere ilvolto sorridente e dolce della Chiesa, i migliori e più convincenti messaggeri della bellezza dell’amore sostenuto e nutrito dalla fede, dono di Dio offerto a tutti”, per “scoprire il senso della vita”. In corso fino al 26 luglio, l’11° Incontro internazionale delle “Equipes Notre Dame” ha visto una lunga preparazione, durata tre anni, alla quale hanno partecipato oltre 700 volontari. Più di 7mila i partecipanti all’evento ed oltre 400 i sacerdoti presenti, provenienti da tutto il mondo.

Radio Vaticana

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI ALL’XI INCONTRO INTERNAZIONALE DELLE EQUIPES NÔTRE DAME (BRASILIA, 21-26 LUGLIO 2012)

Il Patriarca Kirill a Mario Monti: negli ultimi anni notevolmente migliorati i rapporti con la Chiesa Cattolica, posizioni simili su questioni morali

"Negli ultimi anni i rapporti con la Chiesa Cattolica romana sono notevolmente migliorati". Lo ha detto il patriarca di Mosca Kirill (nella foto con Benedetto XVI), incontrando a Mosca il presidente del Consiglio Mario Monti, in visita in Russia. Secondo le parole del Patriarca, "esiste unità di visione su molti punti, sul piano pastorale e morale. Ciò non significa che le questioni teologiche abbiano perso attualità, ma le questioni morali ci vedono su posizioni simili". "Insieme con la Chiesa Cattolica difendiamo i valori cristiani in tutto il mondo. La Chiesa Ortodossa russa ha sostenuto il governo italiano sulla questione del crocefisso", ha aggiunto Kirill, ricordando inoltre che Mosca e in particolare il Patriarcato ha "appoggiato l'iniziativa di sua eccellenza l'ambasciatore Antonio Zanardi Landi di pubblicare in russo il libro di Carlo Cardia" proprio in merito alla questione del crocefisso. Monti, dopo un'ora di incontro ha lasciato il monastero moscovita di Danilovskoe, residenza di Kirill, per iniziare una parte privata della visita.

TMNews

Ultime nomine in Curia hanno premiato persone di altre nazionalità, e anche nel futuro Concistoro i nuovi cardinali saranno quasi tutti non italiani

