giovedì 24 maggio 2012

VII Incontro Mondiale delle Famiglie-Il Papa a Milano. Tutte le dirette televisive

Questo è il calendario completo delle dirette televisive del VII Incontro Mondiale delle Famiglie e della Visita Pastorale di Papa Benedetto XVI all'arcidiocesi di Milano. Telepace (Digitale terrestre canale 73, SKY canale 850) trasmetterà tutti gli atti e gli eventi, grazie al Centro Televisivo Vaticano, Rai Uno gli appuntamenti più importanti. I siti www.vatican.va e www.radiovaticana.org trasmetteranno in streaming.

Mercoledì 30 maggio


ore 9.15 CONGRESSO TEOLOGICO PASTORALE

ore 12.00 CONGRESSO TEOLOGICO PASTORALE

ore 21.00 SPECIALE VII IMF Telepace

Giovedì 31 maggio
ore 9.15 CONGRESSO TEOLOGICO PASTORALE

ore 18.00 CONGRESSO TEOLOGICO PASTORALE

ore 21.30 SPECIALE VII IMF Telepace

Venerdì 1° giugno
ore 17.30 INCONTRO CON LA CITTADINANZA

ore 19.30 CONCERTO IN ONORE DEL SANTO PADRE E DELLE DELEGAZIONI UFFICIALI DELL’INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE

Sabato 2 giugno
ore 10.00 CELEBRAZIONE DELL’ORA MEDIA E VENERAZIONE DELLE RELIQUIE DI SAN CARLO


ore 11.15 INCONTRO CON I CRESIMANDI

ore 16.00 JUBILFAMILY – LA GIOIA DI ESSERE FAMIGLIA

ore 20.30 FESTA DELLE TESTIMONIANZE
Diretta su Rai Uno dalle 20.35

Domenica 3 giugno
ore 10.00 SANTA MESSA E RECITA DELL’ANGELUS
Diretta anche su Rai Uno

Vito Mancuso: il libro di Nuzzi non è un attacco a Benedetto XVI, anzi, nei suoi confronti emerge fiducia per la rettitudine e la purezza spirituale

Il libro "Sua Santità" di Gianluigi Nuzzi, che pubblica documenti riservati di una fuga di notizia ribattezzata 'Vatilekas' dal Vaticano, "non è un attacco a Benedetto XVI, anzi, nei suoi confronti emerge fiducia per la rettitudine e la purezza spirituale", secondo Vito Mancuso, teologo intervenuto alla presentazione del volume con lo stesso Nuzzi alla sede della stampa estera a Roma. "E' un attacco formale e sostanziale nei confronti del principale collaboratore del Papa", il cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, secondo Mancuso.

TMNews

mercoledì 23 maggio 2012

VII IMF-Il Papa a Milano. Il 3 giugno all'Università Cattolica il 'pranzo della solidarietà' offerto da Benedetto XVI a 100 famiglie bisognose

Famiglie colpite dalla crisi, rifugiati politici, immigrati, coppie di anziani soli, tutti insieme intorno ad un tavolo per un pranzo offerto da Benedetto XVI in occasione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno. Il “pranzo della solidarietà”, organizzato da Caritas Ambrosiana, avrà luogo alla mensa dell’Università Cattolica domenica 3 giugno, ultimo giorno della vista papale nel capoluogo lombardo. Complessivamente saranno 100 famiglie (circa 300 persone di diversa nazionalità) scelte fra quelle seguite dai servizi e dei centri di accoglienza di diverse realtà caritative. Il pranzo non è la sola iniziativa di solidarietà che caratterizza l’Incontro mondiale delle famiglie. Per offrire l’opportunità anche alle famiglie che non si sarebbero potute permettere i costi di un viaggio intercontinentale, la Fondazione Milano Famiglie 2012 ha istituito il “Fondo accoglienza famiglie dal mondo” che in soli tre mesi è riuscito a raccogliere circa 50mila euro. Le risorse, gestite dall’Ufficio missionario della diocesi di Milano, hanno permesso di aiutare 28 famiglie provenienti da Zambia, Bielorussia, Brasile, Albania e Congo.

SIR

Benedetta dal Papa la croce di quattro metri che sarà portata in tutte le capitali del mondo. In mille da Enna per i 600 anni della Patrona

Una croce in legno, alta quattro metri, sarà portata in tutte le capitali del mondo "come segno di gratitudine a Dio". Questa mattina, prima dell'Udienza generale, il Papa l’ha benedetta, ripetendo così il gesto compiuto da Giovanni Paolo II il 10 marzo 2004. Finora la croce, su iniziativa di un gruppo di fedeli ucraini di Leopoli, nella prospettiva della celebrazione, nel 2033, dei duemila anni della Risurrezione di Cristo, ha attraversato Ucraina, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Finlandia, Norvegia, Danimarca, Svezia, Germania, Islanda, Francia, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. Da tempo la croce è a Roma: è stata anche portata nelle Basiliche papali di San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo. Ora riprenderà il viaggio nel mondo. C’è in questa iniziativa una valenza ecumenica. La stessa che ha spinto anche don Vladimiro Timoshenko, parroco dei Santi Apostoli Pietro e Paolo a Novgorod, in Russia, a portare al Papa l’icona di Sant’Olaf per la benedizione. L’immagine sarà ora posta nella chiesa, in sostituzione di un’antica e veneratissima icona del Santo andata distrutta. Particolarmente folti i pellegrinaggi italiani. In seimila sono venuti da Nola alla vigilia del Sinodo. E in mille da Enna per ricordare i seicento anni della proclamazione di Maria della Visitazione Patrona della città: ad accompagnare il gruppo siciliano il vescovo Michele Pennisi e Salvatore Martinez, presidente del comitato scientifico delle celebrazioni. Il Pontefice ha poi benedetto la fiaccola che l’Unione sportiva delle Acli porterà a Napoli, i ragazzi del carcere minorile di Nisida saranno gli ultimi tedofori, per una tre giorni di iniziative allo scopo di promuovere l’etica nello sport e opporsi a ogni forma di razzismo. Le Acli hanno presentato al Papa anche il premio nazionale Enzo Bearzot, un alto rilievo che sarà consegnato all’allenatore del Napoli calcio, Walter Mazzarri. Infine, a Benedetto XVI sono state donate alcune reliquie dei Beati Giuseppe Toniolo e Clemente Vismara.

L'Osservatore Romano

Telegramma di cordoglio di Benedetto XVI per le vittime dell'incidente stradale in Albania: fervida preghiera per i defunti e per i feriti

L’espressione di “sentimenti di profondo cordoglio ai familiari delle vittime” e l’assicurazione della “fervida preghiera per i defunti e per i feriti”. A rivolgerle oggi a mons. Hil Kabashi, amministratore apostolico dell’Albania meridionale, è Benedetto XVI in un telegramma inviato dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, a seguito del grave incidente stradale avvenuto il 21 maggio nella località di Himara, nel sud del Paese. Un pullman è precipitato in un burrone causando la morte di 13 persone (12 studenti) e il ferimento di altre 20, di cui 14 in condizioni gravissime. Nel messaggio di cordoglio, inviato al nunzio apostolico in Albania, mons. Ramiro Molines Ingles, con preghiera di farlo pervenire a mons. Kabashi, il Papa “invoca da Dio il conforto per quanti soffrono la drammatica perdita dei loro cari” e “le divine benedizioni sull’intera nazione colpita da così tragico evento”.

SIR

Il Papa: lo Spirito Santo è il dono prezioso e necessario che ci rende figli di Dio, che realizza l'adozione filiale a cui sono chiamati gli uomini

Udienza generale questa mattina in Piazza San Pietro, dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo. Nella catechesi il Papa, continuando la sua riflessione sulla preghiera nelle Lettere di San Paolo, ha incentrato la sua meditazione sul tema "Lo Spirito e l’ "abbà" dei credenti (cfr Gal 4,6-7; Rm 8,14-17). La considerazione di partenza della densa riflessione del Papa sul modo di pregare Dio parte da una constatazione realistica, ovvero da quella incolmabile distanza che l’essere umano, e molto spesso anche il credente, avverte tra sé e il cielo: “Forse l’uomo d’oggi non percepisce la bellezza, la grandezza e la consolazione profonda contenute nella parola ‘padre’ con cui possiamo rivolgerci a Dio nella preghiera, perché la figura paterna spesso oggi non è sufficientemente presente, anche spesso non è sufficientemente positiva nella vita quotidiana. L'assenza del padre, il problema di un padre non presente nella vita del bambino è un grande problema del nostro tempo, perciò diventa difficile capire nella sua profondità che cosa vuol dire che Dio è Padre per noi”. Invece, ha osservato Benedetto XVI citando San Paolo, il cristiano non ha ricevuto uno spirito da schiavo. Può rivolgersi a Dio con la “fiducia” dei bambini, con quella “relazione filiale analoga a quella di Gesù”. Ma per farlo, ha sottolineato, è necessario che sia lo Spirito Santo a insegnargli come parlare, Lui che “è il grande maestro della preghiera”: “Lo Spirito Santo è il dono prezioso e necessario che ci rende figli di Dio, che realizza quella adozione filiale a cui sono chiamati tutti gli esseri umani...Il cristianesimo non è una religione della paura, ma della fiducia e dell'amore al Padre che ci ama”. Come Gesù ha aperto all’uomo le porte del cielo, lo Spirito Santo apre le porte dell’anima dell’uomo e lo aiuta a comprendere ciò che non lo sarebbe senza il suo aiuto, l’amore sconfinato che lega il Figlio al Padre e che è modello per il nostro rapporto con Dio: “Egli è l’Amore, e anche noi, nella nostra preghiera di figli, entriamo in questo circuito di amore, amore di Dio che purifica i nostri desideri, i nostri atteggiamenti segnati dalla chiusura, dall’autosufficienza, dall’egoismo tipici dell’uomo vecchio”. La “paternità di Dio”, ha proseguito Benedetto XVI, ha “due dimensioni”: quella per cui ogni uomo e ogni donna “è un miracolo” di Dio in quanto Creatore, ma anche l’altra per cui Dio ci ha creati a sua immagine e quindi la sua non è una paternità lontana, distaccata. Per Dio, ha detto il Pontefice, “non siamo esseri anonimi e impersonali, ma abbiamo un nome”:“Certo il nostro essere figli di Dio non ha la pienezza di Gesù: noi dobbiamo diventarlo sempre di più, lungo il cammino di tutta la nostra esistenza cristiana, crescendo nella sequela di Cristo, nella comunione con Lui per entrare sempre più intimamente nella relazione di amore con Dio Padre, che sostiene la nostra vita”. Infine, Benedetto XVI ha spiegato che non esiste preghiera dell’uomo a Dio se non è lo Spirito a invocare Dio per bocca dell’uomo. La ricerca dell’assoluto nell’uomo, ha osservato, esiste fin dal tempo dell’Homo sapiens. Ma è dopo la Rivelazione di Cristo al mondo e l’istituzione della Chiesa che questa ricerca è entrata in una nuova dimensione: “Quando ci rivolgiamo al Padre nella nostra stanza interiore, nel silenzio e nel raccoglimento, non siamo mai soli. Chi parla con Dio non è solo. Siamo nella grande preghiera della Chiesa, siamo parte di una grande sinfonia che la comunità cristiana sparsa in ogni parte della terra e in ogni tempo eleva a Dio...Ogni volta, allora, che gridiamo e diciamo: ‘Abbà! Padre!’ è la Chiesa, tutta la comunione degli uomini in preghiera che sostiene la nostra invocazione e la nostra invocazione è invocazione della Chiesa”. "Impariamo - la conclusione del Papa - a gustare nella nostra preghiera la bellezza di essere amici, anzi figli di Dio, di poterlo invocare con la confidenza e la fiducia che ha un bambino verso i genitori che lo amano. Apriamo la nostra preghiera all'azione dello Spirito Santo perché in noi gridi a Dio Abbà Padre e perché la nostra preghiera cambi, converta costantemente il nostro pensare, il nostro agire per renderlo sempre più conforme a quello di Gesù Cristo".

