giovedì 30 giugno 2011

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Il video commemorativo della Fondazione Vaticana 'Joseph Ratzinger'

Per festeggiare con il Papa i 60 anni di sacerdozio giunti a Roma il fratello Georg e altri tre dei sacerdoti consacrati il 29 giugno 1951 a Frisinga

Per festeggiare insieme con il Papa il 60° anniversario di Ordinazione sacerdotale sono giunti a Roma altri quattro dei sacerdoti consacrati il 29 giugno 1951 a Frisinga. Lo rivela L'Osservatore Romano. Si tratta del fratello del Pontefice, mons. Georg Ratzinger, e dei sacerdoti Fritz Zimmermann, Bernhard Schweiger e Rupert Berger, che come i due Ratzinger celebrò la prima Messa a Traunstein l'8 luglio successivo. "Altri, per l'età - spiega il giornale vaticano - non sono potuti venire, mentre la maggior parte degli amici di quel giorno vive nella comunione dei Santi". Alla Messa nella Basilica Vaticana c'è stata anche "la partecipazione di alcuni gruppi e fedeli in abiti tradizionali del suo Paese".

Agi

I primi dati sulle visite a 'news.va', il portale che riunisce i media vaticani. Il 60° di Ordinazione di Joseph Ratzinger la notizia più cliccata

La statistica, recita un vecchio adagio, è quella scienza secondo la quale se una persona mangia un pollo e un’altra resta digiuna risulterà che ognuna delle due ne ha consumato mezzo. Questo non significa che i dati non servano a nulla, ma che bisogna saperli leggere, incrociare, valutare e illustrare, e occorre farlo con prudenza. L’operazione, ancora più complessa quando ci si confronta con internet, risulta però meno faticosa quando l’esito sembra conforme alle proprie aspettative, cosa che sta avvenendo in questi giorni per quanto riguarda l’analisi degli accessi a www.news.va, il nuovo portale dei media vaticani. Ideato dal Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali e inaugurato dallo stesso Benedetto XVI, che nel pomeriggio di martedì 28 giugno ha lanciato il primo tweet (foto), nel primo giorno il sito dove vengono convogliati contributi della Sala Stampa, del Vatican Information Service, della Radio Vaticana, del Centro Televisivo Vaticano, dell’agenzia Fides e de L'Osservatore Romano ha registrato 257.632 visite provenienti da oltre duecento Paesi del mondo. Come era prevedibile un ruolo predominante è spettato agli internauti di lingua inglese, esito confermato anche sui socialnetwork Twitter e Facebook: nel primo i riscontri diretti sono stati 77.321, dei quali quasi 60.000 provenienti da utenti di lingua inglese, nel secondo i "mi piace", oltre 7.000. Un piccolo primato, in questo avvio particolarmente riuscito, spetta proprio a L’Osservatore Romano, 'Unicuique suum' verrebbe da dire, anche se sarebbe inopportuno indirizzare il 'Non praevalebunt' che segue ai fratelli minori (per età) delle altre istituzioni vaticane. In realtà il quotidiano ha avuto il solo merito di adempiere al proprio dovere, mettendo d’apertura in prima pagina un testo intitolato "Il momento più importante della mia vita - Sessant’anni fa, il 29 giugno 1951, Joseph Ratzinger veniva ordinato sacerdote", che è risultato essere il più cliccato con 12.991 visite da internauti anglofoni e oltre 3.463 da navigatori di lingua italiana.

Marcello Filotei, L'Osservatore Romano

E' morto il card. Georg Sterzinsky. Il Papa: suo lungo operare caratterizzato alla conciliazione, unì la diocesi di Berlino come vescovo di tutti

Un vescovo che ha dedicato “il suo lungo operato al servizio della riconciliazione”. Così Benedetto XVI ricorda il card. Georg Sterzinsky (foto), arcivescovo emerito di Berlino, nel telegramma di condoglianze inviato oggi a mons. Matthias Heinrich, amministratore diocesano dell’arcidiocesi. Il card. Sterzinsky, scrive il Papa, “ha guidato una diocesi all’epoca divisa politicamente e con la caduta del Muro di Berlino e con l’unificazione della Germania unì la diocesi come vescovo di tutti”. Il suo “lungo operare”, soggiunge il Pontefice, “era soprattutto caratterizzato alla conciliazione”. “Aveva particolarmente a cuore le persone senza fissa dimora – sottolinea Benedetto XVI -, i rifugiati e gli immigrati e, attraverso la famiglia della Chiesa, ha cercato di offrire loro una patria”. Il Papa rivolge un pensiero anche agli ultimi anni di vita del card. Sterzinsky, segnata da una “lunga e grave malattia, che egli ha sopportato con pazienza e con fede”.
La Chiesa tedesca è, dunque, in lutto per la scomparsa del card. Sterzinsky. Dopo le difficoltà del secondo dopo guerra, che costrinsero la sua famiglia ad abbandonare la propria casa per trovare asilo nel 1946 a Thüringen, il futuro arcivescovo di Berlino cominciò a metà anni ’50 a svolgere studi filosofici e teologici presso il Seminario regionale di Erfurt. Nel 1960 è stato ordinato sacerdote. Per quindici anni, dal 1966 al 1981, è stato parroco della comunità di San Giovanni Battista nella Città Universitaria di Jena. Si trattava della più numerosa comunità parrocchiale compresa nel territorio della ex-Repubblica Democratica Tedesca. Successivamente, come amministratore apostolico dei Territori di Erfurt-Meiningen si è impegnato particolarmente in campo ecumenico. Il 28 maggio 1989 è stato eletto vescovo di Berlino, poi elevata a sede metropolitana. Dunque, come presule ha vissuto gli avvenimenti che hanno scandito l'abbattimento della cortina di ferro e il crollo del muro di Berlino. Nel 1990, con l’unificazione della Germania, anche la Conferenza Episcopale di Berlino è confluita nella Conferenza Episcopale di Germania, sotto la presidenza del vescovo di Mainz, Karl Lehmann. Giovanni Paolo II lo ha creato cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991. Il Collegio cardinalizio è ora formato da 197 porporati di cui 114 elettori e 83 ultraottantenni. I cardinali tedeschi sono ora sette di cui 5 elettori e 2 ultraottantenni.

SIR, Radio Vaticana

Vian: Benedetto XVI ha dedicato e dedica ogni giorno della sua vita a scoprire la grandezza dell'amore di Dio e a cercare sempre più la sua amicizia

“Sull'amicizia - l'amicizia con Dio, l'amicizia cristiana, l'amicizia con ogni persona umana - Benedetto XVI ha modulato la sua omelia, una meditazione profonda sul sacerdozio rivolta a ogni fedele e a chiunque voglia ascoltare”. Lo scrive Gian Maria Vian, direttore de L’Osservatore Romano, nel numero oggi in edicola, sulla celebrazione per la festa dei Santi Pietro e Paolo, nel 60° di Ordinazione sacerdotale della. Un ascolto possibile se si apre “il cuore alle parole di un uomo che ha dedicato e dedica ogni giorno della sua vita a scoprire la grandezza dell'amore di Dio e a cercare sempre più la sua amicizia. Per andare avanti, oltre ‘i confini dell'ambiente in cui viviamo, a portare il Vangelo nel mondo degli altri, affinché pervada il tutto e così il mondo si apra per il Regno di Dio’. Il Dio rivelatosi definitivamente in Gesù di Nazaret, che è ‘amico degli uomini’ e vuole dai suoi discepoli un frutto che rimanga: l'amore, che si può seminare nelle anime”. Secondo Vian, è allora “provvidenziale” che questo sessantesimo anniversario del sacerdozio di Benedetto XVI “cada negli stessi giorni in cui il quotidiano della Santa Sede compie un secolo e mezzo. Indicando al giornale che la strada è quella di ‘seguire il Dio che si mette in cammino, superando la pigrizia di rimanere adagiati su noi stessi, affinché Egli stesso possa entrare nel mondo’”.

SIR

Il sacerdozio di Benedetto XVI

Il Papa: 'L'Osservatore Romano' un 'giornale di idee', organo di formazione e non solo di informazione, mantenga fedelmente il compito di 150 anni

