lunedì 30 aprile 2012

VII IMF-Il Papa a Milano. Presentata l'area degli eventi finali: sarà attrezzata per oltre un milione di fedeli, con un palco grande quanto una chiesa

Un palco, grande quasi quanto una Chiesa, capace di ospitare fino a mille persone. E davanti alla struttura, uno spazio attrezzato per oltre un milione di fedeli. I lavori vanno avanti con una serrata tabella di marcia, al Parco Nord-aeroporto di Bresso (foto), per rendere tutto questo realtà in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie (dal 30 maggio al 3 giugno) alla presenza di Papa Benedetto XVI. Questa mattina all’aeroporto di Bresso, alle porte di Milano, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’area (790 mila mq), alla presenza di mons. Erminio De Scalzi, presidente della Fondazione Milano Famiglie 2012, don Bruno Marinoni, responsabile dell’area operativa della Fondazione, Giuseppe Manni, presidente del Parco Nord Milano, e il sindaco di Bresso, Fortunato Zinni. L’impegno è di quelli che vanno organizzati fin nei minimi dettagli vista la folla di persone che richiama: un milione i fedeli attesi per la Santa Messa con il Pontefice, 300mila i partecipanti previsti alla Festa delle testimonianze. E ancora: 50mila i visitatori previsti alla Fiera internazionale della famiglia e circa 2.500 gli iscritti al Congresso internazionale teologico-pastorale. Famiglie di fedeli che arrivano da lontano e che saranno ospitate da famiglie milanesi. Questa è una delle iniziative più significative e che ben riassume lo spirito dell'evento sul tema "La famiglia: il lavoro e la festa". "Sono 33mila i posti letto che sono stati messi a disposizione da 10.958 famiglie per il periodo dell’evento", ha spiegato mons. De Scalzi precisando che "l’offerta è addirittura superiore alla domanda. Il cuore dei milanesi è stato riscaldato" hanno risposto con generosità. E questo vale anche per l’offerta di volontariato. Già 5mila persone sono state reclutate. Per far vivere questa esperienza a un ampio numero di persone è stato creato il "Fondo accoglienza famiglie dal mondo" che ha raccolto già 41.420 euro. D’altra parte l’evento è di quelli memorabili vista la presenza di Benedetto XVI: da questa parti il Papa è stato solo tre volte (la prima nel 1418, e le altre due, nel 1983 e 1984). Fondamentale in questi casi la logisitica. "Dal Papa si potrà venire in treno e in tram. Venire con i mezzi pubblici sarà più facile, più veloce e più pratico", ha assicurato don Bruno Marinoni, responsabile dell’area organizzativa della Fondazione Milano Famiglie 2012. "Grazie agli accordi con Regione Lombardia, Comune di Milano, Trenord e Atm, sotto il coordinamento del Prefetto - ha annunciato don Bruno Marinoni - abbiamo sviluppato un piano che consente di privilegiare il mezzo pubblico". Tra le novità: l’apertura per l’occasione, della Metrò 5, dalla fermata Zara fino al capolinea Bignami, a ridosso dell’area, e il potenziamento delle linee M1 e M3. In particolare, le linee M1 e M3 resteranno aperte tutta la notte tra sabato 2 e domenica 3 giugno e dalle 4 di domenica mattina implementeranno il servizio. Sarà aumentata anche la frequenza delle corse delle linee tramviarie. I treni sulle dieci linee suburbane e le tre linee regionali direttamente interessate (per Asso, per Bergamo via Carnate, per Lecco via Besana) viaggeranno con orario potenziato, sabato 2 giugno e domenica 3 giugno. Sarà fortemente scoraggiato l’utilizzo dell’auto privata. Anche perchè nell’area ad alcuni chilometri dall’aeroporto sarà introdotta una zona a traffico limitato. Unica deroga sarà fatta ai pullman dei pellegrini autorizzati. Nella zona dell’aeroporto potranno parcheggiare tuttavia solo 520 autobus privati dei 4.200 previsti, scelti tra quelli che vengono da più lontano. "In questo modo stimiamo che circa tre pellegrini ogni quattro raggiungeranno l’area di Bresso con un mezzo pubblico o collettivo", ha sottolineato don Marinoni. Per le persone con disabilità è stato riservato un ingresso e un itinerario attrezzato. L’impegno come si vede è notevole e coinvolge tutti gli interessati, e in modo diretto anche i comuni del parco Nord. Dai sindaci una frecciatina al governo. È il sindaco di Bresso, Zinni a sollevare la questione: "Abbiamo scritto una lettera al governo chiedendo di poter derogare ai vincoli che le leggi ci impongono, per poter accogliere degnamente il Santo padre che è anche un capo di uno stato estero. Il governo ci ha ignorato, non abbiamo avuto alcuna risposta".

Sergio Rame, Il Giornale

Il Papa: il perdono trovi sua via nei discorsi internazionali sulla risoluzione dei conflitti, per trasformare linguaggio sterile della recriminazione

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, Mary Ann Glendon, e ai partecipanti alla XVIII Sessione Plenaria della Pontificia Accademia (27 aprile - 1° maggio 2012). Quando scrisse l'Enciclica "Pacem in terris", il mondo cominciava a temere la propria dissoluzione in enorme fungo nucleare, simbolo della perversa genialità umana, guerrafondaia e distruttiva. Giovanni XXIII decise allora di appellarsi all’intelligenza e al cuore dell’umanità, che non dimentica e anzi sa battersi per il valore universale della pace. Così, afferma Benedetto XVI nel suo Messaggio, la "Pacem in terris" divenne quella, come fu definita, “lettera aperta al mondo”, “l’accorato appello di un grande pastore, vicino alla fine della sua vita, affinché la causa della pace e della giustizia fossero vigorosamente promosse a ogni livello della società, sia in ambito nazionale che internazionale”. Tuttavia, è un fatto che la straordinaria portata di quelle pagine di 50 anni fa regga ancora il confronto con il mondo globalizzato di oggi. “La visione offerta da Papa Giovanni – sottolinea Benedetto XVI – ha ancora molto da insegnare a noi che lottiamo per affrontare le nuove sfide in favore della pace e della giustizia nell'era post-Guerra
Fredda e in mezzo al continuo proliferare degli armamenti”. Quella di “Papa Giovanni – prosegue Benedetto XVI – era ed è un invito potente” a impegnarsi in un “dialogo creativo tra la Chiesa e il mondo, tra credenti e non credenti”, sullo spirito del Vaticano II che proprio con Papa Roncalli prendeva le mosse. Un invito seguito in pieno anche da Giovanni Paolo II dopo gli attacchi terroristici del settembre 2001, che indussero Papa Wojtyla a ribadire che senza il perdono la giustizia è all’incirca un’utopia. Per questo, esorta il Papa, “il concetto di perdono ha bisogno di trovare la sua via nei discorsi internazionali sulla risoluzione dei conflitti, così da trasformare il linguaggio sterile della recriminazione reciproca che porta da nessuna parte”. Anche i recenti Sinodi sulle Chiese dell’Africa e del Medio Oriente, annota Benedetto XVI, hanno messo in evidenza che “torti e ingiustizie storiche possono essere superati solo se uomini e donne vengono ispirati da un messaggio di guarigione e di speranza, un messaggio che offre una via d'uscita dall’impasse che spesso blocca persone e nazioni in un circolo vizioso di violenza”. La "Pacem in terris", in fondo, ne è la prova: “Dal 1963 – osserva il Papa – alcuni dei conflitti che sembravano in quel frangente insolubili sono passati alla storia”. Impegniamoci allora, conclude, a lottare “per la pace e la giustizia nel mondo di oggi, fiduciosi che la nostra comune ricerca dell’ordine stabilito da Dio, di un mondo in cui è la dignità di ogni persona umana si accorda al rispetto che le è dovuto, può e potrà dare i suoi frutti”.


Radio Vaticana

Messaggio in occasione della XVIII Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali (27 aprile 2012)

Attacchi contro i cristiani in Nigeria e Kenya. Lombardi: fatti orribili ed esecrabili, non cadere nel circolo senza uscita dell'odio omicida

Domenica di sangue, ieri, per i cristiani in Africa: oltre venti morti e decine di feriti in due distinti attacchi, in Nigeria e in Kenya, mentre i fedeli si apprestavano ad assistere alle celebrazioni domenicali. A Kano, nel nord della Nigeria, è stato lanciato un vero e proprio assalto da parte di un gruppo di uomini armati all'interno dell'Università, nei pressi di un teatro utilizzato dagli studenti cristiani per le funzioni religiose. A Nairobi, invece, una granata è stata lanciata all'interno di una chiesa, che fa riferimento alla congregazione 'Casa dei miracoli di Dio', poco prima dell'inizio della funzione. Almeno un morto e oltre dieci feriti il primo parziale bilancio. Nel primo caso, quello nigeriano, si tratta di un attacco che come al solito è finalizzato ad indebolire il governo centrale di Abuja e soprattutto il presidente Jonathan Goodluck originario del Sud e di fede cristiana. E le complicità sono interne al sistema Paese, ma anche straniere, soprattutto legate al movimento al Qaeda per il Maghreb. Una strumentalizzazione, dunque, della religione per fini eversivi. Nel caso del Kenya invece si tratta di un raid perpetrato, con ogni probabilità, da terroristi al Shaabab che accusano il governo di Nairobi di aver occupato militarmente la Somalia in appoggio al governo federale di Mogadiscio. Sugli ultimi attentati in Africa, una breve dichiarazione del direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi: "I nuovi attacchi terroristici avvenuti in Nigeria - e oggi anche in Kenya - in occasione di celebrazioni religiose cristiane sono fatti orribili ed esecrabili, da condannare con la massima decisione. Bisogna essere vicini alle vittime e alle comunità che soffrono per questa odiosa violenza, che si abbatte su di loro proprio mentre celebrano pacificamente una fede che annuncia amore e pace per tutti. Bisogna continuare ad incoraggiare l’intera popolazione, aldilà delle differenze religiose, a non cedere alla tentazione di cadere nel circolo senza uscita dell’odio omicida".