Radio Vaticana, AsiaNews

L’UDIENZA GENERALE - il testo integrale della catechesi e dei saluti del Papa

CAPACI, 23 MAGGIO 1992-2012. GIOVANNI FALCONE: A TESTA ALTA

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto, bisogna rendersi conto che si può vincere non pretendendo l'eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni”. “L'importante non è stabilire se uno ha paura o meno, è saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa. Altrimenti non è più coraggio, è incoscienza!”. “Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola”.
(Giovanni Falcone)

"Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel 'fiume' del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i nostri vescovi hanno detto e dicono!".
(Benedetto XVI, 3 ottobre 2010)

Scola: ognuno ha sua sensibilità ma tra i cardinali c'è una unità superiore a quella che si può immaginare, è diverso da quello che i media descrivono

"Ognuno di noi ha la sua sensibilità, non procediamo per categorie, ma tra i cardinali c'è una unità superiore a quella che si può immaginare, la situazione è diversa da quella che i media descrivono". Lo ha affermato il card. Angelo Scola (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di Milano, interrogato dai giornalisti sulle tensioni nella Santa Sede delle quali parlano libri e giornali. "Tra noi cardinali - ha assicurato Scola - c'è un clima di fiducia: io ascolto i miei fratelli americani, ad esempio, sulla politica di Obama e assumo la loro posizione, ne sanno più di me che si e no vado negli States una volta l'anno per un paio di giorni a tenere una conferenza. Mi fido cioè del giudizio del presidente dei vescovi americani, card. Thimoty Dolan, e lo stesso fa il Papa". "Non posso entrare nell'intimo del Papa", ha poi aggiunto l'arcivescovo di Milano rispondendo a una domanda specifica riguardante le parole pronunciate lunedì da Benedetto XVI. "Insomma - ha concluso Scola - le sue notti oscure non le so, ma ieri il Pontefice ha detto tutti abbiamo bisogno di amicizia vera e che i cardinali sono i suoi amici. Una dichiarazione che mi sembra importante riportare".

Agi

'Norme sopra il modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni': tradotto e diffuso il documento approvato da Paolo VI

Visioni, rivelazioni e messaggi divini. La storia della Chiesa è piena di eventi mistici. Dalle apparizioni di Fatima e Lourdes, cioè delle manifestazioni terrene della Madonna riconosciute dall’autorità del Papa, vescovi e teologi di tutto il mondo hanno dovuto affrontare molteplici fenomeni soprannaturali. E la domanda è sempre la stessa: come giudicare se sono veri? La risposta ce l’ha il Vaticano e si prepara a metterla a disposizione di tutti. Il documento che contiene le chiavi per l’analisi di questi casi s’intitola “Norme sopra il modo di procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni”. Approvato nel 1978 da Papa Paolo VI, il suo contenuto è rimasto riservato solo per prelati e specialisti. Tra l’altro perché l’unica versione ufficiale disponibile era in latino. Tra pochi giorni, invece, la Congregazione per la Dottrina della Fede pubblicherà le traduzioni dei testi in italiano, spagnolo, tedesco, inglese e francese. Saranno le versioni ufficiali e definitive. La Libreria Editrice Vaticana ha già stampato diverse copie e la notizia sarà riportata ne L’Osservatore Romano. Si tratta di un vademecum sui passi da seguire quando si è in presenza di una possibile apparizione. Diversamente dalla credenza popolare, è sempre il vescovo di ogni luogo che deve studiare, in prima persona, il presunto fenomeno soprannaturale e non il Vaticano. La Sede Apostolica non ha dei periti specializzati o dei ricercatori scientifici, anche se può intervenire in certi casi particolari ed estremi. Questo nonostante la Curia romana riceva, ogni anno, diversi faldoni di presunte rivelazioni. Episodi della natura più composita sono inviati alle diocesi. Nei tempi di internet, le notizie di queste visioni si diffondono con velocità tra i fedeli e la facilità di viaggiare favorisce pellegrinaggi spontanei. Questo rappresenta una sfida per le autorità ecclesiastiche. Una preoccupazione che condivide anche Benedetto XVI, il quale nella sua Esortazione Apostolica post-sinodale “Verbum Domini” ha riconosciuto la necessità di "aiutare i fedeli nel distinguere bene la parola di Dio delle rivelazioni private", la cui funzione non è quella di completare la rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in un certo periodo storico. Per identificare la credibilità di un fenomeno straordinario, le norme offrono criteri "positivi" e "negativi". Lo scopo principale è difendere la fede del popolo ed evitare la proliferazione di avocazioni che smentiscono l’insegnamento della Chiesa o che, direttamente, a esso si oppongano. Una ricerca rigorosa sul presunto fatto è indispensabile per garantire la certezza morale della sua manifestazione. L’equilibrio psichico del "veggente" è una condizione necessaria, così come le sue onestà, rettitudine di vita, sincerità, mansuetudine all’autorità ecclesiastica e capacità per ritornare a una normale vita di fede. Inoltre gli episodi di psicosi o isteria collettiva devono essere esclusi. Le conversioni da sole non bastano per riconoscere una manifestazione divina, anche se "i frutti spirituali abbondanti e costanti" hanno un loro peso. I messaggi ricevuti dai veggenti devono corrispondere con una dottrina senza errori. Gli elementi di sfiducia costituiscono, ad esempio, un evidente affanno di lucro vincolato con il fatto in questione o degli atti immorali commessi dal soggetto o i suoi seguaci durante o in occasione dello stesso. Ogni vescovo deve vigilare, informarsi e agire per correggere o prevenire abusi nell’esercizio del culto, per condannare dottrine sbagliate e per evitare il pericolo del falso misticismo. Se si arriva alla certezza di trovarsi di fronte a un episodio divino, il vescovo ha le facoltà di permettere manifestazioni pubbliche di devozione. La decisione dì pubblicare le norme è stata presa indipendentemente dagli episodi particolari e le sue direttive si applicano in tutti i casi. Ma è anche importante il fatto che saranno pubblicate proprio quando una commissione internazionale creata dal Vaticano studia le presunte apparizioni mariane nel piccolo paesino bosniaco di Medjugorje; un fenomeno di fama mondiale con migliaia di seguaci e accaniti detrattori, sul quale la Santa Sede è disposta a pronunciarsi, secondo dei criteri obiettivi che ora saranno disponibili per tutti i casi di apparizioni.

Andrés Beltramo Alvarez, Vatican Insider

Norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni

Prefazione (card. William Levada, prefetto)

Sulla pedofilia i vescovi italiani si nascondono dietro un dito. Nelle linee guida niente delle raccomandazioni nate dal coraggioso impulso del Papa

Nel marzo del 2010 mons. Charles J. Scicluna, "procuratore generale" del Vaticano, denunciò “una certa cultura del silenzio” ancora “troppo diffusa” in Italia sul dramma della pedofilia del clero. Lo fece in un’intervista ad Avvenire che creò un comprensibile scalpore. Da allora per la Santa Sede e per Chiesa cattolica mondiale sono passati lunghissimi mesi densi di cambiamenti profondi, ma per i vescovi italiani, che oggi hanno presentato le nuove linee-guida contro gli abusi sessuali dei minori, poco o niente sembra mutato. Il documento della Conferenza episcopale italiana è minimale. La Santa Sede ha modificato la normativa canonica. La Pontificia Università Gregoriana ha organizzato un simposio internazionale importante e bello. I vescovi di altri Paesi, Stati Uniti, Germania, Austria, hanno aperto numeri verdi per le denunce, hanno creato uffici nazionali anti-pedofilia, hanno ingaggiato psicologi e avviato corsi di formazione. Così anche singoli, coraggiosi presuli italiani, come i due vescovi che si sono succeduti in questi anni a Bressanone. La Conferenza Episcopale italiana, però, non ha fatto nulla di tutto questo. E poco importa che, quando Bressanone aprì una linea telefonica ‘ad hoc’ per le denunce di casi sospetti nella diocesi, arrivarono telefonate anche dalla Sicilia… La circolare vaticana del 2011, sotto il coraggioso impulso di Benedetto XVI, raccomandava agli Episcopati di tutto il mondo di “offrire assistenza spirituale e psicologica alle vittime”, raccomandava “diligenza particolare” nel “doveroso scambio d`informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all`altro”, raccomandava “programmi educativi di prevenzione”, per assicurare “ambienti sicuri per i minori”, indicava l’esempio del Papa, che ha incontrato vittime dei preti pedofili in svariati Paesi del mondo, per incoraggiare i vescovi a fare altrettanto. Nelle linee guida della CEI, nulla di tutto questo. Il documento italiano, in particolare, riconosce che è “importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili”, ma stabilisce che “il vescovo, non rivestendo la qualifica di pubblico ufficiale né di incaricato di pubblico servizio, non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto”. La precisazione sorprende non solo perché sembra ignorare che, nell’ordinamento giuridico italiano, se una persona (compreso un vescovo) viene a conoscenza di un reato e non lo denuncia, può essere condannata per favoreggiamento dello stesso reato. Non solo perché nel recente passato un magistrato esperto della materia ha denunciato che non gli era “mai, e sottolineo mai, arrivata una sola denuncia né da parte di vescovi, né da parte di singoli preti”. Ma perché, più semplicemente, seppure non previsto dall’ordinamento italiano, non si capisce perché i vescovi non debbano – per sensibilità pastorale, per indignazione umana, per senso di giustizia – denunciare quello che il Papa in persona ha definito un “crimine odioso”, oltre che un “grave peccato”.