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al direttore de L’Osservatore Romano Giovanni Maria Vian, nella ricorrenza del 150° anniversario di fondazione del Quotidiano.
“Un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia”. La ricorrenza, ha spiegato, “è innanzitutto motivo di ringraziamento a Dio pro universis beneficiis suis: per tutto quello, cioè, che la sua Provvidenza ha disposto in questo secolo e mezzo, durante il quale il mondo è cambiato profondamente, e per quanto dispone oggi, quando i cambiamenti sono continui e sempre più rapidi, soprattutto nell’ambito della comunicazione e dell’informazione”. Allo stesso tempo, offre anche “l’occasione per alcune riflessioni sulla storia e sul ruolo di tale quotidiano”, chiamato abitualmente “il giornale del Papa”. Il Papa ha ricordato che “L’Osservatore Romano ebbe origine in un contesto difficile e decisivo per il Papato, con la consapevolezza e la volontà di difendere e sostenere le ragioni della Sede Apostolica, che sembrava essere messa in pericolo da forze ostili". Fondato per iniziativa privata con l’appoggio del Governo pontificio, questo foglio serale si definì “politico religioso”, proponendosi come obiettivo “la difesa del principio di giustizia, nella convinzione, fondata sulla parola di Cristo, che il male non avrà l’ultima parola”. Questo obiettivo e questa convinzione sono stati espressi dai due celebri motti latini: “Unicuique suum” e, soprattutto, “Non praevalebunt”. "Nel 1870 la fine del potere temporale - avvertita poi come provvidenziale nonostante soprusi e atti ingiusti subiti dal Papato - non travolse - ha sottolineato il Pontefice - L'Osservatore Romano, né rese inutili la sua presenza e la sua funzione". Quindici anni dopo, la Santa Sede decise di acquisire la proprietà del quotidiano, e il controllo diretto da parte dell’autorità pontificia aumentò prestigio e autorevolezza del giornale, “che crebbero ulteriormente in seguito, soprattutto per la linea di imparzialità e di coraggio mantenuta di fronte alle tragedie e agli orrori che segnarono la prima metà del Novecento”. Seguirono “avvenimenti tragici”, ha riconosciuto il Pontefice: “il primo conflitto mondiale, che devastò l’Europa cambiandone il volto; l’affermarsi dei totalitarismi, con ideologie nefaste che hanno negato la verità e oppresso l’uomo; infine, gli orrori della shoah e della seconda guerra mondiale”. "In quegli anni tremendi, e poi durante il periodo della guerra fredda e della persecuzione anticristiana attuata dai regimi comunisti in molti Paesi, nonostante la ristrettezza dei mezzi e delle forze, il giornale della Santa Sede seppe informare con onestà e libertà, sostenendo l'opera coraggiosa di Benedetto XV, di Pio XI e di Pio XII in difesa della verità e della giustizia, unico fondamento della pace". Nella lettera è riportato anche quanto affermato nel 1961 dall'allora card. Giovanni Battista Montini, che due anni dopo sarebbe diventato Papa con il nome di Paolo VI, per il quale nel periodo più tragico del '900 "avvenne come quando in una sala si spengono tutte le luci, e ne rimane accesa una sola: tutti gli sguardi si dirigono verso quella rimasta accesa; e per fortuna questa era la luce vaticana, la luce tranquilla e fiammante, alimentata da quella apostolica di Pietro". E allora proprio "L'Osservatore apparve allora quello che, in sostanza, e' sempre: un faro orientatore". Nella seconda metà del Novecento, il giornale ha iniziato a circolare in tutto il mondo attraverso una serie di edizioni periodiche in diverse lingue. Attualmente sono otto, tra le quali, dal 2008, anche la versione in malayalam pubblicata in India, la prima interamente in caratteri non latini. Sempre dal 2008, “in una stagione difficile per i media tradizionali, la diffusione è sostenuta da abbinamenti con altre testate in Spagna, in Italia, in Portogallo, e ora anche da una presenza in Internet sempre più efficace”. Il Pontefice ha definito L'Osservatore Romano un “quotidiano 'singolarissimo' per le sue caratteristiche uniche”, indicando che in questo secolo e mezzo “ha innanzitutto dato conto del servizio reso alla verità e alla comunione cattolica da parte della Sede del Successore di Pietro”, senza dimenticare mai di “evidenziare anche la presenza, l’opera e la situazione delle comunità cattoliche nel mondo, che vivono talvolta in condizioni drammatiche”. “In questo tempo – segnato spesso dalla mancanza di punti di riferimento e dalla rimozione di Dio dall’orizzonte di molte società, anche di antica tradizione cristiana – il quotidiano della Santa Sede si presenta come un 'giornale di idee', come un organo di formazione e non solo di informazione”, ha segnalato il Pontefice. Per questo, ha esortato a “mantenere fedelmente il compito svolto in questo secolo e mezzo, con attenzione anche all’Oriente cristiano, all’irreversibile impegno ecumenico delle diverse Chiese e Comunità ecclesiali, alla ricerca costante di amicizia e collaborazione con l’Ebraismo e con le altre religioni, al dibattito e al confronto culturale, alla voce delle donne, ai temi bioetici che pongono questioni per tutti decisive”. “Continuando l’apertura a nuove firme – tra cui quelle di un numero crescente di collaboratrici – e accentuando la dimensione e il respiro internazionali presenti sin dalle origini del quotidiano, dopo centocinquant’anni di una storia di cui può andare orgoglioso, L’Osservatore Romano sa così esprimere la cordiale amicizia della Santa Sede per l’umanità del nostro tempo, in difesa della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio e redenta da Cristo”, ha concluso.

TMNews, Zenit

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL DIRETTORE DE L’OSSERVATORE ROMANO NELLA RICORRENZA DEL 150° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE DEL QUOTIDIANO

Il Papa: l'amore per Cristo, a cui nulla deve essere anteposto, il requisito necessario per il servizio pastorale degli arcivescovi metropoliti

Questa mattina, nell’Aula Paolo VI, Benedetto XVI ha ricevuto in udienza gli arcivescovi metropoliti ai quali, ieri, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, ha imposto il Pallio, accompagnati dai familiari e dai fedeli delle rispettive diocesi.
“Sono ancora vivi – ha detto il Papa nel discorso - nella mente e nel cuore di tutti noi i sentimenti e le emozioni che abbiamo vissuto ieri nella Basilica Vaticana, in occasione della celebrazione della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella quale ho avuto la gioia di imporre il Pallio a voi, arcivescovi metropoliti nominati nel corso dell’ultimo anno”. “L’odierno incontro, semplice e familiare – ha proseguito -, mi offre l’opportunità di prolungare il clima di comunione ecclesiale e di rinnovare il mio cordiale saluto a voi, cari fratelli nell’episcopato, come pure ai vostri familiari ed alle personalità che hanno voluto partecipare a questo lieto evento. Estendo il mio affettuoso pensiero alle vostre Chiese particolari, che ricordo nella preghiera affinché siano animate da costante slancio apostolico”. Quindi, salutando mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, e mons. Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha rivolto agli arcivescovi metropoliti una particolare benedizione: “Il Signore vi benedica sempre e vi aiuti, nel vostro quotidiano ministero episcopale, a far crescere le comunità a voi affidate unite e missionarie, concordi nella carità, ferme nella speranza e ricche del dinamismo della fede”. Parlando quindi in francese, il Pontefice si è soffermato sul valore del Pallio imposto ai nuovi metropoliti nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo: “Voi che avete ricevuto il pallio, segno liturgico che esprime il particolare legame di comunione con il Successore di Pietro – ha detto – siate testimoni gioiosi e fedeli dell’amore del Signore” che cerca di riunire i suoi figli nell’unità della stessa famiglia. Sul valore della stola del Pallio si è anche soffermato parlando in lingua inglese. “Il Pallio - ha osservato – viene ricevuto dalle mani del Successore di Pietro e indossato dagli arcivescovi come segno di comunione nella fede e nell’amore” nella guida del Popolo di Dio. Il Pallio, ha soggiunto, richiama i vescovi “alla responsabilità di essere pastori secondo il cuore di Gesù”. Un legame, quello con la Sede Apostolica, che il Papa ha rammentato anche nei saluti in lingua spagnola. Il Pontefice ha così concluso il suo intervento tornando a parlare in italiano. Ha ringraziato il Signore per la “sua infinita bontà” nel “donare Pastori alla sua Chiesa”, ed ha assicurato loro la sua vicinanza: “A voi, cari arcivescovi metropoliti, assicuro la mia spirituale vicinanza e il mio orante sostegno al vostro servizio pastorale, il cui requisito necessario è l'amore per Cristo, a cui nulla deve essere anteposto”. Benedetto XVI, in conclusione, ha ripreso un’esortazione di San Cipriano: “Assolutamente nulla anteporre a Cristo, poiché neanche Lui ha preferito qualcosa a noi. Volontà di stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e dargli ferma testimonianza".

SIR, Radio Vaticana

Agli arcivescovi metropoliti che hanno ricevuto il Pallio (30 giugno 2011) - il testo integrale del discorso del Papa

Conferimento del 'Premio Ratzinger': un Papa che insegna a porre la questione di Dio per accompagnare gli uomini in ricerca alla fonte della vita vera

Un Papa che “ci insegna a porre la questione di Dio per accompagnare gli uomini assetati e in ricerca alla fonte della vita vera, della vita piena”. E’ il profilo di Papa Benedetto XVI, tracciato da mons. Giuseppe Scotti, presidente della Fondazione vaticana “Joseph Ratzinger-Benedetto XVI”, nella presentazione del “Premio Ratzinger”, che il Papa ha conferito oggi a tre teologi, in occasione del 60° anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. “In diverse occasioni, a Roma e in varie capitali europee – ha ricordato mons. Scotti riferendosi a Benedetto XVI - ebbe a ricordare a quanti l’hanno accolto e ascoltato che ‘la questione di Dio non è un pericolo per la società, essa non mette in pericolo la vita umana! La questione di Dio non deve essere assente dai grandi interrogativi del nostro tempo’”. “Una ragione, che di fronte al divino è sorda e respinge la religione nell'ambito delle sottoculture, è incapace di inserirsi nel dialogo delle culture”, ha detto il relatore citando il discorso del Papa a Regensburg nel 2006. Un concetto, questo, ribadito recentemente, quando il Papa, nell’Angelus del 1° gennaio di quest’anno, ha menzionato “due tendenze opposte, due estremi entrambi negativi: da una parte il laicismo, che, in modo spesso subdolo, emargina la religione per confinarla nella sfera privata; dall’altra il fondamentalismo, che invece vorrebbe imporla a tutti con la forza”. Dopo aver espresso l’augurio per il sessantesimo anniversario dell’Ordinazione sacerdotale, ha voluto rinnovare il ricordo dell’emozione provata il 19 aprile 2005 quando "riconoscendo e accettando nella designazione dei cardinali la volontà di Dio, Ella - ha detto - si è tratteggiato come 'semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore'". Spiegando poi il senso del premio mons. Scotti ha sottolineato il fatto che "decidendo di assegnare un così alto riconoscimento a tre illustri teologi, Ella dice nuovamente a tutti, con la mitezza di chi in prima persona si fa quotidiano discepolo della Verità, che 'c’è una teologia che vuole conoscere di più per amore dell’amato', una teologia che “è stimolata dall’amore e guidata dall’amore, vuole conoscere di più l’amato. E questa è la vera teologia, che viene dall’amore di Dio'". A tracciare il profilo dei premiati, oltre alle parole di lode del Santo Padre, è stato il card. Camillo Ruini, presidente del Comitato scientifico della Fondazione: del prof. Simonetti, studioso di letteratura cristiana antica ha evidenziato “l’attenzione primaria ai testi, trattati con grande acutezza e perizia filologica e interrogati con penetrante acutezza”, del prof. Gonzalez teologo di fama internazionale, ha sottolineato il bagaglio di ampia conoscenze che ne fa un punto di riferimento nel panorama culturale in Spagna, del prof Heim, abate del monastero di Heiligenkreutz in Austria, ha ricordato la tesi di dottorato, “uno dei più acuti e importanti contributi allo studio del pensiero teologico” di Joseph Ratzinger.
L’abate Maximilian Hein ha parlato in nome dei tre premiati, ricordando tra le altre cose che oggi esiste una grande “chance”: “Come teologi possiamo cercare senza timore la verità, dal momento che il teologo non forma la verità, ma è la verità che forma il teologo. Non potremmo quindi cercare la verità se noi stessi non l’avessimo già incontrata. Da questo incontro possiamo nutrire speranza e avanzare nella fede. Per questo impresa è necessario il sostegno dei grandi teologi della storia della Chiesa, soprattutto dei Padri della Chiesa e dei Dottori della Chiesa”.