È stata una tornata di nomine all’insegna di una maggiore internazionalizzazione quella realizzata nella Curia romana da Benedetto XVI nel corso delle ultime settimane. Da una parte, la nomina del tedesco Ludwig Gerhard Müller al posto dello statunitense William J. Levada alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede e quella dell’italiano Vincenzo Paglia al posto del connazionale Ennio Antonelli alla presidenza del Pontificio Consiglio per la Famiglia non hanno variato gli equilibri tra le nazionalità dei capidicastero della Curia. Dall’altra parte, però, in tre casi ecclesiastici italiani sono stati sostituiti da non italiani per importanti incarichi curiali. L’arcivescovo africano Protase Rugambwa è stato richiamato dalla Tanzania per prendere il posto del lombardo Pierluigi Vacchelli come segretario aggiunto di "Propaganda Fide". Il polacco Krzysztof J. Nykiel ha sostituito il vescovo francescano conventuale italiano Gianfranco Girotti come reggente della Penitenzieria Apostolica. Il padre bianco spagnolo e grande esperto di islam Miguel Angel Ayuso Guixot è subentrato infine all’arcivescovo toscano, ed ex nunzio, Pierluigi Celata, come segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. Senza contare che l’arcivescovo domenicano francese Jean-Louis Bruguès ha lasciato l’incarico di segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica per sostituire il cardinale salesiano italiano Raffaele Farina come Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa (ufficio che comunque non fa parte della Curia romana in senso stretto). Di conseguenza, dopo questi cambiamenti, nei ruoli apicali della Curia romana propriamente detta (Segreteria di Stato, Congregazioni, Tribunali, Pontifici Consigli e tre uffici) gli italiani mantengono una solida maggioranza. Sono 13 su 28, il 46,4 per cento, Quando all’inizio del Pontificato, nel 2005, erano 7 su 27, il 25,9 per cento. Ma se si contano anche le figure dei numeri due (segretari e affini) la quota degli italiani è significativamente in calo. Ora sono 21 su 58, il 36,2 per cento. Mentre nel 2005 erano 42 su 83, il 41,8 per cento. Ed è in calo anche se si guarda alle figure dirigenziali minori (sottosegretari e affini): oggi 36 su 88, il 40,9 per cento, mentre nel 2005 erano 42 su 83, il 50,6 per cento. Negli organigrammi vaticani restano ancora da assegnare i ruoli di segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica (sembrava in pole position una candidatura statunitense ma il cardinale prefetto Zenon Grocholewski preferirebbe un latino americano di sua fiducia) e di sottosegretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, vacante dal 2010 con la scomparsa di mons. Eleuterio Fortino (ci sarebbe in corsa un italiano). Senza contare la carica di reggente della Casa Pontificia, dove l’attuale titolare, il vescovo Paolo De Nicolò, ha compiuto 75 anni a gennaio, e il candidato alla successione sarebbe l’efficiente padre rogazionista Leonardo Sapienza. Comunque, aldilà di queste caselle ancora da riempire, l'organigramma della Curia romana pare ora sostanzialmente stabilizzato per un paio di anni, visto che i prossimi a raggiungere l’età pensionabile dei 75 anni saranno nel 2013 i cardinali Angelo Amato (Cause dei santi), Manuel Monteiro de Castro (Penitenzieria), Antonio Maria Vegliò (Migranti) e Francesco Coccopalmerio (Testi Legislativi) e nel 2014 il card. Grocholewski. Ma per ciascuno di loro è prevedibile, come è consuetudine, un anno almeno di proroga. Resta l’incognita sul Segretario di Stato. Il card. Tarcisio Bertone compirà 78 anni il 2 dicembre e il biglietto di conferma che il Papa gli ha fatto pervenire alla partenza per Castel Gandolfo induce a pensare che non sia da attendersi una sua sostituzione entro breve termine. C’è tra l'altro da tener presente che Benedetto XVI ha mantenuto nel suo incarico il precedente Segretario di Stato, il card. Angelo Sodano, fino a 78 anni e dieci mesi. E nel caso che non voglia congedare Bertone prima di come ha fatto con Sodano, allora l’attuale "primo ministro" potrebbe rimanere al suo posto almeno fino a ottobre del prossimo anno. Questo prolungamento è reso ancor più plausibile dal fatto che riesce ancora difficile individuare la figura dell’ecclesiastico che il Papa, per stima, conoscenza, e consuetudine di rapporti personali, potrebbe chiamare vicino a sé al posto di Bertone. Il corollario di ciò sarebbe che anche il prossimo Concistoro potrebbe cadere con Bertone alla Segreteria di Stato, come avvenuto nei tre concistori precedenti del novembre 2007, del novembre 2010 e del febbraio 2012, mentre in quello del marzo 2006 c’era ancora Sodano. Il 26 luglio prossimo il cardinale americano James F. Stafford compirà 80 anni e il numero dei porporati con diritto di voto in conclave tornerà a 120. Ma nel corso del 2012, a motivo del raggiungimento degli 80 anni di altri sei cardinali, gli elettori scenderanno a 114 e nel corso del 2013, con altri dieci neo ottuagenari, il Sacro Collegio scenderà a 104 votanti. Così già alla fine di quest’anno e ancor di più nel prossimo ci potranno essere i numeri per un nuovo Concistoro, il quinto del Pontificato, in cui Benedetto XVI potrà distribuire nuove porpore. Una decina nel caso si celebri questo novembre, una ventina se nello stesso mese del 2013. In ogni modo si tratterà, con ogni probabilità, di un concistoro più internazionale dei precedenti. A fine 2012 infatti, se verrà applicata la regola non scritta che assegna la porpora solo laddove non sia presente un altro cardinale con diritto di voto, potranno essere premiate le sedi tradizionalmente cardinalizie di Bogotà (Jesus Ruben Salazar Gomez), Rio de Janeiro (il cistercense Orani Joao Tempesta), Seoul (Andrew Yeom Soo-jung), Manila (Luis Antonio Tagle) e/o Cebu (José Serofia Palma), Westminster (Vincent Nichols), Toledo (Braulio Rodriguez Plaza), Quebec (Gerald Cyprien Lacroix dell’Istituto secolare Pio X), Venezia (Francesco Moraglia). E alla fine del 2013 potranno ricevere la porpora anche Torino (Cesare Nosiglia), Sâo Salvador da Bahia (il dehoniano Murilo Sebastiao Ramos Krieger), Santiago del Cile (il salesiano Ricardo Ezzati Andrello), Malines-Bruxelles (André-Joseph Leonard), Kyiv-Halyc degli Ucraini (Sviatoslav Schevchuk). Nella Curia romana avranno sicuramente la porpora il tedesco Müller e il domenicano francese Bruguès. Mentre più ingarbugliata sarà la scelta di se e quali cardinali fare tra i presidenti dei Pontifici Consigli, ruoli che di per sé non prevedono la porpora. In corsa ci sono gli italiani Paglia e Rino Fisichella, quest'ultimo alla Nuova Evangelizzazione. Ma più anziani di loro in servizio ci sono l’italiano Claudio Maria Celli (alle Comunicazioni Sociali) e il polacco Zygmunt Zimowski (alla Pastorale Sanitaria).