Iacopo Scaramuzzi, Linkiesta

martedì 22 maggio 2012

VII IMF-Il Papa a Milano. Benedetto XVI nei luoghi simbolo della città ambrosiana: la pubblicazione della Prefettura della Casa Pontificia

Dal Duomo, tempio della fede della Chiesa ambrosiana, al teatro della Scala, santuario internazionale della musica lirica; dallo Stadio di San Siro, arena del calcio cittadino, al Parco di Bresso, polmone verde della metropoli industriale italiana per eccellenza. Passa attraverso i principali luoghi di aggregazione religiosa, culturale, sportiva e sociale di Milano (foto) la visita di Benedetto XVI, che dal 1° al 3 giugno vi si reca per partecipare agli appuntamenti conclusivi del VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Come nei precedenti viaggi italiani del Papa, la Prefettura della Casa Pontificia ha preparato una dettagliata pubblicazione di ottanta pagine ricche di testi e fotografie: dal programma delle attività di Benedetto XVI, con nove discorsi previsti, alle mappe dei luoghi interessati, fino alle schede descrittive degli stessi. Duplice il filo conduttore, come duplice è la dimensione di questa visita papale: da una parte c’è il raduno internazionale delle famiglie con il suo logo, il suo inno ufficiale, l’icona a mosaico della Santa Famiglia di Nazaret realizzata per la circostanza dal gesuita Marko Ivan Rupnik, e la sua storia passata con gli appuntamenti di Roma (1994), Rio de Janeiro (1997), ancora Roma (2000), Manila (2003), Valencia (2006) e Città del Messico (2009); dall’altra c’è la visita pastorale a una delle più grandi arcidiocesi cattoliche del mondo con i suoi quasi 5 milioni e mezzo di anime. Ecco allora il ricordo delle due precedenti visite di Giovanni Paolo II a Milano, dal 20 al 22 maggio 1983 e dal 2 al 4 novembre 1984, festa di San Carlo Borromeo e suo onomastico, e della presenza del card. Joseph Ratzinger nel Duomo ambrosiano il 24 febbraio 2005, due mesi prima di essere eletto Papa, per presiedere insieme con il card. Tettamanzi, allora alla guida dell’arcidiocesi ambrosiana, le esequie di mons. Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e Liberazione. Alcune pagine sono poi dedicate alla storia e all’attualità della sede metropolitana, con le sue oltre mille parrocchie e i suoi quasi tremila preti tra diocesani e religiosi. Ampio spazio viene riservato ai pastori di questa Chiesa: dai grandi Santi patroni Ambrogio e Carlo, fino a figure del secolo scorso come quelle dei Beati Andrea Carlo Ferrari (1893-1921) e Ildefonso Schuster (1929-1954). Senza dimenticare quelle di due presuli poi ascesi al Soglio pontificio: Achille Ratti, che fu arcivescovo di Milano per sei mesi tra il 1921 e il 1922 prima di diventare Papa col nome di Pio XI, e Giovanni Battista Montini, che lo fu dal 1955 al 1963 prima dell’elezione alla cattedra di Pietro col nome di Paolo VI. O quelle più recenti dei cardinali Giovanni Colombo (1963-1979), Carlo Maria Martini (1979-2002), Dionigi Tettamanzi (2002-2011) e Angelo Scola, che guida l’arcidiocesi dal 28 giugno dell’anno scorso. Completano la pubblicazione le parole che tre celebri scrittori hanno tributato al Duomo milanese: "A mezzanotte, al chiaro di luna, la folla di bianche figure di pietra scende dall’alto e ti accompagna per la piazza bisbigliandoti all’orecchio antiche e segrete storie" (Heinrich Heine, 1826); "Al centro, la guglia maggiore torreggia orgogliosa come l’albero maestro di un gran vascello in mezzo a una flotta di battelli costieri", (Mark Twain, 1869); "Meraviglia dell’arte gotica, bianca, abbagliante, irta di sottili guglie, come pezzi di ghiaccio caduti dalle Alpi", (Vicente Blasco Ibáñez, 1896).

L'Osservatore Romano

Sabato l'udienza del Papa al Movimento del Rinnovamento dello Spirito. Martinez: uno nuovo slancio testimoniale, un nuovo inizio nella nostra storia

“Noi crediamo ancora, più di ieri, nelle sorprese dello Spirito e ci attendiamo che questo incontro con il Successore di Pietro, nell’Anno della fede e del Sinodo sulla Nuova evangelizzazione, segni un nuovo slancio testimoniale, un nuovo inizio nella nostra storia. Desideriamo che l’espressione ‘rinnovamento’ non rimanga un ideale astratto da perseguire, ma un cammino, una prassi già in atto da condividere”. Lo afferma Salvatore Martinez, presidente di Rinnovamento nello Spirito, in vista dell’udienza speciale che Benedetto XVI concederà in occasione del 40° anniversario della nascita del Movimento in Italia, sabato 26 maggio. Migliaia di pellegrini provenienti da tutta Italia affluiranno in Piazza San Pietro per l’appuntamento più importante di quest’anno “giubilare”. Alle 9.00 un momento di preghiera, di canto e di testimonianze segnerà l’inizio del grande raduno. Alle 10.00, si svolgerà la concelebrazione eucaristica presieduta dal card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI. Al termine della Messa, il Santo Padre arriverà nella Piazza e incontrerà i fedeli che ascolteranno le parole di indirizzo al Rinnovamento. In questa speciale occasione, Benedetto XVI ha voluto riservare un altro dono al Rinnovamento: l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni, a tutti coloro che parteciperanno all’Udienza in Piazza San Pietro.

SIR

'Africae munus'. A Nairobi seminario dei vescovi dell'Africa orientale: promuovere riconciliazione, giustizia e pace con il documento come guida

Riflettere sulle strategie della comunicazione più idonee all’attuazione dell’"Africae munus", l’Esortazione Apostolica post-sinodale siglata da Benedetto XVI nel novembre 2011: con questo obiettivo, si è aperto oggi a Nairobi, in Kenya, un seminario organizzato dall’Amecea, l’Associazione dei membri delle Conferenze Episcopali dell’Africa orientale. I lavori, che proseguiranno fino a venerdì 25, vedranno la partecipazione di esponenti provenienti dalle Chiese di Kenya, Tanzania, Uganda, Etiopia, Sudan, Zambia, Eritrea, Malawi, Somalia e Gibuti. Al centro dell’incontro, in particolare, i temi della riconciliazione, giustizia e pace, già linee-guida del secondo Sinodo speciale per l’Africa, svoltosi nel 2009. Come afferma padre Philip Odii, segretario generale delle Comunicazioni sociali per la Chiesa in Uganda, “lo scopo dell’incontro di Nairobi è quello di condividere le idee su come le popolazioni possano promuovere riconciliazione, giustizia e pace nelle proprie regioni, guardando al documento pontificio come ad una guida”. “I delegati al seminario – continua padre Odii – discuteranno apertamente a favore di un’economia regionale che si prenda cura dei poveri e si opponga risolutamente ad un sistema ingiusto che, con il pretesto di ridurre la povertà, ha spesso contribuito ad aggravarla”. Quindi, il segretario generale delle Comunicazioni sociali ugandese ribadisce: “Dio ha dato all’Africa risorse naturali notevoli. Considerata la povertà cronica della popolazione del continente, che subisce gli effetti dello sfruttamento e dell’appropriazione indebita dei fondi a livello sia locale che estero, l’opulenza di alcuni gruppi sconvolge le coscienze”. Per questo, sottolinea padre Odii, “la Chiesa deve parlare contro un sistema ingiusto che impedisce alle popolazioni africane di consolidare l’economia del Paese e di svilupparsi secondo le proprie caratteristiche culturali”. Ricordando che “spetta alla Chiesa battersi affinché ogni persona possa essere protagonista del proprio progresso economico e sociale”, padre Odii punta il dito contro gli uomini d’affari, i governi e i gruppi finanziari che sfruttano le risorse naturali, inquinando l’ambiente e causando la desertificazione. Durante i lavori del seminario, quindi, ampio spazio sarà dato anche alla gestione dell’ecosistema e alla conseguenta sopravvivenza dell’umanità. D’altronde, come si legge nell’"Africae munus", conclude il religioso ugandese, “la Chiesa in Africa è chiamata ad incoraggiare i leader politici a tutelare beni fondamentali come l’acqua e la terra sia per gli uomini di oggi che per le generazioni future”.

Radio Vaticana

Il corvo non è una sola persona ma sarebbero più persone. La 'serpe' non è una figura sconosciuta ai Sacri Palazzi. Ogni Pontificato ha la sua

