Il Papa: il sacerdote è chiamato a vivere in se stesso ciò che ha sperimentato Gesù, e alla fine riassumere tutto nel gesto supremo del 'dare la vita'

Nella mattina di oggi, IV Domenica di Pasqua, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Santa Messa nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione presbiterale a 9 diaconi provenienti dai seminari diocesani romani. Otto sono diventati sacerdoti per la diocesi di Roma, uno, formatosi nell’Almo Collegio Capranica, è stato ordinato per la diocesi di Bui Chu (Viêt Nam). Hanno concelebrato con il Papa il card. Agostino Vallini, vicario generale di Sua Santità per la diocesi di Roma, mons. Filippo Iannone, vicegerente, i vescovi Ausiliari, i superiori dei seminari interessati (Pontifico Seminario Romano Maggiore, Almo Collegio Capranica e Collegio Diocesano Redemptoris Mater) e i parroci degli ordinandi.
La figura del Buon Pastore, ha detto il Papa nella omelia, “acquista la sua piena verità e chiarezza sul volto di Cristo, nella luce del Mistero della sua morte e risurrezione. Da questa ricchezza anche voi, cari Ordinandi, potrete sempre attingere, ogni giorno della vostra vita, e così il vostro sacerdozio sarà continuamente rinnovato”. Nell'odierno brano evangelico "siamo immediatamente condotti al centro, al culmine della rivelazione di Dio come pastore del suo popolo; questo centro e culmine è Gesù, precisamente Gesù che muore sulla croce e risorge dal sepolcro il terzo giorno, risorge con tutta la sua umanità, e in questo modo coinvolge noi, ogni uomo, nel suo passaggio dalla morte alla vita". La Pasqua di Cristo, ha proseguito, "in cui si realizza pienamente e definitivamente l’opera pastorale di Dio, è un avvenimento sacrificale: perciò il Buon Pastore e il Sommo Sacerdote coincidono nella persona di Gesù che ha dato la vita per noi". Commentando la prima lettura, Benedetto XVI ha sottolineato che "Gesù ha vissuto proprio questa esperienza: di essere scartato dai capi del suo popolo e riabilitato da Dio, posto a fondamento di un nuovo tempio, di un nuovo popolo che darà lode al Signore con frutti di giustizia". La seconda Lettura "ci parla invece del frutto della Pasqua di Cristo: il nostro essere diventati figli di Dio. Nelle parole di Giovanni si sente ancora tutto lo stupore per questo dono: non soltanto siamo chiamati figli di Dio, ma 'lo siamo realmente'. "La condizione filiale dell’uomo - ha affermato il Pontefice - è il frutto dell’opera salvifica di Gesù: con la sua incarnazione, con la sua morte e risurrezione e con il dono dello Spirito Santo Egli ha inserito l’uomo dentro una relazione nuova con Dio, la sua stessa relazione con il Padre". “'Il buon pastore dà la propria vita per le pecore'. Gesù insiste su questa caratteristica essenziale del vero pastore che è Lui stesso: quella del ‘dare la propria vita’”. Il donare la vita è “chiaramente il tratto qualificante del pastore così come Gesù lo interpreta in prima persona, secondo la volontà del Padre che lo ha mandato – ha chiarito il Papa -. La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita”. In questa prospettiva, ha precisato il Pontefice, “orientano le formule del rito dell’Ordinazione dei presbiteri, che stiamo celebrando. Ad esempio, tra le domande che riguardano gli ‘impegni degli eletti’, l’ultima, che ha un carattere culminante e in qualche modo sintetico, dice così: ‘Volete essere sempre più strettamente uniti a Cristo Sommo Sacerdote, che come vittima pura si è offerto al Padre per noi, consacrando voi stessi a Dio insieme con lui per la salvezza di tutti gli uomini?’”. Il sacerdote è infatti, ha sottolineato il Santo Padre, “colui che viene inserito in un modo singolare nel mistero del sacrificio di Cristo, con una unione personale a Lui, per prolungare la sua missione salvifica. Questa unione, che avviene grazie al sacramento dell’Ordine, chiede di diventare ‘sempre più stretta’ per la generosa corrispondenza del sacerdote stesso”. Per questo, ha detto Benedetto XVI rivolgendosi agli ordinandi, “tra poco voi risponderete a questa domanda dicendo: ‘Sì, con l’aiuto di Dio, lo voglio’”. Successivamente, nei riti esplicativi, ha affermato il Papa, “risalta con forza che, per il sacerdote, celebrare ogni giorno la Santa Messa non significa svolgere una funzione rituale, ma compiere una missione che coinvolge interamente e profondamente l’esistenza, in comunione con Cristo risorto che, nella sua Chiesa, continua ad attuare il Sacrificio redentore”. “Questa dimensione eucaristica-sacrificale – ha spiegato il Pontefice - è inseparabile da quella pastorale e ne costituisce il nucleo di verità e di forza salvifica, da cui dipende l’efficacia di ogni attività. Naturalmente non parliamo della efficacia soltanto sul piano psicologico o sociale, ma della fecondità vitale della presenza di Dio al livello umano profondo”. In realtà, “la stessa predicazione, le opere, i gesti di vario genere che la Chiesa compie con le sue molteplici iniziative, perderebbero la loro fecondità salvifica se venisse meno la celebrazione del sacrificio di Cristo”. E questa “è affidata ai sacerdoti ordinati”. In effetti, “il presbitero è chiamato a vivere in se stesso ciò che ha sperimentato Gesù in prima persona, cioè a darsi pienamente alla predicazione e alla guarigione dell’uomo da ogni male del corpo e dello spirito, e poi, alla fine, riassumere tutto nel gesto supremo del ‘dare la vita’ per gli uomini, gesto che trova la sua espressione sacramentale nell’Eucaristia, memoriale perpetuo della Pasqua di Gesù”. Dunque, “è solo attraverso questa ‘porta’ del sacrificio pasquale che gli uomini e le donne di tutti i tempi e luoghi possono entrare nella vita eterna; è attraverso questa ‘via santa’ che possono compiere l’esodo che li conduce alla ‘terra promessa’ della vera libertà, ai ‘pascoli erbosi’ della pace e della gioia senza fine”. “Cari ordinandi – è stato l’auspicio del Santo Padre -, questa Parola di Dio illumini tutta la vostra vita. E quando il peso della croce si farà più pesante, sappiate che quella è l’ora più preziosa, per voi e per le persone a voi affidate: rinnovando con fede e con amore il vostro ‘sì, con l’aiuto di Dio lo voglio’, voi coopererete con Cristo, Sommo Sacerdote e Buon Pastore, a pascere le sue pecorelle – magari quella sola che si era smarrita, ma per la quale si fa grande festa in Cielo!”. “La Vergine Maria, Salus Populi Romani, vegli sempre su ciascuno di voi e sul vostro cammino”, ha concluso.

Korazym.org, SIR

SANTA MESSA CON ORDINAZIONI PRESBITERALI - il testo integrale dell'omelia del Papa

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