Sandro Magister, www. chiesa

domenica 22 luglio 2012

Il Papa: profondamente colpito dalla violenza insensata di Denver, rattristato per il disastro a Zanzibar. Condivido il dolore, vicino nella preghiera

Nei saluti in inglese, dopo la recita dell'Angelus, Benedetto XVI ha ricordato la strage di Aurora, negli Stati Uniti d’America: “Sono stato profondamente colpito dalla violenza insensata che ha avuto luogo ad Aurora, sobborgo di Denver, e sono stato rattristato per la perdita di vite umane nel recente disastro di un traghetto nei pressi di Zanzibar. Condivido il dolore delle famiglie e degli amici delle vittime e dei feriti, soprattutto i bambini. Assicurando a tutti voi la mia vicinanza nella preghiera, imparto la mia benedizione, pegno di consolazione e forza nel Signore Risorto”. Infine, in polacco il Papa in particolare ha salutato le Suore della Risurrezione che si trovano a Roma per un periodo di rinnovamento spirituale, come pure le Suore Orsoline Grigie venute dalla Polonia sulle orme delle loro sante fondatrici: Angela Merici e Orsola Ledóchowska. “Care sorelle – ha sostenuto -, vi auguro che il vostro soggiorno a Roma vi confermi nel vostro carisma e ravvivi il vostro entusiasmo per la vita consacrata”.

SIR

Benedetto XVI: a Londra i XXX Giochi Olimpici, più grande evento sportivo mondiale. Siano una vera esperienza di fraternità tra i popoli della Terra



“Tra qualche giorno avrà inizio, a Londra, la XXX edizione dei Giochi olimpici”, ha ricordato il Pontefice dopo l’Angelus. “Le Olimpiadi – ha affermato - sono il più grande evento sportivo mondiale, a cui partecipano atleti di moltissime nazioni, e come tale riveste anche un forte valore simbolico. Per questo la Chiesa Cattolica guarda ad esse con particolare simpatia e attenzione”. Di qui l’invito a pregare “affinché, secondo la volontà di Dio, i Giochi di Londra siano una vera esperienza di fraternità tra i popoli della Terra”. Anche nei saluti in varie lingue, in inglese, ha parlato delle Olimpiadi: "Mando il mio saluto agli organizzatori, agli atleti e agli spettatori e prego che, nello spirito della tregua olimpica, la buona volontà generata da questo evento sportivo internazionale possa dare i suoi frutti, promuovere la pace e la riconciliazione in tutto il mondo”. Su tutti i partecipanti ai Giochi olimpici di Londra il Santo Padre ha invocato “le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente”.

SIR

Il Papa: la guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù una pace vera, completa, frutto della riconciliazione con Dio, con gli altri e il mondo

A mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo e recita l’Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti. “La Parola di Dio di questa domenica – ha sottolineato il Papa - ci ripropone un tema fondamentale e sempre affascinante della Bibbia: ci ricorda che Dio è il Pastore dell’umanità. Questo significa che Dio vuole per noi la vita, vuole guidarci a buoni pascoli, dove possiamo nutrirci e riposare; non vuole che ci perdiamo e che moriamo, ma che giungiamo alla meta del nostro cammino, che è proprio la pienezza della vita”. In realtà, ha osservato il Pontefice, “è quello che desidera ogni padre e ogni madre per i propri figli: il bene, la felicità, la realizzazione. Nel Vangelo Gesù si presenta come Pastore delle pecore perdute della casa d’Israele. Il suo sguardo sulla gente è uno sguardo ‘pastorale’”. Nel Vangelo di questa domenica, si dice che “sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose”. Gesù, ha evidenziato il Santo Padre, “incarna Dio Pastore col suo modo di predicare e con le sue opere, prendendosi cura dei malati e dei peccatori, di coloro che sono ‘perduti’, per riportarli al sicuro, nella misericordia del Padre”. Tra le “pecore perdute” che Gesù ha portato in salvo c’è “anche una donna di nome Maria, originaria del villaggio di Magdala, sul Lago di Galilea, e detta per questo Maddalena. Oggi ricorre la sua memoria liturgica nel calendario della Chiesa. Dice l’evangelista Luca che da lei Gesù fece uscire sette demoni, cioè la salvò da un totale asservimento al maligno”. Ma in che cosa consiste questa guarigione profonda che Dio opera mediante Gesù? “Consiste – ha chiarito Benedetto XVI - in una pace vera, completa, frutto della riconciliazione della persona in se stessa e in tutte le sue relazioni: con Dio, con gli altri, con il mondo. In effetti, il maligno cerca sempre di rovinare l’opera di Dio, seminando divisione nel cuore umano, tra corpo e anima, tra l’uomo e Dio, nei rapporti interpersonali, sociali, internazionali, e anche tra l’uomo e il creato”. Se “il maligno semina guerra; Dio crea pace”. Anzi, come afferma san Paolo, Cristo “è la nostra pace”. “Per compiere questa opera di riconciliazione radicale – ha poi precisato - Gesù, il Pastore Buono, ha dovuto diventare Agnello, ‘l’Agnello di Dio … che toglie il peccato del mondo’”. Solo così ha potuto realizzare la stupenda promessa del Salmo: “Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne / tutti i giorni della mia vita, / abiterò ancora nella casa del Signore / per lunghi giorni”. Queste parole, ha commentato il Papa, “ci fanno vibrare il cuore, perché esprimono il nostro desiderio più profondo, dicono ciò per cui siamo fatti: la vita, la vita eterna! Sono le parole di chi, come Maria Maddalena, ha sperimentato Dio nella propria vita e conosce la sua pace. Parole più che mai vere sulla bocca della Vergine Maria, che già vive per sempre nei pascoli del Cielo, dove l’ha condotta l’Agnello Pastore”.

SIR

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Libertà provvisoria per Paolo Gabriele, concessi gli arresti domiciliari. L'avvocato: chiederà perdono al Papa. I prossimi passi del procedimento

Libertà provvisoria per l'ex maggiordomo del Papa: a Paolo Gabriele (foto) sono stati concessi gli arresti domiciliari. È quanto ha reso noto nel pomeriggio di ieri in una nota da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana. "Essendo venute meno dopo l'interrogatorio di oggi le esigenze istruttorie per la permanenza dell'imputato in stato di arresto - si legge nella nota della Santa Sede - il Giudice Istruttore del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano, professor Piero Bonnet, ha disposto per il signor Paolo Gabriele il beneficio della libertà provvisoria, concedendo gli arresti domiciliari, previa prestazione di idonee garanzie". Gabriele "risiederà quindi nella sua abitazione, con la famiglia, in Vaticano, osservando quanto disposto dal Giudice per i contatti e rapporti con altre persone. I prossimi passi del procedimento, attesi nello spazio di alcuni giorni, saranno la requisitoria del Promotore di Giustizia sulla responsabilità per il reato di furto aggravato, e la seguente sentenza di rinvio a giudizio o di assoluzione da parte del Giudice Istruttore. Per quanto riguarda la Commissione cardinalizia, ha fatto avere nei giorni scorsi al Santo Padre il rapporto conclusivo dei suoi lavori" conclude la dichiarazione. Paolo Gabriele ha intenzione di chiedere perdono al Papa. Lo ha dichiarato il suo avvocato Carlo Fusco, precisando che tale richiesta esula però dalla strategia processuale della difesa e non è in vista della grazia, che Benedetto XVI potrebbe comunque concedere in qualunque momento. Stando al legale si tratta invece di un desiderio spontaneo di Paolo Gabriele. "Se la fiducia in qualcuno viene intaccata, in chi la ha intaccata, se non tradita, può nascere desiderio di chiedere perdono" ha spiegato l'avvocato. Il legale ha poi sottolineato che il comportamento di Paolo Gabriele in veste di maggiordomo papale è legato a motivazioni "di carattere interiore, niente è emerso che sia legato a motivi esterni" perché "non ci sono complotti interni o esterni al Vaticano". "Paolo - ha poi aggiunto - ha avuto l'idea di fare qualcosa per evitare una situazione. In pratica, è come se avesse voluto aiutare il Papa a fare pulizia nella Chiesa".