Radio Vaticana

Portavoce vaticano: la difficoltà a presentare mediaticamente l'opera di un Papa della statura intellettuale di Benedetto XVI

Conferenza sul rapporto tra comunicazione e spiritualità alla Badia di Cava sabato 28 aprile con un relatore d'eccezione, padre Federico Lombardi (nella foto con Benedetto XVI), gesuita, direttore della Sala Stampa vaticana. Già direttore alla Radio Vaticana, padre Lombardi è da sempre al centro delle dinamiche di comunicazione ed è stato chiamato da Benedetto XVI ad incarnare il nuovo corso della comunicazione dopo la lunga stagione di Navarro Valls, fedele interprete dell'onnipresenza mediatica di Giovanni Paolo II. E del resto lo stile pacato e colloquiale di Lombardi è la conferma della consonanza anche di personalità con Papa Ratzinger, che ha ripristinato così la consuetudine di un responsabile gesuita della comunicazione vaticana dopo il ventennio di un laico membro numerario dell'Opus Dei. Al centro della riflessione, il nesso tra verità, autenticità e servizio nella comunicazione, con un'attenzione particolare alla dimensione anche teologica del Dio trinitario, la cui essenza è connotata proprio dalle comunicazione che le persone divine hanno di se stesse. Anche le immagini bibliche della torre di Babele e della Pentecoste, della confusione delle lingue e della comprensione tra i linguaggi, sono state usate dal relatore per contrapporre due filosofie della comunicazione presenti nel mondo dei media. Se infatti appare scontata la proposizione della verità della notizia, meno evidente è il nesso della sua autenticità, che presuppone onestà intellettuale nella presentazione della notizia, lontana da pregiudizi ideologici di sorta. Un atteggiamento questo che Lombardi riscontra nel contatto quotidiano con gli oltre quattrocento giornalisti accreditati in Vaticano, le cui caratteristiche personali sono, a detta del direttore, un campione rappresentativo dell'intera umanità. E, indubbiamente, il settore della comunicazione religiosa è quello che più di ogni altro è permeabile ai pregiudizi, specie nella realtà vaticana, la cui natura è oggetto delle più disparate interpretazioni. A tale proposito, Lombardi ha alluso alla stessa difficoltà a presentare l'opera di un Papa della statura intellettuale di Benedetto XVI, sin dalla sua produzione scientifica spesso interpretata in contrapposizione all'attività di governo della Chiesa. In questo ha voluto sottolineare come anche l'intenso studio da Papa sulla figura storica di Gesù, per cui si attente ora il terzo volume della serie, non ha mai sottratto attenzione al governo della Chiesa. Anzi appare in linea con le dichiarazioni programmatiche di governo, quando Papa Ratzinger, all'indomani della sua elezione sul trono di Pietro, annunciava al mondo dalla Cappella Sistina che suo compito era di "far risplendere non la sua luce, ma la luce di Cristo". Una precisazione che sembra voler replicare a critiche interne ed esterne alla Chiesa, documentate tra l'altro in un recente saggio, molto critico, sul Pontificato di Benedetto XVI del vaticanista Marco Politi. Al tempo stesso è la prova di difficoltà di comunicazione all'interno della stessa Chiesa, i cui apparati spesso non risultano allineati con l'indirizzo di Joseph Ratzinger su questioni liquidate frettolosamente come marginali, a partire dalla riforma della riforma liturgica con il recupero del rito tridentino quale forma straordinaria dell'unico rito romano e non solo in segno di apertura ai tradizionalisti lefebvriani. Su quest'atteggiamento di ostruzionismo degli apparati ecclesiastici Lombardi ha già avuto modo di pronunciarsi in forma ufficiale, quando, di fronte alla recente fuga di documenti per i presunti scandali negli appalti al Governatorato della Città del Vaticano, ebbe a bollare la cosa come "resistenza all'opera di trasparenza intrapresa da Benedetto XVI". Anche qui vale l'auspicio formulato da Lombardi nella conferenza di recuperare la nozione di servizio per la comunicazione, un servizio che nella dimensione religiosa è tanto più esigente perché collegato alle questioni essenziali dell'uomo che coinvolgono tutto il suo essere. Una sfida quella della comunicazione religiosa chiamata a confrontarsi nel "circo mediatico" con rappresentazioni e interpretazioni della realtà pur legittime, ma che tuttavia non esimono dalla ricerca della Verità, che è tale non per approssimazione all'indifferenza delle posizioni, ma per un suo fondamento oggettivo che interpella razionalmente la coscienza. In questo la critica alla "dittatura del relativismo" e la connessione verità - ragione, leit motiv del Pontificato di Benedetto XVI, trovano anche nelle parole di padre Federico Lombardi una traduzione per il mondo della comunicazione e dei comunicatori.

Nicola Russomando, Eolopress.it

domenica 29 aprile 2012

Ouellet: avevo ragione quando dissi che Benedetto sarebbe stato un grande Papa. Nonostante le forze in declino amministra la Chiesa nel miglior modo

Il card. Marc Ouellet (foto), 67 anni, è considerato dagli osservatori vaticani e da diversi cardinali uno dei favoriti alla successione di Benedetto XVI come prossimo Papa. È ‘papabile’ e potrebbe diventare il primo Pontefice canadese. Domenica 22 aprile, in un’intervista alla Salt and Light TV (il canale televisivo cattolico canadese) il cardinale ha risposto alle domande su tale argomento descrivendo Benedetto XVI come “un grande Papa” e ha scartato la possibilità di diventare suo successore dichiarando: “Ovviamente non mi considero a un tale livello”. Lo scorso anno egli rispose a una domanda analoga posta da un giornalista, dichiarando che “diventare Papa comporta delle responsabilità schiaccianti”. Durante l’intervista della scorsa domenica, padre Thomas Rosica, direttore di Salt and Light TV, ha chiesto al card. Ouellet che cosa risponde alle persone che gli pongono questa domanda. Con un sorriso meravigliato, egli ha replicato: “Ricordo che il giorno successivo al conclave dissi alla stampa che Papa Benedetto sarebbe stato un grande Papa, e credo che avessi ragione”. “Avevo ragione”, ha aggiunto con convinzione. “È un grande maestro della fede, un grande padre della Chiesa. Lo vedo andare avanti con coraggio, servendo e amministrando la Chiesa nel modo migliore possibile che gli consentono le sue forze in declino”. “Quindi non mi considero assolutamente a un tale livello, poiché so bene quante responsabilità comporta tutto ciò. D’altra parte, credo che lo Spirito Santo aiuterà i cardinali a compiere la scelta giusta per la guida della Chiesa, della Chiesa Cattolica, in futuro”, ha dichiarato. L’intervista televisiva ha rivelato un uomo con considerevoli qualità spirituali, umane e intellettuali e con ottime doti comunicative, offrendo così un’ulteriore conferma al fatto che questo cardinale amichevole e poliglotta, che ha trascorso diversi anni in America Latina, sia certamente un buon candidato. La delicata domanda è giunta al termine di un’intervista durata 25 minuti, durante la quale padre Rosica gli ha posto domande sugli aspetti più importanti della sua vita dal 2002, quando Giovanni Paolo II lo nominò arcivescovo di Quebec, al suo attuale ruolo di prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, che ricopre dal 2010. Rispondendo alle domande, il card. Ouellet ha rivelato che al suo arrivo in Quebec “non aveva un piano” e “nemmeno esperienza” come vescovo diocesano. Tuttavia, egli cercò “di obbedire ogni giorno all’ispirazione dello Spirito”. La gente lo accolse e collaborò con lui, anche se ha confessato che “il rapporto con il clero era buono, ma non sempre facile” e che esisteva qualche disaccordo con la collettività. Ha affermato di aver identificato le sue priorità in Quebec: “Rafforzare le famiglie, incoraggiare le vocazioni e comunicare con i giovani”. Decise di dar loro priorità poiché la secolarizzazione era “più radicale” nella provincia del Quebec rispetto a qualunque altro posto in Canada e desiderava “aiutare i giovani affinché trovassero il significato religioso della vita”. Li coinvolse anche nel Congresso Eucaristico Internazionale in Quebec, a giugno 2008, durante il quale l’ordinazione di dodici nuovi preti trasmise il forte messaggio che “senza i preti non è possibile l’Eucarestia”. Nel tentativo “di incoraggiare la nuova evangelizzazione”, egli ha dichiarato di aver sentito la necessità di “nuove esperienze di fede” e di essersi così rivolto ai nuovi movimenti e alle nuove comunità, invitando in Quebec i Missionari della Carità, la Comunità dell’Emmanuele e una comunità proveniente dal Canada occidentale impegnata nell’apostolato universitario. “Portarono una ventata di aria fresca e molto entusiasmo” e “produssero un risultato davvero buono”, ha affermato. Ha ricordato come Benedetto XVI lo scelse come relatore generale (capo coordinatore) per il Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio dell’ottobre 2008 e ha affermato che “fu la sfida intellettuale più grande della mia vita”. Inoltre, non può dimenticare “la straordinaria unità” prevalsa durante il Sinodo, che vide “una reale esperienza di Cristo” e “che lasciammo con un nuovo spirito di missione”. Il 30 giugno 2010, Papa Benedetto nominò Ouellet prefetto della Congregazione per i vescovi. Nell’intervista televisiva, il cardinale ha chiarito il suo ruolo nell’organizzazione della nomina dei vescovi, descrivendo in dettaglio l’intero processo di selezione dalla consultazione popolare al ruolo di nunzio, e le importanti discussioni sui candidati durante le sessioni plenarie quindicinali della Congregazione. Egli ha dichiarato di comunicare ogni settimana i risultati delle sessioni plenarie al Papa e di intrattenere il giorno seguente un’udienza privata con Benedetto XVI per discutere gli esiti e ricevere il suo giudizio. Questi incontri settimanali sono “molto intensi e fruttuosi” e “per me rappresentano una grande esperienza spirituale” ha affermato. Come già avvenuto in una precedente intervista al quotidiano cattolico Avvenire, il cardinale ha nuovamente espresso il suo stupore poiché sono in molti a declinare la nomina di vescovo. Alcuni lo fanno per “ragioni di coscienza”, altri perché la considerano una carica “difficile” e “temono le tensioni della guida episcopale”. Egli ha inoltre parlato del suo ruolo di presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, luogo in cui vive circa il 50% della popolazione cattolica mondiale. Egli ha rivelato che la commissione fu inizialmente istituita per inviare i missionari dall’Europa all’America Latina, ma che oggi il flusso missionario si è invertito. La Commissione ora si concentra sul finanziamento di progetti per l’evangelizzazione, di seminari, ecc. e si occupa di rendere note in Vaticano le preoccupazioni che riguardano l'America Latina. Ouellet ha inoltre commentato la funzione penitenziale che ha presieduto nella chiesa gesuita a Roma lo scorso febbraio. L'evento aveva lo scopo di chiedere indulgenza a Dio e perdono alle vittime degli abusi per i torti inflitti dal clero nei confronti dei minori e per le mancate azioni intraprese dai vescovi e dalle autorità della Chiesa per fermare e impedire tutto ciò. La funzione è stata “importante dal punto di vista simbolico, poiché è avvenuta nell’ambito della conferenza sull’abuso dei minori che ha avuto luogo presso la Pontificia Università Gregoriana” ha affermato. “È stato un messaggio per tutta la Chiesa” e “rappresenta un impegno per impedire che tali episodi si ripetano in futuro”.