SIR, Radio Vaticana, Zenit

Il Papa: della teologia l’umiltà che si lascia 'toccare' da Dio, la disciplina che si lega all’ordine della ragione e preserva l’amore dalla cecità

Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha conferito per la prima volta il "Premio Ratzinger" istituito dalla "Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI" a tre studiosi di teologia, il prof. Manlio Simonetti, italiano, laico, studioso di Letteratura cristiana antica e Patrologia, il prof. Olegario González de Cardedal, sacerdote spagnolo, docente di Teologia sistematica, il prof. Maximilian Heim, cistercense, tedesco, Abate del Monastero di Heiligenkreuz in Austria e docente di Teologia fondamentale e dogmatica.
All’inizio del suo discorso il Papa ha voluto ricordare i meriti dei premiati esprimendo "gioia e gratitudine" per il fatto che, con la consegna del suo premio teologico, la Fondazione che porta il suo nome dà "pubblico riconoscimento all'opera condotta nell'arco di un'intera vita da due grandi teologi, e ad un teologo della generazione piu' giovane dia un segno di incoraggiamento per progredire sul cammino intrapreso". "Con il professor Gonzalez de Cardedal - ha ricordato - mi lega un cammino comune di molti decenni. Entrambi abbiamo iniziato con San Bonaventura e da lui ci siamo lasciati indicare la direzione". "In una lunga vita di studioso, il professor Gonzalez - sono state le parole di Benedetto XVI - ha trattato tutti i grandi temi della teologia, e ciò non semplicemente riflettendone e parlandone a tavolino, bensì sempre confrontato al dramma del nostro tempo, vivendo e anche soffrendo in modo del tutto personale le grandi questioni della fede e con ciò le questioni dell'uomo d'oggi. In tal modo, la parola della fede non è una cosa del passato; nelle sue opere diventa veramente a noi contemporanea". "Il professor Simonetti - ha detto ancora il Pontefice - ci ha aperto in modo nuovo il mondo dei Padri. Proprio mostrandoci, dal punto di vista storico, con precisione e cura ciò che dicono i Padri, essi diventano persone a noi contemporanee, che parlano con noi". Infine ha sottolineato che "il padre Maximilian Heim è stato recentemente eletto abate del monastero di Heiligenkreuz presso Vienna - un monastero ricco di tradizione - assumendo con ciò il compito di rendere attuale una grande storia e di condurla verso il futuro".
"In questo - ha concluso Papa Benedetto - spero che il lavoro sulla mia teologia, che egli ci ha donato, possa essergli utile e che l'Abbazia di Heiligenkreuz possa, in questo nostro tempo, sviluppare ulteriormente la teologia monastica, che sempre ha accompagnato quella universitaria, formando con essa l'insieme della teologia occidentale". Che cos’è veramente la teologia? Si è chiesto poi Benedetto XVI, cogliendo l’occasione per offrire una dotta dissertazione. “La teologia”, ha premesso, secondo la tradizione “è scienza della fede”. “Ma qui sorge subito la domanda: è davvero possibile? O non è questo in sé una contraddizione? Scienza non è forse il contrario di fede? Non cessa la fede di essere fede, quando diventa scienza? E non cessa la scienza di essere scienza quando è ordinata o addirittura subordinata alla fede?". “Questioni”, queste, che “già per la teologia medievale rappresentavano un serio problema”, ma che “con il moderno concetto di scienza sono diventate ancora più impellenti, a prima vista addirittura senza soluzione”. “Se la teologia si ritira totalmente nel passato, lascia oggi la fede nel buio”: con questa affermazione Benedetto XVI ha spiegato la necessità di non relegare la teologia soltanto al “campo della storia”, operazione che tuttavia ha consentito di realizzare “opere grandiose”. Concentrarsi, invece, “sulla prassi, per mostrare come la teologia, in collegamento con la psicologia e la sociologia, sia una scienza utile che dona indicazioni concrete per la vita”, per il Papa “è importante, ma se la prassi è riferita solo a se stessa, oppure vive unicamente dei prestiti delle scienze umane, allora la prassi diventa vuota e priva di fondamento”. “E’ vero ciò in cui crediamo oppure no?”: questa, per il Santo padre, la “vera domanda”, perché “nella teologia è in gioco la questione circa la verità”, che è “il suo fondamento ultimo ed essenziale”. “Se Cristo è il Logos, la verità – ha spiegato il Papa - l’uomo deve corrispondere a Lui con il suo proprio logos, con la sua ragione. Per arrivare fino a Cristo, egli deve essere sulla via della verità”. “La fede cristiana, per la sua stessa natura – ha detto il Pontefice - deve suscitare la teologia, doveva interrogarsi sulla ragionevolezza della fede, anche se naturalmente il concetto di ragione e quello di scienza abbracciano molte dimensioni, e così la natura concreta del nesso tra fede e ragione doveva e deve sempre nuovamente essere scandagliata”. “Per quanto si presenti dunque chiara nel cristianesimo il nesso fondamentale tra Logos, verità e fede, la forma concreta di tale nesso ha suscitato e suscita sempre nuove domande”, ha fatto notare il Papa, che sulla scorta di San Bonaventura si è soffermato su “un duplice uso della ragione”: il “dispotismo della ragione”, che “si fa giudice supremo di tutto” ed il cui uso “è certamente impossibile nell’ambito della fede”, e un secondo uso della ragione, che “vale per l’ambito del ‘personale’, per le grandi questioni dello stesso essere uomini”, conciliabile invece con l’ambito della fede. Il primo uso della ragione può essere sintetizzato, ha affermato il Papa, con “un procedimento di prova sperimentale”: una “modalità”, cioè, di uso della ragione, che “nell’età moderna, ha raggiunto il culmine del suo sviluppo nell’ambito delle scienze naturali”. “La ragione sperimentale appare oggi ampiamente come l’unica forma di razionalità dichiarata scientifica”, partendo dalla convinzione che “ciò che non può essere scientificamente verificato o falsificato cade fuori dell’ambito scientifico”.
“Con questa impostazione sono state realizzate opere grandiose”, ha ammesso il Papa, definendola “giusta e necessaria nell’ambito della conoscenza della natura e delle sue leggi”: tuttavia, esiste “un limite a tale uso della ragione”, poiché “Dio non è un oggetto della sperimentazione umana”. Dio “è Soggetto e si manifesta soltanto nel rapporto da persona a persona: ciò fa parte dell’essenza della persona”. In questa prospettiva, Bonaventura fa cenno ad un secondo uso della ragione: “L’amore vuole conoscere meglio colui che ama. L’amore, l’amore vero, non rende ciechi, ma vedenti. Di esso fa parte proprio la sete di conoscenza, di una vera conoscenza dell’altro”. Per questo, i Padri della Chiesa, ha ricordato il Papa, “hanno trovato i precursori e gli antesignani del cristianesimo – al di fuori del mondo della rivelazione di Israele – non nell’ambito della religione consuetudinaria, bensì negli uomini in ricerca di Dio, nei filosofi: in persone che erano assetate di verità ed erano quindi sulla strada verso Dio”. “Quando non c’è questo uso della ragione – ha affermato il Santo Padre - allora le grandi questioni dell’umanità cadono fuori dell’ambito della ragione e vengono lasciate all’irrazionalità. Per questo un’autentica teologia è così importante. La fede retta orienta la ragione ad aprirsi al divino, affinché essa, guidata dall’amore per la verità, possa conoscere Dio più da vicino”. Fa quindi parte della teologia, ha concluso il Pontefice, “da un lato, l’umiltà che si lascia “toccare” da Dio, dall’altro, la disciplina che si lega all’ordine della ragione, preserva l’amore dalla cecità ed aiuta a sviluppare la sua forza visiva”. Ha concluso Benedetto XVI, questa la sfida insita nella teologia, di cui l’uomo ha bisogno:“perché essa ci spinge ad aprire la nostra ragione interrogandoci circa la verità stessa, circa il volto di Dio".

Agi, SIR, Radio Vaticana

CONFERIMENTO DEL "PREMIO RATZINGER" - il testo integrale del discorso del Papa

mercoledì 29 giugno 2011

In occasione dei 60 anni di sacerdozio del Papa il Collegio cardinalizio ha offerto un pranzo a un migliaio di poveri in San Giovanni in Laterano

In occasione del 60° anniversario di sacerdozio di Benedetto XVI, la Basilica di San Giovanni in Laterano è stata trasformata in una grande sala da "per mostrare a Roma l'amore del Papa nei confronti di coloro che soffrono e che sono soli". Il pranzo, offerto dal Collegio cardinalizio, ad un migliaio di poveri che ha compreso antipasto, primo, secondo con contorno, dolce e brindisi finale, è stato preparato da un servizio di catering e servito dai soci del Circolo San Pietro. Al termine del pranzo il decano del Collegio Cardinalizio, Angelo Sodano, il presidente del Circolo, Leopoldo Torlonia, e l'assistente ecclesiastico, mons. Franco Camaldo, hanno distribuito a ciascun ospite un pacco dono contenente materiale della Farmacia Vaticana. "Con questa iniziativa siamo sicuri che anche i cuori più duri saranno commossi nello sperimentare la sollecitudine del Santo Padre", ha commentato il presidente Torlonia. Gli assistiti del Circolo San Pietro hanno mostrato una calda riconoscenza per il banchetto offerto. "Si sono presentati – ha raccontato un socio del sodalizio – vestiti con i loro abiti migliori, e hanno gridato “Viva il Papa!” con gioia. Nessuno ci è sembrato che sia arrivato con uno spirito opportunista, ma con il sincero desiderio di vivere un momento di festa". Accogliente e cordiale è stato il card. Sodano che ha tagliato la torta e ha personalmente servito ai tavoli scherzando con gli ospiti.

