Portavoce vaticano: la difficoltà a presentare mediaticamente l'opera di un Papa della statura intellettuale di Benedetto XVI

Conferenza sul rapporto tra comunicazione e spiritualità alla Badia di Cava sabato 28 aprile con un relatore d'eccezione, padre Federico Lombardi (nella foto con Benedetto XVI), gesuita, direttore della Sala Stampa vaticana. Già direttore alla Radio Vaticana, padre Lombardi è da sempre al centro delle dinamiche di comunicazione ed è stato chiamato da Benedetto XVI ad incarnare il nuovo corso della comunicazione dopo la lunga stagione di Navarro Valls, fedele interprete dell'onnipresenza mediatica di Giovanni Paolo II. E del resto lo stile pacato e colloquiale di Lombardi è la conferma della consonanza anche di personalità con Papa Ratzinger, che ha ripristinato così la consuetudine di un responsabile gesuita della comunicazione vaticana dopo il ventennio di un laico membro numerario dell'Opus Dei. Al centro della riflessione, il nesso tra verità, autenticità e servizio nella comunicazione, con un'attenzione particolare alla dimensione anche teologica del Dio trinitario, la cui essenza è connotata proprio dalle comunicazione che le persone divine hanno di se stesse. Anche le immagini bibliche della torre di Babele e della Pentecoste, della confusione delle lingue e della comprensione tra i linguaggi, sono state usate dal relatore per contrapporre due filosofie della comunicazione presenti nel mondo dei media. Se infatti appare scontata la proposizione della verità della notizia, meno evidente è il nesso della sua autenticità, che presuppone onestà intellettuale nella presentazione della notizia, lontana da pregiudizi ideologici di sorta. Un atteggiamento questo che Lombardi riscontra nel contatto quotidiano con gli oltre quattrocento giornalisti accreditati in Vaticano, le cui caratteristiche personali sono, a detta del direttore, un campione rappresentativo dell'intera umanità. E, indubbiamente, il settore della comunicazione religiosa è quello che più di ogni altro è permeabile ai pregiudizi, specie nella realtà vaticana, la cui natura è oggetto delle più disparate interpretazioni. A tale proposito, Lombardi ha alluso alla stessa difficoltà a presentare l'opera di un Papa della statura intellettuale di Benedetto XVI, sin dalla sua produzione scientifica spesso interpretata in contrapposizione all'attività di governo della Chiesa. In questo ha voluto sottolineare come anche l'intenso studio da Papa sulla figura storica di Gesù, per cui si attente ora il terzo volume della serie, non ha mai sottratto attenzione al governo della Chiesa. Anzi appare in linea con le dichiarazioni programmatiche di governo, quando Papa Ratzinger, all'indomani della sua elezione sul trono di Pietro, annunciava al mondo dalla Cappella Sistina che suo compito era di "far risplendere non la sua luce, ma la luce di Cristo". Una precisazione che sembra voler replicare a critiche interne ed esterne alla Chiesa, documentate tra l'altro in un recente saggio, molto critico, sul Pontificato di Benedetto XVI del vaticanista Marco Politi. Al tempo stesso è la prova di difficoltà di comunicazione all'interno della stessa Chiesa, i cui apparati spesso non risultano allineati con l'indirizzo di Joseph Ratzinger su questioni liquidate frettolosamente come marginali, a partire dalla riforma della riforma liturgica con il recupero del rito tridentino quale forma straordinaria dell'unico rito romano e non solo in segno di apertura ai tradizionalisti lefebvriani. Su quest'atteggiamento di ostruzionismo degli apparati ecclesiastici Lombardi ha già avuto modo di pronunciarsi in forma ufficiale, quando, di fronte alla recente fuga di documenti per i presunti scandali negli appalti al Governatorato della Città del Vaticano, ebbe a bollare la cosa come "resistenza all'opera di trasparenza intrapresa da Benedetto XVI". Anche qui vale l'auspicio formulato da Lombardi nella conferenza di recuperare la nozione di servizio per la comunicazione, un servizio che nella dimensione religiosa è tanto più esigente perché collegato alle questioni essenziali dell'uomo che coinvolgono tutto il suo essere. Una sfida quella della comunicazione religiosa chiamata a confrontarsi nel "circo mediatico" con rappresentazioni e interpretazioni della realtà pur legittime, ma che tuttavia non esimono dalla ricerca della Verità, che è tale non per approssimazione all'indifferenza delle posizioni, ma per un suo fondamento oggettivo che interpella razionalmente la coscienza. In questo la critica alla "dittatura del relativismo" e la connessione verità - ragione, leit motiv del Pontificato di Benedetto XVI, trovano anche nelle parole di padre Federico Lombardi una traduzione per il mondo della comunicazione e dei comunicatori.

Nicola Russomando, Eolopress.it

Commenti