TMNews, Il Giornale.it

DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE, PADRE FEDERICO LOMBARDI

La Santa Sede toglie alla Pontificia Università Cattolica del Perù il diritto all’uso nella denominazione dei titoli di 'Pontificia' e di 'Cattolica'

La Santa Sede, con decreto del Segretario di Stato, in base a specifico mandato pontificio, ha deciso di togliere alla Pontificia Università Cattolica del Perù (foto) il diritto all'uso nella propria denominazione dei titoli di 'Pontificia' e di 'Cattolica', conformemente alla legislazione canonica. E' quanto si legge in una nota. "La suddetta Università, fondata nel 1917 ed eretta canonicamente con decreto della Santa Sede nel 1942, dal 1967 ha più volte modificato unilateralmente - si precisa - gli statuti con grave pregiudizio dell'interesse della Chiesa. Dal 1990 in poi l'Università, più volte sollecitata dalla Santa Sede ad adeguare i suoi statuti alla Costituzione Apostolica Ex corde ecclesiae (15 agosto 1990), non ha corrisposto a tale dovere legale. In seguito alla visita canonica, svoltasi nel mese di dicembre 2011, e all'incontro del Rettore il Segretario di Stato, nel mese di febbraio 2012, ha avuto inizio un ulteriore tentativo di dialogo in vista dell'adeguamento degli Statuti alla legge della Chiesa". "Ultimamente il Rettore con due lettere indirizzate al Segretario di Stato - si legge ancora nella nota della Santa Sede - ha manifestato l'impossibilità di attuare quanto richiesto, condizionando la modifica degli statuti alla rinuncia da parte dell'arcidiocesi di Lima al controllo della gestione dei beni dell'Università. La partecipazione dell'arcidiocesi di Lima al controllo della gestione patrimoniale dell'Ente è stata più volte confermata con sentenze dei Tribunali civili del Perù". "Dinanzi a tale atteggiamento dell'Università, confermato da altri fatti, la Santa Sede - si sottolinea - si è vista costretta ad adottare il suddetto provvedimento, pur ribadendo il dovere dell'Università di sottostare alla legislazione canonica. La Santa Sede continuerà a seguire l'evoluzione della situazione dell'Università, auspicando che in un prossimo futuro le autorità accademiche competenti riconsiderino la loro posizione, al fine di poter rivedere il presente provvedimento. Il rinnovamento richiesto dalla Santa Sede renderà l'Università più capace di rispondere al compito di portare il messaggio di Cristo all'uomo, alla società e alle culture, secondo la missione della Chiesa nel mondo" conclude il comunicato. Venerdì presso la nunziatura apostolica di Lima il nunzio apostolico mons. James Green, oltre alla copia del decreto e la lettera inviata dal cardinale Segretario di Stato Bertone al rettore della Pucp Rubio, ha consegnato la missiva della Santa Sede al presidente dei vescovi peruviani, Salvador Piñeiro, presente insieme ai colleghi di Arequipa Del Rio e Lima Juan Luis Cipriani Thorne, nella quale si invita la Conferenza Episcopale peruviana, a sostenere, senza indugi, la decisione di Roma nel contenzioso sulla legittima proprietà dell’istituzione, fino a ieri Pontificia e Cattolica, cancellando ambiguità e propositi di difesa dell’indipendenza dell’ateneo. Green ha ordinato che i tre documenti fossero inviati ai vescovi del paese e, in serata, ha ricevuto nella sede della Nunziatura le autorità della Pucp. Il messaggio di Roma lascia poco spazio alle interpretazioni: "Per il bene dell’Università e per la responsabilità della Chiesa nel settore dell’istruzione, questa Conferenza Episcopale deve sostenere la posizione della Santa Sede e l’arcivescovo di Lima, disconoscendo con vigore qualsiasi intervento opposto e invitando tutto l’episcopato del paese a un’azione collegiale leale. In caso di eventuali dubbi, Lei e gli altri vescovi avrete l’amabilità di consultare il sig. Nunzio a Lima". "Il Santo Padre – prosegue la lettera - desidera che, successivamente, la Conferenza Episcopale presti un supporto più deciso e chiaro alle decisioni presse dalla Santa Sede, relative alla situazione della Pucp, ed evitare così nuove incomprensioni e divisioni". Gli organi direttivi dell’Ateneo sono in subbuglio per oggi è prevista un’assemblea nella quale si analizzerà la decisione di Roma. Come indica il decreto pontificio, è possibile rivedere questa drastica decisione, ma solo a patto che si torni ad essere in linea con il magistero.

