mercoledì 27 luglio 2011

GMG 2011. Dal Libano per costruire ponti di dialogo e pace, dalla Turchia per abbracciare Benedetto XVI, dalla Siria per pregare per il Paese

“Un’occasione unica per pregare, conoscere un nuovo Paese e culture diverse, fare nuove amicizie e, cosa più importante, proclamare l’amore di Dio in tutte le lingue”: è con queste motivazioni che Ribel Elias, giovane maronita del Libano di 27 anni, di professione ingegnere geotecnico, impegnato nel movimento dei laici vincenziani, parteciperà alla XXVI Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid insieme a circa 1000 suoi giovani connazionali, “un numero - racconta all'agenzia SIR – che non tiene conto di molti altri che partiranno da varie parti del mondo. Dalla sola Australia ne arriveranno 300”. Tutti posti sotto l’egida della locale Commissione episcopale per l’apostolato dei laici, i pellegrini rappresentano diocesi, parrocchie e gruppi di tutto il Paese dei Cedri. La condivisione di fede e l’annuncio del Vangelo restano gli obiettivi centrali della partecipazione libanese a Madrid, tuttavia, aggiunge Ribas, “abbiamo il desiderio di condividere anche la nostra vita e la nostra tradizione”. “C’è una frase – afferma - che nessun libanese deve mai dimenticare - sono parole di Giovanni Paolo II pronunciate nel maggio del 1997 nel corso della sua visita nel nostro Paese - ‘il Libano è più di una nazione, è un messaggio’. Parole che sono incise nei nostri cuori e che ci dicono che la missione dei giovani libanesi è quella di costruire ponti di pace e di dialogo tra persone, famiglie e comunità diverse. Ed è ciò che vogliamo fare con i giovani che incontreremo e con i quali parleremo e pregheremo”. A chi parla di “Primavera araba” a Madrid, riferendosi alla presenza dei giovani mediorientali in Spagna, il giovane maronita dice: “Parlare di ‘Primavera araba’ potrebbe essere fuori luogo anche perché tutto quello che si scrive e si legge a riguardo potrebbe non essere accurato e riflettere completamente la realtà. Personalmente credo che una primavera araba, sia essa musulmana o cristiana oppure ebraica, non avrà mai luogo fintanto che gli uomini sceglieranno di affidarsi ai leader politici ed ai regimi piuttosto che a Dio, fonte ultima dell’amore e della pace”.
In poco più di 50, dalla Turchia in Spagna, con un desiderio, quello di incontrare e abbracciare il Papa. Partiranno da Mersin, da Iskenderun e da Istanbul i giovani turchi che parteciperanno alla GMG di Madrid. A raccontarlo a SIR Europa è il vice parroco di Mersin, il polacco padre Macek Sokolowski. “Il morale del gruppo è alle stelle, hanno grande voglia di partire e di conoscere i loro coetanei e questo nonostante i tanti ostacoli soprattutto organizzativi che si frappongono. Le cose da fare sono tante – dichiara il religioso - e lo stesso Governo non nutre molta fiducia e concede i permessi con difficoltà in quanto teme che i giovani possano, con la scusa della GMG, uscire dal paese e non farvi ritorno. Da questo punto di vista abbiamo scelto i più impegnati nelle nostre chiese, coloro che prestano servizio pastorale a favore dei bambini, del coro, della Caritas”. Sono giovani che “vivono in un contesto a larghissima maggioranza musulmana e che desiderano essere confermati nella fede. In Turchia, poi, a differenza dei Paesi europei, i media non danno molto spazio al Pontefice e alle sue attività”. Infine, “dobbiamo pensare che questi giovani, soprattutto quelli che vengono da Mersin portano nel cuore il vuoto lasciato dalla morte inaspettata, violenta, di mons. Padovese. Costoro sperano possa essere colmato dall’arrivo di un nuovo pastore”.
Democrazia, riforme e diritti: saranno presenti anche queste istanze nei cuori e nelle menti degli oltre 600 giovani che dalla Siria andranno a Madrid. A raccontarlo all'agenzia SIR è il vescovo caldeo di Aleppo, mons. Antoine Audo. “La nostra presenza a Madrid vuole essere anche un modo per contribuire alla trasformazione del nostro Paese” dice il presule che non manca di lanciare una stoccata ai media occidentali, rei a suo dire, di avere “esagerato quanto stava avvenendo in Siria nei mesi scorsi”. Tuttavia, riconosce, “ora qualcosa sta cambiando, notiamo meno attacchi e maggiore volontà di capire la realtà. Nessuno – ammette - nega che il Paese abbia bisogno di riforme. Da 50 anni viviamo sotto un regime di tipo militare di un partito unico, di ispirazione sovietica. Davanti c’è un cambiamento e cambiare si deve per giungere al pluralismo, alla democrazia, al rispetto dei diritti”. Due le sfide per Bashar Assad: “Lavorare per le riforme politiche e per il pluralismo dei partiti e mantenere l’unità nazionale contro gli attacchi che provengono dall’esterno che sfruttano la leva del confessionalismo. Sono certo che i siriani sono capaci di fare da soli questo cammino di riforme. E noi pregheremo a Madrid per il nostro Paese e per la sua unità”.

SIR