Si chiama Luigi Martignani ed è un frate cappuccino “minutante” della segreteria di stato vaticana. E’ lui che per volere del sostituto Giovanni Angelo Becciu ricopre il ruolo di segretario della commissione d’inchiesta vaticana incaricata dal Papa di fare chiarezza su Vatileaks, l’uscita di documenti riservati finiti nelle redazioni di alcuni quotidiani e che formano anche il corpo dell’ultimo libro del giornalista Gian Luizi Nuzzi “Sua Santità” (Chiarelettere). Martignani è chiamato a coadiuvare il lavoro dei cardinali Julián Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi. Un lavoro non facile: devono scoprire l’identità di colui che Nuzzi chiama col nome in codice “Maria”, in sostanza il “corvo” che da dentro la Santa Sede ha passato le carte fuori. Si tratta di una persona o di più persone?L’inchiesta è appena iniziata e non percorrerà una strada agevole. Per Nuzzi il corvo non è una sola persona ma sarebbero più persone. Di certo c’è un fatto: la “serpe” non è una figura sconosciuta ai Sacri Palazzi. Ogni Pontificato ha la sua. Come ha scritto più volte Benny Lai, vaticanista di lungo corso, nei suoi inarrivabili diari vaticani, è una figura che più volte ritorna nella storia del papato, una persona che riesce a godere sempre di “protezioni importanti” entro le sacre mura tanto che non è detto che una volta scoperta venga rimossa. Lai ha più volte confessato di essere ricorso anch’egli in passato a ogni espediente per raccogliere informazioni e retroscena: “Ci tassavamo e pagavamo diecimila lire al mese a Riccardo Galeazzi Lisi, il medico di Pio XII, affinché ci tenesse informati sulla salute del Papa”. Ma, Pio XII, una volta scoperto che Galeazzi Lisi lo tradiva, non lo rimosse, semplicemente si limitò a non rivolgergli più la parola: “Se vuole stare in Vaticano che stia, ma faccia in modo che io non lo veda”, disse Papa Pacelli. E lui, l’“archiatra corrotto”, arrivò a fotografarlo con una mini polaroid agonizzante sul letto di morte. Certo, non è detto che la storia si ripeta. Ma non è improbabile che anche in questo caso il corvo, una volta scoperto, rimanga al proprio posto. Difficile, comunque, che i gendarmi vaticani non siano in grado di individuare chi riesca ad aver accesso all’archivio della Segreteria di Stato nel quale con ogni probabilità il segretario del Pontefice Georg Gänswein ha depositato le lettere personali inviategli e quelle altrettanto riservate inviate direttamente al Papa. Le ha depositate nell’archivio e qualcuno le ha sottratte e fotocopiate, questo sembra poter essere l’unico dato certo. Benedetto XVI segue la vicenda non senza preoccupazione. Anzi, chi gli sta vicino sostiene che egli sia scosso per la fuga di documenti. E ieri, pranzando riservatamente con i cardinali del Collegio cardinalizio per ricordare il suo ottantacinquesimo compleanno, ha detto non a caso che “è importante avere accanto degli amici”. E ancora: “Nella mia vita ci sono stati splendidi tempi ma anche notti oscure, anche le notti erano necessarie e oggi, circondato dai cardinali i miei amici, mi sento sicuro in questa compagnia. Il male, infatti, vuole dominare il mondo e lo fa con la violenza o travestendosi di bene. In questo modo distrugge le fondamenta morali della società”.

Paolo Rodari, Il Foglio

Presentate le Linee guida della CEI per i casi di pedofilia: priorità assoluta protezione dei minori e premura per vittime, insieme a formazione preti

“La priorità assoluta rimane la protezione dei minori e la premura verso le vittime degli abusi”, a cui “si accompagna la cura per la formazione dei futuri sacerdoti”. Questo, in sintesi, lo “spirito” delle Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, presentate oggi all’Assemblea della CEI, in corso in Vaticano, a conclusione di “una mattinata di confronto e approfondimento” sulla prolusione di ieri del card. Bagnasco. Le Linee guida erano state approvate dal Consiglio permanente di gennaio e, quindi, dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, di cui il testo “traduce” le indicazioni. “Il triste e grave fenomeno degli abusi sessuali nei confronti di minori da parte di chierici - si legge nella premessa - sollecita un rinnovato impegno da parte della comunità ecclesiale, chiamata ad affrontare la questione con spirito di giustizia”. Il vescovo che riceve la denuncia di un abuso, per la Chiesa italiana, “deve essere sempre disponibile ad ascoltare la vittima e i suoi familiari, assicurando ogni cura nel trattare il caso secondo giustizia e impegnandosi a offrire sostegno spirituale e psicologico, nel rispetto della libertà della vittima di intraprendere le iniziative giudiziarie che riterrà più opportune”. “Una speciale cura - si legge nelle Linee-guida - deve essere posta nel discernimento vocazionale dei candidati al ministero ordinato e delle persone consacrate”, riservando in merito all’ammissione in seminario “una rigorosa attenzione allo scambio d’informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all’altro, tra diocesi diverse o tra Istituti religiosi e diocesi”. Il vescovo, da parte sua, è chiamato a trattare i suoi sacerdoti “come un padre e un fratello, curandone la formazione permanente e facendo in modo che essi apprezzino e rispettino la castità e il celibato e approfondiscano la conoscenza della dottrina della Chiesa sull’argomento”. Dopo il “giudizio di verisimiglianza” e l’indagine previa, la procedura canonica in caso di abusi prevede una procedura con misure di restrizione del ministero pubblico “in modo completo o almeno escludendo i contatti con i minori”, oppure “pene ecclesiastiche”, di cui la più grave è la dimissione dallo stato clericale. Il procedimento canonico è “autonomo” da quello dello Stato, in vista del quale è “importante la cooperazione del vescovo con le autorità civili”, anche se il vescovo “non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria statuale le notizie che abbia ricevuto in merito ai fatti illeciti” in materia di abusi. "Ferma restando la competenza della Congregazione per la Dottrina della fede, la procedura relativa ai singoli casi è di competenza del vescovo del luogo ove i fatti stessi sono stati commessi". "Nessuna responsabilità, diretta o indiretta, per gli eventuali abusi - prosegue il testo - sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza Episcopale italiana. La segreteria generale della Conferenza Episcopale italiana assicura la sua disponibilità per ogni esigenza che sarà rappresentata, in spirito di servizio alle Chiesa che sono in Italia e di condivisa sollecitudine per il bene comune". Entrano in vigore, con la loro pubblicazione odierna, le Linee guida della CEI "per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici" richieste dalla Santa Sede ad ogni episcopato mondiale. Il documento ha già fatto "un passaggio informale ma autorevole" dalla Congregazioneper la Dottrina della Fede, che "ha preso atto che la Conferenza Episcopale italiana ha recepito debitamente" la richiesta avanzata dal Vaticano dopo lo scoppio dello scandalo nel 2010 e il 'giro di vite' della normativa canonica voluta dal Papa, ha riferito in conferenza stampa il segretario generale della CEI, mons. Mariano Crociata. Con una "ricognizione" compiuta presso le diocesi italiane nel corso degli ultimi anni, la Conferenza episcopale italiana ha reso noto oggi, per la prima volta, un dato preciso di abusi sessuali compiuti dai preti sui minori nel decennio che va dal 2000 al 2010. Sono 135 i casi "non solo verificatisi, ma emersi" nel corso del decennio, ha riferito mons. Crociata. La cifra è relativa al numero di sacerdoti accusati, non al numero di abusi compiuti. Rispondendo alle domande dei giornalisti, il presule ha precisato che 135 sono i sacerdoti segnalati alla Congregazione per la Dottrina della fede, il dicastero vaticano responsabile del 'dossier' pedofilia, mentre alla magistratura italiana sono stati denunciati 77 sacerdoti. Sul complessivo numero di 135, la congregazione della Santa Sede è giunta a 53 condanne e 4 assoluzioni, mentre i restanti 78 casi sono in istruttoria. Sulle 77 denunce giunte alla giustizia italiana, 22 preti sono stati condannati in primo grado, 17 in secondo grado, 21 hanno patteggiato, 5 sono stati assolti, 12 archiviati.

SIR, TMNews

Linee guida

VII IMF-Il Papa a Milano. Presentazione in Vaticano: famiglia continua ad imporsi come la via maestra per la generazione e la crescita della persona

Questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie sul tema "La famiglia: il lavoro e la festa", che si svolgerà a Milano dal 30 maggio al 3 giugno 2012. Sono intervenuti il card. Ennio Antonelli, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano e Pierpaolo Donati, Ordinario di Sociologia della famiglia all’Università di Bologna, che ha presentato il volume "Famiglia risorsa della società"). Delle tante attività messe in campo dal Pontificio Consiglio per la Famiglia in vista dell’Incontro Mondiale, il card. Antonelli ha citato in particolar modo le Catechesi preparatorie tradotte in 11 lingue, tra cui romeno, arabo e russo. La conferenza stampa è stata anche l’occasione per presentare ufficialmente l’“Enchiridion della famiglia” che, ha spiegato il cardinale, “raccoglie i più recenti insegnamenti della Sede Apostolica sui temi della famiglia e della vita umana. La documentazione raccolta riguarda gli ultimi anni del Pontificato di Giovanni Paolo II e quelli del Pontificato di Benedetto XVI dal 17 maggio 2005 al 31 dicembre 2011”. Si tratta di “un utile strumento di consultazione” rivolto “agli operatori della pastorale familiare, alle associazioni, ai movimenti pro-familia e pro-life, agli studiosi, ai docenti, ai politici”. Per il card. Antonelli, “amplissimo è il ventaglio delle tematiche toccate”; tra le tante: teologia e antropologia della famiglia, educazione all’amore e preparazione al matrimonio, accompagnamento dei coniugi e spiritualità coniugale, matrimonio interreligioso, regolazione della fertilità. "Il titolo del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, collegando i tre aspetti fondamentali della vita quotidiana di ogni uomo - famiglia, lavoro, riposo (festa) - fa emergere con forza due tratti costitutivi, anche se spesso trascurati, dell’umana esperienza, a tutte le latitudini: l’unità della persona e il suo essere sempre in relazione”, ha detto il card. Scola. “La famiglia fondata sul matrimonio fedele tra un uomo ed una donna ed aperta alla vita, al di là di tutte le evoluzioni culturali che la caratterizzano - ha sottolineato il porporato -, continua ad imporsi come la via maestra per la generazione e la crescita della persona”. Attraverso il lavoro “sviluppiamo relazioni sociali articolate che, nell’attuale civiltà delle reti, investono il mondo intero”. La vita, poi, “ci impone il suo passo, spesso affannoso, e domanda un ordine tra affetti e lavoro. In questo ci aiuta il riposo che ne scandisce il ritmo”. A conferma dell’importanza del VII Incontro, secondo il cardinale, “impressiona la risonanza che esso sta avendo nei mezzi di comunicazione non solo in Italia, ma in tutto il mondo”. Così la famiglia “è al centro dell’attenzione”. A Family 2012 è legata la “singolare iniziativa del Congresso dei ragazzi: Il Giardino. Un migliaio circa di ragazzi, lungo i tre giorni del Congresso (30 maggio-1° giugno), di ogni fascia di età, figli dei congressisti, approfondiranno in vari modi e forme i temi della generazione, dell’identità e della differenza, della reciprocità e della responsabilità sociale”. Il porporato ha ricordato che sono 1.000.000 i fedeli attesi per la Messa con il Pontefice, 300.000 i partecipanti previsti alla
Festa delle testimonianze, 50.000 i visitatori previsti alla Fiera internazionale della famiglia. Più di 100 gli stand, 34.000 i posti letto messi a disposizione da 11.000 famiglie per il periodo dell’evento, 13.000 i posti messi a disposizione dalle parrocchie nelle loro strutture, 5.000 le persone che hanno dato la propria disponibilità a impegnarsi come volontari, 50.000 gli euro raccolti per il Fondo accoglienza famiglie dal mondo. Sono, poi, 1.023 i giornalisti fino ad ora accreditati, di cui un terzo gli stranieri, 2200 gli articoli sulla stampa per l’Incontro dal 1° gennaio 2012 ad oggi, 633.639 le visite al sito ufficiale www.family2012.com, 14.148 gli amici pagina Facebook, 1368 i twitter follower.