Agi, RomaSette

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Il ricordo di due preti ordinati con lui: da quel 29 giugno è rimasto l'amico di sempre

Provincia tranquilla e città frenetica. Traunstein e Monaco. Sono i luoghi in cui vivono due dei compagni di Messa di Benedetto XVI che giusto sessant’anni dopo l’ordinazione, avvenuta a Frisinga per le mani del cardinale Michael von Faulhaber, ricordano la vita insieme in seminario. E dicono: da quel 29 giugno a oggi è rimasto l’amico di sempre. Poco sopra Traunstein, Alta Baviera, i colli immersi nel verde con i cavalli che pascolano allo stato brado formano un paesaggio idilliaco. Quando, da ragazzo, abitava nella frazione di Hufschlag, che significa "colpo di zoccolo", il Papa ogni giorno attraversava questo spettacolo naturale per recarsi nel ginnasio del Paese. E non mancava mai la sosta per la preghiera nella chiesa di Sant’Osvaldo, proprio quella dove l’8 luglio del 1951 celebrò la sua prima Messa. E dove adesso davanti al portale campeggia un suo busto da Pontefice. Siamo nel cuore della religiosità da cui è scaturita la vocazione dei fratelli Ratzinger. Nume tutelare dei luoghi è Rupert Berger, classe 1926, loro compagno di seminario. Dopo una vita da parroco in un paese vicino e un’apprezzata attività di liturgista e pastoralista, Berger è tornato alle origini e aiuta l’attuale parroco. Che la sua vita sia strettamente intrecciata a quella dei Ratzinger lo si capisce davanti alla sua casa, in un angoletto tranquillo del paese. Sul muro un cartello del Benediktweg, l’itinerario che contrassegna i luoghi ratzingeriani della Baviera, avverte che la Casetta del Parroco, risalente al Settecento, ospitò dal 1958 al 1964 Georg Ratzinger, direttore del coro di Sant’Osvaldo, e i genitori, che qui morirono: nel 1959, il padre Joseph, e nel 1963, la madre Maria. A Traunstein c’è anche il seminario minore che i Ratzinger frequentarono prima della guerra. Poi fu adibito a ospedale, proprio come quello maggiore di Frisinga. Subito dopo il ritorno a casa, alla fine del 1945, i tre, Georg, Joseph e Rupert, si trovarono nella comunità per futuri sacerdoti. La religiosità delle famiglie aveva creato il terreno per il grande passo. Ma anche esempi di preti nella stessa famiglia (Berger ne aveva uno) o giovani cappellani visti come esempio. C’era poi la durezza dei tempi. Il padre di Berger, sindaco di Traunstein ed esponente del partito cattolico bavarese, era stato internato a Dachau per la sua ostilità al regime. "Il nazismo lo rigettavamo al cento per cento. Potrei dire che odiavamo i nazisti, se l’odio non fosse un sentimento poco cristiano", rimemora Berger. E dunque c’era la coscienza di essere dei ricostruttori. Spirituali, non solo materiali. Ristrettezze in seminario a Frisinga c’erano. Chi non poteva pagare la retta riceveva un aiuto. Ma almeno il cibo era garantito dall’annessa azienda agricola, proprietà della diocesi. Tra le camerate, i due fratelli erano ben distinti da un soprannome. Georg era l’Orgel-Ratzi, l’organista, l’altro Bücher-Ratzi, lo studioso. L’amicizia crebbe. E la comunità non si scioglieva neanche in vacanza. Quando c’erano tre mesi di ferie tra i semestri, i seminaristi di Traunstein organizzavano passeggiate di gruppo in montagna, e discutevano l’un con l’altro. Rupert e Joseph furono mandati a studiare anche all’Università di Monaco e vivevano nel Collegio Ducale Georgianum. Lì le condizioni materiali erano peggiori. Ma c’erano teatri di prosa e d’opera, che i due frequentavano assiduamente. Il quartiere di Schwabing era il cuore artistico e letterario della città. Un cuore un po’ "bohemienne", "certo poco adatto a un prete", sorride Berger. Ma quando si trattava di studiare, niente fermava Bücher-Ratzi. Quando lavorava alla disseratazione per il dottorato, niente svaghi. Insomma, già allora uno studioso serissimo, ma anche un amico e un uomo alla mano. Ancora oggi che è sulla cattedra di Pietro. "Sì lui è davvero rimasto così come era", afferma Berger. Anche Friedrich Zimmermann, che invece è di Monaco, dove è stato a lungo parroco, ricorda la vita insieme, fatta di preghiera e amicizia, "Ratzinger è sempre stato una persona amichevole e amabile. Ma anche riservata. I due fratelli facevano parte del gruppo che veniva da Traunstein e noi eravamo di Monaco ed eravamo di più. Ma ci siamo capiti benissimo. Tanto che l’amicizia e la fratellanza sacerdotale sono durate anche dopo l’ordinazione", rievoca l’85enne prete, che è portavoce di quel corso di seminario. A far sentire il gruppo ancora più unito è stata, poi, la "grande gioia con cui abbiamo cominciato insieme nel 1946. Dopo le incertezze sul nostro futuro dovute alla guerra, al nazionalsocialismo, ora potevamo ricominciare, eravamo vicino all’obiettivo della nostra vita". Molti di questi aspiranti sacerdoti, infatti, avevano visto il loro percorso interrotto dalla catastrofe. Ma le radici erano forti, tanto che sessant’anni dopo Zimmermann sottolinea la volontà comune che animava tutti: essere vicini, con l’annuncio del Vangelo e i sacramenti, a chi gioisce e a chi soffre. Loro lo sono stati, come cappellani, in una Monaco distrutta. "Volevamo essere sempre a disposizione delle persone", spiega Zimmermann. Una comunità che si è poi divisa nei vari servizi alla Chiesa. Chi è stato solo parroco. Chi professore di teologia, di pastorale e di liturgia. Chi è diventato vescovo. Oltre a Papa Ratzinger, tra quei 45 consacrati nel 1951 altri due, oggi scomparsi: Franz Schwarzenböck e Heinrich von Soden-Fraunhofen, entrambi ausiliari di Monaco. Tanto che quella nidiata fu chiamata la Drei-Bischöfe-Weihe, l’ordinazione dei tre vescovi. In tutto una dozzina di quei sacerdoti è ancora in vita. E si sono sempre riuniti per celebrare gli anniversari. Così è stato per il 40° e per il 50°, ricorda il loro portavoce. E sia Rupert sia "Fritz" saranno, con il fratello Georg nella delegazione dell’arcidiocesi bavarese che celebrerà a Roma con l’amico Papa. "L’elezione fu una sorpresa – conclude Zimmermann –. Ma per noi è, come un tempo, un confratello. Siamo stati due volte a trovarlo in Vaticano e tra noi parliamo proprio come facevamo allora".

Gianni Santamaria, Avvenire

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Gli auguri e l'omaggio al Papa dei quotidiani e dei blog cattolici

IL MOMENTO PIÙ IMPORTANTE DELLA MIA VITA - SESSANT’ANNI FA, IL 29 GIUGNO 1951, JOSEPH RATZINGER VENIVA ORDINATO SACERDOTE (L'Osservatore Romano)

Quel giorno, l’altra storia (Avvenire)

IL GIUBILEO DI DIAMANTE DEL PAPA: 60 ANNI DI SACERDOZIO. AD MULTOS ANNOS, SANTO PADRE (Il blog degli amici di Papa Ratzinger)

Buon anniversario Santo Padre (Messainlatino.it)

AUGURI, SANTO PADRE! Sessant'anni di dono incondizionato al Signore! (Chiamati alla speranza)

Bartolomeo I al Papa: il Signore le conceda forza spirituale e fisica per proseguire il suo impegno al servizio della parola di verità e della Chiesa

“Attraverso il martirio e la testimonianza” degli apostoli Pietro e Paolo, rispettivamente “la pietra della fede” e “la lode dell’universo”, “la Santa Chiesa di Cristo è rimasta unita nel corso di un intero millennio”, stabilita “sulla confessione di Pietro al Signore ‘Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente’” e “sul fondamento del Vangelo di cui Paolo è stato il saggio architetto”. Queste basi costituiscono oggi una “guida sicura” e aprono “la strada al ristabilimento della piena comunione in un dialogo di verità e amore”. Così il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I (foto), nel messaggio inviato a Benedetto XVI tramite la delegazione in visita come da tradizione a Roma in occasione della Solennità dei Santi Pietro e Paolo. Esprimendo un “ardore” analogo a quello del Papa nell’impegno per ritrovare “la piena comunione”, Bartolomeo I ha affermato che “è necessario preoccuparsi affinché il nostro cammino verso l'unità poggi sulle solide fondamenta della fede e delle confessioni degli Apostoli e dei Padri della Chiesa”. Dal Patriarca gli auguri a Benedetto XVI per il 60° anniversario di sua Ordinazione sacerdotale: "Le trasmettiamo, Santità, i nostri pensieri rispetto a tale comunione tanto desiderata come un segno positivo in questo giorno di festa della Chiesa di Roma e ci rallegriamo anche nel profondo del cuore per i suoi sessant'anni di sacerdozio, Santità", "una tappa importante nella sua vita, come pure nella vita della sua Chiesa". "Rendendo onore al lavoro svolto da Vostra Santità sul piano teologico e per tutta la vita della Chiesa, preghiamo il Signore di concederle la forza spirituale e fisica affinché negli anni a venire possa proseguire il suo impegno al servizio della parola di verità e della santa missione della Chiesa per la gloria del Suo santo nome".

