venerdì 17 dicembre 2010

Il Papa: l'albero e il presepe portano un messaggio di speranza e amore e aiutano a creare il clima propizio per vivere il mistero del Natale

Un simbolo che “arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all’unità e alla pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo liberamente con il nostro amore”. Sono i pensieri con i quali Benedetto XVI ha parlato questa mattina dell’Albero di Natale, inaugurato e acceso questa sera in Piazza San Pietro. Alto oltre 90 metri, l’abete proviene da una vallata del Sud Tirolo ed è stato consegnato idealmente al Papa da una delegazione locale di circa 300 persone, accolta in Vaticano. Un incontro tradizionale di questi tempi, ma per molti versi un tuffo all’indietro, che ha risvegliato memorie di luoghi e di volti cari, e in compagnia di persone che hanno portato tra gli affreschi rinascimentali della Sala Clementina il sapore familiare di un Natale così come vissuto dalle sue parti. Per Benedetto XVI accogliere la folta delegazione dal Sud Tirolo è stata una festa dei sentimenti e della gratitudine, ma anche un momento per riflettere su cosa significhino, accanto alla scena della Natività, le luci e le decorazioni che svettano ogni anno sul presepe nel cuore di Piazza San Pietro e in milioni di case nel mondo: “L’albero di Natale arricchisce il valore simbolico del presepe, che è un messaggio di fraternità e di amicizia; un invito all’unità e alla pace; un invito a far posto, nella nostra vita e nella società, a Dio, il quale ci offre il suo amore onnipotente attraverso la fragile figura di un Bimbo, perché vuole che al suo amore rispondiamo liberamente con il nostro amore". L'Albero di Natale di 5 tonnellate di peso e di 26 metri di altezza che fronteggia la Basilica Vaticana, inaugurato dal presidente del Governatorato della Città del Vaticano, il card. Giovanni Lajolo, è stato tagliato “senza arrecare danno” al bosco in cui era cresciuto, ai 1500 metri di una tenuta nei pressi di Luson, comune di 1500 abitanti in Provincia di Bolzano, e “la straordinaria bellezza di quel paesaggio ci invita a contemplare la grandezza del nostro Creatore, il cui amore risplende ininterrottamente in quella sua meravigliosa opera che è la natura, per rischiarare il cuore degli uomini e per riempirlo di pace e gioia”. Le luci che verranno accese, ha soggiunto Benedetto XVI, sono il segno “della luce che Cristo, con la sua nascita, ha recato all’umanità”, per dissipare tra gli uomini “le tenebre dell’errore, della tristezza e del peccato”. “Il presepe e l’albero portano quindi un messaggio di speranza e di amore, e aiutano a creare il clima propizio per vivere nella giusta dimensione spirituale e religiosa il mistero della Nascita del Redentore”. Accogliendo la delegazione sudtirolese con un lungo preambolo in lingua tedesca, il Papa ha ringraziato diffusamente i presenti, a partire dalle autorità civili e religiose, per il dono di un abete rosso, destinato ad abbellire il Palazzo apostolico, ma specialmente per aver portato a Roma, ha soggiunto, anche “i costumi tradizionali, la musica natalizia e le specialità gastronomiche locali” della loro “meravigliosa terra”. Citate e apprezzate dal Papa le “stelle di paglia”, realizzate dalle donne di Bressanone, che sono, ha detto, “un elemento tipico della tradizione dei Paesi di lingua tedesca per l’addobbo dell’albero di Natale”. Ma un grazie ancor più sentito, Benedetto XVI lo ha rivolto al sindaco di Naz-Sciaves per il fatto di volergli conferire “la cittadinanza onoraria in ricordo della mia cara nonna materna che era originaria di Rasa, una frazione del comune. Un cordiale ‘Dio ve ne renda merito’ per tutte queste gradite manifestazioni del vostro affetto!”.
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