SIR

CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL VII INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE (MILANO, 30 MAGGIO - 3 GIUGNO 2012)

Anno della fede. Alla vigilia della Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina, la Lettera Apostolica 'Porta fidei' del Papa anche in cinese

A pochi giorni dalla Giornata mondiale di preghiera per la Cina, la Conferenza Episcopale regionale di Taiwan ha pubblicato il testo integrale della "Porta Fidei", la Lettera Apostolica con cui Benedetto XVI ha indetto l'Anno della fede. Per il Papa l'Anno della fede deve servire a riscoprire "la gioia ed il rinnovato entusiasmo dell'incontro con Cristo". E questo soprattutto per i cristiani che si danno "maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, continuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere comune", mentre invece "questo presupposto non solo non è più tale, ma spesso viene perfino negato". Per evitare "che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta", il Pontefice propone di re-imparare i testi del Concilio Vaticano II e il catechismo della Chiesa Cattolica. Del resto, l'Anno dovrebbe iniziare proprio l'11 ottobre, "nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà nella solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'Universo, il 24 novembre 2013. Nella data dell'11 ottobre 2012, ricorreranno anche i vent'anni dalla pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica". La riscoperta della fede, per il Papa, ha uno scopo: la testimonianza cristiana, personale e comunitaria, unita attorno alla fede professata dal Papa e dai vescovi. Benedetto XVI augura che la riscoperta dell'incontro con Gesù Cristo porti a una nuova stagione di evangelizzazione del mondo. In questo cammino, i fedeli di oggi sono confortati dalla vivacità di molti testimoni e martiri: "Per fede i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell'amore con il perdono dei propri persecutori". L'edizione cinese della Lettera Apostolica, viene quasi a coincidere con la Giornata mondiale di preghiera per la Chiesa in Cina. Lanciata da Benedetto XVI con la sua Lettera del 2007 ai fedeli della Cina, la Giornata coincide con la festa di Maria aiuto dei cristiani, venerata nel santuario nazionale di Sheshan, a circa 40 km a sud-ovest di Shanghai. L''intenzione del Pontefice è che attraverso la preghiera si rafforzi l'unità fra cristiani sotterranei e ufficiali e la comunione col successore di Pietro, chiedendo anche al Signore la forza di perseverare nella testimonianza cristiana, pur fra le sofferenze della persecuzione. Per l'occasione, Benedetto XVI ha anche composto una speciale preghiera. Un sacerdote cinese ha dichiarato ad AsiaNews che "la riscoperta della fede e la testimonianza anche pubblica e il legame col Papa sono fondamentali per ravvivare le comunità in Cina. L'Anno della fede non è solo in funzione del mondo occidentale secolarizzato, ma è anche per noi, che talvolta riduciamo la fede a qualche sentimento pio, senza incidenza nella ragione e nella vita".

AsiaNews

Insofferenti a gerarchie e regole di Roma i praticanti statunitensi sono sempre di meno. Ma per il Papa si deve rispondere senza tradire l'identità

"Sono cristiano senza Chiesa” disse Ignazio Silone in un’intervista all’Express il 23 gennaio 1961. Il medesimo concetto che ripetono oggi molti cattolici nordamericani i quali, secondo un esplosivo sondaggio che monsignor David O’Connell, arcivescovo di Trenton in New Jersey, ha affidato al gesuita William J. Byron, docente di Affari e finanza alla Saint Joseph University di Filadelfia e a Charles Zech, docente di Economia e direttore del Centro studi per il management ecclesiale alla Villanova University della Pennsylvania, hanno deciso negli ultimi mesi di dire addio alla chiesa. “Siamo cattolici – spiegano – ma non ci riconosciamo più nell’istituzione, nella chiesa in quanto tale. Per questo non pratichiamo più”. Lo scopo del sondaggio è uno. Chiedere ai cattolici che hanno lasciato perché l’hanno fatto. Le risposte, rilanciate dalla rivista progressista cattolica America, il magazine del quale fu direttore padre Thomas Reese, il teologo gesuita ribelle che il Vaticano costrinse qualche anno fa a dimettersi per le posizioni troppo liberal sui matrimoni gay, hanno fatto scalpore perché entrano a gamba tesa in quello che è il cuore dei problemi del cattolicesimo oggi, e cioè il rapporto in crescente tensione tra la dottrina tradizionale e le domande della contemporaneità. America ha più volte sostenuto che la rigidità di Roma, le regole che il Vaticano impone ai fedeli sono “il” problema della fuga dei cattolici dalla Chiesa. Una teoria aspramente contestata non soltanto dal Vaticano, ma anche dalle principali gerarchie statunitensi. Una teoria, però, che il sondaggio “O’Connell” viene in qualche modo ad avallare. “Se faccio una domanda a un sacerdote ottengo in risposta una regola da seguire. Mai nessuno che mi dica: ‘Sediamoci e parliamo’”, è la dichiarazione più gettonata che, con parole diverse, i cattolici “fuoriusciti” hanno rilasciato. Una risposta “molto interessante”, sostiene O’Connell commentando il sondaggio. Dice: “Quando sono diventato vescovo di Trenton, nel dicembre del 2010, ho appurato che soltanto il 25% della nostra popolazione che si dice cattolica assiste alla Messa domenicale regolarmente. Questa percentuale si è ulteriormente ridotta nell’ottobre del 2011. Il dato mi ha molto preoccupato e così ho chiesto di investigare. Sapere perché lasciano, “Why they left” è il titolo del sondaggio stesso, può essere utile per prevenire l’emorragia”. E ancora: “Certo, noi non siamo un’azienda. Le aziende quando perdono clienti studiano strategie per cambiare il trend negativo e non c’è scritto da nessuna parte che anche noi dobbiamo arrivare fino questo punto. Ma almeno conoscere il motivo della fuga è un’operazione che possiamo fare e che può rivelarsi utile”. La cosa sorprendente, sostiene il gesuita Byron, è che la stragrande maggioranza dei cattolici che hanno lasciato la Chiesa “si dicono ancora cattolici”. “Dicono di essere cattolici seppure separati dalla gerarchia, seppure non si riconoscono più dipendenti dalla struttura ecclesiastica”. Seppure non più praticanti, insomma. Dice America che c’entra poco con la fuga il relativamente recente scandalo della pedofilia nel clero. Il malessere per l’abito ecclesiale macchiato dagli abusi sessuali commessi su minori c’è, sostiene il sondaggio, ma il problema è più profondo. I cattolici in fuga non sanno più riconoscersi nei dettami della Chiesa sui temi più importanti: ciò che, insomma, la Chiesa sostiene rispetto alla morale sessuale, alla vita coniugale, alle coppie di fatto, agli omosessuali e al matrimonio omosessuale, al divorzio e ai divorziati risposati, fino al celibato ecclesiastico e all’ordinazione sacerdotale femminile. I fronti aperti tra cattolici (fuoriusciti o ancora praticanti che siano) e gerarchie sono negli Stati Uniti molteplici e, a tratti, caratterizzati da non poca asprezza. “In primo luogo – scrive il gesuita Raymond A. Schroth su un’altra rivista altrettanto importante e prestigiosa nel panorama del cattolicesimo progressista americano, il National Catholic Reporter – abbiamo il duro rimprovero mosso da Roma nei confronti delle donne religiose americane. Per il clero maschile, che continua a pagare per lo scandalo ancora non risolto degli abusi sessuali, le religiose non possono sostanzialmente più essere membri rispettati nella Chiesa perché, a loro dire, avrebbero posizioni troppo liberal”. Raymond cita un editoriale del quotidiano Star Ledger del New Jersey, esemplificativo di tutto: “Non si tratta di fede. Si tratta di dogmi e si tratta di politica. Il problema è che le suore americane sono diventate troppo buone. Sanno amministrare le scuole, gli ospedali, gli enti di beneficenza. Sanno accogliere le persone lasciate ai margini della società, coloro che sono discriminati. E sanno anche riconoscere la gerarchia della chiesa per quello che è: tristemente fuori dal mondo. Ma non reagiscono. Soltanto subiscono”. In fondo, si tratta della medesima accusa che i principali giornali laici del paese, New York Times in testa, muovono alle gerarchie non soltanto in merito al commissariamento delle suore e, ma di più, intorno a tutte quelle tematiche che portano molti fedeli a lasciare, a distaccarsi dalla Chiesa pur continuando a dichiararsi cattolici. Per la celebre columnist di formazione cattolica e di origini irlandesi Maureen Dowd, ad esempio, il commissariamento conferma che il Vaticano, “e gli uomini medievali che lo gestiscono”, altro non vuole che “imbavagliare le suore”. Ma, si chiede, “come può il Vaticano sentirsi più offeso dalle suore che appassionatamente lavorano per i poveri piuttosto che dai sacerdoti pedofili?”