Il Papa chiama il suo grande elettore Herranz per cacciare le talpe vaticane: con semplicità e grande cuore incarna un Pontificato non di transizione

Sarà pure mite Benedetto XVI ma di certo non fugge davanti ai lupi. E se è pur vero che è un Papa animalista, con i felini in pole position nel suo cuore, non ama essere pugnalato da talpe e corvi. Ed ecco spiegato il motivo della sua scelta: affidare a tre cardinali ultraottantenni (Júlian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giorgi) il compito di stanare i corvi del Vaticano. A guidare questa inedita commissione cardinalizia è Herranz (foto), colui che per ventidue anni è stato il segretario del fondatore dell’Opus Dei, San Josemaria Escrivà. Il porporato spagnolo, insigne giurista, nel conclave del 2005 è stato tra i grandi elettori di Joseph Ratzinger sulla Cattedra di Pietro. Discreto e riservato, Herranz ha lavorato minuziosamente per consolidare attorno al cardinale bavarese la maggioranza necessaria per la fumata bianca, esponendo con grande chiarezza e altrettanta fermezza le ragioni di questa scelta. "Perché - si domanda Herranz nel suo libro "Nei dintorni di Gerico" - confluirono così rapidamente sul nome di Ratzinger più di due terzi dei voti necessari? Si è parlato e scritto giustamente - risponde il cardinale - di una quadruplice legittimità: il prestigio intellettuale del grande teologo; la legittimità istituzionale del prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e decano del Sacro Collegio; la legittimità romana in quanto membro della Curia da tanti anni; e la legittimità wojtyliana dell’uomo di fiducia di Giovanni Paolo II. Oserei aggiungere - prosegue Herranz - un’ulteriore ragione: la legittimità spirituale di un sacerdote di profonda vita interiore (è un contemplativo) e, nel contempo, di vibrante spirito apostolico, il quale, come Giovanni Paolo II, è sempre disposto a portare la dottrina e l’amore di Cristo a tutti gli areopaghi del mondo. Un uomo capace di incarnare non un Pontificato di transizione, bensì di continuità dinamica con il grande Pontificato di Giovanni Paolo II: mistico apostolo di Cristo". Il cardinale ricorda, poi, gli attimi successivi all’Elezione del Pontefice: "Ripenso a quanto è accaduto nella Cappella Sistina: i nostri applausi quando alla quarta votazione (la prima del pomeriggio) è stato eletto Papa il card. Ratzinger; la sua risposta affermativa alla domanda 'Accetti l’elezione canonica a Sommo Pontefice?'; la scelta del nome Benedetto, patrono d’Europa, che ha messo nella sua Regola il principio 'Nulla venga mai anteposto a Cristo'; la vestizione con gli abiti pontifici già pronti nella sacrestia alla destra della Cappella Sistina; l’atto di obbedienza al nuovo Papa da parte di ciascuno di noi (mentre gli baciavo sorridendo la mano l’ho assicurato della mia cordiale unità e disponibilità, e ho osato aggiungere: 'In cielo saranno particolarmente contenti San Josemaria Escrivà e Giovanni Paolo II')". Ricorda ancora Herranz: "La serenità di carattere e il sorriso di Ratzinger, mai perduti in quei giorni così tesi, la semplicità con cui ha vissuto nella residenza Santa Marta l’atmosfera fraterna che lo spingeva - ne sono testimone - a servire ai commensali l’acqua durante il pranzo, o a cedere il passo in ascensore, mi fanno pensare che la bella personalità dell’eletto saprà accattivarsi, con la sua semplicità e il suo grande cuore, la simpatia e l’affetto delle genti".

Francesco Grana, Orticalab

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