Presentazione del Messaggio finale del Sinodo: la consapevolezza di una Chiesa viva, che ha grandi esperienze che vanno maggiormente comunicate e condivise, risponde allo spirito e alla lettera di quanto i vescovi hanno detto

Il Messaggio del Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione, approvato oggi, è stato presentato in tarda mattinata in Sala Stampa vaticana dal cardinale arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, presidente della Commissione per il Messaggio, dal cardinale designato e arcivescovo di Manila, Luis Antonio G. Tagle, e dall’arcivescovo di Montpellier e segretario generale del Sinodo, mons. Pierre Marie Carré. La “Chiesa è viva”, “non dobbiamo cedere alle visioni catastrofiste”: è quanto affermato dal card. Betori che ha, innanzitutto, sottolineato come il messaggio del Sinodo sia il frutto di metodologie comunionali che richiedono il contributo di tutti e non della dialettica tra una maggioranza e minoranza. L’arcivescovo di Firenze ha, dunque, affermato che dai lavori sinodali è emersa una Chiesa fiduciosa, pronta a raccogliere alle sfide dei nostri tempi: “Ci sono delle sfide, dei problemi di fronte a noi; ma questi problemi sono delle opportunità per la Chiesa, per evangelizzare. Questo è stato un leit-motiv costante negli interventi dei vescovi, anzi, direi che più erano difficili le situazioni da cui i vescovi venivano, più incoraggiante era lo sguardo con cui loro si ponevano di fronte al futuro della Chiesa”. Dal canto suo, l’arcivescovo di Manila, Luis Antonio Tagle, ha affermato che per dare slancio alla nuova evangelizzazione, bisogna ripartire dall’incontro con il Signore. E’ qui, ha detto, il cuore della dimensione missionaria della Chiesa. Rispondendo alle domande dei giornalisti, Betori è quindi voluto ritornare sull’immagine emersa dal Sinodo e proiettata nel testo del Messaggio: “Questa consapevolezza di una Chiesa viva, che ha grandi esperienze che vanno maggiormente comunicate, maggiormente condivise mi sembra che senz’altro risponda allo spirito e alla lettera di quanto i vescovi hanno detto”. I relatori in Sala Stampa si sono poi trovati concordi nel sottolineare il grande ruolo della famiglia nell’impegno della nuova evangelizzazione. A proposito dei divorziati, il cardinale Betori ha detto che la linea è quella dell’accoglienza, indicata dal Papa nell’Incontro mondiale delle Famiglie a Milano. Il porporato non ha così mancato di mettere l’accento sulla sfida rappresentata dai giovani, spesso oggetto delle tentazioni forti di questo mondo. Rispondendo dunque ad una domanda sull’umiltà della Chiesa, il futuro cardinale Tagle ha affermato: "Per la Chiesa – ha detto – l’umiltà non è una strategia: è il modo di essere di Gesù. E’ il modo in cui Dio ha manifestato se stesso a noi in Gesù”. Quindi, ha avvertito, “non penso che abbiamo scelta diversa che essere umili”. Dall’arcivescovo di Manila, infine, una sottolineatura sul ruolo dei migranti come promotori di evangelizzazione. Un aspetto che lui stesso ha potuto apprezzare attraverso la grande migrazione di filippini nel mondo. Il card. Betori ha poi "difeso" il 'nuntius', nome latino dato al testo conclusivo dell'Assemblea, in risposta alle domande spesso critiche dei giornalisti. Alla conferenza stampa sono state molte le domande che hanno però messo in discussione l'efficacia e la lunghezza del Messaggio. "Le procedure democratiche dividono creando una maggioranza e una minoranza, la Chiesa segue invece procedure comunionali che non provocano spaccature ma danno voce a tutti", ha spiegato Betori introducendo il Messaggio. Un giornalista ha preso la parola per affermare che il testo è troppo lungo per essere effettivamente letto dal "popolo di Dio" al quale si indirizza. Betori ha risposto svelando che lui stesso aveva proposto inizialmente un documento di poche pagine, ma poi il numero di interventi in aula ha costretto la commissione ha allungare il documento. "Cosa cambia da lunedì?", ha domandato, retoricamente, un altro giornalista. "Il Sinodo - ha spiegato Betori - non si conclude qui, ma ci saranno ancora le 'propositiones' finali e l'Esortazione Apostolica del Papa". Al giornalista che chiedeva perché il 'nuntius' non contenga riferimento alla salvezza dell'anima, l'arcivescovo di Firenze ha ricordato che i Padri sinodali hanno adottato un "linguaggio biblico più che un linguaggio teologico", e dunque il concetto è, in realtà, presente. Un missionario-giornalista ha affermato che il Sinodo ha steso un "velo" sulla evangelizzazione nei paesi non cristiani, e Betori ha ricordato che l'Assemblea è stata "molto consapevole" dell'evangelizzazione promossa dai missionari, ma il tema specifico era comunque la 'nuova' evangelizzazione. Una cronista ha domandato cosa cambia per le donne con la pubblicazione del Messaggio e Betori ha ricordato che vi sono dei passaggi dedicati alla famiglia e, anzi, rispetto alla bozza si è deciso di ricordare, accanto al ruolo delle madri, anche dei padri ("Nell'edizione finale sono risorti i padri!"). A chi domandava se il Messaggio non ecceda in ottimismo dopo lo scandalo della pedofilia, Betori ha risposto sottolineando che nel passaggio dedicato alle "debolezze dei discepoli di Gesù" e alla necessità di una conversione questi problemi sono "chiaramente indicati". Sul tema dei divorziati risposati, il porporato ha sottolineato che la "impostazione della problematica" è "la stessa che abbiamo avuto la gioia di ascoltare all'Incontro delle Famiglie a Milano da parte del Papa". Un giornalista, infine, ha domandato perché non ci sia un appello ai cristiani che abbandonano la Chiesa per gli scandali recenti. Betori ha risposto che il problema degli abbandoni è stato ben presente ai Padri sinodali, ma l'abbandono può avere varie motivazioni, "inerzia", "abitudine" o "contestazione". "Non abbiamo fatto una distinzione - ha detto Betori - forse poteva essere utile".

Radio Vaticana, TMNews

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