Gerard O’Connell, Vatican Insider

VII IMF-Il Papa a Milano. Card. Scola: un'occasione unica e preziosa. La presenza di Benedetto XVI una chiara espressione di attenzione e affetto

A un mese dal VII Incontro Mondiale delle Famiglie il card. Angelo Scola (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Milano, indirizza una lettera a tutti i fedeli della diocesi "per richiamare ancora una volta il significato di questo decisivo evento ecclesiale". L’arcivescovo sottolinea come l’Incontro è "per tutti noi un’occasione unica e preziosa per riconoscere e rendere una chiara testimonianza del valore ecclesiale e sociale della famiglia". Specifica poi che la presenza del Papa "è una chiara espressione di attenzione e affetto per la nostra diocesi e per tutta la società civile della città e del territorio". Esortando ad accogliere Benedetto XVI "come il Successore di Pietro, riscoprendo il senso autentico del ministero del Papa nella Chiesa di Dio", il cardinale precisa l’importanza "che ciascuno di noi intervenga di persona soprattutto partecipando alla celebrazione dell’Eucaristia del 3 giugno presso l’aeroporto di Bresso". La lettera contiene poi una serie di indicazioni operative "a tutte le comunità cristiane della diocesi": la disposizione che in tutto il territorio ambrosiano non vengano celebrate Sante Messe nella mattinata del 3 giugno, l'invito a intensificare la preghiera personale e comunitaria (soprattutto attraverso il Santo Rosario) e l'auspicio che due rappresentanti di ogni parrocchia e aggregazione di fedeli partecipino al Congresso Teologico-Pastorale (30 maggio - 1 giugno). L’arcivescovo conclude ringraziando quanti "sostengono personalmente l’Incontro Mondiale e, con intelligenza e generosità, lo stanno rendendo possibile. Mi riferisco in particolare ai membri e ai collaboratori della Fondazione Milano Family 2012, alle parrocchie e alle aggregazioni dei fedeli e tutti coloro che si sono resi disponibili nelle diverse forme di volontariato".

Incroci News

La lettera

Ciccio, il gatto nero amico di Benedetto XVI. Frequenta i giardini vaticani dove il Papa passeggia e prega, da lui è considerato uno di famiglia

Joseph Ratzinger non ha mai avuto un gatto. Non ce l’aveva quando da cardinale prefetto dell’ex Sant’Uffizio abitava in piazza della Città Leonina, a ridosso delle mura leonine. E non ce l’ha nemmeno oggi che, per volere del Collegio cardinalizio che lo ha eletto al soglio di Pietro nell’ormai lontano 19 aprile del 2005, abita le stanze del terzo piano del Palazzo Apostolico. Che non abbia un gatto non significa tuttavia che non li ami. Lo sanno bene i suoi collaboratori e lo sanno soprattutto i responsabili per la Tutela della fauna del Vaticano, il prof. Klaus Friedrich e Giulia Artizzu i quali, sotto la supervisione del numero due del Governatorato, mons. Giuseppe Sciacca, hanno allestito nei giardini vaticani una cassetta per il ricovero di un gatto speciale: Ciccio, noto oltre il Tevere come "il gatto del Museo". "Si tratta di un gattone nero molto socievole e sicuro del proprio fascino" scrive la Artizzu in "All’ombra del cupolone", un foglio informale distribuito tra i dipendenti del Governatorato. Ciccio è conosciuto da tutti gli abituali frequentatori dei giardini, anche da Papa Benedetto XVI che il pomeriggio, prima di ritirarsi per la preghiera dei vesperi, ama passeggiare fino alla grotta dedicata alla Madonna della Guardia, in cima ai giardini, recitando con il suo segretario particolare la preghiera del rosario. Beninteso, di gatti nei giardini Papa Ratzinger ne incrocia parecchi: il polmone verde che si apre dietro la Basilica di San Pietro ha da sempre una fauna variegata, dai pappagalli ai colibrì fino alle raganelle, senza dimenticare tritoni e orbettini, ma sembra che soltanto Ciccio sia riuscito a entrare nel cuore degli abitanti del Vaticano tanto che di fatto è riuscito a farsi adottare. Appena Papa Ratzinger venne eletto Pontefice, fu il card. Tarcisio Bertone, allora ancora arcivescovo di Genova ma per anni numero due della Congregazione per la Dottrina della Fede, a svelare in un’intervista rilasciata a Famiglia Cristiana l’amore di Joseph Ratzinger per i gatti. Disse: "Ratzinger ai tempi dell’ex Sant’Uffizio parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese; portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione". Furono queste parole ad alimentare quella che si è poi rivelata essere soltanto una leggenda: come Paolo VI che una volta eletto portò in Vaticano il suo bel gattone, come Pio XII che portò nel Palazzo Apostolico i suoi due cardellini, anche Benedetto XVI secondo la vulgata doveva aver portato al terzo piano del palazzo il suo amato gatto. Nessun gatto nell’Appartamento, dunque, seppure la passione del Pontefice per i gatti sia reale: fonti vaticane rivelano che, nelle settimane che hanno preceduto l’elezione, Papa Ratzinger avrebbe offerto un gatto in dono a un amico cardinale un po’ giù di morale. Nelle ore che sono seguite all’elezione si scatenò anche una caccia ai felini tanto cari al nuovo Pontefice. Venne immortalato un bel soriano di nome Chico che accese le fantasie di molti quotidiani internazionali. "Di gatti ne abbiamo due, ma sono di porcellana", tagliò però corto Ingrid Stampa, per anni fedele "governante" di Joseph Ratzinger e oggi officiale della Segreteria di Stato addetta ai testi del Pontefice in lingua tedesca. Era lei che dopo i pasti del cardinale scendeva a Borgo Pio per distribuire ai felini gli avanzi. Recentemente sul Papa e i gatti ha detto la sua il segretario in seconda dell’Appartamento, il maltese don Alfred Xuereb. 53 anni, lavora accanto al Papa dal 2007. Don Xuereb si è recato recentemente in una parrocchia di Nichelino: una toccata e fuga, per ricordare il quinto anniversario della morte del suo amico e conterraneo don Joe Galea. Qui ha parlato dei suoi giorni accanto a Benedetto XVI e soprattutto di quel gatto che il Papa non ha mai avuto. Ha detto: "Intanto non è vero che in casa abbiamo un gatto, anche se Papa Benedetto ama molto gli animali. Si narra che da cardinale ogni tanto si fermasse per strada per rivolgersi a qualche gatto. Qualcuno chiedeva: Scusi eminenza, ai gatti parla in tedesco o in italiano? 'Loro non capiscono le lingue, ma il tono di voce sì', obiettava lui. Senz’altro il Papa è appassionato di musica; è un eccellente pianista. Qualche volta dopo cena sentiamo che suona il pianoforte. E poi sicuramente ci sono i libri: il suo studio ne è pieno. È uno studio arredato in modo molto semplice; gli scaffali e la scrivania sono gli stessi di quando era professore all’università di Tubinga". Insomma, nessun gatto nell’Appartamento seppure da pochi giorni un gatto abiti i giardini del Papa: Ciccio, il "gatto del Museo", per lui un piccolo appartamento in uno dei luoghi più esclusivi del mondo.

Paolo Rodari, Il Giornale.it

Benedetto XVI: il Beato Giuseppe Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà, un messaggio di grande attualità

Dopo la recita della preghiera del Regina Caeli, il Papa ha rivolto "un saluto speciale ai pellegrini riuniti nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, dove stamani è stato proclamato Beato Giuseppe Toniolo". "Vissuto tra il XIX e il XX secolo - ha ricordato Benedetto XVI - fu sposo e padre di sette figli, professore universitario ed educatore dei giovani, economista e sociologo, appassionato servitore della comunione nella Chiesa. Attuò gli insegnamenti dell'Enciclica 'Rerum novarum' del Papa Leone XIII; promosse l'Azione Cattolica, l'università Cattolica del Sacro Cuore, le Settimane sociali dei cattolici italiani e un Istituto di diritto internazionale della pace. Il suo messaggio - ha proseguito Papa Ratzinger - è di grande attualità, specialmente in questo tempo: il Beato Toniolo indica la via del primato della persona umana e della solidarietà. Egli scriveva: 'Al di sopra degli stessi legittimi beni ed interessi delle singole nazioni e degli Stati, vi è una nota inscindibile che tutti li coordina ad unità, vale a dire il dovere della solidarietà umana'". Il Papa ha ricordato poi il sacerdote Pierre–Adrien Toulorge, sacerdote vissuto nella seconda metà del ‘700, ‘martire della verità’, beatificato oggi a Coutances in Francia: " Rendiamo grazie a Dio per questo luminoso 'martire della verità'". Infine un saluto ai partecipanti all’Incontro europeo degli studenti universitari, organizzato dalla diocesi di Roma nel primo anniversario della Beatificazione di Giovanni Paolo II: “Cari giovani, proseguite con fiducia nel cammino della nuova evangelizzazione nelle Università. Domani sera mi unirò spiritualmente a voi, per la veglia che avrà luogo a Tor Vergata, presso la grande Croce della Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. Grazie della vostra presenza!”.

TMNews, Radio Vaticana, SIR

Il Papa: la Chiesa sia come un giardino irrigato in cui possano germogliare e maturare tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza

Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana per l’Ordinazione presbiterale a 9 diaconi, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare il Regina Cæli con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro per il consueto appuntamento domenicale. Il Papa ha chiesto di stringersi "spiritualmente intorno a questi sacerdoti novelli e preghiamo perché accolgano pienamente la grazia del Sacramento che li ha conformati a Gesù Sacerdote e Pastore. E preghiamo perché tutti i giovani siano attenti alla voce di Dio che interiormente parla al loro cuore e li chiama a distaccarsi da tutto per servire Lui", ha detto, ricordando l'odierna 49° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. Il Signore "chiama sempre, ma tante volte noi non ascoltiamo. Siamo distratti da molte cose, da altre voci più superficiali; e poi abbiamo paura di ascoltare la voce del Signore, perché pensiamo che possa toglierci la nostra libertà". "In realtà - ha proseguito Benedetto XVI - ognuno di noi è frutto dell'amore: certamente, l'amore dei genitori, ma, più profondamente, l'amore di Dio. Dice la Bibbia: se anche tua madre non ti volesse, io ti voglio, perché ti conosco e ti amo. Nel momento in cui mi rendo conto di questo, la mia vita cambia: diventa una risposta a questo amore, più grande di ogni altro, e così si realizza pienamente la mia libertà". "I giovani che oggi ho consacrato sacerdoti - ha detto - non sono differenti dagli altri giovani, ma sono stati toccati profondamente dalla bellezza dell'amore di Dio, e non hanno potuto fare a meno di rispondere con tutta la loro vita. Come hanno incontrato l'amore di Dio? L'hanno incontrato in Gesù Cristo: nel suo Vangelo, nell'Eucaristia e nella comunità della Chiesa. Nella Chiesa si scopre che la vita di ogni uomo è una storia d'amore. Ce lo mostra chiaramente la Sacra Scrittura, e ce lo conferma la testimonianza dei Santi". “Cari amici, preghiamo per la Chiesa, per ogni comunità locale, perché sia come un giardino irrigato in cui possano germogliare e maturare tutti i semi di vocazione che Dio sparge in abbondanza”, "perchè dappertutto si coltivi questo giardino, nella gioia di sentirsi tutti chiamati, nella varietà dei doni". "In particolare - ha aggiunto - le famiglie siano il primo ambiente in cui si 'respira' l'amore di Dio, che dà forza interiore anche in mezzo alle difficoltà e le prove della vita. Chi vive in famiglia l'esperienza dell'amore di Dio, riceve un dono inestimabile, che porta frutto a suo tempo".