SIR, L'Osservatore Romano

Messaggio di Sua Santità Bartolomeo I a Benedetto XVI in occasione della Solennità dei Santi Pietro e Paolo e del 60° Anniversario di ordinazione del Santo Padre

Il presidente Napolitano al Papa: alta considerazione mia e dell'Italia per la sua luminosa testimonianza e per l'incessante azione di pace e dialogo

Fra i primi auguri giunti in Vaticano a Benedetto XVI ci sono stati quelli del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (foto), del quale ricorre a sua volta l'ottantaseiesimo compleanno. "Mi è gradito rivolgerLe anche a nome del popolo italiano, - ha scritto Napolitano nel messaggio inviato al Papa - il più sentito augurio per la fausta ricorrenza del sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale, che felicemente coincide con la festa dei Santi Pietro e Paolo. L'occasione mi offre l'opportunità di rinnovarLe l'espressione della mia alta considerazione per la luminosa testimonianza di profondi valori spirituali e morali e per l'incessante azione in favore della pace e del dialogo tra le nazioni che Ella autorevolmente conduce". "Nei molti anni trascorsi a Roma, anche prima dell'elevazione al soglio pontificio - ha ricordato Napolitano di Papa Ratzinger - Vostra Santità ha inoltre sempre manifestato particolare affetto e considerazione per la nazione italiana. E' in questo spirito che la prego di accogliere i miei sentimenti di amicizia e profonda stima".

TMNews

Messaggio del presidente Napolitano a Sua Santità Benedetto XVI in occasione del suo 60° anniversario dell'ordinazione sacerdotale

Georg Ratzinger: Joseph può essere un esempio perchè si è speso tutto per la sua vocazione e non ha mai posto innanzi le proprie preferenze personali

In quella splendida giornata d’estate, il 29 giugno 1951, nel duomo di Frisinga, insieme con il futuro Papa furono ordinati altri 45 sacerdoti, tra i quali anche suo fratello Georg: il "Ratz-musicale", come lo chiamavano in Seminario, per distinguerlo dal minore Joseph, il "Ratz-bibliofilo". La sezione tedesca della Radio Vaticana ha raccolto il ricordo personale di mons. Georg Ratzinger di quella giornata così importante e delle aspirazioni di due giovanissimi sacerdoti fratelli e da quel giorno anche confratelli: “Mio fratello aveva già conseguito una certa esperienza nel campo della scienza teologica. Era chiaro che la sua vita sarebbe stata la teologia; la mia vita mi portò, invece, verso la musica. Però, non era chiaro fin dove le nostre vocazioni ci avrebbero condotto: all’epoca, per noi la cosa più importante era diventare sacerdoti. Ovviamente, le responsabilità e le funzioni sono molto più difficili per un Papa che per un sacerdote. Comunque, l’ordinazione sacerdotale è il fondamento per l’ordinazione episcopale e per l’elezione al Soglio Pontificio”. In un'intervista al quotidiano Avvenire, mons. Georg ha detto che il fratello Joseph ''ha sempre incarnato la figura del pastore, che è per Dio e vuole introdurre gli altri alla sua conoscenza. Penso sempre che mio fratello possa essere un esempio, perchè si è speso tutto per la sua vocazione e non ha mai posto innanzi le proprie preferenze personali. Il suo compito è per lui la vita''. Una fedeltà nell'umiltà che lo ha portato al momento dell'elezione a definirsi un lavoratore nella vigna del Signore "e - assicura il fratello - lo è davvero. Ha voluto esserlo. Per questo ha usato quell'immagine evangelica, in cui la Chiesa viene paragonata a una vigna, nella quale qualcuno deve lavorare affinchè il vino riesca bene. E lui in questa vigna della Chiesa vuole assolvere pienamente il suo compito". Io, racconta ricordando la sua entrata in seminario, ''sono maggiore di tre anni e tre mesi, forse in me la decisione è maturata prima. Essendo più vecchio, ho anticipato mio fratello in tutto''. "I ricordi dell'ordinazione e della Primiz, la prima Messa, sono ancora molto vivi nella mia memoria. Certo - ammette l'ex direttore del coro di voci bianche della cattedrale di Ratisbona, i celebri Regensburger Domspatzen - da allora sono successe tante cose. Le forze vengono meno, la vista anche. Ma sento una grande gratitudine per quello che abbiamo potuto vivere". Allora, dopo il disastro della guerra, "ci spingeva a diventare sacerdoti - ricorda - la coscienza della nostra missione. Del fatto che Dio non ha abbandonato il mondo e che questo vive a partire da Dio. Questo è il compito piu' bello: essere mandati da Dio e annunciare il suo amore alle persone".

Radio Vaticana, Asca, Agi

GEORG: ANNUNCIARE A TUTTI L’AMORE DI DIO MISSIONE CHE LUI SVOLGE IN MODO ESEMPLARE

I più sentiti e affettuosi auguri per il 60° anniversario di Ordinazione sacerdotale anche al fratello del Santo Padre, mons. Georg Ratzinger!
Scenron

Il Papa: il primato di Pietro è predilezione divina, come la vocazione sacerdotale. Grato a Dio per la chiamata e il ministero affidatomi 60 anni fa

Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e nella ricorrenza del 60° anniversario della Sua Ordinazione presbiterale il Papa si è affacciat alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico e ha guidato la recita dell’Angelus co n i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
"Scusate il lungo ritardo. La Messa in onore dei Santi Pietro e Paolo è stata lunga e bella", ha esordito Benedetto XVI. "O Roma felix si canta oggi - ha ricordato - nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, Patroni di questa Città. 'Felice Roma, perché fosti imporporata dal prezioso sangue di così grandi Principi. Non per tua lode, ma per i loro meriti ogni bellezza superi'. Come cantano gli inni della tradizione orientale, i due grandi Apostoli - ha sottolineato il Papa - sono le ali della conoscenza di Dio, che hanno percorso la terra sino ai suoi confini e si sono innalzate al ciel. Sono le 'mani del Vangelo' della grazia, i 'piedi della verità' dell'annuncio, i 'fiumi della sapienza', le 'braccia della croce'". "La testimonianza di amore e di fedeltà dei Santi Pietro e Paolo illumina i Pastori della Chiesa, per condurre gli uomini alla verità, formandoli alla fede in Cristo. San Pietro, in particolare, rappresenta l'unità del collegio apostolico. Per tale motivo, durante la liturgia celebrata questa mattina nella Basilica Vaticana, ho imposto a 40 arcivescovi metropoliti il pallio, che manifesta la comunione con il Vescovo di Roma nella missione di guidare il popolo di Dio alla salvezza". Il Santo Padre ha quindi ricordato le parole di Sant’Ireneo, vescovo di Lione, secondo il quale alla Chiesa di Roma per la sua peculiare principalità “deve convergere ogni altra Chiesa, cioè i fedeli che sono dovunque, perché in essa è stata sempre custodita la tradizione che viene dagli Apostoli”. È la fede professata da Pietro – ha sottolineato Benedetto XVI - a costituire il fondamento della Chiesa: ‘Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente’ – si legge nel Vangelo di Matteo. Il primato di Pietro è predilezione divina, come lo è anche la vocazione sacerdotale: ‘Né la carne né il sangue te lo hanno rivelato – dice Gesù – ma il Padre mio che è nei cieli’”. Così accade, ha spiegato il Papa, “a chi decide di rispondere alla chiamata di Dio con la totalità della propria vita. Lo ricordo volentieri in questo giorno, nel quale si compie per me il sessantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale”. “Grazie per la vostra presenza e le vostre preghiere”, ha detto. “Sono grato voi, sono grato soprattutto al Signore – ha continuato - per la sua chiamata e per il ministero affidatomi, e ringrazio coloro che, in questa circostanza, mi hanno manifestato la loro vicinanza e sostengono la mia missione con la preghiera, che da ogni comunità ecclesiale sale incessantemente a Dio, traducendosi in adorazione a Cristo Eucaristia per accrescere la forza e la libertà di annunciare il Vangelo”. "In questo clima - ha detto Papa Ratzinger - sono lieto di salutare cordialmente la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, presente oggi a Roma, secondo la significativa consuetudine, per venerare i Santi Pietro e Paolo e condividere con me l`auspicio dell`unità dei cristiani voluta dal Signore. Invochiamo con fiducia la Vergine Maria, Regina degli Apostoli, affinché ogni battezzato diventi sempre più una 'pietra viva' che costruisce il Regno di Dio".
Dopo la recita della preghiera mariana, il Santo Padre ha voluto rivolgere uno speciale augurio alla città di Roma, di cui Pietro e Paolo sono i Patroni: "Desidero rivolgere un saluto speciale ai fedeli della mia diocesi, come pure ai parroci e a tutti i sacerdoti impegnati nel lavoro pastorale. All'intera cittadinanza estendo il mio augurio di pace e bene". In tedesco Benedetto XVI ha salutato in particolare “la delegazione della Baviera, venuta a Roma in occasione del giubileo dei sessant’anni della mia ordinazione sacerdotale. Ringrazio per le preghiere che sono state offerte per me da molti fedeli nei giorni scorsi”.

TMNews, SIR

LE PAROLE DEL PAPA ALLA RECITA DELL’ANGELUS

Il Papa: Signore, aiutami ad essere una cosa sola con la tua volontà, vivere la vita insieme con Te per gli altri, diventare sempre di più Tuo amico!