. Per la Dowd, “è ormai divenuta un’abitudine quella della Santa Sede di andare contro le donne, loro che sono il cuore e l’anima di parrocchie, scuole e ospedali”. E ancora: “I dirigenti della Chiesa si comportano come adolescenti, accecati dal sesso”. Insomma, come scrive lo Star Ledger, “sono fuori dal mondo”. Una teoria che ha fatto sostanzialmente sua ancora il magazine America che attraverso la penna del gesuita James Martin scrive che “le religiose cattoliche mi insegnano cosa significhi perseverare nel ministero senza il beneficio del potere istituzionale”. Anche il settimanale britannico The Tablet è sceso in campo in difesa delle suore, un modo per difendere la base dalla cosiddetta arroganza del centralismo romano. E con una certa spregiudicatezza ha individuato nel vescovo William Lori di Bridgeport (Connecticut) e nel card. Bernard Law, ex arcivescovo di Boston dimessosi nel 2002 per le accuse di insabbiamento di abusi sessuali compiuti da sacerdoti della sua diocesi su minori, gli ispiratori di questa linea dura del Vaticano contro le religiose. Una linea però, condivisa dalla maggioranza dei vescovi americani, Robert Lynch a parte. Il vescovo di Saint Petersburg (Florida), Lynch appunto, è stato uno dei pochi presuli che ha avuto il coraggio di dare voce alle perplessità che lui dice siano diffuse in merito alla decisione vaticana. Non è questa, ha detto, la Chiesa che sa stare vicina alla gente. La realtà è una ed è impietosa: per molti cattolici oggi i vescovi sono “out” rispetto ai loro problemi. Così dice anche il sondaggio “O’Connell”. Le suore americane vengono commissariate dalla Congregazione per la Dottrina della Fede perché non in linea con la dottrina cattolica? Per molti fedeli a sbagliare è il Vaticano non le suore: “I tempi cambiamo, la Chiesa dovrebbe adeguarsi. E invece non lo fa. Dall’alto, dai giardini dorati d’oltre Tevere, impone i propri dettami” dicono. Mentre il sondaggio veniva rilanciato da America, il vescovo Daniel R. Jenky, di Peoria (diocesi suffraganea della più grande Chicago) convocava i cattolici nella cattedrale e sostanzialmente li invitava a non votare per Obama. “La storia occidentale è la storia di una continua persecuzione contro la Chiesa Cattolica”, ha detto, una persecuzione che oggi si ripete in tanti modi, anche grazie “alla radicale agenda pro aborto del nostro presidente Barack Obama”. E ancora: “Quei cattolici che si rifiutano di votare come dicono i vescovi sono tutti dei Giuda Iscariota”. Né più né meno: dei “Giuda Iscariota”. Parole durissime che il National Catholic Reporter non lascia passare inosservate: “Sono queste condanne – scrive la rivista – che testimoniano la distanza delle gerarchie dalla base, e che giustificano in qualche misura la fuga dei fedeli”. “Cosa direbbe al vescovo se poteste parlargli vis-à-vis?”, hanno chiesto Byron e Zech ai propri intervistati nel sondaggio commissionato loro dal vescovo O’Connell. Risposta: “Diremmo di non condannare i gay, ma accoglierli come figli di Dio, di riconoscere la parità delle donne, di avere una visione meno chiusa sul divorzio, di rinnovare la mentalità arcaica per diventare una religione aperta alla società” e ancora “di far sì che la Messa non diventi fonte di umiliazione per quanti non possono accostarsi alla comunione”. Insomma, il tema di fondo è uno: il rinnovamento, la spinta perché la Chiesa muti se stessa dall’interno delle proprie convinzioni e conquiste. Quello stesso rinnovamento che Benedetto XVI il 22 dicembre del 2005 ha chiesto alla Chiesa nel discorso rivolto alla Curia romana nel quarantesimo anniversario della conclusione del Concilio. Occorre un “rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-chiesa”, ha detto il Papa. E ancora: “E’ un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del popolo di Dio in cammino”. Per il Papa, è evidente, il rinnovamento non può tradire la dottrina della Chiesa, ma un rinnovamento è comunque necessario. Per i “fuoriusciti” statunitensi, invece, riforma può anche essere rottura, purché riforma sia. E’ qui, su questo rapporto non ancora risolto tra passato e presente, tra tradizione e riforma che il cattolicesimo di oggi gioca la propria sfida più delicata e decisiva. Le nuove leve dell’episcopato statunitense sono prevalentemente di stampo conservatore. Non solo Charles J. Chaput, arcivescovo di Filadelfia, ma anche José H. Gómez, arcivescovo di Los Angeles. Anche Timothy Dolan (nella foto con Benedetto XVI), arcivescovo di New York e capo dei vescovi statunitensi, non è certo ascrivibile al filone progressista. Deve l’elezione alla guida dell’episcopato a Chaput che durante l’assemblea dei vescovi incaricata dell’elezione dirottò i propri voti su di lui. Presule prestigioso, energico e combattivo, non lascia passare più di una settimana senza aver polemizzato con l’amministrazione Obama, l’ultima durissima uscita è sulle nozze gay. Per queste sue posizioni che sovente il New York Times definisce “integraliste” guadagna non poche critiche. Eppure, per molti, è lui l’astro nascente, la stella che nonostante la terra d’origine (può essere ipotizzabile un futuro Pontefice proveniente dal paese ancora oggi leader mondiale?) molti vedono capace di dire la sua nel prossimo pur lontano conclave. Dolan ha il sostegno del Vaticano, o almeno di una parte di esso. Ma, si domandano in molti: può essere lui il faro a cui i cattolici scontenti delle gerarchie possono guardare di qui in avanti? Non è un mistero per nessuno che oltre il Tevere un presule statunitense di linea meno dura sia l’arcivescovo Joseph Tobin, segretario dei Religiosi. Redentorista, ha cercato di far valere oltre il Tevere le ragioni delle suore del suo paese. Non ci è riuscito, tanto che l’inchiesta di linea soft sulle suore che la sua Congregazione aveva avviato un paio di anni fa è stata di fatto chiusa per lasciar spazio all’inchiesta ben più invasiva promossa dalla Congregazione della Dottrina della Fede del quasi dimissionario, entro fine giugno dovrebbe lasciare, prefetto statunitense William Joseph Levada. Vaticano a parte, il sondaggio “O’Connell” dice di un cattolicesimo, quello statunitense, variegato e anche in sofferenza. Ancora sul New York Times è Ross Douthat a confermare la cosa. Dice: “Siamo una nazione di eretici in cui la maggior parte delle persone si considera cristiana, rivendicando, però, solo quella parte dottrinaria che considera più congeniale. Nessuno, inoltre, può realmente affermare in cosa consista e come possa essere definita la fede cristiana”. A conti fatti un dato sembra certo: tra i fedeli contrari alle gerarchie e le gerarchie stesse la distanza appare incolmabile. E così è anche negli altri paesi dove fedeli e preti insieme chiamano alla battaglia del dissenso contro il centralismo romano: Austria, Germania, Belgio, Irlanda, Svizzera. Dice ancora Douthat: “La Chiesa Cattolica statunitense è rimasta divisa al suo interno tra le fazioni liberal e conservatrice, distanti anni luce tra loro, un po’ come Rush Limbaugh e Bill Maher”. Di certo c’è un fatto. I vescovi americani, soprattutto le nuove leve, non sono arrivati nelle rispettive diocesi dalle nuvole, sono piuttosto stati scelti dal Papa. E’ stato lui a volere una certa linea. Lui che, in pochi l’hanno notato, ricevendo il 5 maggio scorso proprio un gruppo di vescovi americani, ha ricordato la necessità della fedeltà alla dottrina. Fedeltà in tutti i campi, anche e soprattutto in quello dell’insegnamento. Chi insegna discipline teologiche nelle scuole e università cattoliche deve avere il mandato dell’autorità ecclesiastica, anche per evitare la “confusione” e i “danni” che nascono quando emergono “istanze di apparente dissenso” tra chi sostiene certe posizioni e la guida pastorale della Chiesa. Il richiamo del Papa agli istituti cattolici affinché “riaffermino la loro identità” è un richiamo più vasto a tutto il mondo cattolico statunitense. E’ giusto, anche per lui, domandarsi perché i fedeli fuggano, ma è anche giusto, per lui senz’altro doveroso, rispondere senza tradire la propria identità.

