venerdì 7 settembre 2012

Card. Koch: non possiamo fare già da domani l'unità tra le Chiese perchè sono molte le domande e le questioni teologiche non ancora risolte

“Non possiamo fare già da domani l’unità tra le Chiese perché molte sono le domande e le questione teologiche non ancora risolte”. Così all'agenzia SIR il card. Kurt Koch (nella foto con Benedetto XVI), presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, parla del manifesto “Ecumenismo adesso! Un solo Dio, una sola fede, una sola Chiesa” lanciato mercoledì scorso a Berlino. I 23 firmatari, per lo più rappresentanti della società civile e politici, chiedono di superare le divisioni tra le Chiese e lanciano il loro appello in occasione del 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II e in prospettiva del cinquecentenario della Riforma che si celebrerà nel 2017. Il testo, pubblicato sul sito www.oekumene-jetzt.de, è stato firmato già da oltre 1.000 persone. “Come ha giustamente sottolineato il presidente della Conferenza dei vescovi tedeschi, l’arcivescovo Robert Zollitsch – ha detto oggi il cardinale –, anch’io sono contento nel vedere che molti sono motivati alla causa ecumenica, che ritengono cioè che la situazione ecumenica non è ancora giunta alla fine e che dobbiamo continuare a lavorare per arrivare a questa meta. Molti dunque vedono la necessità dell’ecumenismo. Bisogna però capire che i politici che hanno sottoscritto questo testo vedono la situazione da un punto di vista politico. Ho l’impressione che non si vedono sufficientemente i motivi teologici della nostra situazione”. “La seconda considerazione – prosegue il cardinale - è che non è possibile superare la separazione tra le Chiese soltanto in Germania. Questo è un appello per la Germania e con la Chiesa luterana. Ma la Chiesa cattolica è una Chiesa universale per cui tutte le altre realtà sono implicate in questa situazione. Penso che gli autori del documento debbano vedere realisticamente la realtà della Chiesa cattolica”. Quindi il card. Koch ha aggiunto: “È triste se qualcuno ritiene che i problemi teologi siano risolti e che quindi è il governo della Chiesa che non vuole l’unità. Perché questa non è la verità: i problemi sono presenti e richiedono di essere risolti”. Nel manifesto, i firmatari affermano: “In tutte e due le Chiese c’è una grande nostalgia di unità, si soffre delle conseguenze della divisione”. E invitando i capi delle Chiese a far progredire il cammino ecumenico concludono: “Come cristiani nel Paese della riforma sentiamo una responsabilità particolare di dare segni concreti e di collaborare affinché si possa vivere una fede comune anche in una Chiesa comune”.

SIR
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