'''Non vi chiamo più servi ma amici'. A sessant'anni dal giorno della mia ordinazione sacerdotale sento ancora risuonare nel mio intimo queste parole di Gesù, che il nostro grande arcivescovo, il cardinale Faulhaber, con la voce ormai un po' debole e tuttavia ferma, rivolse a noi sacerdoti novelli al termine della della cerimonia di Ordinazione'': con queste parole il Papa ha iniziato l'omelia della Messa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo. “Secondo l’ordinamento liturgico di quel tempo – ha aggiunto il Pontefice -, quest’acclamazione significava allora l’esplicito conferimento ai sacerdoti novelli del mandato di rimettere i peccati”. “'Non più servi ma amici': io sapevo e avvertivo che, in quel momento, questa non era solo una parola 'cerimoniale', ed era anche più di una citazione della Sacra Scrittura". Tuttavia, “ciò che avveniva in quel momento, era ancora qualcosa di più. Egli mi chiama amico. Mi accoglie nella cerchia di coloro ai quali si era rivolto nel Cenacolo. Nella cerchia di coloro che Egli conosce in modo del tutto particolare e che così Lo vengono a conoscere in modo particolare. Mi conferisce la facoltà, che quasi mette paura, di fare ciò che solo Egli, il Figlio di Dio, può dire e fare legittimamente: Io ti perdono i tuoi peccati”. Non solo: “Egli mi affida le parole della consacrazione nell’Eucaristia. Egli mi ritiene capace di annunciare la sua Parola, di spiegarla in modo retto e di portarla agli uomini di oggi. Egli si affida a me”. “Non siete più servi ma amici”: questa è un’affermazione che reca una grande gioia interiore e che, al contempo, nella sua grandezza, può far venire i brividi lungo i decenni, con tutte le esperienze della propria debolezza e della sua inesauribile bontà”. '''Non più servi ma amici' - ha poi detto il Pontefice -: in questa parola è racchiuso l'intero programma di una vita sacerdotale''. Ma cosa è veramente l’amicizia? “L’amicizia – ha osservato il Santo Padre - è una comunione del pensare e del volere”.
''L'amicizia che Egli mi dona può solo significare che anch'io cerchi di conoscere sempre meglio Lui; che io, nella Scrittura, nei Sacramenti, nell'incontro della preghiera, nella comunione dei Santi - ha detto il Papa - nelle persone che si avvicinano a me e che Egli mi manda, cerchi di conoscere sempre di più Lui stesso''. In realtà, “l’amicizia non è soltanto conoscenza, è soprattutto comunione del volere. Significa che la mia volontà cresce verso il ‘sì’ dell’adesione alla sua”. C’è poi un terzo elemento: “Egli dà la sua vita per noi. Signore, aiutami a conoscerti sempre meglio! Aiutami ad essere sempre più una cosa sola con la tua volontà! Aiutami a vivere la mia vita non per me stesso, ma a viverla insieme con Te per gli altri! Aiutami a diventare sempre di più Tuo amico!”. La parola di Gesù sull’amicizia “sta nel contesto del discorso sulla vite. Il Signore collega l’immagine della vite con un compito dato ai discepoli”. Il primo “è quello di mettersi in cammino, di uscire da se stessi e di andare verso gli altri”. Dunque, “il Signore ci esorta a superare i confini dell’ambiente in cui viviamo, a portare il Vangelo nel mondo degli altri, affinché pervada il tutto e così il mondo si apra per il Regno di Dio”. “Vogliamo seguire il Dio che si mette in cammino, superando la pigrizia di rimanere adagiati su noi stessi, affinché Egli stesso possa entrare nel mondo”. Ma Gesù chiede anche di portare frutto, “un frutto che rimanga!”. Ma qual è il frutto che rimane? “Ebbene – ha affermato Benedetto XVI -, il frutto della vite è l’uva, dalla quale si prepara poi il vino. Fermiamoci per il momento su questa immagine. Perchè possa maturare uva buona, occorre il sole ma anche la pioggia, il giorno e la notte. Perchè maturi un vino pregiato - è stata l'immagine usata dal Pontefice - c'è bisogno della pigiatura, ci vuole la pazienza della fermentazione, la cura attenta che serve ai processi di maturazione''.
Il Papa ha domandato: “Non è forse questa già un’immagine della vita umana, e in modo del tutto particolare della nostra vita da sacerdoti? Abbiamo bisogno del sole e della pioggia, della serenità e della difficoltà, delle fasi di purificazione e di prova come anche dei tempi di cammino gioioso con il Vangelo. Volgendo indietro lo sguardo possiamo ringraziare Dio per entrambe le cose: per le difficoltà e per le gioie, per le ore buie e per quelle felici. In entrambe riconosciamo la continua presenza del suo amore, che sempre di nuovo ci porta e ci sopporta”. Un’ulteriore domanda: di che genere è il frutto che il Signore attende da noi? “Il vino è immagine dell’amore: questo è il vero frutto che rimane, quello che Dio vuole da noi”, ha sostenuto il Pontefice, per il quale “l’autentico contenuto della Legge, la sua summa, è l’amore per Dio e per il prossimo. Questo duplice amore, tuttavia, non è semplicemente qualcosa di dolce. Esso porta in sé il carico della pazienza, dell’umiltà, della maturazione nella formazione ed assimilazione della nostra volontà alla volontà di Dio, alla volontà di Gesù Cristo, l’Amico”. Solo così, “nel diventare l’intero nostro essere vero e retto, anche l’amore è vero, solo così esso è un frutto maturo. La sua esigenza intrinseca, la fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa, richiede sempre di essere realizzata anche nella sofferenza. Proprio così cresce la vera gioia. Nel fondo, l’essenza dell’amore, del vero frutto, corrisponde con la parola sul mettersi in cammino, sull’andare: amore significa abbandonarsi, donarsi; reca in sé il segno della croce”. Dopo aver dedicato questa riflessione al ricordo del suo 60° di sacerdozio, il Santo Padre ha rivolto un pensiero agli arcivescovi metropoliti nominati dopo l’ultima Festa dei grandi Apostoli cui oggi è stato imposto il pallio.
"Questo - ha sottolineato il Papa - può ricordarci innanzitutto il 'giogo dolce' di Cristo che ci viene posto sulle spalle. Il giogo di Cristo è identico alla sua amicizia. È un giogo di amicizia e perciò è un 'giogo dolce', ma proprio per questo anche un giogo che esige e che plasma. È il giogo della sua volontà, che è una volontà di verità e di amore. Così è per noi soprattutto anche il giogo di introdurre altri nell'amicizia con Cristo e di essere a disposizione degli altri, di prenderci come Pastori cura di loro. Il pallio - ha inoltre ricordato il Papa - viene intessuto con la lana di agnelli, che vengono benedetti nella festa di Sant'Agnese. Ci ricorda così il Pastore diventato Egli stesso Agnello, per amore nostro. Ci ricorda Cristo che si è incamminato per le montagne e i deserti, in cui il suo agnello, l'umanità, si era smarrito. Ci ricorda Colui che ha preso l'agnello, l'umanità - me - sulle sue spalle, per riportarmi a casa. Ci ricorda in questo modo che, come Pastori al suo servizio, dobbiamo anche noi portare gli altri, prendendoli, per così dire, sulle nostre spalle e portarli a Cristo. Ci ricorda che possiamo essere Pastori del suo gregge che rimane sempre suo e non diventa nostro" . E "infine - ha concluso il Papa - il pallio significa molto concretamente anche la comunione dei Pastori della Chiesa con Pietro e con i suoi successori. Significa che noi dobbiamo essere Pastori per l'unità e nell'unità e che solo nell'unità di cui Pietro è simbolo guidiamo veramente verso Cristo. In quest'ora, dopo sessant'anni di ministero sacerdotale, mi sono sentito spinto a guardare a ciò che ha caratterizzato i decenni. Mi sono sentito spinto a dire a voi - a tutti i sacerdoti e Vescovi come anche ai fedeli della Chiesa - una parola di speranza e di incoraggiamento; una parola, maturata nell'esperienza, sul fatto che il Signore è buono. Soprattutto, però, questa è un'ora di gratitudine: gratitudine al Signore per l'amicizia che mi ha donato e che vuole donare a tutti noi. Gratitudine alle persone che mi hanno formato ed accompagnato".

Asca, SIR, TMNews

CAPPELLA PAPALE NELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO - il testo integrale dell'omelia del Papa

Benedetto XVI presiede la Messa dei Santi Pietro e Paolo. Gli auguri del card. Sodano: ci stringiamo intorno a Lei, pastori e fedeli di tutto il mondo

E' stata una celebrazione particolare quella odierna per Papa Joseph Ratzinger, nella Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. Benedetto XVI ha infatti ricordato anche il 60° anniversario della Sua Ordinazione presbiterale presiedendo nella Basilica Vaticana la Concelebrazione Eucaristica con 52 cardinali e 41 arcivescovi metropoliti ai quali, nel corso del sacro rito, ha imposto i Palli presi dalla Confessione di San Pietro. Era presente alla Santa Messa la Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.
“Padre Santo, in questo momento le sono vicini i pastori e i fedeli di tutto il mondo, come tanti uomini di buona volonta’ che guardano alla Chiesa di Roma come ‘un vessillo sopra le nazioni’, segno della continua presenza divina nelle alterne vicende della storia”. All’inizio, il decano del collegio cardinalizio Angelo Sodano si è rivolto con queste parole a Bendetto XVI per formulargli gli auguri per il 60° anniversario di sacerdozio. “Interpreti di questo immenso coro noi oggi ci stringiamo intorno a Lei, posto dallo Spirito Santo a guidare la Santa Chiesa di Dio all’inizio di questo terzo millennio cristiano. Se l’Eucaristia sempre ci unifica, come Ella sovente ci ricorda, oggi ci unifica ancora di più intorno al Successore di Pietro”.

Quotidiano.net, Radio Vaticana

60° ANNIVERSARIO DI ORDINAZIONE SACERDOTALE DI BENEDETTO XVI. 'ADSUM', SONO QUI. AUGURI, SANTO PADRE!


"Il Signore ha giurato e non si pente: 'Tu sei sacerdote per sempre'" (Sal 110, 4).
Sessanta anni. Tanti ne sono passati da quel 29 giugno 1951, il momento più importante della tua vita, amato Benedetto XVI, quando hai pronunciato il tuo "Adsum", 'sono qui'. Da quella data, fino ad oggi, lo hai ripetuto a Dio ogni giorno. Lo hai pronunciato il 28 maggio 1977, quando da professore di teologia dogmatica e fondamentale sei diventato arcivescovo di Monaco e Frisinga. Poi di nuovo il 27 giugno dello stesso anno, quando Paolo VI ti ha creato cardinale, principe della Chiesa. Lo hai pronunciato il 25 novembre del 1981, alla nomina di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. E, soprattutto, lo hai ripetuto il 19 aprile 2005, quando sei stato scelto come Successore dell'Apostolo Pietro. Ogni giorno del tuo sacerdozio, nei momenti di gioia e serenità, ancora di più nelle prove, nelle incertezze della vita, nei dolori.
Con il tuo rinnovato "Adsum" in questi 60 anni hai reso la tua una vita sacramentale, al cui centro c'è Cristo, solo e soltanto Lui, fonte inesauribile della tua gioiosa e semplice fede. Hai servito il Signore e la Chiesa con dedizione e con un dispendio di energie continuo, tra ostacoli, calunnie e non di rado tradimenti. Con il tuo "Adsum" hai risvegliato in tanti la fede, prima sopita, stanca o superficiale, spingendoli a manifestarla senza paura ma con coraggio davanti a un mondo che rifiuta Dio.
Santo Padre, ti confidiamo che avremo voluto che questo anniversario fosse celebrato con ancora più solennità, con eventi e celebrazioni che avrebbero mostrato a tutta la Chiesa il modello di sacerdote per questi anni non facili che lei incarna. Molti tra cardinali, vescovi, preti, fedeli laici, hanno ritenuto che non fosse necessario. Noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto tutto il possibile perchè fossimo in tanti a rendere grazie al Signore per lo straordinario dono del tuo sacerdozio. Accolgi questo nostro regalo e benedici tutti noi!
Tanti auguri, amato Papa Joseph. Il Signore ti conservi, ti doni vita e salute, ti renda felice sulla terra e ti preservi da ogni male. Ad multos annos!
Scenron

martedì 28 giugno 2011

Benedetto XVI da l'avvio in rete al portale 'news.va', è ora operativo. E lo comunica con un tweet in rete, il primo di un Papa

twitter.com/#!/news_va_it

Mons. Celli spiega www.news.va. Il primo tweet di un Papa


Verso il 60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. Il Papa: in questa amicizia posso operare e rendere altri amici di Cristo