Paolo Rodari, Il Foglio

lunedì 21 maggio 2012

Card. Bagnasco: l'Italia ha bisogno di un risveglio della speranza. L'Anno della fede una scossa molto importante, che è impossibile ignorare

La crisi italiana è molto profonda e soltanto il cattolicesimo può fornire al Paese una risposta adeguata. Questo il senso profondo della prolusione del cardinale Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza Episcopale italiana, all'apertura dell'Assemblea Generale della CEI. Bagnasco ha esordito ricordando le vittime e i danneggiati del sisma che ieri notte ha colpito l'Emilia-Romagna. “Siamo vicinissimi a quelle comunità – ha detto il presidente della CEI -. Ci stringiamo ad esse, preghiamo per i morti e i feriti, siamo solidali ai loro parenti, e ci impegniamo a fare per intero la nostra parte affinché la vita normale possa riprendere al più presto”. La “condizione complessiva” del popolo italiano è qualcosa che desta “angustia”, tuttavia, proprio per questo, tutti vorremmo “essere in grado di intravvedere i primi bagliori di qualcosa di nuovo e che dovrà poi maturare attraverso un paziente, lungimirante servizio”. Accanto ai molti rischi che il cittadino corre nell'ambito di una crisi “assai più ampia del previsto”, è più che opportuno inquadrare anche “i segnali positivi e le potenzialità che realisticamente sono alla nostra portata”, ha proseguito il porporato. “La vita – ha aggiunto - è un dono troppo grande per non applicarsi ad assaporarla sempre, anche nelle fasi più aspre, dalle quali tuttavia possono trapelare i sussurri del nuovo”. Inoltre, sebbene la “pensosità preoccupata” di molte persone sia “non solo legittima ma anche sacrosanta”, essa non deve tramutarsi in “cupezza”, né in “oppressione paralizzante”. Se così fosse, sarebbe un “cedimento sul fronte dell’amore che Dio ha per noi, che ci fa resistenti alla prova e capaci di futuro”. Di fronte ai segnali di “pronunciato risentimento”, quando non di “ostilità dichiarata e violenza sanguinaria”, bisogna reagire “con ogni determinazione” per lasciare “spiragli a quel futuro che è diritto di ogni comunità”, ha detto Bagnasco. La crisi economica sociale e le “difficoltà del vivere”, oggi come in passato, spingono la gente a “guardare alla Chiesa come ad un interlocutore vicino e concreto”, ha osservato Bagnasco. Ciò trasmette ai Vescovi la percezione della propria “distinta responsabilità”. In una situazione di difficoltà come quella attuale, il Paese deve evitare “ricette minimali” o “precipitose”. Un ciclo economico e sociale si è “definitivamente interrotto” ed il nuovo sarà “comunque diverso”. L'Italia, tuttavia, ha affrontato in passato prove non meno dure ed ha comunque conquistato “il posto che oggi occupa tra le nazioni più sviluppate del pianeta”. Per farcela si dovette “mangiare pane duro, spesso senza companatico” e la parola d'ordine era: “lavorare, sacrificarsi, crescere. Non si badava alla fatica, si facevano sacrifici inimmaginabili, ma si correva insieme”. Poi giunse la degenerazione del consumismo e dell'indebitamento, mentre “a volte ci davano fastidio i vicini più poveri che, approfittando dell’esposizione geografica del Paese, varcavano il mare o affrontavano ogni genere di peripezie con l’obiettivo di partecipare in qualche modo al nostro benessere”, ha proseguito il presidente della CEI. Oggi la crisi ha raggiunto tali livelli che nessuno si può permettere di minimizzare. Bisogna piuttosto rispondere “con un cambiamento altrettanto epocale”, sopratutto mentale, per quanto la mente, secondo Bagnasco, sia “la più lenta a lasciarsi modificare”. Accanto alla crisi economica e politica non va trascurata la crisi del mondo dell'informazione, con numerosi episodi di “comunicazione selvaggia”. Alludendo anche al recente scandalo della pubblicazione di documenti riservati del Vaticano, il cardinale Bagnasco ha ricordato che la deontologia giornalistica non si può “usare a proprio piacere secondo circostanze e interessi”, in quanto essa ha “regole, doveri e limiti precisi”. Non è quindi lecito violare il “diritto alla libertà e a quella riservatezza che rientra nello statuto proprio dell'uomo e nelle fondamenta della civiltà”, in nome del diritto di informare. “Ci addolora, e molto – ha aggiunto Bagnasco - che affiori qua e là una sorta di gusto a colpire la Chiesa, quasi che ne potesse venire un qualche vantaggio: vero è il contrario, sono atti criminosi che appesantiscono tutti e certo non procurano gloria né onore ai protagonisti, noti o ignoti che siano”. Nella seconda parte della prolusione, il presidente della CEI ha esortato ad un “risveglio della speranza”, la cui assenza, come ricordava l'illustre teologo Piero Coda, è il “sintomo più prossimo alla morte biologica e spirituale”. La speranza è strettamente legata alla prima delle virtù teologali: non a caso papa Benedetto XVI ha indetto, a partire dal prossimo ottobre l'Anno della fede, senza la quale, ha commentato Bagnasco “vi è il niente”. L'Anno della fede assieme all'istituzione del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, costituisce “una scossa molto importante, che è impossibile ignorare”. Luogo virtuoso di cammino della Chiesa, oggi come ieri, è la parrocchia. Essa non è un “luogo di routine a misura dei “soliti noti”: è il miracolo di Dio dispiegato sul territorio, dove lo straordinario è racchiuso sotto forme abituali ma non per questo meno perentorie e incisive”, ha detto Bagnasco. Di fondamentale importanza, non solo per gli storici e i teologi ma per tutti i fedeli è la ricorrenza del 50° anniversario del Concilio Vaticano II, del quale è ormai possibile una “serena valutazione di ciò che ha rappresentato nelle nostre Chiese” e che, nondimeno, è “un autentico dono di Dio”, come ha ricordato Benedetto XVI. Una riflessione successiva è stata dedicata dal card. Bagnasco alla crisi dell'Europa che tuttavia è “un bene troppo grande perché resti un’incompiuta sospesa nell’aria”. Se l'Europa non diventerà una “avventura culturale e spirituale”, oltre che economica, “non riuscirà a plasmare il sentimento di appartenenza, e non sarà mai una comunità di destino”. La comunità intera, italiana, europea e mondiale, deve riscoprire “la grande lezione del servizio”, della “gratuità” e del “dono”, attraverso tutti i mezzi possibili, a partire dal volontariato. In merito alla disaffezione per la politica, Bagnasco ha ammonito che gli italiani ormai non tollerano più “demagogie e furbizie, né mediocri tatticismi”. “Si deve piuttosto scommettere sull'intelligenza dei cittadini, ormai disincantati e stanchi”, ha aggiunto. Nel delicato settore del lavoro, in particolare i giovani devono “finalmente ricevere dei segnali concreti, che vadano oltre la precarietà, la discriminazione, l’arbitrarietà”. Al tempo stesso, tuttavia, vanno evitate le “tentazioni parassitarie” e l'inclinazione all'indebitamento. Il presidente della CEI ha poi espresso il proprio sostegno ai sacerdoti che – sia al Nord che al Sud – “si trovano a far fronte al sistema mafioso, alle sue minacce e alle sue intimidazioni”. Ha quindi promesso che l'impegno della Chiesa contro la malavita non verrà mai meno, sottolineando, a seguito a fatti di sangue come quello di Brindisi, che l'Italia “non tende di per sé ad eccessi né ad estremismi” e che la logica della violenza e del fanatismo ancora una volta non prevarrà. Dopo aver ricordato l'imminenza dell'Incontro Mondiale delle Famiglie, unica struttura antropologica che “ci consenta di proiettarci nel futuro”, Bagnasco ha infine menzionato la recente Beatificazione dell'economista Giuseppe Toniolo, un evento che rappresenta un “autentico colpo d’ala, di cui sarà bene non disperdere la spinta” per tutto il laicato cattolico italiano in un momento di profondi cambiamenti.

Luca Marcolivio, Zenit

La prolusione

VII IMF-Il Papa a Milano. Pronta la 'Guida della famiglia', un vademecum del pellegrino con oltre 60 eventi culturali che si svolgeranno in città

Una “Guida della famiglia” per orientarsi in città, seguire i momenti con il Papa ed essere informati sugli eventi culturali in programma a Milano (foto) nei giorni del VII Incontro Mondiale della Famiglia. Promossa e realizzata dalla Fondazione Milano Famiglie 2012 la “Guida della famiglia” è parte del “kit” distribuito ai pellegrini che ne hanno fatto richiesta. Stampato in tre lingue, italiano, inglese e spagnolo, il libretto verrà distribuito gratuitamente anche al Mico dove dal 29 maggio sono in programma la Fiera Internazionale della Famiglia, il Congresso Internazionale Teologico Pastorale e il Congresso dei ragazzi. La guida è un utile strumento culturale e logistico per muoversi in città e conoscere l'arcidiocesi di Milano. Accanto ad alcuni itinerari artistici pensati ad hoc per i pellegrini la guida presenta oltre 60 iniziative che comprendono mostre, concerti, momenti dedicati ai bambini, incontri culturali. Il volume si apre con la lettera ufficiale del Santo Padre dedicata al VII Incontro Mondiale, un saluto dell’arcivescovo di Milano Angelo Scola, la presentazione di mons. Erminio De Scalzi, presidente della Fondazione Milano Famiglie 2012 e il testo dell’Inno ufficiale. Presenti nella guida i numeri dell’incontro e una breve storia di coniugi proclamati Santi e Beati dalla Chiesa.

Zenit

Il Papa: la storia è una lotta tra due amori, quello per se stessi e quello verso Dio. Ma siamo nella squadra del Signore, quindi in quella vittoriosa

Papa Benedetto XVI ha pranzato oggi nella Sala Ducale del Palazzo Apostolico con i membri del Collegio Cardinalizio, ''in segno di ringraziamento per i voti augurali da Loro espressi nella duplice ricorrenza del Suo 85° genetliaco e del settimo anniversario della Sua elezione alla Cattedra di Pietro''. "In questo momento - ha esordito nel suo saluto conclusivo - la mia parola può solo essere una parola di ringraziamento. Ringraziamento innanzitutto al Signore per i tanti anni che mi ha concesso. Anni con tanti giorni di gioia, splendidi tempi, ma anche notti oscure. In retrospettiva si capisce, però, che anche le notti erano necessarie e buone, motivo di ringraziamento". "Oggi - ha proseguito - la parola 'ecclesia militans' è un po’ fuori moda, ma in realta possiamo sempre meglio comprendere che è vera, porta in sè verità. Vediamo come il male vuol dominare nel mondo e che è necessario entrare in lotta contro il male. Vediamo come lo fa in tanti modi, cruenti, con le diverse forme di violenza, ma anche mascherato col bene e proprio così distruggendo le fondamenta morali della società". Il Pontefice ha poi ricordato Sant'Agostino, per il quale "tutta la storia e una lotta tra due amori: amore di se stesso fino al disprezzo di Dio; amore di Dio fino al disprezzo di sè nel martirio. Noi stiamo in questa lotta e in questa lotta e molto importante avere degli amici. E per me - ha aggiunto - sono circondato dagli amici del Collegio cardinalizio: sono i miei amici e mi sento a casa, mi sento sicuro in questa compagnia di grandi amici che stanno con me e tutti insieme col Signore". In conclusione Benedetto XVI ha espresso il suo grazie per questa amicizia. "Grazie a lei, Eminenza - ha detto rivolgendosi al cardinale decano Angelo Sodano, che in precedenza l'aveva saluto a nome dei presenti - per tutto quello che ha fatto per questa cosa adesso e fa sempre. Grazie a voi per la comunione delle gioie e dei dolori. Andiamo avanti, il Signore ha detto: coraggio, ho vinto il mondo. Siamo nella squadra del Signore, quindi nella squadra vittoriosa. Grazie a voi tutti, il Signore vi benedica tutti. E brindiamo". In precedenza il card. Angelo Sodano aveva rivolto al Papa un saluto a nome del Collegio cardinalizio: “A un mondo in ricerca d’un avvenire migliore vostra Santità - ha detto il porporato - sempre ci ricorda che le uniche forze del progresso sono quelle che cambiano il cuore dell’uomo, nella fedeltà a quei valori spirituali che non tramontano mai. E inoltre, come buon Samaritano sulle strade del mondo, ella continua a spronarci al servizio del prossimo, ricordandoci sempre le parole di Gesù: ‘Cosa avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli, l’avete fatto a me’. Grazie, Padre Santo, per il servizio che rende alla Santa Chiesa ed al mondo”.

Asca, L'Osservatore Romano, SIR

INCONTRO CONVIVIALE CON I MEMBRI DEL COLLEGIO CARDINALIZIO - il testo integrale del saluto del Papa

Il saluto al Papa del cardinale decano Angelo Sodano durante il pranzo conviviale con i cardinali

VII IMF-Il Papa a Milano. 'JubilFamily', musica, racconti e preghiere al Parco Nord di Bresso. 'One world, family, love', Benedetto con le famiglie