AsiaNews, TMNews

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DEL REGINA CÆLI

Il Papa: il sacerdote è chiamato a vivere in se stesso ciò che ha sperimentato Gesù, e alla fine riassumere tutto nel gesto supremo del 'dare la vita'

Nella mattina di oggi, IV Domenica di Pasqua, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Santa Messa nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione presbiterale a 9 diaconi provenienti dai seminari diocesani romani. Otto sono diventati sacerdoti per la diocesi di Roma, uno, formatosi nell’Almo Collegio Capranica, è stato ordinato per la diocesi di Bui Chu (Viêt Nam). Hanno concelebrato con il Papa il card. Agostino Vallini, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, mons. Filippo Iannone, vicegerente, i vescovi Ausiliari, i superiori dei seminari interessati (Pontifico Seminario Romano Maggiore, Almo Collegio Capranica e Collegio Diocesano Redemptoris Mater) e i parroci degli ordinandi.
La figura del Buon Pastore, ha detto il Papa nella omelia, “acquista la sua piena verità e chiarezza sul volto di Cristo, nella luce del Mistero della sua morte e risurrezione. Da questa ricchezza anche voi, cari Ordinandi, potrete sempre attingere, ogni giorno della vostra vita, e così il vostro sacerdozio sarà continuamente rinnovato”. Nell'odierno brano evangelico "siamo immediatamente condotti al centro, al culmine della rivelazione di Dio come pastore del suo popolo; questo centro e culmine è Gesù, precisamente Gesù che muore sulla croce e risorge dal sepolcro il terzo giorno, risorge con tutta la sua umanità, e in questo modo coinvolge noi, ogni uomo, nel suo passaggio dalla morte alla vita". La Pasqua di Cristo, ha proseguito, "in cui si realizza pienamente e definitivamente l’opera pastorale di Dio, è un avvenimento sacrificale: perciò il Buon Pastore e il Sommo Sacerdote coincidono nella persona di Gesù che ha dato la vita per noi". Commentando la prima lettura, Benedetto XVI ha sottolineato che "Gesù ha vissuto proprio questa esperienza: di essere scartato dai capi del suo popolo e riabilitato da Dio, posto a fondamento di un nuovo tempio, di un nuovo popolo che darà lode al Signore con frutti di giustizia". La seconda Lettura "ci parla invece del frutto della Pasqua di Cristo: il nostro essere diventati figli di Dio. Nelle parole di Giovanni si sente ancora tutto lo stupore per questo dono: non soltanto siamo chiamati figli di Dio, ma 'lo siamo realmente'. "La condizione filiale dell’uomo - ha affermato il Pontefice - è il frutto dell’opera salvifica di Gesù: con la sua incarnazione, con la sua morte e risurrezione e con il dono dello Spirito Santo Egli ha inserito l’uomo dentro una relazione nuova con Dio, la sua stessa relazione con il Padre". “'Il buon pastore dà la propria vita per le pecore'. Gesù insiste su questa caratteristica essenziale del vero pastore che è Lui stesso: quella del ‘dare la propria vita’”. Il donare la vita è “chiaramente il tratto qualificante del pastore così come Gesù lo interpreta in prima persona, secondo la volontà del Padre che lo ha mandato – ha chiarito il Papa -. La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita”. In questa prospettiva, ha precisato il Pontefice, “orientano le formule del rito dell’Ordinazione dei presbiteri, che stiamo celebrando. Ad esempio, tra le domande che riguardano gli ‘impegni degli eletti’, l’ultima, che ha un carattere culminante e in qualche modo sintetico, dice così: ‘Volete essere sempre più strettamente uniti a Cristo Sommo Sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?’”. Il sacerdote è infatti, ha sottolineato il Santo Padre, “colui che viene inserito in un modo singolare nel mistero del sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al sacramento dell’Ordine, chiede di diventare ‘sempre più stretta’ per la generosa corrispondenza del sacerdote stesso”. Per questo, ha detto Benedetto XVI rivolgendosi agli ordinandi, “tra poco voi risponderete a questa domanda dicendo: ‘Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio’”. Successivamente, nei riti esplicativi, ha affermato il Papa, “risalta con forza che, per il sacerdote, celebrare ogni giorno la Santa Messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere una missione che coinvolge interamente e profondamente l’esistenza, in comunione con Cristo risorto che, nella sua Chiesa, continua ad attuare il Sacrificio redentore”. “Questa dimensione eucaristica-sacrificale – ha spiegato il Pontefice - è inseparabile da quella pastorale e ne costituisce il nucleo di verità e di forza salvifica, da cui dipende l’efficacia di ogni attività. Naturalmente non parliamo della efficacia soltanto sul piano psicologico o sociale, ma della fecondità vitale della presenza di Dio al livello umano profondo”. In realtà, “la stessa predicazione, le opere, i gesti di vario genere che la Chiesa compie con le sue molteplici iniziative, perderebbero la loro fecondità salvifica se venisse meno la celebrazione del sacrificio di Cristo”. E questa “è affidata ai sacerdoti ordinati”. In effetti, “il presbitero è chiamato a vivere in se stesso ciò che ha sperimentato Gesù in prima persona, cioè a darsi pienamente alla predicazione e alla guarigione dell’uomo da ogni male del corpo e dello spirito, e poi, alla fine, riassumere tutto nel gesto supremo del ‘dare la vita’ per gli uomini, gesto che trova la sua espressione sacramentale nell’Eucaristia, memoriale perpetuo della Pasqua di Gesù”. Dunque, “è solo attraverso questa ‘porta’ del sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa ‘via santa’ che possono compiere l’esodo che li conduce alla ‘terra promessa’ della vera libertà, ai ‘pascoli erbosi’ della pace e della gioia senza fine”. “Cari ordinandi – è stato l’auspicio del Santo Padre -, questa Parola di Dio illumini tutta la vostra vita. E quando il peso della croce si farà più pesante, sappiate che quella è l’ora più preziosa, per voi e per le persone a voi affidate: rinnovando con fede e con amore il vostro ‘sì, con l’aiuto di Dio lo voglio’, voi coopererete con Cristo, Sommo Sacerdote e Buon Pastore, a pascere le sue pecorelle – magari quella sola che si era smarrita, ma per la quale si fa grande festa in Cielo!”. “La Vergine Maria, Salus Populi Romani, vegli sempre su ciascuno di voi e sul vostro cammino”, ha concluso.

Korazym.org, SIR

SANTA MESSA CON ORDINAZIONI PRESBITERALI - il testo integrale dell'omelia del Papa

Il Papa: offrire il servizio di una presenza generosa, di una testimonianza coraggiosa e di un valido contributo alla nuova evangelizzazione

“In ciascuno risuoni forte e chiara la voce dello Spirito Santo che grida 'Gesù è il Signore', così da poter offrire nelle rispettive comunità diocesane e parrocchiali e negli ambienti di vita il servizio di una presenza generosa, di una testimonianza coraggiosa e di un valido contributo alla nuova evangelizzazione”. E’ l’augurio che il Papa rivolge “a tutti i numerosi convenuti” in occasione della 35° Convocazione Nazionale dei gruppi e delle comunità del Rinnovamento nello Spirito Santo, a 40 anni dagli inizi del Movimento in Italia, in un messaggio a firma del cardinale Segretario di Stato vaticano, Tarcisio Bertone. Nel testo, indirizzato al presidente del Rinnovamento nello Spirito, Salvatore Martinez (foto), Benedetto XVI assicura la sua vicinanza spirituale e “mentre invoca a tal fine la celeste intercessione della Beata Vergine Maria”, invia a tutti i partecipanti la sua benedizione apostolica. Il Pontefice ha anche concesso l’indulgenza plenaria ai partecipanti alla Convocazione. Questo pomeriggio, inoltre, il card. Bertone interverrà all’incontro del Rinnovamento nello Spirito per presiedere la concelebrazione eucaristica. Alla vigilia della Convocazione Nazionale dei Gruppi e delle Comunità, il presidente nazionale del e il Comitato Nazionale di Servizio hanno accolto la gioiosa notizia dell’udienza speciale concessa da Benedetto XVI al Rinnovamento nello Spirito in occasione del 40° anniversario della nascita del Rinnovamento in Italia. L’udienza si svolgerà sabato 26 maggio in Piazza San Pietro, dalle 8.00 (apertura dei varchi) alle 12.30 (congedo). Un “dono nel dono” sarà la presenza del card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale italiana, che presiederà la Celebrazione eucaristica prima dell’arrivo del Santo Padre.

Radio Vaticana, Rinnovamento nello Spirito

'Gesù di Nazaret - Secondo volume'. Il 2 maggio all'Università di Napoli la presentazione di uno dei fenomeni editoriali e culturali più significativi

Mercoledì 2 maggio alle 16.30 presso l’Aula Pessina della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Federico II di Napoli), sarà presentato il libro di Joseph Ratzinger-Benedetto XVI, "Gesù di Nazaret. Dall’Ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione", edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Il ciclo “Gesù di Nazaret all’Università” è promosso dalla Libreria Editrice Vaticana in cooperazione con il Progetto Culturale della Chiesa Italiana e con gli Atenei coinvolti. L’iniziativa ha sino ad oggi toccato l’Aula Magna di sei Università italiane: Urbino, Messina, Parma, Sassari, Torino e Chieti, e il 7 maggio sarà la volta di Trieste. Ha visto la partecipazione di grandi nomi della cultura cattolica e laica italiana, suscitando ovunque vivo successo di pubblico e grande interesse nei media. In un solo anno "Gesù di Nazaret. Dall’Ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione" ha venduto più di 400.000 copie solo in Italia e più di un milione a livello mondiale, e rappresenta uno dei fenomeni editoriali e culturali più significativi dei nostri giorni. La specificità del volume non sta solo nei numeri, ma anzitutto nel fatto che rappresenta il coronamento dell’attività intellettuale di un uomo il cui mondo, per lunghi anni, è stato proprio l’Università. Appare così naturale presentare l’opera in un ambiente universitario di prestigio come l’Ateneo napoletano, in un dialogo scientifico, franco e propositivo fra posizioni anche molto diverse fra loro. La riflessione in ambito universitario attorno al Gesù di Benedetto XVI è infatti un’occasione per ribadire l’amicizia tra fede e ragione, e dunque per favorire quegli scambi ed incontri fra la cultura laica e cultura religiosa che hanno da sempre trovato un fertile terreno proprio nelle aule universitarie. È anche l’occasione per raccogliere e rilanciare, da parte dei grandi centri del sapere, l’appello a non escludere la fede dall’orizzonte della ragione, per riconoscere come nel fatto religioso si ritrovi un autentico tema universitario che può essere affrontato in sede di approfondimento scientifico, ma anche nel più vasto mondo culturale nella prospettiva della necessità di un approfondimento dei valori fondanti della società e della convivenza civile. Il programma si apre con i saluti del rettore dell’Università di Napoli Massimo Marrelli, del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe, del presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali Mario Rusciano e del direttore della Libreria Editrice Vaticana don Giuseppe Costa. I professori Angelo Abignente, Franco Amarelli, Aurelio Cernigliaro, Carmine Donisi, Antonio Palma, Massimo Villone e Patrick Valdrini dialogheranno con il card. Francesco Coccopalmerio, presidende del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, sul libro del Papa. Concluderà Lucio De Giovanni, preside della Facoltà di Giurisprudenza.