"Il duomo è sempre stato il centro della nostra vita, come pure in seminario eravamo una famiglia ed è stato padre Höck a fare di noi una vera famiglia. Il duomo era il centro e lo è diventato per tutta la vita nel giorno indimenticabile dell'ordinazione sacerdotale. Sono tre i momenti che mi sono rimasti particolarmente impressi. Anzitutto lo stare distesi per terra durante le litanie dei santi. Stando prostrati a terra, si diventa ancora una volta consapevoli di tutta la propria povertà e ci si domanda: davvero ne sono capace? E allo stesso tempo risuonano i nomi di tutti i santi della storia e l'implorazione dei fedeli: "Ascoltaci; aiutali". Cresce così la consapevolezza: sì, sono debole e inadeguato, ma non sono solo, ci sono altri con me, l'intera comunità dei santi è con me, essi mi accompagnano e quindi posso percorrere questo cammino e diventare compagno e guida per gli altri. Il secondo, l'imposizione delle mani da parte dell'anziano, venerabile cardinale Faulhaber - che ha imposto a me, a tutti noi, le mani in modo profondo ed intenso - e la consapevolezza che è il Signore a porre le mani su di me e dice: appartieni a me, non appartieni semplicemente a te stesso, ti voglio, sei al mio servizio; ma anche la consapevolezza che questa imposizione delle mani è una grazia, che non crea solo obblighi, ma che è soprattutto un dono, che Lui è con me e che il suo amore mi protegge e mi accompagna. Poi c'era ancora il vecchio rito, in cui il potere di rimettere i peccati veniva conferito in un momento a parte, che iniziava quando il vescovo diceva, con le parole del Signore: "Non vi chiamo più servi, ma amici". E sapevo - noi sapevamo - che questa non è solo una citazione di Giovanni 15, ma una parola attuale che il Signore mi sta rivolgendo adesso. Egli mi accetta come amico; sono in questo rapporto d'amicizia; egli mi ha donato la sua fiducia, e in questa amicizia posso operare e rendere altri amici di Cristo".

Conferimento della Cittadinanza onoraria di Freising - Repubblica Federale di Germania (16 gennaio 2010)

60° anniversario di Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. La Chiesa festeggia Joseph Ratzinger: messaggi, celebrazioni, adorazioni e preghiere

In tutto il mondo si susseguono in queste ore celebrazioni per ricordare il sessantesimo anniversario dell'Ordinazione sacerdotale di Benedetto XVI. È stato dunque pienamente accolto l'invito che la Congregazione per il Clero, attraverso i nunzi apostolici, aveva rivolto 13 maggio scorso, ai vescovi di tutto il mondo affinché fossero organizzate sessanta ore di adorazione eucaristica nelle diverse diocesi. La Conferenza Episcopale messicana ha espresso i suoi auguri al Papa attraverso un messaggio firmato dall'arcivescovo di Antequera, Oaxaca, José Luis Chávez Botello, pubblicato sul sito dell'organismo episcopale: "La carità e la profondità" delle riflessioni di Benedetto XVI, è scritto nel messaggio, "unite alla sua testimonianza, ci interpellano e ci danno sicurezza di non perdere i principi e il senso di ciò che è autenticamente umano". La Conferenza Episcopale polacca ha voluto legare la preghiera per Benedetto XVI all'auspicio di nuove vocazioni. Inoltre, il 29 giugno, nella Basilica della Santa Croce a Varsavia, il nunzio apostolico in Polonia, l'arcivescovo Celestino Migliore, celebra una Messa per i sei anni trascorsi del pontificato e per i 60 anni di sacerdozio. Numerose iniziative anche in Germania: l'adorazione eucaristica è stata avviata nell'arcidiocesi di Colonia, il 22 giugno. In Francia, il card. André Vingt-Trois, presidente della Conferenza Episcopale, ha invitato i fedeli a pregare nella Basilica del Sacro Cuore a Montmartre. In Spagna, i vescovi, al temine dei lavori della Commissione permanente, sempre il 22 giugno, hanno espresso l'intenzione di unirsi alle varie iniziative che le diocesi del Paese hanno assunto per celebrare la ricorrenza. Il pellegrinaggio compiuto dal Santo Padre a Santiago de Compostela è stato invece ricordato in questa occasione dall'arcivescovo Julián Barrio Barrio, il quale ha sottolineato come "servitore del Vangelo e della speranza, il Papa accompagna in vicinanza e in comunione le preoccupazioni, le angustie, i timori e le speranze di tutti gli uomini". "Pellegrino nel mondo", Benedetto XVI "è il portavoce di una straordinaria cultura storica e morale", in mezzo alle contraddizioni della nostra epoca. L'anniversario fornisce anche, secondo il cardinale arcivescovo di Manila, Gaudencio Rosales, la possibilità di esprimere "la manifestazione sincera della nostra unione spirituale" con il Papa.

L'Osservatore Romano

Un anno fa l'annuncio del Papa del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Mons. Fisichella: per suscitare nuovo entusiasmo nella Chiesa

“A un anno dall'annuncio da parte del Papa di voler creare un nuovo dicastero possiamo dire di aver lavorato intensamente e con grande entusiasmo. Abbiamo realizzato la struttura e incrementato l'entusiasmo grazie alla grande attesa, all'interesse e alla partecipazione per il nostro compito pastorale che c'é in diversi Paesi del mondo”. È quanto dichiara oggi alla Radio Vaticana mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della Nuova Evangelizzazione. La nascita del nuovo dicastero era stata annunciata dal Papa un anno fa, nei primi Vespri della festività dei Santi Pietro e Paolo, con la volontà di combattere “l’eclissi del senso di Dio” nei Paesi occidentali dove “il processo di secolarizzazione ha prodotto una grave crisi del senso della fede cristiana e dell'appartenenza alla Chiesa”. “Il Papa, in apertura della nostra prima plenaria, nel maggio scorso - spiega mons. Fisichella – ci ha invitato a delineare un progetto ma anche a renderlo evidente con dei segni concreti”. “Non si può fare nuova evangelizzazione senza nuovi evangelizzatori”, aggiunge l’arcivescovo, “perciò desideriamo dare alla Chiesa dei segni della presenza dei nuovi evangelizzatori per suscitare nuovo entusiasmo e lo spirito missionario che deve essere presente nelle nostre comunità”. Il prossimo Sinodo dei vescovi nell’ottobre 2012 sarà dedicato proprio alla nuova evangelizzazione.

SIR

Un anno fa l'annuncio del Papa del dicastero per la Nuova Evangelizzazione. Intervista con mons. Fisichella

Il Papa: la comunione non completa che già unisce la Chiesa di Roma e quella di Costantinopoli cresca fino al raggiungere la piena unità visibile

In occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo che ricorrerà domani, una delegazione del Patriarcato ecumenico ortodosso di Costantinopoli ha iniziato oggi la tradizionale visita a Roma, che viene ricambiata dalla Santa Sede in occasione della Festa di Sant’Andrea, Patrono del Patriarcato. I rappresentanti patriarcali sono stati ricevuti in tarda mattinata in Vaticano da Benedetto XVI. “Il Dio della pace sia con tutti voi”: con questo saluto che San Paolo, l’Apostolo delle Genti, rivolgeva ai cristiani di Costantinopoli, il Santo Padre ha salutato la delegazione. Agli Apostoli, ha sottolineato Benedetto XVI, “il Signore Gesù conferì il compito di essere testimoni del Vangelo di Salvezza”: “Gli apostoli hanno portato a compimento fedelmente questa missione, testimoniando sino al sacrificio cruento della vita la fede in Cristo Salvatore e l’amore verso Dio Padre”. Il Papa ha poi evidenziato come la partecipazione della delegazione a questa occasione esprima la fraternità che unisce la Chiesa di Roma e il Patriarcato ecumenico: “L’intima vicinanza spirituale che sperimentiamo ogni volta che ci incontriamo è per me motivo di profonda gioia e gratitudine a Dio. Al tempo stesso, però, la comunione non completa che già ci unisce deve crescere fino al raggiungere la piena unità visibile”. L’amicizia tra la Chiesa e il Patriarcato, inoltre è un vincolo solidamente fondato sulla fede ricevuta dalla testimonianza degli Apostoli. Ed è proprio “con la testimonianza comune della verità del Vangelo – ha aggiunto il Pontefice – che potremo aiutare l’uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla Verità”. “In un contesto storico di violenze, indifferenza ed egoismo tanti uomini e donne del nostro tempo si sentono smarriti”. Il Santo Padre ha poi ricordato con gioia l’impegno condiviso dal Patriarca Bartolomeo I sui temi fondamentali della ricerca della verità, della giustizia e della pace e, nel ricordo del Beato Giovanni Paolo II, ha invitato tutti i fratelli cristiani a partecipare a una Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace che si svolgerà il 27 ottobre ad Assisi:“Il camminare insieme sulle strade della città di San Francesco sarà il segno della volontà di continuare a percorrere la via del dialogo e della fraternità”.

