sabato 21 marzo 2009

La Messa con il clero angolano. Il Papa: spetta a voi sulla scia degli eroici e santi messaggeri di Dio offrire Cristo risorto ai vostri concittadini

Si è aperta con la Santa Messa nella Chiesa di São Paulo con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i movimenti ecclesiali ed i catechisti dell’Angola e São Tomé, la seconda giornata di Papa Benedetto XVI a Luanda. Alla celebrazione erano presenti circa 1.500 persone. Benedetto XVI ci è arrivato dalla nunziatura, ove risiede in questi giorni, salutato, lungo il percordo, da una folla festante ed entusiasta, che ha completamente riempito anche la piazza di fronte alla chiesa. A loro, fuori programma, uscendo dalla chiesa il Papa ha rivolto un saluto e dato una benedizione.
Annunciare il Vangelo, per un cristiano, è un dovere, anche oggi, come lo era al tempo di San Paolo, e anche offrendo la persona di Gesù a quanti credono negli spiriti, nei “poteri nefasti”. Non si tratta di non lasciargli vivere in pace la loro vita, ma di offrire loro ciò che serve a “completare” la vita. Proprio San Paolo, patrono della città di Luanda e della chiesa ove è stata celebrata la Messa, è stato al centro dell’omelia del Papa. “Fondamentale nella vita di Paolo – ha detto - è stato il suo incontro con Gesù, quando camminava per la strada verso Damasco: Cristo gli appare come luce abbagliante, gli parla, lo conquista. L’apostolo ha visto Gesù risorto, ossia l’uomo nella sua statura perfetta". "Quindi si verifica in lui un’inversione di prospettiva, ed egli giunge a vedere ogni cosa a partire da questa statura finale dell’uomo in Gesù: ciò che prima gli sembrava essenziale e fondamentale, adesso per lui non vale più della ‘spazzatura’; non è più ‘guadagno’, ma perdita, perché ora conta soltanto la vita in Cristo (cfr Fl 3, 7-8). Non si tratta di semplice maturazione dell’‘io’ di Paolo, ma di morte a se stesso e di risurrezione in Cristo: è morta in lui una forma di esistenza; una forma nuova è nata in lui con Gesù risorto”.
Sull’esempio di Paolo e dei primi evangelizzatori del Paese, che fecero dell’Angola, già nel XVI secolo un regno “ufficialmente cattolico”, “oggi spetta a voi, fratelli e sorelle, sulla scia di quegli eroici e santi messaggeri di Dio, offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro - ha proseguito - vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perché, dicono, sono stregoni. Chi può recarsi da loro ad annunziare che Cristo ha vinto la morte e tutti quegli oscuri poteri (cfr Ef 1, 19-23; 6, 10-12)? Qualcuno obietta: ‘Perché non li lasciamo in pace? Essi hanno la loro verità; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com’è, perché realizzi nel modo migliore la propria autenticità’. Ma, se noi siamo convinti e abbiamo fatto l’esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà, anzi la realtà fondamentale, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna”.
“Aiutiamo la miseria umana ad incontrarsi con la Misericordia divina. “Sia questo - ha concluso - il nostro impegno comune: fare, tutti insieme, la sua santa volontà: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura’ (Mc 16, 15). Abbracciamo la sua volontà, come ha fatto san Paolo: ‘Predicare il Vangelo (…) è un dovere per me: guai a me se non annuncio il Vangelo!’ (1 Cr 9, 16)”.
Al termine della celebrazione Benedetto XVI, infatti, ha avuto modo di salutare la madre di Maria Bonino, la pediatra italiana morta il 24 marzo 2005 proprio a Luanda, a causa del virus di Marburg, una malattia simile al virus Ebola, sepolta in Africa, in un cimitero angolano, come da lei richiesto. In Africa Maria Bonino è molto conosciuta ed è ricordata per la sua attività di assistenza pediatrica in diversi paesi del Continente, nel contesto dei progetti della organizzazione non governativa Medici con l'Africa Cuamm.