Una giornata di festa precede la Santa Messa celebrata da Papa Benedetto XVI che il 3 giugno chiuderà il VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Il 2 giugno a Milano Parco Nord–Aeroporto di Bresso (foto) alle 16.00 avrà inizio la “Festa delle Testimonianze”: un pomeriggio di musica, canti e racconti che cultimerà, alle ore 20.30, con l’arrivo sul grande palco di Benedetto XVI e l’inizio della diretta du Rai Uno. La prima parte della Festa delle Testimonianze, dalle 16.00 alle 19.00, è un evento intitolato “JubilFamily - La gioia di essere famiglia”. Nelle tre ore dal ritmo serrato, si alterneranno numerosi gruppi e testimoni internazionali, nazionali e del territorio lombardo. Anzitutto i vincitori del concorso “Giovani Talenti per il Papa”, promosso dalla Fondazione Milano Famiglie 2012 in collaborazione con l’Associazione Hope e rivolto a musicisti e gruppi musicali giovanili della Lombardia. Oltre 100 giovani divisi in 9 gruppi si esibiranno, carichi di emozione, davanti a decine di migliaia di persone. I ragazzi sono stati selezionati da una Commissione coordinata da Gatto Panceri, cantante e autore e interprete, tra le altre di canzoni quali "Mia", "L’amore va oltre", "Madre Mia", e "Vivo per Lei" scritta per Andrea Bocelli. Da Milano sul palco di Bresso salirà Emanuele Bazzotti, seguito dai Brixer di Bresso, il Duo el Pomm, gli Eden Garden e il coro Elikia. Da Cenate Sopra arrivano i Quinta Voce mentre è di Busto Arsizio il coro di origine africani Sahuti Wa Afrika. Sempre da Milano anche Manu e il coro femminile Jubilant gospel girls.Nel JubilFamily il fil-rouge sarà tenuto dal Grande Coro Hope che eseguirà canzoni dei grandi eventi ecclesiali che coinvolgeranno i tanti presenti; l’evento sarà arricchito da cantanti internazionali di Christian Music: grande attesa per Fifito, della Guinea Bissau, da anni impegnato nell’opera di riconciliazione sociale della sua terra e per Josh Balckesley, rocker statunitense della rete Spirit and Song, della Oregon Catholic Press presieduta dall’arcivescovo di Portland. E ancora, la testimonianza in musica della famiglia Gibboni (violinisti – padre, madre e 3 figli), i The Sun, noto gruppo italiano di christian music, I Carisma, gruppo comasco che segue una “regola” specifica di evangelizzazione attraverso la musica. Durante il pomeriggio troveranno spazio anche testimonianze di famiglie italiane e del mondo: un ragazzo Albanese in Italia da cinque anni, una coppia dell’Associazione “Famiglie per l’accoglienza”, la famiglia Fantu dall’Etiopia, la famiglia Favoti (genitori di 2 gemelle di 3 anni e 3 gemelli di poco più di un anno). Ci sarà anche la testimonianze di una famiglia di missionari Identes, di una coppia di Nomadelfia che vive l’esperienza della comunità, mentre Betti e Alfonso del Rinnovamento dello Spirito testimonieranno la famiglia nella prova: dalla crisi alla riunificazione. La giornata verrà condotta da Gigi Cotichella, già animatore degli incontri del cardinale con gli animatori degli oratori estivi e del Natale degli sportivi, Enrico Selleri, giovane conduttore di Tv2000 e Andrea Carretti, storico conduttore dei grandi raduni ecclesiali. Se la “JubilFamily, La gioia di essere famiglia” verrà anche trasmessa in diretta da Tv2000, la serata con il Papa, dal titolo “One world, family, love” verrà trasmessa in diretta su Rai Uno. Il Papa arriverà a Bresso alle 20.30, guiderà momenti di preghiera e di riflessione e si intratterà con i giovani e le famiglie per un’ora rispondendo alle domande delle famiglie provenienti dai diversi continenti. L’evento si snoderà attraverso brevi letture di attori italiani e noti volti televisivi, le note di un’orchestra “pop” composta da oltre 30 elementi, le voci del Grande Coro Hope, 75 giovani provenienti da tutta Italia, e le esibizioni di importanti artisti nazionali ed internazionali.

Family 2012.com

Indagherà la magistratura italiana sulla pubblicazione di documenti riservati della Santa Sede. Una segnalazione del caso anche alle istituzioni

La similitudine è paradossale, ma fino a un certo punto. È come se, riflettono ai piani alti del Vaticano, un "corvo" del Quirinale avesse rubato della corrispondenza privata dalla scrivania di Giorgio Napolitano "e quelle lettere fossero poi state pubblicate da L'Osservatore Romano o dalla Libreria Editrice vaticana. L'Italia avrebbe da dire qualcosa, no?". Ecco, a parte l'ufficialità e lo stile dei media vaticani, la questione sta tutta qui. E qui sta anche la vera novità, dopo la pubblicazione del libro di Gianluigi Nuzzi "Sua Santità. Le carte segrete di Benedetto XVI". Perché il Papa è (anche) un capo di Stato, ovvero "Sovrano dello Stato della Città del Vaticano". E "la pubblicazione di documenti privati del Santo Padre" segna un scarto, spiegano Oltretevere, rispetto alla fuga di documenti riservati dei mesi scorsi. La faccenda si fa diplomatica, oltre che giuridica: ci si rivolgerà alla magistratura italiana, e non solo. "C'è un problema di rapporti tra Stati". Mesi fa si era vociferato della tentazione di una protesta formale verso lo Stato italiano, ipotesi poi scartata. Anche per non turbare le relazioni eccellenti e la sintonia tra Benedetto XVI, il presidente Giorgio Napolitano e il premier Mario Monti. Considerazioni che restano valide. Però il linguaggio diplomatico conosce infinite modulazioni e, insomma, una "segnalazione" del problema andrà fatta. Ne va dei "diritti personali di riservatezza e di libertà di corrispondenza" che sono tutelati dalla stessa Costituzione italiana (articolo 15: "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili") e sono stati "violati" nel caso dei collaboratori, dei mittenti e, soprattutto, del "sovrano" Pontefice. Probabile che tutto passi attraverso la nunziatura apostolica in Italia, cioè l'ambasciata della Santa Sede nel nostro Paese. "Qualcosa succederà, per forza, non si può continuare a far passare ladri e ricettatori come difensori della libertà o idealisti che vogliono purificare la Chiesa", sospirano Oltretevere. La Santa Sede per parte sua ha avviato un'indagine penale del Tribunale vaticano e una amministrativa della Segreteria di Stato, il Papa ha nominato una commissione cardinalizia che risponde direttamente a lui. L'ultima mossa è il comunicato, scritto per "rispondere tempestivamente e mostrare la volontà di agire". I "corvi" sono vaticani ma i "documenti privati" sono stati pubblicati in Italia e il Vaticano si rivolgerà alla magistratura italiana e porrà il problema al nostro Paese. Il che spiega la conclusione della nota: "Se necessario, la Santa Sede chiederà la collaborazione internazionale".

Gian Guido Vecchi, Corriere della Sera

Benedetto XVI si adopera per raddrizzare, modificare, correggere. Ma la Santa Sede deve dotarsi di sistemi per difendersi dai nemici interni

I mass media sono, comprensibilmente, pieni delle notizie di fughe di documenti vaticani, da fonti forse uniche e forse no. E altre notizie, meno lampeggianti, ma certo più significative per la vita della Chiesa passano in secondo piano. Ma non sono slegate dalle prime, anzi: testimoniano, in un caso nell’altro, di una situazione che Benedetto XVI si adopera per raddrizzare, modificare, correggere. Ne abbiamo notate tre, nell’ultima settimana. Eccole. Un vescovo cattolico è stato ridotto allo stato laicale perché accusato di aver importato in Canada materiale pedopornografico. Raymond Lahey, già vescovo di Antagonish, non può più operare da presbitero, né presiedere a cerimonie religiose o amministrare i sacramenti. In tempi recenti è la prima volta che una pena del genere viene comminata a un presule alla fine di un processo canonico. A gennaio Lahey è stato condannato a 15 mesi di prigione perché all’aeroporto di Ottawa la polizia aveva trovato sul suo computer centinaia di fotografie pornografiche di adolescenti. Lahey è stato rilasciato sulla parola alla fine del processo. In un altro continente il vertice della Conferenza Episcopale è stato decapitato e sostituito. E’ la Repubblica Centroafricana, in cui Benedetto XVI, il 14 maggio scorso, ha nominato nuovi vescovi. A tre anni di distanza dall’inchiesta che ha portato alle dimissioni anticipate, nel maggio 2009 dell’arcivescovo Paulin Pomodino di Bangui, 54 anni, e del vescovo François-Xavier Yombandje, che si è ritirato all’età di 52 anni. Un’inchiesta condotta dall’allora arcivescovo, ora cardinale, Robert Sarah, ha trovato che Pomodino adottava “un’attitudine morale che non è sempre in conformità con il suo impegno a seguire Cristo in castità, povertà e obbedienza”. L’inchiesta ha anche scoperto che molti del clero locale avevano figli. Il 14 maggio scorso Benedetto XVI ha nominato padre Dieudonné Nzapalainga, 45 anni, come arcivescovo di Bangui. Il sacerdote aveva lavorato fino ad ora come Amministratore apostolico, e padre Nestor-Désiré Nongo-Aziagbia, 42 anni, superiore della Society of African Missions a Strasburgo, Francia, come vescovo di Bossangoa.
 All’altro capo del mondo l’annuncio che un vescovo dissidente australiano, William Morris, è stato sostituito ha posto fine a una battaglia decennale fra il presule e il Vaticano. Il presule, a cui è stato chiesto di rassegnare le dimissioni, prima di giungere alla rimozione, aveva ed esprimeva idee contrastanti con quelle del magistero in tema di confessione, assoluzione generale dei peccati e ordinazione femminile. Quando gli è stato chiesto di venire a Roma, per discutere della situazione, il vescovo, che certamente sembra un po’ eccentrico (fra l’altro si veste da laico, e porta una cravatta con impresso il suo stemma episcopale) ha risposto di avere impegni pastorali che glielo impedivano. Un’inchiesta condotta dal vescovo americano Charles Chaput portò alla richiesta di dimissioni. A cui sembrava che Morris avesse acconsentito, dopo un incontro con il Papa in Australia; a cui però scrisse qualche tempo dopo dicendo che non se la sentiva di dimettersi. Nei giorni scorsi è stato nominato il suo successore: mons. Robert McGuckin, già presidente della Canon Law Society of Australia and New Zealand. Negli anni passati ci sono stati episodi analoghi, anch’essi più o meno ignorati dai media, se non da quelli locali. Dimissioni premature, concordate, uscite di scena discrete. Benedetto XVI macina lento, forse, ma macina fine. Tocca sensibilità, amicizie, legami e amor proprio; o frustra speranze e ambizioni, legittime forse, ma che dovrebbero cedere il passo di fronte a sentimenti ben diversi e più alti. Forse è anche per questo che assistiamo a fughe di documenti. Che purtroppo non sembrano poter provenire da chissà dove, ma da uffici molto vicini, forse sulla stessa Loggia, dell’appartamento del Pontefice. La risposta dei vertici della Segreteria di Stato fino ad ora è apparsa debole, per usare un eufemismo. E allora, è l’opinione riservata di esperti del settore, sarebbe il caso, vista la situazione, di accettare il fatto che non tutti quelli che lavorano a fianco del Papa sono fedeli; e adottare procedure e sistemi, anche di carattere tecnologico, in uso in tutti i Paesi per proteggere le zone e i documenti “sensibili”. In realtà abbiamo registrato un certo stupore da parte degli specialisti per l’assenza di queste precauzioni per difendersi dai nemici interni, oltre che da quelli esterni, certamente, in questo caso, meno pericolosi. Il Papa, e un miliardo e duecento milioni di cattolici ne hanno diritto. Una volta la fede bastava. Ora non più.

Marco Tosatti, Vatican Insider