Radio Vaticana

UDIENZA ALLA DELEGAZIONE DEL PATRIARCATO ECUMENICO DI COSTANTINOPOLI IN OCCASIONE DELLA SOLENNITÀ DEI SANTI APOSTOLI PIETRO E PAOLO - il testo integrale del discorso del Papa

GMG 2011-Il Papa a Madrid. De la Cierva: nessun finanziamento pubblico, solo sgravi fiscali. ll pranzo di Benedetto con 12 volontari internazionali

Nessun finanziamento diretto dal Governo, ma solo sgravi fiscali, l’uso del centro stampa sito nel Palazzo dei congressi e dei luoghi simbolo di Madrid: nella conferenza stampa di presentazione della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, tenutasi questa mattina in Vaticano, il direttore esecutivo Yago de la Cierva ha tenuto a sottolineare come l’evento mondiale non avrà nessun peso finanziario sulla Spagna, che vive una fase economica difficile, anzi porterà dei benefici per “oltre 100 milioni d’euro”. “Per i finanziamenti - ha spiegato de la Cierva – tutto è stato condotto nella massima trasparenza con le contrattazioni affidate ad appalti pubblici. Nessuna delle amministrazioni pubbliche ha dato contributi economici ma solo sgravi fiscali. Noi paghiamo l’Iva mentre le aziende che ci danno un contributo ricevono delle agevolazioni. Ci sono, inoltre, delle facilitazioni per i visti gratuiti che dovrebbero garantire l’ingresso di oltre 50 pellegrini. Ci sono state garantite anche delle facilitazioni circa il traffico e la presenza della Protezione civile”. Sarà, dunque, una GMG “sobria per il mangiare e bere e sostenibile. Gli iscritti copriranno i due terzi del budget totale ed avremo anche un’attenzione per la solidarietà, destinando una parte della quota di iscrizione a pellegrini provenienti da Paesi in via di sviluppo”. “Il Papa è bene informato e segue i lavori di preparazione della Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid”, ha confidato il card. Antonio María Rouco Varela, arcivescovo della capitale spagnola. “La preparazione della Giornata – ha aggiunto - è giunta ormai al suo punto finale, più profondo, di quella che rappresenta un’esperienza ecclesiale incentrata sull’incontro dei giovani con il Signore, nei giorni in cui il Papa presiederà questo grande atto” “per vivere insieme quello che la Chiesa celebra: la presenza di Cristo in mezzo a loro e quindi la sua missione e la sua responsabilità di mostrarlo al mondo e in questo caso ai giovani che saranno presenti alla Giornata e attraverso di loro a tutti gli altri giovani del mondo”. In occasione della ‘sua’ seconda GMG la Spagna ha fatto le cose in grande: dipinti di Rubens, El Greco, Velasquez e Caravaggio verranno esposti in una mostra sul ‘Volto di Cristo’, gratuita per i partecipanti della Giornata, al museo del Prado. Al tradizionale pranzo dei ragazzi con il Papa saranno invitati i volontari internazionali: tra i 12 ‘invitati’ sembra ci saranno due asiatici, provenienti dal Vietnam e da Taiwan. Grazie ad un permesso appena concesso dalle autorità carcerarie di Madrid, anche un gruppo di giovani detenuti potrà partecipare alla Via crucis che si snoderà per le vie della capitale spagnola il 19 agosto: alcuni di loro porteranno e la croce e le icone del rito. Infine, la GMG di quest’anno vedrà una partecipazione significativa anche da parte della ‘primavera araba’: giovani egiziani ed iracheni porteranno la Croce nella Plaza de Cibeles, sempre durante la Via Crucis con il papa. Secondo quanto hanno anticipato dall'agenzia SIR, saranno poco meno di 400, di cui 300 in arrivo dall’Egitto.

SIR, Radio Vaticana,Vatican Insider

Presentazione della GMG 2011. Il card. Rylko: esperienza straordinaria di una Chiesa amica dei giovani, partecipe dei loro problemi, a loro servizio

Questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù, che si svolgerà a Madrid dal 16 al 21 agosto 2011. Sono intervenuti il card. Stanisław Ryłko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, il card. Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid (Spagna), Yago de la Cierva, direttore esecutivo della GMG 2011, Elsa Vázquez Maggio, volontaria internazionale, José Antonio Martínez Fuentes, capo della Segreteria Generale, responsabile degli accreditamenti dei pellegrini della GMG 2011.
“Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede”, il motto della GMG 2011, di cui è stato presentato un video a preannunciare un incontro festoso per centinaia di migliaia di giovani chiamati da tutto il mondo a Madrid. Un evento davvero importante per la Chiesa universale alla quale Benedetto XVI ha invitato i giovani cattolici, ma anche quelli esitanti e dubbiosi nella fede o non credenti, perché il fine di ogni GMG è l’evangelizzazione, ha ricordato il card. Rilko: “Questa insistenza sull’importanza della fede non vuol dire assolutamente che la Chiesa sia indifferente di fronte ai tanti gravi problemi che affliggono i giovani d’oggi. Al contrario!”. Giovani, non solo i destinatari ma i protagonisti delle GMG: “La Chiesa insegna, dunque, a guardare le cose più a fondo, senza mai perdere di vista l’essenziale. Ogni GMG è un’esperienza straordinaria di una Chiesa amica dei giovani, partecipe dei loro problemi, una Chiesa che si pone a servizio delle giovani generazioni, un’esperienza di una Chiesa giovane piena di slancio missionario. Un’epifania della fede cristiana di dimensioni planetarie. E i giovani, specie nella nostra vecchia Europa, profondamente secolarizzata e laicista, hanno un particolare bisogno di tutto questo”. Giovani che stanno rispondendo alla chiamata del Papa da ogni parte del mondo: “La GMG di Madrid si annuncia come un evento particolarmente significativo anche se osserviamo le cifre”. 440 mila gli iscritti a tutt’oggi dai cinque continenti, 1300 anche dall’Oceania, una cifra record rispetto ai tempi della preparazione. Quattordicimila i sacerdoti che li accompagneranno e 744 i vescovi, 24 mila i volontari impegnati nei vari servizi, 250 i luoghi per le catechesi, pronunciate in 30 lingue e 700 mila le copie di YouCat, il catechismo per i giovani, in 6 lingue. “Ogni GMG è una grande semina evangelica, è un dono da accogliere con gratitudine e con vivo senso di responsabilità”. Grande l’attesa per l’arrivo del Santo Padre giovedì 18 agosto a Madrid, dove nella Piazza de Cibeles lo attenderanno i giovani; poi il venerdi la Via Crucis per le strade della capitale spagnola e molti altri incontri anche al sabato prima della Messa conclusiva domenica 21. “La Chiesa di Spagna è interpellata in modo speciale – ha detto il cardinale – infatti tutte le diocesi spagnole hanno risposto in maniera generosa ed entusiasta alla scelta di Benedetto XVI". "In questo periodo di preparazione la Chiesa spagnola ha potuto riscoprire se stessa, le sue grandi risorse spirituali, non di rado nascoste e invisibili ad un osservatore distratto” ha affermato il porporato che ha ricordato, citando Benedetto XVI, come tra le ragioni della scelta di Madrid per la GMG ci sia il bisogno dell’Europa di “ritrovare le sue radici cristiane”. La GMG di Madrid, la seconda in territorio spagnolo dopo quella del 1989 a Santiago de Compostela, sarà all’insegna di Giovanni Paolo II al quale sarà dedicata la celebrazione di accoglienza dei giovani il 16 agosto, presieduta dall'arcivescovo della città ospitante Rouco Varela.

Radio Vaticana, SIR

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DELLA XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ (MADRID, 16 - 21 AGOSTO 2011)

L'annuncio di Scola alla diocesi di Venezia: ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa. Voglio viverla come uno scambio d'amore

“Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore”. Con queste parole il cardinale patriarca di Venezia Angelo Scola (nella foto con Benedetto XVI) ha annunciato alla comunità veneziana la propria nomina ad arcivescovo di Milano, appena ufficializzata dalla Santa Sede. L’annuncio è stato dato in contemporanea a mezzogiorno dalla sala stampa vaticana e dallo stesso card. Scola nel Palazzo patriarcale di fronte a vescovi, sacerdoti, fedeli e giornalisti convocati per la circostanza. “Potete ben capire come non sia facile per me darvi questa notizia – ha esordito il porporato -. E proprio per questo saprete essere magnanimi nei miei confronti. Vi dico semplicemente che ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa”. “Debbo riconoscere – ha proseguito il patriarca - che in questo momento il mio cuore è un po’ travagliato. Da una parte, ci sono il fascino della splendida avventura vissuta nelle terre di Marco che dura ormai quasi da un decennio, e il dolore per il distacco da voi che, per dirlo con l’Apostolo Paolo, «mi siete diventati cari»”; dall’altra, “mi aspetta la Chiesa di Milano, quella in cui sono stato svezzato contemporaneamente alla vita e alla fede”. Tuttavia “molto di più che questi argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita” che “passa dall’azione dello Spirito Santo nella Chiesa e in essa, in modo speciale, dal ministero del Santo Padre”. “Dio è sempre più grande e il Suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona ma anche per quanti ci sono stati affidati” ha detto ancora il card. Scola. Di qui l’esortazione: “Siamo chiamati a guardare il disegno del Padre, voi ed io insieme, con gli occhi ed il cuore di chi ama la Chiesa nella sua splendente universalità che poggia su un’incessante comunione tra le Chiese particolari: da Marco ad Ambrogio, da San Lorenzo Giustiniani a San Carlo, per limitarmi alle radici profonde delle Chiese che sono in Venezia e in Milano”. “Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore” ha assicurato il card. Scola. “Con questo spirito – ha aggiunto - accolgo la decisione del Santo Padre e chiedo a voi di fare parimenti”. Quindi alcuni dati “tecnici”: “Lascio la vita del Patriarcato in ottime mani”; “il popolo cristiano e, soprattutto, il presbiterio veneziano, sono garanzia di un futuro pieno di speranza”. Il card. Scola ha informato di essere stato nominato dal Papa amministratore apostolico, con le facoltà di vescovo diocesano, fino al 7 settembre. Dal giorno successivo mons. Beniamino Pizziol, vescovo di Vicenza, gli succederà nell’incarico fino alla presa di possesso del nuovo patriarca.

SIR

Scola nominato arcivescovo di Milano, l’annuncio