TMNews, Vatican Insider

COMUNICATO DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

venerdì 20 luglio 2012

Anno della fede. 'La porta della fede. Sul mistero cristiano', libro di mons. Bruno Forte per approfondire la propria opzione fondamentale di credente

Ogni pubblicazione nasce in un contesto specifico che dà alle riflessioni in questione il loro inconfondibile profilo. Anzi. Esse sono, in ultima analisi, i riflessi di questacornice qualificante. Nel caso de "La porta della fede. Sul mistero cristiano" di Bruno Forte (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2012, pagine 122, euro 11) bisogna evocare altri due titoli dello stesso autore per cogliere fino in fondo le particolarità delle sue considerazioni. L’arcivescovo di Chieti-Vasto è da sempre molto sensibile alle sfide contemporanee. Ben consapevole delle problematiche postmoderne, s’impegna a correggere e a superarele tendenze centrifughe correnti. Infatti, in occasione delle molteplici celebrazioni dell’anno 2000, si è posto la domanda "Dove va il Cristianesimo?" (Queriniana) e ha offerto alcune puntuali analisi critiche sulla polarità tra il nord e il sud del mondo, sull’ambigua dinamica della globalizzazione e sulle proposte dell’ortodossia orientale. In dialogo con le intuizioni del "Concilio Vaticano II" ha optato per un cristianesimo che presta attenzione alle varie questioni antropologiche e incarna la logica di un umanesimo dialogante. Soltanto una tale apertura coraggiosa permette e promuove la salvaguardia dell’identità cristiana. Una sana consapevolezza dei propri valori e delle verità innegoziabili non può mai guadagnare una fisionomia convincente se si articola in un monologo autosufficiente e chiuso. Questo dialogo non deve tuttavia limitarsi all’interesse per le varie posizioni presenti e attuali. Ha anche bisogno di un sensato arricchimento storico. Così sfugge al facile inganno di definizioni riduttive o banali. Ed è inquesta prospettiva che nel 2002 Forte ha pubblicato poi, come una sorta di virtuoso epilogo al Grande Giubileo, il suo saggio su "L’essenza del cristianesimo" (Mondadori), confrontandosi con un’accesa discussione filosofico-teologica, che era sorta verso la metà dell’Ottocento. Raccogliendole intuizioni di Feuerbach, von Harnack e Guardini, dispiega l’“Amore crocifisso” come epicentro del cristianesimo. Per evitare, al riguardo, il pericolo di una speculazione astratta, ossia di una fede staccata dalla vita, riprende ora la questione di un’iniziazione concreta. Bisogna “esercitarsi nel cristianesimo” (Kierkegaard); ci vuole una radicale e radicata “introduzione” (Ratzinger-BenedettoXVI). Altrimenti non si varca la soglia che porta all’autentica fede. Eccolo scenario complessivo in cui sicollocano i paragrafi de "La porta della fede". Già i singoli elementi deltitolo sono alquanto indicativi. Questo dato emerge ancora più visibilmentese si considera anche il sottotitolo dell’opera. Sul mistero cristiano evoca una corrente della teologia novecentesca che inizia con alcuni spunti mistagogici, elaborati dopo la Grande guerra, e raggiunge il suo apice negli anni Settanta, quando Jüngel descrive, in modo sistematico,il 'Deus semper maior'. La fede cristiana colloca il credente davanti a un Dio che ha certamente i lineamentidi una persona, ma non può comunque mai essere definito del tutto da un concetto umano. La sua vitalità fresca include l’eterna prospettiva di una sempre possibile sorpresa. In questo senso, credere significa convivere con l’Assoluto, che assolve dalla fissa del calcolabile e dalla trappola dell’unilaterale. La presenza dell’Onnipotente pone un limite a ogni atteggiamento prepotente dell’uomo, nel suo intendere, ragionare e volere. Bisogna imparare a incarnare nel proprio esistere e a pensare tali coordinate. Esse guariscono e redimono davvero ogni uomo. Per promuovere questa dinamica della fede cristiana, Forte ha scelto uno stile sapienziale e meditativo. Le sue considerazioni sono caratterizzate da una grande sensibilità pastorale. Infatti, con alcune proposte per una relativa utilizzazione, l’opera si presta bene come guida per un cammino di fede, individuale o comunitario. È un ottimo strumento per favorire e accompagnare un’autentica crescita integrale. Le quattro parti della pubblicazione,rendono evidente, nel loro susseguirsi, questa dinamica pedagogica. Forte definisce la logica intrinseca del Mistero con i seguenti attributi: “professato”, “celebrato”, “vissuto” e “pregato ”. Recitando econtemplando i singoli articoli del Simbolo apostolico, il credente viene, intellettualmente, dischiuso per accogliere il Mistero. Soltanto, però, con la dovuta attenzione alla Parola di Dio e alla rilevanza coinvolgente dei sacramenti, il Mistero prende il largo nell’esistenza dell’individuo. Per dare, poi, un profilo coerente al suo agire, il credente deve ispirarsi ai comandamenti e alle beatitudini. E infine può sentirsi consolato nei vari momenti di sconforto quando pronuncia le parole del Padre nostro, dell’Ave Maria e del Gloria al Padre. In quest’ottica pluridimensionale, Forte riesce a descriverela prospettiva ultima del Mistero con tutta la sua valenza pratica e concreta. Parlarne in questi termini apre innegabilmente una porta, la porta cioè di una fede matura ed equilibrata. Chi è in cerca di un valido compagno di viaggio per prepararsi all’Anno della fede indetto da Benedetto XVI dovrebbe cogliere l’occasione che Forte offre con le sue riflessioni sul Mistero cristiano, e approfondire la propria opzione fondamentale di credente, sulle orme dei suggerimenti mirati dell’opera.

