Avvocato di Paolo Gabriele: voleva essere d'aiuto al Papa, ha sbagliato in buona fede. Tra il 6 e il 7 agosto dovrebbe esserci la sentenza

L'avvocato dell'ex aiutante da camera del Papa rivela: "Gabriele non sopporta che lo chiamino 'corvo'". "Tra il 6 e il 7 agosto dovrebbe esserci la sentenza. Se, come ipotizzo, sarà di rinvio a giudizio il processo potrebbe svolgersi in autunno", anticipa al settimanale Oggi, in edicola da oggi, Carlo Fusco, avvocato e amico di Paolo Gabriele (foto), l'ex maggiordomo del Papa che dal 21 luglio è agli arresti domiciliari nella sua casa di Città del Vaticano, dove vivono la moglie, Manuela Citti, e i tre figli, una ragazza di 13 anni e due maschi, di sei e 14. La casa si trova a pochi metri dalla cella dove il maggiordomo è stato rinchiuso con l'accusa di aver sottratto e divulgato documenti riservati, reato per cui il Corvo del Papa rischia 6 anni di carcere. "La definizione è orribile. Non la sopporta. Anche alla moglie, la parola 'Corvo' dà fastidio", riferisce l'avvocato Fusco. E racconta così i 60 giorni di carcere del maggiordomo: "In cella non ha avuto nessun comportamento ossessivo o compulsivo. Ha pregato, ha partecipato alla Messa ogni domenica con la moglie, i figli, e una volta anche con i suoi genitori. In prigione è pure ingrassato. Si mangiava bene lì". E sulla moglie e i figli di Paolo Gabriele, rivela: "La moglie ha cercato di farsi forza e tutti in Vaticano le sono stati vicini. E per i ragazzi non sarà stato un periodo sereno: ma hanno reagito bene. Sono intelligenti e vivaci". Afferma l'avvocato Fusco: "Paolo voleva essere d'aiuto al Papa. Ha sbagliato in buona fede. Ma ha fatto tutto da solo. Per questo ha scritto una lettera confidenziale a Benedetto XVI. Non so se il Papa gli ha risposto. Ma so che è stata una sua idea scrivergli".

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Paolo Gabriele, il maggiordomo del Papa: non chiamatemi Corvo

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