giovedì 16 dicembre 2010

Mons. Toso: il messaggio di Benedetto XVI un segno inequivocabile dell'impegno della Chiesa a difesa dell'uomo, della laicità positva e della civilità

“Un segno inequivocabile dell’impegno della Chiesa a difesa non solo di un diritto fondamentale, ma soprattutto dell’uomo in quanto tale, della sua dignità e libertà intesa integralmente, vale a dire di tutte le libertà con i rispettivi doveri e diritti, della stessa democrazia, della laicità positiva, in una parola, della civiltà”. Così mons. Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio per la Giustizia e la Pace, ha definito il messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace del 1° gennaio 2011, sul tema “Libertà religiosa, via per la pace”. Proprio “attorno alla concezione della libertà religiosa e della sua interpretazione – ha osservato - si gioca il destino della pace e, quindi, dell’umanità. Da essa dipende l’identità, il futuro morale e culturale dei popoli”. Se tale diritto “è frainteso, la conseguenza inevitabile è lo stravolgimento dello statuto morale e giuridico dell’essere umano” che innesca “un processo di perdurante conflittualità sociale, che porta all’accensione di focolai di guerra”. Una “libertà nemica o indifferente a Dio”, ha sottolineato, porta al “capovolgimento della scala dei beni-valori”, “all’indebolimento dell’energia morale e degli ethos dei popoli”, e apre le porte “ad inevitabili terrorismi culturali e civili, privi di qualsiasi razionalità”. Soffermandosi quindi sul “laicismo-secolarismo” che “nei Paesi occidentali giunge al rifiuto del pluralismo religioso e della laicità positiva”, mons. Toso ha citato “la marginalizzazione, ad esempio, del Dio cristiano o delle più volte menzionate 'radici cristiane'” dell’Europa, e i diversi dossier “che testimoniano la discriminazione non solo delle religioni 'importate' dai flussi migratori, ma anche del cristianesimo” nel continente. Il riferimento, in particolare, è al “Rapporto sull’intolleranza e la discriminazione dei cristiani in Europa” presentato nei giorni scorsi a Vienna. Si tratta, ha osservato, di “un’intolleranza sottile, strisciante, quasi invisibile, concernente la libertà di coscienza e di espressione” che “si manifesta in atti di vandalismo contro chiese e cimiteri, in parzialità nei luoghi di lavoro e nelle scuole, in rimozione dei simboli religiosi”. Sintomatica, per mons. Toso, “la recente decisione della Camera della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2009, relativa alla richiesta di togliere il Crocifisso dalle aule scolastiche italiane. Tutto ciò conferma la crisi culturale dell’Europa” che “appare in preda ad una scissione identitaria, che pregiudica il suo futuro e crea mille difficoltà nelle relazioni con le religioni 'importate'”. “Il diritto della libertà religiosa viene promosso da autorità politiche che hanno come punto di riferimento l’impegno morale”. “E’ in gioco – ha detto - una questione di verità morale, perché se l’autorità reputa di non avere nessun riferimento morale, reputa di avere come unico riferimento la gestione del potere, o semplicemente il consenso sociale, è chiaro che si trova sbilanciata e indebolita nella difesa del diritto della libertà religiosa e della sua promozione. L’appello è che la politica non insegua idoli, l’idolo del potere, della conservazione dello status quo, ma sia aperta alla considerazione dei grandi valori morali che sono collegati alla dignità della persona. Se realmente un’autorità politica sarà così, realmente sarà a difesa e nella promozione di tutti i diritti e doveri dell’uomo compreso il diritto alla libertà religiosa. Se un’autorità politica è più dedita al messaggio mass mediato e più dedita a coltivare certe menzogne per mantenere il potere e addirittura strumentalizza la religione per ottenere un certo domini, questa autorità non ha capacità di promuovere la libertà religiosa e di difenderla”.

SIR


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