mercoledì 28 dicembre 2011

Il 2011 di Benedetto XVI. Vian: più che di riformare le istituzioni si preoccupa di tener viva la fiamma della fede che rischia di spegnersi

Beatificazione di Wojtyla, GMG di Madrid, incontro interreligioso di Assisi, visita al carcere di Rebibbia. Quattro momenti destinati alla storia. A sfogliare con Vatican Insider l’album 2011 dei ricordi vaticani è Giovanni Maria Vian, storico del cristianesimo e direttore de L’Osservatore Romano. "Era dall’11° secolo che un Papa non elevava agli onori degli altari il suo immediato predecessore: l’esemplarità di Karol Wojtyla esce dai confini del cristianesimo - commenta Vian -. E’ stato poi lo stesso Benedetto XVI nello scambio degli auguri di Natale con la Curia romana a mettere la Giornata Mondiale della Gioventù al centro della propria attività nel 2011. A questi due eventi-simbolo dell’anno si aggiungono l’incontro di Assisi esteso ai non credenti e il franco colloquio a Rebibbia. E’stata la prima volta che un Papa rispondeva alle domande dei detenuti". Come nel Pontificato di Karol Wojtyla la grande visione della storia era la profezia del primate di Polonia Stephan Wishinsky, cioè condurre la Chiesa nel terzo millennio, così la prospettiva di Joseph Ratzinger nel 2012, evidenzia Vian, è quella di celebrare il 50° anniversario del più grande avvenimento religioso del XX secolo: il Conclio Vaticano II. "Tanto è vero che Benedetto XVI ha indetto l’Anno della fede, come nel ‘67 fece Paolo VI a ricordo del martirio di Pietro e Paolo fino alla proclamazione nel 1968 del credo del popolo di Dio", sottolinea Vian. "Più che di riformare le istituzioni ecclesiastiche Papa Ratzinger si preoccupa di tener viva la fiamma della fede che rischia di spegnersi in Paesi di antica tradizione cristiana: la gioia della fede vista a Madrid e nel viaggio in Benin è la medicina contro la stanchezza e il tedio", evidenzia il direttore del quotidiano della Santa Sede. "Non è caso il primo libro di Joseph Ratzinger era proprio sulla fraternità cristiana: il Papa vuole parlare a tutti, non solo da teologo ma anche da pastore, non usa gergo ecclesiale, ha alle spalle l’insegnamento in università laiche, di Stato e il confronto con gli studenti". Intanto, però, in quasi sette anni di pontificato, "il governo gentile e discreto di Benedetto XVI ha sostituito il 95% dei vertici della Curia e procede con collegialità, per larghe consultazioni come ha dimostrato il documento firmato in Benin dal Pontefice circondato da vescovi e cardinali". Ed è "esemplare il mondo in cui il Papa ha reagito allo scandalo degli abusi sessuali del clero: si è capito fuori e dentro la Chiesa che faceva sul serio", sottolinea Vian. Rispetto alla pesantezza delle strutture di alcune Chiesa nazionali come quella tedesca, Benedetto XVI indica la strada in un cristianesimo che in quanto minoritario sa essere creativo, agile, in grado di parlare a tutti: "Viaggiare leggeri aiuta nella lunga traversata del deserto", precisa Vian. "Joseph Ratzinger come vescovo di Roma è il teologo più importante dai tempi di Leone Magno, sa che la Chiesa è governata da Cristo, punta sul silenzio, sul rientrare in se stessi". Ma quest’anno il Vaticano ha dovuto gestire, oltre i momenti pubblici cui ha preso parte Benedetto XVI, diversi dossier importanti: sono andate avanti le trattative con la Fraternità di San Pio X per il rientro del gruppo tradizionalista all’interno della Chiesa, i negoziati sono ancora in corso. Problemi invece sono venuti in Irlanda a causa della pubblicazione di un nuovo rapporto governativo sugli abusi sessuali commessi dai sacerdoti nella diocesi di Cloye; più volte Benedetto XVI ha ribadito, nel corso dei mesi, la sua ferma condanna di questi fatti e ha invitato la Chiesa stessa ad un’opera di purificazione e rinnovamento. Tuttavia forti sono state le frizioni diplomatiche fra Santa Sede e Dublino. Ancora vasta eco, a livello internazionale, ha avuto la pubblicazione di una nota dedicata alla crisi economica da parte del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nella quale si chiedeva l’istituzione di un’autorità mondiale che regolasse le transazioni finanziarie e le politiche commerciali. Proprio in questo mese di dicembre si è verificato uno dei fatti più significativi del Pontificato: l’incontro del Papa con i detenuti di Rebibbia, segno profetico e vivente di una Chiesa aperta al mondo. Fra i temi al centro della preoccupazione della Santa Sede c’è stato quello delle persecuzioni di cui sono vittime i cristiani in varie parti del mondo, quindi il Pontefice, in diverse occasioni, sia in Italia che all’estero, ha sottolineato la gravità della crisi economica che ha colpito l’Europa e il resto del pianeta e ha richiamato governanti e popoli a un impegno comune contrassegnato dalla solidarietà per uscire dal difficile momento che si sta attraversando. Fra le decisioni prese dal Papa, da ultimo, ha colpito quella di non consegnare più un discorso specifico ad ogni nuovo ambasciatore che presenta le proprie credenziali al Pontefice, in tal modo è stata adeguata la prassi diplomatica vaticana a quella degli altri Stati. Infine nel corso del 2011 è stato pubblicato il secondo volume del Papa dedicato alla vita di Gesù di Nazaret.

Giacomo Galeazzi, Vatican Insider
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