Enrico Dal Covolo, L'Osservatore Romano

Leader delle suore americane: accuse prive di fondamento. Chiesa parla a favore del feto ma tace su altrettante questioni vitali, ed è una distorsione

A molti è sembrata più di una coincidenza, ma, all’indomani dell’annunciato cambio della guardia alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, dall’americano Levada al tedesco Müller, le suore americane della LWCR, l’associazione che le rappresenta all’80% e che sta preparando l’assemblea nazionale per il mese di agosto, rompono il silenzio e accettano di parlare in merito al commissariamento. E non è un caso che la prima a parlare sia stata proprio la presidente Pat Farrel, numero due della Congregazione delle Suore Francescane di Dubuque in Iowa: nel corso di un’intervista alla National Public Radio, in uno dei programmi più seguiti. Pur ribadendo quanto già risposto ufficialmente dall’associazione alle accuse mosse dal Vaticano, “prive di fondamento” e “potenzialmente distruttive per il proseguo della loro missione”, la sua riflessione si è spinta più in là: “Ritengo che esistano questioni oggi ignorate dalla Chiesa, ma sulle quali è necessario autentico un dialogo, ma non sembra esserci in questo momento un clima favorevole”. Per suor Farrel esiste una questione fondamentale: è possibile far parte della Chiesa, ma con una mentalità di dialogo e discussione? Perché, dice, “a volte non c’è una differenza così netta bianco/nero, ma le situazioni sono molto più complesse da districare e cambiano rapidamente sotto i nostri occhi”. “La nostra speranza è quella di contribuire alla creazione di un clima di sincerità e rispetto dove la gerarchia e il resto del popolo di Dio possano sollevare questione, discuterle in un clima di sincerità e rispetto reciproco allo scopo di ricercare insieme la verità e le soluzioni. Ma il mandato che alcuni vescovi americani hanno ricevuto dalla Congregazione vaticana va in tutt’altra direzione e lascia piuttosto presumere una chiusura del dialogo”. Una delle questioni sul tappeto, su cui si è abbattuta la scure di Levada, è la dottrina in materia di sessualità, ma anche qui suor Farrel non ci sta ad essere messa dalla parte di chi la rifiuta, anzi. “Il problema è che l’insegnamento e l’interpretazione della dottrina non può rimanere statico, mentre il mondo cammina: occorre una riformulazione continua, a partire da alcuni principi di fondo. Come religiose siamo quotidianamente a contatto con le donne che vivono anche ai margini della società e le loro vite sono assai più complicate di quanto si possa immaginare. La nostra missione è quella di porci al fianco dei più poveri, ma le loro questioni, come tutte le realtà umane, sono molto meno bianco/nero di certa teoria. La gerarchia non ha il compito di passare le sue giornate fra i senzatetto, ma le religiose sì”. Ma il discorso non poteva non affrontare la loro posizione nei confronti della lotta all’aborto, giudicata da Roma, “troppo blanda”: “Ritengo che tutte le religiose abbiano sempre espresso sostegno al tema della vita, anzi tutta la nostra esistenza è 'pro-life', ma vita tutta intera. La nostra speranza è che sia così anche a livello di intervento politico, mentre ci sembra sia piuttosto una questione 'pro-feto', invece che 'pro-life' globale. Perché i diritti del nascituro sono già emblema dei diritti dei 'già nati'. Sostenere la vita, tutta la vita, significa occuparsi anche di coloro che stanno ai margini della società: i disprezzati, i malati mentali cronici, gli anziani, i carcerati, quanti sono nel braccio della morte. Noi abbiamo alzato la voce nei confronti della pena di morte, della guerra, di chi soffre la fame anche qui. La Chiesa parla a favore del feto, ma tace su altrettante questioni vitali, ed è una distorsione”. Per la cronaca c’è da segnalare che, dopo tutte le manifestazioni spontanee di sostegno alle suore e quelle più formali, come la piena adesione di tutti i superiori delle 7 Province dei Frati Minori d’America, le suore hanno registrato anche il pieno sostegno in altrettanti comunicati ufficiali dell’Ordine degli Agostiniani,i Missionari del Preziosissimo Sangue, la Congregazione dei Saveriani e l’intera Conferenza dei Superiori Maggiori, il corrispettivo maschile della LWCR.

