Il Papa: nel 1965 ero un teologo senza grande importanza, molto giovane, invitato non so perché. Ma un grande dono preparare il decreto 'Ad gentes'

“Sono veramente grato per la possibilità di rivedere dopo 47 anni questa casa a Nemi. Ne avevo un ricordo bellissimo, forse il più bel ricordo di tutto il Concilio”: si è aperto con queste parole il discorso che Benedetto XVI ha rivolto ai 150 partecipanti al Capitolo generale e alla curia generalizia di Roma dei Missionari Verbiti, riuniti per incontrarlo al Centro “Ad Gentes” di Nemi. Papa Ratzinger ha ricordato che all'epoca abitava nel Collegio dell'anima, dove era "anche bello" ma c'era "tutto rumore", "ma stare qui nel verde e avere questo respiro della natura, questa freschezza dell'aria era già in sé una cosa bella. E poi - ha ricordato - in compagnia con tanti grandi teologi e con l'incarico improtante di preparare il decreto sulla missione. Ricordo innanzitutto il Generale di quel tempo, padre Schütte, che aveva sofferto in Cina, era stato condannato, poi espulso. Era pieno di dinamismo missionario, della necessità di dare nuovo slancio allo spirito missionario. E aveva me - ha aggiunto -, che ero teologo senza grande importanza, molto giovane, invitato non so perché. Ma era un grande dono per me". Tra gli altri padri conciliari conosciuti in quella circostanza, il Papa ha poi menzionato “Fulton Sheen”, “padre Congar e i grandi missiologi di Lovanio”. Erano gli anni della controversia, mai realmente compresa da Joseph Ratzinger, “tra la Scuola di Lovanio e quella di Münster”, avente ad oggetto lo scopo principale della missione. “Ma tutto convergeva in un unico dinamismo della necessità di portare la luce della Parola di Dio, la luce dell’amore di Dio nel mondo e di dare una nuova gioia per questo annuncio". Per Benedetto XVI a Nemi “è nato in quei giorni un decreto bello e buono, quasi accettato unanimemente da tutti i Padri conciliari, e per me è anche un complemento molto buono della ‘Lumen gentium’, perché vi troviamo un’ecclesiologia trinitaria, che parte soprattutto dall’idea classica del ‘bonum diffusivum sui’, il bene che ha la necessità in sé di comunicarsi, di darsi: non può stare in se stesso, la cosa buona, la bontà stessa essenzialmente è 'communicatio'. E questo già appare nel Mistero Trinitario, all’interno di Dio, e si diffonde nella storia della salvezza e nella nostra necessità di dare ad altri il bene che abbiamo ricevuto". “Così, con questi ricordi ho spesso pensato a questi giorni di Nemi che sono in me, come ho detto, parte essenziale dell'esperienza del Concilio”, ha commentato il Santo Padre che si è poi detto “felice” per la fioritura delle vocazioni dei Missionari Verbiti. "Chiaramente il dinamismo missionario vive, e vive solo se c’è la gioia del vangelo, se stiamo nell’esperienza del bene che viene da Dio e che deve e vuol comunicarsi”. Benedetto XVI ha infine formulato ai Missionari Verbiti “ogni benedizione del Signore”, per il Capitolo in corso e “molta ispirazione”: “che le stesse forze ispiratrici dello Spirito Santo che ci hanno accompagnato in quei giorni quasi visibilmente siano di nuovo presenti tra voi e vi aiutino a trovare la strada per la vostra Compagnia, così per la missione del Vangelo ad gentes per i prossimi anni”, ha poi concluso.

SIR, TMNews, Zenit

VISITA AL CENTRO "AD GENTES" DEI MISSIONARI VERBITI A NEMI (ROMA) - il testo integrale del saluto del Papa

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