I progressisti francesi promuovono Benedetto XVI 'il rivoluzionario': le ultime decisioni del Papa sono i simboli di un rinnovamento epocale

La durata media di un Pontificato è di 7,19 anni. Papa Benedetto XVI ha appena superato questa soglia. Il countdown, invece, perché diventi il sesto Pontefice più longevo della storia è appena iniziato: mancano 162 giorni, scrive infatti Popes-and-papacy.com. Numeri importanti, sulla cui realizzabilità i cardinali che lo elessero il 19 aprile del 2005 non avrebbero probabilmente scommesso nulla. E invece Joseph Ratzinger dimostra longevità, e rimane saldamente al timone della Chiesa. La crisi di Vatileaks sembra non abbatterlo per nulla. E mentre incede coi suoi ritmi tenendosi stretto al proprio fianco il cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ecco che un po’ a sorpresa è la rivista principe del progressismo francese a elogiarlo. “Benedetto XVI il rivoluzionario”, scrive significativamente il prestigioso settimanale Témoignage Chrétien. Talmente “rivoluzionario” che “i vecchi conservatori liberali e gli spregiatori progressisti del Panzerkardinal sono posti di fronte alla loro malafede. E la Chiesa militante milita”. L’elogio è figlio delle ultime decisioni papali. Non solo “l’ultima pietra preziosa del suo scrigno”, ovvero “la nomina di mons. Gerhard Müller, discepolo del grande teologo della liberazione Gustavo Gutiérrez, a capo della più potente Congregazione romana, quella della Dottrina della Fede”. Ma anche la decisione di nominare due Santi dottori della chiesa, che Témoignage Chrétien descrive così: “Una suora che descrisse dettagliatamente la natura fisiologica dell’orgasmo femminile e un predicatore che criticava i ricchi cattolici antisemiti spagnoli”. Ovvero, Sant’Ildegarda di Bingen e San Giovanni d’Avila. “Questo vecchio Papa tedesco, teologo autore di 250 libri, continua a stupirci e a prendere di sorpresa”, sentenzia la rivista, che continua: Papa Ratzinger, “mentre con una mano cerca di ottenere, anche dolorosamente, il consenso della banda dei lefebvriani e d’imporre un’interpretazione del grande Concilio, quello del Vaticano II, con l’altra traccia delle prospettive rivoluzionarie incredibilmente ampie. Una rivoluzione nascosta, è vero. Ma di cui bisogna spiare i simboli poco appariscenti”. San Giovanni d’Avila e Sant’Ildegarda di Bingen sono “due Santi oggi universalmente riconosciuti, ma che alla loro epoca furono sottoposti ad angherie e perseguitati più di quanto si possa pensare. Della badessa benedettina tedesca del XII secolo conosciamo ora la scienza quasi universale, quella che le permise di produrre sia trattati medici che compendi musicali. Si dimentica a volte che fu di gran lunga la prima a scoprire la circolazione sanguigna e che non disdegnò di descrivere nei minimi particolari la natura fisiologica dell’orgasmo femminile, lei, la suora, la mistica sposa di Dio. Si dimentica anche talvolta che, contro il furore del suo vescovo, contrariato da una tale libertà di parola, in particolare da parte di una donna, fu un Papa a prenderla sotto la sua protezione e a permetterle di proseguire le sue eccezionali ricerche”. Anche San Giovanni d’Avila, seppure tre secoli dopo, nell’epoca della grandeur spagnola, diede la testimonianza della possibilità di quaerere Deum secondo la ragione. Scrive Témoignage Chrétien: “L’oratore immenso, che convertiva con il solo suono della sua voce sia le folle che i grandi, sia gli umili che gli intellettuali vanitosi, il San Giovanni Boccadoro occidentale che sognava di convertire le Indie di Colombo e che fu trattenuto sul suolo della penisola Iberica dalle sue ascendenze in parte ebraiche all’epoca sinistra della moda della limpieza de sangre, fu anch’egli preda dei gelosi, dei funzionari della chiesa locale, che gli intentarono dei processi per eresia. Ne uscì vittorioso e più grande, sia al suo tempo che davanti alla storia".

Paolo Rodari, Il Foglio

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