Maria Teresa Pontara Pederiva, Vatican Insider

giovedì 19 luglio 2012

Il Vangelo sul valore del 'ristoro' cristiano. Il Magistero di Benedetto XVI: non una pace privata, ma un amore che allevia i mali del mondo

Durante il periodo estivo, molte volte Benedetto XVI ha invitato singoli e famiglie a non ridurre il periodo di ferie al solo svago della mente e del corpo. C’è anche l’anima da riposare e il senso cristiano del ristoro spirituale è tutt’altro che un invito a dimenticarsi del mondo e delle sue vicende a volte drammatiche, ma porta invece a importanti ricadute sociali. Il Papa lo spiegò bene in un Angelus di un anno fa, soffermandosi su un passo della liturgia che la Chiesa ripropone per la giornata di oggi. Uno dei più noti paradossi apparenti del Vangelo è contenuto al capitolo 11 di Matteo, quando Gesù invita chi è stanco e oppresso ad alleviare le proprie pene caricandosi sulle spalle il suo giogo “leggero”. L’abitudine all’ascolto di questa celebre frase potrebbe generare un rischio nei cristiani: ritenere quella di Gesù una frase “figurata”, bella per il gaudio dello spirito, ma distante dai propri problemi personali, dai drammi reali della gente. Un rischio ovviamente noto al Papa, che qualche anno fa obiettò: "A volte vorremmo dire a Gesù: Signore, il tuo giogo non è per niente leggero. È anzi tremendamente pesante in questo mondo. Ma guardando poi a Lui che ha portato tutto – che su di sé ha provato l’obbedienza, la debolezza, il dolore, tutto il buio, allora questi nostri lamenti si spengono. Il suo giogo è quello di amare con Lui. E più amiamo Lui, e con Lui diventiamo persone che amano, più leggero diventa per noi il suo giogo apparentemente pesante" (5 aprile 2007, Santa Messa del Crisma).
Perché in questo consiste il “giogo” di Cristo: l’amore verso gli altri. Che è un alfabeto universale di fraternità, per primo conosciuto dalla gente di Galilea o di Giudea, alle quali Cristo annunciava il Regno di Dio e subito glielo rendeva tangibile con un gesto d’amore, un pezzo di pane per un povero, un malato guarito, una morte che non lo era più. Dunque, il “ristoro” promesso a chi ha il coraggio di caricarsi quel giogo non era e non è il porto di una vaga pace cui far approdare il proprio spirito, ma un oceano di bene che può lambire le rive di tutto il pianeta, meglio e oltre la più intelligente strategia socio-umanitaria, partorita però senza questo tipo di gratuità: “Il vero rimedio alle ferite dell’umanità, sia quelle materiali, come la fame e le ingiustizie, sia quelle psicologiche e morali causate da un falso benessere, è una regola di vita basata sull’amore fraterno, che ha la sua sorgente nell’amore di Dio. Per questo bisogna abbandonare la via dell’arroganza, della violenza utilizzata per procurarsi posizioni di sempre maggiore potere, per assicurarsi il successo ad ogni costo. Soprattutto nei rapporti umani, interpersonali, sociali, la regola del rispetto e della non violenza, cioè la forza della verità contro ogni sopruso, è quella che può assicurare un futuro degno dell’uomo (Angelus, 3 luglio 2011).

Radio Vaticana