Campania Notizie.com

sabato 28 aprile 2012

L’intervento del Papa sull'uso di 'per molti' invece che 'per tutti' durante la consacrazione chiude una disputa sotterranea che ha diviso i vescovi

Una volta tanto, Benedetto XVI ha voluto parlare in tedesco affinché il messaggio arrivasse chiaro e distinto a tutti, italiani compresi. La lettera firmata il 14 aprile scorso per i vescovi suoi connazionali affronta in maniera articolata la vicenda delle formule post-conciliari di consacrazione del vino durante le celebrazioni eucaristiche. Un intervento deciso per ribadire le indicazioni già espresse in merito dalla Sede Apostolica all’inizio del Pontificato ratzingeriano, che finora avevano trovato scarsa ricezione da parte di episcopati, come quello italiano, solitamente solleciti nell’allinearsi ai suggerimenti pastorali e liturgici , inviati da Oltretevere. Al centro della questione c’è la formula usata durante la preghiera eucaristica per consacrare il vino, così che diventi il sangue di Cristo. Il Rito Romano in latino, rifacendosi al racconto d’istituzione dell’Eucaristia riportato nell’originale in greco dei Vangeli sinottici, ha usato fin dai primi secoli le parole lì attribuite a Cristo stesso per dire che il suo sangue era stato versato "per molti" ("pro multis", corrispondente al greco pollòn). Nelle versioni in lingua corrente del Messale latino predisposte dopo il Concilio, il "pro multis" è stato tradotto con l’espressione "per tutti". Fino a quando, nel 2006, la Congregazione per il Culto Divino, con una lettera firmata dall’allora cardinale prefetto Francis Arinze, ha tentato di revocare tale slittamento lessicale, dando disposizione a tutte le Conferenze Episcopali nazionali di ripristinare nelle nuove edizioni dei Messali in via di revisione una traduzione della formula di consacrazione che fosse corrispondente alle parole latine "pro multis". Da allora, in molti casi, l’adeguamento richiesto dalla Santa Sede è proceduto lento pede e in ordine sparso, man mano che venivano approvate le nuove versioni del Messale Romano nelle diverse lingue correnti. La più lesta è stata la Chiesa che è in Ungheria, dove la correzione richiesta nella formula di consacrazione del calice è entrata in vigore già dalla Pentecoste del 2009. A seguire, sono arrivate alcune Chiese latinoamericane (Cile, Argentina, Paraguay, Uruguay, Bolivia), dopo l’approvazione della versione castigliana del Messale Romano da esse predisposta. In Argentina il passaggio dal "por todos" al "por muchos" è avvenuto la prima domenica di Quaresima 2010, mentre in Cile era già stato realizzato nella prima domenica d’Avvento 2009. Nelle Chiese anglofone, l’approvazione vaticana della versione inglese del Messale Romano, dopo un percorso lungo e travagliato, è avvenuta soltanto un anno fa, e il nuovo Messale con "for many" al posto di "for all" è entrato in uso solo nell’Avvento del 2011. Il caso italiano fa storia a sé. La questione del "pro multis" è stata messa ai voti durante l'Assemblea plenaria della Conferenza Episcopale tenuta ad Assisi nel novembre del 2010. E secondo i dati filtrati anche sul sito curato dal vaticanista Sandro Magister, su 187 votanti ci sono stati 171 voti a favore del mantenimento del "per tutti". Una riluttanza al cambiamento richiesto che in precedenza si era già manifestata al livello delle Conferenze Episcopali regionali. Differenti sensibilità sull’argomento si sono manifestate in tempi recenti anche nel Collegio cardinalizio. Uno dei supporter storici dell’adeguamento dei Messali nazionali al "pro multis" latino è il cardinale singalese Malcolm Ranijth Patabendige Don. L’attuale arcivescovo di Colombo sosteneva con decisione la prospettiva del ritorno al "per molti" già negli anni in cui era a Roma in qualità di segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Secondo il porporato, il ritorno alla formula del "per molti" al posto del "per tutti" rappresenta anche un richiamo opportuno "alla serietà della vocazione cristiana", in una situazione in cui a suo giudizio "è molto presente un ottimismo esagerato nella salvezza che fa giungere al Paradiso tutti quanti senza richiedere il dono della fede e lo sforzo della conversione". Invece il cardinale gesuita, Albert Vanhoye in un’intervista rilasciata a 30Giorni della primavera del 2010, ha espresso una posizione più articolata. Secondo l’insigne biblista, la traduzione del "pro multis" in "per tutti" adottata da molte Chiese nel post-Concilio poggiava su ragioni esegetiche per nulla irrilevanti. Partendo dal fatto che Gesù parlava in aramaico, e non in greco o in latino. "In italiano - notava in quell’intervista il rettore emerito del Pontificio Istituto biblico - molti si contrappone implicitamente a tutti. Se si dice che molti alunni sono stati promossi all’esame, vuol dire che non tutti sono stati promossi. Invece in ebraico non c’è questa connotazione dialettica. La parola 'rabim' significa soltanto che c’è un grande numero. Senza specificare se questo grande numero corrisponde o non corrisponde a tutti". Secondo Vanhoye "è chiaro che l’intenzione di Gesù nell’Ultima Cena non è stata rivolta a un certo gruppo determinato, anche se numeroso, di individui. La sua intenzione è stata universale. Gesù vuole la salvezza di tutti". In realtà, l’indicazione di tornare a traduzioni più letterali del "pro multis" usato dalla edizione in latino del Messale romano, in accordo, su questo punto, con la gran parte delle anafore in uso preso le Chiese d’Oriente, non può essere liquidata come letteralismo o fissismo liturgico. E non intende di per sé ridurre la portata universale delle promesse di Cristo. Già la lettera firmata nel 2006 dal card. Arinze respingeva categoricamente le insinuazioni di quanti negli ultimi anni hanno perfino sollevato dubbi sulla validità delle Messe celebrate usando la formula "per tutti". Secondo quanto scritto dal cardinale nigeriano, l’espressione "per molti" è da preferirsi perché "mentre rimane aperta ad includere ogni singola persona umana, rispecchia anche il fatto che questa salvezza non è compiuta quasi in maniera meccanica, senza il proprio volere o partecipazione". È questo il nucleo teologico e pastorale che ha spinto Benedetto XVI a un intervento diretto, rivolto ai vescovi tedeschi, ma non solo a loro, per vincere le perduranti ritrosie al passaggio dal "per tutti" al "per molti". Nella sua lettera, il Papa ha elencato egli stesso le obiezioni al cambiamento richiesto ("Cristo non è morto per tutti? La Chiesa ha cambiato il suo insegnamento? E' capace di farlo e può farlo? Si tratta di una reazione che vuole distruggere l'eredità del Concilio?") negando per esse ogni fondamento. A Papa Ratzinger, da sempre, sta a cuore soprattutto suggerire la gratuità della salvezza portata da Gesù. Fin da quando era giovane teologo, ha sempre diffidato delle formule teologiche che interpretano la storia della salvezza in chiave determinista, come un meccanismo obbligante a cui tutti sono sottomessi, che lo vogliano o meno. Anche da prefetto dell’ex Sant’Uffizio ha manifestato la sua costante allergia per le teologie secondo cui la grazia è data “a priori” a tutti gli uomini. Un apriorismo che secondo lui sfigura la dinamica gratuita e storica della redenzione operata da Cristo, toglie tutto il gusto dell’avventura cristiana e contiene il rischio di un imperialismo religioso ed etico nei confronti dei non cristiani. Per questo, già molto prima di diventare Papa, lui sottolineava l’urgenza di cogliere nella formula di consacrazione l’intenzione autentica di Cristo. Come ha scritto in un suo saggio del 2001, "se c’è l’una o l’altra formula ['per tutti” o “per molti'], in ogni caso dobbiamo ascoltare la totalità del messaggio: che il Signore ama davvero tutti ed è morto per tutti. E l’altra cosa: che egli non spinge in disparte la nostra libertà in una magia divertita, bensì ci lascia dire sì nella sua grande misericordia".

Gianni Valente, Vatican Insider

Il 28 aprile 1962 la lettera di Giovanni XXIII 'Oecumenicum Concilium': prima il rinnovamento interiore delle anime in un vero rinascimento cristiano

Ancora una lettera del Papa in quell’anno di grazia 1962 quando la Chiesa e in primis il suo Pastore universale erano in trepida attesa del Concilio. Ed è, ancora una volta, un invito paterno alla preghiera, come le precedenti lettere inviate nello stesso anno da Papa Giovanni ai sacerdoti ("Sacrae laudis"), ai fedeli romani ("Quanti siete"), ai vescovi ("Omnes sane"). La "Oecumenicum Concilium", la lettera che Giovanni XXIII indirizza ai fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio perché ne facciano parte ai fedeli, porta la data del 28 aprile 1962, anche allora, come oggi, un sabato. Mancano due giorni a maggio, il mese dedicato a Maria, sotto la cui protezione, insieme a San Giuseppe, il Pontefice ha voluto porre la celebrazione del Concilio. Ed è appunto l’invito a rivolgersi alla Madre celeste con la più diffusa delle devozioni a lei dedicata, la recita del Rosario, perché vegli sullo svolgimento e il buon esito della grande assise ecumenica. “È nostro vivo desiderio”, scrive il Papa, “che questo mese trascorra come un filiale colloquio con Maria Santissima, accompagnandola lungo il camino che conduce al Monte dell’Ascensione”. In quell’anno, infatti, il mese di maggio terminava con la festa dell’Ascensione, e il Papa esorta a prepararsi “al commovente saluto di Cristo, che torna al Padre, e raccogliere i suoi ultimi insegnamenti in compagnia di sua Madre benedetta, uniti ai suoi apostoli, per rinnovare lo spirito del Cenacolo”. Anche il Concilio dovrà segnare il rinnovamento della vita della Chiesa ma occorre prima “il rinnovamento interiore delle anime in un vero rinascimento cristiano”, in mancanza del quale l’assemblea conciliare non potrebbe produrre alcun frutto. Da qui la necessità di una preghiera fervente, di una frequenza ai sacramenti che possa rivalutare tutte le forme di vita, orientandole al soprannaturale, fortificando la volontà ad operare il bene. E ancora: “L’attesa del Concilio ecumenico richiede uno sforzo più determinato di giustizia individuale e sociale, un impegno più generoso di carità, una gioiosa dedizione di ognuno per il bene comune, perché tutta l’umanità possa progredire in un ordine più equo nelle relazioni familiari, sociali e internazionali”. “Il mese di maggio”, osserva il Papa, “offre un’occasione propizia per una preparazione così seria e intensa” che porti ciascuno a una maggiore santità di vita. La recita del Rosario, nel solco tradizionale del “pio e fruttuoso esercizio del mese mariano”, potrà far sì che il Concilio sia una nuova Pentecoste (“la meravigliosa fioritura della grazia che spera il nostro cuore”) e lo Spirito Santo sparga ancora di più sulla Chiesa, in modo prodigioso, la ricchezza dei suoi doni. Il modello da seguire è Giovanni Maria Vianney, il Santo Curato d’Ars, “che ci piace contemplare mentre con singolare pietà scorre i grani del rosario nelle sue mani. I sacerdoti – è l’auspicio di Giovanni XXIII – seguano il suo esempio per raggiungere una santità degna della loro vocazione, vocazione che Dio ha dato loro per procurare la salvezza delle anime. Il Rosario di Maria sia dunque, come “fragranza profumata di pietà squisita, la preghiera quotidiana delle anime consacrate a Dio, delle buone famiglie cristiane, dei genitori impegnati nel lavoro quotidiano, e anche dei piccoli, dei malati, dei sofferenti, al fine di ottenere che la Madre celeste – conclude il Papa – elargisca le migliori grazie per il prossimo Concilio".

SIR

Lombardi: lettera del Papa sul 'pro multis' lezione di amore e di rispetto vissuto per la Parola di Dio, per vivere con più profondità l’Eucaristia

"Che cosa ha fatto il Papa a Castelgandolfo nella settimana dopo la Pasqua? Ha preso carta e penna e ha scritto nella sua lingua una lettera un po' speciale, diretta ai vescovi tedeschi, che pochi giorni dopo l'hanno pubblicata". Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, dedica il suo editoriale settimanale per il programma "Octava Dies" del Centro Televisivo Vaticano alla missiva papale sulla corretta traduzione delle parole della consacrazione del calice del sangue del Signore nel corso della Messa. "Pro multis", ha scritto Benedetto XVI, va tradotto letteralmente "per molti" e non, come avviene nei libri liturgici della Germania e di altri paesi, "per tutti", espressione che intendeva rendere più esplicita l'universalità della salvezza portata da Cristo. "Qualcuno - precisa il gesuita - penserà che il tema sia solo per raffinati specialisti. In realtà permette di capire che cosa è importante per il Papa e con quale atteggiamento spirituale egli lo affronti. Per il Papa le parole dell'istituzione dell'Eucarestia sono assolutamente fondamentali, siamo al cuore della vita della Chiesa". "Ripetendo queste parole - continua Lombardi - esprimiamo quindi meglio una duplice fedeltà: la nostra fedeltà alla parola di Gesù, e la fedeltà di Gesù alla parola della Scrittura. Il fatto che Gesù sia morto per la salvezza di tutti è fuori da ogni dubbio, quindi è compito di una buona catechesi spiegarlo ai fedeli, ma spiegare allo stesso tempo il significato profondo delle parole dell’istituzione dell’Eucaristia". Il Papa "ci dona ora un esempio profondo e affascinante di catechesi su alcune delle parole più importanti della fede cristiana. Una lezione di amore e di rispetto vissuto per la Parola di Dio, di riflessione teologica e spirituale altissima ed essenziale, per vivere con più profondità l’Eucaristia. Il Papa termina dicendo che nell’Anno della fede dobbiamo impegnarci in questa direzione. Speriamo di farlo per davvero" conclude il portavoce vaticano.

TMNews

"Per molti e per tutti": il Papa chiarisce le parole della Messa. Il commento di padre Lombardi

Il mondo delle associazioni e dei movimenti cattolici vive un periodo di fermento. Il ruolo e il protagonismo nella vita ecclesiale di oggi

Negli anni settanta sono state protagoniste della scena ecclesiale italiana. Azione cattolica e Comunione e Liberazione interpretavano due modi diversi, se non contrapposti, di essere cattolici. Sganciata dal collateralismo con la Dc per "scelta religiosa", la più blasonata associazione cattolica italiana. Militante per testimoniare la "presenza" dei cattolici in ogni ambito della società, l'esuberante movimento fondato da don Luigi Giussani. Poi ci sono stati i lunghi anni di Wojtyla e del card. Camillo Ruini, durante i quali la Chiesa è stata rappresentata sulla scena pubblica direttamente dai vescovi, tanto più dopo la fine della Democrazia cristiana. Già con il passaggio delle consegne da Ruini ad Angelo Bagnasco qualcosa era cambiato, cinque anni fa. Ma è in queste settimane che, seppur impercettibilmente, si è posta di nuovo la questione del ruolo, e del protagonismo, di CL e di AC, assieme a vecchi e nuovi attori del laicato cattolico sempre più solidi e intraprendenti, dall'Opus Dei alle Acli, dai focolarini a Rinnovamento nello spirito alla Comunità di Sant'Egidio. E' stato il card. Angelo Scola, un passato accanto a 'don Gius', oggi arcivescovo di Milano a fotografare la storia di un'evoluzione. Quando, giovedì, i cronisti gli hanno posto una domanda sulle tangenti di Finmeccanica a margine di un convegno: "Cosa ne so io di Comunione e Liberazione - ha risposto il porporato - non parlo di queste cose né di CL né di Formigoni né di altro". Era stato lo stesso Scola, mesi fa, a prendere le distanze da un Roberto Formigoni che cominciava ad affrontare accuse politiche e giudiziarie per il lungo governo della Regione Lombardia. "Possibile che Scola non c'entri nulla con quello che fa Formigoni? Non c'entra", aveva detto in terza persona singolare il neoarcivescovo di Milano all'improvviso, durante una conferenza stampa. "Scola e Formigoni da vent'anni si sono visti sì e no una volta l'anno a Natale. Possibile che uno si debba portare addosso non uno ma due peccati originali?". Era il 28 gennaio, e una decina di giorni prima, il 16, mentre la magistratura scoperchiava la vicenda dell'ospedale San Raffaele e gli intrighi del faccendiere ciellino Pierluigi Daccò, era stato il leader spirituale di CL in persona, don Julian Carron, ad affermare, in un'intervista al Corriere della Sera, che "CL deve vigilare di più" e precisare che "ciascuno è personalmente responsabile di quel che fa". Le parole di don Carron sono state citate ieri dal portavoce di CL, Alberto Savorana, che in una nota ufficiale pubblicata sul Corriere della Sera ha affermato che con le tangenti di Finmeccanica Comunione e Liberazione "non c'entra nulla", sta subendo un "calvario" che non merita, con "l'attribuzione di responsabilità individuali" a "CL in quanto tale". E' solo l'ultimo episodio di una divaricazione interna al mondo ciellino che, in realtà, è in corso da mesi, sebbene sottotraccia. Da una parte Formigoni, dall'altra i mal di pancia del popolo ciellino per Nicole Minetti al Pirellone, da una parte il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, dall'altra le perplessità dei vertici religiosi di CL nei confronti di Berlusconi. Nelle ultime settimane, però, quella divaricazione è divenuta trasparente con la lettera di accuse che Carla Vites (moglie di Antonio Simone, ciellino della prima ora arrestato nel quadro delle indagini sulla sanità lombarda) ha indirizzato, sempre sul quotidiano di via Solferino, a Formigoni. Il 'celeste' le ha risposto con una missiva sul settimanale ciellino Tempi, diretto da Luigi Amicone, chiedendo di essere giudicato per la sua politica e non "per le camicie sgargianti". Fedele alla sua "scelta religiosa", intanto, Azione cattolica è tornata ad essere molto attiva sulla scena pubblica italiana. Domani viene beatificato nella Basilica romana di San Paolo Fuori le Mura l'economista Giuseppe Toniolo (1845-1918), figura fondamentale nella storia di Ac, fondatore delle Settimane sociali e dell'organizzazione universitaria delle Fuci. "Beatificare un papà di famiglia, un politico, un economista, soprattutto in questo tempo di crisi, solleva un morale che sta sotto i tacchi per tutto ciò che sta succedendo", ha detto mons. Domenico Sigalini, assistente ecclesiastico di Azione cattolica. Oggi si svolgerà una veglia per il Toniolo in Piazza San Pietro alla quale parteciperà, tra gli altri, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini e alla Messa domenicale, che si concluderà con un videocollegamento del Papa all'Angelus, saranno presenti, tra gli altri, i ministri Lorenzo Ornaghi, Andrea Riccardi e Renato Balduzzi, nonché Rosy Bindi, ex vicepresidente di AC. Il pomeriggio, infine, alla sede di AC interverrà il presidente della CEI Bagnasco. Sotto la guida del presidente Franco Miano, più in generale, l'Azione cattolica ha moltiplicato negli ultimi anni iniziative, incontri, seminari per amministratori locali. Ha partecipato, con una punta di distacco, al convegno dei cattolici di Todi nell'ottobre scorso, e, con convinzione, al convegno organizzato a Roma dalla CEI per le scuole di formazione politica diocesane. Dopo anni in penombra nell'era Ruini, insomma, Azione cattolica è tornata protagonista. E', più in generale, il mondo dei movimenti e delle associazioni cattolici a vivere un periodo di fermento che sembra aver archiviato, almeno parzialmente, il ruolo centrale svolto negli anni scorsi da sigle 'tematiche' come Scienza e vita (molto attiva su temi bioetici come il referendum sulla procreazione assistita o la vicenda di Eluana Englaro) e il Forum delle associazioni famigliari (promotore del Family Day del 2007). Nonostante il fondatore, Andrea Riccardi, sia 'imprestato' alla politica come ministro dell'Integrazione e della Cooperazione internazionale, con deleghe anche alla famiglia e ai rapporti con le comunità di fede, la Comunità di Sant'Egidio prosegue ad essere crocevia di iniziative internazionali di dialogo interreligioso e interculturale. Come l'incontro mondiale di preghiera per la pace che, presentato in questi giorni, si svolgerà a Sarajevo a settembre nel ventesimo anniversario della guerra in Bosnia. Nello scenario ecclesiale e politico italiano rimane solida la presenza dell'Opus Dei. In Vaticano la stima della prelatura personale fondata da Josemaria Escrivà de Balaguer è immutata negli anni, come dimostra anche la scelta del Papa di affidare ad un cardinale dell'Opus dei, Julian Herranz, la guida della commissione che indagherà sui 'corvi' responsabili delle recenti fughe di notizie. Il 3 e 4 maggio prossimi, intanto, la Pontificia Università della Santa croce, emanazione dell'Opera, organizza un convegno su "Concilio Vaticano II: il valore permanente di una riforma per la nuova evangelizzazione" con la partecipazione dell'arcivescovo di Monaco Reinhard Marx, molto vicino al Papa. Da sempre attive nella società italiana, anche le Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) sono impegnate in questo periodo di transizione politica ed economica. Presenti a Todi con un proprio specifico profilo, guidate da un capo giovane e carismatico come Andrea Olivero, le Acli terranno il loro congresso nazionale dal 3 al 6 maggio prossimo. Ad aprire l'evento ci sarà il segretario della CEI, il vescovo Mariano Crociata, e vi parteciperanno, tra gli altri, i ministri Andrea Riccardi ed Elsa Fornero. Guidato dall'attivissimo Salvatore Martinez, (è il volto della prossima copertina di Famiglia Cristiana), il movimento del Rinnovamento dello spirito, nel frattempo, celebra in questi giorni a Rimini il quarantennale della propria fondazione con 'big' del Vaticano come i cardinali Tarcisio Bertone e Gianfranco Ravasi. In Vaticano sono cresciuti di peso, in questi anni, anche i focolarini. Il movimento fondato da Chiara Lubich, oggi guidato da Maria Voce (il capo è una donna per statuto), ha un'efficiente cittadella dello spirito in Val d'Arno, Loppiano. Ma ha visto alcuni suoi uomini scalare le posizioni nella Curia romana, dal cardinale brasiliano Joao Braz de Aviz, prefetto della congregazione per i Religiosi, al card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, al numero due della Segreteria di Stato, l'arcivescovo 'sostituto' Giovanni Angelo Becciu. Focolarina è la coppia di coniugi che ha scritto quest'anno le meditazioni per la Via Crucis del Papa al Colosseo. In un articolo intitolato "Chi ci guadagna dai guadi di cielle", Il Foglio giovedì ha notato come anche la segretaria del card. Bertone, Eurosia Bertolassi, è focolarina.

TMNews

venerdì 27 aprile 2012

Il 3 maggio Benedetto XVI all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Anelli: il suo insegnamento guida preziosa per vivere più intensamente la missione

Giovedì 3 maggio, alle 11.00, Benedetto XVI farà visita all’Università Cattolica del Sacro Cuore, presso la sede di Roma dell’Ateneo, in occasione del 50° anniversario dell’istituzione della Facoltà di Medicina e Chirurgia “Agostino Gemelli”. L’incontro della comunità universitaria della Cattolica con il Pontefice avrà luogo nel piazzale antistante l’Auditorium del Policlinico Gemelli. Ad accogliere il Papa vi saranno il card. Angelo Scola, presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, e il professore Franco Anelli, prorettore vicario dell’Università Cattolica. È la quinta volta che Benedetto XVI visita la Cattolica e il Policlinico Gemelli dall’inizio del suo Pontificato. Ancora una volta il Santo Padre ci fa dono della Sua presenza e della Sua parola – ha affermato il prorettore Anelli - e l’intera comunità universitaria Gli è profondamente grata per l’attenzione con cui Egli segue la vita del nostro Ateneo. Siamo certi che l’insegnamento che Sua Santità ci vorrà offrire anche in questa speciale occasione sarà guida preziosa per comprendere meglio e vivere più intensamente la missione affidata all’Università dei cattolici italiani”. La visita del Papa ha luogo in coincidenza con la prima Giornata per la Ricerca promossa dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia intitolata “Una vita per la Ricerca, la Ricerca per la vita”, che si svolgerà a partire dalla ore 14.30 presso l’Auditorium dell’Ateneo. Nell’ambito della manifestazione, avrà luogo la cerimonia di consegna della prima edizione del Premio Giovanni Paolo II, che quest’anno verrà attribuito a “Telethon” per il suo impegno nella lotta alle malattie genetiche e che sarà ritirato dal presidente Luca Cordero di Montezemolo.

Radio Vaticana, Zenit

Visita di congedo al Papa dell'ambasciatore di Spagna. La Santa Sede concede il 'placet' alla nomina del nuovo diplomatico del governo Rajoy

Il Papa ha ricevuto questa mattina in udienza Maria Jesus Figa Lopez-Palop (foto), ambasciatore di Spagna nominata un anno fa dall'allora presidente del Governo José Luis Rodriguez Zapatero, in visita di congedo. La stampa spagnola riporta, intanto, che la Santa Sede ha concesso il proprio 'placet' al nuovo ambasciatore, Eduardo Gutierrez Saenz de Buruaga, 53 anni, che dovrebbe entrare in carica il prossimo 16 maggio e il cui nome era stato preannunciato nelle scorse settimane dal ministro degli Esteri del nuovo Governo Rajoy, José Manuel Garcia-Margallo. L'ambasciatrice uscente, che ha gestito il viaggio apostolico del Papa a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù dello scorso agosto, diventerà rappresentante del Governo spagnolo in Finlandia.

TMNews

Joseph Ratzinger nel 1970: la croce fondamento e continuo centro del sacerdozio cristiano, suo compimento solo nella disponibilità a Dio e all'uomo

Domenica ricorre la 49° Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni. In tale ricorrenza, Benedetto XVI ordinerà nove diaconi della diocesi di Roma, durante una Messa solenne in San Pietro. “La questione del ministero sacerdotale nella Chiesa è diventata improvvisamente un problema scottante. Esiste legittimamente il sacerdozio sacramentale?”. Inizia così, con questo interrogativo fondamentale, un lungo articolo del futuro Pontefice, pubblicato il 28 maggio 1970 da L’Osservatore Romano. L’allora professore di teologia dogmatica all’Università di Ratisbona sottolinea da subito che “la crisi contemporanea dovrebbe spronarci ad ascoltare con una vigilanza nuova il messaggio delle origini per lasciarci da esso di nuovo fecondare e guidare”. Joseph Ratzinger accompagna il lettore in un’appassionante analisi delle Lettere paoline per arrivare all’affermazione che non è “difficile dimostrare che già lo stesso Nuovo Testamento dimostra l’unione tra l’apostolato e il presbiteriato”. Questa struttura, aggiunge, “è presentata come una realtà permanente nella Chiesa”. Un nesso che “appare già negli scritti di Luca”. Ecco dunque, scrive il teologo tedesco, che “il sacerdozio della Chiesa non è contrario alla testimonianza del Nuovo Testamento”, ma “è fermamente ancorato in essa”. Dal punto d vista della storia delle religioni, osserva, “ciò presenta naturalmente qualcosa di completamente nuovo: non proviene dal sacerdozio del tempio dell’Antica Alleanza né dalla idea vetero-testamentaria del ‘sacerdozio regale’”. Proviene piuttosto, annota, “da un nesso messianico-apostolico: la missione nella continuazione della missione di Gesù Cristo”.“Nessuno – soggiunge – contesterà che nella storia della Chiesa si sono sempre alternati segni di oscuramento”, ma “questo non mette in questione il sacerdozio come tale, bensì noi ai quali fu trasmesso come compito”. Infatti, si chiede, “siamo noi così sicuri che l'oscurità esisteva soltanto negli altri tempi? Oppure non è piuttosto così che ogni tempo deve accettare di nuovo il dono del Signore?". Nella parte conclusiva della sua riflessione, il futuro Benedetto XVI afferma che “la forza purificatrice dell'investigazione storica è importante”, ma “essa non basta, perché il pensare ha la sua sede nella vita e da essa riceve i suoi presupposti e i suoi limiti”. E aggiunge: “Soltanto se accettiamo sempre di nuovo in questa totalità la consegna del Signore, il nostro pensare può trovare la strada”. “Il sacerdozio di Cristo – conclude – si è adempiuto” sulla croce. Dunque, “la croce è e rimane il fondamento e il continuo centro del sacerdozio cristiano che può trovare il suo compimento soltanto nella disponibilità del proprio io per il Signore e per gli uomini”.

Radio Vaticana

Il ministero sacerdotale. Fondamento e centro del sacerdozio cristiano è la croce (Articolo di Joseph Ratzinger pubblicato su L'Osservatore Romano del 28 maggio 1970)

Il Papa chiama il suo grande elettore Herranz per cacciare le talpe vaticane: con semplicità e grande cuore incarna un Pontificato non di transizione

Sarà pure mite Benedetto XVI ma di certo non fugge davanti ai lupi. E se è pur vero che è un Papa animalista, con i felini in pole position nel suo cuore, non ama essere pugnalato da talpe e corvi. Ed ecco spiegato il motivo della sua scelta: affidare a tre cardinali ultraottantenni (Júlian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) il compito di stanare i corvi del Vaticano. A guidare questa inedita commissione cardinalizia è Herranz (foto), colui che per ventidue anni è stato il segretario del fondatore dell’Opus Dei, San Josemaria Escrivà. Il porporato spagnolo, insigne giurista, nel conclave del 2005 è stato tra i grandi elettori di Joseph Ratzinger sulla Cattedra di Pietro. Discreto e riservato, Herranz ha lavorato minuziosamente per consolidare attorno al cardinale bavarese la maggioranza necessaria per la fumata bianca, esponendo con grande chiarezza e altrettanta fermezza le ragioni di questa scelta. "Perché - si domanda Herranz nel suo libro "Nei dintorni di Gerico" - confluirono così rapidamente sul nome di Ratzinger più di due terzi dei voti necessari? Si è parlato e scritto giustamente - risponde il cardinale - di una quadruplice legittimità: il prestigio intellettuale del grande teologo; la legittimità istituzionale del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e decano del Sacro Collegio; la legittimità romana in quanto membro della Curia da tanti anni; e la legittimità wojtyliana dell’uomo di fiducia di Giovanni Paolo II. Oserei aggiungere - prosegue Herranz - un’ulteriore ragione: la legittimità spirituale di un sacerdote di profonda vita interiore (è un contemplativo) e, nel contempo, di vibrante spirito apostolico, il quale, come Giovanni Paolo II, è sempre disposto a portare la dottrina e l’amore di Cristo a tutti gli areopaghi del mondo. Un uomo capace di incarnare non un Pontificato di transizione, bensì di continuità dinamica con il grande Pontificato di Giovanni Paolo II: mistico apostolo di Cristo". Il cardinale ricorda, poi, gli attimi successivi all’Elezione del Pontefice: "Ripenso a quanto è accaduto nella Cappella Sistina: i nostri applausi quando alla quarta votazione (la prima del pomeriggio) è stato eletto Papa il card. Ratzinger; la sua risposta affermativa alla domanda 'Accetti l’elezione canonica a Sommo Pontefice?'; la scelta del nome Benedetto, patrono d’Europa, che ha messo nella sua Regola il principio 'Nulla venga mai anteposto a Cristo'; la vestizione con gli abiti pontifici già pronti nella sacrestia alla destra della Cappella Sistina; l’atto di obbedienza al nuovo Papa da parte di ciascuno di noi (mentre gli baciavo sorridendo la mano l’ho assicurato della mia cordiale unità e disponibilità, e ho osato aggiungere: 'In cielo saranno particolarmente contenti San Josemaria Escrivà e Giovanni Paolo II')". Ricorda ancora Herranz: "La serenità di carattere e il sorriso di Ratzinger, mai perduti in quei giorni così tesi, la semplicità con cui ha vissuto nella residenza Santa Marta l’atmosfera fraterna che lo spingeva - ne sono testimone - a servire ai commensali l’acqua durante il pranzo, o a cedere il passo in ascensore, mi fanno pensare che la bella personalità dell’eletto saprà accattivarsi, con la sua semplicità e il suo grande cuore, la simpatia e l’affetto delle genti".

Francesco Grana, Orticalab

Benedetto XVI ordina sacerdoti 9 diaconi provenienti dai seminari di Roma. 8 rimarranno nella diocesi, tra loro un magistrato e un pilota d'aereo

Un pilota d’aereo, un magistrato, ma anche un giovane “di parrocchia”, laureato e fidanzato. Storie di vita e di fede raccontate con l’accento romano, vicentino, ma anche ivoriano, colombiano e vietnamita dai 9 diaconi che domenica 29 aprile, IV di Pasqua e Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, riceveranno l’Ordinazione sacerdotale dalle mani di Benedetto XVI. Otto di loro diverranno sacerdoti per la diocesi di Roma. Uno, Giuseppe Vu Van Hieu, vietnamita, formatosi anche lui nella Capitale, all’Almo Collegio Capranica, sarà ordinato per la diocesi di Bui Chu.Tre i nuovi presbiteri provenienti dal Pontificio Seminario Romano Maggiore: don Giuseppe Cippitelli, don Claudio Fabbri e don Alfredo Tedesco. Quest’ultimo, formatosi nell’Azione cattolica della parrocchia di Santa Maria della Mercede, fidanzato, con una laurea in chimica, racconta di aver avvertito presto che "la realtà che vivevo mi stava stretta". A 22 anni entra al Maggiore per l’anno propedeutico. Domenica a San Pietro alla celebrazione per la sua ordinazione parteciperà anche la sua ex fidanzata con il futuro marito. Arriva dal Capranica invece don Piero Gallo, 42 anni. Una vocazione adulta, la sua, maturata attraverso un percorso professionale che lo ha portato a essere magistrato, per 2 anni, e quindi, per 8 anni, avvocato dello Stato. Ad indicare l’esperienza che ha cambiato la sua vita non ha dubbi: "L’ascolto delle catechesi sui dieci comandamenti tenute nella mia parrocchia di Santa Maria Goretti da don Fabio Rosini", riferisce. Gli ultimi 4 ordinandi, infine, si sono formati al Collegio diocesano Redemptoris Mater. Si tratta del trentenne Jean Florent Agbo, ivoriano, del colombiano Jorge Alexander Suarez Barbaran, 31 anni, di Daniele Natalizi, ventisettenne originario di Vicenza, e del romano Marco Santarelli, 30 anni il prossimo novembre. Pilota di aereo privato con il sogno di portare, un giorno, un Boeing 747, don Marco parla della Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto, nel 2002, come occasione nella quale la chiamata da parte del Signore lo ha raggiunto in modo significativo "attraverso le parole di Giovanni Paolo II che invitava i giovani a seguire Gesù Cristo senza paura". Due anni dopo entrava in seminario, accompagnato dalla sua comunità neocatecumenale.

RomaSette.it

Libretto della Celebrazione

Coccopalmerio: prevenire abusi nelle cause di nullità matrimoniale attraverso efficace azione pastorale. Non lasciarsi attrarre da vantaggi economici

Come prevenire gli abusi nelle cause di nullità matrimoniale? Come favorire la giusta interpretazione del canone 1095 del Codice di Diritto Canonico? E ancora, come difendere e tutelare in un clima di inquinamento valoriale, l'indissolubilità del matrimonio? Questi alcuni degli interrogativi al centro del Convegno, ieri e oggi a Roma presso la Pontificia Università della Santa Croce. "Urge un'efficace azione pastorale per contrastare anche l'ammissione scontata dei fidanzati al Sacramento", ha commentato a Radio Vaticana il card. Francesco Coccopalmerio (nella foto con Benedetto XVI), presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi. "L'abuso si verifica quando una persona sa che il suo matrimonio è valido e, nello stesso tempo, cerca di carpire alla Chiesa una dichiarazione di nullità. In quel caso, si ricorre ad espedienti per far apparire il matrimonio nullo mentre, in realtà, il matrimonio non è nullo. Qui bisogna anche far appello alla correttezza non soltanto dei due sposi, ma anche alla correttezza deontologica dei patroni, che non devono in nessun modo lasciarsi attrarre dai possibili vantaggi, come ad esempio quelli economici". "Possiamo dire di vivere in un'atmosfera fortemente 'inquinata'", ha detto il presidente del dicastero vaticano, "in cui il matrimonio - come si diceva in un famoso film - è diventato una 'burletta', cioè un qualcosa che si può trattare con tutta libertà. Colui o colei che ho preso per tutta la vita, ad un certo punto posso rifiutarlo o rifiutarla così come posso rifiutare una cosa che è diventata inutile, vecchia o sorpassata. La stessa cosa avviene quando si concepisce il matrimonio con una forma di leggerezza, di superficialità, di non rispetto per la persona. Questo è terribile. Purtroppo, però, è questa l'atmosfera in cui viviamo. Benedetto XVI e Giovanni Paolo II hanno senza dubbio fatto molto, in questo senso. Anche da un punto di vista di valori mediatici e di testimonianze portate dalla televisione - ha concluso mons. Coccopalmerio - dovremo portare avanti anche un altro modo di vedere".

TMNews

Cause di nullità matrimoniale, il card. Coccopalmerio: prevenire gli abusi attraverso un'efficace azione pastorale

Il dissenso, la fede dei semplici e il neo-clericalismo: gli 'scismi silenziosi' e il richiamo del Papa all’essenziale dell’annuncio cristiano

Anche se molta (comprensibile) attenzione mediatica in queste settimane è incentrata sull’esito del dialogo tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X, la realtà fondata dall’arcivescovo Marcel Lefebvre che potrebbe presto rientrare nella piena comunione con Roma, non c’è dubbio che proporzioni ben più vaste e diffuse, nella Chiesa Cattolica, abbia al giorno d’oggi un altro tipo di dissenso. Quello che si diffonde nell’Europa del centro e del nord, in Austria, Germania, Belgio, Irlanda, e che vede gruppi di sacerdoti firmare appelli alla "disobbedienza" manifestando posizioni fortemente critiche verso la linea "romana", in materie che riguardano la sessualità, comunione ai divorziati risposati, il celibato sacerdotale, il sacerdozio femminile, il ruolo dei laici nella Chiesa. Mentre fa discutere negli Stati Uniti l’intervento della Congregazione per la Dottrina della Fede nei confronti della "Leadership Conference of Women Religious" l’organizzazione che raccoglie la grande maggioranza delle Superiore maggiori delle congregazioni delle suore americane, messe sotto vigilanza per le loro posizioni non in linea con quelle della Chiesa su temi quali l’aborto, l’omosessualità e il sacerdozio. Esistono "scismi" silenziosi in atto, che le cronache necessariamente e impietosamente riferiscono, e che contribuiscono a infrangere l’immagine di una Chiesa sempre trionfante. "Scismi" che non possono essere facilmente liquidati come singulti della contestazione post-conciliare o delle vecchie frange progressiste destinate all’estinzione. Di fronte a quanto sta accadendo, si assiste spesso alle difficoltà da parte dei vescovi di affrontare e "governare" queste situazioni, in attesa che sulla questione "intervenga Roma". D’altra parte è pure innegabile la difficoltà di mettere veramente a tema le questioni sollevate dai dissenzienti, affrontandole in un confronto aperto. Un esempio di come questo possa essere fatto è stato rappresentato dal passaggio dell’omelia della Messa Crismale che Benedetto XVI ha dedicato alla protesta dei preti austriaci, parlando della loro richiesta di discutere il sacerdozio femminile. Il Papa è intervenuto ponendo, a loro come a tutti quelli che lo ascoltavano in San Pietro, delle domande su che cosa significhi conformarsi alla volontà di Cristo e seguirlo. L’approccio che ha seguito, e ciò è avvenuto anche nel caso dei "dialoghi dottrinali" con la Fraternità Sn Pio X, è stato quello di chi, pur rivestendo il ruolo di "roccia" e di autorità suprema nella Chiesa, non rinuncia a dare continuamente, e con un linguaggio adatto ai tempi, le ragioni profonde che soggiacciono a certe posizioni dottrinali. Benedetto XVI è un Papa che ha guidato il dicastero dottrinale facendo quotidianamente i conti con tutti i problemi sopra esposti. Così si esprimeva in proposito, ancor prima di essere chiamato a Roma da Giovanni Paolo II: "Il magistero ecclesiale protegge la fede dei semplici; di coloro che non scrivono libri, che non parlano in televisione e non possono scrivere editoriali nei giornali: questo è il suo compito democratico. Esso deve dare voce a quelli che non hanno voce". "Non sono i dotti – diceva in un’omelia pronunciata a Monaco nel dicembre 1979 – a determinare ciò che è vero della fede battesimale, bensì è la fede battesimale che determina ciò che c’è di valido nelle interpretazioni dotte. Non sono gli intellettuali a misurare i semplici, bensì i semplici misurano gli intellettuali. Non sono le spiegazioni intellettuali la misura della professione di fede battesimale, bensì la professione di fede battesimale, nella sua ingenua letteralità, è misura di tutta la teologia. Il battezzato, colui che sta nella fede del battesimo, non ha bisogno di essere ammaestrato. Egli ha ricevuto la verità decisiva e la porta con sé con la fede stessa...". Nella stessa omelia, l’allora card. Ratzinger aggiungeva: "Dovrebbe essere finalmente chiaro anche che dire dell’opinione di qualcuno che essa non corrisponde alla dottrina della Chiesa Cattolica non significa violare i diritti umani. Ciascuno deve avere il diritto di formarsi e di esprimere liberamente la propria opinione. La Chiesa con il Concilio Vaticano II si è dichiarata decisamente a favore di ciò e lo è ancora oggi. Ma ciò non significa che ogni opinione esterna debba essere riconosciuta come cattolica. Ciascuno deve potersi esprimere come vuole e come può davanti alla propria coscienza. La Chiesa deve poter dire ai suoi fedeli quali opinioni corrispondono alla loro fede e quali no. Questo è un suo diritto e un suo dovere, affinché il sì rimanga sì e il no no, e si preservi quella chiarezza che essa deve ai suoi fedeli e al mondo". Si può comprender meglio, alla luce di queste parole, il perché Benedetto XVI abbia voluto istituire un nuovo dicastero dedicato alla nuova evangelizzazione e abbia proclamato l’Anno della fede. Il richiamo all’essenzialità della fede battesimale, il cui "a-b-c" è spesso ignorato anche nel cuore di quell’Europa che fu cristiana, è considerato da Papa Ratzinger un’urgenza. Ma sarebbe un errore giudicare questo richiamo come indirizzato soltanto a "strigliare" un certo dissenso. Si tratta infatti di un appello più vasto e più profondo, che dovrebbe mettere in discussione anche quel mondo ecclesiastico più in linea con il pontificato. Richiamare all’urgenza dell’annuncio della fede, e dell’approfondimento dei suoi contenuti, dovrebbe infatti distogliere tanti prelati dall’interessarsi troppo e troppo da vicino della politica, degli schieramenti, delle nomine negli enti pubblici, dei mass media, come pure dall’intervenire spesso o spessissimo in materie dove ciò potrebbe essere fatto con maggiore libertà dai laici cattolici. Uno dei frutti sperati del Concilio Vaticano II, iniziato cinquant’anni fa, riguardava proprio il ruolo dei laici nella Chiesa. E non è fuori luogo osservare come proprio il decreto a questo dedicato, "Apostolicam actuositatem", appaia mezzo secolo dopo il documento meno realizzato nella pratica concreta della vita ecclesiale, di fronte all’emergere in diversi Paesi di un neo-clericalismo che sembra considerare i laici soltanto come il "braccio secolare" di una gerarchia che tutto indirizza o tutto vorrebbe indirizzare, ben al di là degli ambiti di sua competenza.

Andrea Tornielli, Vatican Insider